RACCOLTE ANTOLOGIE RIVISTE

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1 RACCOLTE ANTOLOGIE RIVISTE I novissimi. Poesie per gli anni 60. Con un saggio introduttivo e note a cura di Alfredo Giuliani. Milano, Rusconi e Paolazzi, 1961 («Biblioteca del Verri. Collana di poesia», 74). 200x135 mm. XXXII pagine, 195 pagine, 4 pagine non numerate. Legatura in tela cerata bianca con copertina illustrata di Romano Ragazzi, camicia in acetato trasparente e fascetta editoriale originale con ritratti fotografici degli autori, al piatto anteriore e al dorso titolo stampato in nero e rosso, al piatto posteriore nota sul volume. Buono stato di conservazione. Prima edizione di questa antologia di poesie e scritti critico-teorici di Elio Pagliarani (1927), Alfredo Giuliani ( ), Edoardo Sanguineti ( ), Nanni Balestrini (1935) e Antonio Porta ( ), curata dallo stesso poeta e scrittore Alfredo Giuliani. Il volume, che costituisce un fondamentale documento riguardo la nuova «via della poesia» dei primissimi anni Sessanta e dei suoi principali innovatori, precede di due anni la formazione del Gruppo 63, nato a Palermo nell ottobre del 1963, cui aderirono non solo gli autori antologizzati in questa raccolta, ma altri scrittori, critici e intellettuali protagonisti della neoavanguardia letteraria e artistica come Luciano Anceschi ( ), Alberto Arbasino (1930), Adriano Spatola ( ), Umberto Eco (1932) e Achille Bonito Oliva (1939). In aperta rottura con i modelli della tradizione novecentesca «alquanto frusti e spesso gravati di pedagogia» (Introduzione, p. XIII), cui molta letteratura degli anni Cinquanta era ancora legata, i novissimi si opposero in particolare agli schemi talvolta rigidi del romanzo neorealista, a favore di una sperimentazione linguistica improntata ad una estrema libertà di contenuti. Nel genere poetico il rifiuto è netto per ogni forma di neo-crepuscolarismo, di carduccianesimo o di «realismo coatto», e la ricerca è guidata dall idea che «la poesia debba aprirci un varco: nel rispecchiare la realtà rispondere al nostro bisogno di attraversare lo specchio» (Introduzione, p. XIV). Neppure dopo la nascita ufficiale del Gruppo 63, i poeti novissimi ebbero mai un vero manifesto programmatico in forma scritta, ma l Introduzione di Giuliani al presente volume si può appieno considerare una lucida esposizione delle basi metodologiche e ideologiche di questi autori, a partire dagli obiettivi di efficacia linguistica che essi perseguono in un mondo, quello contemporaneo, dove «tutto è cambiato: il vocabolario, la sintassi, il verso, la struttura della composizione» e in cui, dichiarano, «noi siamo andati certamente più in là dello smascheramento, sfidando il silenzio che sempre consegue, insieme con le chiacchiere, al deperimento di un linguaggio, esasperando l insensatezza, rifiutando l oppressione dei significati imposti, raccontando con gusto e con amore storie pensieri e bubbole di questa età schizofrenica» (p. XVI). Il volume uscì per la casa editrice milanese Rusconi e Paolazzi nella collana «Biblioteca del Verri», denominazione che richiama la rivista letteraria «Il Verri», fondata da Anceschi nel 1956 e a cui collaborarono moltissimi dei poeti poi confluiti nel Gruppo 63. Gambetti-Vezzosi 2007, 393. Gruppo 63. La nuova letteratura. 34 scrittori. Palermo ottobre A cura di Nanni Balestrini e Alfredo Giuliani. Milano, Feltrinelli, 1964 («Le Comete», 31). 210x125 mm. 465 pagine, una pagina bianca non numerata. Brossura editoriale in cartoncino con copertina illustrata a colori da un disegno di Gastone Novelli, ai contropiatti nota sul volume e catalogo editoriale, al piatto posteriore fotografia b/n di Giordano Falzoni (Una riunione del Gruppo 63 a Palermo). Buono stato di conservazione, strappo dell ultima pagina e del piatto posteriore lungo il lato della brossura, tracce d uso su alcune pagine iniziali. Isolate e sporadiche sottolineature a matita e a penna.

2 Prima edizione di questo volume collettivo, il cui nucleo centrale raccoglie poesie, ma anche racconti, interventi critici e frammenti di romanzi, dei letterati aderenti al Gruppo 63, riunitosi per la prima volta a Palermo nell ottobre del La sezione finale del volume si pone come resoconto documentario di questo incontro di lavoro, «l unica iniziativa seria che nel dibattito letterario si prendesse in Italia da più d un decennio» (dalla nota al contro piatto anteriore). La prima parte, intitolata La nuova letteratura, consta invece di sei saggi critici di Luciano Anceschi (Metodologia del nuovo), Angelo Guglielmi (Avanguardia e Sperimentalismo), Renato Barilli (Le strutture del romanzo), Fausto Curi (Sulla giovane poesia), Giuseppe Bartolucci (Tradizione e rottura nel teatro italiano) e Gillo Dorfles (Relazioni tra le arti), che offrono un resoconto interdisciplinare del panorama culturale in cui si inserisce l esperienza letteraria dei poeti novissimi del Gruppo 63. Il volume fu una risposta, non esente da un certo intento polemico, ad un giudizio severo e negativo sull esperienza neo-avanguardistica da parte della critica letteraria tradizionale verso questa generazione di scrittori e poeti che voleva svecchiare i modelli di riferimento non solo dell Ottocento, ma anche del passato più recente, fino agli anni Cinquanta del XX secolo. L atteggiamento dei poeti nuovi, insofferenti al progressivo esaurirsi della portata innovativa della grande stagione creativa dei vari Pavese, Fenoglio o Vittorini che si trascinava in una trita riproposizione ormai vuota di significato, aveva irritato la società letteraria, che li aveva etichettati come «giovani turchi che cercavano con azioni provocatorie di dare la scalata alle roccaforti del potere culturale» (U. Eco, Prolusione, in Il gruppo 63 quarant anni dopo, Atti del convegno, Bologna 8-11 maggio 2003, Bologna, Pendragon, 2005, pp : 33). Malebolge. Rivista di letteratura. Anno I, n. 1; Anno I, n. 2; Quaderno n Autunno 1966, Quaderno n. 1. Primavera-Estate Milano, Mursia, Milano, Scheiwiller All insegna del Pesce d Oro, x210 mm. I: 65 pagine, 5 pagine non numerate. II: 88 pagine, 6 pagine non numerate. III: 72 pagine, 4 pagine non numerate. Copia numerata: 337/1200. IV: 87 pagine, una pagina non numerata. Copia numerata: 678/1200. Brossura editoriale in cartoncino bianco con copertine fustellate su schema grafico di Giovanni Anceschi e sguardie in carta colorata (blu, verde, rossa e gialla), ai piatti titolo stampato in nero, ai contropiatti anteriori note tipografiche. Buono stato di conservazione, isolate fioriture e tracce d usura. Rara raccolta completa dei 4 fascicoli della rivista letteraria «Malebolge», nata a Reggio Emilia nel 1964, stampata dalla tipografia Tecnostampa e distribuita inizialmente da Ugo Mursia (nn. 1-2) e poi passata a Milano presso l editore Vanni Scheiwiller. L esperienza del periodico si lega all ambito culturale che ruotò intorno alla figura del critico e letterato Luciano Anceschi ( ), già animatore della rivista «Il Verri», e all attività dell ala surrealista e parasurrealista degli intellettuali aderenti al Gruppo 63. La redazione era composta, accanto al responsabile Pino Rosati (), in primis da Adriano Spatola ( ) e Corrado Costa ( ), con al seguito vari personaggi come Giorgio Celli (1935), Vincenzo Accame ( ) e tutti i più giovani tra i collaboratori di Anceschi alle pagine de «Il Verri». La cura grafica fu affidata al designer Giovanni Anceschi (1939). Proprio Accame ricordava così l esordio della rivista: «Abbiamo fatto Malebolge per dare più spazio alla sperimentazione» (V. Accame, Omissis, Milano, Spirali, 2003, p. 83). Il periodico rappresenta quindi, all interno della neoavanguardia dei novissimi del Gruppo 63, una voce già all epoca dissidente e più irrequieta, tesa ad una sperimentazione ancora maggiore e più vicina alle esperienze internazionali. Esso uscì in soli 4 numeri: due nel 1964, di cui il secondo in occasione della sessione di lavoro del Gruppo 63 svoltasi a Reggio Emilia nei giorni 1-3 novembre 1964; un numero doppio nel 1966 all indomani del convegno di La Spezia (10-12 giugno 1966) e un numero della nuova serie nel 1967, distinto dagli altri per la copertina con foro di forma quadrata anziché

