LA DEFINIZIONE DELLA PROPRIA IDENTITA'

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1 PRIMO PIANO VOLONTARI PER LO SVILUPPO l PROGRAMMI DI l NTERVENTO di Laura De Clementi Laura De Clementi presta servizio presso l'ufficio volontariato civile del Dipartimento per la cooperazione allo sviluppo 56 COOPERAZIONE L'attività di realizzazione di iniziative di cooperazione nei paesi in via di sviluppo con impiego di volontari in servizio civile da parte delle Organizzazioni non governative (Ong) è stata regolamentata per legge e gode dei contributi del Ministero degli Affari Esteri ormai da un decennio. In questi anni molto è cambiato rispetto a ciò che all'origine sembrava piuttosto un fenomeno d'invio, un po' frammentario, di persone nei Pvs, con la funzione generica di aiutare enti o istitu zioni locali a svolgere o potenziare la propria attività, e che da parte dell'ente italiano potevano contare su supporti organizzati vi e finanziari spesso piuttosto carenti. Oggi vi sono 750 volontari in servizio civile nei Pvs dell'africa e dell'america Latina, nel quadro di circa 200 iniziative di sviluppo promosse da una quarantina di Ong. Per la realizzazione di tali programmi il Dipartimento ha speso quest'anno circa 31 miliardi, ma non è un'esagerazione dire che il valore complessivo degli interventi sia di almeno 3 volte questa cifra. LA DEFINIZIONE DELLA PROPRIA IDENTITA' Le Ong han no m an mano potenziato le proprie tradizionali forme di autofinanziamento in denaro e in prestazioni di lavoro volontario messe a disposizione da soci, simpatizzanti, gruppi di appoggio esterni; hanno acquisito la possibilità di ottenere contributi anche dalla Cee ed, ampliando le proprie attività, hanno fatto breccia in nuovi canali di aiuto, quali i sindacati, le cooperative, i gruppi produttivi, le università. Ma la capacità di mobilitazione di risorse umane e materiali sviluppata dalle Ong di volontariato non rappresenta che uno degli aspetti interessanti della profonda evoluzione cui si è assistito in questo settore della cooperazione italiana. A tale evoluzione ha concorso una serie di fattori, quali il rapporto di collaborazione instaurato con il Ministero Affari Esteri, dalla nascita della legge 1222/71, e le maggiori risorse conseguenti; l'evoluzione della realtà dei paesi richiedenti e delle richieste di partners locali sempre più articolate e puntuali; i rapporti con la Cee nonché con I'Onu ed alcune delle sue agenzie specializzate sviluppatesi negli anni più recenti e, infine, fenomeno ultimo, la maggiore attenzione delle forze sociali italiane ai temi della cooperazione. Di fronte a questi fattori, per il volontariato - proprio perché partiva da una realtà frammentaria, eterogenea e talvolta ingenua, ma nello stesso tempo carica di creatività e abbastanza duttile - si è ben presto posta come vitale l'esigenza di meglio ricercare e definire la propria identità; e le forze presenti nel settore lo hanno effettuato soprattutto mettendo a punto una metodologia di intervento che, pur facendo salva la fisionomia peculiare di ciascuna Ong e di ciascuna iniziativa, fosse tuttavia imperniata su alcuni elementi di base univoci; nonché correlativamente, affinando i propri strumenti culturali e irrobustendo gli aspetti organizzativi. Quindi è proprio da esigenze e temi dibattuti a partire dal volontariato e in ragione della situazione del settore, per così dire meno strutturata all'origine e perciò più precaria delle altre attività di cooperazione, che in questi anni sono nati alcuni concetti e principi «Chiave» che in seguito si sono estesi a tutte le attività di cooperazione. Ci riferiamo in particolare al concetto di «programma» di cooperazione, inteso come iniziativa a termine, mirata ad obiettivi programmati, dotata di una serie di specifici strumenti operativi e di risorse

