nell ambito della lettoscrittura
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- Paola Cirillo
- 10 anni fa
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1 Uno studente con dislessia è generalmente Una persona brillante Con difficoltà specifiche nell ambito della lettoscrittura
2 LA LETTURA E un processo che ha come scopo la comprensione del significato di un testo scritto.
3 Il lettore ci arriva attraverso 2 processi: 1. Uno COGNITIVO: rappresentazione interna attraverso la comprensione 2. Uno LINGUISTICO: ricavato da una serie di elementi linguistici scritti (grafemi)
4 Avviene attraverso 3 processi 1. PROCESSO DI ANTICIPAZIONE: possiamo leggere parole non scritte o leggerne solo l iniziale (lettore adulto esperto). 2. PROCESSO DI ORALIZZAZIONE: trasformazione del testo scritto in un enunciato verbale. È permesso solo da un meccanismo di tipo linguistico. 3. PROCESSO DI LETTURA VERO E PROPRIO: attività di ricerca del significato, attraverso un meccanismo di tipo cognitivo-linguistico.
5 FASE ORTOGRAFICA Bisogna imparare le regole ortografiche della lingua di Bisogna imparare le regole ortografiche della lingua di appartenenza (in italiano l uso dell h, gli accenti )
6 FASE LESSICALE Si diventa lettori esperti; ANTICIPAZIONE, leggere cioè solo le parole a bassa frequenza d uso, le altre si leggono anche solo in parte. Ciò è possibile anche grazie ad indici linguistici, cognitivi ed attentivi. Più veloce è il processo di lettura e più ci guida nella comprensione del testo. DECIFRAZIONE, saper leggere anche le parole a bassa frequenza d uso.
7 Le difficoltà di lettura si valutano in base a due variabili: DECIFRAZIONE COMPRENSIONE
8 POSSIAMO AVERE 1. Difficoltà di decifrazione associate a difficoltà di comprensione (soggetti con livello cognitivo fortemente decalato) 2. Difficoltà di decifrazione senza difficoltà di comprensione (soggetti dislessici) 3. Difficoltà di comprensione senza difficoltà di decifrazione ( cattivi lettori )
9 bisogna distinguere DISLESSICO 1. QI nella norma ( > 85) 2. Non ha difficoltà di comprensione 3. Oralizza male 4. Usa strategie di lettura top down, cioè guidate dal significato CATTIVO LETTORE 1. QI Borderline (85-70) o RM lieve (70-55) 2. Ha difficoltà di comprensione 3. Oralizza bene (per la trasparenza della nostra lingua) 4. Usa strategie di lettura bottom up, cioè decifratorie
10 CRITERI PER L INDICAZIONE AL TRATTAMENTO Entità del disturbo Età Profilo neuropsicologico Profilo affettivo e comorbilità psicopatologica
11 PROFILO NEUROPSICOLOGICO a. La presenza di esclusive difficoltà metafonologiche, indica generalmente una prognosi migliore ed una maggior rapidità di modifica del quadro clinico attraverso un intervento mirato. b. La presenza di difficoltà linguistiche più ampie e/o di difficoltà visuo-spaziali o prassiche, costituisce un criterio di urgenza e fa prevedere una durata maggiore dell intervento.
12 PROFILO AFFETTIVO E COMORBILITA PSICOLPATOLOGICA a. La presenza di problemi psicopatologici reattivi costituisce un elemento di urgenza per l indicazione all intervento riabilitativo b. La presenza di un disturbo psicopatologico strutturato e invasivo implica in genere la necessità di un intervento prioritario sul disturbo psichiatrico.
