ISSN Scienze e Ricerche NUMERO 1 - NOVEMBRE 2014

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3 1. Sommario CONTRIBUTI E INTERVENTI VINCENZO BRANDOLINI Il cacao pag. 7 MAURO CRISTALDI, GERMANA SZPUNAR & CRISTIANO FOSCHI La componente mobile animale dell ecosistema Roma pag. 12 MARCO CAMBIAGHI «Il decennio della coscienza». Intervista a Piergiorgio Strata pag. 20 GIANFRANCO MILITERNO Cellule, dermatologia e salute animale: un trinomio importante per la sanità pubblica pag. 22 MICHELE MOSSA Alcune considerazioni sull erosione costiera. Il caso della regione pugliese pag. 25 PATRIZIA TORRICELLI Donne. E le parole per parlarne pag. 34 ENRICO ACQUARO La Cartagine di Elissa e le sue rifondazioni nel Mediterraneo pag. 37 AGNESE VISCONTI Da Londra 1851 a Milano Riflessioni sulle grandi esposizioni universali pag. 40 ANGELO ARIEMMA Senza estetica non c è etica. Per un analisi dei tempi moderni pag. 45 MARINO D AMORE Media, pubblico e consapevolezza del messaggio pag. 52 ERIKA GIUGLIANO Un classico ancora più classico tra gli altri classici pag. 55 RICERCHE SALVATORE LORUSSO E ANDREA NATALI L ambiente di conservazione dei documenti grafici: riferimenti normativi e metodologie per la prevenzione del rischio pag. 63 AGOSTINO GIORGIO La tecnologia RFID a supporto della sanità: un progetto per ottimizzare l anamnesi e la gestione del paziente pag. 78 CHIARA D AURIA La spedizione di Sapri nelle carte dell Archivio Segreto Vaticano pag. 83 LORENZO SCILLITANI Diritti dell uomo e diritto internazionale. Spunti di ricerca per una filosofia della geopolitica pag. 92 GAETANO CUOMO Le difficoltà di finanziamento delle cooperative di produzione pag. 99 ARIANNA CONSIGLIO, MARIA GUARNERA, PAOLA MAGNANO La rappresentazione della disabilità nei bambini. Una verifica dell ipotesi del contatto a scuola pag. 105 IL COMITATO SCIENTIFICO pag. 115 n. 1 novembre

4 N. 1 - NOVEMBRE 2014 ISSN Scienze e Ricerche n. 1, novembre 2014 Coordinamento Scienze matematiche, fisiche e naturali: Vincenzo Brandolini, Claudio Cassardo, Alessandra Celletti, Alberto Facchini, Savino Longo, Paola Magnaghi Delfino, Giuseppe Morello, Annamaria Muoio, Andrea Natali, Marcello Pelillo, Marco Rigoli, Carmela Saturnino, Roberto Scandone, Franco Taggi, Benedetto Tirozzi, Pietro Ursino Scienze biologiche e della salute: Riccardo N. Barbagallo, Cesario Bellantuono, Antonio Brunetti, Davide Festi, Maurizio Giuliani, Caterina La Porta, Alessandra Mazzeo, Antonio Miceli, Letizia Polito, Marco Zaffanello, Nicola Zambrano Scienze dell ingegneria e dell architettura: Orazio Carpenzano, Federico Cheli, Massimo Guarnieri, Giuliana Guazzaroni, Giovanna La Fianza, Angela Giovanna Leuzzi, Luciano Mescia, Maria Ines Pascariello, Vincenzo Sapienza, Maria Grazia Turco, Silvano Vergura Scienze dell uomo, filosofiche, storiche e letterarie: Enrico Acquaro, Angelo Ariemma, Carlo Beltrame, Marta Bertolaso, Sergio Bonetti, Emanuele Ferrari, Antonio Lucio Giannone, Domenico Ienna, Rosa Lombardi, Gianna Marrone, Stefania Giulia Mazzone, Antonella Nuzzaci, Claudio Palumbo, Francesco Perrotta, Francesco Randazzo, Luca Refrigeri, Franco Riva, Mariagrazia Russo, Domenico Russo, Alessandro Teatini, Patrizia Torricelli, Agnese Visconti Scienze giuridiche, economiche e sociali: Giovanni Borriello, Marco Cilento, Luigi Colaianni, Agostina Latino, Elisa Pintus, Erica Varese, Alberto Virgilio, Maria Rosaria Viviano Scienze e Ricerche CF sede legale c/o Associazione Italiana del Libro Via Giuseppe Rosso 1/a, Roma Direttore responsabile: Giancarlo Dosi Un numero in formato elettronico: 6,00 euro Un numero in formato cartaceo: 9,00 euro (arretrati: 11,00 euro) Abbonamenti in formato elettronico: annuale (12 numeri): 37,00 euro semestrale (6 numeri): 19,00 euro Abbonamenti in formato cartaceo (comprensivo del formato elettronico): annuale (12 numeri): 72,00 euro semestrale (6 numeri): 39,00 euro L acquisto di estratti in formato cartaceo (min. 10 copie) va concordato con la segreteria Il versamento può essere effettuato: utilizzando il servizio PayPal accessibile dai siti versamento sul conto corrente postale n intestato all Associazione Italiana del Libro, Via Giuseppe Rosso 1/a, Roma (specificare la causale) bonifico sullo stesso conto dell Associazione Italiana del Libro, IBAN: IT39I La pubblicazione di articoli su Scienze e Ricerche è aperta a tutti. Quasi tutti i contributi, a meno che l autore non ritenga di inibire tale possibilità, vengono pubblicati anche online sul sito in modalità open access, cioè a libera lettura. La rivista ospita essenzialmente due tipologie di contributi: interventi, analisi e articoli di divulgazione scientifica (solitamente in italiano). ricerche e articoli scientifici (in italiano, in inglese o in altre lingue). Gli articoli scientifici seguono le regole della peer review. La direzione editoriale non è obbligata a motivare l eventuale rifiuto opposto alla pubblicazione di articoli, ricerche, contributi o interventi. Non è previsto l invio di copie omaggio agli autori. Scienze e Ricerche è anche una pubblicazione peer reviewed. Le ricerche e gli articoli scientifici inviati per la pubblicazione sono sottoposti a una procedura di revisione paritaria che prevede il giudizio in forma anonima di almeno due blind referees. I referees non conoscono l identità dell autore e l autore non conosce l identità dei colleghi chiamati a giudicare il suo contributo. Gli articoli scientifici inviati per la pubblicazione vengono resi anonimi, protetti e linkati in un apposita sezione del sito. Ciascuno dei referees chiamati a valutarli potrà accedervi esclusivamente mediante password, fornendo alla direzione il suo parere e suggerendo eventuali modifiche o integrazioni. Il raccordo con gli autori sarà garantito dalla redazione. Il parere dei referees non è vincolante per la direzione editoriale, cui spetta da ultimo - in raccordo con il coordinamento e il comitato scientifico - ogni decisione in caso di divergenza di opinioni tra i vari referees. L elenco dei referees impegnati nella valutazione degli articoli scientifici viene pubblicato con cadenza annuale. Chiunque può richiedere di far parte del collegio dei referees di Scienze e Ricerche allegando alla richiesta il proprio curriculum, comprensivo della data di nascita, e l indicazione del settore scientificodisciplinare di propria particolare competenza. 2

5 N. 1 - NOVEMBRE 2014 CONTRIBUTI&INTERVENTI

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7 SCIENZE E RICERCHE N 1 NOVEMBRE 2014 CHIMICA Il cacao VINCENZO BRANDOLINI Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche, Università di Ferrara Secondo gli studiosi di botanica, l albero del cacao cresceva spontaneo già 4000 anni prima di Cristo nei bacini dell Orinoco e del Rio delle Amazzoni. Il naturalista svedese Carlo Linneo nel 1775, riconoscendone le caratteristiche esclusive, diede all albero del cacao il nome Theobroma cacao, che in greco significa Cibo degli Dei. I primi popoli che coltivarono questa pianta furono probabilmente i Maya, che lo introdussero nello Yucatan durante i loro spostamenti durante il XVII secolo a.c. Dai Maya la coltura del cacao si diffuse nell attuale Messico, tramite i Toltechi, il popolo che precedette gli Aztechi (o Tenocha) nella storia dell America centrale. Come tutte le piante di elevato significato sociale e simbolico, anche il cacao vanta origine divina. Una leggenda azteca narra che una principessa lasciata a guardia delle ricchezze dello sposo, un grande guerriero partito a difendere i confini dell impero, venne assalita dai nemici che tentarono invano di costringerla a rivelare dove fosse nascosto il tesoro. Per vendetta la uccisero ma dal sangue versato dalla fedele sposa nacque la pianta del cacao il cui frutto nasconde un Tesoro di semi, amari come le sofferenze dell amore, forti come la virtù, lievemente arrossati come il sangue. Era il dono del Dio giardiniere Quetzalcoatl alla fedeltà pagata con la morte, la stessa fedeltà che nell immenso impero azteco legava i sudditi all imperatore. La leggenda prosegue raccontando come Quetzalcoatl insegnò agli uomini a coltivare il Cachuaquahitl ovvero l Albero della forza e della ricchezza. Usando i suoi semi, il Dio mostrò al suo popolo come preparare il Xocolatl ovvero il Nettare degli Dei. In quell epoca i semi della pianta erano un bene così prezioso che si utilizzavano come forma di pagamento e/o come unità di calcolo. Infatti con tre o quattro semi si poteva ac- quistare una zucca, con dieci semi un coniglio mentre cento semi permettevano di acquistare uno schiavo. Gli Aztechi autorizzavano gli esattori armati a riscuotere i tributi dalle popolazioni Maya e Tolteche accettando come pagamento schiavi, cibo ma soprattutto semi di cacao. Da sempre l utilizzo principale dei semi di cacao era quello alimentare. Infatti dopo tostatura e macinatura venivano mescolati con acqua e sbattuti fino a diventare spumosi quindi il cacao veniva servito come ingrediente principale di una bevanda schiumosa chiamata Xocolatl. Al cacao tostato e macinato Cacahuatl, gli Aztechi aggiungevano anche pepe, peperoncino, cannella, semi di melone, solandra, miele, vaniglia, purea di granoturco prima di diluire il composto con acqua. Il preparato così ottenuto risultava amaro, pochissimo appetitoso e molto diverso dal cacao dolce e gustoso che possiamo apprezzare oggi, ma per gli Aztechi una tazza di Xocolatl riusciva ad eliminare la fatica e stimolare le forze fisiche e mentali fondamentali per la sopravvivenza e per la riuscita 7

