INTRODUZIONE la speleologia la paleontologia la geologia la didattica

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2 INTRODUZIONE Il Gruppo Speleologico Monfalconese A.D.F. con sede in Monfalcone è un'associazione a carattere scientifico-culturale-sportiva in cui lavorano in giusta simbiosi speleologi, paleontologi e geologi. L'attività si fonda sul volontariato e comprende: - la speleologia come sport; ricerca e studio delle cavità e del carsismo; attività didattica per le scuole di ogni ordine e grado; scuola monfalconese di speleologia per la preparazione di futuri speleologi; pubblicazioni dei risultati degli studi sulle cavità e sui limitrofi territori; preparazione di mostre e conferenze. - la paleontologia come incremento, preparazione, conservazione ed esposizione delle collezioni; educazione e diffusione delle conoscenze con particolare attenzione al mondo della scuola; organizzazione di mostre e conferenze; studio del materiale paleontologico; sostegno alla ricerca scientifica di Università e altri Musei; pubblicazioni scientifiche e divulgative. - la geologia come conoscenza e studio del territorio; raccolta di campioni di rocce per l'analisi stratigrafica; preparazione e studio di sezioni sottili; realizzazione di pubblicazioni e organizzazione di conferenze. - la didattica come strumento per far conoscere agli studenti le nostre esperienze tramite visite guidate alle grotte, ai castellieri, al Museo Paleontologico Cittadino della Rocca, ai laboratori di preparazione dei reperti fossili ed a quelli per la preparazione delle sezioni sottili per lo studio delle rocce, interventi nelle scuole con i documentari sull'ambiente carsico e sulla sua formazione, sulla paleontologia e l'evoluzione della vita animale e vegetale nelle varie ere geologiche, sulla paletnologia con l'evoluzione dell'uomo; organizzazione di mostre. Questa pubblicazione è stata realizzata da tutti gli attuali soci del Gruppo. Quando non specificato diversamente, i testi si devono considerare come contributo colletivo.

3 LA STORIA E LA VITA DEL GRUPPO. Giorgio Deiuri, Alessandro Zoff. Fig. 1 -Scudetto del Gruppo. Il Gruppo Speleologico Monfalconese Associazione Nazionale del Fante (fig. 1) si costituì in uno dei periodi storici più travagliati per queste terre di confine. La sua nascita non avvenne per fini sportivi o esplorativi, ma per cause umanitarie e patriottiche. Verso la fine della seconda guerra mondiale queste zone si trovarono nel mezzo di due sistemi economici e politici diversi. Nella parte italiana veniva instaurata, dopo decenni di dittatura fascista, l egemonia degli Stati Uniti d America e degli Alleati con l annesso sistema di elezioni democratiche. Nella parte dell allora Jugoslavia, come in tutti gli altri paesi dell Est, l Unione Sovietica allineava i popoli all ideologia e al metodo socialista. Le ideologie politiche, assieme alle religioni, sono da sempre una fra le principali cause delle guerre e lotte fra popoli e stati. Nella guerra voluta da Mussolini contro le popolazioni slave, gli italiani si macchiarono di numerosi crimini verso quelle genti. Volendo imporre il fascismo come modus vivendi, come unico sistema giusto, schiacciarono tutto quello che si opponeva alla loro volontà. Finita la guerra, la voglia di rivalsa di questi popoli, ormai già sotto l influenza di un altra visione totalitaria dell amministrazione di uno Stato, potè sfogarsi. Il fascismo, come ideologia perdente, venne accomunato senza troppe distinzioni all italiano come individuo. Già dopo l armistizio dell 8 settembre 1943, chiesto dall Italia agli Alleati, le formazioni partigiane jugoslave del maresciallo Tito occuparono l entroterra

