Prof. Avv. Gustavo Olivieri Membro designato dal Conciliatore Bancario e Finanziario

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1 IL COLLEGIO DI ROMA composto dai Signori: Dott. Giuseppe Marziale Presidente Avv. Bruno De Carolis Membro designato dalla Banca d'italia Prof. Avv. Vincenzo Meli Membro designato dalla Banca d'italia Prof. Avv. Gustavo Olivieri Membro designato dal Conciliatore Bancario e Finanziario Prof. Avv. Claudio Colombo Membro designato da Confindustria di concerto con Confcommercio, Confagricoltura e Confartigianato [Estensore] nella seduta del 23/05/2013 dopo aver esaminato: il ricorso e la documentazione allegata; le controdeduzioni dell intermediario e la relativa documentazione; la relazione istruttoria della Segreteria tecnica, FATTO Con ricorso pervenuto in data 15 febbraio 2013, la società ricorrente - premesso di intrattenere da tempo un rapporto di conto corrente con la banca resistente - ha allegato, producendo documentazione a riguardo, che la banca avrebbe consentito a tre soggetti sprovvisti di legittimazione di effettuare operazioni addebitate sul richiamato conto corrente. Tali operazioni, analiticamente individuate dalla ricorrente, sarebbero state in totale diciotto, e sono temporalmente ricomprese tra il 2 marzo 2009 ed il 9 dicembre Quanto alla tipologia delle operazioni, esse consistettero nella emissione di numerosi assegni bancari e, in un caso, di un assegno circolare, nella ordinazione di bonifici allo Pag. 2/6

2 sportello, in prelevamenti di danaro contante allo sportello e nella effettuazione di una disposizione di giroconto. L'ammontare complessivo delle operazioni contestate è indicato dalla ricorrente nell'importo di ,00, di cui viene chiesta la restituzione, maggiorata degli interessi ad un tasso non inferiore a quello applicato dalla banca sulle operazioni a debito del correntista, con decorrenza dalla data delle singole operazioni. Nelle proprie controdeduzioni, la banca resistente ha concluso per il rigetto del ricorso. Essa ha anzitutto dedotto che i soggetti, i quali ebbero ad effettuare le operazioni contestate, non erano persone estranee alla società ricorrente. Più precisamente, due di loro viene documentato che erano e sono soci della ricorrente (ancorché non amministratori), mentre la terza sarebbe stata una collaboratrice amministrativa della ricorrente. La resistente ha inoltre documentato che, in epoca successiva all'effettuazione di alcune delle operazioni contestate, l'amministratore della ricorrente (a sua volta socio della stessa) aveva sottoscritto una delega ad operare sul conto in favore dei due consoci, delega poi revocata qualche mese dopo. Quanto alla terza persona - relativamente alla quale la resistente ammette non esservi mai stata alcuna delega formale - le operazioni da costei svolte sarebbero state sempre effettuate, a dire della resistente, con il consenso dell'amministratore della ricorrente. Ciò posto, la resistente ha in ogni caso eccepito che tutte le operazioni oggi contestate (peraltro a distanza di oltre tre anni dalla loro effettuazione), sarebbero state comunque poste in essere nell'interesse della società. Inoltre, per una operazione - ancorché materialmente eseguita da soggetto sprovvisto di delega - viene documentata l'esistenza di specifica autorizzazione dell'amministratore; detta operazione, peraltro, non andò a buon fine, e sarebbe stata poi ripetuta dalla stessa persona, previo storno della precedente. Infine, un'ulteriore operazione tra quelle poste in essere in assenza di apposita delega o autorizzazione scritta, era consistita nell'emissione di un assegno, di cui la ricorrente era beneficiaria e che sarebbe stato regolarmente incassato su altro conto della stessa. DIRITTO Il ricorso merita parziale accoglimento, nei termini che seguono. Pag. 3/6

