Gli aspetti terapeutici delle dislipidemie
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- Taddeo Napoli
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1 21 Gli aspetti terapeutici delle dislipidemie 1. la dietoterapia e l attività FIsIca Premesse 1. L intervento sullo stile di vita costituisce la base del trattamento delle dislipidemie e della prevenzione delle malattie cardiovascolari (11). In taluni casi, tale intervento, da solo, può consentire di ottenere un buon controllo della dislipidemia. 2. La colesterolemia è influenzata dalla composizione dei grassi alimentari. Gli acidi grassi saturi sono i nutrienti più strettamente correlati con l aumento del livello del LDL-C. Gli acidi grassi trans hanno un effetto simile a quello degli acidi grassi saturi. Anche il colesterolo alimentare contribuisce ad incrementare il CT. Nella dieta occidentale, la principale fonte di acidi grassi saturi sono le carni grasse e i prodotti latto-caseari, mentre gli acidi grassi trans si trovano soprattutto nei preparati commerciali fritti o cotti al forno. 3. Gli acidi grassi monoinsaturi, se usati in sostituzione di quelli saturi, riducono il LDL-C. Anche gli acidi grassi omega-6, rappresentati principalmente dall acido linoleico, riducono il LDL-C quando sostituiscono l assunzione di acidi grassi saturi. Invece gli acidi grassi omega-3 non mostrano un rilevante effetto ipocolesterolemizzante. 4. I carboidrati, qualora siano usati in sostituzione dei grassi saturi, hanno un effetto neutro sul LDL-C e rappresentano una possibile opzione per rimpiazzare gli acidi grassi saturi nella dieta. 5. La concentrazione dei TG è fortemente condizionata dalla dieta. Un apporto calorico eccessivo favorisce la comparsa di iperlipemia prevalentemente composta da trigliceridi. A causa della stretta relazione tra metabolismo lipidico e glucidico una dieta ad alto contenuto di carboidrati può condurre ad un incremento della concentrazione dei TG. Questo effetto è più pronunciato quando sono assunti cibi ricchi in carboidrati ad elevato indice glicemico e basso contenuto in fibre. 6. L assunzione di alcol aumenta i TG in modo variabile e sempre se associato ad un aumento dell introito calorico. 7. La dietoterapia è in grado di ridurre il LDL-C del 10-20%, la TG del 10-30% e di aumentare del 5% il HDL-C (13). 8. La dietoterapia ha un effetto molto limitato nella dislipidemie genetiche gravi (ipercolesterolemia familiare, iperlipemia familiare combinata, ipertrigliceridemia familiare). 9. L attività fisica di moderata intensità è in grado di aumentare del 5% il HDL-C e di ridurre fino al 20% la trigliceridemia totale; essa ha uno scarso effetto sul LDL-C.
2 22 m. arca et al. quesito clinico 1 quesito clinico 3 Quale è la dieta più appropriata per trattare l ipercolesterolemia? La dieta adeguata per trattare l ipercolesterolemia isolata deve essere il più possibile povera in grassi saturi e colesterolo (13, 36). L assunzione totale di grassi dovrebbe essere inferiore al 30% dell introito calorico totale, gli acidi grassi saturi dovrebbero essere il 10% o meno della quantità calorica totale, l assunzione di colesterolo minore di 300 mg/die. Questi componenti possono essere sostituiti con grassi monoinsaturi, grassi polinsaturi, carboidrati complessi. Rimpiazzare la carne con vegetali o pesce è una strategia per sostituire gli acidi grassi saturi con quelli insaturi. La dieta assunta dovrebbe essere composta da almeno cinque porzioni quotidiane di frutta e vegetali e prevedere di consumare pesce almeno due volte la settimana. quesito clinico 2 Qual è la dieta più appropriata per trattare l ipertrigliceridemia? Elemento fondamentale nella dieta volta a ridurre il valore della TG è il controllo dell apporto calorico totale (13). La perdita di peso migliora la sensibilità all insulina e riduce il livello dei trigliceridi circolanti. È stato stimato che per ogni kg di peso corporeo perso la trigliceridemia totale può ridursi di 1,3 mg/dl. È inoltre consigliato ridurre l assunzione di alcol e di zuccheri semplici. Anche diete a elevato tenore di