2 finanziaria ben individuate. Il particolare significato innovativo di una definizione del genere, rispetto ad una prassi eterogenea, è nella priorità del concetto di autosviluppo da esso implicata. Essendo, infatti, gli interventi di volontariato, in base alla filosofia loro propria, particolarmente attenti al fattore umano nello sviluppo, nel tentativo di definire caratteristiche e fisionomia delle iniziative che si andavano realizzando, si dimostrò essenziale operare una distinzione tra «assistenzialismo» o «supplenza» l'autosviluppo. Con i primi due termini si suppone un intervento a tempo indeterminato in quanto non si attivano premesse che facciano presagire una cessazione dello stato di bisogno e col secondo si suppone, invece, un intervento a termine, che si proponga di fornire solamente attività di supporto a potenzialità e risorse locali, al momento non disponibili o preparate, e che punti quindi a porre in atto tali potenzialità attraverso l'apporto di tecnologie adeguate e attrezzature, ma soprattutto formando il personale locale che potrà proseguire autonomamente le attività avviate. Condizione quest'ultima, necessaria per avere una certa garanzia di avere innescato un processo che abbia coinvolto la popolazione locale, sicché questa divenga non mera utente di realizzazioni altrui, ma protagonista del proprio sviluppo. Programmazione dell'intervento e attività di formazione degli omologhi sono quindi i due punti su cui si imperniano le iniziative di volontariato. Ma, oltre ovviamente ad una buona struttura tecnica e operativa che metta in grado l'organizzazione non governativa di compiere tutte le complesse attività necessarie all'attuazione del programma, dallo studio preliminare alla sua migliore realizzazione rispetto agli obiettivi, quali sono gli specifici strumenti operativi? In primo luogo i volontari, accanto ai quali possono rendersi necessari: l'invio di attrezzature, la costruzione di opere civili, l'impiego di esperti, l'utilizzazione di personale locale, corsi di formazione per omologhi, borse di studio per quadri od omologhi locali, missioni di studio e di verifica da parte deii'ong. Non è affatto detto che tali strumenti siano sempre utilizzati tutti in ogni programma di volontariate; la specificità dell'iniziativa potrebbe richiedere l'attivazione solo di alcuni di essi; in particolare, l'unico elemento che individua necessariamente un porogramma di volontariato sono i volontari, i quali ne rappresentano comunque la parte più consistente. GLI STRUMENTI POSSIBILI PER IL PERSEGUIMENTO DEGLI OBIETTIVI Se guardiamo alle origini in effetti i programmi di volontariato, oltre ai volontari prevedevano con una certa frequenza anche l'invio di attrezzature, la costruzione di opere e l'impiego di personale locale, assai di rado gli altri elementi. Attualmente diventa invece più frequente da parte delle organizzazioni non governative la messa a punto di programmi in cui anche gli altri strumenti possibili sono compresenti e concorrono, ciascuno con la propria specifica valenza, al perseguimento degli obiettivi, nella misura in cui sono usati in maniera appropriata ri spetto ad essi. Già si è parlato delle attività di formazione degli omologhi come di un aspetto cardine delle attuali iniziative di volontariato, mentre l'importanza delle missioni di verifica e di «accompagnamento» del programma da parte deii'ong è intuitiva. Riguardo all'impiego di personale esperto, al di là di alcune non superate difficoltà oggettive (costi elevati, mancanza di agevolazioni di legge per gli esperti contrattati dagli organismi di volontariato), correlativamente alla maggiore specializzazione dei programmi, si è constatato che affiancare al l'apporto dei volontari l'impiego di un numero molto limitato di personale esperto altamente specializzato può essere opportuno, forse indispensabile, in parecchi programmi di volontariato: in alcuni casi, in cui il programma debba svolgersi ad un alto livello di specializzazione (cooperazione con istituzioni tecniche; settore sanitario), la presenza di un esperto che orienti l'attività di un'équipe di volontari costituisce una garanzia sia del migliore impiego dei volontari stessi, sia dei risultati dell'iniziativa; i volontari infatti, persone motivate a svolgere un periodo di lavoro di almeno due anni in un paese in via di sviluppo con una remunerazione assai modesta, si ritrovano prevalentemente tra giovani molto capaci, ma con brevi esperienze di lavoro, anche se in