Giuseppe Capuano. Economista Direzione Generale PMI e Enti Cooperativi Dirigente Div. VIII PMI e Artigianato

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1 Giuseppe Capuano Economista Direzione Generale PMI e Enti Cooperativi Dirigente Div. VIII PMI e Artigianato Rimini, 11 ottobre

2 1. L importanza delle MicroPMI 2. Il nuovo approccio della Direttiva sullo Small Business Act 3. Il Tavolo Permanente PMI 4. La strategia per le Micro PMI 5. Principali misure a favore delle MicroPMI in materia di finanza e credito 2

3 Struttura delle imprese industriali e dei servizi (anno 2010) Fonte: ISTAT 3

4 Totale attività non finanziarie Manifatturiero Costruzioni Commercio all'ingrosso e dettaglio Treasporti Attività immobiliari Dimensione media imprese: Italia e Ue27 a confronto (2010) 16,0 14,6 14,0 12,0 10,0 9,0 8,9 9,9 8,0 6,0 4,0 4,0 6,2 4,5 3,3 2,9 5,0 2,6 4,6 Italia Ue27 2,0 0,0 Fonte: elaborazioni Mise su Cambridge Econometrics 4

5 L importanza economica e sociale delle micro, piccole e medie imprese (MicroPMI) nelle economie dell Europa a 27 è stata riconosciuta sia dai singoli Paesi membri che dalle Istituzioni comunitarie Pubblicazione dello Small Business Act (SBA) nel giugno 2008 da parte della Commissione europea Il 4 maggio 2010 in Italia, tra i primi Paesi europei, è stata approvata la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri di attuazione dello Small Business Act Il 23 febbraio 2011 la Commissione Ue ha elaborato un Documento di Revisione dello SBA, cui l Italia ha dato un importante contributo 5

6 La Direttiva rappresenta il punto di riferimento per una nuova politica per le MicroPMI italiane Lo SBA delinea una nuova politica produttiva, più attenta alle esigenze delle imprese di piccole dimensioni Tre i principi ispiratori: a) attenzione alle diversità dimensionali; b) alle fasi del ciclo di vita dell impresa; c) al territorio Si tratta di una rivoluzionaria pianificazione per obiettivi che ha inaugurato un new deal delle politiche dedicate alle MicroPMI 6

7 La strategia perseguita in attuazione dello SBA ha previsto, al di là dell attuale emergenza economica, 1) interventi migliorativi dei fattori esterni (di contesto) 2) interventi migliorativi dei fattori interni all impresa 7

8 Interventi di contesto, migliorativi dell'ambiente economico in cui operano favorendo una riduzione dei costi: * semplificazione amministrativa e riduzione dei relativi costi, con particolare attenzione a quelli finalizzati alla creazione di impresa e delle imprese under 35; * energia, con la crescente attenzione nei confronti dello sviluppo e del maggior utilizzo delle energie rinnovabili, al fine di ridurre la dipendenza energetica del Paese ed accrescere così la competitività delle nostre imprese; * logistica, tramite un programma di azioni mirato a migliorare la produttività e l'efficienza dei servizi logistici; * opere pubbliche, attraverso la rimodulazione delle risorse pubbliche per il finanziamento di alcune opere strategiche e la profonda revisione del codice degli appalti; * mercato interno e liberalizzazioni, proseguendo nell opera volta a ridurre le imperfezioni e le incompletezze del mercato. 8

9 Interventi migliorativi dei fattori interni all'impresa: * aggregazione di impresa, al fine di superare i problemi dovuti alla limitata dimensione aziendale, ma anche per affrontare il problema del trasferimento/successione di impresa; * internazionalizzazione, anche alla luce del fatto che le imprese aperte ai mercati esteri sono quelle più innovative e che presentano performances aziendali migliori; * finanza e credito, favorendo l utilizzo di specifici strumenti finanziari creditizi ed extracreditizi; * innovazione, tramite l introduzione di innovazioni non solo di tipo tecnologico, favorendo anche la formalizzazione delle stesse; * formazione per il consolidamento delle competenze. 9

