ALGEBRA LINEARE PARTE III
|
|
|
- Martino Brescia
- 6 anni fa
- Visualizzazioni
Transcript
1 DIEM sez Matematica Finanziaria Università degli studi di Genova Dicembre 200
2 Indice PREMESSA 2 GENERALITA 2 RAPPRESENTAZIONE DI UN SISTEMA LINEARE IN FORMA MATRI- CIALE 2 3 SOLUZIONE DI SISTEMI LINEARI PARTICOLARI 3 4 SOLUZIONE DI SISTEMI LINEARI: REGOLA GENERALE 6 4 LA PROCEDURA DI GAUSS 6 42 MATRICE COMPLETA E TEOREMA DI ROUCHE CAPELLI 4 43 SISTEMI LINEARI OMOGENEI 6 PREMESSA Le note presentate a seguire non sostituiscono gli appunti presi a lezione, né si presuppongono completamente esaustive degli argomenti affrontati nel corso della lezione Il loro intento è semplicemente quello di porsi come materiale aggiuntivo, in grado di fornire ulteriori delucidazioni sui temi presentati in aula 2 GENERALITA In generale un sistema lineare è costituito da un numero qualsiasi m di equazioni e da un numero qualsiasi n di incognite e si presenta nella forma: a x ++ a i x i ++ a n x n b a i x ++ a ii x i ++ a in x n b i a m x ++ a mi x i ++ a mn x n b m dove i coefficienti a ij,i,,m;j,,n sono numeri reali assegnati, così come i termini noti b i,i,,m La notazione a ij usata è particolarmente appropriata, perché a ij è il coefficiente associato all incognita x j che compare nella i esima equazione Così, ad esempio, a 23 sarà il coefficiente della variabile x 3 nella seconda equazione; a 7 sarà il coefficiente della variabile x 7 nella quinta equazione, e così via
3 DIEM sez Matematica Finanziaria Università degli studi di Genova Chiameremo soluzione del sistema ogni ennnupla di numeri reali x,, x i,, x n che verifica, con la sostituzione: x x,,x i x i,,x n x n, tutte le m equazioni del sistema Risolvere un sistema significa determinare l insieme di tutte le sue soluzioni; un sistema che non ha soluzioni si dirà impossibile 2 RAPPRESENTAZIONE DI UN SISTEMA LINEARE IN FORMA MATRICIALE Il sistema lineare: a x ++ a i x i ++ a n x n b a i x ++ a ii x i ++ a in x n b i a m x ++ a mi x i ++ a mn x n b m viene, in genere rappresentato ricorrendo alla cd forma matriciale: i coefficienti associati alle incognite vengono raggruppati in una matrice, riportando nella prima, seconda,,n esima colonna i coefficienti delle variabili x,x 2,,x n che compaiono nelle varie equazioni: a a j a n A a i a ij a in a m a mj a mn La matrice A così ottenuta è detta matrice dei coefficienti del sistema, e presenta un numero di righe uguale al numero delle equazioni, ed un numero di colonne uguale al numero delle incognite x b x 2 b 2 Denotando con: x x i il vettore delle incognite, e con b b i il vettore x n b m 2
4 DIEM sez Matematica Finanziaria Università degli studi di Genova dei termini noti, il sistema presentato a inizio paragrafo può essere espresso nella seguente forma: Ax b () 3 SOLUZIONE DI SISTEMI LINEARI PARTICOLARI Si consideri il sistema lineare: Ax b (2) Assumiamo che esso sia quadrato, ossia che la matrice A dei coefficienti sia quadrata Si potranno verificare due casi differenti: A non è invertibile In tal caso, il sistema Ax b non ammette soluzioni, ossia è impossibile A è invertibile In tal caso, il sistema Ax b ammette soluzioni, o meglio ammette una e una sola soluzione; si dirà, allora, che il sistema è determinato, e avremo: A riprova di ciò, sostituendo la (3) nella (2) avremo: x A b (3) AA b (AA ) b b }{{} I Ne consegue che conoscendo la matrice inversa della matrice dei coefficienti, è possibile risolvere un sistema lineare di n equazioni in n incognite qualunque sia il vettore b dei termini noti Si consideri il sistema lineare: 3x +2x 2 x x 2 +4x 3 2 4x +6x 2 7x 3 In forma matriciale avremo: A {}} {{ }} { {}} { x 4 x x 3 x b 3
5 DIEM sez Matematica Finanziaria Università degli studi di Genova Trattandosi di un sistema quadrato, se A è invertibile si può risolvere secondo la: x A b Per verificare l invertibilità di A calcoliamo il determinante di A Avremo: det(a) Poiché il valore appena calcolato è diverso da zero, la matrice è invertibile, e avremo: Nel nostro caso: da cui: Come controprova: A Agg(A) det(a) Agg(A) A A A AA I 3 La soluzione del sistema sarà allora data da: x A b Possiamo a questo punto introdurre la seguente definizione: 49 6 Usando la regola di Sarrus, oppure applicando il primo teorema di Laplace 4
6 DIEM sez Matematica Finanziaria Università degli studi di Genova Un sistema lineare nella forma: Ax b si dice sistema di Cramer se è quadrato, e se det(a) 0 In tal caso, esso è determinato e ammette soluzione: ovvero: x A b x {x i },x i det(a i) det(a) dove det(a i ) è il determinante della matrice che si ottiene sostituendo la i esima colonna di A con il vettore dei termini noti Sia assegnato il sistema lineare: ossia, in forma matriciale: 3 3x x 2 ; x +x 2 3; x x 2 3 Il sistema è quadrato, e: 3 det(a) 4 0 dunque è di Cramer Applicando la regola di Cramer: det(a ) 3 ;x det(a ) det(a) 4 4 ; 3 det(a 2 ) 3 ;x 2 det(a 2) det(a) 8 4 2; da cui: x 2
