Capitolo 11: Stimolanti del Sistema Nervoso Centrale

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1 Capitolo 11: Stimolanti del Sistema Nervoso Centrale Slides 1-53 La stimolazione del S.N.C. si può esprimere con una gamma di manifestazioni comportamentali come: a) aumento della vigilanza b) irritabilità c) ansia d) convulsioni L intensità della stimolazione del S.N.C. sembra dipendere soprattutto dalla area cerebrale principalmente interessata e dal meccanismo molecolare responsabile dell aumento di eccitabilità. L ipereccitabilità deriva dall alterazione di un equilibrio tra stimoli eccitatori ed inibitori normalmente esistente nel S.N.C. Le basi molecolari e cellulari della stimolazione del S.N.C. risiedono in una regolazione dell integrazione di influenze eccitatorie ed inibitorie a livello di singolo neurone. Un agente può indurre stimolazione del S.N.C. con uno o più meccanismi associati 1) potenziamento della neurotrasmissione eccitatoria 2) diminuzione o antagonismo della trasmissione inibitoria 3) controllo presinaptico del rilascio del neurotrasmettitore 1

2 PSICOSTIMOLANTI (NO6B) SIMPATICOMIMETICI Amfetamina Catina Metamfetamina Metilfenidato MDMA (Ecstasy) e composti correlati Cocaina DERIVATI XANTINICI Caffeina Fenetillina VARI Derivati del cannabinolo Indoli allucinogeni LSD 2

3 PSICOSTIMOLANTI: simpaticomimetici CH 2 CH NH 2 OH CH CH NH 2 Amfetamina Catina (antiobesità) O O CH 2 CH NH MDMA (Ecstasi) metilendiossimetamfetamina COO CH HN Metilfedidato 3

4 Simpaticomimetici I composti di questo gruppo, spesso chiamati anche ammine stimolanti, derivano dalle catecolamine. Pur mostrando la tipica azione simpaticomimetica delle catecolammine, se ne differenziano per la durata d'azione più prolungata e per l'azione centrale più intensa. Queste due ultime proprietà sono dovute all'aumento della loro stabilità nei confronti degli enzimi e ad un incremento del carattere lipofilo collegato all'assenza di gruppi ossidrilici nella loro struttura chimica. L'amfetamina viene utilizzata come psicoanalettico, anoressante ed anche come analettico in caso di intossicazione da farmaci deprimenti. I piacevoli effetti a livello psichico (euforia, elevato senso di fiducia in se stessi e potenziamento delle capacità lavorative) possono portare ad abuso. La forma destrogira, dexamfetamina, ha un'attività stimolante centrale 3 o 4 volte più grande della forma levogira e un'azione simpaticomimetica più debole. La metamfetamina sembra avere un effetto stimolante centrale maggiore dell'amfetamina stessa. 4

5 L'amfetamina è un potente stimolante del SNC utilizzato per anni dagli sportivi come "energetico", in medicina viene utilizzata come psicoanalettico, anoressante ed anche come analettico in caso di intossicazione da farmaci deprimenti. I piacevoli effetti a livello psichico (euforia, elevato senso di fiducia in se stessi e potenziamento delle capacità lavorative) possono portare ad abuso. Possiede una potente azione antifatica, aumenta la concentrazione, non migliora la potenza aerobica e anaerobica, migliora la resistenza e la tolleranza allo sforzo. Nello sport si cominciò ad impiegarla perché produceva uno stato di iperattività, con aumento delle capacità ideative, miglioramento del tono dell'umore, riduzione della percezione della stanchezza, il soggetto diviene capace di un lavoro quantitativamente molto maggiore, anche se spesso questo lavoro qualitativamente è più scadente. Sebbene migliori la capacita di svolgere compiti la destrezza può peggiorare. Quando è necessario uno sforzo intenso e di breve durata, come nelle competizioni atletiche, l'amfetamina può migliorare la prestazione, nonostante il possibile peggioramento della destrezza e della capacità motoria. Comunque, l uso di amfetamina e derivati porta ad allucinazioni, stato di malessere e bulimia. 5