10 Strumenti normativi individuati dal Legislatore per l'attuazione della Direttiva SBA La Legge 180/2011 ( Norme per la tutela della libertà d impresa. Statuto delle imprese, approvata nel novembre 2011) che all art. 17 istituisce il Garante per le micro, piccole e medie imprese al fine di farsi portavoce delle esigenze delle MicroPMI italiane, anche presso l Unione europea, e di elaborare proposte finalizzate al loro sviluppo; inoltre lo Statuto riserva alle MicroPMI e alle reti di imprese una quota minima del 60% degli incentivi di natura automatica e valutativa, di cui almeno il 25% destinato alle micro e piccole imprese. La Legge Annuale MicroPMI, prevista dalla Direttiva PCM in attuazione dello SBA e istituita all art.18 della Legge 180/

11 La DG PMI e Enti Cooperativi, su indirizzo del Garante e a supporto della sua azione, ha creato un set di strumenti di analisi e monitoraggio dell attuazione dello SBA: * Tavolo tecnico consultivo permanente di monitoraggio congiunturale e individuazione dei fabbisogni e criticità delle PMI (Tavolo Permanente PMI), istituito con DM del marzo 2010; * Rapporto Annuale di monitoraggio e analisi delle politiche adottate in attuazione dello SBA (ai sensi dell art. 6 Direttiva SBA). * Per approfondimenti si rinvia a: 11

12 Un fattore di criticità che ha pesato fortemente sulle imprese italiane è legato alla decrescente disponibilità di credito, soprattutto nell ultimo biennio, a seguito sia della congiuntura negativa che delle politiche di restrizione creditizia adottate da gran parte del sistema bancario. Un fenomeno strutturale presente già prima della crisi, che si è ulteriormente accentuato negli ultimi anni. Con la flessione nella dinamica delle vendite, soprattutto rivolte al mercato interno, si è verificato un sensibile ridimensionamento della redditività e della capacità di autofinanziamento di gran parte del nostro sistema produttivo. Il fabbisogno di liquidità delle imprese durante la crisi è riconducibile prevalentemente - e in misura crescente - ad esigenze di capitale circolante o di ristrutturazione del debito, mentre solo in misura ridotta ha riguardato esigenze legate agli investimenti. 12

13 Accanto alla necessità di ridurre in tempi brevi lo stock dei debiti della P.A. nei confronti del sistema imprenditoriale e di monitorare l effettiva implementazione della Direttiva europea sui ritardi di pagamento, è auspicabile il potenziamento di una strategia che potremmo definire a tenaglia, con l obiettivo di creare un mercato complementare ed in alcuni casi alternativo al credito bancario che: da un lato tenga conto delle esigenze delle micro-piccole imprese posizionate soprattutto sul mercato domestico; dall altro, sostenga le piccole imprese di fascia alta proiettate sui mercati internazionali. 13

14 Ad oggi in Italia, per ogni 100 di investimenti ben 92 provengono da finanziamenti bancari e solo 8 si reperiscono sul mercato obbligazionario (fonte: S&P). Ciò è dovuto al fatto che la quasi totalità delle nostre imprese, soprattutto a causa della loro limitata dimensione (ma anche per problemi di tipo culturale e informativo) vede nel sistema bancario l unico interlocutore. Nel prossimo futuro la situazione cambierà e, secondo molti analisti, assisteremo ad una grande rivoluzione del credito e la possibilità per le imprese non quotate di emettere, ad esempio, obbligazioni come previsto dal Decreto Sviluppo varato dal Governo Monti. Per dare gambe ai minibond occorrerà favorire la nascita in Italia di operatori specializzati (alcuni già esistono ma privilegiano le medie imprese esportatrici), ossia Fondi in grado di analizzare aziende piccole e che sottoscrivono mini-bond emessi direttamente dalle piccole imprese. Un processo che se ben indirizzato dal MISE (attraverso ad esempio, il Fondo Centrale di Garanzia con garanzie pubbliche; apportando modifiche alla Legge sulle cartolarizzazioni; eliminando l obbligo della quotazione dei mini-bond, come succede negli USA, che ora impedisce il loro decollo) potrà creare un mercato alternativo a quello bancario per un valore pari a miliardi di, portando il finanziamento bancario al 70-80% del totale contro il 92% attuale. 14

