LA GRANDE SVENDITA. Il WTO, liberalizzazione del commercio e le minacce per le foreste primarie

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1 LA GRANDE SVENDITA DELLE FORESTE PRIMARIE Il WTO, liberalizzazione del commercio e le minacce per le foreste primarie

2 Ricerca a cura di Richard G. Tarasofsky e Stefanie Pfahl (Ecologic - Institute for International and European Environmental Policy), col contributo di Steven Shrybman and Hedwig Friedrich. Edizione italiana a cura di Sergio Baffoni. Un grande ringraziamento a Lidia Nonato, Claudia Grasso e Chiara Cortivo che hanno aiutato a tradurre questo rapporto. 2

3 Greenpeace è una associazione ambientalista internazionale che si batte per difendere il pianeta. Il suo obiettivo è salvaguardare la terra e la vita naturale in tutta la sua diversità. La campagna foreste di Greenpeace è finalizzata alla protezione delle ultime grandi foreste primarie del pianeta, e con esse le piante, gli animali e le comunità che le abitano. investiga sul commercio di legno di provenienza illegale e distruttiva sostiene di diritti dei popoli nativi e delle comunità tradizionali sfida i governi e le imprese a mettere fine alla distruzione promuove alternative reali, quali i prodotti certificati dal Forest Stewardship Council (FSC), che assicurano che il legno provenga da una gestione forestale responsabile dal punto di vista ambientale e sociale. 3

4 Indice Indice... 4 Abbreviazioni... 5 Glossario... 7 Premessa INTRODUZIONE FORESTE E COMMERCIO INTERNAZIONALE WTO E FORESTE L IMPATTO DELLE MISURE WTO SULLE FORESTE GLI OBBLIGHI DEL WTO E IL LORO IMPATTO SULLE FORESTE RIFORMARE IL WTO LE ALTRE ISTITUZIONI INTERNAZIONALI RACCOMANDAZIONI Indicazioni bibliografiche Link suggeriti Schede Box 1: Cresce la minaccia per le foreste primarie Box 2: le convenzioni internazionali un ostacolo al commercio? Box 3: Clausole del GATT e del WTO Box 4: La gestione dei conflitti: il Dispute Settlement Body Box 5: il Comitato SPS esamina il caso dei parassiti nelle casse in legno Box 6: Politiche tariffarie e distruzione delle foreste in Asia Box 7: "Prodotti similari" e "PPM" Box 8: FSC, i 10 principi e criteri fsc per la buona gestione forestale Box 9: Il principio precauzionale e approccio ecosistemico Box 10: il legno illegale Box 11: Investmenti il caso dell oleodotto OCP

5 Abbreviazioni ACP African, Caribbean and Pacific countries (vedi glossario) A0A Agreement on Agriculture (accordo sull agricoltura del WTO) APEC Asia-Pacific Economic Cooperation ATL Accelerated Tariff Liberalisation CBD Convention on Biological Diversità (Convenzione sulla Biodiversità) CDM Clean Development Mechanisms (o UNFCCC) CITES Convenzione Internazionale sul Commercio delle Specie Minacciate (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora) COP Conferenza delle parti (di accordi multilaterali) CTE Committee on Trade and Environment (organo del WTO) DSU Dispute Settlement Understanding (organo del WTO) FAO L Organizzazione Mondiale per la Sicurezza Alimentare (The Food and Agriculture Organization dell ONU) FLEGT Piano europeo per l applicazione delle normative, la governance e il commercio nel settore forestale (Forest Law Enforcement,Governance and Trade) FSC Forest Stewardship Council (standard di certificazione per la buona gestione forestale) GATS Accordo Generale sulle Tariffe e sui Servizi (General Agreement on Trade in Services) GATT Accordo Generale sulle Tariffe e il Commercio (General Agreement on Tariffs and Trade) GSP Generalised System of Preferences IFF Intergovernmental Forum on Forests ILO Organizzaione internazionale del Lavoro (International Labour Organization) IPF Intergovernmental Panel on Forests IPPC International Plant Protection Convention IPR(s) Intellectual property right(s) diritti di proprietà intellettuale ITTA International Tropical Timber Agreement ITTO International Tropical Timber Organization LDC Least Developed Country (Countries) MAT Accordi Multilaterali sugli Investimenti (Multilateral Agreement on Investment) M EA Multilateral environmental agreement Accordi multilaterali sull ambiente MFN Most favoured nation nazione più favorita (vedi glossario) NAFTA Accordo di libero scambio nell area del Nord America (North American Free Trade Agreement) NTM misure commerciali non tariffarie (Non-tariff Measure) OCP Oleoducto de Crudos Pesados (progetto di oleodotto OCP in Ecuador) OECD - OCSE Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione in Europa (Organisation for Economic Co-Operation and Development) PPM metodi e processi di produzione (Process and production methods) SBSTTA Subsidiary Body of Scientific, Technological and Technical Advice (della CBD) SFM - GFS Gestione forestale sostenibile (Sustainable forest management) SPS Accordo sull Applicazione delle misure Sanitarie e Fitosanitarie (Agreement on the Application of Sanitary and Phytosanitary Meaures) TBT Accordo sulle barriere tecniche al commercio (Agreement on Technical Barriers to Trade) TRTM Accordo sugli Investimenti (Agreement on Trade-Related Investment Meaures ) TRIPS l Accordo sulle Proprietà Intellettuali (Agreement on Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights) UNCCD Convenzione dell ONU per Combattere la Desertificazione (UN Convention to Combat Desertification) UNCED Conferenza dell ONU sull Ambiente e lo Sviluppo (UN Conference on Environment and Development - Rio 1992) 5

6 UNFCCC Convenzione Quadro dell ONU sui Cambiamenti Climatici (UN Framework Convention on Climate Change) UNFF Forum dell ONU sulle Foreste (UN Forum on Forests) WIPO Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale (World Intellectual Property Organization) WSSD Summit Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile (World Summit on Sustainable Development - Johannesburg 2002) WTO Organizzazione Mondiale del Commercio (World Trade Organization) 6

