IL BILANCIO D ESERCIZIO PER GIURISTI D IMPRESA Il modello del reddito realizzato. * * * D Amico Paolo (*)

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1 IL BILANCIO D ESERCIZIO PER GIURISTI D IMPRESA Il modello del reddito realizzato * * * D Amico Paolo (*) - 3^ parte - Sommario. Il Bilancio d esercizio secondo la legislazione civilistica. Lo Stato Patrimoniale. Il Conto Economico. La Nota Integrativa. Schema di Stato Patrimoniale civilistico. Schema di Conto Economico civilistico. Schema di Rendiconto Finanziario. Rappresentazione delle Immobilizzazioni Materiali secondo il criterio di destinazione. Metodologia in uso di valutazione discrezionale delle Immobilizzazioni Materiali. La verifica di congruità del valore d uso secondo la normativa civilistica ed i principi internazionali. La verifica di congruità reddituale secondo lo I.A.S. 16. Determinazione del valore di presumibile realizzazione indiretta. La verifica di congruità secondo lo I.A.S. 36. Il test d Impairment del Fair value dell immobilizzazione attraverso il Metodo dei flussi di cassa scontati. Il Reporting del piano di ammortamento flessibile (I.A.S. 36). La stima discrezionale della perdita durevole di valore dell immobilizzazione in economia. Caso Gruppo Alfa Spa. La valutazione discrezionale dell Attivo Circolante. Zona di elasticità dei valori ragionevoli per la determinazione del reddito di competenza del periodo. Criteri di iscrizione delle Immobilizzazioni Finanziarie nel Bilancio d esercizio. Rappresentazione nell attivo immobilizzato delle partecipazioni di controllo. Rappresentazione nell Attivo circolante delle Partecipazioni di minoranza. Valutazione dell Avviamento e delle Differenze di Consolidamento (I.F.R.S. 3). Bibliografia consultata Il Bilancio d esercizio secondo la legislazione civilistica In base alla legislazione civilistica, il bilancio d esercizio con particolare riferimento alle società di capitali, si compone di tre documenti: lo Stato Patrimoniale, il Conto Economico e la Nota Integrativa Lo Stato Patrimoniale (Art c.c.) Lo Stato patrimoniale esprime, il cosiddetto capitale di funzionamento e offre la rappresentazione puntuale del patrimonio della stessa a una certa data. Il contenuto di tale documento contabile è dato da un insieme coordinato di elementi destinati all esercizio dell attività economica. 1 Gli elementi contenuti nello Stato Patrimoniale costituiscono condizione essenziale per lo svolgimento dell attività d impresa in quanto è grazie all utilizzo dei vari elementi patrimoniali inseriti nei processi di produzione economica, e alla capacità di reintegrarli e di ristrutturarli, sotto l aspetto qualitativo e quantitativo, in modo coordinato e unitario che risulta possibile soddisfare le attese dei soggetti destinatari del bilancio d esercizio. Per tale motivo risulta essenziale coordinarli e combinarli opportunamente tra di loro, in maniera unitaria e durevole nel tempo, per dar vita ad un processo produttivo efficiente. In un accezione più ampia, il patrimonio comprende tutte le attività materiali ed immateriali attivabili per il raggiungimento di obiettivi strategici prefissati nell ambito dell azienda, affermando in tal modo che il capitale di funzionamento tende ad avvicinarsi alla configurazione del capitale economico, esprimendo il valore attuale dei redditi prospettici che si prevede saranno realizzati in futuro mediante l utilizzo sistematico di tali attività permanentemente acquisiti all economia dell impresa. 2 I criteri di valutazione applicati alle attività e passività patrimoniali in corso di completamento alla data di chiusura del bilancio, sono di natura atomistica, poiché la stima viene effettuata analiticamente, voce per voce, al fine di determinare un valore prudenziale del patrimonio netto di bilancio. Invece, i criteri di valutazione sistemica del capitale di bilancio, tendono a stimare il valore di capitale economico, verso cui il valore del capitale di funzionamento deve tendere nel lungo termine. La valutazione di natura sistemica si basa sulla rivalutazione analitica delle attività e delle passività dalla cui differenza scaturisce il patrimonio netto reale di bilancio, e l entità di tale patrimonio rivalutato deve essere verificato a posteriori, mediante l attualizzazione dei redditi operativi netti futuri, o dei flussi di cassa operativi attesi attualizzati ad un tasso di sconto appropriato. Ci occuperemo di tale argomento nel prosieguo della trattazione. 1 Si veda tra gli altri, P. Onida, Il Bilancio d esercizio nelle imprese, op. cit.;a. Amaduzzi, L azienda nel sistema e nell ordine delle sue rilevazioni, Utet, 1972; P. Capaldo, Reddito, Capitale e Bilancio d esercizio. Un introduzione, Giuffrè, S. Mestichella, L Analisi di bilancio. Caso Cementir Spa, Tesi di Laurea Master, 2005, tutor F. Ranalli, pag. 6. 1

2 Il Conto Economico (Art c.c.) Il Conto Economico è il documento economico-contabile di sintesi che mette in relazione l attività svolta dall impresa in un determinato periodo amministrativo, con i livelli di efficienza raggiunti nell impiego delle risorse disponibili, con le strutture produttive e organizzative adottate, nonché con le scelte di fondo affettuate a livello di strategia competitiva ed economico-finanziarie. Il documento raccoglie l insieme delle variabili-flusso riferite ai ricavi conseguiti e ai costi sostenuti nell intervallo temporale considerato ed esplicita quale variabile di sintesi il reddito inteso come differenza tra tali componenti, integrato dalla stima delle quantità economiche in corso di completamento al termine dell esercizio, che va ad accrescere il capitale netto dell impresa, costituendo una remunerazione esplicita della capacità imprenditoriale connessa alla combinazione delle risorse utilizzate. Il risultato economico dell esercizio misura la variazione, positiva o negativa, subita dal patrimonio netto e quindi dalla ricchezza netta dell impresa per effetto della gestione, ad eccezione delle conseguenze derivanti dagli effetti patrimoniali delle variazioni di capitale e le eventuali distribuzioni di utili o di riserve La Nota Integrativa (art c.c.) La Nota Integrativa è un documento che ha la funzione di integrare i dati quantitativi esposti negli schemi di Stato Patrimoniale e di Conto Economico al fine di rendere più chiara e significativa la lettura del bilancio d esercizio. Le funzioni svolte da tale documento sono: La funzione analitico-descrittiva, che dà l illustrazione di dati e contenuti nello Stato Patrimoniale e nel Conto Economico che, data la loro sinteticità espositiva non sono in grado di essere pienamente compresi; La funzione informativa, che prevede l indicazione di ulteriori dati che non possono essere inseriti nei documenti quantitativo-contabili; La funzione esplicativa, che si traduce nell evidenziazione delle ipotesi assunte sulla gestione futura e che sono alla base della determinazione dei valori di bilancio. Le informazioni contenute nella Nota Integrativa nel rispetto della normativa civilistica possono essere raggruppate nel modo seguente: a) Criteri di valutazione utilizzati nella redazione del bilancio d esercizio; b) Analisi delle voci componenti lo Stato Patrimoniale e delle variazioni intervenute rispetto all esercizio precedente; c) L illustrazione delle voci del Conto Economico; d) Altre informazioni integrative e complementari. 4 Eventuali cambiamenti di criteri di valutazione da un esercizio all altro, come ad esempio accade, per la valutazione delle rimanenze finali di magazzino che in un esercizio è stata fatta al FIFO, mentre in quello successivo al LIFO. Tale cambiamento di criterio, qualora portasse ad una differenza rilevante nel reddito d esercizio, dovrà essere menzionato nella Nota integrativa evidenziando l impatto sul Patrimonio Netto della società e sul risultato economico di periodo. 3 E anche chiamato conto profitti e perdite che rappresenta l andamento economico dell impresa in un determinato periodo di tempo, solitamente di 12 mesi (esercizio). E un conto riassuntivo del risultato economico della gestione, al quale affluiscono i costi, i ricavi e le rimanenze di competenza dell esercizio e che fornisce come saldo l utile o la perdita dell esercizio. Cfr. P. Capaldo, op. cit., pag. 35 e segg. F. Ranalli, Il Bilancio d esercizio. Modello del reddito realizzato. Aracne, Roma, S. Mestichella, op. cit., pag. 7. 2

