SCHEDA PROGETTO PER L IMPIEGO DI VOLONTARI IN SERVIZIO CIVILE IN ITALIA

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1 (Allegato 1) SCHEDA PROGETTO PER L IMPIEGO DI VOLONTARI IN SERVIZIO CIVILE IN ITALIA ENTE 1) Ente proponente il progetto: Dipartimento della Protezione Civile 2) Codice di accreditamento: NZ ) Albo e classe di iscrizione: Nazionale 2 CARATTERISTICHE PROGETTO 4) Titolo del progetto: T.R.I.A.D.E. - il Territorio e il Rischio Idrogeologico Attraverso la Difesa e l Educazione 5) Settore ed area di intervento del progetto con relativa codifica (vedi allegato 3): B Protezione civile 04 Ricerca e monitoraggio zone a rischio 1

2 6) Descrizione dell area di intervento e del contesto territoriale entro il quale si realizza il progetto con riferimento a situazioni definite, rappresentate mediante indicatori misurabili; identificazione dei destinatari e dei beneficiari del progetto: 6.1 Area di intervento Il dissesto idrogeologico in Italia Il dissesto idrogeologico rappresenta per il nostro Paese un problema di notevole rilevanza, visti i trascorsi storici che hanno coinvolto la Penisola con la perdita di vite umane e ingenti danni ai beni. In Italia il rischio idrogeologico 1 è diffuso in modo capillare e si presenta in modo differente a seconda del territorio: frane, esondazioni e dissesti morfologici di carattere torrentizio, trasporto di massa lungo le conoidi nelle zone montane e collinari, esondazioni e sprofondamenti nelle zone collinari e di pianura. Tra i fattori naturali che predispongono il nostro territorio a frane ed alluvioni, rientra senza dubbio la conformazione geologica e geomorfologica, caratterizzata da un orografia giovane e da rilievi in via di sollevamento. Tuttavia il rischio idrogeologico è stato fortemente condizionato dall azione dell uomo e dalle continue modifiche del territorio che hanno, da un lato, incrementato la possibilità di fenomeni e, dall altro, hanno incrementato il fenomeno di urbanizzazione nelle zone più esposte a questo tipo di calamità, a volte con effetti catastrofici. L abbandono dei terreni montani, l abusivismo edilizio, il continuo disboscamento, l uso di tecniche agricole poco rispettose dell ambiente, l apertura di cave di prestito, l occupazione di zone di pertinenza fluviale, l estrazione incontrollata di fluidi (acqua e gas) dal sottosuolo, il prelievo abusivo di inerti (materiali come sabbia, pietrisco) dagli alvei fluviali, la mancata manutenzione dei versanti e dei corsi d acqua hanno sicuramente aggravato il dissesto e messo ulteriormente in evidenza la fragilità del territorio italiano. Il continuo verificarsi di questi episodi ha sollecitato una politica di gestione del rischio per affrontare il problema non solo durante le emergenze. Si è così passati da una impostazione di base incentrata sulla riparazione dei danni e sull erogazione di provvidenze, ad una cultura di previsione e prevenzione, diffusa a vari livelli, imperniata sull individuazione delle condizioni di rischio e volta all adozione di interventi finalizzati alla minimizzazione dell impatto degli eventi. A seguito dell emanazione di provvedimenti normativi, sono state perimetrate le aree del territorio italiano a rischio idrogeologico elevato o molto elevato. L'attività del Dipartimento della Protezione civile Il Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri è il braccio operativo del Presidente del Consiglio, per la tutela delle persone e dei 1 Il rischio idrogeologico è il rischio derivante da fenomeni naturali dovuti all interazione tra la superficie terrestre e l acqua (alluvioni, frane, valanghe, inquinamento delle falde idriche o erosione costiera,etc...) che possono produrre danni a persone e cose. L attività di previsione e prevenzione del rischio idrogeologico della Protezione Civile è indirizzata allo studio di questi eventi e alla ricerca di soluzioni per fronteggiare gli eventi e per mitigare il rischio. 2

