Scenari globali e nuovi modelli di business

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1 Scenari globali e nuovi modelli di business Ivo Pezzuto Milano, 29 Giugno 2015 https://twitter.com/ivopezzuto

2 Scenari globali e nuovi modelli per la competitività

3 Scenari globali

4 Scenari globali 1) Quadro geopolitico internazionale 2) Quadro economico ed effetto della crisi e della G a R ss 3) Impatto a tecnologica e del mondo digitale

5 5) Crescente competizione internazionale, complessità ed interdipendenza tra economie e mercati globali e necessità di una bussola (visione sistemica) che aiuti manager ed imprenditori ad orientarsi in tempi di forte incertezza

6 Quadro geopolitico internazionale

7 Quadro geopolitico Crescente sfiducia e disaffezione degli europei verso la governance europea e/o nazionale e rafforzamento di partiti e movimenti populisti, anti-europa e a difesa degli interessi nazionali

8 Quadro geopolitico Silvia Merler

9 Quadro geopolitico Fonte: Silvia Merler su dati Eurobarometro

10 Rischi geopolitici ed economici SPETTRO DEFAULT PER LA GRECIA

11 Rischi geopolitici ed economici SPETTRO DEFAULT PER LA GRECIA La Grecia dovrebbe pagare al creditore FMI entro martedì sera del 30 giugno ,6 miliardi. Alexis Tsipras ha deciso di indire un referendum nel bel mezzo di una trattativa con l Eurogruppo ma quest ultimo ha respinto la richiesta di Atene di estendere il programma di aiuti per alcune settimane, in modo da consentire alla Grecia di tenere il referendum sulle proposte dei creditori ( 15.3 mld invece di 7.2 mld in cambio delle riforme richieste). Per S&P rating Grecia abbassato a CCC con outlook negativo. Senza la presenza della delegazione greca, si discute adesso l'eventualità di un default controllato

12 Rischi geopolitici ed economici Default, o default parziale, controllato s a s a? Azione punitiva che serva da monito per gli altri Paesi periferici? D fa a s a a? Potenziale rischio contagio/sistemico?

13 Rischi geopolitici ed economici Fonte: Gianfranco Di Vaio è senior economist di Cassa depositi e prestiti spa. I mercati scommettono su alta volatilità ma esiti non catastrofici

14 IN TRAPPOLA o No? Rischi geopolitici ed economici E probabile che la Grecia non sarà mai in grado di ripagare il suo grande debito (dal 130% del Debito/PIL del 2009 al 180% circa del 2015) senza una forte crescita del PIL (sarà necessaria, prima o poi, a una ristrutturazione del debito malgrado le riforme) Crollo del 25% del PIL durante la crisi; 27% di disoccupati Giovani istruiti in fuga all estero ed alta spesa per le pensioni (17%) Rendimento decennale Grecia al 12,9% e titoli a 2 anni al 30% Banche in crisi; massiccia fuga di capitali e crollo della borsa Modello economico e sociale insostenibile e poca industria Esito referendum a luglio 2015 con Paese già in default? (17%) pensioni (24%) spesa sociale

15 Rischi geopolitici ed economici FOCUS CREDITORI Guadagnare tempo ed evitare che la Grecia imploda proprio mentre si intravedono i primi timidi segnali di ripresa dell Eurozona dopo la Grande Recessione Lanciare chiaro e forte il segnale a tutti i movimenti antiausterity ed euroscettici che l euro è irreversibile e che a pagare saranno principalmente i cittadini del Paese in default Arrivare ad un accordo che penalizzi chi si oppone al rigore e che possibilmente porti al ricambio politico anti-europa Evitare che il collasso della Grecia minacci l evento più importante, incerto e temuto da 7 anni per i mercati (la normalizzazione della politica monetaria USA)

16 SCENARIO BASELINE: Rischi geopolitici ed economici Soluzione temporanea di accordo (bail-out) in cambio di impegno su riforme per rendere il Paese più competitivo o almeno a galla fino a fine anno 2015 o oltre (tagli spese/welfare, allungamento scadenze, minore avanzo primario, maggiori investimenti produttivi nei settori dell innovazione). Chiusura banche e controllo dei capitali. Sostegno liquidità emergenza ELA tramite supporto BCE. Problema solo rinviato da affrontare con nuovi negoziati nei prossimi mesi. Il referendum viene annullato.

