OSSERVATORIO CONFARTIGIANATO GIOVANI IMPRENDITORI ASSEMBLEA NAZIONALE GIOVANI IMPRENDITORI R, 3-4 MA O 201 UFFICIO STUDI CONFARTIGIANATO

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1 Imprese OSSERVATORIO CONFARTIGIANATO GIOVANI IMPRENDITORI SULL IMPRENDITORIA GIOVANILE ARTIGIANA IN ITALIA UFFICIO STUDI CONFARTIGIANATO ASSEMBLEA NAZIONALE GIOVANI IMPRENDITORI R, 3-4 MA O 201

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3 CONFARTIGIANATO GIOVANI IMPRENDITORI 7 OSSERVATORIO CONFARTIGIANATO GIOVANI IMPRENDITORI SULL IMPRENDITORIA GIOVANILE ARTIGIANA IN ITALIA L'URLO UFFICIO STUDI CONFARTIGIANATO MAGGIO 2013

4 SULL IMPRENDITORIA GIOVANILE ARTIGIANA IN ITALIA L'URLO GIOVANI IMPRENDITORI CONFARTIGIANATO - UFFICIO STUDI Il Rapporto di ricerca del 7 Osservatorio Confartigianato Giovani Imprenditori sull imprenditoria giovanile artigiana in Italia è stato coordinato da Enrico Quintavalle, Responsabile dell'ufficio Studi di Confartigianato Imprese con la collaborazione di Silvia Cellini dell'ufficio Studi e il contributo di Marianna Prato. All'elaborazione dei dati territoriali sul mercato del lavoro ha collaborato Fabiana Screpante dell'ufficio Studi di Confartigianato Marche. Alla predisposizione della ricerca e delle linee di analisi ha collaborato Stefania Multari, Direttore Relazioni Istituzionali. Al percorso di analisi e ricerca che trova la sintesi nel Rapporto hanno collaborato: Mercato del lavoro: Riccardo Giovani, Direttore Relazioni Sindacali - Imprenditoria giovanile: Stefania Multari, Direttore Relazioni Istituzionali - Impresa e innovazione: Bruno Panieri, Direttore Politiche Economiche - Fisco e finanza pubblica: Andrea Trevisani, Direttore Politiche Fiscali. Il Rapporto di ricerca è disponibile nell area riservata Ricerche e Studi del portale Confartigianato Il lavoro è stato chiuso per la stampa il 24 aprile 2013 Roma, maggio 2013 Copyright Confartigianato I testi e le elaborazioni realizzate per questa pubblicazione sono di proprietà di Confartigianato Imprese. Tutti i materiali, i dati, le immagini, le mappe e le informazioni di questa pubblicazione possono essere riprodotti, distribuiti, trasmessi, ripubblicati o in altro modo utilizzati, in tutto o in parte, senza il consenso di Confartigianato, solo dalle Organizzazioni aderenti a Confartigianato e società da esse controllate, a condizione che ne sia citata la fonte. In alcun modo i testi possono essere ceduti a terzi. I nomi di prodotti, i nomi corporativi e società eventualmente citati nella documentazione possono essere marchi di proprietà dei rispettivi titolari o marchi registrati di altre società e sono stati utilizzati a puro scopo esplicativo ed a beneficio del possessore, senza alcun fine di violazione dei diritti di Copyright vigenti. 2

5 L'urlo (Skrik), di Edvard Munch, 1893, 83,5 x 66 centimetri, Nasjonalgalleriet di Oslo Il soggetto del quadro di Munch ed il titolo stesso della sua opera - cui si ispira anche il titolo di questo rapporto - è l Urlo. Ed in questa primavera del tredici, a noi è venuto spontaneo pensare a questo celeberrimo quadro per dare rappresentazione al sentimento diffuso di un angoscia individuale e collettiva. Soprattutto collettiva di una generazione, quella dei giovani che, come sul ponte del quadro di Munch, si affacciano su un mondo del lavoro minaccioso e sanguigno - un milione di giovani esclusi dal mondo del lavoro - generando nuove povertà e rendendo difficile il fare impresa. Ma dalla dimensione dello disperazione senza via di scampo abbiamo volto lo sguardo verso gli ambiti dell'innovazione, del capitale umano e delle tecnologie digitali. Se c è spazio per un agire razionale, - quello spazio pittorico non distorto dai gorghi di quell angoscia dirompente - a quello spazio ordinato abbiamo condotto l'analisi: uno spazio in cui possano esserci nuovi inventori e nuovi imprenditori. Attori di un pianeta salvato dalla catastrofe. 3

6 Indice L'URLO: I GIOVANI SENZA LAVORO, pag. 7 La fredda primavera del 'tredici', pag. 7 Scarsa liquidità e infiniti debiti dello Stato, pag. 9 La dinamica del mercato del lavoro, pag. 14 Cinque 'anni di guerra' per il mercato del lavoro giovanile, pag. 16 La dinamica dell'occupazione degli under 35, pag. 20 I giovani under 35 tra disoccupazione, scoraggiamento e sottoccupazione, pag. 21 I territori: i giovani under 35 per regione, pag. 23 I territori: i giovani under 35 per provincia, pag. 28 La dinamica dell'occupazione degli under 40, pag. 38 UN "PAESE VECCHIO" E LE CRITICITÁ DEL MONDO GIOVANILE, pag. 43 Un "Paese vecchio" tra sindaci e... calciatori, pag. 43 Sempre meno giovani, pag. 47 Troppi giovani inattivi senza studiare e troppi in casa fino a tarda età, pag. 48 Le criticità del sistema formativo, pag. 52 Paradossi tra lauree, difficoltà di reperimento e formazione professionale, pag. 55 Aumenta la povertà delle giovani famiglie, pag. 59 Quattro casi di bad welfare per i giovani, pag Più spesa per anziani e meno per la famiglia, pag Pensioni ricche oggi e rischi default pensionistico domani, pag Un decennio di spesa pubblica 'senza futuro', pag Con i soldi sperperati in baby pensioni avremmo potuto azzerare il fiscal gap con l'europa, pag. 67 INNOVAZIONE, VALORE DEL CAPITALE UMANO E IMPRESE, pag. 69 Innovazione come fattore chiave per la crescita, pag. 69 La miniera del capitale umano dei giovani under 35, pag. 71 Il driver della green economy, pag. 72 La formazione on the job nelle imprese, pag. 76 Le competenze della formazione on the job, pag. 77 4

