Oltre il Leviatano 4. Impero: il nuovo ordine globale

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1 Oltre il Leviatano 4. Impero: il nuovo ordine globale L insieme di processi comunemente definito globalizzazione è causa di una crisi, o di una ridefinizione molto profonda, della sovranità statale. Gli Stati appaiono incapaci di governare e controllare molteplici aspetti, di tipo economico, militare, sociale e culturale sui quali in precedenza esercitavano la propria autorità. La comparsa di istituzioni economiche transnazionali (Banca Mondiale, WTO, Fondo monetario internazionale), la diminuzione o l assenza di ostacoli al flusso di capitali e di merci, la produzione in rete, la diffusione planetaria di informazioni e di culture (sotto forma di dati, immagini, testi, suoni), l accresciuta facilità dei movimenti di popolazione, hanno progressivamente eroso o trasferito ad altre forze le funzioni statali di comando e di regolazione. Lo Stato-nazione, e le nozioni che vi facevano riferimento (territorio, costituzione, cittadinanza, contratto sociale, sovrano, legittimità ecc.), di conseguenza, non possono più essere considerate il centro della vita politica, economica e sociale. Questa diagnosi è universalmente condivisa dagli autori che si occupano di questi temi. Anche Hardt e Negri la fanno propria, ma solo come punto di avvio per la costruzione di un edificio teorico che sostituisca la filosofia e la politica incentrate sullo Stato-nazione. Le società globalizzate, è la loro tesi, non sono affatto anarchiche, prive di sovranità e di potere, ma sono governate da una nuova forma di sovranità definita Impero. Il termine Impero che dà titolo all opera non rinvia all imperialismo novecentesco, in cui uno Stato imponeva la propria sovranità su territori e popolazioni al di fuori dei suoi confini nazionali, ma indica una forma di sovranità completamente nuova, estesa all intero globo e fondata su tre componenti: una costituzione mista, un nuovo diritto, un modo di produzione basato sulla produzione immateriale. 1

2 La costituzione mista Secondo Hardt e Negri, il mondo globalizzato possiede una costituzione materiale, non dichiarata in alcun documento ufficiale, ma che tuttavia assegna e divide efficacemente i poteri tra i vari soggetti. Riprendendo alcuni temi di Polibio, la costituzione che di fatto agisce nella attuale realtà viene definita una costituzione mista, in grado di sintetizzare le tre forme classiche di governo, costituite dalla monarchia, dall aristocrazia e dalla democrazia. Tale costituzione è rappresentata attraverso la figura di una piramide composta da vari piani. Il vertice è occupato dal potere militare degli Stati Uniti, esercitato in collaborazione con altre nazioni e nel quadro dell ONU (la prima guerra del Golfo è stata la manifestazione iniziale di questo potere). Al di sotto del vertice, gli Stati-nazione che controllano i principali strumenti monetari, riuniti in varie organizzazioni (G8, Davos). Al secondo piano della piramide quello del potere aristocratico si trovano innanzitutto le grandi aziende multinazionali, che fanno circolare in tutto il pianeta merci, tecnologia e denaro. Il potere militare che si trova al vertice ha il compito di mantenere la pace, che è la condizione necessaria allo sviluppo del mercato mondiale dominato dalle grandi corporations. Gli Stati-nazione non sono scomparsi, ma il loro ruolo è limitato e definito da altri poteri. Si trovano anch essi al secondo piano, e la loro funzione consiste essenzialmente nel garantire disciplina sociale e condizioni favorevoli agli altri poteri (rispetto della proprietà, rispetto dei contratti, libera circolazione di merci e capitali ecc.). Anche il popolo il potere democratico trova posto nell impero. Ogni Stato-nazione rappresenta, negli organismi internazionali, la propria popolazione, ma gli ultimi uomini, coloro che spesso non hanno nessun altro a rappresentarli (come profughi o vittime di fame e carestie), trovano nelle ONG (Amnesty International, Oxfam ecc.) i propri difensori, che giustificano la propria azione sulla base dei diritti umani universali. Un potere propriamente imperiale si realizza quando tutte le forze e i soggetti che occupano i diversi piani si trovano in equilibrio reciproco. Un nuovo diritto Secondo Hardt e Negri, l Impero non è solo un assemblaggio di poteri, ma costruisce anche delle forme giuridiche che ne giustificano la presenza e le azioni. Tali forme provengono dalla trasformazione di due categorie giuridico-politiche preesistenti: lo stato di eccezione e la guerra giusta. 2

