MILANO LVIV. RETI MIGRATORIE FEMMINILI TRA ITALIA E UCRAINA. IL SUPPORTO ALLE FAMIGLIE TRANSNAZIONALI DI SOLETERRE.

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1 LE SPERIMENTAZIONI LOCALI E TRANSNAZIONALI Chiara Lainati, responsabile del Centro per famiglie e cittadini migranti di Milano; Chiara Saraceno, psicologa; Giuliana Savy, consulente legale. MILANO LVIV. RETI MIGRATORIE FEMMINILI TRA ITALIA E UCRAINA. IL SUPPORTO ALLE FAMIGLIE TRANSNAZIONALI DI SOLETERRE. Premessa. L arrivo e la presenza di cittadini migranti in Italia è ormai un fenomeno consolidato, e si tratta di persone che rappresentano una importante risorsa sia per il nostro paese che per i loro paesi di provenienza. Per questo Soleterre realizza i suoi progetti di cooperazione internazionale in un ottica di co-sviluppo, sostenendo il ruolo attivo dei migranti e delle loro associazioni nella realizzazione di azioni per lo sviluppo delle loro comunità di origine e dando loro supporto in Italia nella gestione del progetto migratorio e nel mantenimento dei legami con il Paese di provenienza. Particolare attenzione viene rivolta alle donne: negli ultimi anni si è assistito ad una crescente femminilizzazione delle migrazioni e le donne arrivano nel nostro Paese sempre più numerose, soprattutto per via della crescente domanda di lavoro nel settore dei lavori domestici e di cura. Le donne ucraine in Lombardia rappresentano circa l 80% dell immigrazione ucraina. Il Centro aperto da Soleterre a Milano si propone quindi come luogo di ascolto, sostegno e incontro per i cittadini immigrati e le loro famiglie anche a distanza. Il Centro fornisce servizi informativi e di assistenza legale, di orientamento al lavoro, di supporto psicologico e sociale per aiutare i cittadini stranieri, i loro figli e i loro famigliari - rimasti nel paese di origine o ricongiunti in Italia - a gestire in maniera più consapevole e positiva il processo migratorio, tanto nella fase di inserimento nel nostro paese che nel mantenimento di relazioni con la famiglia e la comunità rimasta nel paese di origine. I servizi collaborano tra di loro in modo integrato mettendo al centro l ascolto della persona. Proprio perché la componente transnazionale è una delle peculiarità delle attività del Centro, i servizi sono soprattutto rivolti alle donne e alle famiglie residenti in Lombardia e provenienti dai Paesi in cui Soleterre opera da tempo con progetti di cooperazione internazionale o a forte migrazione verso l Italia tra cui l Ucraina. Le attività sono svolte in costante contatto con il Centro gemello di Zaporuka a Lviv e in stretta collaborazione con le istituzioni e i servizi presenti e attivi sul territorio, nonché con la Comunità Giosafat, la comunità greco-cattolica di Milano. La presenza di mediatrici culturali favorisce la comunicazione e la costruzione di relazioni di fiducia con i migranti che si rivolgono al servizio. Il sostegno alle famiglie transnazionali: principali risultati. L esperienza con le donne migranti ucraine e le loro famiglie nasce nell ambito di un programma di migrazioni e cosviluppo promosso da Soleterre e Zaporuka con il sostegno del Comune di Milano e di Unicredit Foundation iniziato nel Nel corso di due anni di progetto Soleterre ha accolto in Italia 250 cittadini ucraini, in prevalenza donne. In una prima fase le richieste pervenute hanno riguardato problematiche legate alle condizioni lavorative (ricerca e orientamento al lavoro), ai diritti del lavoro e alle diverse regolarizzazioni che sono state attuate dal Governo italiano in questi anni (emersione del lavoro irregolare per badanti e colf, decreto flussi). Dopo questa prima fase di avvio e la diffusione della conoscenza del servizio sul territorio, sono cresciute anche le richieste su tematiche familiari che 38

2 hanno riguardato principalmente il ricongiungimento con i figli, l unica procedura legale possibile per riunificare parte del nucleo familiare. Nella maggior parte dei casi queste richieste hanno riguardato figli appena maggiorenni (19-23 anni), solo nell ultimo periodo è stata riscontrata una crescita della richiesta di ricongiungimenti con i minori. Nel primo caso, considerando l età spesso superiore alla maggiore età dei figli (età proporzionata a un primo flusso migratorio di cittadini ucraini giunti in Italia sopra i 40 anni e di genere femminile), la strada del ricongiungimento familiare non è stata percorribile e perciò, laddove si è potuto, il servizio si è orientato alla verifica di un ingresso per motivi di studio. In entrambi i casi, Soleterre, in collaborazione con Zaporuka, si è posta l obiettivo non solo di rispondere alle richieste informative sulle procedure ma soprattutto di accompagnare la decisione valutando la fattibilità del progetto familiare, sia da un punto di vista economico che da un punto di vista psicorelazionale, grazie al lavoro congiunto di psicologa, consulente legale e mediatrice interculturale. Questo è avvenuto, dove possibile, coinvolgendo i membri di tutta la famiglia, in Italia e in Ucraina. Accanto a queste tematiche sono inoltre emerse anche richieste di riconoscimento dei titoli di studio e professionali, nonché di accesso ai sistemi pensionistici e assistenziali. Tuttavia la maggior parte delle donne ucraine che si sono rivolte al centro hanno un progetto migratorio nel quale i rapporti familiari sono vissuti a distanza. Attraverso il confronto tra gli staff di Milano e Lviv, l accoglienza dei bisogni e la presa in carico dei membri della medesima famiglia in entrambi i centri, si sono potute osservare le dinamiche comunicative messe in atto tra le donne e i loro familiari in entrambe le direzioni. Queste appaiono difficili, falsate, disorientate nel tempo e riflettono le difficoltà di affrontare e condividere il mutamento dei progetti di vita (non solo familiari ma anche lavorativi) di ogni singolo membro. Queste dinamiche con le loro criticità coinvolgono tanto la sfera dei diritti quanto quella socio-economica e psicologica. Al fine di accompagnare questi mutamenti in modo più consapevole e condiviso nell ambito delle relazioni familiari Soleterre in Italia ha proposto un percorso di gruppo propedeutico alla comunicazione via skype, mirato ad accompagnare, sostenere e condividere le difficoltà dei legami familiari dei migranti per rielaborare i vissuti emotivi e psicologici legati al cambiamento delle relazioni familiari. Il gruppo è stato condotto dalla psicologa e dalla mediatrice ucraina. Ogni mese ha accolto circa 10 donne, prevalentemente madri. L obiettivo è stato quello di stimolare le famiglie transnazionali a ricostruire un racconto comune e favorire una maggiore condivisione dei vissuti legati alla difficoltà di relazionarsi attraverso la distanza, ridefinendo il rapporto genitore-figlio, marito-moglie, sorella-fratelli. Il percorso di gruppo condotto con i membri delle famiglie transnazionali in Italia (e in Ucraina) ha rivelato l importanza di favorire una prospettiva narrativa. La famiglia attraverso la sfida della migrazione è chiamata a ricercare nuovi significati della propria storia familiare per integrare il passato con la dimensione del presente (la lontananza) e aprirsi verso il futuro. Pertanto accompagnare le famiglie facilitandone i processi di comunicazione - favorendo la partecipazione emotiva ed affettiva alla vita quotidiana sia del migrante nei confronti dei propri figli e familiari che viceversa - ha permesso di sostenere genitori, figli (e tutori) verso una progettazione maggiormente partecipata dei piani familiari e di una eventuale riunificazione. Lo scambio dei vissuti all interno del gruppo facilita dinamiche di auto-aiuto e nuove consapevolezze. Le donne ucraine, pur avendo maggiori possibilità di alimentare le relazioni familiari face-to-face rispetto ad altri gruppi di cittadini migranti (come ad esempio quelli provenienti dal Centramerica 1 ), grazie alla prossimità geografica, hanno molte più difficoltà a gestirle su un piano di realtà. In molti casi infatti le donne sono consapevoli ed autonome nel trovare soluzioni (anche tecnologicamente efficaci) per comunicare con i loro parenti (es. molte hanno mariti, figli grandi 39