15 La strategia dovrà dunque essere differenziata a seconda della dimensione d'impresa: micro-piccola da un lato e piccolo-media dall'altra. A tal proposito è opportuno evidenziare che le classi dimensionali che determinano il discrimine tra una impresa più dinamica e un'altra meno dinamica, ci indicano che mediamente: al di sopra della soglia dei 7-10 addetti, quindi la fascia alta delle micro imprese, si presenta un aumento della probabilità di essere innovativi o internazionalizzati e utilizzare strumenti extracreditizi (si ricorda che la dimensione media totale delle imprese italiane è pari a 4,4 addetti e quella delle imprese manifatturiere è pari a 8,5 addetti, inferiore a quella europea); sopra la soglia dei 25 addetti tale probabilità è molto elevata e non lontana dai valori massimi; sopra la soglia dei addetti i comportamenti sono simili a quelli delle grandi imprese e internazionalizzazione e innovazione fanno parte del DNA dell'impresa. 15

16 Strategia per le micro-piccole imprese: Accrescere l'utilizzo di strumenti di microcredito e microfinanza dedicati soprattutto alle imprese di tipo tradizionale (artigiani, commercianti, imprese turistiche, micro imprese manifatturiere, etc.) insieme al potenziamento di misure atte a favorire il credito (Fondo di Garanzia e Accordi di moratoria sul credito); Strategia per le piccolo-medie imprese: Accompagnare i processi volti a promuovere una minore dipendenza dal solo canale di finanziamento rappresentato dal credito bancario, a favore di misure complementari di accesso al credito come l emissione di mini-bond, il Venture capital o la quotazione in Borsa, soprattutto per le piccole imprese di fascia alta o cosiddetta Middle class di impresa (imprese che esportano, che operano in rete, che producono prodotti di nicchia anche ad elevato contenuto tecnologico, anche se spesso posizionate in settori maturi) e per le medie imprese. Da una stima (Capuano, 2006) sono circa le imprese che possono essere inserite in questo gruppo*. *Per un approfondimento sulla definizione di Middle Class di impresa: G. Capuano (2006), Verso la definizione e l individuazione di un nuovo nucleo di imprese: aspetti teorici e evidenze empiriche della Middle class di impresa (MCI), in Rivista di Economia e Statistica del Territorio, FrancoAngeli, n.1 gennaio-aprile. 16

17 FINANZA E CREDITO Fondo Centrale di Garanzia per PMI e microcredito (D.L. Salva-Italia, n. 201/2011, art. 39; D.L. n. 185/2008, art. 11, comma 5) Il Fondo Centrale di Garanzia sostiene lo sviluppo delle piccole e medie Imprese italiane concedendo una garanzia pubblica a fronte di finanziamenti concessi dalle Banche anche per investimenti all estero (intervento esteso anche agli artigiani, alle cooperative e agli autotrasporti prima esclusi). Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Ministro dello Sviluppo economico hanno sottoscritto il 14 marzo un accordo per la costituzione di una sezione speciale del Fondo Centrale di Garanzia dello Stato dedicata all imprenditoria femminile, finanziata con 20 milioni di euro. Il protocollo d intesa fra MiSe e presidenti Camere di Commercio del 19 dicembre 2012 ha istituito anche sezioni speciali per l internazionalizzazione con contributi delle Camere di Commercio. 17

18 FINANZA E CREDITO Fondo Centrale di Garanzia per PMI Le operazioni accolte tra il 2000 ed il 2013 (giugno) sono state , per un importo finanziato di 46,1 mld di euro e garanzie per 24,4 mld di euro. Le operazioni si sono concentrate per circa il 48,6% nel Nord, per il 34,5% nel Sud e per il 16,9% nel Centro Italia. Quanto alla struttura dimensionale delle imprese assistite dal Fondo, si osserva che la maggior parte delle operazioni realizzate dall avvio dell attività a oggi è relativa a micro imprese (58,7% del totale), mentre le operazioni di finanziamento a favore delle medie imprese pesano solo per il 9,7%. L importante sostegno del Fondo al sistema delle PMI è testimoniato dal significativo numero di imprese ammesse in assenza della presentazione di garanzie reali. La quasi totalità delle aziende, pari al 99,5% del totale, ha avuto accesso al finanziamento senza prestare garanzie reali, mentre solamente lo 0,5% ha presentato garanzie costituite da ipoteche (0,1% del totale) o da pegni (0,4% del totale). Positiva anche l attività delle nuove iniziative di impresa (avviate nel 2012), con operazioni accolte, per un ammontare di finanziamenti pari a 1,4 miliardi di euro e un importo garantito di 636 milioni di euro. Il Fondo registra un tasso di insolvenza decisamente contenuto e si è rivelato uno strumento efficace sotto il profilo del rapporto tra risorse pubbliche utilizzate e finanziamenti concessi alle imprese: la leva del Fondo è, ad oggi, pari a 19 (con un euro di dotazione del Fondo sono attivabili 19 euro di finanziamenti). 18