7 DIEM sez Matematica Finanziaria Università degli studi di Genova 4 SOLUZIONE DI SISTEMI LINEARI: REGOLA GENERALE Caratteristica una matrice di La risolubilità di un sistema lineare può essere analizzata attraverso uno strumento che prende il nome di caratteristica o rango di una matrice, e si indica con la notazione: r(a) Le seguenti definizioni sono tra loro equivalenti Data una matrice A: la caratteristica è un numero che indica il numero di vettori colonna linearmente indipendenti presenti in A la caratteristica è un numero che indica il numero massimo di passi di pivotizzazione che si possono compiere su A; la caratteristica è un numero che indica l ordine massimo delle sottomatrici quadrate non singolari estraibili da A Premesso che tali definizioni verranno chiarite ulteriormente a seguire, per il momento ci basterà sapere che un vettore y è linearmente dipendente da un insieme di vettori {x,x 2,,x j,x n }, se esiste un insieme di scalari t,t 2,,t j,,t n tale che: y t x + t 2 x t j x j + + t n x n Tutte le definizioni fornite sono inoltre tra loro legate attraverso la procedura di riduzione di una matrice nota come procedura di Gauss o pivotizzazione 4 LA PROCEDURA DI GAUSS La procedura di Gauss è un metodo iterativo in cui ogni passo si compone di tre fasi: (a) ricerca del pivot p relativo al passo generico i; (b) trasformazione della riga che ospita il pivot; (c) trasformazione delle altre righe della matrice Il punto di partenza è il primo elemento sulla diagonale principale della matrice A di dimensione m n assegnata Due differenti situazioni si possono presentare: a 0 In tal caso, diremo che a è il primo pivot e potremo porre in essere il primo passo di pivotizzazione, ossia attuare la: Fase (a) p a Fase (b) La riga che ospita il pivot viene moltiplicata per il reciproco di p : r T /p r T /a ; Fase (c) Per la generica riga i che non contiene il pivot, essa si trasforma sommandola algebricamente alla riga ottenuta nella fase (b), moltiplicata per l opposto del valore di a i, cioè per l opposto del termine sulla riga i, nella colonna del pivot 6
8 DIEM sez Matematica Finanziaria Università degli studi di Genova a 0 In tal caso, il pivot andrà cercato tra i valori diversi da zero contenuti in una delle colonne a destra della prima, oppure in una delle righe sottostanti la prima Se ciò non è possibile, la procedura si arresterà, altrimenti una volta effettuato lo scambio di riga e/o colonna, si potrà procedere come già illustrato sopra Una volta eseguite le fasi (a) (c), il primo passo di pivotizzazione si dirà concluso, e potrà essere realizzato il secondo passo, reiterando le fasi (a) (c) appena spiegate Si ricordi che la procedura si può arrestare per uno dei seguenti motivi: non vi sono ulteriori elementi sulla diagonale principale; 2 tutti gli elementi contenuti nella sottomatrice ottenuta da A eliminando un numero di righe e di colonne pari al numero di passi di pivotizzazione già compiuti sono uguali a zero Illustriamo la procedura con alcuni esempi 2 3 Consideriamo la matrice A Costruiamo A, ossia la matrice al termine del primo passo di pivotizzazione Il primo pivot dovrebbe essere l elemento di posto,, ossia 2 Poiché esso è diverso da zero possiamo attuare la : Fase (a) p a 2 Fase (b) Moltiplichiamo la prima riga di A per il reciproco del pivot: 2 3 /2 3/2 2 Fase (c) Per la riga due, il termine sulla riga 2, nella colonna del pivot è 3; avremo allora: ( 3) /2 3/ /2 9/2 0 /2 9/2 Per la riga tre, il termine sulla riga 3, nella colonna del pivot è ; avremo allora: 4 + ( ) /2 3/2 4 + /2 3/2 0 3/2 /2 7
9 DIEM sez Matematica Finanziaria Università degli studi di Genova /2 3/2 La matrice A sarà dunque: A 0 /2 9/2 0 3/2 /2 Costruiamo ora A 2, ossia la matrice al termine del secondo passo di pivotizzazione Il secondo pivot dovrebbe essere l elemento di posto 2,2 su A, ossia /2 Poiché esso è diverso da zero possiamo attuare la : Fase (a) p 2 /2 Fase (b) Moltiplichiamo la seconda riga di A per il reciproco del pivot: 2 0 /2 9/2 0 9 Fase (c) Per la riga uno, il termine sulla riga, nella colonna del pivot è /2; avremo allora: /2 3/2 + ( /2) 0 9 /2 3/2 + 0 /2 9/2 0 3 Per la riga tre, il termine sulla riga 3, nella colonna del pivot è -3/2; avremo allora: 0 3/2 /2 + (3/2) /2 / /2 27/ La matrice A 2 sarà dunque: A Costruiamo ora A 3, ossia la matrice al termine del terzo passo di pivotizzazione Il terzo pivot dovrebbe essere l elemento di posto 3,3 su A 2, ossia 6 Poiché esso è diverso da zero possiamo attuare la: Fase (a) p 3 6 Fase (b) Moltiplichiamo la terza riga di A 2 per il reciproco del pivot: (/6)
10 DIEM sez Matematica Finanziaria Università degli studi di Genova Fase (c) Per la riga uno, il termine sulla riga, nella colonna del pivot è -3; avremo allora: Per la riga due, il termine sulla riga 2, nella colonna del pivot è 9; avremo allora: ( 9) La matrice A 3 sarà dunque: A La procedura si arresta per assenza di ulteriori righe, dunque il numero di passi di pivotizzazione (e quindi la caratteristica) è pari a 3 2 Consideriamo la matrice A 3 Costruiamo A, ossia la matrice al termine del primo passo di pivotizzazione Il primo pivot dovrebbe essere l elemento di posto,, ossia 2 Poiché esso è diverso da zero possiamo attuare la : Fase (a) p a 2 Fase (b) Moltiplichiamo la prima riga di A per il reciproco del pivot: 2 2 /2 Fase (c) Per la riga due, il termine sulla riga 2, nella colonna del pivot è 3; avremo allora: 3 + ( 3) / /2 0 /2 9
