Trattare con Damasco cercando il ripristino dei rapporti USA Siria di Mona Yacoubian e Scott Lasensky *

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1 Trattare con Damasco cercando il ripristino dei rapporti USA Siria di Mona Yacoubian e Scott Lasensky * Introduzione Costellata dai conflitti in Iraq, un Iran in ascesa, e la continua instabilità in Libano e nei territori palestinesi, la crescente volatilità in Medio Oriente minaccia gli interessi statunitensi nella regione. Nel contempo, il settarianesimo, il terrorismo ispirato da Al-qaeda e la proliferazione di armi di distruzione di massa (WMD) tutti fungono come contorno problematico a questo complesso mix. Impantanati in Iraq e Afghanistan, gli Stati Uniti devono ancora sviluppare una linea strategica complessiva che affronti queste sfide correlate fra loro. Invece, la politica statunitense è stata soprattutto guidata dalle crisi e, nel tentativo di spegnere i fuochi, ha affrontato le questioni secondo le esigenze del momento piuttosto che cercare di affrontare alla radice le forze e le tensioni che catalizzano i conflitti e le instabilità in Medio Oriente. Date queste sfide, è garantito il ritorno a un approccio statunitense, alla pace e alla stabilità nella regione, più tradizionale. Un approccio pragmatico alle questioni regionali basato su un ritiro programmato e su un accordo regionale per l Iraq, sulla ricostruzione delle alleanze strategiche nel Golfo, sull attivazione del processo di pace arabo-israeliano e sull ampliamento della coalizione che contrasta la duplice sfida della militanza islamica e delle ambizioni nucleari iraniane non solo migliorerebbe la posizione strategica americana ma farebbe compiere dei passi in avanti verso il miglioramento della sua barcollante reputazione nella regione e, più in generale, nel mondo musulmano. Infatti, l influenza americana in Medio Oriente continua a soffrire poiché le politiche statunitensi di isolamento, nei confronti di Siria, Iran e dei loro alleati regionali, Hamas ed Hezbollah, sono state vanificate dagli eventi sul campo. Cercando di risolvere i loro conflitti con un inconsueta accelerazione, gli attori regionali hanno, di recente, intavolato dei negoziati e anche faticosamente raggiunto degli accordi senza alcuna traccia di un coinvolgimento americano. L aiuto turco nei colloqui indiretti tra Siria e Israele, l accordo tra MEDIO ORIENTE Ahmed Ahmadinejad, Bashar al-assad e Assan Nasrallah Acque & Terre 4/

2 le fazioni libanesi in lotta, patrocinato dal Qatar, e la sponsorizzazione egiziana dei colloqui tra le fazioni palestinesi in conflitto, per non parlare poi del ruolo di collegamento tra Hamas e Israele tenuto da Il Cairo sono tutti avvenuti senza alcun intervento statunitense. In questo contesto, le politiche statunitensi sulla Siria meritano una revisione sostanziale. La Siria ha svolto un ruolo destabilizzante, a livelli diversi, nelle molte crisi che martirizzano la regione Iraq, Libano, Israele-Palestina e resta un alleato regionale importante per l Iran. Benché non sia una protagonista fondamentale in tutti gli scenari, Damasco esercita un influenza molto importante. La Siria, come minimo, ha intatta la capacità di ostacolare gli interessi americani nel caso in cui senta i suoi minacciati. Inoltre ognuna di queste crisi sembra essere arrivata a un punto di svolta critico. In Iraq è necessario un impegno politico e diplomatico per capitalizzare la calma relativa raggiunta dopo l incremento della presenza militare. In Libano, l accordo di Doha del maggio 2008, siglato tra il Governo e l opposizione degli Hezbollah, ha condotto all elezione di un nuovo Presidente e alla formazione di un governo di coalizione, decisioni importanti che hanno interrotto un impasse politica pericolosa. La cooperazione regionale, incluso il supporto da parte della Siria, sarà essenziale per tenere il Libano su un cammino di una pace e una stabilità durature. I rinnovati negoziati di pace tra Israele e Palestina, varati con la conferenza di Annapolis del 2007, richiederanno una diplomazia intensiva per avere la possibilità di compiere qualche progresso. Nel contempo, i negoziati tra Siria e Israele, ottenuti grazie alla mediazione della Turchia e ripresi dopo un interruzione di ben otto anni, aumentano la prospettiva di una pace regionale complessiva. Trattare con Damasco in ognuno di questi teatri potrebbe aiutare a creare terreno fertile per uscire dalla crisi e arrivare alla stabilità. Un confronto non è una concessione; e non è nemmeno la fine di qualcosa. Il confronto, piuttosto, dovrebbe essere considerato un mezzo, uno strumento per raggiungere alcuni obiettivi di politica estera. Proprio come il dialogo con la Libia e la Corea del Nord ha apportato alcuni benefici sia diretti che in termini di gestione delle alleanze anche quello con la Siria è una potenziale fonte di vantaggi. I benefici di un confronto forte e condizionato con la Siria derivano da obiettivi regionali statunitensi più estesi: tenere a freno l estremismo, cercare la stabilità in Iraq, garantire pace e stabilità sia con Israele che fra gli alleati arabi moderati e indebolire l influenza iraniana. Date le difficoltà sempre crescenti che gli Stati Uniti hanno incontrato nel tentativo di centrare questi obiettivi, una ridefinizione della politica siriana degli USA è, comunque, da molto tempo in ritardo. Oggi i rapporti tra USA e Siria sono ai livelli minimi. In risposta al sostegno di Damasco al terrorismo, nel 2004 sono state imposte nuove sanzioni. Gli Stati Uniti, l anno seguente, hanno ritirato il loro ambasciatore, adducendo come motivazione il presunto coinvolgimento siriano nell assassinio dell ex Primo Ministro libanese Rafik al-hariri, avvenuto nel febbraio del L Amministrazione Bush si è per lo più rifiutata di trattare con il regime siriano. Alcuni consiglieri dell Amministrazione Bush hanno chiesto a gran voce un cambio di regime in Siria (un argomento non del tutto scomparso 40 Acque & Terre 4/5-2008

3 tra i Siriani), ciò nonostante sembra che il dibattito si sia risolto a favore di chi chiede un cambio di rotta nel comportamento della Siria piuttosto che un cambio di governo. Sin dal 2007, gli sporadici meetings sull Iraq, assieme alla partecipazione della Siria alla conferenza di pace israelo-palestinese tenutasi ad Annapolis, hanno evidenziato il tentativo di Washington di attrezzarsi per una nuova fase di dialogo con Damasco. Ma l Amministrazione Bush è stata ben attenta a non dar alcun segnale di un più vasto ripensamento della politica applicata alla Siria e, ogni mossa verso il dialogo è stata seguita da duri comunicati della Casa Bianca. Infatti, alla fine del dicembre dello scorso anno, il presidente Bush ha ribadito il suo rifiuto al dialogo coi Siriani dichiarando «la mia pazienza con il presidente Assad si è esaurita molto tempo fa. La ragione di questo è che egli dà ospitalità ad Hamas, agevola Hezbollah, gli attentatori suicidi entrano in Iraq dal suo paese e destabilizza il Libano... e così, se sta ascoltando, non ha bisogno di una telefonata, conosce molto bene la mia posizione». Inoltre, nel novembre 2007 il presidente Bush ha inasprito le sanzioni economiche contro la Siria per includervi i Siriani ritenuti responsabili di aver messo a rischio la sovranità libanese. Nel febbraio del 2008, le sanzioni sono state inasprite ulteriormente includendo importanti funzionari governativi Siriani e i loro amici coinvolti in episodi di corruzione. Sempre nel febbraio 2008, nell ulteriore tentativo di aumentare la pressione, gli USA hanno dispiegato tre navi da guerra, inclusa la USS Cole, fuori delle coste libanesi, un monito sottilmente velato al Governo siriano per le sue continue intromissioni in Libano. Nel marzo 2008, citando le continue preoccupazioni create dal sostegno siriano al terrorismo, il governo USA ha inserito la Siria nella lista nera dell autorità portuale statunitense e ha permesso alla Guardia Costiera di imporre misure aggiuntive di sicurezza portuale su qualsiasi nave sia transitata dai porti Siriani. Questa mossa aggiungerà pressione sul commercio e sulle spedizioni navali attraverso la Siria. La politica sulla Siria dell Amministrazione Bush potenziata da nuove sanzioni economiche, da un boicottaggio diplomatico e da crescenti contatti con l opposizione siriana è ispirata dall idea che pressioni e isolamento possano costringere Damasco a cambiare la sua linea di condotta e ottemperare alle richieste politiche di Washington. Alcuni politici dell Amministrazione considerano il regime di Assad irredimibile e ritengono che Damasco debba subire l ostracismo fintanto che non cambia radicalmente il suo comportamento. Fare altrimenti gratificherebbe la Siria e darebbe forza a un regime irresponsabile e pericoloso. Malgrado tutto, le politiche statunitensi sono state perlopiù inefficaci. La decisione di isolare la Siria, intrapresa dal governo americano, ha prodotto pochi risultati tangibili, con dei costi sostanziali per gli interessi americani. In Iraq la Siria ha collaborato solo saltuariamente con gli americani e ha rafforzato la sua alleanza con l Iran. Nel contempo, Damasco è stata una forza destabilizzante in Libano, in particolare per il suo sospetto coinvolgimento negli omicidi di figure politiche antisiriane. Inoltre la Siria continua a dare ospitalità a Hamas e ad altri fronti palestinesi negazionisti. Nel corso degli ultimi mesi, la repressione interna della democrazia e degli attivisti dei diritti umani è sensibilmente aumentata, con l arresto e la detenzione, da parte del regime, di numerosi dissidenti e l espulsione forzata del marito di una delle leaders d opposizione ora agli arresti. Le prove sempre più evidenti della nascita delle ambizioni nucleari della Siria costituiscono un altro sviluppo profondamente problematico. Damasco ha permesso agli ispettori dell AIEA MEDIO ORIENTE Acque & Terre 4/

