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3 CONTROLLO SOMMARIO 2/14 LO SPECIALE 5 Verifica della base informativa per l analisi di bilancio: le azioni di manipolazione contabile di Francesco Giunta, Laura Bini e Francesco Dainelli METODI E STRUMENTI 19 Smart Control: costruire il «controllo» in ottica competitiva di Alessandro Garlassi e Luca Fornaciari 27 Modellizzazzione dei flussi di cassa nel lungo periodo: il metodo «Monte Carlo» di Stefano Palestini 38 Quanto costa acquisire un nuovo cliente? Le metriche che il controllo deve saper monitorare di Massimo Negro CASE HISTORY 45 Il sistema di controllo di gestione di un impresa operante su commessa: il caso Mondialpack di Pietro Dalena 57 Social Media Measurement nello sport: il caso Arezzo Calcio di Maria Pia Maraghini, Azar Suleymanov e Tiziano Cetarini INDICE 66 Indice analitico 3

4 rivista bimestrale EDITRICE Wolters Kluwer Italia s.r.l. Strada1, Palazzo F Milanofiori Assago (MI) INDIRIZZO INTERNET Compresa nel prezzo dell'abbonamento l'estensione on-line della Rivista, consultabile all'indirizzo DIRETTORE RESPONSABILE Giulietta Lemmi DIREZIONE SCIENTIFICA Alberto BUBBIO Università C. Cattaneo di Castellanza (LIUC) Francesco GIUNTA Università di Firenze Luciano MARCHI Università di Pisa Angelo RICCABONI Università di Siena COMITATO SCIENTIFICO Marco AGLIATI Università L. Bocconi di Milano Luca BAGNOLI Università di Firenze Carmine BIANCHI Università di Palermo Massimiliano BONACCHI Università di Napoli Parthenope Cristiano BUSCO, Università di Siena; Adele CALDARELLI Università di Napoli Federico II Massimo CIAMBOTTI Università di Urbino Lino CINQUINI Scuola Superiore S. Anna di Pisa Paolo COLLINI Università di Trento Luca DEL BENE, Università Politecnica delle Marche; Stefano MARASCA Università Politecnica delle Marche Kenneth A. MERCHANT University of Maastricht Antonella PAOLINI Università di Macerata Aldo PAVAN Università di Cagliari Riccardo SILVI Università di Bologna-Forlì David W. YOUNG Boston University School of Management REFERAGGIO La rivista accoglie contributi di ricerca volti al avanzamento delle conoscenze scientifiche. Tali contributi saranno accettati solo dopo essere stati sottoposti ad un processo sistematico di valutazione e accettazione, noto come double blind rewiew, condiviso dalla comunità scientifica internazionale. Coloro che fossero interessati possono inviare i propri contributi per posta elettronica all indirizzo REDAZIONE Paola Boniardi, Elena Rossi, Agnese Trentalance Per informazioni in merito a contributi, articoli ed argomenti trattati scrivere o telefonare a: Redazione Controllo di Gestione IPSOA Casella Postale Milano telefono telefax AMMINISTRAZIONE Per informazioni su gestione abbonamenti, numeri arretrati, cambi d indirizzo, ecc. scrivere o telefonare a: IPSOA Servizio Clienti Casella postale Milano telefono telefax Servizio Informazioni Commerciali: telefono telefax REALIZZAZIONE GRAFICA Ipsoa FOTOCOMPOSIZIONE Sinergie Grafiche Srl Viale Italia, Corsico (MI) Tel. 02/ STAMPA GECA S.r.l. - Via Monferrato, San Giuliano Milanese (MI) - Tel. 02/99952 PUBBLICITÀ via Leopoldo Gasparotto, Varese Tel Fax Autorizzazione del Tribunale di Milano n. 645 dell 11 novembre 2003 Spedizione in abbonamento postale 45% art. 2 comma 20/B legge 662/96 Filiale di Milano Iscritta nel Registro Nazionale della Stampa con il n vol. 34 Foglio 417 in data 31 luglio 1991 Iscrizione al R.O.C. n ABBONAMENTI Gli abbonamenti hanno durata annuale, solare: gennaio-dicembre; rolling: 12 mesi dalla data di sottoscrizione, e si intendono rinnovati, in assenza di disdetta da comunicarsi entro 30 gg. prima della data di scadenza a mezzo raccomandata A.R. da inviare a Wolters Kluwer Italia S.r.l. Strada 1 Pal. F6 Milanofiori Assago (MI). Servizio Clienti : tel servizioclienti Compresa nel prezzo dell abbonamento l estensione on line della Rivista, consultabile all indirizzo: Italia annuale: 199,00 Estero annuale: 398,00 Prezzo copia: 41,00 Richiesta di abbonamento: scrivere o telefonare a: IPSOA, Ufficio vendite Casella postale Milano Telefono Telefax Forma di pagamento: - versare l importo sul c.c.p. n intestato a WKI Gestione incassi, Strada 1, Palazzo F6, Milanofiori (indicare nella causale del versamento il titolo della rivista e l anno dell abbonamento), oppure - inviare assegno bancario/circolare non trasferibile intestato a Wolters Kluwer Italia s.r.l. Arretrati: prezzo dell anno in corso all atto della richiesta DISTRIBUZIONE Vendita esclusiva per abbonamento Il corrispettivo per l abbonamento a questo periodico è comprensivo dell IVA assolta dall editore ai sensi e per gli effetti del combinato disposto dell art. 74 del D.P.R. 26/10/1972, n. 633 e del D.M. 29/12/1989 e successive modificazioni e integrazioni. Tutela della Privacy Egregio abbonato, Ai sensi dell art. 13 del D.Lgs. n n La informiamo che i Suoi dati sono conservati nel data base informatico del titolare del trattamento, Wolters Kluwer Italia s.r.l. Responsabile del trattamento: Ufficio MID. L elenco aggiornato di tutti i responsabili del trattamento potrà essere richiesto per iscritto all Ufficio MID presso la sede della società. I Suoi dati saranno utilizzati dalla nostra società, da enti e società esterne ad essa collegati, nonché da soggetti terzi, titolari autonomi del trattamento, solo per l invio di materiale amministrativo -contabile, commerciale e promozionale. Ai sensi dell art. 7 del citato D.Lgs., Lei ha diritto di conoscere, aggiornare, rettificare, cancellare i Suoi dati, nonché di esercitare tutti i restanti diritti ivi previsti, mediante comunicazione scritta a Wolters Kluwer Italia s.r.l., Ufficio MID, Milanofiori, Strada 1-Palazzo F6, Assago (Mi)

5 LO SPECIALE CONTROLLO VERIFICA DELLA BASE INFORMATIVA PER L ANALISI DI BILANCIO: LE AZIONI DI MANIPOLAZIONE CONTABILE di bilancio è un prezioso strumento per comprendere le condizioni economiche e finanziarie L analisi che caratterizzano la gestione di un impresa. Tutto però dipende dall affidabilità dei dati contabili sui quali si lavora. Questa elementare considerazione assume particolare rilievo alla luce dei molti scandali finanziari di questi ultimi anni, dietro ai quali sono emerse gravi alterazioni dei risultati di bilancio. Da qui, la necessità di far precedere l analisi di bilancio dalla ricerca di segnali di manipolazioni dei risultati economicofinanziari. Un modo semplice e immediato per cogliere la presenza di manipolazioni è calcolare alcuni specifici indicatori che evidenziano incongruenze fra i saldi contabili. In gergo, si parla solitamente di red flag. A queste procedure si affiancano sistemi più evoluti. Questi, attraverso elaborazioni statistiche, combinano vari indicatori in un punteggio il quale esprime la probabilità che un bilancio sia stato «addomesticato». Guardando a tali sistemi, si propone un modello calibrato sulla realtà delle piccole e medie imprese italiane. Le azioni di earnings manipulation Da oltre un decennio, le prime pagine dei giornali riportano con impressionante frequenza notizie di scandali finanziari dietro ai quali emergono gravi alterazioni dei risultati di bilancio. Enron, Tyco, Freddy Mac, AEG, Satyam, World Com, Global Crossing, Parmalat sono solo alcuni dei nomi delle molte imprese che hanno pensato, in questi anni difficili per l economia mondiale, di risolvere i loro problemi di gestione «aggiustando» i conti. L analista di bilancio, dunque, prima di cominciare a elaborare i dati contabili deve valutarne l attendibilità, cercando di individuare la presenza di comportamenti adottati dal DALMASTER L articolo riprende tematiche tratte dal Master di Controllo di Gestione Ipsoa con lo scopo di suscitare nei partecipanti un confronto di idee ed opinioni management che vengono comunemente definiti con il termine ampio di earnings manipulation. Molto efficacemente l Association of Certified Fraud Examiners (ACFE) ritiene che un impresa sia impegnata in azioni di manipolazione contabile quando il suo management, all atto di redigere il bilancio, si chiede: «How can we best report desired results?», invece di: «How can we best report economic reality?». Come già ricordato nella prima parte di questo lavoro 1, la manipolazione contabile si può manifestare in diverse forme. In relazione all intensità delle alterazioni provocate, si distingue fra (cfr. Tavola 1): earnings management, in senso stretto; frodi contabili 2. Nel caso dell earnings management, l ineliminabile discrezionalità insita in ogni valutazione di bilancio è utilizzata, da chi redige il bilancio dell impresa, per offrire una predeterminata rappresentazione dei risultati aziendali, volta a indurre alcune categorie di stakeholder ad assumere comportamenti che favoriscano, di volta in volta, il raggiungimento di determinati obiettivi, quali: sostenere il corso del titolo, scoraggiare acquisizioni, facilitare l ottenimento di un finanziamento. L earnings management, tendenzialmente, si propone come un esercizio, sia pur «spinto», dei margini di discrezionalità valutativa offerti dai GAAP. Quando la creatività degli amministratori va decisamente oltre ogni ragionevole ambito di discrezionalità si parla, più propriamente, di frodi contabili. La linea di confine che separa i due comportamenti, tuttavia, è molto sottile. Arthur Levitt, già Chairman della SEC, parlava, nel 1998, di una «grey area between legitimacy and outright fraud». In questo senso, cruciale è la materialità degli effetti che si producono, anche se con lo Staff Accounting Bullettin n. 99 del 1999, la SEC ha espresso la sua preoccupazione per manipolazioni «immateriali», ma intenzionali («In certain circumstances, intentional immaterial misstatements are unlawful»). di Francesco Giunta Laura Bini e Francesco Dainelli Università degli Studi di Firenze 1 Si veda, a cura degli stessi autori, «Verifica della base informativa per l analisi di bilancio: la qualità del sistema contabile» in Controllo di gestione n. 1/ Un ampia rassegna sul tema delle alterazioni contabili, condotta alla luce dell adozione dei principi IAS/IFRS, si ritrova in: Quagli A., «Le politiche di bilancio e l adozione degli IFRS: profili di studio e rassegna delle prime evidenze empiriche», in: Rivista dei Dottori Commercialisti, 2011, n. 1. 5

