SCOLIOSI DOLOROSE DELL'ADULTO
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- Romina Gigli
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1 SCOLIOSI DOLOROSE DELL'ADULTO La rieducazione deve tener presente tutti gli elementi topografici ed anatomici esposti a pag. 30. Trattamento cinesiterapico All'inizio il trattamento cinesiterapico é quello delle algie: senza sforzare le zone dolorose, eliminerà la rigidità per distribuire meglio il movimento e lo sforzo a tutti i livelli vertebrali. La correzione con mezzi ortopedici può aiutare talvolta a ridurre o ad eliminare il dolore. Per raggiungere lo scopo prefissato la rieducazione impiega diversi elementi che possono essere usati insieme, in successione o in alternativa nel corso delle sedute. Un'analisi di questi elementi ci porta alla seguente classificazione. Conoscenza del soggetto Prima di iniziare qualsiasi trattamento cinesiterapico, é indispensabile esaminare bene il soggetto: - esame clinico e radiologico, che non sono competenza di questo lavoro; - trattamenti eseguiti precedentemente; - condizioni psicologiche all'inizio del trattamento: forza o debolezza, aggressività o tendenza a scoraggiarsi, esagerazione delle proprie deformità fisiche, rifiuto od accettazione di esse; - sensibilizzazione di fronte alla possibilità di un miglioramento esteti co; - spiegazione e giustificazione del trattamento antalgico. 114
2 Presa di coscienza da parte del soggetto del proprio corpo. È un elemento indispensabile per il tipo di esercizi rieducativi impiegati: il corpo deve essere percepito dall'interno. Bisogna insistere sulla impossibilità di dissociare corpo e psiche: non é lo spirito che si turba ed il corpo che si contrattura, ma é l'individuo nel suo insieme che si manifesta. Per facilitare una migliore conoscenza del proprio corpo é opportuna una spiegazione più o meno completa della localizzazione e dell'azione dei grandi gruppi muscolari a livello del rachide. La sensibilità propriocettiva può essere sviluppata in diversi modi: - con contatti cutanei: ad esempio, il soggetto sente l'avvicinamento delle coste alle creste iliache apprezzando con il pollice e l'indice la contrazione addominale nell'espirazione forzata; oppure il cinesiterapista, con le mani o le dita, stimola elettivamente fibre muscolari che a seconda delle necessità, si devono contrarre o stirare; - con punti di riferimento fissi e rigidi, quali pareti, pavimento, schienale della sedia. Infine, davanti allo specchio, il soggetto visualizza e conferma le diverse impressioni. Ricerca dei difetti in posizione statica e in movimento Si dedica particolare attenzione a tutto ciò che influenza l'equilibrio vertebrale. II paziente insieme al cinesiterapista verifica, prima in decubito e poi in piedi, l'allineamento del corpo nei diversi piani dello spazio: - posizione dei piedi, distanza tra i due malleoli, tra le facce interne dei polpacci, distanza intercondiloidea, ginocchia (flesse o recurvate), coxofemorali (flesse, in rotazione esterna, ecc.); - linea dei condili interni, ombelico, sterno, linea nasale mediana; - lunghezza degli arti inferiori e equilibrio del bacino; - triangolo della taglia e linea delle spalle. Il contatto del corpo con il suolo o un muro farà scoprire al soggetto la forma e la localizzazione di una sporgenza paravertebrale, di una gibbosità o la presenza di una iperlordosi lombare, di una cifosi della cerniera lombosacrale o una eccessiva lordosi cervicale. La posizione seduta permette l'esame del soggetto in posizione verticale, esclusi gli arti inferiori. Si ricercano le disarmonie con prove dinamiche (cammino, spostamenti
3 vari, gesti ed attività della vita quotidiana): - estensibilità della colonna vertebrale in flessione, estensione, inclinazioni laterali e rotazioni (i muscoli paravertebrali meno elastici e più corti nel rachide scoliotico riducono l'ampiezza del movimento di flessione); - zone rigide e limitazioni articolari (anca, spalla, articolazione scapolotoracica); - espansione respiratoria limitata (per esempio le coste restano troppo a lungo in fase inspiratoria). Ricerca della posizione antalgica È necessaria, anche se difficile da trovare e precisare. Si individuano le posizioni e i movimenti che provocano il dolore e i meccanismi che lo scatenano. Si ricerca quindi la posizione che riduce di più il dolore ed i movimenti da evitare. Massaggio Può essere impiegato, a seconda dei casi, all'inizio, durante o alla fine della seduta, per mezzo di manovre profonde e precise, intense e lente. Gli impastamenti superficiali del tessuto cellulare sottocutaneo tendono ad eliminare le contratture e le tensioni; quelli profondi, longitudinali o trasversali rispetto alle fibre del tessuto muscolare, diminuiscono le contratture. Le frizioni infine sono manovre d'elezione per eliminare i diversi punti dolorosi. Si effettuano anche a livello delle inserzioni muscolotendinee e legamentose. Esercizi respiratori Si eseguono per rilasciare, mobilizzare e migliorare la ventilazione polmonare. Il soggetto esegue movimenti con massima escursione che facilitano il rilassamento delle contratture muscolari ostacolanti una respirazione libera e completa.
