RASSEGNA STAMPA FALCRI 31 LUGLIO 2009 A cura di Manlio Lo Presti ESERGO. Se un povero ruba qualcosa, abi pietà.

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1 RASSEGNA STAMPA FALCRI 31 LUGLIO 2009 A cura di Manlio Lo Presti ESERGO Se un povero ruba qualcosa, abi pietà. LIBRO DI AHIKAR (papiro di Elefantina 500 d.c.) Istat: 2,9 milioni di poveri «assoluti» Sono 8 milioni 78mila le persone povere in Italia, il 13,6% dell'intera popolazione. Le famiglie che si trovano in condizioni di povertà relativa sono stimate nel 2008 in 2 milioni e 737mila (11,3%). Il fenomeno è maggiormente diffuso al sud (23,8%), dove l'incidenza di povertà relativa è quasi cinque volte superiore a quella del resto del Paese. È quanto emerge dal rapporto Istat sulla povertà relativa nel 2008 presentato oggi a Roma. La percentuale di famiglie relativamente povere (la soglia di povertà per un nucleo di due componenti è rappresentata dalla spesa media mensile per persona e nel 2008 è risultata pari a 999,67 euro), riferisce l'istat, è comunque sostanzialmente stabile negli ultimi quattro anni e immutati sono i profili della famiglie povere. Il fenomeno è stabile rispetto al 2007 a causa del peggioramento osservato tra le tipologie familiari che tradizionalmente presentano un'elevata diffusione della povertà e del miglioramento della condizione delle famiglie di anziani. L'incidenza di povertà risulta però in crescita tra le famiglie più ampie (dal 14,2% al 16,7% tra quelle di quattro persone e dal 22,4% al 25,9% tra quelle di cinque o più), soprattutto per le coppie con due figli (dal 14% al 16,2%) e ancor più tra quelle con minori (dal 15,5% al 17,8%). In aumento la povertà nelle famiglie di monogenitori (13,9%), nei nuclei con a capo una persona in cerca di occupazione (dal 27,5% al 33,9%), tra quelle che percepiscono esclusivamente redditi da lavoro, e cioè con componenti occupati, (dal 6,7% al 9,7%) e ancor più tra le famiglie con a capo un lavoratore in proprio (dal 7,9% all'11,2%). Soltanto le famiglie con almeno un componente anziano mostrano una diminuzione dell'incidenza di povertà (dal 13,5% al 12,5%) che è ancora più marcata in presenza di due anziani o più (dal 16,9% al 14, 7%). Italia, la Nazione che non c'è Polemiche sulle celebrazioni dell'unità e tra Sud e Nord 30 lug :01 di PIERO OSTELLINO Le celebrazioni per il 150. anniversario dell Unità d Italia nel 2011 sembrano condannate al fallimento non tanto per mancanza di quattrini che effettivamente non ci sono quanto perché l Italia, come Stato unitario e moderno, non c è. C è al suo posto «Lo Stato canaglia» che massacra gli italiani a reddito fisso, prelevando alla fonte quasi il cinquanta per cento dei loro guadagni, mentre consente una colossale evasione da parte di chi deve fare la denuncia dei

2 redditi e manco la fa, e ne esenta quelli che hanno un buon commercialista e fanno sparire i loro profitti negli anfratti di fantomatici bilanci societari, se non all ombra di non meglio definite attività estere; che sforna una massa di divieti e di proibizioni sulla base del principio che tutto è proibito tranne ciò che è espressamente consentito (l opposto dello Stato liberale); fornisce servizi indegni di un Paese civile (basta vedere come sono ridotti certi treni di TrenItalia per rendersene conto) e oltremodo costosi per la collettività; ha spaccato la Penisola in due: il Nord che ne tiene in piedi l economia e finanzia, con le sue tasse, il Tesoro, il Sud che sperpera su tutto (nella Sanità, nella Giustizia, nel Welfare, nell Istruzione, nelle Poste, in tutti i settori della Pubblica amministrazione, parimenti costosi e inefficienti); lascia nelle mani della criminalità organizzata l intero Meridione. Quando si erano celebrati i cento anni, il coordinatore torinese delle manifestazioni aveva fondato un giornale del quale si era tenuto la direzione, ma la cui fattura materiale aveva affidato a me. Di fronte allo spreco di risorse in inutili «cattedrali» dedicate al culto della retorica nazionale, io che, ahimè, ho sempre avuto la vocazione del bastian-contrario avevo pubblicato una serie di inchieste che denunciava quello spreco. Il direttore che pur era un onesto e mite parlamentare liberale aveva, dapprima, sopportato pazientemente, poi, probabilmente su sollecitazione del suo stesso partito, aveva finito, a malavoglia (in fondo, in cuor suo, da vecchio liberale, gli piaceva l anticonformismo di quel giovane liberale scapestrato e refrattario a raccontar balle) col licenziarmi con un onorevole buonuscita. E aveva chiuso il giornale. Naturalmente, una volta terminate le celebrazioni, qualche anno dopo, alcune delle cattedrali si erano ridotte a ingombranti ferrivecchi. Da allora, gli italiani che in generale