7 GENERAZIONE DIGITALE, pag. 79 Giovani connessi e in mobilità, pag. 79 La mobilità per la partecipazione ai social networks, pag. 82 Gli 'smanettoni': le attività per gestire hardware e software, pag. 83 La comunicazione via internet: dalle mail ai social networks, pag. 84 L'utilizzo via web di giornali, radio, tv e contenuti multimediali, pag. 87 L'utilizzo dei servizi on-line, pag. 91 Gli acquisti via internet e i prodotti maggiormente richiesti on-line, pag. 93 Ancora scarsa la relazione via internet con la PA, pag. 98 IMPRENDITORIALITÁ E DIFFICOLTÁ DI FARE IMPRESA, pag. 101 Leadership europea per giovani imprenditori under 40, pag. 101 La difficoltà di fare impresa in recessione 2012, pag. 104 I settori drivers nell'artigianato, pag. 105 Il caso delle start-up, pag. 108 Il cattivo contesto per fare impresa in Italia, pag. 111 L IMPRENDITORIA GIOVANILE ARTIGIANA, pag. 115 Gli imprenditori artigiani under 40 per Provincia, pag. 126 L' analisi della serie storica , pag. 128 FONTI DEI DATI STATISTICI E BIBLIOGRAFIA, pag

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9 Lettonia Estonia Lituania Lussemburgo Svezia Repubblica Slovacca Rormania Polonia Bugaria Germania Gran Bretagna Austria Irlanda Francia Belgio Danimarca Olanda Finlandia Repubblica Ceca Ungheria Spagna Cipro Slovenia Italia Portogallo Grecia -6,0 0,0-0,3-0,4-1,0-1,2-1,7-1,7-1,8-1,9-2,6-2,6-2,8-3,7 1,6 1,1 0,9 0,8 0,7 0,5 0,4 0,3 0,1 2,5 3,5 4,5 L'urlo: i giovani senza lavoro La fredda primavera del 'tredici' In questa primavera del 2013 si registrano numerosi segnali che confermano l intonazione recessiva dell economia italiana. Le ultime stime del Governo nel Documento di Economia e Finanza 2013 presentato lo scorso 10 aprile ritoccano al ribasso la dinamica del PIL, previsto per quest anno in discesa dell 1,3%. Con il calo del 2,4% del 2012, si delinea un altro pesante biennio recessivo dopo quello del L'andamento del PIL nel IV trimestre del 2012 certificato da Eurostat nelle 27 economie europee indica che, su base tendenziale, l'italia segna un calo del prodotto del 2,8%, facendo peggio di Cipro (-2,6%) e della Spagna (-1,9%) e collocandosi a grande distanza dal dato medio dell Eurozona (in flessione dello 0,9%). Fanno peggio dell Italia solo Grecia (-6,0%) e Portogallo (-3,7%). 6,0 4,0 2,0 0,0-2,0-4,0-6,0-8,0 La dinamica tendenziale del PIL al IV trimestre 2012 Var. % rispetto al IV trimestre 2011; dati destagionalizzati e corretti per i giorni lavorativi a prezzi 2005 Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat Le condizioni del mercato del lavoro sono critiche e richiedono cure shock per ridare fiato alla domanda di lavoro: a febbraio 2013 l'occupazione diminuisce dell'1,0% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente (-219 mila occupati) e il tasso di occupazione, pari al 56,4%, cala di 0,5 punti rispetto a dodici mesi prima; rispetto al picco pre crisi di aprile 2008, l'occupazione è crollata di 792mila unità. I disoccupati a febbraio sono 2 milioni 971 mila, in calo dello 0,9% rispetto a gennaio, ma in forte aumento su base annua (i disoccupati crescono del 15,6%, pari a +401 mila). La riforma del mercato del lavoro si sta rivelando poco efficace: il tasso di disoccupazione è dell'11,6% e da luglio mese di introduzione della riforma Fornero - è salito di quasi un punto (0,9); nel periodo esaminato fanno peggio solo altre economie del Mezzogiorno d'europa quali Cipro (+1,8 punti), Portogallo (+1,6 punti) e Spagna (+1,0 punti). Sul fronte del commercio estero si osserva che a febbraio 2013 le esportazioni cumulate negli ultimi dodici mesi salgono del 3,1% mentre le importazioni scendono del 6,5%, con un saldo commerciale positivo per 16,2 miliardi di euro; tale risultato è composto da un alto e crescente 7

