CORRADO SINIGAGLIA MARCELLO COSTANTINI LO SPAZIO DEL MIO E DEL TUO CORPO 1. INTRODUZIONE Benché azione e percezione siano state a lungo indagate avendo mira quasi esclusivamente a quel che accade a un individuo singolo, non pochi neuroscienziati, psicologi e filosofi hanno di recente rivendicato la necessità di assumere una prospettiva sociale nell interpretare le funzioni motorie e quelle percettive. Negli ultimi anni, infatti, un numero crescente di lavori teorici e sperimentali si è rivolto allo studio dei meccanismi neurali e dei processi cognitivi sottostanti fenomeni sociali di base come l attenzione (Campbell 2002; Eilan 2005; Heal 2005; Tomasello e Haberl 2003) e l azione condivise (Carpenter 2009; Knoblich e Jordan 2002; 2003; Pacherie 2010; Tollefsen 2005; Tomasello et al. 2005), durante lo sviluppo così come nella vita quotidiana dell adulto. Molte meno ricerche, tuttavia, sono state finora condotte per esplorare se e fino a che punto la condivisione dell attenzione e dell azione (si veda il contributo di Riggio e Ricciardelli in questo numero della rivista) possano modificare la percezione degli oggetti intorno a noi tanto che a tutt oggi non è affatto chiaro se la percezione degli oggetti in un contesto sociale, lungi dall essere di pertinenza di un singolo individuo, possa dirci qualcosa circa i meccanismi che sottendono le modalità primarie di interazione con gli altri. Sappiamo che il modo in cui valutiamo le cose che ci circondano può essere influenzato dal fatto che esse siano oggetto di attenzione condivisa (Bayliss et al. 2006) oppure dal fatto che qualcuno le osservi esprimendo col proprio volto felicità o disgusto (Bayliss et al. 2007). Ma al di là di come la presenza di altri individui possa modificare le nostre preferenze per questo o quell oggetto, c è da chiedersi se la stessa percezione degli oggetti in quanto tale possa esserne influenzata. Detto in altri termini: il modo in cui percepiamo le cose intorno a noi, a cominciare dalle loro affordance, cambia se esse risultano essere potenziali obiettivi di un azione compiuta da un agente diverso da noi? E fino a che punto un eventuale cambiamento può fornire informazioni sui meccanismi di base della partecipazione sociale (si veda il contributo di Borghi, Gianelli e Lugli su questo numero di «Sistemi Intelligenti»)? SISTEMI INTELLIGENTI / a. XXIII, n. 2, agosto 2011 283
In questo lavoro ci pro poniamo di affrontare tali questioni cercando di vedere se e in che misura l immersione in un contesto sociale possa dare forma nuova alla percezione delle affordance oggettuali. Cominceremo con l analizzare, sia pure brevemente, le componenti costitutive delle affordance, limitandoci in particolare alle cosiddette micro-affordance (Tucker e Ellis 1998), ossia delle affordance legate all afferramento e alla manipolazione degli oggetti. Mostreremo che la loro percezione è vincolata non solo dalle caratteristiche degli oggetti e dalle nostre abilità motorie, ma anche dalla relazione spaziale che intercorre tra noi e gli oggetti. In particolare, mostreremo che un oggetto ci appare effettivamente afferrabile solo quando cade all interno del nostro spazio di raggiungimento. Faremo poi vedere che questo vale non solo per il nostro spazio di raggiungimento, ma anche per lo spazio di raggiungimento di un altro individuo. Vale a dire, faremo vedere come gli oggetti possono essere percepiti nella loro effettiva afferrabilità non solo quando sono alla nostra portata ma anche quando sono a portata di mano di qualcun altro. Concluderemo suggerendo come il meccanismo alla base di una tale condivisione delle affordance getti luce nuova sui processi che sottendono il nostro essere primariamente in contatto con gli altri. 