17 Rischi geopolitici ed economici N è a 30 g g a G a a a ricevere aiuti ELA fino al referendum. Poi se l esito è SI, si ritorna al piano di bailout in cambio di riforme S s è NO, G x I a a parallela/iou temporanea (prima di tornare alla Dracma) e forte impatto sulle banche per l eventuale sospensione della liquidità d emergenza ELA ed alta volatilità sui mercati Il mancato pagamento al FMI non genera subito il default. Ritardato pagamento; dopo 2 sett. (1 sollecito); (2 sollecito) e a fine luglio 2015 default (insolvenza) e possibile cross-default. Il paese dovrà ristrutturare il debito con default controllato

18 Rischi geopolitici ed economici Il Parlamento greco dice sì al referendum sulle proposte dei creditori ( 15.3 mld invece di 7.2 mld in cambio delle riforme richieste per il bail-out). Il Popolo greco dovrà dire SI o NO

19 Rischi geopolitici ed economici SCENARIO ALTERNATIVO E WORST CASE : - Esito referendum: NO! - Cambio di governo? - La GRECIA potrebbe anche optare per un DEFAULT INCONTROLLATO SCENARIO POSSIBILE CON CONSEGUENZE IMPREVIBILI Hedge Funds a rischio

20 Rischi geopolitici ed economici SCENARIO POSSIBILE CON CONSEGUENZE IMPREVEDIBILI MALGRADO NELL EUROZONA Non era stata prevista la possibilità che uno Stato potesse uscire dall euro Esista il Fondo salva-stati ESM Esista l opzione OMT (scudo anti-spread) E in atto il QE che dovrebbe limitare rischio di attacchi speculativi sui titoli governativi dei Paesi periferici L economia dell Eurozona è in lenta ripresa Il sistema bancario è stato ricapitalizzato (AQR+ stress tests) I tassi e gli spread degli altri Paesi periferici sono bassi Ci sia l unione bancaria, vigilanza unica bancaria, LTRO, TLTRO, acquisti ABS

21 Rischi geopolitici ed economici SPETTRO DEFAULT ANCHE PER L'UCRAINA

22 Rischi geopolitici ed economici SPETTRO DEFAULT ANCHE PER L'UCRAINA Durante l incontro con i rappresentanti della Camera di Commercio statunitense e dell European Business Association il primo ministro ucraino Arseniy Yatseniuk ha avvisato che l Ucraina non è in grado di ripagare i debiti contratti negli ultimi tre anni. Dal canto suo il ministro delle Finanze ucraino Natalia Yaresko ha dichiarato che alla fine di luglio il paese può dichiarare default poiché il 24 luglio scatta il pagamento di un assegno di 120 milioni di dollari riguardanti eurobond emessi dal governo ucraino Nel frattempo un altra agenzia del rating Standard & Poors ha ridotto il rating del paese al ribasso, facendolo scivolare da "ССС-" a "СС con outlook negativo.

23 SCENARIO PROBABILE: Rischi geopolitici ed economici DIFFICILE IMMAGINARE CHE L UNIONE EUROPEA E GLI USA ABBANDONINO L'UCRAINA AD UN DESTINO INCERTO E PERICOLOSO NELL ATTUALE QUADRO GEOPOLITCO INTERNAZIONALE E NEL BEL MEZZO DI SANZIONI CONTRO LA RUSSIA (ANNESSIONE DELLA CRIMEA)

24 L eurozona è un unione economica e monetaria priva di unione fiscale, politica, di tesoreria, ecc. e di adeguati meccanismi di solidarietà Rischi geopolitici ed economici La s a a dipenderà dalla volontà politica di creare tale unione ma anche dalla capacità dei Paesi di accrescere la propria competitività per non essere sconfitti dalle economie dominanti

