PROCEDIMENTO PENALE N 2051/11 r.g.n.r.; n. 211/12 R.G.T.; n 122/13 R.G.Sent. (rito ordinario)

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1 PROCEDIMENTO PENALE N 2051/11 r.g.n.r.; n. 211/12 R.G.T.; n 122/13 R.G.Sent. (rito ordinario) 1. Dati identificativi del procedimento penale: Numeri di registro: n. 2051/11 r.g.n.r.; n. 211/12 R.G.T.; n 122/13 R.G.Sent. Imputati: 1. L.S., nato a Corato il ; 2. S.M., nato a Corato il Autorità giudiziaria: Tribunale di Trani, Sezione Collegiale, Pres. dott. Francesco Messina Vicende cautelari: arrestati in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare; attualmente a piede libero. Entrambi gli indagati hanno subito anche misure di natura patrimoniale, con il sequestro di beni per un ammontare complessivo pari ad ,00. Stato del procedimento: definito con sentenza di primo grado, in attesa di fissazione dell'appello. 2. Fonti ed elementi di prova acquisiti: a. denuncia della persona offesa b. dichiarazioni rese dalle persone informate sui fatti c. intercettazioni telefoniche ed ambientali d. perquisizioni e sequestri di titoli di credito e. consulenza tecnico-contabile

2 3. Capi d imputazione: a. Usura aggravata e continuata in concorso (artt. 110, 81, 644, commi 1, 3, 4 e 5 n.3 e 5 c.p.) b. Tentata estorsione continuata ed aggravata in concorso (artt. 110, 81, , 61 n.2 c.p.) c. Lesioni aggravate (artt. 582, 585, 576 n.1 c.p.) d. Violenza o minaccia per costringere a commettere un reato (art. 611 c.p.) e. Minaccia aggravata (art. 612, comma 2, c.p.) 4. Tempo e luogo: Fatti commessi in Corato (Ba), tra il febbraio 2009 ed il luglio Dinamica usuraria: L attività di usura era perpetrata in danno di imprenditori od operatori commerciali in stato di bisogno. La persona offesa D.P.G. a dibattimento ha dichiarato di essersi occupato di commercio di autovetture e che, al momento dell'apertura della propria attività, richiedendo la stessa ingenti capitali iniziali che egli non poteva ottenere dalle banche in quanto privo di garanzie, aveva richiesto una aiuto economico all'imputato L.S., per il tramite del cognato di questi, S.M. E così, nel febbraio 2009 aveva ottenuto un prestito di 5.000,00, con l'accordo che a distanza di un mese avrebbe restituito l'intera somma, pagando agli imputati solo il fastidio, somma non quantificata nel suo ammontare. Sennonché, allo scadere del mese, i due imputati si presentarono presso l'autosalone chiedendo la restituzione della somma che la persona offesa, oltre ad un fastidio pari ad 1.000,00. Alle rimostranze della persona offesa che

3 lamentava l'esosità della richiesta, gli imputati rispondevano che quello era il loro lavoro. In ogni caso, poiché la vittima non era in grado di restituire la somma richiesta, veniva concessa un'ulteriore dilazione e, successivamente anche un ulteriore prestito pari ad ,00 da investire per l'acquisto di autovetture per poter lavorare e restituire quanto prestatogli. A distanza di un ulteriore mese, poiché la persona offesa ancora non riusciva a restituire le somme ottenute, gli fu imposto di pagare mensilmente la somma di 3.000,00 di interessi, che costui ebbe a versare per sette mesi, per un totale complessivo di ,00, ferma restando la sorte capitale, ancora intatta, di ,00. Trascorso tale periodo, poiché la restituzione del capitale non era ancora avvenuta, gli imputati proposero a D.P.G. di lavorare alle loro dipendenze in un autosalone che stavano per aprire, con l'accordo che egli non avrebbe ricevuto alcuna retribuzione per il proprio lavoro che, invece, sarebbe servito a scontare il capitale. Seguiva un ulteriore prestito di ,00, utilizzato per estinguere i debiti contratti per la precedente attività commerciale, nel frattempo cessata. Successivamente, grazie all'aiuto dei parenti, la persona offesa riusciva ad ottenere una somma di ,00, utilizzata per acquistare autoveicoli da vendere nell'attività commerciale degli imputati, riuscendo finalmente a saldare il debito originario Alla fine, pertanto, a fronte di prestiti per ,00, egli restituiva, dopo 11 mesi, una somma totale di ,00, oltre ad aver lavorato gratuitamente alle dipendenze degli imputati. Il rapporto, ovviamente, era stato molto turbolento, soprattutto in occasione dei mancati pagamenti da parte della vittima e gli imputati, in tali occasioni, non avevano esitato a picchiare e minacciare la persona offesa.

4 Lo stesso D.P.G. riferiva anche delle vicende usurarie che coinvolgevano un altro soggetto P.G. i cui assegni erano stati ritrovati nella disponibilità degli imputati nel corso di una perquisizione: in particolare questi riferiva che P.G., a fronte di un prestito complessivo di 5.000,00, aveva dovuto restituire in dodici mesi ,00, pari ad 1.000,00 di interesse mensile (20%/mese), più il capitale. P.G. convocato dalla Polizia di Corato per fornire chiarimenti e confermare quanto dichiarato da D.P.G. aveva negato tutto, sostenendo che tali assegni erano da ricondurre ad un debito contratto per l'esecuzione di alcuni lavori. Tale contegno è stato mantenuto dal P.G. anche a dibattimento. 6. Contesto criminale e territoriale: Le vicende legate all erogazione dei prestiti usurari si sono svolte a Corato, cittadina dell entroterra a nord di Bari. Si tratta di imputati con precedenti specifici che, operavano uti singuli, reinvestendo nell'usura somme di danaro provenienti da altre attività, senza che siano emersi collegamenti degli stessi con le organizzazioni criminali del territorio. 7. Costituzioni di parte civile: a. Si è costituito parte civile D.P.G. La richiesta di costituzione di parte civile è stata accolta dal Gup de plano, senza alcuna opposizione dei difensori degli indagati. 8. Conclusioni del P.M. e delle parti civili: P.M.: per l'imputato L.S. condanna alla pena di anni 6 di reclusione ed ,00 di multa; per S.M. condanna alla pena di anni 6 e mesi 8 di reclusione

5 ed ,00 di multa; per entrambi la confisca dei beni sottoposti a sequestro preventivo. 9. Decisione del procedimento: Il Tribunale, all'esito della camera di consiglio: dichiara L.S. responsabile dei reati ascrittigli e, riqualificato il delitto di tentata estorsione in quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, lo condanna alla pena di anni 3 e mesi 8 di reclusione ed 7.000,00 di multa, oltre al pagamento delle spese processuali; dichiara S.M. responsabile dei reati ascrittigli e, riqualificato il delitto di tentata estorsione in quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, lo condanna alla pena di anni 3 e mesi 6 di reclusione ed 6.800,00 di multa, oltre al pagamento delle spese processuali; assolve entrambi gli imputati dal delitto di usura contestato ad entrambi in danno di P.G.; condanna entrambi gli imputati al risarcimento dei danni in favore della parte civile, da liquidarsi in separata sede, concedendo alla stessa una provvisionale, immediatamente esecutiva, dell'importo di ,00; dispone la confisca di tutti i beni sequestrati. 10. Problematiche di diritto emerse nel procedimento: Nessuna di particolare rilievo. 11. Rilievo mediatico: La vicenda ha avuto rilievo prevalentemente sulla stampa locale.

6 effettua-due-arresti-in-manette-altri-coratini Procedure civili attuate: nessuna.

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