Info Rai TV N 219 del 25 Aprile 2013

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1 Gruppo Aziendale UILCOM-UIL Rai Rai Way Milano Info Rai TV N 219 del 25 Aprile RAI: APPROVATO IL BILANCIO Guardare i programmi Rai su smartphone e tablet, è disponibile la nuova app 3. Rai, l'austerity di Gubitosi per conquistare la politica 4. Youtube festeggia 8 anni, comprato da Google ha cambiato il rapporto con la tv 5. DTT, dividendo interno. Da UE dubbi su schema regolamento Agcom: frequenze assegnabili a nuovi player di dubbia qualità 6. Radio digitale: l'europa (e l'italia) ci riprovano. Senza convinzione e senza interesse alcuno da parte dell'utenza 7. RaiWorld alla conquista del mondo 8. Internet: 408 mln di utenti in Europa. In Italia 28,7 mln (+17%) 9. Il futuro della Tv? Converge nella Rete 10. Il discount è la scelta obbligata di 6 italiani su L'inevitabile circolo vizioso tra consumi e lavoro 12. Prestiti e mutui: nel 2013 scende l importo erogato 13. Mercato immobiliare, quali professioni garantiscono l accesso al mutuo? 14. Cassazione: responsabilità del datore di lavoro per l'infortunio del lavoratore che non utilizza i dispositivi di protezione 15. Rai contro Mediaset tra dirette, differite e Utenti di Neanderthal 16. La benzina scende sotto 1,8 euro RAI: APPROVATO IL BILANCIO appr ovato_il_bilancio_2012.html Il Consiglio di Amministrazione RAI riunito oggi in Viale Mazzini e presieduto da Anna Maria Tarantola ha approvato il bilancio 2012 del Gruppo. La Rai si conferma, anche nel 2012, leader indiscusso nel mercato televisivo generalista e specializzato con il 39,8% di share complessivo nelle 24 ore e con il 41,3% nella fascia di prima serata. I risultati consolidati del Gruppo nel 2012, pur in presenza dei positivi effetti indotti da azioni intraprese sul fronte della riduzione delle principali voci di costo aziendali, hanno inevitabilmente risentito del contesto economico in netto deterioramento rispetto all anno precedente. I ricavi del Gruppo ammontano a 2.786,5 milioni di Euro, riflettendo una riduzione di 211,8 milioni di Euro, interamente attribuibile a una caduta dei ricavi pubblicitari. Sul versante dei costi operativi, i costi esterni ammontano a 1.284,8 milioni di Euro, in aumento di 34 milioni di euro rispetto al 2011; neutralizzando l onere dei grandi eventi sportivi che caratterizzano gli anni pari, i costi sono stati in realtà ridotti per 109 milioni di euro, principalmente per effetto di azioni volte al contenimento dei costi. Il costo del lavoro è pari a 1.015,3 milioni, sostanzialmente in linea rispetto all anno precedente. 1

2 Sul risultato incidono infine oneri straordinari per 50,9 milioni di Euro principalmente connessi agli accantonamenti per incentivazioni all esodo mirate alla riduzione dei costi di struttura attraverso pensionamenti anticipati di dipendenti, appartenenti a tutte le categorie professionali. In relazione ai predetti fenomeni il Gruppo Rai registra dunque nel 2012 una perdita di 244,6 milioni di Euro rispetto ai 4 milioni di attivo del La posizione finanziaria netta del Gruppo Rai al 31 dicembre 2012 risulta negativa per 366,2 milioni di Euro, con un peggioramento di 93,8 milioni di Euro. Il patrimonio netto consolidato al 31 dicembre 2012 ammonta 290,9 milioni di Euro. Il Bilancio 2012 è stato approvato con sei voti a favore e 2 astenuti, i consiglieri Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi. Guardare i programmi Rai su smartphone e tablet, è disponibile la nuova app Dopo il lancio delle prime applicazioni che consentono di vedere la televisione sullo schermo dei propri cellulari, anche la Rai si adatta ai nuovi metodi di fruizione dei programmi preferiti. La nuova frontiera della tv è infatti l on demand, la tecnologia interattiva che permette di guardare una trasmissione in qualsiasi momento, senza rispettare necessariamente il vincolo imposto dall orario della messa in onda, e in qualsiasi luogo. È questo il principio sfruttato da Rai.tv, la nuova applicazione per smartphone e tablet (sia per ios che per Android) che non solo consente di accedere in diretta a ben 14 canali della tv pubblica, ma anche di rivedere un programma andato in onda nella settimana precedente su uno dei suoi canali principali (Rai1, Rai2, Rai3 e Rai5). Le possibilità di cui disporre scaricando l App, però, non finiscono qui. Infatti, sfiorando lo schermo del proprio dispositivo è anche possibile visualizzare gli spezzoni della durata di 30 secondi che riportano i temi più cliccati del web e le videonotizie delle testate giornalistiche Rai. L applicazione è molto semplice da utilizzare e consente di segnalare i programmi preferiti per ricevere una notifica nel momento della messa in onda successiva. Una volta visualizzati, i video possono anche essere salvati nella sezione personalizzabile per poter essere riguardati anche senza collegamento alla rete internet. Rai, l'austerity di Gubitosi per conquistare la politica Taglia in Viale Mazzini per avere la fiducia del governo. E puntare a un posto nelle altre partecipate. di Renato Stanco A partire dalla fine di aprile, dunque con il nuovo appena governo insediato e il parlamento a pieno regime, inizia il valzer delle poltrone. Un risiko strategico per delineare i vertici delle aziende partecipate da Palazzo Chigi, cui in molti guardano con attenzione. In palio, infatti ci sono poltrone pesanti, come quelle della Cassa depositi e prestiti e quella delle Ferrovie dello Stato. POSTI DA ASSEGNARE NEL Non solo. Nel mazzo ci sono anche posti nei consigli di amministrazione, a partire da Finmeccanica che deve indicare il nuovo presidente, molto ambiti dai manager pubblici. E se non dovesse andar bene ora, l importante è preparasi ad affrontare al meglio il futuro. 2

