Dal 1 al 9 maggio 2014

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1 Dal 1 al 9 maggio 2014 da BRESCIA OGGI da L ARENA da L ADIGE dal TRENTINO dalla GAZZETTA DI MANTOVA dal CORRIERE DELLA SERA da BRESCIA OGGI venerdì 09 maggio 2014 PROVINCIA Pagina 33 TURISMO. Alla serata del Rotary strategie e prospettive per l Esposizione mondiale di Milano del 2015 Expo, è corsa a ostacoli per il Garda L Expo: un occasione da cogliere ma che, al tempo stesso, riserva qualche preoccupazione sul fronte della ricettività turistica. È emerso nell incontro svoltosi al Grand Hotel di Gardone Riviera, organizzato dai tre Rotay del lago (Salò & Desenzano, Peschiera & sponda veronese, Riva). Nel periodo dell esposizione milanese, da maggio a ottobre del 2015, il Garda non potrà mettere a disposizione tanti posti letto, dovendo soddisfare le richieste della sua clientela abituale: il Benaco già conta 20 milioni di turisti all anno, e per Expo è stimato un «extra» di oltre il 4 per cento. «Ci spaventa il fatto che, d estate, siamo già pieni -ha detto Franceschino Risatti, presidente del Consorzio lombardo-. Bisognerà far convivere due tipologie differenti. In ogni caso non lasciamoci scappare quest occasione, che rappresenta un punto di partenza verso nuovi obiettivi». «Nel ha spiegato Paolo Artelio, numero 1 del Consorzio di promozione del Garda unico - abbiamo stretto l accordo per presentarci sul lago con un solo marchio. Abbiamo poi deciso di allestire un punto di accoglienza unitario all aeroporto di Villafranca, e linee privilegiate di bus e treni verso Milano. Si ritiene che i turisti, nell anno di Expo, si fermeranno in media tre giorni;: uno a Milano, gli altri due altrove. Noi pensiamo di intercettarli, allestendo pacchetti ad hoc: visite a cantine ed oleifici, escursioni eccetera, lgati al biglietto per Expo. Punteremo inoltre su info point

2 viaggianti, che si sposteranno in varie località». Risatti ha illustrato le iniziative studiate con la Camera di Commercio e Bresciatourism, partendo dall ospitalità concessa a Sirmione a 18 ambasciatori. Gli esponenti del Rotary hanno concluso ricordando che in gennaio terranno un congresso mondiale cui parteciperanno 550 governatori: l occasione per far girare filmati, stringere rapporti e pubblicizzare l evento. SE.ZA. venerdì 09 maggio 2014 PROVINCIA Pagina 22 MATTONE D ORO. Il Benaco monopolizza le offerte di magioni principesche ma nella golden-list figurano anche Mazzano e Gussago. In Toscana il palazzo più caro d Italia Mercato delle case vip, il Garda resta al top Nel 2014 boom di compravendite per dimore di lusso A Salò l immobile più costoso del mercato bresciano: una villa con porto privato è in vendita a 6,7 milioni Chi ha sette milioni di euro che gli «ballano» sul conto corrente può scegliere: acquistare in «saldo» il fantasista del Psg Jeremy Menez o regalarsi una villa da favola a Salò, l immobile civile più costoso attualmente sul mercato bresciano. Il prezzo è lo stesso: sei milionisettecentomila euro e qualche spicciolo. L improponibile analogia fra il mondo dorato del calcio degli sceicchi e quello del mattone di lusso vuole sottolineare con ironia una verità assoluta, ovvero che la crisi non è uguale per tutti. Per il «luxury», per esempio, è una parola assolutamente priva di significato. CASE, CASTELLI, magioni principesche e palazzi storici hanno un appeal a prova di austerità. Il Centro Studi di Casa.it ha rilevato un generalizzato aumento della domanda di immobili da nababbi, complice il decremento medio delle quotazioni compreso fra il -4,5 e il -7%. Un trend che ha aperto le porte ad una fascia di potenziali acquirenti di lusso, disponibili a staccare assegni a sei zeri per aggiudicarsi la casa dei sogni. Ma questo non basta a spiegare l exploit dei primi tre mesi del Rispetto allo stesso periodo dell anno scorso, nel Bresciano i rogiti per immobili al di sopra della soglia dei 500 mila euro sono cresciuti dell 8%, con punte del 12% sul Garda, un progress che colma il segno -3% registrato in Franciacorta dove sembra apparentemente frenare l effetto della moda di casali e tenute immerse fra i vigneti. Stabili o quasi le contrattazioni negli altri territori. CERTO LE QUOTAZIONI del mercato immobiliare vip del Benaco sono lontane dalle top-home della graduatoria stilata dalla LuxuryEstate.com, partner di Immobiliare.it specializzato nel settore del lusso, che ha analizzato un campione di oltre annunci su tutto il territorio italiano. Il record spetta a una villa rococò a Firenze con annesso parco da 18 ettari e terrazza panoramica, offerta a 48 milioni di euro. La conferma che i nuovi ricchi non sono più stregati solo dal paesaggio ma anche dal contesto artistico delle mura della magione. Ecco dunque spiegati i 25 milioni richiesti per la torre del XVI secolo a Castiglione della Pescaia in provincia di Grosseto. Per quanto riguarda la top teen bresciana, le uniche eccezioni del monopolio gardesano sono un casale dell Ottocento di Gussago proposto a un milione di euro e un casale a Mazzano in listino a cinquanta mila euro in meno. Nella golden list c è poi spazio solo per immobili con vista sul lago di Garda. IL PIÙ SONTUOSO è una villa a Salò con un porticciolo privato, esposto sul listino virtuale della LuxuryEstate a 6,7 milioni. Per chi volesse spendere qualcosina in meno, ma sempre restando a Salò, può puntare su un casale con vista mozzafiato in vendita a 2,5 milioni o su un appartamento ricavato in una dimora d epoca che costa centomila euro in meno. Per chi ama il glamour, a Padenghe è in vetrina una villa in stile Bauhaus a 2,6 milioni. Poi si scende. A 1,55 milioni, per completare la top five, c è un abitazione dotata di ogni confort a Manerba. Chi non crede al mattone d oro può investire nel calcio: alla stessa cifra un fondo di investimento brasiliano offre un quinto del promettente fantasista del Vasco De Gama, Marlone. Ma certo non è la stessa cosa.n.s. mercoledì 07 maggio 2014 CRONACA Pagina 8 L ANNUNCIO. Il manager bresciano è al vertice della Metropolitana milanese e prorettore dell Università Bocconi Del Bono incorona Valotti «Sarà il presidente di A2A» Marco Bencivenga