4 istriano, iniziando così una sistematica opera di ritorsione verso quelli che erano stati collusi con il regime fascista. Bastava anche un piccolo sospetto, o anche una delazione senza alcuna prova valida, per essere sottoposti a processi sommari il cui esito era quasi sempre scontato. Fig. 2 -Recupero salme da parte di speleologi. Un sistema rapido per far sparire la gente venne trovato usando le cosiddette foibe, che sono molto numerose nell entroterra calcareo della regione. In questi crepacci e grotte, profondi anche centinaia di metri, vennero gettate molte persone il più delle volte senza alcuna colpa. Le vittime in molti casi furono buttate dentro ancora vive; gruppi di più persone vennero legate assieme con del filo spinato e, giustiziando il primo sull orlo della voragine, questi cadendo tirava dietro di sé tutti gli altri sventurati. La seconda fase della tragedia delle foibe (la prima parte era avvenuta dopo l 8 settembre 43 nell entroterra istriano) che riguarda da vicino la nascita del nostro Gruppo, iniziò il primo maggio 1945 quando le avanguardie del X corpus" dell esercito partigiano di Tito scesero lungo la via Fabio Severo per occupare Trieste, assoggettando così anche questi territori. Fu l inizio dei terribili quaranta giorni di occupazione della città; gli infoibamenti incominciarono nelle cavità dell entroterra triestino, monfalconese e goriziano, lasciando in queste genti di confine una cicatrice di dolore che solo il tempo e le generazioni future potranno sanare del tutto. Ancora oggi non è chiaro quante sono state le vittime italiane degli infoibamenti alla fine della seconda guerra mondiale. Nel contesto di questi tragici eventi la ristretta cerchia di speleologi facenti parte dell Associazione del Fante, fino alla fine del 1951 recuperò 36 salme (fig.2) esplorando 90 foibe con profondità massima di 96 m.; altri 67 corpi furono recuperati dalle fosse comuni. Nel mezzo di questa pietosa opera esattamente nel 1951, il Gruppo Speleologico si distinse anche

5 nel soccorso degli alluvionati del Polesine nel paese di Cavarzere (RO). Venne poi ripreso il duro lavoro di recupero: nel 1953 le salme rinvenute assommarono a 800 e le foibe visitate a 300. Nel 1954 i corpi recuperati furono oltre 1000 (sempre fra fosse comuni e foibe). Nel 1955 il numero totale di foibe esplorate salirono a 380 con il recupero di oltre 2000 vittime.(fig.3). Da analisi recenti è stata formulata una lista di 5700 scomparsi fra infoibati e deportati in campi di lavoro oltre cortina da Trieste, Gorizia e Monfalcone; fra questi duemila circa, come detto, furono recuperati dalle cavità carsiche dal Gruppo Speleologico Monfalconese A.D.F.. Per correttezza bisogna specificare che in questi 2000 sono compresi pure molti caduti durante il primo conflitto mondiale, trovati sotto ai più recenti infoibati. Per compiere quest imponente opera umanitaria, si costituì il 25 aprile 1948 il nostro Gruppo. I soci fondatori furono: Giovanni Spangar (fante), Giuseppe Vicenzini (alpino), Giovanni Vicenzini (alpino), Antonio Battilana (fante), Remigio Ellero (alpino), Elio Polacco (alpino), Giovanni Grigio (fante), Francesco Tommasia (fante), Rodolfo Cella (alpino), Francesco Defent (fante). Il principale artefice della nascita del sodalizio, come fino ad oggi è stato sempre scritto, sarebbe (il condizionale è d obbligo) il fante Giovanni Spangar. Principalmente su di lui sono ricaduti i grandi meriti per la costituzione del Gruppo e per l ispirazione e lo sprone all opera di recupero. Questi fatti sono culminati, come vedremo, con pubbliche onorificenze. Senza voler assolutamente togliere alcun merito allo Spangar, ed essendo consci del ruolo da lui avuto, noi ci sentiamo in dovere, per correttezza storica e morale di rendere nota una lettera datata 2 gennaio 1979 scritta dalla signora Angela Vincenzini figlia di uno dei soci fondatori e indirizzata all allora presidente del Gruppo Speleologico Monfalconese. In questa missiva la scrivente afferma che la persona che per primo gettò le basi societarie di questo valoroso Gruppo fu Rodolfo Cella, il quale allora era presidente del Gruppo Monfalconese Alpini. Qui di seguito ci sembra sia opportuno riportare i passaggi salienti della lettera autografa da noi ritrovata:...- Il fatto che il piccolo seme, gettato un giorno lontano con tanta generosità, da uno sparuto gruppo di uomini poveri di cultura e di mezzi, ma ricchi di fede, di amore e di coraggio sia divenuta pianta rigogliosa, è quello che alla fine conta e che oggi ci rallegra. Nessuno vuol togliere dei meriti al Cavaliere Giovanni Spangar per il suo prezioso operato, ma per la verità dei fatti non fu lui a gettare le basi di questa fondazione. Il merito va all indimenticabile Rodolfo Cella (al quale è stata pure dedicata una grotta) che assieme ai fratelli Giuseppe e Giovanni Vicenzini, i quali erano legati da fraterna amicizia e da profondo spirito d italianità, si accinsero a quest opera, non immaginando sicuramente, quali sviluppi avrebbe potuto avere.