7 Glossario Agenda 21 Programma per il 21 secolo, dichiarazione del Summit della Terra tenutosi a Rio nel 1992 (Conferenza dell ONU sullo Sviluppo Sostenibile e sull Ambiente, tenutasi a Rio de Janeiro) Doha Development Round Negoziato generale sulla liberalizzazione in ambito WTO, iniziato nel corso della Conferenza Ministeriale di Doha nel 2001 con l obiettivo formale di integrare i temi dello sviluppo nel contesto della liberalizzazione del commercio. Effetto Chili Situazione in cui una misura o una legge è abolita nel timore possa incorrere in penalizzazione in ambito WTO. Escalation tariffaria Tassa di importazione più alte per i prodotti semi lavorati che non per le materie prime, e ancora più alte per i prodotti finiti. Questa pratica è volta a proteggere l industria nazionale e a scoraggiare la lavorazione nei paesi da cui proviene la materia prima. Foreste primarie Foreste naturali con scarso o nullo impatto dell intervento umano. GATT (1994) Accordo Generale sulle Tariffe e il Commercio che, rivisto nel 1994, fa ora parte del WTO. Il GATT comprende l Accordo originario, conosciuto come GATT Global Ministerial Environment Forum Vertice dei ministri dell ambiente sotto gli auspici dell UNEP. Il primo Global Ministerial Environment Forum si è tenuto a Malmö, in Svezia il maggio National treatment Articolo III of del GATT 1994 che richiede che tutti i beni di importazione, una volta passata la frontiera, siano trattate in modo non sfavorevole ai prodotti nazionali. Misure non tariffarie Sono misure non tariffarie le quote e le licenze di importazione, le normative sanitarie, i divieti ecc. Paesi ACP 78 paesi di Africa, Caraibi e Pacifico con relazioni commerciali preferenziali con l Unione Europea. Saperi tradizionali Le conoscenze acquisite da popoli o comunità che vivono in specifici ecosistemi, per esempio su piante medicinali nei trattamenti medici o cosmetici. Trattamento della 'nazione più favorita Articolo I del GAIT 1994 che richiede ai paesi firmatari di non discriminare tra beni sulla base dell origine o della destinazione. Uruguay Round Negoziato multilaterale sul commercio lanciato nel vertice di Punta del Este, in Uruguay, il settembre 1986 e concluso a Ginevra il dicembre Sottoscritto dai Ministri al vertice di Marrakesh, Morocco nell aprile

8 Waiver Permesso accordato dai dal WTO a propri membri di non rispettare le normali regole. Sono limitati nel tempo e devono essere giustificati. WTO - World Trade Organization Organizzazione Mondiale del Commercio, istituita nel gennaio 1995 come evoluzione ed espansione del GATT. 8

9 Premessa Vaste aree di foresta in tutto il sono sull orlo dell estinzione. Oltre 10 milioni di foreste sono perdute ogni anno, un campo di calcio ogni due secondi. Questo studio dimostra come le ultime residue foreste naturali siano minacciate dalle attuali regole dell Organizzazione Mondiale del Commercio (World Trade Organization WTO). Malgrado il mandato negoziale del WTO includa esplicitamente le istanze ambientali, le sue regole minacciano molte delle misure volte a proteggere le foreste dal taglio illegale e distruttivo. Il WTO viene spesso utilizzato come argomento per contrastare misure non tariffarie (non-tariff measures NTM) come il divieto di importare legno di origine illegale o la preferenza accordata ai prodotti certificati per la buona gestione forestale. Una minaccia aggiuntiva è rappresentata dai negoziati sugli accordi sull accesso ai prodotti industriali (nonagricultural market access - NAMA). Con l obiettivo di ridurre o abolire le tariffe, questi negoziati rischiano di rafforzare la domanda di prodotti a base di legno, moltiplicando l attuale pressione sulle residue foreste, incrementando il traffico di legno illegale e riducendo controlli e stimoli ad una buona gestione. Come istituzione volta a migliorare il flusso del commercio internazionale, il WTO dovrebbe essere naturalmente interessato all eliminazione del traffico di legno illegale. La realtà è un altra. Nessun paese può esigere di importare solo legno provatamente legale, al contrario il paese importatore deve provare l illegalità di ogni singola partita rifiutata, cosa virtualmente impossibile, data la mancanza di trasparenza nel mercato del legno. Le sue regole inoltre contrastano la certificazione, uno dei metodi più efficaci per combattere il legno illegale. Di fronte all assenza di efficaci strutture amministrative e di controllo in molti paesi produttori, l ulteriore liberalizzazione rappresenterà un accelerazione del saccheggio illegale delle foreste. Questo non porterà solo a grave conseguenze ambientali, ma risulterà in gravi conseguenze economiche a medio - lungo termine, in termini di reddito e di occupazione, soprattutto nei paesi produttori. Secondo uno studio della Banca Mondiale, le foreste contribuiscono direttamente al sostentamento di 1,2 miliardi di persone, che già versano in condizioni di estrema povertà, rappresentando un essenziale fonte di reddito, oltre a sostenere indirettamente l agricoltura, e sono quindi essenziali ad una metà della popolazione nei paesi in Via di Sviluppo. 9

