Formulario di geometria
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- Riccardo Flaviano Patti
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1 Formulario di geometria GEOMETRIA Appunti di geometria piana da pag 3 a pag 10 Relazioni notevoli figure piane da pag 19 a pag 32 Formulario geometria piana da pag 11 a pag18 Formulario geometria solida da pag 33 a pag 44 Figure piane Figure solide S = area h = altezza St = area totale h = altezza del solido π = 3, b = base π = 3,14159 V = Volume S = area INDICE PAG APPUNTI DI GEOMETRIA PIANA Geometria del piano: definizioni 3 Geometria del piano: angoli 4 Geometria del piano: mutua posizione di due rette nel piano. Rette 5 tagliate da una trasversale. Triangoli: proprietà, classificazione. 6 Triangoli:elementi e punti notevoli. 7 Triangoli:congruenza e criteri di congruenza 8 Triagoli:similitudine e criteri di similitudine 9 Poligoni convessi:angoli e similitudine 10 FORMULARIO GEOMETRIA PIANA Quadrato e rettangolo 11 Parallelogrammo e rombo 12 Trapezio 13 Triangolo 14 Poligono regolare 15 Circonferenza e arco 16 Cerchio e settore circolare 17 Segmento circolare ad una base e corona circolare 18 RELAZIONI NOTEVOLI FIGURE PIANE Teorema di Pitagora (per i triangoli rettangoli) Area triangoli rettangoli 19 Triangolo rettangolo con angoli di 30 e 60. Trian golo rettangolo isoscele con 20 angoli di 45 I e 2 teorema di Euclide ( per i triangoli rettan goli ) 21 Triangolo equilatero 22 Triangolo equilatero inscritto e circoscritto ad una circonferenza 23 Raggio della circonferenza inscritta e circoscritta ad un triangolo qualsiasi 24 Raggio della circonferenza exinscritta ad un triangolo qualsiasi 25 Triangolo isoscele - Triangolo isoscele circoscritto 26 Teorema generalizzato di Pitagora (triangoli qualsiasi) 27 Quadrilatero convesso inscritto e circoscritto ad una circonferenza 28 Trapezi circoscritti a semicirconferenze 29 Trapezi circoscritti a circonferenze 30 Applicazioni similitudine. Teorema delle bisettrici e delle corde 31 Applicazioni similitudine. Teorema delle secanti. Teorema della secante e 32 della tangente FORMULARIO GEOMETRIA SOLIDA 1
2 Prisma retto 33 Parallelepipedo rettangolo 34 Cubo 35 Piramide retta 36 Tronco di piramide retta 37 Tetraedro - Ottaedro 38 Dodecaedro - Icosaedro 39 Cilindro circolare - Cilindro equilatero 40 Cono circolare retto - Cono equilatero 41 Tronco di cono circolare retto 42 Sfera - Calotta sferica e segmento sferico ad una base 43 Zona sferica e segmento sferico ad due basi - Fuso sferico o Spicchio 44 2
3 Geometria del piano: definizioni Concetti fondamentali Elementi della geometria: Gli elementi fondamentali della geometria sono il punto, la retta, il piano. Concetto di punto : Il concetto di punto viene suggerito dall'osservazione di un granello di sabbia o dalla punta di uno spillo. Il punto si indica con una lettera maiuscola. Concetto di retta : Il concetto di punto viene suggerito dall'osservazione di un filo teso, prolungato all infinito da ambo le parti. Una retta si indica con una lettera dell alfabeto minuscola, o con due lettere maiuscole indicanti due qualsiasi dei suoi punti. Concetto di piano : Il concetto di piano viene suggerito dall'osservazione della superficie levigata di un tavolo, prolungata all infinito da ogni parte. Un piano si indica con una lettera dell alfabeto greco ( α = alfa, β = beta etc ) Definizione di spazio : Dicesi spazio l insieme di tutti i punti esistenti Definizione di figura : Si chiama figura geometrica un qualsiasi gruppo di punti Definizione di geometria : La geometria è quella parte della scienza matematica che si occupa delle forme nel piano e nello spazio e delle loro mutue relazioni. La geometria piana è quella che tratta di figure costituite da punti di uno stesso piano; geometria solida, quella che tratta di figure costituite da punti non giacenti tutti sullo stesso piano, e cioè di figure nello spazio. Postulato della retta : Per due punti distinti passa una retta ed una sola. La retta è anche un insieme infinito di punti totalmente ordinati, nel senso che presi comunque due punti su di essa, possiamo sempre stabilire chi di essi viene "prima" e chi "dopo" e fra i due punti, vi sono infiniti punti intermedi. Postulato del piano : Data una retta qualsiasi di un piano, i punti del piano vengono da essa divisi in due gruppi o semipiani tali che : 1) ogni punto del piano appartiene all uno o all altro dei due semipiani 2) la retta che congiunge due punti situati in semipiani opposti incontra la retta data, in un punto compreso fra di essi, mentre la retta che congiunge due punti situati nello stesso semipiano non ha in comune con la retta data alcun punto. Definizione di semiretta : Data una retta orientata e fissato un punto P, si chiama semiretta l insieme formato dal punto P e da tutti quelli che lo seguono, oppure che lo precedono (il punto P si dice origine della semiretta). Due semirette si dicono opposte se, essendo situate sulla stessa retta, hanno versi opposti Segmenti : Un segmento è una parte di retta delimitata da due punti, detti estremi. segmento AB Segmenti consecutivi ed adiacenti : Due segmenti si dicono consecutivi se hanno solo un estremo in comune e nessun altro punto. Due segmenti si dicono adiacenti se, oltre ad essere consecutivi giacciono su di una stessa retta. segmento. Due segmenti sono sovrapposti se hanno un estremo in comune e tutti i punti di uno (quello minore) sono in comune con i punti dell'altro 3
