3 O SEi. Z014 COORDINAMENTO NAZIONALE MINISTERO DELLA GIUSTIZIA ... Al MINISTRO DELLA GIUSTIZIA Andrea ORLANDO

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1 Prot n 135_2014 del 30 settembre 2014 MINISTERO GIUSTIZIA ARRIVO 3 O SEi. Z014 Ufficio Corrispondenza... ' Al MINISTRO DELLA GIUSTIZIA Andrea ORLANDO Al Capo di Gabinetto Giovanni MELILLO Oggetto: Osservazioni sullo schema del DPCM di riorganizzazione e riduzione complessiva degli uffici dirigenziali e delle dotazioni organiche del Ministero della Giustizia Siamo di fronte all'ennesima proposta di riorganizzazione e decentramento, facendo l'analisi delle varie ipotesi che si sono succedute se ne ricava la chiara impressione di confusione e mancanza di chiarezza sugli obiettivi che si vogliono perseguire oltre all'evidente contenimento dei costi che, inevitabilmente sono destinati a lievitare a fronte di scelte errate come la storia, recente o meno, insegna. \ Il decentramento ha visto proporre dodici sedi, passate poi a cinque, quindi a tre, poi ancora a due e infine, all'apice della indeterminazione, si arriva a proporre tre o quattro sedi senza che si riesca ad intravedere un punto fermo. Anche la soppressione e l'accorpamento delle varie Direzioni sembra improntata più che altro alla esigenza di dimostrare che qualcosa si è fatto piuttosto che rispondere ad una chiara visione per la riorganizzazione del Ministero. Così non può andare... Negli ultimi venti anni le riforme hanno visto la creazione delle Procure presso le Procure, per poi giungere alla soppressione delle stesse insieme alle Preture con accorpamento neg li uffici di grado superiore. Quando ci si è accorti che le Preture rappresentavano il miglior esempio di efficienza e di prossimità al cittadino si è deciso di puntare sui Giudici di Pace con competenze abbastanza limitate. L'esigenza di sgravare i Tribunali dal carico di lavoro ha portato il legislatore ad aumentare la competenza dei GDP fino a lasciare pensare ad un ritorno alle Preture con l'aggravante, però, che i GDP non hanno Giud ici dell'esperienza dei Magistrati di ruolo e sono divenuti uffici dove è facile trovare caos e inefficienza, al contrario delle vecchie Preture; si è riusciti, ad anni di distanza, nel mirabile obiettivo di tornare quasi al punto di partenza in una situazione sostanzialmente peggiore. Analoga vicenda si sta vivendo con la recente riforma della geografia giudiziaria, con soppressioni e accorpamenti limitati che non sono serviti a ridisegnare l'organizzazione ma solo a creare situazioni caotiche negli uffici accorpanti e disagi per i lavoratori senza conseguire alcun risparmio di spesa e allontanando la Giustizia dal territorio. La situazione dei GDP, proprio di questi giorni, ha del paradossale, a pochi giorni dal passaggio di molte sedi alla competenza dei Comuni ancora non si conosce l'elenco completo del GDP che sopravvivranno e le

2 modalità con cui i Comuni potranno gestirli, si sta assistendo ad una situazione che avrebbe dei risvolti anche comici se la protagonista non fosse la Giustizia. Il paradosso è che, mentre ancora si naviga a vista nell ambito di questa riforma, si comincia a parlare degli sportelli di prossimità che rischiano di rappresentare il rientro dalla finestra della frammentazione degli uffici che si voleva eliminare. Ancora è forte la percezione di confusione sugli obiettivi. Su tutto aleggia la previsione normativa di dover realizzare il tutto a costo zero, obiettivo assolutamente utopistico, non percorribile, che costringerà l Amministrazione a violare la norma oppure a non poter garantire il servizio promesso. Tutto quanto affermato è dimostrabile con elementi oggettivi incontrovertibili. Venendo alla proposta, c è da chiedersi se un decentramento basato su tre direzioni sia da ritenersi veramente tale oppure si tratti di una diversa forma di accentramento. Il decentramento, per essere effettivo ed esercitare l efficacia deve realizzare una prossimità territoriale reale, capace di esercitare l azione su una conoscenza concreta del territorio e su una diretta e continua relazione con gli