6 CONTROLLO LO SPECIALE circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. Paradossalmente, tanto più artefatto è il bilancio, tanto più è difficile, per un analista esterno, percepire questa circostanza. Peraltro, il naturale dinamismo dell impresa tende a diluire nel tempo gli inevitabili effetti di riversamento conseguenti ad ogni precedente manipolazione; ed è proprio su questa circostanza che conta il management quando mette in atto azioni di alterazione del bilancio. Quale che sia la forma nella quale si manifesta, la manipolazione contabile determina una graduale perdita di qualità dei dati contabili e una conseguente riduzione dei segnali di rischio percepibili attraverso l analisi di bilancio. Questa circostanza interessa tutti gli stakeholder, ma, in particolare, gli investitori. Considerando gli analisti quale proxy degli investitori, la ricerca ha confermato che la manipolazione dei risultati contabili porta gli analisti a formulare valutazioni che si rivelano, nel tempo, disallineate rispetto ai risultati effettivamente conseguiti dalle imprese oggetto della loro attenzione 3. In questo senso, la manipolazione contabile causa l insorgere di uno specifico fattore di rischio che si associa a quello finanziario e operativo: il rischio informativo (cfr. Tavola 2). Con questo termine si indica il rischio di compiere valutazioni e, quindi, decisioni di investimento errate a causa di informazioni che distorcono la rappresentazione della reale situazione aziendale e non consentono di formulare previsioni attendibili sui futuri andamenti della gestione. Tale rischio si riflette necessariamente sul costo del capitale, influenzando il valore fondamentale di ogni impresa 4. I diagnostici per valutare la qualità contabile Il rischio informativo merita di essere considerato attentamente, in quanto le sue manifestazioni possono avere conseguenze molto gravi. E questo non solo perché tutto il successivo processo di analisi risulterebbe inficiato, ma anche per l inevitabile reazione degli investitori al momento in cui si trovassero di fronte a sorprese nei risultati aziendali (earnings surprise) dovute al riversamento di precedenti manovre contabili. L evidenza empirica suggerisce, infatti, che sorprese negative determinano una caduta del prezzo del titolo interessato sproporzionata rispetto alla crescita di tale prezzo che si manifesta in caso di sorprese positive (effetto torpedo). Nel condurre questa delicata indagine, l analista deve, preliminarmente, mettere a fuoco: a) la politica contabile alla quale la redazione del bilancio si ispira; Tavola 1 Livello d intensità delle manipolazioni contabili * 3 D. Givoly C. Hayn T. Yoder, Do Analysts Account for Earnings Management?, Working Paper, Pen State University, M.E. Barth Y. Konchitchki W.R. Landsman, Cost of Capital and Earnings Transparency, Journal of Accounting and Economics, February * La Tavola è tratta, con adattamenti, da: Dechow P.M. Skinner D. J., Earnings Management: Reconciling the Views of Accounting Academics, Practitioners, and Regulators, Accounting Horizons, vol.14 (2),

7 LO SPECIALE CONTROLLO b) le caratteristiche dell attività economica svolta dall impresa; c) le poste di bilancio dove, tenuto conto delle caratteristiche dell attività economica, eventuali interventi manipolatori sono più probabili; d) la presenza di situazioni che possono spingere il management ad «aggiustare» il bilancio. Quanto alla politica contabile, questa si presenta, spesso, di difficile individuazione, ritrovandosi in ogni bilancio scelte orientate in senso conservativo per alcune poste, in chiave più aggressiva per altre. A qualificare la politica adottata varrà, dunque, l orientamento prevalente che si percepisce. Dal momento che la politica contabile si caratterizza per un atteggiamento valutativo che resta costante nel tempo 5, ai fini della percezione di condizioni di rischio informativo occorre guardare a cambiamenti intervenuti in tali politiche, atteso che l earnings management si può realizzare proprio cambiando il modo di rappresentare in bilancio gli stessi fenomeni. Resta, in ogni caso, cruciale il ruolo svolto dalle Note al bilancio, il solo documento che, se adeguatamente redatto, chiarisce il percorso valutativo seguito dagli amministratori e le stime alle quali questi hanno fatto ricorso. Spetta, invece, all informazione extra-contabile, di tipo non-financial, fornire gli elementi necessari per mettere a fuoco le caratteristiche dell attività economica svolta dall impresa. Conoscere tali caratteristiche è essenziale per: comprendere la sostanza economica dei fatti di gestione; individuare l esistenza di principi contabili specifici per settori di attività. Si pensi, in generale, ai principi che disciplinano la redazione del bilancio di banche e assicurazioni; più in particolare, alla regolamentazione riguardante determinati ambiti di attività quali ad esempio, l estrattivo 6 ; esaminare il comportamento contabile tenuto dalle altre imprese operanti nel medesimo settore di quella analizzata; identificare alcuni valori medi di riferimento quali ad esempio: la vita media delle immobilizzazioni e il conseguente tasso di ammortamento; le svalutazioni dei crediti abitualmente operate. Tali valori sono sicuramente utili per cogliere anomalie nei conti dell impresa oggetto di analisi. La comprensione del business aiuta a concentrare l attenzione sui valori di bilancio che potranno, più facilmente, essere oggetto di azioni manipolatorie. Si tratta tipicamente di quelle poste contabili capaci di generare i maggiori effetti sul risultato di periodo. Così, in una società di leasing, occorrerà fare attenzione alla stima del valore residuo dei beni ceduti, alla fine del contratto; per un impresa farmaceutica, cruciale si rivela il trattamento riservato ai costi di R&S; per la cantieristica (navi, aerei ecc.), è bene concentrarsi sulla valorizzazione dei lavori in corso; per i produttori di apparecchiature elettroniche (ad esempio computer), gli stanziamenti a fondi spese per interventi di garanzia su prodotti venduti giocano un ruolo fondamentale, mentre per la grande distribuzione, critica è la valutazione delle scorte di magazzino. Infine, poiché «è l occasione che fa l uomo ladro», occorre guardare soprattutto ad alcune condizioni che caratterizzano la gestione dell impresa e il suo management. Qui l elenco è lungo. Per schematizzare, è utile distinguere fra condizioni istituzionali ed economico-finanziarie. Tavola 2 Qualità dell informazione contabile e rischio informativo 5 Sul punto si rimanda alla prima parte di questo lavoro come da nota 1. 6 L esigenza di una regolamentazione che tenga conto delle specificità gestionali delle imprese, in relazione all attività svolta, è sostenuta dall American Institute of Certified Public Accountants (AICPA), che regola la valutazione di svariati componenti di bilancio attraverso principi specifici, gli Industry Accounting Guides ai quali continua a guardare la Task Force on Specialized Principles del FASB. 7