6 CH 2 CH NH 2 Amfetamina HO Metabolismo dell'amfetamina CH 2 CH NH 2 L'amfetamina è assorbita molto rapidamente ed ha un'emivita di circa 7 ore. Normalmente, il 20-30% della sostanza stupefacente è escreta come tale con le urine, mentre la maggior parte viene metabolizzata con processi di deaminazione, ossidazione e idrossilazione. In particolare l amfetamina può essere idrossilata sull'anello aromatico per dare p-idrossianfetamina o sulla catena alifatica per dare la norefedrina. La deaminazione ossidativa dell'amfetamina porta al fenilacetone che viene ulteriormente ossidato ad acido benzoico, il quale viene eliminato con le urine come tale o coniugato con la glicina ed eliminato come acido ippurico. CH OH CH NH 2 CH 2 C p-idrossiamfetamina Norefedrina Fenilacetone O C NH CH 2 O Acido ippurico COOH COOH 6

7 Derivati sintetici dell'amfetamina I derivati sintetici dell'amfetamina che si possono classificare ad azione allucinogena comprendono quelli che portano sul nucleo benzenico almeno un gruppo metossilico e quelli che mostrano sempre sul nucleo benzenico, in posizione 3, 4 rispetto alla catena laterale, un gruppo metilendiossolico. I principali derivati sono mostrati nella figura successiva La D.O.M. è un derivato amfetaminico che viene chiamata S.T.P. dalle iniziali serenità, tranquillità e pace. Questa molecola, che causa euforia ed è un potente allucinogeno, è stata rilevata dai chimici della Food and Drug Administration fra i costituenti di una miscela di varie sostanze, denominata appunto S.T.P. Attualmente la S.T.P. è sinonimo del termine D.O.M. Il D.O.B. è un allucinogeno particolarmente potente dotato di un effetto superiore del composto di riferimento D.M.A. I derivati metilendiossilici sono stati sintetizzati fin dal 1914 (M.D.M.A.) come anoressozzanti e solo in seguito è stata evidenziata la loro azione allucinogena. 7

8 H 3 CO CH 2 CH NH 2 para-metossiamfetamina o P.M.A. H 3 CO CH 2 CH NH 2 O 2,5-dimetossiamfetamina o D.M.A. H 3 CO Br CH 2 CH NH 2 O 2-amino-1-(2,5)dimetossi-4-metilfinilpropano o S.T.P. o D.O.M. 2,5-dimetossi-4-bromoamfetamina o D.O.B O O CH 2 CH NH 3,4-metilendiossimetanfetamina o M.D.M.A. o Ecstasi o Adam 8

9 REALAZIONI STRUTTURA ATTIVITA D R CH 2 CH NH 2 B A Posizione E C Attività di tipo amfetaminico Attività di tipo DOM A: Ammine terminali N-Metile>NH 2 >NHR>NR 2 NH 2 >NHR>NR 2 B: centro chirale S(+)> (±) > R(-) R(-) > (±) > S(+) C: Gruppo a-metilico L omogolazione < la potenza La sotituzione con H < la potenza L omogolazione < la potenza La sotituzione con H < la potenza D: Posizione b b-oh < potenza E: Sostituzione aromatica b =O Mantiene attività Preferito l aromatico non sotituito b-oh non studiata b =O non studiata Preferita la 2,5 dimetossi sostituzione. La sostituzione in 4 modula l attività 9

10 1. Narcolessia UTILIZZO CLINICO DELLE AMFETAMINE 2. Sindrome ipercinetica del bambino detta anche sindrome da deficit di attenzione/iperattività (ADHD). Il metilfenidato è il farmaco più usato a dosi minori rispetto a quelle che danno euforia e altri effetti collaterali. Alterazioni nella via della dopamina sembrano essere coinvolte nell ADHD. 3. Non sono più utilizzate come farmaci anoressizzanti perché aumentano l ipertensione polmonare (fenfluramina). UTILIZZO NON CLINICO DELLE AMFETAMINE 1. Aumento delle prestazioni fisiche e mentali 2. Diminuzione della coscienza della fatica 3. Esaltazione dell ideazione e della gratificazione con aumento dell autostima 4. Innalzamento del tono dell umore 10

11 Meccanismo d azione delle amfetamine Gli effetti dell amfetamina sono dovuti al release di catecolamine (dopamina e noradrenalina) dalle terminazioni nervose. L aumento del release delle catecolamine è conseguenza delle seguenti azioni dell amfetamina: 1) inibizione del trasportatore vescicolare (vesicular carrier) 2) inibizione delle monoamminossidasi (MAO) 3) inversione della direzione di trasporto del carrier di membrana 4) blocco del reuptake delle catecolamine 11

