Frazioni e numeri decimali

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Frazioni e numeri decimali Sappiamo che uno stesso numero razionale può essere rappresentato sia sotto forma di frazione (in infiniti modi tra loro equivalenti) che sotto forma di numero decimale. Precisiamo meglio il tipo di corrispondenza che esiste tra frazioni e numeri decimali. Sappiamo che, per trasformare una frazione in un numero decimale dobbiamo dividerne il numeratore per il denominatore. Se il numeratore è multiplo del denominatore, la frazione è equivalente ad un numero intero. Esempio: 42 =7. Alle scuole medie, frazioni del genere sono chiamate apparenti. 6 Osserva che un numero intero può essere visto anche come un numero decimale la cui parte decimale è zero: 7=7,0=7,00=7,000... Una frazione viene detta frazione decimale se ha per denominatore una potenza di 10. Ad esempio, sono frazioni decimali: 10, 62 100, 6 1000, 54 10. Ogni frazione decimale genera un numero decimale limitato, ovvero con un numero finito di cifre decimali (dopo la virgola). Per ottenerlo, basta scrivere il numeratore come numero intero e, se il numeratore è uguale a 10 n, spostare la virgola verso sinistra di n posti (in altri termini, di tanti posti quanti sono gli zeri a denominatore). 10 =0, ; 62 100 =0,62 ; 6 1000 =0,06 ; 54 10 =5,4 ; 82 100 =,82 ; 4 1000 =0,04. Anche una frazione che non è decimale, ma che sia equivalente ad una frazione decimale, può essere trasformata in un numero decimale limitato. 7 5 =14 10 =1,4 ; 4 = 74 100 =0,74 ; 11 50 = 226 100 =2,26 ; 7 200 = 5 1000 =0,05. Una frazione è equivalente ad una frazione decimale se e soltanto se, ridotta ai minimi termini, il suo denominatore contiene come fattori primi soltanto il 2 o il 5, o entrambi. Infatti, il denominatore di una frazione decimale è una potenza di 10, e 10=2 5. Esempio: 2 24 2 2 5 5= 2 5 5 5= 10 5=0,00024.

Viceversa, ogni numero decimale limitato si può trasformare in una frazione decimale che ha: a numeratore, il numero dato scritto senza la virgola a denominatore, la cifra "uno" seguita da tanti zeri quante sono le cifre decimali (cioè dopo la virgola) del numero dato. 15,7= 157 10 214 157 217 ; 2,14= ; 0,157= ; 21,7= 1000 1000 10 ; 0,000= 10000. Naturalmente, tali frazioni vanno poi ridotte ai minimi termini. Un numero decimale è illimitato se ha infinite cifre decimali. Un numero decimale illimitato si dice periodico se possiede una o più cifre decimali che si ripetono indefinitamente. Il gruppo di cifre che si ripetono formano il periodo. Un numero periodico viene detto semplice se il periodo comincia subito dopo la virgola. 2,=2,... è un numero periodico semplice in cui il periodo è ; 0,14=0,141414... è un numero periodico semplice in cui il periodo è 14. Un numero periodico viene invece detto misto se, tra la virgola e il periodo, vi sono una o più cifre che non si ripetono. Tali cifre che non si ripetono formano l'antiperiodo. Esempio: 2,74=2,74... è un numero periodico misto con antiperiodo 74 e periodo. Una frazione che non è decimale, né equivalente ad una frazione decimale genera sempre un numero decimale periodico. In tali frazioni, la scomposizione in fattori primi del denominatore contiene anche o esclusivamente dei fattori diversi da 2 e da 5. Più esattamente: se la scomposizione in fattori primi del denominatore non contiene né il 2, né il 5, allora la frazione genera un numero decimale periodico semplice; se la scomposizione in fattori primi del denominatore contiene, oltre ad altri fattori, anche il 2 e/o il 5, allora la frazione genera un numero decimale periodico misto. In tale caso, il numero di cifre dell'antiperiodo è uguale al più grande tra gli esponenti del 2 e del 5 nella scomposizione del denominatore. 11 =:11=0,27 ; 2 =2:=0,6 ; 11 15 =20,7 ; 15 7 =2,142857. Come possiamo essere sicuri dell'affermazione precedente? Chi ci dice che dividendo numeratore e denominatore otterremo un gruppo di cifre che si ripete indefinitamente? Prendiamo l'ultimo esempio precedente: nello svolgere la divisione 15: 7 otteniamo via via una