3 Raggiunta un intesa sul nome con il sindaco di Milano Giuliano Pisapia «pari grado» e «pari socio» nella multi-utility «Il prossimo presidente di A2A sarà un bresciano: Giovanni Valotti»: l annuncio è del sindaco Emilio Del Bono, che - proprio nel giorno in cui il Comitato di valutazione di Palazzo Loggia scioglie le riserve sui candidati bresciani ammessi alla corsa per il nuovo consiglio di amministrazione della multiutility (i nomi degli «idonei» saranno ufficializzati oggi, a due settimane dall annuncio di parte milanese) - rivela di aver raggiunto un intesa sull importante incarico con il «pari grado» e «pari socio» Giuliano Pisapia. «Sul nome di Valotti fra me e il sindaco di Milano c è piena condivisione e sintonia», assicura Del Bono. Niente di cui stupirsi, per la verità, perché il manager bresciano che ha già guidato Cogeme è anche molto milanese: presidente della Metropolitana del capoluogo regionale e prorettore dell Università Bocconi. «Ma vive a Brescia, a non più di 500 metri da Palazzo Loggia», sottolinea Del Bono con il consueto orgoglio municipale. Proprio la tripla esperienza manageriale (nella holding di servizi franciacortina, nella società di trasporti milanese e nel più importante Ateneo economico italiano), del resto, ha convinto Palazzo Loggia e Palazzo Marino sulla bontà della scelta. «Valotti corrisponde perfettamente al profilo di grande competenza tecnica che avevamo delineato - rivela Del Bono -. Lo stesso criterio sarà adottato per la scelta del futuro amministratore delegato». In questo caso la scelta del nome «toccherà» a Milano. «Ma la proposta dovrà avere anche il nostro gradimento, perché l accordo fra me e Pisapia prevede che la scelta di entrambe le figure sia condivisa dai due azionisti di riferimento», precisa il sindaco di Brescia, prima di ammettere che sul secondo nome l accordo non è ancora stato trovato («Ci stiamo ragionando e lavorando», confessa) e prima di respingere al mittente la scontata obiezione sulla maggiore importanza del ruolo dell amministratore delegato rispetto a quello del presidente nella nuova governance di A2A. «INNANZITUTTO - spiega Del Bono - in base al nuovo statuto che abbiamo predisposto per la multiutility, su mia precisa insistenza, l amministratore delegato non avrà alcun potere diretto, ma solo quelli più o meno ampi che gli vorrà trasferire e delegare il consiglio di amministrazione figlio degli accordi parasociali. Non è una differenza irrilevante. Anzi, per me è una variabile decisiva, perché rende il Consiglio di amministrazione molto più forte rispetto alla situazione attuale, in cui il Consiglio di sorveglianza nomina il Consiglio di gestione, che poi sceglie due direttori generali». Non solo: in futuro la filiera di comando e controllo si accorcerà notevolmente e, sottolinea Del Bono. «l amministratore delegato dovrà inevitabilmente lavorare in piena sintonia con il Consiglio di amministrazione e con il presidente. per quanto in autonomia». mercoledì 07 maggio 2014 PROVINCIA Pagina 31 ALTO GARDA. La Comunità montana conferma il piano contro il sovraffollamento di animali Cinghiali, trovata la soluzione: «Ogni giovedì si va a sparare» Luciano Scarpetta Abbattimenti settimanali «mirati» anche all interno del Parco naturale Ogni giovedì si sparerà al cinghiale nel Parco alto Garda. È la decisione presa per arrivare all «eradicamento del 98% della specie», giudicata ormai troppo invasiva. Ma il cinghiale è anche una risorsa o è solo un problema? Se lo chiedono in tanti nei comuni dell alto Garda, tutti inseriti nel Parco regionale, in un comprensorio amministrato da Istituti con diverse competenze gestionali. Una particolarità che negli anni ha favorito la crescita quasi incontrollata della popolazione dei cinghiali con conseguenze pesanti per colture e allevamenti. PROPRIO QUI nei comuni di Gargnano, Valvestino, Tignale e Tremosine sono presenti alcune zone inibite all attività venatoria. Territori protetti che consentono ai gruppi di cinghiali di rifugiarsi e di riprodursi indisturbati. Per arginare questo problema, esattamente un anno fa, il 19 aprile 2013, fu sottoscritto un protocollo per la gestione del cinghiale tra la Comunità montana e la Provincia di Brescia che prevede anche per le zone di parco naturale, dov è vietata la caccia, interventi di contenimento della Polizia provinciale con la collaborazione di cacciatori abilitati. IN QUESTI GIORNI il piano sta prendendo forma. Informano dall Ente: «Dopo la riunione di lunedì 5 maggio con i circa 30 operatori faunistici volontari. che hanno valutato i segni di presenza del cinghiale nella riserva naturale di Valle di Bondo, è stato deciso l inizio dei prelievi». «Inizio dei prelievi» vuol dire l ingresso nelle aree protette di squadre di operatori faunistici (cacciatori abilitati), con cadenza settimanale.

4 «L attività - confermano dalla Co,unità montana - inizierà dal 5 giugno prossimo e sarà effettuata settimanalmente, ogni giovedì, in vari punti sparo del parco naturale con l ingresso di una squadra composta da 3-5 elementi». La prima zona interessata sarà quella della Valle di Bondo nel Comune di Tremosine. I capi abbattuti saranno poi conferiti a Tremosine nel macello della Cooperativa Alpe del Garda, unica struttura locale abilitata alla lavorazione della selvaggina con cella di stoccaggio. Ai volontari impegnati nelle azioni di contenimento del cinghiale (in assenza di rimborsi) andrà gratuitamente un capo ogni dieci abbattuti. Basteranno queste misure (l obiettivo dichiarato è di arrivare alla «eradicazione del 98% della specie nel Parco») per rendere meno invasiva la presenza dei cinghiali? Il tempo lo dirà. martedì 06 maggio 2014 ECONOMIA Pagina 29 IL BILANCIO. Via libera all unanimità dal Consiglio al consuntivo 2013, archiviato con un avanzo superiore a 1,235 mln di euro. Alle imprese un «ritorno» di 13,934 milioni Cdc, «conti in ordine». Timori per il futuro Mauro Zappa Preoccupazioni dalla riforma della Pubblica amministrazione Bettoni: «Rischiamo di fare la fine delle Province, se non peggio» Non è il presente a preoccupare il presidente Francesco Bettoni, ma il futuro di breve periodo. Lo stato dell arte della Camera di commercio bresciana è confortante, come testimonia il bilancio 2013, presentato ieri mattina alla stampa e approvato nel pomeriggio dal Consiglio all unanimità. «È UN RENDICONTO che, malgrado l anno particolarmente difficile appena trascorso e nonostante il preventivo ipotizzasse una perdita di circa 1 milione - ha detto Bettoni, chiude molto bene, con un avanzo di oltre 1,235 milioni di euro», in miglioramento sul «Lo riteniamo un risultato pienamente apprezzabile - ha aggiunto - che garantisce tranquillità e solidità». Affiancato dal segretario generale della Cdc, Massimo Ziletti, il presidente dell ente camerale ha espresso soddisfazione per «i conti in ordine». Una performance maturata alla luce di maggiori entrate e di un contenimento delle spese: il 2013 ha visto i proventi derivanti dai diritti annuali attestarsi a 20,711 milioni di euro e i diritti di segreteria superare i 6,3 milioni, sostanzialmente in linea con l anno prima. «Vorrei fosse sottolineata l importanza del dato che fa riferimento alle iniziative di promozione economica messe in campo - ha insistito Bettoni -: significa che 13 milioni euro, vale a dire il 67,38% di quanto incassato, sono tornati alle imprese» nella forma di supporto nell accesso al credito (31,78%), promozione del territorio (19,75%), progetti legati all internazionalizzazione delle Pmi (18,21%), all innovazione (18,16%) e alla formazione 11,69%). La quota annuale media per le ditte è stata di 168,16 euro a fronte di interventi il cui valore, calcolato unitariamente per singola impresa, ha toccato i 149,62 euro (113,14 alla voce promozioni e 36,49 a quella investimenti). I COSTI per il personale in carico all ente (169 dipendenti) hanno segnato un calo di quasi 366 mila euro (a 6,662 milioni) con un incidenza media per impresa associata pari a 54,10 euro e con un incidenza rispetto alle entrate correnti del 20,04%. Le spese di funzionamento (prestazione servizi, godimento beni e oneri diversi di gestione) sono cresciute di 78 mila euro (a 2,977 milioni): un innalzamento causato da imposte e tasse (Irap, Imu, Tares e plusvalenze sugli interessi) aumentate rispetto al 2012 di quasi 190 mila euro, superando quota 876 mila. In termini di investimenti (per complessivi4,358 mln) hanno pesato in modo significativo i due aumenti di capitale in altrettante partecipate: 2,653 milioni per Autostrade Lombarde spa e 1,016 milioni di euro come ultima quota all Immobiliare Fiera. ALLA GIUSTIFICATA soddisfazione, di presidente e segretario generale della Cdc, fa da contraltare il timore connesso a un passaggio cruciale, che non riguarda il rinnovo del vertice. «La riorganizzazione della Pubblica amministrazione prevista dal Governo contempla la riforma in tre capitoli e in 44 linee guida: al 29 punto figura l eliminazione dell obbligo di iscrizione alle Camere di commercio, prevedendo di fatto l abolizione degli stessi enti camerali - ha spiegato Bettoni -. Questo per noi significherebbe azzerare il futuro e questo ci angustia enormemente. Sono giorni cruciali - ha insistito - anche se il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha prospettato il rinvio della decisione definitiva a dopo le elezioni. Nel momento in cui dovesse essere presa nelle forme annunciate, collasseremmo: faremmo la fine delle Province, se non peggio». Non poche le perplessità. «Mi chiedo come farà lo Stato a sostituire il Registro delle imprese, strumento che ha rappresentato in questi anni un autentico baluardo contro le infiltrazioni malavitose nelle società - ha proseguito il leader di via Einaudi -. Posso testimoniare, come presidente di Brebemi, che la sua funzione è stata fondamentale, ha consentito la totale eliminazione di qualsiasi possibilità di accesso irregolare nella realizzazione della grande opera, anche grazie al patto della legalità sottoscritto con le prefetture». Soluzioni