4 Geometria del piano: angoli Semipiano: Angolo: Angolo convesso e concavo: Concetti fondamentali Si dice semipiano ciascuna delle due parti in cui un piano è diviso da una sua retta, detta origine dei semipiani. Si dice angolo ciascuna delle due parti in cui viene diviso il piano da due semirette uscenti da uno stesso punto; le semirette vengono dette lati dell'angolo e la loro origine vertice dell'angolo. Osservazione : 1) Un angolo si può considerare generato dalla rotazione di una semiretta attorno ad un punto 2) Due punti interni ad un angolo sono estremi di un segmento tutto interno all angolo, mentre un segmento che congiunge un punto interno con un punto esterno incontra certamente uno dei lati dell'angolo 3) Una retta passante per il vertice e per un punto interno ad un angolo lascia i lati da parti opposte, mentre una retta passante per il vertice e per un punto esterno, lascia i lati dalla stessa parte. Un angolo dicesi convesso se non contiene il prolungamento dei suoi lati; un angolo dicesi concavo se contiene il prolungamento dei suoi lati Angolo piatto e giro: Un angolo si dice piatto quando i suoi lati sono semirette opposte; giro quando i lati sono sovrapposti. Angoli consecutivi, adiacenti, opposti al vertice: Due angoli si dicono: 1) consecutivi quando hanno un lato in comune e gli altri due da parti opposte rispetto a questo lato; 2) adiacenti quando, oltre ad essere consecutivi hanno gli altri due lati sulla stessa retta e opposti; 3) opposti al vertice quando i lati dell uno sono il prolungamento dei lati dell altro; due angoli opposti sono congruenti. Misura degli angoli: Gli angoli possono misurarsi in : 1) gradi : un grado è la novantesima parte di un angolo retto 2) radianti : un radiante è la misura di un angolo al centro di una circonferenza che sottende un arco di lunghezza pari al raggio Relazione tra misure degli angoli espresse in gradi (α )e radianti ( r ) 360 : 2π = α : r da cui r = π α / 180 o α = 180 r /π se α < 90 ( π/2) = angolo acuto se α = 90 ( π/2) = angolo retto se α > 90 ( π/2) = angolo ottuso se α = 180 ( π) = angolo piatto se α = 360 (2 π) = angolo giro Angoli complementari: Due angoli si dicono complementari se: α + β = 90 Angoli supplementari: Due angoli si dicono supplementari se: α + β = 180 (es. angoli adiacenti) Angoli esplementari Due angoli si dicono esplementari se: α + β = 360 4
5 Geometria del piano: definizioni Rette parallele: Rette incidenti: Concetti fondamentali Due rette si dicono parallele quando giacciono sullo stesso piano e non si incontrano mai; quando due rette sono parallele la loro distanza è sempre la stessa. Si dicono incidenti due rette r ed s che giacciono sullo stesso piano e hanno un punto P in comune: Rette perpendicolari : Nel piano due rette incidenti si dicono perpendicolari quando formano quattro angoli uguali (che si dicono retti). Angoli formati da due rette tagliate da una trasversale: 4 e 6 ; 3 e 5 sono detti alterni interni 2 e 8 ; 1 e 7 sono detti alterni esterni 1 e 5 ; 4 e 8 ; 2 e 6 ; 3 e 7 sono detti corrispondenti 4 e 5 ; 3 e 6 sono detti coniugati interni 1 e 8 ; 2 e 7 sono detti coniugati esterni Angoli formati da due rette parallele tagliate da una trasversale: Due rette parallele tagliate da un trasversale formano angoli alterni interni congruenti, angoli alterni esterni congruenti, angoli corrispondenti congruenti, angoli coniugati interni ed esterni supplementari. 5
6 TRIANGOLO Definizione e proprietà Un triangolo è un poligono avente 3 lati. In ogni triangolo: 1)Ogni lato è sempre minore della somma degli altri due lati e maggiore della loro differenza. 2)La somma degli angoli interni di un triangolo è uguale a 180, mentre un angolo esterno à uguale alla somma degli angoli interni non adiacenti ad esso. α + β + γ = 180 δ = α + γ α, β, γ = ampiezze angoli interni δ = angolo esterno 3)In ogni triangolo il maggiore tra i lati è opposto al maggiore tra gli angoli e il minore tra i lati è opposto al minore tra gli angoli. 4)Se due lati sono uguali anche gli angoli opposti sono uguali. Classificazione I triangoli si possono classificare in base ai lati oppure anche in base agli angoli. In base ai lati: scaleno se ha tutti i tre lati diversi tra loro; isoscele se ha due lati congruenti; equilatero se tutti i tre lati sono congruenti tra loro. In base agli angoli: acutangolo se ha tutti i tre gli angoli acuti; rettangolo se uno dei tre angoli è retto; ottusangolo se uno dei tre angoli è ottuso. scaleno isoscele Nel triangolo isoscele il lato diverso dagli altri si chiama base. Gli angoli adiacenti alla base sono congruenti. equilatero Nel triangolo equilatero i tre angoli sono uguali e ognuno di essi misura 60. acutangolo rettangolo Nel triangolo rettangolo, il lato opposto all angolo retto è il lato maggiore e si chiama ipotenusa; i lati rimanenti sono detti cateti. ottusangolo 6
