L ATTIVITA ESTRATTIVA IN PUGLIA

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1 L ATTIVITA ESTRATTIVA IN PUGLIA

2 L Italia è il più grande produttore di materiali lapidei al mondo La Puglia, ed in particolare il Nord Barese è la terza regione in Italia per quantità di materiali estratti e una delle prime anche per qualità dei materiali.

3 Tutte le varietà di marmi cavati presentano elevate caratteristiche tecniche, che le rendono idonee all impiego come pietre ornamentali, anche in condizioni ambientali caratterizzate da forti contrasti di temperatura e di umidità. Proprietà fisiche elevato grado di compattezza; valori molto buoni della resistenza a flessione, del modulo elastico, buone resistenze all'usura e all'urto; ottima lucidabilità e buona persistenza della stessa nel tempo. valori assai bassi del coefficiente di imbibizione valori trascurabili della dilatazione lineare termica.

4 MARMO DI APRICENA La lavorazione del Marmo di Apricena, iniziata agli albori del secolo scorso, ha avuto un forte impulso nel secondo dopoguerra quando si passò dal taglio a sabbia (particolare mistura di sabbia silicea che fatta colare in continuo su lame di ferro permettevano una lenta ma continua abrasione della superficie di contatto) al taglio con utensili diamantati. Si utilizza cioè polvere di diamante, che impastato con un particolare legante permette un taglio molto più veloce e preciso. L'attuale tecnologia permette una velocità di taglio che può raggiungere e superare anche i 20/25 centimetri per ora.

5 La produzione locale copre quasi tutta la produzione regionale, classificando l'intera area come la più importante del Meridione d'italia, sia per la quantità dei materiali estratti che per la qualità dei prodotti offerti sul mercato (nazionale e soprattutto estero).

6 I marmi e le pietre di Apricena sono conosciuti in tutto il mondo per la loro versatilità d'uso, per la caratteristica di robustezza nella lavorazione a spessore, nelle opere di pavimentazione e rivestimenti (sia all'esterno che all'interno), per le qualità cromatiche che li contraddistinguono e li sottopongono alla grande attenzione degli operatori del settore.

7 SERPEGGIANTE SCHEDA TECNICA Varietá: Calcare a grana fine, beige-marroncino, fittamente laminato. Localitá di estrazione: Apricena- Poggio Imperiale Composizione chimico mineralogica: CaCO3=98,4% - MgCO3=0,7% - Fe2O3=0,01% Altri ossidi (SiO2, Al2O3, Na2O, P2O5)= 0,6% Residuo insolubile: 0,2% (Illite dominante, caolinite abbondante, montmorillonite scarsa).

8 Caratteristiche meccaniche Resistenza a compressione Provini allo stato naturale (a) 1970, (b) 1980 kg/cm2 Provini saturi d'acqua (a) 1800, (b) 1805 kg/cm2 Provini dopo 20 cicli di gelo e disgelo: (a) 1945, (b) 1865 kg/cm2 Resistenza a flessione: (a)165 (b)125 kg/cm2 Caratteristiche sedimentologico-petrografiche Calcare pelmicritico dato da lamine algali e da lamine a pellets; intraclasti con calcite spatica e bioclasti. Plaghe calcitiche di ricristallizzazione.

9 Caratteristiche fisiche Peso specifico: 2,71 gr/cm3 Peso di volume: 2,68 gr/cm3 Grado di compattezza: 0,988 Coeff. di porosità: 0,012 Coeff. di imbibizione riferito al peso: 0,32% Coeff. di imbibizione riferito al volume: 0,73% Coeff. di dilatazione lineare termica 4.07 mm/m C-10-3 Modulo elastico: (a) kg/cm2 Resistenza all'usura: (a) 2,87 mm/km - Resistenza all' urto : (b) 15 kg/cm Direzione della sollecitazione rispetto al piano di stratificazione (a) normale - (b) parallelo - (c) non riconoscibile in laboratorio alla scala del campione.

10 LA PIETRA DI TRANI Costituisce una ricchezza per la città di Trani. Famosa nel mondo, ha una realtà produttiva dinamica, di tipo artigianale-industriale,con un imprenditoria capace di stare sul mercato con una gamma di prodotti molto vasta e innovatrice. Il bacino di sfruttamento della pietra di Trani ha un area piuttosto vasta.