3 beni del Paese sottoposti a particolari minacce e pericoli che derivano da condizioni di rischio naturale o ambientale o antropico. Sin dalla sua istituzione, il Dipartimento della Protezione Civile si è occupato di gestione del rischio idrogeologico, uno dei principali rischi che affligge il Paese. Le calamità che hanno colpito il territorio nazionale hanno insegnato che, per proteggere in modo efficiente la vita dei cittadini e l integrità delle infrastrutture, occorre prefigurare gli eventi possibili in un area, individuando quali potrebbero essere i danni e le attività da porre in essere prima, durante e dopo un emergenza: per questo motivo le attività di previsione e prevenzione hanno acquisito maggiore rilievo rispetto a quanto avveniva in un pur recente passato. Le attività di previsione e prevenzione si basano su un collegamento sempre più stretto tra protezione civile ed il mondo della ricerca scientifica, con nuovi sistemi tecnologici di raccolta ed elaborazione delle informazioni, con centri di elaborazione dei dati in grado di segnalare con il massimo anticipo possibile le probabilità che si verifichino eventi catastrofici, con l elaborazione di sofisticate ed efficienti cartografie di rischio, con la promozione di strumenti normativi e tecnici finalizzati alla prevenzione ed mitigazione dei danni. I Centri funzionali, il piano radar, il monitoraggio idropluviometrico, le reti di trasmissione dei dati, che di seguito vengono sommariamente presentati, sono solo alcuni degli strumenti che la protezione civile sta mettendo in campo al fine di assolvere al meglio ai propri compiti istituzionali. Parallelamente continuano ad essere intrapresi, promossi e finanziati numerosi studi scientifici volti allo studio dei fenomeni e alla definizione più puntuale delle condizioni di rischio. Sono state inoltre incrementate e accelerate le iniziative volte alla creazione di un efficace sistema di allertamento e di sorveglianza dei fenomeni e alla messa a punto di una pianificazione di emergenza volta a coordinare in modo efficace la risposta delle istituzioni agli eventi. Oggi la gestione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico e delle politiche di difesa del suolo è una materia molto complessa per la suddivisione delle competenze tra Autorità di bacino, governo centrale, regioni, province, comuni. Le regioni giocano un ruolo fondamentale: svolgono azione di coordinamento e di programmazione degli interventi utili alla mitigazione del rischio, tramite il Piano territoriale regionale; garantiscono l attuazione dei Piani di Bacino nella pianificazione territoriale e urbanistica attraverso i Piani territoriali di coordinamento provinciali. Inoltre la regione è rappresentata dalle Autorità di 2 La subsidenza o subsistenza è un lento e progressivo abbassamento verticale del fondo di un bacino marino o di un'area continentale. Il fenomeno è particolarmente evidente nelle aree di geosinclinale dove l'attiva sedimentazione produce imponenti serie detritiche, con spessori che possono essere di migliaia di metri; ciò è spiegabile solo ammettendo un lento abbassamento del bacino simultaneamente alla deposizione e all'accumulo dei sedimenti. 3

4 bacino e collabora ai Piani di bacino e ai Piani di stralcio. Il Dipartimento della Protezione Civile Nazionale ha il compito di dare gli indirizzi per la predisposizione e l'attuazione dei suddetti programmi. Sono quattro le diverse tipologie di attività considerate fondamentali per un buon lavoro di mitigazione del rischio idrogeologico da parte dei comuni: manutenzione ordinaria delle sponde e delle opere idrauliche e rispetto delle norme dettate dai Piani di bacino; presenza di sistemi di monitoraggio e allerta della popolazione in caso di emergenza; presenza, validità e aggiornamento del piano di emergenza comunale o intercomunale; iniziative di formazione ed informazione alla popolazione; realizzazione di esercitazioni di protezione civile; presenza di strutture locali di protezione civile operative in modalità h24. Con questo progetto il Dipartimento realizza un programma pilota di educazione ambientale finalizzato alla conoscenza del rischio idrogeologico e alla tutela dell ambiente come strumento di prevenzione. Saranno coinvolti gli studenti di una scuola elementare di Roma delle classi IV. L iniziativa si concretizza presso un campo scuola in una struttura del Corpo Forestale dello Stato in Calabria. 6.2 Il contesto territoriale Le aree ad alto rischio idrogeologico sono perimetrate nei piani straordinari approvati e nei piani stralcio per l'assetto idrogeologico, adottati o approvati, come riportato nello studio di Ministero dell Ambiente e Unione delle Province Italiane pubblicato nel Questo elenco di comuni rappresenta ancora oggi il rilevamento ufficiale più aggiornato reso disponibile su scala nazionale, per quanto riguarda il pericolo di frane e alluvioni. Negli ultimi sei anni tuttavia molti Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) sono stati adottati, approvati o modificati. L'obiettivo del P.A.I. è minimizzare i possibili danni connessi a rischi idrogeologici, costituendo un quadro di conoscenze e di regole atte a dare sicurezza alla popolazione, agli insediamenti, alle infrastrutture, alle attese di sviluppo economico e in generale agli investimenti nei territori del bacino. L attività di pianificazione di bacino è di competenza delle Autorità di bacino, mentre tra le attività di competenza della Regione rientrano per esempio la progettazione, realizzazione e gestione delle opere idrauliche di qualsiasi natura e i compiti di polizia idraulica e di pronto intervento. 4

5 L aggiornamento del gennaio del 2003 mostra i seguenti risultati riportati nella cartina: comuni italiani (68,9% del totale) ricadono in aree classificate a potenziale rischio idrogeologico più alto. Questi sono così suddivisi: il 21,1% dei comuni ha nel proprio territorio di competenza aree franabili, il 15,8% aree alluvionabili e il 32,0% aree a dissesto misto (aree franabili e aree alluvionabili). La superficie nazionale, classificata a potenziale rischio idrogeologico più alto, è pari a ,3 Km 2 (7,1% del totale nazionale) suddivisa in Km 2 di aree franabili e Km 2 di aree alluvionabili; le aree a potenziale rischio da valanga (1.544 Km 2 ) sono accorpate a quelle di frana. La regione con il maggior numero di comuni interessati (1046) è il Piemonte, mentre la Sardegna è la regione con il minor numero (42). Le regioni caratterizzate dalla percentuale più alta (100%), relativa al numero totale dei comuni interessati da aree a rischio potenziale più alto, sono la Calabria, l Umbria e la Valle d Aosta, mentre la Sardegna è quella con la percentuale minore (11,2%) (dati forniti dal Ministero dell'ambiente e Tutela del Territorio). È cronaca del febbraio 2010 la vulnerabilità della Calabria dal punto di vista idrogeologico: Il maltempo e le frane in Calabria nel febbraio 10 A seguito delle forti precipitazioni verificatesi a metà febbraio 10, grossi movimenti di terreno hanno creato notevoli problemi in Sicilia e Calabria, dove nonostante il tempestivo intervento delle autorità locali e nazionali, la situazione è stata critica in diverse località. 5

