14. LA CONDIZIONE FINANZIARIA DELLE FAMIGLIE E DELLE IMPRESE

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1 14. LA CONDIZIONE FINANZIARIA DELLE FAMIGLIE E DELLE IMPRESE Nel il saldo del settore privato non finanziario, che include famiglie e imprese, è tornato negativo (-1,5 per cento del PIL) dopo la ripresa osservata nel 29 (1, per cento). Per entrambi i settori l andamento riflette la modesta dinamica dei flussi di reddito. Seguendo una tendenza ormai decennale, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici e produttrici si è ridotta. L avanzo finanziario è risultato pari a 31 miliardi (il 2, per cento del PIL), un livello inferiore a quello del 29. Le famiglie hanno continuato a investire sia in prodotti postali e assicurativi, caratterizzati da una modesta rischiosità, sia in azioni e altre partecipazioni; nel complesso la quota di strumenti rischiosi in portafoglio è diminuita, per effetto del negativo andamento delle quotazioni azionarie. Si è interrotto l elevato flusso di acquisti di obbligazioni bancarie che aveva connotato il periodo I prestiti contratti dalle famiglie presso gli intermediari sono cresciuti a un ritmo maggiore rispetto a quello del 29, in particolare nella componente dei mutui. I debiti finanziari in rapporto al reddito disponibile sono rimasti inferiori alla media dell area dell euro. Tra le erogazioni di prestiti per l acquisto di abitazioni hanno continuato a prevalere i contratti a tasso variabile. In una fase di debole dinamica dei redditi, il livello storicamente basso dei tassi di interesse e le misure adottate in favore delle famiglie mutuatarie hanno evitato l incremento dell incidenza del servizio del debito sul reddito. Una ripresa economica debole e incerta ha consentito un recupero solo parziale della redditività delle imprese dopo la forte contrazione dell anno precedente. Le esigenze finanziarie connesse con l aumento degli investimenti e del volume della produzione hanno determinato un ampliamento del disavanzo finanziario, al 3,5 per cento del PIL. Ne ha tratto impulso la domanda di credito: pur permanendo attriti sul lato dell offerta, i prestiti bancari hanno ripreso a crescere. Alcuni interventi attuati durante la crisi a sostegno dell accesso al credito si sono dimostrati efficaci nell allentare le tensioni di liquidità delle aziende. Nel complesso il recupero dell attività produttiva non ha consentito un miglioramento sostanziale delle condizioni finanziarie delle imprese, che sono rimaste fragili. Tensioni traspaiono dai frequenti ritardi nei pagamenti tra aziende, dalle persistenti difficoltà di rimborso dei prestiti bancari, dalla crescita ancora sostenuta dei fallimenti. Il grado di indebitamento, elevato rispetto al passato, e il forte peso della componente a breve scadenza o con tasso variabile espongono molte imprese agli effetti negativi di un eventuale rialzo dei tassi di interesse, soprattutto in assenza di un miglioramento dei flussi di reddito. Le imprese di maggiori dimensioni appaiono più preparate a fronteggiare l aumento dei tassi, per la più equilibrata struttura finanziaria e il maggiore ricorso a strumenti finanziari finalizzati alla copertura di tale rischio. 163

2 LE FAMIGLIE Il risparmio finanziario e la ricchezza delle famiglie Nel la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici e produttrici è diminuita al 12,1 per cento, 1,4 punti in meno rispetto all anno precedente. La riduzione del tasso di risparmio rappresenta una tendenza di lungo periodo: nello scorso decennio si è osservato un calo di circa quattro punti percentuali (cfr. il capitolo 8: La domanda, l offerta e i prezzi). In base ai dati dell Indagine sui bilanci delle famiglie italiane (IBF), dal 2 al 28 la riduzione del valore mediano della propensione al risparmio è concentrata nelle classi di reddito e ricchezza equivalenti più basse, è maggiore per quelle residenti nelle regioni meridionali e nelle isole e per quelle che non hanno fatto ricorso al debito. La quota di nuclei familiari con risparmio nullo o negativo, pari a circa il 2 per cento, è rimasta stabile nell ultimo decennio, ma si è ampliata tra quelli con capofamiglia di età inferiore a 35 anni (dal 26 per cento nel 2 al 32 nel 28). Le attività finanziarie lorde sono diminuite di quasi l 1 per cento, una riduzione inferiore a quella registrata nel 29 (-1,7 per cento). La contrazione è dovuta a un calo del valore delle attività finanziarie, comunque inferiore rispetto a quello dell anno precedente. La ricchezza finanziaria netta è rimasta sostanzialmente stabile, pari a 2,6 volte il reddito disponibile, un valore prossimo a quello registrato nei paesi anglosassoni (2,9) e superiore alla media dei paesi dell area dell euro (2,; tav. 14.1). Nel 29 la ricchezza netta delle famiglie era pari a 8,2 volte il reddito disponibile. Nel corso del decennio la componente finanziaria è diminuita: le attività reali sono salite a circa il 68 per cento della ricchezza, dal 58 registrato nel 2. La variazione del peso delle due componenti è per larga parte riconducibile alla diversa dinamica delle quotazioni delle attività finanziarie rispetto al prezzo delle abitazioni. Gli investimenti in attività finanziarie. - Nel gli investimenti in attività finanziarie sono aumentati rispetto all anno precedente (tav. 14.2): il totale degli acquisti netti è stato pari a 7 miliardi, a fronte dei 57 del 29. Sono rimasti elevati gli acquisti netti di strumenti del risparmio postale (12 miliardi) e di polizze assicurative del ramo vita (24 miliardi), soprattutto di tipo tradizionale con garanzie sul rendimento minimo. La quota di riserve assicurative e previdenziali, inclusi i fondi di quiescenza, sulle attività totali è aumentata con continuità negli ultimi 15 anni; nel è risultata pari al 18,2 per cento. L aggregato rimane comunque inferiore al valore registrato per l area dell euro (3,2 per cento), principalmente a causa del limitato sviluppo della previdenza complementare (cfr. il capitolo 18: L attività degli investitori istituzionali). Rispetto al 29 si sono interrotti gli acquisti netti di strumenti di origine bancaria. Dopo tre anni di ingenti investimenti, le vendite di obbligazioni bancarie hanno superato gli acquisti di quasi 1 miliardi, anche per effetto di un mutamento nelle politiche di offerta delle banche (cfr. il capitolo 17: L attività delle banche e degli intermediari finanziari). Nel complesso la quota di attività finanziarie detenuta in strumenti bancari è diminuita dal 28,2 al 27,7 per cento. Sono proseguiti i disinvestimenti in titoli pubblici (-4 miliardi), sebbene in misura nettamente inferiore rispetto al