3 Escluse Cassa depositi e prestiti e Fs, le caselle più ghiotte devono essere assegnate tra aprile e maggio 2014, quando sono in scadenza i consigli di amministrazione di Eni, Enel, Terna, Poste e Finmeccanica, mentre per la holding della Difesa la partita delle nomine è già in corso. RECIDERE I RAPPORTI COL PASSATO. Ma siccome la politica non dà mai garanzie, nei palazzi romani della politica c è chi giura che il futuro governo potrebbe anticipare quelle scadenze, in modo da recidere in modo netto i rapporti con il passato. Due esempi su tutti. Si parla di probabile sostituzione anticipata, essendo al nono anno di mandato, per Fulvio Conti all Enel e per Flavio Cattaneo a Terna, arrivato nel 2005 dopo due anni alla Rai voluto da Silvio Berlusconi. Alle Poste Massimo Sarmi è in carica dal maggio 2002, quando andò a sostituire Corrado Passera. Gubitosi cerca un nuovo posto dopo la direzione generale della Rai Vista la ricca partita, anche il direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, sta seguendo il valzer delle poltrone, avendo iniziato la manovra di sganciamento dalla tivù pubblica. A sostenere la tesi, sino a ieri un semplice gossip che si è però andato ingrossando parallelamente al corso della politica fino a diventare oggetto di discussione, le continue visite del dirigente a Palazzo Chigi e a Montecitorio, dove ha parlato con i principali leader di partito. Sintomo di una frenetica attività di contatti e rapporti. Ma la prova principale è arrivata dal fronte interno. Stando a quel che si dice a Viale Mazzini, Gubitosi tiene in modo particolare alla realizzazione del piano dei prepensionamenti, un po meno a piano al piano industriale della Rai. SPESA DI 50 MLN PER LE USCITE. Il direttore generale vuole far uscire dall azienda, con un piano che prevede un esborso economico pari a 50 milioni di euro, circa 600 dipendenti di prima fascia. Sino a oggi, però, l unico nome pesante che ha accettato 'l invito' è stato il vicedirettore generale Gianfranco Comanducci. Per quanto riguarda le altre figure apicali, sono circa una trentina quelle considerate particolarmente onerose per l azienda, al momento la soluzione sarebbe ancora lontana. LA SUA MANOVRA DI RISANAMENTO. Sulla base di questi dati i vertici di Viale Mazzini vanno sostenendo che il rapporto fra costi e benefici, legati al piano dei prepensionamenti, non sarebbe affatto a favore dell azienda. Dunque si tratterebbe solo di una mossa politica. Nel momento in cui la politica dovrà scegliere i manager da piazzare sulle poltrone migliori, Gubitosi ha intenzione di mettere sul piatto della bilancia il piano dei prepensionamenti, 'vendendolo' come una manovra di risanamento e di riduzione dei costi. Perché risanamento e tagli sono il mantra del prossimo governo. STOP ALLE RIDUZIONI POLITICHE. Ecco perché, dicono a Viale Mazzini, il piano industriale, per ora, è solo un piano, e non un atto operativo. Il documento economico messo a punto dall attuale vertice della Rai prevede il taglio di varie direzioni, dunque una drastica riduzione delle poltrone attorno alle quali c'è la politica. L aver stoppato questo capitolo del piano, sarebbe il segnale inviato da Gubitosi al Palazzo, che non ha certo la Rai fra priorità assolute. Però resta uno degli snodi cruciali per determinare gli equilibri. Chi pesa maggiormente in Viale Mazzini, controlla l informazione. Ed essendo entrati in una sorta di campagna elettorale senza limiti temporali, avere i telegiornali dalla propria parte non è certo un male. Lunedì, 22 Aprile

4 Youtube festeggia 8 anni, comprato da Google ha cambiato il rapporto con la tv Inserito da: Simone Rossi (Satred) Fonte: Ansa Esattamente otto anni fa, alle 8 di sera del 23 aprile del 2005, veniva caricato il primo video sul neonato sito web Youtube. Si trattava di una clip di 20 secondi appena, dal titolo 'Me at the Zoo', in cui si vede il co-fondatore di questo nuovo strumento che avrebbe stravolto la rete, il giovane Jawed Karim, davanti ad alcuni elefanti nello zoo di San Diego. Quel video è stato visto da 10 milioni di persone. Ma da quel giorno è cambiata radicalmente in tutto il mondo il rapporto di ognuno con la tv e il computer. Youtube, accattivante sin dal nome, era stato creato un mese prima, a febbraio, da tre giovani amici, ex impiegati di PayPal, Chad Hurley, Steve Chen e appunto Jawed Karim, tutti e tre di San Bruno, in California. Da quel momento è stato un boom che non ha mai conosciuto un momento di crisi: il sito è stato lanciato ufficialmente nel novembre 2005 e già nel luglio 2006 la compagnia annunciò che erano stati scaricati 65 mila nuovi video al giorno e che tutto il sito era stato cliccato da circa 100 milioni di utenti, sempre nell'arco di 24 ore. Nel novembre del 2006, la Youtube, L.L.C. venne comprata da Google per 1.26 miliardi di euro. E ora il marchio Youtube opera come affiliato a quello di Google con numeri da capogiro: in questi otto anni sono stati caricati milioni di video, visti da oltre un trilione di utenti. E si calcola che nel 2007 abbia assorbito per numero di contatti l'intera gamma di 'navigantì di tutta la rete, esistente nel Del resto, vedere un video su Youtube è diventato un'azione comune per quasi tutti nella vita di ogni giorno. Si calcola che in un solo mese da questo sito di video-sharing passano più contenuti visuali di quanti l'industria cinematografica, con i suoi studios miliardari, ne abbia prodotti negli ultimi 60 anni della sua storia. Dal famosissimo video del neonato che morde il dito al fratello (Charlie bit my finger con oltre 500 milioni di clic) a quello dedicato a Kony2012 (97 milioni di contatti), passando dalla clip di Gangnam Style (che detiene il record con 1,5 miliardi di visioni), Youtube ha informato, divertito, emozionato tutta quella parte del mondo industrializzato che ha a disposizione un computer o un tablet. DTT, dividendo interno. Da UE dubbi su schema regolamento Agcom: frequenze assegnabili a nuovi player di dubbia qualità schema-regolamento-agcom-frequenze-assegnabili-a-nuovi- La Commissione europea ha espresso "preoccupazioni" su varie questioni relative alle regole sull'asta per l'attribuzione delle frequenze televisive del digitale terrestre, e in particolare "sulla qualita' dei lotti messi all'asta," secondo quanto riferito da Antoine Colombani, portavoce del commissario Ue alla concorrenza Joaquin Almunia. La Commissione informa inoltre di non aver ancora ricevuto il documento approvato ieri dall'autorita' per le telecomunicazioni. "Una volta che avremo ricevuto le regole, le analizzeremo con attenzione per verificare se possono rimediare alla violazione delle norme Ue per la quale e' in corso una procedura di infrazione," ha aggiunto Colombani in una nota. Infine Bruxelles sottolinea che le regole per l'asta "devono offrire una vera opportunita' per nuovi e piccoli operatori per accedere realmente o espandere le loro attivita' sulla piattaforma del digitale terrestre in Italia." (AGI) 4