25 L (ovvero la moneta unica) fa molto bene ai Paesi forti dell unione monetaria (come ha ben compreso la Germania) ma fa molto male ai Paesi deboli e non competitivi dell Unione (come ha scoperto la Grecia) se non è in grado di costruire un modello economico moderno, efficiente e competitivo Rischi geopolitici ed economici LA TRAPPOLA DELLA BASSA COMPETITIVITA

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27 L ATTUALE CONGIUNTURA ECONOMICA L a a ripartenza è generata da fattori esterni (calo prezzo del petrolio, euro debole, bassi tassi e spread e grandi immissioni di liquidità della BCE con il programma QE) se dovessero mancare torneremmo in crisi come prima. Ci vorranno molti anni per tornare ai livelli del 2008 Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco

28 L ATTUALE CONGIUNTURA ECONOMICA Confindustria rivede il PIL 2015 allo 0,8% e con risalita lunga e difficile, non è ancora una vera ripresa. Si potrà arrivare al PIL pre crisi di 8 anni fa nel 2023, ma serve portare a termine tutte le riforme ed innalzare il tasso di crescita al 2,5% annuo Il Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi Si stimano in ripresa gli investimenti: +1,2% (2015) e +2,9% (2016). Nuovi contratti di lavoro +178mila (maggio) solo 31mila fissi il resto sono trasformazioni. Con PIL > 2% + occupati

29 L ATTUALE CONGIUNTURA ECONOMICA Secondo gli imprenditori per il momento con il Jobs Act non sono aumentate le assunzioni Secondo un sondaggio dei Consulenti del lavoro, oltre il 70% del campione ritiene che non siano aumentate le assunzioni ma si tratti di trasformazione di contratti già in essere. Appena il 10% dei datori di lavoro si ritiene pienamente soddisfatto dei contenuti del Jobs Act, tanto da definirlo uno strumento essenziale per lo sviluppo dell'impresa. Un terzo afferma invece che avrebbe preferito un'altra tipologia di intervento o addirittura lo trova inutile. Fonte: Economia e Finanza (la Repubblica)

30 L ATTUALE CONGIUNTURA ECONOMICA Secondo gli imprenditori per il momento con il Jobs Act non sono aumentate le assunzioni La preoccupazione maggiore degli intervistati riguarda cosa accadrà alla scadenza degli incentivi previsti dalla legge di stabilità 2015 e che consente ai datori di lavoro di non pagare i contributi Inps per tre anni fino a poco più di 8 mila euro. Il 71% del campione ritiene che alla fine del periodo si tornerà ai livelli pre-incentivi, anche perché ben il 73% degli intervistati non vede alcun segnale di ripresa economica. Il 29% del campione stima invece che nel prossimo futuro potranno aumentare le assunzioni nelle aree del centro- Nord. Fonte: Economia e Finanza (la Repubblica)

31 L ATTUALE CONGIUNTURA ECONOMICA Per L ISTAT cresce a giugno 2015 la fiducia di imprese e consumatori. Per le imprese il rialzo dell indice riguarda tutti i settori. Costruzioni (da 111,8 punti a 119,7 punti); servizi (da 105,1 a 109,0); commercio al dettaglio (da 103,9 a 105,9); manifatturiero (da 103,4 a 103,9). Per le famiglie l indice sale dai 106 punti di maggio a 109,5 punti. Resta il problema del recupero della competitività legata al costo del lavoro ed alla pressione fiscale sulle imprese Secondo la Corte dei Conti, l unica strada è ridurre il perimetro dello Stato per ridurre la pressione fiscale e rilanciare gli investimenti produttivi

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33 La Crescita del PIL E a 7 Anni Dopo la Crisi

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35 Una Ripresa Trainata Soprattutto a Ex