8 CONTROLLO LO SPECIALE circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. 7 R.L. Rosner, Earnings Manipulation in Failing Firms, Contemporary Accounting Research, 20, (2), Cfr.P.M. Dechow R.G. Sloan A.P. Sweeney, Detecting earnings management. The Accounting Review, 70(2), 1995, Cfr. nota 1. 8 Fra le prime si ricordano: cambiamenti del vertice dell impresa, specie se con retribuzione legata ai risultati e/o al prezzo delle azioni. In tale circostanza, infatti, il nuovo management sarà incentivato ad attuare manovre di «prestito di utili agli esercizi futuri» per accreditare la sua gestione e massimizzare i propri guadagni; contratti con finanziatori che prevedono il rispetto di covenant. Questi ultimi, infatti, si configurano spesso in termini di rapporti fra valori di bilancio, come, ad esempio: rapporto fra debiti e capitale di rischio; rapporto fra flussi di cassa e interessi sul debito; transazioni con parti correlate, che possono naturalmente indurre a valorizzare gli scambi a «prezzi di trasferimento», piuttosto che a prezzi di mercato; tentativi di acquisizione da parte di altre imprese. In questo caso, il management che voglia resistere a tali tentativi sarà tentato di «prendere a prestito utili dagli esercizi futuri», così da far apparire più alto il valore fondamentale dell azienda; negoziazioni con i sindacati. Qui, la manipolazione va in direzione opposta, poiché l obiettivo perseguito è quello di far apparire insostenibili le richieste di incrementi retributivi; controllo esercitato da regolatori del mercato. Le imprese che operano su mercati dove i prezzi di vendita devono rispettare tariffe determinate sulla base di valori contabili hanno convenienza ad agire su tali valori per recuperare margini di redditività; pressione fiscale e criteri di determinazione dell imponibile. Specie nei sistemi dove il risultato di bilancio costituisce la base per il calcolo dell imponibile, si possono perseguire politiche volte al contenimento dei risultati di esercizio; intensità del contesto competitivo. Poiché la profittabilità delle imprese che operano in un dato settore è uno stimolo all ingresso di nuovi entranti, il management può essere spinto a comprimere i tassi di redditività denunciati dal bilancio. Come condizioni economico-finanziarie foriere di manovre contabili si segnalano: stime degli analisti che prevedono un rialzo degli utili o dichiarazioni in tal senso da parte del management. L evidenza empirica ha messo in luce come queste dichiarazioni costituiscano una delle condizioni che maggiormente spinge ad «aggiustare» i valori contabili, per evitare earnings surprise negative e perdita di credibilità del management; profilarsi di risultati economici negativi e di tensioni finanziarie. Anche indipendentemente dall esistenza di stime da rispettare o da «battere», il deteriorarsi del quadro reddituale e finanziario costituisce di per sé un forte stimolo a redigere bilanci addomesticati. Significativi, in proposito, i risultati della ricerca empirica i quali dicono che i manager delle imprese sull orlo del fallimento sono quelli maggiormente impegnati a manipolare i conti nella speranza che i problemi attraversati dalla loro azienda siano temporanei 7 ; ricorso al mercato finanziario mediante consistenti emissioni di azioni o prestiti obbligazionari. Lo stimolo alla cosmesi del bilancio è particolarmente forte per quelle imprese che intendono affacciarsi alla quotazione di borsa. Non a caso, numerosi studi hanno evidenziato come, dopo una IPO (Initial Public Offering), si manifestino fenomeni di underperformance. Le condizioni richiamate sono tanto più operose, quanto più debole si rivela il sistema di corporate governace della società. La ricerca empirica ha individuato vari elementi di debolezza che facilitano azioni di manipolazione contabile, fra i quali: l assenza di un «comitato per il controllo sulla gestione», eletto nell ambito del consiglio di amministrazione, secondo le logiche del modello monistico di governance; il coinvolgimento del fondatore dell impresa come CEO; una larga presenza di portatori di interessi interni (dipendenti, consulenti ecc.) nel consiglio di amministrazione. Da qui, l importanza di un attenta valutazione, da parte dell analista, del sistema di governance adottato dall impresa 8. L analisi dei sistemi di controllo si deve accompagnare all impiego di specifici diagnostici che aiutino a mettere in evidenza la presenza di incongruenze nei valori di bilancio. I diagnostici non individuano con sicurezza la presenza di manovre di bilancio; piuttosto, richiamano l attenzione dell analista su alcuni aspetti potenzialmente sospetti e, quindi, rischiosi. Le procedure analitiche (red flag) La ricerca di segnali rivelatori di azioni di manipolazione contabile si è mossa, nel tempo, in varie direzioni (cfr. Tavola 3). L attenzione si è inizialmente concentrata sulle transazioni e sui cambiamenti delle politiche contabili, specie quando il cambiamento riguarda alcune specifiche poste critiche nell economia dell impresa. Ad esempio, il passaggio dal costo medio al FIFO nella valorizzazione delle scorte, o viceversa, se non adeguatamente motivato è indizio di earnings management. A volte, l azione del management è più sottile. Come mostrato nella prima parte di questo lavoro 9, un rallentamento degli investimenti, in un sistema contabile caratterizzato dall adozione di una politica conservativa, genera automaticamente l emersione di riserve occulte. I vertici dell impresa potrebbero, quindi, deliberatamente ridurre gli investimenti o alcune categorie di questi, come, ad esempio,

9 LO SPECIALE CONTROLLO quelli in R&S per migliorare i redditi di esercizio. Insomma, è come se il management pescasse dalla «scatola dei biscotti» per gonfiare il reddito (cookie jar accounting). Queste impostazioni, tuttavia, all atto pratico si rivelano deboli. L approccio che guarda alle politiche contabili, infatti, porta a un apparente agevole individuazione delle azioni di manipolazione, ma ha margini di errore molto ampi, poiché non ogni cambiamento di politica contabile ha un intento decettivo. Problemi analoghi s incontrano guardando alle transazioni, in quanto è molto difficile distinguere, in seno alle scelte manageriali, quelle intenzionalmente volte a influenzare i redditi, stante la discrezionalità che il management deve avere nel decidere cosa e come fare. Si spiega, così, lo sviluppo di un filone di ricerca che si concentra su quelli che, nel linguaggio internazionale, sono definiti accrual. Si tratta di quei valori che segnano la distinzione fra competenza economica e competenza monetaria, come i crediti relativi a vendite non riscosse, le scorte di magazzino derivanti da acquisti di beni non venduti, i debiti verso fornitori per acquisti non pagati, le quote di ammortamento dei cespiti. La determinazione degli accrual, in quanto richiesta dagli stessi principi contabili ai fini di una corretta stima del reddito secondo competenza economica, ben si presta ad attuare manipolazioni contabili 10. La manovra degli accrual è favorita dalla circostanza che la determinazione di questi valori contabili richiede di compiere stime e congetture che lasciano al management ampia libertà di manovra, senza lanciare chiari segnali agli utilizzatori del bilancio, diversamente dai cambiamenti delle politiche contabili, immediatamente riconoscibili. Ragionando in questo senso, gli accrual si possono distinguere in non-discrezionali (AcNd) e discrezionali (AcD): esempio dei primi sono le quote di ammortamento che il management è necessariamente tenuto a stanziare in base alle immobilizzazioni materiali presenti nell attivo; esempio dei secondi sono, invece, le svalutazioni sui crediti inesigibili, dove la discrezionalità valutativa è ampia. Gli AcD, in particolare, appaiono un formidabile strumento per manovrare gli earnings. Per questo la ricerca e la pratica, dalla metà degli anni ottanta, hanno rivolto la loro attenzione sull abilità del management di manovrare gli accrual. L approccio più semplice e immediato per cogliere la presenza di fenomeni di manipolazione legati agli accrual è rappresentato dalle simple analytical procedures (APs) basate sul calcolo di singoli indicatori contabili ritenuti capaci di segnalare situazioni anomale. In gergo, si parla solitamente di red flag. In genere, i red flag sono indici, ossia rapporti fra grandezze contenute nei prospetti di bilancio. Il loro uso presuppone che gli indici, una volta calcolati, siano comparati nel tempo e nello spazio con quelli di altre imprese. Solo la comparazione, infatti, può evidenziare la presenza di anomalie, ossia andamenti difformi, sia rispetto a quanto in precedenza accaduto nell impresa oggetto di analisi, sia rispetto agli andamenti medi delle imprese comparabili o comunque operanti nello stesso settore di attività. Questa tecnica d indagine ha il pregio di essere semplice e poco costosa, ma non considera le proprietà statistiche dei dati analizzati. Inoltre, il management è consapevole che anomalie nelle relazioni fra alcune grandezze contabili possono insospettire i lettori del bilancio. A ciò si aggiunga che, sovente, i segnali inviati dai diagnostici sono la conseguenza di andamenti particolari della gestione dell impresa che non implicano alcuna alterazione contabile; sta, dunque, all analista approfondire l esame ogni volta che una red flag «sventola». Nell impiego di questi strumenti occorre considerare che gli aggiustamenti contabili possono essere numerosi e riguardare la gran parte delle poste di bilancio. L aspetto più importante della gestione, però, è quello operativo, ossia legato alla produzione e vendita dei beni e servizi che costituiscono la ragion d essere dell impresa, caratterizzandola come una produttrice di scarpe, piuttosto che di elettrodomestici. È sulla gestione operativa, dunque, vista sia nella dimensione corrente, sia in quella degli investimenti strutturali, che l analista deve concentrare la sua indagine. Tuttavia, anche circoscrivendo l ambito d indagine, gli aspetti potenzialmente di rilievo restano numerosi. Volendo organizzare l impiego dei diagnostici, è, allora, conveniente ripartirli in due categorie: 1) diagnostici per scoprire manipolazioni nei ricavi di vendita; 2) diagnostici per scoprire manipolazioni nei costi. Nel costruire la prima categoria di diagnostici, bisogna ricordare quanto detto in tema di qualità Tavola 3 Segnali rivelatori di azioni di manipolazione contabile 10 P. Healy, The Impact of Bonus Schemes on the Selection of Accounting Principles, Journal of Accounting and Economics, Vol. 7, April, 1985,

