Bersani ecco il mio progetto di crescita

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1 IL PERSONAGGIO - THE PERSONAGE Bersani ecco il mio progetto di crescita Aumento della capacità di importazione e stoccaggio, maggiore flessibilità del mercato, armonizzazione delle normative europee, sviluppo della concorrenza e riduzione dei prezzi al consumo. Questi alcuni obiettivi del settore gas per il Ministro dello Sviluppo Economico. di CLARA SANNA 2 3

2 IL PERSONAGGIO - THE PERSONAGE GAS E TERRITORIO. Pierluigi Bersani, ministro dello Sviluppo Economico. A fronte, una nave adibita al trasporto di gas naturale liquefatto nel terminale di Panigaglia (La Spezia). Secondo il Ministro, i nuovi progetti per rigassificatori in Italia devono prevedere vantaggi per lo sviluppo dell economia locale. In apertura di articolo, la centrale a ciclo combinato a gas di Priolo Gargallo. GAS AND TERRITORY. Pierluigi Bersani, Minister for Economic Development. Opposite, an LNG carrier at the Panigaglia terminal at La Spezia. According to the minister, the new LNG terminal projects are to provide for benefits for the development of the local economy. At the start of the article, the combined-cycle gas-fired power station at Priolo Gargallo. IL PROBLEMA DELLA POLITICA ENERGETICA ITALIANA nasce dalla forte dipendenza dal gas di cui soffre il nostro Paese. Questo porta a considerazioni su come assicurare le forniture e quali decisioni prendere sulle infrastrutture: smembrare la rete o lasciarla a un unico operatore; separarla dal fronte della produzione; organizzare una rete unica italiana in mani pubbliche? La domanda di gas italiana è prevista ancora in crescita, soprattutto per la prossima entrata in funzione di nuove centrali a gas a ciclo combinato. Sono stati costruiti gli scenari di evoluzione sia dei consumi energetici generali, che di quelli di gas, nelle ipotesi di crescita tendenziale e di uno scenario ecosostenibile, caratterizzato da un diffuso impiego di apparecchiature, sistemi e processi ad alta efficienza energetica nei settori civile e industriale, secondo i quali la domanda di gas è prevista crescere dagli attuali 88 miliardi di metri cubi all anno a circa 100 nel 2010 e a 118 nel Per sostenere tale domanda e per promuovere allo stesso tempo la concorrenza nel mercato del gas, al fine di evitare che l accesso dei terzi al mercato italiano si risolva in una semplice ripartizione delle quote di mercato lasciate libere dall operatore dominante, occorre disporre di una capacità di approvvigionamento complessiva che superi opportunamente la domanda. La presenza di un eccesso strutturale di capacità di importazione rispetto alla domanda è infatti necessaria per motivazioni di politica energetica e di sicurezza degli approvvigionamenti, non essendo possibile continuare ad avere un sistema del gas in condizioni limite, esposto al rischio di un inverno più freddo rispetto alla media o di qualsiasi evento esterno sulle linee di approvvigionamento. Una ulteriore necessità di sovracapacità di importazione deriva dalla presenza di più soggetti agenti in concorrenza sul mercato, rispetto a un sistema organizzato in regime di monopolio di fatto, e per aumentare la flessibilità, avviare un mercato spot e, in definitiva, per avere la possibilità di una riduzione dei prezzi del gas. Eventuali temporanei e auspicabili eccessi di offerta potrebbero comunque essere reindirizzati verso il mercato europeo. Dopo il 2010 il grado di interconnessione tra gli Stati membri dell Unione europea sarà accresciuto significativamente, per cui saranno maggiori le possibilità di swap e la liquidità del mercato, e sarà verosimilmente operativa in Italia una borsa del gas e un aumento degli scambi transfrontalieri europei; anche le potenzialità di stoccaggio italiane ed europee saranno state potenziate, aprendo nuovi sviluppi al mercato, ai servizi di bilanciamento e all offerta di gas. Per questi motivi è necessario realizzare, in tempi brevi, una capacità di approvvigionamento aggiuntiva rispetto a quella delle infrastrutture attualmente in esercizio di circa 30 miliardi di metri cubi all anno, da attivare entro il 2009, seguita nel successivo biennio da un ulteriore fase di realizzazione di altre infrastrutture, alla quale occorre associare un coerente programma di potenziamento degli stoccaggi. L effetto combinato della crescita della domanda e del calo della produzione nazionale determina infatti un continuo aumento delle necessità di approvvigionamento dall estero di 2 3 miliardi di metri cubi all anno (in pratica un nuovo terminale o gasdotto in esercizio circa ogni 3 anni). I previsti potenziamenti dei gasdotti TAG in Austria e TTPC in Algeria, ed il nuovo terminale di rigassificazione da installare nel mar Adriatico davanti alla costa veneta, anche se tempestivamente realizzati, non sono sufficienti, considerato che il sistema nazionale del gas è già ora in potenziale deficit di capacità, cui si fa fronte con misure straordinarie di contenimento della domanda e di ricorso agli stoccaggi strategici, e che tale situazione si andrà ad aggravare nel corso del 2007 con l entrata in esercizio di nuovi 7000 MW di centrali elettriche alimentate a gas naturale, e che si attende una crescita anche dei consumi industriali per la ripresa economica. Se si considera la necessità di diversificazione degli approvvigionamenti, appare evidente la necessità di avviare la realizzazione di nuove infrastrutture di importazione e in particolare di nuovi terminali di rigassificazione, che consentono una maggiore flessibilità di approvvigionamento rispetto ai gasdotti e che inoltre, in caso di interruzione delle forniture hanno un minore impatto sul sistema e offrono un più agevole ricorso a fonti alternative di approvvigionamento. La rete di trasporto nazionale e regionale presenta già alcuni operatori minori rispetto alla Snam Rete Gas, che comunque svolge le funzioni di gestore del sistema nazionale di trasporto: credo che nessuno pensi di smem- BERSANI HERE S MY PROJECT Increasing import and storage capacity, a greater market flexibility, harmonizing European norms, developing competition and reducing prices to consumers. These are some of the goals for the natural gas sector, according to the Minister for Economic Development. by CLARA SANNA THE ISSUE OF ITALY S ENERGY POLICY STEMS from the considerable dependence on gas, a real setback for the country. How can we ensure supply? What decisions should we take on infrastructure? Should we break up the gas transport network or leave it in the hands of a single operator? Should we break it off the production stage? Should we set up a single Italian network under state control? Italy s gas demand is expected to keep on rising, especially since new combined-cycle gas-fired power plants are bound to become operational soon. Evolution scenarios have been considered, regarding both overall energy demand and gas demand, assuming demand will steadily increase in an environment-friendly setting, characterised by widespread use of highly efficient energy devices, systems and processes in the civil and industrial sectors. According to such models, natural gas demand is expected to rise from the current 88 billion cubic metres a year to about 100 bln by 2010 and 118 bln by In order to meet such demand and boost, at the same time, market competition to prevent the entry of new operators on the Italian gas market from becoming a mere repartition of market shares left vacant by the dominant operator we need overall procurement capacity to exceed demand fittingly. The presence of an excess importation capacity structure, as compared with demand, is needed for energy policy and supply security reasons, 4 5

3 IL PERSONAGGIO - THE PERSONAGE brare tale sistema né di far acquisire forzosamente a tale società quotata in borsa le parti di rete di proprietà di altri soggetti. Snam Rete Gas è inoltre già società separata da Eni che svolge le attività di produzione, importazione e vendita di gas. La necessità è semmai quella di introdurre rapidamente nell ordinamento le disposizioni comunitarie sulla separazione gestionale e funzionale delle società che gestiscono le reti di trasporto e di distribuzione, per garantire la indipendenza e trasparenza delle scelte del management di queste società e per la cui mancata introduzione la Commissione europea ha messo in mora lo Stato italiano. È pertanto urgente rafforzare le disposizioni sulla separazione societaria, e mi auguro che il Parlamento possa, in tempi brevi, approvare il d.d.l. 691, presentato dal Governo già nello scorso giugno, per poter ottenere la delega per intervenire in materia. Anche le norme introdotte nella Finanziaria 2007 stabiliscono un percorso semplificato per giungere nel settore del gas alla prevista riduzione della partecipazione di Eni nella società Snam Rete Gas al 20%, come già avvenuto per il settore elettrico. Sulle modalità di cessione sarà operata una scelta da parte del Governo, che tenga anche in considerazione quanto segnalato dall Autorità garante della concorrenza e del mercato e dall Autorità per l energia elettrica e il gas. La questione si amplia nel contesto europeo, dove la Commissione Ue propone di avere una sola rete europea per l'energia con un unico regolatore. Questo consentirebbe di poter gestire meglio le risorse in caso di crisi. È corretto e fattibile? È pensabile un Mister Energy europeo che dia voce unica ai 27 Paesi? La proposta della Commissione non appare fattibile in tempi brevi, né indispensabile per il buon funzionamento del mercato interno. Ciò che serve è innanzitutto sviluppare il livello di interconnessione delle reti di trasporto degli Stati membri e di creare nuovi corridoi di approvvigionamento e interscambio, sia per aumentare la sicurezza delle forniture sia per sviluppare la concorrenza. Va aumentata la cooperazione tra i gestori e stabilito un insieme minimo di azioni che, nell ambito del regolamento approvato sulle reti transeuropee, semplifichi le operazioni commerciali (ad esempio, pubblicazione omogenea dei dati sulle capacità esistenti, impegnate e conferibili, modalità coordinate di prenotazione della capacità lungo le reti gestite da più soggetti, tariffe di transito transfrontaliere). Un unico regolatore europeo appare una soluzione non praticabile attualmente, specialmente considerando che in molti Stati membri non sono ancora state recepite adeguatamente le disposizioni delle direttive sul mercato del gas, e che quindi esistono differenze anche rilevanti tra i livelli di apertura effettiva dei singoli mercati nazionali e nella organizzazione dei diversi sistemi nazionali. Sarebbe pertanto prima necessario compiere sforzi per assicurare su alcuni punti fondamentali, quali l accesso alle reti e agli stoccaggi, sui meccanismi tariffari, una maggiore uniformità di trattamento degli operatori. Un maggiore coordinamento tra le Autorità nazionali di regolazione va sviluppato nell ambito degli organismi comunitari, anche al fine di armonizzare le normative dei singoli Paesi in vista, più avanti, di evoluzioni della situazione. 6 since it is no longer possible to keep on having a gas supply system in a borderline condition, exposed to the risk of a winter colder than the average or of any external event affecting supply lines. Another reason to have excess importation capacity is the presence of a number of operators competing on the market as opposed to the previous de facto monopoly and the need for greater flexibility, to start up a spot trading market and, in the end, reduce gas prices. Any possible, temporary and appreciated excess in supply could be redirected to the European market. After 2010 the interconnection level between EU member states will increase considerably, hence there will be more swap possibilities and a greater market liquidity, a gas trading exchange is likely to be operational in Italy, and European trans-frontier trading will be on the rise. Italian and European storage capacity will increase, opening up new opportunities for the market, balancing services and gas supply. That s why we must soon introduce additional supply capacity by 2009, to go with the one made available by current infrastructure, namely about 30 bln cubic metres a year. Infrastructure is to be upgraded further over the following two years, along with a suitable storage expansion programme. Indeed, the combined effect of growing demand and shrinking national output leads to a need to import an additional 2-3 bln cubic metres of gas a year, basically one more LNG terminal or gas pipeline every three years or so. The expected enhancement of the TAG gas pipeline in Austria and the TTPC gas trunkline in Algeria, and the new LNG terminal to be installed in the Adriatic Sea, off the coast of the Veneto region, are not enough, even if implemented rapidly, since the capacity of the national gas system can already suffer shortages, to be offset with extraordinary demand restriction measures and by tapping strategic reserves. The situation is bound to worsen in 2007, when new gas-fired power plants totalling an aggregate 7,000 MW will go operational. On top of this, industrial use is expected to grow, too, in the wake of the economic recovery. When considering the need to diversify supply, the need to build new importation infrastructure is evident, above all, LNG terminals, that allow greater supply flexibility than gas pipelines, and, in case of disruption, have a smaller impact on the system and make it easier to resort to alternative supply sources. The national and regional gas transport network already features a number of operators smaller than Snam Rete Gas, which, anyway, acts as the national gas grid operator. I think that nobody can think of breaking up this system, nor force this public company to purchase the network parts owned by other operators. Besides, Snam Rete Gas has already been demerged from Eni, which runs gas production, importation and marketing. What we need to do quickly is to transpose EU norms on the separation of management and functional activities for companies that run transport and distribution networks into national law, to ensure the independence and transparency of decision-making by these companies. The European Commission has already placed Italy in default for its failure to adopt these norms. It is therefore urgent to strengthen the provisions on corporate separation, and I do hope the parliament will soon approve bill n.691, 7