3 SCHEMA DI STATO PATRIMONIALE CIVILISTICO (Art c.c.) - Schema 1 - Stato patrimoniale Civilistico a sezioni contrapposte redatto ai sensi dell art cod. civ. A T T I V I T A PASSIVITA E NETTO A) Crediti verso soci per decimi ancora dovuti B) IMMOBILIZZAZIONI BI) Immobilizzazioni Immateriali BI.I.) Spese di Impianto e di Ampliamento Costi di R & S BI.IV) Avviamento BII) Immobilizzazioni Materiali BIIa) Impianti, Macchinari BIIb) Immobilizzazioni in Leasing BIII) Immobilizzazioni Finanziarie I) Partecipazioni in società controllate e collegate A) PATRIMONIO NETTO AI) Capitale sociale AII) Riserva sovrapprezzo azioni AIII) Riserva di Rivalutazione (da fair value) AIV) Riserva azioni proprie AV) Riserva legale (5%) AVI) Riserva Straordinaria AVII) Altre Riserve AVII1) Riserva di Consolidamento AVIII) Utili di precedenti esercizi AIX) Utile (perdita) d esercizio C) ATTIVO CIRCOLANTE CI) Rimanenze CII) Crediti CII1) vs. Clienti CII2) vs. Società controllate CII3) vs. Società Collegate CII4bis) Crediti tributari CII4ter) Crediti per Imposte anticipate CIII) Crediti di finanziamento a breve CIV)Attività finanziarie e disponibilità liquide B) FONDI RISCHI ED ONERI B2) Fondo Imposte differite B3) Fondo spese manutenzione ciclica C) FONDO T.F.R. D) RATEI E RISCONTI D) DEBITI D3) Debiti vs. soci per finanziamenti D4) Debiti vs. Banche D5) Debiti vs. altri finanziatori (Società di Leasing) E) RATEI E RISCONTI TOTALE ATTIVO TOTALE PASSIVITA 3

4 1.3.2 Criterio generale di classificazione. La funzione economica delle attività e passività di Bilancio (art bis c.c.) Il bilancio civilistico, è scomponibile nelle singole sintesi d esercizio: Sistema dello Stato patrimoniale; Sistema di Conto Economico; Sistema di Nota Integrativa; Sistema supplementare di Rendiconto Finanziario. La Direttiva comunitaria 127/1991 che ha modificato l art bis c.c., all art. 15 ha introdotto, in occasione della riforma del diritto societario, il criterio discriminante per l iscrizione delle attività patrimoniali tra le Immobilizzazioni o nell Attivo circolante, dato dalla destinazione economica dei cespiti nell ambito dei cicli produttivi svolti verticalmente o anche orizzontalmente. Evidentemente, il criterio della destinazione è stabilito, dagli amministratori che sono anche i redattori del bilancio, in relazione alla specifica attività svolta dalla società o dal gruppo di appartenenza. Per quanto riguarda l attività caratteristica di un gruppo, quale elemento discriminante, a titolo esemplificativo consideriamo il gruppo industriale FIAT Spa, operante con riferimento al segmento delle autovetture di fascia media. Gli automezzi prodotti dal gruppo industriale Fiat Spa, sicuramente vanno classificati nell attivo circolante, nella voce (CI- Rimanenze), aventi destinazione economica come attività ad utilizzo a breve nel processo produttivo di prodotti finiti, di pertinenza di gestione caratteristica del gruppo medesimo. Analogamente, gli automezzi in possesso di una società di logistica (trasporti) appartenente al medesimo gruppo Fiat Spa, vanno classificati tra le immobilizzazioni materiali, nella voce (BII- Automezzi), avendo una destinazione economica diversa come attività ad utilizzo durevole nel tempo, nell ambito del processo produttivo della società di trasporti. Per quanto riguarda il passivo patrimoniale, invece, l applicazione del principio della destinazione economica è un processo arduo, in quanto, in corrispondenza della distinzione tra Immobilizzazioni ed Attivo circolante prevista dall art cod. civ. non vi è analoga corrispondenza del passivo patrimoniale. Le passività ricompresse nella voce Debiti (categoria D) sono diverse e risultano classificate per natura nel passivo patrimoniale, costituendo un limite al principio della chiarezza dello schema di bilancio, e causando non pochi problemi a livello interpretativo della situazione patrimoniale e finanziaria del gruppo. Il Capitale sociale, le Riserve di utili e di capitale ed il reddito netto, rappresentano le c.d. parti ideali del Patrimonio netto, in quanto non hanno un riscontro preciso nelle voci dell attivo patrimoniale, ma i valori del netto risultano trasfusi nelle attività, cioè sono indistinti. In sede di analisi ed interpretazione del bilancio d esercizio, che di per sé non consente di effettuare una disamina esauriente dei valori accolti, per una corretta interpretazione della situazione finanziaria, economica e patrimoniale, i valori enunciati vanno indagati mediante l adozione della tecnica di analisi finanziaria, che si avvale della riclassificazione dello stato patrimoniale secondo il criterio finanziario o funzionale, alle cui macroclassi ottenute è possibile costruire indici morfologici finanziari e patrimoniali, nonché flussi monetari e finanziari per un attendibile esame dello stato di salute della società. 4

5 SCHEMA DI CONTO ECONOMICO CIVILISTICO (Art c.c.) L art cod. civ. prevede lo schema obbligatorio di conto economico a scalare, affinché l analista di bilancio possa delineare un certo profilo economico della gestione della società o del gruppo di appartenenza. Tale schema sviluppa i componenti positivi e negativi di reddito in forma scalare, classificando i costi certi e stimati per natura, attraverso l esplicitazione delle macroclassi del Valore della produzione (aggregato A), e dei Costi della produzione (aggregato B) di seguito specificati nello Schema obbligatorio (Schema 2). Tuttavia, al pari dello schema obbligatorio di stato patrimoniale, il conto economico ha dei limiti informativi nei confronti del lettore del bilancio. Infatti, lo schema a scalare del conto economico evidenzia un unico risultato intermedio, il c.d. reddito operativo della gestione caratteristica derivante dalla differenza tra il Valore (A) ed i Costi della produzione (B), e non anche gli altri risultati intermedi delle varie gestioni: risultato della gestione patrimoniale e finanziaria, della gestione straordinaria, risultato della gestione tributaria. Tali risultati possono essere ottenuti mediante il conto economico riclassificato per natura. In ultima analisi, lo schema evidenzia l unico risultato economico di competenza dell esercizio al netto delle imposte sul reddito. Riportiamo anche il prospetto di raccordo dell utile netto della capogruppo e dei terzi azionisti, nel caso di schema di Conto Economico di gruppo. - Schema 2 - Conto Economico civilistico a scalare redatto ai sensi dell art c.c. A) VALORE DELLA PRODUZIONE 1. Ricavi delle vendite e delle prestazioni 2. +/- rimanenze di prodotti in corso, di semilavorati e finiti 3. +/- Lavori in corso su ordinazione 4. +/- Costruzioni in Economia 5. Altri ricavi e proventi B) COSTI DELLA PRODUZIONE 6. Costi di acquisto di materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci 7. Costi per Servizi 8. Costi per godimento beni di terzi 9. Costi per il Personale: 10.Ammortamenti e Svalutazioni 11. +/- rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci 12 Accantonamenti per rischi ed oneri 13 Altri accantonamenti 14 Oneri diversi di gestione = DIFFERENZA TRA VALORE E COSTI DELLA PRODUZIONE (A B) C) PROVENTI ED ONERI FINANZIARI 15. Proventi da Partecipazioni 16. Altri proventi finanziari 17. Interessi ed altri oneri finanziari D) RETTIFICHE DI VALORE DI ATTIVITA FINANZIARIE 18. Rivalutazioni 19. Svalutazioni per perdite durevoli di valore E) PROVENTI ED ONERI STRAORDINARI 20. Proventi straordinari 21. Oneri straordinari = RISULTATO ANTE IMPOSTE 22. Imposte sul reddito 23. UTILE (PERDITA) DELL ESERCIZIO VP CP RO OF PROSPETTO DI RACCORDO REDDITO DI GRUPPO - UTILE (PERDITA) D ESERCIZIO DELLA CAPOGRUPPO - UTILE (PERDITA) D ESERCIZIO DI TERZI RNg RN cg RN t 5