12 Meccanismo d azione delle amfetamine 1) Il blocco del carrier vescicolare impedisce che la DA venga immagazzinata nelle vescicole 2) La DA si accumula nel citoplasma del neurone anche perché le MAO sono bloccate 3) Nella membrana del neurone è presente un carrier che normalmente trasporta DA dallo spazio sinaptico al citoplasma (reuptake mechanism) da dove viene poi immagazzinata nelle vescicole 4) Quando la concentrazione di DA nel citoplasma è superiore a quella nello spazio sinaptico il carrier di membrana inverte la sua direzione di trasporto: la DA è trasportata dal citoplasma allo spazio sinaptico Gli effetti comportamentali dell amfetamina sono mediati dalla DA liberata dalla terminazione nervosa 12

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15 Metilen diossi metamfetamina: MDMA ( Ecstasy ) O O CH 2 CH NH Questa molecola fu scoperta in Germania nel 1912 dai ricercatori della MERCK e brevettata nel 1914 come anoressizzante. Nel 1985 l MDMA è diventata popolare come droga ricreativa e si è diffusa con vari nomi fra cui ECSTASY. 15

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19 MDMA: meccanismo d azione a) L MDMA blocca il carrier vescicolare che trasporta la serotonina entro le vescicole b) La serotonina si accumula nel citoplasma e si ha un inversione del trasporto della serotonina da parte del carrier di membrana c) Si ha pertanto un aumento del release di serotonina, un blocco del suo reuptake ed un blocco delle MAO Gli effetti gratificanti dell MDMA sono mediati dalla serotonina liberata dalle terminazioni nervose ed hanno la durata di qualche ora. Dopo l iniziale effetto stimolante dovuto alla liberazione di serotonina, l MDMA provoca l effetto opposto: il blocco della sintesi di serotonina che avviene per inibizione della triptofano idrossilasi (TRH). 19

20 La triptofano idrossilasi, l enzima deputato alla sintesi di serotonina, viene inibita attraverso diversi meccanismi: a) L accumulo di serotonina nel citoplasma esercita un meccanismo di feedback negativo b) L MDMA viene ossidato nei neuroni in un composto altamente reattivo, un chinoide, che si lega alla triptofano-idrossilasi in maniera irreversibile O MDMA: meccanismo d azione O CH 2 CH NH Chinoide c) Nei processi di ossidoriduzione dell MDMA si formerebbero radicali liberi che inattivano la triptofano-idrossilasi e sarebbero anche responsabili della neurotossicità attraverso modificazioni irreversibili delle proteine e dei lipidi della terminazione nervosa 20

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23 Xantine Tra le metilxantine presenti in molte piante (caffè, thè, cacao) solo la caffeina presenta una marcata attività psicoanalettica. Infatti la teofillina mostra scarso effetto stimolante centrale e la teobromina ne è del tutto priva O R 3 R 1 N N O N R 2 N Caffeina Teofillina Teobromina R 1 R 2 R 3 H H 23

24 CAFFEINA La caffeina è il composto psicoattivo più usato nel mondo. Fin dagli inizi degli anni 70 la caffeina era considerata un composto sicuro. Oggi invece si sa che la caffeina ha azioni farmacologiche ben definite e si parla di caffeinismo in caso di uso smodato sia acuto che cronico. Il caffè, che è la più importante risorsa di caffeina, viene estratto dal frutto della Coffea Arabica e anche della Coffea Canephora o Robusta La caffeina come stimolante corticale e bulbare, a forte dosi anche spinale, è la più attiva delle xantine, mentre la teobromina è l alcaloide meno potente del gruppo. La stimolazione bulbare, ottenuta con forti dosi di questi alcaloidi, causa un aumento della velocità e profondità degli atti respiratori, ma in misura meno significativa di quella prodotta dagli analettici. Le xantine stimolano anche il centro vasomotore bulbare con frequente aumento delle resistenze periferiche e della pressione arteriosa 24