4 IL PERSONAGGIO - THE PERSONAGE Sono inoltre utili azioni di collaborazione fra le varie Autorità nazionali e delle aree regionali europee, quali quelle svolte dall Autorità italiana. Il rapporto con i paesi fornitori è cruciale. Russia e Algeria, come considerare questi due paesi in qualità di interlocutori? I rapporti con Russia e Algeria e con le relative società Gazprom e Sonatrach sono sostanzialmente affidabili, sebbene le recenti controversie sui transiti nell est europeo connesse all aumento dei prezzi di fornitura a quei Paesi, abbiano messo a nudo una certa fragilità del sistema europeo. L Ue sempre di più andrà a dipendere dalle forniture esterne e pertanto deve dotarsi di obiettivi e politica comuni, facendo valere la forza dei suoi consumatori, per determinare un quadro comune entro cui le singole imprese possano svolgere le proprie azioni commerciali nei confronti dei produttori esterni. Questo vale soprattutto per l Italia, che già oggi dipende per il 67% delle sue importazioni di gas da Russia e Algeria. Recentemente da entrambi è stata manifestata la volontà di intervenire nel mercato del gas italiano. Gli accordi di Eni con Gazprom hanno reso possibile l ingresso diretto in Italia di questa società a fronte di un prolungamento dei contratti di fornitura fino al Questi accordi, se da un lato sono importanti dal punto di vista della garanzia della continuità futura degli approvvigionamenti, vanno monitorati attentamente dal punto di vista della concorrenza, perché non portano nuovi volumi di gas verso l Italia, ma operano una suddivisione del mercato, dalla quale non è certo che traggano benefici i consumatori. Anche la società Sonatrach si avvia ad entrare direttamente nel mercato italiano, sia in occasione del potenziamento previsto per la fine del 2008 del gasdotto di importazione di gas algerino; Sonatrach è presente anche nella società GALSI costituita per la realizzazione del gasdotto di importazione dall Algeria via Sardegna. La penetrazione delle due società nel mercato europeo si è d altra parte già verificata in altri Stati membri. L importante è che questo avvenga a parità di condizioni e che pertanto anche le imprese europee possano partecipare a investimenti nel settore energetico di quei Paesi, in modo da rafforzare la mutua cooperazione e i legami reciproci di interdipendenza in un settore in cui le nostre imprese possiedono una posizione di notevole livello di esperienza e di tecnologie. In via generale la presenza di altri operatori di dimensioni importanti sul mercato potrebbe contribuire a diminuire l impatto dell operatore dominante e favorire la concorrenza a vantaggio dei consumatori finali, ma questo richiede da parte delle Autorità una forte attenzione per evitare il pericolo di intese fra questi maggiori operatori. È comunque necessario promuovere a livello nazionale ed europeo una politica di diversificazione dei Paesi di approvvigionamento, mediante nuove rotte di approvvigionamento ma soprattutto mediante la realizzazione di nuovi rigassificatori di GNL. Quali strategie e iniziative italiane nel settore dell energia? Quale il ruolo delle energie alternative e del nucleare? Perché siamo così in ritardo sui rigassificatori? Appare non proponibile e irrealistica la possibilità che oggi, in Italia, riparta il nucleare per la produzione di energia, anche per la mancanza di qualsiasi progetto concreto in tal settore. Mi pare invece possibile e doveroso che, mentre proseguono le azioni di messa in sicurezza del combustibile e delle scorie esistenti in Italia, il nostro Paese partecipi, in sede internazionale, alle attività di ricerca sul nucleare pulito di nuova generazione. Per quanto riguarda le fonti rinnovabili penso innanzitutto che se ne debba parlare sempre insieme all efficienza energetica: mi pare infatti sensato che si riduca l impatto ambientale del ciclo dell energia sia producendola in modo più pulito, sia evitando di sprecarla. Ciò submitted by the government in June to get powers to act on the matter. Also the norms included in the 2007 budget package simplify procedures to achieve the planned reduction of Eni s stake in Snam Rete Gas, bringing it down to 20 pc, as was previously done in the electricity sector. The government is to decide on the way to achieve it, taking into account the information forwarded by the Competition and Fair Trading Authority and the Gas and Electricity Authority. The issue grows broader in the European context. The European Commission suggests having a single European network for energy, with a single regulator. This would help better manage resources in the event of a crunch. Is this right and feasible? Can we think of a European Mr Energy speaking as one voice for 27 countries? The European Commission s proposal doesn t seem feasible in the short run, nor is it crucial for the internal market to work well. What we need most of all is to develop the interconnection level of EU member states transport networks and create new supply and exchange corridors, both to increase supply security and to boost competition. Operators must cooperate more, and we must set a minimum number of actions that, complying with the approved regulation on trans-european networks, can simplify commercial operations (for example, publishing homogeneous data on current, busy and assignable capacities; coordinated methods to reserve capacities along networks run by diverse operators; trans-frontier transit fees). Having a single European regulator doesn t seem feasible for the time being, especially considering that many member states still have not adequately transposed EU directives for the gas market. As a result there is even considerable diversity as to the degree domestic markets have been opened up and in the organisation of national systems. It would therefore be necessary first to try and attain a more uniform treatment of operators on a number of crucial points, such as access to networks and storage and on tariff mechanisms. A better coordination QUESTIONE ENERGETICA NAZIONALE. Tra le iniziative necessarie, vi è la realizzazione di nuove infrastrutture di importazione e stoccaggio gas, l utilizzo di energie rinnovabili e la promozione dell efficienza energetica. Nella pagina precedente, la centrale di stoccaggio di Cortemaggiore (Piacenza). THE NATIONAL ENERGY ISSUE. Crucial initiatives include building new infrastructure to import and store natural gas, using renewable energies and promoting energy efficiency. Previous page, the gas storage station at Cortemaggiore (Piacenza). among national watchdogs should be developed within EU bodies, so as to harmonise norms in the various countries, in view of future developments. Cooperation between the various national and regional authorities is important too; indeed, that s what the Italian authority has been doing. Relations with supplier countries are crucial. What kind of interlocutors are Russia and Algeria? Our relations with Russia and Algeria and with Gazprom and Sonatrach respectively, are substantially good and reliable, even though the recent controversies on the transit of gas in Eastern Europe linked to the increase in the price to be paid by those countries to import gas have revealed that the European system is somewhat fragile. The EU will increasingly depend on supply from abroad; hence it must draw up common goals and policies, exploiting the strength of its consumers to outline a common framework within which single enterprises can develop their commercial business with external producers. This is especially true for Italy, which today depends on Russia and Algeria for 67 percent of its gas imports. Recently both these countries have expressed willingness to enter the Italian gas market. Eni s agreements with Gazprom allowed for the Russian giant to directly get into Italy in exchange for an extension of the gas supply contracts to Although these agreements are important to guarantee future supply stability, they must be closely monitored in terms of competitiveness, because they don t bring new gas volume into Italy, but create a partition of the market, and it is not certain that consumers will benefit from this. Sonatrach, too, is about to step into the Italian market thanks to the expected expansion of the pipeline for Algerian gas exports by the end of 2008; Sonatrach is also a partner in the company GALSI set up to build the pipeline to import gas from Algeria through Sardinia. Gazprom and Sonatrach have already entered the European market in other member states. What matters is that it should occur on equal terms and therefore European companies, too, should be able to invest in the energy sector in those countries, so as to strengthen mutual cooperation and interdependent ties in a sector in which our companies have a position of considerable know-how and technology. In general terms the presence of other large operators on the market could contribute to diminishing the dominant operator s impact and could favour competition to benefit end users, but this requires considerable attention from the Watchdogs in order to prevent the risk of pacts between these large operators. It is however necessary to promote a policy for diversifying supplier countries on the national and European level, through new supply routes but especially through the creation of new LNG terminals. What are Italy s strategies and initiatives in the energy sector? What is the role of alternative energy sources and nuclear energy? Why are we so behind on LNG terminals? The possibility that Italy may start again a nuclear industry appears impractical and unrealistic, also 9

5 IL PERSONAGGIO - THE PERSONAGE premesso, nelle nostre iniziative ci stiamo ispirando a un approccio che tende a favorire la costruzione di filiere produttive. Da un lato stiamo agendo a sostegno della produzione di energia rinnovabile, a cominciare dall energia solare, per la quale sono stati introdotti strumenti incentivanti nella Finanziaria 2007: detrazione fiscale al 55% per i pannelli solari per la produzione di acqua calda e obbligo di installazione di pannelli fotovoltaici per la produzione di elettricità sui nuovi edifici, intervento, quest ultimo, accoppiato a un provvedimento di ridefinizione dell incentivo sull energia prodotta da questi impianti, in via di emanazione. Sempre in Finanziaria, abbiamo riordinato la situazione per quanto riguarda i biocarburanti, per i quali siamo in netto ritardo rispetto a quanto previsto dalle direttive comunitarie. A breve, poi, provvederemo a riordinare anche gli incentivi sulla produzione di energia elettrica dalle altre fonti rinnovabili (eolico, biomasse, geotermia e piccolo idroelettrico), esigenza resa pressante dalla incerta situazione normativa che abbiamo ereditato. Per costruire filiere produttive provvederemo a breve a definire strumenti di sostegno a coloro che vogliono investire nella costruzione di componenti e sistemi per la produzione di energia da fonti rinnovabili: gli strumenti ai quali penso sono diversi, dal disegno di legge sulla produttività, al Quadro comunitario di sostegno, al fondo per l innovazione tecnologica. In tutti questi strumenti abbiamo dato priorità alla promozione delle tecnologie delle fonti rinnovabili, affinché il nostro Paese possa recuperare il grave ritardo accumulato. Per quanto riguarda la costruzione di impianti di rigassificazione di GNL, la loro realizzazione incontra notevoli difficoltà a livello locale, anche per una loro immotivata percezione come impianti ad alta pericolosità. Vi sono tre progetti autorizzati e in corso di costruzione e numerosi progetti in istruttoria, tutti in corso di procedura di valutazione di impatto ambientale e nella maggior parte dei casi gli enti locali sono contrari a queste iniziative, viste come una occupazione del loro territorio senza vantaggi immediati e ricadute sulle popolazioni locali. Occorre perciò un nuovo approccio, che crei un inserimento del progetto nell economia locale: la nuova infrastruttura si pone come una presenza pluridecennale sul territorio e pertanto deve essere un occasione di sviluppo dello stesso, e non solo un insediamento di cui compensare gli impatti negativi. Nel caso dei terminali di GNL tali possibilità sono rappresentate dalla catena del freddo, con l installazione in aree limitrofe di impianti di surgelazione e refrigerazione per prodotti locali agroalimentari, o per sinergie con altre imprese industriali locali, per recupero di energia o produzione di gas tecnici ad alto valore aggiunto. Per quanto riguarda le ricadute sul territorio e sulle comunità locali, la realizzazione di una nuova infrastruttura di approvvigionamento può essere accompagnata da misure volte a farne percepire l utilità da parte delle comunità locali, mediante sconti sulle forniture civili e industriali dell area dove sorge l impianto praticati dalle imprese di vendita che lo utilizzano, quali gli interventi di incentivazione previsti dal disegno di legge AS n.691, e a tariffe di trasporto e distribuzione ridotte per le stesse aree. La realizzazione di terminali è infatti essenziale per diversificare sia i soggetti che importano gas, con vantaggi in termini di concorrenza, sia soprattutto i Paesi di fornitura, obiettivi che hanno entrambi un carattere strategico. Una possibile misura di politica energetica potrebbe essere l introduzione di un valore minimo di approvvigionamento mediante GNL, da raggiungere nel corso di alcuni anni. because of the lack of any concrete project in this sector. Instead I believe Italy can and must participate internationally in researching new-generation clean nuclear energy, while guaranteeing the safe management of the nuclear fuel and radioactive waste existing in Italy. As for renewable energy sources, first-of-all I think that this always needs to be dealt with jointly with energy efficiency. In fact, I believe it is sensible to reduce the energy cycle s environmental impact both by producing energy in a cleaner way and by avoiding wasting it. That said, in our initiatives we are inspired by an approach that tends to favor the construction of production chains. On one side we are actively supporting renewable energy production, starting with solar energy, for which incentive measures have been introduced in the 2007 Budget Law: a 55 percent tax deduction for solar water heating and the mandatory installation of power-generating photovoltaic panels in new buildings. The latter is paired with a measure that redefines the incentive on energy generated by these panels and is about to be enacted. In the Budget Law we also reorganized the situation regarding biofuels, about which we are behind compared to what EU directives envisage. We will also soon revamp the incentives on power generation from other renewable energy sources (wind, biomass, geothermal, and small-scale hydroelectric generators); this is a pressing need created by the uncertain system of norms that we have inherited. In order to develop production chains we will soon outline support tools to those who want to invest in manufacturing components and systems to generate power from renewable sources: I am thinking about a variety of tools, from the bill on productivity, to the EU support framework, to the fund for technological innovation. In all these tools we have given priority to promoting renewable energy technology, so that our country can catch-up on this issue. As for the construction of LNG terminals, they meet many obstacles on the local level, also due to the fact that they are unjustifiably viewed as highly dangerous facilities. There are three authorized projects underway and numerous projects under review, all are going through the environmental impact evaluation procedure. In most cases local authorities are against these initiatives, which are regarded as an invasion of their territory without immediate benefits and positive effects for the local population. Therefore we need a new approach, so as to fit the project into the local economy: the new infrastructure will be there to stay on the territory for many decades and as a result it must be an opportunity for development, and not just an industrial settlement whose negative impact needs be balanced off. In the case of LNG terminals, these possibilities are represented by the cold chain, with the installation in nearby areas of facilities for cooling and freezing of local agro-industrial products, or for synergies with other local industrial companies, for energy recovery or the production of highadded-value technical gases. As for the benefits for the territory and the local community, the creation of a new gas supply infrastructure can be accompanied by measures aimed at having the local community appreciate its usefulness, by having retail companies using the infrastructure grant discounts to civil and industrial users in the area, such as the incentive measures provided by the bill AS n. 691, and having reduced transportation and distribution fees for the same areas. LNG terminals are indeed crucial to diversify both gas importers, with benefits in terms of competition, and above-all gas supplier countries. Both these objectives have a strategic nature. A possible energy policy measure might be setting a minimum value for supply through LNG to be attained in a few years