3 o nipoti che frequentano l università e sono in grado di utilizzare skype e spesso hanno a disposizione, se pur limitatamente, pc per potersi collegare). Tuttavia, spesso lo fanno sulla base di racconti che tendono a mitigare le condizioni di vita e non rendono conto delle difficoltà e dei sacrifici affrontati, con il rischio di reprimere sentimenti e rivendicazioni che generano relazioni affettive poco efficaci. Si tratta inoltre di donne adulte (40-60 anni) che hanno notevoli difficoltà a esporsi dal punto di vista emotivo e affettivo e quindi partono da situazioni di congelamento emotivo che rendono più difficile l emersione del tema delle relazioni familiari a distanza. Pertanto si è iniziato a lavorare con loro per stabilire relazioni di fiducia con il servizio, intervenendo proprio sui meccanismi di difesa e sul congelamento relazionale nel quale si trovano a vivere. Nel corso del progetto circa 20 donne hanno partecipato ad un gruppo di auto-aiuto sulle relazioni a distanza e circa 80 sono state seguite a livello individuale. Allo stesso tempo si è rafforzata la collaborazione con l equipe di Zaporuka a Lviv in Ucraina per sostenere e tessere un lavoro psicologico sulle relazioni con i parenti in Ucraina ma arrivando solo in pochi casi a una vera e propria presa in carico congiunta. Questo anche perché in Ucraina c è molta diffidenza e diversi familiari non hanno voluto essere coinvolti. Il fenomeno, se non preso in carico in modo strutturato, rischia di delegittimare e deresponsabilizzare il ruolo dei genitori, soprattutto degli uomini di famiglia rimasti, e di alimentare una generazione di giovani privi degli strumenti necessari allo sviluppo di una propria autonomia, sia da un punto di vista socio-affettivo che economico. L esperienza con le famiglie transnazionali attraverso la sfida del servizio di accompagnamento al progetto familiare e alla comunicazione si è rivelata centrale nella ridefinizione della trasmissione dei modelli educativi e familiari, della lettura in chiave trigenerazionale della famiglia, trasformando in risorsa l esperienza migratoria. E un percorso dinamico e in continua evoluzione, connotato da esiti positivi ma anche da momenti di fatica e difficoltà. L incontro con le famiglie e il supporto alla comunicazione attraverso skype mostra quanto il processo di integrazione tra ciò che accade nel paese e ciò che si costruisce e vive qua, è fondamentale per il benessere e la qualità delle relazioni familiari. Mettere in comunicazione la dimensione affettiva e relazionale del Paese di provenienza e la dimensione della realtà che il migrante affronta nella quotidianità rappresenta un importante occasione per prendersi cura dei legami familiari transnazionali e delle proprie condizioni di vita, con un attenzione ai propri diritti e al proprio benessere. L accompagnamento di questo percorso è stato possibile anche grazie alla definizione di una metodologia condivisa di presa in carico dei casi tra i due partner e all approfondimento delle conoscenze delle normative locali in entrambi i paesi decodificate e declinate nella realtà della migrazione. Questo lavoro è stato valorizzato con la produzione di una guida bilingue (italiano-ucraino) del migrante che si è posta l obiettivo di orientare i cittadini ucraini verso un progetto migratorio più informato e consapevole, non solo nell ambito dei diritti ma anche nell ambito della dimensione psico-sociale. Un approfondimento sul metodo: come rilevare le dimensioni transpersonali nello spazio familiare transnazionale. Uno degli strumenti utilizzati con i familiari migranti è rappresentato dal Blasone familiare. Il blasone familiare (Caillè, 2005) è uno strumento terapeutico che viene utilizzato per cogliere la dimensione emotiva sottesa all immagine della propria famiglia, permette di visualizzare uno spazio transizionale della famiglia, identificando risorse e conflitti, miti familiari, traumi non elaborati, legami 1 Progetto En tu casa, realizzato in partenariato con la Comunità Salvadoregna Monsignor Romero di Milano, in El Salvador 40

4 significativi ed identificazioni inconsce, mettendo in relazione il passato con il presente, aprendo in questo modo la possibilità di tracciare il futuro.il lavoro con i migranti mette in evidenza quanto sia importante comprendere la natura dei legami transnazionali attraverso una chiave narrativa in cui possano emergere i miti fondanti che caratterizzano la matrice familiare. La matrice familiare è la rete del pensiero che offre un significato ad eventi nuovi e mette in ordine nel tutto indifferenziato, dando un ruolo anche al bambino come soggetto capace di attribuire significati.infatti il bambino nel corso della sua crescita introietta gli strumenti di pensiero del nucleo familiare a cui appartiene e apprende a categorizzare e ad attribuire significato ad eventi e vicissitudini. Spesso però la famiglia e le madri non sono in grado di vedere questa autonomia. Questo tipo di lavoro aiuta a chiarire ruoli e risorse di ogni membro della famiglia. Motto della Famiglia La storia della famiglia Un personaggio e/o evento significativo che ha marcato la storia familiare Simbolo della famiglia Oggetto/disegno/emblema che rappresenta la famiglia Presente Le risorse della famiglia. Chi aiuta o sostiene chi? Alleanze Futuro Qual è la missione? (cosa deve adempiere la famiglia?) Progetti personali dei componenti 41

5 Esempio di Lavoro con il Blasone Familiare. DALLE STELLE ALLE STALLE La ricchezza posseduta dalla famiglia materna consisteva in terreni fertili, campi e boschi. Nel corso del tempo i figli maschi alla morte del padre non sono riusciti a conservare queste ricchezze e hanno perso i terreni e le proprietà appartenute alla famiglia. Questo evento è vissuto come un disonore per tutti i membri della famiglia, con sentimenti di vergogna e sensi di colpa Un albero con molti rami tanti quanti sono i componenti della famiglia, che un tempo era vitale e rigoglioso ora non ècapace di dare frutti. Il lavoro della madre in Italia La figlia più grande lavora e aiuta a crescere le sorelle. La madre del marito ha riaccolto in casa il figlio per aiutarlo economicamente/moralmente La sorella della madre sostiene le sue figlie. La speranza di poter ricostruire ciò che hanno perduto. Un albero che guardi ancora un cielo stellato. La famiglia deve recuperare il desiderio di poter guardare le stelle. La missione della famiglia è tornare a stare insieme, riunificando tutti i rami per farne nascere nuovi. Ritornare a vivere in una dimensione più naturale. Prospettive future. Il progetto ha raggiunto oltre 600 beneficiari in Italia e Ucraina e questo grazie ad un graduale radicamento territoriale nei due paesi in cui Soleterre e Zaporuka hanno stretto collaborazioni e accordi con soggetti del privato sociale e del pubblico e allo stesso tempo hanno consolidato la partnership con gruppi e associazioni migranti, con cui è stato condotto un importante lavoro di coinvolgimento diretto nel servizio (in Italia la Comunità Giosafat, in Ucraina alcune associazioni di migranti di ritorno, come l associazione Pietas ). Il lavoro svolto dal progetto ha dato conferma in maniera evidente dell impatto positivo dell intervento. L accompagnamento dei progetti migratori con un approccio ed una operatività transnazionale, con una focalizzazione sulle reti familiari quali luoghi significativi delle scelte migratorie, ha messo in evidenza le possibilità di attivazione positiva di cambiamenti e di nuove risorse, sia a livello istituzionale, che a livello delle comunità territoriali e delle famiglie in entrambi i contesti. L integrazione di servizi di accompagnamento alle tre dimensioni fondamentali del processo d inclusione sociale (diritti, lavoro-impresa e legami socio-affettivi familiari) ha offerto la possibilità a migranti, potenziali migranti e familiari left behind, di rivedere a tuttotondo la propria esperienza, spesso percepita spezzata e divisa. Il coinvolgimento delle comunità locali in entrambi i territori - la società civile, le associazioni e le comunità religiose, i servizi -, ha contribuito a sensibilizzare le popolazioni locali sugli elementi di criticità che interessano le famiglie transnazionali e l esperienza migratoria più in generale, ha dato spazio a ripensamenti e allo stesso tempo ha iniziato a decostruire stereotipi e immaginari sulle migrazioni che hanno per molto tempo rallentato un intervento in questo ambito. La 42