11 DIEM sez Matematica Finanziaria Università degli studi di Genova Per la riga tre, il termine sulla riga 3, nella colonna del pivot è ; avremo allora: + ( ) /2 + /2 0 3/2 /2 La matrice A sarà dunque: A 0 /2 0 3/2 Costruiamo ora A 2, ossia la matrice al termine del secondo passo di pivotizzazione Il secondo pivot dovrebbe essere l elemento di posto 2,2 su A, ossia /2 Poiché esso è diverso da zero possiamo attuare la : Fase (a) p 2 /2 Fase (b) Moltiplichiamo la seconda riga di A per il reciproco del pivot: 2 0 /2 0 Fase (c) Per la riga uno, il termine sulla riga, nella colonna del pivot è /2; avremo allora: /2 + ( /2) 0 /2 + 0 /2 0 Per la riga tre, il termine sulla riga 3, nella colonna del pivot è -3/2; avremo allora: 0 3/2 + (3/2) 0 0 3/ / La matrice A 2 sarà dunque: A La procedura si arresta per assenza di ulteriori righe su cui cercare il pivot; dunque il numero di passi di pivotizzazione (e quindi la caratteristica) è pari a 2 0
12 DIEM sez Matematica Finanziaria Università degli studi di Genova 2 3 Consideriamo la matrice A 3 0 Costruiamo A, ossia la matrice al termine del primo passo di pivotizzazione Il primo pivot dovrebbe essere l elemento di posto,, ossia 2 Poiché esso è diverso da zero possiamo attuare la : Fase (a) p a 2 Fase (b) Moltiplichiamo la prima riga di A per il reciproco del pivot: 2 3 /2 3/2 2 Fase (c) Per la riga due, il termine sulla riga 2, nella colonna del pivot è 3; avremo allora: ( 3) /2 3/ /2 9/2 0 /2 9/2 /2 3/2 La matrice A sarà dunque: A 0 /2 9/2 Costruiamo ora A 2, ossia la matrice al termine del secondo passo di pivotizzazione Il secondo pivot dovrebbe essere l elemento di posto 2,2 su A, ossia /2 Poiché esso è diverso da zero possiamo attuare la : Fase (a) p 2 /2 Fase (b) Moltiplichiamo la seconda riga di A per il reciproco del pivot: 2 0 /2 9/2 0 9 Fase (c) Per la riga uno, il termine sulla riga, nella colonna del pivot è /2; avremo allora: /2 3/2 + ( /2) 0 9 /2 3/2 + 0 /2 9/ La matrice A 2 sarà dunque: A La procedura si arresta per assenza di ulteriori righe, dunque il numero di passi di pivotizzazione (e quindi la caratteristica) è pari a 2
13 DIEM sez Matematica Finanziaria Università degli studi di Genova Consideriamo la matrice A 3 0 /2 3/2 Costruiamo A, ossia la matrice al termine del primo passo di pivotizzazione Il primo pivot dovrebbe essere l elemento di posto,, ossia 2 Poiché esso è diverso da zero possiamo attuare la : Fase (a) p a 2 Fase (b) Moltiplichiamo la prima riga di A per il reciproco del pivot: 2 3 /2 3/2 2 Fase (c) Per la riga due, il termine sulla riga 2, nella colonna del pivot è 3; avremo allora: ( 3) /2 3/ /2 9/2 0 /2 9/2 Per la riga tre, il termine sulla riga 3, nella colonna del pivot è 3; avremo allora: ( 3) /2 3/ /2 9/2 0 /2 9/2 Per la riga quattro, il termine sulla riga 4, nella colonna del pivot è -; avremo allora: /2 3/2 + /2 3/2 /2 3/2 + /2 3/ /2 3/2 0 /2 9/2 La matrice A sarà dunque: A 0 /2 9/
14 DIEM sez Matematica Finanziaria Università degli studi di Genova Costruiamo ora A 2, ossia la matrice al termine del secondo passo di pivotizzazione Il secondo pivot dovrebbe essere l elemento di posto 2,2 su A, ossia /2 Poiché esso è diverso da zero possiamo attuare la : Fase (a) p 2 /2 Fase (b) Moltiplichiamo la seconda riga di A per il reciproco del pivot: 2 0 /2 9/2 0 9 Fase (c) Per la riga uno, il termine sulla riga, nella colonna del pivot è /2; avremo allora: /2 3/2 + ( /2) 0 9 /2 3/2 + 0 /2 9/2 0 3 Per la riga tre, il termine sulla riga 3, nella colonna del pivot è /2; avremo allora: 0 /2 9/2 + (/2) /2 9/2 + 0 /2 9/ Per la riga quattro, il termine sulla riga 4, nella colonna del pivot è 0; avremo allora: La matrice A 2 sarà dunque: A A questo punto, poichè la sottomatrice che si ottiene da A 2 eliminando le prime due 0 righe e le prime due colonne è:, la procedura si arresta per assenza di ulteriori 0 pivot, dunque il numero di passi di pivotizzazione (e quindi la caratteristica) è pari a 2 3
15 DIEM sez Matematica Finanziaria Università degli studi di Genova 42 MATRICE COMPLETA E TEOREMA DI ROUCHE CAPELLI Dato il sistema lineare Ax b, chiameremo matrice completa e la indicheremo con A/b, la matrice che si ottiene affiancando ad A il vettore dei termini noti: A/b A b Una volta costruita la matrice completa, è possibile pivotizzarla applicando agli elementi di b tutte le trasformazioni che avvengono sulle righe di A Vale in proposito il seguente teorema (teorema di Rouché Capelli): Dato il sistema lineare Ax b, sia A/b la corrispondente matrice completa Se: r(a/b) r(a) n, il sistema è determinato; r(a/b) r(a) m < n, il sistema è indeterminato, ossia ammette infinite alla (n m) soluzioni; r(a/b) < min(m,n), il sistema è impossibile Vediamo alcuni esempi Sia: x La corrispondente matrice completa è: In corrispondenza dei diversi passi di pivotizzazione, avremo: /2 3/2 /2 0 3 A /b 0 /2 9/2 /2 ; A 2 /b /2 /2 9/ A 3 /b / / /6 ; 2/6 r(a/b) r(a) 3, dunque il sistema è determinato La soluzione è: x 43/6 3/6 ; 4