10 saldo positivo della bilancia commerciale non energetica, pari a 77,1 miliardi di euro, e da un saldo energetico che segna ancora un elevato deficit, pari a 60,9 miliardi di euro. Il sostegno del saldo del commercio estero energetico è dato da prezzi del petrolio che rimangono elevati: a febbraio 2013, il prezzo medio del Brent valutato in euro nella media degli ultimi dodici mesi sale del 5,1% rispetto ai dodici mesi prima, impedendo una più consistente riduzione della bolletta energetica. Sul fronte del costo del credito, gli ultimi dati rilevati dall Eurosistema relativi a febbraio 2013 evidenziano che le società non finanziarie in Italia pagano un tasso di interesse del 3,48%, di 84 punti base superiore a quello medio dell Eurozona; lo spread con la Germania sale a 138 punti base e con la Francia a 113 punti base. Rispetto ad un anno prima è sceso di 31 punti base, ma tale diminuzione ci permette di avere un costo del credito più basso solo rispetto a quello spagnolo (3,59%). Una liquidità scarsa, ma costosa, penalizza la competitività delle imprese italiane, deprimendo gli investimenti e l occupazione e rallenta i processi di innovazione tecnologica. Tassi d interesse a società non finanziarie per totale prestiti nei maggiori paesi dell'area Euro Febbraio tasso medio per prestiti non c/c di qualsiasi importo (nuove operazioni) in ordine decrescente Var. rispetto febbraio 2012 Paese Tasso % in punti base Gap a febbraio 2013 in punti base con Italia Spagna 3, Italia 3, Area Euro 2, Francia 2, Germania 2, * Prestiti diversi da debiti da carte di credito (a saldo e revolving) e da prestiti rotativi e scoperti di conto corrente Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca Centrale Europea La crisi fiscale dello stato aggrava la recessione: nel 2012 in Italia si registra l aumento di 1,4 punti di pressione fiscale a fronte di una crescita di 0,8 punti della spesa sul PIL. Gli ultimi dati sui conti delle Amministrazioni Pubbliche evidenziano il boom del prelievo nel quarto trimestre 2012, con le entrate totali che arrivano ad assorbire il 56,3% del PIL, quasi due punti superiori al 54,5% del IV trimestre 2011; la pressione fiscale nel quarto trimestre 2012 arriva al 52,0%, con un aumento di 1,5 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente: tra settembre e dicembre 2012 passano dai cittadini allo Stato euro al giorno, euro all'ora, euro al minuto. Il boom della pressione fiscale % del PIL 44,0 43,0 42,0 41,0 41,7 42,7 40,6 40,9 41,4 43,4 42,2 41,9 41,3 41,0 40,5 41,0 40,4 40,1 41,7 42,7 42,6 43,0 42,6 42,6 44,0 40,0 39,2 39,0 38,2 38,0 37, Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat 8

11 Il critico quadro macroeconomico rende fragili gli indicatori di finanza pubblica: le ultime stime del Governo evidenziano un valore programmatico del deficit delle P.A. relativo agli anni 2013 e 2014, pari, rispettivamente, a 2,9 e 1,8 punti percentuali di PIL. Il saldo primario previsto per quest'anno è positivo e pari al 2,4%del PIL ed arriva al 3,8% nel La spesa pubblica è più della metà (51,2%) del PIL, in valore pari a 801,1 miliardi di euro per il La spesa primaria è di 714,4 miliardi di euro, pari al 45,6% del PIL. É in corso un processo di stabilizzazione della spesa primaria che nel 2013 sale di 0,6 punti di PIL rispetto al Il debito pubblico all'inizio dell'anno pre crisi - al I trimestre del era del 107,1% del PIL e sale al III trimestre 2012 al 127,3%. Il debito italiano prima dello scoppio della crisi era 38,1 punti superiore alla media dell'eurozona; il divario rimane pressochè invariato al III trimestre del 2012: 37,3 punti superiore al 90% della media dell'eurozona. Scarsa liquidità e gli infiniti debiti dello Stato Nella crisi di liquidità in corso l'alto debito dello Stato spiazza progressivamente il credito al settore privato: nei dodici mesi che vanno da febbraio 2012 e febbraio 2013 i titoli stato nel portafoglio delle banche sono aumentati di 84,2 miliardi di euro pari al 31,5% in più; al contrario i prestiti alle imprese sono scesi di 34,1 miliardi, pari al 3,4% in meno. Dinamica annuale della consistenza di alcune poste dei bilanci bancari Febbraio 2013; var. in milioni di euro su stesso mese 2012; titoli (BOT, CCT, BTP e CTZ) diversi da azioni e partecipazioni , , , ,0 0, , , , ,4 Sistema produttivo Famiglie consumatrici Titoli di stato italiani NB: Sistema produttivo= società finanziarie e famiglie produttrici Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca d Italia Queste condizioni particolarmente critiche per la liquidità aziendale vengono acuite dall'ingente posizione debitoria della Pubblica Amministrazione nei confronti delle imprese fornitici. Ad introduzione dell'analisi sulle consistenze dei debiti della Pubblica Amministrazione nei confronti delle imprese scomodiamo Giacomo Leopardi con una parodia della più famosa delle sue Operette Morali "Dialogo di un venditore d'almanacchi e di un passeggere" scritta nel Dialogo di un venditore d'almanacchi e di un Gabelliere della Guardia di Finanza Venditore: Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi? Gabelliere della Guardia di Finanza: Almanacchi per l'anno nuovo? Venditore: Si signore. Gabelliere della Guardia di Finanza: Con un bel prodotto che vendete, credete che sarà in ordine la contabilità della sua azienda? Venditore: Oh illustrissimo si, certo. 9