6 SCHEMA DI RENDICONTO FINANZIARIO COMPLESSIVO SECONDO LO IAS 7 +/- Disponibilità liquide iniziali in Cassa e presso Banche +/- Utile (Perdita) operativa (EBITDA) + Ammortamenti +/- Capitale circolante netto (Net working capital) +/- Altre attività/passività correnti = CASH FLOW STATEMENT (A) - Acquisti di Immobilizzazioni tecniche - Acquisto di Partecipazioni (Immobilizzazioni finanziarie) - Acquisto di Immobilizzazioni Immateriali/Goodwill - Acquisto di Partecipazioni circolanti + Vendita di immobilizzazioni tecniche + Cessioni di Immobilizzazioni finanziarie + Interessi attivi + Dividendi incassati da Partecipazioni = CASH FLOW OPERATING INVESTIMENT (B) = FLUSSO DI CASSA DISPONIBILE PER GLI INVESTITORI C = (A B) + Emissione di prestiti obbligazionari - Rimborsi di prestiti obbligazionari + Acquisizione nuovi finanziamenti - Rimborsi di finanziamenti - Rimborsi di Leasing finanziario - Dividendi pagati = CASH FROM FINANCING (D) +/- Disponibilità liquide finali in Cassa e presso Banche 6

7 Il contributo dei Principi contabili internazionali (IAS 7) nella redazione dello schema di Rendiconto finanziario Il principio contabile internazionale I.A.S. 7, a differenza del principio contabile 12, prevede l obbligo di redazione dello schema di rendiconto finanziario da allegare al bilancio d esercizio, per la rappresentazione della dinamica finanziaria, in specie riferita ai gruppi aziendali. Lo schema di Rendiconto finanziario previsto dallo I.A.S. 7 esalta il Flusso di cassa di gestione operativa dell impresa, poiché ritenuto il nucleo monetario portante della gestione corrente. L importanza di tale grandezza finanziaria risiede nella convinzione che, gli investimenti tecnici dell impresa unitamente agli impieghi di capitale circolante siano prevalentemente finanziati attraverso fonti interne di autofinanziamento, che costituiscono grandezze oggettive di valutazione. Inoltre, il Flusso monetario di autofinanziamento (Cash flow Statement) deve essere costituito prevalentemente da grandezze monetarie qual è il Margine Operativo Lordo (M.O.L.) derivante dalla differenza tra i ricavi monetari dell esercizio ed i relativi costi monetari, rispetto all ammontare dei costi non monetari del cash flow (ammortamenti ed accantonamenti al netto delle utilizzazioni dell esercizio). Nel conto economico scalare il MOL deriva sottraendo dal Valore aggiunto il costo del personale. Il MOL è una grandezza reddituale oggettiva, poiché non risente delle politiche di bilancio basate sui mutevoli criteri di valutazione da un esercizio all altro degli ammortamenti, degli accantonamenti e, delle rimanenze d esercizio, al fine di perequare la distribuzione dei redditi nel tempo. Al pari dello schema di rendiconto predisposto dal P.C. 12 del CNDC, tale schema dello IAS 7 prevede l articolazione del rendiconto in zone che consentano di identificare le specifiche aree gestionali: Flusso di cassa della gestione operativa (Cash Flow Statement); Flusso finanziario di gestione Investimenti (Cash Flow Operating Investiment); Flusso finanziario di gestione Finanziamenti; Flusso finanziario della gestione straordinaria. Secondo il principio IAS 7, l impresa deve classificare le specifiche aree gestionali nel modo più consono al settore in cui opera in modo tale da permettere ai lettori del Bilancio di valutare l impatto delle diverse aree della gestione sulla posizione finanziaria e sull ammontare delle disponibilità liquide. Il Flusso monetario di gestione operativa (Cash Flow Statement) deriva, abbiamo detto, da grandezze oggettive che caratterizzano l attività di produzione del reddito dell impresa: i ricavi monetari delle vendite ed accessori, al netto dei costi monetari dell esercizio (M.O.L.). Il flusso monetario è inteso al netto delle imposte maturate sul reddito operativo, ossia di quella parte della gestione fiscale relativa all attività caratteristica. Il Flusso finanziario di gestione Investimenti deriva dagli investimenti tecnici sostenuti dall impresa con l obiettivo di ottenere in futuro maggiori ricavi e flussi monetari positivi (immobilizzazioni materiali ed immateriali, ecc.). Il Flusso di gestione Finanziaria è costituito essenzialmente da quelli legati alla struttura finanziaria dell impresa (Indebitamento e Mezzi propri), compresi i prestiti bancari a breve, medio e lungo termine, nonché del costo del debito (oneri finanziari), e della remunerazione del capitale proprio (acconti dividendo). Le grandezze finanziarie da considerare ai fini delle variazioni intervenute nel corso dell esercizio, per effetto della dinamica finanziaria, sono: i componenti del capitale circolante netto, e la posizione di liquidità netta debitoria o creditoria. In precedenza è stato riportato lo schema consigliato dallo IAS 7 di adozione del Rendiconto per flussi di cassa intermedi, adottabile dai gruppi societari quotati nei mercati ufficiali. 7

8 2. Rappresentazione delle Immobilizzazioni materiali secondo il criterio di destinazione * * * BII) IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI (art c.c.) 1) 2) 3) 4) 5) Immobilizzazioni in corso e acconti 6) Immobilizzazioni in Leasing La rappresentazione delle immobilizzazioni materiali si richiama, in sintonia con il principio dettato dall art bis c.c., 1^ co., alla prioritaria classificazione delle attività secondo la loro destinazione economica. Tale criterio conduce ad individuare nell attivo dello stato patrimoniale le due macroclassi: Immobilizzazioni; Attivo circolante. Rientrano nelle immobilizzazioni le attività destinate alle coordinazioni produttive per un periodo che va oltre l esercizio, e che non possono essere distolte dalle coordinazioni stesse senza arrecare grave pregiudizio economico all attività produttiva. Costituiscono invece componenti dell attivo circolante i beni destinati alla vendita, oppure potenzialmente idonei ad essere distolti dalle combinazioni produttive senza alterarne il fisiologico svolgimento. L appartenenza di un cespite alla categoria delle immobilizzazioni non dipende dalla natura o struttura dello stesso, bensì da decisioni degli amministratori in relazione all attività esercitata dall impresa. 5 In base al criterio della destinazione economica appartengono, dunque, alle immobilizzazioni quelle attività destinate per scelte del soggetto economico a permanere per non breve tempo nella dotazione aziendale, nonché per presunzione relativa di legge disposta dall art bis c.c. Si tratta perciò di impieghi con funzione economica durevole, destinati ad essere mantenuti nel patrimonio aziendale a scopo di stabile investimento. Ad esempio, un impianto industriale costituisce un immobilizzazione nel momento in cui partecipa al processo produttivo per uso durevole, ossia la sua utilizzazione è da considerarsi pluriennale. Tali impieghi trovano iscrizione nello stato patrimoniale nella voce Immobilizzazioni (classe B). Il rispetto del criterio della destinazione economica è obbligatorio secondo la legislazione civilistica, e può condurre gli amministratori a ritenere che il valore di iscrizione di un immobilizzazione abbia una duplice natura: 1. di capitale immobilizzato nel caso in cui il cespite sia durevolmente vincolato alle combinazioni produttive, cedendo la propria utilità in ripetuti atti produttivi; 2. di capitale circolante quando il cespite abbia cessato di partecipare alle combinazioni produttive e sia destinato ad essere negoziato, in quanto si ritiene che sia terminata la sua utilità economica. Il medesimo impianto costituisce, invece, un attività circolante, nel momento in cui viene deciso l estromissione dal processo produttivo per cessata utilità economica. In quest ultimo caso, sia attua uno storno di valori dalla classe B) delle immobilizzazioni, alla classe C) del capitale circolante, nell esercizio in cui si è manifestato il cambiamento di destinazione d uso dell immobilizzazione per cessazione definitiva di utilità economica dal processo produttivo. Mentre l iscrizione nell attivo immobilizzato dovrà avvenire al costo storico maggiorato dei costi direttamente imputabili, l iscrivibilità nell attivo circolante ha luogo al presunto valore di realizzo essendo il cespite destinato alla vendita. 5 - Cfr. AA.VV., a cura di A. Palma, Il Bilancio d esercizio, Giuffrè, 2003, pag. 287 e segg. 8