16 DIEM sez Matematica Finanziaria Università degli studi di Genova Sia: 2 3 x La corrispondente matrice completa è: In corrispondenza dei diversi passi di pivotizzazione, avremo: /2 3/2 0 3 A /b 0 /2 9/2 ; A 2 /b /2 / r(a/b) 2 < min(3,3), dunque il sistema è impossibile Sia: x 2 La corrispondente matrice completa è: In corrispondenza dei diversi passi di pivotizzazione, avremo: /2 3/2 /2 0 3 A /b ; A 0 /2 9/2 /2 2 /b r(a/b) r(a) m 2 < n 3, dunque il sistema è indeterminato Un altro modo per visualizzare detta conclusione, ossia il fatto che il sistema sia indeterminato, consiste nel riscrivere il sistema lineare in base alla matrice A 2 /b 2 : x + ( 3)x 3 ; x 2 + 9x 3 ; da cui, portando x 3 a secondo membro: x + 3x 3 ; e, posto x 3 t : x 2 9x 3 ; ; ;
17 x + 3t ; x 2 9t ; x 3 t + 3t L insieme delle soluzioni sarà, pertanto: x 9t t 43 SISTEMI LINEARI OMOGENEI Un sistema lineare si dice omogeneo se il vettore dei termini noti è il vettore nullo: Si ricordano le principali proprietà: Ax 0 Se un sistema lineare omogeneo è quadrato e determinato, allora l unica soluzione è la cd soluzione banale o triviale: x 0 Un sistema lineare omogeneo non quadrato può essere determinato, se r(a) n < m, e tutte le k (m n) righe della matrice completa A n /b n successive alla n esima sono nulle 6
Pierangelo Ciurlia, Riccardo Gusso, Martina Nardon
Department of Applied Mathematics, University of Venice QUADERNI DI DIDATTICA Pierangelo Ciurlia, Riccardo Gusso, Martina Nardon Esercizi di algebra lineare e sistemi di equazioni lineari con applicazioni
CAPITOLO IV RISOLUZIONE DEI SISTEMI LINEARI COL METODO DEI DETERMINANTI
CAPITOLO IV RISOLUZIONE DEI SISTEMI LINEARI COL METODO DEI DETERMINANTI 1. REGOLA DI CRAMER Sia S un sistema lineare di n ( 2) equazioni in n incognite su un campo K : a 11 x 1 + a 12 x 2 + + a 1n x n
Il programma OCTAVE per l insegnamento dell algebra lineare nella Scuola Secondaria p. 1
Il programma OCTAVE per l insegnamento dell algebra lineare nella Scuola Secondaria R. Vitolo Dipartimento di Matematica Università di Lecce SaLUG! - Salento Linux User Group Il programma OCTAVE per l
Parte 3. Rango e teorema di Rouché-Capelli
Parte 3. Rango e teorema di Rouché-Capelli A. Savo Appunti del Corso di Geometria 203-4 Indice delle sezioni Rango di una matrice, 2 Teorema degli orlati, 3 3 Calcolo con l algoritmo di Gauss, 6 4 Matrici
Parte 2. Determinante e matrice inversa
Parte. Determinante e matrice inversa A. Savo Appunti del Corso di Geometria 013-14 Indice delle sezioni 1 Determinante di una matrice, 1 Teorema di Cramer (caso particolare), 3 3 Determinante di una matrice
x 1 + x 2 3x 4 = 0 x1 + x 2 + x 3 = 0 x 1 + x 2 3x 4 = 0.
Problema. Sia W il sottospazio dello spazio vettoriale R 4 dato da tutte le soluzioni dell equazione x + x 2 + x = 0. (a. Sia U R 4 il sottospazio dato da tutte le soluzioni dell equazione Si determini
Appunti di Algebra Lineare. Antonino Salibra
Appunti di Algebra Lineare Antonino Salibra January 11, 2016 2 Libro di testo: Gilbert Strang, Algebra lineare, Edizioni Apogeo 2008 Programma di Algebra Lineare (2015/16) (da completare): 1. Campi numerici.
Matematica B - a.a 2006/07 p. 1
Matematica B - a.a 2006/07 p. 1 Definizione 1. Un sistema lineare di m equazioni in n incognite, in forma normale, è del tipo a 11 x 1 + + a 1n x n = b 1 a 21 x 1 + + a 2n x n = b 2 (1) = a m1 x 1 + +
MATEMATICA GENERALE Prova d esame del 4 giugno 2013 - FILA A
MATEMATICA GENERALE Prova d esame del 4 giugno 2013 - FILA A Nome e cognome Matricola I Parte OBBLIGATORIA (quesiti preliminari: 1 punto ciascuno). Riportare le soluzioni su questo foglio, mostrando i
Lezioni di Ricerca Operativa. Corso di Laurea in Informatica Università di Salerno. Lezione n 4
Lezioni di Ricerca Operativa Lezione n 4 - Problemi di Programmazione Matematica - Problemi Lineari e Problemi Lineari Interi - Forma Canonica. Forma Standard Corso di Laurea in Informatica Università
Definizione Dati due insiemi A e B, contenuti nel campo reale R, si definisce funzione reale di variabile reale una legge f : A
Scopo centrale, sia della teoria statistica che della economica, è proprio quello di esprimere ed analizzare le relazioni, esistenti tra le variabili statistiche ed economiche, che, in linguaggio matematico,
Corso di Matematica per la Chimica
Dott.ssa Maria Carmela De Bonis a.a. 203-4 I sistemi lineari Generalità sui sistemi lineari Molti problemi dell ingegneria, della fisica, della chimica, dell informatica e dell economia, si modellizzano
NUMERI COMPLESSI. Test di autovalutazione
NUMERI COMPLESSI Test di autovalutazione 1. Se due numeri complessi z 1 e z 2 sono rappresentati nel piano di Gauss da due punti simmetrici rispetto all origine: (a) sono le radici quadrate di uno stesso
RIDUZIONE DELLE DISTANZE
RIDUZIONE DELLE DISTANZE Il problema della riduzione delle distanze ad una determinata superficie di riferimento va analizzato nei suoi diversi aspetti in quanto, in relazione allo scopo della misura,
Parte 6. Applicazioni lineari
Parte 6 Applicazioni lineari A Savo Appunti del Corso di Geometria 203-4 Indice delle sezioni Applicazioni fra insiemi, 2 Applicazioni lineari tra spazi vettoriali, 2 3 Applicazioni lineari da R n a R
RICHIAMI SULLE MATRICI. Una matrice di m righe e n colonne è rappresentata come
RICHIAMI SULLE MATRICI Una matrice di m righe e n colonne è rappresentata come A = a 11 a 12... a 1n a 21 a 22... a 2n............ a m1 a m2... a mn dove m ed n sono le dimensioni di A. La matrice A può
Rango: Rouchè-Capelli, dimensione e basi di spazi vettoriali.