25 A dosaggi normali (una tazza di caffè contiene circa mg di caffeina) viene stimolata soprattutto la corteccia cerebrale. Negli stati di affaticamento vengono eliminati i segni di stanchezza e viene incrementata l'attività psichica. A dosi più elevate (iniezione di quantitativi pari o superiori a 0.5 g) viene stimolato anche il centro respiratorio e quello vasomotorio. Gli effetti delle xantine possono essere ricondotti a due meccanismi principali: Inibizione della fosfodiesterasi Antagonismo del recettore adenosinico. Dalla teofillina si ottengono, per alchilazione, la caffeina e altri derivati tra cui la fenetillina, utilizzato come psicotonico. O H 3 C O N O N H N N O O CH 2 OH ( O) 2 SO 2 etofillina proxifillina diprofillina caffeina H 3 C O N O N N N 25

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28 Effetti farmacologici delle xantine Organi o tessuti Sistema nervoso centrale Corteccia Midollo Cuore Muscolatura liscia Vasi Bronchioli Muscolatura scheletrica Reni Tratto gastrointestinale Effetto Euforia, lieve stimolazione Aumento della frequenza respiratoria e vagale Aumento della frequenza e della gettata Vasodilatazione periferica Vasodilatazione centrale Dilatazione Stimolazione Diuresi Aumento secrezioni e metabolismo 28

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32 Cocaina N COO OOCC 6 H 5 Esistono otto possibili forme stereoisomere del metil-3-(benzilossi)-8-metilazabiciclo[3,2,1]ottan-2-carbossilato di cui uno, R-cocaina, è chiamata semplicemente cocaina. La cocaina è un estere tra l acido benzoico e la metilecgonina. Chimicamente, la cocaina è nota come 2R-carbometossi-3S-benzilossi-1Rtropano. H 32

33 La cocaina cloridrato è la forma farmaceutica usata come anestetico locale e abusata dai tossicomani per via nasale e/o endovena. Dalla ebollizione della cocaina cloridrato in ambiente alcalino (bicarbonato; baking-soda) si libera la cocaina base che può essere estratta con etere (free-base) o, più semplicemente, raccolta come una pasta al termine della evaporazione dell acqua. La cocaina base, conosciuta come crack (per il caratteristico rumore prodotto dalla sublimazione dei cristalli durante il fumo), può essere fumata raggiungendo tassi ematici più elevati e più rapidi rispetto all uso intranasale del cloridrato. 33

34 La cocaina da strada è sempre adulterata: mannitolo, lattosio, glucosio, inositolo, lidocaina, procaina, tetracaina, amfetamina, fenciclidina, eroina. L uso endovenoso di cocaina è spesso associato alla contemporanea somministrazione di eroina ( speed-ball ). La combinazione delle due sostanze ha un fortissimo potere tossicomanigeno e dà origine a fenomeni di dipendenza molto gravi. L associazione più frequente è: cocaina e bevande alcoliche. La ragione è duplice: da un lato, le due sostanze controbilanciano i rispettivi effetti eccitatori e depressivi, dall altro, in presenza di etanolo la cocaina è metabolizzata in cocaetilene, un composto ad azione simile a quella della cocaina, ma con una più lunga durata d azione. 34

35 A livello centrale la cocaina provoca alterazioni nella trasmissione sinaptica sia noradrenergica che dopaminergica. Azione psicostimolante: liberazione di dopamina dai terminali sinaptici provenienti dal VTA (area tegmentale ventrale) a livello del sistema limbico in particolare nel nucleus accumbens. Azione euforigena: la cocaina induce acutamente un repentino senso di euforia che, dipendente dalla dose, dalla via di somministrazione, dallo stato di tolleranza individuale, dura tra pochi secondi e vari minuti. L euforia è associata a senso di sicurezza, seguita da diminuzione dell umore con insorgenza di lieve stato ansioso. L alternanza degli stati euforici ed ansiosi porta alla modalità d uso detta binge caratterizzata da un uso ripetuto a brevi intervalli di tempo fino ad esaurimento della droga. 35

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37 Meccanismo d azione della cocaina L azione sinaptica della cocaina è conseguente al blocco della riassunzione di alcuni neurotrasmettitori a livello delle sinapsi del sistema nervoso. Quando a livello della terminazione nervosa (a) le molecole di neurotrasmettitore vengono liberate dalle vescicole, esse attraversano la fessura sinaptica e stimolano le cellule nervose successive. Di regola, una parte delle molecole di neurotrasmettitore che si trovano nella fessura sinaptica viene ri-pompata verso il neurone che le ha liberate (reuptake). In presenza di cocaina (b) la pompa di riassunzione viene bloccata e l azione stimolatrice delle molecole di neurotrasmettitore aumenta con l aumento della concentrazione nella fessura sinaptica. 37