questi ultimi anni, proprio per la maggiore professionalità richiesta, l'età media dei volontari è andata aumentado. In casi di iniziative particolarmente ampie e articolate, può valutarsi necessaria la presenza di un esperto con mansioni di coordinatore, talvolta dell'aspetto organizzativo, talvolta di quello professionale. Può darsi anche che, magari unitamente ad uno od entrambi i casi precedenti, occorra inviare esperti per brevi periodi per esigenze di particolari fasi del programma. Anche le borse di specializzazione di breve periodo (non più di un anno) sono uno strumento complementare, talvolta insostituibile o fortemente consigliato, per completare la formazione di omologhi o quadri locali. Programmi integranti in un'unica iniziativa tutti gli strumenti di cooperazione citati, pur nella prevalenza dell 'elemento volontariato, esistono tuttavia dal 1972, quando nacquero i cosiddetti programmi «governativi»: programmi cioè che non derivano dall'iniziativa della singola Ong, come quelli cui si è finora accennato, ma da un rapporto di cooperazione bilaterale tra l'italia e un paese beneficiario che avesse richiesto un'iniziativa le cui caratteristiche ne consigliassero la realizzazione con il COOPERAZIONE 57

3 prevalente impiego di volontari in servizio civile. Anche tali tipi di programmi vengono effettuati da organizzazioni non governative di volontariato, ma su delega del Dipartimento e a partire da obiettivi e strumenti concordati a livello bilaterale; naturalmente, dato l'interesse diretto che il Dipartimento annette a tali programmi, ad essi vengono garantiti contributi che coprono la quasi totalità delle spese previste (98%) per quanto riguardavolontari e attrezzature, mentre gli esperti e le borse vengono indicati dall'organismo delegato e, previa valutazione del Dipartimento, da questo poi direttamente gestiti per gli aspetti giuridici e finanziari. PROGRAMMI GOVERNATIVI E PRIVATI Attualmente i programmi governativi sono una trentina, rispetto LE CIFRE DEL VOLONTARIATO L 'opera dei volontari deve sempre inserirsi, secondo quanto previsto dalla legge 38 del , nell'ambito di specifici programmi approvati dal Ministero degli Affari Esteri. Ta li programmi vengono definiti privati quando scaturiscono dall'iniziativa della singola organizzazione e governativi quando nascono da un rapporto di cooperazione bilaterale e sono gestiti da un organismo di volontariato su delega del Dipartimento, che ne sostiene quasi integralmente i costi. Riportiamo qui di seguito un quadro riassuntivo dei programmi attualmente in corso di realizzazione, sia governativi, che privati, suddivisi per area geografica e settore di intervento. Come si può notare numerosi programmi privati hanno una destinazione multisettoriale, sono cioè diretti a promuovere una serie di attività complementari tra di loro in vari settori (agricolo, sanitario, sociale) considerati parimenti prioritari per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo prefissati. La tabella riporta invece alcuni dati che si riferiscono agli ultimi dieci anni dai quali è facilmente riscontrabile il costante anche se lento incremento del numero complessivo dei volontari, la decisa crescita della presenza femminile nonché la forte diminuzione percentuale del numero dei volontari che scelgono di svolgere il servizio civile in sostituzione di quello militare- oggi addirittura inferiore a quello di dieci anni fa - segno evidente di una sempre maggiore consapevolezza e maturità delle scelte. AMERICA LATINA PROGRAMMI GOVERNATIVI DI VOLONTARIATO IN CORSO DI REALIZZAZIONE BACINO MEDITERRANEO E VICINO ORIENTE AFRICA A SUD DEL SAHARA ~ f-. 1'-. J..-r l t ( r----. l( ~ ~~ ~ v -- 1 ~ ' ~ Il" \ Il l? l~ tj lih '~ "'\ 1::: ~ IJ ) l!' i( ~l\ ) 1\ \. " f7 ]4.-' t v 1'"\ lr' [,..-- 1\.. ~ f\ ~ j 'i;) [{ ( 'v l ~ \ 1... Y ' ~ ASIA l ~,.,., l ~., hl! o u iii <( ~ <( :::; Cl ::> o: z LU <( ~ "' a: o <( a: LU ;::: o (!) "' :::; a. LU :::; ::> ~ ;::; SETTORI DI INTERVENTO America Latina Bacino mediterraneo Africa a sud Riepilogo settori e vicino oriente del Sahara di intervento Educazione 10 Educazione 1 Sanità 7 Educazione 14 Sanità 1 Infrastrutture 4 Sanità 8 Industria 1 Educazione 3 Infrastrutture 4 Industria 2 Industria 3 Agric. e svii. rurale 1 Agric. e svii. rurale 1 Multisettor. 1 M u ltisettoriali 1