6 crescente partecipazione e il forte interesse per i servizi offerti, manifestati dalle comunità locali in Italia e nei paesi di origine attraverso il passaparola e grazie alla diffusione capillare del progetto promossa nelle città e nei luoghi rurali più remoti, sono un chiaro attestato della rilevanza del fattore psicologico ed affettivo nel vissuto migratorio (non sempre considerato nei servizi tradizionali, soprattutto nelle relazioni a distanza), così come della crescente fiducia e disponibilità verso il servizio stesso (pur andando a intercettare bisogni che attengono ad una sfera molto intima, spesso addirittura rimossa ed occultata). Il progetto deve essere ancora rafforzato, consolidato e diffuso, perché la sperimentazione attivata possa diventare sempre più matura ed esperta nella gestione transnazionale del servizio. Il lavoro dello staff in Italia, in collegamento con i paesi di origine è cresciuto ma necessita ancora di una maggiore strutturazione, essendo il lavoro articolato e complesso, soprattutto nelle partnership con le associazioni di migranti. Allo stesso tempo però ha implementato un modello che può essere replicato, se non in tutte le sue articolazioni, in alcune sue parti. Per questo diventa importante la regia a livello istituzionale, sia nel promuovere scambi con i sistemi di welfare dei paesi di origine, sia nell implementare politiche di intervento dove le politiche migratorie siano prese in carico attraverso una governance interistituzionale che guardi tanto alle politiche sociali quanto alla cooperazione internazionale dove l approccio al cosviluppo sta diventando sempre più rilevante. 43

7 Yaryna Homtsiy, responsabile del Centro informativo per migranti di Zaporuka, Marianna Nych psicologa del Centro IL SUPPORTO ALLE FAMIGLIE TRANSANZIONALI TRA ITALIA E UCRAINA. L ESPERIENZA DI «ZAPORUKA». Come è noto, il numero di migranti dall Ucraina, stando a diverse stime, va dai 1,5 ai 7 milioni di persone. In particolare, secondo i dati della Banca Mondiale, l Ucraina nel 2010 era il quinto stato al mondo per provenienza di migranti (6,6 milioni di persone) [1]. La migrazione dall Ucraina all Italia è uno dei più importanti corridoi di migrazione verso l estero dalla fine degli anni 90 del secolo scorso all inizio di questo secolo. I migranti dalle regioni occidentali dell Ucraina, compresa quella di Leopoli, rappresentano significativamente questo vettore migratorio [3]. La particolare caratteristica della migrazione in Italia, a differenza della normale suddivisione dei sessi in Ucraina [4], è la prevalenza di donne (più del 75 percento) [2]. Il fenomeno indicato influisce su entrambi gli stati (di provenienza e destinazione dei migranti), sulla società e le famiglie dei migranti. Una delle sue conseguenze è diventata la costituzione di numerose famiglie transnazionali, bisognose di servizi di diverso genere in entrambi gli stati. In tali circostanze, ponendo sotto attenzione la sistematica assenza di una attività a livello statale, nel 2010 «Zaporuka» insieme alle organizzazione partner del territorio di Leopoli, ha iniziato un attività di supporto alle famiglie transnazionali e ai suoi membri. Questa iniziativa è stata avviata grazie al contributo finanziario del consiglio municipale di Milano e di UniCredit Foundation in Italia. Il compito principale è stato il supporto alla genitorialità transnazionale ed il consolidamento dei rapporti familiari tra i migranti e le loro famiglie in patria. Zaporuka conduce la propria attività attraverso il centro d informazione per le questioni sull emigrazione di Kiev e nei luoghi di residenza dei gruppi direttamente ed indirettamente beneficiari dei villaggi e delle città della regione di Leopoli (nei centri per l impiego, nelle scuole, nei centri skype): esaminiamo a fondo le richieste delle persone e svolgiamo un attività capillare per la diffusione delle informazioni sulla tematica migratoria, in relazione alla mancanza di programmi statali riguardo alla diffusione di tali informazioni ed alla preparazione degli specialisti su queste questioni. Forniamo i nostri servizi ai potenziali migranti che si trovano nella fase di decisione migratoria; ai membri delle famiglie dei migranti, che si trovano in Ucraina; e ai returnees. Nello stesso tempo il centro partner, presso l associazione «Soleterre» di Milano (Italia) lavora con i migranti in Italia. In questo modo l attività abbraccia le categorie chiave delle persone coinvolte nel processo di migrazione. In caso di necessità i servizi d informazione dei centri dei due stati forniscono insieme un supporto transnazionale a singoli beneficiari o alle famiglie transnazionali, utilizzando metodi innovativi e rafforzando l efficacia dei servizi prestati. Noi valorizziamo la famiglia in un comune progetto di migrazione, allo stesso tempo tenendo conto dei diversi metodi di funzionamento e di sviluppo della famiglia transnazionale. Tale reciproca collaborazione permette di combinare i bisogni dei beneficiari con le particolarità culturali e le richieste dell ambiente. Durante l interazione ci siamo resi conto dell importanza del lavoro di squadra: questi non sono due collettivi separati ma un unica squadra transnazionale. In più di 2 anni di attività e di servizio dei centri partner, in Ucraina e in Italia, hanno usufruito circa 1000 persone: più di 700 persone in Ucraina e circa 300 persone in Italia. Per aumentare l efficacia del lavoro collaboriamo con le organizzazioni governative e non governative. L interazione con i centri dei servizi sociali per la famiglia, i bambini ed i giovani, e i centri per l impiego della regione di Leopoli, si è trasformata in una stabile partnership basata, da una parte, sul riconoscimento dell importanza dei singoli operatori sociali nei diversi centri della regione, ai quali le famiglie dei migranti possano rivolgersi 44

8 per la protezione statale; dall altra, sulla presenza sul territorio del centro specializzato «Zaporuka», al quale le famiglie possono rivolgersi gratuitamente. Il ruolo del centro d informazioni «Zaporuka» si rafforza, tenendo conto dello scarso grado di fiducia verso le istituzioni statali. PRINCIPALI ATTIVITÀ, PROBLEMI E RISULTATI. Servizio di supporto psicologico, sociale e giuridico. Durante il primo anno di attività ci siamo scontrati con le difficoltà nel coinvolgimento dei beneficiari in Ucraina; durante il primo anno dell attività il lavoro principale del servizio di supporto è stata la conquista della fiducia, l instaurazione di contatti con le organizzazioni ed i diretti beneficiari, nello scambio di esperienze, compresa l assimilazione dell esperienza di Soleterre nel campo delle migrazioni internazionali, in progetti simili avviati in altri paesi (Marocco, El Salvador), e la definizione di direttive strategiche e metodologie di servizio. Al termine di questa fase l attività è diventata regolare, grazie alla collaborazione con le organizzazioni ed alla diffusione delle informazioni da parte degli stessi beneficiari tramite il passa-parola, così come alla diversa caratterizzazione dei servizi forniti e delle tematiche di consultazione e approccio relativamente all ottenimento di servizi psicologici e giuridici. Il lavoro dello psicologo viene condotto in conformità al programma di supporto psicologico per gli insegnanti ed operatori pedagogici, i figli, i loro tutori pratici ed i potenziali migranti, attraverso lo svolgimento di lavori di gruppo e consultazioni individuali. In caso di necessità sia il lavoro di gruppo sia quello individuale vengono condotti insieme al consulente legale. Come risultato dei lavori con i consigli didattici delle scuole delle città di Gorodok e Pustomyty si è registrata la formazione di una squadra multidisciplinare per il supporto ai figli dei migranti di lavoro e alle loro famiglie, la quale riunisce in sé il lavoro sociale, psicologico e didattico presso i collettivi scolastici. Della squadra sono entrati a far parte vicepresidi, psicologi, pedagogisti sociali, insegnanti. Il risultato di un lavoro sistematico è stata la percezione cosciente, da parte della squadra, delle problematiche dei figli dei migranti di lavoro, dei loro tutori, ed un attiva collaborazione con la équipe di «Zaporuka».Alla base del lavoro con i figli è stato posto il programma, approvato dal Ministero dell Istruzione e della Scienza ucraino, dell esperienza dello psicologo di «Zaporuka». Il programma è stato perfezionato nel corso del lavoro, tenendo conto dei consigli dei pedagogisti e di altri specialisti (psicologi dall Ucraina e dall Italia), attraverso l adattamento degli obiettivi socio-educativi all età di sviluppo del destinatario. Il lavoro con i bambini si è svolto principalmente nelle scuole delle città di Obukhiv e Gorodok. Secondo i dati di attuazione del Programma, i bambini si sono rafforzati ed arricchiti, hanno riaperto uno spazio per se stessi e per le proprie percezioni sensoriali, hanno imparato ad attivare la propria forza, comprendere le emozioni ed i sentimenti, interagire in gruppo, hanno migliorato le capacità di autocontrollo, rafforzato la fiducia e la convinzione in se stessi, hanno sviluppato l immediatezza, la spontaneità e la creatività. Sono state rafforzate le capacità di relazione sociale, sono state trasmesse conoscenze e abilità necessarie per la comprensione e l accettazione degli avvenimenti e delle situazioni di vita; i bambini hanno imparato a reagire ad esse, accettarle, costruire il proprio rapporto con gli avvenimenti e le circostanze della vita. Si è stimolato uno scambio di esperienze tra i ragazzi, si è sviluppata un attiva comunicazione e socializzazione, la sostituendo la percezione di solitudine, vuoto e inutilità, con emozioni positive. Il coinvolgimento dei tutori pratici dei figli dei migranti è risultato problematico, tenendo conto delle loro occupazioni (tutori giovani e di età 45