5 alternative, meno radicali e ancora possibili, sono sul tavolo: una prevede il mantenimento delle Cdc nelle città metropolitane (10 in tutta Italia, ma Brescia non figura nell elenco). «Un altra - ha concluso Bettoni - contempla un articolazione sulla base delle ditte iscritte, che devono essere più di 100 mila: questa ipotesi ci porrebbe tranquillamente all interno delle 30 Camere che, da sole o aggregandosi, potrebbero sopravvivere». Torna all elenco dei quotidiani da L ARENA mercoledì 07 maggio 2014 PROVINCIA Pagina 28 CASTELNUOVO. Dopo anni di attesa volontari in festa per l'inaugurazione della loro casa in zona industriale del paese Nuova sede di Protezione civile «Ora servono i Vigili del Fuoco» Katia Ferraro Il centro operativo-logistico a disposizione di 10 Comuni Il sindaco: «Il distaccamento dei pompieri è fondamentale» C'è voluto qualche anno di attesa ma da sabato la Squadra volontari di Protezione civile di Castelnuovo ha trovato ufficialmente «casa»: è il nuovo Centro operativo-logistico del Distretto VR7, realizzato nella zona industriale (in via Galilei) su un terreno di proprietà comunale. L'inaugurazione è stata aperta dalla messa e dalla benedizione della struttura: tra i presenti, oltre ai volontari della squadra castelnovese e di altri paesi vicini, i rappresentanti dell'amministrazione comunale, alcuni ragazzi dell'istituto comprensivo Montini di Castelnuovo e il responsabile provinciale di Protezione civile Armando Lorenzini. Un'inaugurazione che si è tradotta soprattutto in una festa per celebrare lo spirito del volontariato. Stefano Giambenini, presidente dell'associazione di Protezione civile attiva dal 1983 ha la voce rotta dall'emozione: «Sono volontario da 26 anni e lo faccio perché ci credo. Vorrei che voi giovani foste la continuità di questo orgoglio», dice rivolgendosi ai ragazzi, «decidendo un giorno di prestare servizio». È Giambenini ad accompagnare i presenti all'interno della struttura sulle cui pareti sono appese le foto degli interventi che hanno impegnato la squadra negli ultimi anni: dal terremoto in Abruzzo nel 2009 a quello in Emilia nel 2012, dall'alluvione di Soave nel 2011 a quella di San Bonifacio nel 2013, fino alle attività promosse all'interno dei progetti per il rispetto dell'ambiente e la sicurezza sulle spiagge. «Recentemente siamo stati incaricati dalla Provincia per le operazioni di antinquinamento da idrocarburi sia in acqua che su terraferma», spiega ancora il presidente, ringraziando poi tutta la sua squadra che quest'anno è arrivata a contare 52 volontari. La struttura sarà un punto di riferimento per i dieci Comuni del Distretto VR7-Zona Mincio, che comprende oltre a Castelnuovo anche Peschiera, Lazise, Bardolino, Garda, Sona, Sommacampagna, Villafranca, Valeggio e Povegliano. È stata finanziata dal Comune e dalla Regione, con la compartecipazione della Provincia. Il magazzino non ospiterà solo i mezzi della squadra, ma fungerà anche da centro logistico provinciale per lo smistamento dei materiali. Al piano superiore dell'edificio ci sono due sale riunioni: una, più ampia, sarà usata anche per i corsi di formazione; l'altra è quella in cui si riunirà, all'occorrenza, il Coc (Centro operativo comunale). È quest'ultima, più operativa, ad essere dotata di tutta la strumentazione per la comunicazione tempestiva delle emergenze. Il Centro è inoltre dotato di cucina e spogiatoi. «Siamo orgogliosi della nostra squadra, di tutte le forze dell'ordine e della comunità che si dimostra capace di rispondere ai bisogni», sottolinea il sindaco Maurizio Bernardi ricordando che «è un'opera strategica per la zona occidentale della provincia». Da qui la conferma che stanno proseguendo le trattative per portare anche a Castelnuovo un distaccamento dei Vigili del fuoco. «Stiamo valutando questa possibilità da qualche anno e il progetto è già pronto», conferma, «per questo la struttura della Protezione civile è stata realizzata con dei punti di ancoraggio che permetteranno di realizzare un nuovo edificio adiacente». Il perché di questa necessità è presto detto: «Dipendiamo da Bardolino e soprattutto durante la stagione turistica il basso lago è scoperto». Il problema è soprattutto il traffico che si riversa sulla Gardesana durante la bella stagione, per questo Bernardi ammette che «Castelnuovo sarebbe un buon punto di appoggio, perché ben collegato alle vie di comunicazione».

6 mercoledì 07 maggio 2014 PROVINCIA Pagina 29 BANDIERA DEL LAGO. Tutte le novità in acqua Al Palio correranno 25 equipaggi E tre sono femminili Continua a crescere la flotta delle bisse in gara dal 21 giugno Continua a crescere la flotta delle bisse che partecipano al Palio della Bandiera del lago. Il campionato 2014 che inizierà il 21 giugno a Bardolino e si concluderà, con l'ottava tappa, il 9 agosto a Lazise, vedrà impegnate 22 imbarcazioni con equipaggio maschile, una in più dell'anno scorso, e tre con equipaggio femminile. Queste ultime sono tutte veronesi: Andre di Bardolino, vincitrice del campionato 2013, Birba di Lazise e Tulles di Torri. I detentori della Bandiera del lago, l'equipaggio di Garda, capitanato dal Re del remo Alberto Malfer, schiera lo stesso equipaggio dell'anno scorso, che conta anche le presenze di Mauro Battistoli, Dario Menghin e Luigi Girelli. La remiera di Garda però quest'anno non schiererà la storica bissa Regina Adelaide. Al suo posto c'è San Vili con un equipaggio inedito tutto da scoprire. Torri, oltre alla bissa femminile, presenterà pure due equipaggi maschili. Nel 2013 i torresani avevano corso con San Nicolò. In questa stagione invece si presentano con la gloriosa Berengario e la San Filippo. Due bisse maschili, oltre a quella delle donne, pure per Lazise: Aries e Lacisium, proprio come lo scorso campionato. Peschiera si presenta ancora con la mitica Ichtya ma si annunciano grandi novità per quanto riguarda l'equipaggio. Bardolino invece su Preonda gareggerà ancora con l'emergente armo formato da Ettore Monese, Daniele Bertasi, Giacomo Brusco e Luca Sala. Cassone passa da due a una sola bissa. Va momentaneamente in pensione Betty e resta in gara Torricella. In totale le imbarcazioni maschili di sponda scaligera sono nove. La flotta bresciana invece partecipa al palio complessivamente con tredici bisse, solamente con equipaggi maschili. Quest'anno non sarà in gara Portese ma rientra, dopo diverse stagioni di assenza, Toscolano Maderno con S. Ercolano. Dal Lago di Iseo arrivano ben cinque equipaggi. Tre da Clusane: Clusanina, Carmagnola e Sebina. Oltre a Monte Isola e Paratico che provengono dalle omonime località. Gardone Riviera, come l'anno scorso, è presente con tre imbarcazioni: Foscarina, Gardonese e Ariel. Altre due sono messe in acqua da Gargnano: Villanella e Gioia. Sant'Angela Merici di Desenzano e Cà da Mosto di Sirmione completano la formazione lombarda.l.b. martedì 06 maggio 2014 CRONACA Pagina 13 GRANDI EVENTI. L'anno prossimo l'esposizione universale a Milano: numerose le opportunità per giovani e imprese Verona si prepara all'expo «Risorsa per lavoro e scienza» Riello (Camera): «Turismo e agroalimentare cresceranno» Sartor: «Nutrizione, grande tema per biotecnologie e area medica» È scattato anche a Verona il conto alla rovescia per Expo 2015, l'esposizione universale sul tema «Nutrire il pianeta, energia per la vita», in programma da maggio a ottobre 2015 a Milano. Un evento su scala globale, che si tiene ogni cinque anni e la cui edizione più celebre risale al 1889, quando per l'occasione venne inaugurata la Tour Eiffel. Un grande parco tematico, dove ciascuno dei 147 Paesi partecipanti si metterà in mostra con spettacolari attrazioni rivolte non al mondo del business come si pensa ma a un pubblico di massa, alle famiglie e ai giovani. Le idee su Expo 2015, però, sono ancora abbastanza confuse ed è per questo che la Camera di Commercio ha scelto di organizzare il convegno «EXPOniamoci, opportunità per giovani e imprese», ieri in Università. «L'Expo può rappresentare un'occasione di crescita economica preziosa proprio in quei comparti in cui le nostre imprese più brillano: l'agroalimentare e il turismo», ha esordito il presidente della Camera di Commercio Giuseppe Riello. Un'opportunità da non perdere anche per il rettore dell'ateneo scaligero Nicola Sartor: «Verranno messi in luce i contrasti che caratterizzano il mondo, dove ci sono persone che muoiono di fame e altre a rischio obesità», ha spiegato Sartor. «Oltre a un volano per il settore agroalimentare, l'evento sarà di grande interesse anche per i dipartimenti sulle biotecnologie alimentari e dell'area medica». Verona, che dista 50 minuti di treno veloce da Milano, non vuole farsi trovare impreparata. Ed ecco, infatti, che tutti i principali enti veronesi si sono già mobilitati per avviare iniziative e progetti in vista della grande esposizione. Veronafiere, oltre a gestire il padiglione vino ad Expo Milano 2015, organizzerà Opera Wine in Gran Guardia, la

