Treviso lì 24/09/2011

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1 Associazione Nazionale SINDACATO Professionisti Sanitari della funzione Infermieristica SEDE REGIONALE DEL VENETO Via S.Nicolò Treviso Telefax: cell Sito internet: Responsabile Silvestrini Guerrino Treviso lì 24/09/2011 Il nostro Servizio Socio Sanitario Veneto, da sempre considerato a livello italiano ed europeo un buon sistema sanitario, capace di rispondere in modo equo ed efficace agli attuali ed emergenti problemi di salute della popolazione, va ripensato in un ottica diversa dall attuale struttura, con forme di organizzazione snella all interno delle Aziende Socio Sanitarie, per rispondere in modo efficiente ed efficace alle mutate esigenze di salute. Di fatto, l avanzare della popolazione anziana e delle fragilità in genere, necessitano la modifica dell attuale modello assistenziale tendenzialmente ospedalocentrico, a un modello assistenziale composto di reti e nodi sul territorio, capaci di prevenire e curare sempre sul territorio, i problemi di salute della popolazione. Ne deriva che gli interventi sanitari, soprattutto in un momento storico di contrazione delle risorse economiche regionali e nazionali, devono essere sempre più appropriati, in quanto la vera ricchezza del sistema sanitario regionale è la salute dei cittadini. Inoltre, come nelle esperienze internazionali, il tema dell accountability (rendere conto) sull accessibilità, equità e performance globale, a livello di sistema, di organizzazione e di singolo operatore è sempre più pregnante. Anche il Piano Sanitario Nazionale , prevede in una parte del documento la presa in carico del cittadino, con modelli assistenziali già presenti in altri contesti europei. Uno di questi modelli esposti nel Piano Sanitario Nazionale è il Chronic Care Model, basato sull interazione tra il paziente reso esperto da opportuni interventi di formazione ed addestramento, e il team multi professionale composto da operatori socio sanitari, infermieri e medici di medicina generale.

2 Le evidenze scientifiche dimostrano che i malati cronici, quando ricevono un trattamento integrato ed un supporto al self management ed al follow up, migliorano e ricorrono meno alle cure ospedaliere. Di fatto, l organizzazione del team nel modello tradizionale, ancora a volte presente nella nostra regione, composto in ordine gerarchico medico, infermiere, personale di supporto e paziente, nel contesto europeo è ampiamente superato con il modello circolare collaborativo medico, infermiere, altre discipline e paziente/famiglia. La proposta del nuovo Piano Socio Sanitario Regionale , grande assente negli ultimi 10 anni in Veneto, è ricco di nuovi modelli operativi e gestionali nell assistenza territoriale, ed in particolar modo nell assistenza al paziente cronico, valorizzando i team multi professionali composti anche da infermieri. Bene nel documento programmatico le cure domiciliari, le medicine di gruppo integrate, l assistenza residenziale e semiresidenziale, l ospedale di comunità, le unità riabilitative territoriali, le cure palliative, ma ancora una volta all interno della bozza del Piano Socio Sanitario Regionale, si vuole relegare la figura infermieristica alla sola attività clinica, tranne qualche rara ma generica proposta come l introduzione del case manager nell assistenza territoriale, nonostante ad oggi la formazione infermieristica sia strutturata a più livelli. Non sono presenti proposte di valorizzazione degli infermieri specialistici in possesso di master clinici e di coordinamento, e non si accennano proposte di organizzazione della rete territoriale ed ospedaliera, che includano infermieri dirigenti in possesso di lauree magistrali, quali professionisti formati con competenze avanzate nell area della ricerca, organizzazione e formazione, per la progettazione ed implementazione di nuovi modelli assistenziali che la letteratura scientifica ci offre a sostegno. Si ricorda che già una legge regionale, la n.17 del 4 marzo 2010, purtroppo bocciata dalla Corte Costituzionale in data 23 marzo 2011 per illegittimità costituzionale, prevedeva l istituzione della direzione aziendale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche, al fine di governo dei processi di assistenza infermieristica e di sperimentazione assistenziale. Infatti, in tale legge si proponeva in via sperimentale attivare specifiche strutture residenziali a prevalente gestione