10 1 Introduzione Foreste e commercio internazionale Le foreste coprono circa il 30% delle terre emerse, e circa la metà delle foreste si trovano in regioni tropicali e sub-tropicali, ed un terzo nelle regioni boreali. Non v è dubbio alcuno sul fatto che le cause della deforestazione siano principalmente umane: sovrasfruttamento del legname, conversione agricola, operazioni minerarie, apertura di strade, fenomeni rafforzati da altri fattori quali, il prevalere di interessi a breve termine, il debito internazionale, la povertà, le guerre finanziate con le risorse forestali. Nel corso degli ultimi decenni infatti la rivoluzione tecnologica degli ultimi decenni ha reso sfruttabili foreste un tempo irraggiungibili. Le grandi distanze che fino a pochi decenni fa proteggevano le foreste della Siberia e dell Amazzonia oggi non sono più un problema per le compagnie del legno. Grandi compagnie del legno europee, nord americane e asiatiche stanno distruggendo le ultime foreste rimaste sul pianeta. Diversi studi dimostrano come ampie fasce di popolazione rurale povera dipenda dalle foreste per la propria sopravvivenza. Circa un 20% del loro reddito annuale proviene direttamente dalle foreste sotto forma di carne o combustibili domestici, oltre che come risorse alimentare essenziale in caso di scarsa resa agricola. Per questo la gestione responsabile delle foreste è direttamente collegata agli obiettivi di riduzione della povertà enunciati dal Millennium Development Goals. In questo contesto è necessario osservare come la gestione sostenibile delle foreste non si limita ad assicurare un prelievo di lungo periodo. Dal punto di vista ambientalista, la gestione sostenibile significa l utilizzo responsabile delle foreste dal punto di vista ambientale e sociale, nel pieno rispetto dei popoli indigeni e delle comunità locali, così come di tutte le funzioni ecosistemiche. Dopo anni di cattive pratiche, nel 2004 la Banca Mondiale ha riconosciuto la diretta relazione tra povertà e distruzione delle foreste, e la necessità di incoraggiarne una gestione sostenibile, come strumento essenziale per raggiungere risultati concreti nei programmi volti alla riduzione della povertà. I progetti della Banca Mondiale ancora non hanno mostrato di aver recepito questa conclusione, ma gli attuali sviluppi del WTO sembrano addirittura contraddirla. Il risultato di questa discussione sarà cruciale per le foreste del pianeta. Dalle regole che saranno date al commercio globale dipenderà la possibilità di salvare o invece di perdere per sempre le ultime grandi foreste del pianeta. Dieci anni fa il WTO, riunito a Ginevra si impegnava a proteggere l ambiente ed a raggiungere l impiego ottimale delle risorse mondiali, in armonia con gli obiettivi dello sviluppo sostenibile. Non è andata così: nei paesi dove l influsso del WTO si è fatto sentire maggiormente, le liberalizzazioni hanno arricchito i più ricchi e impoverito i più poveri, mentre lo stato dell ambiente nel pianeta si è ulteriormente deteriorato. Il WTO, così come è concepito ora, non sembra fatto per portare ad uno sviluppo sostenibile. Il commercio, privo di regole, rischia di incrementare la distruzione dell ambiente, l esaurimento delle risorse naturali e il declino delle condizioni di vita delle popolazioni. Mentre il WTO ancora dibatte se l organizzazione ambientale dell ONU (UNEP) abbia il diritto o meno di assistere alle sessioni dedicate all ambiente, le regole del WTO vengono utilizzate in tutto il mondo per smantellare le politiche di protezione ambientale e le pratiche basate sull approccio precauzionale: valga da esempio la guerra condotta da Stati Uniti, Canada e Argentina contro l Unione Europea, che rappresenta un chiaro attentato al Protocollo sulla Biosicurezza. Il messaggio degli Stati Uniti, suggerito da grandi multinazionali come Monsanto e Novartis, sembra chiaro: non osate far valere i diritti che vi garantisce il Protocollo sulla Biosicurezza, altrimenti la pagherete cara con il WTO. Gli impegni assunti dal WTO sull ambiente sono rimasti sulla carta. La liberalizzazione ha portato un incremento dei flussi commerciali, non certo un commercio più equo. Dietro le parole versate ad ogni meeting su sviluppo e ambiente, continuano crescere le minacce per entrambi, sempre sancite dal sigillo delle indiscutibili regole del WTO. I membri del WTO non hanno mai voluto integrare l ambiente e lo sviluppo nel paradigma di liberalizzazione del commercio internazionale, né hanno mai adattato i propri negoziati in modo di assicurare un effettiva integrazione delle tematiche legate allo sviluppo ed alla protezione dell ambiente. Al contrario, i membri dei comitati sull ambiente e lo sviluppo (Committee on 10

11 Trade and Environment - CTE e Committee for Trade and Development CTD) che sono in genere rappresentati dai ministeri dell ambiente e dello Sviluppo, hanno minori poteri decisionali. Anzi, dopo anni di discussione il CTE non ha neppure ottenuto un consenso sul proprio mandato. La discussione sul WTO ruota attorno alla crisi delle istituzioni multilaterali. La perdita di credibilità si evidenzia sul lato politico con la perdita di funzione dell ONU, tra svuotamento e vero e proprio dismissione, mentre sul lato economico con l accentramento delle decisioni in istituzioni poste al di fuori di ogni controllo democratico, ma in grado di esercitare pesantissime pressioni su ciascuno paese. Le più probabili conclusioni del nuovo negoziato in ambito WTO rischiano di provocare un ulteriore degrado delle foreste. Le osservazioni scientifiche concordano nell indicare che il tasso di deforestazione cresce di pari passo con le misure di liberalizzazione del commercio del legname, dei prodotti agricoli e degli investimenti, se non sono state precedentemente adottate adeguate politiche di gestione e forti sistemi di controllo nei singoli paesi, in grado di assicurare un controllo sulla legalità e sulla sostenibilità della gestione forestale. Il problema è che spesso sono proprio le attuali regole del WTO ad impedire politiche di gestione e regolamentazione, considerate come restrizioni al libero commercio. Gli schemi di certificazione della buona gestione forestale vengono attaccati come barriere non tariffarie e la maggioranza dei membri del WTO non prendono nella dovuta considerazione il complesso ruolo della biodiversità forestale. Questo avviene a causa dei limiti di origine del mandato negoziale, ma anche nelle decisioni relative all ambiente (e alle foreste) la sostenibilità appare l ultima delle preoccupazioni. Il negoziato si gioca sui settori agricolo e dei servizi, assieme a quello sulle tariffe industriali, sulle politiche di acquisto, sull accesso ai mercati e sull implementazione degli accordi dell Uruguay Round agreements. Questa complessa dinamica di negoziati e mercanteggiamenti, spesso segreti, e di scontri tra interessi commerciali, è difficile che lasci spazio alla salvaguardia dell ambiente. La fallita Conferenza Ministeriale di Cancun ha dimostrano un ulteriore sviluppo che potrà influenzare pesantemente il negoziato sui prodotti forestali: la crescita di un nuovo gruppo di paesi emergenti che presenta le proprie istanze di sviluppo. Per questo, per la protezione delle residue foreste primarie e per la promozione di una loro gestione sostenibile, è essenziale che si tenga debitamente conto delle istanze di sviluppo, soprattutto dei paesi più poveri. Questo complesso negoziato richiede un approccio più cooperativo e partecipativo. Indicando con lucidità i limiti dell attuale sistema WTO ed i pericolosi impatti del negoziato sui prodotti forestali, e proponendo la promozione di una gestione sostenibile delle foreste, questo studio esplora possibili strade per tale approccio integrativo. 11