sono più smaliziati di noi piemontesi si sono fatti furbi. Così, invece di parlare delle «cose», pratiche e destinate a durare nel tempo, che si potrebbero fare, e probabilmente non si faranno, nella circostanza, discutono del rapporto fra Sud e Nord d Italia alla luce della storiografia nazionale. Esercizio utile, perché no, a riempire le pagine dei giornali e a incoraggiare l improbabile nascita di un Partito del Sud che rivendichi più assistenzialismo, ma da assimilare a quello sul sesso degli angeli sotto il profilo dei suoi possibili effetti pratici. Sul piano dei quali, c è chi, in verità, ha proposto la costruzione di un Grande Museo Nazionale come il Louvre parigino. Proposta, però, scarsamente praticabile perché l Italia non è la Francia che è uno Stato centralizzato da sempre, dentro il quale è confluito l intero «spirito della Nazione» ma è un arcipelago di Comuni rinascimentali, unificati dal genio diplomatico di un uomo (Cavour) e dallo spirito di conquista di una monarchia militare, ciascuno dei quali ha il suo museo e ne è geloso custode. Qualcun altro, ha proposto la costruzione di una Grande Biblioteca Nazionale, anche questa sul modello francese, voluta da Mitterrand a gloria della propria Presidenza, per la quale vale all incontrario la stessa obiezione del Museo. È pur vero che, in Italia, lo stato di abbandono delle biblioteche locali è miserando; ma dal momento che, fra le abitudini degli italiani, ben scarsa è quella della lettura, che farne, allora, di una Biblioteca Nazionale in un Paese che ha letteralmente disperso, e che persino nega, il proprio patrimonio culturale (basterebbe pensare al lascito di tutto il pensiero filosofico e politico dell Italia da Machiavelli a Vico, a Pareto, su, su, fino a Benedetto Croce)? Quasi nessuno ha pensato al «prodotto» destinato a durare, e a perpetuarsi, nel tempo, che, oltre tutto, sarebbe il solo e autentico «Monumento alla Memoria Collettiva» la cui esigenza tutte le forze politiche proclamano a ogni piè sospinto, ma che nessuna, poi, contribuisce a costruire il Grande Archivio Nazionale. Capisco le possibili obiezioni. La memoria non è affatto condivisa, l Italia vive in una perpetua «guerra civile» - da quella, immediatamente dopo l Unità, del Governo Ricasoli contro il brigantaggio e la delinquenza nelle regioni meridionali, a quella dopo la Liberazione, nella seconda metà degli anni Quaranta, che divise il Paese, insanguinandolo e infettandolo, fra comunisti, che perseguivano l illusione

3 della rivoluzione proletaria, e il resto della popolazione, che guardava alle democrazie liberali dell Occidente capitalista e che avrebbe votato, nel 1948, per la Democrazia cristiana e i Partiti di centro poi suoi alleati di Governo. Per molti meridionali, la lotta al brigantinaggio e alla delinquenza è stata, in realtà, una guerra degli invasori piemontesi contro la libertà e l indipendenza delle popolazioni meridionali per soggiogarle agli interessi del Nord. Lo Stato dei Borboni, arretrato quanto si vuole, aveva pur sempre costruito la prima ferrovia sul territorio italiano; illiberale quanto si vuole, aveva persino instaurato senza volerlo ma questo è solo un paradosso per dimostrare quanto le leggi della politica siano spesso evanescenti la prassi della sicurezza personale su basi private, invece che pubbliche a spese dell Erario, teorizzata e auspicata dal libertarismo americano del Novecento: chi da Napoli doveva recarsi, poniamo, a Palermo, si dotava di una scorta armata, non potendo contare sulle difese dello Stato! Né la Prima, costosa e inutile, Guerra Mondiale si sarebbe potuto ottenere lo stesso risultato, per via diplomatica, restando militarmente neutrali che avrebbe dovuto concludere il Risorgimento, aveva facilitato la nascita di una coscienza nazionale. La morte sul Carso della più bella gioventù, i figli della borghesia liberale, la sola che poteva garantire uno sviluppo progressivo della coscienza nazionale, aveva, anzi, spalancato le porte alle violenze dello squadrismo fascista, al nazionalismo, rivendicazionista e straccione, e al totalitarismo mussoliniano che avrebbero ulteriormente spaccato in due la Nazione, fra fascisti e anti-fascisti. La sciagurata partecipazione alla Seconda Guerra Mondiale ha avuto lo stesso effetto, questa volta dividendo il Paese fra comunisti che guardavano all Unione Sovietica come alla propria vera Patria, e anticomunisti, molti dei quali, però, appartenenti al movimento cattolico (erede dei «bolscevichi bianchi» dei primi del Novecento), sono ancora adesso ostili al capitalismo e allo Stato liberale perché hanno nel cuore il Non Expedit di Pio IX, l invocazione a non compromettersi con la politica dello Stato unitario, dopo Porta Pia. La parola