9 media) o del basso attivismo pubblico (i tutori più anziani sono le nonne e i nonni). Per questo motivo durante il lavoro sul progetto abbiamo sperimentato dei metodi partecipativi per il coinvolgimento di questa categoria di persone: l organizzazione di attività pubbliche culturali, riunioni con i genitori, attività specifiche con i tutori e gli insegnanti. Questi incontri sono stati indirizzati all aumento del grado di competenze, al rafforzamento dei loro ruoli, al supporto dei valori ed al rafforzamento dei rapporti familiari, all attenzione educativa circa particolari condizioni di crescita dei figli e alla richiesta di nuove modalità relazionali e comunicative all interno della famiglia transnazionale. Risultato del lavoro è stato il rafforzamento del livello di fiducia che si è venuto a creare come effetto delle attività con i bambini. I genitori e i tutori pratici hanno appreso nuove conoscenze, hanno fatto pratica delle abilità, hanno visto aumentare l interesse per le condizioni di sviluppo e di educazione dei bambini. Una sostanziale intensificazione delle attività ad inizio 2012 è stata l integrazione nel programma dello psicologo di un progetto sperimentale di arti-terapie (dramma-terapia, danza-movimento-terapia, arti plastiche), che è stato realizzato insieme ad arte-terapiste della Facoltà di Scienze della Formazione dell Università Roma Tre. I programmi collaudati possono essere replicati ed adottati in altre scuole e villaggi. Una parte delle attività di assistenza legale vengono effettuate congiuntamente allo psicologo, compresi i training comuni per i disoccupati, dal momento che spesso la decisione dei beneficiari, anche in ambito legale, è fortemente influenzata e condizionata da associati fattori psicologici. Le principali difficoltà nel lavoro del legale consistono nella verifica della congruità delle procedure che riguardano la legislazione nazionale di due stati diversi e l applicazione pratica delle leggi da parte delle organizzazioni governative e non governative in diversi stati. A questo scopo si è proceduto alla formazione di una metodologia di consultazione congiunta, nei casi transnazionali, con il legale di «Soleterre», effettuando le traduzioni delle principali leggi italiane, così come lo scambio di esperienze con altre organizzazioni non governative. Se all inizio dell attività le principali domande riguardavano i lavori all estero ed i regimi di ingresso e soggiorno negli stati dello spazio Schengen, dalla metà del 2011 è gradualmente aumentato il numero di domande legate al diritto di famiglia: ricongiungimento familiare, visita dei familiari all estero, regole di uscita dai confini dei minorenni insieme ai genitori o da soli, lo studio all estero da parte dei membri della famiglia dei migranti e così via. Il centro focale dell attività si è spostato dalla categoria dei beneficiari «potenziali migranti» ai «familiari dei migranti». In tal modo è stato realizzato un complesso programma di lavoro socio-pedagogico e psicologico con i figli dei migranti in supporto a 2 scuole, sono stati forniti 836 servizi psicologici alla persona (di cui 154 individuali) e 416 consulti giuridici per 310 persone (comprese 225 consultazioni individuali). Assistenza nella comunicazione transnazionale. Obiettivo dell iniziativa, avente lo scopo di facilitare la relazione tra i membri della famiglia, è l aiuto ai migranti in Italia ed ai membri delle loro famiglie in patria, nell esaminare l esperienza migratoria e il progetto di famiglia ad essa correlato, per stimolare una maggiore partecipazione di ogni membro al funzionamento della famiglia transnazionale ed alla discussione delle prospettive per il futuro. Lo svolgimento dell attività in questo campo è stato preceduto da un lavoro organizzativo, di presentazione e sensibilizzazione, in particolare nei villaggi e nei paesini. Durante il suo svolgimento ci siamo scontrati con l impreparazione dei beneficiari, in Ucraina, a riconoscere i bisogni nella relazione familiare a distanza, e di conseguenza ad ammettere il supporto degli specialisti nei rapporti familiari. Generalmente hanno dichiarato di comunicare col parente all estero per telefono una o due volte 46

10 la settimana. Nello stesso tempo è stato dimostrato che l efficacia e la qualità della relazione, non tenendo conto della distanza, aumenta di più del doppio in caso di comunicazione visiva (per esempio la mimica, la gestualità, che con il telefono non si trasmettono). Durante gli anni della migrazione e della difficile comunicazione a distanza, si è prodotto un «congelamento emozionale» delle relazioni familiari. Il collegamento qualche volta è stato ristabilito durante i periodici ricongiungimenti dei migranti con le loro famiglie, in patria durante le ferie (grazie alle numerose legalizzazioni degli status dei migranti). Introducendo un servizio di supporto alla comunicazione transnazionale, in Ucraina è stata confermata l utilità della comunicazione audio-visiva a distanza, attraverso skype, con i familiari. In Italia la maggioranza dei migranti presentava diverse opportunità di accesso ad Internet, in proprio o sul luogo di lavoro, negli Internet-caffè negli intervalli di tempo libero: per questo il lavoro in Italia è stato indirizzato all utilizzo efficace e consapevole della comunicazione a distanza. In Ucraina invece «Zaporuka» ha organizzato una regolare comunicazione per le famiglie transnazionali attraverso l apertura di 7 centri skype: nelle città di Pustomyty e di Gorodok (con la collaborazione dei servizi sociali per la famiglia, i bambini ed i giovani); nella città di Stryi, Dobrogostiv e nella provincia di Drohobych con il supporto del programma IREX (programma «Bibliomist») e in partnership con le biblioteche cittadine. I servizi sono stati utilizzati da 199 persone. Il sostegno alla comunicazione transnazionale è partito con attività di sensibilizzazione pubblica: incontri di gruppo con i beneficiari allo scopo di divulgare l esistenza dei centri skype nei centri per l impiego e nelle biblioteche; l organizzazione di incontri pubblici sulla tematica della migrazione; la regolare diffusione di volantini di carattere informativo nei centro per l impiego provinciale, nei centri Skype, nelle scuole, per la facilitazione e l assistenza di una comunicazione più cosciente. Si è venuto così a creare un modello di attività dei centri skype che nel tempo è stato gradualmente trasferito ed adottato anche da altri servizi territoriali: l insegnamento della comunicazione ai referenti locali, la diffusione di materiali informativi di carattere tecnico, l organizzazione di sessioni di training di carattere psicologico e giuridico sulla tematica della migrazione. L utilità di questa metodologia è confermata dalla comparsa di simili iniziative in altre regioni dell Ucraina. L attività di reintegrazione socio-economica dei returnees e in particolare l assistenza nello sviluppo di forme di business familiare è stata realizzata in stretta collaborazione con il centro ucraino occidentale «Women s Perspectives» attraverso: la conduzione di studi e analisi sul mercato del lavoro e dello sviluppo dell imprenditoria nella regione di Leopoli; l organizzazione e lo svolgimento di un corso formativo su «Fondamenti della piccola imprenditoria» per i membri delle famiglie dei migranti in Italia ed i returnees, motivati allo start-up di un proprio business; la selezione con concorso, tra i partecipanti alla formazione, dei migliori business plan; la concessione di un contributo finanziario a fondo perduto e l accompagnamento da parte di un esperto nella fase di avvio dell attività. Il corso ha raccolto 12 business plan dai partecipanti, che sono stati sottoposti alla valutazione di una commissione di esperti (composta da «Zaporuka», «Women s Perspectives», «Soleterre» e la società di consulenza imprenditoriale «Globus», che è stata coinvolta per la recensione e la stesura di una valutazione, esperta ed esterna, sul tema della vitalità delle idee di business). Al termine di questo processo, sono stati selezionati 4 business plan per il successivo accompagnamento, da parte di esperti, 47