Uffici e gli utenti. Con tre direzioni, ma anche con quattro, si ottiene il risultato di moltiplicare la spesa per strutture, al di là dei sogni di realizzazione a costo zero (le strutture costano), senza che ciò si traduca in un efficace miglioramento del servizio. Ricordiamo che nelle varie proposte di attuazione delle direzioni interregionali/regionali del dlgs 240/06 si erano ipotizzate 12 o 13 strutture del genere; in tale organizzazione poteva avere senso il rapporto diretto tra queste direzioni con i singoli uffici, ma venendo meno tale ipotesi, per i problemi di revisione/risparmio della spesa e riduzione dei posti dirigenziali, con 3 o 4 direzioni interregionali, si ritiene che non si possa prescindere dal ruolo di intermediari degli uffici di vertice distrettuale (Corti e Procure Generali), che vanno rafforzati con personale ad hoc per accentrare taluni servizi di carattere distrettuale. Non è chiaro a pag. 8 il passaggio relativo alla interlocuzione diretta tra le direzioni regionali con i singoli uffici. Significa che verrà eluso il ruolo intermedio degli uffici di vertice distrettuale (Corte d Appello e Procura Generale)? Questo rimanda alla prevista ricognizione delle attività e delle procedure attualmente svolte per la ridefinizione degli ambiti di competenza tra centro e periferia (pag.9). Ad esempio attualmente le modalità per il pagamento dei consumi intermedi (cancelleria, spese di ufficio, benzina, autovetture, arredi, sistemi di sicurezza, acqua, luce, gas ecc.) prevedono lo stanziamento da parte del Ministero ai Presidenti delle Corti d Appello e Procuratori Generali che a loro volta li ridistribuiscono ai vari uffici. Nel nuovo assetto questo ruolo lo avranno le direzioni regionali? Le Corti d Appello e Procure saranno come tutti gli altri uffici? Non c è chiarezza sulla prevista unificazione delle strutture delle formazione dei tre Dipartimenti, non c è alcun riferimento a quella del Dog, anche qui c è un rimando ad un successivo DM, eventualmente su questo presenteremo le nostre osservazioni. Con riferimento al DOG, appare totalmente incomprensibile la compressione del ruolo della DGSIA a direzione di II fascia, proprio nel momento in cui l informatizzazione riveste un ruolo di primo piano e

3 costituisce elemento essenziale per il funzionamento degli Uffici Giudiziari. Siamo di fronte ad una sottovalutazione pericolosa del ruolo della Direzione probabilmente derivante dalla mancanza di consapevolezza delle esigenze organizzative dell Amministrazione che ha bisogno di una struttura informatica potenziata ed efficace. L allargamento delle competenze di Beni e Servizi con la dicitura tecnologie, palesando l intento di inserire l informatica nel calderone di turno, è oggettivamente risibile, la gestione dei sistemi informativi necessita di una flessibilità, dinamicità, rapidità che non può essere realizzata nell ambito di una struttura pachidermica non specializzata. La sopravvivenza di una DGSIA come semplice ufficio di II livello non può garantire l efficacia di azione necessaria e rischia di portare in tempi brevi a situazioni oggettivamente disastrose su sistemi che, si deve ricordare, costituiscono oramai un mezzo insostituibile per l erogazione del servizio Giustizia e su molte procedure sono oramai obbligatori per l accesso al servizio. Non va neanche dimenticato che l utenza, avvocati e cittadini, fruiscono di informazioni costanti e puntuali sui registri del civile che non possono essere messe in discussione all improvviso da scelte scellerate. E bene ricordare che la presenza di una Direzione dei Servizi Informativi autonoma è prevista dall art. 17 del Codice dell Amministrazione Digitale, tutte le Amministrazioni ne sono dotate, un accorpamento come quello prospettato non è condivisibile e presenta aspetti di dubbia legittimità. La redistribuzione dei CISIA prevista non è dettagliata e non risolve il tema di fondo che è quello di fornire un servizio di prossimità agli Uffici Giudiziari quando, invece, sono numerosi i circondari scoperti da personale tecnico interno che soffrono della mancanza di