36 Global Competitiveness Index (WEF)

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39 Business in Crescita Internet E-Commerce Media digitali Online advertising Il BIOeconomia Food, wine, spirits Low cost e Value for Money Luxury Salustico Bellezza Ambiente Energie rinnovabili

40 Fonte: Elaborazione DIPE su dati Istat.

41 Fonte: Elaborazione DIPE su dati Istat.

42 Fonte: Elaborazione DIPE su dati Istat.

43 Fonte: Elaborazione DIPE su dati Istat.

44 Fonte: Elaborazione DIPE su dati Istat.

45 Fonte: Elaborazione DIPE su dati Istat.

46 Fonte: Elaborazione DIPE su dati Istat.

47 Fonte: Elaborazione DIPE su dati Istat.

48 Effetto globalizzazione: negli ultimi decenni la progressiva riduzione delle barriere al commercio internazionale ed apertura ai mercati globali (mercati di fornitura e vendita e differenze di time zone ), stanno favorendo la crescita e la creazione ed il consolidamento di aree/alleanze/unioni economiche e monetarie sovranazionali che mirano ad accrescere la competitività interna/internazionale di tali aree Effetti della crisi e G a R ss : con la crisi del 2008, ed il conseguente rallentamento di molte economie mondiali (Grande Recessione), si è accelerato un processo di selezione naturale che ha forzato imprese meno competitive e/o meno internazionalizzate all uscita dal mercato (dimensioni, credit crunch, meno innovazione, costi) o a delocalizzazioni e processi di aggregazione tra imprese

49 Forte accelerazione a tecnologica come leva della competitività e come facilitatore dei processi di globalizzazione (logistica integrata, tecnologie e processi e produzione innovativi, snelli, flessibili/agili, tecnologie digitali di nuova generazione, soluzioni web-based, internet, robotica, ITC) Crescente interdipendenza e interconnessione tra economie e mercati ed aumento della complessità (fornitura, vendita, finanziari, accordi commerciali ed alleanze strategiche, filiere internazionali, logistica, global value chains)

50 La rapida e dirompente crescita degli ultimi 20 anni di alcune economie definite emergenti, adesso in rallentamento, che sono in realtà già emerse e protagoniste nel quadro economico mondiale, le spinge a voler affermare sempre più la propria leadership internazionale e a pretendere un ruolo sempre più centrale nello scacchiere economico e geopolitico globale

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52 Graduale (ma in alcuni Paesi resta lenta, fragile e disomogenea) ripresa nelle economie colpite dalla crisi finanziaria globale del e dalla successiva lunga recessione/stagnazione sulla spinta delle pluriennali politiche monetarie non convenzionali ed ultraaccomodanti delle banche centrali, riforme strutturali, qualche flessibilità nel rispetto dei vincoli di bilancio, e (dove possibile) aggressive politiche fiscali (USA, UK), ovvero sgravi fiscali, investimenti, ed altri stimoli fiscali Nell era post-crisi si assiste ad una progressiva ripresa delle economie avanzate (anche se disomogenea) sostenuta dalle politiche ultra-espansive delle banche centrali (non prive di rischi), politiche fiscali e strutturali, e progressivo rallentamento delle economie emergenti

53 +2.8% 2015 World Output (fonte: World Bank) Fonte: IMF

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55 L Impatto della Crisi sulla Produzione Industriale

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58 "Mint" countries - Mexico, Indonesia, Nigeria and Turkey (O'Neill, 2014)

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64 24 ottobre 2014 Fondazione Ufficiale dell AIIB L AIIB è l'istituto fondato dalla Cina per attrarre investimenti in infrastrutture (trasporti, energia e telecomunicazioni in tutta l'asia), in competizione con la Banca Mondiale di Washington e l'asian Development Bank sponsorizzata dagli Usa. Obiettivo: finanziare il processo di modernizzazione del quadrante asiatico. Portare oltre un miliardo di asiatici, dalle fasce più povere alla classe media nei prossimi 30/40 anni

