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1 N.3 luglio 2011 journal High Performance Computing: stimolare l innovazione attraverso l High Productivity Computing Se l Hpc inteso come sistema computazionale ad alte performance in grado di garantire prestazioni elevate nell ordine dei petaflops identifica una specifica tecnologia oggi ancora racchiusa nei confini della ricerca scientifica, è tuttavia in crescita tutto ciò che all Hpc è molto vicino: l High Productivity Computing inteso come la possibilità di utilizzare risorse di calcolo al meglio in termini non solo di performance di calcolo ma anche di disponibilità, flessibilità ed efficienza delle risorse. Lo spiega Antonio Calabrese, ex responsabile dei sistemi informativi della Ferrari Racing Team, oggi a capo di Rippols S di Nicoletta Boldrini tiamo vivendo un momento di enorme cambiamento culturale che invade il modo di fare business e l Ict a supporto di esso. Ma dobbiamo farci l abitudine, sostiene Antonio Calabrese, ex responsabile dei sistemi informativi della Ferrari Racing Team, oggi a capo di Rippols, società di consulenza che ha fondato con l obiettivo di consentire alle organizzazioni di utilizzare la tecnologia come un elemento di differenziazione competitiva. Il cambiamento culturale è una condizione permanente del mondo del business e dell Ict che ha una frequenza sempre più veloce - dice Calabrese -. Non è più il cambiamento in se stesso che ci spaventa ma il ritmo con il quale questi cambiamenti si succedono uno all altro e la loro portata. Intensità e frequenza del cambiamento sono dunque delle caratteristiche che dobbiamo imparare a gestire immediatamente. E sui fattori critici di successo per l Ict del futuro, Calabrese aggiunge: sono sistemi informatici non più monolitici e chiusi ma aperti, flessibili e pronti ad implementare le richieste del business in tempo zero. Meglio ancora se lo stesso business viene messo in grado di Antonio Calabrese, ex responsabile dei sistemi informativi della Ferrari Racing Team, oggi a capo di Rippols 1 Intervista a Piercarlo Ravasio, A.D. Akhela Innovazione, cambiamento, modelli organizzativi e culturali verso la nuova impresa - pagina 7 -

2 operare e fruire dei servizi di calcolo in modo autonomo senza la mediazione dei tecnici che dovranno fornire e gestire piattaforme a scaffale e non servizi. Per questo servono risorse competenti e in grado di essere propositive nei confronti del business, anticipandone le richieste attraverso la proposizione di applicazioni e servizi di integrazione. Quando il business deve chiedere, l It è già in ritardo!. E una risposta in questa direzione viene dall Hpc. Con High Performance Computing (Hpc) ci si riferisce alle tecnologie utilizzate da computer cluster per creare dei sistemi di elaborazione in grado di fornire delle prestazioni molto elevate, nell ordine dei petaflops (un petaflops equivale a mille trilioni di calcoli al secondo; flops sta per floating point operations per second. Un petaflop al secondo significa una capacità di calcolo in virgola mobile di 10 seguito da 15 zeri; tanto per avere un confronto, un gigaflops è 10 con nove zeri). Il termine è molto utilizzato essenzialmente per sistemi di elaborazione utilizzati in campo scientifico, ma gli analisti prevedono, nei prossimi anni, Chi è Antonio Calabrese Antonio Calabrese per oltre due decenni, ha appreso e condiviso know how nelle organizzazioni di alto profilo in cui ha lavorato come Aermacchi, Instrumentation Laboratory e Kpmg prima di diventare responsabile dei sistemi informativi della Ferrari Racing Team. Alla fine del 2008, Calabrese ha fondato Rippols con l obiettivo di consentire alle organizzazioni di utilizzare la tecnologia come un elemento di differenziazione competitiva. Tra i suoi principali successi: 2005 Formula1 Constructor s World Championships HPCwire Awards 2005 Most Innovative Implementation of an Hpc Application - Readers Choice Award - Editors Choice Award 2007 Most