6 Fig.3 -Recupero salme da una foiba carsica. Rodolfo Cella era l allora presidente del Gruppo Monfalconese Alpini, ed alpini erano pure «Zio Bepi e Papà, ed Emilio Ellero ed Elio Polacco e forse ancora qualche altro che non ricordo. Perciò è errato dire che a costituire il Gruppo furono i Fanti (senza voler offendere nessuno) se non si aggiunge che furono i Fanti... con la penna nera. So molto bene che ad essi si aggregarono in breve molti altri, ed all Associazione del Fante di Monfalcone, va il merito di averli sostenuti.... Uno dei primi atti compiuti dal Gruppo, come testimonia una lettera datata inviata dal presidente del Gruppo all "Onorevole Comando del Reggimento Fanti d Italia" Roma, fu la risistemazione di numerosi cippi commemorativi di eroi caduti durante la Grande Guerra (fig.4). Si ricostruì il cippo dedicato al Magg. G. Randaccio e al 65 rgt. Fanteria, i cippi Rismondo ai caduti della III Armata, il cippo M. Cova e ai caduti del 65 e 66 rgt. Fanteria, quello ai caduti Austro- Ungarici. Nel complesso si operò la ricostruzione di 46 monumenti. Vogliamo qui riportare un aspetto storico forse non a tutti conosciuto: i più importanti cippi commemorativi eretti a suffragio di eroi italiani morti sul fronte carsico durante la Grande Guerra, non furono distrutti e vilipesi dai partigiani di Tito negli eventi del 1945, bensì dai tedeschi in ritirata per ritorsione contro l esercito italiano, reo di aver chiesto l armistizio agli Alleati. Un uscita storicamente degna di menzione, effettuata dai fondatori del Gruppo in data 19 dicembre1954, fu quella presso la foiba di Basovizza. Questa profonda fossa comune, da non molto tempo è stata assurta ad emblema nazionale della tragedia storica delle foibe. L ingresso, posto a non molta distanza dall abitato di Basovizza, è stato ricoperto e sopra vi è stato costruito un monumento meta di molte cerimonie ufficiali con rappresentanti dello Stato in ricordo delle vittime di

7 Fig.4 -Messa celebrativa sulla Zona Sacra a quota 85. quel periodo buio della Storia. Grazie all Associazione Nazionale del Fante di Monfalcone, che gentilmente ci ha concesso di fare un esauriente ricerca storica nei suoi archivi, abbiamo potuto rinvenire numerosi verbali e atti dei primi anni di attività del sodalizio, visto che le due realtà locali per lungo tempo furono integrate e viaggiarono appaiate. Una lettera datata 1 gennaio 1953 trovata durante questo certosino lavoro in mezzo ad una montagna di documenti, a nostro avviso evidenzia chiaramente il penoso, e allo stesso tempo pericoloso, lavoro al quale gli speleologi andavano incontro nel loro tempo libero. La lettera fu mandata come risposta ad una richiesta di chiarimento sull attività sodalizia da parte dell organo ufficiale dei Gruppi Grotte Italiani (Como). Qui di seguito riportiamo i passaggi salienti:-...ogni domenica si esce a piedi o in bicicletta se trattasi di esplorazioni, con automezzi se di recupero salme. Nel primo caso il gruppo esce con le attrezzature leggere come: corde, maschere, cinghie di sicurezza, telefoni, elmetti e lampade. Nel secondo caso con attrezzature pesanti come: capriate in ferro, biscagline. La capriata in ferro viene adoperata nelle foibe ad imbuto rovesciato, mentre le biscagline in quelle a parete....nel fondo delle foibe esiste una specie di piramide che è costituita da grossi massi, sterpaglie, bombe e granate di tutti i calibri e di diverse nazionalità. L uomo di punta deve provvedere ad aprirsi un varco in mezzo a codesti ordigni....le salme si trovano sul lato di questa piramide. Questi sono vestiti e con addosso le buffetterie se trattasi di caduti nella guerra 15-18, i quali probabilmente si gettavano in queste buche con la speranza di salvarsi durante i bombardamenti. Gli altri sono quasi tutti igniudi, infoibati nel triste periodo Le loro condizioni di putrefazione dipendono dalla profondità. Quasi scheletrici se trattasi di poca, in semi decomposizione se è molta. Molte di queste salme sono