7 Gli elementi notevoli di un triangolo sono: TRIANGOLO Elementi notevoli di un triangolo l'altezza che è il segmento di perpendicolare che unisce un vertice al suo lato opposto; la mediana che è il segmento che unisce un vertice al punto medio del lato opposto; la bisettrice che è una semiretta che parte da un vertice, dividendo l'angolo al vertice in due angoli congruenti; l'asse che è la perpendicolare al lato del triangolo, passante per il suo punto medio. Ogni triangolo possiede 3 mediane, ed esse sono sempre interne al triangolo. Ogni triangolo possiede 3 altezze: una per ogni vertice. Nei triangoli acutangoli le altezze sono tutte interne, mentre in quelli ottusangoli le altezze che partono dagli angoli acuti sono esterne, quella relativa all'angolo ottuso è interna. Nei triangoli rettangoli le altezze relative agli angoli acuti coincidono con il cateto adiacente, mentre l'altezza relativa all'angolo retto è interna. In un triangolo equilatero la mediana, la bisettrice e l'altezza coincidono. In un triangolo isoscele la mediana, la bisettrice e l'altezza relative alla base coincidono. Punti notevoli di un triangolo Il baricentro di un triangolo è il punto d'intersezione delle 3 mediane. L'ortocentro di un triangolo è il punto d'intersezione delle 3 altezze. L'incentro di un triangolo è il punto d'incontro delle 3 bisettrici degli angoli interni. Il circocentro di un triangolo è il punto d'intersezione dei 3 assi. Baricentro Il baricentro è sempre interno al triangolo. Ortocentro L'ortocentro è interno nei triangoli acutangoli, esterno in quelli ottusangoli, mentre nei triangoli rettangoli coincide col vertice dell'angolo retto. Incentro L'incentro è sempre interno al triangolo. L'incentro è equidistante dai tre lati del triangolo; per questo coincide con il centro della circonferenza inscritta al triangolo. Circocentro Il circocentro è interno nei triangoli acutangoli, esterno in quelli ottusangoli, mentre nei triangoli rettangoli coincide col punto medio dell'ipotenusa. Il circocentro è equidistante dai tre vertici del triangolo; per questo coincide con il centro della circonferenza circoscritta al triangolo. 7
8 TRIANGOLO Triangoli congruenti Due figure geometriche sono congruenti (o sovrapponibili) se hanno la stessa forma e la stessa dimensione; cioè se è possibile sovrapporre le due figure, in modo tale che combacino perfettamente. In alcuni casi, ad esempio nei triangoli, è sufficiente verificare che basta che solo alcuni elementi siano congruenti, per esser certi che le intere figure siano congruenti. Criteri di congruenza dei triangoli: 1 criterio di congruenza Due triangoli che hanno rispettivamente congruenti 2 lati e l'angolo fra di essi compreso, sono congruenti, cioè se hanno: b = b ; c = c ; α = α sono congruenti. 2 criterio di congruenza Due triangoli che hanno rispettivamente congruenti 2 angoli e il lato fra di essi compreso, sono congruenti, cioè se hanno: α = α ; β = β ; c = c sono congruenti. 3 criterio di congruenza Due triangoli che hanno rispettivamente congruenti i 3 lati, sono congruenti, cioè se hanno: a = a ; b = b ; c = c sono congruenti. Criteri di congruenza dei triangoli rettangoli 1 criterio di congruenza Due triangoli rettangoli che hanno rispettivamente congruenti 2 cateti, sono congruenti. 2 criterio di congruenza Due triangoli rettangoli che hanno rispettivamente congruenti 1 angolo acuto e il cateto adiacente, sono congruenti. 3 criterio di congruenza Due triangoli rettangoli che hanno rispettivamente congruenti 1 angolo acuto e il cateto opposto, sono congruenti. 4 criterio di congruenza Due triangoli rettangoli che hanno rispettivamente congruenti 1 cateto e l'ipotenusa, sono congruenti. 8
9 TRIANGOLO Triangoli simili Due figure geometriche sono simili se hanno la stessa forma. Per esser più precisi due figure sono simili se hanno: 1. tutti gli angoli interni rispettivamente congruenti; 2. tutti i lati rispettivamente in proporzione. Nel caso specifico dei triangoli A 1 B 1 C 1 e A 1 B 1 C 1, si dicono simili se hanno gli angoli rispettivamente uguali e i lati omologhi in proporzione. A 1 = A 2 B1 = B 2 C 1 = C 2 a 1 : a 2 = b 1 : b 2 = c 1 : c 2 Ricordiamo che due lati di due triangoli simili si dicono corrispondenti od omologhi quando sono opposti ad angoli uguali. Criteri di similitudine per triangoli qualunque. 1 criterio di similitudine Due triangoli che hanno gli angoli ordinatamente congruenti sono simili. Se A 1 = A 2, B 1 = B 2, C 1 = C 2 i triangoli sono simili. 2 criterio di similitudine Se due triangoli hanno rispettivamente in proporzione due lati e se l'angolo fra di essi compreso è congruente, sono simili. Se A 1 = A 2 e b 1 : b 2 = c 1 : c 2 i triangoli sono simili. 3 criterio di similitudine Due triangoli che hanno rispettivamente in proporzione i 3 lati, sono simili. Se a 1 : a 2 = b 1 : b 2 = c 1 : c 2 i triangoli sono simili. Proprietà dei triangoli simili 1) In due triangoli simili i perimetri stanno come due lati omologhi 2p 1 : 2p 2 = a 1 : a 2 2) In due triangoli simili le altezze relative a due lati omologhi stanno come due lati omologhi h 1 : h 2 = a 1 : a 2 3) Le aree di due triangoli simili stanno fra loro come i quadrati costruiti su due lati omologhi o su due altezze omologhe. S 1 : S 2 = a 1 2 : a 2 2 = h 1 2 : h 2 2 9
10 POLIGONI CONVESSI Proprietà angoli interni ed esterni di un poligono convesso Indicando con n il numero dei lati del poligono si ha: 1) La somma delle ampiezze degli angoli interni di un poligono convesso è ( n 2 ) 180 2) La somma delle ampiezze degli angoli esterni è 360, qualunque sia il numero dei lati 3) L ampiezza di ciascun angolo interno di un poligono equiangolo di n lati è ( n 2 )180 : n 4) L ampiezza di ciascun angolo esterno di un poligono equiangolo di n lati è 360 : n Nel caso della figura a lato: esagono equiangolo si ha: a + b + c + d + e + f = ( 6 2 )180 = (4) 180 = 720 a + b + c + d + e + f = 360 a = (4) 180 / 6 = 720 / 6 = 120 a = 360 / 6 = 60 Similitudine 1) Due poligoni si dicono simili quando hanno gli angoli rispettivamente uguali e i lati omologhi proporzionali. A = A ; B = B ; C = C ; D = D ; E = E AB : A B = BC : B C = CD : C D = DE : D E = EA : E A 2) I perimetri di due poligoni simili stanno tra loro come due lati omologhi 2p : 2p = AB : A B 3) Se due poligoni regolari dello stesso numero di lati sono simili allora i loro perimetri, i loro raggi, le loro apoteme stanno fra loro come due lati omologhi 2p : 2p = r : r = a : a = AB : A B 4) Due poligoni simili stanno fra loro come i quadrati costruiti su due lati omologhi S : S = (AB) 2 : (A B ) 2 10