9 Infine, la qualificazione di immobilizzazione materiale attribuita ad un cespite può dipendere dal settore di attività economica dell impresa. Infatti, un automezzo costituisce prodotto finito per l azienda automobilistica produttrice da destinare alla vendita, per cui trova allocazione nell attivo circolante nella voce Rimanenze, mentre per l azienda utilizzatrice lo stesso cespite rappresenta un fattore produttivo durevole. Essendo le immobilizzazioni materiali fattori produttivi ad utilizzazione pluriennale, si ha che il relativo costo sostenuto non può essere interamente attribuito all esercizio del suo sostenimento, ma nel rispetto del principio della competenza economica tale costo va ripartito in più esercizi, ossia nei periodi in cui il cespite partecipa al processo produttivo e si conseguono i rispettivi ricavi. Il principio della durevole destinazione 6 o funzione economica di un immobilizzazione materiale attribuita dall impresa, derivante dalla tesi aziendalistica è stata recepita dalla legislazione civilistica all art bis c.c., p.1. Su tali presupposti l immobilizzazione è destinato, considerato il rapporto funzionale che lo collega con il processo della produzione economica, ad essere impiegato per più esercizi. In particolare, dovrà stimare la vita residua di utilizzazione futura dell immobilizzazione, facendo leva sul piano di ammortamento flessibile ex ante, e sulla successiva verifica di congruità ex post delle quote di ammortamento, che porta alla determinazione dello strato di reddito realizzato, attraverso: l Inclusione dei costi non monetari nel capitale circolante (IAS 16); il Reporting del piano di ammortamento flessibile (IAS 36) Categorie di Immobilizzazioni materiali Nello schema di Stato patrimoniale previsto dall art c.c., nell ambito della macroclasse BII) Immobilizzazioni materiali, la separata indicazione delle Immobilizzazioni in Leasing, risiede nella necessità informativa di bilancio nei confronti dei destinatari, di far loro presente che nell impresa sono in atto contratti di leasing relativamente all acquisizione di talune attività immobilizzate che, anche se non sono giuridicamente di proprietà della società, sostanzialmente risulta come se lo fossero, nel rispetto del principio contabile civilistico della prevalenza degli aspetti sostanziali su quelli formali Le Immobilizzazioni in Leasing nella prevalenza della sostanza sulla forma Nel rispetto della clausola generale della rappresentazione veritiera e corretta degli accadimenti di gestione aziendale, si rende necessario determinare e comprendere gli aspetti sostanziali di ciascuno di tali fatti amministrativi e non solo i suoi aspetti formali. Per ciascuna operazione o fatto amministrativo e comunque per ogni accadimento aziendale, è indispensabile conoscere la sostanza economica degli stessi qualunque sia la sua origine contrattuale. L identificazione degli aspetti sostanziali oltre a quelli formali delle operazioni è di fondamentale importanza per tutto il procedimento di formazione del Bilancio d esercizio. Infatti, già nella fase di rilevazione contabile dell operazione, nelle scritture contabili è essenziale che si abbia la cognizione di tutti gli elementi pertinenti per la determinazione della relativa sostanza economica. La sostanza economica dell operazione costituisce il criterio basilare per la contabilizzazione, valutazione e rappresentazione dell operazione nel bilancio ordinario d esercizio, finchè quest ultimo possa rappresentare con chiarezza, verità e correttezza della situazione patrimoniale, finanziaria ed economica della società. In sintesi, l operazione va contabilizzata nella contabilità generale dell azienda, innanzitutto secondo la sostanza economica dell operazione, considerando anche gli aspetti formali, ossia gli aspetti contrattuali e giuridici. Ad esempio, contabilizzando l operazione di leasing finanziario relativa all acquisizione di un immobilizzazione materiale soltanto in base agli aspetti formali, l iscrizione dei cespiti presi a leasing non andrebbe fatta tra le immobilizzazioni dello Stato patrimoniale (categoria B), ma tra i conti d ordine per memoria, nel sistema degli impegni e dei rischi, classificando anche i debiti nei confronti della società di leasing solo per memoria. Nel conto economico, non andrebbero contabilizzate le quote annuali di ammortamento, bensì il costo dei canoni di leasing pagati nell esercizio. 6 - Per un approfondimento del problema relativo alla classificazione delle attività patrimoniali di bilancio secondo la destinazione economica piuttosto che secondo i criteri finanziari, tra gli altri, si veda P. ONIDA, La logica e il sistema delle rilevazioni quantitative d azienda, Giuffrè, Mi, 1970, pag A. Palma T. Pirondini, Gli schemi dello stato patrimoniale e del conto economico, in AA.VV. Il Bilancio d esercizio, Giuffrè, M. Lacchini, I principi di redazione del bilancio nello schema di legge delega per il recepimento della IV Direttiva CEE, Giuffrè, 1989, pag. 72 e segg. 9

10 Il debito residuo verso la società di leasing non andrebbe evidenziato nel passivo patrimoniale (categoria D), bensì sarebbe menzionata tra i conti d ordine soltanto per memoria. Evidentemente, tale criterio dell aspetto solo contrattuale dell operazione non risulta valido finchè il bilancio possa rappresentare un quadro fedele della situazione patrimoniale, finanziaria ed economica della società. Per tale motivo, che la riforma del diritto societario, ha introdotto nell art c.c., la rappresentazione con separata indicazione delle Immobilizzazioni in Leasing, nell attivo immobilizzato dello Stato Patrimoniale civilistico. In base agli aspetti sostanziali, l operazione di leasing deve essere contabilizzato come un operazione di acquisizione di un immobilizzazione con copertura finanziaria costituita dal finanziamento di leasing. Infatti, l acquisizione dell immobilizzazione mediante la stipula di un contratto di leasing finanziario deve essere effettuata come acquisto in proprietà del cespite e capitalizzato nell attivo di stato patrimoniale (categoria B), e l iscrizione deve essere separata dalle altre immobilizzazioni nel pieno rispetto del principio della chiarezza. Nel passivo di stato patrimoniale dovranno essere classificati i debiti finanziari residui verso la società di leasing (categoria D). I canoni annuali saranno contabilizzati a decurtazione dei debiti finanziari verso la società di leasing, in modo da rappresentare il debito reale residuo dell azienda nei confronti della società di leasing. Nel Conto Economico dovranno essere eliminati i canoni annui di leasing, mentre andranno classificati tra i costi di produzione le quote annuali di ammortamento applicando i coefficienti di settore, e tra gli interessi passivi andranno classificati gli oneri finanziari del leasing inclusi nei canoni annuali. Tra i conti d ordine non saranno più menzionati, né le immobilizzazioni in Leasing, né i debiti verso la società di leasing, nell ambito del sistema di impegni e rischi, a titolo puramente di memoria Rappresentazione contabile dell operazione di Leasing Attraverso un contratto di leasing, l azienda utilizzatrice, utilizza un determinato cespite patrimoniale nelle combinazioni produttive, pagando alla società locatrice un canone annuo di locazione, con possibilità di riscatto finale della proprietà del cespite. Sotto il profilo giuridico, l operazione di leasing si distingue secondo l oggetto del contratto di locazione: Leasing finanziario che prevede l opzione di riscatto finale del cespite acquisito; Leasing operativo ove tale opzione non risulta prevista. Nel leasing finanziario, l utilizzatore si vede finanziato il fabbisogno di un cespite produttivo su cui ha la facoltà di esercitare l opzione di acquisto. Nel caso del leasing operativo, l azienda utilizzatrice non effettua l operazione per esigenza di finanziamento, ma per assicurarsi la disponibilità del cespite per un determinato periodo di tempo senza esercitare l opzione call. Per quanto concerne la contabilizzazione della società utilizzatrice, occorre distinguere il leasing finanziario da quello operativo, suddividendo la contabilizzazione secondo la formalità contrattuale (Metodo Patrimoniale) e, secondo la sostanza del contratto (Metodo finanziario) Contabilizzazione formale secondo il Metodo Patrimoniale In caso di leasing finanziario, l utilizzatore rileva: Nel Conto economico, alla voce B8 Costi per godimento beni di terzi, di cui all art c.c., il costo dei canoni pagati per locazione finanziaria; Nello Stato patrimoniale, tra i conti d ordine, l ammontare complessivo dei canoni residui da pagare alla società di leasing; Nella Nota integrativa, ai sensi dell art c.c., p. 9, la natura e la composizione di tale posta per rappresentare la situazione patrimoniale e finanziaria della società. I canoni devono essere contabilizzati secondo la competenza economica di ciascun esercizio. In caso di pagamento del maxicanone iniziale, l utilizzatore deve contabilizzare uno storno di costo mediante un risconto attivo per tutta la durata della locazione, ripartendo il costo complessivo per competenza sulla base di tale periodo in ciascuno degli esercizi interessati. Al termine del leasing, se il cespite viene riscattato, il valore di riscatto sarà iscritto tra le immobilizzazioni materiali ed ammortizzato sistematicamente in ciascun esercizio in base alla loro residua possibilità di utilizzazione (art c.c., p. 2). 10