4 (Agenzia Internazionale per l Energia Atomica) di visitare al-kibar, un sospetto sito nucleare bombardato da Israele nel settembre Tuttavia i Siriani hanno impedito agli ispettori AIEA di visitare altri tre siti che l intelligence statunitense ha indicato come potenzialmente collegati a un programma nucleare siriano segreto. I teorici dell isolamento credono che questa strategia, per risultare più efficace, debba essere rafforzata. Le loro indicazioni politiche consistono in una serie di opzioni, inclusi l inasprimento delle sanzioni imposte attualmente dagli USA, la proibizione di visite in Siria ai membri del Congresso, la spinta per sanzioni multilaterali e il lancio di attacchi militari americani attraverso il confine con l Iraq. Ma è probabile che queste tattiche accrescano ulteriormente l instabilità. È giunto il momento di provare un approccio diverso e cercare una ridefinizione delle politiche statunitensi verso la Siria. Gli Stati Uniti potrebbero ottenere vantaggi significativi indirizzando l influenza siriana nella regione verso un cammino positivo. Adottare una politica di serio confronto condizionato, piuttosto che di intensificato l isolamento è l opzione migliore per promuovere gli interessi degli Stati Uniti nella regione. In qualche caso, come ad esempio nel tentativo di prevenire la disgregazione dell Iraq o di sconfiggere Alqaeda, la Siria e gli USA hanno degli obiettivi in comune. Ignorando i terreni comuni e il ruolo positivo che la Siria è in grado di rivestire, gli USA rischiano di perdere l opportunità di promuovere i loro interessi in Medio Oriente. Questo scritto esamina i rapporti tra gli Stati Uniti e la Siria e formula, per il governo statunitense, indirizzi politici su come sviluppare un approccio più costruttivo al regime siriano. Esplora inoltre le opportunità potenziali in grado di emergere da una modificazione della strategia di coinvolgimento, cercando nel contempo di minimizzare l influenza destabilizzante della Siria e la sua tendenza ad ostacolare gli interessi americani. La Siria: stabile ma stagnante Una più profonda comprensione delle dinamiche interne alla Siria aiuta a evidenziare la sua potenziale maturità in previsione di un eventuale confronto. Emergono due aspetti critici della situazione interna siriana: la profonda stagnazione politica ed economica del paese e l inasprimento della crisi di legittimità del regime, retto da una minoranza Alawita. Mentre l autorità governativa resta arroccata, le prospettive siriane a lungo termine, in assenza di riforme significative, appaiono deboli. Con le riserve petrolifere che si stano velocemente esaurendo e con il 37% della popolazione con meno di 15 anni d età, l economia siriana deve crescere e diversificarsi significativamente, per rispondere in modo adeguato alle necessità della sua giovane popolazione. Inoltre, la legittimazione popolare del regime che, un tempo galvanizzata dall ideologia pan-araba bahatista, ha acquisito supporto in tutto l entroterra siriano, è quasi del tutto svanita a causa di un regime sempre più corrotto che domina con la paura e l intimidazione. Valutati insieme, questi due imperativi dinamismo e legittimazione sono in grado di fornire uno stimolo importante per il coinvolgimento USA. È difficile accertarsi dell interesse effettivo che il leader siriano, Bashar al- Assad, ha nei negoziati con gli USA o la sua capacità a intraprenderli. Poco si sa dell equilibrio di poteri all interno della cricca di regime. Inoltre, le intenzioni del Governo siriano possono risultare difficili da decifrare. Ad esempio: cosa c è dietro alla proposta siriana di riprendere i negoziati con Israele? Damasco è veramente interessata a ottenere la pace? O sono solo delle 42 Acque & Terre 4/5-2008

5 manovre per cercare di uscire dall isolamento internazionale in cui si trova? Cosa costringe il governo siriano a usare la mano pesante sul suo dissenso interno? È perché il regime si sente insicuro e sotto assedio o è solo un rinnovato senso di fiducia? Le risposte a queste e ad altre importanti domande giacciono dentro una scatola nera e, poiché la politica di isolamento statunitense si è intensificata, qualsiasi intuizione sulle decisioni strategiche e sulle politiche siriane è diventata ancora più difficile. Infatti, dato l allontanamento statunitense nei confronti della Siria, associato alla poca limpidezza che caratterizza qualsiasi regime autoritario, un informazione affidabile sul decision-making in Siria, che sia anche critica nei confronti delle decisioni politiche, è dolorosamente assente. Comunque, anche con questi forti limiti, è essenziale analizzare la situazione interna alla Siria cercando di capire il perché del vuoto nell informazione critica. Dopo circa otto anni dalla morte, avvenuta nel giugno del 2000, dell ex leader siriano Hafez al-assad che aveva a lungo retto il paese, la Siria di Bashar al- Assad rimane stabile ma fortemente stagnante. Nonostante le iniziali speranze, riposte sul giovane Assad, di chi pensava che avrebbe riformato l economia a controllo statale del paese e avrebbe permesso un margine di manovra all attivismo politico, non si sono verificate aperture economiche e politiche significative. Sul fronte politico, il mandato di sette anni di Bashar è stato rinnovato con un referendum, nel maggio del 2007, che lo ha avallato come candidato unico, consolidando così ulteriormente il suo potere. A spianare la strada alla rinomina di Bashar, le elezioni parlamentari di aprile hanno conferito un altro termine all Assemblea Legislativa siriana, priva di un potere reale, nella quale si trovano anche il partito Baath e i gruppi alleati. (In Siria non esiste alcun partito d opposizione legale). Considerate insieme, queste due votazioni, pesantemente orchestrate, evidenziano la quasi totale mancanza di libertà politica che c è in Siria. L autoritario Governo siriano è ulteriormente rafforzato dal suo ramificato apparato di sicurezza interno, specialmente dal mukhabarat, la polizia segreta. Da parte sua, l opposizione in Siria è debole, frazionata e sempre più intimidita dalla repressione governativa. Durante due brevi periodi (dal 2000 al 2001 e nel 2005) molti oppositori agivano con baldanza. Tenevano forum e incontri politici, promulgavano dichia- MEDIO ORIENTE Acque & Terre 4/

