Sintesi dell intervento

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1 La programmazione dell efficientamento energetico comunale: alcune riflessioni. Marcello Magoni (Dastu Politecnico di Milano) con la collaborazione di Rachele Radaelli (Dastu Politecnico di Milano) e Chiara Cortinovis (DICAM - Università di Trento) Sintesi dell intervento 1. Fattori da considerare nella programmazione di interventi di efficientamento energetico Le strategie e le azioni di efficientamento energetico di edifici e infrastrutture di proprietà comunale diventeranno nei prossimi anni sempre più importanti non solo per rispondere alla necessità di una riduzione di costi e consumi energetici, ma anche per rispondere ai contenuti della Direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica (recepita dal Decreto Legislativo 4 luglio 2014, n. 102) dove è stabilito che dal primo gennaio 2014 e fino al 2020, dovranno essere realizzati interventi di riqualificazione degli edifici pubblici che interessino il 3% annuo della superficie coperta utile climatizzata. Queste strategie e azioni vanno pensate rispetto ai contesti territoriali in cui esse si collocano, in modo da favorire il più possibile il conseguimento di sinergie con gli interventi sull insieme di infrastrutture, impianti e flussi energetici in essi presenti e previsti, a partire dagli interventi di rigenerazione urbana. Queste sinergie non solo consentono di ottenere una maggiore efficienza del sistema insediativo, ma spesso consentono di ottenere tempi di ritorno degli investimenti molto più brevi. L elaborazione di questo tipo di strategie deve inoltre considerare che la Direttiva 2012/27/UE attribuisce ai Comuni il compito di favorire e diffondere l innovazione tecnologica e gestionale, nonché nuovi strumenti e misure adatte ai diversi contesti locali, realizzando interventi pilota o buone pratiche che possano costituire degli utili riferimenti per i soggetti privati, dando impulso al mercato locale, incentivando l iniziativa privata e favorendo lavoro e occupazione. Al riguardo, nella valutazione della convenienza economica di interventi su larga scala, soprattutto se pubblici, vanno presi in considerazione non solo i benefici diretti, cioè il flusso di cassa generato dalla riduzione dei costi energetici, ma anche quelli indiretti, cioè o benefici generati sul sistema economico. Un terzo tipo di benefici, che sono difficili da valutare, riguardano il miglioramento del confort degli edifici che normalmente accompagna un intervento energetico. Poiché nella vita utile degli edifici scolastici e direzionali pubblici la gran parte dei costi è riconducibile al costo del personale, un investimento in efficienza energetica potrebbe avere un effetto indiretto importante sui costi per il personale, perché, contribuendo a migliorare le condizioni di lavoro, permette di migliorarne la produttività. Inoltre, ne beneficerebbe anche la qualità dei servizi offerti, soprattutto nel campo della educazione e della formazione. Gli interventi più rilevanti in termini di costi e di possibilità di riduzione dei consumi energetici riguardano l efficientamento degli involucri degli edifici, i quali possono richiedere una riqualificazione complessiva dei manufatti che spesso rende i tempi di ritorno dell investimento troppo lunghi per essere convenienti (vedi sostituzione dei serramenti, realizzazione del cappotto, ). D altra parte, la necessità di effettuare interventi di manutenzione straordinaria e di adeguamento normativo, (vedi ad esempio la sostituzione di coperture in amianto, l'adeguamento antisismico, la rimozione di barriere architettoniche,...), e di ristrutturazione e riqualificazione di edifici e di spazi urbani, costituisce un fattore utile per prevedere interventi di efficientamento. Al riguardo, la bassa qualità di una parte consistente del patrimonio edilizio pubblico e privato italiano costituisce un opportunità importante per pensare a programmi di riqualificazione integrati.