acidi grassi omega-3 (10-15% delle calorie totali) possono contribuire a ridurre il livello dei TG. In presenza di ipertrigliceridemia grave è appropriata una drastica riduzione della quantità totale di grassi presenti nella dieta (<30 g/die). Quale attività fisica raccomandare al paziente dislipidemico? Deve essere incoraggiato lo svolgimento di un programma di esercizio fisico regolare (37). Dovrebbe essere consigliato lo svolgimento di attività fisica di intensità moderata per almeno 30 minuti al giorno per 5 giorni la settimana. Tra i tipi di attività fisica da consigliare vi sono anche quelli che possono essere facilmente svolti nella vita di tutti i giorni come camminare con passo svelto, salire e scendere le scale a piedi, andare in bicicletta o fare cyclette. 2. la terapia FarmacoloGIca delle dislipidemie Premesse 1. Per il trattamento delle dislipidemie abbiamo a disposizione cinque categorie di farmaci: le statine, i fibrati, gli inibitori dell assorbimento intestinale degli acidi biliari e del colesterolo (colestiramina e ezetimibe), gli esteri etilici degli acidi grassi omega-3 e l acido nicotinico in associazione al laropiprant (Tabella 7); inoltre, è disponibile anche l associazione fissa, simvastatina + ezetimibe. 2. Le statine si sono dimostrate efficaci nel ridurre il rischio cardiovascolare sia in prevenzione primaria sia in prevenzione secondaria. Si stima che ogni riduzione di 40 mg/dl di LDL-C ottenuta con una statina può determinare una riduzione del rischio assoluto di eventi cardiovascolari maggiori del 22%. In prevenzione primaria, la pravastatina e la simvastatina si sono dimostrate efficaci nei pazienti ad alto rischio (6, 38), l atorvastatina si è dimostrata efficace nei pazienti ad alto rischio e con
3 Il trattamento delle dislipidemie nella prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari 23 ipertensione arteriosa (39); la rosuvastatina si è dimostra efficace anche nei pazienti a rischio moderato con elevati livelli di proteina C reattiva (40). 3. Anche i fibrati si sono dimostrati in grado di ridurre il rischio cardiovascolare; tale riduzione è stata stimata essere del 10%. 4. L acido nicotinico si è dimostrato in grado di ridurre il rischio di eventi coronarici e di ictus di circa il 25%. 5. Non si hanno dati certi circa la riduzione del rischio relativo di eventi cardiovascolari in corso di trattamento con acidi grassi omega L efficacia preventiva dell associazione simvastatina+ezetimibe è stata al momento dimostrata solo nei soggetti con malattia renale (41). 7. Le statine differiscono tra loro in termini di efficacia ipocolesterolemizzante (Figura 2). Il raddoppio della dose di statina nel singolo paziente produce un ulteriore riduzione del LDL-C di circa il 6%. 8. L obiettivo della terapia ipolipemizzante deve tenere conto del rischio cardiovascolare del paziente. Nei pazienti a rischio cardiovascolare più elevato occorre ottenere una riduzione più marcata del LDL-C e un controllo di tutti i parametri lipidici. Ciò può richiedere l uso di statine ad elevata potenza. 9. La recente Nota 13 dell AIFA (17) ha suddiviso le statine in due categorie: statine di 1 livello (simvastatina mg, pravastatina, fluvastatina e lovastatina) e statine di 2 livello (atorvastatina, rosuvastatina e simvastatina 80 mg). Inoltre il Servizio Sanitario tabella 7 - Farmaci disponibili per il trattamento delle dislipidemie. classe dosaggi disponibili Indicazione prevalente Statine Lovastatina mg Ipercolesterolemia Fluvastatina Pravastatina Simvastatina Atorvastatina Rosuvastatina mg mg mg mg 5-40 mg Inibitori assorbimento intestinale degli acidi biliari e/colesterolo Colestiramina Ezetimibe Fibrati Fenofibrato Bezafibrato Gemfibrozil Acido nicotinico 4-16 g 10 mg 200 mg o145 mg 400 mg mg Ipercolesterolemia Ipercolesterolemia Ipertrigliceridemia Acido nicotinico ER + laropiprant 1-2 g/40 mg Dislipidemia mista Acidi grassi omega g Ipertrigliceridemia Associazioni fisse Simvastatina + ezetimibe mg/10 mg Ipercolesterolemia Il dosaggio di fenofibrato 145 mg si riferisce alla formulazione micronizzata.