11 L impiego della pietra di Trani per molteplici usi è consentito dalle sue particolari caratteristiche tecnologiche. Largamente adoperata nei secoli, trova oggi vasta applicazione in ogni tipo di costruzioni civili e in architettura. E particolarmente adoperata, ben lucidata, martellinata o allo stato grezzo, per colonne, capitelli, stipiti, davanzali, pavimenti, marciapiedi, scalini e moli.

12 Trani rappresenta il maggiore giacimento di questo materiale dell'intera regione. Il materiale prodotto è caratterizzato da una notevole compattezza e resistenza. Si presenta con una tonalità di fondo color bianco avorio, con striature e venature gialle e rosse.

13 Opere di rilevante pregio artistico sono state costruite ed ornate con la pietra di Trani: le cattedrali di Trani, Barletta, Bari, Bitonto Castel del Monte a Bari: il palazzo dell Acquedotto pugliese, il palazzo della Provincia a Napoli: il palazzo delle Poste, la Stazione Marittima ed il salone della Corte di Appello i marmi tranesi furono impiegati anche per costruire i moli, le banchine e le altre costruzioni del porto di Malta e di Alessandria d Egitto.

14 LE CAVE NEL PAESAGGIO PUGLIESE

15 Volando a bassa quota sul territorio pugliese non passa inosservata la presenza di tante aperture del suolo che caratterizzano la regione. Le formazioni geomorfologiche naturali superficiali più tipiche del paesaggio carsico sono le doline (es. il "Pulo" di Molfetta e di Altamura), depressioni del territorio che raccolgono l acqua superficiale e la convogliano nelle falde sottostanti.

16 Pulo di Altamura

17 A queste forme si aggiungono quelle antropiche che in misura maggiore caratterizzano il paesaggio: le cave a "fossa", tipiche degli ambienti pianeggianti.

18 Sin dai tempi antichi, i nostri progenitori estraevano materiale dal sottosuolo per scopi ornamentali e per le costruzioni (Castel del Monte, trulli di Alberobello, masserie del XV e XVI sec.). Le cave rappresentano giacimenti di materiale naturale imprescindibili per l industria edile (produzione di cemento, calce, ecc.). La "coltivazione" di questi materiali ha sempre condizionato buona parte dell economia pugliese; il tufo, i c.d. marmi estratti, sono stati sempre molto apprezzati in tutto il mondo. La pietra calcarea inoltre, trova impiego nella cosmesi e nell industria dell acciaio, infatti, una delle più grosse cave europee si trova all interno del complesso siderurgico tarantino.

19 L attività di estrazione non è diffusa in maniera omogenea in Puglia; se si considerano le cave attive s individuano, per ogni provincia, zone ad alta distribuzione ognuna con tipiche coltivazioni: Trani (BA) (calcare, "Pietra di Trani" e "marmi" utilizzati a scopo ornamentale, rivestimenti interni ed esterni, pavimentazioni); Cursi e Melpignano (LE) (calcarenite nota come "Pietra Leccese", utilizzata per lavori artistici e di restauro); Ginosa (TA) (sabbie e ghiaie per l industria edile); Poggio Imperiale e Apricena (FG) (calcare utilizzato a scopo ornamentale).

20 La coltivazione di tali materiali presenta tuttavia alcuni aspetti negativi, dovuti soprattutto alle variazioni indotte sulla configurazione del paesaggio e, più in generale, sulle condizioni naturali dell ambiente.

21 In Puglia come in quasi tutte le regioni del Sud, manca un preciso censimento delle cave. Da una stima superficiale si rileva che le cave in disuso sono in numero maggiore di quelle in attività. Nella sola provincia di Bari si contano più di 600 cave abbandonate, nella provincia di Lecce vi sono all incirca 20 cave abbandonate per ogni 100 Km2, Taranto ne conta 13 per ogni 100 Km2, Foggia e Brindisi meno di 10; la maggior parte di questi siti risulta non avere specifici utilizzi.

22 La disciplina delle cave è tuttora regolata dall'articolo 45 del regio decreto 29/07/ 27, n ("legge mineraria"), modificato dall'articolo 7 del DPR 28/06/ 55, n. 620 e dalle successive modificazioni. In base a tali disposizioni e salvo particolari leggi regionali, le cave sono lasciate al libero arbitrio del proprietario del suolo.

23 È opinione diffusa che nel territorio nazionale, tale normativa ha aumentato i contrasti fra tutela paesaggistico ambientale e "pretese" produttive. La libertà con la quale fino ad oggi le cave sono state aperte ed abbandonate, nonché il mancato ripristino delle stesse, rappresenta una delle cause principale dello scempio paesaggistico ambientale, con gravi ripercussioni nei territori collinari, negli alvei dei fiumi ed in pianura.