12 Gabelliere della Guardia di Finanza: Mi dica, stiamo facendo verifiche per i contribuenti dello studio di settore XG99, Almanacchi, commercio e produzione, e verificando in particolare anomalie nelle situazioni debitore. Venditore: Prego, mi dica, illustrissimo, che informazioni le servono? Gabelliere della Guardia di Finanza: In particolare il livello dei debiti verso fornitori della sua impresa? Venditore: Debiti? Proprio non saprei. Gabelliere della Guardia di Finanza: Non vi ricordate di alcun debito della vostra azienda? Venditore: Qualcosa in verità, illustrissimo. Gabelliere della Guardia di Finanza: Mi dica, altrimenti rischia una sanzione molto salata... Venditore: All'incirca 3-4 mila fiorini, ma si tratta di una stima. Gabelliere della Guardia di Finanza: Mi dispiace, lei deve attenersi ai principi contabili e dare una valutazione precisa, al fiorino. Venditore: Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse. Sono tanti i miei fornitori... Gabelliere della Guardia di Finanza: Ma le sembra una scusa per il caso? C'è un interesse pubblico nelle valutazioni del suo bilancio, sta facendo un reato molto grave. Venditore: Non lo credo cotesto. Ci sono anche i principi contabili che adotto che non mi consentono di farne una valutazione precisa. Gabelliere della Guardia di Finanza: No, caro venditore, il principio contabile si chiama così per darle la possibilità di contare i suoi debiti... Venditore: Oh feroce gendarme, neanche una valutazione approssimativa riesco. Gabelliere della Guardia di Finanza: Cotesto verbale dovrai pagare, non meno di 40mila fiorini. Questo dialogo di fantasia ispirato al famoso brano di Giacomo Leopardi serve per introdurre l'analisi sui debiti della Pubblica Amministrazione ed anteporsi - facendo da esauriente commento - a quanto dichiarato in audizione in Parlamento da parte della Ragioneria Generale dello Stato, l'organo dello Stato che ha come visione "garantire la corretta programmazione e la rigorosa gestione delle risorse pubbliche". Il resoconto dell'audizione dello scorso 15 aprile recita così: "Una quantificazione dell'ammontare delle somme dovute dal complesso delle amministrazioni pubbliche (...) ai propri fornitori può al momento essere effettuata esclusivamente tramite stime, tenuto conto sia dell'universo ampio e articolato di soggetti interessati (oltre 20 mila), sia della circostanza che le informazioni riportate nei bilanci degli enti, in considerazione dei principi contabili adottati, non sempre consentono di ottenerne una valutazione (anche approssimativa)." (Audizione della Ragioneria Generale dello Stato, Decreto legge 8 aprile n. 35, Audizione del 15 aprile 2013, grassetti sono nostri). Appare difficile per imprenditori che tengono un bilancio che "deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della società e il risultato economico dell'esercizio" art del Codice civile) comprendere come la P.A. non sia in grado mediante un sistema informatico di procedere ad una contabilizzazione certa e veritiera delle obbligazioni assunte dai numerosi centri di spesa coinvolti. Inoltre va ricordato che sono trascorsi oltre 20 anni dal Decreto Legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 che all'articolo 63 recita "Al fine di realizzare il più efficace controllo dei bilanci, anche articolati per funzioni e per programmi, e la rilevazione dei costi, con particolare riferimento al costo del lavoro, il Ministero del tesoro, d'intesa con la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della funzione pubblica, provvede alla acquisizione delle informazioni sui flussi finanziari relativi a tutte le amministrazioni pubbliche". Va ricordato che la mancata applicazione della norma del 1993 che non consente una quantificazione certa dei debiti della P. A. avviene nonostante - solo considerando il periodo dal 2000 al la P.A. ha investito in software milioni di euro, con un investimento medio di milioni all'anno. 10

13 Ciò premesso passiamo ai dati. I dati Banca d Italia per febbraio 2013 indicano un debito pubblico che torna a superare il livello dei duemila (2.023) miliardi di euro. Il debito pubblico italiano in dieci anni cresce di 633,9 miliardi di euro e nell'ultimo anno la crescita è del 4,2%, pari a 80,9 miliardi. La spesa pubblica per interessi è ingente: nel 2012 ammonta a milioni, pari al 5,5% del PIL, e nei prossimi anni è destinata a salire e a superare i cento miliardi: nel 2017 il Documento di Economia e Finanza del Governo la colloca a milioni di euro, pari al 6,1% del PIL. La crisi fiscale dello stato conseguente all'alto debito pubblico e all'elevato onere per interessi ha scaricato crescenti debiti commerciali della Pubblica Amministrazione sulle imprese fornitrici, aggravando le condizioni di liquidità della imprese in un contesto di razionamento del credito. Il debito della P.A. ammonta a 91 miliardi, pari a 5,8 punti di PIL 1, di cui la metà di Regioni e Asl (44 miliardi, pari al 48,3%). Sono ceduti pro soluto a intermediari finanziari 11 miliardi di euro, di cui 4 di Regioni ed Asl. I dati Eurostat riportati da Banca d'italia (2013) evidenziano che l'italia è il Paese europeo con il più alto debito commerciale verso le imprese per beni e servizi - per la sola parte di spesa corrente - pari al 4,3% del PIL, superiore, tra i maggiori Paesi, al 3,4% della Francia (2 posto), all'1,4% della Spagna (11 posto) e allo 0,5% del Regno Unito (20 posto). Debiti commerciali delle Amministrazioni Pubbliche per beni e servizi Anni 2010, 2011-valori in euro per Paesi UEM, per altri (*) valute nazion., e relativi alla sola spesa corrente. Germania e Austria n.d. Paese Milioni di valuta nazionale % del PIL var. var. % rank var. Belgio ,8 0,4 0,4 23 0,0 Bulgaria (*) ,1 1,9 1,7 9-0,2 Repubblica Ceca (*) ,4 2,0 2,0 7 0,0 Danimarca (*) ,7 0,9 0,7 19-0,2 Estonia ,2 1,4 1,4 11 0,0 Irlanda ,3 2,4 2,2 5-0,2 Grecia ,7 3,5 1,2 14-2,3 Spagna ,7 1,6 1,4 11-0,2 Francia ,3 3,4 3,4 2 0,0 Italia ,8 4,0 4,3 1 0,3 Cipro ,3 0,1 0,0 25-0,1 Lettonia (*) ,0 1,2 1,1 16-0,1 Lituania (*) ,5 1,2 1,2 14 0,0 Lussemburgo ,9 0,4 0,5 20 0,1 Ungheria (*) ,0 1,4 1,3 13-0,1 Malta ,0 0,5 0,5 20 0,0 Olanda ,1 0,3 0,3 24 0,0 Polonia (*) , Portogallo ,0 2,3 2,1 6-0,2 Romania (*) ,7 3,1 3,1 3 0,0 Slovenia ,1 2,9 2,8 4-0,1 Repubblica Slovacca ,8 1,0 0,8 17-0,2 Finlandia ,3 1,9 2,0 7 0,1 Svezia (*) ,4 1,8 1,7 9-0,1 Gran Bretagna (*) ,0 0,5 0,5 20 0,0 Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat L'esame dei dati relativi ai debiti della spesa di parte corrente evidenzia che nell'ultimo anno disponibile, il 2011, il debito commerciale della P.A. italiana è quello che è aumentato di più in 1 Banca d'italia spiega che rispetto al 5% indicato nella Relazione Annuale di maggio 2012 e riportato in Confartigianato (2013), le differenze "sono riconducibili a una metodologia di stima più affinata e all aggiornamento delle fonti" 11