3 Per stato di eccezione s intende la sospensione temporanea della costituzione, e della relativa divisione dei poteri, dovuta a eventi gravissimi e incombenti (assedio, guerra, invasione ecc.). Il potere esecutivo o quello militare predominano sugli altri poteri finché, cessati l urgenza e il pericolo, non è possibile tornare a una normalità costituzionale. Il nuovo ordine globale utilizza lo stato di eccezione dichiarandolo non più temporaneo, ma permanente. La situazione di pericolo, rappresentata da minacce alla sicurezza, conflitti o violazioni dei diritti umani, non ha mai termine, e ciò permette sia di iniziare ad agire al di fuori del diritto statale e internazionale che di prolungare indefinitamente la durata dell intervento. Il tradizionale concetto di bellum iustum, che riteneva giusta la guerra difensiva, viene ripreso, ma completamente rovesciato. La guerra giusta è ora concepita come un azione di attacco, in cui un alleanza militare, guidata dagli Stati Uniti, colpisce un nemico ritenuto responsabile di violazioni dei diritti umani o attentati alla pace. Hardt e Negri ritengono le guerre di tipo novecentesco definitivamente concluse. Nell Impero non vi sono più conflitti tra Stati-nazione, o tra alleanze di Stati-nazione come le due guerre mondiali. La guerra diviene un intervento di polizia internazionale, prende cioè la forma di un atto di mantenimento dell ordine, dall esito sostanzialmente già determinato, in cui una forza soverchiante punisce un singolo trasgressore. La produzione immateriale L Impero secondo Hardt e Negri è una totalità, ossia un tipo di ordine che regola l intera realtà e la cui forma si può rinvenire in ogni singolo frammento, per quanto piccolo esso sia. L economia, la produzione e lo scambio sono pertanto governate dall Impero, che anche qui introduce una nuova logica e un nuovo modo di produrre. Se il Novecento è stato il secolo della produzione fordista, siamo oggi entrati nella epoca della postmodernizzazione o della informatizzazione (p. 263, edizione in bibliografia). Ogni tipo di attività produttiva, dall agricoltura al più avanzato settore dei servizi, non può più svolgere il proprio ruolo senza ricorrere a macchine e linguaggi di tipo informatico. Ovunque, in qualsiasi parte del globo, ritroviamo questo tipo di processo, che ha cancellato la vecchia distinzione tra nazioni tecnologicamente avanzate e paesi in via di sviluppo: tutte le attività economiche tendono a cadere sotto il predominio dell economia informatica, da cui vengono 3

4 trasformate in senso qualitativo. Nell economia globale, le differenze geografiche non sono indicative della compresenza di differenti livelli di sviluppo (pp , ibidem). In Impero si identificano tre tipologie di lavoro immateriale: - la produzione industriale informatizzata, in cui le macchine che producono merci sono guidate dai computer. Pertanto, la produzione dipende ora da linguaggi e programmi informatici; - la produzione di linguaggi (codici informatici, programmi ecc.); - il lavoro affettivo, in cui si cercano di produrre sentimenti di piacere, di benessere, di soddisfazione, di eccitazione, di passione (p. 274, ibidem). Questo tipo di lavoro copre uno spettro molto vasto di attività, che va dall industria del tempo libero e dell intrattenimento ai vari tipi di servizi alla persona. Nel lavoro affettivo sono direttamente coinvolti il corpo, gli affetti, le emozioni, le relazioni; per questo gli autori riconnettono questa tipologia di lavoro alle categorie foucaultiane del biopotere (cfr. Oltre il Leviatano 2. Michel Foucault: il potere disciplinare e il biopotere). La produzione investe qui il bios, perché ciò che si cerca di produrre sono aspetti della sfera vitale come stati emotivi, sentimenti e sensazioni. Le potenzialità alternative Quella fin qui riassunta nelle sue linee essenziali è la parte diagnostica di Impero, che non esaurisce affatto il quadro complessivo del nuovo ordine globale che gli autori intendono offrire. La parte più innovativa e controversa dell opera risiede, infatti, nella serie di conseguenze che Hardt e Negri derivano dall impianto analitico, nel tentativo di mostrare che il capitalismo globalizzato non è la fine della storia, ma nutre al proprio interno potenzialità alternative. Alcune di tali potenzialità si generano nella struttura stessa del lavoro immateriale. La produzione in rete, organizzata e collegata da tecnologie informatiche, esige comunicazione e collaborazione: la cooperazione è completamente immanente alla stessa attività lavorativa (p. 275, ibidem). Mentre nel fordismo la cooperazione era limitata dalla prossimità fisica e dalle distanze territoriali, i lavoratori possono oggi comunicare e collaborare anche senza condividere il medesimo spazio fisico. La rete della cooperazione, in sostanza, non dipende più da un centro fisico o territoriale (p. 277, ibidem). 4