24 In Puglia la scelta del sito di estrazione ha spesso prevalso sulla salvaguardia paesaggistica alterando o distruggendo importanti forme carsiche epigee (cioè superficiali), le lame. Al termine della coltivazione, spesso, i fronti di cava vengono lasciati in assetto verticale, senza l adozione di misure atte ad attenuare la scarpata. Inoltre molte di queste attività sono spesso poste in aree di particolare valore naturalistico, pertanto rumore e polvere inducono modificazioni sulla vita animale e vegetale.

25 Un altro fenomeno di degrado ambientale avveniva negli anni addietro, quando era pratica comune riversare i fanghi calcarei provenienti dalla lavorazione della pietra direttamente in mare; questo creava lungo la costa, seri problemi di inquinamento marino. Oggigiorno è pratica riversare tale materiale all interno della stessa cava.

26 Dalle indagini condotte dagli organi competenti, emerge un rapporto assai stretto fra l'incontrollato sviluppo dell'attività estrattiva e il successivo uso del sito ai fini dello smaltimento abusivo di ogni sorta di rifiuti. Molti luoghi adibiti a discariche abusive sono vecchie cave in disuso. In tali siti s ignorano completamente tutte le misure di tutela ambientale.

27 Pertanto la pratica di utilizzare il suolo come ricettacolo finale di ogni tipo di rifiuto solido o liquido, in una regione carsica come la Puglia, determina un potenziale pericolo d inquinamento delle falde acquifere sottostanti per filtrazione di percolato. Con questo si giustifica la presenza massiccia di colibatteri, cloruri, fosforo, nitriti, ammoniaca, ecc., nell analisi dell acqua del sottosuolo di alcune zone della Puglia.

28 La geologia della Puglia caratterizzata dalla presenza di una piattaforma carbonatica formatasi durante l era secondaria, giustifica l assenza di una ben definita idrografia superficiale. Le falde sottostanti, costituiscono un gran serbatoio d acqua tanto prezioso quanto vulnerabile a tutte quelle forme d inquinamento antropico derivanti da rilasci di corpi inquinanti.

29 Recentemente si assiste ad un timido ripristino dei vecchi siti per usi prevalentemente agricoli (meno del 20 %) o in alternativa come discariche controllate, previo valutazione ambientale. Nell ambito di queste ultime prevalgono le discariche di materiale inerte.

30 Appare dunque imprescindibile che l attività di cava sia regolamentata al fine di individuare siti di scarso valore paesaggistico naturale. Inoltre la scelta del luogo deve annullare completamente gli eventuali rischi d inquinamento idrogeologico. Pertanto se l area presenta una vocazione agricola sarebbe auspicabile restituire a tale area il sito sottratto. La destinazione a discarica deve essere preceduta dalle necessarie indagini preliminari per mitigare il forte impatto ambientale che determina una tale destinazione.

31 Il proprietario della cava è obbligato alla risistemazione ambientale del sito una volta cessata l attività di estrazione. Pertanto la domanda di apertura di una cava deve essere accompagnata dal piano di recupero del sito ad attività esaurita. Quanto affermato è in genere già previsto dalle leggi vigenti, ma difficilmente se ne vedono gli effetti

32 PARCO DELL ALTA MURGIA ED ATTIVITA ESTRATTIVA

33 Il Parco Nazionale dell'alta Murgia, istituito nel 1998 con la legge n.426, si estende su un territorio di circa ettari. I Comuni i cui territori sono interessati dal Parco sono Altamura, Andria, Bitonto, Cassano delle Murge, Corato, Gravina in Puglia, Grumo Appula, Minervino Murge, Poggiorsini, Ruvo di Puglia, Santeramo in Colle, Spinazzola, Toritto.

34 Il Parco dell Alta Murgia, sin dalle prime battaglie per la sua istituzione, si è configurato quale parco rurale, in grado cioè di conciliare la presenza dell uomo con i valori naturalistici e ambientali, al fine di perseguire un nuovo sviluppo, sostenibile e duraturo, del territorio.