Nazione, come Patria, è praticamente scomparsa dal vocabolario ed è considerata poco meno di una brutta parola nel ricordo dell uso, distorto e bellicoso, che ne aveva fatto il fascismo. In conclusione. È nell assenza di «senso comune» di rapporto con la realtà «effettuale» (come direbbe Machiavelli) e non con le retoriche pro e contro sia pure nel quadro di un «pluralismo di valori» proprio di uno Stato liberale che si innestano le polemiche sulle celebrazioni dell Unità d Italia e quelle fra Sud e Nord. Se gli italiani non tornano metaforicamente a scuola possibilmente una scuola migliore di quella dove sono cresciuti finora e imparano davvero che cosa è stato ed è il loro Paese, non ne escono. L Italia non sarà mai Nazione né gli italiani un popolo. ISTAT: «L'AUMENTO NON È STATISTICAMENTE RILEVANTE» I poveri in Italia sono oltre 8 milioni, la maggioranza al Sud Si tratta del 13,6% della popolazione globale. In povertà assoluta 2,9 milioni, pari al 4,9% (+0,8% in un anno) ROMA - I poveri in Italia sono , pari al 13,6% della popolazione, secondo i dati diffusi dal Rapporto 2008 dell'istat sulla povertà. Le famiglie che si trovano in condizioni di povertà relativa sono stimate nel 2008 in (11,3%). Il fenomeno è maggiormente diffuso al sud (23,8%), dove l'incidenza di povertà relativa è quasi cinque volte superiore a quella del resto del Paese. In povertà assoluta, cioè persone che non possono conseguire uno standard di vita minimamente accettabile, sono (4,9% dell'intera popolazione) e vivono

4 in nuclei familiari (4,6%). ISTAT: «AUMENTO NON STATISTICAMENTE RILEVANTE» - Nei dati relativi al 2007, diffusi nel mese di aprile dalla stessa Istat, i poveri assoluti risultavano essere 2,5 milioni (4,1% della popolazione) in 975 mila famiglie. Secondo l'istat questo aumento «non è statisticamente rilevante». La soglia di povertà per un nucleo di due componenti è rappresentata dalla spesa media mensile per persona e nel 2008 è risultata pari a 999,67 euro. POVERTÀ - Secondo l'istat, quindi, l''incidenza di povertà assoluta è rimasta sostanzialmente stabile a livello nazionale, ma è significativamente aumentata al Sud, passando dal 5,8% al 7,9%, contro il 2,9% del Centro e il 3,2% del Nord. La condizione di povertà assoluta peggiora tra le famiglie di quattro componenti, in particolare coppie con due figli, soprattutto se minori; tra le famiglie con a capo una persona con licenza media inferiore, con meno di 45 anni o con a capo un lavoratore autonomo. L'incidenza aumenta anche tra le famiglie con almeno un componente alla ricerca di occupazione, mentre un leggero miglioramento si osserva solo tra le famiglie dove si associa la presenza di componenti occupati e di ritirati dal lavoro. Bce: banche più liquide. Pmi, maggiore credito Si allenta ulteriormente la morsa della stretta creditizia nell'area dell'euro. Lo riporta la Banca centrale europea con la sua indagine trimestrale sulla dinamica delle concessioni di prestiti, la "bank lending survey". In particolare per i prestiti alle imprese, nel secondo trimestre, si è più che dimezzata la quota netta di banche che ha riferito inasprimenti sui termini di concessione di credito - a fronte di quelle che all'opposto hanno riportato manovre di allentamento - al 21 per cento contro il 43 per cento rilevato nei primi tre mesi dell'anno, livello a sua volta più ridotto rispetto ai picchi che erano stati registrati nella seconda metà del Si allenta la dinamica della stretta anche sui prestiti alle famiglie, in maniera meno accentuata ma tenendo presente che in questo caso si partiva da livelli di inasprimenti più contenuti. Secondo i dati della Bce, nel secondo trimestre la quota netta di banche che ha riferito inasprimenti è scesa al 22 per cento sui mutui e al 21 per cento sul credito al consumo. Nei primi tre mesi queste due voci si erano attestate, rispettivamente, al 28 e al 26 per cento, dopo un picco toccato a fine E per il terzo trimestre le banche monitorate prevedono ulteriori allentamenti sulle condizioni per la concessione di prestiti, sia alle imprese, prosegue lo studio della Bce, sia in maniera più moderata sul credito alle famiglie. Sono diversi i fattori che hanno contribuito a questa attenuazione. Va rilevato che fin dall'inizio della crisi economica, la stessa Bce ha reagito immettendo enormi liquidità supplementari nel sistema bancario dell'area euro, oltre a effettuare una drastica riduzione dei tassi di interesse all1 per cento quando la crisi finanziaria ha mostrato di aver intaccato l'economia reale. del num. 147 Banca Imi, via libera all'aumento di capitale L'assemblea di Banca Imi, la banca d'investimento del gruppo Intesa Sanpaolo, delibera un aumento di capitale di 750 milioni di euro a servizio del conferimento