4 24 m. arca et al. del Lazio ha emanato un decreto nel quale le statine sono stati divisi in due categorie, quelle che determinano una riduzione del LDL-C fino al 40% (statine di potenza standard) (lovastatina mg, simvastatina mg, pravastatina mg, fluvastatina mg, atorvastatina 10 mg), e quelle che determinano una riduzione del LDL- C superiore al 40% (indicate come ad alta potenza) (atorvastatina mg, rosuvastatina mg). La dose di simvastatina 80 mg (indicata come ad alta potenza) non è raccomandata in relazione al più elevato rischio di eventi avversi. Pravastatina 20 mg Pravastatina 40 mg Fluvastatina 20 mg Fluvastatina 40 mg Fluvastatina 80 mg Fluvastatina 80 mg a rilascio controllato 20%-25% 26%-30% 31%-35% 36%-40% 41%-45% 46%-50% 51%-55% 56%-60% 61%-65% Lovastatina 10 mg Lovastatina 20 mg Lovastatina 40 mg Lovastatina 80 mg Simvastatina 10 mg Simvastatina 20 mg Simvastatina 40 mg Simvastatina 80 mg Atorvastatina 10 mg Atorvastatina 20 mg Atorvastatina 40 mg Atorvastatina 80 mg Rosuvastatina 5 mg Rosuvastatina 10 mg Rosuvastatina 20 mg Rosuvastatina 40 mg Ezetimibe/Simvastatina 10/10 mg Ezetimibe/Simvastatina 10/20 mg Ezetimibe/Simvastatina 10/40 mg Ezetimibe/Simvastatina 10/80 mg Figura 2 - Confronto dell efficacia ipocolesterolemizzante delle diverse statine e della associazione fissa simvastatina + ezetimibe ai diversi dosaggi disponibili.
5 Il trattamento delle dislipidemie nella prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari Stime recenti (Studio STAR, Statins Target Assessment in Real practice) indicano che in Italia la percentuale di pazienti naïve che necessitano di ottenere una riduzione del LDL-C 50% è rilevante (28% del totale). Tali pazienti non vengono adeguatamente trattati, dal momento che solo a un esigua quota vengono prescritte le statine raccomandate. Tra questi pazienti i fattori chiave per il raggiungimento del target terapeutico sono l utilizzo di specifiche statine ad elevata efficacia (solamente rosuvastatina e simvastatina+ezetimibe appaiono significativamente associate al raggiungimento del target lipidico) tabella 8 - obiettivi terapeutici e loro ordine di priorità nel trattamento delle dislipidemie. obiettivi terapeutici e ordine di priorità Ipercolesterolemia poligenica Ipercolesterolemia familiare (FH, ADH) Iperlipemia familiare combinata (FCHL) Dislipidemia aterogena Ipertrigliceridemia familiare (FHTG) o sporadica ldl-c non-hdl-c tg Hdl-c apob mg/dl nel ND ND ND ND rischio alto o molto alto mg/dl nel rischio moderato-alto <160 mg/dl nel basso rischio mg/dl nel rischio molto alto mg/dl in tutti gli altri (almeno 50% di riduzione se l obiettivo non è raggiungibile) mg/dl nel rischio alto o molto alto <130 mg/dl in tutti gli altri (almeno 50% di riduzione se l obiettivo non è raggiungibile) mg/dl nel rischio alto o molto alto <130 mg/dl in tutti gli altri (almeno 50% di riduzione se l obiettivo non è raggiungibile) 100 mg/dl nel rischio molto alto mg/dl in tutti gli altri mg/dl nel rischio alto < mg/dl in tutti gli altri mg/dl nel rischio alto < mg/dl in tutti gli altri <130 mg/dl in tutti <160 mg/dl in tutti <150 mg/dl (almeno <200 mg/dl) ND ND ND <150 mg/dl >40 mg/dl <90 mg/dl <150 mg/dl >40 mg/dl <90 mg/dl >40 mg/dl <90 mg/dl Ad alto o altissimo rischio sono i pazienti che presentano malattia vascolare e/o altri fattori di rischio (diabete mellito, fumo, ipertensione arteriosa) ND, indica che l obiettivo corrispondente non è considerato