8 CHIMICA SCIENZE E RICERCHE N 1 NOVEMBRE 2014 cicca. Gli svizzeri, dal canto loro, ottennero risultati molto importanti perfezionando il cioccolato industriale. Il risultato più prestigioso fu l invenzione del cioccolato al latte ad opera di Daniel Peter che, intorno al 1875, sfruttò genialmente la farina lattea creata e prodotta da Henri Nestlé. Oggi, sono molte le varietà di cacao coltivate nel mondo. In particolare la varietà Criollo rappresenta la pianta del cioccolato per eccellenza ed i cui semi furono importati in Europa per primi. È originaria del Rio delle Amazzoni, ed è la varietà che dà il cioccolato più pregiato, ma purtroppo è la più delicata e quindi la meno produttiva. La varietà Forastero, pianta più robusta della precedente, è originaria dell Amazzonia ed è, attualmente, coltivata in America centro-meridionale e in Africa. Da questa varietà si ricava la maggiore produzione mondiale di cacao poiché cresce più rapidamente e presenta una produttività superiore. Il gusto è meno delicato del Criollo, tuttavia la varietà Forastero detta Amenolado coltivata in Ecuador è considerata di grande pregio. La varietà Trinitario, che deve il suo nome al luogo d origine cioè l isola di Trinidad, è un incrocio tra le due varietà riunendone le caratteristiche positive. Poiché il luogo di produzione influisce sul gusto del cacao, proprio come avviene per i vini, tra gli estimatori del cioccolato, i cru (termine con cui si indica il cacao di particolare qualità, prodotto da una determinata piantagione o porzione di piantagione) più ricercati sono quelli ottenuti nelle piantagioni della regione di Chuau in Venezuela. Come per il caffè, una sola qualità di cacao non produce un buon cioccolato ma è fondamentale miscelare qualità differenti secondo le ricette custodite gelosamente da ogni fabbricante. Sebbene i frutti maturino tutto l anno, di solito si ricavano solo due raccolti. Il baccello viene tagliato dall albero e lasciato maturare sul suolo. Successivamente i baccelli vengono spaccati, le fave vengono rimosse e le bucce bruciate. I semi, prima di essere seccati al sole, vengono lasciati fermentare nei barili per 2-8 giorni. Il tempo di essiccamento cambia in base alla colorazione, da rosso a marrone, dei semi fermentati di partenza. I semi di T. cacao sono quindi insaccati e immagazzinati in locali freschi e arieggiati dove non possano assorbire odori. Dopo il controllo della qualità, le fave sono sottoposte ad una ulteriore tostatura, che accresce l aroma del cacao e favorisce il distacco finale del seme dalla buccia. Dopo la separazione dei semi in base alla grandezza saranno avviati alla torrefazione. Il famoso, inconfondibile, inebriante aroma di cacao, capace di solleticare come pochi altri il senso dell olfatto umano, dipende tutto dalla torrefazione, che risulta determinante per la qualità del prodotto finito. Questo procedimento favorisce lo sviluppo dei principi aromatici eliminando l umidità e l acidità. Solo un esperto però può decidere il momento dell arresto della torrefazione senza il quale le fave carbonizzerebbero. Dopo un rapido raffreddamento al ventilatore, le fave vengono avviate alla raffinatrice che provvede alla degerminazione, alla separadelle cerimonie legate alla trascendenza. Cortés, nel 1528, riuscì a portare in Spagna i frutti dell albero del cacao e tutto ciò che serviva per la preparazione del Xocolatl. La bevanda, cui veniva aggiunto peperoncino e altre spezie piccanti per mascherarne il sapore amaro, ebbe un grande successo. Il primo degustatore che provò ad aggiungere lo zucchero alla bevanda sembra sia stato il vescovo Francisco Juan de Zumàrrago nel Da quel momento il cacao zuccherato divenne molto più gradevole e la sua popolarità aumentò diffondendosi rapidamente in tutta Europa. Il cacao fu portato in Italia nel 1606 dal commerciante fiorentino Antonio Carletti dopo il suo ritorno da un viaggio in Spagna. La bevanda divenne celebre anche per il suo potere rinvigorente, molto celebrato dal Casanova, che ne faceva uso per mantenere elevato il numero delle sue seduzioni. Il cacao fu introdotto a Torino dal generale degli eserciti spagnoli Emanuele Filiberto di Savoia e, nel 1852, fu inventato un nuovo prodotto a base di cioccolato realizzato con l aggiunta di latte, zucchero, cacao e nocciole piemontesi. Questa raffinata combinazione, cui venne data la forma di piccola imbarcazione denominata gianduiotto, fu presentata ufficialmente nel 1865 in occasione del carnevale di Torino dalla famiglia di maestri cioccolatai Peyrano che erano importanti confezionatori di prodotti dolciari da accompagnare al caffè. A Torino e in Piemonte l arte della cioccolateria continuò ad essere fiorente e la bevanda al cacao diventò molto popolare ed importante economicamente. Nei primi anni del Settecento la prima colazione dei torinesi privilegiati era la bavareisa, una bevanda a base di caffè, cioccolata e latte, che veniva servita in un bicchiere e che, un secolo dopo, dal nome suo stesso contenitore, un piccolo bicchiere con supporto e manico di metallo, verrà detta bicerin. Già alla fine del Seicento si producevano a Torino circa 350 kg di cioccolato al giorno ed era esportato in Austria, Svizzera, Germania e Francia. Fino alla seconda metà del Settecento tutta la procedura di lavorazione del cacao, dalla raccolta dei frutti al prodotto finito, era eseguita a mano. Una delle prime tappe del perfezionamento nella lavorazione fu la capacità di solidificare il cioccolato per arrivare alla tavoletta. A contendersi il primato dell invenzione di una macchina idraulica per raffinare la pasta di cacao e miscelarla con zucchero e vaniglia (1802) furono un torinese, Bozzelli, e uno svizzero, Cailler. L invenzione fu in seguito perfezionata e intorno al 1820 fu prodotta in Inghilterra la tavoletta Fry & Sons, una mistura granulosa di liquore e cioccolato, zucchero e burro di cacao. Nel 1828 un olandese, Conrad Van Houten mise a punto un torchio speciale per spremere i grani macinati di cacao. Con questo mezzo ottenne la separazione del burro di cacao dalla polvere del cacao stesso, che divenne meglio amalgamabile con acqua e aromi. Van Houten eliminò l acidità del cacao, che tendeva a dare alla polvere un gusto acre e non molto piacevole. I cioccolatini sembra siano una invenzione esclusiva dei torinesi che li realizzarono, grossi come ghiande, da una pasta di cacao tirata a mano e foggiata grossolanamente. Erano detti givu, che in dialetto piemontese significa 8

9 SCIENZE E RICERCHE N 1 NOVEMBRE 2014 CHIMICA zione delle bucce e alla frantumazione in granella. Con un sistema di setacci decrescenti si seleziona la granella torrefatta che, una volta macinata, produce una pasta fluida (pasta di cacao) contenente in media il 54-55% di burro di cacao. Sia il cacao in polvere, sia il cioccolato derivano dalla pasta di cacao solubilizzata, macinata finissima e infine parzialmente sgrassata attraverso la spremitura con presse idrauliche. In tal modo il burro di cacao che fuoriesce sotto forma di olio giallo viene filtrato, colato in pani e raffreddato. La parte restante solida, il pannello o torta di cacao, è durissima perché solidificata a 600 atmosfere. Contiene ancora dal 8 al 26% di burro di cacao per cui deve essere frantumata e ridotta in polvere finissima. Per ottenere il cioccolato si effettua la miscelazione di diverse qualità di paste di cacao non sgrassate, secondo criteri di scelta e dosaggi che costituiscono i segreti di fabbricazione di ogni produttore. A queste miscele si aggiungono i vari ingredienti previsti dal tipo di cioccolato che si vuole ottenere come burro di cacao, zucchero, latte in polvere, aromi. È infatti la proporzione tra cacao e zucchero a determinare la qualità del cioccolato, in particolare quello denominato Fondente. L impasto ottenuto viene trasferito dalla mescolatrice alla raffinatrice. Operando il concaggio il cioccolato assume la sua personalità definitiva. Questa operazione si realizza in recipienti metallici grandi come vasche da bagno dove una pasta semiliquida e bruna è mescolata per ore e ore, sbattuta e aerata a temperatura costante di C. Il concaggio dura ore o giorni, a seconda del gusto del cioccolato che si vuole ottenere. Sul prodotto finito influiscono le consuetudini alimentari dei vari paesi infatti, ad esempio, il cioccolato americano, piuttosto ruvido, subisce un concaggio di 18 ore, mentre quello svizzero, incomparabilmente più vellutato, è sottoposto a un concaggio di 72 ore. Segue la fase di temperaggio, in cui la pasta liquida si porta a una temperatura tale da favorire la finissima cristallizzazione del burro di cacao, in modo da normalizzare la consistenza del prodotto considerati i possibili sbalzi di temperatura cui sarà sottoposto e di modellaggio, in cui la pasta, distribuita automaticamente in stampi di acciaio inossidabile, assume la forma definitiva. Gli stampi, riempiti con la pasta temperata, sono fatti avanzare su un nastro sottoposto a vibrazioni continue, che hanno lo scopo di eliminare le bolle d aria e far aderire perfettamente l impasto alle pareti. Le forme attraversano poi il tunnel di raffreddamento (6 C circa) nel quale il cioccolato, solidificandosi, si contrae e può essere estratto facilmente dagli stampi. Dal cacao si possono ottenere prodotti diversi. I più importanti sono il Burro di cacao (sostanza grassa ottenuta da semi di cacao o da parti di semi di cacao), il Cacao in polvere (ottenuto mediante macinazione di semi di cacao puliti, de- corticati e torrefatti e che presenta un tenore minimo di burro di cacao del 20% e un tenore massimo di acqua del 9%), il Cacao magro in polvere (cacao fortemente sgrassato in polvere con un tenore di burro di cacao inferiore al 20% della sostanza secca). Per quanto riguarda il cioccolato in commercio si possono trovare il Cioccolato in polvere (miscuglio di cacao in polvere e zuccheri, contenente non meno del 32% di cacao in polvere), il Cioccolato comune in polvere (cacao zuccherato, cacao zuccherato in polvere, un miscuglio di cacao in polvere e zuccheri, contenenti non meno del 25% di cacao in polvere), il Cioccolato (ottenuto da cacao e zuccheri con un tenore minimo di sostanza secca totale di cacao del 35%, di cui non meno del 18% di burro di cacao e non meno del 14% di cacao secco sgrassato). Inoltre il Cioccolato al latte (ottenuto da cacao, zuccheri e latte o prodotti derivati dal latte). Di color marrone chiaro, lucido con profumo persistente, ricco con un aroma di caramello e cacao. Al palato ha una buona fusibilità e una quantità percettibile di grassi con una struttura croccante. Gusto dolce con una leggera nota di amaro del cacao. Aroma intenso e persistente. Con la dicitura alla panna il prodotto deve avere un tenore minimo di grassi del latte del 5,5%, mentre con al latte scremato non deve contenere più dell 1% di grassi del latte. Il Cioccolato bianco (ottenuto da burro di cacao, latte o prodotti derivati dal latte e zuccheri, e che contiene non meno del 20% di burro di cacao e del 14% di sostanza secca del latte ottenuta dalla disidratazione parziale o totale del latte intero, del latte parzialmente o totalmente scremato, di panna, di panna parzialmente o totalmente disidratata, di burro o di grassi del latte in quantità pari almeno al 3,5%). Di color avorio, lucido con profumo intenso, ricco e persistente con sentori di latte, burro, vaniglia e biscotto. Ha gusto dolce molto marcato, aroma intenso e persistente. Il Cioccolato mi-doux (miscela di cioccolato al latte e fondente, colore marrone lucido, profumo intenso e persistente di cacao, caffè tostato e liquirizia). Gusto dolce con nota di amaro, intenso e persistente. Il Surfin di colore marrone intenso, lucido con profumo intenso, forte e ampio. Sentore di cacao tostato, liquirizia e tabacco. Struttura croccante in bocca e ottima fusibilità. Gusto dolce con una nota media di amaro e aroma fine e molto persistente. L Extra-bitter, colore marrone scuro, molto lucido. Profumo fragrante, aromatico, molto intenso e persistente. Sentori di cacao, caffè e orzo tostato. Struttura croccante, fusibilità lenta. Gusto intenso e persistente, amaro con una nota di dolce. L Amarissimo, colore marrone scuro tendente al nero. Profumo forte, molto intenso, aromatico. Sentori del cacao miscelata alla viola, al tabacco e alla liquirizia. Molto croccante al morso, fusibilità lenta in bocca, gusto amaro. Altre tipologie sono il Cioccolato ripieno, questa denominazione non riguarda tuttavia i prodotti il cui ripieno è costituito da prodotti di panetteria, pasticceria, biscotteria o gelato. La parte esterna di cioccolato è pari al 25% almeno del peso totale del prodotto. Il Cioccolatino o pralina, prodotto della dimensione di un boccone costituito da cioccolato ripieno, oppure da un unico cioccolato o un miscuglio di cioccolato e di altre sostanze commestibili, purché il cioccolato 9