6 Calabria Vibo Valentia Nel Comune di Maierato, il sindaco ha emesso l ordinanza di evacuazione totale del paese. Circa le persone sfollate sono state ospitate nella scuola della Polizia di Stato di Vibo Valentia, in palestre o presso parenti e amici. Per assistere la popolazione sono state attivate le associazioni di volontariato locali, mentre le strutture del C.A.P.I. del Ministero dell Interno hanno fornito brandine e materassi per le persone rimaste senza casa. Per il monitoraggio della situazione, oltre al Centro coordinamento soccorsi - CCS attivato presso la Prefettura, è stato istituito un Centro Operativo Misto - COM nel Comune di Maierato. Il 18 febbraio 2010 i tecnici del Dipartimento della Protezione Civile e della Commissione Grandi Rischi, coadiuvati dai geologi di Regione, Provincia e Comuni, hanno effettuato i rilievi per accertare i movimenti della frana che ha colpito il Comune di Maierato. Anche se non sono stati registrati ulteriori cedimenti, e valutato l elevato rischio della zona è stata considerata valida l ordinanza di sgombero dell intero centro abitato, persone. Cosenza Nel comune di Cetraro è stata disposta la chiusura di 2 Km della SS18 a causa di un grosso masso caduto sulla strada. Per precauzione è stata disposta l evacuazione di 10 famiglie, che sono state ospitate in strutture messe a disposizione dal comune. Nel comune di Longobardi, movimenti del terreno nelle località Serra D Ulivo e Sant Irene hanno indotto il sindaco ad emanare ordinanze di sgombero per le persone che abitavano nelle frazioni interessate. Sono stati evacuati 3 nuclei familiari per un totale di 11 persone, ospitate in alberghi. Per una frana, tre nuclei familiari composti da 8 persone hanno dovuto lasciare le abitazioni situate in località Pianete del comune di Roggiano Gravina. Stessa situazione ad Aprigliano, dove sono state evacuate 9 persone. Per monitorare i numerosi smottamenti nel Comune di Oriolo è stato costituito un Centro Operativo Comunale - COC. Molte frane comunque sono state rimosse, ma alcune strade restano ancora chiuse. Catanzaro Le frane che hanno interessato il Comune di Catanzaro in località Ianò, Rumbolotto e Piterà hanno costretto 140 persone a lasciare le proprie abitazioni. Stessa situazione a Gimigliano dove per precauzione altri 40 cittadini sono stati costretti ad allontanarsi dalle proprie case. Per monitorare il territorio e gestire le operazioni di assistenza alla popolazione è stata istituita una Unità di crisi in Prefettura. Si sono verificati disagi per la viabilità con la chiusura della strada provinciale Ianò- Magisano, che collega il capoluogo con tutta la fascia dei comuni della Pre Sila. 6

7 Rischio idrogeologico nella Regione Lazio La Regione Lazio ha istituito l Agenzia Regionale della Difesa del Suolo (ARDIS) alla quale sono affidati i compiti relativi a: a) opere idrauliche relative alle aste principali dei bacini idrografici nazionali, interregionali e regionali individuate con apposita deliberazione della Giunta regionale. In tali ambiti l'ardis svolge anche le funzioni relative al servizio pubblico di manutenzione dei corsi d acqua, alla polizia idraulica ai servizi di piena e di pronto intervento; b) opere di difesa delle coste. Un possibile indice del dissesto idrogeologico nel Lazio è la segnalazione ricevuta al Dipartimento della Protezione Civile da parte di Enti, amministrazioni e cittadini. Dalle segnalazioni agli atti del Servizio Rischio Idrogeologico e Idrico (vedi tabella), risulta che il dissesto idrogeologico è diffuso su tutta le regione e il 40% riguarda fenomeni franosi ugualmente distribuiti tra le 5 province. Provincia Aree rischio molto elevato Comune con aree a rischio molto elevate n. n. Frosinone Latina Rieti Roma Viterbo Totale Rischio idraulico I fenomeni alluvionali che si sono verificati nel passato sono stati spesso dovuti allo stato generale di disordine idraulico dei corsi di acqua minori (torrenti, fossi e rii di varia dimensione), caratterizzato da scarsa manutenzione e dalla realizzazione di opere talvolta errate quali, ad esempio l'incontrollata proliferazione di traverse e briglie (restringimenti ed occupazioni di alveo, ponti, tombinamenti e coperture di corsi d acqua con caratteristiche idrauliche inadeguate, etc) che determinano 7