5 Radio digitale: l'europa (e l'italia) ci riprovano. Senza convinzione e senza interesse alcuno da parte dell'utenza Le vicende della radio digitale in Europa sembrano rispecchiare le regole di una legge di mercato rovesciata: mentre gli ascoltatori-utenti non si sognano nemmeno di abbandonare la cara vecchia FM (afflitti come sono da problemi finanziari sempre più gravi), tutta una serie di soggetti istituzionali ed economici continuano a spingere verso il cambiamento, evocando mirabolanti vantaggi nell'adozione delle nuove tecnologie. Vantaggi che, allo stato attuale, sembrano ancora più evanescenti di quelli a suo tempo prospettati per il passaggio alla televisione digitale terrestre. I prossimi 15 e 16 aprile in Trentino, a Riva del Garda, si terrà un corposo seminario, dal titolo The digital radio experience: Case studies on going digital, che si pone l'obiettivo di fare il punto sulla diffusione degli standard DAB/DAB+ e DMB in Europa e in Italia, stabilire le prossime tappe dello sviluppo della radiofonia digitale e del mercato dei ricevitori, con un occhio privilegiato sul segmento degli allestimenti after-market per le automobili. Il seminario è promosso dal WorldDMB Forum, organizzazione internazionale volta alla promozione degli standard della digital radio, da Trentino Network, società ICT della Provincia di Trento, e dal Club DAB Italia, consorzio che riunisce diverse emittenti radiofoniche nazionali ed è operatore di rete autorizzato dal Ministero dello sviluppo economico-comunicazioni. Com'è noto, infatti, proprio il Trentino è stato scelto come area pilota per il lancio delle prime trasmissioni commerciali DAB in Italia. L'avvio dei programmi sarà presentato in una conferenza stampa a Trento, lo stesso giorno dell'avvio del seminario, organizzata da ARD (Associazione Radio Digitale, che riunisce RAI, Aeranti-Corallo e RNA-Radio Nazionali Associate) con la partecipazione della Provincia Autonoma di Trento e dell'autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom). A fare da cornice una recente (febbraio 2013) raccomandazione dell'ebu che ritiene il mercato europeo ormai maturo per adottare senza indugi i nuovi standard digitali, compreso il DRM (ovvero la radio digitale in banda AM) e il radiodns (ovvero il broadcast integrato con servizi internet), fissando scadenze temporali precise per lo switch-off dell'analogico, condizione quest'ultima ritenuta essenziale per far decollare il mercato. Un'imponente schieramento, insomma, di soggetti economici e istituzionali, tutto a favore di quel balzo definitivo verso la radio digitale di cui si favoleggia da anni ma che finora si è rivelato un miraggio irraggiungibile. In realtà l'ultimo rapporto del World DMB Forum disegna uno scenario con (poche) luci e (tante) ombre sull'evoluzione del settore: in alcuni paesi europei, quelli dove storicamente si è investito di più, anche da parte pubblica (Regno Unito, Norvegia, Svizzera) si comincia a parlare di switch-over, ovvero di graduale spegnimento dell'fm in favore del DAB e simili, ma quasi mai viene definita una data precisa, mentre si fissano condizioni legate alla copertura e alla diffusione dei ricevitori. In altre nazioni importanti peraltro (Germania e Francia, ad esempio, ma anche Italia) l'evoluzione procede piuttosto faticosamente. La via attraverso la quale si pensa ora di dare una scossa al mercato è quella del settore automobilistico: l'ascolto radiofonico in mobilità è infatti molto diffuso tra gli ascoltatori europei, e l'impatto che potrebbe avere l'introduzione dei ricevitori digitali negli allestimenti di base viene valutato come decisivo dagli operatori. Anche i costruttori sembrano crederci, e un numero sempre maggiore di nuovi modelli fa il suo ingresso nel mercato già equipaggiato di ricevitore digitale. Si parla anche di dispositivi ibridi di infotainment digitale che siano in grado di gestire ricezione radio, informazioni sul traffico, navigazione satellitare, web, ecc. combinando tecnologie broadcast (come il DAB) e broadband (come l'internet mobile su rete cellulare). Fondamentale sarà anche la disponibilità di circuiti integrati di decodifica universali a basso costo: su questo tipo di produzione punta molto l'industria europea dell'elettronica, che spera così di risollevarsi mettendo un argine all'ondata di chip proveniente dall'estremo oriente. Al di là del comprensibile interesse dei governi e dell'economia a favorire un settore in netta crisi come quello dell'elettronica europea, 5