6 INTERVISTA - INTERVIEW Sicurezza energetica: una questione europea Da due anni alla guida della Commissione europea, José Manuel Durão Barroso si dichiara fiducioso e lancia proposte per affrontare il problema energetico europeo. Il global warming è la sfida più importante e la reciproca convenienza fornisce la base per stabili relazioni con i partner mondiali. Intervista a JOSÉ MANUEL DURÃO BARROSO di MARCO ZATTERIN COMPIUTA DAI SERVIZI DELLA nostra direzione Concorrenza è stata chiara: lo status quo non funziona. José L ANALISI Manuel Durão Barroso chiede all Europa di riscrivere le regole del mercato dell energia. I frequenti black-out, assieme alle difficili relazioni con i paesi fornitori e a una situazione di vischiosità nella gestione di alcune reti ancora legate agli antichi monopoli, hanno convinto il portoghese, 56 anni, da due alla guida della Commissione Ue, a mettere sul tavolo un composito pacchetto di proposte per ridisegnare il terreno di gioco. È un dossier difficile e di grande impatto confessa l ex primo ministro di Lisbona, pronto ad ammettere che il cammino sarà tutto meno che facile. Tuttavia, il primo gennaio è successo qualcosa che potrebbe dare un colpo di accelerazione alla riforma: il calendario a dodici stelle ha messo per sei mesi nelle mani di Angela Merkel il timone dell Unione europea. Ci attendiamo progressi nel corso della presidenza tedesca assicura Barroso. Il pacchetto di misure per il mercato dell energia e il cambiamento climatico predisposto dalla Commissione, punta proprio a sostenere un azione in questo senso. Ci sono proposte di ampio spettro che spaziano dalle emissioni alle fonti rinnovabili, passando per il mercato interno, con lo spacchettamento delle reti e il nuovo contesto regolatorio. Tutto ciò dovrà servire da base per le decisioni che gli Stati membri dovranno prendere nel Consiglio europeo di primavera a Berlino. Come affrontare il nodo dell offerta instabile? La prima carta per garantire i consumi è la diversificazione degli interlocutori, cosa che ovviamente non implica scelte protezionistiche. La diversificazione deve riguardare i paesi da cui hanno origine le materie prime e le stesse risorse. Questo è il modo migliore per assicurare la sicurezza dell approvvigionamento, senza alzare barriere, ma attraverso un dialogo costruttivo a 360 gradi e realizzando un mercato dell energia veramente aperto. NUOVE RELAZIONI. Per fronteggiare le questioni energetiche e gli effetti del riscaldamento globale del pianeta è importante l impegno compatto di tutti i paesi europei. Fondamentale l esempio trainante dell Europa per il coinvolgimento dei paesi fuori dall Unione. NEW RELATIONS. To tackle energy issues and the effects of the planet s global warming a solid commitment is required by all European countries. Europe setting the leading example is of crucial importance to draw in the Countries outside the Union. Talvolta vi hanno accusato di dirigismo. È successo quando parliamo di controllare i flussi di energia in modo da trasmetterla laddove serve in caso di crisi. Ma l accusa non ha fondamento. Se le regole del gioco sono cristalline, allora c è il mercato che tutela la trasparenza e l equilibrio dei rapporti. Gli Stati membri sono pronti a seguirvi? Spero che vorranno sostenere il progetto del mercato unico dell energia e capiscano che è il solo modo in cui noi possiamo avere gli strumenti e la forza per trattare con i partner mondiali. Non è possibile ambire a esprimersi con una voce davanti ai russi, con l Algeria o l Opec, e poi ritrovarci con 27 voci al nostro interno. È un problema di credibilità e coerenza. La risposta, insisto, è il mercato unico. ENERGY SECURITY AS A EUROPEAN ISSUE José Manuel Durão Barroso, who has led the European Commission for the past two years, says he is hopeful and launches proposals to tackle the European energy question. Global warming is the biggest challenge and mutual interest provides the basis for steady relations with world partners. interview with JOSÉ MANUEL DURÃO BARROSO by MARCO ZATTERIN ANALYSIS CARRIED OUT BY THE SERVICES of our Competition Directorate was clear: the status quo doesn t work. José Manuel Durão THE Barroso asks Europe to rewrite the rules of the energy market. The recurring black-outs, along with difficult relations with the supplier countries and a state of stickiness in the management of some networks that are still tied to the old monopolies, have convinced Portugal s Barroso, 56, at the helm of the European Commission, for the past two years, to put forward a diverse package of proposals aimed at redrawing the playing field. It is a difficult dossier with a great impact acknowledges the former prime minister from Lisbon, willingly admitting that the road ahead won t be an easy one. Yet, something happened on January 1 that could have the reform move faster: the European Union calendar put Angela Merkel at the helm of the European Union for six month. We expect progress during the German presidency says Barroso. The package of measures for the energy market and the climate change prepared by the Commission is aimed at sustaining efforts in this direction. There is a broad range of proposals from emissions to renewable energy, to the internal market with network unbundling and a new regulation context. All of this will provide the groundwork for the decisions the member States are expected to take at the European Council in Berlin this spring. How to tackle the issue of unstable supply? The first point to guarantee supply is to diversify our partners, 12 13

7 INTERVISTA - INTERVIEW La questione energia è legata direttamente al cambiamento climatico. L impressione è che non si stia facendo abbastanza. Il global warming è forse la sfida più importante di questo secolo, è una minaccia concreta alla vita del pianeta. Impegnarsi per risolvere il problema è una questione di responsabilità nei confronti delle future generazioni. Nonostante ciò, il problema appare molto complesso. Molti paesi fuori dell Ue non si stanno impegnando, pur essendo grandi inquinatori. Noi possiamo convincerli dando loro l esempio, stabilendo un collegamento diretto fra la questione del cambiamento climatico e quella della ottimale gestione delle risorse energetiche. Le tecnologie possono aiutarci a ridurre le emissioni. Terremo questa linea. Gli Stati membri, anche quelli che sembrano più riluttanti, cambieranno idea. È solo questione di tempo. Non hanno scelta se vogliono salvarsi. Bisogna far cambiare idea anche alla Russia, e convincerla a eliminare tutti gli attriti che spuntano spesso nei suoi rapporti energetici (e no) con l Unione. C è una cosa che dobbiamo evitare. Durante la guerra fredda, Europa e Russia sono state separate dall ideologia. Oggi non dovremmo dividerci per colpa dell energia. Io credo che questo sia un caso di ovvia e possibile interdipendenza positiva. Non è solo un affermazione politica, ci sono delle prove concrete a sostegno di questa tesi. La tesi del reciproco beneficio? Noi abbiamo un evidente interesse ad avere dei fornitori credibili mentre la Russia ha bisogno di acquirenti altrettanto attendibili, nonché dei nostri investimenti e della tecnologia per sfruttare al meglio le immense ricchezze naturali. L obiettivo delle relazioni bilaterali deve essere quello di costruire sulle reciproche convenienze. Non è difficile trattare con un paese a cui viene contestato il mancato rispetto di alcune fra le regole più elementari della democrazia? Abbiamo in corso scambi di vedute anche su argomenti insidiosi come i diritti umani. In nessuna occasione abbiamo omesso di sollevare il problema. Lo abbiamo fatto anche per la giornalista Anna Politkovskaia perché ancora non sappiamo chi l abbia uccisa. L ho detto in termini molto chiari al presidente Putin. Lo abbiamo invitato a non risparmiare alcuna iniziativa per scoprire e punire gli autori del delitto. La pressione europea è costante. Però? Dobbiamo evitare due possibili passi falsi: il primo è rinunciare a esprimere la nostra preoccupazione per eventi così gravi; l altra è interrompere il dialogo e il confronto. Non sarebbe nell interesse della democratizzazione in Russia. Serve il giusto equilibrio. La Russia è un interlocutore importante ed è un paese europeo. La domanda è se possiamo fidarci delle promesse di Putin? Non faccio mai processi alle intenzioni dei miei interlocutori. Ho incontrato Putin nove volte nelle occasioni più svariate da quando sono presidente della Commissione. Io credo che sia nel suo interesse, e in quello della Russia, mantenere un quadro di relazioni pienamente cooperative con l Unione europea. Come dicevo prima, conviene a tutti. Gli ho detto ripetutamente che la qualità dei nostri rapporti dipende anche dalla qualità della democrazia in Russia. È un messaggio molto preciso, spero che i russi lo capiscano. Magari non sono stato molto diplomatico, ma dovevo dirlo. In fondo, è il normale comportamento di un buon vicino che crede nel futuro dei rapporti bilaterali. Marco Zatterin è corrispondente de La Stampa da Bruxelles. which obviously doesn t imply protectionist choices. Diversification should concern countries where raw materials come from and the very resources. That is the best way to guarantee supply security, without setting up barriers, but through a constructive 360-degree dialogue and bringing about a really open energy market. At times they have charged you with dirigisme. That happened when we talk about controlling energy flows in such a way as to convey it where it s needed in a crunch. But the charge is groundless. When the rules of the game are crystal clear, then the market is there to guarantee transparency and balanced relations. Are the member States ready to follow you? I hope they will support the single energy market plan and understand it is the only way for us to have the tools and strength to negotiate with global partners. We cannot strive to talk with one voice to the Russians, to Algeria or OPEC, and then find us speaking with 27 different voices among us. It is a question of credibility and consistency. The answer, I insist, is the single market. The energy issue is directly linked to climate change. The impression is that you are not doing enough. Global warming is perhaps the most crucial challenge this century, it is a real threat to life on our planet. Striving to resolve the problem is a matter of responsibility towards future generations. Yet, the issue appears to be a very complex one. Many countries outside the European Union are not joining in the battle, even if they are heavy polluters. We can convince them by setting an example, establishing a direct link between the question of climate change and that of good management of energy resources. Technology can help us reduce emissions. Let s follow this line. The member States, even those that seem more reluctant, will change their mind. It is only a matter of time. They have no choice if they want to save themselves. Also Russia must be convinced to change its mind, and to eliminate all frictions that often come up in its relations about energy (and else) with the Union. There is one thing we must avoid. During the cold war, Europe and Russia were separated by ideology. Today we shouldn t be divided by issues about energy. I believe this is a case of obvious and possible positive interdependence. This isn t just political talk, there is concrete evidence to support this theory. The theory of mutual benefit? We are obviously interested in having reliable suppliers while Russia needs buyers that are just as reliable, and needs as well our investments and technology to best exploit its huge natural wealth. Bilateral relations must be aimed at building on the basis of mutual convenience. Is it not difficult to deal with a country said to fail to respect some of the most basic rules of democracy? We are currently trading views also about tricky issues such as human rights. We have never failed to bring up the problem when it was the case. We also did so about newswoman Anna Politkovskaia because we still don t know who killed her. I said this to President Putin in very clear terms. We asked him to spare no effort to uncover and punish the ones who committed the crime. European pressure is constant. But? We must avoid two possible missteps: the first is giving up expressing our worry regarding so serious events; the other is breaking the dialogue. It wouldn t be in the interest of democratisation in Russia. The right balance is needed. Russia is an important partner and a European country. The question is whether we can rely on Putin s promises. I never judge my interlocutors on mere intent. I met Putin nine times on various occasions as president of the Commission. I believe that it is in his interest, and that of Russia, to fully cooperate with the European Union. As I said before, it is in the interest of all of us. I told him repeatedly that the quality of our relationship depends on the quality of Russian democracy as well. It is a precise message, I hope the Russians understand it. Perhaps it wasn t very diplomatic of me, but I had to say it. In the end, it is a normal thing to do for a good neighbour who believes in the future of the bilateral relation. Marco Zatterin is correspondent for La Stampa in Brussels

8 TAPPE - STAGES Annus horribilis Duopolio dei produttori del gas, reti di importazioni insufficienti, carenze di rigassificatori, discordie sulle liberalizzazioni: ecco alcuni nodi emersi dopo la crisi del gas del Quali le azioni necessarie ancora da compiere a livello nazionale ed europeo. di ENRICO CISNETTO PIÙ EUROPA PER FRONTEGGIARE L EMERGENZA gas. È passato ormai un anno da quel terribile inverno del 2005 quando la domanda registrò un forte incremento nella prima parte del periodo invernale, sia per le condizioni climatiche particolarmente rigide, sia per l aumento della produzione elettrica degli impianti alimentati a gas. In quella occasione vennero al pettine tutta una serie di nodi che caratterizzavano le nostre scelte in materia di politica energetica. Scelte che ancora oggi paghiamo senza che, nonostante i molti proclami, si sia fatto nulla per ovviarne le conseguenze. Tutto inizia con le elezioni in Ucrania. Come spesso succede, la crisi si avviò per un problema politico. Con la vit- toria di Viktor Yushenko durante le elezioni presidenziali del 26 dicembre 2004, dopo la rivoluzione arancione, il baricentro politico dell Ucraina si è spostato sempre più verso l Unione Europea, affrancandosi dall influenza russa. L Ucraina, però, era da decenni nell orbita di Mosca ed è sempre dipesa dalla Russia per il fabbisogno energetico, e più specificatamente dalla Gazprom, la quale vendeva il gas agli ucraini a un prezzo di favore (50 dollari ogni mille metri cubi). Nel frattempo, però, l Ucraina aveva ottenuto dalla Ue lo status di economia di mercato e quindi la Gazprom ha iniziato a tariffare il gas a prezzi correnti: dapprima a 160 dollari, poi, dopo il rifiuto ucraino, a 230 dollari ogni mille metri cubi di gas. La possibilità di ricatto di Mosca su Kiev era però limitata dal fatto che il gasdotto, dopo aver attraversato l Ucraina, proseguiva per ap