6 26 m. arca et al. e l aderenza al trattamento (solamente l aderenza al trattamento è significativamente associata al raggiungimento del target lipidico). 11. Alcune statine, soprattutto quelle di potenza standard sono disponibili come farmaci generici e quindi ad un costo più basso. Non sempre, però, il farmaco a più basso costo risulta essere quello più appropriato. Quando utilizzate correttamente, le statine a più elevato costo garantiscono un miglior rapporto costo/beneficio in quanto consentono di ottenere, attraverso una maggiore riduzione di eventi, una riduzione dei costi legati alla comparsa della malattia vascolare in grado di superare la maggior spesa legata al farmaco. quesito clinico 1 Qual è l obiettivo terapeutico nei pazienti con dislipidemia? L obiettivo primario della terapia ipolipemizzante in tutti i pazienti con dislipidemia deve essere la riduzione del LDL-C che deve essere almeno <130 mg/dl (Tabella 8). Nei pazienti con dislipidemia genetica a rischio particolarmente elevato (ad esempio l ipercolesterolemia familiare) è raccomandabile il raggiungimento di valori di LDL-C <100 mg/dl; il raggiungimento di valori di LDL-C inferiori a 70 mg/dl è consigliabile nei pazienti a rischio ancora più elevato a causa della presenza concomitante di più fattori di rischio (ad esempio il diabete mellito). Nel caso in cui tali obiettivi risultino difficili da raggiungere, è raccomandabile cercare di ottenere una riduzione di almeno il 50% del LDL-C (13). Le riduzioni di LDL-C devono essere mantenute costanti nel tempo. In alcune specifiche forme di dislipidemia, altri obiettivi terapeutici possono essere la riduzione del non-hdl-c, della trigliceridemia totale, dell ApoB e l aumento del HDL-C. Nella Tabella 8 sono indicati gli obiettivi terapeutici nelle diverse forme di dislipidemia e il loro ordine di priorità. quesito clinico 2 Come scegliere il farmaco ipolipemizzante nei pazienti con ipercolesterolemia? Nei pazienti con ipercolesterolemia isolata i farmaci di prima scelta sono le statine (Figura 3). Il tipo e la dose di statina devono essere scelti tenendo conto dei livelli di LDL-C di partenza e di quelli da raggiungere. Nel caso in cui la riduzione della colesterolemia debba essere >40% si consiglia di scegliere una statina a elevata potenza. È raccomandabile iniziare la terapia con il farmaco più appropriato limitando al minimo i cambiamenti di molecola e gli aggiustamenti di dose, al fine di migliorare l aderenza del paziente. Per i pazienti con ipercolesterolemie genetiche si raccomanda di iniziare la terapia con statine a elevata potenza (atorvastatina 80 mg, rosuvastatina mg). Ai dosaggi più elevati, la rosuvastatina si dimostra più efficace dell atorvastatina nel ridurre, oltre che LDL-C, il non-hdl-c ed aumentare HDL-C (42). Nel caso di mancato raggiungimento dell obiettivo terapeutico si possono utilizzare le statine a più elevata potenza (nella ipercolesterolemia poligenica), oppure aggiungere ezetimibe (10 mg) alla statina in corso (17). L associazione fissa simvastatina + ezetimibe può essere presa in considerazione nella ipercolesterolemia familiare, in particolare nei pazienti che non tollerano dosi elevate di statina.