CAPITOLO 7 Rango: Rouchè-Capelli, dimensione e basi di spazi vettoriali. Esercizio 7.1. Determinare il rango delle seguenti matrici al variare del parametro t R. 1 4 2 1 4 2 A 1 = 0 t+1 1 A 2 = 0 t+1 1
Chiusura lineare. N.B. A può essere indifferentemente un insieme, finito o no, o un sistema. Es.1. Es.2
Chiusura lineare Def. Sia A V (K) con A. Si dice copertura lineare (o chiusura lineare) di A, e si indica con L(A), l insieme dei vettori di V che risultano combinazioni lineari di un numero finito di
Esercitazioni di Reti Logiche. Lezione 1 Rappresentazione dell'informazione. Zeynep KIZILTAN [email protected]
Esercitazioni di Reti Logiche Lezione 1 Rappresentazione dell'informazione Zeynep KIZILTAN [email protected] Introduzione Zeynep KIZILTAN Si pronuncia Z come la S di Rose altrimenti, si legge come
Gli asintoti di una funzione sono rette, quindi possono essere: rette verticali o rette orizzontali o rette oblique.
Asintoti Gli asintoti di una funzione sono rette, quindi possono essere: rette verticali o rette orizzontali o rette oblique. Asintoti verticali Sia 0 punto di accumulazione per dom(f). La retta = 0 è
Universita degli Studi di Roma Tor Vergata Facolta di Ingegneria - Edile ed Edile-Architettura
Universita degli Studi di Roma Tor Vergata Facolta di Ingegneria - Edile ed Edile-Architettura Primo Esonero del corso di Geometria Docente F. Flamini, Roma, 2//28 SOLUZIONI COMPITO I ESONERO Esercizio.
Protocollo dei saperi imprescindibili Ordine di scuola: professionale
Protocollo dei saperi imprescindibili Ordine di scuola: professionale DISCIPLINA: MATEMATICA RESPONSABILE: CAGNESCHI F. IMPERATORE D. CLASSE: prima servizi commerciali Utilizzare le tecniche e le procedure
Tutorato di GE110. Universitá degli Studi Roma Tre - Corso di Laurea in Matematica
Universitá degli Studi Roma Tre - Corso di Laurea in Matematica Tutorato di GE110 A.A. 2014-2015 - Docente: Prof. Angelo Felice Lopez Tutori: Federico Campanini e Giulia Salustri Soluzioni Tutorato 13
Algebra Lineare e Geometria
Algebra Lineare e Geometria Corso di Laurea in Ingegneria Elettronica A.A. 2013-2014 Prova d esame del 16/06/2014. 1) a) Determinare la matrice associata all applicazione lineare T : R 3 R 4 definita da
Generazione di Numeri Casuali- Parte 2
Esercitazione con generatori di numeri casuali Seconda parte Sommario Trasformazioni di Variabili Aleatorie Trasformazione non lineare: numeri casuali di tipo Lognormale Trasformazioni affini Numeri casuali
Esercizi su lineare indipendenza e generatori
Esercizi su lineare indipendenza e generatori Per tutto il seguito, se non specificato esplicitamente K indicherà un campo e V uno spazio vettoriale su K Cose da ricordare Definizione Dei vettori v,,v
9 Metodi diretti per la risoluzione di sistemi lineari: fattorizzazione P A = LU
9 Metodi diretti per la risoluzione di sistemi lineari: fattorizzazione P A LU 9.1 Il metodo di Gauss Come si è visto nella sezione 3.3, per la risoluzione di un sistema lineare si può considerare al posto
Lezioni del corso di Geometria e Algebra. prof. Michele Mulazzani dott. Alessia Cattabriga
Lezioni del corso di Geometria e Algebra prof Michele Mulazzani dott Alessia Cattabriga AA 20001/2002 Indice 1 Equazioni e sistemi lineari 4 11 Alcune strutture algebriche 4 12 Operazioni standard su K
Prof. Stefano Capparelli
APPUNTI PER UN SECONDO CORSO DI ALGEBRA LINEARE Prof. Stefano Capparelli A mia madre Prefazione. Brevi Richiami di Algebra Lineare. Forma Canonica di Jordan.. Blocco di Jordan.. Base di Jordan.. Polinomio
2.1 Definizione di applicazione lineare. Siano V e W due spazi vettoriali su R. Un applicazione
Capitolo 2 MATRICI Fra tutte le applicazioni su uno spazio vettoriale interessa esaminare quelle che mantengono la struttura di spazio vettoriale e che, per questo, vengono dette lineari La loro importanza
LEZIONE 14. a 1,1 v 1 + a 1,2 v 2 + a 1,3 v 3 + + a 1,n 1 v n 1 + a 1,n v n = w 1
LEZIONE 14 141 Dimensione di uno spazio vettoriale Abbiamo visto come l esistenza di una base in uno spazio vettoriale V su k = R, C, permetta di sostituire a V, che può essere complicato da trattare,
Lezioni di Algebra Lineare III. Applicazioni lineari e matrici Struttura algebrica delle soluzioni dei sistemi lineari
Versione ottobre novembre 2008 Lezioni di Algebra Lineare III. Applicazioni lineari e matrici Struttura algebrica delle soluzioni dei sistemi lineari Contenuto 1. Applicazioni lineari 2. L insieme delle
TECNICHE DI CONTROLLO
TECNICHE DI CONTROLLO Richiami di Teoria dei Sistemi Dott. Ing. SIMANI SILVIO con supporto del Dott. Ing. BONFE MARCELLO Sistemi e Modelli Concetto di Sistema Sistema: insieme, artificialmente isolato
Corso di Analisi Numerica - AN1. Parte 2: metodi diretti per sistemi lineari. Roberto Ferretti
Corso di Analisi Numerica - AN1 Parte 2: metodi diretti per sistemi lineari Roberto Ferretti Richiami sulle norme e sui sistemi lineari Il Metodo di Eliminazione di Gauss Il Metodo di Eliminazione con
METODI DI CONVERSIONE FRA MISURE
METODI DI CONVERSIONE FRA MISURE Un problema molto frequente e delicato da risolvere è la conversione tra misure, già in parte introdotto a proposito delle conversioni tra multipli e sottomultipli delle
1 Regole generali per l esame. 2 Libro di Testo
FACOLTÀ DI INGEGNERIA Corso di GEOMETRIA E ALGEBRA (mn). (Ing. per l Ambiente e il Territorio, Ing. Informatica - Sede di Mantova) A.A. 2008/2009. Docente: F. BISI. 1 Regole generali per l esame L esame
7 Disegni sperimentali ad un solo fattore. Giulio Vidotto Raffaele Cioffi
7 Disegni sperimentali ad un solo fattore Giulio Vidotto Raffaele Cioffi Indice: 7.1 Veri esperimenti 7.2 Fattori livelli condizioni e trattamenti 7.3 Alcuni disegni sperimentali da evitare 7.4 Elementi
Autovalori e Autovettori
Daniela Lera Università degli Studi di Cagliari Dipartimento di Matematica e Informatica A.A. 2008-2009 Autovalori e Autovettori Definizione Siano A C nxn, λ C, e x C n, x 0, tali che Ax = λx. (1) Allora
MATEMATICA. { 2 x =12 y 3 y +8 x =0, si pone il problema di trovare, se esistono, un numero x ed un numero y che risolvano entrambe le equazioni.