3 (-55 miliardi): le vendite hanno riguardato i titoli a breve termine. Nel confronto internazionale le famiglie italiane continuano a caratterizzarsi per l ingente quota di attività investita in obbligazioni (19,8 per cento rispetto al 7,5 nell area dell euro), metà della quale è rappresentata da titoli bancari. Composizione delle attività e passività finanziarie delle famiglie (1) (consistenze di fine periodo) Tavola 14.1 PAESI E ANNI Circolante e depositi Titoli pubblici e altre obbligazioni Azioni, altre partecipazioni e quote di fondi comuni di cui: quote di fondi comuni Riserve assicurative e previdenziali (2) Attività finanziarie Passività di cui: debiti finanziari di cui: mutui Ricchezza finanziaria netta Quote percentuali sul totale In rapporto al reddito disponibile Italia 27 27,3 19,2 33,7 6,9 16,6 3,44,78,58,31 2, ,2 2,6 27,8 6,1 17,1 3,49,84,63,33 2,65 31,4 19,8 27,3 6,6 18,2 3,43,87,66,33 2,57 Francia 27 28,4 1,7 29,3 7,7 34,8 2,92,88,72,5 2, ,5 2, 24,7 6,7 37,1 2,84,89,76,54 1,95 29, 1,7 24,8 6,6 36,8 2,94,93,79,57 2,1 Germania 27 35,4 7,7 24,4 12, 31,5 2,8,95,94,59 1, , 8,8 19,3 11,7 33,1 2,81,92,91,57 1,9 37,9 8,2 2,1 11,9 33, 2,88,9,89,56 1,98 Spagna 27 38, 2,6 42,5 1,7 13,5 2,44 1,17 1,12,79 1, , 2,9 32,2 8,4 14,9 2,6 1,1 1,6,76,96 48,5 3,2 29,4 7,1 15,2 2,1 1,14 1,7,79,97 Area dell euro (3) 27 32, 7,6 29,3 9, 28,2 3,9 1,5,95,6 2, ,4 8,2 23,8 7,7 29,7 3, 1,6,97,59 1,94 35,1 7,5 24, 7,6 3,2 3,8 1,8,99,61 2, Regno Unito 27 27,1,8 14,8 4,1 54,2 4,62 1,73 1,59 1,16 2, ,7,8 13,8 2,5 53,2 4,36 1,63 1,53 1,18 2,73 27,8,8 14,2 3, 53,9 4,49 1,59 1,49 1,3 2,91 Stati Uniti (4) 27 12, 7,8 48, 11,8 28,9 4,76 1,35 1,33,99 3, ,9 9,1 42,7 12,4 29,8 3,97 1,26 1,24,93 2,71 14,3 8,9 43,2 12,3 3,1 4,14 1,21 1,18,87 2,93 Giappone 27 5,9 5, 13,2 4,5 26,5 4,94 1,23 1,5,58 3, ,9 5,1 9,6 3,6 27,4 4,87 1,21 1,1,59 3,66 54,7 4,9 9,5 3,4 27,2 Fonte: Banca d Italia e Istat per i dati italiani. Per gli altri paesi: Banque de France e INSEE (Francia); Deutsche Bundesbank (Germania); Banco de España (Spagna); Eurostat e BCE (per i paesi dell area dell euro); Bank of England e Central Statistical Office (Regno Unito); Federal Reserve System - Board of Governors e Bureau of Economic Analysis (Stati Uniti); Bank of Japan e Cabinet Office (Giappone). (1) Famiglie consumatrici, famiglie produttrici e istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie. Per la definizione delle serie e per le modalità di calcolo, cfr. nell Appendice la sezione: Note metodologiche. La composizione percentuale delle attività non include alcune partite minori. (2) Riserve tecniche di assicurazione, fondi pensione e fondi di quiescenza. (3) I dati si riferiscono all area composta da 16 paesi. (4) Dati riferiti alle famiglie consumatrici e alle istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie. 165

4 Attività e passività finanziarie delle famiglie (1) (milioni di euro e valori percentuali) Consistenze di fine periodo Flussi Tavola 14.2 Voci dic. Composizione percentuale 29 dic. 29 dic. ATTIVITà (2) Biglietti e monete ,9 3, Strumenti di origine bancaria ,2 27, di cui: depositi a vista ,9 14, altri depositi ,1 3, titoli a medio e a lungo termine ,2 1, Depositi e altra raccolta postale (3) ,5 8, Titoli pubblici ,8 5, di cui: a breve termine 19.38,7, a medio e a lungo termine ,1 4, Titoli di imprese a medio e a lungo termine 329,1, Quote di fondi comuni ,1 6, di cui: italiani ,3 4, esteri ,8 2, Azioni e altre partecipazioni ,7 2, di cui: italiane , 19, estere 3.148,7, Altre attività sull estero ,3 6, di cui: depositi ,8 1, titoli a breve termine 624,, titoli a medio e a lungo termine ,5 4, Assicurazioni, fondi pensione e TFR ,1 18, di cui: riserve ramo vita ,4 11, Altre attività (4) ,2 3, Totale attività , 1, PASSIVITà Debiti a breve termine (5) ,3 6, di cui: bancari , 5, Debiti a medio e a lungo termine (6) ,2 69, di cui: bancari ,1 58, Altre passività finanziarie (7) ,5 24, Totale passività , 1, SALDO (1) Famiglie consumatrici, famiglie produttrici e istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie. Per la definizione delle serie e per le modalità di calcolo, cfr. nell Appendice la sezione: Note metodologiche. L eventuale mancata quadratura dell ultima cifra è dovuta agli arrotondamenti. (2) Le gestioni patrimoniali non sono evidenziate. Le attività oggetto di investimento sono incluse nei singoli strumenti. (3) Conti correnti, libretti e buoni postali (4) Crediti commerciali e altre partite minori. (5) Includono anche i finanziamenti da società di factoring. (6) Includono anche i prestiti cartolarizzati, i finanziamenti da società di leasing, il credito al consumo da società finanziarie e prestiti da altri residenti. (7) Debiti commerciali, fondi di quiescenza e altre partite minori. Gli acquisti netti di azioni e altre partecipazioni sono stati pari a 48 miliardi, in leggero aumento rispetto al dato del 29; la quota in portafoglio è però diminuita al 21 per cento per effetto del calo delle quotazioni azionarie avvenuto durante l anno. Azioni, altre partecipazioni e fondi comuni nel erano pari al 27 per cento del 166

5 portafoglio delle famiglie italiane, una quota superiore a quella registrata nei paesi dell area dell euro (24 per cento) a causa del peso elevato delle azioni non quotate e delle partecipazioni non azionarie. Gli investimenti in fondi comuni si sono nel complesso ridotti, con una riallocazione a favore dei fondi di diritto estero. La recente riforma fiscale dei fondi comuni di investimento italiani potrebbe costituire un incentivo a investire in fondi italiani, attualmente pari a poco più del 4 per cento delle attività finanziarie delle famiglie (cfr. il capitolo 18: L attività degli investitori istituzionali). L indebitamento delle famiglie Nel i prestiti concessi dalle banche alle famiglie (consumatrici e produttrici) sono cresciuti del 4,9 per cento (3,5 nel 29; fig. 14.1); l espansione nell area dell euro è risultata più contenuta e molto differenziata tra i principali paesi. I prestiti erogati da tutti gli intermediari finanziari alle sole famiglie consumatrici, al netto di sofferenze e pronti contro termine, sono aumentati in misura inferiore (3,4 per cento) e hanno rallentato nei primi mesi del 211 (3,2 per cento a marzo; tav. 14.3). Prestiti bancari alle famiglie (1) (variazioni percentuali sui 12 mesi) Figura dic. 29 dic '11 Italia (2) Area euro (2) -8 Italia (2) Francia Germania Spagna Paesi Bassi -8 Irlanda Area euro (2) Fonte: elaborazioni su dati BCE e segnalazioni di vigilanza. (1) Famiglie consumatrici, famiglie produttrici e istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie. I prestiti includono i pronti contro termine e le sofferenze. Le variazioni percentuali sono calcolate al netto degli effetti di riclassificazioni, variazioni del cambio, aggiustamenti di valore e altre variazioni non derivanti da transazioni. Per la definizione delle serie e le modalità di calcolo cfr. nell Appendice la sezione: Note metodologiche. (2) Le variazioni percentuali sono calcolate anche al netto degli effetti delle cartolarizzazioni. I debiti finanziari delle famiglie hanno raggiunto il 66 per cento del reddito disponibile (fig. 14.2), un dato inferiore a quello medio dell area dell euro (99 per cento) e dei paesi anglosassoni (oltre il 1 per cento). Dal 24 il rapporto fra i debiti finanziari e il reddito delle famiglie è cresciuto di quasi 21 punti percentuali, 7 punti in più di quanto osservato nell area dell euro. L incremento ha riguardato tutte le diverse forme di prestito. La differenza con la media dei paesi dell area in termini di credito al consumo si è annullata: alla fine del il rapporto tra il credito al consumo e il reddito disponibile delle famiglie italiane era pari a circa l 11 per cento. 167