7 Il trattamento delle dislipidemie nella prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari 27 quesito clinico 3 Come scegliere il farmaco ipolipemizzante nei pazienti con ipertrigliceridemia? Nei pazienti con dislipidemia mista o con ipertrigliceridemia (<500 mg/dl) è consigliabile iniziare la terapia con statine secondo le raccomandazioni indicate nella Figura 3. Nei pazienti con iperlipidemia familiare combinata è consigliabile iniziare con una statina a elevata potenza. Tale scelta è motivata dal fatto che questi pazienti spesso mostrano una certa resistenza alla monoterapia con statine di potenza standard. Inoltre le statine a più elevata potenza, in particolare la rosuvastatina, possono consentire di ottenere nelle dislipidemie miste una riduzione più marcata del non-hdl-c e dell ApoB ed un aumento del HDL-C (42). Nei pazienti con valori di trigliceridemia compresi tra mg/dl si suggerisce di iniziare la terapia con un fibrato a meno che non sia presente un elevato livello di non-hdl-c (in questo caso si suggerisce di iniziare con una statina). In questi pazienti, l uso degli acidi grassi omega-3 deve essere considerato una soluzione di seconda scelta. Ipercolesterolemia Ipertrigliceridemia Poligenica Familiare (FH e ADH) Familiare combinata (FCHL) Dislipidemia aterogena Familiare (FHTG) o sporadica Simvastatina mg Pravastatina mg Fluvastatina mg Atorvastatina 80 mg Rosuvastatina mg Atorvastatina mg Rosuvastatina mg Atorvastatina mg Rosuvastatina mg Fenofibrato 145 mg Bezafibrato 400 mg Gemfibrozil mg In caso di mancato raggiungimento del target terapeutico Atorvastatina mg, Rosuvastatina 10 mg, oppure aggiungere ezetimibe (10 mg) alla statina, oppure Simvastatina+Ezetimibe (10/10 mg) aggiungere ezetimibe (10 mg) alla statina in corso a dose massima aggiungere fenofibrato 145 mg, oppure acido nicotinico/laropiprant 2 g/40 mg, oppure acidi grassi omega-3 (2-3 g) aggiungere acidi grassi omega-3 (3-4 g), oppure acido nicotinico/laropiprant 2g/ 40 mg In caso di intolleranza al farmaco in monoterapia o alla associazione ridurre la dose di statina, o ezetimibe 10 mg, o nutraceutici riducce la dose di statina, simvastatina+ezetimibe 20/10 mg e nutraceutici acido nicotinico/laropitrant+ fibrato, o aggiungere ezetimibe 10 mg e nutraceutici acido nicotinico/laropiprant+ acidi grassi omega-3 e nutraceutici Figura 3 - Indicazioni per la scelta del farmaco ipolipemizzante nelle diverse forme di dislipidemia.
8 28 m. arca et al. quesito clinico 4 Quando e in quali pazienti può essere necessario prescrivere la terapia di associazione? Nonostante la monoterapia alla dose massima tollerata con farmaci ipolipemizzanti si dimostri efficace nella maggior parte dei pazienti, esistono alcune dislipidemie nelle quali non si riesce a raggiungere una riduzione di LDL-C e di non HDL-C appropriata al rischio CV del paziente. Nell ipercolesterolemia familiare (FH) eterozigote, ad esempio, partendo da livelli molto elevati di LDL-C la monoterapia con statine non sempre è sufficiente a ottenere una riduzione adeguata di LDL-C (43). Ancora, in circa il 30% dei soggetti con iperlipidemia familiare combinata (FCHL) o dislipidemia aterogena si osserva in corso di terapia con statine il persistere di elevati livelli di trigliceridemia e o di ridotti livelli di HDL. Si ritiene che ciò possa contribuire a mantenere un elevato rischio cardiovascolare residuo anche in presenza di valori ottimali di LDL-C. In tutte queste condizioni può essere indicato iniziare una terapia di associazione. quesito clinico 5 Quali farmaci possono essere impiegati nella terapia di associazione? Nella scelta è necessario considerare, tra le molecole a disposizione, quelle più sicure, efficaci, meno costose e che possibilmente abbiano dimostrato di apportare un beneficio aggiuntivo in termini di riduzione del rischio CV. L ezetimibe e gli acidi grassi omega-3 sono maneggevoli e sicuri ma determinano una modesta riduzione di una sola frazione lipidica, il LDL-C e i TG, rispettivamente (13). Il fenofibrato e l acido nicotinico sono più efficaci nella modulazione delle varie frazioni lipidiche, poiché sono in grado di ridurre i TG e aumentare il HDL-C e ridurre anche il LDL-C (in modo particolare l acido nicotinico), anche se a spese di maggior effetti collaterali e possibili interazioni farmacologiche (13). Per quanto riguarda i benefici sul rischio CV, sebbene non esistano evidenze consolidate, i risultati dei recenti trial clinici tendono a far preferire nella terapia di associazione l ezetimibe e il fenofibrato. Gli studi SEAS e SHARP hanno mostrato come la terapia