6 ancora però non si vede all'orizzonte la killer application che sia in grado di convincere i consumatori a creare una vera domanda di radio digitale, presupposto che dovrebbe essere alla base dell'espansione di un mercato che finora appare tenuto in piedi soprattutto da stampelle pubbliche. Il presunto (e spesso contestato) miglioramento qualitativo e i servizi multimediali e informativi proposti da evoluzioni dello standard come il DMB non appaiono certo decisivi, soprattutto in un mondo sempre più webdipendente. Su questo le tecnologie della digital radio, innovative al momento della loro introduzione (per il DAB parliamo di fine anni 80...) scontano l'eterno status di promesse non realizzate. L'ingresso in forze dei costruttori automobilistici è sicuramente importante per l'apporto che darà alla diffusione della tecnologia presso gli utenti (e alla produzione di chip di decodifica), tuttavia il nocciolo della questione rimarrà quello di individuare il vero valore aggiunto della radiofonia digitale rispetto alla vecchia FM: vecchia sì, ma funzionale e assai profondamente radicata nelle abitudini degli utenti di tutta Europa. (E.D. per NL) RaiWorld alla conquista del mondo Un reportage dal recente Mip di Cannes da parte del nostro illustre collaboratore Dom Serafini. Dom Serafini 17 Aprile 2013 Una cosa bisogna dire a proposito dell'instabilitá politica italiana: fa bene alla Rai e la forza a rinnovarsi tramite cambiamenti gestionali, a differenza di altre societá con managent paralizzato e poco propenso alle innovazioni. La prova di questa affermazione é stato il lancio del nuovo canale RaiWorld Premium per l'estero, in occasione del 50mo anniversario del Mip-Tv, l'annuale fiera per la Televisione internazionale che si svolge a Cannes, Francia in aprile. RaiWorld Premium é un canale tematico a pagamento che raccoglie tutte le migliori fiction della Rai. Mentre la Costa Azzurra si é vestita a festa per le celebrazioni del Mip, RaiWorld ha sfidato le grandi societá internazionali con un ricevimento presso il ristorante Plage Royale su La Croisette, in concorrenza con altri sei eventi svoltisi nello stesso tempo. Mentre ad altri eventi la presenza degli ospiti é stata scarsa, il cocktail RaiWorld ha fatto il pieno, specialmente con ospiti internazionali, in particolare canadesi, americani, latino americani e dal Medio Oriente. Basta dire che gli 80 ospiti previsti, alla fine sono diventati 200, e non solo i soliti italiani, come spesso accade in questi casi. Inoltre, niente discorsi del tipo 'saró breve', ma solo un veloce benvenuto da parte del presidente di RaiWorld, Claudio Cappon, affiancato dal nuovo amministratore delegato Piero Corsini e da Karim Abdallah, capo della piattaforma satellitare Art, che distribuisce in vari territori tutti i canali internazionali di RaiWorld. Il cocktail era sponsorizzato appunto da Art, parte del gruppo medio-orientale Al Baraka che, in precedenza, aveva inviato un comunicato stampa annunciando che il nuovo canale RaiWorld Premium sarebbe stato subito trasmesso negli Usa da Echostar/Dish, una delle due Tv satellitari che operano in America, mentre sono in fase di contrattazione la diffusione in Canada, Australia e in America Latina. Il nuovo canale si va ad aggiungere agli altri che attualmente RaiWorld distribuisce fuori dall'europa, come Rai Italia e Rai News 24. In Europa, RaiWorld distribuisce Rai1, Rai2, Rai3, Rai News 24, Rai Storia e Rai Scuola. Sarebbe ideale se in futuro RaiWorld prendesse anche in mano Rai Trade, il reparto vendita internazionale dei programmi Rai, nello stile di Bbc World inglese, in modo che tutta l'area internazionale Rai sia sotto un unico ombrello. Questo permetterebbe migliori sinergie e metterebbe la Rai in grado di competere con le grandi societá internazionali del campo dell'intrattenimento, invece che essere frammentata in piccoli reparti poco attraenti. 6

7 Attualmente i canali RaiWorld arrivano ad oltre 100 milioni di case in tutto il mondo e vantano milioni di abbonati tra Tv cavo, Tv satellitare e banda larga. A testimoniare il successo di RaiWorld al Mip-Tv sono state le molte interviste rilasciate dai dirigenti alle varie testate internazionali come 'VideoAge', 'Mip News', 'Screen International' e 'Cinema&Video International'. Internet: 408 mln di utenti in Europa. In Italia 28,7 mln (+17%) di quezal (Matteo Bayre) Come cambia l universo della Rete delle Reti? Quali sono le nuove tendenze e i nuovi consumi del Web? Secondo il report di comscore intitolato 2013 Europe digital future in focus, che ha preso in considerazione aspetti come l uso di Internet da computer e in mobilità, la fruizione dei video online, l ultilizzo del mobile, dei servizi di e-commerce e di ricerca, e l uso dei social network, gli USA non sono più il centro del mondo online. Gli internauti americani rappresentano, a livello mondiale, sono solo il 13% degli utenti Internet contro il 42% dell Asia del Pacifico e il 27% dell Europa, che vanta a dicembre 2012 ben 408,3 milioni di internauti (via pc desktop e portatile) con un incremento del 7% rispetto al 2011, suddivisi quasi in egual misura tra uomini e donne (51 e 49 %). La Russia vanta il numero maggiore (oltre 61 milioni e +15%) seguita da Germania, Francia e Regno Unito con tassi di crescita molto bassi, mentre l Italia (più di 28,7 milioni di utenti connessi a Internet) ha il maggiore incremento (17%). Mentre la Turchia ha il più giovane pubblico di Internet europeo con quasi il 70% sotto i 35 anni. «I consumatori europei sono digitalmente più impegnati che mai e il loro utilizzo di dispositivi mobili e device connessi sta ridefinendo il panorama dei media» ha dichiarato Paul Goode, consigliere capo del settore Relazioni di comscore in Europa. «Gli inserzionisti, le agenzie e i proprietari dei media devono comprendere la crescita del numero degli utenti multi-piattaforma e il mutamento di un ecosistema più complesso che si è sviluppato negli ultimi anni». Dallo studio emerge anche che gli utenti mobili nella zona Eu5 (Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito) sono 241 milioni e l Italia (48 milioni) si posiziona al terzo posto dopo Germania e Inghilterra: il 50% degli italiani che utilizza un dispositivo mobile ha più di 45 anni. In questi cinque paesi gli smartphone sono utilizzati mediamente dal 57% degli utenti mobili (dati riferiti agli ultimi tre mesi del 2012), dato che in Italia si attesta al 53 %, i marchi più apprezzati sono Samsung e Apple, rispettivamente 32 e 21 %, mentre tra i sistemi operativi è Google il vincitore, con il 50% del mercato. L utenza mobile della Spagna ha mostrato la più alta adozione di smartphone con il 66%. Da rilevare anche che, sempre in Eu5, oltre 23 milioni di persone possiedono sia uno smartphone sia un tablet (+94% sul 2011). I social network sono in grado di catturare i navigatori europei più di ogni altro tipo di servizio web (vi trascorrono in media 6,7 ore al mese) mentre per gli utenti di smartphone questa attività è al terzo posto, preceduta dal controllo della posta e delle previsioni meteo. Analizzando la tipologia di dispositivo utilizzato, è ancora il computer a farla da padrone nella navigazione Web (80%) e i dispositivi mobili rappresentano il 20%. Tenendo sempre in considerazione i cinque principali paesi europei, dal report si rileva che c è stato un enorme aumento nel numero di utenti che guardano i video in mobilità (+162%). L utenza del pubblico di video online nell Area 5 europea è cresciuta del 5% lo scorso anno, mentre il numero di spettatori video mobile è aumentat0 del 162% dal dicembre Le principali piattaforme video online in tutta Europa sono YouTube (Google), Dailymotion, Facebook e VEVO. Al primo posto tra i portali di video online più visitati in Italia il colosso YouTube (vale anche a livello Eu5), seguito da VEVO e 7