2 Un altro fattore da considerare per il patrimonio pubblico è l intensità d uso dei fabbricati, visto che spesso gli immobili comunali (scuole, palestre, uffici, ) sono utilizzati per limitati periodi di tempo. Questo significa che un piano di efficientamento energetico deve andare di pari passo con l ampliamento dei tempi di utilizzo delle strutture comunali, consentendo così di realizzare sinergie di tipo economico, spaziale, funzionale ed energetico. Pertanto, il diversificarsi delle infrastrutture energetiche, l ampliarsi delle possibilità tecnologicoimpiantistiche, e la necessità di conseguire soluzioni flessibili e durature nel tempo, rendono la valutazione e la programmazione tecnico-economica delle possibili sinergie un operazione di elevata complessità. I principali passaggi da svolgere nella programmazione degli interventi di efficientamento energetico sono: individuare i flussi energetici dell ambito comunale e le opportunità (potenziale di efficienza energetica, sfruttamento di fonti rinnovabili, ) presenti sul territorio; considerare la possibilità di allacciarsi a sistemi di teleriscaldamento e raffrescamento esistenti o previsti, la cui efficienza è molto più elevata rispetto agli impianti singoli; trovare soluzioni, anche innovative e comunque integrate, che rispondano ai caratteri attuali e potenziali dei propri bisogni energetici e individuare i contratti di fornitura energetica conformi alle proprie esigenze. Occorre inoltre avere una adeguata consapevolezza dell importanza della gestione e della razionalizzazione dei consumi energetici, poiché spesso i Comuni non conoscono i loro consumi e non conoscono nemmeno i contratti energetici ancora attivi e non utilizzati, e una buona capacità di gestire i processi di intervento, coinvolgendo dei fornitori di servizi e dei soggetti finanziatori qualificati (in primis le ESCo) e interloquendo con cognizione di causa sulle soluzioni per l efficienza energetica prospettate; considerare le necessità di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria sul proprio patrimonio immobiliare e i programmi di intervento approvati; costruire dei pacchetti integrati di intervento, rispetto a cui poter ottenere delle economie dimensionali, anche con la formazione di reti inter-comunali per i Comuni più piccoli, e cercare, dove possibile, delle sinergie con i privati. Nei piccoli comuni, gli edifici pubblici hanno spesso dimensioni e consumi più rilevanti rispetto a quelli degli edifici residenziali e sono anche generalmente localizzati in aree ristrette, per cui vi è la possibilità di ottimizzare la fornitura energetica anche costruendo impianti comuni, inclusi quelli a energia rinnovabile. dare priorità agli interventi su edifici con consumi totali e consumi per unità di superficie netta di pavimento più elevati. 2. Approccio sistemico alla programmazione e città/edifici intelligenti Un approccio sistemico nella programmazione dell efficientamento energetico è strettamente connesso all obiettivo della costruzione di città ed edifici intelligenti, cioè di città dove si cerca di perseguire in modo integrato gli obiettivi di efficienza eco-sistemica e sostenibilità economicosociale. Fattori caratterizzanti le città intelligenti sono le Smart Grids, che sono infrastrutture utili anche per supportare misure di efficienza energetica, a partire dalle reti energetiche. Queste ultime dovrebbero essere in grado di integrare e gestire in modo flessibile i flussi di energia bidirezionali, differenti per quantità, qualità, provenienza e programmabilità. Questo perché l integrazione massiccia delle rinnovabili in rete richiede un controllo capillare sul territorio per garantire che l energia venga prodotta e distribuita dove e quando serve. Da questo punto di vista, occorre tener conto dello sviluppo strategico dei sistemi di accumulo energetico.