12 2 WTO e foreste Le regole e i meccanismi del WTO rappresentano una minaccia verso le politiche finalizzate alla protezione delle foreste e ad un loro utilizzo ecologicamente responsabile. La mancanza di un quadro certo nelle relazioni tra WTO e accordi multilaterali sull ambiente (MEA) minaccia e mettere in pericolo l efficacia delle regole di tali accordi, in particolare quelli legati alle foreste. Allo stesso modo Le regole del WTO non consentono ai paesi di applicare misure economiche di pressione verso i paesi che distruggono massicciamente le loro foreste. Oltre a ciò, le regole del WTO impediscono ai paesi si utilizzare divieti all esportazione per promuovere l utilizzo ecologicamente responsabile delle proprie foreste. I principi del WTO possono inoltre impedire l applicazione della certificazione indipendente e possono ostacolare la piena implementazione del principio precauzionale. Le regole del WTO impediscono un appropriata protezione delle conoscenze tradizionali legate alle foreste, così come un efficace lotta al commercio illegale di prodotti forestali. Malgrado l impegno verso uno sviluppo responsabile e verso la protezione dell ambiente contenuto nel Preambolo dell Accordo di Instaurazione del WTO, questo trattato non contiene regole in grado di salvaguardare le politiche commerciali finalizzate alla protezione delle foreste e di un loro utilizzo ecologicamente responsabile. Le relazioni tra WTO e accordi multilaterali sull ambiente, come la Convenzione sulla Biodiversità, la Convenzione Internazionale sul Commercio delle Specie Minacciate (CITES) e Convenzione Quadro dell ONU sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) hanno un ruolo importantissimo da giocare nella creazione di un sistema internazionale coerente, in cui commercio e gestione responsabile delle foreste possano sostenersi a vicenda. Il commercio è un aspetto importante dell utilizzo ecologicamente responsabile delle foreste, ed è necessario raggiungere una relazione equilibrata tra WTO e accordi multilaterali sull ambiente. Purtroppo oggi le regole del WTO continuano a rappresentare un ostacolo all effettiva implementazione di questi accordi di vitale importanza. Le regole del WTO non assumono un impegno positivo verso linee guida del commercio in grado di supportare lo sviluppo responsabile. Esse non consentono preferenze commerciali verso prodotti proveniente da un utilizzo ecologicamente responsabile delle foreste, se non (solo potenzialmente) nel contesto dell accordo sulle tariffe generali preferenziali per i Paesi in Via di Sviluppo (Generalized Tariff Preferences), mai implementato dai paesi sviluppati. L utilizzo della certificazione e dell etichettatura di prodotti provenienti da foreste gestite in maniera ecologicamente responsabile, continua ad essere ostacolato dalle regole del WTO. Queste non permettono sussidi in supporto di nuove regole ambientali. I Paesi in Via di Sviluppo e i gruppi della società civile sono di fatto esclusi da gran parte del processo decisionale del WTO. La cultura politica nel WTO tiene in così scarsa considerazione le richieste dei Paesi in Via di Sviluppo, e questo ha portato a bloccare ogni progresso nell agenda ambientale. Molte delle misure proposte dal WTO possono avere un impatto fortemente negativo sulla protezione delle foreste e su un loro utilizzo ecologicamente responsabile. Tra queste la liberalizzazione delle tariffe sui prodotti forestali, la riduzione di misure non tariffarie che coinvolgono le foreste, la liberalizzazione agricola, la liberalizzazione degli investimenti e la liberalizzazione dei servizi. Tutte queste misure sono in procinto di essere adottate senza alcun correttivo in grado di salvaguardare politiche finalizzate alla protezione delle foreste o a un loro utilizzo ecologicamente responsabile. Le dinamiche negoziali del nuovo programma di lavoro del WTO, uscite incontro ministeriale di Doha, rischiano di sacrificare le attenzioni verso l ambiente in nome di importanti interessi economici. 2.1 principali raccomandazioni Per poter sostenere la protezione e l utilizzo ecologicamente responsabile delle foreste del pianeta, ed in particolare delle foreste primarie, Greenpeace ritiene che i paesi membri del WTO debbano: 12

13 Garantire che gli accordi multilaterali sull ambiente, e in particolare la CBD e le altre misure commerciali finalizzate alla protezione delle foreste, non siano svuotati o minacciati dalle regole del WTO.. Garantire che le regole del commercio internazionale siano compatibili con la protezione e con l utilizzo ecologicamente responsabile della biodiversità forestale e che promuovano gli strumenti economici ad essa finalizzati. Garantire che le iniziative di certificazione forestale indipendente come il Forest Stewardship Council, non siano ostacolate dalle regole del WTO. Garantire che le misure finalizzate al controllo del commercio internazionale ed a contrastare l importazione di legno tagliato illegalmente, così come di altri prodotti forestali, non siano minacciate ma al contrariosostenute dalle regole del WTO. Non intraprendere alcuna ulteriore misura di liberalizzazione del commercio, prima di una piena valutazione dell impatto ambientale e sociale sulle foreste. Garantire che le regole del WTO non interferiscano con una piena protezione delle culture e conoscenze delle popolazioni tradizionali delle foreste e che tali regole non siano utilizzate per come copertura per atti di bio-pirateria. Garantire che gli sforzi da parte dei governi finalizzati alla protezione e all utilizzo sostenibile delle foreste non siano ostacolati dalle misure di liberalizzazione dei servizi e degli investimenti. Il WTO può svolgere solo un ruolo parziale nel processo finalizzato ad assicurare la protezione e l utilizzo ecologicamente responsabile delle foreste. Organismi internazionali specializzati sulla biodiversità forestale devono assumere un ruolo propositivo e vincolante nell indicare misure di regolamentazione del commercio. Nello specifico, Greenpeace ritiene che: La CBD deve sviluppare un programma di lavoro action-oriented finalizzato alla protezione della biodiversità forestale in grado di affrontare i seguanti temi: (a) commercio come minaccia alla biodiversità forestale, (b) sussidi che promuovono la deforestazione, e (c) finanziamento all esportazione finalizzati a sostenere la protezione e l utilizzo ecologicamente responsabile della biodiversità forestale. La CBD potrebbe contribuire utilmente allo sviluppo di metodologie per valutare impatti positivi e negativi sulla biodiversità forestale da parte del commercio internazionale. Nessun accordo in sede WTO deve contraddire gli obiettivi della CBD sulle foreste. Devono essere implementati tutti i meccanismi di sviluppo pulito (Clean Development Mechanism - CDM) stabiliti in ambito UNFCCC (quali l uso della terra, il cambiamenti di destinazione d uso della terra e la gestione forestale), affinché le attività umane non portino al degrado, alla conversione o comunque alla perdita di biodiversità forestale, in particolare nelle foreste primarie o nelle foreste o in altri sistemi di alto valore ambientale (HVCF). Queste regole devono assicurare che siano pienamente sostenute le priorità di sviluppo sostenibile del paese ospitante, finalizzate a promuovere la protezione e l utilizzo ecologicamente responsabile delle risorse naturali sulla base dei bisogni locali, anche a costo di non fruttare agli investitori stranieri il profitto più alto. Piantagioni industriali su larga scala, così come l impiego di alberi geneticamente modificati, non devono essere progetti accettabili dal CDM. Allo scopo di assicurare una gestione globale della protezione della biodiversità e dello sviluppo sostenibile, Greenpeace ritiene che: Il World Summit on Sustainable Development deve avviare un processo in grado indicare raccomandazioni sulle possibili contraddizioni e sinergie tra WTO e accordi multilaterali sull ambiente. Tutti i paesi devono valutare la possibilità di risolvere conflitti tra commercio e ambiente in un tribunale internazionale in grado garantire un giudizio imparziale tra interessi ambientali e interessi commerciali. Oggi questo giudizio è affidato a tribunali interni del WTO, il cui punto di vista è sbilanciato sul commercio e non sugli altri aspetti. La dichiarazione ministeriale e il programma di lavoro concordati a Doha, malgrado la riaffermazione dell impegno allo sviluppo sostenibile, indicano poche misure per implementare questo impegno (il Committee on Trade and Environment e il Committee for Trade and Development hanno tuttora un mandato indefinito). 13