11 nello start-up e per la concessione del contributo a fondo perduto. Nelle difficili condizioni economiche del Paese ciò ha fornito loro il coraggio per la creazione di un business familiare. L attività del centro d informazione per le questioni sulla migrazione presso la fondazione «Zaporuka», tenendo conto della fase attuale, continua in tutte le direzioni sopra descritte, conservando l approccio transnazionale ai servizi. I modelli di servizio elaborati e sperimentati possono essere utilizzati ed adottati da parte delle organizzazioni governative e non governative. Note bibliografiche 1. The World Bank. Migration and remittances Factbook P.3. worldbank.org/intlac/resources/factbook2011-ebook.pdf. 2. Dati ISTAT (Istituto Nazionale Italiano di Statistica) 3. Open Ukraine Migrazione per lavoro estera della popolazione dell Ucraina (in ucraino) p. - C Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, Rappresentanza in Ucraina. Migrazione in Ucraina. Fatti e cifre Settembre,

12 Svitlana Kovalska Associazione Donne Ucraine Lavoratrici in Italia LA FAMIGLIA TRANSNAZIONALE. IL DRAMMA DELLE MADRI IN ITALIA. I movimenti migratori. L immigrazione in Italia. Il movimento è il motore del progresso. Gli antropologi ritenevano che si muovono solo i pensieri, mentre le persone restano sul posto. Ma oggi noi abbiamo capito che i pensieri umani si materializzano, si muovono con l aiuto della gamba dell uomo. Già mila anni fa l Homo sapiens ha saputo raggiungere un appropriato livello tecnico che gli ha permesso di adattarsi a qualsiasi ambiente. (Cavalli Sforza, 1993) Secondo i dati degli studi, nel 2008 circa 1 miliardo e 300 milioni persone della popolazione del pianeta sono stati annoverati tra la Human Mobile Population: sono gli immigrati, i profughi, i lavoratori temporanei, i viaggiatori ed i turisti. Di essi 200 milioni erano migranti alla ricerca di lavoro (Organizzazione Internazionale della Sanità, 2008). Il movimento migratorio nasce non solo per migliorare il proprio benessere e il benessere della famiglia, è un processo economico e geopolitico complesso. Dei 200 milioni di migranti, la metà (49,6%) è costituita dalle donne. Circa il 3% dei migranti lascia la propria casa alla ricerca di lavoro, un terzo di questo gruppo vive in Europa, i rimanenti in Asia e Nord America (IOM, Italia, 2010). Nel 2008 gli immigrati hanno dichiarato redditi pari a $ 337 miliardi, 251 dei quali inviati nello stato di provenienza attraverso i canali ufficiali. La Banca Mondiale presuppone una crescita dei redditi dei migranti fino a $ 450 miliardi nel 2014 (Banca Mondiale, 2008). Secondo i dati ufficiali, In Italia vivono 4 milioni e 235 mila immigrati, una grossa fetta è rappresentata dalle donne, il 21,7% da minorenni. I cittadini Ucraini sono il 4,4% della popolazione immigrata (circa 230 mila), 1033 hanno la cittadinanza italiana, l 80% sono donne (Caritas / Migrantes, 2010). A Roma, secondo i dati dell anagrafe, vivono all incirca 10 mila cittadini ucraini, 700 sono giovani e bambini frequentanti gli istituti didattici. Il fenomeno dell emigrazione ucraina, i suoi aspetti. I motivi della partenza per lavoro. L emigrazione è una realtà che colpisce profondamente le donne e spesso porta con sé un esperienza negativa. Le donne, lasciando la propria famiglia, la patria, sono costrette a percorrere il difficile cammino di integrazione del migrante nella nuova società. Cosa induce i cittadini dell Ucraina ad emigrare? Dagli studi della sociologa ucraina Olena Маlinovska i motivi dell emigrazione sono i seguenti: status economico nazionale: disoccupazione, bassa retribuzione del lavoro, precarietà del sistema di sotegno sociale; differenza delle possibilità di guadagno; mancanza di alloggio e impossibilità di acquistarlo; difficoltà o impossibilità di applicazione delle proprie conoscenze ed esperienze alle nuove condizioni del mercato del lavoro, ad integrarsi nel nuovo sviluppo tecnologico della realtà economica. Le persone trovano diverse vie per uscire dai confini alla ricerca di lavoro (utilizzando anche vie illegali, avendo anche coscienza di tutta la pericolosità ed il rischio che porta con sé tale tipo di emigrazione). L emigrazione illegale espone al rischio di rimanere vittima del commercio illegale delle persone. Nel 2009 l Ucraina è entrata a far parte dell elenco dei paesi a maggior rischio di tratta, che richiedono la 49

13 dovuta attenzione ed il sostegno da parte delle organizzazioni sociali mondiali. Con grande amarezza, ad oggi l immigrazione Ucraina in Italia ha raggiunto il 1 posto come la più numerosa immigrazione femminile. «Il caso dell Ucraina non ha analoghi in qualsiasi altro gruppo etnico. Ciò racchiude un grosso valore per la società italiana, in quanto proprio grazie alle donne ucraine essa si arricchisce del «genio femminile» (G. К. Perego, Direttore Generale di Migrantes 2011, giornale «Verso la luce»). L emigrazione porta con sé chanches, così come una serie di problemi. L emigrazione, da un lato, è la possibilità di apprendere qualcosa di nuovo, in positivo dagli altri, conoscere un nuovo mondo, una nuova cultura, arricchirsi della nuova cultura, imparare un altro tipo di rapporto con le persone, con la legge, con lo stato, garantire un adeguato livello di benessere personale e di benessere della propria famiglia, e insieme ad essa del Paese. Secondo i dati dello studio «Fortuna d Oro», del Centro di studi socio-psicologici dell Accademia Internazionale di Studi Sociali nel 2007 il 54% degli immigrati ucraini in Italia era alla ricerca di lavoro, il 26% per dare la possibilità ai propri figli di continuare o terminare lo studio alle scuole superiori, il 33% per aiutare i propri anziani genitori e migliorare le condizioni dell abitazione, il 32% per restituire prestiti. Nell ambito del progetto «Children left behind» l Associazione delle donne ucraine lavoratrici in Italia insieme a IОМ ha organizzato dei gruppi-focali di donne (10 persone). Delle 10 partecipanti 4 erano vedove, 3 divorziate; tutte avevano lasciato i propri figli alle nonne, una al padre, 2 erano arrivate in Italia per restituire un debito, le altre per migliorare il benessere familiare, affinchè i figli potessero continuare gli studi superiori. La figlia di una delle donne ha ripetuto il percorso di migrazione della mamma, anche lei ha lasciato il bambino all educazione della bisnonna. Una delle partecipanti è arrivata in Italia per studiare canto e lavora come baby sitter per avere la possibilità di pagare le lezioni. D altra parte l emigrazione è «un processo di impoverimento delle nazioni, questo fenomeno porta al fatto che le persone più di talento e capaci abbandonano il proprio paese» (G. К. Perego). In realtà fa male osservare come ex insegnanti, medici, ingegneri compiono lavori poco qualificati.. «... lunghe conversazioni e sogni riguardo al futuro, ciò che alla fine si è realizzato, la nascita dei figli, il domicilio nella nuova casa, che abbiamo costruito insieme... e poi quel giorno nero, quando insieme, in un consiglio familiare, abbiamo deciso di mandarla a lavorare in Italia per salvare la famiglia dai debiti, dalla miseria e dalla povertà nella quale siamo caduti, come molte altre famiglie ucraine. Come mi sono sentita orfana e sola in un paese straniero, mi sono caricata di un lavoro pesante, per coprire i ricordi e la malinconia per tutto che ho lasciato a casa e c è ancora la casa, che ho lasciato non per mia volontà, ma che comunque ho lasciato.» (М. Gaidai,«Vado verso di te e lontano da te»). In Italia vivono circa 200 mila donne ucraine, la maggior parte delle quali lavora nel campo dell assistenza ai bambini, agli anziani ed ai malati (il problema non consiste nel fatto se sia umiliante essere badante, la donna ucraina per sua natura è abituata ad occuparsi di qualcuno, e perciò in questo lavoro ci mette l anima, le manca la propria famiglia e lei sente la necessità di occuparsi di qualcuno; il problema è un altro: tale categoria di lavoratori è silenziosa, invisibile e meno protetta). Il fenomeno dell emigrazione ucraina fa nascere un nuovo fenomeno sociale in Ucraina: sono gli orfani sociali, questa variazione del modello tradizionale di famiglia, questo cambiamento nella società stessa. Per lo Stato è necessario prestare attenzione al problema dell emigrazione ucraina ed iniziare seriamente ad occuparsi della nostra gente all estero e delle famiglie che sono rimaste in Ucraina, coinvolgendo la società in questo 50