6 Tavola 14.3 Credito alle famiglie consumatrici (1) (dati di fine periodo; milioni di euro e valori percentuali) VOCI dicembre 27 Variazioni percentuali sull anno precedente dicembre 28 dicembre 29 dicembre marzo 211 Consistenze dic. (2) Prestiti per l acquisto di abitazioni Banche 11,8 5,4 1,8 3,4 4, Credito al consumo Banche 6,9 7,6 5,2,3 -, Società finanziarie 21,9 3,1 -,3-1, -2, Totale banche e società finanziarie 13,9 5,4 2,6 -,3-1, Altri prestiti (3) Banche 12,4 8,1 7,3 8,5 6, Prestiti totali Totale banche e società finanziarie 12,3 5,8 2,8 3,4 3, Fonte: segnalazioni di vigilanza. (1) I prestiti escludono i pronti contro termine e le sofferenze; le famiglie non comprendono le istituzioni senza scopo di lucro. Le variazioni percentuali sono corrette per tenere conto dell effetto delle cartolarizzazioni e riclassificazioni. I dati di marzo 211 sono provvisori. Per le definizioni delle serie cfr. nell Appendice la sezione: Note metodologiche. (2) Il dato include i prestiti cartolarizzati. (3) Gli altri prestiti includono principalmente aperture di credito in conto corrente e mutui diversi da quelli per l acquisto, la costruzione e la ristrutturazione di unità immobiliari a uso abitativo. I prestiti per l acquisto di abitazioni. Il livello storicamente basso dei tassi di interesse ha determinato un rafforzamento della domanda da parte delle famiglie consumatrici dei prestiti per l acquisto di abitazioni, cresciuti del 3,4 per cento su base annua; nei primi mesi del 211 il ritmo di espansione è ulteriormente incrementato (4, per cento a marzo). Nel sono aumentati in misura sostenuta anche gli altri prestiti diversi dal credito al consumo (8,5 per cento), soprattutto per effetto della crescita dei mutui senza finalità specifica; tale dinamica si è attenuata nei primi mesi del 211 (6, per cento a marzo) Figura 14.2 Debiti finanziari delle famiglie (1) (in percentuale del reddito disponibile) altri debiti finanziari prestiti per acquisto abitazioni credito al consumo Italia Francia Germania Spagna Area euro Dopo essere diminuite per due anni consecutivi, le erogazioni di prestiti per l acquisto di abitazioni sono aumentate del 12 per cento rispetto all anno precedente, risultando pari a 57 miliardi; non considerando surroghe e sostituzioni, che comportano la stipula Regno Unito Stati Uniti (2) Fonte: Banca d Italia e Istat per i dati italiani. Per gli altri paesi: Banque de France e INSEE (Francia); Deutsche Bundesbank (Germania); Banco de España (Spagna); Eurostat e BCE (per i paesi dell area dell euro); Bank of England e Central Statistical Office (Regno Unito); Federal Reserve System - Board of Governors e Bureau of Economic Analysis (Stati Uniti). (1) Famiglie consumatrici, famiglie produttrici e istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie. Per la definizione delle serie cfr. nell Appendice la sezione: Note metodologiche. (2) I dati si riferiscono alle famiglie consumatrici e alle istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie

7 di un nuovo contratto di mutuo al posto di quello in essere, la crescita è stata più sostenuta (19 per cento). In base ai dati dell Agenzia del territorio, nel le compravendite di immobili residenziali sono risultate sostanzialmente stabili, mentre sono aumentate del 9 per cento circa quelle avvenute ricorrendo a un mutuo; queste ultime rappresentavano nell anno oltre il 4 per cento delle compravendite totali. Le erogazioni di mutui sono state influenzate dal ricorso a surroghe e sostituzioni da parte della clientela alla ricerca di migliori condizioni contrattuali: l incidenza delle surroghe sulle erogazioni è stata pari al 13 per cento (16 per cento nel 29); il peso delle sostituzioni è risultato stabile attorno al 3 per cento. Le rinegoziazioni delle condizioni del contratto con la propria banca, che non comportano una nuova stipula, hanno riguardato il 2 per cento dei mutui in essere. Nel, in media, oltre l 8 per cento dei nuovi mutui è stato concesso a tasso variabile (fig. 14.3), un valore doppio rispetto al dato registrato per l area dell euro. Nella parte finale dell anno le attese di futuri incrementi dei tassi di politica monetaria hanno spinto le famiglie a ridurre le richieste di contratti di mutuo a tasso variabile. Molte famiglie hanno fatto ricorso a mutui che consentono di limitare l innalzamento della rata: in base all indagine condotta dalle Filiali della Banca d Italia presso oltre 4 banche italiane, tra le erogazioni di mutui è raddoppiata l incidenza dei contratti che prevedono un limite massimo al livello dei tassi Figura 14.3 Tassi di interesse ed erogazioni di mutui a tasso variabile alle famiglie (1) (dati mensili riferiti a nuove operazioni; valori percentuali) '11 di interesse e di quelli che consentono di allungare la durata o di sospendere temporaneamente i pagamenti senza costi addizionali (nel rispettivamente pari al 23 e al 26 per cento) quota dei mutui a tasso variabile sulle erogazioni totali (2) (3) tasso di interesse sui mutui a tasso variabile (2) (4) tasso di interesse sui mutui a tasso fisso per almeno 1 anni (4) Fonte: segnalazioni armonizzate del SEBC. (1) Famiglie consumatrici, famiglie produttrici e istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie. Per la definizione delle serie cfr. nell Appendice la sezione: Note metodologiche. (2) Tasso variabile o rinegoziabile entro l anno. (3) Scala di sinistra. (4) Scala di destra I rischi derivanti da un possibile rialzo dei tassi di interesse restano comunque in parte in capo alle famiglie, che non ne sono sempre consapevoli. In base ai dati dell IBF, un quinto dei nuclei familiari che hanno un mutuo non è in grado di distinguere tra le diverse tipologie di contratto e di valutare adeguatamente il connesso rischio di tasso. Le banche hanno continuato a mantenere un atteggiamento selettivo nella concessione dei mutui. Il rapporto medio tra i prestiti concessi e il valore dell immobile (loan to value), che prima della crisi era prossimo al 65 per cento, si è ulteriormente ridotto nel, raggiungendo il 61 per cento. In particolare, nel è diminuita l incidenza sulle erogazioni di mutui di quelle con un loan to value superiore all 8 per cento (5 per cento, rispetto all 8 del 29); si è inoltre ridotta 169

8 la quota di mutui con una durata di 3 anni o maggiore (22 per cento, rispetto al 26 del 29). I tassi di interesse sui mutui. Nel i tassi di interesse applicati alle nuove erogazioni di mutui a tasso variabile sono leggermente aumentati (,3 punti percentuali) seguendo la dinamica del tasso di riferimento (Euribor a tre mesi); l incremento è stato in linea con quello osservato per l area dell euro (fig a). Il costo dei nuovi mutui a tasso fisso di durata superiore a dieci anni si è al contrario ridotto di,6 punti percentuali sia in Italia sia nell area dell euro, grazie all andamento decrescente dei corrispondenti tassi di riferimento (IRS a dieci anni); dalla fine del tale tendenza si è rapidamente invertita. Il differenziale fra il costo di un mutuo a tasso fisso per oltre dieci anni e quello di un mutuo a tasso variabile alla fine del era di 1,8 punti percentuali in Italia, in calo di quasi un punto rispetto all anno precedente, ma ancora doppio rispetto al differenziale osservato nell area dell euro. Tassi di interesse sui prestiti bancari alle famiglie (1) (dati mensili riferiti a nuove operazioni; valori percentuali) Figura 14.4 (a) Prestiti per l acquisto di abitazioni (b) Credito al consumo (2) ' '11 6 Italia: tasso variabile (3) Area euro: tasso variabile (3) Italia: tasso fisso per almeno 1 anni Area euro: tasso fisso per almeno 1 anni Italia Area euro Fonte: segnalazioni armonizzate del SEBC. (1) Famiglie consumatrici, famiglie produttrici e istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie. Contratti stipulati nel periodo di riferimento o che costituicono una rinegoziazione di condizioni precedentemente determinate. Per la definizione delle serie cfr. nell Appendice la sezione: Note metodologiche. (2) TAEG sulle nuove operazioni. Il TAEG è comprensivo delle spese accessorie (amministrative, istruttorie, assicurative) ed è ottenuto come media ponderata, per gli importi, tra le varie scadenze. Dal giugno del i tassi di interesse relativi alle carte di credito non sono più inclusi (3) Tasso variabile o rinegoziabile entro l anno. Dalla fine del lo spread sui contratti di mutuo a tasso fisso di durata superiore a dieci anni rispetto al tasso di riferimento è risultato inferiore a quello dei contratti a tasso variabile rispetto all Euribor (1, punti rispetto a 1,5). Questa relazione si osserva anche nell area dell euro dove i corrispondenti margini erano a fine pari a,4 e 1,8 punti percentuali, in linea con una rischiosità più elevata dei mutui a tasso variabile, per i quali il rischio di tasso rimane in capo alla famiglia. Il credito al consumo. Nel corso del, il credito al consumo ha registrato un progressivo rallentamento: il tasso di crescita si è collocato su valori sostanzialmente nulli a fine anno e negativi nei primi mesi del 211 (tav. 14.3). La decelerazione è stata più sostenuta per i prestiti concessi dalle banche. Il credito finalizzato ha registrato nell anno una consistente diminuzione, coerentemente con la dinamica negativa del- 17