8 legate con del ferro spinato ai polsi, altri ancora con lo stesso filo spinato sono completamente arrotolati dalle spalle ai piedi, su altri ancora si distingue un foro alla nuca provocato da arma da fuoco....il recupero si presenta difficile perché lo speleologo deve accompagnar le salme per tutta la ascesa per il disincaglio. Il ricupero e la sistemazione delle salme nelle apposite cassette o nei teli fornitici dal cappellano del Sacrario di Redipuglia è oltremodo difficile, il pericolo di infezione e il forte odore cadaverico obbliga lo speleologo a servirsi della maschera, ma lo vieta di potersi servire del telefono, in questo caso se il lavoro di ricupero richiede più persone questi si servono di lampade a colori e si comunicano con l alfabeto morse. In tutte queste operazioni, anche perché alla linea di frontiera siamo assai vicini, siamo assistiti dai carabinieri di giurisdizione, i quali molte volte mossi da umana pietà ci aiutano anche materialmente....quando queste salme sono recuperate vengono depositate provvisoriamente nei cimiteri di giurisdizione, dopo i rilievi di legge vengono portati a Redipuglia se trattasi di soldati italiani, a Oslavia [fig.4] se trattasi di stranieri, nei cimiteri di giurisdizione i civili. Le imprese di questi pochi ardimentosi, viste con l ottica di quei tempi, con le attrezzature e tecniche esistenti allora, furono di un pionierismo estremo. Compirono delle imprese incredibili: recuperarono poveri resti in posti mai raggiunti da nessuno prima di allora. L attività in grotta a quell epoca non esisteva (forse perché c erano cose più importanti in atto). Questi ardimentosi con poche attrezzature, armati solo di tanto coraggio e intraprendenza, portarono a compimento un grande lavoro umanitario. L opera pietosa svolta fino a quel momento, piano piano, si trasformò in passione per l esplorazione. Scendere e inoltrarsi in quei posti sotterranei mai visitati da nessuno, rendersi conto per la prima volta che esiste un mondo parallelo a quello alla luce del sole, che è misterioso e allo stesso tempo affascinante, furono fattori che stavano alla base della progressiva evoluzione esplorativa di quell intraprendente gruppo di persone. All epoca ebbero molta notorietà; l opera svolta contribuì a diffondere fra la popolazione la conoscenza della realtà del Gruppo Speleologico e del suo presidente e fondatore Giovanni Spangar. L eco delle gesta di questi speleologi, arrivò ai livelli più colti della società civile di allora e di conseguenza agli alti livelli politici di Roma. Il maestro Lucio Vezil di Gorizia, contemporaneo degli eventi, dedicò in data 14 giugno 1953, in segno di amicizia e di stima al signor Giovanni Spangar, per il suo raro coraggio, un canto che qui di seguito riproduciamo integralmente. I versi recitano così:

9 Fig.5 -Trasporto salme al sacrario di Oslavia. Il canto dello speleologo monfalconese Siam gli speleologi di Monfalcone e tra le tenebre eterne andiam cantando intrepidi una canzone tutte le insidie del Carso sfidiam Se un dì non torno ragazza mia non piangere ma cerca di comprendere la grande mia passion E se un abisso c è pien di mistero noi discendiamo con grande valore e per bandiera abbiam un velo nero pieno di croci e di medaglie d oro Se un dì non torno ragazza mia perdonami ma tante voci credimi mi chiaman da laggiù E un mondo magico che un po d inferno ti fa sognare e insieme tremar