8 situazioni diffuse di criticità anche per eventi meteorici non eccezionali. Le diverse Autorità di bacino hanno individuato 235 aree a rischio idraulico che interessano 92 comuni. Nella provincia di Frosinone risultano presenti il 44 % delle aree a rischio idraulico della Regione. Autorità di bacino Aree a rischio idraulico (n.) Comuni (n.) Tevere Liri- Garigliano Fiora 4 3 Tronto - - Regionale TOTALE Provincia Aree a rischio idraulico (n.) Frosinone Viterbo Roma Rieti 6 4 Latina Comuni (n.) Il Tevere L asta del Tevere interessa le province di Roma, Rieti, Frosinone e Viterbo, così come riportato nella tabella redatta dall Autorità di bacino del fiume Tevere. PROVINCE nel bacino N comuni nel bacino N frazioni o centri abitati nel bacino Popolazione residente (*) nel territorio bacino Popolazione residente (*) nel territorio bacino FROSINONE RIETI ROMA VITERBO Totali Il fiume Tevere nel tratto compreso tra Orte e la traversa di Castel Giubileo attraversa una vasta area di laminazione che costituisce l'invaso naturale dei volumi della piena che investe Roma. A valle della traversa di Castel Giubileo il fiume è protetto da opere di contenimento dei livelli di piena. Le attività inerenti la pianificazione e la programmazione della Autorità di bacino hanno evidenziato il consistente rischio idraulico per la città di Roma e la necessità di avviare due piani stralcio per il rischio inondazione distinti: il P.S.1 - Piano stralcio per le aree soggette a rischio di esondazione nel tratto del Tevere compreso tra Orte e Castel Giubileo, approvato con D.P.C.M. del 3 settembre 1998 ed il P.S.5 Piano Stralcio per il tratto metropolitano del Tevere da Castel Giubileo alla foce in 8

9 fase di redazione. Inoltre, a seguito della legge 267/98 e successive modificazioni, è stato redatto il Piano straordinario pubblicato sulla G.U. n. 293 del 15 dicembre 1999 ed il PAI adottato dal Comitato Istituzionale nella seduta del 1 agosto La piena nel dicembre 2009: il piano per un nuovo Tevere La piena del Tevere del Dicembre 2009 ha lasciato i suoi segni nel tratto cittadino; viene così realizzato un programma a cui hanno partecipato il Dipartimento della Protezione Civile, i Comuni di Roma e Fiumicino, l Autorità di Bacino e la Regione Lazio. Dopo due mesi di lavori, iniziati il 30 marzo 2009, sono state completate le opere di pulizia, bonifica e funzionalità idraulica del fiume Tevere, nel tratto compreso tra Castel Giubileo e la foce. I lavori hanno preso il via dall ordinanza 3734 del 16 gennaio 2009, e definiti con il decreto di attuazione firmato il 5 marzo dal Capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso. Gli interventi Gli interventi di pulizia e di manutenzione hanno riguardato il tratto che da Ponte Milvio arriva fino alla confluenza con il fiume Aniene e, a valle, fino a Ponte Marconi. Prevista inoltre la pulizia dei litorali di Ostia e Fiumicino. Nella zona di Castel Giubileo, invece, non sono eseguiti lavori di pulizia, ma un rilievo batimetrico che riguarda l intero corso fluviale, da Castel Giubileo appunto fino alla foce. Il Comune di Roma ha eseguito interventi la pulizia delle banchine e dei muraglioni dalla vegetazione infestante e dai rifiuti portati dal fiume durante la piena del mese di dicembre, oltre che la pulizia del litorale di Ostia invaso dai rifiuti durante le mareggiate invernali. La Regione Lazio, invece, attraverso l Agenzia Regionale per la difesa del suolo - A.R.D.I.S., ha avuto il compito di eseguire il taglio e la potatura della vegetazione a un metro dal ciglio della banchina, di provvedere all'allontanamento dei relitti trascinati dalla corrente, la raccolta dei rifiuti galleggianti in alveo e la pulizia della vegetazione e dei rifiuti sui ponti. Compito della Regione è stato anche la ricostruzione di ampie zone divelte di pavimentazione delle banchine e dei muraglioni pericolanti. Per le operazioni di pulizia non sono stati utilizzati prodotti chimici, nocivi per la flora, la fauna e l ambiente fluviale in generale. Il materiale risultante dalle operazioni, se non vegetale ecocompatibile o non trattabile come biomassa vegetale è stato smaltito presso pubblica discarica a termini di legge. Il rischio frane Il Lazio, pur non manifestando gravi situazioni emergenziali come in altre regioni italiane, presenta caratteristiche geomorfologiche del territorio tali da creare delle situazioni di pericolosità per fenomeni franosi che, considerato il forte grado di antropizzazione del territorio, possono tradursi in situazioni di rischio per persone e 9