14 Europa: 0,3 punti di PIL in più contro la stazionarietà della Francia e del Regno Unito e la diminuzione registrata in Spagna. Il debito della P.A. verso le imprese in Italia è salito del 7,8%, per un ammontare di 4,9 miliardi in più in un anno: il debito della P.A. verso le imprese cresce al ritmo di euro/ora. Anche per il valore assoluto del debito verso i fornitori la P.A. italiana ha superato quella francese. Un dato evidenzia una accentuata traslazione delle criticità del debito pubblico sulle imprese fornitrici e sulle relative filiere: nel 2011 l'italia è 1 paese in Europa per crescita del debito commerciale della P. A. ed è solo 16 per crescita del debito pubblico. Come si evince dalla tavola successiva, tra i maggiori Paesi UE, la P. A. italiana è l'unica che registra una crescita del debito verso i fornitori; anche nel confronto con i Paesi periferici a maggiore crescita del debito pubblico - Irlanda, Grecia, Cipro, Portogallo e Slovenia - l'italia è l'unica che aumenta il debito commerciale della P. A. verso le imprese fornitrici. In Italia debito P. A. scaricato maggiormente su imprese fornitrici in punti di PIL - diff. debito vs. imprese tra 2011 e 2012 per debito pubblico var. IV trim IV trim Paese dinamica dinamica rank UE 25 debito P. A. vs. imprese debito pubblico per dinamica debito pubblico maggiori paesi UE* Spagna -0,2 7,8 6 Francia 0,0 3,7 8 Italia 0,3 1,5 16 Regno Unito 0,0 5,6 7 paesi periferici UE con maggiore crescita del debito pubblico Irlanda -0,2 14,2 3 Grecia -2,3 20,4 1 Cipro -0,1 10,3 4 Portogallo -0,2 14,6 2 Slovenia -0,1 8,3 5 *Germania e Austria dato n.d. Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat L'Italia è il primo paese europeo per rapporto tra debito della P.A. e fatturato delle imprese non finanziarie: la differenza con l'ue, pari a 1,3 punti percentuali di fatturato (2,4% in Italia contro 1,1% in media UE), vale 35,7 miliardi. Il debito della P. A. tende a crescere in presenza di alti tempi di pagamento: nel 2012 l'italia è il paese europeo con i più alti tempi medi di pagamento della P. A. nei confronti delle imprese fornitrici di prodotti e servizi che arrivano a 180 giorni, contro i 76 della media UE, il 136,8% in più. Addirittura 6 giorni in più della Grecia. 12

15 Italia Grecia Spagna Portogallo Cipro Belgio Francia Rep. Slovacca Ungheria Lituania Bulgaria Irlanda Romania Slovenia Austria Paesi Bassi Regno Unito Rep. Ceca Polonia Lettonia Danimarca Germania Svezia Estonia Finlandia Tempi di pagamento per la Pubblica Amministrazione nell EU 27 Anno 2012; giorni medi Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Intrum Justitia In Italia la Pubblica Amministrazione fornisce un cattivo esempio a tutto il sistema dei pagamenti. Nelle regioni del Nord Europa, in Germania, Finlandia, Norvegia e Danimarca, dove i tempi di pagamento sono più contenuti, la Pubblica Amministrazione, invece, fornisce il buon esempio, con tempi di pagamento bassi a cui si allineano le imprese private. Tempi medi di pagamento delle imprese: dove la Pubblica Amministrazione "dà il buon esempio" Anno tempi di pagamento in giorni mercato Germania Finlandia Norvegia Danimarca per confronto: Italia Imprese Pubblica Amministrazione differenza tra P.A. e Imprese Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Intrum Justitia La tendenza alla crescita del debito della P. A. verso le imprese si combina, in un mix tossico per la liquidità d'impresa, con flessione del credito bancario, tassi bancari ancora elevati e superiori alla media europea. I ritardi dei pagamenti delle forniture pubbliche e l'accumulo di crediti verso le imprese penalizzano tutta la filiera dei fornitori: molte piccole imprese, pur non vendendo direttamente alla P. A., sono subfornitori su cui vengono più facilmente traslati - dato il minore peso contrattuale - i ritardi: i giorni medi dei pagamenti tra imprese in Italia sono 96, ben 40 in più di quelli dell'ue a 27; solo la Spagna, con 97 giorni, evidenzia tempi più elevati di quelli italiani. Giorni medi di pagamento per tipologia di cliente anno 2011; giorni medi media europea, ponderata per il PIL; non vengono considerati i dati relativi a Malta e Lussemburgo Consumatori (B2C) Imprese (B2B) Pubblica amministrazione media Italia EU Diff. Italia-EU27 (val. ass.) media ponderata per spesa delle famiglie a prezzi correnti, fatturato al netto del VA e acquisti della P. A.; pesi costanti per tutti i paesi considerati Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat e Intrum Justitia In relazione alle nuove normative sui tempi di pagamento è stato ben indicato che "il rispetto stringente dei tempi di pagamento fissati dalla nuova direttiva europea, entrata in vigore il 1 gennaio 2013, riducendo l incertezza delle imprese in merito ai propri flussi di liquidità, potrebbe rafforzare gli effetti sulla crescita" (Banca d'italia, 2013, pag. 14). 13