11 Contabilizzazione sostanziale secondo il Metodo Finanziario Il principio contabile internazionale IAS 17 considera l operazione di leasing finanziario come una forma di finanziamento in cui l azienda utilizzatrice riceve i mezzi economici di cui necessita per lo svolgimento dei cicli produttivi (immobili, impianti e macchinari, ecc.), attraverso un finanziamento indiretto che si estrinseca nella messa a disposizione di tali cespiti. La contabilizzazione con il metodo finanziario privilegia il profilo sostanziale del contratto, considerato come una vera e propria acquisizione di finanziamento, per cui l azienda rispetta in tal modo i principi di chiarezza e di rappresentazione veritiera e corretta della situazione economica, patrimoniale, e finanziaria della stessa, di cui all art c.c., p. 2. Nell attivo viene rilevato il cespite patrimoniale tra le Immobilizzazioni materiali (B2 Immobilizzazioni in leasing) al valore attuale dei canoni scontati (fair value), ammortizzando in maniera sistematica in base al periodo di prevedibile utilizzo del cespite. In contropartita, viene rilevato contabilmente, tra le passività, l ammontare complessivo del debito verso la società di leasing, ridotto ad ogni esercizio in base ad un piano di ammortamento relativo al pagamento dei canoni annuali. Si ha l inserimento nella voce D5 Debiti vs/ altri finanziatori oltre l esercizio successivo (debiti a media e lunga scadenza). La quota annuale del debito pagata nel corso dell esercizio dovrà essere inserita nel passivo corrente. Infine, l ammontare dei canoni annui sarà suddivisa tra la quota capitale per il rimborso del debito di leasing, e la quota interessi a fronte del finanziamento, imputata per competenza tra gli oneri finanziari. La rappresentazione finanziariamente corretta nel bilancio d esercizio della situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell operazione di leasing sarà, in base al principio IAS 17, la seguente: - Stato Patrimoniale (IAS 17) - ATTIVITA PASSIVITA B) Immobilizzazioni Materiali D) Debiti B.2. Immobilizzazioni in leasing D5.1) verso altri finanziatori (oltre eserc. Succ.) D) Ratei e Risconti attivi D5.2) verso altri finanziatori (entro eserc. Succ.) D1.) oneri finanziari (quota rinviata) - Conto Economico (IAS 17) - B) Costi della produzione 10 b) ammortamento immobilizzazioni in leasing C) Proventi e oneri finanziari 17) Interessi passivi ed oneri finanziari (+interessi di Leasing al netto Risconti attivi) - Rendiconto Finanziario (IAS 7) - Margine Operativo Lordo (M.O.L.) o EBITDA - Investimenti materiali ed immateriali - Investimenti materiali in Leasing - Altri investimenti Immobilizzati = WORKING NET CASH FLOW - Capitale circolante Netto (CCN) CASH FLOW OPERATING INVESTIMENT - Indebitamento finanziario - Mezzi propri - Dividendi pagati - Oneri finanziari (compresi gli interessi di leasing) = CASH FROM FINANCING 11

12 Considerazioni conclusive L'allocazione nel bilancio d'esercizio, tra i conti d'ordine, dei cespiti in leasing, limita la possibilità di realizzare significativi confronti interaziendali, causando significative distorsioni. Le principali aree di distorsione sono elencate qui appresso: ❿ le immobilizzazioni operative dell'impresa che fa ricorso al leasing risultano inferiori a quelle di imprese similari, ma che ne hanno la proprietà; ❿ Il valore aggiunto e il margine operativo lordo dell'impresa che fa ricorso al leasing sono sottostimati rispetto ai medesimi risultati di imprese analoghe che hanno la proprietà dei cespiti ammortizzabili, ciò in quanto i canoni di locazione finanziaria vanno inclusi tra i costi monetari operativi, e non vengono distinti, pro quota, tra i costi locativi e gli oneri finanziari; ❿ il reddito operativo è sottostimato perchè espresso al netto dei canoni di leasing che comprendono una componente di oneri finanziari; ❿ anche gli oneri finanziari risultano sottovalutati; ❿ non appare l'impegno finanziario collegato al pagamento dei canoni residui. Se a giudizio dell'analista la non corretta contabilizzazione delle immobilizzazioni in leasing dà luogo a distorsioni di non poco conto, è possibile ricostruire in bilancio: il valore netto dei cespiti acquisiti in leasing; l'indebitamento implicito nell'obbligazione al pagamento dei canoni residui; gli oneri finanziari in corrispondenza dell'indebitamento verso la società di leasing; facendo ricorso ai metodi suggeriti dalla dottrina e dalla prassi contabile 7. Infine, per quanto riguarda la scelta del criterio di classificazione, la prassi attuale adotta il criterio finanziario della liquidità/esigibilità per il raggruppamento dello stato patrimoniale in considerazione del fatto che, la rappresentazione risultante soddisfa le esigenze più generali degli operatori esterni del bilancio. Lo schema in parola è infatti raccomandato, con varianti di ordine formale, dai principi contabili internazionali. Lo schema esposto in tabella, contrapponendo le attività alle passività a breve e gli immobilizzi al capitale acquisito a vario titolo, a medio/lungo termine e in via permanente, fornisce un'immagine generale del grado di solvibilità dell'impresa e pertanto è indirizzato in modo specifico all'analisi dell'equilibrio finanziario a breve termine attuata attraverso l'analisi dei quozienti 8. Il criterio della pertinenza gestionale si presenta invece particolarmente efficace qualora si voglia analizzare la dinamica finanziaria, specie con riguardo alle maggiori aree decisionali (gestione caratteristica, gestione finanziaria). Va precisato in questa sede che è generalmente inutile effettuare entrambi le riclassificazioni. 7 Per tutti, si compulsi il nuovo principio contabile internazionale, IAS 17, che esprime il criterio finanziario di riclassificazione dello Stato Patrimoniale. In particolare, per quanto riguarda le operazioni in leasing, la corretta classificazione concerne l'aspetto sostanziale e non formale dell'operazione. 8 - In questa cornice concettuale, è stata elaborata la classica rappresentazione grafica a zone dello stato patrimoniale. Si veda T. Bianchi, La programmazione finanziaria, in AA.VV., Le analisi di bilancio, Assireme, Milano, 1974, pag

13 Limitandosi al criterio più adatto per il tipo di analisi da svolgersi, sarà poi possibile, attraverso poche rettifiche passare al criterio alternativo ove necessario. 3. Metodologia in uso di valutazione discrezionale delle Immobilizzazioni Materiali La stima delle immobilizzazioni impone una logica unitaria di valutazione, ma in astratto le problematiche possono essere esaminate separatamente. 9 Le problematiche di valutazione riguardano: Il valore da ammortizzare; la durata di utilizzazione del cespite; le modalità di calcolo delle quote di ammortamento; la stima della perdita durevole dell immobilizzazione. Esaminiamoli separatamente Stima del Valore da ammortizzare Il valore da ammortizzare può essere ricondotto in via prevalente al costo storico, il cui valore sorge per effetto di uno scambio sul mercato, quindi di un prezzo negoziato. Si tratta di un valore oggettivo Il Costo d acquisto Le immobilizzazioni materiali devono essere iscritte nell attivo immobilizzato di bilancio al costo d acquisto, includendovi anche gli oneri accessori (art c.c., p.1) direttamente imputabili. Il costo deriva, come già detto, da un rapporto di scambio con terze economie attraverso il pagamento di un prezzo. Di conseguenza, il costo è un valore oggettivo, un valore certo ed incontrovertibile poiché derivante da una variazione finanziaria (uscita monetaria), derivante da una transazione sul mercato con terze economie. I costi accessori sono oneri direttamente riferibili all acquisto, poiché ritenuti necessario all utilizzo del cespite. Il P.C. 16 del CNDC e R. considera, a titolo esemplificativo, costi accessori alle immobilizzazioni tecniche, che si computano con il costo, i seguenti: riguardo ai Fabbricati: le spese notarili per la redazione dell atto d acquisto; le imposte di registro dell atto; gli onorari per la progettazione dell immobile; i costi per opere di urbanizzazione; i compensi di mediazione; con riferimento agli Impianti e Macchinario: le spese di progettazione, i trasporti, i dazi di importazione, i costi di installazione, le spese ed onorari di perizie e collaudi, le spese di montaggio e posa in opera; riguardo infine ai beni mobili: le spese di trasporto e i dazi su importazioni. 9 Riguardo all unitarietà delle problematiche di valutazione delle immobilizzazioni materiali, P. ONIDA, in Il Bilancio, cit. pag. 350, così si esprime: Nella composizione dei bilanci ordinari d esercizio possono considerarsi, relativamente alle immobilizzazioni di cui parliamo, i seguenti problemi caratteristici: a) determinazione del valore complessivo attribuibile alle immobilizzazioni, nonché della parte di esso ammortizzabile in più esercizi e quindi del presunto valore di eliminazione; b) determinazione del tempo entro il quale l ammortamento dovrebbe esaurirsi; c) determinazione delle quote di ammortamento. Questi problemi non possono avere soluzione indipendente; anzi le soluzioni reciprocamente si condizionano, essendo l una fattore per la determinazione delle altre e viceversa. La determinazione delle quote di ammortamento è naturalmente connessa a quella del valore da ammortizzare e del tempo entro il quale l ammortamento si dovrebbe esaurire. 13