4 /-' ai circa 170 programmi direttamente promossi dalle Ong che, per distinguerli dagli altri, vengono chiamati «privati». Vi sono programmi governativi in Costarica, Ecuador e Perù per l'america Latina; in Capo Verde, Etiopia, Mozambico, Somalia, Uganda, Tanzania, Tunisia, Zim- VOLONTARI CIVILI IN SERVIZIO* babwe per l'africa. l settori di intervento sono quelli della formazione tecnico-scientifica e della ricerca applicata; sanitario-nutrizionale ed agricolo; energetico (sperimentazione di energie alternative); produttivo (piccola industria); delle infrastrutture pubbliche (piccole offi cine ferroviarie e navali). l volontari in essi impiegati sono circa 130. Al di là della caratteristica di essere sempre programmi integrati scelti e progettati come programmi pi lota (moduli cioè da sperimentare per verificarne la ripetibilità) e alla natura pubblica di en Volontari in alternativa al servizio militare Volontari non in alternativa (uomini) Volontari non in alternativa (donne) Totale Sanità Insegnamento Agric. e svii. Rurale Altri Totale Bacino mediterraneo Africa a sud del Sahara America Latina Medio ed estremo oriente Totale aggiornamento: ottobre 1982 AMERICA LATINA PROGRAMMI PRIVATI DI VOLONTARIATO IN CORSO DI REALIZZAZIONE BACINO MEDITERRANEO E VICINO ORIENTE ; AFRICA A SUD DEL SAHARA... ~~ f),.,... l i!i r... LS ~ \ - Cl. ~~ ~< h l ~!/ ì'...-v "./ j... ~,~ '!! l r7 "' ~ ""\ / 1;...--,.1 1/... l ) \ \t- ~ '""' "' Il lr"' i-- l ~ "' ) '*' ''- Il \ u " v ~ r"' t'-.. '}j... v l"",..._ ~ ' ii! " & l w ' ASIA [/... t-... 'e.. l x 1 % 'f "' "" l/ l :s < < o ::l c: < ~ o -w ai ~ o ::;: <!l o o iii ::;: < Cl w < o z > z z < < : ::;: o < u; c: < 1- ::l i= < o ::l a: o w 1- >- :s ;:5 o w iii < Cl < z z ::::; < ::l < o c: Cl c: o m z < o <!l c: ::;: ~ o c: o ::l w (3 ::l w ::l < z >= < 5 w < < o o < o < ;:5 z m w <!l 0.. w cn < m m u w <!l <!l ::;: ::;: ::;: c: cn 1- N SETTORI DI INTERVENTO "' America Latina Bacino mediterraneo Africa a sud Asia Riepilogo settori e vicino oriente del Sahara di intervento Infrastrutture 22 Multisettoriali 3 Multisettoriali 52 Sanità 1 Multisettoriali 74 Multisettoriali 19 Educazione 1 Sanità 14 Infrastrutture 30 Educazione 16 Educazione 12 Educazione 29 Agric. e svii. rurale 5 Agric. svii. rur. 11 Sanità 17 Sanità 2 l nfrastrutture 8 Agric. e svii. rurale 16

5 trambe le parti contraenti, in che cos'altro i programmi governativi si differenziano dai privati? Uno degli aspetti più importanti riguarda l'entità dei contributi che tali programmi possono ricevere dal Dipartimento; per essi infatti, diversamente dai programmi governativi sono erogati contributi annuali, non previamente garantiti, che a tutt'oggi si sono attestati su una media del 35/40% circa dei costi complessivi a carico dell'organismo. L'Ong quindi è tenuta ad attivarsi per reperire fondi da altre fonti, come si accennava all'inizio. Ma la differenza più profonda, se si guarda ai programmi nel loro complesso, sta sicuramente nei settori di intervento prescelti. Nei programmi privati - come si è detto circa oltre 95 sono classificati come <<multisettoriali)) o rivolti allo sviluppo delle infrastrutture sociali, classificazione che non si ritrova mai in quelli governativi e che significa un intervento in più settori (in genere: sanitario, agricolo e del marketing, della formazione professionale, del miglioramento dell'habitat e delle infrastrutture a livello di base) presso i gruppi sociali più arretrati ed emarginati. Anche questi programmi, corrispondenti in una certa misura alla vocazione più tradizionale delle Ong e dello spirito del volontariate, hanno ormai ampiamente sperimentato e messo a punto una metodologia di intervento, quella dell'animazione, che richiede ai volontari impiegati non solo una specifica professionalità (agronomo, infermiere, meccanico ecc.) ma anche l'avere sviluppato una professionalità parallela che li renda capaci di essere in prima persona <<agenti di cambiamento)) delle statiche realtà della povertà ~ del bisogno. E una scelta difficile ed in un certo senso ambiziosa; essa pone, ancor più che nelle iniziative più tecniche, il volontario come protagonista e responsabile diretto del programma, la cui riuscita si può misurare attraverso il successo 60 COOPERAZIONE Programmazione dell'intervento e attività di formazione dei volontari omologhi sono i due punti su cui si imperniano le iniziative di volontariato. 