serie di quozienti, che formano le cifre decimali del risultato, ed una serie di resti (nel nostro caso 1,, 2, 6, 4, 5,...). Quando spunta fuori uno dei resti già ottenuti in precedenza (nel nostro esempio è 1), deduciamo che da quel punto in poi la divisione si ripete all'infinito, e capiamo di avere ottenuto un numero periodico. E' stato un caso quello di ritrovare uno dei resti che si erano presentati in precedenza? No, perché nella divisione il resto deve essere sempre minore del divisore; quindi, dividendo un numero per 7, possiamo ottenere come resti solo i numeri da 1 a 6 (non zero, perché in quel caso il numero decimale sarebbe limitato e la frazione sarebbe decimale o equivalente ad essa). Quindi, eravamo sicuri che, al massimo al settimo passaggio, avremmo riottenuto uno dei resti già incontrati. Ricordiamo la regola che ci permette di trasformare un numero decimale periodico in una frazione, che viene detta frazione generatrice del numero decimale: il numeratore della frazione è la differenza tra il numero dato (scritto senza virgola e senza periodo) e il numero composto da tutte le cifre che precedono il periodo (senza virgola) il denominatore della frazione è il numero composto da tanti "nove" quante sono le cifre del periodo e tanti "zeri" quante sono le cifre dell'antiperiodo. 2,= 2 2 = 21 = 7 ; 1,6=16 1 15,6 21= 15621 156 = 15465 0 0 =101 66. = 12 = 41 ; 0,1 2= 12 1 0 = 11 0 ; Forniamo una giustificazione elementare della regola precedente. Poniamo x=2,, dove x è la frazione generatrice che cerchiamo. Applicando le leggi di monotonia, o principio di equivalenza, moltiplichiamo per 10 entrambi i membri della precedente uguaglianza: 10 x=10 2,=2,. E' evidente che, se sono vere le uguaglianze A=B e C = D, risultano vere anche le uguaglianze A C=B D e A C=B D, che vengono ottenute sommando o sottraendo membro a membro le uguaglianze date. Se sottraiamo membro a membro le uguaglianze precedenti, otteniamo: 10 x x=2, 2, x=21. Se, infine, applichiamo nuovamente il principio di equivalenza per dividere per entrambi i membri

dell'uguaglianza, ritroviamo la regola: x= 21 La spiegazione è più laboriosa in presenza di un antiperiodo. Ad esempio, poniamo x=0,1 2, dove x è la frazione generatrice. Moltiplichiamo entrambi i membri dell'uguaglianza prima per 10 e poi per 100: 10 x=10 0,1 2=1, 2 e 100 x=100 0,1 2=12, 2. Sottraiamo membro a membro le ultime due uguaglianze: 100 x 10 x=12, 2 1, 2 0 x=11. Dividiamo per 0 entrambi i membri dell'uguaglianza: x= 11 0.. Attenzione: osserva che, utilizzando la regola precedente, un numero decimale con periodo viene uguagliato all'unità che lo segue! Ad esempio: 0,= 2 2 =1 ; 2,= = ; 0,1= 1 1 0 = 2 10 =0,2. Cercheremo di chiarire questa situazione apparentemente paradossale quando parleremo di numeri reali. Osservazione: il fatto che un numero decimale sia limitato o illimitato periodico dipende dalla base scelta per il sistema di numerazione. Ricordiamo, infatti, che la scrittura di un numero in forma decimale come 0,275 è solo un'abbreviazione per la forma polinomiale: 2 10 1 7 10 2 5 10. Se, al posto della base dieci, usassimo una generica base n, dovremmo scrivere: 0, abc n =a n 1 b n 2 c n. Quindi, un numero razionale come 1/, che in base dieci equivale al numero periodico 0,, scritto in base tre assume la forma 0,1 =1 1, che è limitata. Pertanto, non esiste una differenza sostanziale tra numeri decimali limitati e periodici, ma questa distinzione dipende esclusivamente dalla base scelta per il sistema di numerazione. Riepilogando, abbiamo ricordato che da una frazione possiamo ottenere: un numero intero (se la frazione è apparente) un numero decimale limitato (se la frazione è decimale o equivalente ad una frazione decimale) un numero decimale illimitato periodico (in tutti gli altri casi). Osserviamo che non abbiamo preso in considerazione i numeri decimali illimitati non periodici, cioè quelli che hanno infinite cifre decimali, che però non si ripetono indefinitamente. Questi numeri non rientrano nel nostro schema perché, come abbiamo stabilito nella precedente

discussione sui resti della divisione, non possono essere ottenuti dalle frazioni. Ma, poiché i numeri razionali sono tutti quei numeri che possono essere scritti sotto forma di frazione, abbiamo scoperto che esistono numeri non razionali, e sono appunto i numeri decimali illimitati non periodici. Da quali operazioni possono allora venire fuori questi numeri? Per esempio dalle radici, o da cose più esotiche come i logaritmi. Però, esiste almeno un numero di questo genere che ti è molto familiare, ed è ("pi greco"), che hai incontrato a proposito della circonferenza e di cui conosci il valore approssimato,1415... Il nostro percorso tra gli insiemi numerici, quindi non è ancora terminato: lo riprenderemo definendo numeri irrazionali i numeri decimali illimitati non periodici e insieme dei numeri reali l'unione tra l'insieme dei numeri razionali e quello dei numeri irrazionali. La regola dei segni per il prodotto. Perché abbiamo scelto come definizione che il prodotto tra due numeri negativi fosse positivo, e non negativo? La risposta è la seguente: ogni volta che allarghiamo l'insieme numerico a cui facciamo riferimento, dobbiamo assicurarci che i nuovi numeri che introduciamo si comportino come i vecchi, e in particolare che continuino a valere le proprietà formali delle operazioni di cui abbiamo parlato in precedenza. La scelta di porre ' meno' ' meno' =' più ' è necessaria perché sia valida la proprietà distributiva del prodotto rispetto alla somma. Cerchiamo di chiarirci con un esempio: 1 1 1 = 1 0=0. Se invece applichiamo la proprietà distributiva: 1 1 1 = 1 1 1 1 = 1 1 1. Solo se imponiamo 1 1 = 1 otteniamo come risultato zero, cioè lo stesso risultato ricavato con il metodo precedente.