8 Facebook. A livello europeo Google domina nell ambito della ricerca via Web (86%), seguito da Yandex con il 10% e da Mail.Ru con il 2 %. comscore ha stilato anche una classifica dei maggiori siti che ha suddiviso in tre categorie. A livello europeo (18 paesi) Yahoo! domina nell ambito delle notizie e informazioni, Amazon nel retail ed e-commerce e Unicredit nell online banking. Per quanto concerne l Italia, in vetta alla classifica dei 20 top site troviamo Google, seguito da Facebook, Microsoft, Yahoo!, Libero, Telecom Italia, Wikimedia Foundation, ebay, Banzai e Ask Networks. Il tempo speso per l informazione on-line è aumentato del 10% tra gli utenti europei di internet. I siti di informazione più visitati sono Yahoo!-ABC News Network (34,6 milioni), seguito dal sito della BBC (27,4 milioni). HPMG News, che comprende siti come Huffington Post e TechCrunch, si classifica al terzo posto come più grande sito di notizie/informazioni e fa registrare la più alta crescita di pubblico (60%) tra i primi 10 siti nello scorso anno. eries Fonti: repubblica.it comscore.com Il futuro della Tv? Converge nella Rete di quezal (Matteo Bayre) Da un articolo di Paolo Calcagno su L Unità del 21 aprile 2013: Il «Peccato originale» non è un tatuaggio leggero, facilmente eliminabile con uno scroscio d acqua. Per i geniali uomini di tv Carlo Momigliano e Carlo Freccero, rispettivamente chief Marketing Officer di MindShare e direttore di Rai 4, e per eccellenti professionisti del piccolo schermo, quali Giorgio Gori (ex capo di Magnolia, cui si devono programmi come L Isola dei Famosie L eredità) e Maurizio Carlotti, vicepresidente della spagnola Antena Très, il «peccato originale» è la comune formazione e crescita nella tv commerciale di Berlusconi, esperienza che portano indelebilmente incisa sulla loro «pelle», anche quando estremizzano il loro desiderio di «parricidio» chiedendosi se dobbiamo aspettarci la «Fine della televisione o l espansione della televisione negli altri media?» come è accaduto al convegno milanese «La tv, il futuro di un illusione», organizzato da Mindshare, alla presenza del suo presidente Roberto Binaghi. La complessa trasformazione della tv integrata dal web, dai social networks, eccetera, è stata battezzata «ibridazione» e associata a nuovi impatti con il pubblico e il mercato pubblicitario. «L ultima volta che la tv si è rivelata in sintonia con il comune sentire ha sostenuto Freccero è stato quando nel 2000 ha lanciato il Grande Fratello, ottenendo giustamente il 40%dell audience nazionale. Oggi, la piazza è Internet, come viene dimostrato anche in queste ore con i recenti fenomeni politici. La tv generalista non può aspirare più a grandi audience, mentre assistiamo alla novità dell associazione tra mezzo televisivo e web: l applausometro di XFactor, su Sky, genera ulteriore audience, così come su La7 un programma tocca il record dei 167mila messaggi da Twitter: la capacità della tv di generare quantità enormi di parentele e di accresciuti ascolti, è l espansione misurabile della Connect Tv». Rivolto alla numerosa platea di ricercatori e operatori del marketing televisivo, Carlo Freccero ha definito «una fortuna» la crisi economica che affligge mezzo mondo. «Dovrete partire da questa crisi ha aggiunto Freccero per disseminare e raccogliere nuove audience in tv, per far crescere il pubblico con nuove idee. E accanto al televisore avrete sempre un computer per misurare i valori reali dell audience». Anche per Carlotti quello in corso «sarà un secolo d oro per la pubblicità e per la ricerca di nuovi marchi. E il mezzo migliore per lanciare le nuove marche rimane la tv. Altro che ibridare. La tv commerciale è il martello, ha cambiato tutto. Di meglio ricordo solo la tv monopolista». 8