14 D altro campo, il paragrafo 16 avvia i negoziati sulla riduzione delle barriere tariffarie e non tariffarie sui prodotti agricoli, senza che sia stata fatta alcuna valutazione sugli impatti ambientali. Anzi, questi negoziati dovrebbero coprire tutti i prodotti senza esclusioni a priori il che preclude l esclusione di prodotti forestali dal processo di liberalizzazione. Sullo stesso tema, la dichiarazione si riferisce ad ambiente e sviluppo sostenibile come preoccupazioni non legate al commercio. Il paragrafo 19 istituisce il TRIPS Council per esaminare tra l altro il rapporto tra gli accordi TRIP e la Convenzione sulla Biodiversità (CBD) e la protezione delle conoscenze tradizionali. Ma non c è alcun chiaro impegno ad un rapporto equo tra i due trattati, in grado di assicurare la protezione delle conoscenze tradizionali. Basti pensare che il TRIPS Council ancora non ha neppure accettato la richiesta del Segretariato CBD di essere ammesso come osservatore. Come primo passo, è necessario modificare le regole del WTO, in modo di consentire misure volte ad incentivare la protezione delle foreste ed il loro uso sostenibile, anche se tali misure impattano sul commercio internazionale. Inoltre è necessario che i governi riconoscano il valore economico, ambientale e sociale delle foreste, e la minaccia proveniente da uno sfruttamento indiscriminato. I problemi legati alla liberalizzazione dei prodotti forestali mostrano chiaramente come il commercio internazionale non si può regolare da solo. Il WTO non deve continuare a rappresentare il pretesto per violare il principio precauzionale e i principi già concordati nell ambito di altri accordi internazionali. Paesi in Via di Sviluppo, Unione Europea e associazioni ambientaliste devono collaborare per assicurare la protezione delle foreste. Assieme possono assicurare che il commercio internazionale sostenga - invece di contrastare l impegno a proteggere le foreste del pianeta, senza discriminazione di alcuna parte. Per questo Greenpeace si appella ai membri del WTO affinché: Sia interrotto l attuale negoziato NAMA e vengano abbandonati i progetti di ulteriore liberalizzazione dei prodotti forestali sotto il NAMA. Assicurare che le gli accordi ambientali multilaterali come la CBD, ma anche la CITES, e il UNFCCC, così come altre legittime misure commerciali volte ad incoraggiare l utilizzo sostenibile delle foreste, non siano pregiudicati dalle regole del WTO. Assicurare la centralità degli accordi ambientali multilaterali quali strumenti per integrare istanze ambientali, sociali ed economiche, nel contesto di una gestione sostenibile delle foreste. Assicurare che le regole del commercio internazionale siano compatibili con la protezione e l utilizzo sostenibile della biodiversità forestale, e promuovere strumenti economici volti a tal fine. Assicurare che le misure volte a controllare il commercio internazionale e l importazione di legname o prodotti forestali originari da taglio illegale, non siano pregiudicati dalle regole del WTO. Assicurare che iniziative quale il e Forest Stewardship Council (FSC) non siano pregiudicate dalle regole del WTO, soprattutto di fronte agli interessi di alcune parti interessate ad utilizzare il WTO per contrastarne la crescita. Assicurare che iniziative volte a promuovere la buona gestione forestale, come ad esempio l adozione di politiche di acquisto di prodotti forestali di origine sostenibile possano essere pregiudicate dalle regole del WTO. Aprire le deliberazione del WTO alla società civile ad assicurare la piena partecipazione a tutti i Paesi in Via di Sviluppo. Condurre attente valutazioni sugli impatti ambientali e sociali sulle foreste, soprattutto a livello nazionale e regionale, di tutte le proposte di liberalizzazione nei settori forestale, agricolo, minerario e dei trasporti. Nessuna liberalizzazione deve essere approvata fino a quanto tali valutazioni siano state completate e non siano stati messe in pratica le necessarie misure correttive. Assicurare che il WTO non interferisca con la piena applicazione del Principio Precauzionale e delgi altri principi ambientali concordati con la Dichiarazione di Rio. Assicurare che il WTO non interferisca con la piena protezione dei saperi tradizionali legati alle foreste, e nella protezione di tali saperi dalla biopirateria. Assicurare che le misure adottate per assicurare un utilizzo sostenibile delle foreste non siano pregiudicate dalla liberalizzazione del settore dei servizi. 14

15 Gli organismi internazionali specializzati in materia forestale debbono essere riconosciuti come strumenti idonei ed efficaci per integrare le istanze ambientali, sociali ed economiche nel contesto di una gestione sostenibile delle foreste. Greenpeace si appella ai governi afficnhè si impegnino a implementare e rafforzare tali strumenti nellp ambito della CBD, della CITES, e del UNFCCC. Per questo è necessario creare uno strumento legale internazionale volto alla protezione delle foreste ed alla promozione di una loro gestione responsabile, promuovendo ad esempio un protocollo forestale, da crearsi sotto gli auspici della CBD. Greenpeace si appella ai governi affinché promuovano processi regionali FLEG(T) volti a combattere il taglio illegale ed il commercio di prodotti forestali di origine illegale. È necessario riconoscere il fallimento del processo UNFF, che deve lasciare il posto ad un ulteriore sviluppi di altri organismi dimostratisi più efficaci. Greenpeace si appella ai governi alla Commissione Europea affinché predisponga un rapporto supplementare al Sustainable Impact Assessment on forests per promuovere lo sviluppo di misure specifiche in ogni paese, volte a prevenire iu possibili impatti negativi, sociali e ambientali, dei negoziati in ambito WTO. 15