3 circolare. Del 1996 è un numero speciale monografico dedicato al Parasurrealismo, fuori serie e inserito come ospite nel n. 26 della rivista «Marcatrè. Notiziario di cultura contemporanea». Gruppo 63. Il romanzo sperimentale. Palermo A cura di Nanni Balestrini. Milano, Feltrinelli, 1966 («Materiali», 7). 205x125 mm. 186 pagine, due pagine non numerate. Fotografie in bianco e nero fuori testo di Giulia Niccolai. Brossura editoriale in cartoncino lucido bianco, al piatto anteriore titolo, autore ed editore stampati in blu e verde, al piatto posteriore collana stampata in blu, note editoriali ripetute in nero e blu al dorso. Ottimo stato di conservazione. Prima edizione di questo volume collettivo, che raccoglie le testimonianze dell incontro di lavoro degli intellettuali aderenti al Gruppo 63 svoltosi in una sala del Circolo del banco di Sicilia a Palermo dal 1 al 6 settembre 1965, in concomitanza con la 5 a Settimana internazionale Nuova Musica. Il dibattito si articolò intorno ai problemi del romanzo sperimentale, dall accezione tardo Ottocentesca formulata da Émile Zola ( ) fino alle declinazioni degli anni Cinquanta del Novecento, e esso sogno il punto d arrivo di un decennio cruciale all interno del panorama narrativo italiano, in cui era maturata la crisi definitiva del Neorealismo. A cura di Nanni Balestrini (1935), anch egli tra i poeti novissimi nella neoavanguardia letteraria rappresentata dal Gruppo 63, il volume è eccezionale documento di carattere metodologico, oltre che ideologico e programmatico, per la ricchezza delle testimonianze raccolte, dalle Relazioni introduttive di Renato Barilli (1935), critico e storico della letteratura, e di Angelo Guglielmi (1929). In particolare un passo del saggio di Guglielmi sintetizza le posizioni neoavanguardistiche nei confronti della tradizione del romanzo sperimentale e possono considerarsi la base di partenza condivisa per la nascita un «nuovo romanzo»: «il romanzo sperimentale è descrittivo e non evocativo; la dimensione più conseguente del romanzo sperimentale è il pastiche; il romanzo sperimentale rappresenta il grado zero della letteratura; la letteratura del grado zero è una letteratura demistificante; il romanzo sperimentale rifiuta la langue e utilizza la parole, il romanzo sperimentale è il campo del self cioè è l espressione dei diritti del soggettivo; il romanzo sperimentale istituisce una nuova idea del mondo o meglio si sviluppa all interno di una nuova idea del mondo alla cui costruzione hanno collaborato da una parte la morte delle filosofie prescrittive tradizionali e dall altra la nascita di delle nuove discipline e scienze che si sviluppano nella direzione dei significati polivalenti o, se si vuole, nel quadro della infinità dei possibili» (p. 27). Nella parte seconda dell opera, significativamente intitolata Dibattito proprio per l articolazione dialettica della successione degli scritti, sono raccolte le opinioni dei diversi membri del Gruppo partecipanti al convegno; nella parte terza, Interventi, i contributi degli scrittori assenti, ma coinvolti nella discussione. Le fotografie che corredavo il volume di devono alla fotografa e poetessa Giulia Niccolai (1934), legata al Gruppo 63 sia sotto il profilo letterario e ideologico, che per la sua relazione sentimentale con Adriano Spatola, insieme a cui fonda la rivista «Tam Tam». Guglielmi, Guido ( ) Pagliarani, Elio (1927). Manuale di poesia sperimentale. Milano, Arnoldo Mondadori, x155 mm. 368 pagine, 8 pagine non numerate. Frontespizio a due colori. Legatura in tela color nocciola, con camicia editoriale in carta lucida bianca di Anita Klinz e Elio Uberti, al dorso autori, titolo ed editore impressi in oro, note editoriali ripetute a stampa sulla camicia in rosso e nero. Cofanetto in cartoncino grigio. Ottimo stato di conservazione. Ricercata prima edizione di questa raccolta di poesie, che pure i curatori precisarono essere non tanto un antologia, quanto opera che intendeva perseguire «scopi immediatamente utili, di misura

4 per orizzontarsi nel complesso panorama della poesia d oggi e di appena ieri» (si veda nota sulla bandella anteriore). L elemento fondamentale attorno a cui si articola il volume è la lingua, che costituisce «la mediazione tra poesia e cultura» (p. 10), in base alla consapevolezza derivata dalle ricerche di De Saussure che «la poesia richiede il rilievo autonomo delle strutture linguistiche del discorso, l uso consapevole delle relazioni dei segni, la percezione delle forme» (p. 10). Su questa base il manuale si articola in due parti, La funzione dell espressione e La funzione della comunicazione, suddivisa quest ultima a sua volta in due sezioni: Significanti e Significati. I poeti antologizzanti sono altresì distinti in due gruppi e inseriti nelle relative sezioni. Da un lato coloro che hanno portato avanti la poetica dell espressione (Erba, Cattafi, Giudici, Raboni, Crovi, i poeti dialettali), «una poetica dei valori linguistici piuttosto che degli elementi semantici della lingua» (p. 11), e «lavorano, per così dire, su forme letterarie già costituite, sul solco di una tradizione poetica. Nel loro linguaggio tra tutte le motivazioni, prevalgono quelle letterarie: quanto dire che essi fanno uso di segni estetici» (p. 14): in ultima sintesi essi «aggregano in genere nuovi materiali alla poesia, ma lo strumento novecentesco che essi rimettono sapientemente in opera si rivela condizionante: le parole si trasformano in nomi poetici, e i significati sono come un eco che accompagna i ritmi verbali» (p. 15). Dall altro lato quelli che hanno respinto totalmente i modelli letterari precedenti, prediligendo il problema della comunicazione. Tra questi si differenziano coloro che, come Balestrini o Sanguineti, puntano sui significanti attraverso la deformazione dei significati, la violazione della normalità linguistica, la frammentazione della lingua stessa ed una sintassi complessa; altri, come Guglielmi, Pagliarani o Spatola, hanno invece affrontato la questione dei significati, soprattutto sociali, attraverso uno sperimentalismo stilistico ritmico-dissonante ed un pluralismo linguistico teso a mostrare sia l inesistenza di una lingua realmente comunicativa, sia l impossibilità di una modalità d uso della lingua che valga «come modello dell intera comunità linguistica, essere realmente pubblica e socialmente funzionale» (pp ). Gambetti Vezzosi 2007, 607. Da Pound ai Novissimi. Profilo per un antologia di poeti del Pesce d Oro. Milano, All insegna del Pesce d Oro, x210 mm. 83 pagine, 13 pagine non numerate. Brossura editoriale in cartoncino verde con bandelle, al piatto anteriore titolo in bianco. Buono stato di conservazione, legatura appena allentata. Copia numerata: 172/1000. Prima edizione di questo volume realizzato dall editore Vanni Scheiwiller ( ) in collaborazione con l amico tipografo milanese Ferruccio Lucini ( ). Come si legge nella nota di Scheiwiller a p. 9 la selezione di poesie incluse, già apparse presso lo stesso editore a partire dal 1952, venne in origine stampata da Lucini in un solo foglio di macchina e inviata agli amici come strenna natalizia in un rotolo, «causando loro non poco imbarazzo»: la nuova edizione in volume prevede l aggiunta di una decina di poeti, offrendo così una «scelta indicativa, tendenziosa e provocatoria». L opera intendeva inoltre ricordare il quarantennale delle edizioni iniziate da Giovanni Scheiwiller ( ), padre di Vanni, nel La tiratura limitata del volume prevedeva anche 300 copie fuori commercio numerate da I a CCC, con cofanetto che manca invece agli esemplari numerati in cifre arabe Di questi la copia 398/1000 appartenne al poeta Aldo Palazzeschi ( ), dono di Vanni Schewiller che verga la dedica in data «5-7-67». L antologia fu riproposta come aggiunta al volume del 1986 Arcana Scheiwiller: gli archivi di un editore, a cura di Linda Ferri e Gianfranco Tortorelli. Vanni Scheiwiller, oltre ad essere stato editore di diversi poeti del Gruppo 63 fin dai primi anni Cinquanta, pubblicò nel biennio anche due numeri della rivista simbolo dell ala surrealista e parasurrealista dei novissimi, «Malebolge» (scheda 3).

5 Gruppo 63. Critica e teoria. A cura di Renato Barilli e Angelo Guglielmi. Milano, Feltrinelli Economica, 1976 («SC/10», 74). 195x120 mm. 395 pagine, 5 pagine non numerate. Brossura editoriale in cartoncino stampato in grigio e arancione, al piatto anteriore e al dorso note editoriali in nero, al piatto posteriore nota sul volume. Buono stato di conservazione. Prima edizione di questa antologia di scritti critici e teorici ascrivibili agli intellettuali aderenti al Gruppo 63, tutti già comparsi su rivista o in altri volumi collettanei entro un arco cronologico di oltre un decennio, dal al Il volume abbraccia quindi l intera parabola di quella nuova, anzi nuovissima, generazione di poeti che, partendo dalle pagine della rivista anceschiana «Il Verri», riunendosi come compatto gruppo di lavoro nei convegni di Palermo (1963), Reggio Emilia (1964) e La Spezia (1966) e dando vita a periodici come «Malebolge» e «Quindici», i cui ultimi numeri risalgono proprio al 1969, seppe animare una stagione di fervore e sperimentazione letteraria e linguistica e creare una nuova critica capace di aprire la letteratura italiana al respiro internazionale. Nel pieno spirito che anima le intenzioni della collana «SC/10» di Feltrinelli, di cui questo titolo costituisce il n. 74, quelle cioè di essere «edizione economica [ ] di opere di alto livello culturale e scientifico», ma anche «lettura che non sia soltanto evasione» (p. 3), il volume è corredato di alcune brevi note critiche, ma soprattutto di una vasta sezione chiamata Apparati, comprensiva di Biobigliografie degli autori del Gruppo 63, una Bibliografia generale e approfondimenti sulle diverse Riviste del Gruppo e sulle Collane dei vari editori in cui sono comparse opere dei diversi scrittori antologizzati nel volume. OPERE DI SINGOLI AUTORI (in ordine alfabetico e in ordine cronologico) Arbasino, Alberto (1930). L Anonimo Lombardo. Milano, Feltrinelli, 1959 («Biblioteca di letteratura. I Contemporanei», 11). 200x125 mm. 569 pagine, 7 pagine non numerate. Legatura in cartone a due colori, con copertina di Albe Steiner, al piatto anteriore e al dorso autore, titolo e editore in nero. Buono stato di conservazione, lievi tracce d uso. Prima edizione di questa raccolta di 15 racconti, alcuni dei quali già inclusi in Le piccole vacanze,