9 le spese per beni durevoli, in particolare delle immatricolazioni di autovetture (cfr. il capitolo 8: La domanda, l offerta e i prezzi). I finanziamenti non finalizzati hanno per contro proseguito la loro crescita, sia nella forma tecnica dei prestiti personali sia in quella della cessione del quinto. Il decreto legislativo 13 agosto n.141, con il quale è stata recepita la direttiva CE 23 aprile 28 n. 48 relativa ai contratti di credito ai consumatori, ha apportato notevoli cambiamenti alla disciplina di questo mercato (cfr. il capitolo 19: L azione di vigilanza). Tali modifiche mirano, in particolare, a rafforzare la trasparenza delle condizioni contrattuali e il livello di protezione del consumatore. L intervento si inserisce in un contesto di crescente diffusione del credito al consumo tra famiglie con redditi non alti, con un basso grado di istruzione e fra i pensionati, come rilevato dall IBF per il periodo I tassi di interesse sul credito al consumo. I tassi di interesse bancari sulle nuove operazioni di credito al consumo hanno registrato una tendenza alla riduzione, che si è invertita alla fine del (fig b). Tenendo conto di una discontinuità statistica registrata sui dati relativi allo scorso giugno, la riduzione del costo del credito al consumo nel sarebbe stata di circa mezzo punto percentuale (8,3 per cento alla fine dell anno). La modifica metodologica ha comportato, tra l altro, la riduzione del differenziale del costo del credito al consumo con l area dell euro da oltre 2 a circa 1,5 punti percentuali. Tale divario è particolarmente ampio per le operazioni di credito al consumo a tasso variabile (1,5 punti percentuali alla fine del ) e risulta al contrario negativo (-,5 punti) per le operazioni a tasso fisso con durata superiore a cinque anni. Un analisi svolta con riferimento al periodo 23-9 e ai principali paesi dell area dell euro indica, tra le variabili maggiormente correlate con il costo del credito al consumo, la frequenza degli arretrati e la dimensione del mercato del credito. Anche al netto di questi fattori, rimane ampia l eterogeneità nel costo del credito al consumo tra i paesi dell area. La vulnerabilità delle famiglie indebitate Nonostante la dinamica estremamente debole dei redditi delle famiglie, la marcata riduzione dei tassi di interesse e i provvedimenti adottati nel biennio 29- a favore delle famiglie mutuatarie hanno contribuito a evitare un incremento dell onere del debito rispetto al reddito. Si stima che il servizio del debito per i mutui relativi alla casa di residenza, in base ai dati dell IBF pari a circa il 17 per cento del reddito delle famiglie che avevano un mutuo alla fine del 28, si sia ridotto nel biennio successivo; l andamento risulta meno favorevole per i nuclei con basso reddito a causa delle peggiori dinamiche occupazionali e salariali (cfr. il capitolo 9: Il mercato del lavoro). In base ai dati dell IBF, il 2,4 per cento delle famiglie italiane, circa 6. nuclei, ha un servizio del debito complessivo superiore al 3 per cento del reddito (fig a). Di queste, oltre la metà appartiene al quartile di reddito più basso ed è particolarmente vulnerabile a una flessione del reddito o ad aumenti della rata connessi con variazioni dei tassi di interesse; tali famiglie detengono poco più di un decimo dell indebitamento complessivo del settore. Nel le famiglie mutuatarie, che a partire dal gennaio del 29 hanno subito un evento che ne ha ridotto il reddito in misura significativa, hanno potuto far ricorso alla sospensione per almeno 12 mesi del pagamento delle rate, iniziativa promossa dall Associazione bancaria italiana (ABI) in accordo con le principali associazioni 171

10 dei consumatori. La moratoria ha riguardato i contratti di importo non superiore ai 15. euro, relativi all abitazione principale e concessi a mutuatari con un reddito annuo inferiore a 4. euro. Il periodo inizialmente fissato per la presentazione delle richieste, un anno a partire dal febbraio del, è stato successivamente esteso fino a luglio del 211. Sino allo scorso marzo avevano beneficiato della sospensione circa 43. famiglie, con un debito residuo per mutui pari a 5 miliardi, poco meno del 2 per cento delle consistenze in essere. In base ai dati raccolti presso gli intermediari e a quelli forniti dall ABI, si stima che le moratorie relative a mutui in arretrato nei rimborsi rappresentino meno di un decimo dei mutui totali con ritardato pagamento della rata. Vulnerabilità delle famiglie indebitate Figura 14.5 (a) Famiglie indebitate (1) (valori percentuali) (b) Prestiti deteriorati (2) (in percentuale dei prestiti non in sofferenza) 3 3 3,5 3, , 3, 2 2 2,5 2, , 2, 1 1 1,5 1, , 1, totale 1 quartile2 quartile 3 quartile 4 quartile, ,5 con un servizio del debito>3% sul reddito totale incagli scaduti scaduti, incagli e ristrutturati nuove sofferenze (3) Fonte: Banca d Italia, Indagine sui bilanci delle famiglie italiane e segnalazioni di vigilanza; cfr. nell Appendice la sezione: Note metodologiche. (1) Percentuali sul totale delle famiglie e per quartile di reddito equivalente; i dati si riferiscono al 28. Si considerano le famiglie con qualsiasi tipo di prestito per ragioni familiari. Il reddito è al lordo degli oneri finanziari. (2) Prestiti erogati da banche e società finanziarie. (3) Dati trimestrali depurati dalla componente stagionale. Flusso di sofferenze rettificate in percentuale dei prestiti non in sofferenza rettificata alla fine del trimestre precedente, espresso su base annua. In base ai dati forniti dall ABI, le sospensioni hanno riguardato pressoché in eguale misura i crediti in bonis e quelli che presentavano ritardi nei rimborsi. Nella maggior parte dei casi (9 per cento) è stato sospeso il rimborso dell intera rata. Nella metà dei casi a determinare la richiesta di moratoria è stata la cessazione del rapporto di lavoro; la sospensione o la riduzione dell orario di lavoro è stata all origine di poco meno di un terzo delle richieste. Il ricorso alla moratoria comporta un costo: gli interessi maturati durante il periodo di sospensione sono ripagati a partire dalla prima rata alla ripresa del piano di ammortamento, attraverso pagamenti aggiuntivi rispetto a quelli della rata originaria. Da evidenze relative ad alcuni gruppi bancari emerge che per i mutui che hanno usufruito del provvedimento si è osservata una marcata riduzione della quota di pagamenti in arretrato nella fase successiva alla fine del periodo di sospensione. Tra le ulteriori misure di sostegno, il Fondo di solidarietà per i mutui per l acquisto della prima casa è diventato operativo a novembre del. Come per la moratoria promossa dall ABI, il provvedimento consiste nella sospensione del rimborso della rata del mutuo, ma prevede il pagamento a carico del Fondo della quota interessi legata ai tassi di riferimento (Euribor o IRS) dovuta nel periodo di sospensione. Per accedere al provvedimento è necessario, tra gli altri requisiti, aver contratto un mutuo non superiore a 25. euro e dichiarare un indicatore di situazione economica equivalente (ISEE) inferiore a 3. euro; oltre alla perdita del lavoro, sono previste altre condizioni di accesso alla misura, tra le quali un elevato aumento della rata di un mutuo a tasso variabile. In pochi mesi di operatività è stata già utilizzata più della metà della dotazione del Fondo, pari a 2 milioni di euro, a favore di circa 2.5 mutuatari; a conclusione del provvedimento, i beneficiari dovrebbero essere pari a 5., poco più di un decimo delle famiglie che hanno finora fatto ricorso alla moratoria promossa dall ABI. 172