13 Le diverse compromissioni cognitive e neuropsicologiche: caratterizzano il processo di letto-scrittura ne definiscono le atipie ne condizionano le strategie di compenso ne influenzano la prognosi ne definiscono i bisogni e gli ambienti riabilitativi
14 Chi deve intervenire e con quali obbiettivi? LOGOPEDISTA (ambito riabilitativo) INSEGNANTE (ambito educativo) ABILITA Aumentarne l efficienza FUNZIONE Migliorare le strategie di controllo Favorire il miglioramento dei compiti naturali
15 LA LETTURA 1. Deve essere CORRETTA 2. Deve essere FLUENTE 3. Deve essere EFFICACE RAPIDITA CORRETTEZZA COMPRENSIONE
16 IL LETTORE EFFICACE 1. Abilità nella decifrazione 2. Conoscenza delle regole della sintassi 3. Buon lessico e conoscenza degli argomenti
17 Il verbo LEGGERE non sopporta l imperativo (D. Pennac) Sollecitare l interesse e la curiosità proponendo testi diversificati per argomento e stile grafico Far precedere la lettura del bambino da quella dell adulto Alternare la lettura tra adulto e bambino Far precedere la lettura del bambino da un riassunto del testo da parte dell adulto, prima con parole molto simili a quelle scritte, poi con parole diverse
18 Le difficoltà del bambino DSA: E intelligente, ma ha difficoltà nel leggere, scrivere e/o calcolare. Si stanca facilmente e commette molti errori. A scuola i suoi risultati non sono costanti e rimane indietro Ha difficoltà a copiare dalla lavagna e a prendere appunti. A casa non sa organizzare le proprie attività e svolge i compiti con fatica e ansia, ha una bassa stima di se stesso. Predilige le prove orali a quelle scritte. Fa fatica a concentrarsi, si distrae facilmente anche se presta attenzione a tutto sottraendo energia dal compito principale. E spesso iperattivo.
19 LA VARIABILITA INTERINDIVIDUALE DELLA DISLESSIA I bambini dislessici possono presentare caratteristiche diverse l uno dall altro e queste caratteristiche possono avere effetti e manifestazioni differenti. La dislessia può perciò presentarsi in forme da più lieve a più grave: dunque ciò che funziona con un bimbo può non valere per un altro.
20 LA DISLESSIA COINVOLGE L ELABORAZIONE DELLE INFORMAZIONI La dislessia non coinvolge solo la lettura, ma anche l apprendimento e il modo in cui le informazioni, comprese le consegne verbali, sono acquisite (modalità con cui le rileviamo, le memorizziamo e dimostriamo di possederle).
21 I DISLESSICI POSSONO AVERE DIFFICOLTA NELL APPRENDERE ATTRAVERSO LA MODALITA UDITIVA: CIOE ASCOLTANDO Ci sono molti modi di imparare, molto spesso tuttavia si fa ancora affidamento alla sola modalità uditiva, cioè sull ascolto di informazioni presentate uditivamente; Altre modalità sono quella visiva (immagini) o kinestesica (esperienza); I bimbi dislessici, avendo difficoltà fonologiche (suoni), fanno fatica a ricordare l ordine e la combinazione dei suoni che compongono una parola, quindi l ascolto è per loro il mezzo più difficile, è meglio che VEDANO l informazione da imparare.
22 POSSONO AVERE DIFFICOLTA A MEMORIZZARE LE INFORMAZIONI La loro memoria di lavoro (m.b.t.) può trattenere solo una quantità limitata di informazioni, quindi spesso i bimbi dislessici non ricordano istruzioni verbali complesse. Quindi meglio fornire un istruzione per volta.
23 POSSONO AVERE DIFFICOLTA NELL ORGANIZZARE LE INFORMAZIONI Noi cerchiamo costantemente di organizzare le nuove informazioni per categorie, in modo che quando le evochiamo possiamo esporle ordinatamente e farci capire dal nostro interlocutore. I bambini dislessici faticano a fare questo e ciò si ripercuote negativamente sia sulla memorizzazione che sulla rievocazione ed esposizione ad altri (interrogazioni orali).
24 POSSONO AVERE BISOGNO DI PIU TEMPO PER ELABORARE LE INFORMAZIONI Perché per arrivare alla risposta passano per via indiretta.
25 CONSEGUENZE SECONDARIE Difficoltà di comprensione del testo per scarsa capacità di decodificazione. Impedimento della crescita naturale sia del vocabolario, che delle conoscenze, perché se faccio fatica a leggere, leggo poco! Questo fa sì che nei DSA adulti, ci sia anche una compromissione del linguaggio espressivo, quindi è vero che bisogna preferire prove orali a quelle scritte, ma bisogna assicurarsi che il bimbo abbia un lessico specifico e sappia fare parafasie semantiche.
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