9 TAPPE - STAGES CITTÀ AL FREDDO. Le tensioni tra Russia e Ucraina e il clima rigido dello scorso inverno hanno comportato riduzioni del gas diretto verso i Paesi europei. In Ucraina transitano infatti i gasdotti che dalla Siberia giungono in occidente. A fronte, cittadini ucraini in fila per il rifornimento di carburante. In apertura, un impianto Gazprom. CITIES IN THE COLD. Tensions between Russia and Ukraine and severe weather last winter led to disruptions in gas supply to European countries. Gas pipelines taking Russian gas from Siberia to the West cross Ukraine. Opposite, Ukrainians lining up for refueling. In the leadoff picture, a Gazprom plant. provvigionare anche i clienti europei (l 80% del gas russo passa di lì). Così, a rimetterci sono stati gli importatori europei: in Italia, Eni ha registrato una riduzione di circa il 24% nel flusso di gas dalla Russia attraverso l Ucraina; in Francia il calo è stato tra il 25% e il 30%; in Polonia del 38%. Il 4 gennaio Mosca e Kiev sono arrivate a un accordo: secondo un complicato schema di vendita, l Ucraina acquisterà gas russo per i prossimi 5 anni al prezzo di 230 dollari, ma potrà acquistarne anche da altri paesi, come Kazakhstan e Turkmenistan, a prezzi più bassi, attraverso una compagnia svizzera a partecipazione russa e ucraina (chiamata Rosukrenergo) che venderà il gas al prezzo complessivo di 95 dollari ogni mille metri cubi. Intanto anche i sommovimenti politici hanno stabilizzato la situazione: Yanucovich, lo sfidante sconfitto di Yushenko alle elezioni, è tornato premier, assicurando quindi al paese una rinnovata vicinanza a Mosca. La situazione in Italia. Noi, però, abbiamo fatto grande fatica a imparare la lezione. La contrazione dell offerta evidenziò una serie di altre criticità della nostra rete: i problemi d avviamento del gasdotto dalla Libia; l insufficiente disponibilità infrastrutturale (per importazione e stoccaggio del gas); l improprio uso degli stoccaggi da parte di operatori, specie nella prima parte della stagione invernale. Ma soprattutto si è persa un occasione d oro per comprendere, una volta per tutte che se nel mondo a vendere il gas sono solo società di Stato e in particolare due, la russa Gazprom e la algerina Sonatrach con una posizione non solo duopolistica sul mercato dei produttori, ma anche con un uso neo-imperialista del loro potere, non è pensabile che a negoziare ci siano piccoli compratori privati. O meglio, è possibile solo a costo di pagare il gas cifre iperboliche, a tutto danno di quelle bollette che con la liberalizzazione si vorrebbero più basse. Il caso della Gran Bretagna insegna: la privatizzazione di British Gas e l apertura del mercato a qualche decina di attori ha portato gli inglesi a pagare mille metri cubi euro, cioè il doppio dei 190 che sborsa Eni. D altra parte, se l energia è uno strumento della politica di relazione tra i paesi, le società che vendono e comprano gas e petrolio o sono pubbliche o, come nel caso delle sorelle americane, sono grandi corporation che incidono fortemente sulle scelte della politica. Invece, in Italia si è scatenato un dibattito sugli impedimenti alla concorrenza che genera la posizione di Eni, e con una sicumera degna davvero dei talebani si è continuato a insistere su una liberalizzazione nel mercato interno che somiglia a una guerra tra poveri, visto che il problema è e rimane a monte. I tre grandi del gas. Ad agosto, poi, è successo anche altro: è arrivato l accordo intersocietario tra Gazprom, ANNUS HORRIBILIS A gas producer duopoly, inadequate import networks, the lack of LNG terminals, controversy about liberalizations: here are the issues that have come to the fore in the wake of the 2005 gas crunch. What are the necessary actions yet to be adopted at the national and European level. by ENRICO CISNETTO WE NEED MORE OF EUROPE TO TACKLE THE GAS emergency. A year has gone by since that terrible winter 2005 when there was a strong increase in gas demand early in the winter, due both to severe weather and increased activity of gasfired power stations. The crisis brought to the fore many problems that have marked our energy policy choices. Choices we still pay the price for today, without having done anything to take remedy, despite lots of announcements. Everything starts with elections in Ukraine. As often happens, the crisis started with a political problem. When Viktor Yushchenko won the presidential elections of December 26, 2004, in the wake of the Orange Revolution, Ukraine s political centre of gravity shifted towards the European Union, shaking off Russian influence. Ukraine, however, had been in Moscow s political orbit for decades and it has always depended on Russia for its energy needs, and more specifically on Gazprom, which sold gas to Ukrainians at an amicable price (50 dollars per 1,000 cubic metres). In the meantime, the European Union had granted Ukraine the status of market economy and therefore Gazprom began billing the gas at market prices: 160 dollars to start with, then, when Ukraine refused, 230 dollars per 1,000 cubic metres. Moscow s ability to blackmail Kiev was limited, however, by the fact that the 18 19

10 TAPPE - STAGES I numeri del taglio Shortfall numbers Le percentuali dei tagli alle forniture riferite al 2 gennaio 2006: Percentages of supply shortfalls related to January 2, 2006: Italy 24% France 25-30% Germany non quantificata/not available Croatia oltre/over 30% Slovenia 25% Hungary 25% Austria 30% Romania 30% Slovakia 30% Poland 38% I GIGANTI DEL GAS. Particolare del palazzo moscovita sede della società russa Gazprom. Vladimir Putin durante l intervento all ultimo summit per l energia Ue-Russia. A fronte, Algeria, giacimento di Bir-Rebaa, deserto sahariano sud-orientale. THE GAS GIANTS. Detail of the Moscow building where the Russian company Gazprom has its headquarters. Russian President Vladimir Putin addressing the recent EU-Russia summit on energy. Opposite, Algeria s Bir-Rebaa field in the South-East Sahara desert. denti nell approvvigionamento dallo stesso soggetto sia a Nord sia a Sud. In una parola, siamo circondati. Intanto, gli spagnoli hanno tentato di creare il loro campione nazionale con la fusione Gas Natural-Endesa, i tedeschi di E.On hanno rotto lo schema per puntare a diventare il più grande operatore europeo superando i francesi di Edf. E il coinvolgimento diretto dei governi ha fatto capire che qui la retorica del mercato può essere fuorviante. Niente di scandaloso: con le regole della finanza ci si giocano obiettivi industriali e di crescita economica che sono di interesse diretto dei cittadini ancor prima che degli azionisti. Nel corso dell ultimo summit per l energia Ue-Russia, il presidente Putin, ha ribadito che Mosca non intende ratificare la Carta dell energia, mentre alcuni leader europei come Romano Prodi si sono detti certi che a marzo arriverà la sospirata firma. Alcuni suggerimenti. Ma nel frattempo, visto che l Europa e l Italia non possono stare a guardare, ecco alcuni suggerimenti su cosa converrebbe fare. Primo: è bene mantenere sotto controllo pubblico la proprietà di Eni per cui l attuale assetto con il Tesoro al 20,32% e la Cassa depositi e prestiti al 10%, cui si aggiunge un 5% di Lukoil e Sonatrach, le tre grandi aziende del gas che insieme generano il 60% dell import europeo e il 70% di quello italiano (che nel 2010 arriverà al 75%). Con questo siamo arrivati alla negazione dell esistenza di un mercato del gas e alla nascita di un monopolio di fatto. L Opec del gas come è stata impropriamente ribattezzata, visto che quella del petrolio è un soggetto molto più articolato di questa trimurti sarà capace di imporre prezzi e quantità a chi compra, chiudendo ogni spazio di concorrenza, peraltro finora esile, tra venditori. E i più colpiti siamo noi, primi al mondo nella dipendenza da gas, specie se si considera che Sonatrach è intenzionata a cedere a Gazprom parte della propria partecipazione nel gasdotto in costruzione tra Algeria e Italia, con il risultato che ci troveremmo a essere dipengas pipeline, after crossing Ukraine, went on to supply also other European clients (80pct of Russian gas exports transit through Ukraine). As a result, it was the other European importing countries who lost out: in Italy, Eni recorded a 24pct drop in Russian gas imports through Ukraine; in France the reduction was 25 to 30pct; in Poland 38pct. On January 4 Moscow and Kiev came to an agreement: following a complicated selling arrangement, Ukraine will buy Russian gas for the next 5 years at a price of 230 dollars, but can also buy from other countries, such as Kazakhstan and Turkmenistan, at lower prices, through a Swiss-based company with a joint Russian and Ukrainian ownership (called Rosukrenergo) that will sell the gas at an overall price of 95 dollars per 1,000 cubic metres. Meanwhile also the political turbulence has stabilized in Ukraine: Viktor Yanucovych, the rival Yushchenko had beaten at the polls, became premier again, making sure Ukraine moved closer to Moscow again. The situation in Italy. We in Italy had a hard time learning our lesson. The drop in supply highlighted a series of other criticalities in our network: the problems starting up the gas pipeline from Libya; the lack of infrastructures (to import and store gas); the inappropriate use of gas reserves by corporate operators, especially in the early part of winter. But above all Italy missed a golden opportunity to understand once and for all that if all the big gas sellers in the world are State-owned companies two in particular, Russia s Gazprom and Algeria s Sonatrach, with a position that is not only duopolistic on the producer market, but also neo-imperialistic in their use of power it is unthinkable that small private buyers should be the ones to negotiate with them. Or rather, it could be so but only at the price of paying astronomic prices for gas, at the expense of people paying the gas bills, bills that liberalization should make cheaper. The case of the U.K. is a good lesson: the privatization of British Gas and opening up the market to a few dozens of players caused the Britons to pay euros per 1000 cubic metres, that is twice the 190 euros Eni disburses. On the other hand, if energy is a political instrument in international relations, companies selling or buying oil and gas are either State-controlled or, as in the case of the American sisters, are big corporation that have a strong influence on the political choices. Yet, in Italy a debate has been raging on the obstacles to competition caused by Eni s position and with Taliban-like arrogance people keep insisting on a liberalisation of the domestic market that resembles a war between poor ones, since the problem is and remains upstream. The three big gas players. In August more things happened: Gazprom, Lukoil and Sonatrach, the three big gas companies that together generate 60pct of European 20 21

11 TAPPE - STAGES PROSPETTIVE. Il terminale di Panigaglia (La Spezia). La costruzione in Italia di nuovi rigassificatori contribuirebbe ad accrescere l autonomia del Paese. Queste strutture, infatti, consentono l acquisto di gas proveniente da località geografiche anche particolarmente lontane dalle zone di consumo. A fronte, alcuni titoli della stampa nazionale ed estera pubblicati nel periodo PROSPECTS. The Panigaglia LNG terminal at La Spezia. Building new LNG terminals in Italy would help increase the country s energy independence. These facilities allow to buy gas produced in locations geographically very far away from consumer regions. Opposite, headlines in Italian and non-italian papers in the period. autocontrollo, deve essere considerato il minimo invalicabile e rivedere il piano di cessione di Snam Rete Gas, per la quale è inutile continuare a dilazionare i tempi, mentre è opportuno prendere una decisione strategica (magari anche attraverso una fusione con Terna, come propongono alcune componenti del centro-sinistra). Secondo: l Antitrust non pretenda di spacchettare Eni, nella presunzione tutta teorica che tanti piccoli gasisti creano concorrenza e dunque tutelano gli interessi degli utenti, perché il rischio che la nuova armata rossa, fatta di tubi anziché di militari, ci possa infliggere un colpo mortale è davvero troppo alto per poterlo correre. Viceversa, c è uno spazio di mercato per i privati che corrisponde a un reale interesse del paese, quello dei rigassificatori che renderebbero conveniente riacquistare gas proveniente da paesi, specie africani, che sono lontani o che comunque non dispongono di pipeline. Noi ne compriamo poco peccato, visto che il prezzo è conveniente, anche aggiungendo i costi di trasporto perché in Italia abbiamo un solo impianto di rigassificazione (degli anni Cinquanta, di proprietà Eni). Ma se si facessero almeno altri tre o quattro rigassificatori, ci renderemmo più autonomi e sicuri in termini di approvvigionamento nazionale, creeremmo un lavoro di indotto (anche di ricerca tecnologica) non indifferente e potremmo diventare, come saggiamente suggerisce Umberto Quadrino di Edison, l hub del gas rigassificato per l intera Europa. Le possibili azioni dell Unione Europea. È poi necessario che la Ue riesca a dare una risposta univoca ai tentativi di fare cartello che vengono da fuori dei confini. Al ricatto del monopolio si può rispondere in una sola maniera: facendo la stessa cosa dal lato della domanda. Al cartello dei venditori si deve rispondere con il cartello dei compratori. Altrimenti, lasciare che a vedersela con la politica imperiale russa siano i singoli paesi acquirenti, significa non solo farsi imporre il prezzo, ma rischiare di perdere il controllo delle altre fasi del ciclo del gas. Tenendo conto che il rosso della nostra bilancia commerciale dipende, in massima parte, proprio dall energia, sia Bruxelles sia Roma devono prendere una serie di decisioni vitali per il loro futuro. Speriamo che non serva un altra emergenza-gas per farlo. Enrico Cisnetto, editorialista economico e opinion leader, è docente di Finanza alla Scuola di Giornalismo dell Università Luiss di Roma. gas imports and 70pct of Italian imports (due to rise to75 pct by 2010), struck a deal. This way we have reached a point where there is no gas market and a de facto monopoly. The OPEC of gas as it has inaptly been called, considering that the real OPEC is a much more articulated reality than this triad will be able to impose prices and quantities to the buyers, doing away with any room for competition, however weak so far, between sellers. And we in Italy are the ones to suffer most, since our country is the one most depending on gas imports in the world, especially considering that Sonatrach intends to sell to Gazprom part of its stake in the gas pipeline that is being built between Algeria and Italy, with the result that we will be dependent on the same suppliers both from the North and the South. In one word, we are surrounded. In the meantime, Spain has been trying to create its own national champion through the merger of Gas Natural and Endesa, the Germans are trying to make E.On the biggest operator on the European market, surpassing France s EDF. And the direct involvement of the governments of these countries shows that the market rhetoric could be misleading here. Nothing outrageous: along with financial rules here are at stake objectives of industrial and economic growth, which are in the direct interest of citizens even more than shareholders. At the latest EU-Russia energy summit, President Putin restated that Moscow has no intention to ratify the Energy Chart, while some European leaders, such as Romano Prodi, had said they were sure that the Chart would be signed in March. Some suggestions. But in the meantime, considering that Europe and Italy cannot just sit and wait, here are some suggestions as to what to do. First: it is good to keep Eni under State control so that the current arrangement with the Treasury owing pct and the Cassa Depositi and Prestiti another 10pct, to which a 5pct self-control stake should be added, must be considered the absolute minimum and the plan to spin off Snam Rete Gas should be revised, about which it is useless to keep putting off a decision while it is advisable to take a strategic decision (maybe through a merger with Terna, as some members of the centre-left propose). Second: the Antitrust shouldn t insist on Eni to unbundle, in the totally theoretical assumption that many small gas operators create competition and therefore protect the interests of consumers, because the risk that the new red army, made up of pipes instead of soldiers, may inflict us a deadly blow is really too high to run. The other way round, there is a market space for private parties that corresponds to a real interest of the country, that of LNG terminals that would make it worthwhile to buy gas from countries, African in particular, that are far away or just lack a pipeline link. We in Italy don t buy much from those countries a pity as the prices are good, even adding the transport costs because in Italy we have one LNG terminal (dating back to the 1950s and owned by Eni). But by building at least three or four more LNG terminals, we would become more selfsufficient and secure in terms of national supply, we would create not a few allied activities (including technological research) and might become, as Edison s Umberto Quadrino wisely suggests, an LNG hub for the whole of Europe. The possible actions by the European Union. The EU also must give an unambiguous response to attempts at cartel forming coming from beyond its borders. There is only one possible answer to the blackmail by monopolies: doing the same on the demand side. The answer to the sellers cartel is a buyers cartel. Otherwise, leaving single buying countries to face up to Russia s imperial policy not only means having the price imposed, but brings the risk to lose control over the other phases of the gas cycle. Taking into account that the deficit of Italy s trade balance is caused mostly by energy imports, both Brussels and Rome must take a series of crucial decisions for their future. Let s hope that it doesn t take another gas crunch to do so. Enrico Cisnetto, economic columnist and opinion leader, is Finance professor at the Journalism School of Rome s Luiss University