supporto efficace. La previsione di una doppia dipendenza per i CISIA stessi appare molto critica, priva di un fondamento logico e foriera di inefficienze facilmente prevedibili. Una dei fondamenti della teoria dell organizzazione è la certezza della linea gerarchica e la necessità di rispondere ad interlocutori diversi, per quanto si possa delimitare gli ambiti, costituisce un vulnus grave. Manca anche la consapevolezza che l ambito informatico è assolutamente specialistico, fatto di numerose aree che necessitano di professionalità diverse ed adeguatamente formate e in possesso di specifici know how che non possono essere banalizzati pretendendo una interdisciplinarietà che in ambito specialistico è totalmente assurda. Pretendere che un sistemista si sostituisca in tempo reale ad un esperto di reti è come pretendere di sostituire un cardiologo con un ortopedico per un intervento a cuore aperto, si tratta di una previsione che lascia trasparire una assoluta sottovalutazione del problema o una scarsa conoscenza del perimetro entro il quale si opera. Preoccupazione viva suscita la considerazione che la riorganizzazione prevista comporterà nel tempo l inevitabile esigenza di ricorrere ad una consistente esternalizzazione dei servizi informatici, ancora più della scellerata situazione odierna, non si comprende se tale soluzione sia una scelta consapevole oppure sia l effetto di una mancata valutazione delle conseguenze delle scelte che si vogliono operare, sicuramente una esternalizzazione totale è esecrabile perché produrrà inevitabilmente la perdita di controllo sui sistemi dell Amministrazione, con rischio di decremento degli standard di sicurezza, con dispersione del know how delle professionalità interne, indispensabile per esercitare almeno il controllo puntuale sugli standard e sui servizi erogati. Le società esterne perseguono legittimamente il margine aziendale, il che significa che la

4 qualità del servizio e gli standard saranno legati alla capacità contrattuale e di controllo sull erogazione dei servizi che, se ben realizzata, rischia di essere addirittura più onerosa dell erogazione dei servizi stessi. Non può neanche sfuggire che le professionalità elevate hanno costi di mercato notevoli, il che, nel caso malaugurato di esternalizzazione totale, produrrebbe contemporaneamente o in alternativa, a seconda dei casi : - Esplosione dei costi (dei quali qualcuno dovrà essere chiamato a rispondere, magari davanti alla Corte dei Conti, la documentazione sui costi attuali è nota e potrà costituire facile termine di paragone) - Depauperamento consistente della qualità del servizio, già attualmente al di sotto dei livelli minimi necessari, con l intervento costante e indispensabile dei tecnici interni che hanno tenuto in piedi i sistemi Al riguardo non può essere taciuto che i successi conseguiti negli ultimi anni, per i quali il livello politico non ha lesinato celebrazioni a fini di propaganda, sono stati conseguiti con il coordinamento e l opera diretta delle risorse tecniche interne senza le quali il Ministero sarebbe ancora all utilizzo quasi totale della carta. Prendere consapevolezza di tale realtà dimostrabile e incontrovertibile., può aiutare ad operare scelte meglio ponderate per l organizzazione della struttura informatica ministeriale. In linea più generale, ribadito che la distribuzione su tre direzioni nazionali è solo una diversa forma di accentramento, appare oggettivamente inadeguata anche la previsione distribuzione territoriale prevista nel caso di quattro direzioni, lo squilibrio della dimensione territoriale e del bacino di utenza appare evidente anche ad una valutazione approssimativa; la cosa è incomprensibile anche se si fa riferimento ai collegamenti dei mezzi di trasporto, non può essere questo l unico metro di valutazione come non è possibile realizzare una riforma del genere sulla base di mere considerazioni politiche. Per quel che riguarda la DGSIA, i CISIA e l informatizzazione della Giustizia va costituito un tavolo ad hoc che analizzi in maniera seria ed approfondita le ipotesi di riorganizzazione