"Un semplice atto di prestare attenzione può dare a lungo grandi vantaggi." (Keanu Reaves)

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1 LA NOSTRA ATTENZIONE UN ANNO DOPO Prima slide: "Un semplice atto di prestare attenzione può dare a lungo grandi vantaggi." (Keanu Reaves) E' con queste parole che vorrei aprire il mio intervento che ha come titolo: la nostra Attenzione un anno dopo e che si propone come una breve riflessione sulle ricadute che questa esperienza ha avuto sui nostri alunni e su noi insegnanti. Ho scelto questa frase del noto attore Keanu Reaves perché, nella sua semplicità, ben sintetizza ciò che i nostri alunni hanno trattenuto e metabolizzato di questa esperienza: il fatto cioè che lo stare e l'essere attenti comportano inevitabilmente dei vantaggi; su due piani diversi ma complementari: quello degli apprendimenti e quello delle relazioni. Ma come abbiamo potuto appurare che le cose stavano proprio così? Per spiegarlo è necessario fare un passo indietro e procedere a ritroso. Quando la dottoressa Sara Pezzica mi ha chiesto di fare una relazione su questa esperienza a un anno di distanza, mi si è posto il problema di cosa dovevo osservare nei miei alunni per individuare quali cambiamenti fossero i cambiamenti realmente intervenuti in seguito al Corso. Questo non si presentava come un compito facile, essenzialmente per due motivi: 1. perchè i bambini di seconda, avendo un anno in più, sono naturalmente più attenti, anche senza aver frequentato un Corso di Meta-Attenzione. 2. perché la nostra classe si è rivelata, fin dal primo anno, una classe abbastanza attenta. Ora questa circostanza favorevole aveva permesso alle dottoresse di entrare fin da subito nel vivo del programma e di attuare fin dal primo incontro un intervento di tipo metacognitivo,

2 1. aiutando i bambini a riflettere sul significato dell'attenzione; 2. individuando insieme a loro gli obiettivi sociali comuni sottesi ad un positivo atteggiamento attentivo; 3. e portandoli a scoprire cosa cambia in una classe in cui si sta attenti. Detto questo risulta evidente che l'oggetto della nostra osservazione non poteva essere il comportamento dei bambini bensì il loro livello di consapevolezza rispetto alle modalità e ai vantaggi che un certo atteggiamento attentivo comporta. Si poneva ora il problema di come misurare il livello di consapevolezza. Mi sono quindi rivolta ai miei alunni ed ho raccontato loro che ero stata invitata ad un Convegno dove - davanti a tante persone - avrei parlato di ciò che avevano imparato durante il Corso e che avevo bisogno del loro aiuto per sapere cosa dire. E loro, nella loro semplicità e genialità, mi hanno detto:"maestra, non ti preoccupare: ognuno di noi può scrivere su un foglietto quello che si ricorda, poi raccogli i foglietti, li porti con te al Convegno e vedrai che non ci saranno problemi". Ognuno di loro quindi ha scritto liberamente ciò che si ricordava di più, quello e che pensava di avere imparato. Che cosa è emerso dalla lettura di questi biglietti? 1. Innanzitutto un bellissimo ricordo di questa esperienza. Una bambina scrive:" Io mi sono divertita e la cosa più bella era Attentina (il pupazzo), che mi ha insegnato l'attenzione". Altri hanno ricordato dei giochi, come quello della memoria, che un bambino ha definito "super-bello", oppure il disegno da colorare contemporaneamente ad una storia da non ascoltare.

3 2. Il secondo aspetto da rilevare riguarda la postura. In molti, infatti, hanno accennato o addirittura descritto quella che adesso conoscono come "posizione d'attenzione" e che viene richiesta da noi insegnanti nei momenti più impegnativi della giornata scolastica. Un bambino, tra le altre cose scrive: " Ho imparato che è importante stare composti, stare dritti con la sedia e anche con il banco". 3. L'altro aspetto che è emerso riguarda la consapevolezza dei vantaggi relativi allo studio, al gioco e alla vita sociale. A questo proposito vi leggo alcuni biglietti: "Dalla psicologa - scrive un bambino - abbiamo imparato a non distrarci mentre la maestra parla e ad alzare la mano". Oppure: "Quando una scheda è difficile, bisogna leggere bene la consegna". Un altro scrive: "Io ho imparato ad ascoltare la maestra, osservare, imparare". E ancora:" Se si lavora bene, la maestra ci fa fare prima la ricreazione e possiamo andare prima a giocare giù in cortile". Nell'ultimo biglietto che vi leggo c'era scritto: "Abbiamo imparato ad ascoltare le voci". Attenzione quindi anche come elemento essenziale per un vero ascolto e un dialogo autentico tra persone. Poi però mi sono chiesta: "Come faccio a essere sicura che le cose che hanno scritto i miei alunni non le potrebbero scrivere altri bambini che non hanno frequentato questo Corso? Allora mi è venuta l'idea di fare un ulteriore approfondimento, prendendo un'altra classe seconda come - diciamo - "gruppo di controllo", una classe, se vogliamo, fin dall'inizio ancora più attenta della nostra, ma che non aveva frequentato il Corso.(E ho usato questa espressione: "gruppo di controllo" per maggior chiarezza, senza ovviamente la pretesa di aver fatto una ricerca di tipo scientifico). A questi alunni, la collega Clara Bartolini ha posto due domande: 1. Cosa si deve fare per stare attenti? 2. Perchè è bene stare attenti?

4 Da ciò che hanno scritto questi alunni, emerge un'idea molto più vaga, meno definita sia delle modatità che dei vantaggi di un corretto atteggiamento attentivo, un'idea molto più legata ad un vissuto extra-scolastico. Leggerò alcune tra le affermazioni più frequenti. Alla domanda: "Cosa si deve fare per stare attenti?" hanno risposto: "Si sta attenti seguendo le cose che ci dicono il babbo, la mamma, le maestre". "Bisogna guardare l'insegnante, ascoltare l'insegnante e guardare la lavagna" oppure: "Aprendo le orecchie". Alla seconda domanda: "Perché è bene fare attenzione?" invece hanno risposto:"perché facendo attenzione si imparano tantissime cose", "Perché ti puoi fare male, perché puoi sbagliare". Quali sono dunque le conclusioni che possiamo trarre da questa esperienza? Sono essenzialmente due: 1. La prima riguarda ciò che di più importante noi docenti abbiamo imparato e cioè che anche con dei bambini della Scuola Primaria è possibile - a certe condizioni - attuare una riflessione di tipo metacognitivo, aiutarli a pensare sul loro pensiero, a riflettere sui loro processi di apprendimento; 2. la seconda conclusione quindi non può essere che un auspicio: che anche nel nostro Paese si possa realizzare una più stretta collaborazione tra scuola e ricerca. Infine vorrei ringraziare la dottoressa Sara Pezzica e la sua équipe per il bel lavoro svolto nelle nostre scuole e le insegnanti, Clara Bartolini e Serena Valdiserri per la loro collaborazione. Ma un ringraziamento tutto particolare va a loro, i nostri alunni : i veri protagonisti di questa esperienza: (foto di gruppo come ultima diapo). Da sinistra in alto :Irene, Alice... Grazie.

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