12 SOLUZIONI - SOLUTIONS Le regole per l energia All Italia si chiede maggiore fluidità normativa, certezze amministrative e giuridiche nel settore delle reti di trasporto. Come rafforzare la competitività dei paesi della UE, ridurre la dipendenza energetica, favorire lo sviluppo e salvaguardare l ambiente. intervista a ANTONIO TAJANI di ALESSIO DE SIO ONOREVOLE TAJANI LEI HA UN OSSERVATORIO e una esperienza politica che le permettono di poter esprimere giudizi a 360 gradi sulla problematica delle infrastrutture. L Europa come vede il nostro paese da questo punto di vista? Siamo realmente molto indietro? Per ciò che concerne il mercato energetico italiano, secondo la Commissione, questo ha registrato notevoli progressi nell apertura a nuovi operatori. Rimangono alcuni settori in cui la Commissione ritiene si dovrebbe forse fare di più, come, ad esempio, nel mercato del gas. Per quanto riguarda le reti di trasporto, l impressione è che, talvolta, in Europa, l Italia venga ancora troppo spesso vista come un paese in cui è difficile realizzare opere per ostacoli tendenzialmente normativi e burocratici, ma anche politici. Su questo molto si può ancora fare dando maggiore certezza amministrativa e giuridica. Qual è la situazione nel resto del continente? Gli ultimi studi sul settore energetico europeo rilevano la necessità di un miglioramento della concorrenza soprattutto nei mercati del gas e dell elettricità. Secondo i dati del rapporto sullo stato dell energia in Europa del 2005 tali mercati risultano inefficienti e costosi anche per l assenza di sufficienti investimenti nelle infrastrutture. Il recente piano di azione europeo sull energia ha messo a punto strategie per ridurre la dipendenza energetica in Europa e rafforzare la nostra competitività sui mercati internazionali, oltre che per rispettare gli impegni di Kyoto. Determinante sarà l impegno degli Stati membri a realizzarle. SISTEMI NAZIONALI. Germania, Ulm, snodo autostradale. Adeguate infrastrutture contribuiscono allo sviluppo economico e sociale di un paese e ne accrescono la competitività sul mercato internazionale. NATIONAL SYSTEMS. Germany, Ulm, a superhighway junction. Adequate infrastructure helps the economic and social development of nations and boosts their competitiveness on the global market. Quali sono nella UE i casi migliori e quelli peggiori di adeguamento infrastrutturale in seguito alla crisi del gas? Chi si sta muovendo prima degli altri? La sicurezza dell approvvigionamento energetico e il funzionamento del mercato interno dell energia sono obiettivi fondamentali di questa politica settoriale, come si evidenzia negli orientamenti sulle reti transeuropee dell energia (TEN-E), intesi a promuovere la creazione di una rete del gas e dell elettricità dal carattere veramente europeo, attraverso un migliore collegamento delle diverse reti nazionali. Per quanto riguarda la rete del gas, sono entrati in funzione un importante collegamento tra la Francia e la Spagna e nuovi terminal per il gas naturale liquefatto (GNL) a Carthagena, Bilbao e Barcellona. Diversi terminal GNL sono in fase di costruzione in Italia, Spagna, Grecia e nel Regno Unito e, guardando al panorama nazionale, è recentemente entrato in funzione anche un nuovo gasdotto che collega la Libia con l Italia (Sicilia). Fra i grandi progetti in fase di autorizzazione figurano il gasdotto che collega il mar Caspio con l Austria attraverso la Turchia, l interconnettore Grecia-Italia e l interconnettore Danimarca- Germania-Svezia, nonché THE RULES FOR ENERGY Italy is asked to develop more fluent regulations and administrative and legal certainty in the transport network sector. How to make EU countries more competitive, reduce energy dependence, encourage development and protect the environment. interview with ANTONIO TAJANI by ALESSIO DE SIO MR TAJANI, YOUR OBSERVATION POINT AND political experience allow you to give all-around opinions on the infrastructure problem. How does Europe consider Italy from this point of view? Are we really that much behind? As to the Italian energy market, according to the Commission, much progress has been made in opening it up to new operators. There are some sectors where maybe more should be done: the Commission thinks, for instance, this is the case with the natural gas market. As to the transport networks, one has the impression that in Europe at times Italy is still too often regarded as a country where it is difficult to carry out projects basically due to regulatory and bureaucratic obstacles but also to political ones. On this point a lot more can be done to offer greater administrative and legal certainty. What is the situation in the rest of the continent? The latest studies on the European energy sector point to the need to improve competition especially in the gas and power markets. According to the data included in the 2005 report on the energy situation in Europe these markets turn out to be inefficient and expensive also due to a shortage of investments in infrastructure. The recent European action plan on Energy has developed strategies to reduce Europe s energy dependence and strengthen our competitiveness on global markets in addition to respecting the Kyoto Protocol. The commitment of member states to implement these strategies will be decisive. Which are the best and worst examples in the EU of infrastructural adaptation following the gas crisis? Who is moving faster than the others? Who is being slow? Energy supply security and the performance of the national energy market are crucial objectives of this policy, as highlighted in the guidelines on Trans-European Energy Networks (TEN-E). The aim is creating a truly European gas and power grid by better connecting national networks. As to the gas network, an important link between France and Spain and new Liquefied Natural Gas (LNG) terminals have been started up at Carthagena, Bilbao and Barcelona. Several LNG terminals are under construction in Italy, Spain, Greece and the U.K. and, looking at Italy, a new gas pipeline connecting Libya to Italy (Sicily) started operating recently. 25

13 molti terminal GNL in Italia e Spagna e un impianto di stoccaggio sotterraneo in Spagna. Come fare allora per superare le difficoltà? Lei conosce bene i meccanismi degli enti locali, e anche il loro potere d interdizione per la realizzazione di nuove grandi infrastrutture. È così difficile coniugare sviluppo, ambiente, turismo ed esigenze del territorio? È evidente che al momento di realizzare un infrastruttura o, più in generale, un opera pubblica subentra quello che gli inglesi chiamano il principio del NIMBY (Not in my backyard): ovvero sono d accordo con il principio ma costruisci l opera da un altra parte. Questo ha portato a bloccare importanti realizzazioni di opere infrastrutturali: penso ai problemi sorti nella realizzazione della Torino-Lione o ai problemi per la costruzione dei rigassificatori in Puglia. È evidente, tuttavia, che in tutti questi casi è necessario tener conto in primo luogo della salute e sicurezza dei cittadini e della tutela ambientale, assicurando, tuttavia, che le procedure destinate a tener conto di queste esigenze vitali siano utilizzate in maniera efficace con tempi brevi in modo da creare maggiore certezza per gli investimenti. Quale riequilibrio territoriale occorre allora mettere in pratica nel rispetto delle politiche regionali, nazionali ed europee per raggiungere gli obiettivi di uno sviluppo condiviso e sostenibile? Una delle peculiarità della politica di coesione europea diversamente dalle politiche settoriali consiste nella sua capacità di adeguarsi alle particolari esigenze e caratteristiche delle specifiche sfide e opportunità dei contesti territoriali. Nel contesto della politica di coesione, GNL. Panigaglia, impianto di rigassificazione del Gas Naturale Liquefatto. La creazione di nuovi rigassificatori consente un ulteriore modalità di importazione di gas naturale rispetto all approvvigionamento via condotta. LNG. Panigaglia, the LNG terminal. Building new LNG terminals allows us to make use of a different way of importing natural gas, in addition to pipelines. la geografia è un fattore importante; per questo, al momento di elaborare i programmi e di concentrare le risorse sulle priorità fondamentali, gli Stati membri e le regioni devono rivolgere un attenzione particolare a queste circostanze territoriali specifiche. Tenere conto della dimensione territoriale serve a sviluppare comunità sostenibili e ad evitare che le disparità nello sviluppo regionale riducano il potenziale di crescita complessivo. Tale approccio richiede anche che potranno essere presi in considerazione problemi e opportunità specifiche delle aree urbane e rurali, nonché delle zone transfrontaliere e transnazionali, o delle regioni che presentano altri problemi perché insulari, difficilmente raggiungibili (come le regioni ultraperiferiche o artiche), scarsamente popolate o montuose. Può anche essere necessario tener conto dei problemi ambientali e demografici delle aree costiere. Lei ha dichiarato che oggi rischiamo di arrivare tardi agli appuntamenti internazionali, come per il Corridoio 5. Come mai l Italia ha perso, dopo essere stata all avanguardia in campo europeo negli anni Sessanta e parzialmente anche in quelli Settanta, la sua competitività dal punto di vista infrastrutturale? Come già accennato, spesso ciò accade per intoppi legali e burocratici che rischiano di farci perdere occasioni importanti. Così, ad esempio, è stato per i recenti finanziamenti alle opere ferroviarie della rete TEN in Italia. Gli strumenti normativi previsti per assicurare la partecipazione dei cittadini, la conformità ambientale e paesaggistica dei progetti dovrebbero invece essere realizzati in modo rapido e definitivo in modo da favorire lo sviluppo di reti transeuropee. Sulla politica energetica quale ruolo potrà avere l Italia nel contesto europeo o globale? È ipotizzabile un rafforzamento del ruolo dell importazione di gas attraverso il trasporto navale. Inoltre, anche se per molti è un tasto dolente, va affrontato con serietà il problema dei rigassificatori, selezionando con oculatezza le località ed eliminando i rischi di coinvolgimento delle popolazioni in caso di incidenti. Questa è, secondo me, la strada più rapida per eliminare il nostro paese e gli altri partner europei da una troppo stretta dipendenza dai gasdotti e dai paesi fornitori. Major projects awaiting clearance include the gas pipeline connecting the Caspian Sea to Austria through Turkey, the Greece-Italy and Denmark-Germany-Sweden interconnectors, as well as many LNG terminals in Italy and Spain and an underground storage facility in Spain. What then can be done to overcome these difficulties? You know the workings of local authorities well, and also their power to hinder new big infrastructural projects. Is it so difficult to match development, environment, tourism and territory requirements? Obviously when the time comes to carry out an infrastructure or, more in general, a public work, the NIMBY (Not in my backyard) effect comes into play: that is I agree with the principle but build it somewhere else. This has led to the obstruction of important infrastructure: I think about the problems raised by the Turin-Lyon railroad project or those related to the construction of LNG terminals in Apulia. Clearly, however, in all these cases, the priority goes to safeguarding the health and security of people and protecting the environment, while making sure, however, that the procedures aimed at taking these vital needs into account are handled efficiently and quickly to create more certainty for investments. What territorial balance should then be developed, complying with regional, national and European policies, to achieve the objective of shared and sustainable development? One of the peculiarities of the European cohesion policy unlike sectoral policies can be found in its ability to adjust to the particular needs and characteristics of specific territorial challenges and opportunities. Within the context of the cohesion policy, geography is a crucial factor; therefore, when programs are drafted and funds are allocated to top priorities, the member states and the regions must pay special attention to specific territorial conditions. Taking the territorial dimension into account POTENZIAMENTO DELLE RETI. Antonio Tajani, europarlamentare, sottolinea che, secondo i dati del rapporto sullo stato dell Energia in Europa del 2005, devono crescere gli investimenti per lo sviluppo delle infrastrutture dei mercati del gas e dell elettricità. BOOSTING NETWORKS. Antonio Tajani, a European MP, remarks that, according to data included in the 2005 European Energy Situation report, more investments are needed to expand infrastructures in the gas and power markets. helps develop sustainable communities and prevent regional development imbalances from reducing the overall growth potential. This approach can help take into account also the specific problems and opportunities of urban and rural areas as well as trans-border or transnational ones, or of regions having other problems because they are made up of islands or are difficult to reach (such as arctic or ultra-peripheral regions), scarcely populated or rugged ground. It might also be necessary to pay attention to the environmental and demographic problems of the coastal areas. You have said that today we, Italians, risk being late for international projects, such as Corridor 5. How comes that Italy, after having been at the forefront in Europe in the 1960s and part of the 1970s, has lost its competitiveness from an infrastructural point of view? As mentioned above, this often happens due to legal and bureaucratic hitches that can make us miss important opportunities. This was the case recently with the funding of the railway projects of the TEN network in Italy. Regulations required to ensure citizen participation and the environmental and landscape conformity of these projects should be adopted quickly and definitely to foster the development of trans- European networks. Which role can Italy play about energy policy in the European context or the global one? The role of natural gas imports is likely to play an increasingly important role thanks to sea transport. Besides, even if it is a sore spot to many, we need tackle the issue of LNG terminals, carefully selecting the sites where to build them and making sure the population won t be hit in case of an accident. This is, in my opinion, the fastest way to relieve Italy and the other European partners from excessive dependence on natural gas pipelines and supplier countries