3 infermieristica, ed ambulatori territoriali affidati a personale appartenente alle professioni sanitarie. Nella letteratura scientifica e nei servizi sanitari europei, vedi ad esempio la Gran Bretagna, sono presenti modelli assistenziali di presa in carico del paziente da parte dell infermiere per le cure intermedie, le quali rappresentano un range di serivizi disegnati per facilitare la transizione dall ospedale alla casa, da una dipendenza medica ad una indipendenza funzionale, per prevenire il ricovero in ospedale, e per accompagnare i pazienti morenti. Le evidenze scientifiche dimostrano che le cure intermedie costituite da unità di cure condotte da infermieri, sia dal punto di vista clinico infermieristico che organizzativo/gestionale, comportano costi più bassi per la collettività e maggiore soddisfazioni per pazienti e professionisti. Ulteriore riflessione va fatta nei concetti di prestazioni infermieristiche, ancora relegate al minutaggio delle attività e non all effettiva complessità assistenziale dei pazienti. Fare assistenza significa: partecipare all identificazione dei bisogni di salute della persona e della collettività; individuare direttamente i bisogni di assistenza infermieristica della persona e formulare gli obiettivi che l assistito deve raggiungere; pianificare, gestire e valutare l intervento assistenziale, posto in essere direttamente o attraverso il personale di supporto; collaborare in maniera altamente qualificata con i diversi professionisti inseriti nell équipe di cui si fa parte. Esistono modelli di analisi della complessità assistenziale che permettono di facilitare la definizione di quante (fabbisogno) e di quali (tipologia professionale) risorse sono necessarie per effettuare i processi assistenziali in ambito sia ospedaliero sia territoriale. Ad oggi, bisogna superare quelle logiche assistenziali ed organizzative lontane da ogni coerenza con lo status giuridico e professionale delineato dal profilo professionale del 1994 e dalla successiva normativa di riferimento.

4 Oltre a quanto sopra esposto, nel Piano Socio Sanitario Regionale è descritto come nel prossimo futuro, avranno rilievo anche l attribuzione di maggiori funzioni al personale infermieristico, ma purtroppo non sono dichiarate quale siano l intenzioni della regione nello sviluppo della figura infermieristica. Che siano di tipo clinico, direttivo, gestionale, come intende procedere la regione? Sarebbe opportuno che all interno del Piano Socio Sanitario Regionale siano dichiarati gli obiettivi generali che si intende perseguire nello sviluppo della figura infermieristica. Bene nel documento programmatico, la volontà di valorizzare le figure del tutor in tutte le sue accezioni operative, figura fondamentale per far acquisire le competenze complesse sia nella formazione di base che in quella avanzata. Ad oggi, però, nella nostra regione, il tutor universitario e le guide di tirocinio infermieristiche non sono sufficientemente valorizzate, nonostante il forte impegno dei colleghi infermieri all interno delle università e delle aziende sanitarie. La valorizzazione di tali figure deve passare attraverso il riconoscimento formale della preziosa attività formativa svolta in aula e sul campo, in quanto gli studenti infermieri di oggi saranno i professionisti della salute di domani. Rispetto al Piano Socio Sanitario Regionale, si vuole porre l accento anche sull accessibilità dei dati sanitari dei pazienti da parte dei professionisti infermieri, ad oggi in parte preclusi all accesso, in quanto in una logica di risk management e sicurezza del paziente, ogni professionista deve essere informato, per quanto di sua competenza, sulle condizioni cliniche dell assistito, per pianificare in modo corretto l intervento assistenziale e per ridurre al minimo i possibili rischi correlati all intervento sanitario. Vista la composizione multiprofessionale e multidisciplinare del tavolo tecnico permanente per le funzioni di supporto all elaborazione ed attuazione del Piano Socio Sanitario Regionale, la nostra sigla sindacale, NURSING UP, in quanto unica rappresentativa a livello nazionale della funzione infermieristica, chiede l inclusione al tavolo tecnico permanente. Quale miglior occasione per inserire all interno del nuovo Piano Socio Sanitario Regionale queste proposte e dare anche in parte attuazione alla Legge 43/2006 sulle professioni sanitarie?

5 Ringrazio l assemblea per l ascolto delle nostre istanze, ed auspico che le proposte di modifica del Piano Socio Sanitario Regionale siano accolte, non solo per una continua crescita della professione infermieristica ma soprattutto per una logica di centralità del cittadino/paziente in quanto fruitore dei servizi socio sanitari offerti, i quali devono essere i migliori disponibili.

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