65 L'iniziativa dell'aiib, lanciata dal presidente (cinese) Xi Jinping è considerato uno degli elementi di offensiva più ampia di Pechino per creare nuove istituzioni economiche e finanziarie che ne accresceranno l'influenza internazionale. Si tratta di una banca d investimento che lavorerà con le banche multilaterali di sviluppo e di investimento esistenti e che potrà svolgere un ruolo di rilievo nel finanziamento dell`ampio fabbisogno infrastrutturale dell Asia. Gli USA temono che la AIIB potrebbe non garantire gli elevati standard di cui si sono dotate le istituzioni finanziarie internazionali in termini di tutela dei diritti dei consumatori, dell ambiente e della lotta alla corruzione.

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68 Tra i Paesi della regione asiatica rimasti finora fuori dalla AIIB, si contano Giappone e Corea del Sud. Anche Seul potrebbe rivalutare il suo no all'ingresso nella AIIB, mentre il Giappone, insieme agli Usa il maggior 'azionista' della Asian Development Bank, ne resterà fuori, anche per l'accesa rivalità storica con Pechino, alimentata negli ultimi anni dalla contesa sulle isole Senkaku (per Tokyo) Diaoyu (per Pechino).

69 Globalizzazione 2.0

70 La Cina ed altri Paesi della regione asiatica intendono completare, con grandi investimenti nei prossimi decenni, il processo di transizione da modelli economici di crescita basati su export e produzioni low cost (basso reddito) ad un nuovo modello più competitivo basato su crescenti consumi interni, redditi superiori, istituzioni più efficienti, superiore produttività, innovazione, tecnologia, e superiore qualità di prodotto, processo e modelli di business

71 Nel 2016 scatta il quindicesimo anno dall adesione della Cina all Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO) e il Paese fa forti pressioni sull Europa per essere riconosciuto come Economia di Mercato (Market Economy Status)

72 Un tale riconoscimento sospenderebbe misure antidumping fondamentali per difendere le imprese europee dalla concorrenza sleale di quelle cinesi con produzioni sottocosto immesse sul mercato a prezzi inferiori a quelli di produzione nella UE. Tale riconoscimento potrebbe avere un impatto potenzialmente devastante su alcuni specifici settori quali ad esempio: meccanica, siderurgia, calzature, chimica, ceramica, carta, acciaio, pannelli solari e macchinari specializzati. Questo riconoscimento e le eventuali attività di dumping potrebbero avere anche gravi effetti sull ambiente e sulla salute, dato che l Europa si ritroverebbe invasa da merci cinesi prodotte sottocosto, violando standard ambientali e sicurezza

73 Sarà, comunque, difficile che alla Cina venga riconosciuto subito tale status in quanto non sembra aver superato i cinque criteri stabiliti dall Unione Europea per valutare se un Paese può essere considerato a di mercato. I cinque criteri: 1) Il grado di influenza del governo sulle aziende; 2) L assenza di aiuti di Stato nei processi di privatizzazione; 3) Un diritto societario non discriminatorio; 4) La trasparenza dello stato di diritto; 5) Un settore finanziario indipendente

74 Trans-Pacific Partnership (TPP) Fonte: The Economist

75 Trans-Pacific Partnership (TPP). 12 Paesi (40% del mercato mondiale) Il TPP mira a rendere più facile esportare prodotti e servizi Made-in-America nei mercati più dinamici ed emergenti Il TPP mira a garantire maggiori tutele per ii mercato del lavoro e standard che riducono la concorrenza sleale

76 Trans-Pacific Partnership (TPP) Quadro economico Il TPP mira a promuovere una maggiore tutela e standard più elevati nella a b Il TPP mira ad aiutare le PMI americane (2/3 del mercato del lavoro privato negli USA) nei processi di internazionalizzazione e a garantire norme e processi più trasparenti per aiutare le imprese USA a crescere nel pacifico Alcuni analisti dicono che il nuovo accordo potrebbe anche imporre dazi ai Paesi che adottano pratiche di currency manipulation e maggiori tutele per la proprietà intellettuale, come brevetti, per maggiori tutele per le multinazionali e per limitare l applicazione delle nuove regole della finanza USA

77 Transatlantic Trade and Investment Partnership, (TTIP), Questo Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti ha come obiettivo quello di ridurre i dazi doganali e le barriere non tariffarie rimuovendo in una vasta gamma di settori. Ciò renderebbe possibile la libera circolazione delle merci, faciliterebbe il flusso degli investimenti e l'accesso ai rispettivi mercati dei servizi e degli appalti pubblici.