combinata ezetimibe-simvastatina possa ridurre l incidenza di eventi ischemici in soggetti con stenosi aortica e insufficienza renale cronica rispettivamente (41, 44). Analisi post hoc degli studi FIELD e AC- CORD condotti in pazienti diabetici hanno dimostrato che l associazione statinafenofibrato riduce l incidenza di eventi CV nei soggetti con dislipidemia aterogena (45, 46). Alcuni studi hanno dimostrato l efficacia dell acido nicotinico nel ridurre gli eventi CV, anche se tali osservazioni non hanno avuto un univoca conferma (47). Esiste un solo studio su ampia scala che abbia dimostrato l efficacia dell associazione con acidi grassi omega-3 nel ridurre gli eventi CV (48). Le triple associazioni con statina, ezetimibe e acido nicotinico in soggetti ad altissimo rischio, come i pazienti affetti da FH, possono determinare un ulteriore riduzione dei valori di LDL-C. Non esistono studi clinici che abbiano valutato il beneficio clinico di queste combinazioni. Nella Figura 3 sono riportate alcune possibili associazioni farmacologiche nei pazienti con le diverse forme di dislipidemia. Nelle dislipidemie genetiche più gravi (ipercolesterolemia familiare omozigote,
9 Il trattamento delle dislipidemie nella prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari 29 o ipercolesterolemia familiare eterozigote complicata da malattia coronarica precoce o ipertrigliceridemia grave) e resistenti alla terapia farmacologica di associazione può essere considerato l uso della LDL aferesi o della plasmaferesi. Tali procedure terapeutiche sono però riservate a centri particolarmente specializzati. quesito clinico 6 Quali precauzioni bisogna adottare in corso di terapia di associazione? Data la sicurezza e la maneggevolezza dell ezetimibe, le precauzioni della terapia di associazione riguardano l uso di fenofibrato e niacina in associazione alle statine per il rischio di epato e miotossicità e per la possibile comparsa di un declino della funzione renale. Un attenta valutazione della terapia concomitante assunta dal paziente e delle possibili interazioni farmacocinetiche prima di iniziare la terapia di associazione è spesso sufficiente a limitare l insorgenza di tali effetti collaterali. L utilizzo delle associazioni statina-fenofibrato o statina-niacina richiede un monitoraggio della funzione epatobiliare, renale e dei valori di CPK e di uricemia all inizio del trattamento e dopo circa 3 mesi; un innalzamento dei livelli di CPK 5 volte oltre il limite superiore della norma o la comparsa di una sintomatologia dolorosa muscolare impongono la sospensione della terapia di associazione. quesito clinico 7 Esiste un ruolo per gli alimenti funzionali o per i farmaci nutraceutici? Nella categoria dei nutraceutici devono essere inclusi sia gli alimenti funzionali sia le vere e proprie sostanze nutraceutiche. Con il primo termine sono indicati i cibi ricchi o artificialmente arricchiti di sostanze naturali (per lo più di origine vegetale) con proprietà salutistiche e azioni farmacologiche come, ad esempio, le fibre, i fitosteroli, gli omega-3, i polifenoli, le proteine della soia, e il tè verde. Con il secondo, sono indicate quelle sostanze di estrazione naturale (anch esse per lo più di origine vegetale) con azioni farmacologiche dimostrate, come, ad esempio, la berberina, il bergamotto, il riso rosso fermentato e i policosanoli (49-52). Se fibre, fitosteroli, tè verde agiscono riducendo l assorbimento intestinale del colesterolo, le proteine della soia, il riso rosso fermentato (che contiene monacolina, una statina naturale), il bergamotto ed i policosanoli agiscono inibendo la sintesi epatica del colesterolo. Diversamente, la berberina stimola l attività dei recettori per le LDL e gli omega-3 inibiscono la sintesi dei trigliceridi. I nutraceutici sono efficaci solo se usati ai giusti dosaggi. In base ai dati presenti in letteratura questi sono: 500 mg/die per la berberina, 500 mg/die per il bergamotto, g/die per le fibre, 1,6-2 g/die per i fitosteroli, 3 g/die per gli omega-3, 10 mg/ die per i policosanoli, 25 g/die per le proteine della soia, 200 mg/die per il riso rosso fermentato, 150 mg/die per il tè verde. Non sempre tali dosaggi sono rispettati nelle formulazioni disponibili in commercio. Molto spesso i nutraceutici sono presenti in formulazioni in cui sono presenti più principi attivi contemporaneamente. Nell insieme, l efficacia ipocolesterolemizzante degli alimenti funzionali o dei nutraceutici oscilla tra il 10% e il 20%. Pertanto, essi possono trovare indicazione nei pazienti in cui è necessaria una moderata riduzione del LDL-C.