5 da Intesa a Imi del ramo d'azienda dell'investment banking. Il via libera dell'assemblea completa il progetto d'integrazione fra Banca Caboto e Banca Imi. A quest'ultima, pertanto, faranno capo le funzioni principali della direzione investment banking di Intesa Sanpaolo, in particolare la finanza strutturata, con i relativi book. La nuova struttura sarà organizzata in quattro business unit: investment banking, affidata ad Andrea Mayr; finanza strutturata, affidata a Mario Brivio; capital markets, affidata a Gianluca Cugno; finanza & capital management, sotto la responsabilità di Massimo Mocio. I risultati pro-forma di Banca Imi per l'esercizio calcolati, sulla base di dati gestionali, tenendo conto del contributo derivante dalle attività oggetto del conferimento - ammontano a 923 milioni di euro in termini di proventi operativi netti, con un risultato di gestione pari a 653 milioni di euro e un utile ante imposte di 625 milioni di euro. Il patrimonio netto pro-forma al 31 dicembre 2008 era pari a milioni. BPM: acquisita IntesaTrade Finanzaonline.com /18:32 Da un comunicato apparso su Borsa Italiana si apprende che si e' perfezionato il passaggio azionario da Intesa Sanpaolo a Banca Popolare di Milano di IntesaTrade Sim, società operante nel segmento del trading online, per un controvalore complessivo di 45 milioni. Nella nota Bpm specifica di aver ricevuto dalla Banca d'italia l'autorizzazione per l'acquisizione del 100% di IntesaTrade Sim, nonche' per la trasformazione di società del gruppo dedicata alle attività internet, in WeBank. Ue, tasso di risparmio a livelli record 30/07/ Il tasso di risparmio delle famiglie nell'unione europea continua a salire, toccando livelli da record. Secondo gli ultimi dati Eurostat e della Banca centrale europea (Bce), al netto dei fattori stagionali, nel primo trimestre del 2009 è salito al 15,6% contro il 14,9% del quarto trimestre 2008 e il 14,4% del terzo trimestre La conoscenza sotto scanner. Google realizza il più grande simposio virtuale Rendere disponibili libri e conoscenza, in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento. Un'utopia o, per gli amanti della carta che ancora non riescono a rinunciare al fruscio delle pagine sfogliate, potrebbe essere l'inizio di un incubo. Inutile, comunque, provare a tirarsi indietro: quando ad incontrarsi sono giganti della tecnologia del calibro di Google e titani della conoscenza, come l'università di Harvard o quella di Oxford, solo per citarne alcuni, il gioco è fatto. Sono sempre di più le biblioteche del mondo che hanno deciso di aderire al Google Books Library Project, un simposio virtuale di dimensioni planetarie, realizzato a colpi di scanner e di click. Gli utenti potranno trovare sulla rete

6 informazioni bibliografiche, estratti di testi e, nel caso che i diritti di autore siano scaduti, sarà anche possibile scaricare interi libri. Tra gli inviati al banchetto globale della conoscenza c'è anche la Biblioteca Pubblica Bavarese o, se vogliamo dirla in altri termini, i fratelli Grimm, Goethe, Schiller. «Con l'annuncio di oggi apriamo la nostra biblioteca al mondo e compiamo un passo avanti decisivo nell'era del digitale per avvicinarci al vero scopo di qualunque biblioteca: rendere disponibili libri e conoscenza. Si tratta di un'impresa entusiasmante volta ad aiutare i lettori di tutto il mondo a scoprire e accedere alla ricca tradizione letteraria della Germania online, da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento». Così Rolf Griebel, direttore generale della Biblioteca Pubblica Bavarese ha salutato l'ingresso nel Library Project: più di un milione di libri, non solo in lingua tedesca, saranno scannerizzati da Google. Quella bavarese è la quarta biblioteca europea, in ordine di tempo, ad aver aderito al progetto. 30 luglio 2009 Tremonti ai senatori: «L'oro di Bankitalia è del popolo italiano» «Ma siamo sicuri che l'oro sia della Banca d'italia? E' del popolo italiano, dei contribuenti». Lo ha detto il ministro dell'economia, Giulio Tremonti, secondo quanto riferito da diversi senatori, rivolgendosi ai componenti delle commissioni Bilancio e Finanze del Senato nel corso della riunione sul decreto legge anticrisi. Il ministro, che si é intrattenuto per circa un'ora in Senato per partecipare ai lavori delle Commissioni riunite, ha spiegato, come riferito da Elio Lannutti (Idv), Giovanni Legnini (Pd) e Antonio Gentile (Pdl), di volere «difendere la norma sulla tassazione delle plusvalenze sull'oro, ma - ha sottolineato - serve il consenso della Banca d'italia e della Bce. Ogni azione non andrà al di fuori dell'architettura costituzionale e dell'eurosistema». «Per una volta sono d'accordo con il ministro Tremonti», ha commentato il senatore dell'idv, Elio Lannutti, che aveva auspicato, invece di tassare l'oro, la vendita finalizzata alla riduzione del debito pubblico. 