10 le gocce scandono il ritmo eterno e quella musica non puoi scordar Se un dì non torno ragazza mia ricordami e sulla tomba portami un mazzolin di fiori Ma tornar voglio per stringerti vicino al cuor per dirti il più grande amor laggiù sento per te. Pochi anni dopo, con decreto presidenziale del 2 giugno 1955, il sergente maggiore Giovanni Spangar fu insignito dell onorificenza di Cavaliere dell ordine al merito della Repubblica Italiana. La comunicazione fu fatta direttamente dal Ministero della Difesa, alla Presidenza Nazionale dell Associazione del Fante che aveva inoltrato la domanda, la quale a sua volta fu compilata dalla sezione di Monfalcone. Nel 1957 poco tempo dopo la consegna di questa prestigiosa benemerenza, per motivi non ben chiari interni al gruppo, si profilarono i primi contrasti col Cav. Spangar. La vicenda si concluse il 15 giugno 1963 con una lettera di dimissioni del Cavaliere. Seguirono vari tentativi di rientro e altre vicissitudini protrattesi fino al Il fatto alcuni anni dopo portò alla fondazione di un secondo gruppo con un'altra denominazione societaria. La vita del Gruppo in seno all'associazione si sviluppò negli anni con l'adesione di molti altri neofiti, i quali si dedicarono all'esplorazione sistematica delle grotte, dapprima come sport e successivamente come lavoro di osservazione, ricerca e analisi delle cavità. In seguito il nostro sodalizio si arricchì di persone con base scientifica come, laureati in Scienze Naturali e nei diversi campi delle Scienze della Terra, i quali impressero un nuovo indirizzo alle ricerche, promuovendo studi sulla geologia e idrologia del Carso Monfalconese. L'esigenza di raccogliere il consistente patrimonio scientifico si rivelò come l'occasione per la nascita del Notiziario del Gruppo, "NATURA NASCOSTA" (1974). Anche le zone di studio e ricerca si allargarono, includendo non più solamente il Carso, ma anche la Puglia, la Toscana, il Friuli e, oltre confine, la Slovenia, la Croazia, l Austria e la Cecoslovacchia (fig.6). Alcuni soci del gruppo (con il passare degli anni) cominciarono a raccogliere rocce contenenti reperti fossili; questi ultimi diventarono numericamente consistenti e preziosi. Si concretizzò allora l'idea di creare una mostra permanente per esporre al pubblico i reperti. L'allestimento iniziò nel 1968 all'interno della Rocca, una piccola fortezza posta sulla sommità del colle che domina la città di Monfalcone. L'Amministrazione Comunale cittadina ci concesse l'uso di questa fortezza sino allora abbandonata.

11 Fig. 6 Alcuni articoli apparsi sulla stampa. L'inaugurazione della mostra avvenne nel 1970, e da allora essa è aperta al pubblico, grazie al lavoro volontario dei soci, tutti i giorni festivi. Nel 1986 l'amministrazione Comunale, costantemente interessata a questa iniziativa, mettè a disposizione del Gruppo Speleologico vari locali di sua proprietà, permettendo così all Associazione di ottenere una sede decorosa, con sala riunioni, magazzini, laboratorio di preparazione dei reperti fossili e di un ulteriore laboratorio per la preparazione delle sezioni sottili per lo studio delle rocce. Nel 1986 il Museo della Rocca venne chiuso per il restauro delle vetrine espositive e riaperto nel 1987 dopo un riallestimento secondo nuovi moderni criteri (fig.7), elaborati e realizzati sempre ed unicamente dai soci del Gruppo. Nel luglio 1988 il Gruppo uscì dall'associazione Nazionale del Fante, cambiò lo statuto e, il 12 gennaio 1990, cambiò anche la sua denominazione in " Gruppo Speleologico Monfalconese Amici del Fante" (prima era Gruppo Speleologico Monfalconese dell'associazione Nazionale del Fante).

12 Dal '84 ad oggi, nell ambito dei suoi programmi di divulgazione scientifica, alcuni soci si sono occupati sistematicamente anche di interventi didattici nelle scuole con lezioni di geologia, geografia locale, paleontologia, paletnologia e speleologia con il supporto di documentari appositamente allestiti. Il Gruppo attualmente svolge pure attività di visite guidate per le scolaresche sui principali fenomeni carsici, nelle grotte abitate anticamente dall'uomo e sui castellieri. Attualmente il Gruppo è in contatto con diversi Istituti Universitari, ed altre entità museali per ricerche, scavi paleontologici, studi geologici e paleontologici. Tutto il lavoro viene gratuitamente svolto dagli attuali volontari dell Associazione. Fig. 7 -Parte delle vetrine espositive del Museo.

13 Presidenti e capigruppo Dal 1948 al 1988 la struttura organizzativa del Gruppo Speleologico Monfalconese dell'associazione Nazionale del Fante prevedeva un presidente che era anche presidente della locale sezione dell'associazione Nazionale del Fante e un Capogruppo autonomo che si occupava principalmente della speleologia Anno PRESIDENTE CAPOGRUPPO Giulio PITTONI Giovanni SPANGAR 28/5/49 Giovanni SPANGAR Giovanni SPANGAR 21/6/52 Ferruccio VERONESE Giovanni SPANGAR 1958 Mario PECORARI Giovanni SPANGAR 28/6/62 Antonio BATTILANA Giovanni SPANGAR Adolfo DEMICHELI dal 24/9/62 10/10/64 Carlo QUERINI Adolfo DEMICHELI (fino al 13/5/66) Bruno ZIN (~14/5/66-7/1/67) Michele LAPROCINA (dal 8/1/67) 13/9/69 Attilio BONINI Michele LAPROCINA 1980 Attilio BONINI Giorgio PIAN 1983/86 Attilio BONINI Giorgio DEIURI 1986/88 Alfio Di Bert Giorgio DEIURI (1988) Dal 1988 l'uscita del Gruppo dall'associazione Nazionale del Fante corrisponde ad un accorpamento delle figure del Capogruppo con quella del Presidente PRESIDENTE 1988 Giorgio DEIURI 1989/93 Michele LAPROCINA 1993/97 Giorgio DEIURI dal 1997 Maurizio TENTOR