9 Infine, Gori ha sottolineato quanto il digitale abbia cambiato ogni cosa con la frammentazione del pubblico in infinite offerte e l apparentamento dei programmi con i social network. «Quando sul Web circoleranno le grandi reti ad alta velocità ha osservato l ex direttore di Canale 5 gli editori saranno Google, Facebook, Twitter, Microsoft, eccetera. È inevitabile, anche se per la produzione-tv italiana sarà una catastrofe». Web o non web per i tre ex Fininvest (4, con Momigliano) tv vuol dire audience e da lì si salta sul mercato. E l apparentamento con la rete, veloce e no, sarà comunque al servizio del «martello» che ci delizierà: insomma, «ibridata» o no, la tv resta un «mass medium», uno che parla e tutti ad «ascoltare», più o meno raffinati dalle innumerevoli scelte che ci illuderanno di interagire coi programmi e di crearci il proprio palinsesto. Il «peccato originale» non si cancella e nell alleanza tra web (che per sua natura si basa sulle «Intelligenze connettive» e sul rapporto «peer to peer») e tv gli ex Fininvest annunciano la supremazia del video, sia pure arricchito di un nuovo valore. «Cosa salvo della tv commerciale, oggi? si è chiesto Freccero -. Salvo Le Iene, Maria De Filippi e le trasmissioni del mio amico Antonio Ricci (Striscia, Paperissima): sono programmi che, in qualche modo, trasmettono dei valori. Accanto ai numeri, alla quantità, occorre che ci sia un valore, qualcosa che non si può misurare. Comunicare è condividere, secondo lo spot Telecom e questo mi colpisce. Oggi, la merce non può essere venduta se non trasmette anche un valore». Il discount è la scelta obbligata di 6 italiani su italiani-su-10 Scritto da Natalia Piemontese Dopo i tagli allo svago e ai divertimenti, all'abbigliamento e alle calzature, la crisi spinge a una spending review anche per quanto riguarda i settori dell'alimentazione e della salute. Sono i dati che emergono dall'ultima indagine Istat riguardante i consumi delle famiglie italiane, in particolare a tavola. Quello che emerge è che 6 famiglie su 10 ( ben il 9% in più rispetto allo scorso anno) fanno abitualmente la spesa nei discount, dove i prezzi sono inferiori e dove, con lo stesso budget, si porta a casa una maggior quantità di alimenti rispetto ai supermercati tradizionali, seppur a discapito della qualità. Il rischio maggiore è che queste catene alimentari, pur di contenere i costi, ricorrano a prodotti cinesi (come le passate di pomodoro) o tunisini (come l'olio), spacciandoli per italiani o addirittura locali. Ma il dato più preoccupante riguarda la salute degli italiani. Tra le famiglie alle soglie della povertà, ben il 70% ha dovuto obbligatoriamente rinunciare a visite mediche specialistiche, accertamenti, radiografie e analisi cliniche, mantenendo solo le spese strettamente necessarie per i medicinali. Dati che fanno riflettere e lasciano spazio a non poche perplessità : le abitudini e i consumi degli italiani sono profondamente cambiati negli ultimi cinque anni. Lo sottolinea anche il presidente dell'istat, Enrico Giovannini, riconoscendo il fatto che la crisi ha avuto effetti deleteri su ogni aspetto della vita di ogni individuo, intaccando perfino diritti fondamentali ed esigenze primarie come la salute e la corretta alimentazione. Eppure le prospettive per il futuro sembrano migliorare. Gli ultimi dati evidenziano un aumento del clima di fiducia da parte degli italiani, come non si registrava da tempo. Certo, si tratta di una sensazione di positività e speranza di miglioramento rivolta alla situazione generale dell'italia e non riferita alla propria situazione personale o del singolo nucleo familiare. Ma è un dato che fan ben sperare e che solo rispetto allo scorso mese, vede aumentare i consumatori fiduciosi dal 85,3% al 86,3%. 9

10 L'inevitabile circolo vizioso tra consumi e lavoro Scritto da Angelo Sanna Se i consumi non tirano, il lavoro ne risente. Lo abbiamo scritto più volte, l ultima delle quali, sfruttando il giusto allarme riguardante il peso dello stallo politico lanciato dal governatore della Banca d Italia Visco. Ed ecco la conferma imprese chiuse nel primo trimestre del 2013, secondo i dati Unioncamere che, uniti a quelli dell Istat su fatturato e ordinativi, dipingono una situazione gravissima. Ogni mese, nel 2013, sono sparite mediamente imprese. Rispetto allo stesso periodo del 2012 sono nate meno imprese e contemporaneamente ne sono cessate di più. Il dato, è il peggiore dal 2004 a questa parte. A pagare il prezzo maggiore sono stati gli artigiani. Più dei due terzi delle imprese in meno infatti (21.185), sono di natura artigiana. Colpa delle troppe tasse? Probabilmente sì, come gridato più volte dalle associazioni di settore, ma anche del fatto che si produce necessariamente di meno. Gli ultimi dati Istat rilevano un calo del fatturato de 4,7% su base annua. In poche parole le entrate lorde medie delle imprese sono risultate inferiori di quasi il 5% rispetto all anno scorso. E, oltre ad essere aumentate le tasse, sono scesi anche gli ordinativi, del 7,9% (nel confronto tra febbraio 2013 e 2012). Quindi, se da una parte si spende di più. dall altra si guadagna di meno. Il calo più consistente (del 17,8%) riguarda la fabbricazione dei mezzi di trasporto, a riprova della profonda crisi del mercato dell auto. Ma perché gli ordinativi sono calati in modo così netto? I motivi come sempre sono complessi, ma fare qualche riflessione, necessariamente parziale, non costa nulla. Ciò che un azienda cliente ordina ad un suo fornitore è ciò di cui ha bisogno per produrre quel che vende. Se vende di meno, perchè la domanda di quel dato bene o servizio cala, in linea generale e fatte salve eventuali economie di scala (non sempre redditizie), è costretta ad effettuare ordini quantitativamente minori. E così, la mole di lavoro del fornitore si riduce. Se si riduce troppo, quel fornitore sarà alla lunga costretto a chiudere, in quanto la sua attività non sarà più economicamente sostenibile. Quello stesso fornitore è poi, con tutta probabilità, a sua volta cliente di un altro fornitore (differente e magari a monte ). Chiudendo però, non ordinerà più nulla e nulla gli verrà più ordinato. Il problema non è solo quanto, con quale periodicità e cosa di fatto un azienda ordini ad un altra, che dipende strettamente dalla domanda del bene prodotto da chi effettua l ordinativo, ma anche, a livello macro, dal numero di aziende che ordinano. Se mancano imprese rispetto all anno prima, significa che esistono attività economiche in meno in grado di effettuare ordinativi. Inoltre, se un azienda che chiude può anche essere di dimensioni rilevanti (e quindi, fino a quando li effettua, lo sono anche i suoi ordinativi), un azienda che apre i battenti solitamente non può permettersi grossi acquisti, perché non ha stock di risparmi, non ha grandi capitali ed anzi deve crearseli risparmiando ed evitando di fare il classico passo più lungo della gamba. Quindi, meno ordinativi da parte di meno imprese e, al netto di quelle che resistono alla crisi, anche di consistenza inferiore. Ammesso che sia così, o almeno anche così, la situazione generale è poi ovviamente condizionata dalle varie dinamiche di settore; le soluzioni sono, o meglio sarebbero, quelle auspicate dai più. Una stabilità governativa post-elettorale, che dia un indirizzo politico-economico chiaro ed almeno di medio periodo e misure urgentissime a sostegno dell economia reale, attraverso nuovi e più efficaci ammortizzatori sociali, la riduzione delle tasse (specialmente quelle sul lavoro) ed interventi molto mirati in favore della ripresa dell occupazione. Solo chi ha un lavoro infatti può spendere e quindi sostenere i consumi. Certo, il tutto è molto più facile a dirsi che a farsi. 10