6 razioni, da ultimo pubblicando, nell ottobre del 2005, la Dichiarazione di Damasco, nella quale chiedevano l abrogazione della Legislazione di Emergenza, in vigore dal 1963, libere elezioni, l ampliamento delle libertà civili e politiche e anche una soluzione equa al problema curdo. Nel 2006, il regime percependo un alleggerimento delle pressioni internazionali, con l attenzione di tutti rivolta piuttosto verso il conflitto iracheno ha rafforzato la sua stretta sul potere, ordinando una serie di arresti, di processi politici e sentenze di condanna, diventando ulteriormente repressivo nei confronti delle attività di opposizione. Infatti, poiché l isolamento della Siria dall Occidente si è ancor più accentuato a causa dei boicottaggi politici ed economici, Damasco forse calcolando di avere, in tal modo, meno da perdere è sembrata agire contro i suoi oppositori interni con impunità ancor maggiore. Le politiche repressive in Siria sono continuate nel 2007 e ancor oggi non si fermano. In particolare il regime ha varato una nuova repressione contro gli oppositori, arrestando molti degli attivisti firmatari della Dichiarazione di Damasco. Le forze di sicurezza del governo hanno anche bloccato l accesso a numerosi siti web, Facebook compreso, un popolare sito di social networking che i cittadini siriani usavano per divulgare la loro opposizione al regime. In marzo il Governo siriano ha imposto restrizioni più severe sull uso di internet, costringendo i proprietari degli internet points a registrare gli utenti e permettere agli agenti di sicurezza governativa il libero accesso ai loro dati. Con il regime, ancora una volta, impegnato ad erigere un muro di paura sugli avversari politici, gli oppositori ancora liberi, businessmen, intellettuali, difensori dei diritti umani o Islamiti, hanno lasciato il paese o, intimiditi dal regime, sono stati costretti a mantenere un basso profilo. Nel contempo, i gruppi di opposizione attivi dall estero, come il Fronte di Salvezza Nazionale FNS - composto in maggior parte da una strana coppia di alleati cioè la Fratellanza dei Musulmani di Siria e l ex sostenitore del regime, il Vicepresidente Abdul Halim Khaddam sembrano aver solo poco seguito nel paese. Sembra che la maggior parte dei Siriani preferisca la stabilità al caos del vicino Iraq, che, in molti, associano al cambiamento di regime. La famiglia Assad, che proviene dalla fazione alawita (un ramo sciita dell Islam), è parte della distinta minoranza, che diverse analisi quantificano 44 Acque & Terre 4/5-2008

7 in un 12%, di un paese che si stima sia al 74% sunnita. Esiste un forte senso di solidarietà, clanica e tribale, che lega gli Alawiti fra loro e questo è un fattore significativo che rafforza i legami di Bashar con la comunità alawita. Benché la stretta del regime sul potere sia ben salda, la sua base di sostegno si è considerevolmente ristretta. Mentre Hafez era riuscito abilmente a coltivare le alleanze del suo regime con i Sunniti e le altre fazioni, Bashar non è stato così astuto da mantenere estesa la sua base di potere. Al contrario, è dipeso sempre più da una piccola cricca di familiari, tra cui suo fratello Maher, a capo della guardia presidenziale, il cognato Asef Shawkat, a capo dell intelligence militare, e la sorella Bushra. Come risultato, ricchezza e poteri si sono vieppiù concentrati nelle mani della famiglia Assad e in quelle dei Makhlofus, congiunti della madre. Gli equilibri di potere all interno di questa cricca dominante restano nebulosi. Benché Bashar sembri avere tutto saldamente sotto controllo e mantenga il suo ruolo di volto pubblico del regime, è difficile decifrare l estensione del suo potere rispetto a quella di altre figure. Bashar ha il potere di imporre delle decisioni? O può agire solo con il consenso di chi lo circonda? In ogni caso, gli intrighi di potere e il decision making in Siria sono difficili da decodificare ed è inoltre difficoltoso valutare con certezza se Bashar sia interessato, o abbia l abilità per portarlo a termine, a un accordo con gli Stati Uniti. La legittimità del regime Assad è sempre stata in qualche modo vulnerabile proprio a causa della sua condizione di minoranza. Comunque le due tendenze regionali, l affermazione del salafismo e un settarianismo crescente, hanno accentuato la sua vulnerabilità. Nell Islam sunnita, l idea salafita chiede il ritorno a un Islam puro, come quello praticato ai tempi del profeta Maometto e dei suoi immediati successori. Considera la setta sciita e le sue ramificazioni degli eretici. Il salafismo ha sicuramente iniziato a diffondersi nella maggioranza sunnita siriana, benché non sia chiaro fino a che punto sia potuto penetrare nelle moschee e nelle madrasse. Anche l aumento di settarianismo, alimentato in parte dal conflitto iracheno, ha contribuito a rafforzare il senso d identità delle sette religiose e dei gruppi etnici, accentuando ulteriormente la differenza tra la setta alawita di Assad e le tendenze religiose della maggior parte dei Siriani. Anche la leadership di Bashar sulle questioni economiche è stata una delusione. Nella migliore delle ipotesi, gli sforzi di riforma sono stati episodici, con progressi irrilevanti in un economia nella quale i sussidi alimentari ed energetici, che raggiungeranno i sette miliardi di dollari per l anno prossimo, costituiscono circa il 20% del Prodotto Interno Lordo (PIL) del paese. Nel contempo, dato il calo della produzione di petrolio, gli esperti predicono una crescita del PIL relativamente debole per il prossimo anno (3.5%). La popolazione siriana è in aumento il tasso di crescita della popolazione è 2.2, fra i più alti della regione e sottolinea la necessità di una maggiore crescita economica per riuscire ad assicurare un posto di lavoro alle persone che annualmente si affacciano per la prima volta nel mercato del lavoro in Siria. Un forte livello di nepotismo ha impedito le riforme economiche. Le élites privilegiate del business crescono rigogliose e fioriscono grazie alla mancanza di trasparenza del mercato, approfittando del loro accesso ad affari lucrosi. Anche le pratiche di business corrotti distorcono i segnali di mercato, spesso portando denaro nelle casse di uomini d affari ben introdotti, invece di attrarre profitti in nuove imprese. Al posto delle idee creative vengono premiati i rapporti di privilegio. Inoltre gli investitori stranieri vengono spaventati dal surplus di costi che comporta fare affari in un ambiente corrotto. Ad esempio, un uomo d affari americano di origine siriana che aveva attuato un inizia- MEDIO ORIENTE Acque & Terre 4/

8 tiva imprenditoriale fieristica a Damasco, secondo le informazioni è stato costretto ad abbandonare il suo business e fuggire dalla Siria, mentre sua moglie è stata minacciata per non aver consegnato grosse mazzette ai funzionari di sicurezza siriani. Infatti, la corruzione in Siria dilaga e ha raggiunto livelli senza precedenti, infiltrandosi, praticamente, in tutti gli aspetti della vita quotidiana. Il ben oliato sistema clientelare siriano assicura dei benefici ai sostenitori del regime creando un capitalismo di classe nepotista, nutrito dalla corruzione. Inoltre i dipendenti del governo sono sottopagati e generalmente ricorrono alle mazzette e ad altre forme di piccola corruzione per riuscire ad avere abbastanza di che vivere. L effetto generale è che praticamente tutte le istituzioni governative, dall esercito alla giustizia, all università, alla polizia, operano attraverso un sistema parallelo di malcostume e corruzione. Non sorprende che la corrosione di queste istituzioni abbia diluito il ruolo dello stato in termini di capacità di fornire i servizi pubblici di base. L aneddotica riporta che lo stato si sta ritirando dal vasto entroterra siriano, minando ulteriormente alla base la sua legittimità. Si crede che la mancanza di leggi caratterizzi alcune regioni, mentre le organizzazioni non governative, spesso islamiche, si sono assunte la grossa responsabilità di fornire i servizi base. La crescente disparità, tra un élite arricchita e la gente comune, è difficile da non riscontrare visitando la Siria, dove si vedono luccicanti nuovi hotel e sfavillanti automobili europee accanto ai palazzi fatiscenti e a bambini che fanno l elemosina nella Città Vecchia. La corruzione è una caratteristica che contraddistingue il mondo degli affari siriano. I contratti più remunerativi sono, di solito, aggiudicati da grandi famiglie strettamente collegate al regime. Ad esempio, il cugino del presidente, Rami Makhlouf, ha ammassato una fortuna che secondo le stime è valutata in 3 miliardi di dollari, attraverso le quote che possiede in due società telefoniche, nel porto di Latakia, e in numerose industrie, hotel e duty-free. Indicando le pratiche di corruzione adottate da Makhlouf nei suoi affari, il governo USA ha imposto sanzioni mirate su di lui nel febbraio 2008, richiedendo che tutti i suoi beni, gestiti da istituzioni finanziarie statunitensi, fossero congelati. Il regime è fortemente protettivo nei confronti del suo sistema clientelare un altra importante condizione che assicura il suo controllo. Nel luglio del 2001, Riad Seif, allora membro indipendente del parlamento, ha insistito per indagare sul sistema di licenze dei gestori di telefonia mobile del paese. Nonostante gli ammonimenti del Governo, egli ha pubblicato un report che documentava la corruzione in quell ambiente e prontamente è stato imprigionato nel settembre (Rilasciato all inizio del 2006, è stato nuovamente incarcerato nel gennaio del 2008 nonostante le sue critiche condizioni di salute). Mentre la Siria deve ancora implementare delle riforme economiche complessive, il regime ha in qualche modo risposto alle pressioni economiche. Le riserve di petrolio siriane la prima fonte di reddito del paese - in via di esaurimento, hanno spinto il governo ad agire. Nel marzo 2007 il Ministro delle finanze Mohammad Hussein ha ammesso che la Siria è diventata, già dal 2006, un importatore netto di petrolio, con un costo potenziale, per l economia, di un miliardo di dollari per quest anno. Nel corso del suo primo settennato Bashar ha promosso una serie di riforme economiche atte a trasformare la Siria in un economia di mercato sociale, sul modello di quella già sperimentata in Germania. Fino ad oggi le riforme implementate includono l intraprendere delle misure affinché le banche private, una volta liberalizzate le valute 46 Acque & Terre 4/5-2008