35 Alla grande ricchezza socio-paesaggistica del parco si affiancano però alcuni problemi, che, dal punto di vista geologico-ambientale sono: le cave le discariche abusive gli spietramenti

36 LE CAVE DELLA MURGIA In virtù della diversificata costituzione geolitologica e della qualità dei materiali estratti, il territorio pugliese è stato da tempo immemorabile oggetto di attività estrattiva da parte dell uomo, tanto che in molte aree i segni dell antica attività costituiscono parte integrante e caratterizzante del paesaggio:

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38 ESEMPI: cave costiere presenti sul litorale di Monopoli cave in sotterraneo di Canosa, Ginosa o Mottola alcune cave storiche nel territorio dell Alta Murgia (cave di bauxite verso Spinazzola, cave di tufo nei pressi di Poggiorsini), che, per la bellezza e la suggestione che esercitano, meriterebbero una valorizzazione a fini turistici e/o culturali (come già avvenuto per esempio in provincia di Lecce o ad Apricena - Fg, dove alcune cave sono utilizzate per spettacoli e concerti all aperto).

39 Un caso eccezionale, nell ottica della valorizzazione dei siti di cava, è quello della cosiddetta Cava dei Dinosauri di Altamura, sede di un ricchissimo giacimento paleontologico risalente a circa 70 milioni di anni fa trentamila orme di dinosauri su un'area di dodicimila metri quadrati, appartenenti almeno a cinque diverse specie di dinosauri, costituiscono una scoperta eccezionale e fanno della "Valle incantata" di Altamura, così come è stata definita, il sito più ricco e importante d'europa e forse del mondo.

40 L'eccezionale scoperta, avvenuta nel 1999, permette inoltre di rileggere la storia del paesaggio pugliese: si pensava infatti che circa 70 milioni di anni fa nell'area pugliese non esistessero terre emerse, mentre le testimonianze paleontologiche dimostrano la presenza di isole circondate dal mare.

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42 LE CAVE DI BAUXITE La bauxite è una roccia la cui composizione è caratterizzata dalla presenza di diverse specie mineralogiche tra cui prevalgono gli ossidi e gli idrossidi di alluminio e di ferro. La quantità di idrossido di alluminio varia nei differenti depositi tra il 30 e il 75%, facendo sì che tali giacimenti di bauxite rivestano notevole importanza economica ai fini dell estrazione dell'alluminio.

43 Dal punto di vista genetico la formazione delle bauxiti è il risultato dell alterazione delle rocce calcaree ad opera degli agenti atmosferici: dopo il processo di dissoluzione del carbonato di calcio ad opera delle acque meteoriche ricche di anidride carbonica, i minerali residuali, trasformabili in ossidi e idrossidi di ferro e alluminio, vengono trasportati dalle acque meteoriche e accumulati nelle depressioni del terreno. Terre rosse

44 Nell'area della Murgia i depositi di bauxite si rinvengono in depressioni doliniformi lungo la strada che unisce Corato a Spinazzola; molto diffusi sono gli affioramenti nel Salento, interessando diffusamente la parte centro meridionale della provincia di Lecce; nel Gargano particolarmente interessanti sono i depositi di S.Giovanni Rotondo.

45 La terra rossa si rinviene in superficie come riempimento delle formazioni carsiche naturali. Le cave di terra rossa, spesso in esercizio saltuario, presentano uno scavo di notevole dimensioni e profondità di una decina di metri. Spesso le cave in disuso diventano sede di ristagni d acqua che perdurano per tempi anche lunghi con inevitabili ripercussioni igienico ambientali.

46 Il problema si pone quando la legittima attività estrattiva, importante fonte di sviluppo economico e sociale si scontra con la tutela del territorio e dei valori ambientali e paesaggistici presenti.

47 Negli ultimi decenni la diffusione dei processi estrattivi in aree sempre più estese sta comportando sempre più spesso la distruzione di vaste aree rurali. Le cave rompono la continuità ecologica e paesaggistica del territorio e una volta dismesse originano situazioni di degrado e di abbandono difficilmente sanabili, anche in ragione della particolare situazione climatica pugliese e della morfologia stessa delle nostre cave, che rendono ancora più difficili e costosi gli interventi di recupero e di rinaturalizzazione.

48 Uno dei casi simbolo dell aggressività delle attività estrattive nei confronti del territorio, e dei valori in esso presenti, è sicuramente quello dell Alta Murgia, in particolare del territorio dei Comuni di Ruvo e di Minervino, dove numerose nuove cave vengono aperte quasi senza controllo e soprattutto quelle ormai esaurite vengono abbandonate o trasformate in discarica, in numerosi casi abusivamente.