6 volume edito da Einaudi nel Il titolo richiama lo pseudonimo, Anonimo Lombardo appunto, con cui il giovane Arbasino, nato a Voghera nel 1930, proponeva allora quasi tutta la sua produzione letteraria e così si chiamerà successivamente uno dei racconti presenti nel volume, Il ragazzo perduto, rielaborato e stampato singolarmente da Feltrinelli nel Nell ultima edizione Adelphi del 1996, ulteriore riscrittura del testo rispetto anche alla versione einaudiana del 1973, il titolo è stato soggetto ad una variazione, se pur minima, con l uso della minuscola per l aggettivo: L Anonimo lombardo. Questo racconto è certo tra i più rappresentativi di questa fase della narrativa di Arbasino ed è diventato «un documento del tempo come l autore sognava che diventasse» (G. Fofi, Strade maestre: ritratti di scrittori italiani, Roma, Donzelli, 1996, p. 65), non solo per la trama (la vicenda di un giovane studente nella Milano dell incipiente boom economico), ma anche per le notazioni di costume e per gli echi e citazioni di quelle che erano le matrici culturali dominanti dell epoca (lo strutturalismo, il formalismo russo, la cultura letterario-sociologica angloamericana). Esso non va però disgiunto dagli altri racconti di questa prima edizione feltrinelliana, «racconti dinamici, indagatori e indiscreti, fresche attenzioni al costume che cambia, variazioni e divertissements di un giovane snob molto colto e avido di tutto» (G. Fofi, p. 66): solo qui conserva il suo valore di specchio di un epoca, al punto da valere ad Arbasino il Premio Strega nel 1960, quale parte di «Un volume che fortunato chi ce l ha rimane, credo, il suo capolavoro» (G. Fofi, p. 66). Gambetti Vezzosi 2007, 30. Arbasino, Alberto (1930). Parigi o cara. Milano, Feltrinelli, 1960 («Biblioteca di letteratura. I Contemporanei», 20). 200x125 mm. 751 pagine, una pagina non numerata. Legatura in cartone a due colori con copertina illustrata di Albe Steiner con una fotografia di Parigi in negativo, al piatto anteriore e al dorso autore, titolo e editore in rosso, segnalibro editoriale originale con nota sul volume. Buono stato di conservazione, legatura appena allentata, tracce d uso. Ricercata prima edizione di questo volume, che raccoglie saggi e scritti di Arbasino già precedentemente comparsi su vari periodici («il Mondo», «L illustrazione italiana», «Paragone», «Il Verri») e qui spesso soggetti a modifiche e riscritture. Seguendo le indicazioni dell autore nel segnalibro editoriale conservato nel volume, la raccolta risulta organizzata in parte come «itinerario geografico» e «taccuini di viaggio» (con sezioni intitolate Venezia, Parigi, Inghilterra, Nuove lettere da Londra e molti interventi in cui compare la specifica della città, La parata di Anversa, Riviste a Madrid, Mozart a Berlino), in parte come «diario di una educazione sentimentale» e soprattutto «indagine piuttosto seria sulla maggior parte delle avventure intellettuali che hanno significato qualche cosa in Europa del 55 al 60». L ampiezza degli argomenti affrontati e la verità degli aspetti della cultura trattati, dalla letteratura all arte, dal balletto alla musica, dal teatro ai più eterogenei motivi di dibattito nella vita quotidiana (la birra, il sesso), mostrano tutta la versatilità di un autore non ancora trentenne (i saggi sono infatti tutti antecedenti il 1960) votato ad una scrittura critica di forte impronta giornalistica, di cui offrirà nel tempo vasta testimonianza collaborando con le principali testate nazionali: «Il Giorno», «Il Corriere della Sera» e «La Repubblica». La grafica di copertina, condivisa nell impostazione con altri volumi della stessa collana (scheda 8), si deve al noto artista e designer Albe Steiner ( ), attivo a partire dal 1948 in qualità di collaboratore per riviste e quotidiani («Domus», «Rinascita», «Mondo Operaio», «L Unità») case editrici (Feltrinelli, Einaudi, Zanichelli), industrie (Pirelli, Olivetti) ed enti culturali (Rai, Piccolo Teatro, Triennale di Milano). Questo zibaldone arbasiniano, secondo una prassi comune a molte opere dello scrittore, è stato oggetto di successivi interventi e aggiunte in occasione della nuova edizione, nel 1995, presso Adelphi.

7 Gambetti Vezzosi 2007, 30. Arbasino, Alberto (1930). Fratelli d Italia. Milano, Feltrinelli, 1963 («I Narratori di Feltrinelli», 24). 215x135 mm. 532 pagine, 4 pagine non numerate. Legatura in cartone verde con camicia editoriale con bandelle a cura grafica di Albe Steiner illustrata con una fotografia b/n dell autore di Giulia Niccolai, al piatto anteriore e al dorso autore, titolo ed editore in nero, al piatto anteriore riproduzione a stampa della firma di Arbasino, sulla sovraccoperta note editoriali in nero, catalogo editoriale sulla bandella posteriore e nota sul volume alla quarta di copertina. Buono stato di conservazione, lievi lacerazioni e lacune alla camicia editoriale. Prima edizione di questo romanzo, considerato una summa dello stile narrativo di Arbasino. Rifiutata da Giorgio Bassani per la collana feltrinelliana da lui diretta, «I Contemporanei», in cui uscirono invece i precedenti L Anonimo Lombardo (1959; scheda 8) e Parigi o cara (1960; scheda 9), l opera uscì come volume n. 24 dell altra collana guidata da Bassani, «I Narratori». La trama, snodata attorno alla vicenda di due giovani omosessuali che viaggiano tra l Italia e l Europa, non è che un pretesto per una panoramica sulla società del tempo, in particolare sul panorama culturale ed intellettuale, da sempre centro degli interessi della scrittura arbasiniana. Una seconda edizione seguì di appena due mesi la prima, e successivamente si scalano lungo tre decenni gli interventi e le riscritture: nel 1967 viene modificato esclusivamente l ultimo capitolo in una riproposizione sempre presso Feltrinelli; l edizione Einaudi 1976 risulta invece più profondamente modificata e risulta mutato, da Antonio ad Andrea, il nome di uno dei protagonisti; per la nuova e monumentale edizione presso Adelphi, nel 1993, l opera è nuovamente sottoposta a qualche trasformazione compreso il ritorno ai nomi originari dei personaggi. Sulla genesi e sul significato di questo romanzo, tappa cruciale nel processo di trasformazione del romanzo moderno o sperimentale, lo stesso Arbasino elabora un saggio, Nascita di Fratelli d Italia (in Gruppo 63. Critica e teoria, pp ; scheda 7), mettendo insieme brani tratti dal suo Certi romanzi (1964; scheda 12). Qui l autore descrive l opera come «un omaggio critico ai maestri del romanzo moderno», «disseminato di omaggi deliranti ai maestri della narrativa contemporanea» (Goethe, Sade, Petronio, Musil, Conrad, James, Mann, Proust e D Annunzio) ma in forma dialettica, cosicchè ne risulta un «romanzo-saggio», anzi un «romanzo-conversazione» incentrato su alcuni temi chiave: «il dilemma sempre più straziante fra decadentismo parossistico e rigore astratto», «la delusione dei maestri», «la morte brutta e dolorosa», «l ambiguità dei personaggi». Stilisticamente dominano il pastiche linguistico e «un procedimento per accumulazione [ ] Una struttura a pinnacolo tipo pasticceria barocca: sempre qualcosa in cima!». Gambetti Vezzosi 2007, 30. Arbasino, Alberto (1930). La narcisata La controra. Due storie romane. Milano, Feltrinelli, 1964 («Le Comete», 33). 205x125 mm. 143 pagine, 5 pagine non numerate. Brossura editoriale in cartoncino con copertina illustrata da un dipinto di Cy Twombly (Catullus, 1962), al piatto anteriore autore, titolo, collana ed editore in bianco e bordeaux, al dorso note editoriali ripetute in nero, al piatto posteriore fotografia dell autore in b/n di Carlo Bavagnoli (A Porta Portese negli Anni Cinquanta), ai contropiatti nota sul volume e catalogo editoriale. Buono stato di conservazione, lievi tracce d uso lungo le cerniere. Prima edizione in volume di questi due racconti, già apparsi sul periodico «Tempo Presente» rispettivamente nel giugno 1959 e nel marzo 1961.

8 Abbandonata l ambientazione milanese degli esordi letterari, Arbasino offre, come dice il sottotitolo stesso, due storie romane, «due galoppate attraverso un altra Roma Sparita, quella dei Tardi Anni Cinquanta: bizantina sempre ma ormai tramontata» (citazione dalla copertina). Dell autore è la nota al contro piatto anteriore, in cui si evidenzia il carattere sperimentale della narrazione sotto il profilo formale e linguistico, in parte diverso dallo sperimentalismo strutturale e tematico dominante in Fratelli d Italia, uscito l anno precedente (scheda 10). Una seconda edizione feltrinelliana seguì nello stesso anno questa prima del marzo 1964, mentre nel 1975 uscì rivisitato, con il titolo ridotto a La narcisata, due epigrafi gaddiane e una nota aggiunta siglata A. A., presso Einaudi. Alla sua prima comparsa il volume incontrò una buona fortuna critica e celebre è rimasta la recensione di Oreste Del Buono (Sberleffo feroce al passato prossimo, in «Corriere d Informazione», 11 marzo 1964) che lo elogiava come «un epitaffio a un mondo irrimediabilmente ma appena scomparso e sostituito da un mondo probabilmente peggiore», capace «di rivelarci che l unico romanzo storico possibile è l attualità che tutti noi viviamo in un disperato e disperante romanzo di costume». Anche dopo la nuova edizione del 1975 la prima versione di Feltrinelli continuò ad essere prediletta da molti intellettuali, come Edoardo Sanguineti (Narcisate nel tempo, in «Paese Sera», 10 luglio 1975), che considerava anacronistiche molte delle interpolazioni e guardava in fondo con un certo sospetto le riscritture dell autore. La foto in quarta di copertina della prima edizione fu scattata da Carlo Bavagnoli (1932), uno dei maggiori protagonisti della fotografia di reportage degli anni 50 e 60, grazie ad un esperienza maturata in Italia e all estero all interno delle redazioni di famose riviste come «Illustrazione Italiana», «Cinema nuovo», «Epoca», «L Espresso» e «Life». Famosi i suoi servizi sulla Sardegna tra il 1958 e il 1961, in specifico quello sull artista Costantino Nivola ( ), intento nella decorazione della chiesa della Madonna d Itria ad Orani (Nu). R. Spaducci, Prime edizioni del Novecento letterario italiano (narratori e poeti). Manuale di Bibliografia pratica. Roma, Il Calamaio, 1995, 20; Gambetti Vezzosi 2007, 30. Arbasino, Alberto (1930). Certi romanzi. Milano, Feltrinelli, 1964 («Materiali», 2). 205x125 mm. 197 pagine, 3 pagine non numerate. Brossura editoriale in cartoncino bianco lucido con copertina a cura grafica di Umberto Brandi, al piatto anteriore autore, titolo editore e nota sul volume in nero, note editoriali ripetute al dorso, al piatto posteriore indicazione della collana e nota sulla medesima in nero. Buono stato di conservazione, tracce d uso in copertina, alcuni marginalia e sottolineature a matita. Al contropiatto posteriore timbro in inchiostro blu con la lettera U. Ricercata prima edizione di questa raccolta di saggi critici, che costituiscono una sorta di brogliaccio delle idee e del lavoro teorico di base del progetto di Fratelli d Italia (1963; scheda 10), ma nello stesso tempo possono leggersi come autonoma riflessione sulle nuove forme narrative, dal Formalismo francese allo Strutturalismo russo. L opera può quindi considerarsi il contrappunto saggistico del celebre romanzo arbasiniano, un labirinto di idee dove pure trovare chiarimenti sulle coordinate culturali e la temperie intellettuale che ne nutrirono l elaborazione, in cui rintracciare gli autori che formano il serbatoio di citazioni e ispirazione di quelle celebri pagine, tra le più note dello scrittore di Voghera. Lo stile e le scelte linguistiche dominate dal gusto della mescolanza, insieme all assenza totale di titoli specifici per i singoli interventi, identificati solo da un numero progressivo e da un epigrafe d apertura variamente tratta dai grandi maestri di riferimento di Arbasino, sono i tratti tipici dello scrittore lombardo, il cui meritò fu all epoca riconosciuto esattamente «nell accumulo delle notizie, delle idee, dei concetti, nel moltiplicarsi dei titoli, delle formule, dei nomi, delle proposte, senza lasciare mai il tempo di tirare il fiato: nell aggressività, quindi, del suo discorso, che rende molto efficacemente l aspetto sempre un poco nevrotico di una ricerca critica e intellettuale che gioca tutta se stessa sull intelligenza, sull acutezza e sulla sottigliezza dell esercizio eccitato della mente»