10 cose. La franosità ha avuto sensibili ripercussioni soprattutto sul patrimonio urbano, e in particolare sui centri abitati che per ragioni storiche si trovano localizzati in aree morfologicamente rilevate. L'erosione costiera Lungo la linea di costa può verificarsi uno squilibrio tra il processo di deposizione e quello erosivo, con netta prevalenza di quest'ultimo, che porta all'assottigliamento progressivo del litorale e a un generale arretramento della linea di costa. Tale processo è causato sia da fenomeni naturali, come le mareggiate e l'innalzamento del mare e la subsidenza 2, sia da azioni antropiche quali il risultato non previsto degli interventi eseguiti dall'uomo in passato, e la variazione del trasporto solido dei corsi d'acqua. Nel Lazio l erosione dei litorali interessa il 45% della costa mettendo a repentaglio il sistema ambientale su cui poggia una parte importante dell economia regionale. La Regione dal 1995 ha promosso l approfondimento e l aggiornamento degli studi e ha intrapreso interventi per la difesa delle coste che hanno interessato, in particolare, i comuni di Ostia, Fiumicino, Tarquinia, Anzio, Nettuno, Latina, Sabaudia, Terracina, Fondi e Sperlonga. Rischio idrico La carenza di approvvigionamento idrico è dovuta essenzialmente a una riduzione delle portate delle fonti di approvvigionamento causata dalle scarse precipitazioni invernali-primaverili, cui si aggiungono problemi alla rete idrica che presenta un notevole livello di dispersione. L emergenza idrica , dovuta sia ad una riduzione delle portate delle fonti di approvvigionamento, sia a problemi strutturali della rete idrica, è stata causata da un periodo di scarse precipitazioni, e ha interessato la regione Lazio aggravando la situazione di crisi del territorio dei comuni a sud di Roma serviti dall acquedotto del Simbrivio. Per tale emergenza è stato dichiarato lo stato di emergenza e sono state emesse le relative ordinanze da parte del Dipartimento della protezione civile. Trombe d'aria E un fenomeno atmosferico che può causare conseguenze disastrose per l uomo l ambiente. La tromba d aria è originata dall incontro tra due masse d aria a temperatura molto differente. Le trombe d aria si verificano di solito nella stagione estiva, in seguito ai movimenti ascensionali di aria che ha subito un forte riscaldamento. Poiché la tromba d aria è un fenomeno molto rapido, la sua previsione è praticamente impossibile. Nell area mediterranea, in particolare in Italia, questi fenomeni appaiono in forma abbastanza attenuata con danni diretti generalmente limitati. La Regione Lazio è quella più colpita con in media due all anno. 10

11 Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Mongiana Il progetto verrà in parte realizzato in una riserva naturale in Calabria, dove i bambini che parteciperanno al percorso formativo entreranno in contatto con il tema dell acqua come risorsa fondamentale per l uomo e della tutela del territorio. Gli Uffici per la biodiversità del Corpo Forestale dello Stato svolgono le seguenti attività: tutela e salvaguardia delle riserve naturali dello Stato e delle altre aree di interesse naturalistico attraverso la realizzazione di interventi e attività sperimentali di studio e di ricerca volti al miglioramento e alla conservazione della biodiversità animale e vegetale; sviluppo di attività di ricerca scientifica e di programmi finalizzati allo studio ed alla conservazione della biodiversità in sintonia con le attività dei Centri nazionali per lo studio e la conservazione della biodiversità forestale, o con riferimento ad attività di tutela di specie di animali selvatici minacciate o di razze autoctone in pericolo di estinzione; sviluppo di specifici programmi di divulgazione e di educazione ambientale anche attraverso azioni condivise di carattere informativo; supporto logistico alle attività istituzionali del Corpo forestale dello Stato sia in generale che con riferimento particolare a quelle dei reparti a cavallo, dei gruppi cinofili e del soccorso alpino; conservazione e manutenzione del patrimonio immobiliare amministrato. In particolare l Ufficio Territoriale per la biodiversità di Mongiana gestisce le Riserve Naturali Biogenetiche Statali Marchesale e Cropani Micone. Descrizione e cenni storici Maggiore fra le 2 riserve gestite, la "Marchesale" viene acquisita al demanio forestale nel 1914 come parte di un feudo appartenuto prima alla Marchesa Caracciolo Imperiale di Arena che la ereditò a sua volta dai duchi di Atri dopo il 1650; l'acquisizione ai beni dello Stato della Cropani Micone si perfeziona nel Significativa fu l'acquisizione definitiva all'azienda del Demanio Forestale che permise di bloccare lo sfruttamento a cui fu soggetta l'area negli ultimi decenni del XIX sec. Assunse lo status di Riserva Naturale Biogenetica nel Il profilo geografico tipicamente montuoso accoglie i venti umidi occidentali provenienti dal Tirreno che sono all'origine di abbondanti precipitazioni. I suoli sono di origine granitica risalente ad epoca remota e di particolare ricchezza mineralogica. Le Riserve contribuiscono con gli altri boschi calabresi a formare quella che un tempo veniva denominata la Selva Brutia di notevole significato biogeografico, data la posizione centrale nel bacino mediterraneo. L'insolita appendice della Calabria prolunga i suoi benefici effetti naturalistici fin all'estrema propaggine meridionale della penisola, a contrastare con la propria presenza gli effetti negativi siccitosi che, minacciosi, avanzano dal nord-africa. Questa è la condizione per certi versi di sofferenza che determina nella flora 11