Innovative use of Hpc in Automotive - Readers Choice Award 2008 Best use of Hpc in automotive - Editors Choice Award Docente del Master in Comunicazione Pubblica e Politica Facoltà di Lettere e Filosofia Università di Pisa. una sensibile crescita di queste tecnologie in contesti differenti. Idc, per esempio, prevede un mercato in crescita con un business complessivo che passerà dagli 8,25 miliardi di dollari del 2009 in calo rispetto al 2008 ai 10,5 milardi nel 2013 (Idc Worldwide Technical Server Revenue Forecast ). Considerando che parliamo di sistemi molto complessi (e anche costosi) la crescita è significativa. High Performance Computing: rivitalizzare le applicazioni Si parla di Hpc come High Performance Computing quando ci riferiamo ad architetture di calcolo, spesso concepite come dei pezzi unici, fatte per affrontare un problema o una categoria di problemi computazionali che richiedono potenze di calcolo elevatissime, precisa Calabrese che questi sistemi conosce molto bene (ha vinto, dal 2005 ad oggi, diversi premi proprio per l innovazione nell utilizzo di questi computer vedi Box). Queste potenze di calcolo sono dedicate e confinate in aree industriali e applicative ben note e definite che vanno dalla generazione di immagini sintetiche (film di animazione) alla simulazione di eventi fisici di notevole complessità (ad esempio previsioni meteo). Queste architetture massive resteranno ancora chiuse per i comuni mortali, aggiunge Calabrese L Hpc per tutti potrebbe essere, invece, l High Productivity Computing e cioè la possibilità di utilizzare risorse di calcolo al meglio in termini non solo di performance di calcolo ma anche in termini di disponibilità, flessibilità ed efficienza delle risorse. Non è raro imbattersi in applicativi ormai lenti e che faticano a dare le risposte al business in tempo Rilascio ancora più veloce! Il Team Hpc ha implementato un sistema di build per gli sviluppatori Akhela che, sfruttando le opzioni di parallelizzazione dei compilatori C sulle macchine Hpc, permette di ridurre drasticamente i tempi di esecuzione della compilazione, velocizzando il processo di rilascio del codice. 2

3 Giappone, Cina e Usa: gara a tre per il supercomputing Queste architetture massive resteranno ancora chiuse per i comuni mortali. L Hpc per tutti potrebbe essere, invece, l High Productivity Computing e cioè la possibilità di utilizzare risorse di calcolo al meglio in termini non solo di performance di calcolo ma anche in termini di disponibilità, flessibilità ed efficienza delle risorse. utile. Ormai nemmeno la legge di Moore riesce a rivitalizzare questi applicativi che faticano ad avvantaggiarsi delle risorse costituite da architetture multiprocessore e multicore. Si pensi a una applicazione che non gira abbastanza velocemente (e quante ce ne siano di queste applicazioni in azienda lo sappiamo bene tutti); ecco, questa è sicuramente una candidata per essere riorganizzata in ottica Hpc. E sui vantaggi (tecnologici e di business) che un progetto in ambito Hpc può portare all interno delle aziende, Calabrese cita un più efficiente utilizzo delle risorse di calcolo e la possibilità di utilizzare strumenti più efficaci per la simulazione degli scenari di business che possono amplificare le capacità di innovazione di prodotto e di processo. La complessità e il continuo cambiamento degli scenari osserva Calabrese rendono sempre più difficoltoso capire in che direzione muoversi per mantenere o incrementare la competitività; inoltre, buttarsi in nuove iniziative senza aver prima valutato diverse opzioni può rendere il rischio legato all impresa insostenibile. Ecco che poter accedere a risorse di simulazione senza costi di set up e soltanto quando si presenta il bisogno è un vantaggio presentato dalle moderne architetture di calcolo e di cloud al quale non si deve più rinunciare. Naturale, tuttavia, prendere in considerazione anche gli elementi di maggior criticità, quelli su cui tenere sempre i riflettori