16 3 L impatto delle misure WTO sulle foreste Il commercio non rappresenta in sé una causa di distruzione della foresta, ma se gestito male (o se non gestito affatto) può rappresentare pericoloso fattore scatenante della deforestazione. Tra le conseguenze dell incremento del commercio internazionale in prodotti della foresta si annoverano: Eccessivo sfruttamento delle specie arboree Pressioni che mirano a convertire le foreste naturali in piantagioni Danni ai corsi d acqua che scorrono nelle foreste Aumento dell erosione del suolo nelle foreste Danni a comunità locali a causa della perdita di biodiversità forestale Spese per infrastrutture ed altri sovvenzionamenti alle operazioni di taglio In determinate circostanze, il commercio può incentivare la gestione sostenibile della foresta. Sfortunatamente, le norme WTO ostacolano i tentativi di controllo della deforestazione causata dal commercio, e non garantiscono che il commercio sostenga la gestione sostenibile della foresta. Box 1: Cresce la minaccia per le foreste primarie L 80% circa delle foreste che nel passato ricoprivano la superficie del pianeta sono state distrutte, e la maggior parte di queste negli ultimi 30 anni. In media un'area dalle dimensioni di un campo di calcio viene disboscata ogni due secondi. Molti scienziati avvertono che il pianeta sta affrontando la più drammatica ondata di estinzioni dalla scomparsa dei dinosauri, 65 milioni di anni fa. I nostri parenti più stretti: scimpanzé, gorilla, e orangutango sono destinati ad estinguersi entro i prossimi 5 o 10 anni, se continuiamo a distruggere le foreste che li ospitano. Le foreste svolgono servizi insostituibili. Giocano un ruolo fondamentale per le dinamiche del clima a livello planetario. Esse sostengono sistemi essenziali alla vita del pianeta: regolano il clima, controllando la caduta della pioggia, l'assorbimento nel suolo e l'evaporazione dell'acqua e conservano grandi quantità di carbonio, che altrimenti contribuirebbero all'effetto serra. Le foreste sono inoltre la più ricca espressione di tre milioni di anni di evoluzione della vita sulla terra. Esse ospitano due terzi delle specie animali e vegetali terrestri, pern on parlare delle migliaia di piante medicinali ancora sconosciute. Le foreste ospitano anche molti popoli che per secoli, a volte per millenni hanno sviluppato un rapporto armonioso con la natura, utilizzandola senza depredarla. Essi conoscono i segreti delle piante medicinali, e praticano con sapienza una gestione sostenibile della foresta. Da questi popoli potremmo apprendere molto, e invece ne stiamo distruggendo le condizioni di vita. Secondo l UNEP le foreste incontaminate sono destinate a scomparire entro pochi decenni (UNEP, 2001: 'An Assessment of the Status of the World's Remaining Closed Forests"). 3.1 IL WTO ostacola la lotta alla deforestazione e al degrado della foresta Le norme WTO sono finalizzate a promuovere la liberalizzazione del commercio. Nonostante nel preambolo dell accordo che istituisce l Organizzazione Mondiale del Commercio siano menzionate altre linee programmatiche, come lo sviluppo sostenibile e la protezione dell ambiente, il WTO finora non ha dimostrato un equilibrio adeguato tra questi diversi interessi. Questo risulta evidente nella struttura delle regole, come anche nelle discussioni all interno dell organizzazione così come nei verdetti dell organo di risoluzione delle dispute per quanto riguarda i temi trattati qui di seguito Le norme WTO potrebbero ostacolare gli accordi ambientali multilaterali (MEA) che proteggono le foreste Diversi accordi multilaterali contengono norme per la conservazione delle foreste, come la Convenzione sulla Biodiversità (CBD), la Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e di flora selvatica minacciate di estinzione (CITES), e la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti 16

17 climatici (UNFCCCC, o Protocollo di Kyoto). Ma il completo sviluppo di questi importanti strumenti è ostacolato dall incertezza tuttora vigente in caso di un eventuale conflitto con le regole del WTO. Anche se l organo per la risoluzione delle dispute del WTO ha regolarmente indicato di preferire un approccio multilaterale ai problemi ambientali globali, il suo Comitato sul Commercio e l Ambiente (CTE) non è stato in grado di raggiungere un consenso sulla relazione giuridica tra regole degli accordi multilaterali e WTO. Nonostante non si siano ancora verificate dispute WTO in diretto conflitto con un accordo multilaterale, il rischio non solo esiste, ma è in continuo aumento, in quanto le norme degli accordi multilaterali continuano a svilupparsi in modo da coinvolgere il comportamento economico. Inoltre, il rifiuto degli Stati Uniti di sottoscrivere la Convenzione sulla Biodiversità e il Protocollo Kyoto aumenta le probabilità di un eventuale conflitto tra WTO e regole di accordi multilaterali: chi non ha sottoscritto tali accordi, potrebbe utilizzare il WTO per la protezione dei propri interessi economici. Il problema della gestione delle restrizioni al commercio verso chi non ha sottoscritto gli accordi multilaterali non si presta ad una facile soluzione giuridica. Dal punto di vista legale, i membri del WTO che hanno deciso di non sottoscrivere accordi multilaterali hanno comunque facoltà di far valere i propri diritti dovuti all appartenenza al WTO, quando essi si sentono danneggiati a causa di un accordo multilaterale. Questo, naturalmente, costituisce una potenziale minaccia all integrità di tali accordi. Sarà dunque necessario trovare una soluzione politica per eliminare o almeno ridurre al minimo la possibilità che il WTO venga utilizzato per sabotare un accordo multilaterale da parte di in paese che non l ha sottoscritto. Le conseguenze di un verdetto WTO contrario ad un accordo multilaterale sarebbero disastrose: in primo luogo, la natura economica del rimedio WTO probabilmente danneggerebbe tutti gli altri accordi multilaterali, ed in secondo luogo il WTO perderebbe considerevolmente la sua stessa credibilità politica legata all immagine di istituzione che si dichiara in favore dello sviluppo sostenibile. Box 2: le convenzioni internazionali un ostacolo al commercio? Un recente studio sul commercio del legname tropicale dell Organizzazione Internazionale per il Legno Tropicale (ITTO) indicava la Convenzione Internazionale CITES come una barriera non tariffaria al commercio internazionale del legname 1. Malgrado l evidente assurdità giuridica di tale ipotesi (la CITES ha valore legale e vincolante per gli Stati almeno quanto il WTO, nel nome delle cui regole verrebbero identificate le barriere non tariffarie) questo caso indica bene il pericolo di sovrapposizione rappresentato dall univocità con cui vengono interpretate le regole del WTO. È essenziale ed urgente un processo di armonizzazione del WTO agli altri accordi multilaterali come la CBD e la CITES, per prevenire il rischio di seri ed insolubili conflitti di diritto in merito ad importanti tematiche di commercio internazionale. Ciò che rischia maggiormente di essere portato all attenzione del WTO sono le misure commerciali non specifiche, intraprese individualmente allo scopo di soddisfare un obbiettivo di un accordo multilaterale. Queste sorgono soprattutto perché la maggior parte di tali accordi contengono obblighi di risultato, che lasciano alle Parti il potere discrezionale di scegliere gli strumenti più appropriati per conformarsi ai propri obblighi giuridici. Per esempio, il testo della Convenzione sulla Biodiversità non fa menzione esplicita del termine commercio, tuttavia parecchie delle sue misure richiedono azioni che influenzerebbero le politiche legate al commercio. Queste misure includono l uso di incentivi, l accesso alle risorse genetiche e la condivisione dei benefici, la protezione del know-how tradizionale e l integrazione della conservazione e dell uso sostenibile della biodiversità in tutte le aree di politica. 1 Vedi: ITTO 2005 pag