'lill... ~.' ~ più o meno ampio ottenuto daciascun volontario nel settore in cui interviene, grazie alle capacità professionali, ma forse ancor più grazie ad una complessa serie di attitudini e ad una formazione culturale che lo renda capace di suscitare nella gente la coscienza del sottosviluppo e la volontà di rimuoverne le cause. l programmi multisettoriali sono numerosi sia in Africa che in America Latina; in Africa sono per lo più presenti nei paesi di prima indipendenza (inizio anni '60) ed hanno in genere come controparte la chiesa locale o i missionari, le uniche entità capaci di organizzare attività di promozione sociale attivando forme di aiuto da parte dei paesi sviluppati. Nei paesi di più recente indipendenza (Mozambico, Guinea Bissau, Capo Verde, Sao Tomè ecc.), dove i rapporti di coperazione vengono invece instaurati dalle stesse Ong con i governi locali, i programmi multisettoriali o di animazione sono molto meno numerosi, in quanto i governi effettuano una programmazione dello sviluppo per settori, e chiedono alle Ong di. l assumersi la realizzazione di piccole porzioni dell'attività pianificata nel singolo settore, o addirittura in alcuni casi, come è accaduto in Mozambico per la valorizzazione della spopolata regione del Niassa, affidano ad Ong, oltre alla realizzazione, anche la programmazione dell'intervento di sviluppo. In America Latina i programmi multisettoriali hanno in genere come controparte, accanto al clero locale, che è anche in questi paesi spesso, se non l'unico, certo il più autorevole propulsore dello sviluppo delle minoranze più emarginate, anche organizzazioni di base quali comitati di base, cooperative, associazioni sindacali, Ong locali. In ogni caso, governativi o privati che siano, i programmi di volontariato hanno dimostrato di essere uno strumento operativo prezioso per la multiformità delle realizzazioni possibili, per la loro natura di inziative pilota di carattere sperimentativo, per la loro capacità di innescare notevoli effetti moltiplicatori agendo direttamente attraverso uomini che parlano a uomini.

6 PRIMO PIANO VOLONTARI PER LO SVILUPPO UN PATRIMONIO DA V ALO RIZZARE di Ennio Di Filippo Ennio Di Filippo è Direttore dell'istituto per la cooperazione universitaria (/eu) e esperto del Cnr. Il volontario, un personaggio poco familiare per i più, e spesso molto discusso pur senza essere conosciuto in modo approfondi to: un personaggio un po' fuori del normale, un giovane che ((non volendo fare il militare si rende disponibile a svolgere il servizio civile accettando di sobbarcarsi due anni all'estero senza remu nerazione particolare,,, uno che ((non sentendosi a suo agio in questa società consumistica sceglie di partire per due anni, forse più, per aiutare le popolazioni diseredate dei paesi in via di sviluppon, comunque una figura particolare agli occhi di molti, una figura difficile da capire, una figura con parecchi lati oscuri. Queste, molto spesso, alcune delle idee che si hanno dei volonta ri: gente fondamentalmente buona, dotata di tanta volontà un po' ribelle, entusiasta e anticonformista. GLI EQUIVOCI SUL VOLONTARIATO Secondo la legge 38 del 1979 «VOlontari in servizio civile sono i cittadini italiani maggiorenni che, in possesso delle conoscenze tecniche e delle qualità personali necessarie per rispondere alle esigenze dei paesi interessati nonchè di adeguata formazione e d'idoneità fisica, prescindendo da fini di lucro e nella ricerca prioritaria dei valori della solidarietà e della cooperazione internazionale, assumono contrattualmente un impegno di lavoro nei paesi in via di sviluppo della durata di almeno due anni, per l'esercizio di attività dirette alla realizzazione di programmi di cooperazione)). In poche parole, persone