14 RISORSE - RESOURCES LUCI NELLA NOTTE. Un sguardo dal satellite su Europa e Nord Africa immerse nel buio. I paesi del benessere, cioè l Europa industrializzata, consumano molta più energia, per illuminare le loro città, dell Africa del nord, dove le luci elettriche sono visibili solo lungo le coste. LIGHTS IN THE NIGHT. A glimpse from a satellite on Europe and North Africa buried deep in the dark. The well-being nations, that is, industrialized Europe, consume a lot more energy to light up their cities than North Africa, where electric lights can be seen only along the coastline. Consumi e progresso Come garantire alla gran parte della popolazione mondiale una migliore qualità della vita? Primo obiettivo: superare i forti squilibri tra le aree del benessere e quelle del malessere attraverso un adeguata ridistribuzione delle disponibilità energetiche. di GIUSEPPE TURANI IL FUTURO DEL MONDO SARÀ NUCLEARE? LA risposta, anche se forse non è molto di moda di questi tempi, deve essere positiva. E per almeno due buone ragioni: inquinamento del pianeta e riserve energetiche. Le due cose, peraltro, sono talmente collegate fra di loro da essere quasi una cosa sola. Ma proviamo a tenerle distinte, per un po. Quello delle riserve petrolifere è sempre un problema che consente diverse risposte, a seconda del maggior o minor ottimismo di chi le fornisce. Gli ottimisti sostengono che esistono risorse (grosso modo) per altri cento anni. E probabilmente un secolo è una distanza abbastanza lunga. Così lunga da non sollevare poi troppe ansie, ma anche così lunga da non stimolare la ricerca di alternative percorribili. In realtà, anche ammesso che ci siano davvero risorse 28 CONSUMPTION AND PROGRESS How can we raise the standard of living of the majority of the world population? The first step is to bridge the large gaps between the so-called well-being and ill-being areas through an adequate redistribution of energy supply. by GIUSEPPE TURANI WILL THE WORLD GO NUCLEAR IN THE FUTURE? The answer, even though it might not be very popular right now, must be affirmative. For at least two good reasons: planet pollution and availability of energy resources. Besides, these two factors are so closely linked they are almost one single thing. But let s try to keep them separated for the time being. The problem of oil reserves has always allowed for different answers, depending on the extent of the optimism of those who supply them. Optimists claim oil reserves will last roughly for another 100 years, and that s quite a while, actually enough to avoid raising too much anxiety but also enough to fail to stimulate a search for viable alternatives. Indeed, even if petroleum resources were really to last for another century, the situation isn t so troublefree. It is enough to take a good look at the way the world is made to understand that big changes may come about in just a few decades, let alone one whole century. How much are we consuming? At present, planet Earth hosts about 6.5 billion people, 1.5 billion of whom consume a great deal of energy: from 26 barrels of oil per head a year in the US (the most wasteful of all) to 12 barrels in Europe. This is the so-called wellbeing area, where consumption is highest, because of large automobiles, powerful heating/cooling systems for homes, and other use. In the wellbeing area there are about 1.5 billion people. The other 5 billion live in the area we could name stretching it a bit the ill-being area. For example, average consumption per capita is about 2 barrels of oil a year in China and 1 barrel in India. Bottom line: oil consumption in China is one thirteenth that of the US, and the figure is one twenty-sixth in India. The situation should be clear by this stage. Just less than one quarter of the world population has extremely high energy consumption, while three quarters have an almost non existent consumption. Indeed, albeit the takeoff of the ill-being area countries is, as a matter of fact, slow, we must consider that also the 5 billion people who currently consume hardly any energy at all, will eventually attain decent consumption levels. Several years ago, together with Umberto Colombo, we calculated how much energy is needed to supply every African family with a little refrigerator (to preserve food, thus allowing to organise life being less dependent on the need to secure food on a daily basis) and a 40 watt lightbulb (to free daily habits from the need to go with sunlight, dawn and dusk). Well, the result was impressive, frightful. 29

15 RISORSE - RESOURCES petrolifere per ancora un secolo, la questione non è così pacifica. Basta infatti dare un occhiata a come è fatto il mondo per vedere che possono verificarsi grossi cambiamenti nel giro di appena qualche decennio (per non parlare di un secolo). Ma quanto si consuma? Oggi il pianeta Terra ospita circa 6,5 miliardi di persone. Un miliardo e mezzo ha consumi energetici molto elevati: si va dai 26 barili di petrolio a testa all anno per quanto riguarda gli Stati Uniti (i più spreconi) ai 12 per gli europei. E qui siamo nell area cosiddetta del benessere, dove abbiamo, appunto, i consumi più elevati, a causa delle automobili grandi, degli impianti di riscaldamento e di raffreddamento delle case molto potenti e di altri usi. L area del benessere, come abbiamo detto prima, riguarda un miliardo e mezzo di persone, all incirca. Gli altri 5 miliardi vivono invece in quella che potremmo definire (forzando un po ) l area del malessere : in Cina, ad esempio, il consumo medio si aggira intorno ai 2 barili di petrolio a testa all anno e in India addirittura siamo a un consumo pari a 1 barile all anno. In sostanza, in Cina il consumo di petrolio è un tredicesimo di quello degli Stati Uniti e in India si scende addirittura a un ventiseiesimo. A questo punto il quadro dovrebbe essere chiaro. Abbiamo poco meno di un quarto della popolazione mondiale che ha consumi elevatissimi e i rimanenti tre quarti che invece hanno consumi quasi inesistenti. Anche se è pur vero che il decollo dei paesi dell area del malessere è, per forza di cose, lento, bisogna pur immaginare che, prima o poi, anche i cinque miliardi di abitanti della Terra che oggi quasi non consumano energia arrivino a consumi decenti. Anni fa, insieme a Umberto Colombo, avevamo calcolato quanta energia ci sarebbe voluta per fornire a ogni famiglia africana un piccolo frigorifero (per consentire la conservazione del cibo, e quindi un organizzazione della vita meno legata alla necessità di procurarsi giorno per giorno il sostentamento) e una lampadina di 40 watt (per liberare la vita quotidiana dai ritmi del sole, alba e tramonto). Ebbene, ne erano uscite cifre spaventose, impressionanti. Forse occorrerà molto tempo prima che tutto ciò si realizzi, anche se dotare le famiglie dei paesi poveri di una lampadina e di un piccolo frigorifero dovrebbe far parte di ogni intelligente programma umanitario. In sostanza, entro certi limiti, è un obiettivo di progresso lavorare affinché anche nei paesi dell area del malessere si arrivi ad avere una disponibilità energetica di buon livello, tale da consentire una qualità di vita accettabile. Ma poiché gli abitanti di questa parte del mondo sono più del triplo di quelli che oggi consumano davvero energia, si arriva alla conclusione che il nostro è un mondo assetato di energia. A meno di non prevedere che per decenni e decenni (se non secoli), chi oggi non consuma continui a non consumare. A tutto ciò bisogna anche aggiungere che si stima che la popolazione mondiale arriverà a 8-10 miliardi prima di stabilizzarsi e quindi di smettere di crescere. Il mondo, cioè, sta correndo verso una situazione in cui su dieci abitanti due saranno discreti (o forti) consumatori di energia e 8 saranno invece, di fatto, tagliati fuori da questa risorsa. Si tratta chiaramente di un mondo inaccettabile. Però è anche il mondo verso il quale stiamo correndo. Ridistribuire energie. E di nuovo questa considerazione ci porta alla conclusione che distribuire energia è una delle chiavi di una politica umanitaria e di progresso sul pianeta. Questo, però, apre altri problemi. Il primo che viene in mente a chi già usa molta energia è appunto: dove andiamo a trovarla? È vero che ci sono risorse petrolifere per cento anni (ci dicono gli esperti). È vero che con una buona (e nemmeno feroce) politica di risparmi questi cento anni possono diventare 150. Ma questo nella visione di un mondo statico, in cui chi è povero e vive al buio continua a essere povero e a stare al buio. In una visione dinamica (e più giusta dal punto di vista umano) le cose non stanno così. La quota di coloro che possono costruirsi una qualità della vita migliore (grazie alla disponibilità di energia) deve crescere, e anche abbastanza in fretta. Se accettiamo questo modo di ragionare, ci accorgiamo che di energia non ne abbiamo abbastanza già oggi. Ma c è di più. Se invece di 1,5 miliardi di persone, quelli che si mettono a bruciare petrolio in quantità interessanti (non 26 barili all anno come gli americani, Perhaps plenty of time will pass TERRITORIO E INQUINAMENTO. before this happens, even though L inquinamento giving every family in poor creato dalla società countries a light bulb and a small dei consumi sta mettendo in serio fridge should be included in all pericolo anche zone intelligent humanitarian projects. del pianeta finora Basically, working to ensure a incontaminate. A destra, il traffico consistent energy availability in illbeing area countries, too, so as to americana. di una strada grant them a decent living TERRITORY standard, is, within certain limits, AND POLLUTION. what progress should be about. Pollution caused But since the people living in this by the consumer society is putting at serious part of the world are more than risk also so far three times as many as those who uncontaminated parts really consume energy today, we of the planet. Right, motor vehicle realise that our world is extremely traffic eager for energy, unless we picture on a US street that those who don t consume energy today, will keep on not consuming any for decades and decades, if not centuries. Besides, there is another problem: world population is expected to soar to 8-10 billion people before stabilising and stop growing. Namely, the world is rushing towards a situation in which two out of ten people will be considerable (or strong) energy consumers, whereas eight will be cut off from energy use. This is obviously unacceptable, but it s the situation we re heading for. Redistributing energy. Once again, this issue brings us back to the idea that distributing energy is one of the keys to a humanitarian policy of progress in the world. Yet this triggers other problems. The first thing that comes to mind in those who already consume a lot of energy is: where do we find it? Sure, oil reserves will last for another 100 years, so the experts say. Sure, a good and not even too brutal energy-saving policy can extend such a period to 150 years. But this view contemplates a static world, in which the poor who live in the dark will keep on being poor and living in the dark. From a dynamic, and more humane viewpoint, things are different. The percentage of people who attain better living standards thanks to energy availability must increase, and somewhat quickly too. Once one accepts this approach, one realises that there is not enough energy. Not even today. But there s more to that. If instead of 1.5 billion people burning considerable amounts of oil (not 26 barrels a year, as in the US, even 8 barrels will do), there were 3 or 4 billion people doing it, we quickly realise pollution on the planet would probably soon reach unbearable levels (unless we have already reached that stage). All this leads to the conclusion that the current model - based more or less on the fact that large amounts of oil are burned - is not a sustainable one, and can go on no more. Let me get this straight: 1.5 billion privileged people can live inside this highly polluting model, but 3 or 4 billion people cannot. It would unquestionably take us right to a probably irreparable ecologic disaster. Fundamentally, even if the Earth had oil reserves not for 30 31

16 RISORSE - RESOURCES ma anche solo 8) diventano tre miliardi e magari quattro, si vede subito che probabilmente l inquinamento del pianeta raggiunge rapidamente livelli assolutamente insopportabili (ammesso che non si sia già adesso a questo stadio). Da tutto ciò si arriva alla conclusione che l attuale modello (basato grosso modo sul fatto che si brucia petrolio in grandi quantità) non è un modello prolungabile. Voglio essere ancora più chiaro: un miliardo e mezzo di privilegiati possono vivere dentro questo modello (che è molto inquinante), ma non ci possono vivere tre o quattro miliardi di persone. Sarebbe la catastrofe ecologica assicurata, probabilmente non rimediabile. In sostanza, anche se sulla Terra ci fosse petrolio non per altri 150 anni e basta, ma per tutto il petrolio che ci piace immaginare, da un certo punto in avanti non potremmo bruciarlo. Ma ci sono, si dirà, le fonti rinnovabili, naturali. Certo, ma sappiamo benissimo che il loro contributo può essere solo modesto. Con le fonti rinnovabili, forse, possiamo azionare una pompa che tira fuori l acqua da un pozzo, ma non possiamo costruire una civiltà in cui la gente vive in case riscaldate, dispone di fabbriche per produrre medicinali e altri beni di consumo. Ritornare al nucleare. La conseguenza di questi ragionamenti è che bisogna guardare con molto interesse all energia nucleare (esattamente come si era fatto negli anni Cinquanta, quando si pensava che questa fonte energetica avrebbe cambiato la nostra vita). L energia nucleare non inquina l atmosfera, costa poco e oggi può essere gestita in grande sicurezza e con pochissimi residui radioattivi. Inoltre, è l unica (insieme al petrolio) che è in grado di consentire una produzione massiccia di energia. Si può addirittura affermare che oggi qualsiasi visione progressista del mondo passa inevitabilmente attraverso l uso dell energia nucleare. E questo per due ragioni. Da una parte consente là dove la qualità della vita è già molto elevata di disporre di quantità quasi infinite di energia non inquinante (le città potrebbero essere riscaldate non a gasolio, con benefici immensi per l ambiente). I paesi poveri potrebbero disporre, finalmente, di risorse energetiche consistenti e a basso prezzo. ENERGIA E PROGRESSO PER TUTTI. Se per i paesi emergenti, come la Cina, o per i paesi africani si immaginasse uno sviluppo industriale pari a quello dell occidente, i costi energetici e l impatto sull ambiente risulterebbero insostenibili. Per migliorare la sostenibilità dello sviluppo, molti sostengono l uso dell energia nucleare. ENERGY AND PROGRESS FOR EVERYONE. If one imagines an industrial development equal to the that of the West for emerging countries such as China or for the African countries, the energy cost and the environmental impact would be unsustainable. Many come out in favour of nuclear energy to improve development sustainability. Oggi hanno una certa diffusione visioni culturali per cui al problema energia si risponde con una sorta di ritorno alla civiltà agreste, a una civiltà cioè basata su bassi consumi energetici. Ma tutto questo è irrealistico. La civiltà va avanti, diventa più bella e più vivibile, persino più democratica, nutrendosi di energia. Possiamo parlare e discutere del destino dei paesi emergenti fino alla noia, ma chiunque si rende conto che per fare acquedotti, città, scuole, fabbriche, trasporti serve energia. E ne serve tanta. La risposta, se non vogliamo ridurre la Terra a un luogo invivibile (da cui ci toccherà emigrare) sta appunto nell energia nucleare. Un energia che (dopo sessant anni) sappiamo ormai dominare e gestire abbastanza bene e con una sicurezza praticamente totale. Giuseppe Turani, editorialista de La Repubblica. another 150 years and no more, but for as long as we like to imagine, once we reach a certain stage, we could burn no more oil. Some might say we can resort to renewable, natural resources. Sure, but we know perfectly well they can provide only modest quantities of energy. Renewables might perhaps give power to a pump drawing water from a well, but they cannot meet the need of a society in which people live in heated homes, run factories that produce medicines and other consumer goods. Back to nuclear. The result of this analysis is that we should start considering nuclear energy with great interest - exactly as was done in the 1950s, when it was a generally-held opinion that this energy source would change our lives. Nuclear energy does not pollute the atmosphere, it is cheap and can nowadays be run with greatly enhanced security measures, leaving very few radioactive residues. Besides, it is the only source, along with petroleum, that can ensure mass production of energy. We could even assert that all progressive vision of the world should now envisage the use of nuclear energy. For two reasons: on the one hand, it would ensure an almost limitless amount of non-polluting energy in the areas where standards of living are already high. Cities could be heated with nuclear energy rather than heating oil, to the huge benefit of the environment. On the other, poor countries could finally enjoy considerable energy resources at a low price. Today, there are widespread cultural views that the energy problem can be solved by kind of going back to an agricultural civilisation, based on low energy consumption. But that s unrealistic. Civilisation moves forwards, it becomes more beautiful and more liveable, even more democratic, feeding on energy. We can keep on talking about the fate of emerging countries forever, but everyone is well aware that energy is needed to build waterworks, cities, schools, factories and to power transportation. Actually, quite a lot of energy. The answer - if we don t want to make planet Earth an unliveable place, where we will have to emigrate from - can only be nuclear energy. An energy which - sixty years on - we now know how to control and manage well enough and virtually in absolute security. Giuseppe Turani, economic journalist with the daily La Repubblica