10 30 m. arca et al. Nei pazienti affetti da dislipidemie genetiche gravi (ad es. l ipercolesterolemia familiare) mostrano una limitata efficacia. Comunque, in virtù della capacità di potenziare l effetto di altri farmaci ipolipemizzanti (ad esempio le statine), gli alimenti funzionali e i nutraceutici possono essere considerati in associazione a basse dosi di statine nei pazienti che presentano intolleranza a questi farmaci. Va infine ricordato che a tutt oggi, ad eccezione del riso rosso fermentato, non esistono prove che dimostrino che la somministrazione di alimenti funzionali o di nutraceutici riduca il rischio cardiovascolare. quesito clinico 8 Esistono raccomandazioni particolari per il trattamento ipolipemizzante delle donne in menopausa, dei soggetti anziani o dei bambini? La scelta del farmaco da impiegare nella donna con ipercolesterolemia post-menopausale deve seguire le stesse indicazioni suggerite per la popolazione generale e cioè deve essere basata sull obiettivo terapeutico definito sulla base del RCVG individuale. In generale si può però affermare che l ipercolesterolemia post-menopausale risponde in modo molto soddisfacente alla terapia con le statine di potenza standard. Nei pazienti anziani (>70 anni) è raccomandabile l inizio della terapia con farmaci ipolipemizzanti solo nei casi nei quali è presente una malattia vascolare clinicamente evidente (13). Nei pazienti anziani senza segni di malattia vascolare il trattamento ipolipemizzante non è raccomandato. Nel caso in cui il paziente abbia iniziato la terapia in età più giovane e questa non presenti controindicazioni, la terapia può essere proseguita anche dopo gli 80 anni. In ogni caso, la terapia ipolipemizzante nel paziente anziano deve richiedere una maggiore attenzione rispetto alla comparsa di possibili effetti collaterali (ad esempio, il monitoraggio della funzione renale e la valutazione delle possibili interazioni con altri farmaci) e può essere prescritta anche a dosi inferiori rispetto a quelle suggerite nell adulto. Nei bambini dislipidemici non è raccomandabile l inizio della terapia ipolipemizzante prima dell adolescenza. Possono essere considerati per l inizio precoce della terapia farmacologica i bambini affetti da ipercolesterolemia familiare nei quali è stata documentata la presenza di una malattia vascolare precoce nei genitori. In questi casi, la terapia deve prevedere l uso delle statine a bassi dosaggi e può essere iniziata dopo gli 8 anni di età. In alcuni casi i bambini affetti da ipercolesterolemia familiare possono essere trattati anche con l ezetimibe in monoterapia. quesito clinico 9 Come eseguire il monitoraggio della terapia con statine con riguardo alla sicurezza? La terapia con statine alle dosi standard è sicura nella maggior parte dei pazienti. Le statine non aumentano il rischio di cancro. Sebbene le statine si siano dimostrate sicure nei pazienti con steatoepatite non alcolica (NASH) o epatopatia cronica stabile, è raccomandabile cautela nell uso delle statine in questi pazienti. In corso di terapie con statine ad alta potenza (atorvastatina o rosuvastatina mg), i tassi di incidenza di miopatia grave e di segni di epatotossicità (aumento delle transaminasi) sono pari allo 0,1% e all 1,3%,
