Mercati, Banche e Imprese verso Basilea3 XLII GIORNATA DEL CREDITO Antonio Marzano Presidente CNEL Roma, 22 giugno 2010
1. Nel corso del 2009, ci informa la Banca d Italia, il credito bancario alle imprese si è ridotto del 3%: il credito al consumo delle famiglie è invece cresciuto quasi di altrettanto (3,2%). In questo quadro aggregato, è importante osservare che ed è ancora la Banca d Italia a dircelo i finanziamenti dei primi cinque gruppi bancari si sono ridotti di più, cioè del 4,4%. Colpisce che i finanziamenti a residenti del Centro Nord, l area economicamente più dinamica, si siano ridotti (- 1,5%), quelli al Mezzogiorno siano cresciuti (-2,7%). Di fronte a fenomeni di contrazione del credito a soffrire di più sono le piccole e medie imprese (PMI): sostanzialmente prive di accesso ai mercati finanziari, e sottoposte ad un differenziale dei tassi, rispetto alle grandi, che tende ad acuirsi. E bene ricordare quest ultimo aspetto in un paese con la struttura economica che ci contraddistingue. 2. Con la crisi, la domanda di credito delle imprese tende a diminuire, e questo concorre a spiegare la riduzione dei finanziamenti bancari. Ma è anche accaduto che le banche italiane hanno cercato di ridurre l esposizione al rischio, e questa è l altra faccia del fenomeno, particolarmente significativa per le imprese più rischiose, di nuovo, e in genere, quelle minori. 2
Questa tendenza al razionamento del credito ha trovato qualche sollievo - ci ricorda la Banca d Italia grazie a concertazioni tra ABI, ed associazioni di imprese e di consumatori. Ma il fenomeno persiste anche al netto di questi pur positivi frangenti. La domanda è: c è il rischio che il credito bancario agisca da freno anche all uscita dalla crisi, che pur sembra delinearsi? 3. Le banche italiane, va riconosciuto, sono state interessate dalla crisi meno delle altre, essendo meno coinvolte dagli effetti della finanza strutturata e in genere dall innovazione finanziaria che si manifestano in caso di sovraesposizione. Ma la quota dei prestiti in sofferenza delle PMI è stata nel 2009 dell 8,2% contro il 6,8% del 2007. Anche per questo, i cinque maggiori gruppi hanno aumentato il patrimonio di base (il core Tier 1) dal 5,8% al 7,3%. Ma il rafforzamento patrimoniale può avvenire e proseguire senza intoppi se il sistema delle imprese vive le difficoltà di una domanda inadeguata, di investimenti ridotti, e di finanza ristretta? Non pare possibile. Il rafforzamento delle banche può procedere solo in parallelo con quello delle imprese: e quindi, senza lesinare il credito a quelle, di queste, con seri piani di rilancio degli investimenti, di ampliamento della base produttiva e di rafforzamenti della competitività. In questo senso, è corretta l indicazione della Banca d Italia rivolta specialmente alle grandi banche: valorizzino il rapporto con le economie locali 3
e lo stock di conoscenze e di informazioni circa le PMI, con una prospettiva di medio periodo. E, aggiungo, si valorizzino, per le stesse ragioni, le minori banche locali. 4. Ma le domande si susseguono. Basilea 2 ha di per sé influenzato la condotta bancaria nell erogazione del credito? E quale l influenza della prospettiva di Basilea 3? Con il senno di poi, la risposta alla prima domanda è affermativa su scala internazionale. Influenza pro-ciclica nella capitalizzazione delle banche e quindi nella concessione del credito; inadeguati presidi di liquidità, eccessi di leverage, eccessi di fiducia nelle agenzie di rating, e così continuando, si sono certamente e significativamente verificati. In più, la vigilanza bancaria negli USA, Gran Bretagna, Germania non ha brillato. Cosa accadrà con Basilea 3? La previsione è complessa. In positivo, si dovrebbero avere effetti sulla liquidità, sul loro patrimonio, sulla valutazione del rischio, e una minore influenza delle agenzie di rating. Sarà bene attendere l analisi del Comitato di Basilea. Ma questo non potrà trascurare che gli obblighi di aumento di capitale potrebbero rivelarsi così cospicui da indurre a restringere in contropartita i rischi, e quindi i flussi di credito. Oltretutto, con un leverage più basso, la redditività degli incrementi di capitale sarebbero minori. 4
Queste due considerazioni, che certo non esauriscono il campo d indagine, porterebbero, congiunte, o ad un minore credito rischioso, o ad una diversificazione verso altri servizi finanziari più redditizi. L uno e l altro sono effetti più temibili per le PMI. 5. Una migliore valutazione del rischio è tra le risposte, in particolare raccomandate dalla Banca d Italia. Le banche tornino a fare le banche, insomma a produrre buon credito. Ma anche le imprese dovrebbero essere messe in condizioni di fare la loro parte. Sono da esaminare incentivi fiscali per il loro capitale di rischio e per lo sviluppo del private equity; o all aggregazione di imprese nelle varie forme possibili. Il potenziamento dei Consorzi fidi, specialmente per le imprese più giovani ed innovative, si conferma una misura efficace. Da Ministro, propugnai l estensione di questo strumento. E in generale, vanno ancora potenziate le forme di cooperazione utilmente avviate tra banche ed associazioni di categoria delle imprese. E comunque buona pratica applicare riforme come Basilea 3 ed altre regolamentazioni con saggia gradualità, dato che comportano certamente oneri, come valuta l Institute of International Finance. Non è certo buona pratica immaginare, nel contesto difficile che ho cercato per sommi capi di rappresentare, oneri fiscali aggiuntivi sul sistema bancario, quasi con 5
un ispirazione di conflittualità politica, ignorando elementari quanto probabili reazioni del mercato: note agli economisti come fenomeni di traslazione del tributo. 6