12 montana il radicarsi e il consolidarsi di genotipi di sicuro interesse. L'abete bianco ne è una dimostrazione: presente anche in molte altre aree dell'appennino seleziona caratteri di resistenza, probabilmente da correlare alla particolare marginalità nell'areale geografico naturale. La specie Abies alba è completamente assente sia in Sicilia che in Africa. Flora Le abetine naturali costituiscono una delle principali attrazioni della Riserva. Assumono particolare rilievo anche le formazioni boschive comprendenti il Tasso europeo. Il tasso richiede una particolare forma di tutela, dovuta alla crescita molto lenta. La Riserva è caratterizzata da stagni dove è possibile riconoscere specie di sicuro interesse, dove peraltro si determinano aspetti fisionomici che per erosione disegnano scenari molto suggestivi. Il forte sfruttamento risalente ai decenni antecedenti l'acquisizione del demanio statale, ha lasciato tracce nei punti in cui l'opera di rimboschimento ha permesso di assicurare la reintegrazione della copertura arborea. Importanti associazioni con ontani, carpini, frassini, lecci e castagni assicurano una interessante variabilità. Il sottobosco accoglie splendidi arbusti di agrifoglio e pungitopo che assieme al novellame naturale di faggio e abete bianco contribuiscono a determinare una struttura multiforme, varia e complessa. Non mancano piccoli lembi di radura con specie arbustive di ginestre, cisti, erica e agrifoglio. Fauna Le Riserve si inseriscono in un corridoio naturale di alto valore naturalistico che, negli ultimi decenni, ha visto consolidarsi l'estensione delle aree boscate e delle aree protette. Non mancano le occasioni di imbattersi in esemplari di volpi, ricci, donnole, e non è neanche raro rilevare ghiri, moscardini e altri piccoli mammiferi roditori. Frequenti cumuli di terra ci mettono sulle tracce delle talpe. La lepre mediterranea rimasta con ridotte popolazioni nel sud Italia e in Corsica frequenta le aree di radura limitrofe alle riserve. Fra le specie di avifauna oltre alla comune poiana, nocciolaia, ghiandaia, scricciolo, non mancano esemplari di picchio verde, gufo, allocco, differenti specie di falchi, mentre fra i migratori si è registrato il passaggio di aroni cenerini e svassi minori attirati da un laghetto che poggia nell'altopiano lungo l'alveo del torrente Allaro. Interessante il progetto di salvaguardia della razza murgese del cavallo su cui fa affidamento il servizio di controllo del Corpo forestale dello Stato. Fruizione Particolarmente interessante è il contesto storico, culturale e naturalistico del territorio in cui si inseriscono le 2 Riserve Naturali, dove si trovano la Certosa di Serra San Bruno, luogo mistico religioso, la Fabbrica d'armi e le Ferriere di Mongiana e della Ferdinandea, notevoli opifici del Regno Borbonico. Ma l'interesse 12

13 più rilevante è sicuramente quello naturalistico. L'attrazione dei turisti viene così guidata attraverso un fitto reticolo di sentieri, piste e percorsi didattici e naturalistici. I rifugi non mancano e la loro presenza viene valorizzata dai frequenti campus estivi organizzati da gruppi di scout provenienti da tutta Europa, oltre che da ricercatori. L'interesse biologico e selvicolturale ha polarizzato l'attenzione di numerose Università. Studi vengono condotti sulle specie endemiche, ma anche sui caratteri strutturali dei boschi. La didattica viene perfezionata dalla presenza del Centro di esperienza ambientale gestito in collaborazione con gli Enti locali. La sua funzione permette di orientare le visite delle numerose scolaresche e di gruppi organizzati di turisti che trovano ristoro, soprattutto in primavera e estate, nel centro polifunzionale di Villa Vittoria. 6.3 Destinatari e beneficiari I destinatari di questo progetto saranno 40 alunni circa delle classi IV dell ITC W. Mozart di Roma. Il progetto prevede infatti la realizzazione di un campo scuola sul rischio idrogeologico presso il Centro per la Formazione di Mongiana. Oltre agli studenti saranno destinatari del progetto le insegnanti stesse che potranno acquisire nuove norme di comportamento e conoscenze sul territorio e sul rischio idrogeologico. Beneficiari del progetto sono infine le famiglie degli alunni che parteciperanno al campo scuola T.R.I.A.D.E. e gli alunni della scuola a cui i bambini e le insegnati riporteranno i contenuti acquisiti sotto varie forme. La caratterizzazione di progetto pilota consentirà di valutare, in base ai risultati ottenuti, la possibilità di mettere a regime questo tipo di iniziativa in futuro. 13

14 7) Obiettivi del progetto: Il problema Alla luce delle recenti tragedie di Messina e Ischia è sempre più urgente assicurare al Paese un piano complessivo di assetto idrogeologico con il quale affermare una nuova cultura dell utilizzo e della tutela del suolo. Frane e alluvioni interessano tutto il territorio nazionale, sono ben i comuni a potenziale rischio idrogeologico più elevato: il 70% del totale. Sono ancora troppe le amministrazioni comunali che tardano a svolgere un efficace e adeguata politica di prevenzione, informazione e pianificazione del rischio idrogeologico; oltre un comune su quattro non fa praticamente nulla per prevenire i danni derivanti da alluvioni e frane. Questo il dato complessivo che emerge da Ecosistema Rischio 2009, lo studio realizzato dal Dipartimento della Protezione Civile e Legambiente. L indagine è stata realizzata nell ambito della campagna informativa Operazione Fiumi 2009, che ha monitorato le attività di prevenzione e informazione realizzate da oltre amministrazioni comunali classificate ad alto rischio idrogeologico dal Ministero dell Ambiente e dall Upi (Unione Province Italiane). E stata stilata una vera e propria classifica sull operato dei comuni considerando, da un lato, la gestione del territorio e, dall altro, il sistema di protezione civile, comprendendo sia la realizzazione dei piani di emergenza, che le attività dedicate all informazione dei cittadini. I dati di Ecosistema Rischio 2009 evidenziano una pesante urbanizzazione nelle zone a rischio idrogeologico. Nel 79% dei comuni coinvolti nello studio sono presenti abitazioni in aree esposte a pericolo di frane e alluvioni, nel 28% dei casi nelle zone a rischio sono presenti interi quartieri, e nel 54% dei casi sono presenti addirittura insediamenti industriali o strutture ricettive turistiche (20%). Solo il 7% dei comuni monitorati ha provveduto a delocalizzare le abitazioni e solo nel 3% dei casi sono stati avviati interventi per delocalizzare insediamenti industriali. E evidente, quindi, come l urbanizzazione di molti territori sia stata realizzata senza tener conto dei rischi idrogeologici. Lo dimostra il fatto che il 15% dei comuni non ha ancora un piano urbanistico che prevede vincoli all edificazione delle aree esposte a maggior pericolo. Per quanto riguarda invece l attività di informazione alla popolazione sui rischi del territorio e sui comportamenti da adottare in caso di pericolo, la formazione e l organizzazione di esercitazioni per testare l efficienza del sistema locale di protezione civile, i comuni sono ancora in ritardo: solo il 26% delle amministrazioni ha organizzato iniziative dedicate all informazione dei cittadini e il 29% ha organizzato esercitazioni. Obiettivo generale Con questo progetto il Dipartimento di prefigge di concorrere alla promozione della cultura del rispetto del territorio come strumento per la riduzione dei rischi naturali. 14