5 Ciò permette alle imprese di delocalizzare la produzione, spostandosi in insediamenti di minore tassazione e più basso costo del lavoro, ma crea anche la possibilità, aperta a chiunque, di connettersi, comunicare e produrre. Inoltre, se tutta la produzione è informatizzata, o tende a esserlo, allora vi è un linguaggio universale costituito dai codici informatici, poiché informazioni, programmi, immagini, suoni e testi possono essere tradotti e diffusi in tale linguaggio. Al linguaggio universale corrisponde poi il computer come macchina universale. Evoluzione della forza lavoro Se le cose stanno così, argomentano Hardt e Negri, non è più necessario vendere forza lavoro a un capitalista per essere attivi e produrre. Nel capitalismo descritto da Marx gli imprenditori forniscono le macchine e organizzano la produzione, mentre i lavoratori possono svolgere la loro attività solo entro queste due condizioni, non avendo alcuna possibilità di accedere al possesso dei mezzi di produzione. Il lavoro immateriale permette invece di essere dei produttori liberi, che possiedono un computer, ne sanno usare linguaggi e programmi e organizzano la produzione in rete connettendosi con altri soggetti nella stessa condizione. I cervelli e i corpi hanno ancora certamente bisogno di altri cervelli e di altri corpi per produrre valore; in questo caso, però, gli altri di cui si ha bisogno non vengono necessariamente forniti dal capitale e dalle sue capacità di orchestrare la produzione (p. 275, ibidem). Dietro le complesse architetture giuridiche ed economiche cominciano così ad apparire i profili di una forza alternativa, che si trova nell Impero, ma è contemporaneamente contro l Impero. La natura parassitaria del capitalismo globalizzato L ordine globale non è pertanto monolitico e definitivo, ma presenta una struttura duale e un conflitto in corso. La forza alternativa è radicata, come si è detto, nella possibilità di lavorare e produrre al di fuori dei rapporti capitalistici, ed è tale da costituire l energia fondamentale di tutto l edificio del nuovo ordine globale. Hardt e Negri attribuiscono, infatti, al capitalismo globalizzato una natura fondamentalmente parassitaria. Uno dei paragrafi più importanti del libro è intitolato proprio Il parassita (pp , ibidem), e spiega che la produzione postfordista non richiede più ripetizione, conformismo e passività, ma esige invece 5

6 creatività, innovazione, capacità di stabilire relazioni impreviste, abilità nel suscitare passioni e risonanze emotive. Le potenzialità di mettere in atto queste nuove forme sono ontologicamente proprie di ogni soggetto, e non appartengono al sistema produttivo, che si limita ad appropriarsene e a sfruttarle. Di per sé, l Impero è incapace di produrre qualcosa di nuovo, non è una realtà positiva [ ] non produce nulla di vitale né di ontologico (pp , ibidem). Uno degli esempi che si potrebbero fare per spiegare questo passaggio (anche se non compare nel testo, essendo il libro uscito in prima edizione nel 2000) è Facebook. Facebook è un azienda che si presenta come una rete sociale globale, apparentemente gratuita, che permette la condivisione di relazioni, conoscenze, gusti, interessi e ricordi da parte di una grande molteplicità di soggetti. La materia prima dell azienda è quindi il bios, il mondo vitale degli utenti. Questa materia prima è prodotta unicamente da essi, ma l azienda se ne appropria e la trasforma in denaro, sotto forma di valore delle azioni quotate in Borsa. Di conseguenza, nell Impero tutti, senza esclusione, lavorano. Essere su Facebook significa in qualche modo lavorare, perché le proprie amicizie, i propri gusti ecc. contribuiscono a produrre valore per l azienda. La moltitudine La forza alternativa all Impero è definita da Hardt e Negri moltitudine. La definizione della moltitudine è evidentemente uno dei punti nevralgici del progetto filosofico-politico degli autori, che vi hanno dedicato un intero volume uscito subito dopo Impero. Si può iniziarne la definizione procedendo per via negativa, illustrando cioè i significati che gli autori intendono respingere. La moltitudine non è la classe, poiché la classe operaia identifica solo i lavoratori del settore industriale, e non è il popolo, dato che il popolo rimanda a uno Stato-nazione. Non è nemmeno identificabile con la massa, perché la massa è un insieme amorfo e passivo, generalmente manovrato dall esterno. La moltitudine può essere definita come un insieme di singolarità, ossia come una molteplicità di soggetti differenti, non ancorati a uno specifico ruolo professionale o sociale (lavoratori, studenti, precari, disoccupati) e non legati da rapporti di comando/obbedienza. La moltitudine è una forza attiva capace di autoorganizzarsi perché è in grado di utilizzare autonomamente gli strumenti scientificoinformatici del lavoro e di cooperare con gli altri nella forma orizzontale della rete. In 6

7 questo senso, la moltitudine, affermano gli autori, crea un terreno comune che costituisce una nuova forma di democrazia. 7

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