2. AZIONI A PORTATA DI MANO Com è noto, James J. Gibson (1979) è stato il primo a introdurre il termine di affordance per indicare quelle opportunità pratiche offerte dall ambiente a un organismo che è in grado di percepirle e di sfruttarle. Negli anni successivi numerosi sono stati i tentativi di fornire una definizione più precisa della nozione di affordance, intendendola ora come proprietà disposizionale dell ambiente che deve essere «completata» dalle proprietà disposizionali dell organismo (Michaels, Zeinstra e Oudejans 2001; Shaw, Turvey e Mace 1982; Turvey 1992; Turvey et al. 1981) ora come relazione tra le caratteristiche di una situazione e le abilità di un individuo (Chemero 2009). Tuttavia, quale che sia la definizione che si vuole fare propria, resta aperta la questione se l affordance dipenda unicamente delle caratteristiche dell ambiente e delle abilità dell organismo, oppure se essa dipenda anche da qualcos altro per esempio, dalla relazione spaziale che intercorre tra l organismo e l ambiente, un relazione che di per sé non è costitutiva dell affordance in quanto tale e nondimeno può concorrere a rendere la sua istanziazione possibile. Per vedere se e fino a che punto l affordance possa dipendere da una relazione come quella spaziale ci siamo concentrati sul caso delle micro-affordance legate alla manipolazione degli oggetti (Costantini et al. 2010), misurando l effetto di allineamento spaziale, ossia la riduzione dei tempi di reazione che si ha quando si esegue un atto motorio che è congruente con l atto motorio suggerito dall oggetto osservato (Bub 284
e Masson 2010). L istruzione era di replicare un movimento di afferramento presentato in una prima immagine non appena compariva una seconda immagine, nello specifico l immagine 3D di una tazza, posta su un tavolo, con il manico orientato verso destra o verso sinistra, in maniera cioè congruente o incongruente rispetto alla mano che doveva replicare l atto di afferramento. In un primo esperimento la tazza era posta o nello spazio peripersonale dell osservatore (30 cm) oppure in quello extrapersonale (150 cm) (vedi fig.1). I risultati hanno mostrato che l effetto di allineamento spaziale si verificava solo nel caso in cui la tazza era presentata nello spazio peripersonale dell osservatore. L aspetto più interessante è che l effetto era rilevabile soltanto quando la tazza risultava effettivamente a portata di mano dell osservatore e non, per esempio, quando veniva presentata vicina, ma al di là di uno schermo trasparente che rendeva impossibile qualunque interazione con essa. FIG. 1. Esempio di stimoli sperimentali utilizzati in Costantini et al. (2010). In un ulteriore serie di esperimenti abbiamo stimolato con la TMS la corteccia motoria primaria, e registrato i potenziali motori evocati (MEPs) dai muscoli Primo Interosseus Dorsale Destro (FDI) e Opponens Pollicis (OP) mentre i partecipanti osservavano una stanza 3D con la consueta tazza posto su un tavolo (Cardellicchio, Sinigaglia e Costantini 2011). Di nuovo, la tazza era presentata sia nel loro spazio peripersonale sia in 285
quello extrapersonale. Le registrazioni hanno mostrato che, quando la tazza era presentata nello spazio peripersonale dei partecipanti, i MEPs erano maggiori in ampiezza rispetto a quando essa era presentata nello spazio extrapersonale. 3. CONDIVIDERE L AFFORDANCE Fin qui affordance e percezione dell affordance appaiono riguardare unicamente un organismo e il suo ambiente. Tuttavia, noi come molti altri organismi agiamo all interno di in un mondo abitato non solo da oggetti inanimati ma anche da altri corpi viventi, agenti a loro volta. Sicché sorge la questione se, allorché coinvolge più di un attore, l affordance resti un «affare privato» del singolo individuo oppure se la semplice presenza di altri potenziali attori ne modifichi natura e portata (si vedano i contributi di Ferri, Campione e Gentilucci e di Borghi et al. in questo numero della rivista). Per chiarire questo punto abbiamo modificato il setting sperimentale utilizzato nello studio precedente introducendo un attore sulla scena visiva (Costantini, Committeri e Sinigaglia 2011). Come nel primo studio, ai soggetti era chiesto di ripetere un movimento di afferramento, con la mano destra oppure con la sinistra, alla comparsa di un segnale di via irrilevante per il compito, rappresentato da una immagine 3D con una tazza posta su un tavolo con il manico orientato verso destra o sinistra, così da essere congruente o meno con il movimento di afferramento. La tazza appariva ora nello spazio peripersonale (30 cm) ora in quello extrapersonale (150 cm) dei partecipanti. Diversamente dagli esperimenti