14 Il Costo d acquisto e gli oneri finanziari I costi accessori pongono un primo problema interpretativo riguardo agli oneri finanziari, disciplinati espressamente dal legislatore civilistico, solo a proposito del costo di produzione relativo alle costruzioni in economia. Per principio gli oneri finanziari non costituiscono elementi accessori al costo d acquisto. Si pone una questione di liceità giuridica. Infatti, l art c.c., p. 1, ha previsto la possibilità di comprendere nel costo dell immobilizzazione gli oneri relativi al finanziamento della fabbricazione, interna o presso terzi. 10 Da ciò ne consegue l impossibilità di capitalizzare gli oneri finanziari nel caso di cespiti acquistati sul mercato. Secondo un interpretazione restrittiva della norma di cui all art. 2426, si ha l inclusione degli oneri finanziari solo nel costo di produzione e non anche nel costo d acquisto. A tal proposito, la relazione ministeriale dispone, La regola dettata per i costi di indiretta imputazione è poi estesa agli oneri finanziari, compresi quelli sostenuti per far costruire il prodotto da terzi. Rientrano, infatti, nell espressione fabbricazione presso terzi i contratti di appalto a favore di terzi che intervengono nelle costruzioni interne. Un interpretazione estensiva è data invece, dai principi contabili del CNDC e R. (P.C. 16, pag. 34), che considera sia l acquisizione delle immobilizzazioni, che la costruzione interna, ponendo delle condizioni di inclusione ben precise. Le condizioni di capitalizzazione degli oneri finanziari nel costo d acquisto o di produzione, sono le seguenti: a) la capitalizzazione deve essere riferita agli interessi passivi sostenuti per finanziamenti specifici riguardanti l acquisizione delle immobilizzazioni; b) gli interessi capitalizzati sono quelli di competenza maturati durante il periodo di costruzione; c) il finanziamento è stato realmente utilizzato per l acquisizione dei cespiti; d) Il costo d acquisto inclusivo degli oneri finanziari non può superare il valore d uso delle immobilizzazioni. Il Costo di produzione Il costo di produzione rappresenta il criterio di valutazione delle immobilizzazioni materiali realizzate all interno dell azienda, ossia in economia. Per costo di produzione si fa riferimento ai costi diretti ed indiretti sostenuti dall azienda, per l ottenimento dell immobilizzazione in economia. Le componenti costituenti il costo di produzione dell immobilizzazione realizzata internamente, presentano la seguente stratificazione: A) Costi direttamente imputabili al prodotto (art c.c., p. 1): A.1) costo delle materie prime, sussidiarie, dei materiali, utilizzati nel processo tecnico di produzione; A.2) costo della manodopera direttamente impiegata; A.3) le quote di ammortamento dei cespiti specificamente utilizzati per la realizzazione dell immobilizzazione; A.4) altri costi di diretta imputazione: spese di progettazione, prestazioni di terzi. B) Costi indirettamente imputabili al prodotto (art c.c., p.1): B.1) costi per manodopera indiretta; B.2) costi per forza motrice, per consulenze tecniche, per materiali di consumo Si tratta evidentemente di una facoltà e non di un obbligo di legge, la capitalizzazione degli oneri finanziari nel costo d acquisto. A tal proposito l art c.c., p. 1, così recita le immobilizzazioni sono iscritte al costo d acquisto o di produzione. Nel costo d acquisto si computano anche i costi accessori. Il costo di produzione comprende tutti i costi direttamente imputabili al prodotto. Può comprendere anche altri costi, per la quota ragionevolmente imputabile al prodotto, relativi al periodo di fabbricazione e fino al momento dal quale il bene può essere utilizzato; con gli stessi criteri possono essere aggiunti gli oneri relativi al finanziamento della fabbricazione, interna o presso terzi. L inclusione o meno degli oneri finanziari dipende dalla discrezionalità degli amministratori riguardo alle previsioni effettuate sulla ricuperabilità del costo residuo futuro da ammortizzare, attraverso i ricavi di vendita attesi. 11 Il costo di produzione può comprendere anche altri costi, per la quota ragionevolmente imputabile al prodotto, relativi al periodo di fabbricazione e fino al momento dal quale il cespite può essere utilizzato (art c.c., p.1). La ragionevolezza rappresenta perciò un indirizzo di corretto comportamento da parte degli amministratori della società. La possibilità di capitalizzare costi indiretti non è collegata all utilizzo effettivo del cespite, bensì all obiettiva possibilità tecnica di utilizzo del cespite medesimo. Determinante perciò è il momento in cui il cespite ammortizzabile risulta terminato e può essere inserito organicamente nella combinazione produttiva, ossia il momento in cui il cespite è in grado di cedere la propria utilità ai fini dell ottenimento dei prodotti dell azienda. Ne consegue che, la possibilità di capitalizzare costi indiretti, viene a cessare nel momento in cui l impresa utilizza di fatto l immobilizzazione materiale. 14

15 Non rientrano invece le spese generali, le spese amministrative e le spese commerciali. Si tratta di costi stimati, per cui il legislatore ha imposto la discrezionalità degli amministratori nella valutazione della capitalizzazione. Si tratta di una discrezionalità tecnica, in conformità al principio generale della rappresentazione veritiera e corretta Il Costo di produzione e gli oneri finanziari Riguardo alla capitalizzazione degli oneri finanziari nel costo di produzione delle costruzioni in economia, si pone un problema applicativo, della loro individuazione e quantificazione nell ambito dell articolata e complessa gestione aziendale. Le soluzioni interpretative al problema possono essere le seguenti: deve trattarsi di oneri finanziari espliciti addebitati da terzi finanziatori sui capitali presi a prestito ed effettivamente utilizzati per la produzione del cespite. In tal caso, vi è relazione tra il finanziamento ottenuto ed il costo di costruzione, in quanto gli oneri finanziari sono correlabili ai ricavi che l impresa otterrà durante il periodo di utilizzo di tali immobilizzazioni materiali; gli oneri finanziari devono riguardare, per principio, finanziamenti a medio e lungo termine. Infatti, per condizioni di equilibrio finanziario, il corretto finanziamento degli investimenti durevoli deve essere effettuato, in via prioritaria, con mezzi propri e prestiti a media e lunga scadenza; l eventuale possibilità di capitalizzare oneri finanziari per prestiti a breve termine (scoperto bancario) è subordinata ad un analisi di merito sull effettiva correlazione di fatto tra i finanziamenti a breve e investimento in atto. Ad esempio, attraverso l analisi dei margini patrimoniali è possibile stabilire una correlazione (o meno) tra prestiti a breve ed investimenti a lungo termine. 4.. RICORSO ALL ANALISI FINANZIARIA PER LA CAPITALIZZAZIONE DEGLI INTERESSI PASSIVI NEL COSTO DI PRODUZIONE 4.1. Analisi del Capitale Circolante Netto Attraverso l analisi del capitale circolante netto (C.C.N.), al fine di stabilire un eventuale correlazione tra prestiti a lungo ed investimenti immobilizzati, è necessario verificare l esistenza delle condizioni di equilibrio finanziario, in seno al bilancio consolidato di Gruppo riclassificato secondo il criterio finanziario. Per equilibrio finanziario si intende, l esistenza delle condizioni di correlazione tra investimenti e fonti finanziarie per scadenza, attraverso lo stato patrimoniale condensato: - Prospetto 3 - Stato Patrimoniale Condensato di Gruppo al 15/02 in Equilibrio finanziario I M P I E G H I ATTIVO A BREVE (AC) 100 F O N T I PASSIVO A BREVE (PC) 100 ATTIVO FISSO NETTO (AFN) MEZZI PROPRI DI GRUPPO = quota Capogruppo quota di Terzi PRESTITI A M/LT = 600 = TOTALE FONTI A M/LT

