GRAN SUINO PADANO DOP
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- Marina Negro
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1 GRAN SUINO PADANO DOP Modena (MO) 13 novembre 2006 I 4 fondamenti del progetto Stesso disciplinare di allevamento e zona di produzione dei prosciutti DOP Coincidenza dei sistemi di controllo GSP-Prosciutti DOP (economie di scala, semplificazione burocratica) Gestione pienamente interprofessionale (allevatori + macellatori) Prodotto con un respiro nazionale 1
2 La dimensione del mercato Totale suini macellati in Italia (2005): di capi Altri Suini: 31% Suini circuito DOP: 69% Consumo carni fresche in Italia Tonnellate Altre carni Ovicaprina Avicola Bovina Suina Fonte: ISMEA /AC Nielsen Acquisti Domestici 2
3 Consumo pro-capite in Italia Kg/anno ,7 10,6 12,1 12 carne fresca Salumi ,3 18,5 18,8 18, Fonte: elaborazioni ASS.I.CA. su dati ISTAT Prezzo medio delle carni fresche al consumo 10 /Kg Ovicaprina Bovina Altre carni Suina Avicola Fonte: dati ISMEA /AC Nielsen Acquisti Domestici 3
4 Suini del circuito tutelato Allevamento suini (variazioni 1994/2004) produzione suini UE + 7% senza Italia produzione nazionale + 13% suini produzione nazionale suini certificati + 39% Suini macellati in Italia (variazioni 1994/2004) totale suini macellati + 11% in Italia suini importati e - 30% macellati in Italia suini certificati + 39% macellati Cresce nell ultimo decennio in Italia l incidenza sia della produzione che della macellazione del suino destinato ai salumi DOP, in primis i prosciutti (dal 54% del 1994 al 66% del 2004, al 69% del 2005). La filiera del Gran Suino Padano Allevatori (italiani) Macellatori mercato coscia DOP ed altri tagli da salumeria mercato tagli freschi ( GSP ) Stagionatori Salumifici D I S T R I B U Z I O N E G D O T r a d. H O R E C A mercato salumi mercato carne fresca C O N S U M A T O R E F I N A L E S A L U M I F R E S C O 4
5 Presupposti del progetto La filiera del suino genera due diversi mercati che divergono fortemente per il grado di valorizzazione: le carni destinate alla stagionatura e alla trasformazione, in primis la coscia destinata ai Prosciutti DOP di Parma e San Daniele che gode di forte riconoscibilità, tutela e intensa promozione. le carni destinate al mercato del fresco, che sono indirizzate a un mercato unbranded, poco valorizzato. Presupposti del progetto La rigidità della produzione (coscia e carrè sono prodotti insieme) associata alla profonda differenza dei due mercati ha comportato: Eccessiva dipendenza degli operatori della filiera dalla quotazione della coscia. Squilibri del mercato e conseguente alta volatilità dei prezzi dei singoli tagli. Impossibilità di ottenere un corretto posizionamento e una adeguata valorizzazione dei vari prodotti del suino. Incertezza sulla redditività. 5
6 Il paradosso del suino bipede Data la situazione del mercato, non è più sostenibile il paradosso del suino bipede : nel decennio , infatti, l incidenza della coscia nazionale sul valore complessivo del suino è stata in media del 47% - con punte di oltre il 60% Obiettivi del progetto la valorizzazione della carne dei suini italiani prodotti secondo i rigorosi disciplinari delle filiere del Prosciutto di Parma e di San Daniele Una carne unica, qualitativamente diversa dai tagli provenienti da maiali leggeri. Proveniente da suini nati, allevati e macellati in Italia. Strettamente controllata in tutta la filiera. Con un profilo nutrizionale positivo. 6
7 Vantaggi del marchio DOP per la filiera produttiva Allevatori: superare la dipendenza economica dalla quotazione della coscia, ridimensionando le fluttuazioni, e quindi l incertezza, relative alla redditività dell allevamento del suino Macellatori: ottenere un corretto posizionamento sul mercato di tutti i tagli, con la possibilità di promuovere la carne DOP aumentando la domanda e la remunerazione dei tagli oggi considerati residuali rispetto alla coscia Produttori dei prosciutti tutelati: operare in una filiera economicamente più solida con prezzi più equilibrati, superando uno dei fattori della crisi di questo prodotto Il riconoscimento 5 settembre 2005 Protezione transitoria accordata a livello nazionale alla denominazione Gran Suino Padano 22 febbraio 2006 Costituzione del Consorzio del Gran Suino Padano tra allevatori e macellatori 7