9 straniere, possano istituire una borsa e l apertura di una compagnia d assicurazioni privata. Mentre queste riforme segnano un progresso graduale, l elefantiaca burocrazia siriana, un insufficiente pianificazione e l inefficienza delle imprese statali mostrano che molto resta ancora da fare. Inizialmente Bashar oscillava tra un impostazione mentale di stampo occidentale aveva precedentemente diretto la Compagnia Informatica Siriana e una stridente attitudine, al contrario, nazionalista che si opponeva all influenza americana nella regione. Comunque, poiché al suo paese è impedito fare affari con l Occidente, egli si è vieppiù proteso ad Est. Bashar ha sancito le alleanze della Siria con la Russia e l Iran e, fra gli altri, ha rafforzato i legami con la Cina, la Malaysia e l India. Nel corso di due viaggi di ricerca in Siria degli autori, nel 2006 e 2007, i funzionari del regime hanno sottolineato il rafforzamento dei rapporti con l Oriente e una delle persone in questo gruppo lo ha fatto addirittura vantandosi del fatto che i suoi figli erano a studiare la lingua inglese in Malaysia, invece che in Occidente, luogo nel quale tradizionalmente veniva formata l élite siriana. In effetti, isolando Damasco, gli USA e l Europa stanno cedendo strumenti d influenza all Iran, alla Russia e ad altri. Inoltre sembra che Bashar sia mosso dall ideologia, molto più di quanto non sia stato suo padre, e sia privo dell abilità strategica di Hafez. La sua irruente impronta decisionale si è manifestata in un numero di errori madornali, dei quali i peggiori sono stati il ruolo sospetto avuto dalla Siria nell assassinio di Hariri e il conseguente ritiro delle forze militari siriane di stanza in Libano. Egli si è alienato la simpatia della maggior parte, se non di tutti, gli alleati arabi della Siria, avvicinandosi invece all Iran, anche se in qualità di partner sempre meno influente di un alleanza vecchia di venticinque anni. L alleanza con l Iran e il caso Hariri hanno condotto a un dissidio tra l Arabia Saudita e la Siria, nazioni che in precedenza intrattenevano buoni rapporti. Infatti le relazioni tra i due paesi sono a un punto morto e il governo saudita si è messo a capo di un boicottaggio ad alto livello del Summit della Lega Araba, ospitato a marzo a Damasco. La Siria sembra anche aver perso la posizione di forza su Hezbollah e la milizia sciita sta diffondendo la sua influenza in Libano a seguito della guerra con Israele dell estate Dati gli errori strategici della Siria e le molteplici sfide nel tentativo di interrompere l isolamento occidentale, riguadagnare legittimazione all interno e imprimere l indispensabile dinamismo nella sua economia instabile, i tempi sembrano maturi per un coinvolgimento statunitense. Benché l isolamento e le sfide interne non siano così seri da far cadere il governo, forniscono al regi- MEDIO ORIENTE Acque & Terre 4/

10 me la spinta per impegnarsi. Per la Siria migliorare le relazioni con gli USA comporterebbe la fine del boicottaggio economico e diplomatico dell Occidente, darebbe più opportunità a un incremento economico e rafforzerebbe la legittimazione del regime, soprattutto se questo nuovo atteggiamento portasse, alla fine, alla restituzione delle Alture del Golan, obiettivo che Assad padre non è mai riuscito a raggiungere. Nel contempo le sfide principali in grado di spingere la Siria al confronto, offrono un importante strumento d influenza per gli Stati Uniti che potrebbero allettare i Siriani con una serie di incentivi economici e politici, disponibili solo nel caso di un mutamento strategico del comportamento di Damasco, sia all interno che all estero. Data la stagnazione siriana sempre più profonda, è probabile che Damasco risponda positivamente a questi allettamenti. L evoluzione dei rapporti tra Stati Uniti e Siria A differenza dei legami che intercorrono tra USA e Israele o l Arabia Saudita, rapporti di cardinale importanza che spesso aderiscono a schemi datati e prevedibili, quelli con Damasco sono stati fortemente altalenanti negli anni recenti dalla cooperazione limitata degli anni novanta al confronto-scontro dal Di sicuro il contesto strategico degli anni novanta era molto diverso. Ma anche l approccio americano alla diplomazia lo era con un enfasi sulle politiche estere pragmatiche e multilaterali. Entrambe le amministrazioni, sia quella di George H.W. Bush che quella di Bill Clinton, consideravano prioritario gestire la competizione conseguente alla fine della guerra fredda nella regione, contenere Saddam Hussein, promuovere la pace arabo-israeliana e preservare la sicurezza energetica. Entrambi inoltre puntavano al dialogo e alla cooperazione con la Siria. Nel corso della Prima guerra del Golfo, la Siria aveva addirittura inviato le sue truppe a sostegno della coalizione guidata dagli Americani una mossa, alla luce delle relazioni bilaterali storicamente tese, mai vista prima. La Siria aveva un proprio interesse a contenere Saddam, ma questo, da solo, non assicurava la cooperazione. La determinata diplomazia americana, la volontà di coinvolgimento e dure contrattazioni spinsero la Siria ad unirsi alla coalizione. Lo stesso si può dire per l altra priorità principale di Washington nella regione: la pace fra Arabi e Israeliani. Nel periodo immediatamente successivo alla Guerra del Golfo, la Siria ha accettato di partecipare alla Conferenza di Pace di Madrid nell ottobre 1991 un iniziativa che ha inaugurato una nuova fase nel processo di pace in Medio Oriente. Il Presidente Clinton si è impegnato direttamente con la leadership siriana, incontrando il presidente Assad in più di un occasione. Nel corso degli intensi colloqui di pace del 1999 e del 2000, gli USA si avvicinarono in maniera tormentata al loro ruolo di mediatori nella pace tra Israele e Siria. Nonostante le significative differenze politiche venne mantenuto un rapporto attivo. Il sostegno siriano al terrorismo, in particolare quello ai gruppi negazionisti come Hamas, la sua occupazione del Libano e il sostegno ad Hezbollah, il suo ricorrente antiamericanismo, la pessima fama della sua governance e del rispetto dei diritti umani hanno complicato, ma non 48 Acque & Terre 4/5-2008