10 CHIMICA SCIENZE E RICERCHE N 1 NOVEMBRE 2014 lina, favorendo la veglia, ritardando la comparsa dei sintomi di affaticamento e producendo quindi gli stessi effetti psicoattivi delle catecolamine. Si ritiene che sia anche in grado di calmare lo stimolo della fame. Le persone che soffrono di forti instabilità emotive hanno una produzione irregolare di feniletilammina e spesso consumano quantità eccessive di cioccolato durante i periodi di depressione. La voglia di cioccolato nelle donne è spesso episodica e fluttua con le modificazioni dei livelli ormonali, appena prima o durante il ciclo mestruale, questo suggerisce un legame con la produzione ormonale. Il desiderio di consumare prodotti a base di cacao è spiegato come un effetto craving (forte desiderio). La ricerca scientifica ha identificato specifici neurotrasmettitori (serotonina, endorfina, anandamide, feniletilammina) che influenzano significativamente il tono dell umore cui viene associato un efficace azione antistress. Inoltre la contemporanea ingestione di carboidrati favorirebbe il trasporto di triptofano verso il cervello, determinando l aumento della sintesi di serotonina cerebrale, che produrrebbe una sensazione soggettiva d energia e di piacere. L anandamide è invece una sostanza endogena, scoperta nell ultimo decennio, in grado di legarsi ai recettori per i cannabinoidi, generando quindi effetti comportamentali anche sul tono dell umore e su funzioni cognitive come l apprendimento e la memoria. Ananda è una parola derivata dal sanscrito e significa felicità. L anandamide è, infatti, in grado di stimolare le percezioni sensoriali ed indurre euforia. Altri aspetti interessanti della neurobiologia del cacao sono legati alla presenza di molecole come le N-aciletanolammine, in grado di innalzare le concentrazioni di anandamide. Tra i prodotti a base di cacao, la polvere di cacao è quella che contiene il livello più elevato di polifenoli, seguita dal cioccolato scuro e dal cioccolato al latte. A parità di peso secco, la polvere di cacao e il tè verde hanno capacità antiossidanti simili. Il cioccolato al latte ha circa quattro volte la capacità antiossidante delle fragole fresche, che si collocano ai primi posti tra la frutta. Una tavoletta di cioccolata al latte di 50 g contiene circa la stessa quantità di polifenoli di un bicchiere di vino rosso. Sono stati dimostrati, in studi recenti, i diversi effetti dei polifenoli sulla salute. Si ritiene che i polifenoli possano ridurre il rischio di sviluppo di cancro, malattie cardiovascolari, artrite reumatoide, e che possiedano benefici effetti antinvecchiamento. Uno studio su volontari ha rilevato che il consumo di 35 grammi di cacao sgrassato ha aumentato il lasso di tempo per l ossidazione delle LDL in vivo. Per quanto riguarda i tipi di polifenoli, nel cacao sono presenti discrete concentrazioni di flavonoidi, soprattutto la catechina e l epicatechina monomero. Oltre alle loro proprietà antiossidanti, i polifenoli procurano vantaggi al sistema cardiovascolare. Uno studio recente ha dimostrato che il consumo di cacao sopprime l attivazione piastrinica e sembra avere un effetto simile a quello dell aspirina. Questi composti possono anche indurre rilassamento vasale endotelio-dipendente. Il cacao e il cioccolato contengono quindi antiossidanti di natura polifenolica probabilmente essenziali per diminuire i danni provocati dalle specie reattive dell osrappresenti almeno il 25% del peso totale del prodotto. Il valore calorico del cioccolato è molto elevato infatti 100 g di cioccolato fondente apportano 515 kcal, 100 g di cioccolato al latte 545 kcal mentre 100 g di cacao amaro in polvere 355. Il cacao risulta meno calorico del cioccolato perché contiene meno grassi e non ha zuccheri aggiunti. Il cioccolato, anche se non è sicuramente un alimento dietetico, ha una composizione abbastanza equilibrata inoltre, contrariamente a quanto si crede, il colesterolo è presente solo in quello al latte. E anche molto ricco di minerali e vitamine, in particolare magnesio, potassio, calcio, ferro, sodio, rame, manganese, selenio, zinco, fluoro. Tra le vitamine sono presenti il β-carotene (pro-vitamina A), la B1, B2, D ed E. In particolare, la vitamina E ed i tocoferoli hanno interessanti capacità antiossidanti, mentre la nicotinammide (vitamina PP) svolge una azione favorevole nel mantenimento dell integrità delle pareti dei vasi sanguigni venosi. Con 100 g di cacao si apportano acqua (3.5%), proteine (12%), lipidi (46%), carboidrati (35%), fibra (8.5%) e minerali (3.5%). Gli acidi grassi che compongono il burro di cacao sono: tra i saturi l acido palmitico e acidi a corta catena (26%), stearico e acidi a lunga catena (34%) mentre tra gli insaturi l acido oleico (37%) e linoleico (2.1%). L interesse per gli acidi grassi polinsaturi non riguarda solo l aspetto nutrizionale in quanto essenziali, ma anche gli aspetti legati all integrità di tutte le membrane biologiche, comprese quelle dei neuroni. Gli acidi grassi insaturi del burro di cacao sono quindi importanti da un punto di vista dietetico. Infatti, sembra non innalzino i livelli delle lipoproteine LDL (il cosiddetto colesterolo cattivo) ma aumenterebbero i livelli di HDL (colesterolo buono). Per le dimostrate proprietà cicatrizzanti, il cacao è utilizzato per la cura di ragadi ed è applicato a rughe e piaghe. Il burro di cacao è usato comunemente in cosmesi come unguento e in farmacia come rivestimento di pillole e nella preparazione di supposte. Ha eccellenti proprietà emollienti e quindi è spesso usato anche nella cura di screpolature delle labbra e delle mani. Il cacao è un rimedio popolare per alopecia, ustioni, tosse, labbra secche, febbre, indebolimento, malaria, nefrosi, parto, gravidanza, reumatismi, morso dei serpenti e ferite. Il cacao è noto anche per il suo contenuto in alcune sostanze psicoattive, come la teobromina (3,7-dimetilxantina) e la caffeina (1,3,7-trimetilxantina), che svolgono un ruolo stimolante sul sistema nervoso centrale. La teobromina ha effetti simili alla caffeina, ma meno potenti. È invece più pronunciato il suo effetto su muscoli, reni e cuore. Una delle sostanze più interessanti del cacao è la feniletilammina, molecola del tutto simile alle endorfine, piccoli peptidi che il cervello produce quando si è particolarmente felici, euforici o in stato di serenità emotiva. Il cioccolato ha un blando effetto euforizzante tira su il morale quindi non sorprende, se il desiderio di consumarlo sia più forte nei momenti di stress o di difficoltà emotive. La feniletilammina è presente nel cacao in elevata quantità ed ha una struttura chimica analoga alle amfetamine, di cui condivide gli effetti neurofarmacologici legandosi agli stessi recettori cerebrali. La feniletilammina può potenziare gli effetti della dopamina e della noradrena- 10