38 ALLUCINOGENI NON CLASSICI CANNABINOIDI Della marijuana o pianta Cannabis esistono tre principali piante: Cannabis sativa, Cannabis indica e Cannabis ruderalis. Il cannabinoide che è stato identificato come responsabile primario degli effetti psicoattivi della cannabis è il D 9 -tetraidrocannabinolo (THC) Le droghe principali ottenute dalla canapa indiana sono: MARIJUANA (Infiorescenze, foglie seccate) THC 0,5-14% HASHISH (Resina di cannabis e fiori pressati) THC 2-20% OLIO DI HASHISH THC 15-50% 38

39 D 9 -TETRAHYDROCANNABINOL (THC) 39

40 Cannabinoidi naturali OH OH H 3 C H 3 C O D-9-THC H 3 C H 3 C O D-8-THC OH OH H 2 C H 3 C HO Cannabidiolo H 3 C H 3 C O Cannabinolo 40

41 Cannabinoidi I cannabinoidi hanno effetti diversi sul cervello tra cui è preminente l azione sui recettori cannabinoidi CB1 e CB2, scoperti nel 1990 e I ligandi endogeni per questi recettori si comportano come neurotrasmettitori. Quello degli endocannabinoidi costituisce un sistema di neurotrasmissione in grado di regolare l eccitabilità neuronale mediante interazioni con le trasmissioni GABA-ergica, serotonergica, glutamatergica e dopaminergica. Esercitano un ruolo regolatorio su diversi sistemi come il centro del vomito, modulano l'appetito (è stato recentemente evidenziato da un significativo aumento dei livelli di endocannabinoidi in modelli animali di obesità) Sembrano possedere attività analgesica (interazioni sinergiche con il sistema degli oppiodi endogeni) Inducono rilassatezza, piacevole senso di euforia, lieve compromissione cognitiva No marcata dipendenza fisica e sindrome da sospensione 41

42 ENDOCANNABINOIDI O C NH CH 2 CH 2 OH ANANDAMIDE N-Arachidonoiletanolamide (1992) 2AG (1995) 42

43 I recettori CB1 e CB2 sono accoppiati ad una proteina G e sono a sette domini transmembrana. I recettori CB1 mediano gli effetti psicoattivi del THC e sono localizzati soprattutto nel cervello, mentre i recettori CB2 sono coinvolti nell attività immunomodulatoria e sono localizzati in periferia. Distribuzione del recettore CB1 cannabinoide hippocampus cortex cerebellum caudatus putamen mesencephalon substantia nigra globus pallidus BASAL GANGLIA 43

44 Cannabis. Applicazioni terapeutiche Antiemetico: chemioterapia antineoplastica Prevalgono gli studi su una somministrazione per via orale: THC (5-15 mg/m2), Dronabinol (THC), nabilone Efficace per il trattamento del vomito lieve-moderato. Non esistono studi comparativi con gli antagonisti 5-HT-3 Nelle sindromi anoressiche e nella cachessia: stimolante dell appetito Dolore Disordini movimento, glaucoma e asma Altre applicazioni in fase di studio 44

45 ALLUCINOGENI CLASSICI Gli allucinogeni classici si legano al recettore 5-HT 2 della serotonina. Ci sono due classiche categorie di allucinogeni arilalchilaminici: Indoalchilammine (IAA) Fenilalchilammine (PAA) Le indoalchiammine sono ulteriormente suddivise in: Triptamine-N-sostituite α-alchiltriptamine ergoline β-carboline 45

46 Indoalchilammine Uno degli allucinogeni più conosciuto è la N,N-dimetiltriptamina (DMT) che è considerata il prototipo di questa classe. La DMT è un composto di origine naturale che può essere facilmente preparata per sintesi in laboratorio. Non è attiva per somministrazione orale in quanto viene degradata nelle condizioni acide dello stomaco, viene generalmente somministrata per inalazione o attraverso fumo. N N H DMT La N-monometiltriptamina e l ammina primaria della triptamina sono inattive come agenti psicoattivi in quanto non sono sufficientemente lipofili per attraversare la barriera ematoencefalica. 46