14 problema. Per le donne-migranti le ricchezze di valore sono i propri figli, la salute ed i loro sogni. E dispiace molto che la donna audace, intelligente, piena di dignità, sia pronta a lasciare la propria famiglia, rimanga da sola tra i lupi, rimanga smarrita, indifesa e nella disperazione. «I figli hanno spedito da casa le fotografie di nuovi mobili, stoviglie, tappeti, di qualsiasi cosa bella comprata con i soldi da lei guadagnati. Ci si sente come se tra di lei e gli altri che gli sono cari cresca un trasparente, ma solido muro del tempo, dal quale spira il freddo. Rimango ancora un poco, per guadagnare i soldi per il matrimonio della figlia maggiore, per lo studio della minore, per la macchina nuova del marito» (М. Gaidai,«Vado verso di te e lontano da te»). L aspetto socio-psicologico dei rapporti a distanza. I figli a distanza. La donna per i propri cari si trasforma in un bancomat per il prelievo dei soldi, in quanto le richieste della famiglia continuano a crescere con progressione costante. «Noi, figli, siamo abituati che i nostri genitori sono quelli che guadagnano i soldi. A poco a poco essi si transformano in nostri sponsor», scrive un giovane 17 enne figlio di emigranti («I figli degli emigranti si raccontano: confessioni, opinioni, giudizi»; red. Sezione«Artos», Lviv, 2009). Come già detto in precedenza, la migrazione femminile modifica il modello della famiglia. I bambini vivono in famiglie incomplete, senza il padre o la madre o senza entrambi i genitori. In tale famiglia essi non possono ricevere la dovuta, armoniosa educazione. Nessuno può sostituire i genitori. Anche gli uomini cambiano il proprio ruolo, da bread-winner a casalingo. La donna si fa carico dell intera responsabilità della famiglia, compie diversi lavori non qualificati, sopporta l umiliazione per guadagnare i soldi affinchè ci sia qualcosa da spedire a casa (qualche volta non lasciando per sé nemmeno pochi centesimi; a tale proposito, secondo uno studio della banca italiana Unicredit Bank, gli immigrati ucraini aprono pochi conti correnti in banca, non posseggono risparmi, non fanno prestiti per l acquisto della casa o per altri bisogni, a questo fenomeno negativo prestano attenzione anche i sacerdoti delle chiese ucraina e russa: lavorando anni in Italia le persone non hanno nemmeno il minimo risparmio per se stessi) ma, non tenendo conto della puntualità dei trasferimenti di denaro, le donne sopportano continuamente le accuse da parte dei figli, del marito, della famiglia, della società. La donna soffre per il proprio profondo senso di colpa. I soldi e i regali sono il loro modo di riempire la propria assenza, pagare, non avendo potuto farlo appieno, le dovute attenzioni e l amore. Ma tutto questo può provocare un inattesa e inadeguata reazione da parte dei figli. «No, mammina, tu non sei morta. Tu sei viva e ti occupi di me, ma la tua benevolenza la sento ancora dalla 5ª classe. Perché te ne sei andata in Italia e mi hai lasciato con il papà e la nonna? Alla mia età io sono già capace di fare tutto quello che si può fare. Io voglio la mamma e non i soldi o i regali che lei spedisce» («I figli degli emigranti si raccontano: confessioni, opinioni, giudizi»; red. Sezione«Artos», Lviv, 2009). Soffrono pesantemente per la lontananza sia la madre che i figli. I figli degli emigranti devono imparare a vivere e comprendere un nuovo modello sociale della famiglia. Molto spesso i figli passano sotto silenzio che i loro genitori lavorano all estero, essi non vogliono essere differenti dagli altri, non vogliono essere al centro dell attenzione. D altra parte il silenzio è la paura che gli amici potrebbero approfittare del fatto giocando con i sentimenti dell amicizia. I figli restringono la 51

15 propria cerchia di amicizie, con molta cautela scelgono gli amici, diventano chiusi e soli (la solitudine e l introversione caratterizzano le donne immigrate ucraine in Italia), solitamente hanno un migliore profitto nelle discipline scolastiche, raramente partecipano ai lavori in comune, o li evitano del tutto (Progetto «Children left behind», IОМ, Italia; Associazione delle donne ucraine lavoranti in Italia, 2010). «La mia anima si è gelata... Gelata per questo lungo freddo che spira già da 3 anni. Io vi chiedo: non abbandonate i figli per i soldi! A noi occorrete voi, a noi occorre la mamma, che sia sempre accanto a noi, condivida le nostre gioie, i nostri successi e fallimenti» Io non avrei mai pensato che il mio sogno costasse così caro! Il papà ed io siamo già abituati a vivere senza la mamma. Davvero questa è vita? («I figli degli emigranti si raccontano: confessioni, opinioni, giudizi»; red. Sezione«Artos», Lviv, 2009). Madri a distanza. La donna che emigra è prima di tutto una madre, una moglie e semplicemente una donna di un determinato status sociale, che si trova di fronte al conflitto con la famiglia e con la comunità che ha lasciato. Fino ad ora non è stato studiato ed evidenziato in maniera adeguata il problema della donna immigrata, la quale soffre per la lontananza forzata, ma continua a vivere e lavorare all estero per soddisfare i bisogni della famiglia. La donna perde non solo il contatto psicologico-fisico con i figli e la famiglia, ma perde anche il senso della realtà e incomincia a vivere in un mondo virtuale, in una doppia presenza: il 3% delle donne soffrono per la nostalgia, ma col tempo diventa una vera malattia, il 9% vive in continua ansia e paura, il 17% soffre per la solitudine (Progetto Children left behind», IОМ, Italia; Associazione delle donne ucraine lavoranti in Italia, 2010). Organizzazioni quali IОМ, ACLI, l Associazione delle donne ucraine lavoranti in Italia, il consigliere aggiunto per i Paesi dell Europa del Sindaco di Roma, la Chiesa Ucraina Greco-Cattolica sono stati tra i primi a riconoscere l ansia riguardo alle condizioni di lavoro e di vita, la situazione psicologica delle donne ucraine immigrate in Italia, per attirare l attenzione delle istituzioni sia italiane che ucraine. Questo tema negli ultimi tempi viene trattato anche dalla stampa italiana (Repubblica, il Quotidiano, Avvenire). Poco tempo fa il giornale «il Quotidiano» ha sollevato il tema de «la sindrome italiana», a riguardo della quale avevano già parlato nel 2005 gli psichiatri ucraini di Ivano-Frankivsk, А. Kyseliov e А. Fayfrych. Una nuova forma di depressione, «la sindrome italiana», tipica dei lavoratori che lavorano all estero, e che riguarda principalmente le donne che compiono lavori casalinghi, cioè i lavoratori «invisibili». È chiaro che una tale situazione psicologica ha un carattere sociale. Le donne lavorano come badanti, assumendo anche il ruolo di donna delle pulizie, governanti, psicologhe, infermiere nelle famiglie italiane per diversi anni, 24 ore al giorno, senza festività,. Per tutto il periodo vivono separate dalla propria famiglia (all inizio non possono andare in visitaperché non hanno i documenti, oggi non ci possono andare per non perdere il lavoro). Hanno lasciato da soli i propri figli, prendendosi cura di anziani e malati, vivendo sole in un paese straniero. Hanno caricato sulle proprie fragili spalle un peso smisurato: da una parte il difficile lavoro di cura delle persone con problemi, aiutando e sostenendo le famiglie italiane, e contemporaneamente soffrendo la disgregazione della propria famiglia; dall altra la donna carica su di sé la responsabilità della situazione economica della propria famiglia, diventando l unica percettrice di reddito. Forse è meglio tornare a casa? Ma sulla via arriva la paura: occorro io là? Come vivrò con la famiglia? Con i figli? Come mi accoglieranno gli altri? 52