16 feb-04 mag-04 ago-04 nov-04 feb-05 mag-05 ago-05 nov-05 feb-06 mag-06 ago-06 nov-06 feb-07 mag-07 ago-07 nov-07 feb-08 mag-08 ago-08 nov-08 feb-09 mag-09 ago-09 nov-09 feb-10 mag-10 ago-10 nov-10 feb-11 mag-11 ago-11 nov-11 feb-12 mag-12 ago-12 nov-12 feb-13 La dinamica del mercato del lavoro In tutta Europa il mercato del lavoro presenta marcate criticità. La debole ripresa dopo la Grande recessione ha esaurito rapidamente i suoi effetti e dalla primavera del 2011 la disoccupazione è in crescita. Secondo l'ultima rilevazione Eurostat di febbraio 2013 il tasso di disoccupazione destagionalizzato dell'area euro si attesta sul 12,0%, con un incremento di 1,1 punti percentuali negli ultimi 12 mesi. In Italia il tasso delle persone in cerca di lavoro arriva all 11,6%, con una crescita di 1,5 punti percentuali nell ultimo anno. Nel confronto con i maggiori paesi europei di cui sono disponibili i dati mensili di febbraio, il tasso di disoccupazione italiano ha quasi completamente annullato il divario con il tasso dell'area euro (12,0%); è migliore di quello della Spagna (26,3%), mentre è peggiore di quello della Francia (10,8%) e della Germania (5,4%). 12,0 11,0 10,0 9,0 8,0 7,0 6,0 5,0 Dinamica del tasso di disoccupazione destagionalizzato per l UE a 27, l Area Euro e l Italia Febbraio 2004-febbraio Tasso di disoccupazione destagionalizzato 12,0 11,6 10,9 Ue a 27 Area euro a 17 Italia Dati Eurostat Secondo le previsioni contenute nello European Economic Forecast - Winter 2013 pubblicato a febbraio 2013 dalla Commissione Europea, il tasso di disoccupazione nell Area euro crescerà ulteriormente nel 2013 arrivando al 12,2% della forza lavoro. Per l Italia la situazione sarà analoga: il tasso di disoccupazione nel 2013 salirà all 11,6%, valore inferiore solo a quella della Spagna, dove vi sarà un disoccupato ogni quattro persone attive sul mercato del lavoro (con un tasso di disoccupazione pari al 26,9%); il tasso italiano sarà invece maggiore di quello registrato in Francia (10,7%), Regno Unito (8,0%), Stati Uniti (7,6%), Germania (5,7%) e Giappone (4,3%). Prendendo ora in esame i dati Istat relativi a febbraio 2013 si rileva che gli occupati in Italia sono e scendono dell 1,0% ( unità in meno) rispetto allo stesso mese dell anno precedente, ma crescono dello 0,2% rispetto al mese precedente. Il tasso di occupazione destagionalizzato relativo alla fascia di età anni è pari al 56,4% ed è in diminuzione tendenziale dello 0,5% e in lieve aumento dello 0,1% rispetto al mese precedente. Focalizzando l attenzione sulla dinamica dell occupazione per posizione, sulla base dei dati trimestrali della Rilevazione continua sulle forza di lavoro si osserva nel IV trimestre 2012 un calo dell'occupazione dipendente, che scende dello 0,9%, pari a unità in meno rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente, mentre l occupazione indipendente è in lieve crescita dello 0,2%, pari a unità in più rispetto ad un anno prima. Per il lavoro dipendente si tratta del secondo trimestre consecutivo di flessione tendenziale dopo sei trimestri consecutivi di crescita mentre, specularmente, l'occupazione indipendente cresce per il secondo trimestre consecutivo dopo 14

17 I trim II trim. III trim. IV trim. I trim II trim. III trim. IV trim. I trim II trim. III trim. IV trim. I trim II trim. III trim. IV trim. I trim II trim. III trim. IV trim. I trim II trim. III trim. IV trim. I trim II trim. III trim. IV trim. I trim II trim. III trim. IV trim. -5,9-5,9-4,5-3,7-3,6-2,7-2,7-3,1-3,0-1,9-1,9-2,0-1,3-1,4-0,9-1,0-1,4-1,4-0,9-0,5-0,8-0,9-1,3-1,4-1,5-0,5-0,5-0,7-0,1 0,4 0,4 0,0 0,1 0,4 0,2 1,2 1,5 1,5 0,9 0,8 1,1 0,9 0,8 0,5 0,2 0,7 0,5 0,2 1,0 0,9 1,4 1,6 1,4 2,0 2,7 2,4 2,7 2,6 2,5 2,3 2,3 2,0 1,9 3,0 una serie di cinque trimestri consecutivi di flessione. La Grande crisi e la mancanza di forza nella successiva ripresa hanno manifestato effetti depressivi più pesanti sull'occupazione indipendente, comparto del mercato del lavoro con una limitata copertura del sistema di ammortizzatori sociali. In questa posizione si ritrova il 24,5% del totale degli occupati, che rimane maggiormente esposto ai rischi dell attività imprenditoriale e di lavoro autonomo. 4,0 Dinamica occupati per posizione nella professione I trimestre 2005-III trimestre 2011; variazioni % su stesso periodo anno precedente 2,0 0,0-2,0-4,0-6,0-8,0 Dipendenti Indipendenti Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat Le condizioni del mercato del lavoro italiano sono particolarmente critiche, anche in prospettiva di lungo periodo. Prendendo a riferimento le proiezioni del quadro macroeconomico contenute nel Documento di Economia e Finanze 2013 presentato dal Governo lo scorso 10 aprile, a fianco di un calo del PIL del -1,3% previsto per il 2013, l'occupazione, misurata in unità di lavoro a tempo pieno (ULA), è indicata in calo dello 0,3% nel 2013 e in crescita (0,6%) nel Considerando le previsioni al 2017 l occupazione, misurata in unità di lavoro standard, sarà inferiore del 2,6% rispetto al picco pre crisi del 2007: a dieci anni dallo scoppio della crisi la perdita dell occupazione, nonostante il recupero successivo a quest'anno, rimane elevata e pari a unità in meno , , ,0 Dinamica dell'occupazione di lungo periodo: il lento recupero dopo la recessione del 2009 Anni ; valori ULA in migliaia. Anni calcolati con variazioni % da DEF del 10 aprile , , , , , , , , , Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat-Conti nazionali del 1 marzo 2013 e MEF (DEF 2013 del 10 aprile 2013) 15