30 luglio 2009 I giapponesi truffati rifiutano l'invito della Brambilla Un sincero ringraziamento e un cortese rifiuto: l'offerta di tornare in Italia come ospiti del governo «è inutile, perchè è una spesa inutile fatta con le tasse del popolo italiano». Yasuyuki Yamada, giapponese di 35 anni, vittima con la sua fidanzata del contotruffa da 695 euro al ristorante Il Passetto di Roma, è netto nei confronti della proposta del ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, di tornare in Italia a spese del governo. «Tutto sommato - ha dichiarato all'ansa in un'intervista da Tsukuba, la sua città di residenza a 70 chilometri da Tokyo - il viaggio in Italia è stato bello. Ringrazio, ma non ho alcuna intenzione di accettare, anche se arrivasse l'offerta formale. È la mia decisione». 30 luglio 2009 Cinque italiani su cento sono «poveri tra i poveri» Lo scorso anno erano 8 milioni e 78 mila i poveri nel nostro paese, cioè il 13,6% dell'intera popolazione. Più di un milione di famiglie ( ) è risultato in condizioni di povertà assoluta, per un totale di persone, pari al 4,9 per

7 cento dell'intera popolazione.lo rileva l'istat nel rapporto sulla povertà in Italia, dal quale emerge che quasi 5 italiani su 100 possono essere considerati «i poveri tra i poveri» dal momento che non possono conseguire uno standard di vita minimamente accettabile. Dal 2007 al 2008, l'incidenza della povertà assoluta è rimasta sostanzialmente stabile a livello nazionale, ma è significativamente aumentata nel Mezzogiorno, passando dal 5,8% al 7,9%. Le famiglie che nel 2008 si trovavano in condizioni di povertà relativa sono stimate in 2 milioni e 737mila (11,3%). La percentuale di famiglie relativamente povere (la soglia di povertà per un nucleo di due componenti è rappresentata dalla spesa media mensile per persona e nel 2008 è risultata pari a 999,67 euro), riferisce l'istat, è comunque sostanzialmente stabile negli ultimi quattro anni e immutati sono i profili della famiglie povere. Rispetto al 2007, non si riscontrano significative variazioni, perché, da un lato, peggiora la condizione tra le tipologie familiari che tradizionalmente presentano un'elevata diffusione della povertà e, dall'altro, migliora la situazione delle famiglie di anziani. L'incidenza di povertà risulta però in crescita tra le famiglie più ampie (dal 14,2% al 16,7% tra quelle di quattro persone e dal 22,4% al 25,9% tra quelle di cinque o più), soprattutto per le coppie con due figli (dal 14% al 16,2%) e ancor più tra quelle con minori (dal 15,5% al 17,8%). In aumento la povertà nelle famiglie di monogenitori (13,9%), nei nuclei con a capo una persona in cerca di occupazione (dal 27,5% al 33,9%), tra quelle che percepiscono esclusivamente redditi da lavoro, e cioè con componenti occupati e senza ritirati, (dall'8,7% al 9,7%) e tra le famiglie con a capo un lavoratore in proprio (dal 7,9% all'11,2%). Soltanto le famiglie con almeno un componente anziano mostrano una diminuzione dell'incidenza di povertà (dal 13,5% al 12,5%) che è ancora più marcata in presenza di due anziani o più (dal 16,9% al 14, 7%). Il fenomeno è maggiormente diffuso al sud (23,8%), dove l'incidenza di povertà relativa è quasi cinque volte superiore a quella del resto del Paese. 30 luglio Benestanti al paese, poveri a Roma Partire dal Friuli per Roma a caccia di un lavoro. Inseguire i propri sogni da neo laureati. E poi ritrovarsi, invece, al punto di partenza. Anzi, in condizioni economiche peggiori. È la storia di una migrazione degli anni '50, quando giovani padri lasciavano gli affetti al paese e se ne andavano a cercare fortuna. È una storia di oggi, di una coppia di giovani che ha lasciato la periferia di Gorizia per trasferirsi a Roma e cercare un lavoro più affine ai propri studi. Peccato però che dopo quasi 3 a Roma, a fine mese, senza l'aiuto delle famiglie, non ce la si fa. Alice 27 anni, laureata in Scienze Politiche, vuol fare la giornalista e collabora con alcune testate. Andrea, 30 anni, laureato in Ingegneria civile, è disoccupato. Ultima spiaggia: il call center per poche centinaia di euro. Vivono in affitto in 50 mq con altre due studentesse. Niente auto, niente vacanze, niente figli. Unica speranza il Superenalotto. Famiglie in bilico Una multa imprevista ed è il baratro Una multa imprevista, per una serie di dimenticanze amministrative relative all'automobile, e per una normale famiglia di quattro persone,