superando l approssimazione del documento proposto. A tale tavolo devono partecipare soggetti in possesso delle conoscenze specifiche sulla gestione dei sistemi informativi di grandi organizzazioni; pensare che tali decisioni possano essere assunte nell ambito del Ministero o di consulenze che non hanno l esperienza e la nozione puntuale delle esigenze informatiche di un sistema complesso come quello della Giustizia, che non abbiano acquisito la conoscenza diretta e granulare dei sistemi da gestire, costituisce una pericolosa sottovalutazione, grave e inconcepibile, che non potrà che portare al perpetuarsi dei danni e delle incongruenze verificatesi con le riforme citate in premessa. Infine, grave preoccupazione suscita la risposta del Ministro all interrogazione parlamentare dell Onorevole Dorina Bianchi pubblicata sul sito della Giustizia. Da tale documento si evince che sono previsti ulteriori tagli ai già drammaticamente esigui fondi per la spesa informatica, in barba alla decantata intenzione del Governo di puntare sull innovazione. E probabile che tali tagli comportino l insufficienza di bilancio per sostenere anche i soli costi fissi, i dipendenti dei CISIA lamentano da tempo l assoluta insufficienza di fondi per sostenere le spese correnti incomprimibili (linee dati, turnover apparecchiature, manutenzioni, licenze SW ed altro ancora), tale scelta miope viene poi regolarmente scaricata sulle spalle del personale tecnico

5 interno che deve rispondere agli Uffici dell incapacità di realizzare miracoli con risorse scelleratamente inadeguate. E necessario che il livello politico assuma la responsabilità di fronte a cittadini ed Uffici Giudiziari delle scelte operate, dichiarando apertamente di non essere in grado di sostenere l innovazione troppo spesso sbandierata a fini propagandistici. Per ciò che concerne la Giustizia Minorile fermo restando quanto evidenziato nella nostra nota Prot. N. 107 del 5/06/2014, che ad ogni buon conto si allega in copia, relativamente alla specificità riconosciuta alla Giustizia Minorile dalla Corte Europea e dalla Costituzione italiana, oltreché dalle normative internazionali che indicano di separare le problematiche penali e le azioni di intervento che riguardano i minori da quelle degli adulti, si ritiene opportuno evidenziare quanto segue: A nostro parere la specificità del Dipartimento Giustizia Minorile, creato per azioni a tutela e sostegno degli adolescenti e della gioventù, viene snaturata dall inserimento delle funzioni relative all Esecuzione Penale Esterna. Risulterebbe, infatti, difficile coniugare le differenti specificità dell Ufficio Servizio Sociale Minorenni, incentrato anche sulla prevenzione e sugli interventi pedagogici di cui il minore necessita, con quelle di controllo poste in essere dall UEPE; Si rischierebbe una marginalizzazione dell ambito educativo-ripativo a favore dei minorenni; Esiste il forte timore che l istituendo Dipartimento della giustizia minorile e dell esecuzione penale esterna, pur nella sua sotto organizzazione in direzioni distinte, possa non riuscire a garantire l alto livello di risposte a favore dei minorenni in quanto gli adulti, portatori di esigenze più complesse ed impellenti, necessitano di risposte immediate e cospicue anche in termini economici. Non si comprende, inoltre, come, a livello periferico, le due Dirigenze (CGM ed UEPE) dovrebbero integrarsi e, soprattutto, con quali competenze e modalità operative sul territorio. Riteniamo che lo snellimento conseguente alla ridefinizione del Dipartimento Giustizia minorile ed esecuzione penale esterna possa essere positivo se si garantiscono le specificità del trattamento minorile, che si esplica in minima parte in esecuzione penale esterna. Inoltre impensierisce la modalità concreta di diminuzione delle piante organiche Si resta a disposizione per ogni ulteriore confronto ed approfondimento. Il Coordinatore Nazionale Claudia Ratti Allegati: n. 1 art. 17 CAD n. 2 Risp. interrogazione on. Dorina Bianchi n. 3 Prot. 107_2014 del 5 giugno 2014

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