prima citati, però, in metà delle prove un avatar era seduto su una sedia attorno al tavolo, mentre nell altra metà vi era «seduto» un oggetto non corporeo (un cilindro) (vedi fig. 2). In accordo con i dati precedenti, l effetto di allineamento spaziale si verificava quando la tazza appariva nello spazio peripersonale dei partecipanti. Tuttavia, tale effetto si verificava anche quando la tazza era presentata al di fuori del loro spazio peripersonale, a condizione che fosse all interno dello spazio peripersonale dell avatar. Nulla di ciò accadeva allorché al posto dell avatar vi era il cilindro. Si tratta, ovviamente, di risultati che richiedono ulteriori esperimenti per essere corroborati e/o raffinati. Tuttavia, già a questo stadio consentono di compiere alcune considerazioni che riguardano due ambiti di ricerca che sono classicamente considerati indipendenti l uno dall altro, ma che in realtà sono strettamente intrecciati: la teoria dell affordance e la cognizione sociale. Quanto alla prima, i nostri risultati indicano che le affordance, almeno nel caso di quelle micro, sono spazialmente vincolate. Detto in altri ter- 286
FIG. 2. Esempio di stimoli sperimentali utilizzati in Costantini et al. (2011). mini: se la percezione e realizzazione delle affordance richiede le «giuste condizioni», tali condizioni non riguardano unicamente la presenza di certe caratteristiche oggettuali o la possibile esistenza di un individuo con le appropriate abilità motorie, ma anche e soprattutto la possibilità che quelle caratteristiche siano a portata di mano di quell individuo o di qualche altro individuo dotato delle opportune abilità motorie e presente anch egli sulla scena. L aspetto più interessante dei nostri risultati è che essi mostrano che gli oggetti ci possono suggerire o anche richiedere determinate azioni non solo direttamente quando cadono nel nostro spazio peripersonale, ossia quando sono alla nostra portata, ma anche indirettamente, allorché cadono nello spazio peripersonale di altri potenziali attori, ossia allorché sono alla loro portata di mano. Il nostro percepire una data affordance può dunque essere mediato dalla presenza di altri potenziali attori. Ciò non implica, tuttavia, una mera proliferazione delle affordance. Piuttosto, indica che tale nozione è assai più ricca e articolata di quanto comunemente pensato e che il suo radicamento nello spazio, lungi dal rivelarsi un limite, ne estende semmai la portata, consolidandone al contempo l efficacia. 287
4. SPAZIO E POTERE DELL AZIONE Resta da spiegare come tutto ciò sia possibile, ossia in virtù di quale meccanismo oggetti lontani da noi, ma vicini ad altri possano evocare in noi una determinata azione, sia pure a livello potenziale. A tale riguardo, particolarmente interessante è il lavoro di Ishida e colleghi (Ishida et al. 2009) i quali hanno di recente dimostrato l esistenza nel cervello del macaco di un meccanismo specchio che consentirebbe di mappare stimoli visivi presentati nello spazio peripersonale di uno sperimentatore sullo spazio peripersonale visuo-tattile dell animale. Vale la pena di ricordare che studi neuropsicologici (Sirigu, Duhamel e Poncet 1991) e comportamentali precedenti (Maravita et al. 2002; Reed e Farah 1995) hanno mostrato come un meccanismo di mappatura visuotattile possa essere trovato anche negli esseri umani, almeno a livello dello spazio corporeo (personale). Più di recente, Thomas e colleghi (Thomas, Press e Haggard 2006) hanno usato un paradigma di suggerimento visivo per indagare la detezione di eventi sensoriali sul corpo dei partecipanti e di altri individui. I suggerimenti erano costituiti da brevi flash luminosi localizzati su varie parti del corpo di un individuo seduto di fronte ai partecipanti, mentre uno stimolo tattile veniva fornito sia sulla stessa (congruente) sia su una diversa (incongruente) parte anatomica del corpo dei partecipanti. Ne è risultato un significativo effetto di congruenza per la posizione anatomica, coi partecipanti che erano più veloci nel rilevare lo stimolo tattile sul loro corpo quando uno stimolo visivo era presentato sulla stessa parte del corpo di un altro individuo. Secondo gli autori, dati come questi