3 Altri sistemi da considerare sono quelli per l automazione dei comportamenti dell insieme degli impianti degli edifici, la cui adozione ne consente di massimizzare l efficienza energetica e il confort rispetto alle specifiche modalità di utilizzo dell edificio e alle condizioni ambientali esterne. 3. Analisi energetiche del patrimonio edilizio pubblico 3a. Consumi energetici di edifici scolastici, direzionali pubblici e residenziali (anno 2013) Fonte: studio CRESME 2014 su efficientamento energetico, ristrutturazione edilizia e rigenerazione urbana Simulazione dell impatto della Strategia energetica nazionale (riduzione del 10% dei consumi energetici nel settore delle costruzioni) sulla base dei seguenti fattori: condizione attuale dei diversi segmenti edilizi per fasce di assorbimento energetico; mix di interventi di riqualificazione ottimale ed efficace; importi di spesa necessari; risparmi (emissioni di CO2 ed economici) che si otterrebbero in conseguenza di tali interventi; impatto sull occupazione; tempi di rientro degli investimenti. Edifici direzionali pubblici Lo stock di edifici pubblici direzionali, intesi come edifici completamente destinati a uffici e quindi esclusi gli uffici inseriti in edifici destinati ad altre funzioni, è di unità. Essi consumano ogni anno oltre 4,3 TWh tra consumi termici ed elettrici per una spesa annua di circa 644 milioni di euro. Il segmento più energivoro, individuato nel 20% degli edifici che ha consumi più elevati, conta edifici per un consumo di quasi 1,2 TWh pari a una spesa di 177 milioni di euro annui. Applicando a tale patrimonio un mix di interventi differenziato per zona climatica, è possibile ridurre il consumo energetico del 41%, facendo scendere la bolletta energetica a 104 milioni di euro annui per un risparmio di 73 milioni l anno. In termini complessivi significa che, intervenendo solo sul 20% degli immobili più energivori, è possibile abbattere i consumi dell intero patrimonio dell 11,3%. Gli investimenti necessari per gli interventi di riqualificazione risultano essere poco superiori ai 900 milioni di euro ed il pay back time dell investimento è di 12,5 anni senza incentivi e si riduce a 4,4 anni nel caso di incentivazione analoga all attuale 65%. La riduzione delle emissioni di gas serra risulta essere di oltre 130 mila tonnellate. In termini occupazionali, gli investimenti effettuati attiverebbero quasi addetti. Scuole Lo stock di edifici scolastici, intesi come edifici a esclusivo o prevalente uso scolastico, risulta stimato in unità. Essi consumano ogni anno oltre 9,6 TWh tra consumi termici ed elettrici per una spesa annua di circa 1,3 miliardi di euro. Il segmento più energivoro, individuato nel quintile di consumi più elevati, conta edifici per un consumo di oltre 2,6 TWh pari a una spesa di 351 milioni di euro annui. Applicando a tale patrimonio un mix di interventi differenziato per zona climatica è possibile ridurre il consumo energetico del 48,3%, facendo scendere i costi a 181 milioni di euro annui con un risparmio di 169 milioni l anno. In termini complessivi significa che intervenendo solo sul 20% degli immobili più energivori è possibile abbattere i consumi dell intero patrimonio del 13,1%. Gli investimenti necessari per gli interventi di riqualificazione sarebbero di circa 3,6 miliardi di euro e il pay back time dell investimento di 21,2 anni senza incentivi, il quale si riduce a 7,4 anni considerando l incentivazione al 65%. La riduzione delle emissioni di gas serra risulta di 312 mila tonnellate. In termini occupazionali, gli investimenti effettuati attiverebbero oltre addetti.

4 Edifici residenziali Lo stock di edifici residenziale ammonta a 11,8 milioni di unità che consumano ogni anno quasi 319 TWh tra consumi termici ed elettrici, per una spesa annua di oltre 45 miliardi di euro. Il segmento più energivoro, individuato nel quintile di consumi più elevati, conta quasi 2,4 milioni di edifici per un consumo di quasi 105 TWh pari a una spesa di oltre 14,5 miliardi di euro annui. Applicando a tale patrimonio un mix di interventi differenziato per zona climatica, è possibile ridurre il consumo energetico del 39,3%, facendo scendere i costi a 8,8 miliardi di euro annui per un risparmio di 5,7 miliardi l anno. In termini complessivi significa che intervenendo solo sul 20% degli immobili più energivori è possibile abbattere i consumi dell intero patrimonio del 12,6%. Gli investimenti necessari per gli interventi di riqualificazione sarebbero di circa 111 miliardi di euro e il pay back time dell investimento di 19,4 anni senza incentivi, il quale si ridurrebbe a 6,8 anni nel caso di incentivazione analoga all attuale 65%. La riduzione delle emissioni di gas serra sarebbe di 9,5 milioni di tonnellate. In termini occupazionali, gli investimenti effettuati attiverebbero