8 con casa piccola ma di proprietà, si apre il baratro della povertà Storia diversa per Ivan, ma con lo stesso finale: la compagna lo lascia e lui si ritrova a dover lasciare la sua casa alla donna e a sua figlia e andare a vivere fuori dalla città dove deve però tornare tutte le sere per lavorare in un ristorante. E si ritrova, tra affitto, alimenti e spese di trasporto in povertà. Non retorica, ma reale, fatta di richieste di pignoramento, di banche che non danno un finanziamento perchè si è già esposti per il mutuo della casa e per altri piccoli «buffi», fatti non per capriccio ma per un elettrodomestico o magari proprio per l'acquisto dell'auto. Una povertà improvvisa che «non sarebbe mai potuta accadere con la lira: in casa siamo in cinque - spiega Lucio, 47 anni, residente alle porte di Roma - e lavoriamo sia io che mia moglie. I due figli vanno a scuola e con i nostri due stipendi di impiegati riuscivamo ad arrivare alla fine del mese, pagare le rate e andare in vacanza. Ora, con la multa di oltre mille euro, ho dovuto chiedere la carità». Cassa depositi Nel piano triennale 15 miliardi per le opere pubbliche Via libera dal consiglio di amministrazione della Cassa depositi e prestiti (Cdp) alle linee generali del piano industriale da complessivi 50 miliardi di euro. La definitiva formalizzazione del piano è rinviato alla prossima riunione del board ma saranno circa 13 miliardi di euro, ottenuti tramite la raccolta postale, i fondi destinati «alla piena attivazione di tutti gli strumenti di supporto all economia e di credito agevolato». Al finanziamento di infrastrutture e opere pubbliche - si legge nella nota - saranno destinati 15 miliardi, ottenuti mediante raccolta postale (9 miliardi) e raccolta istituzionale non garantita dallo Stato (6 miliardi). Attraverso la raccolta postale saranno poi ottenuti 3 miliardi diretti all aumento di capitale Enel. L incremento di quota di mercato dal 41% del 2008 al 44% del 2011, calcolato sullo stock di debito degli Enti e sui prestiti delle amministrazioni centrali, assorbirà invece 18 miliardi. Infine circa un miliardo della raccolta postale sarà impegnato per gli investimenti della Cdp nel social housing. I fondi complessivamente a disposizione per il piano industriale saranno quindi circa 50 miliardi. Intanto la Cdp ha chiuso il primo semestre con un utile netto di milioni (+29%) a fronte di un margine di interesse in salita del 12%; il totale dell attivo ha raggiunto i milioni (+5%). Ecco i gruppi più colpiti dalla crisi Consob aggiorna la «lista nera» Se Risanamento è arrivata a un passo dal fallimento, molte altre società quotate a Piazza Affari hanno attraversato momenti migliori di questo. Per rendersene conto basta osservare le operazioni in corso in altri gruppi, a partire da quelli del settore immobiliare, un comparto tra i più colpiti dalla crisi economica, sia per la caduta dei prezzi sia per la tendenza a fare largo ricorso alla leva finanziaria nei periodi di «vacche grasse». Aedes per esempio ha appena avviato un aumento di capitale da 150 milioni, che rientra nel piano di rafforzamento patrimoniale del gruppo. Così come a fine aprile Gabetti Property Solutions ha siglato con le banche creditrici un accordo di ristrutturazione dei debiti, resosi necessario anche alla luce della decisione dei revisori di Deloitte di certificare il bilancio con riserva, esprimendo dubbi sulle concrete prospettive di continuità aziendale. Quest anno, complice la non semplice congiuntura economica, sono stati comunque numerosi gli stop ai bilanci decisi dalle società di revisione. Ne ha incassato uno Viaggi del Ventaglio, la cui assemblea straordinaria, riunitasi ieri per l approvazione della riduzione del capitale per perdite e del connesso aumento di capitale, non ha raggiunto il quorum legale. «Ci sarà ottima continuità dell azienda», ha tuttavia assicurato il presidente del gruppo Bruno Colombo. Ma

9 il caso più eclatante resta quello di Tiscali: il 15 aprile Ernst & Young si è detta «non in grado di esprimere un giudizio» sul bilancio consolidato del 2008 per via delle «incertezze di rilievo» sulla prosecuzione dell attività aziendale. Da allora, tuttavia, l internet service provider cagliaritano è riuscito a perfezionare la vendita delle attività britanniche a Carphone Warehouse e a concludere con le banche un accordo di ristrutturazione del debito. Negli ultimi giorni poi, con l uscita di scena dei fondi di private equity di Bain che avrebbero dovuto rilevarne una quota, è diventata particolarmente delicata anche la situazione di Safilo, che in attesa di un partner molti parlano ormai di Luxottica ha avviato intensi colloqui con le banche creditrici alla ricerca di un accordo almeno temporaneo. Difficile anche la situazione del gruppo messinese produttore di yacht, Aicon, che ha archiviato il terzo trimestre dell esercizio con una perdita di 2,63 milioni e sta cercando