10 CONTROLLO LO SPECIALE circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. 11 Si veda, a cura degli stessi autori, «Verifica della base informativa per l analisi di bilancio: la qualità del sistema contabile» in Controllo di gestione n. 1/ contabile 11. In questa prospettiva, un dato concernente le vendite è di qualità se esprime attendibilmente le entrate monetarie future dell impresa. L attenzione dell analista si deve, dunque, concentrare su quei valori che possono far divergere le vendite dagli incassi effettivi, come, ad esempio: crediti non esigibili, resi, sconti e interventi di garanzia su prodotti difettosi. I principali indici da calcolare sono: 1) Ricavi di vendita/incassi da vendite; 2) Ricavi di vendita/crediti netti verso clienti; 3) Ricavi di vendita/resi e sconti; 4) Ricavi di vendita/accantonamenti per garanzie. L interpretazione dei segnali è agevole. Se l impresa ha gonfiato le vendite, contabilizzando ricavi non «guadagnati» a fronte in un incremento fittizio di crediti (fenomeno del channel stuffing), il primo indicatore dovrebbe crescere, mentre il secondo si dovrebbe contrarre. La comparazione nel tempo, poi, dovrebbe segnalare un incremento del terzo indicatore, a fronte dei beni indebitamente considerati venduti e successivamente restituiti; come pure può ingenerare sospetti una crescita dell ultimo indice dovuta a un incremento delle vendite, non accompagnato da un uno stanziamento proporzionato di accantonamenti per garanzie. Proprio la logica della comparazione suggerisce di calcolare gli indici richiamati come rapporto fra variazioni; ad esempio: variazione dei ricavi di vendita/variazione dei crediti verso clienti. L esigibilità dei crediti verso clienti, nonché la fondatezza degli accantonamenti per resi, sconti e garanzie possono essere investigate con specifici diagnostici quali: Accantonamenti per perdite su crediti/perdite effettive su crediti; Accantonamenti per perdite su crediti/vendite; Accantonamenti per garanzie/costi per interventi di garanzia. Per quanto concerne invece i diagnostici per scoprire manipolazioni nei costi parlando appunto di costi, si fa riferimento sia a quelli attribuiti all esercizio, sia a quelli capitalizzati come attività. È, infatti, proprio nello spostamento da una categoria all altra che spesso si realizza l earnings management. In questo senso, un primo indicatore capace di offrire interessanti indicazioni è dato dal rapporto Costo del venduto/ricavi di vendita. Costo del venduto/ricavi di vendita Il significato dell indice è chiaro. A meno che non si manifestino significativi incrementi o decrementi di produttività, oppure altrettanto significative variazioni nei prezzi-costo dei fattori produttivi di consumo, il rapporto dovrebbe restare costante. In assenza dei fenomeni richiamati, variazioni dell indice sono da attribuire a manovre nella valutazione delle scorte di magazzino: incrementi dell indice derivano da riduzioni del valore attribuito alle scorte; decrementi segnalano consistenze di magazzino in crescita. Questa chiave di lettura è corroborata dall analisi del rapporto Costo del venduto/scorte di prodotti finiti. Se a fronte di una riduzione dell incidenza del costo del venduto sui ricavi di vendita si registra anche una riduzione del rapporto Costo del venduto/scorte di prodotti finiti, manipolazioni delle stime di fine periodo sono probabili. Le maggiori difficoltà nella costruzione dei rapporti richiamati nascono dal calcolo del costo del venduto (CdV). Nel caso di imprese commerciali, questo può essere fatto pari a: Acquisti Variazione delle scorte di merci Se, invece, l impresa è manifatturiera, le cose si complicano in quanto partecipano al costo del venduto anche le quote dei costi di trasformazione, come i costi del personale. In assenza di dati specifici, il CdV può essere così determinato: Totale costi di produzione Variazione delle scorte di prodotti finiti e semilavorati Un aiuto all analisi viene da quelle imprese, tipicamente società quotate che, redigendo il bilancio secondo gli IAS/IFRS, presentano il Conto Economico nella configurazione a costo industriale del venduto. In ogni caso, indizi utili possono essere raccolti anche limitando l analisi alle materie prime e, quindi, sostituendo al CdV il valore dei consumi e a quello delle scorte di prodotti finiti quello delle scorte di materie prime. Un altra area di costi operativi meritevole di attenzione è quella degli ammortamenti. Qui, l indice principe è il rapporto Ammortamenti/ Immobilizzazioni lorde. Ammortamenti/Immobilizzazioni lorde Le immobilizzazioni alle quali gli ammortamenti si ricollegano possono essere sia materiali che immateriali. L obiettivo è verificare se, nel corso del tempo, le quote di ammortamento stanziate a Conto Economico sono sempre le stesse oppure sono state accresciute o ridotte. Dal momento che si tratta di costi non monetari, frutto di mere congetture, la riduzione degli ammortamenti è un espediente di agevole adozione per migliorare i risultati dell esercizio. Una tale scelta, però, allungando il periodo di recupero economico dei cespiti, espone maggiormente l impresa ai rischi di obsolescenza, con gravi conseguenze sulla competitività. Anche l area degli accantonamenti richiede l attenzione dell analista. Riduzioni degli accantonamenti possono essere usate per prendere a prestito utili futuri, ma anche una forte crescita

11 LO SPECIALE CONTROLLO degli accantonamenti deve essere guardata con sospetto. Gli accantonamenti in eccesso rispetto ai costi maturati per competenza in base agli eventi di gestione dell esercizio potranno, infatti, essere utilizzati: per coprire future perdite senza che queste emergano nel Conto Economico degli esercizi successivi, segnalando, con ciò, il manifestarsi di problemi di gestione; riversandoli a Conto Economico, per accrescere fittiziamente la redditività (bleed back). Quest ultima finalità può essere perseguita anche lavorando sulle svalutazioni. Da cui i seguenti indici: Accantonamenti/Ricavi di vendita; Fondi rischi e spese future/totale passività; Svalutazioni/Ricavi di vendita. Come già sottolineato, la manovra dei costi si traduce spesso in capitalizzazioni indebite. Un indicatore di portata generale, idoneo a segnalare tale fenomeno è dato dal rapporto Immobilizzazioni/ Totale delle attività. Immobilizzazioni/Totale attività Atteso che quella immateriale è l area dove capitalizzazioni azzardate sono più facilmente operabili, la misura indicata dovrebbe riguardare proprio le attività immateriali. Analogamente, può essere utile, disponendo del dato analitico, anche calcolare il rapporto: Spese di R&S/Ricavi di vendita; Spese di pubblicità/ricavi di vendita. La manipolazione delle spese di R&S può seguire diverse vie. Una è rappresentata dalla costituzione di una società di comodo (dette anche, con espressione molto efficace, shell) alla quale vengono fatturate le attività di R&S svolte. In questo modo, l impresa controbilancia le spese sostenute con i ricavi derivanti dalla cessione delle attività. Se poi i risultati di tali attività non si riveleranno positivi, l investimento nella shell verrà svalutato; ciò comporterà la rilevazione di un costo, ma intanto, si è guadagnato tempo. Fra le aree oggetto di attenzione, si ricordano anche le componenti patrimoniali valutate a fair value. La determinazione di tale valore, infatti, ancorché idealmente ancorata a valori di mercato (mark to market), è spesso frutto di stime che, in taluni casi, si basano su ipotesi e formule matematiche (mark to model), come i modelli di valutazione delle opzioni. Ciò accade per determinati investimenti finanziari quando mancano quotazioni ufficiali in un mercato attivo. È opportuno, quindi, calcolare indici del tipo: Attività valutate a fair value/totale attività; Passività valutate a fair value/totale passività. Più in generale e in conclusione, poiché la gran parte delle alterazioni contabili non può modificare la consistenza dei flussi di cassa prodotti dall impresa, un indice di sintesi è rappresentato dal rapporto Reddito operativo/flusso di cassa operativo corrente. Reddito operativo/flusso di cassa operativo corrente Più alto è il valore dell indice, minore appare la qualità contabile dei redditi dell impresa, suggerendo all analista di sottoporre ad attenta anatomia i conti dell impresa. Peraltro, è agevole comprendere come la differenza fra il reddito e il flusso di cassa dipenda principalmente dagli accrual. Si spiega, allora, anche il ricorso all indice dato dal rapporto Accrual/Risultato operativo. Accrual/Risultato operativo Il richiamo agli accrual evidenzia l importanza del rendiconto finanziario quale documento capace di segnalare manovre di earnings management. Il rendiconto, infatti, esplicita la relazione fra valori di competenza economica, accrual e flussi di cassa. La presenza di manipolazioni di bilancio, tuttavia, può essere suggerita anche da valori fuori bilancio. Si pensi, in proposito, alle passività potenziali segnalate nelle Note al bilancio o, per chi non impiega gli IAS/IFRS, nei conti d ordine. Valori rubricati come garanzie prestate per altre società, ad esempio, oppure come impegni a eseguire acquisti possono nascondere vere e proprie passività con i relativi costi. I Modelli statistici La numerosità degli indicatori a disposizione rischia di complicare notevolmente il lavoro dell analista, se non addirittura di disorientarlo. Per questo, la ricerca si è impegnata nella messa a punto di diagnostici di sintesi che, attraverso modelli statistici, elaborano e combinano alcune quantità contabili, per cogliere la presenza di manipolazioni prima che gli effetti di queste divengano conclamati. L attenzione di molti modelli è concentrata sugli accrual discrezionali, considerati come proxy di azioni di manipolazione contabile. In concreto, si configurano due categorie di modelli: quelli che considerano l insieme degli accrual (total or aggregate accruals methods) e quelli focalizzati su singoli accrual (single accruals methods). I modelli basati sulla stima dei total accrual prendono le mosse dalla proposta avanzata, nel 1991, da Jones, che impiegò un modello di regressione lineare attraverso il quale controllare la componente non discrezionale degli accrual 12. Il modello di Jones è espresso dalla seguente formula: TA it = a i [1/A it-1 ] + a 1i [ΔREV it ] + a 2i [PPE it ] + ε it 12 J. Jones, Earnings management during import relief investigations, Journal of Accounting Research, 29 (2),