15 Obiettivi specifici - Sperimentare un nuovo modello formativo - Diffondere conoscenze e norme di comportamento sul rischio idrogeologico Risultati attesi Il progetto si propone di mettere in atto un programma di formazione adattabile a diverse realtà e che favorisca il comportamento attivo nella tutela del territorio. Per questo i destinatari scelti sono i bambini, per favorire la crescita di atteggiamenti virtuosi in famiglia, e non solo. È infatti con attività di sensibilizzazione della futura generazione adulta che si possono raccogliere i migliori frutti nell ambito della tutela del territorio. Tra i risultati attesi di questo progetto non vi è soltanto la realizzazione di un campo scuola ma anche la possibilità di poter estendere questo modello ad altre scuole e alunni. Indicatori - n. scuole contattate - n. campi scuola programmati - n. iniziative di sensibilizzazione 8) Descrizione del progetto e tipologia dell intervento che definisca in modo puntuale le attività previste dal progetto con particolare riferimento a quelle dei volontari in servizio civile nazionale, nonché le risorse umane dal punto di vista sia qualitativo che quantitativo: 8.1 Complesso delle attività previste per il raggiungimento degli obiettivi Il progetto prevede l impiego di 5 volontari impegnati nella realizzazione di diverse fasi del progetto. In particolare i volontari saranno assegnati al Servizio formazione del personale e dei livelli territoriali del Dipartimento della Protezione Civile. Il progetto prevede 4 livelli di intervento avviati a seguito di una fase di ideazione (precedente all arrivo dei volontari) e una fase di formazione dei volontari in servizio civile. PIANO DI ATTUAZIONE 1) analisi del rischio e delle iniziative In una prima fase verranno approfonditi i dati e le iniziative sul rischio idrogeologico messe in atto, in particolare, nei territori di interesse del progetto (le regioni Lazio e Calabria). Azione 1: conoscenza del rischio Attività: 1. analisi di dossier, ricerche, rapporti sul rischio idrogeologico 15

16 2. studio della normativa 3. lettura dei PAI delle regioni Lazio e Calabria Azione 2: valutazione iniziative verso i cittadini e gli enti locali Attività: 1. ricerca di iniziative di formazione e comunicazione 2. redazione scheda di analisi 3. compilazione schede 4. redazione elaborato di sintesi e confronto PIANO DI ATTUAZIONE 2): definizione del programma formativo In questo periodo dell anno, acquisite le conoscenze del settore, è possibile che i volontari partecipino alla redazione del programma del campo scuola in collaborazione con gli altri operatori. AZIONE 1: Costituzione del gruppo di lavoro Attività: 1. individuazione, insieme agli enti partecipanti (Scuola e Ufficio Territoriale di Mongiana), del personale da impiegare 2. elaborazione di un calendario di incontri 3. definizione argomenti per l attività di addestramento 4. elaborazione di questionari di valutazione AZIONE 2: Definizione di schede di approfondimento Attività : 1. definire gli argomenti da sottoporre come approfondimento agli alunni (dati; fiumi nel mondo; norme di comportamento; il ciclo dell acqua) 2. suddivisione dello staff in altrettanti gruppi 3. elaborazione schede di approfondimento AZIONE 3: redazione programma del capo scuola Attività: 1. articolazione del programma 2. condivisione del programma con il gruppo di lavoro e le famiglie 3. redazione questionari per alunni e per insegnanti Indicatori: n. persone coinvolte nel team di lavoro n. di incontri questionario di valutazione PIANO DI ATTUAZIONE 3): realizzazione campi scuola Azione 1: Organizzazione logistica 16