suggerirebbero che lo stesso meccanismo di integrazione visuo-tattile che è cruciale per mappare il nostro proprio corpo possa servire anche per mappare il corpo degli altri, contribuendo così a costituire uno spazio corporeo interpersonale che sarebbe alla base delle forme primarie di interazione con gli altri (Thomas et al. 2006). Quello che i nostri risultati paiono indicare è che un siffatto spazio interpersonale non è ristretto allo spazio corporeo né appare caratterizzabile soltanto nel dominio visuo-tattile. Che oggetti al di fuori del nostro spazio di raggiungimento possano sollecitarci a livello motorio, evocando una data azione, a condizione di essere a portata di mano di un qualche altro attore sembra, infatti, suggerire la necessità di estendere lo spazio interpersonale allo spazio peripersonale e al domino motorio, postulando così l esistenza di meccanismo che ci consenta di mappare lo spazio circostante altrui sulla rappresentazione dello spazio che sottende la nostra stessa possibilità di agire (Costantini e Sinigaglia 2011). Detto in altri termini, che un oggetto sia per noi afferrabile indipendentemente che si trovi a portata della nostra mano o della mano di qualcun altro sembra presupporre la possibilità di codificare il corpo dell altro nei termini delle sue effettive possibilità motorie, ovvero di rappresentarlo 288
nel suo effettivo potere d agire, indipendentemente dal fatto che esso agisca o meno. A tale riguardo, è stato di recente sottolineato come il modo primario in cui facciamo esperienza del nostro corpo è quello per cui esso ci è dato come «fonte» o «potere d azione», là dove siffatto «potere» abbraccia la varietà delle possibilità motorie che «definiscono l orizzonte del mondo circostante in cui viviamo» (Gallese e Sinigaglia 2010, 746). I dati sopra presentati sembrano indicare che non solo il nostro corpo ma anche il corpo degli altri ci è primariamente dato come «potere d azione» e questo indipendentemente dal fatto che gli altri agiscano effettivamente o meno. Come il nostro corpo anche il corpo degli altri ci appare come un corpo situato, immerso in uno spazio che abbraccia tutte le sue possibilità d azione, ossia tutte le possibili azioni che risultano a portata di mano. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI Bayliss A.P., Frischen A., Fenske M.J. e Tipper S.P. (2007), Affective evaluations of objects are influenced by observed gaze direction and emotional expression, in «Cognition», 104, pp. 644-653. Bayliss A.P., Paul M.A., Cannon P.R. e Tipper S.P. (2006), Gaze cuing and affective judgments of objects: I like what you look at, in «Psychonomic Bulletin & Review», 13, pp. 1061-1066. Bub D.N. e Masson M.E. (2010), Grasping beer mugs: On the dynamics of alignment effects induced by handled objects, in «Journal of Experimental Psychology: Human Perception and Performance», 36, pp. 341-358. Campbell J. (2002), Reference and consciousness, Oxford, Oxford University Press. Cardellicchio P., Sinigaglia C. e Costantini M. (2011), The space of affordances: A TMS study, in «Neuropsychologia», 49, p. 1369. Carpenter M. (2009), Just how joint is joint action in infancy?, in «Topics in Cognitive Science», 1, pp. 380-392. Chemero A. (2009), Radical embodied cognitive science, Cambridge, MA, MIT Press. Costantini M., Ambrosini E., Tieri G., Sinigaglia C. e Committeri G. (2010), Where does an object trigger an action? An investigation about affordances in space, in «Experimental Brain Research», Oct 8. [Epub ahead of print]. Costantini M., Committeri G. e Sinigaglia C. (2011), Ready both to your and to my hands: Mapping the action space of others, in «PLoS ONE», 6, e17923. Costantini M. e Sinigaglia C. (2011), Grasping affordance: A window onto social cognition, in A. Seemann (a cura di), Joint attention: New developmentsm, Cambridge, MA, MIT Press. Eilan N. (2005), Joint attention, communication and mind, Oxford, Oxford University Press. Gallese V. e Sinigaglia C. (2010), The bodily self as power for action, in «Neuropsychologia», 48, pp. 746-755. Gibson J. (1979), The ecological approach to visual perception, Boston, MA, Houghton-Mifflin. 289
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