puntati, quando si approccia un progetto Hpc. Come sempre accade, più che la tecnologia bisogna tenere d occhio le risorse umane e le capacità di leggere i fenomeni tecnologici insieme alle opportunità che essi offrono, sostiene però Calabrese. Prendiamo il Cloud Computing ad esempio. In certi casi esso può offrire un ottima alternativa ad architetture di calcolo con alti costi di set up e gestione. Il problema qui è riuscire a capire come questa opportunità può essere calata nelle nostre aziende per favorire l innovazione. Aldilà delle ovvie paure legate alla sicurezza e alla continuità del servizio, bisogna chiedersi come sia possibile ovviare a questi inconvenienti e porsi altri problemi legati alla interoperabilità dei sistemi cloud, all applicabilità dei contratti di servizio alle nostre realtà e alla governance dei servizi così erogati. Rippols, insieme ad Akhela, si è posta questi problemi arrivando a definire una roadmap che accompagna il possibile fruitore dei servizi dall identificazione delle applicazioni candidate al cloud attraverso la definizione dei contratti e la loro integrazione con l esistente fino al deployment e la gestione dei servizi così erogati. Si è tenuta lo scorso giugno ad Amburgo, in Germania, l ultima International Supercomputing Conference nella quale è stata presentata la 37esima edizione della Top500 List of the world s top supercomputers, la classifica (pubblicata due volte all anno in occasione della conferenza, generalmente in primavera e autunno) che un organizzazione mondiale di esperti redige e monitora costantemente (disponibile gratuitamente a questo indirizzo: org). La nuova classifica dei Top500 più grandi supercalcolatori al mondo vede un grande balzo in avanti del Giappone che con K Computer, prodotto da Fujitsu, balza in testa alla classifica raggiungendo il goal dei 10 petaflops al secondo. La soluzione si trova all Advanced Institute for Computational Science (Aics) a Kobe. Al secondo posto Tianhe-1A supercomputer che si trova al National Supercomputing Center in Tianjin, Cina, con una performance di 2,6 petaflops. Scende, invece, al terzo posto l americano Jaguar, il primo a superare nel 2008 il petaflops. Il supercomputer del Dipartimento dell Energia di Oak Ridge, in Usa, con il record di 1,75 petaflops nel benchmarck Linpack, era al primo posto della classifica di giugno dello scorso anno. Teoricamente Jaguar può toccare i 2,3 petaflops con quasi 250mila core. Nella classifica, Top10 sono ancora gli Stati Uniti a primeggiare, con ben 5 supercomputer in uso nel Paese (in Giappone ce ne sono 2, in Cina 2 e 1 in Francia, guardando solo alla Top10). La classifica completa è disponibile a questo indirizzo: (N.B.) rank site RIKEN Advanced Institute for Computer Science National SuperComputer Center in Tianjin Oak Ridge National Laboratory National SuperComputer Center in Shenzhen GSIC, Tokyo Institute of Technology DOE/NNSA/LANL/SNL NASA/Ames Research Center/NAS DOE/SC/ LBNL/NERSC Commissariat all Energie Atomique (CE A) DOE/NNSA/LANL 37 th list: the top 10 manufacturer computer country cores Rmax (Pilops) Fujitsu NUDT Cray Dawning NEC/HP Cray SGI Cray Bull IBM K Computer SPARC64 VIIIfx 2.0GHz, Tofu Interconnect Tianhe-1A NUDT TH MPP, Xeon 6C, NVidia, FT C Jaguar Cray, XT5, HC 2.6 GHz Nebulae TC3600 Blade, Intel X5650, NVidia Tesla C2050 GPU TSUBAME-2 HP ProLiant, Xeon &C, NVidia, Linux/Windows Cielo Cray XE6, 8C 2.4 GHz Pleiades SGI Altix ICE 8200EX/8400EX Hopper Cray XE6, 6C 2.1 GHz Tera 100 Bull bullx super-node S6010/S6030 Roadrunner BladeCenter QS22/LS21 Japan China USA China Japan USA USA USA France USA 548, , , ,640 73, , , , , , Power (MW)