un accordo con le banche finanziatrici. Per settimana prossima è invece attesa la «black list» aggiornata della Consob, ossia la lista di società tenute a informare il mercato ogni mese sulla propria posizione debitoria. L authority guidata da Lamberto Cardia nei giorni scorsi, sull onda del caso Risanamento, ha inviato una serie di lettere alle società quotate che hanno incassato lo stop al bilancio da parte dei revisori o che hanno conseguito perdite superiori a un terzo del capitale sociale. Resta da capire perché Consob non si sia attivata a fine aprile-inizio maggio, quando i revisori dei conti si erano già espressi sui bilanci. Mediolanum accelera dopo dati in vista dello scudo fiscale Grazie al balzo in avanti messo a segno nella seduta di ieri Mediolanum ha superato di slancio le resistenze a 3,80/85 euro. Questa circostanza permette al titolo di riattivare il rally partito due settimane fa e di puntare con decisione verso il massimo annuale a 4,1775 euro toccato a giugno, ostacolo determinante in ottica di lungo periodo. Lo spunto per mettere a segno questo progresso e' giunto dagli ottimi dati semestrali rilasciati ieri. I profitti si sono attestati a 108 milioni di euro, in crescita del 53% a/a, soprattutto grazie all'eccellente performance registrata nel secondo trimestre: l'utile nei tre mesi tra aprile e giugno e' stato pari a ben 91 milioni di euro, contro il 16,6 realizzati tra gennaio e marzo. Il rimbalzo delle borse e la frenata della fuoriuscita di liquidita' dal sistema dei fondi di investimento italiani, circostanza che emerge chiaramente dai dati Assogestioni, hanno indubbiamente facilitato il raggiungimento di questi risultati. Occorre, pero', sottolineare il contributo dato da Banca Mediolanum, con una raccolta netta in crescita del 77% a/a. Molto buona la performance di conto Freedom che, sulla scia del successo sempre maggiore dei conti di liquidita', ha raccolto ben 2,88 miliardi di euro a partire dal lancio avvenuto a fine marzo. Ricordiamo infine che il provvedimento sullo scudo fiscale in via di approvazione dovrebbe portare benefici consistenti per le societa' attive nell'asset management. Il direttore generale, Massimo Doris, si e' dichiarato molto ottimista su questo punto. Il manager si attende addirittura afflussi doppi rispetto ai 200 milioni di euro registrati nelle due precedenti edizioni dello scudo. (SF) DENARO DI PLASTICA E DEBITI DA PAGARE

10 di Donatella Porrini Il crescente livello del tasso di insolvenza legato alle carte di credito negli Stati Uniti rischia di aprire un nuovo fronte della crisi economica. E anche in questo caso il contagio potrebbe estendersi all'europa. L'Italia è meno coinvolta di altri paesi europei, ma anche le nostre famiglie ricorrono sempre più a prestiti dalle banche. La creazione dell'istituto del fallimento del debitore potrebbe essere una soluzione e uno strumento utile per le famiglie in difficoltà. A condizione di disincentivare i comportamenti opportunistici ponendo un filtro per l'ammissione alle procedure fallimentari E stato dato ampio spazio dalla stampa nazionale alla notizia dell allarmante livello del tasso di insolvenza legato alle carte di credito: secondo i dati forniti dal Fondo Monetario Internazionale, il 7% dei 1727,7 miliardi di Euro circa anticipati dai circuiti bancari e dalle società di credito ai consumatori europei non sarà rimborsato. A questi fanno da contraltare i dati provenienti dagli Stati Uniti con un tasso di insolvenza pari a 14 punti percentuali. In particolare, i dati peggiori si hanno nel Regno Unito e a darne conto è il Financial Times che, citando i dati forniti dagli analisti di Moody's, rivela come il tasso di insolvenza sia passato dal 6,4% del maggio 2008 ai 9,37 punti percentuali registrati nello stesso mese durante il Il timore è che questo possa essere il preludio di una crisi più ampia in grado di interessare buona parte dei paesi europei e ricalcare almeno in parte quanto avvenuto negli Stati Uniti negli ultimi tempi, rallentando l'auspicata ripresa dell'economia nel vecchio continente. L ITALIA E GLI ALTRI PAESI EUROPEI Anche se secondo l'abi (Associazione Bancaria Italiana) l Italia non dovrebbe andare incontro a particolari problemi grazie a un sistema ancora fortemente orientato al contante e solo in misura minore alle carte di credito, occorre però considerare che anche le famiglie italiane tendono ad indebitarsi in modo crescente negli ultimi anni e che un numero sempre maggiore va incontro a sovraindebitamento(vedi Fig.1). Secondo le parole del Governatore della Banca d Italia, dall inizio di questo decennio la crescita dei prestiti alle famiglie consumatrici italiane è stata elevata: 11,5 per cento in media all anno per i prestiti totali e oltre il 15 per cento per quelli relativi all acquisto di abitazione (1) Figura 1 Indebitamento delle famiglie italiane (in percentuale del reddito disponibile lordo)