78 (.continua)

79 Forte crescita della finanza non bancaria (shadow banking e lender alternativi alle banche) meno soggetta alla regolamentazione dei mercati finanziari, che mira a sostenere, anche tramite l uso massiccio di strumenti di leva finanziaria e di derivati/cartolarizzazioni, la crescita di economie mature ed in rallentamento o in stagnazione. Crescente integrazione ed interconnessione dei mercati finanziari e dei capitali globali (24/7) Crescente integrazione, interconnessione ed armonizzazione nel mondo finanziario (Unione bancaria, monetaria, unione del mercato dei capitali, regole comuni di vigilanza e risoluzione delle crisi bancarie). Guerre valutarie e QE war.

80 Crescente attenzione verso i temi della sostenibilità ambientale, energie rinnovabili, alimentare, della sanità, e della bioeconomia

81 Rimodulazione dei sistemi di welfare per una migliore sostenibilità (pensionistici/sanitari) in molti paesi avanzati Nel 2030 il tasso di crescita x e dei FDI sarà più rapido del PIL Nel 2030 metà delle popolazione mondiale avrà scarsità di accesso a a q a Crescita della popolazione mondiale (entro il mld di persone) ed invecchiamento della popolazione (l età media aumenterà di 5 anni = 34) in molte economie avanzate. Urbanizzazione (il 59% della popolazione mondiale vivrà in città)

82 Invecchiamento popolazione

83 Peso della spesa sociale (welfare)

84 Incognite legate al processo di normalizzazione della politica monetaria nei Paesi colpiti dalla crisi finanziaria e crescente volatilità nei mercati e possibili correzioni, tensioni valutarie, potenziali bolle speculative su azioni, crediti e immobili, crisi nel mercati emergenti, o risk-taking dei fondi pensioni ed assicurazioni con tassi negativi che spingono ad investire su asset classes più rischiose

85 Fonte: Fed

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87 Fonte: FT "molto grave" il segnale di mancanza di fiducia che si avverte in questo periodo fra i paesi dell'eurozona, "segno che dal lato politico il progresso è ancora lontano" (Ignazio Visco, 2015)

88 Pro e Contro della globalizzazione: con economie maggiormente integrate e globalizzate si aprono, per i più forti e competitivi, attrattive opportunità di collaborazione, apprendimento, innovazione, sviluppo, superiore produttività e competitività, ma si amplificano anche fenomeni di vincoli ed interdipendenza tra Paesi ed economie, di potenziali contagi e rischi sistemici, ed alcuni dicono anche, di disuguaglianze sociali se le regole non garantiscono concorrenza leale e adeguata solidarietà Pro e Contro delle politiche monetarie accomodanti/ ultra-espansive (QE): possono favorire la ripresa e combattere la deflazione ma se protratte per lungo tempo possono generare rischi, ed almeno nel breve termine, accentuare la disuguaglianza sociale

89 Innovazione e digitalizzazione

90 Innovazione e digitalizzazione Innovazione Tecnologica e Digitalizzazione

91 La Digitalizzazione del Business Innovazione e digitalizzazione La digitalizzazione dei processi di business consente alle imprese di digitalizzare, mobilizzare (ossia rendere mobile) e automatizzare il più possibile le procedure. Ciò consente di liberare delle risorse per prepararsi agli sviluppi futuri e permette nuovi modelli commerciali. Inoltre consente di ottimizzare le offerte di servizi e i processi e di ridurre i costi. In questo modo si risponde inoltre a un'esigenza crescente dei clienti, dei partner e dei collaboratori, che oggi desiderano lavorare e interagire con le imprese ovunque si trovino e in qualsiasi momento tramite i propri smartphone e tablet.