9 (Giorgio Bàrberi Squarotti, Leggere un libro con Arbasino è un avventura dell intelligenza, in «Gazzetta del Popolo», 3 febbraio 1965). Come prassi consueta dell autore l opera fu sottoposta a revisione, con aggiunte e riscritture, per la nuova edizione Einaudi del 1977, arricchita da due Appendici: Quella Carmen, un capitolo intitolato Postface 1977 a «Fratelli d Italia» e dodici nuovi saggi raccolti sotto la denominazione La Belle Époque per le scuole. Gambetti Vezzosi 2007, 30. Arbasino, Alberto (1930). Grazie per le magnifiche rose. Tutte le avventure della drammaturgia contemporanea. Milano, Feltrinelli, 1965 («Materiali», 6). 220x140 mm. 525 pagine, 3 pagine non numerate. Brossura editoriale in cartoncino bianco lucido, al piatto anteriore autore, editore e nota sul volume in nero, titolo in rosa, note editoriale ripetute in nero al dorso, al piatto posteriore indicazione della collana in nero e rosa e nota sulla collana. Buono stato di conservazione, tracce d uso e lieve usura lungo i bordi dei piatti. Prima edizione in volume di questa raccolta di scritti e critiche teatrali risalenti al quinquennio precedente, tra All interno della produzione di Arbasino il volume costituisce un importante testimonianza della sua attività come conoscitore e sperimentatore di fenomeni d arte e cultura legati all ambito drammaturgico, dal musical alle sperimentazioni d avaguardia fin oal cabaret. I saggi raccolti, come si legge in copertina, formano un «ROMANZO CRITICO: organizzando i materiali [ ] secondo la struttura significativa del Viaggio di Scoperta archetipo e costante, come un iniziazione formativa». Caso isolato tra le opere dello scrittore lombardo, Grazie per le magnifiche rose non ebbe successive riproposizioni o ampliamenti, per motivi illustrati dallo stesso Arbasino: «è un volume tipicamente epocale. Non ho mai creduto in una ristampa, nonostante i desideri di Garzanti e di Tondelli e di Adelphi, perché l Indice dei nomi principali ne include centinaia: e la maggior parte è scomparsa dalla memoria anche coltissima, benché si tratti di attori e autori già assai familiari a un certo pubblico tutt altro che esiguo» (da A. Arbasino, Romanzi e Racconti, Milano, Mondadori, 2010 («I Meridiani»), I, p. CXLIV). In questo vasto viaggio all interno del mondo teatrale i giudizi di Arbasino, soprattutto sui registi e sul teatro italiano, non furono particolarmente favorevoli o clementi: con pungente spirito critico lo scrittore e giornalista demolì molti luoghi comuni della scena nazionale, andando a scalfire anche il mito di intoccabilità di due monumenti come Luchino Visconti o Giorgio Strehelr, «arrivati a possedere due caratteristiche in comune: l edonismo e il ralenti» (p. 331). Altrettanto poco positive furono alcune recensioni critiche all indomani della pubblicazione, tra cui spicca la vera e propria «distruzione [ ] fatta da Delio Cantimori su Paese-Sera (?) di tanto tempo fa» (da Antonio Palermo, La tessera e il puzzle. Letteratura della sociologia, Napoli, Guida, 1979, p. 65). Il merito di Grazie per le magnifiche rose resta comunque quello di aver restituito una fotografia di vastissimo respiro, fino agli accessi di un furore informativo tipico dello scrittore, delle esperienze teatrali in Europa (da Milano a Mosca, passando per Salisburgo, Parigi, Bayreuth, Londra, ecc.) e negli Stati Uniti tra lo scadere degli anni Cinquanta e il primo lustro dei Sessanta. Gambetti Vezzosi 2007, 30. Arbasino, Alberto (1930). Due orfanelle. Venezia e Firenze. Milano, Feltrinelli, x110 mm. 108 pagine, 4 pagine non numerate. Brossura editoriale in cartoncino verde e bianco, al piatto anteriore autore ed editore in nero e titolo in bianco e nero, al dorso note editoriali ripetute in nero, al piatto posteriore nota sul volume. Buono stato di conservazione, lievi tracce d uso. Al frontespizio nota di possesso in inchiostro blu «Cristina».

10 Prima edizione piuttosto rara di queste due inchieste giornalistiche risalenti al 1967 e dedicate alle città italiane di Venezia e Firenze, descritte nella quarta di copertina come «preziose e ferite» e nella nota introduttiva a p. 5 nei termini di «due Perle Cariate; o due Culle d Arte che sono riuscite nell allucinante tour-de-force di far durare per mezzo millennio (rispettivamente) il Settecento e il Dugento; o due Melograni di Pietra infine ottenebrati, lo stesso giorno, alla stessa ora, dal fango delle alluvioni» nel novembre del Arbasino tenta una descrizione ed una lettura della struttura dei due centri, il loro funzionamento e il trasformarsi nel tempo dei loro sistemi di relazioni interni ed esterni, fino a diventare l ombra di se stesse, due orfanelle appunto, non solo dopo la distruzione portata dall acqua e dal fango delle alluvioni, ma anche di un passato glorioso che le create e poi abbandonate, con loro conseguente mummificazione. Così la Serenissima si riduce ad una «vetrina d esposizione frettolosa e apoplettica», che «tenta d atteggiarsi, ottocentescamente, a salon. Ma diventa, consumisticamente, supermarket» (p. 7) e «da qualche anno non sta offrendo, praticamente, nulla di più eccitante dei piccioni di Piazza Dan Marco» (p. 99). La città dei Medici e i suoi monumenti sono invece «ricoperti dalle automobili ferme; e soffocati da una mareggiata d altre automobili che tentano di muoversi e non ci riescono» (p. 53), e la culla della lingua italiana nonché centro pulsante della cultura fino agli anni Trenta giace vittima di «una tendenza furiosa all isolamento» (p. 75), «puramente provinciale» (p. 82). I due pamphlet si articolano sia come indagine dell urbanistica e delle problematiche a questa legate (traffico, mobilità, flussi turistici, integrazione di centro e periferie), sia come dialogo con protagonisti della scena istituzionale o intellettuale, interpellati come testimoni di un presente che rischia di restare ripiegato sul passato e incapace di guardare al futuro. Gambetti Vezzosi 2007, 30. Arbasino, Alberto (1930). Super-Eliogabalo. Milano, Feltrinelli, 1969 («I Narratori di Feltrinelli», 159). 200x120 mm. 322 pagine, 6 pagine non numerate. Legatura in cartone viola, al piatto anteriore autore in blu, titolo in giallo ed editore in bianco, note editoriali al dorso negli stessi colori, al piatto posteriore note editoriali e nota sul volume in bianco. Ottimo stato di conservazione. Al recto della sguardia anteriore timbo ex-libris in inchiostro blu «Sergio e Orietta Galeazzi». Prima edizione, piuttosto ricercata, di questo romanzo in cui Arbasino richiama la figura dell imperatore di origine siriana Marco Aurelio Antonino detto Eliogabalo (nato nel 203 d. C. come Sesto Vario Avito Bassiano), giovanissimo successore di Caracalla nel 218 d. C. e in carica per soli quattro anni, durante i quali mise in atto azioni cruente ed efferate fino a cadere vittima, con successivo scempio del cadavere, dei pretoriani, l 11 marzo del 222 d. C. Quello arbasiniano è però, in pieno accordo con lo stile e la poetica dello scrittore lombardo, un Super-Eliogabalo, un oltre rispetto alla già complessa figura storica di un imperatore divenuto simbolo della decadenza del mondo romano ed assunto come emblema della decadenza dell Europa contemporanea. Con quest opera l autore supera, nella composizione e nelle scelte linguistiche, qualsiasi forma di sperimentazione e strutturalismo ed offre al lettore una narrazione sostanzialmente priva di una struttura, puro trionfo di tecniche e figure retoriche - dall iperbole al pastiche, all ornamentazione lessicale di puro gusto manierista ed un esempio di letteratura che, pienamente calata nel clima sperimentale delle neoavanguardie del Gruppo 63, antepone il significante al significato nell accezione illustrata da Pagliarani e Guglielmi nel Manuale di poesia sperimentale (1966; scheda 5). Lo spirito e la volontà innovativa di questa rivoluzione culturale, tesa al superamento di qualsiasi modello tradizionale all interno del genere del romanzo, si percepisce fin dall inizio del volume, nella posposizione del frontespizio (a p. 11) a 7 pagine di testo interamente riempite di calligrammi, alcuni apparentemente senza senso e dal puro valore