dotate di conoscenze tecniche, qualità personali, formazione e idoneità fisica adeguate alle esigenze dei paesi in via di sviluppo. Se confrontiamo ciò che il volontariato è con ciò che si pensa sia, emerge chiaramente che questa figura risente in senso negativo della scarsa conoscenza che si ha del suo lavoro, ed in modo particolare della non final ità di lucro dello stesso. In una società in cui troppo spesso il valore professionale è misurato dal compenso che si percepisce, tutto ciò che costa poco, (sia cosa che prestazione professionale) corre il ri schio di essere scarsamente considerato. Questo criterio che può valere in molti casi, certamente non vale nel nostro, in quanto ciò che può mancare al volontario - e non è sempre detto - è tutt'al più un'ampia esperienza di lavoro, anche se è in aumento il numero di volontari con esperienza di lavoro svolta in Italia o in altri programmi di cooperazione. Ora, se alle caratteristiche richieste dalla legge viene associata l'esperienza impegnativa e qualificante di un biennio di cooperazione in un paese in via di sviluppo, il volontario - quantunque giovane, il più delle volte - si presenta come un professionista o un tecnico dal curriculum solido e giustamente pretenzioso. La domanda che occorre farci è dunque questa: quanto valgono due anni di lavoro in un paese in via di sviluppo (Pvs) quanto contribuiscono alla formazione professionale e alla maturità della persona 24 mesi di permanenza in un ambiente totalmente nuovo per condizioni di vita e di lavoro, nonché per tradizioni culturali? An che qui va dissolta ogni incertezza o luogo comune tendente a vedere nell 'attività del volontario solo un utile per il Pvs, senza un corrispettivo arricchimento professionale per la persona. Spesso si pensa che il vol on tariate sia un lavoro assistenziale, scarsamente qualificato o qualifi cante, generico e poco rispondente con gli specifici studi svolti, un lavoro, insomma, in cui predomina la buona volontà l'entusiasmo e la disponibilità a dispetto della competenza. La realtà è ben diver- COOPERAZIONE 61

7 sa: al volontario è richiesta una preparazione adeguata, impegno, responsabilità, spirito di iniziativa e di sacrificio, concretezza; tutti elementi propri di un vero professionista. IL DIFFICILE INSERIMENTO Pertanto questa figura riassume in sé una serie di caratteristiche ed esperienze tali che dovrebbero trovare la società interessata ad utilizzare in entità pubbliche o private tutto il patrimonio che il singolo volontario ha accumulato durante il suo periodo di servizio civile. Purtroppo, non è così: il volontario, al suo rientro in Italia, spesso non trova facili inserimenti professionali, né ottiene offerte di lavoro che tengano nel dovuto conto l'esperienza svolta all'estero. Il reinserimento del volontario nella società italiana, la valorizzazione della sua esperienza è e resta un problema riservato alla sfera della libera iniziativa personale; e ciò, anche se giusto (poichè non spetta allo Stato, né agli organismi di volontariato di assicurare un posto di lavoro a ciascun volontario rientrato), dimostra che la società italiana non riesce ancora a valutare obiettivamente, e quindi ad utilizzare a pieno, tale patrimonio, con la conseguenza negativa di ridurre notevolmente l'efficacia culturale ed economica legata alla promozione ed attuazione dei programmi di cooperazione allo sviluppo. Sulla figura del volontario, per sua stessa natura schiva di pubblicità per quanto ha liberamente scelto di fare, occorre fare giustizia, una volta per tutte, sfrondandola dell'alone di un sentimentalismo meramente filantropico ed evidenziandone adeguatamente la reale e concreta attività professionale. l programmi, il tipo di lavoro richiesto, il paese in cui si trova ad operare, le situazioni e gli ambienti in cui si deve inserire, la necessità di adattarsi per essere effica- ce, la responsabilità che deve assumersi, la lontananza fisica dal proprio ambiente, la risposta professionale che è chiamato a dare sono alcuni degli elementi che possono chiarire l'impegno di lavoro del volontario. Forse per comprenderne meglio il livello, i settori e la