18 Cinque 'anni di guerra' per il mercato del lavoro giovanile L analisi di lungo periodo dei dati sull occupazione evidenzia condizioni drammatiche per il segmento giovanile del mercato del lavoro. Due recessioni intervallate da una troppo debole ripresa hanno eretto un muro - quasi insormontabile - per l'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. In questo paragrafo esaminiamo alcune delle dinamiche del lavoro dei giovani. Il principale indicatore che viene usualmente preso in esame per determinare le condizioni del mercato del lavoro giovanile è il tasso di disoccupazione dei giovani tra 15 e 24 anni. In Italia tale tasso, al netto della stagionalità, è strutturalmente più elevato rispetto alla media europea: a febbraio 2013 è del 37,8% contro la media dell Unione a 27 del 23,5% e dell Area euro del 23,9%. Registrano una più contenuta disoccupazione giovanile la Francia, con un tasso del 26,2%, il Regno Unito con il 21,1%, gli Stati Uniti con il 16,3%, la Germania con il 7,7% e il Giappone con il 7,3%, il valore più basso tra le maggiori economie avanzate. La situazione è sempre più drammatica in Spagna dove la disoccupazione giovanile tocca il 55,7%. Nell'ultimo quinquennio - che comprende le due recessioni - l'italia, dietro la Spagna, è il paese tra le maggiori economie europee con la più alta crescita della disoccupazione giovanile: tra febbraio 2008 e febbraio 2013 in Spagna il tasso di disoccupazione dei giovani under 25 cresce, infatti, di 34,9 punti percentuali, in Italia di 16,9 punti, in Francia di 8,4 punti, negli Stati Uniti di 4,9 punti mentre in Germania si apprezza una diminuzione di 3,4 punti. Gli ultimi dati mensili disponibili di Regno Unito e il Giappone mostrano aumenti di 7,4 punti e di 0,2 punti rispetto a febbraio Tasso di disoccupazione giovanile anni nel quinquennio in alcune grandi economie Febbraio degli anni ; in % della forza lavoro - tassi destagionalizzati e variazioni Febbraio Febbraio Febbraio Febbraio Febbraio Febbraio Paesi Var. ultimo anno in punti % Var in punti % Spagna 20,8 34,8 40,1 44,4 50,9 55,7 4,8 34,9 Italia 20,9 23,5 28,1 27,6 33,9 37,8 3,9 16,9 Area euro 15,2 19,1 21,1 20,6 22,3 23,9 1,6 8,7 Ue a 27 15,0 18,8 21,3 20,9 22,5 23,5 1,0 8,5 Francia 17,8 23,2 23,6 23,5 23,0 26,2 3,2 8,4 Regno Unito 13,7 18,0 19,9 20,0 21,7 21,1* -0,6* 7,4* USA 11,4 15,9 18,6 17,6 16,5 16,3-0,2 4,9 Giappone 7,1 8,9 9,2 8,0 9,1 7,3** -1,8** 0,2** Germania 11,1 11,2 11,0 9,0 8,1 7,7-0,4-3,4 * dicembre Variazioni calcolate rispetto febbraio 2012 e rispetto febbraio 2008 e quindi non confrontabili con quelle degli altri paesi ** gennaio Variazioni calcolate rispetto febbraio 2012 e rispetto febbraio 2008 e quindi non confrontabili con quelle degli altri paesi Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat Se prendiamo a riferimento la serie storica più lunga della disoccupazione giovanile utilizzando i dati trimestrali della Labour Force Survey di Eurostat dal I trimestre 2004 si osserva che tutti i maggiori paesi europei hanno registrato nella crisi una tendenza alla crescita del tasso di disoccupazione giovanile: successivamente per Italia, Francia e Regno Unito c è stata una stabilizzazione e recentemente un aumento, mentre per la Germania è iniziato un percorso di diminuzione e, all opposto, la Spagna ha iniziato un percorso di deciso aumento tanto che ormai è senza lavoro oltre la metà delle forze di lavoro giovani. 16