11 grafico-visuale, con varianti nella scelta del corsivo piuttosto che del grassetto e un impostazione delle spaziatura, dei margini o dell interlinea, spiazzanti e fuori dai canoni. Controversa e discordante fu l accoglienza critica, si parlò di «artificio mistificatorio» e «calcolata follia» (Giuliano Gramigna, L imperatore in week end, in «Corriere d Informazione», 8 novembre 1969) e lo stesso Arbasino intervenne nel dibattito per chiarire il senso della sua opera (Super-Eliogabalo: tutti in disaccordo, in «Il Corriere della Sera», 15 febbraio 1970). Il testo ha subito due revisioni (per Einaudi nel 1978 e per Adelphi nel 2001), consistenti soprattutto in una fioritura di aggiunte ai già lunghi elenchi di questa prima versione feltrinelliana e in un proliferare di tutto ciò che l autore ha di più caro: le sequenze di citazioni dai grandi maestri, dai classici latini ai surrealisti francesi. Nella versione einaudiana è inclusa una Nota 1978 siglata A. A., poi lasciata cadere nella successiva del 2001, in cui Super-Eliogabalo viene collocato in un ciclo che comprende anche La bella di Lodi (1972; scheda 18), Specchio delle mie brame (1974; scheda 20) e Il principe costante (1972; scheda 17). Qualche sostituzione lessicale e interventi superficiali di varia consistenza da parte di Arbasino anche per l ultima ristampa del romanzo, nel volume 2 dei suoi Romanzi e Racconti (Milano, Mondadori, 2010 «I Meridiani»). Gambetti Vezzosi 2007, 31. Arbasino, Alberto (1930). Sessanta posizioni. Milano, Feltrinelli, 1971 («I fatti e le idee. Saggi e Biografie. Critica letteraria», 208). 225x140mm. 484 pagine, 4 pagine non numerate. Brossura editoriale in cartoncino bianco lucido con copertina stampata in due tonalità di blu e illustrata da un disegno di Stefano Bollina, al piatto anteriore autore e titolo in blu, editore e collana in bianco, al dorso note editoriali ripetute in blu, al piatto posteriore nota sul volume e breve bio-bibliografia dell autore. Ottimo stato di conservazione. Prima edizione, piuttosto ricercata, di questa raccolta di 60 interventi di critica letteraria costruiti come sorta di ritratto storico-critico di altrettanti autori, di indubbia rilevanza quali punti di riferimento della cultura contemporanea, ma anche selezionati tra le preferenze assolutamente soggettive dell autore. Nella quarta di copertina è infatti Arbasino a descrivere il volume come «un catalogo personale e indipendente di predilezioni e di pietre d inciampo abbastanza rilevanti per la cultura dei nostri anni». Gli interventi sono vere divagazioni letterarie in forma di «Ritratti, recensioni, profili, interviste, riletture, incontri, ripensamenti, brindisi, alterchi, paesaggi, silhouettes, cannocchiali, serenate» (Note, p. 474), che configurano l opera come «l equivalente letterario di Grazie per le magnifiche rose» dedicato alla critica teatrale (1965; scheda 13). Le Note dell autore alle pagine finali (pp ) si possono leggere alla stregua di una «sessantunesima posizione, che andrebbe intitolata Alberto Arbasino», di una «autocronologia critica» o di un «saggio latamente autobiografico», utili come resoconto «non solo del modo di scrittura di Arbasino, ma soprattutto del suo sentimento del tempo» (si veda la Cronologia dello stesso Arbasino e Raffaele Manica, in A. Arbasino, Romanzi e racconti, Milano, Mondadori, 2010 [«I Meridiani»], I, pp. XCV-CCXXV: CLVII). Si tratta di un opera rilevante all interno della produzione dello scrittore di Voghera, che offre con questi interventi un esempio rappresentativo della propria attitudine alla scrittura critica, non certo di spicco per la coerenza di metodo o la completezza storiografica, quanto cartina di tornasole per la comprensione delle strade battute dalla rivoluzione culturale portata avanti dalla neoavanguardia e dal Gruppo 63. Gambetti Vezzosi 2007, 31.

12 Arbasino, Alberto (1930). Il principe costante. Torino, Einaudi, 1972 («I coralli», 282). 190x120 mm. 136 pagine, due pagine non numerate. Legatura in tutta tela rossa con camicia editoriale in carta lucida bianca, con bandelle, illustrata da uno schizzo di Eugène Delacroix (Un cavaliere), al dorso autore, titolo e marca editoriale in bianco, sulla sovraccoperta note editoriali e breve nota sul volume in nero, sulle bandelle nota sul volume e catalogo editoriale in nero. Ottimo stato di conservazione. Prima edizione di questo breve romanzo-sceneggiatura, concepito come vera e propria riscrittura dell omonimo dramma, datato 1639, di Pedro Calderòn de la Barca ( ). Un anticipazione teorico-critica delle basi di questa operazione di rivisitazione è il capitolo intitolato Prima lettura del Principe Costante in La maleducazione teatrale (Milano, Feltrinelli, 1966, pp ), dove si enunciano le proposte cui approda la lettura strutturale dell opera dello spagnolo e i criteri fondamentali su cui si dovrà basare la messa in scena, ridotta «in un teatrino minuscolo dove si possa rappresentare tutto con pochi profili architettonici eseguiti con materiali solidi e poveri» e con una cifra gestuale ripulita e stilizzata, ridotta all essenziale. Nato e scritto pensando già ad un progetto cinematografico, mai realizzato, e quasi su richiesta di Alberto Moravia ( ) e Dacia Maraini (1936) all epoca dell avventura del Teatro del Porcospino, il lavoro arbasiniano consiste in uno smontaggio del testo barocco, in un suo rovesciamento, ma nello stesso tempo in una sua replica, nel pieno rispetto dei motivi originali chiave a partire dalla figura del protagonista, don Fernando. Egli ripete i gesti dell eroe creato da Calderòn, ma diventa emblema dell anti-eroe riducendosi, usando le parole della celebre recensione critica che ne fece Geno Pampaloni «un barbone, un hippie, di cui nessuno si accorge» (Il principe costante, in «Il Corriere della Sera», 31 dicembre 1972). Il talento di pasticheur di Arbasino emerge anche in questa prova letteraria, a partire dalla creazione di uno scenario di «vaste onde atlantiche e ciuffi di palme da cartolina» che trasfigura il «sublime manufatto barocco» in «un operina da cabaret» (G. Pampaloni, cit.). Lo schizzo di Eugène Delacroix ( ) scelto per illustrare la camicia editoriale è verosimilmente preso dal taccuino noto come Carnet de voyage, realizzato durante il viaggio del pittore in Marocco nel 1832, conservato al Cabinet des Dessins del Musèè du Louvre di Parigi. Gambetti Vezzosi 2007, 31. Arbasino, Alberto (1930). La bella di Lodi. Torino, Einaudi, 1972 («Supercoralli»). 220x135 mm. 166 pagine, 6 pagine non numerate. Legatura in tutta tela grigio-azzurra con camicia editoriale in carta lucida bianca con bandelle, illustrata a colori da un dipinto di Pino Pascali (Primo piano labbra, 1965), al dorso autore, titolo e marca editoriale in bianco, sulla sovraccoperta note editoriali in nero e grigio, sulle bandelle nota sul volume e breve biografia dell autore in nero. Buono stato di conservazione, lieve usura della sovraccoperta, fascetta editoriale lacerata conservata tra le pagine. Prima edizione di questo romanzo, costruito da Arbasino sulla base di un suo racconto apparso su «Il Mondo» (7 e 14 febbraio 1961) e sulla relativa sceneggiatura, da cui fu tratto nel 1962 l omonimo film diretto da Mario Missiroli (1934): le vicende compositive dei due elementi, quello strettamente letterario-narrativo e quello del soggetto cinematografico, si intersecano nei primi anni Sessanta e le cronologie sono ricostruibili grazie a materiale d archivio manoscritto raccolto in Fondo manoscritti di autori contemporanei. Catalogo, a cura di Giampiero Ferretti, Maria Antonietta Grignani e Maria Pia Musatti, nota introduttiva di Maria Corti, Torino, Einaudi, Con il regista teatrale e cinematografico Missiroli, l autore lombardo tornò a collaborare per la stesura della sceneggiatura per musical Amate sponde! Commedia italiana, pubblicata da Einaudi nel 1974 (scheda 19). A distanza di trent anni, nel 2002, uscì una nuova edizione del romanzo

13 presso Adelphi, con ritocchi e variazioni soprattutto nella seconda parte del testo che agiscono, come in molta parte delle opere arbasiniane, quali tentativi di aggiornare la narrazione secondo il colore del tempo presente, tentativi che però rischia di sbiadire le vere nuances del romanzo cosicché «il rosso delle labbra di Pascali è diventato rosa» (Marco Belpoliti, Camp con la Sandrelli lungo l Autostrada, in «Alias», 18 gennaio 2003). La storia della bella di Lodi, intreccio d amore e denaro, ruota intorno al provincialismo borghese, alla falsa moralità di costume, ai luoghi comuni di una nascente società dominata dal consumismo, simboleggiato qui dall autogrill e dal quel primo tratto di autostrada (che diventa in specifico l Autostrada del Sole nell edizione 2002) eletto a luogo di vacanza. Elemento arbasiniano forte e dominante resta la lingua, «la lingua italiana odierna in un suo particolare parlato che, per essere del tutto artificioso, giunge ad aggredire, con un ottica, una curvatura, tutta sua particolare, la realtà in cui viviamo. Un linguaggio che, sotto l apparenza di voler apparire mimetico, è, al contrario, tutto inventato: è, anzi, la invenzione primaria di Arbasino» (Mario Spinella, Arbasino e la bella di Lodi, in «Rinascita», 14 luglio 1972). Gambetti Vezzosi 2007, 31. Arbasino, Alberto (1930) Missiroli, Mario (1934). Amate sponde! Commedia italiana. Torino, Einaudi, 1974 («I coralli», 297). 190x115 mm. 4 pagine non numerate comprendenti il frontespizio, 133 pagine, una pagina non numerata. Legatura in tutta tela rossa con autori, titolo e marca editoriale al dorso in bianco. Buono stato di conservazione, privo della camicia editoriale originale in carta lucida bianca con bandelle e illustrata a colori con un manifesto degli anni Trenta. Prima edizione, nella stesura definitiva, di questa sceneggiatura per musical già comparsa, pur in una versione differente, sul periodico «Paragone» (aprile 1962). La scrittura a quattro mani Arbasino-Missiroli è ricordata dal primo come felice e condotta all unisono: «uno diceva una battuta e subito l altro gli forniva la replica perfetta. Un po come quelle coppie leggendarie di sceneggiatori hollywoodiani» (da Conversazione con Gabriele Pedullà, in Alberto Arbasino, a cura di Marco Belpoliti e Elio Grazioli, Milano, Marcos y Marcos, 2001 [«Riga», 8], p. 36). La sintonia della collaborazione traspare dal parere, condiviso tra i due, dell assoluta impossibilità della rappresentazione di questo piccolo e delirante musical, ambientato nel ventennio che intercorre tra la marcia su Roma (1922) e la Liberazione (1945). Il titolo è tratto dall incipit della poesia di Vincenzo Monti ( ), Dopo la battaglia di Marengo (1801). Il manifesto di autore anonimo, datato agli anni 30 del Novecento, scelto per illustrare la sovraccoperta di questa edizione einaudiana, rappresentava l Italia nuda in corsa, nell atto di trascinare un drappo tricolore, colta nel passaggio dietro una lampadina Zenith. La vicenda di composizione della sceneggiatura è ampiamente testimoniata da tre redazioni dattiloscritte con numerose varianti e aggiunte, anche manoscritte, e tra tre blocchi di bozze di stampa postillate da Arbasino, schedate ed analizzate in Fondo manoscritti di autori contemporanei. Catalogo, a cura di G. Ferretti, M. A. Grignani e M. P. Musatti, nota introduttiva di M. Corti, Torino, Einaudi, 1982, p. 17 e sgg. Gambetti Vezzosi 2007, 31. Arbasino, Alberto (1930). Specchio delle mie brame. Torino, Einaudi, 1974 («I coralli», 301). 190x115 mm. 4 pagine non numerate comprendenti il frontespizio, 137 pagine, 3 pagine non numerate. Legatura in tutta tela rossa con camicia editoriale in carta lucida bianca con bandelle,