17 SCENARI - SCENARIOS THE TWO GIANTS THE WORLD DEPENDS ON Russia and Algeria are the most important gas producers and suppliers. Europe, and Italy in particular, look upon these two powers as ideal partners to develop not just economic relations. by GIULIANO GIUBILEI I due colossi che condizionano il mondo Russia e Algeria sono i più importanti produttori e fornitori di gas. L Europa, e l Italia in particolare, guardano a queste due potenze come partner ideali per sviluppare rapporti non solo economici. di GIULIANO GIUBILEI 34 AFFASCINANTI STRUTTURE. Mosca, in primo piano la cupola di vetro e bronzo dell Okhotny Riad, un grande centro commerciale con tre livelli sotterranei. Sullo sfondo il Museo Statale di Storia. FASCINATING STRUCTURES. Moscow, in the foreground the glass and bronze dome of the Okhotny Riad, a large shopping centre with three underground levels. In the background, the State History Museum. RUSSIA E ALGERIA: DIFFICILE VEDERLE UNITE sotto lo stesso marchio di potenze dell energia. Troppo diverso è il loro peso nel mercato, con la Russia che è ormai il maggior produttore e fornitore mondiale di gas e l Algeria che limita, si fa per dire, la sua influenza all area mediterranea. Ma sono entrambi paesi con i quali l Europa e l Italia in particolare dopo l accordo Eni con Gazprom e quello con Sonatrach devono sempre più fare i conti e dai quali possono arrivare grandi occasioni di sviluppo. Non solo nel campo dell energia. E anche se è vero che la dipendenza dell Europa dalla Russia resta altissima il 25% del gas che si consuma in Europa viene da lì Eurostat prevede che la crescita dell Algeria permetterà in futuro di limitare questa dipendenza. In pro- RUSSIA AND ALGERIA: IT S HARD TO IMAGINE THEM united under the same emblem of world energy powers. Their relevance in the global energy market is far too different: Russia is the world s largest producer and supplier of natural gas, while Algeria s sphere of influence is limited so to speak to the Mediterranean area. But they are two countries with which Europe and Italy in particular, following Eni s agreements with Gazprom and Sonatrach must increasingly deal with. Great development opportunities lie ahead, and not only in the field of energy. Sure, Europe still greatly relies on Russia indeed, 25% of the gas consumed in Europe comes from Russia but Eurostat expects Algeria s growth to curb such dependence in the future. A pipeline conveying natural gas through Nigeria to Europe, crossing the Sahara and Algeria, is expected to be running by As for Italy, the question is still open about LNG terminals. The economic relations with Vladimir Putin s Russia are excellent, especially for Italy, since it signed a gas procurement contract that ensures the supply of gas through Yet both the EU and Russia seem to be somewhat watchful. Energy security will be the key issue of the oncoming six months of German EU presidency, the Berlin government recently announced. Energy will be the utmost priority. Europe s major concerns come from the east. At the NATO summit held in Riga in November, experts presented the governments of the 26 member states an economic report analysing Putin s strategy for the energy sector. The report states that Controlling the European and Asian energy markets is a foremost matter for the Kremlin. The monopolistic, state-owned companies in the energy sector, with a global sphere of influence are the means through which Russia can attain such control. But that doesn t come as a surprise. Rather, it confirms that the Russian President uses energy as a political weapon, exploiting national giants such as Gazprom. The big chill between Moscow and Europe, also due to factors other than economic ones, didn t melt down at the European Council meeting held in Brussels in mid December. No progress was made in starting talks over a new cooperation agreement, nor in reaching a new energy covenant. Putin kept on defending the integrity of his economic giants, starting from Gazprom itself, and Europe still hasn t taken on a common energy policy, and keeps on observing, with growing concern, how the situation develops in Russia, especially as far as democracy is concerned. Despite the atmosphere wasn t exactly the best, Putin pointed out once again that the European Union is a vital partner for Russia, which will keep on ensuring gas deliveries, and that Europe depends on Russia just as much as Russia depends on Europe. But the Russian president doesn t want to discuss with the 35

18 SCENARI - SCENARIOS getto per il 2015 c è infatti la costruzione di un gasdotto che, attraverso il Sahara e l Algeria, porterà il gas dalla Nigeria direttamente nel cuore del vecchio continente. Per quanto poi riguarda l Italia, è ancora del tutto aperta la questione dei rigassificatori. I rapporti economici con la Russia di Putin per l Italia in particolare dopo l accordo che ci assicura il gas fino al 2035 sono eccellenti, ma il clima generale è di reciproca attenzione. In questi sei mesi di presidenza tedesca dell Unione Europea la sicurezza energetica sarà il tema centrale. Così promette il governo di Berlino, che l ha già annunciato nelle settimane scorse: l energia sarà in cima alla lista delle priorità. La preoccupazione per l Europa viene da est. Già al vertice di Riga, nel novembre scorso, gli esperti della Nato presentarono ai governi dei 26 paesi che compongono l alleanza un rapporto economico in cui veniva analizzata la strategia di Putin nel settore dell energia. Il dominio sui mercati dell energia di Europa e Asia dice il rapporto è una questione della massima importanza per il Cremlino. Le società monopolistiche controllate dallo Stato nel settore energetico, e in grado di esercitare un influenza globale, costituiscono il mezzo per ottenere tale dominio. Nessuna particolare novità, ma la conferma che il presidente russo fa politica con l energia, usando armi potenti come Gazprom e gli altri grandi gruppi. Il grande freddo, calato tra Mosca e l Europa anche a causa di fattori diversi dall economia, non si è sciolto nemmeno a Bruxelles, al Consiglio europeo di metà dicembre. Nessun progresso sull avvio dei negoziati per un nuovo accordo di cooperazione, nessun progresso sull energia. Con Putin che ha continuato a difendere l integrità dei suoi colossi economici, a partire da Gazprom, e un Europa che continua a non avere una politica comune per l energia, ma guarda con preoccupazione all evoluzione della situazione in Russia, soprattutto per quello che riguarda gli spazi di democrazia. Pur nel clima non proprio cordiale, Putin ha chiarito ancora una volta che l Unione Europea è un partner essenziale per la Russia che continuerà a garantire le forniture di gas. E che l Europa dipende dalla Russia quanto la Russia dipende dall Europa. Ma il Presidente russo non vuol discutere con i partner europei né di come si organizza sotto il suo rigido controllo il potere economico russo né dei livelli di democrazia in Russia. Nonostante le rassicurazioni di Putin l Europa teme la nuova grandeur di Mosca e il peso crescente sui mercati mondiali dei sei-sette grandi gruppi economici alla cui guida ci sono fedelissimi del presidente, da Gazprom al gigante del petrolio Rosneft, alle telecomunicazioni, alle ferrovie. Molti analisti condividono questi timori, anche se non mancano voci, come quella di Giulio Sapelli che sul Corriere della Sera, qualche settimana fa, invitava a non demonizzare troppo Mosca: La Russia non intende costruire campioni nazionali tout court sul modello francese o su quello delle nostre antiche partecipazioni statali. Fa una cosa diversa e fa molto di più e forse anche meglio. Crea dei campioni nazionali transfrontalieri in grado e con Gazprom La compagnia russa Gazprom è leader mondiale nella produzione di gas naturale. Le sue attività principali sono: ricerca, produzione, trasporto e commercializzazione di gas naturale; inoltre opera nel settore petrolifero e nella produzione di energia elettrica. È quotata presso le Borse di New York, Londra, Berlino, Francoforte e Mosca. Attualmente lo Stato russo controlla il 50,002% del capitale azionario. Nel settembre del 2005, l acquisizione della compagnia petrolifera russa Sibneft ha permesso a Gazprom di diventare anche uno dei maggiori operatori sul mercato petrolifero russo. Nel gruppo Gazprom lavorano circa persone. La Società dispone del 60% delle riserve russe di gas naturale (17% delle riserve mondiali) e produce circa il 90% del gas russo (20% a livello mondiale). La sua produzione nel 2005 è stata di 547,9 miliardi di metri cubi di gas naturale di cui 198,5 miliardi esportati. Detiene il controllo di una rete di gasdotti che si snoda per circa 150 mila chilometri e rappresenta la più grande infrastruttura integrata al mondo nel settore del gas naturale. A conferma della sua posizione sui mercati internazionali Gazprom ha progressivamente integrato la sua interconnessione con l Europa attraverso importanti iniziative: il gasdotto Blue Stream che attraversa il Mar Nero verso la Turchia e, recentemente, il gasdotto Nord Stream che collegherà direttamente la Federazione Russa alla Germania attraverso il Mar Baltico. Gazprom Russia s Gazprom is the world s largest natural gas producer. Its main activities include: natural gas exploration, production, transportation and marketing. Moreover, it operates in the oil production and power generation sectors. Gazprom is listed in the stock exchanges in New York, London, Berlin, Frankfurt and Moscow. The Russian State currently controls pct of the company s share capital. By taking over the Russian oil company Sibneft in September 2005 Gazprom became also one of the biggest operators in the Russian oil market. The Gazprom group employs some 400,000 people. The company controls some 60 pct of all Russian natural gas reserves (equal to 17 pct of global stocks) and produces about 90 pct of Russian gas (equal to 20 pct worldwide). In 2005, its production totalled billion cubic metres of natural gas, out of which billion were exported. Gazprom controls an about 150,000 kilometre long gas pipeline network and represents the world s largest integrated infrastructure in the field of natural gas. Gazprom boosted its dominance of the international gas market by gradually integrating its interconnection with Europe through a number of major projects: the Blue Stream trunk line running across the Black Sea to Turkey and, more recently, the North Stream gas pipeline planned to link the Russian Federation directly to Germany through the Baltic Sea. Rapporti con Eni Il 14 novembre 2006 è stato siglato l accordo strategico tra Eni e Gazprom che prevede la creazione di un alleanza internazionale che permetterà alle due società di realizzare progetti comuni nel midstream e downstream del gas, nell upstream e nella cooperazione tecnologica. Gazprom estenderà la durata dei contratti di fornitura del gas a Eni fino al 2035 che in questo modo si conferma il primo cliente mondiale di Gazprom. Eni è presente in Russia dagli anni 50 quando Enrico Mattei firmò il primo accordo di fornitura di petrolio, aprendo i mercati occidentali al greggio russo. Alla fine degli anni 60, fu sottoscritto un contratto per l importazione di gas naturale all Italia che comportò la costruzione del primo gasdotto dai giacimenti russi verso l Europa Occidentale. Oggi Eni acquista dalla Relations with Eni On November 14, 2006 a strategic agreement was signed between Eni and Gazprom under which an international alliance will be developed enabling the two companies to implement common projects in the gas sector midstream and downstream as well as upstream and in technological cooperation. Gazprom agreed to extend to 2035 its gas supply contracts with Eni, which, this way, remains Gazprom s largest client worldwide. Eni has been operating in Russia since the 1950s when Enrico Mattei signed the first oil supply agreement, thus opening up western markets to Russian crude oil. In the late 1960s, a contract was signed to import Russian natural gas into Italy which led to the construction of the first gas pipeline linking Russian fields to Western Europe. Currently Eni buys about 21 billion cubic metres of natural Russia circa 21 miliardi di metri cubi all anno, che raggiungeranno nel 2008 il tetto complessivo di 28,5 miliardi. Le importazioni del gas dalla Federazione Russa avvengono attraverso il gasdotto Trans Austria Gasleitung (TAG) che da Baumgarten arriva a Tarvisio collegando il sistema Russo-Ucraino-Slovacco all Italia. L attuale capacità di trasporto del TAG è di 33 miliardi di metri cubi anno ma è in corso un importante potenziamento, in due fasi, che permetterà di trasportare volumi addizionali di gas russo pari a 6,5 miliardi di metri cubi anno. Tutta la capacità di trasporto aggiuntiva sarà messa a disposizione di importatori terzi. Nel 1998 Eni e Gazprom hanno firmato un accordo di alleanza strategica che ha portato alla realizzazione del gasdotto Blue Stream. A regime e per venticinque anni, il gasdotto consentirà la fornitura di 16 miliardi di metri cubi/anno da parte di Gazprom ed Eni (in parti uguali) alla compagnia turca Botas. gas a year from Russia. The total is due to rise up to 28.5 billion by Italy imports gas from the Russian Federation through the Trans Austria Gasleitung (TAG) pipeline running from Baumgarten to Tarvisio and linking the Russian-Ukrainian- Slovak network system to Italy. TAG s current transport capacity amounts to 33 billion cubic metres a year, but a two-stage upgrading process is underway that will allow the transportation of an additional 6.5 billion cubic metres of Russian gas a year. All additional transport capacity will be made available to third party importers. In 1998 Eni and Gazprom signed a strategic alliance agreement which led to the construction of the Blue Stream gas pipeline. When fully operational, the pipeline will enable Gazprom and Eni (in equal amounts) to deliver 16 billion cubic meters of gas a year for 25 years to Turkey s Botas. AMBIZIOSI PROGETTI ARCHITETTONICI. Il palazzo sede della Gazprom a Mosca. La compagnia russa ha intenzione di costruire una nuova sede a San Pietroburgo. Sei architetti di fama internazionale, fra i quali Massimiliano Fuksas, sono stati invitati a progettare un enorme quartiere d affari, sul quale troneggerà un grattacielo di 300 metri, nuova sede della Gazprom. AMBITIOUS ARCHITECTURAL PROJECTS. Gazprom s headquarters building in Moscow. The Russian company plans to build a new headquarters in St. Petersburg. Six architects of international renown, including Massimiliano Fuksas, have been asked to design a huge business centre, towered over by a 300-meter- tall building, where Gazprom will move its headquarters