14 LA SPELEOLOGIA Mauro Ciarabellini, Giorgio Deiuri, Sergio Soban e Alessandro Zoff. Grotte scoperte Dal 1971 (mancano dati sicuri antecedenti tale data) abbiamo eseguito il rilievo topografico di 96 nuove cavità (fig 8), e consegnato i relativi dati al Catasto Grotte di Trieste suddivise fra Catasto Venezia Giulia e Catasto Friuli. Naturalmente non tutti gli anni sono stati fortunati: anni di forte intensità di ricerca non sono stati coronati da corrispondenti successi. Fig. 8 -Lavori di disostruzione di una cavità in zona Monrupino (TS). Catasto Venezia-Giulia (VG) Grotta Nevio 4729 Grotta in località Lisert 4785 Grotta sul Flondar 4821 Grotta presso Ceroglie 4877 Pozzo Stretto 4960 Pozzo a W della Quota Grotta di S. Giuseppe 4967 Pozzo a E della Quota Pozzo V presso Malchina 4969 Grotta a SW di Quota Pozzo I del Muretto 4971

15 Pozzo II del Muretto 4972 Grotta del Ponte Naturale 4973 Pozzo III a N di Ceroglie 4974 Caverna a W di Quota Pozzetto a E del monte Sambuco 5061 Pozzo a W del monte Sambuco 5117 Grotta II a W del monte Sambuco 5118 Pozzetto a W del monte Sambuco 5119 Grotta Gamma 5120 Pozzo sul Confine 5121 Grotta sul Confine 5122 Grotta presso la Quota Pozzo presso la 4970 VG 5220 Pozzo a NW di Cima Pietrarossa 5233 Grotta del Nuovo Acquedotto 5234 Grotta presso Precenico 5262 Pozzo presso Malchina 5263 Grotta di guerra presso Malchina 5264 Grotta presso Malchina 5265 Pozzo presso Quota Pozzo a S di Quota Pozzetto pr.la Lapide Confinaria 5278 Pozzo delle Mine 5279 Pozzo a S di Quota Pozzo a S di Quota Grotta presso i Ruderi 5326 Pozzetto a SE di Quota Grotta a NNE di Malchina 5380 Pozzo I a NNE di Malchina 5381 Pozzo II a NNE di Malchina 5382 Pozzo III a NNE di Malchina 5383 Pozzo IV a NNE di Malchina 5384 Grotta I a E di Malchina 5397 Grotta II a E di Malchina 5398 Abisso del Quarantennale 5469 Grotta del Rospo 5470 Grotta a N di Precenico 5531 Grotta a W della Rocca 5532 Grotta del Quarantennale Bis 5533 Grotta del Cimitero di Visogliano 5534 Grotta Gregoriana 5535 Grotta del Funghetto 5536

16 Fig. 9 -Vista di una sala alla grotta Marisa II Marcottini (GO). Grotta del Digiuno 5537 Grotta Dimenticata 5538 Caverna a N di Precenico 5539 Grotta della Scheggia 5581 Grotta dell'otto 5582 Pozzo presso la 97 VG 5705 Grotta presso Jamiano 5706 Grotta a E del monte Sambuco 5707 Pozzo Marisa 5717 Grotta Sammy 5735 Grotta Marisa II (fig. 9) 5736 Grotta del Sigillo 5743 Grotta Drawing 5814 Grotta I a N della Marisa II 5815 Grotta Suko 5887 Grotta Pinuccia 5888 Pozzetto I a NE della Marisa II 5941 Grotta del Clandestino 5994 Pozzetto del Finanziere 5995 Grotta Nonno Pian 6025 Grotta Staige 6035 Pozzo p.valico S.Pelagio 6036 Pozzetto dei Bambini 6041 Caverna del Fante Non numerata Grotte scoperte nella Venezia Giulia suddivise per anno