14 illustrata a colori con un disegno dal film di Walt Disney Biancaneve e i Sette Nani, al dorso autore, titolo e marca editoriale in bianco, sulla sovraccoperta note editoriali e citazione dal testo in nero, sulle bandelle note sul volume sempre in nero. Buono stato di conservazione, piccolo strappo al bordo superiore della sovraccoperta. Al contro piatto posteriore timbro in inchiostro blu. Prima edizione di questo romanzo, seguita l anno successivo (1975) da una nuova edizione einaudiana nella collana «Nuovi Coralli»; l opera è stata oggetto di un intervento di riscrittura e di una ripubblicazione presso Adelphi nel Distanziandosi dalle consuete ambientazioni dei suoi scritti, l area padano-lombarda o quella romana, Arbasino colloca la vicenda in Sicilia e in qualche modo abbandona anche i consueti maestri di riferimento (Carlo Emilio Gadda, Aldo Palazzeschi) per scegliere quale fonte d ispirazione primaria l opera e la poetica di Luigi Pirandello ( ), affiancandogli grandi nomi della storia della letteratura e della cultura italiana meridionale: i siciliani Giuseppe Tomasi di Lampedusa ( ), Luigi Capuana ( ) e Giovanni Verga ( ), i campani Federico De Roberto ( ) e Tommaso Landolfi ( ), gli abruzzesi Francesco Paolo Michetti ( ) e Gabriele D Annunzio ( ). La composizione della vicenda a sfondo erotico della «Baronessa del Profondo Sud italiano ahimé talmente libertina, e anche assai capricciosa, alle prese con certi suoi sventati e sprovveduti ragazzi» (p. 3) è un operazione che supera anche il consueto pastiche arbasiniano per diventare vero e proprio assemblaggio di citazioni, a volte criptiche a volte più fedeli ed esplicite. Nel gioco linguistico lo scrittore sfrutta l inserimento di espressioni tipiche del linguaggio parlato dell Italia meridionale e scelte lessicali che passano da termini un po desueti, che avvolgono la narrazione in una pellicola temporale in linea con il panorama storico-culturale degli autori di riferimento sopra elencati, ad anglismi o francesismi di immediato richiamo ad una contemporaneità che inizia sempre più a sostituire le parole del proprio vocabolario con lemmi stranieri. Con questi caratteri di composizione che procede per frammenti, Specchio delle mie brame si inserisce perfettamente in quella visione arbasiniana di una letteratura che lui stesso definì «riciclata», che sfrutta e si basa su frantumi eterogenei e disomogenei, rimontati e rilavorati per costruire una nuova ed intera finzione. Su tutto trionfa il kitsch di immagini e luoghi comuni propri della «solita, questionabile fallocentrica siculo-mediterranea» e della «più scostumata sicilianità» (Enzo Siciliano, Palermo si diverte, in «Il Mondo», 30 dicembre 1974). Gambetti Vezzosi 2007, 31. Arbasino, Alberto (1930). Fantasmi italiani. Roma, Cooperativa Scrittori, 1977 («I Gulliver», 8). 205x120 mm. 430 pagine, due pagine non numerate. Brossura in cartoncino nero con copertina a cura grafica di Piergiorgio Maoloni, al piatto anteriore autore ed editore in rosso, titolo in bianco, al dorso note editoriali ripetute in bianco, al piatto posteriore nota sul volume e breve biografia dell autore in bianco. Buono stato di conservazione, lievi tracce d uso. Sulla prima pagina nota di possesso manoscritta in inchiostro nero «Tratto da Nicola da una bancarella di sogni». Prima edizione di questa raccolti di saggi, che segna nella scrittura critica di Arbasino un deciso ritorno alle questioni italiane, oggetto di un attento esame e di un esercizio costante. Si tratta di interventi su numerosi temi di cultura e Kulturkritik già trattati dal giornalista sulle pagine de «la Repubblica», «Il Corriere della Sera» ed altre riviste periodiche nella prima metà degli anni Settanta. Nelle pagine iniziali, sotto il titolo Senza deposito, lo stesso autore descrive l opera come frutto della decisione di «seguire oggi non qualche simpatico o suggestivo Altrove ma l attualità politica e culturale italiana giorno per giorno, con tutti i rischi della immediatezza troppo a caldo» (p. 7), e spiega la scelta del titolo, in cui i fantasmi «rinviano sia ai nuovissimi fantasmi della psicanalisi fantasmatica [ ], sia ai vecchi fantasmi della tradizione popolare che percorrono il

15 nostro caro Paese con lenzuolo in testa e due buchi per gli occhi» (p. 8). Arbasino si rivolge poi direttamente al «Caro lettore di scritti di cultura», invitandolo a non lamentarsi delle tante citazioni, soprattutto di nomi di autori, prova di «una certa accuratezza di documentazione e una certa precisione di rifermenti» (p. 9) per cui si tollerare «un po di fastidio di natura tipografica e visiva davanti a una pagina con parecchie maiuscole e virgolette, e magari corsivi» (p. 8), né per il diffuso uso di un lessico che si distacca «dalla tradizione astratta e teorica delle accademie barocche, delle arcadie rococò, degli idealismi meridionali, degli pseudo-concetti buttati dalla finestra» (p. 10). L autore così, in maniera autoreferenziale, denuncia e al contempo giustifica i tratti caratteristici della sua scrittura, talvolta oggetto di critica: il gusto per l accumulo di notizie ed informazioni, l abbondanza di citazioni, l esuberanza e l inventiva linguistica. Gambetti Vezzosi 2007, 31 Arbasino, Alberto (1930). Luisa col vestito di carta. Illustrazioni di Giosetta Fioroni. Milano, Emme Edizioni, x230 mm. 18 pagine non numerate. Illustrazioni a colori, a piena pagina o inserire nel testo, di Giosetta Fioroni. Legatura in cartone con copertina illustrata a colori da un disegno di Giosetta Fioroni, al piatto anteriore autore, titolo ed editore in nero, note editoriali ripetute al dorso, risguardi e sguardie in carta rossa. Buono stato di conservazione, piccole lacerazioni al dorso e lungo le cerniere. Prima edizione, poco comune e piuttosto ricercata, di questo libro per bambini. La fiaba d amore, che ha per protagonisti Luisa e Guido, è tratta dalla tradizione folkloristica della cittadina e della zona di Voghera, dove Arbasino è nato nel Le illustrazioni che accompagnano il testo si devono alla pittrice romana Giosetta Fioroni (1932), protagonista insieme a Tano Festa ( ), Mario Schifano ( ) e Franco Angeli ( ) della Scuola di Piazza del Popolo, movimento artistico nato a Roma negli anni Sessanta e di ispirazione pop, gravitante intorno al caffè Rosati e alla galleria La Tartaruga del fotografo abruzzese Plinio de Martiis ( ). Gambetti Vezzosi 2007, pp Arbasino, Alberto (1930). In questo stato. Milano, Garzanti, 1978 («memorie documenti»). 210x135 mm. 188 pagine, 4 pagine non numerate. Brossura in cartoncino a due tonalità di marrone con piatti riquadrati, al piatto anteriore autore, sottotitolo ed editore in nero, titolo in bianco, al dorso note editoriali ripetute in marrone, al piatto posteriore nota sul volume e breve biobibliografia dell autore in nero. Ottimo stato di conservazione. Prima edizione di questo volume, nato dalla vicenda del rapimento e dell assassinio di Aldo Moro, «Una tragedia politica e umana del nostro tempo, carica di connotazioni medievali e di doppifondi psicanalitici (la cattura del sovrano, la distruzione del padre )» che «agita e stravolge il sistema delle istituzioni e l animo popolare, la retorica civile e i piani rivoluzionari, i valori cattolici e la fantasia politica, le tecniche dei mass media e le torri d avorio ideologiche, le convenzioni letterarie e il mondo giovanile» (dalla quarta di copertina). Il fatto di cronaca, per il suo carattere di caso politico, è pretesto per ridiscutere sulle contraddizioni irrisolte di un Paese e tutti quei «nostri disturbi abbastanza familiari come l incoscienza e la ferocia, il banditismo e l accidia, la ladreria pubblica e privata e il languore individuale e nazionale, l irresponsabilità civica e la fuga intellettuale dalla realtà, il rifiuto dell esistere e la mancanza di qualunque progetto, il discorso