11 precluso, la cooperazione in altri ambiti. Dal 2001, i tentativi per isolare e minare alla base il regime siriano hanno fatto poco per addolcire queste sfide. La spirale discendente ( ) Il deterioramento, dal 2001 in poi, dei rapporti tra l America e la Siria, è stato sia rapido che senza precedenti. Per essere precisi, la spirale discendente ha avuto molto a che fare sia con gli errori strategici e di calcolo della Siria, che con la stessa politica di Washington. Non di meno la compromissione nei rapporti stride fortemente con il decennio di coinvolgimento iniziato con l inclusione della Siria nella coalizione diretta dagli USA contro Saddam Hussein nella Prima Guerra del Golfo. Quando il presidente George W. Bush è entrato in carica nel 2001, la Siria era praticamente fuori dai giochi in particolar modo a causa del drammatico fallimento delle iniziative di pace in Medio Oriente del presidente Clinton nel Comunque, dato il mix di pragmatici e conservatori (ottimisti), c erano precoci indizi della frattura che stava emergendo all interno dell Amministrazione Bush su come porsi con gli stati avversari quali la Siria. Nell immediato post undici settembre, la Siria ha condannato gli attacchi e cooperato con Washington nella caccia ad Al-qaeda fornendo un aiuto che è stato enormemente utile secondo le parole di un ex-funzionario superiore dell Amministrazione Bush di allora. Ciò nonostante, alcune figure superiori dell Amministrazione Bush erano ansiose di evidenziare la reputazione siriana di stato canaglia nei confronti del quale era necessaria la linea dura adducendo come motivazione l occupazione siriana del Libano, il suo costante sostegno ai gruppi militanti palestinesi e libanesi e il suo riavvicinamento a Saddam. Il Segretario di Stato Colin Powell ha compiuto numerose visite in Siria per cercare di stimolare una maggior collaborazione. Specialmente per quanto riguarda i rapporti arabo-israeliani, dato l aumento delle violenze registrato nei primi due anni dell Amministrazione. Con solo modesti risultati ottenuti da un confronto a così alti livelli, nell Amministrazione, i sostenitori della linea dura consideravano il dialogo come una concessione e chiedevano a gran voce il blocco delle relazioni ad alto livello. Da parte sua, Powell ha difeso le sue visite e negato l idea che Washington possa semplicemente dettare le condizioni a Damasco. L invasione statunitense dell Iraq nel 2003 ha drammaticamente inasprito le tensioni con la Siria, che ha permesso a numerosi militanti di attraversare i suoi territori per raggiungere l Iraq e combattere l America e le forze della coalizione. La Siria ha anche dato asilo ad alcune figure di spicco del regime di Saddam Hussein. Donald Rumsfield, Segretario americano alla Difesa, è stato particolarmente duro nel rimproverare la Siria, affermando che Washington considerava queste azioni atti ostili. Data la situazione in Iraq e la retorica sempre più aspra di Damasco, all interno dell Amministrazione, Powell e i pragmatici hanno velocemente perso potere rispetto a coloro i quali preferivano un approccio più duro. Alla fine del 2003 è stata approvata la risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu numero 1559, che ha incrementato le pressioni sulla Siria perché cessasse l occupazione militare del suolo libanese, il Congresso, inoltre, ha varato una nuova serie di sanzioni economiche più rigide, che alla fine, dopo qualche esitazione, sono state abbracciate anche dalla Casa Bianca. L ultima visita ufficiale di un funzionario USA in Siria è avvenuta nel gennaio del 2005, quando Richard Armitage, vice Segretario di Stato, si è incontrato con il MEDIO ORIENTE Acque & Terre 4/

12 Presidente Assad. È risaputo che fece una serie di dure richieste su Iraq e Libano e che ottenne anche un certo grado di collaborazione da parte dei Siriani, ma non raggiunse lo scopo di ottenere tutto. La prospettiva da Foggy Bottom (metonimia americana per indicare il Dipartimento di Stato) fu che quelli di Hafez al-assad Armitage furono progressi, altri dell Amministrazione hanno creduto, invece, che egli abbia fatto ritorno a casa praticamente a mani vuote. Un mese più tardi, con l attentato, attribuito da molti alla Siria, che ha causato la morte dell ex Primo Ministro libanese Rafik Hariri, i rapporti tra gli Stati Uniti e la Siria si sono drammaticamente compromessi. Washington ha richiamato in patria il suo ambasciatore e iniziato ad affilare la retorica contro Damasco. Quando, quella primavera, le proteste libanesi hanno costretto la Siria a ritirare le sue truppe dal territorio libanese, USA e Francia alcuni affermano anche con il sostegno dell Arabia Saudita hanno aumentato le pressioni internazionali su Damasco, che all improvviso si è ritrovata oggetto d indagine e di potenziali sanzioni economiche da parte dell Onu. Entro la fine del 2005, le inchieste americane sull omicidio Hariri hanno puntato il dito dritto sulla Siria, e gli Americani hanno spronato gli alleati a isolare i regime Assad. Sono state fatte pressioni perché i leaders europei non visitassero Damasco. Inoltre, l Amministrazione ha lanciato chiari segnali ad Israele in merito al fatto che gli USA non avrebbero dato il loro sostegno a un rinnovo dei negoziati di pace tra Israele e la Siria. Benché quella del cambio di atteggiamento sia rimasta la politica ufficiale degli USA, l acuto dibattito interno all Amministrazione ha lanciato, tra la fine del 2005 e l inizio del 2006, segnali inequivocabili a Damasco che ha creduto che Washington fosse potenzialmente alla ricerca della fine del regime Assad. Iniziato nel dicembre del 2006, con il Gruppo di Studio sull Iraq (ISG) che sosteneva la necessità di uno sforzo diplomatico e un diretto confronto USA, sia con Teheran che con Damasco, il dibattito sulla Siria sembrava essersi spostato. Più di una dozzina di senatori e di membri del Congresso democratici e repubblicani hanno visitato Damasco dopo il dossier ISG, noncuranti del veto della Casa Bianca. Dal marzo 2007 l Amministrazione Bush ha iniziato a modificare la sua politica sulla Siria e vagliato l idea di lavorare più direttamente con tutti i paesi vicini all Iraq. Sono stati riesumati contatti periodici ad alto livello, ma solo all interno di forum multilaterali sull Iraq. Condoleeza Rice, Segretario di Stato americana, ha avuto un breve colloquio con il Ministro degli Esteri siriano, Walid Mualem, nel meeting internazionale del maggio 2007, che ha visto riuniti a Sharm el-sheik in Egitto, i paesi vicini all Iraq. Secondo un ex funzionario americano che aveva accesso al regime, i Siriani si convinsero di aver ricevuto un chiaro segnale da Washington indicante che il meeting di Sharm avrebbe condotto a un dialogo più ampio. Ma ciò non era incluso nel programma politico di Washington. Non è avvenuto alcun cambiamento fondamentale, ma gli USA hanno continuato coi tentativi, 50 Acque & Terre 4/5-2008