11 QUADRATO Definizione Il quadrato è un quadrilatero regolare, cioè un poligono con quattro lati uguali e quattro angoli uguali (tutti retti). Nomenclatura specifica l = lato d = diagonale l P = l x 4 A = l x l = l 2 d Relazioni notevoli A = d 2 / 2 l = P/4 l = A d = 2A d = l 2 l = d / 2 RETTANGOLO Definizione Il rettangolo è un quadrilatero con tutti gli angoli uguali (e quindi retti). Nomenclatura specifica b = base h = altezza d = diagonale P = b + h + b + h h d b A = b x h d = b 2 + h 2 b = P/2 h h= P/2 b b = A / h h = A / b 11
12 PARALLELOGRAMMO Definizione e proprietà Dicesi parallelogramma un quadrilatero con i lati opposti paralleli. In un parallelogramma: 1) I lati opposti sono uguali e paralleli; 2) Gli angoli opposti sono uguali e quelli adiacenti supplementari (somma pari a 180 ) 3) Ogni diagonale scompone il parallelogramma in due triangoli uguali. 4) Le diagonali si tagliano scambievolmente per metà. Nomenclatura specifica b = base l o = lato obliquo h = altezza D = diagonale maggiore d = diagonale minore P = b + l o + b + l o D A=b h l o o h d B = P/2 l o b l o = P/2 b b = A/h h = A/b ROMBO Definizione e proprietà Dicesi rombo un parallelogramma con quattro lati uguali. In un rombo: 1) gli angoli opposti sono uguali e gli adiacenti supplementari (somma pari a 180 ); 2) Le diagonali si tagliano scambievolmente a metà e sono fra loro perpendicolari; 3) Le diagonali sono bisettrici degli angoli, i cui vertici sono gli estremi delle diagonali. Nomenclatura specifica l = lato d = diagonale minore D = diagonale maggiore P = l 4 l D A = (D d)/2 d l = (d/2) 2 + (D/2) 2 l = P/4 D = (2 x A)/d d = (2 x A)/D 12
13 TRAPEZIO Definizione e classificazione Un trapezio è un quadrilatero con due lati paralleli. I due lati paralleli b e B sono chiamati basi del trapezio, mentre gli altri due lati l 1 e l 2 vengono detti lati obliqui del trapezio. La distanza h fra i due lati paralleli si dice altezza del trapezio. Un trapezio si dice isoscele quando ha i lati obliqui e gli angoli alle basi uguali. Un trapezio si dice rettangolo quando ha un lato perpendicolare alle basi. Un trapezio si dice scaleno quando ha i lati obliqui disuguali. Nomenclatura specifica b = base minore B = base maggiore l = lato obliquo d = diagonale minore ( nel trapezio isoscele sono uguali) D = diagonale maggiore P = B + b + l 1 + l 2 l 2 = h 2 + [( B b)/2] 2 Formule per il trapezio isoscele d 2 = h 2 + [( B + b)/2] 2 l 2 = h 2 + ( B b) 2 Formule per il trapezio rettangolo D 2 = h 2 + B 2 d 2 = h 2 + b 2 13
14 TRIANGOLO Definizione Un triangolo è un poligono avente 3 lati. Nomenclatura specifica a, b, c lati del triangolo p = semiperimetro 2p = perimetro h = altezza m a = mediana relativa al lato BC b a = bisettrice relativa all angolo  A = area 2p = a + b + c A = ah / 2 (base per altezza diviso 2) m a =( 2b 2 + 2c 2 a 2 ) / 2 m b =( 2a 2 + 2c 2 b 2 ) / 2 m c =( 2a 2 + 2b 2 c 2 ) / 2 b a =(2 bc p(p a ) ) / ( b + c ) b b =(2 ac p(p b ) ) / ( a + c ) b c =(2 ab p(p c ) ) / ( a + b ) a = 2p b c b = 2p a c c = 2p a b a(base) = 2A / h h = 2A / a Relazioni notevoli - Area in funzione dei lati (formula di Erone) S = p (p a)(p b )( p c ) 14
15 POLIGONO REGOLARE Definizione e proprietà Un poligono dicesi regolare quando ha i lati e gli angoli uguali. Ad ogni poligono regolare si può circoscrivere ed inscrivere una circonferenza. Le due circonferenze hanno lo stesso centro (detto: centro del poligono ). Si chiama apotema (a), il raggio della circonferenza inscritta. Si chiama raggio del poligono (r), il raggio della circonferenza circoscritta. Il triangolo equilatero è un poligono regolare con tre lati, il quadrato quello con 4 lati, il pentagono regolare quello con 5 lati, l esagono regolare quello con 6 lati, il decagono regolare quello con 10 lati. Nomenclatura specifica r = raggio cerchio circoscritto P = perimetro a = apotema n = numero dei lati l= lato l3 = lato triangolo equilatero l4 = lato quadrato l5 = lato pentagono regolare l6 = lato esagono regolare l10 = lato decagono regolare P = l x n A = (P x a) /2 l = P/n P = 2A/a a = 2A/P Relazioni fra i lati e i raggi dei cerchi circoscritti N.B. Congiungendo i vertici di un esagono reg. con il centro otteniamo sei triangoli equilateri di lato l. Relazioni notevoli r = a 2 + ( l/2) 2 l 3 = r 3 l 4 = r 2 l 5 = [ r( ) ] / 2 l 6 = r l 10 = [ r ( 5 1 ) ] / 2 15
16 CIRCONFERENZA Si definisce circonferenza il luogo geometrico dei punti del piano equidistanti da un punto fisso C detto centro. La distanza viene detta RAGGIO della circonferenza. Nomenclatura specifica C = Circonferenza r = raggio C = 2 π r r = C/2π ARCO Nomenclatura specifica l = misura dell arco r = raggio della circonferenza n = misura, in gradi dell angolo al centro 2π r : 360 = l : n quindi l = (π r n ) / 180 n = 180 l / π r r = 180 l / π n 16