11 Le misure a sostegno delle famiglie mutuatarie e una politica selettiva nella concessione dei prestiti, che hanno caratterizzato il periodo successivo all emergere della crisi, hanno avuto un riflesso anche sulla dinamica dei finanziamenti su cui gli intermediari rilevano difficoltà di rimborso, che nel è stata meno negativa rispetto all anno precedente (fig b). I crediti in arretrato sono rimasti stabili in percentuale dei prestiti, intorno all 1 per cento. L incidenza degli incagli, finanziamenti su cui le banche rilevano temporanee difficoltà di rimborso, si è leggermente ridotta dal 2,4 al 2,2 per cento. Il flusso di nuove sofferenze in rapporto ai prestiti vivi ha oscillato attorno all 1,4 per cento, un rapporto ancora alto rispetto al livello del periodo precedente la crisi, quando si collocava poco sotto l 1 per cento (cfr. il capitolo 17: L attività delle banche e degli intermediari finanziari). LE IMPRESE La redditività, il fabbisogno finanziario e l indebitamento La formazione del fabbisogno finanziario. - Nel le società non finanziarie hanno recuperato solo in parte la forte contrazione dei flussi di reddito osservata l anno precedente. Sulla base dei dati di contabilità nazionale, il margine operativo lordo (MOL) è aumentato del 3,7 per cento, rimanendo in rapporto al valore aggiunto non lontano dai minimi storici toccati lo scorso anno (fig a). Il calo dei tassi di interesse ha consentito un ulteriore riduzione del peso degli oneri finanziari, attestatisi al 18,6 per cento del MOL. Redditività e fabbisogno finanziario (valori percentuali; numeri indice) Figura 14.6 (a) Indicatori di redditività (b) Copertura degli investimenti (1) '9'91'92'93'94'95'96'97'98'99''1'2'3'4'5'6'7'8'9'1 1 2 '9'91'92'93'94'95'96'97'98'99''1'2'3'4'5'6'7'8'9'1 quota di imprese in utile (2) quota di imprese in utile (solo manifatturiere con 5 addetti e oltre) (2) MOL / valore aggiunto (1) (3) oneri finanziari netti / MOL (1) (3) fabbisogno finanziario per investimenti (3) (4) autofinanziamento / investimenti (2) Fonte: Banca d Italia, Indagine sulle imprese industriali e dei servizi, ed elaborazioni su dati Istat; cfr. nell Appendice la sezione: Note metodologiche. (1) Stime basate sui dati dei conti economici nazionali del settore istituzionale delle società non finanziarie, I dati del sono stimati sulla base della contabilità annuale. Gli investimenti comprendono le scorte. Per le modalità di calcolo cfr. nell Appendice la sezione: Note metodologiche. (2) Scala di sinistra. (3) Scala di destra. (4) Indici 2=1. L indagine Invind, condotta nei primi mesi dell anno presso un campione di imprese industriali e dei servizi con almeno 2 addetti, conferma la scarsa ripresa dei profitti: la percentuale di imprese in 173

12 utile, 58 per cento, è di cinque punti più elevata rispetto al 29 ma di sette punti inferiore alla media del periodo Un netto miglioramento rispetto al 29 si è registrato per le imprese manifatturiere e per quelle di maggiore dimensione. In presenza di un modesto recupero della redditività, la ripresa dell accumulazione del capitale (cfr. il capitolo 8: La domanda, l offerta e i prezzi) ha comportato un peggioramento della capacità delle imprese di sostenerne la spesa utilizzando le risorse finanziarie interne (fig b). Nel complesso il fabbisogno finanziario, riflettendo anche la crescita dell attività produttiva, si è ampliato sensibilmente, da 26 a 54 miliardi (tav. 14.4). Voci Attività e passività finanziarie delle imprese (1) (milioni di euro e composizione percentuale) Consistenze di fine periodo Flussi Tavola 14.4 dic. Composizione percentuale dic. 29 dic. dic. 29 dic. ATTIVITà Biglietti e depositi a vista , 15, Altri depositi ,1 1, Titoli a breve termine 545,1, Titoli a medio e a lungo termine ,5 5, di cui: pubblici italiani ,3 2, di imprese italiane ,1 1, di soggetti esteri ,1 1, Azioni e altre partecipazioni ,4 34, di cui: estere , 15, Quote di fondi comuni 2.144,2, Crediti commerciali ,6 36, Crediti finanziari a breve termine sull'estero ,3 1, Altre attività finanziarie (2) ,9 5, Totale attività , 1, di cui: sull'estero ,5 24, PASSIVITÀ Totale debiti finanziari ,7 37, di cui: sull'estero ,7 5, Debiti a breve termine (3) ,7 13, di cui: verso banche italiane ,1 9, Debiti a medio e a lungo termine (4) ,6 21, di cui: verso banche italiane ,2 15, Titoli ,4 2, Azioni e altre partecipazioni ,4 43, di cui: sull'estero ,8 6, Debiti commerciali ,9 14, Altre passività finanziarie (5) ,1 5, Totale passività , 1, di cui: sull'estero ,3 12, SALDO (1) I dati si riferiscono al settore delle società non finanziarie. Per la definizione delle serie e per le modalità di calcolo, cfr. nell Appendice la sezione: Note metodologiche. L eventuale mancata quadratura dell ultima cifra è dovuta agli arrotondamenti. (2) La voce è costituita da: riserve tecniche di assicurazione, derivati sull interno e altre partite minori. (3) Includono anche i finanziamenti concessi dalle società di factoring. (4) Includono anche i prestiti cartolarizzati e i finanziamenti concessi dalle società di leasing. (5) La voce è costituita da: conti correnti postali, fondi di quiescenza, derivati sull interno e altre partite minori. 174

13 Negli ultimi anni il fabbisogno di molte imprese ha risentito dell allungamento dei tempi di pagamento nelle transazioni commerciali. I dati Invind indicano che nel la durata complessiva delle dilazioni, includendo anche i giorni di ritardo, è salita a 14 giorni da 1 nella media del periodo 23-6; i tempi di pagamento delle Amministrazioni pubbliche restano più che doppi rispetto a quelli medi (cfr. il capitolo 13: La finanza pubblica). La differenza tra crediti e debiti commerciali, una misura del fabbisogno finanziario generato dallo sfasamento tra entrate e uscite connesse con il ciclo commerciale, è aumentata di circa mezzo punto percentuale del fatturato rispetto agli anni precedenti la crisi, al 5,2 per cento. L allungamento delle dilazioni nei pagamenti tra imprese ha penalizzato principalmente quelle con scarso potere contrattuale, che hanno dovuto subire il peggioramento delle condizioni imposte da parte di clienti o fornitori. Analisi basate sui bilanci di circa 5. società di capitale presenti negli archivi Cerved indicano che nel biennio 28-9 il fabbisogno connesso con il ciclo commerciale si è ampliato rispetto agli anni precedenti, soprattutto tra le imprese delle costruzioni, quelle con meno di 5 addetti e quelle localizzate nel Mezzogiorno. L indebitamento e la struttura finanziaria. Nel i debiti finanziari delle imprese sono aumentati di 19 miliardi (1,5 per cento); è cresciuta soprattutto la componente a medio e a lungo termine, nella forma sia di debiti bancari sia di titoli obbligazionari (tav. 14.4). Il grado di indebitamento resta su livelli storicamente elevati: il leverage, pari al rapporto tra i debiti finanziari e la somma degli stessi con il patrimonio ai valori di mercato, è salito di oltre un punto, al 46,8 per cento (fig. 14.7) Figura 14.7 Indebitamento delle imprese (1) (valori percentuali) '95 '96 '97 '98 '99 ' '1 '2 '3 '4 '5 '6 '7 '8 '9 '1 leverage - breve termine (2) leverage - medio e lungo termine (2) debiti finanziari/valore aggiunto (3) Fonte: Banca d Italia e Istat. (1) I dati si riferiscono al settore delle società non finanziarie. Per la definizione delle serie e per le modalità di calcolo cfr. nell Appendice la sezione: Note metodologiche. (2) Scala di sinistra. Il leverage è pari al rapporto tra i debiti finanziari e la somma degli stessi con il patrimonio netto valutato ai prezzi di mercato. (3) Scala di destra. Il valore aggiunto per il è stimato sulla base della contabilità annuale. Alla fine del le imprese italiane presentavano un leverage superiore di oltre 4 punti percentuali rispetto alla media dell area dell euro e di circa 12 rispetto agli Stati Uniti (tav. 14.5). Nel confronto con gli altri paesi è elevata la quota del debito con scadenza inferiore ai dodici mesi: i debiti a breve termine rappresentano il 37 per cento del totale, rispetto al 28 per cento dell area dell euro. In presenza di un rialzo dei tassi di interesse, i livelli dell indebitamento e il peso della componente a breve scadenza rappresentano un fattore di fragilità per le imprese italiane. Il potenziale impatto di un aumento dei tassi dipende anche dalla quota, ampia in Italia, di debiti bancari a medio e a lungo termine su cui è applicato un tasso variabile: questi hanno rappresentato oltre il 95 per cento dei prestiti erogati negli ultimi cinque anni, rispetto all 89 per cento dell area dell euro. Sulla base di stime coerenti con l evoluzione attesa delle principali variabili macroeconomiche e ipotizzando un andamento del debito in linea con gli ultimi dati disponibili, un rialzo dei tassi di un