16 culturale e politico soltanto astratto e l aggressività conflittuale sistematica di tutti contro tutti gli altri». Le due pagine che chiudono il volume registrano l arrivo della notizia, ancora segreta, del ritrovamento del cadavere dello statista nella Renault 4 rossa targata Roma N56786 il 9 maggio 1978, durante un «seminario riservato presso Mondadori, a Roma su L Europa oggi: ostacoli e speranze», quando «mentre si taglia uno sformato di carciofi, e le forchette stanno per affondare nelle crespelle agli spinaci, entrano due ceffi stravolti, si avvicinano ai più autorevoli tra gli onorevoli, sussurrano agli orecchi che è stata ritrovata la macchina con il corpo in via Caetani». Gambetti Vezzosi 2007, 32. Arbasino, Alberto (1930). Un paese senza. Milano, Garzanti, 1980 («Saggi blu»). 210x135 mm. 353 pagine, 3 pagine non numerate. Brossura in cartoncino a due colori con piatti riquadrati in bianco, copertina a cura grafica di Fulvio Bianconi, al piatto anteriore autore, titolo ed editore in bianco, al dorso note editoriali ripetute in bianco, al piatto posteriore nota sul volume e breve bio-bibliografia sull autore sempre in bianco. Ottimo stato di conservazione. Al recto della prima pagina invio autografo dell autore a Irma e Gina Antonetto. Prima edizione di questo romanzo-conversazione, dedicato dall autore alle sorelle Antonetto, le creatrici dell Associazione Culturale Italiana, la fondazione torinese che, dal 1946 per quarantasei anni, promosse l incontro tra il pubblico e oltre 400 personalità tra filosofi, scienziati, scrittori e premi Nobel. L opera, composta da «centinaia di microsaggi e apparso agli inizi degli anni Ottanta, ha come protagonista la nostra Italia: un Paese senza diversi caratteri fondamentali, ma pieno di corsi e ricorsi che ripresentano come inopinati fantasmi della modernità numerose vecchie solfe antropologiche già ben note a Leopardi e Manzoni, Petrarca e Granisci, Panni e D'Annunzio, i Verri e Gadda. Ecco dunque un enorme inventario di considerazioni politiche anche su temi non politici, in un Paese dove la Politica viene vissuta e «portata avanti» per lo più come Discorso; un campionario di mode e demenze tipicamente italiane, trips e disturbi ideologici del pensiero e della parola» (dalla quarta di copertina) Arbasino, Alberto (1930). Trans-Pacific Express. Dieci viaggi in dieci paesi d Oriente lungo i percorsi che voltano le spalle alla Storia per scappare nella Geografia. Milano, Garzanti, 1981 («Saggi blu. Scacco giallo»). 210x135 mm. 219 pagine, 5 pagine non numerate. Brossura in cartoncino a due colori con piatti riquadrati in bianco, copertina a cura grafica di Fulvio Bianconi, al piatto anteriore autore, titolo ed editore in bianco, al dorso note editoriali ripetute in bianco, al piatto posteriore nota sul volume e breve bio-bibliografia sull autore sempre in bianco. Ottimo stato di conservazione, cartolina editoriale conservata tra le pagine. Sulla prima pagina ex-libris cartaceo di Giuseppe Molino raffigurante il primo degli Arcani maggiori dei tarocchi, il Bagatto. Prima edizione di questo diario di viaggio, che raccoglie alcuni resoconti di spostamenti e itinerari in dieci diversi Orienti, dal Nepal al Giappone, da Giava all Australia, tra cui quello di 20 giorni in Cina nel novembre del 1980, organizzato dal Sindacato Nazionale Scrittori di cui era all epoca segretario Aldo De Jaco ( ). Al viaggio parteciparono anche Vittorio Sereni ( ), Mario Luzi ( ) e Luigi Malerba (pseud. di Luigi Bonardi, ), traendone a loro volta dei diari di natura eterogenea, in poesia o in prosa, editi in momenti diversi: V. Sereni, Viaggio in Cina, a cura di Emanuela Sartorelli, Pistoia, Via del Vento, 2004 («Ocra gialla», 32); M. Luzi, Reportage. Poemetto. Seguito dal taccuino del viaggio in Cina 1980, Milano, All insegna del

17 Pesce d Oro, 1984; L. Malerba, Cina Cina, Lecce, Piero Manni, Arbasino racconta e descrive una Cina, talvolta chiamata Maolandia, dove passato e tradizione si intrecciano con la modernità di impronta sempre più occidentale, in cui la povertà antica sta dietro la povertà moderna, e la povertà moderna sopra la povertà antica e convivono realtà agli antipodi, come «un quartiere sicuramente non diverso da un villaggio dell Anno Mille, alle spalle della Shangai moderna della fine-secolo» (p. 165). Nell analisi della situazione culturale, politica ed economica ci si accorge di trovarsi di fronte, e nel bel mezzo, di un Paese che «sta attraversando non una transizione, ma un grande trauma politico e umano, paragonabile a vivere insieme il 25 luglio e il 25 aprile, il processo di Verona e quello di Norimberga» (p. 200): questo momento storico non è tuttavia solo dramma collettivo, ma soprattutto «una liberazione euforica dagli incubi tremendi della tirannide, un ansia corale irrefrenabile di portar testimonianza su enormi differenze individuali e di massa, persecuzioni e repressioni che hanno colpito milioni di cittadini e ne hanno ammazzati parecchi migliaia, nei dieci anni della Rivoluzione Culturale ora processati come aberrazione e incubo con la Banda dei Quattro, e visti attualmente solo con orrore e terrore, citati correntemente solo come sventura e disastro» (p. 201). Un immagine profondamente diversa da quella percepita in Occidente attraverso notizie e informazioni trasmesse «senza muoversi da Frosinone o da Fregene» (p. 201), una situazione che mostra, culturalmente e intellettualmente, una sconcertante «affinità col ritorno dei nostri antifascisti dai campi di concentramento e dai carceri, alla fine della guerra e della Resistenza» (p. 205), con il rivelarsi di «una abbondante letteratura sommersa che sta emergendo tutta insieme dopo la caduta (della Banda dei Quattro). La chiamano letteratura della ferita [ ]» (p. 208). Gambetti Vezzosi 2007, 32. Arbasino, Alberto (1930). Matinée. Un concerto di poesia. Milano, Garzanti, 1983 («Saggi blu. Scacco giallo»). 210x135 mm. 258 pagine, 6 pagine non numerate. Brossura in cartoncino a due colori con piatti riquadrati in bianco, copertina a cura grafica di Fulvio Bianconi, al piatto anteriore autore, titolo ed editore in bianco, al dorso note editoriali ripetute in bianco, al piatto posteriore nota sul volume e breve bio-bibliografia sull autore sempre in bianco. Ottimo stato di conservazione. Al piatto anteriore e al dorso annotazione ad inchiostro nero «3371». Prima edizione di questa raccolta di poesie e prose, in parte già apparse in precedenza su periodico e riconducibili ad un arco cronologico che, come si legge a p. 5, va dal 1943 al Quarant anni ripercorsi in quello che l autore definisce «un diario o un epistolario» che «tende a fornire storia e cronaca e panorama (e romanzetto) di formazioni e avventure e scoperte culturali, attraversate da più generazioni ora non più giovani, lungo fasi novecentesche disparatissime, mode intellettuali contraddittorie, decenni più o meno propizi agli esperimenti letterari non disgiunti da qualche divertimento ritmico e cantabile» (dalla quarta di copertina). Raccogliendo i versi scritti tra l adolescenza e piena maturità, inframmezzati da parti in prosa che ne forniscono una sorta di racconto del contesto di nascita, Arbasino consegnò al lettore un commento a posteriori delle cronache e del costume di 4 decenni della storia d Italia e il critico Geno Pampaloni suggerì per il volume ben tre livelli di lettura: come tracciato autobiografico, come cronaca culturale del dopoguerra e come esercizio letterario di stile poetico (Poesia in un concerto, in «Il Giornale», 3 aprile 1983). A completamento dell accezione teatrale del titolo, Matinée, l autore fece di alcune pagine scelte una serie di letture nei teatri di Milano e Roma (Salone Pier Lombardo il 13 marzo 1983; Accademia Filarmonica Romana Teatro Olimpico il 1 giugno 1983), con l accompagnamento musicale al pianoforte del maestro Adriano Bassi (1950). Da queste lettureconcerto ne uscirono evidenziati i toni quasi da cabaret delle poesie arbasiniane e l aspetto più provocatorio e giocoso di quell esperimento di Kulturkritik in differita, che lo scrittore riproporrà,