4 Daniela Sitzia, Hpc Business Development in Akhela Hpc, motore di produttività ed efficienza Il concetto che sta alla base dell Hpc è che l esecuzione di un dato job computazionale complesso è ottimizzabile suddividendo il problema in tanti task più semplici che possano essere eseguiti in parallelo su Cpu differenti. Attualmente anche i semplici laptop sono dotati di processori con due o più Cpu. È quindi facile immaginare come la tecnologia Hpc possa assumere un ruolo importante anche per il miglioramento delle performance di produttività negli ambienti Enterprise L Hpc può essere vista come l applicazione ai cosiddetti supercomputer di problemi computazionali che sono troppo complessi per un computer di livello standard o la cui esecuzione su di esso richiederebbe un tempo di esecuzione troppo lungo. I supercomputer, sistemi di elaborazione progettati per ottenere potenze di calcolo estremamente elevate, vengono impiegati per la risoluzione di algoritmi complessi, caratterizzati da Partendo dunque dalla considerazione che la soluzione Hpc è uno strumento per incrementare la produttività, i punti su cui focalizzare l attenzione sono, da un lato, la configurazione della soluzione Hpc avendo come obiettivo l incremento massimo delle performance dell applicazione di business, dall altro, l esperienza utente. un pesante utilizzo di Cpu (Cpu-bound), o da grossi volumi di dati (Io-bound). Esistono diverse tipologie di supercomputer caratterizzate da archittetture costituite da un unica istanza di sistema operativo (i cosidetti mainframe), oppure da architetture costituite da gruppi di computer (computer cluster) interconnessi tra loro da reti a bassa latenza per consentire il passaggio dei dati il più rapido possibile. Gli attuali sistemi di calcolo più diffusi, che sfruttano le tecnologie Hpc, sono installazioni complesse ma anche tecnologie che non richiedono più, come in passato, rilevanti investimenti e una gestione critica da parte di personale specializzato di alto livello. L intrinseca complessità non ha frenato la rapida evoluzione di questi innovativi sistemi di calcolo la cui installazione, oggi, richiede anche il coinvolgimento degli utenti finali, al fine di adattarli con maggior efficacia rispetto alle esigenze di business (processi, funzioni, applicazioni supportate che richiedono questi sistemi, ecc.). Il trend tipico della riduzione dei costi nel campo dell elettronica ha 4

5 Hpc Akhela: competenze e servizi mirati Akhela fornisce una serie di servizi specifici nell ambito dell Hpc che vanno dall installazione e configurazione di nuovi cluster Hpc, all ottimizzazione di cluster già esistenti. Non solo, il supporto di Akhela prosegue nella gestione del processo di sviluppo di applicazioni e soluzioni dall analisi dei requisiti al rilascio della soluzione. Supporto tecnico proattivo e reattivo, monitoring, gestione di problemi e request for change, manutenzione post-installazione, sono ulteriori servizi garantiti, così come l accesso alle risorse computazionali all interno del data center di Akhela. Il team di supporto Hpc L Hpc team agisce come single point of contact per le richieste di supporto relative al cluster ed è costituito da specialisti con grande esperienza nella gestione di sistemi complessi e con alto grado di criticità. Il team è costituito da figure professionali quali: System Engineer, Project Manager, System Architect, Software Analyst, Software Developer, Service Desk Specialist. La qualità della system integration Il supporto sistemistico è principalmente rivolto alle seguenti tipologie di attività: Gestione degli eventi: tutte le componenti del cluster vengono costantemente tenute sotto controllo tramite monitoraggio, in modo che ogni anomalia del sistema venga prontamente individuata appena si manifesta e segnalata da opportuni alert, limitando le conseguenze sul funzionamento dell intero sistema. Gestione dei problemi: le segnalazioni di malfunzionamento vengono gestite dal processo interno di Ip Management che regola le fasi di elaborazione della segnalazione, dalla presa in carico da parte del team di supporto Hpc alla sua risoluzione. Gestione delle richieste di modifica: eventuali cambiamenti nella configurazione e/o nella infrastruttura del cluster andranno valutati e gestiti secondo il processo