16 Di cosa mi occuperò poi? La donna per lungo tempo rimane sola con se stessa, non può raccontare a nessuno la propria condizione, continua a vivere in una situazione di stress che con il tempo si accumula. In Italia М. Veschi, medico di Parma, primo tra i medici ad aver prestato attenzione alla condizione psicologica delle donne dell Est Europa che hanno un lavoro di badanti, rileva che il 25% delle donne che si sono rivolte al Policlinico per diversi motivi, presentava i sintomi di una «nuova forma di depressione». Il medico spiega ciò con la solitudine, la sofferenza per la lontananza dai figli, la variazione dello status sociale (le donne ucraine erano in passato insegnanti, medici, ingegneri, direttrici di diversi enti). Col tempo esse perdono il contatto psicologico con la famiglia e si trasformano in donne-bancomat, se c è un contatto con la famiglia è a livello di spedizione di soldi. La vita è divisa tra due dimensioni.e questo avviene improvvisamente, la personalità si divide a metà ed è molto difficile trovare la propria seconda metà. E infine non sopportano tale tensione e cadono. Complicate storie femminili di maternità e rapporti con i figli nel nuovo contesto migratorio. Le difficoltà odierne appaiono per il fatto che i figli vivono con la sensazione di essere stati abbandonati, con la sensazione della perdita della persona centrale, importante della loro vita, con la sensazioni di essere stati traditi dalla persona più vicina. «Le donne allungano il proprio periodo di lavoro, sentono con forza la necessità di essere a lungo madri, nonne, anche se esse si trovano lontano» (А. Di Nuzzo «Morte, attenzione, amore», CISU, Roma, 2009).Spesso le donne tacciono le vere condizioni di vita e di lavoro. È molto importante raccontare, condividere con la famiglia e i figli le sensazioni di dolore e sofferenza per la temporanea separazione forzata da loro per il loro benessere. I figli, la famiglia, la società devono sapere che le donne non hanno abbandonato i propri figli ma sono andate a lavorare all estero proprio per loro, per il loro futuro. I mezzi di comunicazione a distanza che permettono di diminuire la sensazione di lontananza. La donna ha paura di perdere il contatto con i figli, con la famiglia e tenta in qualche modo di riempire la propria assenza fisica. Questi sono i famosi regali, i trasferimenti di denaro. Ma, oltre a ciò, compaiono altre forme per avvicinarsi ai figli, come i mezzi di comunicazione: il telefono, il cellulare, il programma Internet Skype, la corrispondenza (solitamente la madre all estero sa meglio dove è il proprio figlio, con chi fa amicizia, di cosa si occupa). Le lettere nelle quali la donna racconta, ricorda, condivide i propri sentimenti, le sensazioni, i piani, la avvicinano ai figli. Le conversazioni telefoniche, quando attraverso la voce si possono trasmettere le emozioni (di lunghe ore e diverse volte al giorno) giocano un importante ruolo nei rapporti con i figli a distanza, in particolare al compleanno, in altre feste, durante gli avvenimenti importanti come il primo appuntamento, il primo giorno di scuola, gli esami «... il marito non ha controllato nel modo dovuto le azioni della figlia. L ho fatto più io dall Italia. Io sapevo quando lei tornava da scuola, io sapevo, quando e con chi andava al cinema o in discoteca» (F. Vianello «La viaggiatrice sola», Franco Angeli, Milano, 2009). Il programma Internet skype è ancora uno dei più importanti mezzi di relazione. Una continua, frequente relazione con i figli diminuisce la sensazione della lontananza. L immigrazione legale fornisce la possibilità di essere a casa più spesso, la possibilità di fare 53

17 il ricongiungimento con i figli ed il marito. Spesso il ricongiungimento (molto spesso dopo il ricongiungimento la famiglia resta come prima incompleta) viene fatto allo scopo che i figli possano in qualsiasi momento raggiungere la mamma, in quanto non sempre i genitori sono preparati ad offrire ai figli le condizioni opportune per il soggiorno e lo studio continuativo in Italia, e gli stessi figli non sempre vogliono raggiungerei genitori per sempre, hanno paura, e non vogliono ripetere l esperienza migratoria dei propri genitori (il che accade molto spesso; la gioventù ucraina all estero è principalmente la gioventù lavorativa e non quella studentesca). «Io non voglio andare in Italia. Di cosa mi occuperò là? Sarò una cameriera o una donna delle pulizie? No, meglio che rimanga a casa, lavorerò come interprete, o persino segretaria. Anche se guadagnerò di meno ma potrò fare quel lavoro che mi piace. Dopo 5 anni di studi all università andrò a lavare i pavimenti? Io posso vivere la mia vita, svolgere il mio amato lavoro, lavare i pavimenti, ma qui a casa. Sì, io ho tale possibilità, e me l ha data mia mamma la quale, purtroppo non aveva tale possibilità» (Nadia, figlia di una migrante ucraina). Così dice e pensa la ragazza che ha vissuto e continua a vivere nella famiglia transnazionale. Altre opinioni hanno le ragazze che ancora studiano o hanno appena terminato gli studi. Negli ultimi tempi all indirizzo dell associazione ucraina delle donne sono arrivate lettere di domande, richieste d aiuto a trovare un qualsiasi lavoro. Certamente io non posso lasciare tali lettere senza attenzione, spiego le condizioni ed i rischi dell immigrazione illegale. «Dipingo»il futuro con colori reali. E sono molto contenta quando ascoltano i miei consigli. Ma sorge una domanda inquietante, che io giro ai funzionari statali: perché succede che una giovane con educazione universitaria cerca la possibilità di lavorare in un paese straniero, accettando qualsiasi condizione? Lo Stato, a mio parere, deve garantire le condizioni di una degna vita ai propri cittadini, e per prima cosa ai giovani, affinchè sfruttino con successo la propria preparazione professionale, il loro potenziale per lo sviluppo della scienza nazionale, dell istruzione, dell economia. Il ritorno a casa. Dove potrò ritornare? A casa nessuno mi aspetta. La mia famiglia si è frantumata come un bicchiere. Io non sono pronta a questo... Io ho un unica figlia, e tutta la mia speranza era riposta in lei. Ma tutto invano: a lei interessano solo i bonifici bancari da parte mia, di me, della mia vita, non ne vuole sapere niente. È un dolore insopportabile, una sofferenza indescrivibile... Così è ingiusto! Io li ho lasciati affinchè potessero vivere degnamente, ma di più ho investito nella figlia. Io sto male al pensiero che rimarrò qui per sempre. Nessuno mi aspetta... («Ucrainska gazeta», 2009, comunicazione di una donna ucraina che lavora in Italia). Molte donne vogliono tornare a casa ma hanno paura che non riusciranno a vivere con la famiglia, non potranno reintegrarsi nella società. Perciò in silenzio, soffrendo, continuano a lavorare e a mandare regolarmente soldi alla famiglia. Nella poesia di una poetessa ucraina migrante, Olga Tertova, viene dipinta in modo chiaro la posizione della donna che vive di altro e per altri, dimenticando se stessa, la propria insicurezza, il proprio profondo sentimento di colpa: Tu pensi che sei perduto! E questo circolo chiuso è la tua vita: In avanti: tu corri, hai il fiatone, 54