17 CERCHIO Il cerchio è quella porzione di piano delimitata da una circonferenza. Nomenclatura specifica r = raggio A = π r 2 r = (A / π) SETTORE CIRCOLARE Il settore circolare è la porzione di un cerchio racchiusa da due raggi e da un arco di circonferenza. Nomenclatura specifica l = lunghezza dell arco r = raggio della circonferenza n = ampiezza angolo al centro del settore Dalle proporzioni: l : π r = n : 180 A : π r 2 = n : 360 Otteniamo : A = (π r 2 n ) / 360 A = lr /2 r = (360 A / π n ) n = 360 A / π r 2 l = 2A / r r = 2A / l 17
18 SEGMENTO CIRCOLARE AD UNA BASE Si chiama segmento circolare la parte di piano compresa tra un arco e la rispettiva corda. Nomenclatura specifica P=Perimetro (AB + l), S=Superficie, r=raggio, l=lunghezza dell'arco S = [(π r 2 α) /360] (r 2 sen α) / 2 p = [(π r α) / 180] + 2rsen (α / 2) CORONA CIRCOLARE Una corona circolare o anello è un insieme di punti del piano compresi tra due cerchi concentrici. Nomenclatura specifica R = raggio del cerchio maggiore r = raggio del cerchio minore S = π ( R 2 r 2 ) = = π ( R r )( R + r ) 2p = 2 π ( R + r ) 18
19 Triangoli rettangoli Teorema di Pitagora In un triangolo rettangolo il quadrato costruito sull'ipotenusa è equivalente alla somma dei quadrati costruiti sui due cateti. Nomenclatura specifica a = ipotenusa b e c = cateti A = area a = b 2 + c 2 A = ah/2 =bc/2 b = a 2 c 2 = c = a 2 b 2 La mediana relativa all ipotenusa è uguale al raggio del cerchi circoscritto al triangolo e, quindi, alla metà dell ipotenusa. m a = a/2 Relazioni notevoli b = 2A/c; c = 2A/b ah = bc = 2A ah = bc da cui h = bc/a 19
20 Triangoli rettangoli con angoli di 30 e 60 Ruotando il triangolo rettangolo ABC intorno a BC si ottiene un triangolo equilatero Nomenclatura specifica c = ipotenusa b = cateto opposto all angolo di 30 a = cateto opposto all angolo di 60 Dato b si ha: c = 2b; a = 3 b Dato c si ha: b = c/2; a = 3 c/2 Dato a si ha: c = 2 3 a/3; b = 3 a/3 Triangoli rettangoli isosceli con angoli di 45 Ruotando il triangolo rettangolo ABC intorno ad AB si ottiene un quadrato Nomenclatura specifica c = ipotenusa a = b = cateti opposti all angolo di 45 Dato a si ha: c = 2 a Dato c si ha: a = 2 c / 2 20
21 Triangoli rettangoli 1 Teorema di Euclide In un triangolo rettangolo un cateto è medio proporzionale tra l'ipotenusa e la proiezione del cateto sull'ipotenusa. Nomenclatura specifica a = ipotenusa b e c = cateti n = proiezione di b sull ipotenusa m= proiezione di c sull ipotenusa a:b=b:n b 2 = a n a = b 2 / n b = a n n = b 2 / a a:c=c:m c 2 = a m a = c 2 / m c = a m m = c 2 / a Relazioni notevoli Dividendo membro a membro le ultime due relazioni delle formule inverse otteniamo: n / m = b 2 / c 2 e cioè il rapporto delle proiezioni dei due cateti sulla ipotenusa di un triangolo rettangolo è uguale al quadrato del rapporto dei corrispondenti cateti. Triangoli rettangoli 2 Teorema di Euclide In un triangolo rettangolo l'altezza è media proporzionale tra le 2 proiezioni dei cateti sull'ipotenusa. Nomenclatura specifica a = ipotenusa b e c = cateti n = proiezione di b sull ipotenusa m= proiezione di c sull ipotenusa h=altezza relativa all ipotenusa m:h=h:n h 2 = m n m = h 2 / n n = h 2 / m h = m n 21
22 TRIANGOLO EQUILATERO Nomenclatura specifica h = altezza l = lato del triangolo S = area P = perimetro Tutti gli angoli uguali a 60 Dato l si ha: h = ( l 3 ) / 2 = 0,8660 l S = ( l2 3 ) / 4 = h2 3 / 3 P = 3l Data h si ha: l = 2h / 3 = (2h 3) /3 = = h / 0,8660 S = h 2 3 / 3 P = 2h 3 22
23 TRIANGOLO EQUILATERO inscritto Nomenclatura specifica h = altezza OC = R = raggio della circonferenza l = lato del triangolo S = area P = perimetro l = 3 R A = 3 3 R 2 P = 3 3 R R = 3 l / 3 TRIANGOLO EQUILATERO CIRCOSCRITTO Nomenclatura specifica AH = h = altezza OH = r = raggio della circonferenza l = lato del triangolo S = area P = perimetro H h = 3 r l = 2 3 r A = 12 3 r 2 P = 18 r r = h / 3 23
24 TRIANGOLO QUALSIASI Raggio della circonferenza inscritta Definizione Dicesi circonferenza inscritta ad un triangolo la circonferenza tangente a tutti i lati del triangolo. Nomenclatura specifica r = raggio del cerchio inscritto A = area del triangolo p = semiperimetro del triangolo r = A / p A = rp p = A/r Triangolo qualsiasi Raggio della circonferenza circoscritta Definizione Dicesi circonferenza circoscritta ad un triangolo la circonferenza passante per tutti i vertici del triangolo. Nomenclatura specifica r = raggio del cerchio circoscritto A = area del triangolo a, b, c = lati del triangolo r = abc / 4A A= abc/4r a= 4Ar/bc b= 4Ar/ac c= 4Ar/ab 24
25 Triangoli qualsiasi Raggio della circonferenza exinscritta Definizione La circonferenza exinscritta è la circonferenza tangente ad un lato del triangolo e ai prolungamenti degli altri due: Nomenclatura specifica r 1 = r a = raggio del cerchio exinscritto sul lato a r b = raggio del cerchio exinscritto sul lato b r c = raggio del cerchio exinscritto sul lato c S = area del triangolo p = semiperimetro del triangolo r a = S / (p a) r b = S / (p b) r c = S / (p c) 25
26 TRIANGOLO ISOSCELE - TRIANGOLO ISOSCELE CIRCOSCRITTO Definizione e proprietà Il triangolo isoscele è un triangolo che ha due lati uguali o equivalentemente un triangolo che ha due angoli uguali. In un triangolo isoscele: 1) la bisettrice dell angolo al vertice, l altezza e la mediana relative alla base coincidono; 2) le altezze relative ai lati uguali sono uguali, come pure le mediane relative a quei lati e le bisettrici degli angoli alla base. Nomenclatura specifica h = altezza l = lato del triangolo b = base del triangolo S = area k = altezza relativa ad un lato = angolo retto l = b 2 /4 + h 2 S = bh/2 = lk/2 k = bh / l l 2 = h 2 + (b/2) 2 CT = l b/2 Dai triangoli simili COT e CHB si ha : Relazioni notevoli l : h r = b/2 : r = = h : l b/2 26