14 punto percentuale nel corso del 211, valore prossimo alle aspettative prevalenti sul mercato, aumenterebbe l incidenza degli oneri finanziari sul MOL di oltre un punto, al 2 per cento. Si tratterebbe di un livello elevato rispetto alla media del periodo 2-7 (15,7 per cento) ma inferiore al picco toccato nel 28 (26,5 per cento). Passività delle imprese (1) (consistenze di fine periodo) Tavola 14.5 PAESI E ANNI Composizione percentuale delle passività Indicatori finanziari Per Titoli (2) Prestiti Azioni e altre partecipazioni Debiti commerciali e altre passività (3) Passività / PIL Debiti finanziari / PIL Quota di debiti finanziari a breve termine (4) Leverage (4) (5) memoria: Attività finanziarie / PIL Italia 27 2,1 3,8 47,6 19,4 2,3,76 41,2 4,9 1, ,6 34,3 44,4 18,8 2,3,85 37,6 45,3,94 2,9 34,8 43, 19,3 2,24,84 36,9 46,8,92 Francia 27 3,8 2,1 64, 12,2 3,95,94 25,7 27,2 2, ,3 23,7 56,2 14,8 3,68 1,7 23,8 34, 2,52 5,4 23,2 56,5 14,9 3,79 1,9 23,6 33,7 2,66 Germania 27 2,6 28,4 48,1 2,9 1,91,59 32,1 39,2 1,3 29 3,1 32,7 4,1 24,1 1,85,66 3,9 47,2 1,31 3,1 31,4 42,8 22,6 1,88,65 33,1 44,6 1,35 Spagna 27,4 34,2 48,2 17,1 3,8 1,32 17,7 41,8 2,24 29,7 4,1 42,4 16,7 3,41 1,39 13,3 49,1 1,99,8 4,5 41,1 17,6 3,39 1,4 12,3 5,1 2,4 Area dell'euro (6) 27 2,5 29, 53,9 14,6 2,95,93 29,9 36,9 1, ,3 33,2 47,9 15,6 2,85 1,4 28,1 43,2 1,82 3,4 32,4 48,9 15,4 2,9 1,4 28, 42,2 1,88 Regno Unito 27 9,9 29,5 56,4 4,2 2,75 1,8 46,5 41,1 1, ,7 32,3 51,8 4,2 2,75 1,21 41,9 45,9 1,5 1,2 31,3 54,4 4,1 2,77 1,15 43, 43,3 1,53 Stati Uniti (7) 27 9,1 15,7 57,1 18,1 2,99,74 3,7 3,2 1, ,8 17,5 49,3 21,4 2,61,76 27,1 37,2 1,17 12,1 15,6 51,7 2,7 2,7,75 26,2 34,9 1,18 Giappone 27 6,4 26, 45, 22,5 2,84, ,9 1,8 29 7,9 32,5 36,1 23,5 2,53 1, ,8 1,71 8,2 31,6 36,3 24, 2,44, ,3 1,7 Fonte: Banca d Italia e Istat per i dati italiani. Per gli altri paesi: Banque de France e INSEE (Francia); Deutsche Bundesbank (Germania); Banco de España (Spagna); Eurostat e BCE (per i paesi dell area dell euro); Bank of England e Central Statistical Office (Regno Unito); Federal Reserve System - Board of Governors e Bureau of Economic Analysis (Stati Uniti); Bank of Japan e Cabinet Office (Giappone). (1) Per la definizione delle serie e per le modalità di calcolo, cfr. nell Appendice la sezione: Note metodologiche. (2) Comprendono anche gli strumenti derivati. (3) Riserve tecniche di assicurazione e fondi pensione. (4) Valori percentuali. (5) Il leverage è pari al rapporto tra i debiti finanziari e la somma degli stessi con il patrimonio netto valutato ai prezzi di mercato. (6) I dati si riferiscono all area composta da 16 paesi. (7) Dati riferiti al settore nonfinancial business; nei debiti finanziari a breve termine si includono gli open market papers. I corporate bonds sono attribuiti interamente ai debiti a lungo termine 176

15 La capacità di assorbire un aumento degli interessi passivi è più limitata tra le aziende di minori dimensioni. Sulla base dei bilanci del 29 di fonte Cerved, le imprese con meno di dieci addetti hanno infatti un leverage di oltre 12 punti più alto della media e un peso degli oneri finanziari sul MOL del 38 per cento, un livello elevato anche nel confronto con gli anni precedenti. L esposizione delle imprese al rischio di tasso è solo in parte mitigata dalla sottoscrizione di contratti derivati di copertura. Dai dati Invind emerge che nel il 14 per cento delle imprese con più di 5 addetti era almeno in parte coperto dal rischio di un aumento dei tassi di interesse. La propensione a utilizzare i derivati cresce con la dimensione dell impresa, passando dall 11 per cento tra le imprese con meno di 1 dipendenti al 45 tra quelle con 1. addetti e oltre. Analisi basate su dati Cerved e Centrale dei rischi confermano che le società che utilizzano derivati risultano ex ante più esposte al rischio di tasso, essendo caratterizzate da un maggiore indebitamento, soprattutto a medio e a lungo termine, e da una più contenuta redditività. Il credito Domanda e offerta di credito. Dopo un anno di continua contrazione, nel settembre del i prestiti bancari, al netto delle sofferenze e dei pronti contro termine, hanno ripreso a espandersi. La crescita sui dodici mesi, pari allo,9 per cento nello scorso dicembre, ha acquistato vigore nei primi mesi del 211 portandosi al 3,3 per cento in marzo (tav. 14.6), corrispondente a un flusso annuale netto di circa 27 miliardi. I prestiti concessi dalle società finanziarie, rappresentati principalmente da operazioni di leasing e factoring, hanno mostrato un andamento analogo. Credito alle imprese (1) (variazioni percentuali sui 12 mesi) Tavola 14.6 VOCI dic. 27 dic. 28 dic. 29 dic. mar. 211 Banche Branche di attività economica (2) Industria manifatturiera 11,2 6, -7,8-1,6 2,9 Costruzioni 17,1 13,1 2, -,1,5 Servizi 12,4 6,8-4,6-1,1 1,7 Altro 9,4 9,5 6, 8,8 12,3 Forme tecniche Anticipi e conti correnti (3) 9,1 8,5-19, -1,2 3,3 Mutui 11,5 7,4 5,7 5, 4,2 Altri prestiti 14,1 5,7 3,6-4,1 1, Totale 12,1 7, -3,,9 3,3 Società finanziarie (4) Leasing 13, 9,5-4,,5 1,6 Factoring 15,9 13,1-14,7 4,6 1,3 Altri finanziamenti -1,6 14,1-22,8 59,2 51,6 Totale 12,8 1,5-7,8 3,5 5,5 Banche e società finanziarie (4) Totale 12,3 7,7-3,6 1,3 3,5 Fonte: segnalazioni di vigilanza e Centrale dei rischi. (1) I dati si riferiscono ai settori delle società non finanziarie e delle famiglie produttrici. I prestiti escludono i pronti contro termine e le sofferenze. I dati di marzo 211 sono provvisori. Le variazioni percentuali sono corrette per tenere conto dell effetto contabile delle riclassificazioni e, a eccezione di quelle suddivise per forma tecnica, delle cartolarizzazioni. Per la definizione delle serie cfr. nell Appendice la sezione: Note metodologiche. (2) Dati tratti dalla Centrale dei rischi. (3) Fino al dicembre 28 gli anticipi sono inclusi nella voce Altri prestiti. (4) I dati si riferiscono agli intermediari ex art. 17 del TUB e, fino al 28, sono tratti dalla Centrale dei rischi. 177