7 Fondazione Arena si è già accordata con Milano per la vendita reciproca dei biglietti e la promozione on-line degli eventi della stagione lirica. Sempre in Gran Guardia, ma al primo piano, sarà allestita la mostra Arte e Vino, un percorso sul rapporto tra arti figurative e agroalimentare realizzato in collaborazione con il Museo Hermitage di San Pietroburgo. Cogest ed Everywhere, due agenzie scaligere di turismo congressuale, organizzeranno un ciclo di conferenze sull'alimentazione. Gli operatori turistici, in particolare il Consorzio Garda Veneto, si stanno attrezzandosi per fornire pacchetti che includano una giornata all'expo, visite a frantoi e cantine e a menù a tema. Intanto l'aeroporto Valerio Catullo sta promuovendo le rotte dai Paesi di provenienza dei turisti Expo per intercettarli: Europa e Russia, principalmente. Perché l'evento attirerà a Milano, si stima, 20 milioni di visitatori, circa 130 mila al giorno. Secondo i dati presentati dai relatori della Camera di Commercio di Milano Sergio Rossi, Giorgio Biraghi e Sara Coletti, l'organizzazione di Expo genererà un indotto economico di 23,6 miliardi di euro: di questi 15,8 miliardi rimarranno in Lombardia, il resto sarà distribuito tra le altre regioni. Il turismo beneficerà di 10 miliardi di produzione aggiuntiva e di 84 mila nuovi posti di lavoro. Nasceranno 10mila nuove imprese, che creeranno altri posti e un indotto di 1,7 miliardi, mentre altri posti saranno legati agli investimenti dei Paesi partecipanti e relativo indotto, stimati in 5,1 miliardi di euro.m.tr. domenica 04 maggio 2014 PROVINCIA Pagina 30 GARDA. Il consigliere regionale ha presentato un testo di legge che punta tutto sulla tutela della salute dei cittadini «Febbre da gioco? Malattia che il sindaco deve prevenire» Barbara Bertasi Dopo la sentenza del Tar che vanifica l'ordinanza comunale contro l'apertura di una sala da gioco ecco la controproposta Ferma opposizione alle sale gioco. La prende il consigliere regionale Stefano Valdegamberi, all'indomani della sentenza del 9 aprile, depositata il 29 aprile dal Tar Veneto, che ha accolto il ricorso proposto da una società che vuole aprire una sala gioco a Garda. È un ricorso presentato contro il Comune per l'annullamento del provvedimento del settore edilizia privata con cui si dispone il divieto di prosecuzione dell'attività e la rimozione dei lavori realizzati in via don Gnocchi 44. Qui, nella primavera 2013, la società aveva iniziato a ristrutturare una sala per ospitare slot. In settembre il provvedimento è stato impugnato e il Tar, con ordinanza, ne ha sospeso l'efficacia. In dicembre il Comune, chiedendo l'integrazione della documentazione, ha di nuovo sospeso l'efficacia della Scia, ovvero l'atocertificazione che consente di avviare i lavori. È stato fatto un nuovo ricorso per motivi aggiunti e, con l'udienza del 9 aprile, il giudice ha accolto la posizione della società. Valdegamberi, che contro le sale gioco ha redatto una proposta di legge ora in quinta commissione, afferma: «La sentenza del Tar Veneto che blocca le iniziative anti-gioco d'azzardo del Comune è la conferma che servono altri strumenti di lotta rispetto a quelli utilizzati oggi contro un problema che sta colpendo tantissima gente, in particolare le fasce deboli e povere». «Lo Stato, sbagliando», prosegue il consigliere regionale, «non regolamenta in modo serio il gioco d'azzardo, mentre la Regione sta prendendo in mano la questione con enorme ritardo. Anche sotto il profilo finanziario, la situazione è grave. A Roma si incassano i proventi delle concessioni, Regioni e Comuni invece spendono moltissimi soldi per sostenere le famiglie che si rovinano col gioco o per curare chi si ammala di gioco e mette in crisi le relazioni familiari distruggendone l'economia». La proposta di Stefano valdegamberi è quella di votare la sua proposta di legge. «In sostanza», spiega, «prevede norme di garanzia in virtù delle quali i sindaci, che ora hanno le mani legate, possono emettere le loro ordinanze. La legge prevede distanze minime delle slot machine da scuole, circoli ricreativi, ritrovi giovanili e parrocchie, sempre secondo quanto indicato dai Comuni. Prevede inoltre la possibilità di ritirare le licenze ai locali che fanno giocare persone affette da ludopatia certificata. Sono persone che, in modo incontrollato, si lasciano prendere dalla febbre del gioco». «Questo disegno di legge», insiste, «fa leva sul principio prioritario della tutela della salute psicofisica dei cittadini della quale i sindaci sono i responsabili sul territorio. Ora invece le ordinanze dei sindaci prive di riferimenti al principio della tutela della salute pubblica rischiano di essere respinte dal Tar, com'è accaduto a Garda, dove potrebbe presto aprire una sala gioco».

8 «Mi auguro», conclude Valdegamberi, «che il testo diventi legge in pochi mesi, anche se sarà una soluzione tampone poiché la Regione ha competenze solo socio sanitarie e spetta allo Stato rivedere le sue posizioni sul gioco d'azzardo». Torna all elenco dei quotidiani da L ADIGE Sulla Ponale due percorsi più protezione il progetto Turista vola in bici arriva l'elicottero Un tempo era uno dei percorsi preferiti prevalentemente dei bikers provenienti da tutto il mondo, oltre ovviamente a quelli «nostrani». Dando qualche numero, peraltro non ufficiale, diciamo che un buon 80% di chi percorreva la vecchia strada del Ponale, ora trasformata in percorso ciclo-pedonale, erano amanti delle due ruote «grasse» e il resto escursionisti. «Oggi però i rapporti di forza sono cambiati - ammette Bicio Di Stasio, presidente del Comitato Giacomo Cis - Siamo al 50 e 50». E il cambiamento impone, o imporrebbe, di apportare alcuni correttivi, rivolti prima di tutto alla sicurezza. Di tutti. La cronaca delle ultime settimane e soprattutto l'ultimo weekend coinciso con l'affluenza record al «Bike Festival», hanno rilanciato il tema della convivenza non sempre facile tra bikers ed escursionisti alla ricerca di un percorso facile e al contempo unico sotto il profilo ambientale. Ma bastava percorrere la vecchia Ponale in quella fantastica giornata qual'è stata quella di domenica per toccare con mano difficoltà e pericoli oggettivi che in parte derivano da comportamenti superficiali e poco avvezzi al rispetto delle regole, in parte da carenze strutturali che accentuano promiscuità e soprattutto rischi e situazioni di potenziale pericolo. Sia per i bikers che per gli escursionisti, spesso famiglie con bambini piccoli al seguito. I primi talvolta costretti a fare i salti mortali per schivare comitive che occupano tutto il vecchio sedime stradale, i secondi spesso a rischio investimento da parte di chi se ne frega altamente di moderare la velocità e sfreccia da una parte all'altra del tracciato. Il Comitato «Giacomo Cis», che ha in gestione il percorso, è ben conscio del problema ed entro la fine di quest'anno, risorse economiche permettendo, è intenzionato ad intervenire creando laddove possibile «percorsi distinti e delimitati», esattamente come è già stato fatto in un paio di gallerie, tra cui quella in corrispondenza della Tagliata del Ponale. La conferma arriva direttamente dal presidente Fabrizio "Bicio" Di Stasio che si rende perfettamente conto del problema e vuole affrontarlo e risolverlo nel più breve tempo possibile. Così come a breve si vorrebbe affrontare e dare finalmente una risposta ad un'altra esigenza fatta presente ormai dalla «notte dei tempi». Ogni anno centinaia di migliaia di persone, turisti ma non solo, percorrono il vecchio sedime della Ponale, un «cult» dell'offerta turistica altogardesana. Ma non è mai esistito e non esiste un dato ufficiale sui fruitori di questo patrimonio che non ha eguali, non solo in Trentino. Numeri che non servono solo alla statistica ma fanno promozione e possono potenzialmente attirare migliaia e migliaia di altri fruitori. «Da tempo - fa presente Di Stasio - abbiamo sollecitato l'installazione di un rilevatore di presenze. Senza ottenere risposte. Un sistema che distingua bikers da escursionisti e registri solo gli ingressi in entrata per non contare le presenze due volte costa pressapoco sui 12 mila euro». 06/05/2014 Il «Bike Festival» chiede più spazio l'evento RIVA - «Serve più spazio per gli espositori, servono percorsi di media difficoltà, servono investimenti mirati anche in previsione dello sviluppo delle biciclette elettriche. Il vostro territorio è il numero uno per gli appassionati di mountain bike, fate in modo che lo rimanga». L'Uli Stanciu pensiero si può riassumere così, quando ieri alla conferenza stampa di presentazione della sua creatura (con Paolo Zontini, Enzo Bassetti e altri all'inizio), la 21ª edizione del Bike Festival Garda Trentino che scatta oggi (alle 11 l'inaugurazione ufficiale in Largo Filzi), senza indugi ha riassunto i segreti di un successo che dura da ventun anni. Uli Stanciu, ideatore del Bike Festival, ex windsurfista, ovviamente biker convinto, ha ripercorso la storia di un evento nato nel 1989, dopo qualche anno in cui, con la rivista Bike Magazine, era alla ricerca di un territorio dove testare le nuove mountain bike. Fu così che dai prati di Tremalzo nacque l'idea di un appuntamento dove portare le novità di stagione direttamente nelle mani dei biker, desiderosi di vacanza, di libertà, di bei posti dove pedalare e portare la famiglia in vacanza. Momenti condivisi dal presidente d'ingarda Marco Benedetti, per il quale il Bike Festival è un'ottima collaborazione tra le parti, un «evento che porta interesse e turismo - ha detto nel suo intervento - in un territorio come il Garda Trentino, privilegiato dalla natura. Un rinnovato ardore dopo l'edizione del ventennale nel ha ricordato Benedetti - che apre ufficialmente la stagione delle due ruote grasse». Una partnership che funziona, come ha detto la direttrice d'ingarda Roberta Maraschin. «Mèta ambita il nostro territorio - ha detto - sia per i biker tedeschi, sia per chi