18 ma in diretta, guardando la contemporaneità e scrivendone in tempo reale, con Rap! E Rap 2 (2001 e 2002; schede 29 e 30). Gambetti Vezzosi 2007, 32. Arbasino, Alberto (1930). Il meraviglioso, anzi. Cento e più viaggi di un dilettante d oggi attraverso l Europa e l America delle grandi mostre. Milano, Garzanti, 1985 («Saggi blu»). 210x135 mm. 414 pagine, due pagine non numerate. Brossura in cartoncino a due colori con piatti riquadrati in bianco, copertina a cura grafica di Fulvio Bianconi, al piatto anteriore autore, titolo ed editore in bianco, al dorso note editoriali ripetute in bianco, al piatto posteriore nota sul volume e breve bio-bibliografia sull autore sempre in bianco. Ottimo stato di conservazione. A p. 2 ex-libris cartaceo di Giuseppe Molino raffigurante il primo degli Arcani maggiori dei tarocchi, il Bagatto. Prima edizione di questa raccolta di saggi critici, dedicati alla recensione di alcune importanti mostre svoltesi in Europa e negli Stati Uniti tra l inizio degli anni Settanta e la metà degli Ottanta. Il volume esce nel periodo in cui Arbasino era Deputato al Parlamento italiano nelle fila del Partito Repubblicano Italiano. Scrive infatti l autore: «Stavo lavorando tanto a Montecitorio, non avevo tempo per scrivere o riscrivere, dunque fu piuttosto un alibi mandare in tipografia un pacco di recensioni di mostre, col pretesto che si documentava così la metamorfosi storica delle esposizioni d arte in eventi di massa? E rimasi imbarazzato quando allora Calvino mi definì in una dedica principe della cronaca culturale del nostro secolo. In realtà era lui, come Barthes, un principe delle dediche pensate come blurb amichevoli» (citazione dalla Cronologia, in A. Arbasino, Romanzi e racconti, Milano, Mondadori, 2010 [«I Meridiani»], I, pp. XCV-CCXXV: CLXXXVI- CLXXXVII). L opera rappresenta una tappa importante nel percorso intellettuale dello scrittore lombardo, che si misura qui con la critica storico-artistica in una accezione particolare, guardando alle grandi esposizioni d arte, sempre più eventi destinati ad un pubblico di massa: il suo è un viaggio attraverso «una quantità di fasi e movimenti culturali angolini e interstizi nella Storia del Gusto più vicini alla nostra sensibilità, al nostro attuale Desiderio lungo un assortimento di tendenze neo- e di movimenti post- che spaziano dal Neoclassimo al Postmoderno. Ecco preraffaellisti e neogotici e Kirsch, in compagnia di simbolisti, surrealisti, cubisti, metafisici, visionari, nazisti, pellirosse, pop, con un attenzione insistente ai fatali decenni in diversi paesi: anni Venti, Trenta, Quaranta. La raggiera delle attrazioni tocca le arti orientali, l arte antica, le arti dello spettacolo, l arte dell architettura, le arti minime» (dalla quarta di copertina). Gambetti Vezzosi 2007, 32. Arbasino, Alberto (1930). La caduta dei tiranni. Palermo, Sellerio, 1990 («La diagonale», 52). 210x150 mm. 80 pagine, 4 pagine non numerate. Brossura in cartoncino bianco con camicia editoriale in carta blu con bandelle, illustrata a colori da una stampa popolare francese del 1789, raffigurante un uomo con una falce e la mano destra levata accompagnato dal motto «Mort ou liberté», sulla sovraccoperta autore, titolo ed editore in giallo, sulla bandella anteriore note biografica sull autore. Ottimo stato di conservazione, lievi tracce d uso. Prima edizione di questa raccolta di tre saggi, rielaborazioni di alcuni reportage realizzati da Arbasino tra 1989 e 1990, all indomani del crollo dell impero sovietico e del simbolo della Guerra Fredda, il muro di Berlino. Già apparsi su «La Repubblica» come pagine di appunti stesi sul campo e registrazione a caldo degli eventi, gli scritti sono radicalmente rilavorati e piuttosto ampliati per la presente edizione, attraverso numerosi aggiustamenti e lunghi inserimenti, anche di interi paragrafi.

19 Se pur soggetti ad una riscrittura che ne accentua il carattere letterario, questi scritti arbasiniani conservano il sapore giornalistico della testimonianza in presa diretta, obbligo a cui gli intellettuali sono chiamati in momenti e fasi storiche così determinanti: «In anni come questi, così traboccanti di attente ricerche sulla vita quotidiana in tutte le epoche tranne la nostra ove si appare spesso inattendibili e assenti sarà un dovere culturale e un piacere civile sobbarcarsi almeno nelle occasioni storiche a una diaristica di testimonianza: dal vivo e cioè dal marciapiede, andando in giro non fra i sintetizzatori e i commentatori ma tra la gente, con gli arnesi soliti e tipici ricevuti dalla letteratura» (p. 12). Per questa dominante dimensione politica, insolita anche se sempre adombrata nella Kulturkritik arbasiniana, il volume fu oggetto di attenzione critica non solo da parte di letterati, ma anche e soprattutto di giornalisti ed editorialisti come Sandro Viola (1931), Ruggero Guarini (1931), Gianfranco Pasquino (1942) e Furio Colombo (1931). Gambetti Vezzosi 2007, 32. Arbasino, Alberto (1930). Le Muse a Los Angeles. Milano, Adelphi, 2000 («Piccola Biblioteca Adelphi», 441). 180x105 mm. 286 pagine, 6 pagine non numerate. Brossura in cartoncino giallo con bandelle e copertina riquadrata in nero, al piatto anteriore autore, titolo, marca editoriale ed editore in nero, nome della collana e numero a risparmio su fondo nero, note editoriali ripetute al dorso in nero, al piatto posteriore nota sul volume in nero, sulle bandelle nota biografica sull autore e citazione dal volume sempre in nero. Ottimo stato di conservazione. Prima edizione di questo saggio di argomento storico-artistico, dedicato al collezionismo californiano, principalmente del Novecento e nato come diario di viaggio tra vari luoghi, città ed istituzioni culturali: il Getty Center e il Research Institute sulle colline di Los Angeles, il MOCA (sempre a Los Angeles), la Villa dei finti Papiri di Malibu, il Norton Simon Museum di Pasadena, lo SFMOMA di San Francisco. Spostandosi tra i «mirabolanti musei che si rinnovano accumulando e spostando opere splendide [ ] in dimore leggendarie e frenetiche. (Oggi: cattedrali moderne, parchi a tema, monumenti all architetto di moda, servizi per la collettività, magazzini generali con tutto e il contrario di tutto?...)», Arbasino fotografa lo stato e i caratteri delle grandi collezioni d arte americane, nate dal mecenatismo e dalla folle verve di personaggi come Paul Getty ( ): passeggiare per mostre e gallerie è occasione per excursus sulla storia e sull arte mondiale, europea ed italiana di tutti i tempi, per un turbinio di «paragoni e associazioni, memorie di artisti e collezionisti, vicende spesso rocambolesche delle opere, polemiche sulla manutenzione e presentazione del patrimonio artistico» (citazioni dalla quarta di copertina). Le scelte linguistiche guidate dall idea di pastiche e il gusto per l accumulo di informazioni restano i tratti stilistici caratterizzanti anche di questo volume, vincitore nel 2000 di due riconoscimenti letterari, il Premio Pen Club di Compiano e il Premio Elsa Morante per la saggistica. Gambetti Vezzosi 2007, 32. Arbasino, Alberto (1930). Rap! Milano, Feltrinelli, 2001 («Super UE», 8). 205x135 mm. 187 pagine, 5 pagine non numerate. Brossura in cartoncino rosa e verde con copertina stampata a colori a cura grafica dell Ufficio grafico Feltrinelli, al piatto anteriore autore, editore e collana in bianco, titolo in verde e arancione entro tondo rosso, al dorso note editoriali ripetute in nero e bianco, al piatto posteriore nota sul volume e profilo bio-bibliografico dell autore in nero. Ottimo stato di conservazione.

20 Prima edizione di questi componimenti poetici in forma che richiama la scansione ritmica della musica rap, già apparsi su «La Repubblica», «L Espresso», «Il Manifesto» e altre pubblicazioni periodiche. Le poesie spaziano a commento di quasi tutto ciò che avviene sulla scena italiana, «le ultime elezioni, le nuove tendenze dell arte, i trallallà della società, le rivoluzioni nei salotti, i rava nelle mode politiche, i film da piangere, le opere da ridere, e i valori della piccolissima borghesia del potere imposti come miti, riti, tifi, icone, must, trends, prêt-à-porter di successo» (cit. dalla quarta di copertina) riportando in auge un personaggio simbolo dell opera arbasiniana, la casalinga di Voghera, qui celebrata ne Il ritorno della casalinga (pp ) e Il Rap della casalinga-contro (pp ), ma anche in Rap pre-elettorale 2001 (pp ). Come Matinée (1983; scheda 25) era stato, a posteriori, un volume di versi che si facevano commento critico su quarant anni di storia, cultura e politica italiana ( ), Rap! diventa la colonna sonora che rilegge fatti e personaggi del Bel Paese contemporaneo, suo specchio nel momento in cui viene dato alle stampe e in definitiva «il libro più politico sull Italia nello strano e importante 2001». Tra gli omaggi ai maestri indiscussi (Aldo Palazzeschi, Toti Scialoja, Pier Paolo Pasolini), Arbasino lascia spazio alle osservazioni e ai commenti della Sora Cecia e della Sora Lella «rapper anche loro, signora mia!», abbracciando la realtà socio-politica con occhio critico, ma profetico e disilluso, al punto da intitolare il rap dedicato al G8 Un morto a Genova (pp ) composto qualche giorno prima che si consumasse il dramma dell uccisione Carlo Giuliani ( ). Gambetti Vezzosi 2007, 32. Arbasino, Alberto (1930). Rap 2. Milano, Feltrinelli, 2002 («Super UE»). 205x135 mm. 150 pagine, 10 pagine non numerate. Brossura in cartoncino blu e rosso con copertina stampata a colori a cura grafica dell Ufficio grafico Feltrinelli, al piatto anteriore autore, editore e collana in bianco, titolo in rosso e arancione entro tondo grigio, al dorso note editoriali ripetute in bianco, al piatto posteriore nota sul volume e profilo bio-bibliografico dell autore in bianco e giallo. Ottimo stato di conservazione. Prima edizione di questa raccolta di componimenti in versi, tra poesia e ritmi rap, che ripropongono al pari del precedente Rap! (2001; scheda 29) una serie di interventi già pubblicati su periodico. Se nella raccolta dell anno precedente Arbasino aveva fotografato l Italia del 2001 attraverso il mix di «rap e strofette con la casalinga di Voghera e la Sora Cecia, i couplets del cabaret intellettuale nella Milano impegnata e gli epigrammi ironici della Dolce Vita romana», questo nuovo volume «registra sul campo un Italia e un mondo e una poesia e un rap e un rock che non sono più i medesimi», un Italia «zombie» che ha non è più «l Italia delle ultime elezioni, il tempo delle ridicolaggini e della satira, il mondo di ieri prima dei disastri» (cit. dalla quarta di copertina). Insieme a Rap! questo volume segna il ritorno di Arbasino alla pratica della poesia, ma più profondamente segnata dai caratteri della poesia civile, da lui stesso definita «uno strano dovere quando la Storia ricomincia a correre», e da una tensione che sfocia nei temi e negli argomenti etico-civico-politici. Gambetti Vezzosi 2007, 33. Balestrini, Nanni (1935). Il sasso appeso. Milano, Scheiwiller - All insegna del Pesce d Oro, 1961 («Poesia novissima», 1; serie «Il Quadrato - minor», 3). 120x120 mm. 39 pagine, una pagina non numerata. Dedica a stampa a Luciano Anceschi. Brossura in cartoncino bianco con copertina di Romano Ragazzi, al piatto anteriore autore ed editore in nero, titolo in grigio, note editoriali ripetute al dorso in nero. Copia numerata: 365/500.

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