3 Anzitutto osserva il Collegio come la resistente abbia allegato e documentato che l'amministratore della società ricorrente, in data 27 ottobre 2009, ebbe a delegare i propri due consoci ad operare sul conto corrente della stessa. Da quanto precede deriva che nessuna doglianza può essere in radice sollevata dalla ricorrente, in ordine alle operazioni effettuate dai due consoci dell'amministratore, allorché gli stessi erano muniti di delega. Più precisamente, si tratta delle prime sei operazioni, di cui all'elenco contenuto nella consulenza di parte prodotta dalla ricorrente, il cui ammontare complessivo è di 8.978,00. La resistente ha inoltre allegato e documentato, senza che sul punto la ricorrente abbia ritenuto di sollevare contestazioni di sorta: - che le operazioni n. 9 e n. 10, sempre del menzionato elenco, dell'ammontare complessivo di 2.600,00, pur eseguite da persona priva di legittimazione ad operare sul conto, erano state comunque autorizzate per iscritto dall'amministratore della ricorrente; inoltre, la seconda delle due costituisce la ripetizione della prima, non andata a buon fine e dunque stralciata; - che l'operazione n. 15, di cui all'elenco, dell'importo di 4.000,00, è rappresentata dall'emissione di un assegno in favore della stessa ricorrente, assegno poi da questa regolarmente incassato su altro conto, dalla stessa intrattenuto presso un diverso istituto; condotta - quest'ultima - certamente idonea a ratificare ex post l'irregolarità rappresentata dal difetto di legittimazione del soggetto firmatario del titolo. Rispetto, dunque, al petitum complessivo della ricorrente, va senz'altro escluso ogni risarcimento relativamente alle predette operazioni (di ammontare complessivo di ,00), vuoi perché effettuate da persone regolarmente delegate, vuoi perché comunque autorizzate dal soggetto legittimato, o vuoi perché indiscutibilmente da questi ratificate ex post. Quanto alle residue operazioni (il cui importo totale assomma ad ,00), osserva il Collegio come non vi sia prova certa che le stesse siano state in qualche modo autorizzate o ratificate dall'amministratore della ricorrente, né che esse siano state comunque poste in essere nell'interesse della società medesima, sicché la banca si sarebbe dovuta rifiutare di darvi corso. Né ovviamente il fatto che esse siano state in alcuni casi poste in essere da persone, che successivamente sarebbero state munite di apposita delega, vale ad escludere la Pag. 4/6

4 responsabilità della banca, per avere consentito in precedenza l'effettuazione di operazioni irregolari. Analogamente, nessuna valenza presuntiva il Collegio ritiene di poter ricondurre alla circostanza - pure addotta dalla resistente - che i soggetti in questione avrebbero effettuato anche operazioni di versamento sul conto corrente (operazioni, dunque, attive per la società, e che quest'ultima non ha mai contestato): trattasi, invero, di argomento privo di fondamento, giacché non può essere in alcun modo ritenuta l'equivalenza tra operazioni attive e operazioni passive, ai fini che nella presente sede interessano. Neppure in conclusione può ritenersi significativa, al fine di escludere qualsivoglia responsabilità della resistente, l'acquisita prova della consapevolezza, da parte dell'amministratore della ricorrente, del fatto che alcune operazioni sul conto venivano effettuate da soggetti sprovvisti di legittimazione (come emerge da quanto si è argomentato a proposito delle operazioni nn. 9, 10 e 15, di cui al menzionato elenco): l'autorizzazione o la ratifica di singole operazioni non può consentire, infatti, di ritenere presuntivamente che qualunque operazione effettuata dai soggetti in questione fosse da considerarsi posta in essere con la consapevolezza e/o con il consenso dell'unico soggetto legittimato ad operare sul conto della ricorrente. Ciò posto, osserva altresì il Collegio come - in considerazione del disposto di cui all'art c.c. - anche la condotta della ricorrente (e, per essa, del suo amministratore) non possa considerarsi esente da censure: molte delle operazioni in questione, infatti, sono consistite nell'emissione di assegni bancari, la qual cosa attesta il possesso dei relativi carnet da parte di soggetti non autorizzati. A ciò si aggiunga, inoltre, il grave ritardo con cui la ricorrente ha sollevato le proprie doglianze nei confronti della banca, con ciò dimostrando - quanto meno - una non giustificabile negligenza in punto di verifica, da parte dell'amministratore, dell'andamento del conto della società e delle operazioni che vi venivano effettuate. Nel complesso, ritiene il Collegio che le condotte colpose della ricorrente e della resistente vadano ritenute equivalenti, ai fini della quantificazione del risarcimento spettante alla cliente. Ritiene altresì il Collegio che l'inerzia della ricorrente nella proposizione delle proprie doglianze sia idonea ad escludere la debenza di interessi compensativi sulla somma risarcitoria. In conclusione, la banca resistente va condannata alla corresponsione in favore della ricorrente della somma di 6.965,00, a titolo risarcitorio. Pag. 5/6

5 P.Q.M. Il Collegio accoglie parzialmente il ricorso nei sensi di cui in motivazione. Dispone inoltre che l intermediario corrisponda alla Banca d Italia la somma di Euro 200,00 (duecento/00) quale contributo alle spese della procedura e al ricorrente di Euro 20,00 (venti/00) quale rimborso della somma versata alla presentazione del ricorso. IL PRESIDENTE firma 1 Pag. 6/6

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