92 Economia Circolare Innovazione e digitalizzazione Dopo lo sviluppo sostenibile la green economy, al centro delle politiche ambientali europee c è da qualche tempo la cosiddetta a a

93 Economia Circolare Innovazione e digitalizzazione L economia circolare, secondo la definizione che ne dà la Ellen MacArthur Foundation, «è un termine generico per definire un economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera». L economia circolare è dunque un sistema in cui tutte le attività, a partire dall estrazione e dalla produzione, sono organizzate in modo che i rifiuti di qualcuno diventino risorse per qualcun altro.

94 Innovazione e digitalizzazione

95 Big Data Market Innovazione e digitalizzazione

96 Convergenza Teconologica Innovazione e digitalizzazione La convergenza tecnologica tra nano, bio, scienza dell informazione e scienze cognitive (NBIC) causeranno salti quantici in aree molto importanti quali: la sanità, la medicina, il manifatturiero, le comunicazioni, l energia e l alimentare. Le tecnologie NBIC creeranno mercati per prodotti nuovi e sconosciuti e determineranno l obsolescenza degli altri. La necessità di innovare si accompagnerà nell era della grande collaborazione, tra divisioni, aziende e tutte le discipline scientifiche. Forme aperte di organizzazione aziendale saranno richieste per alimentare la condivisione della conoscenza su livelli totalmente diversi. Crescente complessità Fonte: HBR 2014

97 Robotica Innovazione e digitalizzazione

98 Innovazione e digitalizzazione INTERNET OF THINGS Si riferisce all'estensione di Internet al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti

99 INTERNET OF THINGS Innovazione e digitalizzazione

100 Innovazione e digitalizzazione Vantaggi Competitivi della Macchina Utensile Italiana Innovazione nei mezzi di produzione Attenzione all efficienza energetica Elevato livello tecnologico Competenza della manodopera Capacità di soddisfare le esigenze specifiche dei clienti Forte vocazione all internazionalizzazione (Le esportazioni rappresentano il 75% del fatturato di settore) Ricerca ed innovazione e capacità di innovare grazie all esperienza nel settore Fonte: UCIMU 2015

101 Profilo del relatore Nato in Italia e cresciuto negli U.S.A., Ivo Pezzuto è consulente di direzione aziendale, docente di ISTUD Business School dal E professore a contratto della Facoltà di Economia dell'università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Milano, dal 2010 dove insegna corsi della laurea triennale, magistrale, e di master in Business Economics ed International Management (in lingua italiana ed inglese). E anche visiting professor presso prestigiose business school in Italia ed all estero. Membro del comitato editoriale della rivista scientifica Journal of Governance and Regulation, Research Fellow di ICRIM International Center of Research on International Management, e membro del comitato scientifico del progetto "CREA.COM" Creatività e Competenze per il Cambiamento" di Formaper. E' autore di libri, paper, articoli di journal ed altre pubblicazioni su temi di economia, finanza, risk management, strategia, culture organizzative, etica, corporate governance, financial regulation, government and business policy, corporate social responsibility e governance riconosciuti a livello internazionale e frutto di collaborazioni con prestigiose università quali ad esempio: Stanford University, University of Chicago, NYU Stern, Wharton, London School of Economics, IESE, Bocconi, ed altre. E stato per circa 10 anni Partner di una società di consulenza e responsabile della practice Marketing e Strategia, e prima ancora, dirigente di multinazionali con ruoli di crescente responsabilità. Collabora regolarmente con la stampa e televisione italiana ed estera (RAI, CNBC, Agência Estado, ecc.) su temi economico-finanziari. E' laureato in Economia alla New York University Stern School of Business; ha conseguito il Master of Business Administration alla SDA Bocconi School of Management, ed il Dottorato di Ricerca in Business Administration alla SMC University

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