18 Box 3: Clausole del GATT e del WTO Le clausole del WTO che possono essere minacciare l ambiente sono: L articolo I del GATT che prevede il principio della 'nazione più favorita : tutte le parti contrattuali devono accordare incondizionatamente a tutte le altre parti tutti i vantaggi favorevoli come quelli accordati per prodotti similari a qualsiasi delle Parti. Questo significa che non c è discriminazione nel modo con cui ciascuna delle Parti del trattato GATT tratta le altre Parti del GATT in tutti i temi coperti dal trattato. Quindi, se un accordo multilaterale contiene misure legate al commercio che distinguono tra paesi (ad esempio tra paesi sviluppati e Paesi in Via di Sviluppo; o che sono indirizzati a paesi esterni al trattato, allora tale accordo potrebbe violare l articolo I del GATT. L articolo III del GATT è conosciuto come la 'national treatment' obligation: le Parti contrattuali sono costrette a trattare i prodotti 'simili' a quelli importati nello stesso modo con cui trattano i prodotti 'simili' a quelli interni. In altre parole, i prodotti importati dovrebbero competere sul mercato interno nello steso modo di quelli prodotti internamente. Questa clausola è stata interprestata in modo che la 'similitudine viene stabilita sulla base del prodotto finale, e non sul modo con cui è stato prodotto. Su questa base, distinguere il legno prodotto in modo responsabile rischia di essere considerato in contrapposizione all articolo III del GATT. L articolo XI proibisce, con alcune eccezioni, restrizioni quantitative sull importazione e l esportazione dele merci. Quindi il divieto di esportazione di tronchi grezzi (applicato in alcuni Paesi in Via di Sviluppo per stimolare la crescita di imprese di prima trasformazione in loco, o adottato più generalmente per sostenere politiche di protezione ambientale) viola presumibilmente l articolo XI. Quando uno degli articoli menzionati risulta violato, l analisi legale viene condotta in base all articolo XX, che contiene generali eccezioni, per verificare se le misure in questione possono essere salvate. L articolo XX consente alle parti contrattuali di adottare alcuen misure in deroga agli impegni del GATT se: esse non sono applicate in modo di rappresentare una discriminazione arbitraria o ingiustificata tra paesi in cui vigano le stesse condizioni, o una restrizione al commercio internazionale.. Tra le misure a cui può essere applicata l eccezione ci sono quelle: (b) necessarie a proteggere la vita o la salute di umani, animali o piante" o quelle (g) legate alla conservazione di risorse naturali esauribili, se tali misure sono realizzate assieme a similari restrizioni della produzione e del consumo interni. Diverse volte misure volte alla protezione ambientale sono state denunciate per violazione alle regole del e GATT e del WTO, portando ad uno sviluppo di criteri giuridici che aiuta poco a poco a chiarire le modalità di interpretazione del trattato. Questo sviluppo ha avuto anche aspetti positivi, ama ancora non assicura una effettiva salvaguardia delle misure volte alla protezione dell ambiente. In quasi tutti i casi la decisione (quasi sempre sfavorevole alle misure ambientali) si è basata sull interpretazione dell articolo XX. In altre parole, le misure ambientali incriminate sono state considerate come violazione di articoli fondamentali del GATT/WTO. Il primo caso incentrato sull interpretazione dell articolo XX, nel decidere se una misura ambientale rientrasse nelle eccezioni da esso previste (b) o meno (g). Il caso tonni-delfini nel 1991 riguardava le restrizioni statunitensi all importazione di tonno messicano, motivate dall alto numero di mortalità di delfini nel corso della pesca 2. Il Comitato ha stabilito che tali misure non rientravano nelle eccezioni previste dall articolo XX(b) dato che esso esclude l applicazione di misure commerciali volte a proteggere l ambiente oltre la legislazione nazionale. Esso ha inoltre sentenziato che le misure ambientali "necessarie", devono essere le meno "restrittive al commercio". Riguardo l articolo XX(g), il Comitato ha sentenziato che le misure in questione devono essere "volte fondamentalmente" alla protezione delle risorse naturali, e di conseguenza le limitazioni statunitensi all importazione di tonni messicani non sono state accettate come valide dal GATT. Il secondo Comitato ha sentenziato che il trattato non ammette l assoggetazione dell articolo XX(b) ad una particolare legge nazionale, ma aggiungeva un nuovo elemento: che l articolo XX(b) non consente ai paesi di utilizzare misure commerciali per influenzare le politiche di altri paesi. Il caso gamberetti-tartarughe ha confermato questa interpretazione, ma piuttosto che applicarla all articolo 2 Questo caso è stato giudicato sotto il vecchio GATT. Vedi: Stati Uniti ò restrizioni alle importazioni di tonno, noto come il Tuna- Dolphin case. Questo caso è stato sollevato dal Messico contro gli Stati Uniti. Il rapporto del comitato è stato pubblicato il 3 settembre 1991, ma non è stato adottato, quindi non ha valore di precedente legale ai sensi del GATT. Messico s Stati Uniti hanno trovato infatti un accordo extragiudiziale. 18