17 Catasto Friuli (FR) Pozzo IV a SW di Clastra 946 Pozzo III a SW di Clastra 948 Grotta a W di Altana 1029 Pozzo a E di Altana 1030 Pozzo a NE di Altana 1031 Grotta presso Altana 1032 P. sopra la Chiesetta di S. Nicolò 1033 Pozzo a NW di Picon 1034 Grotta Alfa 1035 Grotta Lalla 1036 Antro della Volpe 1152 Grotta Carmen 1153 Riparo a NW di Cocevaro 1154 Pozzo di Sorzento 1156 Pozzo Giulietta 1205 Pozzetto presso il monte Lovinzola 2362 Pozzetto presso Cason di Lanza 2752 Pozzo presso la 4361 REG 2753 Grotta Sesamo 2960 Grotta del Ffoz 3326 Grotta dello Stivale 3327 Grotta della Pendola 3328 Grotta del Tubo 3329 Grotta dei Capelli 3431 Grotta del Re 3432

18 Grotte scoperte nel Friuli suddivise per anno Revisioni di grotte già note Grotta Doviza 70 FR (1979/80) Abisso Comici 856 FR (1995/96) Grotta a NE di Malchina 3709 VG (1976) Caverna a NE di Malchina 3710 VG (1976) Abisso del Confine 4064 VG (1974) Grotta Ercole 6 VG (1994) Grotta della Pomice 4512 VG (1995) Grotta pr. il viadotto di Aurisina 258 VG (1988) Pozzo dell Acqua 864 FR (1997) Inghiottitoio di Mineres 422 FR (1997) Inghiottitoio Fornaz 347 FR (1997) Scuola di speleologia La nostra Scuola di Speleologia, omologata dal 1989 dalla Società Speleologica Italiana alla quale aderiamo, prevede uscite pratiche (fig. 10) e lezioni teoriche presso la sede sociale con lezioni su tecnica di progressione, tecnica fotografica, geologia, idrologia, paleontologia, biospeleologia, soccorso speleologico, cartografia, rilievo delle grotte, storia della speleologia, uso del computer applicato alla speleologia. La durata dei corsi è di circa un mese e impegna gli allievi tre volte la settimana, (due lezioni teoriche nella nostra sede e una pratica con uscita in una grotta opportunamente scelta di anno in anno).

19 Fig. 10 -Grotta Ternovizza (TS). 1 Corso (non omologato) 1974 tra i tre gruppi del Monfalconese 2 Corso (non omologato) 1975 tra i tre gruppi del Monfalconese 1 Corso (omologato) 1989 con il patrocinio del Comune di Monfalcone 2 Corso (omologato) 1991 con il patrocinio del Comune di Monfalcone 3 Corso (omologato) 1992 con il patrocinio del Comune di Monfalcone 4 Corso (omologato) 1993 con il patrocinio del Comune di Monfalcone 5 Corso (omologato) 1994 con il patrocinio del Comune di Monfalcone 6 Corso (omologato) 1995 con il patrocinio del Comune di Monfalcone 7 Corso (omologato) 1996 con il patrocinio del Comune di Monfalcone 8 Corso (omologato) 1997 con il patrocinio del Comune di Monfalcone 9 Corso (omologato) 1998 con il patrocinio del Comune di Monfalcone

20 Spedizioni speleologiche A partire dal 1962 (precedentemente a questa data non abbiamo alcuna documentazione) ogni anno (o quasi) abbiamo dedicato il mese di ferie all esplorazione di qualche grotta particolarmente interessante o abbiamo visitato zone di particolare interesse speleologico. Agosto 1962 agosto 1965 / 1966 / 1969 / 1975 Spluga della Preta (VR) Puglia luglio 1970 Monte Grappa (VI) agosto 1970 / aprile 1972 agosto 1987 agosto 1973 / 1974 / dicembre 1987 agosto 1980 / 1990 / 1991 / 1992 / 1993 agosto 1983 / 1994 / 1995 / 1996 / 1997 Valli del Natisone (UD) Abisso di Malga Fossetta (VI) Antro del Corchia (LU) Piani di Lanza (UD) Monte Canin (UD) Fig. 11 -Tavola rotonda.