11 Il trattamento delle dislipidemie nella prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari 31 rispettivamente. La simvastatina alla dose di 80 mg mostra un incidenza più elevata (0,6%) di miopatia grave o rabdomiolisi. La maggior parte degli episodi di miopatia si verifica entro i primi 6 mesi di terapia. Il dosaggio della CPK dovrebbe essere eseguito prima di iniziare la terapia con statine e poi al 3, al 6 e 12 mese di terapia. Il dosaggio delle AST, ALT, ggt, ALP, deve essere effettuato prima di iniziare la tera- si Fattori di rischio per tossicità muscolare a no Misurare CK prima di inziare terapia Iniziare la terapia con statina raccomandando al paziente di monitorare e riportare i sintomi muscolari Non è necessario CK prima di iniziare terapia Misurare CK ed escludere altre cause di miopatia c si Comparsa di sintomi muscolari b no Continuare terapia e misurare CK a 3,6 12 mesi Sintomi muscolari tollerabili, CK nei limiti Continuare terapia e monitorare sintomi CK dopo 3 mesi Sintomi muscolari tollerabili CK <5 volte la norma Continuare terapia (eventualmente dose ridotta) e monitorare sintomi e CK dopo 1-3 mesi Sintomi muscolari tollerabili e CK >5-10 volte la norma Sintomi muscolari intollerabili, anche senza elevazione CK Considerare la sospensione della terapia, sopprattuto se i sintomi persistono ed il CK aumenta dopo 1 mese; dopo la scomparsa dei sintomi e/o la normalizzazione del CK, riprendere la terapia alla stessa dose per valutare la riproducibilità della sintomalogia Sintomi muscolari tollerabili e CK>10 volte la norma Sospendere la terapia; in assenza di rabdomiolisi, la ripresa della terapia va eseguita con cautela Se i sintomi persistono, cambiare statina, ridurne la dose ed aggiungere ezetimibe 10 mg, utilizzare la rosuvastatina a gioni alterni Se i sintomi persistono con tutte le statine, prendere in considerazione nutraceutici in associazione a basse dosi di statine o altri ipolipemizzanti (ezetimibe in monoterapia), colestiramina, fibrati, acido nicotinico Figura 4 - Algoritmo per il monitoraggio degli eventi avversi muscolari in corso di terapia ipolipemizzante. a) I fattori in grado di favorire la tossicità muscolare da statine sono: l età avanzata e la fragilità, la ridotta dimensione corporea, l insufficienza renale anche lieve, le patologie infettive, l ipotiroidismo non trattato, gli altri farmaci in grado di interagire con le statine, l abuso di alcol, il periodo post-operatorio. b) I sintomi tipici della miopatia da statine sono: la mialgia e la debolezza muscolare (generalmente ad interessamento bilaterale e con coinvolgimento dei muscoli prossimali), i crampi muscolari notturni (muscoli arti inferiori), l astenia e il malessere generale di tipo pseudo-influenzale. c) Altre cause di elevati livelli di CK sono: l attività fisica intensa, i traumi e le cadute, l ipotiroidismo, le infezioni, le intossicazioni, le polimiositi e dermatomiositi, l abuso di alcol e di altre sostanze (cocaina, amfetamine).
12 32 m. arca et al. pia con statine, al 6-8 mese se la terapia resta stabile, e quindi annualmente. È raccomandabile misurare gli enzimi epatici ogni volta che si apporta un cambiamento alla dose di statina. La terapia deve essere interrotta in caso di incremento dei valori delle transaminasi >3x i limiti superiori della norma. Le statine devono essere interrotte o non adoperate in caso di diagnosi di epatopatia acuta o di insufficienza epatica avanzata. È poco probabile che incrementi isolati del valore della ggt siano associati alla terapia con statine. La Figura 4 riporta un algoritmo per la gestione degli eventi avversi muscolari in corso di terapia con statine. quesito clinico 10 Come comportarsi in caso di intolleranza alla terapia ipolipemizzante? Nei pazienti sicuramente intolleranti alle statine può essere raccomandato: 1) sostituire la statina; 2) ridurne il dosaggio associando l ezetimibe; 3) somministrare a giorni alterni statine a emivita più lunga (ad esempio rosuvastatina); 4) usare l associazione acido nicotinico + laropiprant; 5) utilizzare i nutraceutici sia in monoterapia, sia in associazione alle statine. Le Figure 3 e 4 riportano alcune specifiche indicazioni per gestire le intolleranze alla terapia ipolipemizzante nelle diverse forme di dislipidemie.
Jama, 2001, 285(19):2486-2496
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