13 come l invito alla Siria di partecipare, nel novembre 2007, al meeting di Annapolis. Nel complesso, nonostante le relazioni bilaterali, del 2007 e dell inizio 2008, siano state meno tese di quelle intercorse dal 2005 al 2006, gli sgarbi diplomatici continuano, occhio per occhio. Isolare e minare alla base, lezioni dal confronto tra USA e Siria Che lezioni possiamo trarre da questo lungo periodo di confronto? Per prima cosa, le prospettive per una cooperazione siriana sono diminuite a causa della domanda massimalista di Washington e del suo rifiuto a contrattare. Inoltre la politica statunitense ha avuto l effetto di sfumare i confini tra cambio di regime e cambio di atteggiamento in tal modo ulteriormente riducendo la possibilità di gestire i temi di disaccordo. Secondo, una diplomazia della coercizione era al massimo della sua efficacia quando veniva usata in coordinamento con altri poteri, come dimostrato, dal 2004 al 2005, quando gli Stati Uniti hanno lavorato in modo ravvicinato con i Francesi per definire il sostegno occidentale a una risoluzione Onu che richiedeva il ritiro dei Siriani dal Libano. Terzo, le sanzioni economiche unilaterali hanno avuto ben pochi effetti pratici a parte i segnali diplomatici e hanno contribuito al clima generale d incertezza che circonda gli investimenti e il commercio con la Siria. Con il regime sanzionatorio dell America, applicato in modo generalizzato più che mirato nello specifico a un obiettivo, la cricca al potere ne è uscita praticamente illesa e, ironicamente, il commercio bilaterale USA-Siria è aumentato nel 2006 con una crescita del 30%. Quarto, il tentativo di isolare la Siria diplomaticamente a causa del suo atteggiamento destabilizzante, inclusa la sua alleanza con l Iran, Hezbollah e Hamas, è in gran parte una profezia che si autoavvera, utile solo a limitare le opzioni per gli USA e a aumentare i costi di un rinnovo del dialogo. L isolamento sempre più profondo della Siria dall Occidente le ha creato l urgenza di rivolgersi ad Est, rafforzando i suoi collegamenti con l Iran e alimentando i legami economici con partners non occidentali, quali la Russia, la Cina e la Malaysia. Inoltre, considerare il confronto come una concessione, piuttosto che come un semplice strumento diplomatico, ha necessariamente limitato le possibilità di scelta americane. La diplomazia americana è stata vanificata da una politica in gran parte basata sui rimproveri, che ha offerto al regime siriano pochissimi incentivi, se non nessuno, a cambiare atteggiamento. MEDIO ORIENTE Lezione numero uno: l isolamento produce risultati limitati Il confronto diplomatico ad alto livello, secondo alcuni membri dell Amministrazione Bush, ostacola gli interessi statunitensi e serve solo a imbaldanzire e ricompensare il regime siriano. Il problema con questo punto di vista è duplice. Primo, esistono poche prove concrete, negli anni recenti, a sostegno di questa teoria, che ha più a che fare con l ideologia e le polemiche che con le dinamiche del caso. Il sospetto coinvolgimento della Siria, nella campagna per eliminare le figure di spicco libanesi anti-siriane, è emerso mentre gli Stati Uniti senza menzionare la Francia e altri applicavano, nei confronti di Damasco, il boicottaggio piuttosto che il confronto. Il ritiro dell ambasciatore USA, all inizio del 2005, e il conseguente boicottaggio diplomatico non hanno condotto all obbedienza siriana. Al contrario, hanno portato ad una lenta e costante campagna di rappresaglie diplomatiche, che si protrae ancora oggi, con implicazioni negative sia per le istituzioni della società civile come AMIDEAST, che è stata espulsa dalla Siria, che per gli scambi culturali come il programma Fulbright. Acque & Terre 4/

14 Proprio durante il periodo di isolamento americano, il sostegno siriano a Hezbollah è evoluto fino alla guerra con Israele nel Inoltre, nel 2006/2007, la repressione dei riformatori interni, che ha comportato pesanti sentenze di reclusione per molti sostenitori della democrazia, è avvenuta in un momento nel quale gli USA boicottavano pesantemente Damasco. Di fronte al boicottaggio diplomatico americano, la Siria ha rafforzato il suo sostegno a Hezbollah e Hamas, addirittura interrompendo, nel gennaio 2007 contro l esplicito volere di Washington i colloqui che avevano come scopo la creazione di un governo di unità palestinese. Diversamente da quanto accadde negli anni novanta, il supporto siriano a entrambi i gruppi è drammaticamente aumentato senza alcuna pressione, generata dai negoziati con Israele, con gli USA o con l Occidente, a contrastarlo. Secondo, rinunciare al dialogo e alla diplomazia, lascia uno spazio di manovra eccessivo nell orizzonte diplomatico degli altri, costringe la Siria ad avvicinarsi all Iran e ad altri avversari degli USA e permette all America di considerarsi giusta ma, comunque, coinvolta solo passivamente. Come ha affermato l ex Segretario di Stato Colin Powell a una conferenza: «dovremmo dialogare con la Siria... e non è possibile avere discussioni o negoziati imponendo come precondizione i risultati che si vogliono ottenere. Non lo faranno... non possiamo dire ai Siriani non negozieremo, o non lo vogliamo fare, perché voi vorrete sicuramente qualcosa in cambio». Se un pessimo comportamento fosse la prova del nove, gli USA dovrebbero limitare il loro impegno con numerosi paesi internazionali tra cui il Pakistan, l Arabia Saudita e la Russia. Anche al culmine della guerra fredda, gli USA mantenevano normali relazioni diplomatiche con l Unione Sovietica. Proteste periodiche e segnali negativi fanno parte del pacchetto, specialmente viste le tensioni insite nei rapporti bilaterali tra gli Stati Uniti e la Siria. Ma, nel caso della Siria, l approccio isolare e minare alla base dell Amministrazione, si è spinto troppo in là. Il confronto con Damasco non contrasta a priori gli obiettivi politici degli Stati Uniti. Lezione numero due: le sanzioni unilaterali a schema hanno poco impatto Lo schema di sanzioni economiche statunitensi contro la Siria il Patriot Act contro il riciclaggio del denaro sporco imposto a una grossa banca siriana, l accusa di terrorismo da parte del Dipartimento del Tesoro nei confronti di individui e compagnie specifici e le sanzioni sulle esportazioni, quelle sul traffico aereo e sul commercio del Sirya Accountability act del 2003 hanno avuto un impatto limitato sull economia e sul regime della Siria. Nonostante l impressione comune che ci sia un embargo sulla Siria, l attuale regime sanzionatorio è una complessa sequenza di obblighi finanziari e commerciali ben lontana dall essere rigida. Le sanzioni degli Stati Uniti, che includono il divieto di sovvenzioni economiche e militari, risalgono al 1979 quando la Siria venne per la prima volta indicata come nazione sponsor del terrorismo. Sin dal 2004, con l implementazione del Sirya Accountability and Libanese Sovereignity Act (SALSA) il regime sanzionatorio è stato inasprito. Alcuni interventi, come le restrizioni commerciali, sono più significativi. Altri, come le restrizioni aeree, hanno solo una natura simbolica (le linee aeree siriane non hanno rotte americane). Le sanzioni più rilevanti possono essere divise in tre grandi gruppi: - Le azioni 311. Con il nome tratto dalla Sezione 311 del Patriot Act, questa misura anti-riciclaggio è stata applicata alla Banca Commerciale di Siria (CBS) e a una banca libanese collegata, entrambe strettamente collegate al 52 Acque & Terre 4/5-2008

15 Governo siriano e al regime Assad. Come risultato dell intervento 311 contro la CBS, sono proibite le transazioni e le relazioni corrispettive con le banche statunitensi. Le banche europee permettono ancora le transazioni con CBS, ma alcune stanno studiando la questione in modo da non entrare in contrasto con le regole bancarie statunitensi. - I divieti dell Office of Foreign Assets Control (OFAC - L Ufficio di Controllo dei Beni Stranieri del Dipartimento del Tesoro). Individui ed enti collegati ad attività terroristiche possono essere inclusi in una speciale lista OFAC del Dipartimento del Tesoro, in tal modo viene loro impedito di effettuare transazioni con banche e governo americani i cittadini americani sono diffidati dal compiere transazioni con chiunque sia nella lista. Asef Shawkat, cognato di Assad e figura importante nel regime, è stato aggiunto alla lista all inizio del Vi sono incluse anche numerose altre persone coinvolte nell assassinio di Hariri. - Le sanzioni del dipartimento del commercio. Con SALSA, il bando sulle esportazioni dei prodotti statunitensi è stato allargato per includere un maggior numero di categorie di beni, ne sono esclusi cibi e medicinali così come alcuni tipi di tecnologie delle comunicazioni. MEDIO ORIENTE Per essere equi, le sanzioni hanno fatto qualcosa in più che esprimere semplicemente il dissenso di Washington. La complessità delle regole statunitensi, combinata con i gelidi rapporti diplomatici ha creato un atmosfera di incertezza e ambiguità nell ambiente del commercio e degli investimenti in Siria. Mentre, senza dubbio, le sanzioni hanno creato confusione nell ambiente del business, affermazione di un ex funzionario del tesoro che lavora con imprese statunitensi che tentano di fare affari in Siria, il clima di sfiducia è potenzialmente più incisivo di qualsiasi impatto misurabile delle sanzioni stesse. Lezione numero tre: essere chiari sugli obiettivi e le aspettative; esser pronti a trattare Anche prima dell undici settembre, l Amministrazione Bush era contraria a trattare con antagonisti autoritari, fossero essi Corea del Nord, Iran o Siria. Acque & Terre 4/

