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1 A UN PAS DAL BARATRO La crisi dopo quasi quattro anni dal crack di Lehman Brothers. Tra speculazioni, debiti pubblici e recessioni proviamo a fare una radiografia della vulnerabilità globale Ivan Centomani UNA POLITICA RECESSIVA dovuta a un eccesso di tassazione era da mettere in conto quando si sono adottate le ricette contro l innalzamento dei tassi d interesse sull emissione del debito pubblico che pretendeva la Bce, o meglio la Bundesbank (azionista di maggioranza della Bce), come ha riferito lo stesso ministro Passera a Lucia Annunziata nel corso della trasmissione In 1/2 h del 15 aprile scorso. Così come erano da mettere in conto il credit crunch (ossia la stretta creditizia delle banche che non possono permettersi attività a rischio con imprese e privati, perché a causa dell abbassamento dei rating internazionali si ritrovano sempre in sofferenza e hanno bisogno di ricapitalizzarsi), la crisi del settore bancario e delle imprese, anche se per queste bisognerebbe distinguere tra quelle che sono in crisi a causa delle turbolenze economiche, pur essendo fondamentalmente sane e competitive, e quelle che in crisi ci sarebbero andate lo stesso a causa dell obsolescenza delle tecnologie o dei cattivi investimenti. Per avviare un analisi che non perda di vista le cause sostanziali dell attuale crisi economica è necessario partire però da due avvenimenti poco citati dalla vasta letteratura sull argomento, ma che sono stati determinanti per i successivi sviluppi: la deregolamentazione del mercato dei derivati finanziari operata nel 1998 da Lawrence Summers, in qualità di consigliere alla segreteria del Tesoro americano durante la presidenza Clinton, e i robusti tagli ai tassi di interesse della Federal Reserve dopo l 11 settembre Grazie a questi provvedimenti, infatti, nel quinquennio negli Stati Uniti si è assistito a un enorme allargamento del credito, usato dagli operatori finanziari nei modi più diversi, e la crisi dei mutui subprime ha avuto origine proprio da questa forte espansione della liquidità. I tassi di interesse molto bassi (tra l 1 e l 1,25%) di quel periodo, infatti, favorirono gli investimenti immobiliari e crearono una bolla speculativa 22

2 SO Ambigui trilemmi L European financial stability facility (Fondo salva-stati) ha scarsa rapidità d azione e la Bce è combatche alimentò direttamente il mercato dei titoli derivati finché il successivo riallineamento dei tassi, che nell arco di un anno salirono al 4%, provocò la crisi dei pagamenti dei mutui immobiliari stipulati a tasso variabile. Nel 2006 l esplosione della bolla immobiliare diventò un problema che si riverberò direttamente sui titoli derivati nei quali nel frattempo erano confluite (e si erano monetizzate) le aspettative dei ricavi previste sulla base dell andamento dei mercati degli anni precedenti. Quando tutto ebbe origine Il collasso del sistema finanziario, la bancarotta della Lehman Brothers, la sofferenza delle grandi banche d affari americane costrette a chiedere aiuti di Stato e ad avviare processi di fusione per ricapitalizzarsi, avviarono così il contagio della crisi a tutti i mercati internazionali, e l Europa, in cui il processo d integrazione avviato con l adozione della moneta unica si trovava pure in un momento di rallentamento istituzionale, ne rimase colpita senza avere gli strumenti per bloccarla, tanto è vero che nell arco di un anno tutti i pil dell Eurozona segnarono cifre negative. Il problema, però, è che nessuno Stato europeo aveva (e nemmeno oggi ha) gli strumenti giusti per difendersi, e ciò perché in Europa non è prevista alcuna istituzione bancaria che possa intervenire sui mercati come la Federal Reserve, la Bank of England o la Banca del Giappone. La stessa Bce non ha potuto (e non può) placare il calo delle borse e l ondata speculativa sui titoli del debito pubblico dell Eurozona avendo solo il compito di perseguire una politica di stabilità monetaria. Nell arco di pochi anni Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia sono entrati nel mirino della speculazione internazionale, tutti gli altri paesi europei hanno risentito dei contraccolpi delle economie sotto attacco e la Bce (in cambio di aiuti economici) ha chiesto severe misure per il rientro del debito pubblico, che sono consistite (come abbiamo visto e tuttora ve- Nel quinquennio negli Usa si è assistito a un enorme allargamento del credito, usato dagli operatori finanziari nei modi più diversi diamo) in forti aumenti di tassazione e tagli sulla spesa pubblica. Ripetiamo: forti restrizioni di spesa (in pieno ciclo di decrescita economica) e pesante utilizzo della leva fiscale (che sta già erodendo il risparmio privato, grazie al quale l Italia non aveva ancora fatto la fine della Grecia). Come se non bastasse, la macchinosità delle procedure di intervento non fa altro che aggravare la situazione di sofferenza dei paesi sotto attacco speculativo (con effetti peraltro anche remoti nel tempo, vedi la Grecia). 23