12 CONTROLLO LO SPECIALE circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. 13 Dechow Sloan Sweeney (1995), op. cit. 14 P. Dechow P. I. Dichev, The quality of accruals and earnings: The role of accrual estimation errors, The Accounting Review 77 (Supplement), pp , M.F. McNichols, Research design issues in earnings management studies, Journal of Accounting and Public Policy, 19, 2000, p Cfr. M. Beneish, The detection of earnings manipulation, Financial Analyst Journal, 55 (5), Per esprimere i risultati della regressione in una scala da 0 a 1, Beneish ricorre a una funzione normale cumulativa; per questo, il modello di Beneish viene indicato come modello probit. La probabilità di manipolazione, quindi, è calcolata ricorrendo a una tavola di distribuzione normale standard, dove F(x) è l area cumulativa della distribuzione normale standard, ossia: probabilità di manipolazione = F(M-score). 12 dove: TA it = total accruals nell anno t per l impresa i ΔREV it = variazione dei ricavi di vendita nel periodo t t- 1 PPE it = immobilizzazioni tecniche materiali d impresa i nell anno t I valori di TA, ΔREV e PPE sono scalati per A it-1, ossia il totale attività dell impresa i all inizio del periodo considerato. Jones, in sostanza, regredisce il totale degli accrual rispetto alle determinanti degli accrual non discrezionali. Tenuto conto che il capitale circolante esprime molti degli accrual, le variazioni dei ricavi sono inserite nella regressione lineare in quanto esprimono condizioni economiche che causano una variazione del circolante indipendente dalle scelte valutative del management; la variazione del circolante dovuta alla variazione dei ricavi, insomma, esprime la componente nondiscrezionale degli accrual. Lo stesso vale per i PPE dai quali dipende la componente non discrezionale degli accrual riferibile agli ammortamenti. Di conseguenza, e, ossia i residui della regressione, indica la componente della variazione degli accrual, dell impresa i, nell anno t, che non è spiegata da fattori economici, ma da scelte discrezionali del management. Il modello di Jones è stato variamente sviluppato in altre ricerche. Si è, ad esempio, ritenuto che non tutte le variazioni del circolante indotte da variazioni del fatturato siano espressione di variazioni degli accrual non discrezionali imputabili a condizioni economiche e, quindi, da considerare al di fuori dell intento manipolatorio del management 13. In particolare, le vendite a credito sono apparse una fonte di manipolazione contabile e, pertanto, la formula di Jones è stata aggiustata sottraendo alla variazione del fatturato una pari variazione dei crediti, ossia: TA it = a i [1/A it-1 ] + a 1i [ΔREV it ΔREC it ] + a 2i [PPE it ] + ε it dove le variabili mantengono lo stesso significato del modello di Jones, mentre ΔREC it esprime la variazione dei crediti commerciali fra t e t-1, scalata per A it-1. Un ulteriore evoluzione di questa impostazione esprime la qualità degli accrual considerando la misura in cui il capitale circolante (WC), che contiene buona parte degli accrual, si trasforma in flussi di cassa 14. La formulazione diviene, allora, la seguente: ΔWC = β 0 + β 1 CFO t-1 + β 2 CFO t + β 3 CFO t+1 + ε t dove CFO t rappresenta il cash flow from operations nell anno t. Anche in questo caso, la deviazione standard dei residui è la misura della qualità degli accrual, in quanto riflette la parte di questi che non si trasforma in cash flow: più sarà alta la deviazione standard, più bassa sarà la qualità degli accrual. Gli approcci basati sui total accrual soffrono di alcuni limiti. «To interpret accruals-based tests as evidence that earnings management did not occur, one must be confident that the discretionary accrual proxy is sufficiently sensitive to reflect it... Given the potential for measurement error in discretionary accrual proxies to induce bias in earnings management studies, a fundamental question is how accruals behave in the absence of earnings management... To date, the aggregate accruals literature has largely taken a black box approach to the factors that explain accruals. This causes it to be extremely difficult to be confident that estimates of discretionary accruals capture discretion by management» 15. Si considerino, ad esempio, i crediti verso clienti. In uno dei modelli proposti, questi rappresentano una posta contabile attraverso la quale il management esercita la sua discrezionalità. È facile immaginare che la relazione fra livelli di vendita e ammontare dei crediti in bilancio è influenzata da numerosi fattori che non sono assolutamente legati a intenti manipolatori, quanto, piuttosto, a politiche di vendita o di gestione del capitale circolante. Per superare, almeno in parte, questi limiti, la ricerca ha proposto modelli basati su singoli accrual o set di specifici accrual ritenuti rilevanti per un determinato settore. Ad esempio, la ricerca ha evidenziato che le azioni manipolatorie condotte nelle banche, allo scopo di soddisfare le richieste dei regolatori, riguardano prevalentemente gli accantonamenti per perdite sui crediti concessi. Anche questo approccio ha i suoi pro e contro. L uso di singoli accrual funziona bene quando uno o pochi accrual riflettono tutta o gran parte della discrezionalità usata dal management per manipolare i risultati contabili. È, inoltre, evidente che la loro elaborazione richiede una profonda conoscenza dei singoli settori di attività economica; senza dire che, in molti settori, gli accrual significativi sono numerosi. Nel complesso, tuttavia, i vantaggi potenziali sono maggiori degli svantaggi. È in questo quadro che si colloca la proposta avanzata da Beneish, il quale impiega dati passati, di natura contabile ed extra-contabile, relativi a imprese fraudolente e non, per calcolare la probabilità che il bilancio sia manipolato 16. Il modello utilizzato ha carattere olistico in quanto considera due gruppi di variabili: 1) quelle che misurano le prestazioni economicofinanziarie dell impresa; 2) quelle che esprimono incentivi/possibilità di violare i principi contabili da parte del management. Le prime sono rappresentate da indici di bilancio focalizzati su alcuni specifici accrual nei quali si

13 LO SPECIALE CONTROLLO annidano azioni manipolatorie; le altre indicano, sia pur in termini contabili, condizioni economiche che possono indurre all alterazione contabile, come, ad esempio, il grado di indebitamento. Questo, infatti, esprimendo la struttura finanziaria, rinvia a fattori che possono spingere il management alla manipolazione, quali: la necessità di finanziarsi sul mercato e il rispetto di covenant imposti dai finanziatori. Nello stesso senso, s interpreta anche l intensità della crescita dei ricavi, in quanto un rallentamento di questa è valutato negativamente dal mercato finanziario. La versione più diffusa del modello di Beneish si basa su otto variabili. Il risultato delle stime, l earnings manipulation index (M-score), deriva dalla seguente relazione lineare: M-score = 4, x DSRI + 0,528 x GMI + 0,404 x AQI + 0,892 x SGI + 0,115 x DEPI 0,172 x SGAI 0,327 x LVGI + 4,679 x TATA dove: TATA = Total Accruals to Total Assets; LVGI = Leverage Index; SGAI = Sales General and Administrative Expenses Index; DEPI = Depreciation Index; SGI = Sales Growth Index; AQI = Asset Quality Index; GMI = Gross Margin Index; DSRI = Days Sales in Receivables Index. Il modello di Beneish ha avuto un grande successo internazionale. Parte di tale successo è dovuto ad una singolare circostanza: un gruppo di studenti della Cornell University, impiegando il modello, segnalò la presenza di manipolazioni nei bilanci di Enron oltre un anno prima del primo rapporto redatto degli analisti in tal senso. A ciò si aggiunga che, nel 2002, il Wall Street Journal (25 gennaio 2002) pubblicò la notizia che Arthur Andersen, già dalla primavera del 2001, era consapevole delle frodi contabili di Enron, proprio grazie a una versione personalizzata del modello di Beneish. Lo stesso Beneish, applicando il suo modello a venti imprese rivelatesi come le maggiori responsabili dei grandi scandali finanziari sul finire degli anni 90 e i primi anni duemila, verificò che il modello segnalava la manipolazione circa un anno e mezzo in anticipo rispetto al suo disvelamento. Anche per questo, la stessa World Bank consiglia l impiego del modello, come pure la Association of Certified Fraud Examiners (ACFE), mentre prestigiose università lo insegnano nei loro corsi 17. Nell applicazione del modello come strumento di classificazione delle imprese, la scelta del valore di cut-off in base al quale discriminare i manipolatori dai non manipolatori gioca un ruolo fondamentale. Tale scelta chiama in causa il costo e la consistenza degli errori commessi dal modello. L analisi, infatti, resta un analisi probabilistica, dove l errore è ineliminabile. Esistono due tipi di errore che modelli quali quelli richiamati possono commettere: considerare non alterato un bilancio che lo è (errore di tipo I); considerare alterato un bilancio che non lo è (errore di tipo II). Evidentemente, l errore di tipo I è più costoso per l investitore. Di questo occorre tener conto al momento di identificare il punteggio discriminante (valore di cut-off): ad ogni punteggio corrisponde, infatti, una diversa combinazione delle probabilità del verificarsi di errori dei due tipi e conseguentemente un diverso costo per l investitore. Beneish stima i valori di cut-off che minimizzano i costi attesi degli errori di classificazione, considerando diversi rapporti fra costo dell errore di tipo I e quello di tipo II, laddove, comunque, tali rapporti dipendono dalle finalità del decisore (investitore, piuttosto che regolatore del mercato). Così, ad esempio, per un rapporto fra gli errori di 10:1, il cut-off che individua le imprese manipolatrici è dato da un M-score superiore a -1,49, corrispondente a una probabilità cumulata superiore a 6,85%; l adozione di tale soglia comporta una corretta classificazione del 58% dei manipolatori e del 93.4% dei non manipolatori. Dato un rapporto di 20:1, la soglia passa a -1,78, corrispondente a una probabilità cumulata superiore a 3,76%, con il 76% di manipolatori e l 86,2% di non manipolatori correttamente identificati. È evidente che abbassando il punto di cut-off si riduce il numero degli errori di tipo I e aumenta quello degli errori di tipo II. Al di là dei coefficienti individuati e dei valori di cut-off, che ovviamente risentono del contesto economico, contabile e normativo nel quale il modello è stato stimato, può essere utile richiamare i fattori segnalatisi come più significativi e il segno dei relativi coefficienti. Guardando alla proposta a otto fattori, emerge che la probabilità di manipolazione è legata a: incrementi significativi nei crediti verso clienti. Fermo restando che tale circostanza può non presentare alcuna patologia, una decisa crescita da un anno all altro delle vendite, accompagnata da un aumento più che proporzionale dei crediti verso clienti, può essere foriera di azioni di channel stuffing o di rilevazione di ricavi non «guadagnati»; riduzioni apprezzabili del margine lordo sulle vendite, calcolato come differenza fra le vendite e il costo del venduto. Una riduzione di tale margine è indice di scarsa redditività, una condizione che naturalmente spinge a ritocchi del bilancio; aumenti dell ammontare di attività immateriali nell attivo di bilancio. Le attività in parola, infatti, sono quelle più strettamente legate a scelte di capitalizzazione di costi privi di utilità futura; 17 Altri modelli basati sulla produzione di uno score sono: F-scores di Piotroski (J. Piotroski, Value Investing: the use of historical financial statement information to separate winners from loosers, Journal of accounting Research, 38, supplement, 2000); Q-scores elaborato da Penman e Zhang (S. Penman X. Zhang Accounting conservatism, quality of earnings, and stock returns, The Accounting Review, 77:2, 2002). 13