11 SCIENZE E RICERCHE N 1 NOVEMBRE 2014 CHIMICA sigeno (ROS). I polifenoli nel cacao sono anche antimicrobici e sembra abbiano anche un effetto positivo nella prevenzione delle carie dentaria. Infatti, la frazione di polifenoli del cacao rende inattivo un enzima che catalizza la produzione di polisaccaridi provenienti dallo zucchero. Recentemente gli stessi effetti anticariogeni sono stati scoperti anche in estratti di polifenoli provenienti dal tè verde. Questi estratti vengono ora aggiunti ad alcune gomme da masticare come ingrediente anticariogeno. Per scegliere un buon cioccolato occorre leggere con attenzione gli ingredienti riportati in etichetta. Il vero cioccolato è a base di cacao, burro di cacao e zucchero ai quali si possono aggiungere latte ed alcune golosità, come nocciole e aromi vari. Un cioccolato di qualità deve avere una superficie lucente e liscia, non devono esserci trasudazioni biancastre di burro di cacao. La tavoletta deve spezzarsi senza sbriciolarsi e la pasta interna deve essere omogenea e compatta. Non deve comparire il sentore di rancido. Non deve essere eccessivamente acido. Non deve sapere di cotto o di tostato. In bocca il cioccolato deve essere liscio, non devono sentirsi i piccoli grumi di polvere di cacao. La differenza più evidente tra un cioccolato di alta qualità e uno di media qualità riguarda la consistenza in bocca ed il sapore, soprattutto per il cioccolato fondente con oltre il 70% di cacao. Aumentando la percentuale di cacao quello di media qualità si presenta più polveroso e amaro, mentre quello di alta qualità continua a sciogliersi in bocca finemente anche con percentuali superiori all 80%. Il cioccolato, a temperatura ambiente, si conserva anche per diversi mesi. I prodotti al cioccolato devono essere conservati in ambienti privi di odori e ben ventilati, a una temperatura di C, con una umidità relativa inferiore al 50%. Una cattiva conservazione determina la fioritura di zuccheri e grassi. La fioritura dello zucchero rende la superficie del cioccolato grigia coperta da uno strato sottile di sciroppo appiccicoso o di cristalli di zucchero. Ciò avviene quando il cioccolato è conservato in un ambiente con un umidità relativa superiore all 82-85% che causa la dissoluzione e la successiva precipitazione dello zucchero nella condensa superficiale. Il cioccolato è un alimento sicuro perché grazie alla sua composizione e alla ridotta presenza di acqua, è praticamente inattaccabile dagli agenti patogeni se conservato correttamente. BIBLIOGRAFIA Artel G.E., Sies H. (1999). Protection against preoxynitrite by cocoa polyphenol oligomers. FEBS Lett. 462, Bassanese T. (2001). Cacao, così dolce, così amaro. Ed. EMI, Bologna, Italy. Berger L. (1992). Guida internazionale alle varietà del cioccolato. Ulissedizioni, Milano. A.A. V.V. Brazilian Cocoa and Confectionery Manufacturers Association (1998). Brazil: a paradise for chocolate lovers, Confection Magazine, London, UK. Bruinsma K., Taren D.L. (1999). Chocolate: food or drug?. J. Am. Diet. Assoc. 99, Buchanan R.L. (1979). Toxicity of spices containing methylenedioxybenzene derivatives: A review, J. Food Safety, 1, Karim M., McCornick K., Kappagoda C.T. (2000). Effects of cocoa procyanidins on endothelium-dependent relaxation. J. Nutr. 130, 2106S-2108S. Knight P. (1998). Brazilian Chocolate: Recession Hopes. Coffee & Cocoa Intern. 25, 43. Kondo K., Hirano R., Matsumoto A., Igarashi O., Itakura H. (1996). Inhibition of LDL oxidation by cocoa. Lancet, 348, Kris-Etherton P.M., Keen C.L. (2002). Evidence that the antioxidant flavonoids in tea and cocoa are beneficial for cardiovascular health. Curr. Opin. Lipidol. 13, Mao T., Powell J., Van de Waters J. (2000). Effect of cocoa procyanidins on the transcription and secreation of interleukin-1β in peripheral blood mononuclear cells. Life Sci. 66, Mao T., Van de Waters J., Keen C.L. (2000). Cocoa procyanidins and human cytokine transcription. J. Nutr. 130, 2093S-2099S. Massari I. (1999). Oro colato. Ed. Barry Callebaut, Milano, Italy. Motamayor J.C., Risterucci A.M., Lopez P.A., Ortiz C.F., Moreno A., Lanaud C. (2002). Cacao domestication I: the origin of the cacao cultivated by the Mayas. Heredity, 89, Murray M.T. (2000). Guida medica agli integratori alimentari, Ed. Red, Como, Italy. Spencer S.C. (1998). Barriers to Asian Confectionery Market. Chocolate and Confectionery Intern. 2, 21. Rein D., Paglieroni T.G., Pearson D.A. (2000). Cocoa and wine polyphenols modulate platelet activation and function. J. Nutr. 130, 2120S-2126S. Sanbongi C., Osakaba N. (1998). Antioxidative polyphenols isolated from Theobroma cacao. J. Agric. Food Chem. 46, Sancito M. (2004). Il signore di Principe e São Tomé. Cioccolata & C. 50, 48. Schramm D.D., Wang J.F., Holt R.R. (2001). Chocolate procyanidins decrease the leukotriene-prostacyclin ratio in humans and human aortic endothelial cells. Am. J. Clin. Nutr. 73, Serafini M., Bugianesi R., Maiani G., Valtuena S., De Santis S., Crozier A. (2003). Plasma antioxidants from chocolate. Nature, 424, Steinberg F.M., Bearden M.M., Keen C.L. (2003). Cocoa and chocolate flavonoids: implications for cardiovascular health. J. Am. Diet. Assoc. 103, Waterhouse A.L., Shirley J.R., Donovan R. (1996). Antioxidants in chocolate. Lancet, 348,

12 BIOLOGIA SCIENZE E RICERCHE N 1 NOVEMBRE 2014 La componente mobile animale dell ecosistema Roma MAURO CRISTALDI, GERMANA SZPUNAR & CRISTIANO FOSCHI Dipartimento di Biologia e Biotecnologie C. Darwin, Università degli Studi di Roma La Sapienza L ECOSISTEMA CITTÀ In termini ecologici la città può essere considerata un Ecosistema eterotrofo incompleto, dipendente da ampie zone limitrofe per l energia, il cibo, le fibre, l acqua e gli altri materiali 1. Proprio gli altri materiali (edilizi, meccanici e chimici) comportano un trasferimento continuo dall esterno verso l interno di risorse naturali e/o artificiali necessarie alle tecnologie utilizzate dalla specie umana, ma anche un elevata quantità di scarti da restituire all esterno. Tali tecnologie non comportano solo dei vantaggi per un Buen vivir sensu Evo Morales 2, ma comportano numerosi svantaggi legati a nocività, incidenti sul lavoro, dissesto 1 Odum E.P. (1983). Basi di Ecologia. Piccin, Padova. 2 Farah H. I., Vasapollo L., Coord. (2011). Vivir bien: Paradigma no capitalista? CIDEM- UMSA, La Paz (Bolivia): 439 pp. territoriale, degrado ambientale, oltre che alla meno conclamata diffusione di elettrosmog 3. Adottando come principio iniziale che occorre considerare la foresta (o la città) in funzione degli alberi (gli edifici, gli uomini e le altre specie) che la compongono 4, riprendiamo, con modifiche parziali, l elenco delle caratteristiche peculiari di tale ecosistema 5 : a) presenza massiccia di substrati impermeabili e ad elevata coibenza termica (asfalto e cemento); b) produzione gas inquinanti da autoveicoli, caldaie e scarichi industriali che modificano il chimismo dell aria e amplificano l effetto serra con conseguente isola di calore 6 : mesoclima urbano ten- 3 Giuliani L., Soffritti M., Eds (2010). Nonthermal effects and mechanisms of interaction between electromagnetic fields and living matter. Ramazzini Institute and European Journal of Oncology Library, ICEMS Monograph, Mattioli 1885 S.p.A., Fidenza (PR), 5: 403 pp. 4 Fresu G. (2008). Lenin lettore di Marx. Collana La Foresta e gli alberi, 17. La città del Sole Edizioni Sas, RC: 253 pp. 5 Tescarollo P. (2009). Basi di Ecologia urbana. Materiale didattico. 6 Fanelli G., Testi A.M. (2012). L isola di calore urbana: metodi di studio attraverso le fioriture. In: L automobile uccide Roma. La privatizzazione dell aria e la morte 12

13 SCIENZE E RICERCHE N 1 NOVEMBRE 2014 BIOLOGIA denzialmente più caldo e secco; c) consumo di grandi quantità di energia; d) modifiche delle morfologie territoriali naturali e seminaturali preesistenti con edificazioni e infrastrutture; (e relativo particolato dannoso) rappresenta l aspetto emergente nella presente fase di sfruttamento energetico sopraliminare delle risorse 8, creando sia carenze di approvvigionamento che la maggiore preoccupazione epidemio- Ogni separazione dell uomo dalla natura è illusoria perché ogni privazione di natura ritorna inesorabilmente a danno dell uomo Valerio Giacomini Perché l ecologia, 1980 e) enormi quantità di rifiuti solidi e liquidi da smaltire. Quando si parla di ecosistema in funzione della componente mobile, cioè animale, occorre considerare non tanto le singole specie che costituiscono gli alberi (o entità specifiche, i cosiddetti taxa viventi), ma il complesso della foresta cittadina costituita in gran parte da edificazioni intensive, che ci permettono di considerare questo insieme in funzione della sua composizione in corpi parzialmente separati (aree verdi, corpi idrici, ambienti aerei e sotterranei) 7. Il traffico veicolare dell ecosistema urbano (Roma, Campidoglio, 20 Giugno 2012). 7 Cristaldi M., Szpunar G. (2012). La componente mobile, animale, dell ecosistema Roma. In: L automobile uccide Roma. La privatizzazione dell aria e la morte logica attuale causata dall inquinamento prodotto 9. Va sottolineato che i problemi legati all ecosistema città dipendono dal numero di abitanti per metro quadrato e dalla estensione territoriale occupata (da cittadina a medell ecosistema urbano (Roma, Campidoglio, 20 Giugno 2012). 8 Di Fazio A. (2000). Questioni strategicomilitari, negoziati ONU e problema energetico. In: Contro le nuove guerre. Scienziate e scienziati contro la guerra. A cura di M. Zucchetti, Odradek Edizioni SRL, Roma: Triolo L., Binazzi A., Cagnetti P., Carconi P. Correnti A. De Luca E., Di Bonito R., Grandoni G., Mastrantonio M., Rosa S., Schimberni M., Uccelli R., Zappa G. (2008). Air pollution impact assessment on agroecosystem and human health characterisation in the area surrounding the industrial settlement of Milazzo (Italy): a multidisciplinary approach. Environ. Monit. Assess., 140: tropoli), oltre che dal rapporto tra spazi edificati e spazi verdi 10, magnificato soprattutto nelle periferie delle megalopoli 5. La città di Roma ha una densità abitativa pari a 2213 ab/km 2 (www.comune.roma.it), mentre Milano pari a 6863 ab/km 2 (www.provincia.milano.it), il che mostra come Roma sia una città con ampie aree verdi (ville storiche, siti archeologici, cortili, prati, pascoli, giardini, parchi, aree incolte e coltivate), dove sovente si insedia per necessità la marginalizzazione antropica, che viene spesso misconosciuta nella gran parte delle città del mondo (homeless, nomadismo, immigrazione, lenocinio, ecc.), pur rappresentando essa, e attraverso specie domestiche (cani, gatti, maiali, conigli, polli) e commensali, il principale dei possibili focolai di rischio epidemico ed epizootico (e.g. tubercolosi, salmonellosi, toxoplasmosi, virosi), come pure un importante apporto di diversificazione fisica e culturale 11, Buscemi A., Cignini B., Contoli L. (1995). Aspetti quali-quantitativi delle zoocenosi ad uccelli e mammiferi nell ambiente urbano di Roma. SITE Atti, 16: Lanzara C., coord. (1989). L ambiente nel Centro storico e a Roma, Rapporto preliminare: 59 pp. 12 Rivera A. (2008). Cittadini, meteci e nuovi fantasmi. Sergiobontempelli.wordpress.com. 13