19 I trim II trim. III trim. IV trim. I trim II trim. III trim. IV trim. I trim II trim. III trim. IV trim. I trim II trim. III trim. IV trim. I trim II trim. III trim. IV trim. I trim II trim. III trim. IV trim. I trim II trim. III trim. IV trim. I trim II trim. III trim. IV trim. I trim II trim. III trim. IV trim. 60,0 50,0 40,0 30,0 20,0 10,0 0,0 Dinamica tasso di disoccupazione giovanile anni nelle maggiori economie europee I trimestre 2004-IV trimestre 2012; tassi destagionalizzati 55,3 36,9 26,4 20,7 8,0 Germania Spagna Francia Italia Regno Unito Dati Eurostat Sempre sulla base dell'analisi dell'intera serie storica dati trimestrali della Labour Force Survey di Eurostat, osserviamo come i maggiori paesi europei mostrino situazioni marcatamente differenti. Da un lato la Germania tocca il tasso di disoccupazione minimo proprio al IV trimestre 2012 mentre dall'altro il Regno Unito lo ha registrato all inizio del periodo esaminato, nel I trimestre Analizzando la variazione del tasso di disoccupazione giovanile al IV trimestre 2012 rispetto al valore minimo registrato, la Spagna è il paese che mostra lo scostamento maggiore (+37,8 punti percentuali) seguita dall Italia che presenta un ampio gap, pari a 17,2 punti percentuali in più rispetto al minimo. In Francia e Regno Unito, invece, si registrano scostamenti dimezzati rispetto a quello italiano, rispettivamente pari a +8,4 e +8,9 punti percentuali. Tasso di disoccupazione giovanile anni nel IV trimestre 2012 rispetto al minimo registrato dal I trimestre 2004 I trimestre IV trimestre 2012; Tassi destagionalizzati e variazioni in punti % Paesi Valore attuale Minimo del Trimestre di Variazione in punti % tasso disoccupazione giovanile tasso disoccupazione anni rilevazione IV trimestre anni (I trimestre 2004-IV trimestre 2012) del minimo rispetto al minimo (IV trimestre 2012) Spagna 17,5 I trimestre ,3 37,8 Italia 19,7 II trimestre ,9 17,2 Regno Unito 11,8 I trimestre ,7 8,9 Area euro 15,1 I trimestre ,9 8,8 Francia 18,0 I trimestre ,4 8,4 UE a 27 15,0 I trimestre ,3 8,3 Germania 8,0 IV trimestre ,0 0,0 Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat Dopo l'indicatore della disoccupazione under 25, esaminiamo in dettaglio l andamento dell occupazione per classi di età per analizzare nel dettaglio l'andamento nei diversi segmenti del mercato del lavoro giovanile. A tal scopo utilizziamo i dati Eurostat che forniscono, oltre alla comparazione internazionale, un elevato dettaglio delle classi di età rendendo possibile un analisi più approfondita. Osservando nel dettaglio le classi di età per i giovani under 35 vediamo che quella che nell ultimo anno conta meno occupati è la anni ( giovani), seguita dalla anni ( giovani), la anni ( giovani) ed infine la anni ( giovani). 17

20 Consistenza e dinamica degli occupati per classi di età IV trimestre 2008, 2009, 2010, 2011 e 2012-valori assoluti e variazioni assolute in migliaia, variazioni relative Classi di età IV trimestre 2008 IV trimestre 2009 IV trimestre 2010 IV trimestre 2011 IV trimestre anni 201,5 152,1 134,3 105,1 80,3 Under anni 1.190, , , ,6 973, anni 2.268, , , , , anni 3.286, , , , ,7 Confronto under e over anni 1.392, , , , ,0 Confronto under e over anni , , , , , anni 6.947, , , , , anni , , , , ,6 Totale occupati 15 anni e più , , , , ,0 VARIAZIONI ASSOLUTE Under 35 Confronto under e over 25 Confronto under e over 35 Lungo periodo: IV trim su IV trim IV trim su IV trim IV trim su IV trim IV trim su IV trim IV trim su IV trim anni -121,2-49,4-17,8-29,2-24, anni -216,9-62,9-32,9-27,2-93, anni -385,8-158,7-65,8-51,8-109, anni -601,0-216,5-132,4-131,0-121, anni -338,1-112,3-50,7-56,4-118, anni -206,2-315,2 64,2 74,1-29, anni ,9-487,5-248,9-239,2-349, anni 780,6 60,0 262,4 256,9 201,3 Totale occupati 15 anni e più -544,3-427,5 13,5 17,7-148,0 VARIAZIONI RELATIVE (%) Under 35 Confronto under e over 25 Confronto under e over 35 Lungo periodo: IV trim su IV trim IV trim su IV trim IV trim su IV trim IV trim su IV trim IV trim su IV trim anni -60,1-24,5-11,7-21,7-23, anni -18,2-5,3-2,9-2,5-8, anni -17,0-7,0-3,1-2,5-5, anni -18,3-6,6-4,3-4,5-4, anni -24,3-8,1-4,0-4,6-10, anni -0,9-1,4 0,3 0,3-0, anni -19,1-7,0-3,9-3,9-5, anni 4,8 0,4 1,6 1,5 1,2 Totale occupati 15 anni e più -2,3-1,8 0,1 0,1-0,6 Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Eurostat Per un'analisi di lungo periodo abbiamo tenuto conto del picco dell'occupazione pre crisi dell'aprile del 2008 e abbiamo esaminato il periodo che va dal IV trimestre 2008 all'ultimo disponibile, il IV trimestre In questi ultimi quattro anni non cambia l ordine della performance negativa per classi di età: il maggiore calo lo riscontriamo sempre la classe anni ( giovani occupati), seguita dalla anni ( occupati), dalla anni ( occupati) ed infine dalla anni ( giovani), per una variazione complessiva che arriva a occupati in meno. Come vedremo nel dettaglio nel capitolo successivo, al calo degli occupati si sovrappone il calo demografico dei giovani. Abbiamo neutralizzato l'effetto demografico prendendo a riferimento il tasso di occupazione degli under 35 del IV trimestre 2008 e calcolato che il calo di occupati dovuto alla crisi è di quasi un milione di giovani, per la precisione, equivalente ad una diminuzione di 650 minori occupati al giorno. 18

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