47 a-alchiltriptamine Come detto precedentemente la triptamina non è un agente psicoattivo; l introduzione di un gruppo a-metilico (a-metiltriptamina) aumenta la lipofilia e la protegge sufficientemente dal metabolismo rendendola due volte più potente del DMT H N H N H a-metiltriptamina L inserimento del metile produce un carbonio asimmetrico, l isomero S (+) è più potente del corrispondente enantiomero R (-) 47

48 Ergoline e dietilammide dell acido lisergico L'acido lisergico è la componente base di numerosi alcaloidi quali l'ergonovina. Si trova nel micelio di un fungo ascomicete noto come Claviceps purpurea (o "Segale Cornuta"), la cui forma di conservazione, lo sclerozio, ricorda una "clavetta". La dietilammide dell acido (+) lisergico (LSD) è forse il più conosciuto ed uno dei più potenti degli allucinogeni classici. LSD non è presente in natura mentre molte ergoline correlate lo sono. N O N H LSD N H 48

49 Fu prodotto per la prima volta da Albert Hofmann (Sandoz,compagnia farmaceutica svizzera) LSD Effetti dell LSD sul Sistema Nervoso: Alterazioni percettive Allucinazioni Distorsione del tempo e dello spazio I soggetti sono calmi, passivi Incapacità di esprimere pensieri concreti L LSD ha una struttura simile a quella della serotonina ed interagisce con i recettori serotoninergici 49

50 Meccanismo di azione Agisce sui recettori serotoninergici 5HT 2A, a causa della sua somiglianza strutturale con la serotonina Sono presenti principalmente nella corteccia cerebrale ed in altre zone cerebrali come : bulbo e tubercolo olfattorio, nucleus accumbens, nucleus tractus solitarius La corteccia cerebrale, fortemente implicata nella modulazione degli stati umorali, cognitivi e percettivi, insieme al locus coeruleus, deputato alla percezione e al riconoscimento degli stimoli esterni, sono le principali regioni in cui agiscono gli allucinogeni attraverso la stimolazione dei recettori 5HT 2A O CH N 3 N H HO LSD H N H N H N H Serotonina 50

51 b-carboline Le beta carboline rappresentano una classe di agenti riferita agli alcaloidi dell armala. Gli alcaloidi armalinici furono inizialmente ritrovati nei semi della ruta siriaca (Peganum harmala), dove l'armalina è tipicamente l'alcaloide più abbondante, con concentrazioni variabili di armina e solo quantità in tracce di THH (Holmstedt, 1982). Le preparazioni di origine vegetale sono generalmente miscele contenenti la DMT o la 5-OMe- DMT. Alcune b-carboline possiedono attività anti MAO. L attività MAO-inibitoria può potenziare l effetto degli allucinogeni a struttura dopaminergica. Le tre b-carboline più conosciute sono l armina, la armalina e la tetraidroarmina. H 3 CO Armina N H N H 3 CO H 3 CO NH N CH H 3 Tetraidroarmina (THH) N H Armalina N 51

52 Fenilalchilammine Le feniletilammine e le fenilisoproilammine rappresentano il gruppo più numeroso degli allucinogeni classici. Le fenietilammine sono a-desmetil derivati delle fenilisopropilammine. La presenza del gruppo metilico in a aumenta la lipofilia del composto e riduce la sua sensibilità metabolica alle MAO. Come conseguenza le feniletilammine producono effetti quantitativamente simili alle fenilisopropilammine pur essendo meno attive. Il composto più conosciuto tra le feniletilammine è la mescalina. La mescalina (3,4,5-trimetossi-ß-fenetilammina) è un alcaloide contenuto principalmente nel peyote (Lophophora Williamsii), pianta succulenta appartenente alla famiglia delle cactacee, originaria del deserto del Messico e usata per scopi stupefacenti in riti sciamanici dai nativi americani. La mescalina, il principale agente allucinogeno della pianta, viene isolata nel 1897 dal chimico tedesco Arthur Heffter e sintetizzata nel 1919 da Ernst Spath. H 3 CO NH 2 H 3 CO O mescalina 52

53 Le modificazioni strutturali della mescalina e delle sostanze ad essa correlate ottenute introducendo un gruppo metilico in a ed eliminando i gruppi metossilici o cambiandone posizione danno luogo ad una serie di composti conosciuti come fenilisopropilammine. Alcuni esempi sono i seguenti: O OMA NH 2 H 3 CO NH 2 MMA NH 2 H 3 CO PMA 53

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