16 In ipotesi di equilibrio finanziario (statico), ossia di perfetta correlazione esistente tra fonti ed impieghi per scadenza, la capitalizzazione degli oneri finanziari fa riferimento esclusivamente ai finanziamenti a medio e lungo termine e, non anche ai prestiti a breve termine. In tal caso, si dovrà procedere a calcolare il costo medio ponderato dei capitali permanenti (prestiti a m/lt + mezzi propri). I dati di bilancio per il calcolo del costo del capitale (CMPC) sono i seguenti: costo mezzi di terzi a m/lt = 11,50% (tasso di mercato); costo mezzi di proprietà = 8,00% (tasso di congrua remunerazione). Il calcolo del costo medio ponderato del capitale è pari a: CMPC = (600 * 11,50%) + (400 * 8%) ( ) CMPC = 10,10% La quota di oneri finanziari da capitalizzare nel costo di produzione è pari all incidenza delle costruzioni interne sull attivo fisso netto. - A.F.N. = Costruzioni = peso % = 300 = 30% oneri finanz. = * 10,10% = quota o.f. = 101 * 30% = 30,3 L ipotesi di squilibrio finanziario è caratterizzato, invece, da un C.C.N. negativo, per cui parte delle attività fisse nette (AFN) è finanziata da prestiti a breve ad onerosità esplicita, che solitamente vengono utilizzati per la copertura delle attività a breve scadenza i principi contabili del CNDC e R., nel documento 16 cit., pag. 35, precisano a tal proposito: Nel caso in cui per il pagamento di immobilizzazioni materiali vengono utilizzati prestiti a breve termine, i quali di solito vengono usati per finanziare le attività correnti, la determinazione della quota di finanziamento utilizzata per il pagamento dei cespiti, si presenta complessa, in quanto non è possibile cogliere con immediatezza la relazione tra investimenti e relativi finanziamenti. In tal caso, l impresa deve determinare con ragionevole approssimazione tramite appositi strumenti amministrativi, tra i quali i prospetti di flussi finanziari, l ammontare di tali finanziamenti a breve utilizzati per il pagamento dei cespiti. Ai fini di tale determinazione, va tenuto presente che, le condizioni di equilibrio finanziario presuppongono che i finanziamenti a breve siano utilizzati per investimenti a breve e che, i mezzi propri ed i finanziamenti a medio e lungo termine, con tale sequenza, siano destinati a finanziare prioritariamente le attività immobilizzate. Nel caso in cui l impresa intenda capitalizzare gli oneri finanziari derivanti da finanziamenti a breve utilizzati per il pagamento di cespiti, che sono investimenti a lungo, la determinazione di tali finanziamenti a breve deve essere effettuata rispettando la predetta sequenza. 16

17 - Prospetto 4 - Stato Patrimoniale Condensato di Gruppo al 15/02 in presenza di Squilibrio finanziario I M P I E G H I F O N T I ATTIVO CORRENTE = 100 C.C.N. = 100 PASSIVO CORRENTE DB = 100 ATTIVO FISSO NETTO MEZZI PROPRI DI GRUPPO = quota Capogruppo quota di Terzi PRESTITI M/LT = 500 = TOTALE FONTI A M/LT 900 Essendo il CCN negativo (-100), vuol dire che, le attività fisse nette sono state coperte parzialmente da prestiti a breve termine onerosi (DB). In genere, sono costituiti da prestiti bancari a breve termine, sottoposti a revoca, su cui vengono scaricate le rate dei finanziamenti consolidati che hanno finanziato le AFN. Ai fini della capitalizzazione degli oneri finanziari nel costo di produzione, nella determinazione del costo medio ponderato del capitale (CMPC) vi concorrono anche gli interessi passivi pagati sulla parte dei debiti a breve che hanno finanziato le AFN. I dati di bilancio per il calcolo del costo del capitale (CMPC) sono i seguenti: costo mezzi di terzi a m/lt = 11,50% costo mezzi di terzi a breve = 13,50% costo mezzi propri = 8,00% CMPC = (500 * 11,50%) + (100 * 13,50%) + (400 * 8%) ( ) CMPC = 12,80% Capitalizzazione o.f. = 100 * 12,80% = 12, Appalti a terzi ed oneri finanziari La legislazione civilistica estende l imputazione degli oneri finanziari al costo di produzione anche nel caso in cui la costruzione dell immobilizzazione non avvenga all interno dell impresa, bensì sia affidata a terzi. Come già sostenuto in precedenza, l appalto a terzi deve rientrare, in una più ampia e complessa attività finalizzata all ottenimento dell immobilizzazione. Diversamente, si ricadrebbe nell acquisto da terze economie, in cui gli oneri finanziari non possono essere capitalizzati. La stima dei costi, sia diretti che indiretti, ai fini della determinazione del costo di produzione, costituisce un processo complesso, e non è un calcolo di tipo matematico. Tale stima deve trovare supporto tecnico in ogni caso nella contabilità analitica, mediante l istituzione di una commessa specifica relativa alla realizzazione del cespite, nella quale i diversi costi devono affluire. In ogni caso, la stima della quota degli oneri finanziari da scorporare dall ammontare complessivo sostenuto dall azienda per le operazioni di gestione, allo scopo di imputarla in modo specifico alle immobilizzazioni costruite in economia, presenta non poche difficoltà. 17

18 La capitalizzazione deve essere effettuata con prudenza, utilizzando gli amministratori la discrezionalità tecnica a proposito della stima dei costi indiretti nella determinazione del costo di produzione. 6.. LA VERIFICA DI CONGRUITA DEL VALORE D USO SECONDO LA NORMATIVA CIVILISTICA ED I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI IL VALORE D USO- ART c.c., p. 3 Il valore d uso non è determinabile, in molti casi, per la singola immobilizzazione, in quanto spesso non è possibile stimare, separatamente i flussi reddituali attribuibili all attività specifica,, per cui ogni tipo di attribuzione sarebbe arbitraria. Tale situazione è dovuta al fatto che, le immobilizzazioni sono condizioni produttive autonome all interno della combinazione economica generale, cioè sono parti integranti di una gestione unitaria inscindibile che lega i singoli cespiti in ottica sistemica. Ciò considerato, è frequente che, ai fini della valutazione mediante il test d impairment, le immobilizzazioni devono essere riferite a gruppi o complessi di attività,, che costituiscono combinazioni parziali, relativamente distinte, all interno della combinazione complessiva d impresa. Il tal caso, il valore d uso è calcolato con riferimento alla redditività attesa generabile da tali complessi autonomi di attività (Cash Generating Unit) 6.1. La Verifica di congruità reddituale del costo di produzione secondo la normativa civilistica Completato il cespite e determinato il suo valore stimato complessivo, si pone l esigenza di una verifica di congruità del costo di produzione stimato ai fini dell iscrivibilità nell attivo patrimoniale. La verifica di congruità del suddetto valore va effettuata con: Il valore di scambio (fair value), ossia con il prezzo-costo di mercato nell ipotesi in cui il cespite, con le medesime caratteristiche tecniche fosse reperibile sul mercato; Il valore d uso, inteso come il valore che l azienda è in grado di ammortizzare negli esercizi successivi. Tale verifica si rende necessaria, poiché si tratta di iscrivere in bilancio non il costo storico derivante da uno scambio sul mercato avente un prezzo negoziato (costo certo), bensì un costo stimato avente natura soggettiva che deve allinearsi al suo valore di mercato o di scambio. La mancanza di tale verifica potrebbe portare ad un annacquamento di capitale derivante dall iscrizione in bilancio di un costo sopravvalutato, con conseguenti possibili ripercussioni negative prospettiche sulla determinazione dei redditi degli esercizi successivi. Infatti, le immobilizzazioni sono fattori a realizzo di funzionamento, il cui costo (ammortizzabile) viene reintegrato nel tempo mediante i ricavi d esercizio che deriveranno dalla vendita sul mercato dei prodotti ottenibili con l utilizzo non solo delle immobilizzazioni. 13 Di conseguenza, la verifica di congruità, che discende da ragioni di prudenza, ha lo scopo di evitare che un costo ammortizzabile sia sopravvalutato, compromettendo così la presumibile reintegrabilità del costo stesso nei successivi esercizi. Tale verifica rientra, a nostro parere, nelle prescrizioni del codice civile. Infatti, l obbligo previsto dall art c.c., p. 3 di iscrivere a minor valore l immobilizzazione che alla data della chiusura dell esercizio risulti durevolmente di valore inferiore al costo (di acquisto o di produzione) è da considerare efficace anche nella fase di prima iscrizione del valore nel bilancio. Dopo aver proceduto alla determinazione del valore stimato dell immobilizzazione eseguita in economia, prima di iscrivere tale valore nell attivo patrimoniale, il redattore del bilancio dovrà ricercare il prezzo di mercato alternativo, nel caso esista, o procedere ad un raffronto significativo e attendibile. Inoltre, dovranno essere esperite indagini approfondite sulla ricuperabilità dei costi da capitalizzare con l uso del cespite ottenuto in economia. 13 In dottrina scrive P. ONIDA, Il Bilancio, op. cit., pag. 361: Il valore degli impianti viene tipicamente realizzato nella maggior parte per via indiretta, attraverso i ricavi d esercizio, ed in minor parte direttamente, alla eliminazione dei beni d uso. Il limite superiore, che idealmente il valore di bilancio degli impianti non dovrebbe oltrepassare, sarebbe pertanto costituito dalla massima somma presunta che durante la successiva vita economica degli impianti potrà insieme agli altri costi essere coperta dai ricavi d esercizio; somma accresciuta, inoltre, dal presumibile valore di eliminazione degli impianti. 18