16 La ripresa dei flussi di credito ha interessato sia le imprese con meno di 2 addetti sia quelle di maggiore dimensione (fig. 14.8). Il recupero è stato accentuato nei settori dell industria in senso stretto mentre la dinamica resta molto debole per le imprese delle costruzioni. L andamento del credito appare principalmente correlato alla ripresa della domanda di nuovi finanziamenti. Mentre nel la crescita si è concentrata nei mutui, nei primi mesi del 211 è stato marcato il recupero dei prestiti in conto corrente, degli anticipi e del factoring, suggerendo che siano divenute predominanti le esigenze di finanziamento legate Figura 14.8 Prestiti bancari per dimensione d impresa (1) (variazioni percentuali sui 12 mesi) '11 imprese medio-grandi imprese piccole (2) totale Fonte: segnalazioni di vigilanza. (1) I prestiti escludono i pronti contro termine, le sofferenze e alcune voci di minore rilievo che confluiscono nella definizione armonizzata dell Eurosistema. Le variazioni percentuali sono calcolate al netto degli effetti di cartolarizzazioni e riclassificazioni. Per la definizione della serie cfr. nell Appendice la sezione: Note metodologiche. (2) Società in accomandita semplice e in nome collettivo, società semplici, società di fatto e imprese individuali con numero di addetti inferiore a 2. al ciclo produttivo. Le indagini condotte dalla Banca d Italia presso le imprese e gli intermediari confermano come la principale motivazione della domanda espressa dalle imprese sia legata alla dinamica del capitale circolante. Dal lato dell offerta del credito, pur essendosi attenuato nel tempo il forte irrigidimento rilevato nel 29, i criteri di erogazione delle banche si sono mantenuti molto prudenti. I recenti sondaggi indicano il persistere di tendenze restrittive che, rispetto al biennio precedente, sembrano riguardare più le condizioni a cui i prestiti sono concessi e meno la disponibilità stessa dei finanziamenti. Dall indagine Invind emerge che nel la quota di imprese che ha ricevuto richieste di rimborso anticipato dai propri finanziatori si è dimezzata rispetto all anno precedente, al 4 per cento. È scesa di un punto, al 6 per cento, l incidenza delle imprese che hanno dichiarato di essersi viste negare in tutto o in parte le richieste di nuovi prestiti; si tratta di circa il 2 per cento di quante hanno effettivamente chiesto nuovi finanziamenti alle banche. Le difficoltà di accesso al credito restano più elevate nelle regioni meridionali e hanno riguardato, più che nel 29, anche imprese medie e grandi. In tutte le classi dimensionali le imprese hanno rilevato un peggioramento delle condizioni a cui i prestiti sono stati erogati nella seconda metà dell anno rispetto alla prima. L inasprimento sembra aver riguardato principalmente i costi accessori, compresi quelli legati alla complessità delle informazioni richieste dalle banche ai fini della concessione del finanziamento I dati della Centrale dei rischi riferiti alle società del campione Cerved indicano che nel hanno continuato a ridursi i prestiti alle imprese che alla fine dell anno precedente presentavano condizioni finanziarie poco equilibrate, come una scarsa redditività o un elevato indebitamento. Il calo è stato di circa sette punti percentuali, a fronte di una crescita del 6 per cento tra le imprese con i bilanci più solidi. Nel confronto con i maggiori paesi dell area, in Italia il tasso di variazione del credito alle imprese nel è stato più elevato (fig a). Sulla base dell indagine 178

17 della BCE sull accesso al credito delle piccole e medie imprese, la differenza parrebbe ascrivibile al maggiore fabbisogno finanziario generato da un andamento della redditività poco favorevole (fig b). L indagine conferma inoltre il permanere di attriti sul versante dell offerta di credito, benché la quota di imprese che non hanno ottenuto l intero ammontare del credito richiesto si sia ridotta rispetto all anno precedente in quasi tutti i paesi. Credito alle imprese nell area dell euro (valori percentuali) Figura 14.9 (a) variazioni dei prestiti sui 12 mesi (1) (b) indicatori finanziari Italia Francia Germania Spagna Area euro Italia Francia Germania Spagna Area euro -4 profitti (2) fabbisogno di credito (2) quota di imprese che ha domandato credito quota di imprese a cui è stato rifiutato il credito (anche parzialmente) Fonte: segnalazioni di vigilanza, elaborazioni su dati BCE e Survey on the access to finance of small and medium-sized enterprises in the euro area - second half of. (1) I dati si riferiscono al settore delle società non finanziarie. I prestiti includono i pronti contro termine e le sofferenze. Le variazioni percentuali non tengono conto degli effetti delle cartolarizzazioni. Per la definizione delle serie, cfr. nell Appendice la sezione: Note metodologiche. (2) Saldi tra percentuali di risposte in aumento e in diminuzione. I tassi di interesse bancari. Il costo del finanziamento bancario ha toccato un minimo storico nei mesi centrali del, quando il tasso medio sulle consistenze dei prestiti alle società non finanziarie italiane ha raggiunto il 3, per cento (fig a); da allora i tassi di interesse hanno ripreso a crescere, rimanendo comunque più contenuti di quelli osservati nella media dei paesi dell area. Nello scorso marzo il tasso medio sui nuovi finanziamenti diversi dai conti correnti si è attestato al 2,9 per cento, quasi un punto percentuale in più rispetto a un anno prima. Dopo il forte ampliamento osservato nei primi mesi della crisi, sembrerebbe ridursi il divario nel costo del credito tra grandi e piccole imprese: il recente aumento dei tassi di interesse è stato maggiore per le erogazioni di prestiti di importo superiore a un milione. Il divario tra i tassi di interesse nominali applicati sui conti correnti alle micro imprese, con meno di 1 addetti, e a quelle grandi, con almeno 25 dipendenti, è di circa tre punti percentuali, un valore leggermente più alto rispetto agli anni precedenti la crisi (fig b). Nel è rimasta elevata, in tutte le classi dimensionali, la dispersione dei tassi attorno al valore mediano. Il sensibile ampliamento della dispersione durante la crisi è in larga parte ascrivibile all aumento del differenziale di tasso tra le aziende con condizioni finanziarie poco equilibrate e quelle con bilanci molto solidi, una misura dell accresciuta avversione al rischio degli intermediari. 179

18 7 (a) Tassi di interesse sui prestiti bancari alle imprese (dati mensili; valori percentuali) Figura Italia - consistenze Italia - erogazioni (1) Area euro - consistenze Area euro - erogazioni (1) (b) Dispersione dei tassi di interesse sui prestiti a revoca per classe dimensionale delle imprese (2) (valori percentuali) percentile 25 percentile mediana '7 '8 '9 '1 '7 '8 '9 '1 '7 '8 '9 '1 '7 '8 '9 '1 micro piccole medie grandi 4 2 Fonte: segnalazioni armonizzate del SEBC, Rilevazione analitica sui tassi di interesse e Cerved; cfr. nell Appendice la sezione: Note metodologiche. (1) Nuove operazioni. Sono esclusi i finanziamenti in conto corrente. (2) I tassi sono calcolati al netto di commissioni e spese. Le classi dimensionali sono definite sulla base del numero di occupati, del fatturato e dell attivo. Gli interventi a sostegno dell accesso al credito. Nel corso del è proseguita l attuazione di numerose iniziative volte a mitigare le tensioni finanziarie generate dalla crisi. L adesione da parte delle banche e del sistema produttivo è stata ampia; in diversi casi le misure sono state riviste o prorogate per aumentarne l efficacia. In termini quantitativi l impatto di questi interventi è stato rilevante. Si stima che le risorse finanziarie di cui hanno beneficiato le piccole e medie imprese siano superiori a 35 miliardi; i finanziamenti a medio e a lungo termine sarebbero stati oltre la metà di quelli erogati dal sistema bancario dall inizio del 29 a oggi. Dal 29 la Cassa depositi e prestiti può utilizzare la provvista derivante dal risparmio postale per erogare alle banche finanziamenti finalizzati alla concessione di prestiti a medio e lungo termine alle piccole e medie imprese. I dati più recenti indicano che sia stato erogato agli intermediari, soprattutto ai grandi gruppi bancari, poco più della metà del plafond complessivo di 8 miliardi. Nell agosto del 29 il Ministero dell Economia e delle finanze, l ABI e le associazioni dei rappresentanti delle imprese hanno sottoscritto un Avviso comune per 18