8 Il Consorzio del GSP Il Consorzio del Gran Suino Padano è il primo esempio di grande consorzio di tutela interprofessionale gestito da due categorie professionali principali (allevatori e macellatori) che hanno pari dignità e peso decisionale. È quindi evidente che il Consorzio sarà tanto più efficace quanto più si svilupperà la concertazione all interno della filiera. Il consorzio GSP - Statuto Allevatori e macellatori sono i soci principali con almeno i 2\3 dei voti totali, ripartiti equamente Porzionatori ed elaboratori sono soci secondari (max. 1\3 dei voti) Per le questioni importanti si vota a maggioranza qualificata (75% - ogni categoria ha diritto di veto) Il Presidente deve concordare col Vice Presidente Le due cariche sono a turnazione tra allevatori e macellatori Il Consiglio di Amministrazione è composto in parti uguali da allevatori e macellatori 8
9 Compiti del Consorzio: L attività di promozione 24 febbraio 2006 Incontro con la GDO al Four Seasons 14 marzo 2006 Conferenza stampa al MIPAF alla presenza del Ministro Gianni Alemanno, Fulvio Pierangelini, Eugenio del Toma, Michele Mirabella Pubbliche relazioni oltre 30 presenze televisive (compreso TG2 ore 13) e 45 articoli sui principali quotidiani e settimanali Convegni, partecipazioni a fiere, incontri di presentazione (Giornate interprofessionali di Fossano, Suinitalia, ecc) Materiale promozionale 9
10 Campagna di informazione biennio Le iniziative che il Consorzio intende realizzare nei primi due anni per lanciare sul mercato il Gran Suino Padano comprendono: Attività di Pubbliche Relazioni (stampa e radio-televisive) Campagna informativa sui mezzi di informazione e info-point nei punti vendita Realizzazione di materiale informativo Indagini di mercato Analisi scientifico-nutrizionali sulla composizione della carne del Gran Suino Padano Per questo programma è stato richiesto un contributo al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Il piano di comunicazione: risultati attesi Il prodotto carne suina fresca GSP diviene riconoscibile, attraverso la confezione, l etichetta e le iniziative di comunicazione e promozione che rafforzano il collegamento tra il marchio e il contenuto di qualità Le iniziative di comunicazione contribuiscono a creare una cultura della carne suina La carne suina GSP DOP diviene un prodotto di marca Viene finalmente valorizzato ciò che finora è stato considerato un prodotto secondario della salumeria italiana di qualità 10
11 Compiti del Consorzio: Tutela e vigilanza Il Consorzio assicura che il prodotto goda sul mercato della corretta valorizzazione Assiste gli operatori allo scopo di migliorare la produzione e la vendita in Italia e all estero Verifica il rispetto di tutte le norme di identificazione del GSP DOP Previene abusi sulla denominazione tutelata ed impedisce quindi che il logo e la denominazione GSP siano utilizzati su prodotto non conforme Sistema di Controllo Data la coincidenza di areale e disciplinare, tutti gli allevatori che già certificano per IPQ ed INEQ sono automaticamente inseriti nel sistema di certificazione del GSP controllato da IPQ: l adesione è in forma implicita, salvo disdetta Non sono previsti nuovi adempimenti formali o burocratici a carico degli allevatori 11
12 Costo del sistema di controllo Le tariffe poste a carico degli allevatori per i costi di controllo saranno quelle già pagate in tutti questi anni tramite la TFU, salvo piccole compensazioni tra allevamenti dovute al diverso sistema di calcolo. Il costo dei controlli rimane invariato rispetto agli anni precedenti Adesione al Consorzio L adesione deve avvenire in maniera espressa, tramite domanda e versamento del contributo di ammissione (50 per gli allevatori, 500 per i macellatori) Allevatori ad oggi Consorziati: 38 Allevatori che hanno inviato domanda di adesione: : 525 che rappresentano circa suini Macellatori ad oggi Consorziati: 21 che rappresentano oltre suini macellati nel 2005 per il circuito DOP cioè circa il 74% del totale suini DOP macellati Gli allevatori possono aderire al Consorzio in forma singola, attraverso cooperative di primo grado o delegando le organizzazioni professionali A fine luglio è stato inviato ai circa allevatori inseriti nel circuito dei suini DOP il modello di domanda di ammissione 12
13 Budget di previsione Stimato sulla base di una consistente adesione al Consorzio Allevatori Macellatori Contributi MIPAAF Totale Gestione annuale 2006 e Promozione Costo del Consorzio Allevatori Macellatori Tariffa Gestione Tariffa Promozione Tariffa Previsionale Complessiva 0,02 / S.E.P.* 0,094 / S.E.P.* 0,114 / S.E.P.* 0,02 /suino cert. 0,094 /suino cert. 0,114 /suino cert. * S.E.P. = Suino Equivalente Ponderato definito all art. 34 dello statuto. Un SEP può assumere un valore compreso tra 0,4 e 1 a seconda delle dimensioni e della tipologia dell allevamento (ciclo chiuso, ingrasso, magronaggio, ecc.). 13
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