14 CONTROLLO LO SPECIALE circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. 18 Il riadattamento del modello alla realtà italiana è frutto di una ricerca condotta insieme al Dott. Antonio Gattuso, che gli autori ringraziano. 19 L.J.B., Prevoo, Detecting Earnings Management: A Critical Assessment of the Beneish Model, Maastricht University, Elaborazioni degli autori. 21 M.F., McNichols, Research Design Issues in Earnings Management Research, Journal of Accounting and Public Policy, 19, marcata crescita delle vendite. La crescita delle vendite, ovviamente, non è di per sé un indizio di manipolazione. Tuttavia, intensi fenomeni di crescita interessano maggiormente le imprese giovani e, come tali, più bisognose di capitali di credito. Da qui, la spinta ad abbellire i conti per ottenere finanziamenti a costi contenuti; riduzioni del tasso di ammortamento. L allungamento della vita utile, con la conseguente maggior esposizione al rischio di obsolescenza, ben difficilmente nasce da motivazioni economiche; contrazione dell incidenza delle spese di vendita, generali e amministrative sulle vendite. È qui, infatti, che si annidano costi suscettibili di impropria capitalizzazione; aumento del grado di indebitamento. Il rischio di violare covenant posti dai creditori aumenta, infatti, al crescere del ricorso a capitale di terzi; incremento del peso degli accrual sul totale dell attivo di bilancio. Tale incremento causa la divaricazione fra reddito operativo e flusso di cassa operativo corrente in precedenza commentato. Un diagnostico per le piccole e medie imprese italiane 18 L applicazione del modello di Beneish e, più in generale, di tutti i modelli basati sulla stima di determinati parametri si scontra con una loro caratteristica: essere stati costruiti, stimandone i parametri, sulla base di dati propri di uno specifico contesto economico e legale, solitamente gli USA. Il campione originariamente impiegato da Beneish, ad esempio, si riferisce a bilanci relativi a grandi società quotate, nel periodo , e tiene conto di violazioni dei GAAP avvenute dal 1983 in avanti. Poiché il tempo passa e le condizioni di contesto mutano, è naturale chiedersi se i modelli proposti dalla ricerca mantengano il loro originario potere predittivo. Indagini condotte in proposito hanno rivelato che il modello di Beneish, applicato sempre ad un campione di società quotate USA, ma nel periodo , aveva perso parte del suo potere predittivo, contrariamente a quanto lo stesso Beneish aveva riscontrato, esaminando alcuni noti casi di frode contabile scoppiati fra 1998 e il Se poi si prende in esame la realtà italiana, i risultati sono ancora peggiori: il potere predittivo non supera il 47% e gli errori di tipo I e II sono molto alti, rispettivamente oltre il 50% e il 35% 20. Per questo, un dato modello non può essere preso «così com è» (as is) e applicato alla realtà italiana. Le logiche del modello, per poter funzionare, devono essere opportunamente adattate ad un ambiente nel quale dominano imprese di piccola e media dimensione (PMI), che redigono il bilancio secondo quanto previsto dal Codice Civile, integrato dai GAAP nazionali dell OIC. Questo adattamento è stato compiuto da chi scrive, lavorando sulla logica olistica di Beneish, atteso che «there seems to be great potential to apply this approach further, with more extensive modeling of the behavior of specific accruals» 21. Il riadattamento ha riguardato, anzitutto, la configurazione degli indicatori contenuti nel modello. Seguendo l impostazione di Beneish, gli indicatori impiegati sono i seguenti: 1) DSRI Days Sales in Receivables Index (Crediti vs clienti t /Fatturato t ) (Crediti vs clienti t-1 /Fatturato t-1 ) Il numeratore del DSRI è composto esclusivamente da crediti commerciali. 2) GMI Gross Margin Index [(Fatturato t-1 Costo del venduto t-1)/fatturato t-1 ] [(Fatturato t Costo del venduto t)/fatturato t ] Il «costo del venduto» è una grandezza che nasce dall analisi dei costi per destinazione. Se i bilanci non seguono tale logica di analisi, come nel caso delle PMI italiane, il costo del venduto può essere approssimato ricorrendo ad alcune delle semplificazioni richiamate in precedenza. 3) AQI Asset Quality Index 1 [(AC t + PPE t )/Totale attivo t ] 1 [(AC t-1 + PPE t-1 )/Totale attivo t-1 ] dove: AC = attività correnti PPE = immobilizzazioni tecniche materiali. 4) SGI Sales Growth Index Fatturato t Fatturato t-1 5) DEPI Depreciation Index [(Ammortamento t-1 / (Ammortamento t-1 + PPE t-1 )] [(Ammortamento t / (Ammortamento t + PPE t )] Il valore delle immobilizzazioni lorde non è sempre disponibile nei bilanci italiani e, per questo motivo, si è preferito mantenere la formula usata da Beneish per approssimare tale valore. 6) LVGI Leverage Index (Totale debiti t / Totale attivo t ) (Totale debiti t-1 / Totale attivo t-1 ) 7) TATA Total Accruals to Total Assets (Δ AC t Δ Disponibilità liquide t Δ Debiti a breve termine t Ammortamenti t ) Totale attivo t I debiti a breve termine devono essere riscostruiti guardando alla durata originaria del debito. Per questo motivo, ad esempio, le quote di debito a medio-lungo termine in scadenza entro dodici mesi non devono far parte dei debiti a breve. La predittività degli indicatori selezionati è stata testata su un campione composto da imprese italiane, costruito con lo stesso metodo impiegato

15 LO SPECIALE CONTROLLO da Beneish. In primo luogo si è proceduto all identificazione del gruppo delle imprese manipolatrici, basandosi su notizie di casi di bancarotta fraudolenta e falso in bilancio 22. L orizzonte temporale preso a riferimento, che assicurava una totale disponibilità dei dati sugli archivi on-line, è andato dal 1997 al Sono state escluse dalla ricerca: banche e istituti di credito; assicurazioni; enti pubblici. Questo processo di ricerca è terminato con una selezione di 28 imprese manipolatrici. Il passaggio successivo è stato la costruzione del gruppo di controllo. Per rispettare una probabilità a priori (0,28) identica a quella usata da Beneish, sono state selezionate trentasei imprese di controllo per ogni impresa manipolatrice. Il risultato finale conduce a imprese per il gruppo di controllo. L accoppiamento e la selezione delle trentasei imprese di controllo ha rispettato questi criteri: stesso codice ATECO 2007 della manipolatrice; dimensione di fatturato simile (non oltre il doppio e non meno della metà della manipolatrice); stessa forma giuridica; assenza di procedure giuridiche concorsuali in atto. Al fine di migliorare la qualità del campione di controllo, sono state eliminate le imprese che avevano compiuto, nell anno considerato, operazioni straordinarie o cambi di settore d attività. Per ogni impresa manipolatrice è stato scaricato: il bilancio d esercizio relativo all anno in cui le operazioni illecite si erano conclamate; il bilancio dell anno precedente. Gli indicatori del modello sono stati espressi sotto forma di variazione annuale. Nel caso di condotte fraudolente estese su più esercizi contabili, come spesso riportato dalle notizie raccolte, si è fatto riferimento al primo bilancio del periodo interessato, così da evidenziare la variazione annuale dal primo momento in cui questa si genera. Chiaramente, una volta selezionato l anno di riferimento per ogni impresa manipolatrice, l accoppiamento delle trentasei imprese di controllo è avvenuto scaricando i relativi bilanci delle medesime due annualità (quella della manipolazione e quella precedente). Tutti i bilanci sono stati attinti dalla banca dati AIDA. La Tavola 4 riassume i valori delle principali statistiche descrittive calcolate sui sette indicatori contabili del modello. Come atteso, i valori fatti registrare dalle imprese manipolatrici sono mediamente diversi e molto più alti rispetto al gruppo di controllo. Inoltre, quattro indicatori presentano valori mediani superiori all unità nel gruppo delle manipolatrici e, contemporaneamente, valori inferiori a uno nel gruppo di controllo (GMI, AQI, SGI, LVGI), in linea con le attese, considerato il tipo di segnale che tali indicatori forniscono. Partendo da queste premesse, ai singoli indicatori è stato attribuito uno specifico peso, così da poterli combinare in una formula generale che consentisse di pervenire a un punteggio sintetico di valutazione. I pesi sono stati stimati attraverso l analisi della massima verosimiglianza. Conducendo questa fase, è emerso che il modello poteva essere semplificato, senza tuttavia indebolirlo, scartando due variabili: SGI e TATA. La formula del Manipulation Score, rielaborata per le imprese italiane che applicano i principi contabili nazionali, è allora risultata la seguente: M = -6, ,4488 * DSRI + 0,1871 * GMI + 0,2001 * AQI + 0,2819 * DEPI + 0,6288 * LVGI [1] Esaminando la correlazione esistente fra ogni Tavola 4 Statistiche descrittive dei diagnostici di bilancio calcolati sulle imprese manipolatrici e non 22 Tale ricerca è stata compiuta negli archivi on-line del Sole24 Ore e nella sezione «news» di Bloomberg. 15