19 Qualora dalle analisi emergessero incertezze sul valore stimato dell immobilizzazione, in bilancio dovrà essere iscritto, per ragioni di prudenza, l ammontare recuperabile con l ammortamento LA.VERIFICA DI CONGRUITA REDDITUALE SECONDO I.A.S. 16 P.C. I.A.S. 16, p. 49 Le immobilizzazioni materiali devono essere ammortizzate distintamente per categoria. La quota di ammortamento di un attività, costituisce parte del costo di altra immobilizzazione (congiunta), ed è inclusa nel suo valore contabile. L ammortamento di un impianto di trasformazione e di macchinari è compreso nei costi di trasformazione delle rimanenze Inclusione delle quote di ammortamento nel capitale circolante Lo IAS 16 prevede una novità nel criterio di recuperabilità delle Immobilizzazioni materiali secondo il valore di presunto realizzo indiretto o fair value. Si tratta dell Impairment test della ricuperabilità del costo d acquisto delle immobilizzazioni tecniche attraverso la verifica dell inclusione delle quote di ammortamento nel capitale circolante, facendo riferimento al caso in cui, l azienda svolga produzioni congiunte, ed utilizzi impianti polivalenti, ossia collegati per la finalità produttiva prevista. E possibile secondo noi, estendere tale principio dell inclusione delle quote di ammortamento nel capitale circolante alla generalità delle imprese, anche a quelle che non svolgono produzioni collegate. L inclusione dei costi non monetari (ammortamenti) nel capitale circolante netto operativo (C.C.N.) va analizzata nell ambito delle interrelazioni tra zona durevole del fabbisogno complessivo di capitale (immobilizzazioni) e zona elastica (capitale circolante netto). Talune componenti del CCN (disponibilità liquide) si trasformano in componenti del Capitale fisso al momento dell investimento in immobilizzazioni. Viceversa, grandezze di Capitale fisso (immobilizzazioni) si trasformano in CCN (disponibilità liquide) al momento del disinvestimento attraverso i ricavi d esercizio. (Cattaneo, 1988) Considerato che l ammortamento delle immobilizzazioni avviene in modo sistematico, i costi non monetari entrano così a far parte del capitale circolante attraverso l imputazione del relativo onere tra i costi di produzione (costi fissi tecnici) e recuperato economicamente attraverso i ricavi delle vendite unitamente all utile netto dell esercizio. Al momento di incasso dei crediti verso clienti, il meccanismo suindicato di inclusione degli ammortamenti, provoca la formazione di flussi monetari di CCN. Fino a quando non si ha il rinnovamento totale o parziale delle immobilizzazioni in uso, la trasformazione degli ammortamenti in CCN accresce le liquidità corrente (aumento disponibilità liquide in dotazione) in corrispondenza di una diminuzione dei crediti commerciali. Posto che la conservazione delle immobilizzazioni in luogo del rinnovo non comporta alcuna uscita finanziaria per le acquisizioni di sostituzione, la liquidità corrente corrispondente idealmente agli ammortamenti rimane disponibile per ulteriori impieghi e/o rimborsi di passività a m/l termine. Il meccanismo di inclusione dei costi non monetari nell ambito del CCN segue il ciclo finanziario di capitale circolante. Il ciclo di trasformazione riguarda il momento produttivo dell impresa, il cui inizio è caratterizzato dall approvvigionamento dei fattori a fecondità semplice (materie prime e sussidiarie, manodopera ecc.), che vengono opportunamente combinati con i fattori a fecondità ripetuta (immobilizzazioni tecniche) per l ottenimento dei prodotti finali da destinare alla vendita, attraverso in una prima fase dei semilavorati nei diversi stadi di vita. 19

20 A seguito di ulteriori trasformazioni tecniche dei semilavorati, si ottengono i prodotti finali da destinare ai mercati di sbocco. - Schema 9 - Ciclo operativo Ciclo economico Ciclo monetario Ciclo di trasformazione t1 ta t2 tb t3 t4 t1 = costo di acquisizione del fattore; t2 = esborso monetario (pagamento); t3 = ricavo per la vendita dei prodotti; t4 = incasso monetario; ta = immissione dei fattori in produzione; tb = ottenimento dei prodotti finali. Nell ambito del ciclo operativo aziendale (t1) si ha l acquisizione delle immobilizzazioni tecniche come fattori anticipati pluriennali, che comporta l esborso monetario a titolo di pagamento per l acquisizione del fattore produttivo (t2). Si tratta di fattori a fecondità ripetuta che cedono cioè la loro utilità economica in più atti produttivi, suddivisi in esercizi diversi (Cassandro, 1987). Si tratta ad evidenza di fattori materiali (terreni, fabbricati industriali, impianti e macchinari, ecc.) ed immateriali (Brevetti industriali, Segreti di fabbricazione, diritti, ecc.). Una volta acquisiti, i fattori pluriennali vengono immessi in produzione, ove cedono la loro utilità economica ripetuta negli esercizi di utilizzazione (ta), per l ottenimento dei prodotti finiti (tb). Nel ciclo economico (t3), per tali cespiti, essendo utilizzati come fattori a lento ciclo di utilizzazione nei processi tecnici, non si ha un realizzo diretto come per i prodotti desinati alla vendita. Per tali costi pluriennali, pertanto occorre determinare, il valore di presunto realizzo indiretto attraverso le quote di ammortamento stanziate negli esercizi di utilizzo effettivo dei fattori pluriennali. Trattandosi di fattori produttivi che concorrono lentamente ai processi produttivi, è necessario determinare la quota annua di recupero del capitale investito nelle immobilizzazioni, a titolo di reintegro economico del costo d acquisto (Cavalieri, 1990). Infatti, le quote di ammortamento, che rappresentano la ripartizione contabile del costo originario dei cespiti ammortizzabili tra i diversi esercizi di utilizzazione, possono essere stanziate in bilancio soltanto se il reddito d esercizio è positivo (Onida, 1961), altrimenti non sarebbe possibile parlare di reintegro economico delle immobilizzazioni. I costi non monetari entrano come componenti delle rimanenze finali attive (semilavorati a diversi stadi, prodotti finiti), inclusi nel costo di produzione. La valutazione delle rimanenze va effettuata al minore tra costo di acquisto (o di produzione) e prezzo di mercato (art c.c.). Per una stessa linea di prodotto, si hanno tante configurazioni di costo, quante sono le combinazioni dei componenti inclusi. 20

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