MATEMATICA. Sistemi lineari in due equazioni due incognite. Date due equazioni lineari nelle due incognite x, y come ad esempio { 2 x =12 y 3 y +8 x =0, si pone il problema di trovare, se esistono, un
Ricerca Operativa 2. Introduzione al metodo del Simplesso
Ricerca Operativa 2. Introduzione al metodo del Simplesso Luigi De Giovanni Giacomo Zambelli 1 Problemi di programmazione lineare Un problema di ottimizzazione vincolata è definito dalla massimizzazione
Corso di Laurea in Ingegneria Informatica Analisi Numerica
Corso di Laurea in Ingegneria Informatica Lucio Demeio Dipartimento di Scienze Matematiche 1 2 Analisi degli errori Informazioni generali Libro di testo: J. D. Faires, R. Burden, Numerical Analysis, Brooks/Cole,
Esercitazioni di statistica
Esercitazioni di statistica Misure di associazione: Indipendenza assoluta e in media Stefania Spina Universitá di Napoli Federico II [email protected] 22 ottobre 2014 Stefania Spina Esercitazioni
Illustrazione 1: Telaio. Piantanida Simone 1 G Scopo dell'esperienza: Misura di grandezze vettoriali
Piantanida Simone 1 G Scopo dell'esperienza: Misura di grandezze vettoriali Materiale utilizzato: Telaio (carrucole,supporto,filo), pesi, goniometro o foglio con goniometro stampato, righello Premessa
7 Esercizi e complementi di Elettrotecnica per allievi non elettrici. Circuiti elementari
7 Esercizi e complementi di Elettrotecnica per allievi non elettrici Circuiti elementari Gli esercizi proposti in questa sezione hanno lo scopo di introdurre l allievo ad alcune tecniche, semplici e fondamentali,
APPLICAZIONI LINEARI
APPLICAZIONI LINEARI 1. Esercizi Esercizio 1. Date le seguenti applicazioni lineari (1) f : R 2 R 3 definita da f(x, y) = (x 2y, x + y, x + y); (2) g : R 3 R 2 definita da g(x, y, z) = (x + y, x y); (3)
GEOMETRIA I Corso di Geometria I (seconda parte)
Corso di Geometria I (seconda parte) anno acc. 2009/2010 Cambiamento del sistema di riferimento in E 3 Consideriamo in E 3 due sistemi di riferimento ortonormali R e R, ed un punto P (x, y, z) in R. Lo
Controlli Automatici T. Trasformata di Laplace e Funzione di trasferimento. Parte 3 Aggiornamento: Settembre 2010. Prof. L.
Parte 3 Aggiornamento: Settembre 2010 Parte 3, 1 Trasformata di Laplace e Funzione di trasferimento Prof. Lorenzo Marconi DEIS-Università di Bologna Tel. 051 2093788 Email: [email protected] URL:
Corso di Calcolo Numerico
Corso di Calcolo Numerico Dottssa MC De Bonis Università degli Studi della Basilicata, Potenza Facoltà di Ingegneria Corso di Laurea in Ingegneria Meccanica Corso di Calcolo Numerico - Dottssa MC De Bonis
p k q n k = p n (k) = n 12 = 1 = 12 1 12 11 10 9 1 0,1208. q = 1 2 e si ha: p 12 (8) = 12 8 4
CAPITOLO QUARTO DISTRIBUZIONE BINOMIALE (O DI BERNOULLI) Molti degli esempi che abbiamo presentato nei capitoli precedenti possono essere pensati come casi particolari di uno schema generale di prove ripetute,
Metodi diretti per la soluzione di sistemi lineari
Metodi diretti per la soluzione di sistemi lineari N Del Buono 1 Introduzione Consideriamo un sistema di n equazioni in n incognite a 11 x 1 + a 12 x 2 + a 13 x 3 + + a 1n x n = b 1, a 21 x 1 + a 22 x
x (x i ) (x 1, x 2, x 3 ) dx 1 + f x 2 dx 2 + f x 3 dx i x i
NA. Operatore nabla Consideriamo una funzione scalare: f : A R, A R 3 differenziabile, di classe C (2) almeno. Il valore di questa funzione dipende dalle tre variabili: Il suo differenziale si scrive allora:
LEZIONE 23. Esempio 23.1.3. Si consideri la matrice (si veda l Esempio 22.2.5) A = 1 2 2 3 3 0
LEZIONE 23 231 Diagonalizzazione di matrici Abbiamo visto nella precedente lezione che, in generale, non è immediato che, data una matrice A k n,n con k = R, C, esista sempre una base costituita da suoi
L equilibrio dei gas. Lo stato di equilibrio di una data massa di gas è caratterizzato da un volume, una pressione e una temperatura
Termodinamica 1. L equilibrio dei gas 2. L effetto della temperatura sui gas 3. La teoria cinetica dei gas 4. Lavoro e calore 5. Il rendimento delle macchine termiche 6. Il secondo principio della termodinamica
Regola del partitore di tensione
Regola del partitore di tensione Se conosciamo la tensione ai capi di una serie di resistenze e i valori delle resistenze stesse, è possibile calcolare la caduta di tensione ai capi di ciascuna R resistenza,
CAPITOLO V. DATABASE: Il modello relazionale
CAPITOLO V DATABASE: Il modello relazionale Il modello relazionale offre una rappresentazione matematica dei dati basata sul concetto di relazione normalizzata. I principi del modello relazionale furono
Appunti di Algebra Lineare
Appunti di Algebra Lineare Indice 1 I vettori geometrici. 1 1.1 Introduzione................................... 1 1. Somma e prodotto per uno scalare....................... 1 1.3 Combinazioni lineari e