16 CONTROLLO LO SPECIALE circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. 23 Un contributo fondamentale è quello di Altman, al quale si è fatto riferimento. Cfr. Altman, E. e Eberhart A. C., Do Seniority Provisions Protect Bondholders Investments?, Journal of Portfolio Management, 1994; Altman, E., Corporate Financial Distress and Bankruptcy, 2nd ed., John Wiley & Sons, New York, variabile e la frode contabile (cfr. Tavola 5), la variabile più legata a tale fenomeno risulta GMI, che denota manovre sui crediti. Segue AQI, che indica artificiose capitalizzazioni di costi pluriennali, e DSRI che capta una più generale tendenza alla manipolazione contabile quando i margini operativi si inaridiscono. Infine, con minor capacità predittiva, la variabile DEPI, che coglie azioni volte a contenere il peso degli ammortamenti in Conto Economico, e LVGI, ossia la propensione a falsificare i dati in aziende maggiormente indebitate. Non significativa appare, invece, la variabile TATA, che intende rilevare le componenti del capitale maggiormente frutto di stime economiche. Allo stesso modo, anche la crescita del fatturato, segnalata dalla variabile SGI, non si dimostra una buona determinante delle manipolazioni di bilancio. Il passaggio finale per mettere in pratica il modello, ossia per valutare se l impresa oggetto di analisi ha alterato il proprio bilancio o meno, prevede l individuazione di un valore soglia (cut-off) M. Disponendo di tale valore, l impiego della formula è semplice. In pratica, si tratta di calcolare ogni indicatore su cui si basa il modello, impiegando i bilanci dell impresa sotto osservazione, e inserire i valori così ottenuti nell espressione [1] su riportata. Se tale valore supera la soglia, il dato contabile è ritenuto alterato. Il valore soglia, dunque, è idealmente da ricondursi a quel valore che meglio riesce a separare il gruppo delle imprese manipolatrici dal resto del campione. Tuttavia, come già accennato, vi sono costi, di ammontare diverso, legati ai possibili errori di classificazione. Gli errori sono di due tipi: a) Falso Negativo (FN), ovvero l errore che consiste nel classificare come virtuosa un impresa manipolatrice; b) Falso Positivo (FP), ovvero l errore che consiste nel classificare come manipolatrice un impresa che non lo è. Il costo del primo tipo di errore è evidentemente molto più alto del secondo. Stimare i costi degli errori di primo e secondo tipo è complesso; più facile, è ipotizzare il rapporto che li lega. Il processo adottato da Beneish, basato Tavola 5 Coefficienti di correlazione lineare su calcoli di andamenti di Borsa, soffre di alcune limitazioni: vale per le sole imprese quotate; non considera le perdite di un ipotetico creditore, perché riferito solo a investitori azionari. Modelli successivi a quello di Beneish, consentono di superare tali limiti. In questo senso, si può ricorrere a impostazioni sviluppate nell ambito dei modelli di previsione delle insolvenze 23, dal momento che la problematica è molto simile: invece che stimare la probabilità che si manifestino, entro un dato periodo, alterazioni del bilancio, si stima la probabilità che l impresa possa rivelarsi, sempre entro un dato periodo, insolvente. I costi di un errore che comporta un Falso Negativo sono, allora, stimati con la seguente formula: Costo FN = 1 (LLR/GLL) [2] dove: LLR (Loan Losses Recovered) è l ammontare medio delle somme recuperate su una posizione in sofferenza; GLL (Gross Loan Losses) è l intero prestito erogato. La formula misura la percentuale del credito vantato da un finanziatore dell impresa che verosimilmente diventa inesigibile a seguito dell errore di valutazione compiuto. Essa non considera i costi legati al processo di recupero, come i costi legali, di transazione e quelli relativi alla svalutazione del prestito; ciò porta a una sottostima del risultato. Le componenti della formula differiscono, comunque, da caso a caso e sono legate a elementi soggettivi e ambientali. Un indagine condotta sul sistema bancario americano ha evidenziato che, in media, su un arco temporale di cinque anni, il costo di un Falso Negativo è circa 0,70 del capitale impiegato nell impresa. Per calcolare il costo del Falso Positivo, sempre ricorrendo a impostazioni sviluppate nell ambito dei modelli di previsione delle insolvenze, si considera la perdita che una banca subisce sul prestito che avrebbe potuto erogare considerando solvibile l impresa. Tale perdita è mitigata dal rendimento che il capitale non erogato all impresa potrebbe fruttare alla banca impiegandolo in investimenti alternativi. Si utilizza, quindi, la seguente formula: Costo FP = r i [3] dove: r è il tasso di interesse che avrebbe dovuto essere applicato sul prestito che la banca non ha concesso; i è il tasso di interesse su investimenti alternativi, generalmente privi di rischio. A titolo di esempio, si immagini: un tasso mediamente applicato ai prestiti a medio lungo termine del 6%; un tasso relativo a investimenti alternativi non rischiosi (come i titoli di stato

17 LO SPECIALE CONTROLLO tedeschi), per durate analoghe a quella del prestito, del 4%. Il costo medio del Falso Positivo per una banca italiana sarebbe, allora, il 2% del valore del prestito richiesto. In definitiva, risulta che il costo del Falso Negativo è 35 volte superiore a quello del Falso Positivo (0,70/0,02). Conducendo un processo iterativo, è possibile stimare i costi netti, di primo e di secondo tipo, sopportati da un finanziatore per ognuno dei valori che M può assumere. Procedendo in questo modo, il valore soglia di M che minimizza i costi di errata classificazione è -4,14. In sostanza, è prudente considerare manipolati quei bilanci i cui valori contabili, elaborati secondo la formula [1] in precedenza proposta, restituiscono un valore di M superiore a -4,14. Adottando questa soglia, il modello costruito identifica correttamente oltre il 92% delle imprese manipolatrici del campione, con errori del tipo I al 7,14% e del tipo II al 21,60%. Questi risultati sono, in assoluto, molto positivi e, comunque, decisamente migliori di quelli forniti dal modello di Beneish applicato nella sua versione originale, ossia senza un adeguato ricalcolo dei pesi assegnati agli indici di bilancio impiegati come diagnostici. La correzione dei risultati di bilancio Riscontrare una scarsa qualità contabile può condurre l analista a operare interventi correttivi dei risultati di bilancio. Gli interventi possono avere varia ampiezza. Solitamente si realizzano al momento di riclassificare il Conto Economico, attraverso la procedura di normalizzazione del reddito. Questa consiste nell identificare un reddito depurato dagli effetti esercitati da una serie di scelte contabili che rendono il risultato di periodo non adeguatamente predittivo dei redditi futuri dell impresa. Si immagini, a titolo di esempio, che il Conto Economico dell impresa Alfa evidenzi, nel corso degli ultimi quattro anni, i risultati riportati di seguito: anno 1 anno 2 anno 3 anno 4 Reddito netto La perdita di esercizio dell anno 4 è riconducibile a un ingente perdita su crediti pari a 6, qualificata dall impresa come frutto di circostanze straordinarie. Si supponga ora che, in base all analisi condotta sulla qualità contabile, l analista si convinca che tale svalutazione sia frutto di una manovra di earnings management che ha trascurato di operare i necessari accantonamenti nel corso dei tre anni precedenti e che si è «riversata», poi, nell ultimo esercizio. In sostanza, il reddito dei primi tre anni è stato sovrastimato per un importo annuo di 1,5; alla fine, la sovrastima è stata corretta con l attribuzione di un costo una tantum nel quarto anno, pari a 6. Sulla base di questi elementi, è opportuno procedere a normalizzare il reddito della serie storica, «spalmando» i costi dell anno 4 fra gli esercizi di competenza, come di seguito riportato: anno 1 anno 2 anno 3 anno 4 Reddito normalizzato 3,5 3,5 3,5 3,5 Componenti anomali 1,5 1,5 1,5-4,5 Reddito netto L utilità della riclassificazione compiuta è di tutta evidenza. Sulla base delle indicazioni fornite dall impresa, è naturale essere portati a ritenere che il reddito medio normale, a parità di condizioni di contesto e di strategia, ossia al netto di fenomeni di discontinuità (straordinari), sia pari a 5. La normalizzazione, invece, segnala un risultato di periodo, su cui basare le previsioni, notevolmente più contenuto (3,5). Gli interventi correttivi e integrativi possono giungere fino a una vera e propria riformulazione del bilancio (restatement) per renderlo attendibile e comparabile. Il restatement si configura come un processo che può presentare più fasi e obiettivi. La prima fase è rappresentata dall individuazione delle azioni di manipolazione contabile e dalla stima degli effetti da queste prodotti. A questa fase, segue quella di riformulazione del bilancio, con riferimento alle poste influenzate dalle manovre di earnings management. In una prospettiva di analisi di bilancio, il restatement può spingersi oltre, ricercando l allineamento fra i principi contabili adottati dall impresa nel tempo. Il cambiamento di tali principi, infatti, rende difficilmente comparabili i valori contabili. La comparazione, invece, è il presupposto di ogni analisi economico-finanziaria, la quale richiede che l analista possieda opportuni termini di confronto rispetto ai quali confrontare i valori assunti dagli indicatori calcolati 24. L impiego di opportuni termini di confronto, peraltro, aiuta anche a individuare gli indicatori che hanno «the best economic intuition». In questo senso, la comparazione dei dati è un momento di fondamentale importanza nel processo di analisi di bilancio. Le fasi e gli obiettivi conoscitivi accennati mostrano che il restatement è un operazione complessa, caratterizzata da ampi margini di soggettività. Restatement attendibili, pertanto, sono solo quelli imposti dalle autorità di controllo e operati direttamente dall impresa sotto il controllo di soggetti terzi. 24 B. Rees, Financial Analysis, Prentice Hall, Hemel Hempstead, Herts, UK, 1990, p