19 FINANZA E CREDITO Accordo per il credito alle PMI (Accordo ABI-Associazioni d impresa firmato il 28 febbraio 2012, prorogato al 30 giugno 2013). L'obiettivo del nuovo Accordo per il credito alle PMI, che segue quello del 3 agosto 2009 e quello del 16 febbraio 2011, è quello di assicurare la disponibilità di adeguate risorse finanziarie per le imprese che pur registrando tensioni presentano comunque prospettive economiche positive. Di qui l'azione per creare le condizioni per il superamento delle attuali situazioni di criticità. Tale accordo prevede le seguenti tipologie di interventi finanziari: operazioni di sospensione dei finanziamenti; operazioni di allungamento dei finanziamenti; operazioni volte a promuovere la ripresa e lo sviluppo delle attività. La moratoria riguarda le PMI appartenenti a qualsiasi settore, comprese le Società di Gestione del Risparmio, le ditte individuali e i professionisti (se il prestito è richiesto ai fini dell attività lavorativa). E da sottolineare che la moratoria, a partire dal primo accordo siglato nel 2009, ha consentito di sospendere circa mutui a PMI, con oltre 15 miliardi di liquidità rimasta nelle imprese. 19

20 IL MICROCREDITO: 55mila beneficiari e 539 milioni di erogati (+42% tra il 2011 e il 2010) Al 2011, oltre 55mila soggetti hanno beneficiato di un prestito utilizzando uno dei 216 programmi di microcredito avviati in Italia (fonte: Unioncamere). I 539 milioni di erogati sono il frutto di un aumento annuo del 42% dei nuovi prestiti concessi (106,6 milioni del 2011 contro i 75,2 milioni del 2010). Gli interventi di microcredito hanno raggiunto 33mila famiglie, imprese e studenti. A questi si sommano altri beneficiari indistinti tra famiglie e imprese. Il valore medio dei prestiti si è attestato su un importo nominale di circa euro, lievemente più alto dell analogo dato riferito all anno precedente (9.500 euro). Circa 40 dei 70 programmi di microcredito destinati alle imprese sono stati indirizzati alle start up, agevolando la nascita di nuove attività, grazie a prestiti complessivamente pari a oltre 83 milioni di ; l importo medio a favore delle start up è stato pari a circa I fondi di garanzia: presupposto irrinunciabile per favorire la crescita del mercato del microcredito è la presenza di fondi di garanzia a copertura dei finanziamenti concessi (in questo senso va la previsione della costituzione della sezione del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese a sostegno del microcredito capace di mitigare il rischio connesso alla concessione di credito a soggetti non bancabili e, quindi, di incoraggiare l'erogazione di un maggior numero di microcrediti e di incentivare una più accentuata partecipazione delle banche in questo settore). 20

21 VENTURE CAPITAL Numero operazioni: Nel corso del 2012 sono state registrate sul mercato italiano del private equity e venture capital 349 nuove operazioni, distribuite su 277 società, per un controvalore pari a milioni di Euro, corrispondente ad una diminuzione del 10% rispetto all anno precedente, quando le risorse complessivamente investite erano state pari a milioni di Euro. Il numero di operazioni, invece, rispetto al 2011 ha visto un incremento del 7%. Tipologia operazioni: Con riferimento alla tipologia di operazioni realizzate, nel 2012 i buy out hanno continuato a rappresentare il comparto del mercato verso il quale è confluita la maggior parte delle risorse (2.069 milioni di Euro), seguiti dal segmento dell expansion (926 milioni di Euro) e dell early stage (135 milioni di Euro). In termini di numero, con 136 investimenti realizzati, l early stage si è posizionato al primo posto, superando per la prima volta l expansion (131 operazioni), mentre i buy out sono stati 65. Categorie investitori: Per quel che riguarda l attività svolta dalle diverse categorie di investitori monitorati, gli operatori internazionali hanno assorbito il 41% del mercato in termini di ammontare investito nel corso del 2012, seguiti dalle SGR generaliste (39%). Come gli scorsi anni, le SGR rappresentano la categoria di operatori che ha realizzato il maggior numero di investimenti (pari al 50% del mercato), seguite dagli operatori di emanazione pubblica/regionale (18%). Ammontare investito: A livello generale, nel 2012 si è osservata una diminuzione del taglio medio dell ammontare investito per singola operazione, passato da 11,0 milioni di Euro nel 2011 a 9,3 milioni nel Il dato normalizzato, al netto, cioè, dei large e mega deal realizzati nel corso dell anno, invece, è lievemente aumentato, attestandosi a quota 6,9 milioni di Euro, rispetto ai 6,6 milioni del Fonte. AIFI 21