17 Attività: 1. verifica disponibilità della struttura ad ospitare i partecipanti (vitto e alloggio) 2. organizzazione dei trasporti 3. reperimento materiale Azione 2: Organizzazione attività formativa Attività: 1. organizzazione giochi di gruppo Azione 3: Guida e formazione all interno della riserva Attività: 1. accompagnamento del gruppo di bambini all interno della struttura 2. presentazione delle principali realtà naturalistiche presenti 3. approfondimenti sul tema dei rischi naturali, con particolare attenzione al tema dell acqua e del rischio idrogeologico e idrico 4. gestione di giochi di gruppo all interno della riserva Azione 4: Elaborazione esperienza Attività: 1. somministrazione questionari ai partecipanti 2. realizzazione di un rapporto sulle attività realizzate nel corso del progetto Indicatori: risultati del questionario n. campi scuola effettuati rapporto finale PIANO DI ATTUAZIONE 4): promozione e diffusione del progetto presso altre scuole Azione 1: valutazione esperienza Attività: 1. Incontro con gli operatori 2. Analisi questionari 3. Redazione sintesi Azione 2: Aggiustamento del programma in base ai risultati Azione 3: elaborazione e diffusione materiale di promozione Attività: 1. Raccolta e studio del materiale informativo esistente 2. elaborazione di documenti tecnici e illustrativi 17

18 3. definizione degli accordi con le strutture che sosterranno la realizzazione delle attività didattiche residenziali (alloggi, organizzazioni di volontariato, eventuali catering, spostamenti, ecc.). Azione 4: incontri di promozione del progetto Attività: 1. contatti con gli istituti scolastici che hanno aderito al progetto 2. elaborazione di un calendario di incontri 3. elaborazione di una presentazione del progetto 4. realizzazione degli incontri presso gli istituti scolastici Indicatori: n. documenti tecnici prodotti n. di incontri effettuati n. di enti coinvolti ATTIVITÀ Formazione generale Formazione specifica Analisi del rischio e delle iniziative Definizione del programma formativo Realizzazione campi scuola Valutazione esperienza e aggiustamento programma Promozione e diffusione del progetto presso altre scuole Mesi Risorse umane complessive necessarie per l espletamento delle attività previste, con la specifica delle professionalità impegnate e la loro attinenza con le predette attività 1 esperto di formazione (dipendente del Dipartimento) si occuperà, insieme ai volontari, della definizione dei percorsi formativi e dell organizzazione delle attività pratiche. 1 esperto di rischio idrogeologico (dipendente del Dipartimento) formerà i volontari e gli operatori circa gli aspetti tecnici relativa alla tematica del rischio idrogeologico e della tutela del patrimonio forestale. 1 esperto in attività didattiche del Corpo Forestale dello Stato si occuperà degli aspetti formativi tecnici relativi alla prevenzione del fenomeni idrogeologici. 8.3 Ruolo ed attività previste per i volontari nell ambito del progetto I 5 volontari seguiranno le fasi del progetto previste, a parte l accordo con l Ufficio territoriale di Mongiana e con la Scuola elementare W. Mozart di Roma già acquisite alla presentazione di questo documento. 18

19 Nella prima fase del progetto (analisi del rischio e delle iniziative) i volontari saranno impegnati nelle seguenti attività: - ricerca di documentazione e di ricerche già realizzate sui temi del rischio idrico e idrogeologico - ricerca di documentazione sul tema dell acqua - studio di dossier, report sul rischio idrogeologico già prodotti - studio dei PAI Piano per l Assetto Idrogeologico - di Lazio e Calabria - ricerca attraverso il web e la documentazione Dpc di iniziative di formazione/comunicazione - redazione scheda di analisi - compilazione schede - analisi diverse iniziative Nella fase 2) del progetto (definizione del programma formativo) i volontari: - contattano gli insegnanti e gli operatori del Corpo Forestale di Mongiana - organizzano incontri o modalità di scambio informazioni (social network) ed opinioni - raccolgono materiale per le schede di approfondimento - contribuiscono alla redazione di schede di approfondimento - contribuiscono alla redazione di questionari per gli alunni e le insegnanti - partecipano alla redazione del programma Nella fase 3) (realizzazione campi scuola) i volontari: - organizzano il pullman per il trasporto - reperiscono eventuale materiale non presente il loco messo a disposizione dal Dpc - ricercano giochi di gruppo da realizzare predisponendo il materiale - si recano nella Riserva - partecipano al campo scuola seguendo tutte le attività Nella fase 4) (promozione e diffusione del progetto presso altre scuole) i volontari: - partecipano agli incontri e redigono verbali - elaborano i questionari - redigono una relazione sull andamento del campo scuola - contattano l Ufficio Scolastico Provinciale delle Regioni a maggiore rischio idrogeologo - contattano le scuole individuate con l Ufficio - aggiustano il programma del campo scuola e lo adattano alle diverse fasce di età dei partecipanti - elaborano una presentazione del progetto - incontrano i referenti scolastici 19

20 9) Numero dei volontari da impiegare nel progetto: 5 10) Numero posti con vitto e alloggio: 0 11) Numero posti senza vitto e alloggio: 5 12) Numero posti con solo vitto: 0 13) Numero ore di servizio settimanali dei volontari, ovvero monte ore annuo: ) Giorni di servizio a settimana dei volontari (minimo 5, massimo 6) : 5 15) Eventuali particolari obblighi dei volontari durante il periodo di servizio: Flessibilità di orario, disponibilità alla presenza nei giorni festivi in caso di emergenza. I volontari potranno essere inoltre coinvolti, sulla base delle attività previste, in attività fuori sede presso le strutture che aderiranno alle iniziative, per un totale di massimo 30 giorni. 20

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