interno di Rfc Management, che regola l evasione della richiesta di modifica dalla presa in carico da parte del team di supporto Hpc Akhela alla sua successiva implementazione sul cluster. Durante lo svolgimento delle succitate attività il team si avvale di appositi tool per il monitoraggio, la manutenzione applicativa dei server e la gestione delle configurazioni. pesantemente impattato anche il settore dell Hpc, evidenzia Daniela Sitzia, Hpc Business Development in Akhela. Negli ultimi anni dotarsi di infrastrutture di calcolo è diventato molto più abbordabile che nel passato. Peraltro è da sottolineare anche che i problemi computazionali complessi non sono più solo prerogativa degli ambienti di ricerca. Oggi, la disponibilità di una potenza di calcolo più elevata potrebbe essere importante anche per chi si confronta ogni giorno con applicazioni di simulazione o analisi matematica che, se da un lato non sono abbastanza complesse da giustificare la necessità di architetture imponenti e costose come quelle che caratterizzano i supercomputer della Top500 (la classifica Top500 List of the world s top supercomputers ), dall altro lato sono condizionate da un tempo di esecuzione piuttosto lungo e da un dispendio di risorse eccessivo per un computer standard. In effetti, il concetto che sta alla base dell Hpc è che l esecuzione di un dato job computazionale complesso è ottimizzabile suddividendo il problema in tanti task più semplici che possano essere eseguiti in parallelo su Cpu differenti. Attualmente anche i semplici laptop sono dotati di processori con due o più Cpu; è quindi facile immaginare come la tecnologia Hpc possa assumere un ruolo importante anche per il miglioramento delle performance di produttività negli ambienti Enterprise. La stessa Microsoft ha lanciato una Hpc-Initiative, l acronimo in questo caso è High Productivity Computing, che tramite una versione dedicata di sistema operativo Windows Server 2008 Hpc Edition e il middleware Hpc Pack 2008 permette di parallelizzare, oltre a prodotti Microsoft come Excel, più di 200 applicazioni di business di terze parti (ed è su questo frangente dell Hpc che Akhela sta impiegando la maggior parte delle risorse), osserva Sitzia. I punti chiave di focalizzazione Partendo dunque dalla considerazione che la soluzione Hpc è uno strumento valido anche per incrementare la produttività, i punti su cui focalizzare l attenzione sono, da un lato, la configurazione della soluzione Hpc, avendo come obiettivo l incremento massimo delle performance dell applicazione di business, dall altro, l esperienza utente. Il primo punto presuppone una profonda conoscenza della struttura software dei componenti della soluzione, che comprende un layer di sistema operativo, un layer middleware costituito da tutti i pacchetti software (anche di vendor differenti) necessari al funzionamento e alla gestione della soluzione, e un layer applicativo che comprende le applicazioni di business. Quanto al secondo punto, l utente finale deve poter beneficiare delle potenzialità della soluzione Hpc senza percepire alcun cambiamento nel normale flusso di lavoro. E parlando dell approccio metodologico, la manager di Akhela evidenzia la necessità di progettazione (sia dell architettura che ospiterà la soluzione Hpc sia dei processi di controllo e gestione) che deve tener conto delle problematiche più frequenti nella gestione dei data center e delle difficoltà nella gestione di sistemi complessi e con alto grado di criticità. La metodologia utilizzata da Akhela prevede le seguenti fasi: 1) Assessment: raccolta di tutte le informazioni relative alle componenti hardware e software che verranno utilizzate per l implementazione dell ambiente Hpc, con l aiuto di checklist e procedure di assessment consolidate. 2) Hpc Solution Deploy: installazione e configurazione di tutte le componenti della soluzione Hpc. Per un uso ottimale del calcolo parallelo 5