3 Una banca centrale dovrebbe avere il potere di controllare la propria esposizione debitoria, determinare il gettito fiscale che le è necessario e attuare le giuste misure monetarie tuta tra l obiettivo di contenere l inflazione e l utilizzo di idonee manovre monetarie. Come mai tutto ciò? Perché nell Ue non esistono regole (precise) per gestire una situazione come quella attuale. Non esiste infatti alcun coordinamento tra moneta, titoli del debito pubblico e sistema fiscale, cosa che genera continui scontri d interesse tra gli stati e ritardi decisionali che ostacolano tempestive operazioni di contrasto alle ondate speculative. Una banca centrale d altronde dovrebbe avere il potere di controllare la propria esposizione debitoria, determinare il gettito fiscale che le è necessario e di conseguenza attuare le giuste misure monetarie, mentre per la Bce riuscire a compiere velocemente queste operazioni è praticamente impossibile (essendo sottomessa al vaglio di 27 paesi tra cui proprio la Germania, che in questo periodo, essendo detentrice di un forte avanzo commerciale dovuto alle esportazioni, non è per nulla disposta a manovre inflattive, al contrario degli altri paesi europei che, invece, vorrebbero attuarle per reagire agli effetti delle perturbazioni dei mercati). Non va dimenticato poi un altro problema economico, il cosiddetto trilemma dell impossibilità, ossia l impossibilità di avere insieme un regime di tassi di cambio fissi, libertà di movimento di capitali e autonoma politica monetaria interna. I paesi dell Eurozona hanno adottato, infatti, un regime di tassi di cambio fissi, ma la Gran Bretagna, la Svezia e la Danimarca, pur essendo parte dell Unione europea hanno tenuto la loro moneta nazionale con regime variabile e in più partecipano alla libertà di circolazione di capitali e hanno una loro politica monetaria interna. Tutto ciò espone i paesi aderenti all Eurozona a pericoli di emorragia di capitali che trovano più conveniente spostare ad esempio verso la Gran Bretagna, in virtù della libera circolazione e di condizioni più favorevoli. Aver sempre rimandato aggiustamenti e provvedimenti che ne riducessero la vulnerabilità ha reso così l Europa uno dei più appetibili bersagli della speculazione internazionale. Ma cosa s intende per speculazione economica? Quando un paese è in fase recessiva, ovvero non ha una crescita del pil tale da poter far fronte ai tassi d interesse sulle ob- bligazioni contratte, si genera l attacco sui titoli del debito pubblico. Un attacco speculativo su un debito pubblico avviene quando, con una robusta vendita di opzioni, swap o altri titoli derivati contrattati sui titoli del debito stesso, si avviano delle scommesse sull andamento dei tassi d interesse. Ovviamente questo tipo di movimenti finanziari finisce per influire anche sull andamento dei tassi e la vittima dell attacco speculativo si ritrova a pagare cifre sempre più alte per approvvigionarsi risorse finanziarie. Il modello Usa e le politiche euroaustere Ma bastano il taglio della spesa pubblica e l aumento delle entrate fiscali per un veloce rientro di bilancio e un effettivo rilancio dell economia? Nel triennio

4 2012, nonostante le difficoltà, Stati Uniti, Giappone e Cina hanno ripreso a crescere e addirittura per gli Usa i dati del Fondo monetario internazionale hanno stimato una crescita globale del pil pari a miliardi di dollari. Il motivo? Gli Usa hanno accettato il principio dell intervento dello Stato nell economia e con un abbassamento dei tassi della Fed, una robusta immissione di liquidità nel sistema bancario, un innalzadown economico, ossia una nuova recessione). Le politiche d austerità orchestrate dalla Bce e imposte ai governi europei in difficoltà (in cambio di liquidità) stanno provocando delle recessioni che rendono ciclicamente i paesi vulnerabili agli attacchi speculativi sui titoli del debito pubblico. Basta infatti un innalzamento di pochi punti percentuali dei tassi sul debito pubblico che la liquidità faticosamente ottenuta al prezzo di un pesante utilizzo della leva fiscale e del taglio della spesa pubblica si dissolve rapidamente, con l ulteriore effetto che le agenzie di di bilancio, sta ottenendo effetti opposti a quelli auspicati e molti economisti americani, come il premio Nobel per l economia Paul Krugman, non fanno altro che ripeterlo: «Questa è la migliore strada verso il baratro». I tagli al bilancio statale e l aumento della tassazione spingono infatti i paesi verso la recessione, e l erosione della capacità di spesa delle famiglie unitamente alla restrizione del credito alle imprese bloccano sia i consumi sia gli investimenti. Quando un paese è in fase recessiva si genera l attacco sui titoli del debito pubblico mento del tetto del debito pubblico e adeguati programmi sociali non solo hanno evitato il tracollo ma hanno posto le basi per una forte ripresa. Diametralmente opposto è invece l atteggiamento europeo (verso il quale, infatti, gli Stati Uniti sono molto critici, perché un eventuale crack europeo potrebbe generare anche negli Usa nel giro di poco tempo un cosiddetto double rating rivedono le proprie stime e declassificano i titoli di Stato di quegli stessi paesi provocando ulteriori emergenze di ricapitalizzazione delle banche, che a quel punto trattengono il denaro (che invece dovrebbero destinare agli investimenti) e innescano il fenomeno del credit crunch, con evidenti forti ripercussioni su imprese e famiglie. È quello che è avvenuto per la Grecia e che rischia anche l Italia ogni giorno che passa. Per questo motivo la politica della Bce, orientata al contenimento dell inflazione e alle politiche di pareggio Debito pubblico: leva per lo sviluppo? Sicuramente sarebbe meglio non essere molto indebitati, fosse solo per non ricorrere a un eccessiva pressione fiscale, ma il debito pubblico è stato la leva dello sviluppo economico italiano. L Iri, le partecipazioni statali, gli aiuti economici sono stati il volano della crescita del paese negli anni Cinquanta, durante la ricostruzione e il boom. Le politiche keynesiane sono state la base del benessere diffuso (sebbene a un certo punto si sia esagerato). L esposizione debitoria di Usa e Giappone, ad esempio, sono stratosferiche. Quello del Giappo- 25