27 TEOREMA DI PITAGORA GENERALIZZATO (per i triangoli qualsiasi) Enunciato Il quadrato costruito su un lato di un triangolo qualunque e' uguale alla somma dei quadrati costruiti sugli altri due lati diminuito oppure aumentato, del doppio rettangolo che ha per dimensione uno dei due lati e la proiezione dell'altro lato su esso, a seconda che il lato considerato e opposto ad un angolo acuto (angolo < di 90 gradi) o ottuso (angolo > di 90 gradi e < di 180 gradi). Nomenclatura specifica a, b e c = lati del triangolo α = angolo acuto AH = proiezione di b su c Se α = angolo acuto a = b 2 + c 2 2cAH Se α = angolo ottuso a = b 2 + c 2 + 2cAH Se B = angolo acuto b = a 2 c 2 + 2cAH Se B = angolo ottuso b = a 2 c 2 2cAH 27
28 QUADRILATERO CONVESSO INSCRITTO IN UNA CIRCONFERENZA (Teorema di Tolomeo) Definizione e proprietà Un quadrilatero si dice inscritto in una circonferenza quando i suoi vertici stanno sulla circonferenza. In un quadrilatero inscritto in una circonferenza gli angoli opposti sono supplementari. Teorema di Tolomeo.Dato un quadrilatero inscritto in una circonferenza la somma dei prodotti dei lati opposti è uguale al prodotto delle diagonali. Nomenclatura specifica r = raggio del cerchio circoscritto a, b, c, d = lati del quadrilatero m, n = diagonali del quadrilatero mn = bd + ac Relazioni notevoli α + γ = 180 QUADRILATERO CONVESSO CIRCOSCRITTO AD UNA CIRCONFERENZA Definizione e proprietà Un quadrilatero si dice circoscritto ad una circonferenza quando i suoi lati sono tangenti alla circonferenza. In un quadrilatero circoscritto ad una circonferenza, la somma di due lati opposti è uguale alla somma degli altri due Nomenclatura specifica r = raggio del cerchio circoscritto AB, CD, AD, BC = lati del quadrilatero AB + DC = AD + BC 28
29 TRAPEZI CIRCOSCRITTI A SEMICIRCONFERENZE (relazioni notevoli) Sia ABCD un trapezio circoscritto ad una semicirconf. di centro O. Indichiamo con S, M, T i punti di contatto dei lati BC, CD, DA, con la semicirconferenza e con H, K, le proiezioni dei vertici C, D, sulla retta AB. Osserviamo che i triangoli rettangoli CHB, OSB sono uguali per avere l angolo B comune e i cateti CH, OS uguali perché entrambi uguali al raggio OM della semicircon. Si ha quindi: CH = OS; HB = SB; CB = OB Analogamente, sono uguali i triangoli DKA, OTA, per cui si ha pure DK = OT; KA = TA; DA = OA Applicando il teor. di Pitagora ai triangoli rettangoli CHB e DKA, otteniamo: HB 2 = CB 2 HC 2 e KA 2 = DA 2 KD 2 Poiché i segmenti di tangente condotti da uno stesso punto ad una medesima circonferenza sono uguali, abbiamo: CD = CS + DT = (CB SB) + (DA TA) = = (CB HB) + (DA KA) La proprietà detta è di carattere generale ed in particolare: se il trapezio è rettangolo il quadrilatero OBCM è un quadrato. Se infine il trapezio è isoscele i quattro triangoli CHB,OSB, DKA,OTA sono uguali e fra le misure B, b,r della base maggiore, della base minore e del raggio sussiste la relazione dovuta al teor. di Pitagora : (B/2) 2 = r 2 + [( B-b)/2] 2 cioè 4 r 2 + b 2 = 2Bb 29
30 TRAPEZI CIRCOSCRITTI A CIRCONFERENZE (relazioni notevoli) Sia ABCD il trapezio circoscritto ad una circonferenza di centro O. Indichiamo con H e K i punti di contatto della circonferenza con la base maggiore e con la base minore. Osserviamo, intanto, che il triangolo COB è retto in O. Infatti, dall uguaglianza dei triangoli KOC, SOC e dei triangoli HOB,SOB risulta KOC = SOC = α HOB = SOB = β e poiché KOH = 180, si ha: 2 α + 2 β = 180 α + β = COB = 90 In modo del tutto analogo si dimostra che anche il triangolo DOA è retto in O. Si osserva inoltre, che i raggi OS, OT sono le altezze relative alle ipotenuse BC, DA di detti triangoli. Inoltre ricordando che i segmenti di tangente condotti da uno stesso punto ad una medesima circonferenza sono uguali abbiamo: AB CD = ( AH + HB ) ( CK + KD ) = = ( AT + BS ) ( SC + DT ) La proprietà detta è di carattere generale, e si può affermare che in ogni trapezio circoscritto ad una circonferenza: 1) il triangolo, ottenuto congiungendo gli estremi di uno dei lati obliqui col centro del cerchio è retto 2) il raggio del cerchio è medio proporzionale fra due segmenti nei quali il punto di tangenza divide un lato obliquo. Se, in particolare, il trapezio è isoscele indicate con B, b, r le misure della base maggiore, della base minore e del raggio si ha : r 2 = (B/2) (b/2) da cui r = B/2 b/2 ovvero (2r) 2 = Bb da cui si deduce che il diametro della circonferenza ( cioè l altezza del trapezio) è la media geometrica delle due basi. 30
31 APPLICAZIONI DELLA SIMILITUDINE Teorema delle bisettrici Enunciato La bisettrice di un angolo interno di un triangolo divide il lato opposto all'angolo in parti proporzionali agli altri due lati e viceversa. La bisettrice di un angolo esterno di un triangolo interseca il prolungamento del lato opposto in un punto le cui distanze dagli estremi di questo lato sono proporzionali agli altri due lati. Nomenclatura specifica Formule AB = c CA = b BP = m PC = n QC =prolungamento lato BC che incontra in Q la bisettrice esterna AP bisettrice angolo interno A AQ bisettrice angolo esterno A Teoremi delle bisettrici I Teorema c : b = m : n ed anche c : b = QB : QC II Teorema (AP) 2 + mn = b c Teorema delle corde Enunciato In una circonferenza, il punto comune di due corde secanti divide ciascuna delle corde in due parti che sono rispettivamente i medi e gli estremi di una proporzione, cioè divide le corde in segmenti inversamente proporzionali. Nomenclatura specifica Formule AB e CD corde passanti per P AP = a PB = b CP = c PD = d Teorema delle corde a : c = d : b cioè ab = cd 31