11 Fonte: Banca d Italia, Relazione Annuale del Governatore della Banca d Italia 2008, p. 72.Nota: il servizio del debito include il pagamento degli interessi e il rimborso delle quote di capitale. Per quanto riguarda il confronto con gli altri paesi europei, in Italia i debiti finanziari delle famiglie risultano essere ancora ad un livello inferiore a quello degli altri paesi, ma con un trend che cresce in misura maggiore della media europea (vedi Fig. 2). Importante sarebbe capire quali sono le cause. Se cioè si tratta di ragioni legate ad un eccesso colpevole di consumi alimentato dalla facilità di concessione dei finanziamenti e di utilizzo delle carte di credito; oppure se l indebitamento è di tipo involontario e derivi da diminuzioni di reddito legate a fattori traumatici o congiunturali imprevedibili, come perdita dell occupazione, separazione coniugale, grave malattia, perdita o deprezzamento di beni patrimoniali. Figura 2 Incidenza dei debiti finanziari delle famiglie sul PIL nei principali paesi europei

12 Fonte: BCE, Statistical Data, Quali ne siano le cause occorre, comunque, tenere presente che, a parte l evoluzione meramente quantitativa, il fenomeno presenta complessi risvolti sociali ed economici e richiede interventi di politica economica, anche al fine di disincentivare il ricorso a circuiti criminosi e usurari (2). In tutti i paesi europei sono stati adottati strumenti con effetto ex ante all interno della disciplina degli intermediari finanziari, come l adozione di controlli sull accesso e sulle condizioni di erogazione del credito, nonché lo sviluppo di Centrali di Rischi che consentono uno scambio di informazioni sulla storia creditizia dei richiedenti credito. Accanto a questi, ma non in Italia, si sono sviluppati strumenti di intervento ex post, come l istituto del fallimento del debitore civile, sulla scia dell esperienza degli USA, dove la procedura della personal bankruptcy vanta una tradizione consolidata (3). Nel nostro paese, ci sono stati dei tentativi di introdurre questo istituto: il disegno di legge dell Adiconsum; i lavori della Commissione Trevisanato, insediata presso il Ministero della Giustizia nel febbraio del 2002, e della commissione più ristretta c.d. Commissione Trevisanato bis ; il disegno di legge elaborato dal gruppo DS nel luglio UNA QUESTIONE DA AFFRONTARE NUOVAMENTE Dall introduzione dell istituto del fallimento del debitore potrebbero derivare diversi vantaggi per i creditori: un maggior numero di persone sottoponibili alla procedura esecutiva, un maggiore patrimonio aggredibile, la possibilità di revocare i pagamenti del fallito, la presenza di un curatore, la natura pubblica della sentenza dichiarativa; e per i debitori: la possibilità di usufruire di accordi, riduzioni e dilazioni dei debiti, la possibilità di tenere al riparo alcuni beni (c.d. exemptions). I problemi principali sono legati al fatto che la possibilità di essere liberati dai debiti (esdebitazione o discharge) in caso di sovraindebitamento comporta effetti sulla libertà negoziale e sulla fiducia nelle contrattazioni, nonché sulla disponibilità

13 e sul costo del credito. La prospettiva di avere un fresh start potrebbe poi incentivare eventuali comportamenti opportunistici con un aumento del numero totale delle insolvenze. Considerando l esperienza degli altri paesi si potrebbero però trovare soluzioni legislative volte a minimizzare gli effetti negativi: essenziale è sicuramente il filtro che verrà previsto per l ammissione alle procedure fallimentari. Un dibattito sul tema potrebbe dunque portare a configurare una procedura adatta al nostro ordinamento. Tutto ciò al fine di mettere le famiglie, ed i privati più in generale, nelle condizioni di poter affrontare le situazioni di sovraindebitamento, e recuperare un ruolo attivo nella società in un contesto sociale ed economico come quello odierno, caratterizzato da una deregolamentazione del mercato del credito e da volumi crescenti di finanziamento al consumo. Senza dimenticare la motivazione ulteriore che nell Unione Europea, l Italia è l unico paese insieme alla Grecia a non avere ancora adottato questo tipo di strumento. (1) Relazione Annuale del Governatore della Banca d Italia 2007, p. 166 (2) Il sovra indebitamento: analisi dei casi pervenuti al fondo di prevenzione usura Adiconsum, a cura di Silvia Landi - Sportello famiglia Adiconsum - (3) White M.J., Bankruptcy Reform and Credit Cards, in Journal of Economic Perspectives, vol. 21, n. 4, 2007, pp

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