14 BIOLOGIA SCIENZE E RICERCHE N 1 NOVEMBRE 2014 Ma occorre chiedersi se esista una connessione tra queste aree marginali e le aree naturali periurbane - dove spesso si collocano spontaneamente e inappropriatamente eterogenee smart city (quartieri dormitorio) - in modo che possa nel tempo esser superata la diffusa concezione di spazio verde come giardino privato, quale eredità minore delle esclusivistiche ville storiche romane. URBANIZZAZIONE DEL TERRITORIO E AREE VERDI (SUOLO) Il Fiume Tevere, nonostante i muraglioni di contenimento, riesce ancora a creare paradossalmente una continuità sicuramente degradata passante all interno della più diffusa ed eterogenea muraglia costituita dall edificato. Se infatti prendiamo gli animali terragnoli in qualità di indicatori della mobilità ambientale, possiamo pensare che l attraversamento della città possa avvenire con relativa facilità solo negli spazi verdi prospicienti l asta fluviale. Secondo un indagine 13 svolta nei primi anni 80 lungo il Fiume Tevere, si possono notare tracce di Volpe (Vulpes vulpes), ma anche la presenza molto sporadica della Nutria (Myocastor coypus), mammifero anfibio d ambiente dulciacquìcolo di origine sudamericana. Per altri Mammiferi occasionalmente terragnoli, come l arboricolo Scoiattolo (Sciurus vulgaris), il Tevere e l affluente Aniene costituiscono sicuramente un impedimento al passaggio, che lo relega all area nordorientale della città (Villa Ada, Villa Borghese) e pone le Amministrazioni responsabili di fronte ai limiti di sopravvivenza della componente arborea a Conifere 14. A questa poderosa muraglia costituita dall edificato, per gli animali terragnoli si aggiungono le strade e le ferrovie. Più la strada è di grandi dimensioni (e.g. Tiburtina, Salaria, Raccordo Anulare, etc.) e protetta da recinti, minore è la possibilità di attraversarla. Ogni situazione di isolamento, anche parziale, tende a comportare fenomeni di endogamia con formazione di metapopolazioni, le quali possono provocare alterazioni genetiche e/o comportamentali. Al contrario, un caso ad esito fortunoso fu il tentativo di introduzione durante l assessorato Angrisani ( ) di alcuni esemplari alloctoni (dono del Comune di Genova) di Scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis), concorrente ecologico dell autoctono Scoiattolo, detto rosso, che furono rapidamente eliminati dalla colonia felina insediata nella villa, evitando così per tutto il Lazio il problema della naturalizzazione della specie, che affligge ormai il patrimonio forestale 13 Cristaldi M., Aste F., Cagnin M., Costa M., Federici R., Giombi D. Ieradi L.A., Lentini L., Nieder L., Pacilli A.M., Paradisi S., Salucci M.P., Scirocchi A., Tommasi M. (1985). Le infestazioni murine. I problemi igienico-sanitari connessi e le possibilità di limitazione del fenomeno. Ufficio Speciale Tevere e Litorale- Settore Ambiente, Comune di Roma: 76 pp. 14 Cignini B, Cristaldi M., Sartoretti A. (1997). Lo Scoiattolo Sciurus vulgaris L., 1758 nella città di Roma. Ecologia Urbana, 9 (2-3): dell Italia Nord-occidentale 15, 16, ma anche i boschi costieri a Pinus halepensis della Basilicata ormai invasi dall affine Callosciurus finlaysoniii (Aloise & Lombardi, com. pers.) Un unica specie di mammifero risente meno del processo di frammentazione ambientale urbana, il Riccio europeo (Erinaceus eurpaeus), in quanto specie di medio-piccola taglia con ampia capacità di dispersione, protetto dalla legislazione internazionale IUCN, dotato della capacità di chiudersi in una pelliccia di aculei che lo protegge da tutti i potenziali predatori (ad eccezione del Tasso, Meles meles, inabituale in ambienti urbani), se rapportata alla taglia e alla disponibilità di trovare opportune vie di trasferimento. La prevalente limitazione alla diffusione di questo animale è data dalle recinzioni del territorio urbano combinata con una accresciuta facilità di morte per schiacciamento sulle strade; ne consegue che la sua distribuzione in città è limitata ad alcune aree verdi (e.g.: Villa Ada, Villa Torlonia), ormai prevalentemente circondate da strade 17. Le ferrovie ad alta velocità costituiscono delle strutture invalicabili se non passano in tunnel. Ma mentre gli Uccelli non subiscono, oppure subiscono meno, tali impedimenti al passaggio, per i Mammiferi terragnoli e per altri animali atteri 18,19 il flusso genico è inesorabilmente impedito in ambito cittadino e periferico. E chiaro che tutte queste infrastrutture, che non sono mai state prese in esame nella progettistica urbana in funzione di adeguate attenzioni ecologiche 15,20, subiscono i limiti degli elevati costi aggiuntivi legati alla mancata programmazione ed i rischi generalizzati che vi si sovrappongono in particolari situazioni logistiche (ambienti poco ventilati, vie di fuga, inondazioni). Le barriere stradali non costituiscono soltanto un problema limitato alla velocità delle vetture che le percorrono - con i conclamati problemi traumatologici per tutta la componente animale (uomo compreso) - ma soprattutto un fattore di impatto legato alla frammentazione ambientale, all inquinamento acustico e da particolato (rispettivamente importanti dal punto di vista epidemiologico per l induzione di nevrosi con sordità da rumore e per l insorgenza di cancerogenesi soprattutto nel sistema respiratorio), alla propagazione di specie invasive e di patologie, ai cambiamenti climatici, alle condizioni microclimatiche dell asfalto e all introduzione 15 Bartolino S., Genovesi P. (2008). Sciurus carolinensis Gmelin, In: Fauna d Italia (Mammalia II), a cura di Amori G. Contoli L. & Nappi A. Calderini ed., Cristaldi M. (1997). A un anno da L ecosistema Roma. Verde ambiente, anno XIII(1): Aloise G. Scaravelli D., Bertozzi M., Cagnin M. (2003). Abbondanza relativa del riccio Erinaceus europaeus L (Insectivora, Erinaceidae) in ambienti del sud e nord Italia. Hystrix 14: Reggiani G., Filippucci M.G. (2008). Erinaceus europaeus Linnaeus, In: Fauna d Italia. A cura di Amori G., Contoli L., Nappi A., Ed. Calderini de Il Sole 24 Ore, Milano: Fattorini S. (2011). Insect extinction: A long-term study in Rome. Biological Conservation, 144: Fattorini S. (2011b). Insect rarity, extinction and conservation in urban Rome (Italy): a year -long study of tenebrionid beetles. Insect Conservation and Diversity: Cristaldi M. (1997). Le aree fluviali nella gestione della fauna della città di Roma. Verde Ambiente, Anno XIII(6):