21 I Triangoli dell Amicizia I Triangoli dell'amicizia sono incontri sorti per volontà dello speleologo Stanko Kosic di Doberdò del Lago (GO) nell anno 1982 e si svolgono alternativamente nelle tre regioni confinanti: Isontino, Carinzia e Slovenia. In queste occasioni si organizzano uscite in grotta e una tavola rotonda (Fig. 28) dove vengono discusse le problematiche speleologiche delle tre regioni. Abbiamo partecipato ai seguenti Triangoli dell'amicizia: 1982 Doberdò (I) 1983 Ravnah (YU) 1983 Villach (A) 1984 Monfalcone (I) 1985 Kocevie (YU) 1986 Villach (A) 1987 Taipana (I) 1988 Rakov Scocian (YU) 1989 Klagenfurt (A) 1990 Doberdò (I) 1991 Sezana (YU) 1992 Villach (A) 1993 Idrija (SLO) (fig. 12) 1994 Villafredda di Tarcento (I) 1995 Jerischach (A) 1997 Selz (I) Fig. 12 -Attestato di partecipazione al Triangolo dell Amicizia di Jdria (1993).

22 La grotta Doviza La grotta Doviza si trova lungo il versante settentrionale del Monte La Bernadia presso il paese di Villanova (UD) (fig. 13). La grotta, ad andamento suborizzontale, con una inclinazione variabile tra i 10 e i 25 gradi, si sviluppa in un intervallo calcareo dello spessore di metri. Questo livello calcareo orizzontale in migliaia d anni è stato scavato da cinque ruscelli sotterranei sviluppando un dedalo di gallerie, meandri, fessure, canyon, pozzi che rendono unica ed affascinante questa cavità. Pure gli speleologi esperti che la frequentano da anni, possono essere colti da qualche dubbio sul percorso da intraprendere per uscire, visto la complessità del sistema. Forse per questo la grotta continua ad esercitare su di noi un attrazione particolare e sebbene sia stata esplorata e rilevata in ogni minimo anfratto conosciuto, continuiamo ad andarci nella speranza di trovare nuove prosecuzioni. Le tecniche di progressione e disostruzione delle grotte negli ultimi 20 anni hanno subito una evoluzione incredibile, possiamo dire che gli speleologi del nostro Gruppo che hanno rilevato totalmente la grotta negli anni 1970/1980 non erano assolutamente attrezzati come lo siamo noi adesso. Convinti di questo, con lavoro certosino, disostruiamo con le moderne tecniche ed attrezzature ogni fessura, frana, piccolo buco nei vari rami che formano la cavità e che possono ostacolare il proseguimento. Con nuove tecniche di risalita in artificiale, un tempo totalmente sconosciute o praticate, con metodi più artigianali e arcaici, risaliamo i camini più evidenti e promettenti sperando di trovare qualche nuovo Eldorado. E in questi ambienti che ci muoviamo inghiottiti dalle tenebre, strisciando sul fondo di meandri, avanzando lentamente alla fievole luce delle lampade ad acetilene in un viaggio dantesco, alla ricerca di nuove prosecuzioni. Molti ci chiedono ma chi ve lo fa fare? Il sole fuori è così bello. Innanzitutto è molto più di un semplice sport, è un qualcosa che senti nel cuore e nelle viscere. A livello fisico è un attività che richiede, oltre all'abilità, anche una sorta di vocazione per la terra, per il buio, per la sofferenza di sostare in luoghi chiusi, bui, stretti e umidi. Lo spirito che ci muove, il coinvolgimento emotivo sono antichi, gli stessi dei primi esploratori. Sarebbe presuntuoso cercare di definire i connotati sportivi e ancor più quelli emozionali: tradurre in semplici e codificate parole l attività speleologica sarebbe riduttivo. Saper vincere questi disagi estremi accresce, come spesso accade, l autostima in se stessi. Dopo, quando non ci si fa più caso, ci si sente più forti. Dal 1993 ad oggi siamo andati alla Doviza dodici volte. La fortuna purtroppo non è stata dalla nostra parte ed i proseguimenti, i nuovi ambienti, pur se rilevati, non sono reputati all altezza delle nostre ambizioni. In queste dodici uscite, tre sono state fatte nell ambito dei corsi di speleologia, essendo la grotta in questione ottima ai fini speleo-didattici. Abbiamo rifatto il rilievo di una parte del ramo superiore perchè c è sorto qualche dubbio sulla correttezza di quello esistente, eseguito dal nostro stesso Gruppo anni prima. Comunque sia non ci demoralizziamo anche perché, come recita un famoso detto, quando si prova un'autentica passione per qualcosa, ci si rende conto, con sgomento, di quanto sia poco diffuso, apprezzato o a volte solo conosciuto dagli altri quell universo che a noi sembra esclusivo.

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