32 Teorema delle due secanti Enunciato Le secanti, condotte da un punto esterno alla circonferenza, sono inversamente proporzionali alle loro parti esterne. PA : PC = PD : PB b d Nomenclatura specifica AB e CD sono due corde i cui prolungamenti passano per P AP = a BP = b CP = c DP = d Formule Teorema delle due secanti a : c = d : b cioè ab = cd Teorema della secante e della tangente Enunciato Condotte da un punto P esterno ad una circonferenza una tangente ed una secante, il segmento di tangente è medio proporzionale tra l'intera secante e la sua parte esterna. Nomenclatura specifica Formule r O t PD = b parte esterna secante PC = a secante PT = t tangente OT = r OP = e Teorema della secante e della tangente a : t = t : b cioè ab = t 2 = e 2 r 2 32
33 PRISMA RETTO Il prisma è un poliedro limitato da due poligoni uguali e paralleli (basi) e da tanti parallelogrammi (facce laterali) quanti sono i lati del poligono di base. Un prisma si dice retto se tutte le facce laterali sono perpendicolari alle basi e l altezza h coincide con uno degli spigoli l. Un prisma si dice regolare se è retto e le basi sono poligoni regolari (le facce laterali sono rettangoli uguali fra loro). Nomenclatura specifica 2p = perimetro di base S b = superficie di base S l = superficie laterale S t = superficie totale V= volume S b = dipende dalla figura di base S l = 2ph S t = S l + 2 S b V = S b h h = S l / 2p 2p = S l /h S b = V / h h = V / S b 33
34 PARALLELEPIPEDO RETTANGOLO Un parallelepipedo è un prisma le cui basi sono dei parallelogrammi. Un parallelepipedo può essere: retto: se tutte le sue facce sono perpendicolari alle basi (le facce sono dei rettangoli e le basi dei parallelogrammi). rettangolo: se è retto e le sue basi sono dei rettangoli (tutte e sei le facce sono rettangoli uguali e paralleli a due a due) Nomenclatura specifica a, b = dimensioni di base c = altezza d = diagonale del parallelepipedo S b = a b S l = 2( a + b ) c S t = 2 ( ab +bc + ac ) V = a b c d = a 2 + b 2 + c 2 c = Sl / 2 (a + b ) 2 ( a + b ) = Sl /c a b = V / c c = V / a b 34
35 CUBO Il cubo è un parallelepipedo rettangolo con le tre dimensioni uguali tra loro. Il cubo è un poliedro regolare limitato da sei facce quadrate (esaedro). Nomenclatura specifica l = spigolo del cubo d = diagonale del cubo S b = l 2 S l = 4 l 2 S t = 6 l 2 V = l 3 d = l 3 = 1,7320 l l = S b l = S l / 4 l = S t / 6 l = V 35
36 PIRAMIDE RETTA La piramide è un poliedro limitato da un poligono qualsiasi e da tanti triangoli quanti sono i lati di questo poligono, aventi tutti un vertice in comune. Una piramide si dice retta se il poligono di base è circoscrittibile a una circonferenza e il piede dell altezza coincide con il centro di questa circonferenza. L apotema di una piramide retta è l altezza di una delle sue facce. Una piramide si dice regolare se è retta ed il poligono di base è un poligono regolare. Nomenclatura specifica VA = s = misura dello spigolo laterale VH = h = misura dell'altezza VK = a = apotema BC = l = misura del lato della base, HK = r = misura dell'apotema di base HB = b = misura del raggio della base p = semiperimetro di base S b = dipende dalla figura di base S l = p a St = S l + S b V = (S b h) / 3 s p = S l / a a = S l / p H b K S b = 3V / h h = 3V / S b Sezionando una piramide con un piano parallelo alla base, si ottiene un poligono sezione che è simile alla base. Inoltre la piramide data e quella che si ottiene per sezione sono tali che gli elementi lineari omologhi sono proporzionali.le due facce omologhe stanno come i quadrati costruiti su due spigoli corrispondenti. 36 Relazioni notevoli Dai triangoli rettangoli: s 2 = h 2 + r 2 (da VHB) a 2 = h 2 + r 2 (da VHK) b 2 = (l/2) 2 + r 2 (da BKH per pir. Reg.) s 2 = (l/2) 2 + a 2 (da VKB per pir. Reg.)
37 TRONCO DI PIRAMIDE RETTA Tagliando una piramide con un piano parallelo alla base si ottengono due solidi: uno è ancora una piramide, l altro è un tronco di piramide. I due poligoni che lo delimitano costituiscono le basi del tronco di piramide, e le facce laterali sono dei trapezi. La distanza tra le basi è l altezza del solido. Un tronco di piramide si dice retto se è stato ottenuto da una piramide retta. Un tronco di piramide si dice regolare se è stato ottenuto da una piramide regolare. Le facce laterali di un tronco di piramide regolare sono tutti trapezi isosceli congruenti. L altezza di uno qualsiasi di questi trapezi è l apotema del tronco di piramide. Nomenclatura specifica h = misura dell altezza del tronco a = apotema del tronco 2p = perimetro della base minore 2p = perimetro della base maggiore Sb = area base minore SB = area base maggiore S b = dipende dalla figura di base h a S l = ( p + p ) a S t = S l + S b + S B V = h (S b + S B + S b S B ) / 3 p + p = S l / a a = S l / ( p+ p ) Si ricordi che le basi S b, S B sono due poligoni simili, e che stanno fra loro, oltre che come i quadrati di due lati omologhi, anche come i quadrati delle loro distanze dal vertice della piramide cui appartiene il tronco. Relazioni notevoli 37