15 SCIENZE E RICERCHE N 1 NOVEMBRE 2014 BIOLOGIA di specie aliene 21. Su ogni direzione dello spazio che parta dai cosiddetti cunei verdi si possono individuare pertanto ostacoli insormontabili, che hanno determinato nel corso del tempo la scomparsa di numerose specie sensibili ai fenomeni di frammentazione dell habitat (e.g. Topo quercino, Eliomys quercinus, ancora presente nel 1911 presso il Fosso di S. Agnese). Oltre al fallito cuneo verde del Nord-Est (sensu arch. Vittoria Calzolari), oramai occupato dagli insediamenti del Villaggio Olimpico e dei Parioli (ex-bosco sacro di Anna Perenna), si citi anche a titolo di esempio l area verde litoranea 22 che avrebbe potuto rappresentare un cuneo importante riallacciandosi alla Riserva Naturale del Laurentino-Acqua Acetosa, ovvero la Tenuta Presidenziale di Castelporziano e la Pineta di Castel Fusano, menomata da recenti e corposi incendi (2000 e 2008). La penultima mantiene un suo interesse per la sua microfauna a Mammiferi (presenza in simpatria/ sintopìa delle specie sorelle di topi selvatici, Apodemus flavicollis e A. sylvaticus) 23, a Cheloni (Testudo graeca, T. hermanni) e ad Anfibi (Rana esculenta complex, Bufo viridis) 24 ; nonostante si tratti di un area protetta, sono stati riscontrati in ambedue le specie di Apodemus citate numerose anomalie mutagenetiche in atto, sintomo di inquinamento attribuibile alla presenza di metalli pesanti originati presuntivamente da un aeroporto militare (Pratica di Mare), numerose strade a traffico veloce, un aeroporto civile (Fiumicino) e dall area industriale di Pomezia 25. L unico cuneo che si inserisce nel contesto urbano e realmente conserva le condizioni di seminaturalità che si riallacciano all integrità dell antica Campagna romana, sembra condensarsi intorno al Parco Regionale dell Appia Antica. Di questo cuneo verde fa parte il Parco della Valle della Caffarella, una delle prime aree sottoposte a tutela da parte dei cittadini 26, 27. Nel Parco Regionale dell Appia Antica sopravvivono diverse specie di Mammiferi 28, ad- 21 Dinetti M. (2009). Le infrastrutture di trasporto: un fattore di pressione sui mammiferi. Road Ecology, Rete IENE. In : Amori G., Battisti C., De Felice S. (2009). I Mammiferi della Provincia di Roma. Provincia di Roma, Roma: De Nicola C., Guidotti S., Fanelli G., Pignatti S., Serafini-Sauli A., Testi A. Ecologia della vegetazione dei boschi di Castelporziano. In: Il sistema ambientale della Tenuta Presidenziale di Castelporziano. Ricerche sulla complessità di un ecosistema mediterraneo. Accademia Nazionale delle Scienze, Roma, 2.s. II: Amori G., Cristaldi M., Fanfani A., Solida L., Luiselli L. (2010). Ecological coexistence of low-density populations of Apodemus sylvaticus and A. flavicollis (Mammalia: Rodentia). Rendiconti Lincei, 21 (2): Cattaneo A. (2005). L erpetofauna della Tenuta Presidenziale di Castelporziano. Atti Mus. Stor. Nat. Maremma, 21: Ieradi L.A., Locasciulli O., Bravo J., Annesi F., Szpunar G., Cristaldi M. (2010). Genotoxic monitoring on wild rodents living in protected areas. Fresenius Environmental Bulletin, 19: Comitato per il Parco della Caffarella. (1997). La Valle della Caffarella. Spiccioli di Natura. Comune di Roma, Dipartimento X. Fratelli Palombi Editori, Roma: 127 pp. 27 AA. VV. tutti aderenti all Associazione di volontariato Comitato per il Parco della Caffarella e all Associazione Humus_onlus. (2013). Il sacro Almone, da fiume a discarica. Mito, storia, scienza e impegno civile per ridare vita al fiume del Parco dell Appia Antica. Tipolitografia Tipostil pp Piccari F., Szpunar G. (2012). I micromammiferi del Parco Regionale dell Appia Antica. Collana Atlanti Locali, Edizioni ARP, Roma: 68 pp. dirittura di un certo valore conservazionistico (Istrice, Volpe, Riccio, Talpa, Donnola, Faina, Coniglio, Arvicola del Savi, Topo selvatico), il cui mantello può funzionare come sistema di diffusione di sementi e/o di pollini per le Piante verdi, di cui si avvalgono prevalentemente le specie vegetali urbanofile 29. I fattori estremi di frammentazione interessano aree verdi isolate all interno della città: Villa Nomentana, Villa Torlonia, Villa Albani, Cimitero di Campo Verano, Villa Lazzaroni. Tali aree, data la loro relativamente limitata estensione, possono essere considerate enclave provvisorie e possono quindi essere assimilate in extenso ai giardini interni di molti quartieri concepiti col criterio della città-giardino (Parioli, Flaminio, Ponte Milvio, Prati, S. Lorenzo, Garbatella) e agli orti di guerra ricavati nelle aree fluviali. In tali aree l effetto frammentazione territoriale, estremizzato e aggravato dall uso pesante di insetticidi e di concimi azotati, quasi sempre scorrettamente gestiti dai condomìni e/o da privati singoli di eterogenea estrazione sociale, può riproporre in ambito urbano e periurbano gli effetti provocati nei boschetti di periferia 30. Per i piccoli Mammiferi le strade costituiscono senz altro una barriera fisica alla loro distribuzione. Effetti di mitigazione alla presenza di queste barriere potrebbero essere rappresentati da chiusure stagionali di strade, localizzazione e design di sovrapassaggi e sottopassaggi naturalizzati. Una eventuale realizzazione di tali iniziative andrebbe accompagnata da una appropriata connettività 31 tra aree verdi garantita da strade bianche di dimensioni adeguate. Le aree verdi delimitate dalle rotatorie e dagli svincoli stradali, essendo strutturate come piccoli isolati, portano all estremo tali processi di frammentazione. CORPI IDRICI La città di Roma non è caratterizzata dalla presenza di laghi naturali, ma solo di un area litoranea prospiciente il mare (Ostia) e fiumi con tendenza al regime torrentizio tributari del Tevere, il cui tratto urbano può trovarsi soggetto ad occasionali piene regolate attualmente a monte dalla diga di Castel Giubileo (Raccordo Anulare Nord). Tali piene potrebbero diventare un problema a causa dei cambiamenti climatici in atto, i quali provocano eventi meteorici estremi concentrati nel tempo che impediscono il regolare deflusso dell acqua da parte dei corpi idrici 32. A tali eventi corrisponde anche un problema legato al ciclo dell acqua, per cui eventi meteorici 29 Fanelli G.(1995 ). La vegetazione e la flora infestanti. In: Cignini B., Massari G., Pignatti S.( a cura di). Ecosistema Roma, Ambiente e Territorio. Conoscenze attuali e prospettive per il Fratelli Palombi Editori: Mortelliti A. (2009). Mammiferi e frammentazione ambientale. In : Amori G., Battisti C., De Felice S. (2009). I Mammiferi della Provincia di Roma. Provincia di Roma, Roma: Battisti C. (2003). Habitat fragmentation, fauna and ecological network planning: Toward a theoretical conceptual frame work. Italian Journal of Zoology, 70 (3): Pasini A. [a cura di] (2006). Kyoto e dintorni. I cambiamenti climatici come problema globale. Franco Angeli Editore, Milano: 214 pp. 15

16 BIOLOGIA SCIENZE E RICERCHE N 1 NOVEMBRE 2014 estremi che si verificano in tempi ridotti non consentono ai suoli un filtraggio naturale, e quindi il conseguente arricchimento delle falde acquifere sotterranee. Tale fenomeno viene amplificato dalla presenza di asfalto che impermeabilizza i suoli, oltre a contribuire a creare, con il resto dell edificato e il vapore acqueo emesso dal terreno esposto, l effetto isola di calore magnificato in ambiente urbano 33 rispetto al più globale effetto serra 32. Fin dall Ottocento l attività di pesca effettuata sul Fiume Tevere 34, 35, associata alla crescente eutrofizzazione delle acque dovuta principalmente agli scarichi civili, ha portato a un impoverimento della fauna ittica presente nel fiume stesso. Attualmente sono relativamente abbondanti le specie tipiche di acque a basso tenore di ossigeno, come rovelle (Rutilus rubilio), carpe (Cyprinus carpio), carassi (Carassius spp.), pesci gatto (Ictalurus vel Ameiurus spp.), più recentemente gli invasivi siluri (Silurus glanis), ma da più tempo addietro le anguille (Anguilla anguilla) pescate allo stato di ceche e destinate commercialmente alla vallicoltura. Per quanto riguarda i Mammiferi, nell area urbana del Tevere sono segnalati insediamenti di Nutria (Myocastor coypus) e di Volpe (Vulpes vulpes), che sfruttano il corso d acqua e le sue golene come vie di passaggio per la ricerca di risorse trofiche. Una sintesi delle conoscenze acquisite nel corso degli anni è rappresentato dal lavoro di Cristaldi et al. (1985) che fu commissionato dall Ufficio Speciale Tevere e Litorale per studiare il problema delle infestazioni murine 12, in particolare per le specie infestanti Rattus norvegicus (Ratto delle chiaviche), R. rattus (Ratto dei tetti) e Mus musculus domesticus (Topo domestico), a diverso grado considerate commensali della specie umana e soggette a mal gestite disinfestazioni. Nonostante tale lavoro mettesse in evidenza un elenco completo delle immissioni idriche in ambito urbano congruenti alla necessità di effettuare tempestivi interventi di risanamento ambientale, esso fu poco considerato dalle successive Amministrazioni, almeno fino al Convegno del Campidoglio Ecosistema Roma (2008) 16,36. Le presenze faunistiche sinora citate consentono di identificare nell area tiberina un importante area umida di raccordo tra entroterra e mare, che prescinde dal traffico fluviale ormai altamente ridotto per ragioni idraulico-strutturali 37 : il mantenimento di attività di pesca e di canottaggio implica un aumento del rischio di Leptospirosi (Leptospira spp.), spirilli contraibili attraverso microlesioni del tegumento esposte ad acqua/fango e legati in primis alla diffusione ambientale di 33 Lin T., Yu Y., Bai X., Feng L., Wang J. (2013). Greenhouse gas emissions accounting of urban residential consumption: a household survey based approach.plos One, 8(2). 34 Betocchi A. (1878). Del Fiume Tevere. Tipografia Elzeviriana del Ministero delle Finanze, Roma: 81 pp. 35 Cataudella S. e coll.(1991). La pesca fiumarola e il mercato ittico a Roma. Amm. Prov. Roma, Uff. Pesca: 96 pp. 36 Cignini B., Massari G., Pignatti S., a cura di (1995). Ecosistema Roma, Ambiente e Territorio. Conoscenze attuali e prospettive per il Fratelli Palombi Editori. 292 pp. 37 Ravaglioli A. (1995). Il Tevere fiume di Roma. Storia, curiosità, prospettive. Tascabili Economici Newton, Trento: 66 pp. urine di Ratto delle chiaviche 38, 39. In conclusione, il fiume Tevere con i suoi affluenti può rappresentare un importante corridoio biologico per specie acquatiche (e.g. piante acquatiche, pesci, uccelli), come pure per quelle infestanti (ratti, topi, nutrie), ma al contempo rivelarsi un imponente barriera per specie arboricole e terricole (e.g. Scoiattolo, Istrice, Donnola), dal momento che l originario assetto del corso d acqua, così come la vegetazione arborea naturale, sono stati modificati con la costruzione di appositi muraglioni e collettori principali destro e sinistro, a seguito dell eccezionale alluvione del 1870, con il pretesto giustificativo dalla messa in sicurezza dell area urbana. Le numerose sorgenti acquifere presenti nella città di Roma possono rappresentare una causa di diffusione di contaminanti alla popolazione che ne fa uso, sia a causa della presenza sul territorio di attività non dotate di sistemi di depurazione, che a causa di elementi chimici apportati dalle precipitazioni meteoriche e dall attività del Vulcano Laziale (e.g. Arsenico, Radon), soprattutto quelle abbondanti e improvvise (fenomeni sempre più frequenti in quanto conseguenti ai cambiamenti climatici in atto 32 ). Inoltre gli organismi saprobi tendono ad aggregarsi attorno a feltri grigiastri di Batteri coloniali - più facilmente individuabili 27, anche ad occhio inesperto, nelle acque luride - più che in quelle potabili, per le quali occorre rilevare la pericolosità a lungo termine nella ridistribuzione di sostanze clororganiche cronicamente accumulatesi per effetto dei composti clorurati immessi legalmente nelle condotte ai fini della potabilizzazione microbiologica. Una delle componenti idrologiche più importanti della città, i fossi e/o le marrane (nomenclatura tipica dell area romana indicante i fossi degradati da scarichi domestici), è stata completamente trascurata, se non occasionalmente, ma tali corpi d acqua dovrebbero essere sottoposti a maggiore attenzione per le modificazioni storiche a cui sono state soggette le loro acque, tuttora in gran parte soggette a inquinamenti e a conseguenti intombamenti (e.g. Fosso dell Acqua Bullicante), per essere di nuovo valorizzate (e.g. Laghetto ex-snia Viscosa). In alcuni casi sono talmente trascurate che costituiscono un ricettacolo di animali infestanti (ratti, topi, tartarughe Trachemys, blatte, zanzare, mosche) e di contaminanti (metalli pesanti, composti organici), che creano fastidi, alterazioni ecologiche e trasmettono malattie soprattutto nel contesto delle concentrazioni antropiche suburbane. A tal proposito va sottolineato che tutte le situazioni antropiche cittadine, nell attuale contesto economico-politico, restano soggette a rischio di malattie degenerative 40. Tale problema, purtroppo globale, interessa soprattutto i centri urbani 38 Cristaldi M, Ieradi LA Infestazioni da ratti e topi. In: Cignini B, Massari G, Pignatti S, editors. L ecosistema Roma ambiente e territorio. Fratelli Palombi ed.: Romi R., a cura di, 1996 Convegno Aspetti tecnici, organizzativi e ambientali della lotta antimurina (17 ottobre 1995, Roma). Rapporti ISTISAN, 96/11: 126 pp. 40 Burgio E. ( ). La pandemia silenziosa. Trasformazioni ambientali, climatiche, epidemiche. ISDE (Medici per l Ambiente). 16