competenza richiesta vale la pena di considerare alcuni dati quantitativi e qualitativi dei programmi di cooperazione che vedono attualmente impegnati i nostri volontari nei paesi in via di sviluppo. Attualmente i volontari italiani sono presenti in 44 paesi del mondo inseriti in ben 197 programmi che vanno dal settore agricolo a quello sanitario, dal settore sociale a quello della formazione dei quadri dei paesi in via di sviluppo. Sono in servizio 725 volontari di cui 300 donne e degli uomini solo 160 in alternativa al servizio militare. Sono numeri bassi per un paese come l'italia, ma sono numeri indicativi di una situazione: pochi sono coloro che partono e questo che potrebbe costituire un vantaggio, al loro rientro non si dimostra nemmeno tale. La società italiana non produce volontari e quindi non ne valorizza adeguatamente il patrimonio al loro rientro. È un circolo vizioso. C'è da chiedersi come romperlo. La prima considerazione da fare è che tale realtà non riguarda solo il volontariato; da una indagine Doxa del 1980 dal titolo «L'informazione e gli atteggiamenti degli italiani nei confronti del Terzo mondo e della cooperazione internazionale» emerge in modo netto che «esiste ancora un grado elevato di disinformazione e che manca un concreto interesse di buona parte degli i tal i ani verso il Terzo mondo e i suoi problemi». Tale situazione è stata confermata dal Seminario di Venezia del ottobre 1982, promosso dal Ministero degli Affari Esteri sul tema «Le organizzazioni non governative e la lotta contro la fame nel Mondo». Nell 'ambito di questo sem inario, il gruppo di lavoro «Informazione e formazione» sottolineava come «il livello di maturazione e consapevolezza sui problemi dei paesi in via di sviluppo sia più basso dello sforzo che, in termini di risorse, il nostro paese sta mobilitando». LA FORMAZIONE DELL'OPINIONE PUBBLICA Da tutto ciò risulta chiaro che tale stato richiede ormai una azione programmata e continuativa. Le linee da seguire per un intervento in questo senso non potranno che essere di due tipi: la prima di ordine generale riguarda l'informazione e la formazione dell'opinione pubblica, la seconda di ordine più specifico consiste nella messa a punto di meccanismi legislativi e tecnici che incentivino l'interesse per l'attività di cooperazione all 'estero e nella fattispecie per il servizio civile volontario. L'azione sull'opinione pubblica dovrebbe avere come obiettivo la diffusione nella società di elementi e dati che catalizzino l'attenzione sui temi della cooperazione e che consentano una più consapevole valutazione delle effettive esperienze professionali realizzate nei paesi in via di sviluppo. Un'attività certamente difficile ma fondamentale, anche se i suoi frutti si potranno raccogliere solo a distanza di tempo. Tale attività di informazione, dovrà finalmente essere svolta con continuità e con adeguato impegno. Non è più sufficiente (anzi spesso è dannosa) un 'azione occasionale legata a fatti e situazioni contingenti che spesso riducono ed impoveriscono l'immagine stessa della cooperazione internazionale e le sue finalità. In tale settore è evidente il ruolo prioritario che giocano i mass-media ai quali le organizzazioni di cooperazione internazionale chiedono - e dovrebbero chiederlo anche gli organi pubblici -una più costante collaborazione, promettendo in cambio la più minuziosa documentazione. La cooperazione e il volontariato devono allora produrre più matel ~ 62 COOPERAZIONE

8 politica internazionale n. 10, ottobre 1982 Anno X (nuova serie) 65 Per uno sviluppo concertato dell'africa australe Yussuf Adam, Robert Davies e Sipho Dlamini EDITORIALE 3 Se il contrasto è politico QUADRANTE 5 Messico: grandi manovre in attesa del nuovo presidente Giancarlo Pasquini 12 Le implicazioni della crisi finanziaria messicana Massimo Micarelli 17 Momento difficile per le organizzazioni del Terzo mondo Fabio Tana 19 La guerra Iran-Iraq e l'es del mondo Giuseppe Leuzzi 26 l paesi dell'est nella stretta dell'economia mondiale e l'ipotesi Est-Sud Laszlo Csaba 40 La politica balcanica dell'albania Gyorgy Réti 44 Il neo-allineamento della Giamaica Daniele Capanelli 