18 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. Il Controllo di Gestione Corso base e avanzato Milano Obiettivi Il corso si pone gli obiettivi di fornire un approfondimento operativo circa le tecniche del controllo di gestione nello sviluppo aziendale, rispondendo alla crescente domanda, da parte delle imprese di competenze qualificate in materia. Il corso si propone, inoltre, di offrire un contributo innovativo attraverso l individuazione di nuovi scenari di applicazione e di strumenti innovativi del controllo di gestione. CORSO BASE CORSO AVANZATO Milano, 20 e 21 maggio 2014 Milano, 25 e 26 giugno 2014 ore ore La progettazione di un sistema di controllo di gestione La riclassificazione del bilancio: finalità e metodi Gli strumenti per pianificare e controllare i costi: concetti e criteri per l analisi dei costi I sistemi di contabilità dei costi I sistemi di costing: evoluzione delle metodologie di analisi dei costi aziendali: le tecniche tradizionali di Contabilità Industriale La Break-Even Analysis Il processo di formazione del Budget; criteri di formazione e d impiego I budget finanziari Le tecniche avanzate di costing Le tecniche innovative di controllo La Balanced scorecard La Business Intelligence a supporto del Controller HETTO C C A P OFFERTAASE + AVANZATO B IVA CORSO + 0 0, 0 1.2é ,00 + IVA) Y94ED_AZ (anzich DOcente ALeSSAnDRO tullio - Docente di Programmazione e Controllo e di Analisi dei Costi Dottore Commercialista e Revisore Legale dei conti Per maggiori informazioni e per conoscere le quote agevolate consulta il sito:

19 METODI E STRUMENTI CONTROLLO SMART CONTROL: COSTRUIRE IL «CONTROLLO» IN OTTICA COMPETITIVA Da qualche anno si assiste alla ricerca continua di soluzioni intelligenti in ogni campo della vita o settore lavorativo: ogni attività umana soggetta a qualche tipo di criticità o complessità viene indagata per raggiungere obiettivi più efficienti e semplici, attraverso il disegno di nuove soluzioni e la creazione/ utilizzo di tecnologie abilitanti. Mentre questo concetto di smart activity è annunciato come la soluzione di numerosi problemi di vita (ambiente, trasporti, comunicazioni, tecnologia, ecc..) molto meno frequentemente viene messo al centro delle analisi e delle applicazioni in ambito manageriale scientifico moderno, quasi come se le filosofie di «smarting» fossero materia estranea o parallela rispetto alla ricerca economica ed all applicazione dei processi di accounting e management control. L indagine, l analisi e le soluzioni di tipo logico e tecnico in ottica «smart» non solo sono possibili ma potrebbero rivelarsi vincenti davanti ad una crescente difficoltà di competitività, anche internazionale, per molte imprese di piccola e media dimensione. Definizione ed origini scientifiche del concetto «smart» in ottica di management Una definizione o una traduzione univoca del termine «smart» non è rinvenibile in nessun dizionario, pertanto il suo significato dipende dal contesto nel quale viene citato e dall argomento di trattazione. Proprio questo adattamento dei suoi contenuti alle più diverse situazioni reali, rende il concetto di «smart» prima di tutto una filosofia di pensiero e di lavoro. Intelligente, furbo e sveglio sono le tre principali traduzioni del termine che ben identificano altrettante caratteristiche fondamentali del lavorare in ottica smart: evitare attività inutili, eccessivamente onerose per scarsi risultati, eccessivamente ridotte per obiettivi importanti, facendosi aiutare dalla logica; trovare le soluzioni migliori, più efficienti che accompagnino il minimo sforzo al massimo risultato per massimizzare il rapporto tra output e input (misura di rendimento); essere pronti velocemente al cambiamento, avere la capacità di adattarsi alle situazioni in modo rapido, senza perdere la propria capacità di risposta alle necessità e ai problemi. Si ritiene che come in tanti altri ambiti di applicazione, la filosofia «smart» debba guidare anche la ricerca teorica e le applicazioni pratiche in ambito di pianificazione e controllo della gestione aziendale, individuando alcuni principi guida che non devono mai essere disattesi. Nel prosieguo si cercherà di mettere in luce i «nuovi» postulati di lavoro, i vantaggi e le conseguenze positive in ambito di Management Control System. Che il pensiero «smart» sia affascinante anche in ambito manageriale, non è un invenzione di chi scrive ma, al contrario, ha origini storico-scientifiche molto precise che risalgono al primo dopoguerra. Nel 1954 Peter Druker, uno dei fondatori del management moderno, pubblica un libro dal titolo «The Practice of Managament» nel quale enuncia il metodo di lavoro S.M.A.R.T. All interno della logica Management by Objectives (MBO) che prevede una gestione aziendale focalizzata sugli obiettivi da raggiungere piuttosto che sui metodi con i quali vengono perseguiti, Druker utilizza l acronimo per definire le caratteristiche che gli obiettivi devono avere perché siano realmente realizzabili: Specific. Gli obiettivi devono essere chiari, definiti e concreti, evitando enunciazioni di massima o troppo generici che non trovano poi riscontro con reali misure di confronto. Measurable. L obiettivo deve essere concretamente quantificabile per poter valutare il suo raggiungimento e misurare l entità dell eventuale scostamento. Achievable. L obiettivo non può essere irraggiungibile o eccessivo rispetto alle risorse, alle competenze ed alle condizioni di effettivo lavoro dell azienda. L impossibilità al raggiungimento demotiva le persone e riduce la credibilità di ogni plan. di Alessandro Garlassi Dottore Commercialista, Consulente aziendale; Presidente MMC- Direzione e controllo e Luca Fornaciari Università degli Studi di Parma, Partner MMC- Direzione e controllo 19

20 CONTROLLO METODI E STRUMENTI circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. 1 Tra le più recenti ed importanti ricerche scientifiche si citano la «CITO Research - Advancing the craft of technology leadership Agosto 2013» e «The BI Survey 2013» analisi condotta da BARC Business Application research center. 20 Realistic. Un obiettivo deve essere in grado di stimolare le persone e quindi deve essere vicino alla realtà. Obiettivi troppo lontani dalle reali e concrete possibilità di riuscita, rischiano di non essere presi in considerazione e di diventare «scoraggianti». Time Related. Ogni target di risultato deve avere una dead line precisa ed essere realizzato in un tempo definito utile programmato a priori in base alle esigenze dell azienda. Raggiungere un obiettivo decisivo fuori tempo può voler dire non averlo raggiunto. Infine la programmazione del tempo, consente di ottimizzare le attività critiche da svolgere. Se 60 anni fa «smart» rappresentava un metodo di lavoro, oggi lo stesso termine definisce una diversa modalità di approccio alle attività di controllo, che prevede l utilizzo intelligente di regole capaci di superare tutte le difficoltà che gli operatori, i manager, i proprietari ed i direttori di funzione, sentono come di ostacolo alla reale utilità del sistema. Problemi del controllo tradizionale ed impatto dello Smart Control sulle attività aziendali In questi anni di ricerca scientifica ed applicazioni pratiche di controllo di gestione presso le aziende di piccola e media dimensione, ci è resi conto di come le caratteristiche di complessità di gestione delle informazioni e della successiva fase di visualizzazione dei risultati, fossero i veri motivi di insoddisfazione verso il sistema di controllo e costituissero il vero ostacolo all utilizzo concreto e quotidiano dello strumento per la guida dell impresa. Troppo spesso, a parere di chi scrive, la risposta di strumenti e metodi alle «lamentele» degli operatori in difficoltà nello svolgere le attività di controllo sono state sottovalutate o minimizzate secondo la logica che l operatore aziendale dovesse avere la cultura e la capacità di portare avanti attività complesse perché insite nel suo lavoro di gestione. Come a dire che la complessità fosse naturale e andasse combattuta attraverso lo sforzo culturale e operativo di un utente più esperto, più competente, più efficiente. L ottica Smart Control inverte completamente questa visione accademica che vede l utente come dominatore di una complessità ineliminabile o solo limitatamente risolvibile portando le esigenze dell operatore al centro della costruzione del sistema di controllo. È il modello di controllo, gli strumenti da utilizzare, il reporting da costruire che devono adattarsi alle legittime richieste dell operatore. Perché è così importante questa inversione? Sostanzialmente per due motivi principali: uno relativo all ottica esterna di mercato ed il secondo inerente il forte impatto interno organizzativo. Competitività globalizzazione, mercati, clienti L internazionalizzazione è realtà consolidata, i mercati non hanno più limiti territoriali, le comunicazioni viaggiano in rete in tempo reale, i clienti sono online e le tecnologie abilitanti riducono tempi di risposta e di attesa anche nelle aspettative degli operatori. Il mercato non accetta ritardi dovuti ad inefficienze di informazione, richiede continuamente nuove offerte da fare a prezzi remunerativi ma competitivi, i clienti non accettano ritardi di consegna o problemi di qualità potendosi rivolgere a qualunque competitor nel mondo, le opportunità di mercato vanno colte nell attimo in cui si manifestano e non più attraverso una più statica programmazione di inizio anno. Produttività Sistemi, metodi, tecnologie Per alcuni reparti le urgenze sono la regola, le emergenze rischiano ogni giorno di non far concludere le attività prefissate per le giornate, le ore di lavoro volano durante la giornata e sempre più raramente si è in grado di pensare a miglioramenti di criticità evidenti. Avere tempo oggi è un lusso che pochi si possono permettere. La soluzione di problemi risolvibili non può essere delegata a chi, ogni giorno, è continuamente coinvolto da attività non previste e non programmate. Il controllo «intelligente» da un lato è la risposta alla velocità dei mercati ed all aumento della pressione competitiva e dall altro rivede alcune tradizionali attività critiche in ottica utente e non solo in ottica tecnica. Pressione competitiva e controllo: le principali difficoltà riscontrate L idea che, in contesti di forte competizione anche globale, il controllo di gestione e la programmazione aziendale debbano cambiare alcune logiche base di creazione del modello e costruzione del sistema organizzativo, non è una solitaria iniziativa degli autori. Numerose ricerche scientifiche in riviste nazionali ed internazionali 1, dimostrano, con indicatori statistici, interviste agli operatori ed interventi teorici, come a fronte di una sempre maggiore richiesta di informazioni specifiche sul proprio business in tempo reale, il sistema di controllo raramente sia in grado di fornire in tempo utile quanto richiesto. Decisioni, a volte anche importanti, vengono prese

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