6 fonte: Akhela Akhela testimonial per il Technical Computing Akhela ha partecipato al Microsoft Innovation Partner Day 2011, l evento in cui Microsoft invita i suoi partner più stretti a far conoscere nuove tecnologie e soluzioni caratterizzate da aspetti innovativi. Akhela era partner testimonial per il Technical Computing. FIGURA 1 HPC: OBIETTIVO DEL SERVIZIO di supporto Sistemi di Hpc, messi a punto da Akhela, per lo sviluppo di progetti complessi con altissima capacità computazionale la struttura dell applicazione e l architettura che ospiterà la soluzione Hpc debbono avere un certo grado di isomorfismo; a seconda della complessità dell applicazione questo task può non essere così banale. 3) Application Deploy: installazione e configurazione dell applicazione di business, secondo le best practices dettate dal software vendor. Tutte le attività di configurazione vengono prima validate in laboratorio, dove System Engineers e Developers collaborano per ottenere la soluzione migliore dal punto di vista delle performance. 4) Environment Validation: esecuzione dei test plan previsti in fase di progettazione, al fine di validare il corretto funzionamento di tutte le componenti dell architettura. 5) Documentation: redazione di un documento finale riassuntivo di tutte le attività eseguite. Presente e futuro: dalla ricerca alla finanza, passando per l industria e fino alla Casa Bianca Attualmente la tecnologia Hpc viene utilizzata in ambiti differenti e per funzioni diverse. Quella che fino a qualche tempo fa sembrava essere una tecnologia avanzata destinata solo ai grandi centri di supercalcolo, diventa una realtà concreta anche nell ambito industriale e finanziario, sottolinea Sitzia. Un caso concreto in campo finanziario è dato ad esempio dalla direttiva europea Solvency II, il cui scopo è di standardizzare le norme che regolano la gestione del rischio nel settore assicurativo. Essa incentiva le compagnie assicurative ad adottare dei modelli di Risk Analysis propri, che saranno tanto più precisi ed affidabili quanto più numerose e complesse saranno le simulazioni eseguite per ottenerli. Alcuni produttori dei tool per lo sviluppo di questi modelli hanno risposto a tale esigenza integrando le loro applicazioni alle soluzioni Hpc. Sitzia si riferisce, in particolare, al caso Towers Watson, azienda che opera nel settore della consulenza direzionale e organizzativa proponendo anche tool specifici per la gestione delle risorse umane, del rischio e degli aspetti finanziari. La società ha perfezionato un applicativo chiamato Moses (soluzione per il Risk and Financial Modeling) in modo da poter essere eseguito mediante la soluzione Hpc di Microsoft (Hpc Pack 2008 R2). Il team Hpc Akhela, in collaborazione con Microsoft e Towers Watson, ha implementato alcune di queste architetture per conto di grandi istituzioni assicurative e i risultati sono stati notevoli; infatti, in molti casi i tempi di esecuzione dei modelli finanziari e di rischio sono passati da diverse ore ad alcuni minuti, osserva Sitzia. A giudicare poi dai recenti annunci americani, ritengo che il futuro dell Hpc sia decisamente di grande crescita anche nel mondo manifatturiero. Alla Casa Bianca, a febbraio di quest anno, durante una conferenza stampa è stata annunciata l istituzione del National Digital Engineering and Manifacturing Consortium nell ambito di una partnership con alcune industrie private del settore manifatturiero. Il governo americano garantirà una somma pari a 2 milioni di dollari che, unita all investimento di 2,5 milioni di dollari da parte dei partner industriali, permetterà al consorzio di diffondere la tecnologia Hpc anche nelle aziende manifatturiere di piccole e medie dimensioni. (N.B.) 6