19 SCENARI - SCENARIOS la volontà di stringere rapporti con i grandi gruppi internazionali. Certo in Russia, dove non mancano critiche al sistema di governo di Putin, sulla politica energetica è difficile trovare voci di dissenso. Putin, riconoscono anche gli avversari, grazie al gas e all energia ha riconquistato alla Russia che usciva dalla drammatica fase in cui era stata guidata da Eltsin ed era diventata territorio di scorrerie degli oligarchi un rango mondiale nell economia. Le critiche, quelle che ci sono, non riguardano tanto l aggressività esterna delle scelte economiche di Putin, quanto semmai l essere a senso unico. Siamo legati mani e piedi al gas dicono alcuni analisti ma un trend favorevole come questo non potrà durare all infinito. Altri soggetti arriveranno sul mercato, c è il rischio che il gas o il petrolio russo non siamo più essenziali per l Europa o altri clienti. È necessario diversificare, perché c è il rischio che nel medio-lungo periodo queste risorse non siano più in grado di garantire la crescita. Diverso il discorso per l Algeria, dove l Italia può svolgere un ruolo di rilievo per lo sviluppo del Paese mediterraneo e ricavarne anche importanti vantaggi economici. Non c è solo l accordo per portare in Italia il gas algerino, che diminuirà la nostra dipendenza da quello russo. Il governo italiano ha scelto l Algeria come uno dei partner principali. Prodi e Bersani hanno visitato il Paese, il sottosegretario al Commercio estero Mauro Agostini è stato più volte ad Algeri, dove recentemente ha firmato un accordo sulle piccole e medie imprese. In primavera verrà in Italia il ministro algerino Benbada, responsabile appunto della piccola e media impresa. Dobbiamo porci l obiettivo di far diventare l Italia il nostro principale partner economico, ha detto il presidente Bouteflika, in occasione della visita di Prodi. La crescita dell Algeria è rapida, grazie agli utili del petrolio e del gas. Un mercato nuovo, molto diverso da quello di pochi anni fa. Stanno arrivando i giganti dell economia, come Stati Uniti e Cina. Insomma ci sono molti competitori, ma l Italia è riuscita a trovare il suo spazio in tre settori cruciali: l energia, con l accordo sul gas, le infrastrutture, con la presenza di grandi imprese italiane che lavorano nella ristrutturazione della rete ferroviaria e ad altre grandi opere e soprattutto nel settore della piccola e media impresa. È stato firmato un protocollo in base al quale già alcune imprese italiane operano in Algeria. L Algeria dice Agostini scopre ora questo settore e l Italia può accompagnarla nella sua crescita. Si comincia a sviluppare il privato, che anche lì è fatto, per la maggior parte, di aziende di piccole e medie dimensioni, molto interessate a guardare all esperienza italiana. E ci sono già diverse aziende italiane impegnate in Algeria. Giuliano Giubilei, giornalista Rai. ENERGIA E DESERTO. Algeria, il centro olio di Bir Rebaa nel Sahara sud orientale. In quest area sono localizzati diversi giacimenti dove opera Eni in joint venture con Sonatrach. ENERGY AND THE DESERT. Algeria, the Bir Rebaa oil centre in south-east Sahara. This area includes several oil fields where Eni operates in joint venture with Sonatrach. Sonatrach Sonatrach è la compagnia algerina per la ricerca, lo sfruttamento, il trasporto, la trasformazione e commercializzazione degli idrocarburi e dei suoi derivati. Le sue attività si estendono anche ai settori della generazione elettrica, delle fonti rinnovabili e del desalinizzazione dell acqua del mare. Sonatrach opera in Algeria e nei Paesi che offrono opportunità legate al suo business ed è la prima impresa del Continente africano. Nel Gruppo lavorano persone. La Società è classificata 12ª tra le compagnie petrolifere mondiali; è il secondo esportatore di Gnl e Gpl e il terzo esportatore di gas naturale. La sua produzione globale nel 2004 è stata di 222 milioni di tep. Le attività rappresentano circa il 30% del Pil dell Algeria. Per il trasporto degli idrocarburi, Sonatrach si avvale di una rete di condotte di chilometri che comprendono anche due gasdotti internazionali: uno diretto verso la Spagna attraverso il Marocco e l altro diretto verso l Italia attraverso la Sicilia (Transmed-Enrico Mattei). Rapporti con Eni La Società è presente in Algeria dal La produzione di petrolio e gas naturale di spettanza Eni nel 2005 è stata di 89 mila barili di olio equivalente al giorno. Nell approvvigionamento di gas naturale le importazioni Eni dalla Società algerina sono ammontate nel 2005 a 21,9 miliardi di metri cubi di cui circa 1,5 miliardi sotto forma di gas naturale liquefatto (Gnl), attraverso il terminale di Panigaglia che rappresentano il 30% del portafoglio gas Eni e il 24% del totale del consumo gas Italia Sono in corso una serie di incontri con Sonatrach volti alla massimizzazione di importazioni di gas nel periodo invernale anche in misura superiore al valore contrattuale annuo. Le importazioni del gas dall Algeria avvengono utilizzando il Sistema di Metanodotti Transmed di circa chilometri che attraversa la Tunisia (Gasdotto TTPC, proprietà del governo tunisino) e il Mediterraneo (Gasdotto TMPC, detenuto al 50% da Eni e Sonatrach). L attuale capacità di trasporto del sistema Transmed è di 27 miliardi di metri cubi/anno. È in corso un importante potenziamento del sistema in due fasi per giungere a una capacità complessiva di 33,5 mld mc/a da ottobre Tutta la capacità di trasporto aggiuntiva sarà messa a disposizione di importatori terzi. Per quanto riguarda l upstream, Eni ha in programma nuove azioni di sviluppo della produzione, sia di liquidi, che di gas. European partners how economic power is organized under his strict control and how democracy works in his country. Notwithstanding Putin s reassurances, Europe fears Moscow s new grandeur and the growing importance on world markets of Russia s six-seven economic giants led by the president s righthand men from Gazprom to oil giant Rosnef, to TLC and railways. Many analysts share the same concern, although some stand out for their different stance, such as Giulio Sapelli of the daily Corriere della Sera, who a few weeks ago wrote that we should not demonise Moscow too much: Russia doesn t want to build tout court national giants, as the French did, nor follow the example of Italy s old corporations with state participation. Something different is going on, which is probably better than all that. Russia is creating cross-border national champions, capable of and willing to cooperate with the large international groups. What s for sure is that in Russia, where there are people who do criticise Putin s government management, hardly anyone disagrees with the country s energy policies. Even his rivals acknowledge it: through gas and energy Putin has endowed Russia again with a leading role in the world economy, after it had become a land of depredation by oligarchs during the Yeltsin era. Putin isn t criticised much for the external aggressiveness of his economic decisions, rather for being too single-minded. We are bound to gas some analysts claim but a favourable trend such as the current one cannot last forever. More operators will enter the market, and Russia s oil and gas risk not being vital for Europe or other customers in future. We must diversify more, because these resources risk not ensuring growth in the medium and long run. The Algerian situation looks pretty different. Italy can play an important role in the development of this Mediterranean country, reaping major economic benefits too. Not only has Italy signed an agreement for the delivery of Algerian gas which will allow us to reduce our dependence from Russian gas but the Italian government has actually chosen Algeria as one of its main partners. Prime Minister Romano Prodi and Industry Minister Pierluigi Bersani have already visited the country; Foreign Trade undersecretary Mauro Agostini has been in Algiers on several occasions and he recently signed a memorandum on small and medium enterprises. In spring, Algerian minister Benbada, in charge of small and medium enterprise matters, will be in Italy. Sonatrach Sonatrach is Algeria s national company for exploration, production, transport, treatment and marketing of hydrocarbons and their products. Its activity includes also power generation, renewable sources and seawater desalination. Sonatrach is active in Algeria and in the countries that offer business opportunities and is the biggest company in Africa. The group employs a total of 120,000 people. The company ranks as the 12th largest oil company in the world. It is the second largest LNG and LPG exporter and the third largest exporter of natural gas. Its overall production stood at 222 million TOE in Sonatrach accounts for about 30pct of Algeria s GDP. To transport hydrocarbons, Sonatrach relies on a 15,000-kmlong pipeline network, including two international natural gas pipelines: one to Spain through Morocco and the other to Italy through Sicily (Transmed-Enrico Mattei). Relation with Eni Eni has been active in Algeria since In 2005, Eni s share of oil and gas production amounted to 89 thousand barrels of oil equivalent per day. Eni imported from the Algerian company 21.9 billion cubic meters of natural gas in 2005, including 1.5 billion cubic meters of liquefied natural gas (LNG), via the Panigaglia terminal. Algerian gas made up 30pct of the Eni gas business and 24pct of Italy s total gas consumption in Eni and Sonatrach are conducting a series of meetings aimed at maximising gas imports in winter also in excess of the annual contract value. Algerian gas is delivered to Italy through the 2,500-km Transmed pipeline system running across Tunisia (TTPC gas pipeline, owned by the Tunisian state) and the Mediterranean sea (TMPC gas pipeline, owned 50/50 by Eni and Sonatrach). Currently the Transmed system has a transport capacity of 27 billion cubic meters a year. It is undergoing a two-stage expansion to boost overall capacity to 33.5 bln cubic meters a year by October All additional transport capacity will be made available to third-party importers. As to the upstream, Eni plans to further develop both liquids and gas production. Our goal is to make Italy our first economic partner, said Algerian president Bouteflika, during Prodi s visit. Algeria is growing quickly, thanks to the oil and gas proceeds. The current market is very different from what it used to be a few years ago. Economic giants such as the US and China are arriving too. There will therefore be plenty of competition, but Italy managed to pave its way into three crucial sectors: energy, with the MoU on gas; infrastructure, with three large Italian companies engaged in the reorganization of the railway network and in other large-scale works, and especially in the small and medium enterprise sector. A new protocol has been signed, under which some Italian companies are already operating in Algeria. Mr Agostini said that Algeria is discovering this sector only now and Italy can help the country grow. We can start off by developing the private sector, which in Algeria, too, mainly consists of small and medium enterprises, which look to the Italian model. And several Italian enterprises are already operating there. Giuliano Giubilei, an italian RAI Television newsman

20 TERRITORIO - TERRITORY La realizzazione di infrastrutture deve sempre prevedere la fase di confronto tra gli Enti locali, il Governo e le imprese per raggiungere un consenso condiviso. Solo così si può superare l effetto Nimby, non nel mio giardino. Necessarie politiche intelligenti anche per il superamento del gap con l Europa. Dialogo per lo sviluppo Intervista a LEONARDO DOMINICI di ALESSIO DE SIO SIGNOR SINDACO SI PARLA SEMPRE PIÙ DI effetto Nimby. Dal suo osservatorio privilegiato di primo cittadino di Firenze e Presidente dell ANCI, perché gli Enti locali oppongono tante resistenze alla costruzione di nuove infrastrutture nel proprio territorio? Sul tema delle infrastrutture circolano interpretazioni fantasiose che non rispondono alla realtà. Se c è un livello istituzionale che vuole, addirittura reclama, un intervento serio in materia di infrastrutture, questo è proprio rappresentato dai Comuni. Nessuno più delle Amministrazioni comunali ha ben presente quanto sia urgente un serio piano di interventi infrastrutturali. Il problema non è dunque chiedere di realizzarli fuori dal territorio di propria competenza, ma promuovere un dialogo che coinvolga Amministrazioni, Istituzioni e imprese per condividere gli obiettivi. Ad esempio, come reagirebbe un condomino se scoprisse che l amministratore del suo palazzo ha deciso di installare un ascensore, utile a tutto lo stabile, facendolo passare all interno del suo soggiorno? Credo che pretenderebbe almeno di essere stato informato prima della messa a punto del progetto. Questa è esattamente la situazione in cui quasi sempre 40 NIMBY. Not in my backyard identifica una sindrome che riguarda le comunità contrarie alla costruzione, sul proprio territorio, di strutture o infrastrutture ritenute di utilità nazionale. A sinistra, Leonardo Dominici, sindaco di Firenze e presidente dell Associazione Nazionale Comuni italiani (ANCI). A fronte un suggestivo scorcio di Firenze. NIMBY. Not in my backyard refers to a syndrome concerning communities opposed to the construction in their territory of structures or infrastructures regarded as of national usefulness. Left, Leonardo Dominici, mayor of Florence and President of the National Association of Italian Municipalities (ANCI). Opposite, a fascinating view of Florence. si trovano i Comuni riguardo ai grandi piani infrastrutturali spesso redatti a tavolino, senza conoscere approfonditamente le realtà locali. Non si tratta quindi di una generica prevenzione dei Comuni nei confronti della opere infrastrutturali quanto di una mancanza di coinvolgimento preventivo.

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