49 Gli squilibri ambientali generati dalle attività estrattive possono invece essere risolti da un attenta pianificazione e da un puntuale controllo sul territorio, che da un lato tenga in considerazione l importanza economica ed occupazionale che il settore estrattivo riveste, ma dall altro si ponga l obiettivo della massima compatibilità tra attività estrattive stesse e territorio.

50 DISCARICHE ABUSIVE aperte arbitrariamente, senza alcun rispetto per l ambiente, la popolazione e la salute pubblica Individuazione del sito Stabilizzazione dei pendi Impermeabilizzazione del fondo della discarica Opportuno monitoraggio della geochimica dei suoli e delle acque sotterranee (di falda) DISCARICA CONTROLLATA Far vedere altra presentazione

51 Spietramenti Lo spietramento è una lavorazione del terreno di carattere straordinario, eseguita sempre in fase di preparazione di un terreno naturale ad usi agricoli. Rientra a tutti gli effetti come opera di miglioramento fondiario.

52 Finalità" La presenza di scheletro roccioso grossolano, in particolare di grandi dimensioni, rappresenta un ostacolo per la meccanizzazione di specifiche operazioni colturali. Ad esempio ostacola la semina e la raccolta meccanica eseguita con macchine provviste di barra falciante e di aspo raccoglitore.

53 Esecuzione " In passato lo spietramento si eseguiva come pratica manuale : le pietre, a iniziare da quelle di maggiori dimensioni, venivano rimosse manualmente ogni volta che affioravano in occasione delle lavorazioni principali e disposte in cumuli ai bordi dei campi oppure utilizzate per realizzare opere di muratura. " Questa pratica, che richiedeva tempi lunghi e si presentava particolarmente gravosa, si è svolta tradizionalmente in Italia fino agli anni e ha consentito il miglioramento delle condizioni pedologiche di molti terreni agricoli."

54 In seguito lo spietramento è stato inserito fra le opere di miglioramento fondiario, spesso suscettibile di finanziamenti con fondi pubblici, da eseguire con interventi meccanici dopo il dissodamento o lo scasso.

55 Pregi e La rimozione dello scheletro permette di ottenere superfici più omogenee e letti di semina più accurati, di ridurre le dosi di semina, di aumentare la resa e la precisione della raccolta meccanica." Nelle coltivazioni erbacee l'operazione si rivela necessaria soprattutto in regime di agricoltura intensiva ad alto grado di meccanizzazione, in particolare per colture che richiedono una superficie regolare e una copertura omogenea, come ad esempio la foraggicoltura."

56 difetti Le lavorazioni profonde, in particolare l'aratura, fanno affiorare nuovo scheletro in superficie vanificando un intervento meccanico eseguito in precedenza in fase di messa a coltura.

57 L'asportazione di un notevole volume di scheletro può abbassare in modo considerevole il piano di campagna esponendo il terreno a fenomeni di ristagno superficiale. " " Una depressione locale ha infatti un'azione di richiamo delle acque di deflusso sia superficiale sia sottosuperficiale dai terreni circostanti. " Il rischio è elevato in caso di presenza elevata di scheletro: terreni con il 30-40% di scheletro possono subire un abbassamento di quota di cm qualora si asporti lo scheletro nei primi 40 cm di terreno.

58 I pascoli naturali sono uno degli habitat più minacciati in Europa e quindi meritevoli di tutela. Nella Murgia si tratta di pascoli a substrato calcareo e di pseudo-steppe con concentrazione di rilevanti specie a rischio di estinzione legate a tali habitat seminaturali e contemplati dalle direttive comunitarie.

59 Indagini vegetazionali e botaniche condotte dall'università di Bari su ambienti spietrati hanno rivelato un irreversibile distruzione delle specie vegetali tipiche e legate al suolo carsico. Questo condiziona poi anche la sopravvivenza di specie faunistiche legate a questi particolari ambienti. Un recupero di tale tipologia di habitat danneggiati dallo spietramento si vedrebbe solo dopo decine di anni.

60 Anche dal punto di vista strettamente geologico si assiste al dilavamento del suolo così frantumato con conseguenze sulla circolazione delle acque e ad un veloce processo di desertificazione, a causa dell'azione erosiva dei venti ed al dilavamento delle acque piovane, azioni non più contrastate dalla presenza degli apparati radicali della vegetazione spontanea. Tutto si riflette anche sul piano paesaggistico con una banalizzazione evidente del contesto ambientale.

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