51 Perde quota il programma d'aiuti della Germania occidentale Rolf Hofmeier e Siegfried Schultz riale, fornire più dati ed elementi sul lavoro svolto. In questo senso le organizzazioni non governative partecipanti al Seminario di Venezia hanno evidenziato la loro disponibilità ad affiancare in questa azione il competente Dipartimento del Ministero degli Affari Esteri. È vero che una continuata e prolungata attività di informazione facendo opinione, produce formazione, è certo anche che una azione incisiva in questo senso può essere svolta solo attraverso un progetto formativo da rivolgersi al mondo dell'istruzione, alla scuola, con effetti diretti sulla preparazione degli insegnanti, sui programmi e sui libri di testo. In questa linea sempre da Venezia è partito un invito vigoroso al Ministero della Pubblica Istruzione affinchè si faccia carico di questo progetto in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri. Ma tutto questo richiederà sempre più uomini che conoscano e abbiano vissuto la cooperazione in prima persona, quindi particolarmente significativa ed interessante nell'ambito degli interventi più specifici appare STUDI E RICERCHE 75 Ruolo ed amancipazione della donna nel mondo arabo Mire/la Galletti 85 La questione femminile in Egitto (m.g.) 86 Emirati e Kuwait: la spinta dei petrodollari (m.g.) 87 Algeria: integralismo e rivoluzione Antonella Di Renzo 91 Bibliografia: la donna nel mondo arabo-islamico a cura di Mire/la Galletti RUBRICHE DOCUMENTAZIONE 105 Lo Stato nel Terzo mondo tra autoritarismo e democrazia Giampaolo Calchi Novati LA POLITICA DELL'ITALIA 113 L'lnterparlamentare a Roma, intervista con Giulio Andreotti, a cura di Maurizio Montefoschi 114 Cee-Usa: alleati rivali, Maurizio Montefoschi 115 Piano alimentare per il Sahel, Roberto Maurizio 117 l radicali e la fame nel mondo, Marcello Alessio 122 ATTIVITA DELL'IPALMO 123 TRECENTOSESSANTAGRADI a cura di Roberto Maurizio 137 BIBLIOTECA l'iniziativa presa nel 1982 dal Comitato Consultivo del Dipartimento, organo previsto dall'attuale legge sulla cooperazione dell'italia con i paesi in via di sviluppo, di indicare due temi di approfondimento: il primo riguardante il ruolo che il volontariato svolge nella cooperazione e le modalità di un suo eventuale potenziamento; il secondo inerente il modo in cui la collettività nazionale, ed il Dipartimento in particolare, possono mettere a frutto le esperienze personali e professionali dei volontari rientrati. Fra le risposte elaborate dal volontariato, discusse ed approvate dallo stesso Comitato Consultivo, di particolare interesse specie per la sua reale fattibilità, e per gli effetti positivi sul reinserimento dei volontari e sulla valorizzazione delle loro esperienze, appare la proposta di specializzare i volontari attraverso un programma che inizi già al momento della loro partenza per i Pvs. Si tratterebbe di seguire il volontario e la sua attività durante il servizio civile in modo più continuativo, di istituire un corso per i volontari rientrati finalizzato al consolidamento della loro esperienza maturata durante il servizio e all'approfondimento ed aggiornamento delle loro conoscenze sulla cooperazione internazionale, di concedere un congruo numero di borse di specializzazione settoriale da utilizzare, sotto la guida di esperti, per attività di lavoro, e di ricerca, di studio e di stage presso organismi divolontariato, imprese pubbliche e private, ed eventualmente il Dipartimento stesso, di rilasciare infine un apposito attestato che indichi le reali conoscenze e competenze del singolo volontario. Questa azione concreta, i messaggi da più parti lanciati perchè della cooperazione si faccia cultura e patrimonio nazionale, la disponibilità economica, la reale competenza italiana, in materia di cooperazione, sono tutti elementi validi per avviare in modo deciso e continuativo un 'azione integrata che abbia il giusto risvolto e la giusta partecipazione in campo nazionale, tale da garantire al volontariato, al singolo volontario, una maggiore attenzione e considerazione della sua esperienza. l r- COOPERAZIONE 63

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