5 ne rappresenta addirittura un caso di scuola, ammontando al 210% del pil (e il Giappone è la terza potenza economica mondiale dopo Usa e Cina). Il nostro deficit (per quanto alto), paragonato al loro, fa ridere. Nel 2000 il rapporto debito/pil italiano era pari a circa il 110%, nel 2008 era del 106%, nel 2010 del 118% e l anno scorso del 120%, L indebitamento pubblico può aiutare a uscire dalla crisi, ma andrebbe coordinato con il controllo della moneta e la gestione delle entrate fiscali ANNO DEBITO/PIL DEFICIT/PIL INFLAZIONE PIL (REALE) ,86-6,97 21,80 3, ,65-11,44 6,10 2, ,18-0,86 2,58 3, ,36-5,11 1,63 1, ,69-4,30 1,69 1,00 mentre la crescita del pil reale (misurata al netto dell inflazione rispetto a quello di 10 anni prima, vedi tabella) è drasticamente calato (passando da un aumento del 3,69% del 2000 a un misero 1% del 2010 e 2011) e la disoccupazione è rimasta pressoché costante (anzi, nel 2000 era anche più alta). La realtà è che l indebitamento pubblico può aiutare a uscire dalla crisi, ma andrebbe coordinato con il controllo della moneta e la gestione delle entrate fiscali, mentre in Europa (e l Italia non fa eccezione) mancano le strutture finanziarie per governare in armonia moneta, indebitamento e fiscalità. Per evitare asimmetrie occorrerebbero, a fianco della moneta unica, gli eurobond e un sistema fiscale integrato fra tutti i paesi dell Eurozona. ANDAMENTO DEL PIL ITALIANO Variazioni percentuali in termini reali, ovvero al netto dell inflazione, del pil rispetto all anno precedente, a partire dal 1980 DISOCCUPAZIONE 7,10 8,90 10,10 8,70 8,60 Dagli anni Ottanta a oggi Negli anni Ottanta l Italia aveva tassi di interesse sul debito pubblico che sfioravano il 20%, ma ciò non era ritenuto particolarmente preoccupante poiché battendo moneta, da un lato si generava un inflazione che consentiva di dissuadere gli attacchi degli speculatori e dall altro era possibile comprare il proprio stesso debito. E l indebitamento italiano degli anni 80, pur se viziato da grossi sprechi e inefficienze (di cui sono tuttora visibili le conseguenze), è stato comunque fonte di sviluppo e di crescita. Quando infatti la spesa pubblica è orientata a fornire le basi per la crescita economica, attraverso investimenti in formazione, ricerca scientifica, infrastrutture, sicurezza, accessibilità ai servizi ecc., nel lungo periodo offre concrete possibilità di sviluppo e assicurare le condizioni per affrontare il futuro è stato il principio guida per l adozione da parte degli stati di allargamenti di spesa che andassero oltre quelli teorizzati dallo stato minimo (governo, giustizia, sicurezza). Avere quindi un pareggio o un avanzo di bilancio, con un pil che segna cifre negative, è inutile. Basta guardare ai casi della Spagna e soprattutto dell Irlanda, considerata fino al 2007 la tigre europea. Sono bastati pochi anni di pil negativo per far passare l Irlanda da un rapporto debito/pil del 25% a un rapporto del 101%, mentre Portogallo e Spagna, che hanno un rapporto debito/pil pari rispettivamente all 87% e al 70%, sono anch essi nel pieno degli attacchi speculativi internazionali. Anche un bilancio in pareggio non vuol dire uscire dalla crisi, perché l unica strada per fare ciò è la crescita economica che, secondo Krugman, non può non passare attraverso politiche di rilancio della crescita e politiche monetarie della Bce che non siano ostili all inflazione. Diversamente? C è solo il baratro (che peraltro possiamo già vedere a pochi chilometri da noi). 26

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