22 VENTURE CAPITAL Distribuzione geografica: il 61% del numero di operazioni ha riguardato aziende del Nord del Paese (69% nel 2011), seguito dalle regioni del Sud e Isole che, con il 20% (11% l anno precedente), sono cresciute ulteriormente, superando la quota di investimenti realizzati al Centro (19%, contro il 20% del 2011). In termini di ammontare, il Nord ha attratto il 90% delle risorse complessivamente investite, seguito dal Centro con il 6%. Ridotta la quota di risorse destinate al Sud (4%, contro il 3% del 2011). A livello regionale, primato alla Lombardia, dove è stato realizzato il 30% delle operazioni nel 2012, seguita da Lazio e Veneto (entrambe 8%). In termini di ammontare, la Lombardia ha attratto il 57% delle risorse complessivamente investite, seguita da Emilia Romagna e Veneto (entrambe 9%). Distribuzione per dimensione: rilevata una concentrazione delle operazioni su imprese di taglio medio-piccolo (84% del numero totale, come nel 2011), con un numero di dipendenti inferiore alle 250 unità. Queste aziende hanno attratto risorse per un ammontare complessivo pari a milioni di Euro (pari al 40% del totale, 30% nel 2011), mentre il resto del mercato, con un peso del 16% in termini di numero di investimenti, ha assorbito il 60% delle risorse totali. 22

23 FINANZA E CREDITO Con l attivazione del Fondo Italiano d Investimento, si è costituito il principale Fondo di private equity italiano con una dotazione di 1,2 mld di euro. Il Fondo può investire in imprese con fatturato compreso tra 10 e 250 mln di euro. Da gennaio 2012, il Fondo può anche effettuare investimenti indiretti in fondi e società di investimento che svolgano attività di venture capital (a tale finalità sono stati destinati 50 mln di euro della dotazione del Fondo). Dall avvio della sua operatività, il Fondo ha realizzato: 27 investimenti diretti per circa 260 mln e 13 interventi indiretti per un totale di circa 265 mln di euro. Fondo Unico di Venture Capital per l Internzionalizzazione, etc. Sulla scorta dell Accordo di Collaborazione sottoscritto tra il Ministero dello Sviluppo Economico e l'aifi (Associazione Italiana di Private Equity e Venture Capital) per la promozione di incontri formativi/informativi sul territorio in materia di venture capital, sono stati organizzati dal MISE con altri partners, alcuni seminari (tra gli altri: Napoli, Reggio Calabria-Messina, Bologna, Rieti, Rimini) in collaborazione con AIFI, ABI, Borsa Italiana, Unioncamere, Ordini professionali, finalizzati a diffondere la cultura del venture capital e a far conoscere questo strumento ancora scarsamente utilizzato dalle nostre imprese. 23

24 FINANZA E CREDITO I Mini-bond Il mini bond nasce come strumento alternativo al canale bancario per avere la liquidità che le banche non riescono ad assicurare. Sono strumenti obbligazionari destinati a investitori istituzionali finalizzati al finanziamento di attività aziendali. La norma contenuta all'interno del decreto Sviluppo ha avuto il merito di aprire un mercato inesplorato, perché ha allineato il trattamento fiscale delle società non quotate e quelle quotate che emettono obbligazioni - con la deducibilità degli interessi passivi - e ha eliminato i limiti legali che impedivano alle non quotate di emettere bond per un ammontare superiore al doppio del patrimonio netto. La parte relativa ai mini-bond è operativa solo da dicembre 2012: sono 11 le aziende che hanno finora utilizzato la norma (però a ben guardare solo in pochi casi le emissioni sono state sfruttate davvero delle PMI). Alla base dello scarso successo dei minibond ci sono diversi fattori: una scarsa cultura finanziaria e il peso degli adempimenti richiesti per emettere e rendere negoziabile un corporate bond su un mercato nazionale o internazionale che, seppure alleggeriti, generano spese fisse che pesano troppo su emissioni piccole. In più questo genere di prodotti viene utilizzato per finanziare nuovi investimenti, una materia prima che scarseggia in un mercato asfittico come quello imprenditoriale italiano. 24