1. Sia dato un poliedro. Dire quali delle seguenti affermazioni sono corrette.
. Sia dato un poliedro. (a) Un vettore x R n è un vertice di P se soddisfa alla seguenti condizioni: x P e comunque presi due punti distinti x, x 2 P tali che x x e x x 2 si ha x = ( β)x + βx 2 con β [0,
4. Operazioni elementari per righe e colonne
4. Operazioni elementari per righe e colonne Sia K un campo, e sia A una matrice m n a elementi in K. Una operazione elementare per righe sulla matrice A è una operazione di uno dei seguenti tre tipi:
Riconoscere e formalizzare le dipendenze funzionali
Riconoscere e formalizzare le dipendenze funzionali Giorgio Ghelli 25 ottobre 2007 1 Riconoscere e formalizzare le dipendenze funzionali Non sempre è facile indiduare le dipendenze funzionali espresse
2 Formulazione dello shortest path come problema di flusso
Strumenti della Teoria dei Giochi per l Informatica A.A. 2009/10 Lecture 20: 28 Maggio 2010 Cycle Monotonicity Docente: Vincenzo Auletta Note redatte da: Annibale Panichella Abstract In questa lezione
Dimensione di uno Spazio vettoriale
Capitolo 4 Dimensione di uno Spazio vettoriale 4.1 Introduzione Dedichiamo questo capitolo ad un concetto fondamentale in algebra lineare: la dimensione di uno spazio vettoriale. Daremo una definizione
Il Metodo Scientifico
Unita Naturali Il Metodo Scientifico La Fisica si occupa di descrivere ed interpretare i fenomeni naturali usando il metodo scientifico. Passi del metodo scientifico: Schematizzazione: modello semplificato
Matematica con il foglio di calcolo
Matematica con il foglio di calcolo Sottotitolo: Classe: V primaria Argomento: Numeri e operazioni Autore: Guido Gottardi, Alberto Battaini Introduzione: l uso del foglio di calcolo offre l opportunità
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI FERRARA
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI FERRARA Anno Accademico 2012/2013 REGISTRO DELL ATTIVITÀ DIDATTICA Docente: ANDREOTTI MIRCO Titolo del corso: MATEMATICA ED ELEMENTI DI STATISTICA Corso: CORSO UFFICIALE Corso
3 Applicazioni lineari e matrici
3 Applicazioni lineari e matrici 3.1 Applicazioni lineari Definizione 3.1 Siano V e W dei K spazi vettoriali. Una funzione f : V W è detta applicazione lineare se: i u, v V, si ha f(u + v = f(u + f(v;
Lezione 9: Cambio di base
Lezione 9: Cambio di base In questa lezione vogliamo affrontare uno degli argomenti piu ostici per lo studente e cioè il cambio di base all interno di uno spazio vettoriale, inoltre cercheremo di capire
Esercizi sulla conversione tra unità di misura
Esercizi sulla conversione tra unità di misura Autore: Enrico Campanelli Prima stesura: Settembre 2013 Ultima revisione: Settembre 2013 Per segnalare errori o per osservazioni e suggerimenti di qualsiasi
Condizionamento del problema
Condizionamento del problema x 1 + 2x 2 = 3.499x 1 + 1.001x 2 = 1.5 La soluzione esatta è x = (1, 1) T. Perturbando la matrice dei coefficienti o il termine noto: x 1 + 2x 2 = 3.5x 1 + 1.002x 2 = 1.5 x
1 Applicazioni Lineari tra Spazi Vettoriali
1 Applicazioni Lineari tra Spazi Vettoriali Definizione 1 (Applicazioni lineari) Si chiama applicazione lineare una applicazione tra uno spazio vettoriale ed uno spazio vettoriale sul campo tale che "!$%!
Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Corso di Laurea in Ingegneria Meccanica
Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Corso di Laurea in Ingegneria Meccanica Esame di Geometria (Prof. F. Tovena) Argomenti: Proprietà di nucleo e immagine di una applicazione lineare. dim V = dim
ISTITUTO D'ISTRUZIONE SUPERIORE A. MOTTI
ISTITUTO D'ISTRUZIONE SUPERIORE A. MOTTI ISTITUTO PROFESSIONALE DI ENOGASTRONOMIA E OSPITALITA ALBERGHIERA CON I PERCORSI: ACCOGLIENZA TURISTICA, CUCINA, SALA-BAR ISTITUTO TECNICO PER IL TURISMO Sede Amministrativa:
ALGEBRA: LEZIONI DAL 13 OTTOBRE AL 3 NOVEMBRE
ALGEBRA: LEZIONI DAL 13 OTTOBRE AL 3 NOVEMBRE 1 DIPENDENZA E INDIPENDENZA LINEARE Se ho alcuni vettori v 1, v 2,, v n in uno spazio vettoriale V, il sottospazio 1 W = v 1,, v n di V da loro generato è
INDICAZIONI PER LA RICERCA DEGLI ASINTOTI VERTICALI
2.13 ASINTOTI 44 Un "asintoto", per una funzione y = f( ), è una retta alla quale il grafico della funzione "si avvicina indefinitamente", "si avvicina di tanto quanto noi vogliamo", nel senso precisato
Esercitazione n o 3 per il corso di Ricerca Operativa
Esercitazione n o 3 per il corso di Ricerca Operativa Ultimo aggiornamento October 17, 2011 Fornitura acqua Una città deve essere rifornita, ogni giorno, con 500 000 litri di acqua. Si richiede che l acqua
CORSO DI STATISTICA (parte 1) - ESERCITAZIONE 5
CORSO DI STATISTICA (parte 1) - ESERCITAZIONE 5 Dott.ssa Antonella Costanzo [email protected] Esercizio 1. Misura dell associazione tra due caratteri Uno store manager è interessato a studiare la relazione
8 - Analisi della deformazione
8 - Analisi della deformazione ü [A.a. - : ultima revisione 6 ottobre ] Esercizio n. Si supponga di voler conoscere sperimentalmente lo stato di deformazione in un punto M di un solido. A tal fine, si
Applicazioni lineari
Applicazioni lineari Esempi di applicazioni lineari Definizione. Se V e W sono spazi vettoriali, una applicazione lineare è una funzione f: V W tale che, per ogni v, w V e per ogni a, b R si abbia f(av
Marketing mix, break even point e profitto. massimo
Marketing mix, break even point e profitto massimo per l introduzione di un nuovo prodotto Nella vita dell impresa una delle attività centrali della funzione di marketing riguarda la pianificazione dei
Siano V e W due spazi vettoriali. La definizione seguente é è tra quelle basilari per il corso di Matematica B. L : V W
Matematica B - a.a 2006/07 p. 1 Siano V e W due spazi vettoriali. La definizione seguente é è tra quelle basilari per il corso di Matematica B. Definizione 1. La funzione L : V W si dice una applicazione
Matematica Generale II (5 Cfu) Economia e amministrazione delle imprese (A-Lh)
Matematica Generale II (5 Cfu) Economia e amministrazione delle imprese (A-Lh) A.A. 2014-2015 Docente Vanda Tulli e-mail: [email protected] tel: 0264483164 Edificio U7, quarto piano, stanza 4018 Esercitatore
Metodi e Modelli per l Ottimizzazione Combinatoria Il problema del flusso di costo minimo
Metodi e Modelli per l Ottimizzazione Combinatoria Il problema del flusso di costo minimo L. De Giovanni G. Zambelli 1 Problema del flusso a costo minimo Il problema del flusso a costo minimo é definito
MATRICI E DETERMINANTI
MATRICI E DETERMINANTI 1. MATRICI Si ha la seguente Definizione 1: Un insieme di numeri, reali o complessi, ordinati secondo righe e colonne è detto matrice di ordine m x n, ove m è il numero delle righe
Lezione 8. La macchina universale
Lezione 8 Algoritmi La macchina universale Un elaboratore o computer è una macchina digitale, elettronica, automatica capace di effettuare trasformazioni o elaborazioni su i dati digitale= l informazione
Il Principio dei lavori virtuali
Il Principio dei lavori virtuali Il P..V. rientra nella classe di quei principi energetici che indicano che i sistemi evolvono nel senso di minimizzare l energia associata ad ogni stato di possibile configurazione.