19 una sospensione di dodici mesi del rimborso dei debiti delle piccole e medie imprese caratterizzate da adeguate prospettive economiche. Gli intermediari aderenti sono 588, rappresentativi del 98,4 per cento degli sportelli presenti in Italia. Secondo i dati diffusi dall ABI, relativi alle operazioni effettuate sino allo scorso marzo, sono state accolte oltre 2. domande per un ammontare di debiti pari a circa 6 miliardi; si stima che le quote di capitale non rimborsate in virtù di questi accordi siano pari a oltre 12 miliardi. Nel corso di accertamenti ispettivi presso alcune banche di media e grande dimensione sono state raccolte informazioni dettagliate su tutte le sospensioni di pagamento poste in essere dagli intermediari, incluse quelle realizzate nell ambito dell Avviso comune. Lo stato di attuazione di questi interventi è piuttosto avanzato, essendo terminato il periodo di sospensione per circa l 8 per cento delle imprese a cui era stato concesso. Per queste controparti si è osservata una notevole riduzione dei ritardi di pagamento, suggerendo che le condizioni finanziarie delle imprese abbiano nel complesso beneficiato degli interventi: rispetto al momento iniziale della sospensione, l incidenza dei mutui con rate in arretrato si è all incirca dimezzata, al 25 per cento. L attività del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese è stata molto rafforzata durante la crisi: si è ampliato il novero delle aziende che possono richiedere la garanzia e sono stati introdotti criteri di valutazione più flessibili e procedure di accesso più snelle. Dal 29 a oggi il Fondo ha concesso garanzie per un valore di oltre 9 miliardi, corrispondenti a circa 16 miliardi di finanziamenti (rispettivamente 5 e 11 miliardi nell intero periodo ). I prestiti, affluiti principalmente a imprese industriali con meno di 5 addetti, hanno coperto in larga parte esigenze di liquidità: solo il 22 per cento ha riguardato operazioni di investimento. Durante la crisi si è intensificata l attività dei consorzi di garanzia collettiva dei fidi (confidi), anche a seguito dei numerosi provvedimenti emanati da amministrazioni locali per favorire l accesso al credito delle imprese più piccole. Nel il valore delle garanzie offerte alle imprese con meno di 2 addetti è aumentato dell 8,7 per cento. Per le imprese artigiane, in particolare, l intervento di questi intermediari è apparso determinante ai fini della concessione dei finanziamenti: si stima che i prestiti siano cresciuti di oltre il 6 per cento per le imprese che si sono avvalse della garanzia di un confidi, a fronte di un calo del 3 per cento tra gli altri artigiani. Le condizioni finanziarie e le difficoltà di rimborso dei debiti La ripresa debole e incerta dei livelli di attività e dei flussi di reddito non ha consentito un miglioramento sostanziale delle condizioni finanziarie delle imprese che, in media, sono rimaste fragili. Le tensioni traspaiono dai frequenti ritardi nei pagamenti tra aziende, dalle persistenti difficoltà di rimborso dei prestiti bancari, dalla crescita ancora elevata dei fallimenti (cfr. il capitolo 1: La struttura produttiva e le politiche strutturali). L indagine Invind mostra che nel la percentuale di crediti commerciali che viene regolata oltre la scadenza è salita di oltre un punto rispetto all anno precedente, al 28 per cento; la durata media dei ritardi ha superato i 6 giorni. Le informazioni della Centrale dei rischi sui debitori dei crediti smobilizzati presso il sistema finanziario indicano che sono rimasti notevolmente più elevati della media i ritardi di pagamento da parte delle imprese edili e di quelle localizzate nelle regioni meridionali. 181

20 Nello scorso marzo la quota di crediti sui quali gli intermediari rilevano temporanee difficoltà di pagamento (incagli e prestiti ristrutturati) ha raggiunto il 5,8 per cento, il valore massimo degli ultimi cinque anni. Le esposizioni verso le imprese caratterizzate da situazioni finanziarie molto compromesse hanno alimentato un flusso annuo di nuove sofferenze rettificate di circa 23 miliardi; nel primo trimestre del 211 le nuove sofferenze rappresentavano il 2,6 per cento dei prestiti vivi di inizio periodo, un valore non discosto dal livello massimo toccato durante la crisi (fig ; cfr. il capitolo 17: L attività delle banche e degli intermediari finanziari). 7, 6, 5, 4, 3, 2, 1,, Figura Difficoltà di rimborso dei prestiti da parte delle imprese (in percentuale dei prestiti) nuove sofferenze (1) incagli e prestiti ristrutturati - imprese medio-grandi (2) incagli e prestiti ristrutturati - imprese piccole (2) (3) Fonte: Centrale dei rischi; cfr. nell Appendice la sezione: Note metodologiche. (1) Scala di destra. Dati trimestrali depurati dalla componente stagionale. Flusso di sofferenze rettificate in percentuale dei prestiti non in sofferenza rettificata alla fine del trimestre precedente, espresso su base annua. (2) Scala di sinistra. (3) Società in accomandita semplice e in nome collettivo, società semplici, società di fatto e imprese individuali con numero di addetti inferiore a 2. Il permanere di condizioni finanziarie fragili emerge anche da indicatori che considerano diversi gradi di anomalia nel rimborso dei debiti. Utilizzando le informazioni presenti nella Centrale dei rischi, le imprese affidate dal sistema bancario sono state suddivise in classi caratterizzate da segnali di crescente anomalia (prestiti in bonis, sconfinamenti, scaduti da oltre 9 giorni, incagli o ristrutturati, sofferenze, perdite). Le matrici di transizione calcolate sulla base di questa suddivisione indicano che nel corso del hanno prevalso i passaggi verso le classi di maggiore anomalia: il saldo netto dei prestiti per i quali si è osservato un peggioramento è stato del 5,1 per cento (6,6 nel 29). Il peggioramento è stato marcato tra le imprese con oltre 2 addetti, nel settore delle costruzioni e nelle regioni del Mezzogiorno. Benché nel una quota del peggioramento più rilevante che in passato sia ascrivibile a prestiti che presentavano anomalie già all inizio dell anno, il flusso dai prestiti in bonis ha rappresentato oltre il 7 per cento dei peggioramenti complessivi: ciò sembra suggerire che il deterioramento, pur rallentando, sia destinato a protrarsi. Recenti analisi condotte in sede ispettiva presso banche di medie e grandi dimensioni suggeriscono che i prestiti sui quali le banche rilevano difficoltà di pagamento siano solo una parte di quelli concessi a imprese con condizioni finanziarie poco equilibrate. Gli intermediari hanno cercato di prevenire l insorgere di anomalie nel rimborso dei finanziamenti attraverso un consistente ricorso a operazioni di rinegoziazione dei debiti finalizzate a superare la fase di crisi. Per i primi 15 gruppi bancari è possibile stimare che oscilli attorno all 11 per cento la quota di prestiti che, pur non presentando segnali di anomalia, fa capo a imprese finanziariamente deboli. Si tratta di controparti che, in assenza di un recupero dei livelli di redditività, potrebbero incontrare difficoltà nel proseguire un regolare rimborso dei capitali. Nel è ulteriormente aumentato il numero di operazioni di ristrutturazione del debito volte ad alleviare le tensioni finanziarie delle imprese e a favorirne la ripresa. Sulla base dell indagine condotta dalle Filiali della Banca d Italia presso un campione di oltre 4 banche, circa il 3,7 per cento dei prestiti in essere alla fine dell anno precedente è stato oggetto di revisione delle condizioni contrattuali (3,2 nel 29). '11 3,5 3, 2,5 2, 1,5 1,,5, I dati Invind mostrano che tra il 29 e il oltre il 2 per cento delle imprese ha richiesto alle banche di ristrutturare il debito; si è raggiunto un accordo tra le parti in poco più della metà dei casi. In tre operazioni su quattro è stato concesso un allungamento delle scadenze del debito originario e in circa il 4 per cento era prevista l erogazione di nuovi finanziamenti. In pochi casi sono state richieste all imprenditore azioni più incisive come l aumento del capitale di rischio o l adozione di un nuovo piano industriale. 182

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