9 proviene da tutta Europa. Tante novità aspettano i visitatori di questa edizione, per la quale, lo sappiamo, c'è una lunga lista d'attesa d'espositori». I "numeri" li ha dati Monika Weber, responsabile marketing della Delius Klasing Verlag, la casa editrice che edita il mensile Bike Magazine. «Il 65% dei visitatori è tedesco - ha detto fornendo i dati raccolti nell'edizione ma gli italiani sono in crescita col 14% delle presenze. Il 21% viene dall'austria, di questi il 68% sono uomini, ed è capibile, ma il 69% dei visitatori arriva qua con la famiglia. Per stare quattro giorni (l'87%) o più, in vacanza. Perché? Per il territorio, per il lago, per la natura, per le sue bellezze, per i suoi sentieri». Parole che hanno fatto "gonfiare il petto" a Benedetti, Maraschin e Bassetti, ennesima "prova d'amore" verso il Garda Trentino che per quattro giorni sarà "invaso" dalle mountain bike. «Un tributo agli inevitabili disagi, soprattutto per la bike Marathon di sabato mattina - ha detto Enzo Bassetti - che i residenti, in nome di un benessere legato al turismo che riversa i suoi benefici sull'intero territorio della Comunità, sono chiamati a "sopportare" per il tempo strettamente necessario». Tanti gli appuntamenti in calendario tra cui spicca la Rocky Mountain Bike Marathon di sabato (start alle 7.30 per i 28 della facile, i 45 della piccola, i 76 della grande e i 94 km dell'estrema), il Brügelmann City Eliminator in città (oggi dalle 19 alle 20.45), quattro biker in gara a eliminazione su 600 metri con piccoli ostacoli), lo Scott Junior Trophy per i più piccoli, domenica 4 maggio dalle 10.30, lo Specialized Sram enduro Series (oggi e domani) e il Canyon Knack, l'uphill, corsa in salita di verso il Bastione, novità alla sua seconda edizione. 01/05/2014 Torna all elenco dei quotidiani dal TRENTINO Venerdì incontro informativo organizzato dalla Comunità di valle Serata sulla fusione dei comuni ALTO GARDA Venerdì alle nella Sala della Comunità di via Rosmini a Riva è in programma l'incontro "Il futuro dei territori: fusione dei Comuni". Parteciperanno in qualità di relatori Paride Gianmoena (presidente del Consiglio delle autonomie locali), Alessandro Ceschi (direttore del Consorzio dei Comuni trentini), Stefano Cova (sindaco di Taio), Livio Caldera (sindaco di Comano Terme), Rolando Mora (promotore del comune unico di Ledro) e Salvador Valandro (presidente della Comunità Alto Garda e Ledro), mentre moderatore della serata sarà il giornalista del Trentino Gianfranco Piccoli. «L'iniziativa - spiega Valandro - è nata visto che si fa un gran parlare di unioni e di fusioni di enti, del ruolo delle Comunità e quant'altro: l'idea è quella di fornire ai cittadini e agli amministratori delle chiavi di lettura rispetto a quelli che sono i percorsi normativi per arrivare appunto a unioni e fusioni e rispetto alle buone pratiche già in atto sul territorio provinciale. Per la prima parte, quella normativa, ci saranno Paride Gianmoena e Alessandro Ceschi, mentre per quel che riguarda le buone pratiche (ossia quello che è già stato fatto), abbiamo invitato il sindaco di Coredo Paolo Forno (che però a causa di un infortunio sarà sostituito da Stefano Cova, sindaco di Taio, sempre del nuovo comune unico della Predaia), Livio Caldera (sindaco di Comano Terme, nato da una fusione tra Bleggio Inferiore e Lomaso) e Rolando Mora, una della "anime" del comune unico di Ledro. Da parte mia spiegherò quale potrà essere il ruolo della Comunità nella costruzione di questi percorsi. Per non creare problemi politici non abbiamo invitato amministratori locali: non spetta alla Comunità "imporre" eventuali fusioni tra comuni della zona». (m.cass.) 07/05/2014 Gianfranco Tonelli con i presidenti delle Fraglie Mirandola e Testa si rivolge a Rossi: «Sull alto Garda bastiamo noi» Il centro velico alle foci non serve» di Aldo Cadili walto GARDA Il Centro velico internazionale alle foci del Sarca è ancora in gestazione e già si registra una levata di scudi contro la sua realizzazione soprattutto per indispensabili e considerevoli finanziamenti pubblici (provinciali) necessari. Le polemiche in merito a strutture del genere sono quasi prassi, ma questa volta la bordate proviene addirittura dal gotha della vela agonistica altogardesana, ossia Fraglia Vela Riva, Circolo Vela Torbole e Fraglia Vela Malcesine: tre club nautici all apice del panorama velico mondiale la cui attività sportiva richiama i più quotati equipaggi dei cinque continenti portando notevoli benefici economici al turismo e all economia locale. Tra l altro i blasonati sodalizi coordinano quasi tutte le regate del Garda trentino che si svolgono nell arco di diverse settimane (nel 2014 Riva è impegnata per 140 giorni, un record). Ebbene, ieri mattina nella sede del Circolo Vela Torbole, alla Conca d Oro, il presidente di casa Gianfranco Tonelli, quello della Fraglia rivana Giancarlo Mirandola ed il consigliere della Fraglia melsinea Mauro Testa, hanno esposto la loro contrarietà verso un opera che definiscono «faraonica e dai costi milionari», e che a loro giudizio sarebbe un inutile doppione, in quanto le strutture esistenti sulle coste dell alto Garda sono in grado di soddisfare ottimamente le pur notevoli esigenze della vela agonistica. «I nostri