STRUTTURE ALGEBRICHE
STRUTTURE ALGEBRICHE Operazioni in un insieme Sia A un insieme non vuoto; una funzione f : A A A si dice operazione binaria (o semplicemente operazione), oppure legge di composizione interna. Per definizione
Algebra e Geometria. Ingegneria Meccanica e dei Materiali Sez (2) Ingegneria dell Automazione Industriale Sez (2)
Algebra e Geometria Ingegneria Meccanica e dei Materiali Sez (2) Ingegneria dell Automazione Industriale Sez (2) Traccia delle lezioni che saranno svolte nell anno accademico 2012/13 I seguenti appunti
Esempio. Approssimazione con il criterio dei minimi quadrati. Esempio. Esempio. Risultati sperimentali. Interpolazione con spline cubica.
Esempio Risultati sperimentali Approssimazione con il criterio dei minimi quadrati Esempio Interpolazione con spline cubica. Esempio 1 Come procedere? La natura del fenomeno suggerisce che una buona approssimazione
Universita degli Studi di Roma Tor Vergata Facolta di Ingegneria Elettronica
Universita degli Studi di Roma Tor Vergata Facolta di Ingegneria Elettronica Terzo Appello del corso di Geometria e Algebra II Parte - Docente F. Flamini, Roma, 7/09/2007 SVOLGIMENTO COMPITO III APPELLO
Federico Lastaria. Analisi e Geometria 2. Matrici simmetriche. Il teorema spettrale. 1/24
Contenuto Endomorfismi auto-aggiunti. Matrici simmetriche. Il teorema spettrale Gli autovalori di una matrice simmetrica sono tutti reali. (Dimostrazione fatta usando i numeri complessi). Dimostrazione
ITCS Erasmo da Rotterdam. Anno Scolastico 2014/2015. CLASSE 4^ M Costruzioni, ambiente e territorio
ITCS Erasmo da Rotterdam Anno Scolastico 014/015 CLASSE 4^ M Costruzioni, ambiente e territorio INDICAZIONI PER IL LAVORO ESTIVO DI MATEMATICA e COMPLEMENTI di MATEMATICA GLI STUDENTI CON IL DEBITO FORMATIVO
Lezioni di Matematica 1 - I modulo
Lezioni di Matematica 1 - I modulo Luciano Battaia 16 ottobre 2008 Luciano Battaia - http://www.batmath.it Matematica 1 - I modulo. Lezione del 16/10/2008 1 / 13 L introduzione dei numeri reali si può
ELEMENTI DI ANALISI SPETTRALE 1 I DUE DOMINI
Lezioni di Fisica della Terra Solida, Università di Chieti, a.a. 999/. Docente A. De Santis ELEMENTI DI ANALISI SPETTRALE I DUE DOMINI È spesso utile pensare alle unzioni ed alle loro trasormate di Fourier
Spazi lineari - PARTE II - Felice Iavernaro. Dipartimento di Matematica Università di Bari. 9 e 16 Marzo 2007
Spazi lineari - PARTE II - Felice Iavernaro Dipartimento di Matematica Università di Bari 9 e 16 Marzo 2007 Felice Iavernaro (Univ. Bari) Spazi lineari 9-16/03/2007 1 / 17 Condizionamento dei sistemi lineari
Metodi Computazionali
Metodi Computazionali Elisabetta Fersini [email protected] A.A. 2009/2010 Catene di Markov Applicazioni: Fisica dinamica dei sistemi Web simulazione del comportamento utente Biologia evoluzione delle
Studente: SANTORO MC. Matricola : 528
CORSO di LAUREA in INFORMATICA Corso di CALCOLO NUMERICO a.a. 2004-05 Studente: SANTORO MC. Matricola : 528 PROGETTO PER L ESAME 1. Sviluppare una versione dell algoritmo di Gauss per sistemi con matrice
CORSO DI LAUREA IN INGEGNERIA.
CORSO DI LAUREA IN INGEGNERIA. FOGLIO DI ESERCIZI 4 GEOMETRIA E ALGEBRA LINEARE 2010/11 Esercizio 4.1 (2.2). Determinare l equazione parametrica e Cartesiana della retta dello spazio (a) Passante per i
RETTE, PIANI, SFERE, CIRCONFERENZE
RETTE, PIANI, SFERE, CIRCONFERENZE 1. Esercizi Esercizio 1. Dati i punti A(1, 0, 1) e B(, 1, 1) trovare (1) la loro distanza; () il punto medio del segmento AB; (3) la retta AB sia in forma parametrica,