18 indietro: disgrazia con i figli della disgrazia! Tu accorri, e lui inaspettatamente Con irruenza si butta tra le tue gambe! E tu sei già sdraiata in mezzo all infelicità, e per i figli della disgrazia: un sacco di risate! Fa niente, mi alzo! Mi sono alzata e sono andata... Vuoi più velocemente una vera disgrazia? Sarai sempre così, come uno scoiattolo su una ruota? La vita è un volo: ma quando vivere? Scendi! Credi, questa è una maratona infernale, non ti posso lasciare da solo E «serve», «deve», «adesso», e «immediatamente» - Dimentica queste parole, ti dico! Tu pensi ch se tu sei felice Saranno felici tutti i tuoi? Tu puoi dare solo quello che puoi! E cosa abbiamo noi? La perdizione negli occhi, Un vicolo cieco nel cuore di una bestia ferita, Una stanchezza mortale: e una paura da morire: Non ci arriverò! E dove vuoi andare? Nella ruota: non va molto veloce! Guardati attorno: c è tutto il mondo! Quando eri nella ruota non lo vedevi, ne sei salita sopra e improvvisamente ti si è aperto! (O. Tertova «Conversazioni non telefoniche», Ed. PrutPrint, 2007) Per far sì che gli immigrati ritornino in patria, sono necessari speciali programmi statali, i quali potrebbero, per prima cosa, difendere il diritto e sostenere quelli che hanno deciso di ritornare, per sfruttare nel modo dovuto l esperienza ottenuta all estero. Il ritorno potrà essere non sempre fisico, può essere l investimento in una ditta privata familiare. Ma per questo occorre una base legislativa perfetta, la quale supporti tali progetti. È molto importante sviluppare una costruttiva politica migratoria, la quale garantisca i diritti e i doveri dei migranti, lo sviluppo delle cooperazioni, la possibilità di una reintegrazione di successo, valutando nel modo opportuno i migranti e accogliendoli come risorsa di arricchimento. Ciò che occorre per questo, su opinione dell Associazione delle donne ucraine lavoranti in italia e delle stesse donne ucraine (partecipanti ai gruppi focali di diversi corsi scolastici), è: Rifornirsi di una base di informazioni per la progettazione del «ritorno» (sia in Italia che in Ucraina) Orientamento per l apertura di una propria attività, promozione del business «femminile» in Ucraina 55

19 Diffusione e promozione di una politica e di progetti volti alla cooperazione, che siano indirizzati allo sviluppo di due stati: quello di emigrazione e quello di immigrazione Creazione delle condizioni per la costituzione di un fondo di microcredito in Ucraina da parte degli stessi migranti Diffusione della pratica di scambio di esperienze positive Attivare la collaborazione con le istituzioni locali (ucraine e italiane) per la realizzazione di progetti comuni Miglioramento della politica ucraina di supporto allo sviluppo della piccola e media impresa Per poter costruire piani per il futuro occorre essere sicuri di sé, felici di quello che si è fatto e di quello che si fa. Cosa occorre per poter migliorare le condizioni di vita e di lavoro dell immigrato, facilitare l integrazione in una nuova società, ristabilire e migliorare i rapporti con i figli e la famiglia che sono rimasti in Ucraina? Diffusione di programmi di collocamento al lavoro per le donne qualificate (medicosanitaria, cucitrice, contabile) Possibilità di lavoro stagionale (3-6 mesi), come è praticato dalle donne polacche Snellimento delle pratiche per il riconoscimento del titolo di studio ottenuto in Ucraina Diffusione delle informazioni sui diritti e i doveri degli immigrati Facilitare la possibilità di fare prestiti in banca per l acquisto di un abitazione Partecipazione a programmi didattici, quali: corsi di informatica (posta elettronica, Skype), di lingua italiana, di diritti, di microimpresa, di creazione di un associazione Snellimento delle pratiche per il ricongiungimento familiare Facilitare l apertura di visti per l Italia per i familiari degli immigrati Aperture di centri di svago, centri psicologici Apertura di un Centro di cultura ucraina Creazione di una fondazione di mutuo soccorso Miglioramento della politica migratoria in Italia e Ucraina (occorre studiare con grande attenzione le condizioni nelle quali vivono e lavorano le donne immigrate ucraine, i loro problemi e bisogni, affinchè si possa coinvolgere la politica migratoria nei problemi della migrazione femminile, perché la donna non sia solo una più vulnerabile categoria di migranti, ma il motore dell integrazione, mediatrice non solo per la propria famiglia ma anche per la società) Diffusione di informazioni veritiere sulle condizioni sociali e le condizioni di lavoro degli immigrati ucraini in Italia, prima di tutto riguardo alla migrazione femminile, per evitare diversi generi di discriminazione (stereotipo della donna ucraina è l esclusione sociale per i rapporti non stabili con la famiglia rimasta in Ucraina, e per l occupazione professionale) Diffondere informazioni in Ucraina non solo riguardo ai problemi, ma anche riguardo ai successi ed ai conseguimenti delle donne migranti Accentuare l attenzione sul ruolo della donna-madre, lavoratrice, persona con grande esperienza di vita, una ricca cultura, che conserva e trasmette le tradizioni culturali e familiari. 56

20 L Associazione delle donne ucraine lavoranti in Italia insieme a IОМ, ACLI, Consiglio comunale di Roma, Provincia di Roma, Ambasciata Ucraina in Italia, Chiesa ucraina greco-cattolica e in collaborazione con le organizzazioni ucraine come «Ucraina e il mondo», «Le donne e il business», i consigli regionali e comunali delle città di Khmelnitsky, il centro per l impiego regionale di Khmelnytskyi e il Dipartimento per la migrazione, continua a diffondere iniziative indirizzate al supporto ed alla valutazione di una informazione veritiera sulla difesa dei diritti del lavoratore, sulle reali condizioni di lavoro e di vita all estero, per le persone che pianificano di emigrare in Italia (attraverso i SIM [sistemi informazione di massa] italiani e ucraini, di pagine web nelle due lingue). Per risolvere i problemi della vita migrante, occorre studiare non solo le condizioni di lavoro e di vita degli immigrati ucraini in Italia, ma serve anche lavorare con le famiglie rimaste in Ucraina, con la società riguardo al fattore positivo della migrazione, cambiare il rapporto con la politica migratoria, porre in primo piano il ruolo della donna-madre, la quale sacrifica se stessa per la propria famiglia. Note Bibliografiche Dossier Caritas / Migrantes, Notiziario statistico sulla migrazione nel territorio della provincia della città di Roma, Guida dello studio «I canali migratori. Visti e flussi migratori illegali», Ministero degli Interni, Italia,, CLI, La solitudine delle famiglie. Ostacoli. Speranze. Roma, Fondazione Allori I figli d Italia Morrone A., «Dalle Ande agli Appennini»., Mediazione transculturale tra la la necessità attuale e la possibilità futura. Roma, OM Italia «La famiglia transnazionale: vademecum del pedagogo» Ministero degli Esteri, i Nuzzo A., «Morte, attenzione, amore», CISU, Roma, ianello F., «La viaggiatrice sola», Franco Angeli, Milano Articolo del giornale «Verso la luce» n Теrtova O.«Conversazioni non telefoniche», Ed. PrutPrint, Fondazione Andrei «I figli degli emigranti si raccontano», Lviv Articolo dal giornale «Repubblica Il dramma delle badanti dall Est Europa. Le madri che vivono lontane dai figli» Articolo del giornale «Avvenire» «Mamme e badanti: noi così lontane dai propri figli» Articolo del giornale «Quotidiano» «Le Badanti e la sindrome italiana»,

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