oltre addetti. Direzionale pubblico Scuole Edifici residenziali Patrimonio esistente (numero edifici) Spesa per consumi termici e elettrici (M ) % degli edifici con consumi più elevati (numero) Rientro investimenti senza incentivi (anni) 12,5 21,2 19,4 Rientro investimenti con attuali incentivi (anni) 4,4 7,4 6,8 Addetti attivati (numero) Riduzione delle emissioni di gas serra (Ktonnellate) b. Rapporto tra interventi di nuova edificazione e interventi di recupero del costruito Fonte: studio CRESME 2014 su efficientamento energetico, ristrutturazione edilizia e rigenerazione urbana Con la crisi economica e immobiliare si è avuta la fine del sesto ciclo delle costruzioni dal secondo dopoguerra e, con la riconfigurazione in atto, l avvio del settimo. Questo nuovo ciclo ha contenuti molto diversi da quello precedente, che potremmo sintetizzare nello slogan dall espansione alla riqualificazione, dal mattone all impianto, dalla quantità alla qualità. Nel 2013 il valore della produzione totale delle costruzioni è stato pari a 173,5 miliardi di euro (comprensivi degli investimenti in impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili ed escluse le spese per i trasferimenti di proprietà), mentre la spesa per interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio esistente, compreso anche l efficientamento energetico, è stata di 115,1 miliardi di euro, pari al 66,4% dell intero mercato delle costruzioni. Se a questi interventi vengono aggiunti i 7,5 miliardi di euro degli investimenti in fonti energetiche rinnovabili, si supera il 70% del valore delle costruzioni. In valori costanti riferiti al 2005, il valore della produzione totale delle costruzioni nel 2006 è stato pari a 186 miliardi di euro, contro un valore di 151 miliardi di euro nel 2013, mentre la spesa per interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio esistente, compreso anche l efficientamento energetico, è stata di 103 miliardi di euro nel 2006, pari al 55,4% dell intero mercato delle costruzioni, contro un valore di 93 miliardi di euro nel 2013, pari al 66,4%.

5 3.c Situazione edilizia scolastica Fonte: Audizione ANCE, Indagine conoscitiva Commissione VII (istruzione) della Camera dei Deputati, 2013 Gli edifici scolastici in Italia hanno elevati livelli di vetustà e di esposizione al rischio: oltre la metà sono stati costruiti prima dell entrata in vigore della normativa antisismica per nuove costruzioni (1974); oltre 24 mila scuole si trovano in aree a elevato rischio sismico e circa sorgono in aree a forte rischio idrogeologico. Vi sono scarse risorse statali e una bassa capacità di attuazione dei programmi finanziati: circa 1,2 dei 2,3 miliardi di euro (53%) stanziati tra il 2004 e il 2012, ai quali si aggiungono 1,3 miliardi stanziati nel corso del 2013 (450 milioni di euro nel DL Fare e 850 milioni di euro nel DL Istruzione), non sono ancora stati impegnati. Occorre intervenire in una logica complessiva, considerando allo stesso tempo la sicurezza degli edifici, la loro sostenibilità energetico-ambientale, l opportunità di razionalizzare l'infrastruttura scolastica nel suo insieme e di assicurare la piena rispondenza funzionale delle strutture alle nuove esigenze didattiche e a una nuova concezione degli spazi per l apprendimento. Occorre quindi avviare un forte piano di intervento basato su tre grandi strategie: 1. costruzione di nuove scuole, in sostituzione di quelle obsolete. Il governo ha indicato in circa 15 mila edifici pubblici per l istruzione la quota di strutture che presentano urgente necessità di rilevanti interventi di manutenzione straordinaria per la messa in sicurezza, per 10 mila dei quali è già stata ipotizzata la demolizione. Si tratta di circa un terzo dell attuale patrimonio; 2. messa in sicurezza degli edifici esistenti; 3. riqualificazione energetica e adeguamenti funzionali degli edifici esistenti. Il polo scolastico di nuova concezione va integrato con altre funzioni e servizi, orientati agli utenti della scuola, ma anche al territorio di riferimento e alla città. Un Civic Center, come auspicato dalle Linee Guida ministeriali. Questo tipo di poli scolastici possono diventare catalizzatori di processi diffusi di riqualificazione urbana, consentendo di configurare nell ambito del progetto l'uso degli spazi scolastici per l'intera giornata e la realizzazione di strutture complementari integrate alla Scuola, che ospitino i molteplici servizi e le attività legati alla formazione extra-scolastica e all'articolazione della giornata di bambini e ragazzi: attività sportive, culturali, sanitarie, commerciali e per l'intrattenimento, con l intento di costituire, nell ambito del complesso scolastico, un vero e proprio polo di servizi e di aggregazione per il giovani e per il quartiere.

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