38 TETRAEDRO REGOLARE Il tetraedro è un poliedro con quattro facce triangolari. Il tetraedro si dice regolare quando le sue facce sono triangoli equilateri. Nomenclatura specifica A tri = area triangolo equilatero (una faccia) A tot = area totale l = spigolo ( VC=BC=AV ecc ) h = altezza (VO) A tri = l 2 3 / 4 A tot = 4 ( l 2 3 / 4) = l 2 3 V =[ (l 2 3 / 4)(l 6 / 3) ] /3 = l 3 2/12 Per il teorema di Pitagora si ha poi: VO = h = [ l 2 ( l 3 / 3) 2 = = (l 6) / 3 OTTAEDRO REGOLARE L'ottaedro è un poliedro con otto facce triangolari. L'ottaedro si dice regolare quando le facce sono triangoli equilateri. Nomenclatura specifica A tri = area triangolo equilatero (una faccia) A tot = area totale l = spigolo(vc=bc=av= AU ecc ) h = altezza (VO) AC = diagonale A tri = l 2 3 / 4 A tot = 8( l 2 3 /4) =2 l 2 3 V =[ (2l 2 /3 )(l 2 / 2) ] = = l 3 2/3 Per il teorema di Pitagora si ha poi: AC = l 2 VO = (l 2) / 2 38
39 DODECAEDRO REGOLARE Il dodecaedro è un poliedro con dodici facce. Un dodecaedro si dice regolare quando le facce sono pentagoni regolari che si incontrano in ogni vertice a gruppi di tre. Nomenclatura specifica A pent = area pentagono regolare (una faccia) A tot = area totale l = spigolo A tot = 3 ( ) l 2 V = ( ) l 3 / 4 ICOSAEDRO REGOLARE L icosaèdro è un qualsiasi poliedro con venti facce. L'icosaedro si dice regolare quando le sue facce sono triangoli equilateri. Nomenclatura specifica A tri = area triangolo equilatero (una faccia) A tot = area totale l = spigolo Atot = 5 l 2 3 V = ( ) 5l 3 / 12 39
40 CILINDRO CIRCOLARE Il cilindro è un solido ottenuto dalla rotazione completa di un rettangolo intorno ad un suo lato. Nomenclatura specifica BC = r = misura raggio di base AB = h = misura dell altezza del cilindro A S b = πr 2 S l = 2πr h S t = 2πr ( h + r ) V = π r 2 h B C h = S l / 2πr r = S l / 2πh h = V / π r 2 r = V / πh CILINDRO EQUILATERO Il cilindro equilatero è un cilindro in cui l altezza è lunga quanto il diametro della base. Nomenclatura specifica r = raggio di base h = 2r S b = π r 2 S l = 4πr 2 S t = 6πr 2 V = 2π r 3 r = S l / 4π r = S t / 6π r = ( V / 2π ) 40
41 CONO CIRCOLARE RETTO Il cono è un solido ottenuto dalla rotazione di un triangolo rettangolo intorno ad un suo cateto. Nomenclatura specifica HB = r = raggio di base VB = a = apotema del cono VH = h = altezza del cono V S b = π r 2 S l = πr a S t = πr ( a + r ) V = ( π r 2 h )/3 H B a 2 = h 2 + r 2 ( da VHB) a = S l / πr r = S l / πa h = 3V / π r 2 r = ( 3V / πh ) CONO EQUILATERO Il cono equilatero è un cono in cui l apotema è lungo quanto il diametro della base. Nomenclatura specifica r = raggio di base a = 2r V S b = π r 2 S l = 2π r 2 H B S t = 3π r 2 V = ( π r 3 3 ) / 3 h = r 3 r = S l / 2π r = S t / 3π h = 3V / π r 2 r = ( 3V / πh ) 41
42 TRONCO DI CONO CIRCOLARE RETTO Consideriamo un cono e tagliamolo con un piano parallelo al piano della base: otteniamo due figure, una è ancora un cono, l altra è un tronco di cono. Il tronco di cono è un solido attenuto dalla rotazione di un trapezio rettangolo attorno al lato perpendicolare alle basi. Nomenclatura specifica AB = h = misura altezza del tronco CD = a = misura apotema del tronco BD = r 1 = misura raggio della base magg. AC = r 2 = misura raggio della base min. ED = r 1 r 2 Sb = π r 2 2 S base minore SB = π r 1 2 S base maggiore A C S l = πa ( r 1 + r 2 ) B E D S t = πa (r 1 + r 2 ) + +π (r r 2 2 ) = = π[a (r 1 + r 2 ) + r r 2 2 ] V = π h (r r r 1 r 2 )/ 3 a 2 = h 2 + (r 1 - r 2 ) 2 ( da CED ) a = S l / π (r 1 + r 2 ) (r 1 + r 2 )= S l / πa 42
43 SFERA La sfera è un solido ottenuto dalla rotazione completa di un semicerchio attorno al proprio diametro, il raggio e il centro del semicerchio sono il raggio e il centro della sfera. Nomenclatura specifica r = raggio S = 4π r 2 V = 4π r 3 / 3 r = S / 4π r = 3 V / 4π CALOTTA SFERICA E SEGMENTO SFERICO AD UNA BASE Si dice calotta sferica ciascuna delle parti in cui una sfera è suddivisa da un piano secante. Il volume compreso tra la calotta e il piano secante è detto segmento sferico ad una base. Il cerchio delimitato dalla sfera e dal piano secante è detto base della calotta. Il raggio passante per il centro della base è un asse di simmetria per la calotta, e incontra la calotta stessa in un punto detto vertice; la parte di raggio compresa tra la base e il vertice è detta altezza della calotta. Nomenclatura specifica OB = R = raggio della sfera AC = h = altezza della calotta CB = r = raggio cerchio base calotta e segmento Area calotta S = 2πR h Volume segmento ad una base V = πh 2 ( R h / 3 ) Relazioni notevoli Da triangoli rettangoli r 2 = h ( 2R h) ( da ABD per il 2 teor. Euclide) 43
44 ZONA SFERICA E SEGMENTO SFERICO A DUE BASI La zona sferica è la porzione di sfera racchiusa dalle sezioni della sfera con due piani paralleli. Il volume della zona sferica è detto segmento sferico a due basi. Nomenclatura specifica OA = R = raggio della sfera h = misura altezza della zona e segmento r 1 = misura raggio di una base r 2 = misura raggio altra base A Area zona S = 2πR h O Volume segmento a due basi V = πh/6(3r r 2 2 +h 2 ) FUSO SFERICO e SPICCHIO SFERICO Il fuso sferico è la parte di superficie sferica compresa tra due semipiani uscenti dallo stesso diametro. L ampiezza del fuso è l angolo α compreso tra i due semipiani. Il volume compreso fra i due semipiani è detto spicchio sferico. Nomenclatura specifica α = ampiezza angolo del fuso OA = R = misura raggio della sfera A O Relazioni notevoli Area fuso S = π R 2 α/ 90 Volume spicchio V = S R/3 = πr 3 α / 270 R= 90 A / πα Sussistono le proporzioni 1) 4πR 2 : A = 360 : α 2) (4πR 3 )/3 : V=360 : α 44
45 Bibliografia Gentile Valter Formulario di geometria 45
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