7 Si fa presto a dire innovazione! di Stefano Uberti Foppa Èattorno a un piatto di pesce, lo scorso giugno a Milano, che incontriamo Piercarlo Ravasio. Una carriera professionale, e soprattutto una forma mentis, tesa all innovazione e alla ricerca del nuovo. Laureato in Ingegneria Elettronica al Politecnico di Milano, Ravasio, un percorso importante in Olivetti dove è stato alla guida dei Laboratori di Ricerca della gloriosa società, dopo altre esperienze lavorative è oggi amministratore delegato di Akhela, l azienda Ict di sviluppo progetti e system integration del gruppo Saras (Moratti). Con Ravasio è interessante il confronto. Come tutte le persone di sostanza, ha il pregio di andare subito al nocciolo delle cose, analizzando meccanismi e scenari complessi con parole semplici quanto efficaci. Cosa utile in questo periodo di trasformazioni Incontro con Piercarlo Ravasio, Amministratore delegato di Akhela (Gruppo Saras) per un analisi a tutto tondo sui temi dell innovazione. Il cambiamento nei modelli di fruizione dell Ict, la perdita di competenze, il ruolo dei vendor e un analisi, disincantata, del futuro che ci aspetta. Da parte di un innovatore attento, per definizione, al nuovo ZeroUno: Incominciamo dal tema della complessità che assume oggi, nelle aziende, varie sfaccettature. Da un lato esiste una complessità di sistemi, interna all impresa, che determina una necessità di governance e di sicurezza senza però compromettere le performance; dall altro lato c è una complessità legata a elementi decisionali, cioè alla difficoltà di poter reagire rapidamente alle variabili di mercato, prendere decisioni in real time, per riallineare di continuo l offerta alla reale domanda. Qual è la sua riflessione in merito a questo tema? Ravasio: Ogni tipo di industria ha livelli di complessità molto diversi. Ma la grande complessità, è indubbio, arriva dal mondo consumer, che impatta oggi pesantemente sull organizzazione e sulle strutture aziendali. Stiamo parlando di tutti noi, degli impiegati dell azienda, della forza vendita, di tutti quelli che usano l informatica. Si è alzato il livello di alfabetizzazione rispetto a qualche anno fa; soprattutto c è una maggiore proattività che non viene spesso colta da chi gestisce i sistemi informativi; in più c è la componente della mobility che è formidabile: io faccio tutto dappertutto, e questo crea una discontinuità profonda. Andiamo sempre più verso un modello che vede da un lato un tablet o qualsiasi altro device essere utilizzato per ogni tipo di interazione; anzi, per inciso penso che il cadavere tecnologico prossimo venturo sarà proprio il personal computer; dall altro lato esiste una grande potenza elaborativa disponibile da qualche parte nella rete, diciamo nel cloud. La cosa importante e interessante è che sempre più tutti noi intendiamo diventare fruitori di informazione ma al contempo produciamo informazione indirettamente, inserendo in rete, attraverso i vari tablet, una quantità di contenuti a disposizione di tutti. Il problema che mi pongo è: ma il management aziendale italiano ha capito questa opportunità e intenderà cavalcarla davvero oppure continuerà a muoversi in maniera classica? Mi spiego meglio: c è stato un tasso di introduzione tecnologica sul mercato a velocità elevatissima che l impresa, 7

8 nelle sue componenti organizzative e umane, non ha colto fino in fondo ma che anzi ha spesso rifiutato. Siamo quindi oggi in una fase in cui convivono metodologie, modelli organizzativi, modi di lavorare obsoleti che non possono sfruttare appieno queste tecnologie. L approccio technology driven cozza contro resistenze culturali, difficoltà oggettive di cambiare organizzazioni grandi e complesse, e quindi la distanza tra quello che si potrebbe ottenere dalla tecnologia e ciò che effettivamente si ottiene, aumenta. ZeroUno: Come scardinare questa situazione? Questa digitalizzazione spinta che dal consumer si riversa in azienda è una rivoluzione che ha una dimensione mondiale e quindi non si può pensare di avere territori, l Italia e le sue aziende, protetti da questo Tsunami Peraltro, già oggi ci sono realtà nel nostro Paese che nel confronto con il mercato attraverso social networks traggono vantaggi in termini di nuovi spunti di vendita, fidelizzazione, riarticolazione