11 Prestiti e mutui: nel 2013 scende l importo erogato scende-l-importo-erogato html Gaetano Emanuele Nuova stretta sul fronte bancario, prestiti e mutui dimezzati nell ultimo anno, le regioni peggiori sono quelle del sud. La nuova contrazione è stata superiore alle attese: - 3,7% per i mutui, - 4,1% per i prestiti finalizzati e -6,7% per quelli personali, in sintesi, uno tsumani congiunturale, che ha pesantemente indebolito le fondamenta delle famiglie italiane. Il nuovo bollettino di guerra, riporta dati profondamente preoccupanti, domanda e offerta, ridotta ai minimi termini, grazie al contributo straordinario, dovuto all'alto tasso di disoccupazione e dal deciso calo dei consumi, ma non solo. L'onda non anomala che ha influito negativamente sul credito retail, è gravata soprattutto dalla mancata fiducia che gli italiani, hanno nelle istituzioni dormienti, senza tralasciare la paura dell'incertezza lavorativa a breve termine. Non va meglio sul fronte dei tassi d'interesse, in pratica raddoppiati sul credito al consumo (9,25%), soprattutto sulle nuove erogazioni, che spesso intimoriscono le eventuali richieste. Nel complesso il calo, ha riguardato buona parte del paese, da nord a sud, le dinamiche non hanno subito nessuna inversione di tendenza, con un'erogazione media sui mutui di circa euro (-3,7%). Le uniche due regioni che superano gli importi medi finanziati sono il trentino Alto Adige e Lombardia, rispettivamente e euro. Scendono al disotto della media solo Calabria e Sicilia, con un importo erogato di circa euro. Il netto crollo, non ha risparmiato il settore prestiti, anche qui la diminuzione è stata oppressa dalla contrazione dei consumi. Il capitale erogato sui finanziamenti finalizzati è ulteriormente sceso, attestandosi mediamente a circa 4000 euro (- 6,7%), mentre quelli personali scivolano al (- 4,1%). La radiografia del settore credito propone un mercato totalmente stravolto, rispetto agli ultimi dati, risalenti alla fine del 2012, evidenziando come il tasso di decrescita abbia colpito anche il sistema della raccolta obbligazionaria, incluse quelle detenute dal complesso bancario, con un dimezzamento pari a 2,2%, rispetto all'ultimo trimestre dello scorso anno. Mercato immobiliare, quali professioni garantiscono l accesso al mutuo? Erica Venditti I dipendenti pubblici i più favoriti, i contratti statali offrono sicurezza alle banche. Tra tutte le famiglie italiane che hanno richiesto un prestito per mutuo, solamente il 5% è riuscito ad ottenerlo, tra ottobre 2012 e marzo In questo quadro poco rassicurante emergono però dei mutuatari preferiti dalle banche, si tratta dei dipendenti pubblici. In particolare i più avvantaggiati sembrano essere quadri e funzionari in cima alla classifica con oltre il 14% di richieste accettate, gli insegnanti con il 10,7% di mutui accordati, medici, 7,6%, pensionati, 7%, dirigenti 6,6%. Impiegati e liberi professionisti vedono accogliersi le richieste solo nel 5% dei casi, decisamente sotto la media, operai e appartenenti alle forze armate, con rispettivamente 3,5% e 4,4% di domande accolte. Cambia anche l'importo concesso a seconda della posizione ricoperta nel mercato del lavoro, i prestiti più alti vengono accordati ai dirigenti, circa 140 mila euro, liberi professionisti, 131 mila euro, seguono a ruota gli insegnanti con 129 mila euro. 11

12 Operai e pensionati, come era facilmente immaginabile sono in fondo alla classifica, per ragioni differenti: i primi sono condizionati dagli stipendi bassi, i secondi dall'età anagrafica. Chi solitamente fa più fatica ad ottenere un prestito per la casa ha anche necessità di una cifra più alta. Il Loan to Value, varia da professione e professione, indica infatti il rapporto tra il mutuo domandato e il valore dell'immobile. Chiaramente più elevato è il valore dell'immobile più la banca si sentirà tutelata nel concedere un mutuo. In particolare chi richiede prestiti vicino al 50% del valore dell'immobile ha anche tassi di interesse favorevoli, chi richiede un prestito maggiore si vedrà applicati tassi standard. Gli appartenenti alle forze armate, ad esempio, chiedono e ottengono mediamente il 63% del valore della casa acquistata, gli operai il 61%, gli impiegati il 58%. La percentuale, come è ovvio che sia, diminuisce per le categorie che hanno maggiore liquidità da investire nell'immobile ossia: i medici, 33%, i pensionati 34%, che solitamente utilizzano i risparmi di una vita o le liquidazioni per acquistare una seconda casa, e i dirigenti, che possono contare su buoni stipendi 38%. Cassazione: responsabilità del datore di lavoro per l'infortunio del lavoratore che non utilizza i dispositivi di protezione p La Corte di Cassazione, con sentenza n del 16 aprile 2013, ha affermato che "le norme dettate in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, tese ad impedire l'insorgenza di situazioni pericolose, sono dirette a tutelare il lavoratore non solo dagli incidenti derivanti dalla sua disattenzione, ma anche da quelli ascrivibili ad imperizia, negligenza ed imprudenza dello stesso; ne consegue che il datore di lavoro è sempre responsabile dell'infortunio occorso al lavoratore, sia quando ometta di adottare le idonee misure protettive, sia quando non accerti e vigili che di queste misure venga fatto effettivamente uso da parte del dipendente, non potendo attribuirsi alcun effetto esimente, per l'imprenditore che abbia provocato un infortunio sul lavoro per violazione delle relative prescrizioni, all'eventuale concorso di colpa del lavoratore; con l'ulteriore conseguenza che l'imprenditore è esonerato da responsabilità solo quando il comportamento del dipendente presenti i caratteri dell'abnormità, inopinabilità e esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive ricevute, come pure dell'atipicità ed eccezionalità, così da porsi come causa esclusiva dell'evento.". Sulla base di tali principi consolidati in giurisprudenza la Suprema Corte ha accolto il ricorso di un lavoratore che, mentre si accingeva, nel piazzale di una cantina, a lavare le "canaline" di una pressa per la vinificazione, utilizzando uno strumento di gomma a pressione, veniva colpito al viso da un getto di soda caustica, causato dalla rottura del tubo di gomma, riportando gravissime lesioni agli occhi. I giudici di legittimità hanno ricordato che "il datore di lavoro, in caso di violazione delle norme poste a tutela dell'integrità fisica del lavoratore, è interamente responsabile dell'infortunio che ne sia conseguito e non può invocare il concorso di colpa del danneggiato, avendo egli il dovere di proteggere l'incolumità di quest'ultimo nonostante la sua imprudenza o negligenza; ne consegue che, in tutte le ipotesi in cui la condotta del lavoratore dipendente finisca per configurarsi nell'eziologia dell'evento dannoso come una mera modalità dell'iter produttivo del danno, tale condotta, proprio perché "imposta" in ragione della situazione di subordinazione in cui il lavoratore versa, va addebitata al datore di lavoro, il cui comportamento, concretizzantesi invece nella violazione di specifiche norme antinfortunistiche (o di regole di comune prudenza) e nell'ordine di eseguire incombenze lavorative pericolose, funge da unico efficiente fattore causale dell'evento dannoso." E' errata - si legge nella decisione dei giudici di Piazza Cavour - la sentenza dei giudici di merito nella parte in cui ha ritenuto il concorso di colpa dell'infortunato nella determinazione dell'evento. Ed infatti, una volta esclusa l'ipotesi della condotta abnorme, atipica ed eccezionale del lavoratore, 12