19 XX(b), ha sentenziato come la premessa dell articolo XX escluda l impiego di misure commerciali come forma di pressione verso altri paesi, per forzarli a modificare le loro politiche. L organo di appello ha affermato come "l obiettivo di policy di una misura non può basare la propria razio o giustificazione sulla base degli standard della premessa all articolo XX" (paragrafo 149). Il risultato di questa sentenza è che l articolo XX(b) e (g) devono ora essere interpretati in modo di conformarsi alla piena formulazione del trattato il che rende più facile l incriminazione di misure ambientali ma che è nella premessa che si formula la legittimità delle misure. In teoria questo rappresenta un passo avanti. Ma a questo punto sorgono due problemi: innanzitutto il quadro tracciato in via giuridica per il raggiungimento dei termini dell introduzione può essere troppo alto per essere considerato realistico; secondo punto, gli accordi multilaterali ambientali contengono articoli che coinvolgono anche i paesi che non li hanno sottoscritti, proprio perché vogliono eliminare il pericolo di essere svuotati dalle scelte dei liberi battitori, e mirano a ricondurre anche tali paesi alle politiche concordate. Un recente caso positivo è rappresentato dalla sentenza in un nuovo caso gamberetti-tartarughe, quando la Malesia ha denunciato l implementazione da parte degli Stati uniti della sentenza gamberetti-tartarughe del In questo caso il Comitato ha sentenziato che le restrizioni statunitensi erano giustificate in quanto erano stati compiuti tutti i passi per giungere ad una soluzione multilaterale del problema ambientale in questione, anche se tale accordo non era stato raggiunto. Il Comitato ha sentenziato che: il rapporto dell Organo di Appello [nel caso gamberetti-tartarughe] ha rilevato che, mentre un membro del WTO non può imporre ai membri esportatori gli stessi standard di protezione ambientale che applica al proprio interno, tale membro può legittimamente richiedere come condizione per l accesso di alcuni prodotti al proprio mercato che i paesi esportatori si impegnino di propria iniziativa ad un programma comparabile al proprio...". Dopo aver riconosciuto che questa richiesta può portare ad una distorsione delle priorità ambientali del paese esportatore, ha aggiunto che "per come l articolo XX del GATT 1994 è stato interpretato dal Comitato di appello, l accordo WTO non fornisce indicazioni" in questa situazione 3. Il CTE (Committee on Trade and Environment), l organo incaricato di gestire il rapporto tra accordi multilaterali e WTO dal 1995 ad oggi non ha sciolto i nodi centrali ed ora sembra essere arrivato ad un punto morto. Per quanto riguarda gli accordi multilaterali, sembra esserci una triplice spaccatura: alcuni paesi (come gli Stati Uniti e diversi Paesi in Via di Sviluppo) sono dell opinione che le regole vigenti del WTO non siano in contraddizione con gli accordi multilaterali; altri paesi (per esempio la Nuova Zelanda 4 ) trovano che tali accordi costituiscano una minaccia per il sistema di commercio multilaterale, e dunque cercano di ridurre al minimo il loro impatto sul commercio; infine, alcuni paesi (soprattutto l Unione Europea 5 e la Svizzera 6 ) temono che il WTO possa danneggiare profondamente tali accordi, e dunque sostengono soluzioni che proteggano sulla loro integrità. È quindi necessario sostenere gli sforzi di chi tenta di proteggere gli accordi multilaterali. L approccio prevalente nel WTO è però un altro: le relazioni tra esistenti regole WTO e specifici obblighi commerciali stabiliti negli accordi ambientali multilaterali (MEA). I negoziati saranno limitati all applicabilità delle vigenti regole WTO alle parti dell accordo MEA in questione. I negoziati non pregiudicheranno i diritti WTO di ogni Stato membro che non sia parte in tale accordo MEA 7. 3 Questo caso è stato sollevato dalla Malesia. Vedi: WORLD TRADE ORGANIZATION, WT/DS58/RW, 15 June 2001, UNITED STATES - IMPORT PROHIBITION OF CERTAIN SHRIMP AND SHRIMP PRODUCTS, Recourse to Articolo 21.5 by Malaysia, Report of the Panel. 4 Vedi: WORLD TRADE ORGANIZATION, WT/CTE/W/162, 10 October 2000, Committee on Trade and Environment: THE RELATIONSHIP BETWEEN THE PROVISIONS OF THE MULTILATERAL TRADING SYSTEM AND TRADE MEAURES FOR ENVIRONMENTAL PURPOSES, INCLUDING THOSE PURSUANT TO MULTILATERAL ENVIRONMENTAL AGREEMENTS. Comunicazione della Nuova Zelanda 5 Vedi: WORLD TRADE ORGANIZATION, WT/CTE/W/170, 19 October 2000, Committee on Trade and Environment: RESOLVING THE RELATIONSHIP BETWEEN WTO RULES AND MULTILATERAL ENVIRONMENTAL AGREEMENTS. Sollevato dall Unioen Europea. 6 Vedi: WORLD TRADE ORGANIZATION, WT/CTE/W/139, 8 June 2000, Committee on Trade and Environment: THE RELATIONSHIP BETWEEN THE PROVISIONS OF THE MULTILATERAL TRADING SYSTEM AND MULTILATERAL ENVIRONMENTAL AGREEMENTS (MEA). Submission by Switzerland. And: WORLD TRADE ORGANIZATION, WT/CTE/W/168, 19 October 2000, Committee on Trade and Environment: CLARIFICATION OF THE RELATIONSHIP BETWEEN THE WTO AND MULTILATERAL ENVIRONMENTAL AGREEMENTS. Sollevato dalla Svizzera. 7 Paragrafo 31(i) della Dichiarazione di Doha. Vedi: WTO 2001a. 19

20 Questo approccio crea diversi problemi. In primo luogo, i negoziati sembrano limitarsi a misure specifiche contenute negli accordi multilaterali, ignorando la più pressante e complicata questione delle misure non specifiche. In secondo luogo, sembra che ci si stia limitando alle norme WTO in vigore, il che solleva la questione delle misure ancora in fase di negoziato. In terzo luogo, lo status di chi non ha sottoscritto gli accordi multilaterali non deve essere rimesso in questione, il che significa che non ci saranno progressi nell affrontare questo difficile problema. Questo esclude una armonizzazione reale del WTO con gli accordi multilaterali, basato sull eguaglianza di stato di principi diversi, quali per esempio i regimi del commercio e l ambiente. Box 4: La gestione dei conflitti: il Dispute Settlement Body Il Dispute Settlement Body del WTO è uno degli organi più rappresentativi del sistema WTO. Non solo può emettere sentenze vincolanti ogni qual volta un paese membro vi faccia ricorso (caso raro nella giurisprudenza internazionale) ma può anche imporre sanzioni economiche ad un paese membro scoperto nell infrangere le regole del WTO. In teoria, il Dispute Settlement Body gestisce un sistema commerciale basato su regole, e aiuta i paesi più piccoli o meno forti quando sono minacciati da quelli commercialmente più potenti. Ci sono però altre conseguenze. Le sentenze sono espresse da specialisti in diritto commerciale che non necessariamente hanno il sufficiente background negli altri campi coinvolti dalle regole commerciali (ambiente, sviluppo sostenibile ecc.). Questo fa sì che assieme all ampio mandato del Dispute Settlement Body, i casi vengano affrontati da un punto di vista meramente commerciale. Anche se il background e le attitudini dei giuristi fossero diverse, le sentenze non possono in ogni cso compensare eventuali vuoti di decisione politica. Il Dispute Settlement Body necessita quindi di chiare linee guida politiche per poter affrontare giudizi che coinvolgano commercio e ambiente, linee guida che al momento mancano. Come se non bastasse, il dibattimento manca di trasparenza, come per altro in quasi tutte le attività del WTO. Esso è chiuso agli osservatori esterni come le ONG e gran parte delle organizzazioni della società civile, anche qualora fossero parti coinvolte IL WTO rallenta il l adozione di norme per la protezione delle foreste Le preoccupazioni a proposito di eventuali conflitti tra gli standard ambientali e le regole del WTO hanno rallentato lo sviluppo di efficaci regole ambientali legate al commercio 8. L esempio nel riquadro il Comitato SPS esamina il caso dei parassiti nelle casse in legno, proveniente dal sito Internet del WTO, mostra come un membro WTO possa utilizzare il WTO o la minaccia di una disputa WTO per impedire ad un altro paese membro di applicare delle misure di regolamentazione legate al commercio. 8 Vedi: Stilwell

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