10 sodalizi sono da decenni parte integrante delle rispettive comunità. La prospettiva che vengano messi in ombra da un alternativa il cui futuro appare incerto non è giustificata ha spiegato Gianfranco Tonelli. Le pur favorevoli condizioni ambientali del Garda trentino non consentono di regatare per l intero anno, come certi ambienti turistici decantano in ambito promozionale, ma sono limitate ad alcuni periodi che i vari circoli sfruttano completamente con un programma coordinato. La realizzazione dell ipotizzato centro velico alle foci del Sarca comporterebbe uno sforzo finanziario notevole, che sicuramente gli imprenditori privati non sono disposti a sobbarcarsi anche in previsione di oneri e rischi economici della gestione. Perciò servirà un contributo pubblico per una cifra a molti zeri. Al presidente della Provincia Rossi rivolgo un appello affinché la sua amministrazione non si imbarchi in questa avventura: il Basso Sarca ha ben altre priorità. Ad esempio nella sanità con l ospedale arcense carente di servizi, come il pronto soccorso non adeguato alle necessità e la paventata chiusura del punto nascite. E per il collegamento Loppio Busa ci sono i fondi occorrenti? Non vorrei che il presidente Rossi fosse ricordato per un inaccettabile spreco di denaro pubblico». 04/05/2014 In occasione della Tombola della Solidarietà per la Caritas i gruppi sportivi organizzano la prima «Corri e pedala» In bici e a piedi sul Ponale per aiutare i bambini poveri Fino al 20 maggio in un'operazione di "social orienteering" (orientamento sociale) si potranno segnalare i punti preferiti del parco fluviale del Sarca: un punto panoramico, un albero storico, un luogo curioso, una pianta rara, un dettaglio storico, un angolo silenzioso, un posto da non perdere, una traccia dell'era glaciale, un habitat da conservare, una panchina, uno scorcio. Si può contribuire dalla pagina Facebook "Rete-di-Riserve-basso-Sarca" (o via a con un post che va commentato indicando titolo o nome del luogo, coordinate gps ed eventualmente con una foto. Le venti segnalazioni preferite entreranno nella "web app" del parco. (m.cass.)riva Il variegato mondo degli appassionati di bici e di podismo del Basso Sarca ha deciso di collaborare fattivamente con il comitato Befana Subacquea che già da qualche anno, in primavera, organizza in piazza Battisti, a Riva, la Tombola dei prodotti tipici del Trentino per la solidarietà. Ecco dunque che in occasione del prossimo appuntamento di domenica 11 maggio l'ormai classica festa di beneficenza a favore della Caritas di zona (quest'anno mirata in particolare ai bambini indigenti dell'alto Garda e Ledro: ce ne sono più di quanto si pensi!) vedrà affiancarsi un'altra nuova e singolare manifestazione, intitolata Corri e pedala sulla Ponale per solidarietà. Si tratta di una manifestazione ciclistica e podistica non competitiva aperta a tutti, voluta ed espressamente organizzata dal team Cicli Pederzolli e dai mattacchioni del Tour de Pance (sul fronte di chi ama pedalare) e dall'atletica Alto Garda e Ledro (sul fronte dei corridori e camminatori). L'appuntamento, come detto, è per l'11 maggio. Corri e pedala vedrà il ritrovo di tutti i partecipanti a partire dalle 8.30 in piazza Battisti, a Riva. Poi si formeranno due scaglioni di concorrenti che raggiungeranno il punto di partenza della manifestazione vera e propria, vale a dire la prima galleria della Ponale. Il via per i podisti scatterà alle 9.30; i ciclisti, invece, si metteranno in moto mezzora dopo. Per tutti il traguardo è fissato in piazza della chiesa a Pregasina, dopo 8 chilometri di marcia accompagnati da un panorama eccezionale. A Pregasina è previsto per tutti un piccolo ristoro, ma il clou della manifestazione ci sarà al ritorno in riva al lago: dalle in poi, in piazza Battisti a Riva, tutti i partecipanti alla non competitiva del Ponale potranno consumare un buono-pasto per mangiare ad uno qualunque degli stand della festa organizzata dal comitato Befana Subacquea (ci saranno polenta, carne salada ed altre pietanze). Inoltre gli stessi partecipanti avranno a disposizione 3 cartelle per partecipare nel corso del pomeriggio alle tombole pubbliche. Corri e pedala non avrà classifiche e premi speciali saranno dati solo ai gruppi oppure ad estrazione. Curioso l'incentivo previsto per gli abituali concorrenti del Tour de Pance che si presenteranno al via: per loro è pronto un bonus (niente male!) di 50 punti da aggiungere alle prestazioni ottenute nell'arco della stagione agonistica. E la solidarietà? E' tutta nei 10 euro che i partecipanti dovranno versare al momento dell'iscrizione. Già da ora presso Cicli Pederzolli (a Riva, in viale dei Tigli 24) oppure fino a 30 minuti prima della partenza in piazza Battisti. Informazioni al 0464/ (s.m.) 05/05/2014 Torna all elenco dei quotidiani dalla GAZZETTA DI MANTOVA Bagnolo. Lo smottamento causato dalle escursioni idrometriche del fiume. Ciclabile chiusa. Oggi il via ai lavori dell Aipo

11 Franano 30 metri d argine del Mincio Dovrebbero essere celebrati lunedì o martedì i funerali della piccola Gurleen Kaur, la bimba di solo un anno e mezzo, investita e uccisa dall auto guidata da una vicina di casa. La conferma del giorno e dell ora esatti ancora non c è. I famigliari, infatti, sono in attesa dell arrivo dei parenti dall India per celebrare la cerimonia di addio, con rito induista. Dopodiché la salma della piccola verrà trasportata in India per la sepoltura. Il papà, Parminder Singh, intanto non si dà pace per quanto accaduto. Lui stesso racconta che al momento dell incidente, successo nel cortile della corte, praticamente sulla porta di casa, lui era presente. «Ma non riesco a ricordare nulla, non so come sia potuto accadere». Alle dell altro ieri, una vicina di casa, 54 anni, casalinga, è entrata in auto nel cortile comune, ha fatto scendere la nipotina appena uscita da scuola, poi ha proseguito a destra per andare a parcheggiare la 500 sul retro. Ma non ha visto la piccola Gurleen. Indagata per omicidio colposo intanto la donna investitrice.bagnolo A dare l allarme una ragazza che stava facendo una passeggiata a cavallo lungo l argine del Mincio di Longhirola. Maider, il titolare del maneggio, centro di recupero cavalli e Giovanni Bertelli, quasi non credevano alle sue parole. «E crollato l argine». Una corsa su per la salita che costeggia lo sterrato verso il Mincio ed è bastata un occhiata per rendersi conto che non aveva esagerato: davanti ai loro occhi, e quasi sotto i loro piedi, una faglia larga almeno due metri e lunga una trentina. Quel tratto di argine trasformato in un enorme gradino. La causa? Difficile da stabilire: «Le piogge, forse, ma più probabilmente le nutrie e le volpi, che da queste parti scavano le tane» ipotizza il titolare dell Horse Paradise Longhirola. È stato lui, ieri pomeriggio intorno alle 18, a chiamare i vigili del fuoco e i carabinieri. La prima urgenza è stata quella di chiudere l accesso all argine, che viene utilizzato spesso come ciclabile e, nonostante il divieto di passaggio, anche da alcuni automobilisti che lo percorrono come scorciatoia tra Bagnolo e Governolo. Subito dopo è partita la segnalazione al Parco del Mincio, e all Aipo, competente su quel terreno. «Nessuno di noi, che frequentiamo ogni giorni questa zona, si era accorto di nulla - dice Bertelli. Gli fa eco il titolare del maneggio, secondo cui mercoledì l argine non era ancora crollato. «Lo smottamento dev essere avvenuto durante la notte. Ed è andata bene che la ragazza a cavallo l ha visto da lontano. Un ciclista avrebbe potuto farsi molto male». Quel tratto di argine lungo il Mincio è scelto spesso come meta di passeggiate in bicicletta, soprattutto in questa stagione. Dopo la segnalazione, sono arrivati alla Longhirola i carabinieri di Bagnolo, una squadra dei vigili del fuoco di Mantova e il dottor Paolo Michelini dell Aipo. È lui a dare un quadro della situazione: «Si è trattato di una frana dell argine dovuta alle varie escursioni idrometriche del Mincio e alle piogge degli ultimi tempi - spiega - Qui siamo già in regime di Po: infatti se si rialza rigurgita a Governolo». Michelini assicura che non ci sono pericoli per l acqua che è distante almeno sei metri dalla frana. Ieri sera sono state transennate le due estremità del percorso, quella di Governolo e quella in corrispondenza dell idrovora di Bagnolo. «Terremo monitorata la situazione per tutta la notte e porteremo subito i mezzi sul posto. Domattina (oggi per chi legge) alle sei cominceremo subito i lavori. Innanzitutto va ripristinata la sagoma arginale a campagna e poi andrà ridisegnato l argine». Ieri sera è stato avvisato anche il sindaco di Bagnolo Roberto Penna. «Non sono sorpreso di quanto accaduto. Già da tempo avevamo segnalato all Aipo che lungo l argine c erano delle crepe».(r.c.) 09/05/2014 Torna all elenco dei quotidiani dal CORRIERE DELLA SERA Giovedì 8 Maggio, 2014 BRESCIA Montichiari sogna un futuro migliore Da Bergamo «migrano» 225 voli Lunedì si inizia con i cargo della Dhl: in arrivo quattro aereomobili Siamo ancora lontani dall hub internazionale sognato un paio d anni fa da Bernardo Caprotti, patron di Esselunga. Ma nelle prossime settimane il D Annunzio assomiglierà un po di più a un aeroporto, e un po meno a un occasione persa. Dal 12 maggio al 1 giugno l aeroporto di Montichiari vedrà infatti raddoppiare voli e merce trasportata. E magari comparirà anche qualche passeggero. Merito della chiusura del «Caravaggio», lo scalo di Orio al Serio dove sono partiti i cantieri per rifare la pista. Per gli utenti sarà anche una scocciatura, con trasferte fino a Malpensa o cambi di programma. Ma per Montichiari si tratta di un occasione per mostrare le potenzialità tante volte evocate e intercettare possibili «clienti». Il primo, temporaneo, si chiama Dhl, il colosso della logistica che per tre settimane sposterà sul D Annunzio il 60% dei voli che oggi fanno base a Bergamo: quattro aeromobili saranno stanziati a Montichiari e daranno vita a 225 «movimenti» nell arco di una ventina di giorni. Vi sembra poco? E il doppio di quel che avviene di solito. Spariti da tempo i voli passeggeri di linea (l ultimo decollo di Ryanair, destinazione Londra, risale al 29 novembre 2010), al D Annunzio restano solo i voli di Poste Italiane e Mistral Air, più qualche charter. Poca roba, tanto che lo