13 tale da interrompere il nesso di causalità, l'infortunio era da addebitare in via esclusiva al datore di lavoro il cui comportamento - concretizzatosi nell'avere adibito il lavoratore ad una operazione pericolosa, con un attrezzo sostanzialmente inidoneo all'uso (tanto che esso non ha retto alla pressione, generando un flusso anomalo di soda che ha colpito il lavoratore agli occhi) e per di più non vigilando adeguatamente sull'esecuzione della prestazione e sull'utilizzo degli occhiali protettivi - doveva essere considerato quale unico fattore causale dell'evento dannoso. (20/04/ L.S.) Rai contro Mediaset tra dirette, differite e Utenti di Neanderthal Come saprete, SKY si è aggiudicata l esclusiva sui Diritti del Mondiale Formula 1 e lo trasmette integralmente, con una copertura totale di F1 e GP2 Series, sul Canale Sky Sport F1 HD. A mamma Rai è rimasto un buquet di 9 gare in chiaro con la possibilità di trasmettere le restanti 10 in differita di 5 ore. Mediaset sta offrendo su Italia 1 ed Italia 2 l ultimo anno di Motomondiale (dal 2014 anche la MotoGP passerà alla piattaforma di Murdoch) e la Superbike (nuovo acquisto proveniente da La7). Nell Epoca dei Social Network, dei Blog, dell Informazione libera live, l offerta delle 10 gare in differita nasce inevitabilmente morta ed è veramente difficile che qualcuno riesca a fruire delle gare senza conoscerne in risultati. Dovrebbe isolarsi dal Mondo e non aprire Facebook, Twitter, Google+, Instagram, etc. Impossibile, e tutto ciò porta all esaurimento nervoso il pubblico della differita che pretende che l Informazione si adegui ai suoi comodi, che le Testate, Magazines e Blog tengano il silenzio assoluto per permettere all Utente di Neanderthal di gustarsi comodamente in ritardo tutto ciò che vuole. Un manipolo di bifolchi che periodicamente commenta incazzoso anche i puntuali articoli di IFG, che quest anno copre più o meno tutto dalla Formula 1 al DTM, dalla MotoGP allo Speedway. Ed ogni volta che uno di questi Neanderthaliani annuncia di abbandonarci a seguito dello sgarbo sono bottiglie che si stappano e calici che si alzano: un appassionato, nell epoca di Internet, ha mille modi per aggirare questi ostacoli. E chi arriva anche solo a pensare che il Mondo debba fermarsi perchè il singolo non ha potuto assistere ad un evento è uno stupido. Ma veniamo alla giornata di ieri sera: Rai decide di far slittare ulteriormente il Gran Premio del Bahrain, conclusosi ormai 6 ore prima con una vittoria schiacciante di Sebastian Vettel. In un contesto televisivamente già complicato per i Motori (Mediaset Premium e Sky Sport, dalle 20:45, propongono il big match calcistico della Serie A, Juventus-Milan), la TV di Stato posiziona la Formula 1 alle ore 21:00. Così, mentre su Italia1 è il turno della MotoGP con la diretta del Gran Premio di Austin (Texas), le 4 e le 2 Ruote si ostacolano con in Campionati più seguiti in Italia. Una sana competizione se si fosse corso Live : guai a chi aggiusta le Corse sul modello dello Sport americano, incastrandole nel Palinsesto in maniera artificiale, condizionandone il reale svolgimento in pista. Ma la mossa di ritardare volontariamente una differita è stata imbarazzante: così, mentre Marc Marquez insegue Dani Pedrosa, Valentino Rossi fatica tallonato da Andrea Dovizioso e le Ioda incappano in guasti comici e pericolosi, Fernando Alonso rompe il DRS per la seconda volta e Felipe Massa buca più gomme che un automobilista in tutta la sua vita. Il duello tra le McLaren è bello, ma la sensazione di averlo già visto fa venire qualche prurito. In risultato è che Rai perde lo stesso: spettatori contro i della MotoGP. E si fanno male entrambi. Ma calma tutti, ora ho capito. Quando Marquez ha sorpassato Pedrosa dopo aver dominato i Test, le Prove e le Qualifiche, puntando al Record di Freddie Spencer, non avevate la sensazione che fosse tutto scritto? Non sarebbe potuta finire diversamente, 13

14 era tutto troppo perfetto, troppo puntuale, troppo giusto e troppo richiesto dal pubblico. E allora consoliamoci girando su Rai2. Sebastian Vettel trionfa in un evento ben più raro per la Formula 1: la 24 Ore del Bahrain. La benzina scende sotto 1,8 euro Rispetto a febbraio 5 euro di risparmio sul costo del pieno Carburanti in discesa libera. Complice il calo del prezzo del petrolio, i prezzi della benzina, in decelerazione da settimane, sono scesi questo week end sotto 1,8 euro, portandosi ai minimi dal dicembre scorso. Ed anche il diesel viaggia ormai sotto 1,7 euro al litro. Rispetto a soli due mesi fa, ovvero alla fine di febbraio, quando i listini della verde viaggiavano su 1,9 euro al litro, il risparmio per un costo di un pieno è di circa 5 euro al litro. 14

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