Miti e fantasmi 4/11/2017

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Miti e fantasmi I fantasmi del lavoro educativo Fantasma significa letteralmente un immagine creata dalla fantasia che non ha alcuna corrispondenza con la realtà dei fatti. E un prodotto illusorio che può rappresentare un desiderio o un timore. L educatore è naturalmente abitato da fantasmi, rispetto al proprio ruolo. I fantasmi elencati da Enriquez sono: Il formatore: dare una forma ideale, di plasmare l educando secondo un modello prestabilito. Rischio: produrre soggetti in serie, senza tener conto del patrimonio/ricchezza/peculiarità individuale del soggetto. Il terapeuta: colui che vuole guarire e restaurare. L educatore opera per riportare a un presunto stato originario di salute. Rischio: valutare il soggetto come deviante da una situazione normale. Il maieuta: colui che vuole fare emergere. L educando è visto come una persona naturalmente ricca di potenzialità che l educatore deve fare emergere. Rischio: idealizzare il soggetto e pensare che l azione educativa si risolva solo stabilendo un buon clima relazionale e un ascolto comprensivo. L interpretante: Si tratta dell educatore che, a ogni costo, assegna significato ad ogni azione e comportamento, cercando di spiegare tutto ciò che accade. Rischio: non essere mai sfiorato da alcun dubbio. Il militante: colui che vuole cambiare il mondo. E l educatore che ritiene che tutto il male sia nel mondo di cui l educando è vittima. Rischio: non tiene conto della realtà. Il riparatore: colui che ha la logica del sacrificio, che tende a riparare il male che è stato fatto. Rischio: mantenere in vita il disagio perché, in fondo, ha bisogno del malessere degli altri. Il trasgressore: colui che ritiene che le norme siano solo divieti tendenti a reprimere il piacere. Rischio: teorizzare la rottura sempre e comunque. Il distruttore: colui che trasforma il desiderio di formare in volontà di distruggere, il desiderio di guarire in volontà di rendere l altro malato. Rischio: sviluppare progetti educativi per appartenenti a collettività nazionali o etniche. 1

L educatore e le altre figure professionali L educatore ha dei rapporti con altre figure professionali (assistenti sociali, insegnanti, psicologi, medici, infermieri). Si potrebbe parlare del rapporto tra educatore e altre figure professionali che condividono con lui gli spazi operativi. Oppure si potrebbe partire dalla centralità e unitarietà del soggetto che con tali figure entra in relazione. Il soggetto destinatario degli interventi è sempre unitario, cioè è portatore di bisogni che potenzialmente coinvolgono contemporaneamente operatori e azioni appartenenti a diversi campi disciplinari. Nel soggetto destinatario, gli interventi interagiscono, sono ricomposti e non sono neppure percepiti come dimensioni a sé stanti. Il rapporto educativo e il lavoro sanitario La malattia e il suo trattamento possono essere considerati esperienze educative in quanto possono modificare: la percezione che il soggetto ha di se stesso la percezione delle proprie possibilità e dei propri limiti la propria riflessione su suo percorso di vita la collocazione nel rapporto con gli altri, ponendo il soggetto in una situazione di dipendenza da altri in cui si sperimenta l asimmetria. Nella realtà, in ospedale, il lavoro educativo è scarso, perché si riduce spesso al solo riempimento del tempo vuoto durante la degenza, soprattutto per i bambini. La presenza dell educatore in campo sanitario si registra prevalentemente: nelle attività di prevenzione delle dipendenze nei servizi diurni per soggetti con patologie psichiatriche nelle strutture riabilitative per abuso di sostanze psico-attive.. 2

progettazione L analisi SWOT 3

Analisi SWOT: che cos è è uno strumento di pianificazione strategica di un progetto o di un programma; ha origini in economia aziendale, come strumento di supporto alla definizione di strategie. Nel tempo il suo utilizzo si è esteso in diversi ambiti; è l acronimo di quattro parole inglesi: Strengths (forze), Weaknesses (debolezze), Opportunities (opportunità), Threats (minacce) Analisi SWOT: le componenti L analisi SWOT mira ad individuare i punti di forza, i punti di debolezza, le opportunità e le minacce di un determinato progetto o programma. I PUNTI DI FORZA E DI DEBOLEZZA (di sviluppo) Sono i fattori endogeni, ovvero propri del contesto di analisi; Sono modificabili grazie alla politica o all intervento proposto LE OPPORTUNITÀ E LE MINACCE Sono i fattori esogeni in quanto derivano dal contesto esterno; Difficilmente modificabili, ma è necessario tenerli sotto controllo in modo da sfruttare le opportunità e ridurre le minacce. 4

Analisi SWOT: le fasi di attuazione 1. Raccolta e descrizione della situazione esistente; 2. Identificazione dei fattori esogeni; 3. Individuazione dei fattori endogeni; 5. Classificazione/Selezione delle possibili strategie. In tale fase, si fa leva sui punti di forza e si cerca di ridurre i punti di debolezza, si massimizzano le opportunità e si minimizzano le minacce, permettendo così la realizzazione delle varie componenti del progetto. 6. In quest ultima fase si fa una valutazione complessiva sull efficacia delle strategie adottate. Analisi SWOT: la matrice F A T T O R I Opportunità Strategie W-O Trasformare i punti di debolezza in punti di forza Strategie S-O Situazione Ottimale E S T E R N I Minacce Strategie W-T Trasformare i punti di debolezza in punti di forza e ridurre le minacce trasformandole in opportunità Strategie S-T Ridurre le minacce trasformandole in opportunità Punti di Debolezza Punti di Forza FATTORI INTERNI 5

SWOT: Strategie Analisi SWOT: i vantaggi consente di analizzare in maniera approfondita il contesto di riferimento e quindi di definire più facilmente le strategie da adottare; le strategie definite in maniera partecipata godono del consenso di tutte le parti coinvolte e con l apporto di differenti idee, può dar vita a strategie che si rivelano il più delle volte di successo; la sua flessibilità permette di essere utilizzata prima, nel corso e dopo l adozione delle strategie. 6

Analisi SWOT: gli svantaggi possibilità di errore nella individuazione e nella promozione delle linee di azione a causa di una visione troppo soggettiva della realtà; eccessiva semplificazione della realtà; mancanza di condivisione delle strategie laddove sia effettuata in maniera non partecipata. 7