25 FINANZA E CREDITO IL MERCATO AZIONARIO ITALIANO PER LE PMI La dimensione del mercato mobiliare italiano, e di quello azionario in particolare, mostra un deficit strutturale rispetto a tutte le principali economie europee. Il ritardo della Borsa di Milano è testimoniato sia dal modesto numero di società quotate sul MTA-Mercato Telematico Azionario (255 società italiane a fine 2012 in contrazione rispetto alle 263 di fine 2011), sia dal peso sul PIL della capitalizzazione complessiva (22,5% a fine 2012 contro il 20,6% di fine 2011). Un analisi dimensionale degli emittenti quotati in Italia evidenzia inoltre che le piccole e medie imprese rappresentano una percentuale del listino modesta rispetto al peso che le PMI hanno nel tessuto produttivo italiano e comunque inferiore alla percentuale media europea, evidenziando una avversione delle PMI italiane al mercato dei capitali. Borsa Italiana S.p.A. offre i seguenti prodotti sul mercato azionario dedicati alle PMI: 1. STAR: creato nel 2001, è dedicato alle medie imprese con capitalizzazione compresa tra 40 milioni e 1 miliardo di euro, che si impegnano a rispettare requisiti di eccellenza in termini di: alta trasparenza ed alta vocazione comunicativa; alta liquidità (35% minimo di flottante); Corporate Governance (l insieme delle regole che determinano la gestione dell azienda) allineata agli standard internazionali. Ad oggi 67 imprese fanno parte di questo segmento (15 mld di Euro di capitalizzazione complessiva e 6 mld di Euro di turnover nel 2012), con una capitalizzazione media di 227 mln di Euro, 250 mln di entrate medie e 25 mln di Euro in media di Ebitda in A queste imprese Borsa Italiana dedica servizi specialistici per facilitare l incontro con i potenziali investitori, soprattutto esteri. 25

26 IL MERCATO AZIONARIO ITALIANO PER LE PMI AIM Italia è il mercato regolamentato dedicato alle piccole e medie imprese italiane con una forte prospettiva di crescita; è stato creato per diventare il punto di incontro ideale tra PMI che hanno un alto potenziale di crescita e investitori finanziari specializzati in piccole e medie imprese provenienti da tutta Italia e in Europa. Sono presenti in AIM Italia 26 imprese, per 188 mln di Euro di capitali, 39 mln di Euro di turnover (anno 2012). Inoltre Borsa Italiana offre, unitamente con Ministero del Tesoro, ABI, Confindustria e Università Bocconi, il Progetto Elite: il progetto Elite è uno strumento di potenziamento e training dedicato alle nostre Pmi che desiderano strutturarsi per accedere al mercato dei capitali, facilitandone i processi di patrimonializzazione, innovazione e internazionalizzazione necessari per aumentare la competitività e la crescita. Punto di forza dell intesa sarà quello di agevolare le condizioni di accesso al credito, soprattutto individuando alcuni elementi qualitativi che potranno essere considerati nella valutazione del merito creditizio delle società del circuito Elite. I requisiti di ingresso sono: avere un fatturato di oltre 10 milioni di Euro (o inferiore ma con alti tassi di crescita); un risultato operativo superiore al 5% dei ricavi; l ultimo bilancio in utile e un progetto di crescita. Da un anno dall avvio il progetto Elite ha raggiunto il traguardo di 100 imprese (fatturato medio di 70 milioni di Euro con un tasso di crescita medio del 23% e una solida marginalità). In base all accordo le 100 imprese potranno accedere più facilmente agli strumenti assicurativi e finanziari della SACE. La quotazione è solo una delle opzioni previste a fine programma, il percorso deve aiutare le PMI a effettuare un salto dimensionale, raggiungendo livelli di efficienza, managerialità e trasparenza comparabili a quelli delle aziende quotate. Fonte: Borsa Italiana 26

27 GRAZIE PER L ATTENZIONE! Per ulteriori informazioni: 27

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