17 SCIENZE E RICERCHE N 1 NOVEMBRE 2014 BIOLOGIA in cui le infestazioni vengono trattate quasi esclusivamente con mezzi chimici che garantiscono la rapidità degli effetti immediati, ma di cui viene ignorato l impatto ambientale, le possibili cadute immunitarie nelle popolazioni e gli stessi sistemi di prevenzione a rischio. AMBIENTE AEREO Un altra sottovalutata fonte di contaminazione per gli abitanti è costituita dai radar militari, la cui dislocazione corrisponde generalmente tuttora agli antichi forti militari (e.g. Forte Braschi, Forte di Monte Mario, Forte Bravetta) che circondano la città, considerati complessivamente da Cignini & Zapparoli (1997) come aree semi-naturali 41. Se si pensa che il campo elettromagnetico nell area di Roma misurava orientativamente intorno ai 0,00007 microwatt/cm 2 al tempo dell Uomo di Neanderthal (circa anni fa) e fino all Età moderna, oggi, al tempo delle tecnologie elettroniche (radar, conduzione elettromagnetica senza fili e cavi elettrici ad alta tensione, emissioni da satelliti) prodotte in meno di un secolo dall attuale Homo sapiens, esso è arrivato a circa 2 microwatt/cm 2 (F. Marinelli, com. pers.). I cavi elettrici possono rappresentare altresì un pericolo meccanico per le specie ornitiche e per i pipistrelli, più che per gli aerei che sorvolano la città a maggiori altezze abituali, perfino quelli diretti all aeroporto di Ciampino; tuttavia, per alcune specie di Accipitridi (rapaci diurni) i tralicci possono rappresentare dei siti di nidificazione, essenzialmente per la scarsità di siti naturali e secondariamente per l ombra prodotta dall armatura e la conseguente ventilazione 42. Le specie ornitiche, data la capacità di volo, sono generalmente favorite negli ambienti urbani in quanto non risentono né della pressione predatoria né delle barriere a terra, tantomeno allorché tali ambienti siano dotati, come a Roma, di ampie aree verdi e specchi di acqua. Negli ultimi anni è stata osservata una ripresa delle popolazioni di rapaci diurni: Gheppio (Falco tinnunculus) e Falco pellegrino (Falco peregrinus). Una specie ornitica che risente delle limitazioni imposte dalla presenza umana è il Gufo comune (Asio otus), il quale è notevolmente condizionato dalla presenza di vecchi alberi dotati di cavità, che generalmente vengono abbattuti nella pratica di giardinaggio perché considerati antiestetici e pericolosi per l incolumità, ma anche fonte di guadagno per vivaisti impegati nel continuo ricambio delle piantumazioni. Problemi simili coinvolgono i roost di Barbagianni (Tyto alba) - formidabile specie predatrice di micromammiferi - spesso sottoposti a inappropriate bonifiche del rudere occupato, che dissuadono la nidificazione dello strigiforme già ampiamente sottoposto alla concorrenza insediativa dell invadente Piccione domestico. 41 Cignini B., Zapparoli M. (1997). L ecosistema Roma e la sua fauna. In: Ecologia Urbana. La fauna della città di Roma, Comune di Roma, Ufficio Diritti Animali, 2-3: Dell Omo G., Costantini D., Di Lieto G., Casagrande S. (2005). Gli uccelli e le linee elettriche. Alula XII (1-2): Delle due specie di Piciformi stanziali segnalati a Roma (Picchio verde, Picus viridis, e Picchio rosso maggiore, Dendrocopos mayor) 43, la più diffusa è la seconda che però risente, anche in questo caso, della frammentazione dell habitat e della scarsità di alberi maturi e/o vecchi ad alto fusto. Specie di particolare valore simbolico ed estetico, come il Gruccione (Merops apiaster), uccello migratore estivo, dovrebbero essere sottoposte a particolari attenzioni per la salvaguardia degli ambienti dove essi nidificano in qualità di specie fossorie: sponde dei fiumi, cave di tufo e di sabbie. In tal senso, le cave in disuso potrebbero essere non riempite, ma recuperate mantenendo lo stato delle pareti friabili e scavabili e utilizzandone i fondi per la coltivazione di agrumi - proprio come le cave di pietra dell isola di Favignana nelle Egadi - poiché si tratta di ambienti ombreggiati e ancora ricchi di apporti idrici (e.g. Cava della Tenuta di S. Cesareo presso il Parco Regionale dell Appia Antica, com. pers. di F. Piccari). Inoltre, la cementificazione delle sponde dei fiumi dovuta al perdurante criterio di regimentazione delle acque, favorevole essenzialmente alla crescita non regolamentata dell ingegneria civile, crea un notevole fattore di limitazione per il Gruccione in quanto esso, il Topino (Riparia riparia) e il Martin pescatore (Alcedo atthis) sono specie ornitiche che scavano gallerie come siti di nidificazione. In tali situazioni critiche si notano negli ultimi anni gli insediamenti invasivi di Cornacchia grigia (Corvus corone cornix), specie favorita dalla frammentazione, la cui diffusione è condizionata dalla crescente presenza del Gabbiano reale (Larus michahellis) che nidifica sui più alti edifici della città 44. A sua volta la Cornacchia grigia limita la diffusione urbana di Passeriformi come la Passera d Italia (Passer italiae), e di Turdidi (e.g. Turdus merula), mentre apparentemente non influenza la conclamata diffusione del Piccione domestico (Columba livia var. domestica), varietà panmittica ormai troppo ben adattata alle condizioni limite offerte dall ambiente urbano 45, ma che può rimaner vittima, pur sopravvivente, di penose mutilazioni (ben visibili in numerose zampe ornitiche delle conurbazioni del Veneto orientale) imputabili all uso di spilloni acuminati (dissuasori metallici), posizionati per impedirne lo stazionamento su superfici aggettanti cfr.46 : i cosiddetti dissuasori a filo ballerino appaiono i più economici ed efficaci per impedirne la sosta. Preoccupante si rivela la diffusione del Pappagallo monaco (Myiopsitta monachus), specie naturalizzata originaria 43 Sarrocco S., Battisti C., Brunelli M., Calvario E., Ianniello L., Sorace A., Teofili C., Trotta M., Vicentini M., Bologna M.A. (2002). L avifauna delle aree naturali protette del comune di Roma gestite dall ente Roma Natura. Alula, 9: Cignini B., Zapparoli M. (1996). Atlante degli uccelli nidificanti a Roma. Palombi Editori, Roma: 126 pp. 45 Del Lungo A. (1937). Abitatori alati dei monumenti e dei parchi di Roma. Rassegna faunistica, 4 (XVI): Albonetti P., Bozzano M., Causa A., Fidora S., Orecchia S., Petroni P., Zanardi S., Zanoni G. (2002). Strategie di monitoraggio e contenimento delle popolazioni di Columba livia a Genova. Biologi Italiani, 8: De Vita F. (2009). L uso dei dissuasori, leggenda e realtà. org/ 17