16 L Amministrazione è giunta alla decisione strategica di non trattare con questi regimi. Gli attacchi terroristici del settembre 2001 e la guerra in Iraq hanno solo rafforzato questa posizione. Ma questi regimi, compresa la Siria, hanno dato prova di essere abbastanza elastici, costringendo Washington a rivedere le sue posizioni. Con la Siria, il confronto degli anni recenti ha suggerito la necessità di essere più chiari su obiettivi e aspettative. Poiché l atteggiamento USA ha oscillato fra le richieste di un cambio di comportamento e le allusioni a un cambio di regime, in particolare dalla metà del 2005 a quella del 2006, questa ambiguità ha rafforzato le preoccupazioni siriane e di conseguenza ridotto le possibilità di cooperazione. Sia stata quest ambiguità, generata dal disaccordo all interno dell Amministrazione o si sia trattato di una deliberata scelta politica, è di poca importanza se il tutto si rapporta a come la politica è stata percepita in Siria. La mancanza di chiarezza sugli obiettivi è stata accompagnata da un dialogo politico privo di sfumature, nel quale le relazioni con Damasco sono state poste in termini di bianco o nero, lasciando poco spazio di manovra a entrambi i paesi. Lezione numero quattro: un azione multilaterale, concertata funziona meglio La diplomazia costrittiva verso la Siria è stata più efficace quando gli Stati Uniti l hanno applicata di concerto con altri importanti attori esterni. Non solo gli USA hanno ben pochi strumenti di pressione diretta verso la Siria ma, data la crisi di credibilità che Washington affronta nella regione, le misure unilaterali mancano di legittimità e hanno avuto sul regime un impatto minore. La risoluzione Onu 1559 e l indagine dell Onu in corso su Hariri, sono solo due esempi di un uso efficace della pressione multilaterale. Un coordinamento più stretto con i principali protagonisti europei (come Francia e Germania) e regionali (come Arabia saudita e Turchia) accrescerebbe l efficacia delle politiche statunitensi. Perche il confronto? Il contesto strategico Nei cinque anni passati, gli sforzi degli Stati Uniti per accentuare l isolamento della Siria e intensificare le pressioni sul regime, sembra abbiano prodotto pochi risultati, se non nessuno. Infatti, alcune delle peggiori violazioni della Siria, come il suo sospetto coinvolgimento nell assassinio di Hariri e nell uccisione di altre figure politiche libanesi, sono avvenute dopo l imposizione di ulteriori sanzioni da parte degli USA e successivamente alla campagna americana di isolamento del regime. Nonostante le sanzioni e le altre politiche destinate a isolare Damasco non abbiano generato una cattiva risposta siriana non sono nemmeno riuscite a evitare a Damasco di intraprendere una strada pericolosa. È necessario un nuovo approccio nei rapporti USA-Siria. Scegliendo una politica di confronto piuttosto che di isolamento, gli USA cercano di ottenere un netto miglioramento nei rapporti con la Siria. Per molto tempo la politica di avvicinamento degli Stati Uniti alla Siria è stata prodotta dai tanti interessi americani nella regione. La Siria riveste un ruolo strategico in ogni ambito cruciale della regione: l Iraq, il Libano, l Iran e Israele/Palestina. Per produrre dei buoni risultati una politica di dialogo con la Siria deve riconoscere l aspetto complesso e interrelato di questi conflitti e impiegare questi collegamenti a vantaggio degli Stati Uniti, ogni qual volta sia possibile. La politica deve inoltre tenere in considerazione che è necessario capire il ruolo che la Siria ha in 54 Acque & Terre 4/5-2008

17 ognuna di queste crisi, incluse le sue motivazioni nascoste, i punti di forza e di debolezza. Il confronto con i Siriani si poggerà su una serie di strumenti diplomatici che valutino sia i benefici potenziali che i limiti della cooperazione. Dovrebbe comprendere un mix di bastone e carota equilibrando ricompense, per il sostegno alla cooperazione, con severe sanzioni per la continua intransigenza siriana. Esplorando i campi di interesse comune, impiegando gli incentivi per indurre cambiamenti positivi al comportamento siriano e paventando minacce credibili nel caso in cui la Siria continui a mantenere un atteggiamento negativo, un confronto con la Siria è in grado, sul lungo periodo, di apportare benefici significativi agli interessi statunitensi. Qualche ricompensa sarà più facile da ottenere, ad esempio un maggiore aiuto siriano in Iraq, altre invece, come il successo dei negoziati della Siria con Israele o la normalizzazione dei suoi rapporti con il Libano, richiederanno un maggiore impiego di tempo e risorse. Le argomentazioni a favore del dialogo hanno guadagnato valore agli occhi di un numero sostanzioso di esperti e professionisti di politica estera. Il report del gruppo (bipartisan) di studio sull Iraq, sottolinea fortemente la necessità di un impegno diplomatico con la Siria, fra gli altri paesi vicini all Iraq. Diversi membri del Congresso da allora hanno visitato Damasco, in particolare la Presidente della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi (D-CA). Il coro che chiede a gran voce il confronto con la Siria, è formato anche da diverse importantissime figure politiche come Henry Kissinger, Zbigniew Brzezinski, Brent Scowcroft e Madeleine K. Albright. Nell audizione al Senato del 2007, sia Kissinger che l Albright hanno sottolineato la necessità di negoziare con quei paesi, come la Siria, con i quali gli USA si trovano in profondo disaccordo. Anche gli alleati europei degli USA hanno scelto una strada di riavvicinamento alla politica di dialogo con la Siria.; diplomatici europei importanti, incluso Xavier Solana, a capo della politica estera dell Ue e il Ministro degli Esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos, hanno ripreso le loro relazioni con Damasco. Anche la Francia ha rotto il suo silenzio, che durava da molto, con la Siria, lo dimostrano le due conversazioni telefoniche intercorse tra il Presidente francese Nicolas Sarkozy e Assad e l invio, da parte di Sarkozy, del suo Capo di Stato Maggiore per due volte a Damasco, nel tentativo di ottenere la cooperazione della Siria nell interrompere lo stallo sull elezione di un nuovo presidente in Libano. Parigi ha temporaneamente evitato i contatti con Damasco quando l iniziativa di Sarkozy non è riuscita ad ottenere risultati; comunque, nell aprile 2008, sempre più preoccupato dalla crisi libanese, il Ministro degli Esteri francese si è incontrato con la controparte siriana per discutere del Libano. MEDIO ORIENTE Acque & Terre 4/