12 scalo bresciano è spesso finito sotto accusa, bollato come «aeroporto fantasma» e «scalo bonsai». I numeri, dopo tutto, sono impietosi: nel 2013 sono transitati da Montichiari solo 10mila passeggeri. Va detto che il piano industriale della Catullo, la società veronese che gestisce il D Annunzio, ha indicato per lo scalo bresciano la vocazione cargo. Naturale che di passeggeri se ne vedano pochi. Il problema è che anche sul fronte merci le cose non vanno benissimo. C è Poste Italiane, che ha rinnovato il contratto, e che fa del D Annunzio la propria base operativa del nord Italia: 7 aerei che ogni notte, dal lunedì al giovedì, atterrano e ripartono. C è qualche volo charter, per esempio collegamenti con il nord Africa carichi di frutta. Ma la riscossa tanto attesa non è mai partita. Il vettore vietnamita annunciato un anno fa non si è mai visto. Il 2013 si è chiuso con meno di 40mila tonnellate di merce trasportata, in flessione rispetto al Nei primi tre mesi del 2014 non si sono raggiunte le 10mila tonnellate, con un calo del 10% rispetto allo scorso anno. Ecco perché i voli travasati da Bergamo sono da un lato un toccasana, per quanto temporaneo, ma soprattutto, si spera, un segnale per invertire la tendenza. Nei mesi scorsi la Catullo ha perfezionato il collaudo tecnico amministrativo del nuovo magazzino cargo e nei giorni scorsi si è intervenuti per installare nastri trasportatori e tutto ciò che serve per lo smistamento dei pacchi. Dal 12 maggio al 1 giugno Dhl sposterà una bella fetta dei propri aerei al D Annunzio: quattro aeromobili, Airbus e 757, che opereranno dal lunedì alla domenica, con una flessione dell attività durante i weekend. Decolli e atterraggi avverranno la sera e la mattina presto, con destinazione il nord Europa: soprattutto Germania e Inghilterra, ma anche Belgio e Francia. Dalla società tedesca (Dhl fa parte del gruppo Deutsche Post) fanno sapere che i «movimenti» saranno 75 a settimana. Tenendo conto che si dovrebbero trasportare 300 tonnellate al giorno, si può arrivare a stimare una movimentazione totale attorno alle 5mila tonnellate. In pratica, quanto trasportano le Poste in due mesi. Visto che Montichiari ha strutture, posizione e disponibilità, c è chi spera che il trasloco di Dhl non sia solo temporaneo, anche se la società tedesca ha un contratto con Sacbo fino a fine 2016 (dal 2 giugno tornerà dunque ad operare su Orio). Ma resta che le prossime tre settimane potranno essere una sorta di prova generale per il rilancio, se mai avverrà, del D Annunzio. Davide Bacca Mercoledì 7 Maggio, CORRIERE DEL VENETO - VERONA L'esordio della Città metropolitana «Conteremo più della Regione» I sindaci: «Avanti con la PaTreVe». Il governatore: «Un carrozzone» VENEZIA Dice il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni: «Saranno Treviso e Padova a dover decidere cosa vogliono fare». Ma la grande Città metropolitana PaTreVe si può fare e anche nel giro di qualche mese. Lo prevede la legge Delrio che ne fissa i criteri secondo cui possono aderire i Comuni vicini e i capoluogo anche senza bisogno di continuità territoriale. «Passata la tornata elettorale è un obiettivo che va coltivato», precisa il sindaco reggente di Padova (e candidato del Pd) Ivo Rossi. Aggiunge da Treviso Giovanni Manildo: «E' una grossa opportunità che potrà cambiare anche i destini della Regione Veneto che anziché parlare di indipendenza potrebbe aggregarsi con Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige creando la grande regione del Nordest». Intanto ieri c'è stato il primo passo della Città metropolitana di Venezia con l'incontro di 36 sindaci dei 44 comuni che compongono la provincia lagunare. E' partito così lo studio dello statuto, mentre i prossimi passi saranno l'elezione della Conferenza statutaria e il Consiglio metropolitano. «Quando si vedrà che questo nuovo ente funziona, i cittadini richiederanno l'adozione di simili aggregazioni anche per le altre autonomie locali», ha detto il prefetto di Venezia Domenica Cuttaia. Ed è quello che i sindaci di Venezia, Treviso e Padova stanno già facendo sapendo che poi la PaTreVe cambierà inevitabilmente gli equilibri in Veneto limitando l'azione di Palazzo Balbi. Lo fa capire Orsoni anche se cerca di non buttare benzina sul fuoco: «Cancellare la Regione? No, però è chiaro che passerebbe in secondo piano», dice. Non a caso ieri pomeriggio il governatore Luca Zaia si è subito affrettato ad affossare quello che ha definito «un nuovo carrozzone burocratico che genera solo poltrone e non produrrà nulla di utile per i cittadini». Una bocciatura che diventa ancora più netta con le successive precisazioni: «Non è questa la svolta auspicabile per la capitale del Veneto ha detto il presidente e non è così che si costruiscono le aggregazioni amministrative che dovrebbero garantire economie di scale ed efficenza dei servizi». Parole che lasciano poco spazio anche alla grande Città metropolitana, perché se è vero che dovranno essere i sindaci di Padova e Treviso, dopo il voto del consiglio comunale, chiedere di farne parte, è anche vero che dovrà essere la Regione entro trenta giorni a dare il via libero o meno. In caso di diniego a quel punto la palla passerebbe al governo che avrà novanta giorni di tempo per esprimersi. «Un'occasione che spero non vada persa altrimenti si costruisce prima una Città metropolitana e poi bisogna cominciare da capo per allargarla», ha detto lunedì sera il sottosegretario all'economia Pierpaolo Baretta all'assemblea del Pd provinciale diventato da qualche giorno «metropolitano». Spiega il sindaco reggente di Padova: «La dimensione europea impone di avere una grande area di riferimento, è la