dell offerta in rapporto a un polso del mercato forse più preciso che in passato Certo gli impatti sull azienda non sono da sottovalutare; ma devono comunque essere affrontati Ravasio: Che debbano essere affrontati è indubbio. Il fatto però che una struttura si riadatti a nuovi modi di produrre consumare e distribuire è oggettivamente un processo pesante, oneroso e che richiede tempo. Facciamo un esempio. Cominciano oggi ad esserci alcuni televisori web enabled, punto di accesso unico a un insieme di reti; non esiste più solo la rete broadcasting ma da quella finestra abbiamo invece la possibilità di selezionare e interagire; un insieme di reti che ci permette un ampia possibilità di scelta. Da quanto tempo questo è tecnologicamente possibile? Da almeno 15 anni. Ma quanto ha impiegato l industria dei media e della pubblicità a capire questa opportunità? La legacy più importante però, quella più pesante, l abbiamo nel cervello. L esperienza, se viene vista in una declinazione di non accettazione del cambiamento, diventa oggi un forte elemento di resistenza. Il Cio oggi ha richieste, da parte del business, in tempo reale: Voglio sapere questa cosa adesso. ZeroUno: Adesso però c è un elemento in più di accelerazione: la crisi appena passata ha definito parametri competitivi sempre più stringenti La tecnologia, e nello specifico il modello as-a-service, può aiutare a ridurre questo gap di allineamento? Ravasio: È vero. La crisi ha accelerato la velocità di adozione delle nuove tecnologie e soprattutto di adeguamento organizzativo delle aziende. I paesi in via di sviluppo, che hanno poco legacy, sono molto più bravi e veloci in questo allineamento tra velocità nel cambio organizzativo e allineamento tecnologico come modello abilitante nuovi modelli di business. La legacy più importante però, quella più pesante, l abbiamo nel cervello. L esperienza, se viene vista in una declinazione di non accettazione del cambiamento, diventa oggi un forte elemento di resistenza. Il Cio oggi ha richieste, da parte del business, in tempo reale: Voglio sapere questa cosa adesso. Questo gli cambia tutto il sistema, gli cambia la vita. Il cloud rimetterà tutto in discussione. Non so se avverrà in un anno, in un lustro, o in due lustri. Ma che la nostra industria di servizi cambierà radicalmente, non ho il minimo dubbio. Tutto un insieme di piccole-medie aziende non avrà più bisogno del proprio data center o delle proprie applicazioni; avranno in rete i servizi, più o meno personalizzabili, che servono. Anche nella grande impresa questo avverrà, passando magari prima da sperimentazioni di private cloud interessanti. ZeroUno: I cambiamenti avvengono però anche nei sistemi informativi, attraverso la nascita di figure sempre più preparate a interpretare la domanda interna e a garantire una gestione nuova dei fornitori esterni, assemblando servizi cloud finalizzati al business value. Come impatta il cloud computing sulle strutture organizzative di impresa e sulle persone? Ravasio: Stiamo andando verso una grande standardizzazione in termini di servizio e il dipartimento It sta cambiando radicalmente. Ma deve farlo per forza. Nel tempo, salvo eccezioni, i sistemi informativi hanno perso competenza tecnologica attraverso processi di outsourcing e non sono stati capaci di reinventarsi. Il cloud consente oggi al management di risparmiare, di snellire l It e soprattutto di avere tempi e flessibilità che prima erano spesso negati. Se i sistemi informativi non riusciranno a fare quello scatto di creazione di valore per il business ma saranno vissuti ancora come necessari per emettere le fatture, allora la disintermediazione sarà un fatto certo. Già oggi tantissime aziende stanno andando su Gmail; perché non posso metterci altri pezzi? Poi, ripeto, non so se questo paese saprà cavalcare questa trasformazione o la subirà. Non so se la nostra classe dirigente saprà sfruttare questa situazione. 8

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