4 Il paziente deve apprendere a mantenere immobile la regione dolente nella posizione antalgica per eccellenza, indipendentemente dalle posizioni o dai movimenti abituali. Ciò permette di mettere a riposo questa zona e realizza un'economia di sforzo a vantaggio (potremmo anche dire, a svantaggio) delle altre parti del corpo, soprattutto degli arti inferiori. Autoallungamento Quasi sempre allevia il dolore e agisce nel senso della correzione delle curve scoliotiche, rispettando la posizione antalgica. Esempi di esercizi - Decubito supino, arti inferiori semipiegati a 90. Durante una espirazione forzata, eseguire un autoallungamento (capo in retropulsione e mento retratto) con l'aiuto del rieducatore che esercita una trazione assiale ben dosata, adduzione delle scapole (in modo particolare dal lato della gibbosità), equilibrio delle arcate costali, ecc. (fig. 68). - Stesso lavoro in stazione eretta, correggendo progressivamente i difetti a partire dagli arti inferiori fino al capo. - Fig. 68 Autoallungamento. Aiuto m anuale del rieducatore espirazione.
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6 Mobilizzazione delle zone rigide e delle articolazioni bloccate Con le parti doloranti immobili si fanno eseguire, a seconda delle necessità: - esercizi attivi di mobilizzazione vertebrale in tutti i sensi, localizzati alla sola regione da mobilizzare; esercizi di allungamento vertebrale; esercizi respiratori; esercizi di mobilizzazione delle articolazioni (coxofemorali, scapoloomerali, scapolotoraciche, ecc.); esercizi di allungamento di alcuni muscoli contratturati e retratti (ischiocrurali, psoas, pettorali, ecc.). Rafforzamento dei gruppi muscolari deficitari Interessa generalmente: gli addominali, fatti lavorare con contrazione concentrica; i glutei, per contrastare la flessione dell'anca abbastanza frequente anche nei soggetti giovani; i fissatori delle scapole, per impedire la cifosi dorsale alta e la rotazione interna degli omeri; i paravertebrali, in allungamento assiale, per permettere il mantenimento delle posture: i muscoli degli arti inferiori, per realizzare un'economia degli sforzi a livello del rachide. Integrazione della correzione posturale nello schema corporeo Il soggetto deve eseguire esercizi sempre più complessi ed intensi allo scopo di arrivare ad un controllo quasi automatico del proprio corpo, in particolare della regione dolente. Imparare a rendere indipendenti i cingoli (anca e spalle) rispetto al tronco, a muovere gli arti superiori (fig. 69) ed inferiori (fig. 70) senza la partecipazione del busto. Gli arti, resi indipendenti, permettono di alleviare al massimo le sollecitazioni sul tronco. Reinserimento nell'ambiente familiare e professionale Mira all'integrazione degli atteggiamenti corretti nei gesti abituali rappresentando quasi un prolungamento nel tempo degli esercizi terapeutici 119
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8 (fig. 71 e 72). Quando le posizioni ed i gesti della vita normale non permettono di immobilizzare in posizione antalgica la scoliosi, é necessario riadattare l'ambiente di relazione circostante con uno studio della posizione in auto, del posto di lavoro, ecc. Trattamento ortopedico Quando la scoliosi dolorosa dell'adulto é cronica ed inveterata e i trattamenti abituali (rieducazione, massaggi, trazioni, manipolazioni, ecc.) non risultano efficaci, si può ricorrere al trattamento ortopedico. Si confeziona con cura un corsetto gessato asimmetrico con il soggetto immobilizzato nella posizione antalgica precedentemente studiata a cui può essere associata un'azione correttiva sul piano frontale e sagittale. Il soggetto in gesso viene sottoposto ad una rieducazione molto graduale. Completa il programma il riadattamento funzionale un allenamento allo sforzo, con attività globali anche di carattere sportivo. Se il test del gesso é positivo, la sua azione benefica viene prolungata da un corsetto ortopedico più o meno rigido (in plexidur, polietilene e altri tipi). Gli appoggi del corsetto sono gli stessi del gesso. La liberazione da ogni contenimento esterno si pratica quando i risultati sembrano sufficientemente buoni e duraturi, in particolare quando vi sia una ripresa effettiva del lavoro o di una vita quasi normale. 121
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