13 sfida che dobbiamo affrontare. La Regione avrà un ruolo nell'ara esterna dell'area metropolitana». Con buona pace del presidente del Veneto Luca Zaia. I tre sindaci della PaTreVe infatti camminano quasi all'unisono. Le prime azioni metropolitane sono lo sportello unico delle Attività produttive, le azioni contro il racket degli accattoni, all'orizzonte seppur con grosse difficoltà c'è anche quella del trasporto pubblico. «Intanto vediamo di creare la Treviso larga, abbiamo già creato una rete di venti comuni spiega il sindaco Manildo. Di sicuro il nuovo ente e la Regione non devono essere in conflitto tra loro». Peccato che le dichiarazioni di Zaia vadano nella direzione opposta. Altro che città metropolitana, il presidente del Veneto pensa invece a una città-stato: «Venezia ha tutte le caratteristiche per essere paragonata a Berlino e Londra dove organismi dotati di poteri speciali, sono in grado di gestire con efficacia realtà territoriali, economiche e sociali complesse». Francesco Bottazzo Martedì 6 Maggio, BRESCIA Aeroporti, Orio chiude per tre settimane Da martedì voli dirottati su Malpensa Il traffico aumenterà del 50 per cento. Oltre 200 assunzioni temporanee Come prova generale per l Expo 2015 non è niente male. Da martedì prossimo fino a tutto il 1 giugno, causa la forzata chiusura dell aeroporto di Bergamo Orio al Serio per i lavori di rifacimento della pista, Malpensa gestirà un traffico passeggeri aumentato del 50 per cento. In termini reali, i transiti passeranno, in media, da 50 a 75 mila al giorno. I voli cresceranno da 260 a 350. Per usare un immagine di sicuro effetto, è come se per tre settimane l intero scalo di Linate (che vanta un attività solo leggermente superiore a quella della struttura bergamasca) si trasferisse in casa del «fratello» maggiore. «È un operazione unica nel suo genere» conferma il direttore generale di Sea Giulio Demetrio. Impegnativa, delicata, certo, ma anche quantomai utile per mettere alla prova l aeroporto in vista del forte aumento di traffico previsto tra un anno, da maggio fino ad ottobre, quando andrà in scena l Esposizione Universale che richiamerà su Milano milioni di visitatori. «Ed è anche un operazione a cuore aperto» aggiunge il dirigente della società di gestione milanese, perché in questi mesi a Malpensa sono in corso rilevanti lavori di riqualificazione dell intera aerostazione (con la realizzazione di una grandissima piastra commerciale unica) che comporterà un ampliamento dello spazio a disposizione dei viaggiatori e degli operatori di oltre il 30 per cento rispetto ad oggi. Il D-day scatterà martedì prossimo. Con il volo Ryanair per Barcellona delle su Orio al Serio calerà la saracinesca. Rimarranno aperte solo le biglietterie, l ufficio informazioni e quello per gli oggetti smarriti o ritrovati. Anche tutti i negozi per tre settimane dovranno cessare l attività. Per i dipendenti Sacbo, la società di gestione dello scalo, è stata prevista la cassa integrazione. Il personale della quindicina di compagnie che operano abitualmente sull aeroporto bergamasco dovranno mettere in conto un periodo di pendolarismo stradale da e verso Malpensa. E mentre a Orio si lavorerà 24 ore al giorno per rimettere a lucido i quasi 3 chilometri di pista (con conseguente adeguamento di servizi e sottoservizi, per un investimento complessivo di 40 milioni di euro), nello scalo della brughiera accoglieranno il surplus di attività con tutti i potenziamenti del caso. A partire dalle 200 persone che saranno assunte a tempo determinato per far fronte all onda in arrivo, ma che avranno buone possibilità di vedersi rinnovato il contratto per il futuro. Verranno adeguati, naturalmente, anche i filtri di sicurezza per l accesso ai gate: passeranno da 14 a 20. Così come saranno 12 in più (in servizio per 16 ore giornaliere) gli autobus in pista per il trasporto dei passeggeri in pista, mentre i carrelli portabagagli cresceranno di 400 unità (in tutto ce ne saranno a disposizione oltre 2 mila). Per le merci la soluzione trovata è diversa. Dhl ha deciso di trasferire a Malpensa solo il 40 per cento della propria attività, mentre il 60 per cento verrà dirottato a Montichiari. La gestione del nuovo flusso di traffico ha richiesto un attenzione anche agli aspetti relativi all accessibilità allo scalo e ai servizi di trasporto pubblico. La Polizia prevede l impiego di 10 agenti in più del solito per garantire maggiori controlli. Il coordinamento vedrà coinvolte anche la Polizia Stradale e le Polizie locali che operano sulle principali direttrici stradali (autostrade A8 e A4 e Statale 336). Previste anche informazioni radiofoniche dedicate. Per tutti, una raccomandazione: la fascia dalle 7 alle 9 sarà quella più critica. Meglio tenerne conto per evitare di ritrovarsi, per una ragione o per l altra, appiedati. Cesare Zapperi Sabato 3 Maggio, BRESCIA Visano, depuratore da rottamare Buttati al vento 14 milioni di euro Fermo da dodici anni, è diventato un rudere inservibile Una gigantesca piscina per rane. Costata 14 milioni di euro. Questo è diventato oggi il mega depuratore per liquami zootecnici di Visano, nella profonda bassa bresciana. Nell impianto fermo da 12 anni i ladri hanno fatto razzia dei cavi

14 di rame. Fango e alghe spadroneggiano nei vasconi di raccolta. E nulla funziona più. Terminato quindici anni fa dalla Provincia, utilizzato due anni e poi sequestrato dalla magistratura, è diventato oggetto di una lunghissima guerra giudiziaria con il gestore. E non è mai più stato riutilizzato. E pensare che in tempi di certificati verdi e corsa al biogas questa struttura in grado di trasformare in energia elettrica gli scarichi di centomila maiali avrebbe potuto essere la gallina dalle uova d oro per il Broletto. E fruttare oltre un milione di euro l anno. E come non ricordare che l impianto nel 2009 stava per essere convertito a depurare le fogne dei paesi della zona (Acquafredda, Remedello, Visano) che scaricano tutt ora nei fossi tonnellate di liquami e detersivi. Invece niente. Oggi rimettere in moto questo complesso sistema di vasche, tubi, digestori, cogeneratori, che nel 1991 erano un fiore all occhiello delle energie rinnovabili in Italia ed in Europa, è una chimera. Da quando una sentenza del tribunale di Brescia ha imposto alla Vstr, la società che nel 1999 l aveva avuto in gestione per trent anni, la sua restituzione al Broletto, il degrado è diventato assoluto. La rete di recinzione è stata divelta. I furti dei cavi in rame presenti nei tanti circuiti elettrici si sono susseguiti. Il tempo e l incuria hanno fatto il resto, accelerando il declino dei 35 chilometri di tubature collegate ai maxi allevamenti della zona. Una storia molto, troppo italiana quella che raccontano i resti di un impianto ideato a fine anni Ottanta con fondi ministeriali, pensato dall allora presidente socialista Vittorio Marniga e poi dall assessore all agricoltura Luigi Maninetti (di Visano) per dare una mano al settore agricolo che da lì a poco avrebbe dovuto fare i conti con la direttiva nitrati. E rivelatosi invece una enorme zavorra di debiti. Visano è certamente il tallone d Achille dell ente Provincia. Esempio di mala gestione della cosa pubblica che si rintraccia solitamente in altre latitudini del Belpaese. Quando si cercano le colpe di questa situazione il quadro si fa ancora più complicato. Il Broletto non ha fatto il possibile per riattivare l opera, i gestori non hanno mai rinunciato a chiedere 3 milioni di euro di danni (a giugno la sentenza d appello). «Noi senza dubbio abbiamo avuto le nostre colpe ammette Biagio Di Micco, consigliere della Vstr. Ai tempi del sequestro avevamo accettato scarti biologici non autorizzati. Ma la Provincia non è da meno. Ci diede un impianto monco di autorizzazioni. E non ha mai accettato un accordo alle nostre richieste di riprendere l attività. Una cosa però è certa: noi abbiamo sempre fatto manutenzione, e quando il 2 gennaio 2012 abbiamo riconsegnato le chiavi dell impianto, c era una perizia tecnica del tribunale che attestava il buono stato della struttura. Vada a vedere com è oggi». E ci siamo andati. Non è difficile eludere il cartello «divieto d ingresso», visto i crateri presenti nella rete di recinzione. Il clima in cui si sprofonda è surreale: si è accolti da una candida neve di piumini di pioppo e da un concerto grosso di raganelle che sparite dai fossi zeppi di pesticidi hanno trovato il loro habitat ideale in questo posto dimenticato dall uomo. Ironia della sorte, le più temerarie hanno depositato le uova vicino alle cisterne di reagenti velenosi, che non hanno l aria d essere monitorate dagli enti preposti. E viene da chiedersi quanto costerà smaltire il tutto per realizzare il nuovo depuratore del Garda che la Provincia vuole portare qui, con 80 chilometri di tubature. Un progetto che gli ingegneri Vstr definiscono con un solo aggettivo: «folle». Pietro Gorlani Torna all elenco dei quotidiani

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