18 Poiché l Amministrazione Bush affronta il suo ultimo anno, gli USA affrontano un contesto strategico caratterizzato da un influenza in declino, da minacce sempre peggiori e da un agenda normativa bloccata, ad esempio la promozione della democrazia. La guerra civile in Iraq e la protratta occupazione statunitense che il paese affronta, sono al centro di questa combinazione instabile. Benché gli USA non abbiano subito una sconfitta militare, il loro progetto politico ha sofferto di tremende battute d arresto. I piani americani per l Iraq post Saddam sono a brandelli e, assieme a loro, lo è la credibilità di Washington nella regione. Il potere americano resta solido, ma la sua influenza è al minimo storico. I benefici potenziali di un confronto con la Siria sono più evidenti se si riesaminano le questioni chiave. Nello specifico, un esame degli interessi e delle motivazioni della Siria, che possa individuare gli ambiti di tensione bilaterale e dove questi interessi sono in grado di intersecarsi con gli obiettivi americani, è in grado di svelare se esistono vantaggi irrealizzati per gli interessi statunitensi. Mentre è difficile determinare i parametri esatti del confronto su ogni questione e i benefici specifici e concreti che gli USA possono ottenere di volta in volta, il contorno generale dei benefici potenziali degli USA è chiaro. L Iraq L interesse primario degli Stati Uniti in Iraq è continuare a ridurre le violenze nel paese e capitalizzare questo spazio di manovra per implementare le riforme politiche principali che aiuteranno a poggiare le fondamenta per una pace e una stabilità durature. Preoccupata dell instabilità in aumento e della violenza settaria in Iraq, la Siria considera di primario interesse evitare la totale disintegrazione dell Iraq, data la possibilità verosimile che una guerra civile globale avrebbe come conseguenza un ulteriore flusso di rifugiati in Siria e l espansione potenziale delle violenze settarie. La Siria ospita già almeno un milione e mezzo di Iracheni. Inoltre Damasco si ritroverebbe profondamente minacciata dall istituzione di un Kurdistan autonomo nel Nord dell Iraq, data l irrequieta popolazione curda che già la Siria ha nei suoi territori e che conta 1.7 milioni di persone. Dal punto di vista statunitense, l operato della Siria in Iraq è stato confuso, caratterizzato da pochi esempi Siriani di cooperazione tattica, accompagnati da un comportamento che ha contribuito all instabilità irachena. Nello specifico, il flusso di armi e insorti che ha raggiunto l Iraq passando per la Siria e la protezione che quest ultima ha fornito agli ex bahatisti del regime, causano tensioni significative tra USA e Siria. - Gli insorti. La Siria si è opposta all invasione dell Iraq da parte degli USA e si crede che nei primi giorni del conflitto abbia permesso a moltissimi insorti di entrare nei confini iracheni. Più di recente i Siriani hanno, ad intermittenza, lavorato per interrompere il flusso di armi e combattenti che passa dai suoi confini con l Iraq che corrono per 450 miglia. I Siriani affermano di aver intrapreso misure per rafforzare la sicurezza dei confini, come l installazione di ulteriori checkpoints fissi e pattuglie di confine e il rafforzamento delle restrizioni sui giovani con meno di 30 anni che arrivano nel paese dall aeroporto di Damasco o attraversano il confine con l Iraq, arrestando, a quanto si dice, numerosi infiltrati. Comunque, sia i funzionari iracheni che quelli americani affermano che la Siria può fare di più. Come incentivo per potenziare la cooperazione siriana, Baghdad, secondo i resoconti, ha promesso di riaprire, se i confini venissero messi in sicurezza, la conduttura petrolifera Kirkuk-Baniyas che attraversa la Siria. 56 Acque & Terre 4/5-2008

19 - Asilo agli ex Bahatisti. Migliaia di rifugiati iracheni in Siria si sospetta appartenessero al partito Baath di Saddam. Talvolta i Siriani si sono comportati diversamente con i Bahatisti fuggitivi, come nel 2005 quando Damasco ha consegnato il fratellastro di Saddam, assieme ad altri 29 ex Bahatisti. Comunque, numerosi oppositori iracheni continuano a cercare rifugio in Siria, tenendo incontri e conferenze organizzative. Tra loro ci sono membri influenti dell ex regime, come Mohammad Yunis al-ahmad che è sulla lista dei super ricercati iracheni. Fino ad oggi la Siria si è rifiutata di consegnare questi funzionari nonostante le ripetute richieste del governo iracheno. Questa politica riflette la pratica, in uso da molto tempo alla Siria, di fornire ospitalità alle forze d opposizione di tutta la regione. MEDIO ORIENTE Nonostante queste tensioni USA e Siria condividono alcuni obiettivi in Iraq, che potrebbero essere impiegati con abilità attraverso il dialogo per minimizzare le tensioni esistenti. Questi includono la stabilizzazione dell Iraq, l interruzione del flusso di rifugiati e il contrasto alla presenza di Al-qaeda nel paese. - La stabilità dell Iraq. Preoccupati dalla potenziale esplosione dell intensificata violenza settaria in Iraq, sia Washington che Damasco vogliono che l Iraq si stabilizzi. Nessuno dei due paesi vuole assistere al crollo dell Iraq e alla potenziale esplosione di violenza che accompagnerebbe la disintegrazione del paese. Infatti, il costo del caos iracheno un massiccio flusso di rifugiati e un settarianismo intensificato ètroppo alto da sostenere, sia per la Siria che per gli USA. La Siria è, in particolar modo, preoccupata dalla prospettiva d istituzione di un Kurdistan indipendente nel Nord dell Iraq e si oppone fortemente a una spartizione soft dell Iraq. Al contrario Damasco vuole favorire un autorità centrale forte a Baghdad in grado di assicurare una relativa sicurezza in tutto il paese. Allo stesso modo, l attuale strategia di Washington sull Iraq è focalizzata a trasformare gli obiettivi di sicurezza raggiunti in opportunità di riconciliazione politica e a lavorare con le tribù sunnite molte delle quali hanno collegamenti in Siria per annientare gli insorti solidali con Al-qaeda. Inoltre negli ultimi anni la Siria si è impegnata a coltivare legami sfruttando gli orientamenti religiosi dell Iraq. È un interlocutore rispettato e può esercitare la sua influenza con tutti i diversi attori politici, che ci sono in Iraq, per aiutare ad ottenere maggiore collaborazione. - I rifugiati. Sia Washington che Damasco hanno interesse ad arrestare il flusso di rifugiati iracheni e assicurare il benessere di coloro i quali sono già usciti dal paese. Fino a tempi recenti la Siria era la via di fuga più efficace, e riceveva molti più rifugiati della vicina Giordania che ha implementato delle strette regole imposte sui flussi di profughi. I Siriani non solo hanno accolto un numero enorme di rifugiati, ma Damasco ha anche fornito loro l accesso a diversi servizi sociali. La stampa siriana ha riportato che settantacinquemila studenti iracheni si sono iscritti a scuole siriane e sono nate classi dove, ben oltre la loro capacità effettiva, sono accalcati fino a sessanta studenti. Nel settore sanitario la Mezzaluna Rossa arabo-siriana ha aumentato a dieci il numero di cliniche che operano nell assistenza alla popolazione irachena. Nonostante tutto il Governo siriano continua ad essere preoccupato che il flusso di profughi iracheni in Siria possa condurre a un instabilità interna. La marea di rifugiati iracheni in Siria ha già innescato una diffusa inflazione e sottoposto a duro sforzo gli elefantiaci servizi Acque & Terre 4/

20 pubblici Siriani, in particolare la salute, l istruzione e gli alloggi. La Siria ha la necessità urgente che l Iraq e gli Stati Uniti condividano il fardello dell accoglimento dei profughi. Il primo ottobre 2007, la Siria ha chiuso le sue frontiere a quasi tutti i rifugiati e ha imposto nuove richieste di visto a quelli già nel territorio. Queste ulteriori misure potrebbero incidere pesantemente sulla triste condizione dei rifugiati iracheni più poveri. Resta ancora da capire se la Siria sceglierà di deportare i profughi iracheni che attualmente risiedono dentro i suoi confini. - Combattere Al-qaeda. Sia gli Stati Uniti che la Siria nutrono una profonda avversione per Al-qaeda e la sua ideologia jihadista. Dato l obiettivo manifesto di Al-qaeda, di rovesciare i governi apostati della regione (e il regime bahatista secolare siriano sarebbe il primo della lista), i Siriani hanno un interesse particolare nell impedire agli elementi di Al-qaeda di guadagnare slancio in Iraq. Nell immediato post undici settembre i Siriani hanno condiviso le informazioni su Al-qaeda della loro intelligence con la controparte statunitense. Questa cooperazione si è interrotta con l inasprimento delle tensioni bilaterali ma potrebbe essere riesumata con una ripresa dei rapporti. Infatti, secondo il comandante americano in Iraq, a segnale di un potenziale cambiamento delle politiche siriane, gli attraversamenti di guerriglieri dal confine iracheno con la Siria sono diminuiti della metà, se non addirittura di due terzi, dall estate del La diminuzione dei combattenti stranieri che arrivano passando per la Siria forse coincide con la diminuzione degli attacchi suicidi in Iraq. Gli analisti del governo americano credono anche che la Siria stia ostacolando i tentativi dei guerriglieri di lasciare l Iraq. Infatti nell agosto 2007 un analisi dell intelligence americana ha notato che il Governo siriano ha preso seri provvedimenti contro le reti di traffico jihadiste che operano vicino ai confini iracheni. Gira anche la voce che i Siriani abbiano arrestato più di duemila sospetti jihadisti. I guadagni potenziali dal confronto Un confronto statunitense con la Siria potrebbe favorire l aumento della cooperazione da parte dei Siriani sugli ambiti di tensione più significativi in Iraq. Nello specifico Damasco potrebbe trovarsi indotta ad interrompere ulte- 58 Acque & Terre 4/5-2008

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