18 BIOLOGIA SCIENZE E RICERCHE N 1 NOVEMBRE 2014 del Sudamerica, segnalato a Roma fin dal 1996 presso il Parco della Caffarella e successivamente diffusosi in altre aree della città e in particolare nel suo quadrante sud-est (Appia Antica, Farnesiana, Torricola) 26,47. Una specie ben conosciuta a Roma è lo Storno (Sturnus vulgaris), la cui presenza, nel passato, si era ridotta a causa dell inquinamento prodotto dalle caldaie a carbone. La Direttiva Quadro 96/62/CE ha ripristinato le condizioni originarie di sopportabilità dell aria per numerose specie aviarie, favorendo il ritorno degli stormi di storni. Tali condizioni non hanno invece permesso la diffusione della Rondine p.d. (Hirundo rustica), più confinata ad ormai esigue stazioni nella città (e.g. la stazione di Monte Antenne in Roma è ormai percorsa da un sostenuto traffico veicolare). Attualmente sono invece predominanti altre specie insettivore e migratrici che occupano in parte la nicchia ecologica della Rondine, come il Balestruccio (Delichon urbica) e il Rondone (Apus apus). Per quanto riguarda i Chirotteri (soprattutto Pipistrellus pipistrellus, P. kuhlii, Myotis myotis vel blythi, Hypsugo savii, Eptesicus serotinus, Tadarida teniotis) 48, comunemente conosciuti come Pipistrelli, la città sembrerebbe rappresentare gli stessi vantaggi e svantaggi che si hanno per gli uccelli diurni, ma, poiché si tratta di specie crepuscolari/notturne che occupano una nicchia ecologica notevolmente differente rispetto a quella degli Strigiformi, occorre formulare considerazioni differenti. Solo recentemente, con l utilizzo delle cassette nido (bat-box) questi micromammiferi volanti stanno acquisendo la giusta attenzione da parte del pubblico, il quale sembra aver compreso l importanza ecologica di questi animali insettivori, almeno come formidabili cacciatori di insetti notturni, a dispetto di quanto alcune credenze, basate sul loro naturale aspetto terrifico, abbiano nel tempo influito negativamente sulla cultura popolare (se entrano casualmente in casa, va ricordato che non si attaccano ai capelli e che basta spegnere la luce ed aprire le finestre per farli uscire, in quanto essi sono guidati da un sistema sonar naturale che impedisce loro di urtare malamente). I fattori che influiscono maggiormente sulla loro sopravvivenza in ambito urbano sono la mancanza di idonei siti di rifugio (sottotetti, soffitte, grotte, fessure nelle mura) e l utilizzo di insetticidi che incide, attraverso processi di bioaccumulo e biomagnificazione, sulla componente entomologica (loro fondamentale risorsa trofica) e/o più direttamente su loro stessi. 47 Taffon D., Giucca F., Battisti C. (2008). Atlante degli uccelli nidificanti nel Parco Regionale dell Appia Antica. Gangemi Editore S.p.A., Roma: 192 pp. 48 Amori G., Battisti C., De Felici S. (a cura di) (2009). I mammiferi della Provincia di Roma. Dallo stato delle conoscenze alla gestione e conservazione delle specie. Provincia di Roma, Assessorato alle Politiche dell Agricoltura, Stilgrafica, Roma: 347 pp. AMBIENTE SOTTERRANEO Gli ambienti sotterranei costituiscono la componente ecologica più assimilabile alla condizione degli animali terragnoli, in quanto in questi ambienti, la mobilità è estremamente ridotta proprio per causa del substrato interessato, altamente eterogeneo dal punto di vista geologico. La città di Roma, costruita sopra e spesso con le emissioni del Vulcano Laziale, è ampiamente caratterizzata da ambienti ipogei (collettori e fognature, condotte d acqua, cunicoli idraulici ed elettrici, cave, catacombe, altre cavità di interesse archeologico, sottopassaggi, gallerie, canali di servizio, fondamenta, grotte, fungaie, intombamenti) 49, 50, la cui componente faunistica è scarsamente studiata: ci si limita ad interessarsi di alcuni fenomeni infestativi in ambienti spazialmente limitati (chiostrine) con posa in opera di sostanze repellenti, spesso ben sostituibili con la canfora del commercio; eppure tali ambienti limitati, come gli affini ed ampi cortili, potrebbero costituire la congiunzione tra ambienti aperti, consentendo un parziale argine alla frammentazione faunistica. L attenzione ai passaggi dovrebbe essere infatti un compito prioritario nell edificazione di barriere invalicabili (TAV, linee ferroviarie, strade non sopraelevate), mentre tali accorgimenti vengono prevalentemente ignorati, se non per strumentali servizi per persone invalide (e.g. pericolose e inutili strutture di attraversamento facilitato 51 ). A causa delle condizioni microclimatiche tipiche degli ambienti ipogei (scarsa illuminazione, umidità elevata, frescura), la fauna presenta caratteristiche peculiari, quali lo sviluppo limitato degli organi visivi e la specializzazione di altri (Ortotteri Dolicopodi troglofili, sonar nei pipistrelli, olfatto nelle talpe e nei Soricomorfi, udito raffinato con bulle timpaniche ipertrofiche nei Roditori fossori, vibrisse ad elevata sensibilità in tutti i Mammiferi fossori). L ambiente sotterraneo risulta sottoposto a diverse fonti di inquinamento che si accompagnano con diffusioni di organismi patogeni e dei loro vettori: filtrazione di liquidi, deposizione di rifiuti, polveri sottili, gas Radon e organismi saprobi. Il complesso sistema fognario della città, soggetto a scarsa manutenzione e a occasionali e/o sospette contiguità con la rete potabile, rappresenta, con le sue acque a lento deflusso ed eutrofizzate, un ricettacolo per numerose specie infestanti e patogene. Sovente tali specie fanno da tramite o 49 Luciani R. [a cura di] (1984). Roma sotterranea. Porta San Sebastiano 15 ottobre 14 gennaio 1985, Fratelli Palombi Editori Roma/Cataloghi: 300 pp. 50 Cerlesi E. E. (1999). Problematiche di stabilità in reti caveali adibite a fungaia e di reti caveali di tipo catacombale ed il loro silente ed insidioso rapporto con le possibili costruzioni soprastanti. Atti del Convegno Le cavità sotterranee nell area urbana di Roma e della Provincia. Problemi di pericolosità e gestione (Roma, 13/03/1999), Servizio Geologico e Difesa del Suolo - Provincia di Roma / Società Italiana di Geologia Ambientale - Sezione Lazio, Sistema Informativo Provinciale: A.C.I. (2011). Linee guida per la progettazione degli attraversamenti pedonali. 52 Maltese C. (1986). Roma consumata, dall Urbanistica all Ecologia. Il Bagatto Soc. Coop. Libraria a r.l., Roma: 172 pp. 18

19 SCIENZE E RICERCHE N 1 NOVEMBRE 2014 BIOLOGIA sono vettori di potenziali malattie emergenti in primis negli ambienti di superficie. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE La molteplicità di condizioni a rischio e le loro possibili interazioni fanno delle città - e in generale degli ambienti urbanizzati - un coacervo di situazioni difficilmente interpretabili da un punto di vista rigorosamente sperimentale. Ciò in parte giustifica la scarsa diffusione di pubblicazioni scientifiche sull assetto ecologico cittadino, spesso limitate a rilevazioni di carattere osservazionale, le quali dovrebbero invece costituire la base conoscitiva da cui dedurre le connessioni profondamente interattive necessarie alla ricerca ecologica negli ambienti antropizzati, che ancora deve essere adeguatamente sviluppata nel suo complesso. Il criterio inventariale seguito abitualmente dai faunisti, in cui tutte le specie sembrano appiattirsi in un elenco, potrebbe essere quindi superato e reso fruibile ai fini applicativi avvalendosi del principio di pianificazione applicato nel contesto antropico, all interno del quale va individuato il ruolo caratteristico delle specie, sia delle comunità vegetali (e.g. compresi licheni, funghi, micorrize) che di quelle animali (abitualmente più mobili e pertanto apparentemente più soggette alla banalizzazione faunistica), nonché delle rispettive compatibilità ecologiche 20, anche in relazione alla componente microrganismica, la meno percepibile ma sovente la più significativa. In tale contesto le tecnologie di prevenzione, profilassi e recupero ambientale, nonché di difesa dal dissesto territoriale (e.g. ecodiesel, fotovoltaico, energia da Idrogeno, prodotti biologici e/o localistici, abitazioni ecologiche, ecc.) vanno seguite con prudente diffidenza, in quanto orientate anzitutto a soddisfare esigenze del sistema di mercato su cui si basa la società capitalistica tutta, cui si aggiunge il criterio di consumo del territorio, sul quale ricordando in urbanistica il cosiddetto Sacco di Roma di Cederna e Insolera - si fonda la cosiddetta Grande rete della città interterritoriale, nella quale i sistemi di cablaggio velocizzato tenderebbero ad evolvere, ma creando ulteriori problemi 16,50,51,52. Solo secondariamente ad una loro seria sperimentazione preventiva alcune di tali tecnologie alternative potrebbero riuscire a soddisfare i bisogni effettivi delle popolazioni conurbate con la fruizione di prodotti utili e mirati. Un cambiamento molto graduale potrebbe essere affidato all istruzione inferiore e superiore 16, anche attraverso le reti museali, per riuscire a collegare gli aspetti umanistici e scientifici, in quanto questi coinvolgono tutti i fenomeni culturali che abitualmente partono dagli stessi conglomerati urbani. 19

20 MEDICINA SCIENZE E RICERCHE N 1 NOVEMBRE 2014 «Il decennio della coscienza». Intervista a Piergiorgio Strata MARCO CAMBIAGHI Piergiorgio Strata è uno dei neuroscienziati più conosciuti d Italia, oggi Professore Emerito all Università di Torino. Classe 1935, il Professor Strata si trova nel suo ufficio tutti i giorni, se non impegnato in qualche congresso o conferenza. Neurofisiologo di fama mondiale, si è laureato in medicina presso l Università di Pisa e come allievo del Collegio medico-giuridico della Scuola Normale, oggi detto Scuola Sant Anna. Per oltre due anni ( ) ha collaborato con il Premio Nobel John Eccles a Canberra e Chicago. È anche stato Professore Associato onorario di Neurologia alla Northwern University di Chicago. Durante gli studi accademici ha invece lavorato presso l Istituto di Fisiologia Umana dell Università diretto dal Prof. Moruzzi, di cui la Montalcini, nel 1990, disse: Se l Italia è conosciuta nel mondo dal lato della biologia, e particolarmente nella neurofisiologia, tutto questo è dovuto a un figlio di questo paese, a Giuseppe Moruzzi. Allievo di tali maestri, gli studi del Prof. Strata hanno spaziato nel campo delle neuroscienze e in particolare sui meccanismi del sonno e del funzionamento del cervelletto, sulla neuroplasticità con riferimento alla memoria e sui meccanismi di riparazione dei danni cerebrali. Insignito di vari premi, tra i quali il Premio Feltrinelli 2004 (Accademia dei Lincei), membro dell Academia Europaea, ha ricoperto ruoli direttivi in società scientifiche nazionali e internazionali ed è anche stato Direttore Scientifico delle E- BRI (European Brain Research Institute) fortemente voluto dalla Montalcini a Roma. Tra i diversi incarichi governativi è stato delegato del Ministro del MURST nella Comitato di Gestione del IV Programma quadro della Comunità Europea e Delegato esperto nel V Programma Quadro. Inoltre, è delegato del Ministro nel Comitato dei Saggi del Human Frontier Science Program del G7. Parlare di scienza con il professor Strata significa anche parlare di storia della scienza e dei grandi nomi che l hanno fatta. Quel che colpisce, soprattutto, è la voglia di fare, le tante idee, la passione con la quale si sentono raccontare queste storie. Professor Strata, perché la ricerca e non la medicina? Beh, vede, inizialmente io volevo fare un lavoro che desse una certa tranquillità, e quindi pensai di diventare medico. Nella commissione del concorso che affrontai per entrare nel collegio pisano vi era il Prof. Moruzzi che di solito invitava i vincitori ad entrare nel suo Istituto come allievi interni. Cosa trovò lì? Trovai un ambiente ottimale e stimolante, ricco di stranieri; era la Mecca degli studi sul sonno in quel periodo. Abbandonai l idea di fare il medico e abbracciai la ricerca. Poi ci fu l incontro con Eccles e il periodo in cui lavorò nel suo laboratorio. Sì, lo conobbi in un simposio nel 1961 e mi fece un impressione notevole! Nel 1965 ebbi il privilegio di essere accettato a lavorare con lui e ci stetti per oltre due anni prima a Canberra e poi a Chicago. Lì cominciai a studiare il cervelletto sul quale concentrai gran parte dei miei futuri studi. Cosa successe quando tornò? Stetti ancora a Pisa per qualche anno lavorando con entusiasmo in maniera autonoma e pubblicando anche un lavoro su Nature, ma poi mi fu consigliato, come si usava allora, di andare, in vista di un futuro concorso, in una sede provvisoria dove non potei assolutamente organizzare la ricerca. E finalmente a Torino, dove non trovai assolutamente nulla in termini di strutture, ma ebbi la fortuna di reclutare moltissimi e bravissimi studenti che mi aiutarono a ripartire. Il primo fra questi fu l attuale Prof. Montarolo. Di cosa si occupò? All inizio con Piergiorgio Montarolo lavorammo sui ratti studiando le funzioni dell oliva inferiore che proietta alle cellule di Purkinje del cervelletto come fibre rampicanti dimostrando che l oliva oltre alle sua nota azione eccitatoria fasica possedeva una potente forma di controllo inibitorio tonico che era fondamentale per regolare il livello di attività dei centri che si trovano sotto il controllo del cervelletto. Poi le ricerche sfruttarono la favorevole struttura cerebellare per studiare fenomeni 20

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