ECONOMIA E INDUSTRIA: CONSUNTIVO PREVISIONI

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1 ECONOMIA E INDUSTRIA: CONSUNTIVO E PREVISIONI Palazzo Torriani, 9 gennaio

2 ECONOMIA INTERNAZIONALE Nel terzo trimestre 2013 il commercio mondiale ha accelerato dal + 0,3% del secondo al + 1,1% con un aumento acquisito rispetto alla media del 2012 pari al + 2%. Nel complesso le prospettive restano positive per cui la previsione è che il 2013 si concluda con un incremento del + 2,5% (+ 2% nel 2012), il 2014 segni un recupero del + 4,6%, il 2015 riprenda una crescita di lungo periodo del + 5,8% (pari al tasso di crescita medio annuo tra il 1991 ed il 2012) sebbene al di sotto de periodo di massima espansione (+ 6,9% tra il 2003 ed il 2008). Il PIL degli Stati Uniti è aumentato ad un tasso congiunturale annualizzato del 3,6%, in forte accelerazione rispetto al 2,5% del trimestre precedente. La crescita maggiore delle aspettative è stata influenzata dal notevole contributo delle scorte, mentre hanno rallentato i consumi delle famiglie ed anche gli investimenti non residenziali frenati dalla stagnazione della spesa per macchine ed attrezzature. Sono continuati invece gli investimenti in fabbricati residenziali nel contesto di un mercato immobiliare in espansione. La crescita del PIL è attesa proseguire sia pure a ritmi moderati per effetto del blocco della spesa federale poi rientrato. Nel 2013 il PIL registrerebbe una dinamica dell 1,8%, che riprenderebbe vigore nel 2014 sospinta dalla accelerazione dei consumi e degli investimenti con una crescita media stimata del + 2,9%. Nel 2015 salirebbe del + 3,2%. L economia nipponica nel terzo trimestre 2013 ha rallentato crescendo comunque per il quarto trimestre consecutivo. Positiva è risultata la performance di tutte le componenti della domanda meno le esportazioni si sono contratte a causa di una domanda estera debole in particolare dai mercati emergenti asiatici. Il Giappone crescerà al 2% nel 2013, per rallentare all 1,4% nel 2014 ed all 1,2% nel Il PIL del Regno Unito ha accelerato anche nel terzo trimestre 2013: + 0,8% dal + 0,7% del secondo e + 0,4% del primo. La crescita è guidata dai consumi privati aumentati per l ottavo trimestre consecutivo beneficiando della massima occupazione e della fiducia dei consumatori, mentre sono diminuite le esportazioni condizionate dalla domanda interna calante dell eurozona. Il recupero dell economia britannica è il risultato dell integrazione tra politiche di austerità finanziaria e spending review con misure volte al sostegno dell economia, dal taglio fiscale sui redditi d impresa alla misure dirette a favorire l accesso al credito di imprese e famiglie. La crescita dei paesi emergenti ha decelerato nel corso del 2013 ma ci sono segni di rilancio. Dovrebbero crescere nel 2013 del + 4,5% (dal + 4,9% del 2012), nel 2014 del 5,0% e nel 2015 del 5,2%. Nonostante la decelerazione, oltre il 70% della crescita globale è destinata provenire dai nuovi mercati. Sulle dinamiche dei paesi emergenti influirà, da un lato, l aggiustamento verso un livello di sviluppo più basso, dall altro, la mancanza di insufficienti riforme strutturali e la carenza di infrastrutture adeguate. Un elemento di rischio è rappresentato poi dalle condizioni monetarie a seguito delle politiche di tapering da parte della FED che potrà riflettersi sulla stabilità finanziaria, in particolare dei paesi con deficit importanti nelle partite correnti. Il PIL cinese aumenterà del 7,6% nel 2013 ma rallenterà nel 2014 al 7,3% e nel 2015 al 7%. La moderazione nella velocità di crescita è in parte fisiologica dovuta al riequilibrio della domanda finale dagli investimenti ai consumi privati, in parte strutturale legata alla riduzione del potenziale di crescita nel postcrisi. 2

3 L economia indiana manterrà una dinamica del PIL al di sotto della media registrata nel periodo precrisi (+ 7,2% di media annua) sia pure nel contesto di una dinamica accelerativa: nel ,9%, nel %, nel ,3%. La crescita delle altre economie emergenti asiatiche resta sostenuta da una solida domanda interna ma ha rallentato a causa della debolezza della domanda estera: dal 6,2% del 2012 al 5% del 2013 per riaccelerare nel 2014 al 5,4%. L America Latina è destinata a rallentare nel 2013, 2,7% contro il 2,9% del 2012, per accelerare negli anni successivi sopra il 3% grazie al rafforzamento atteso della domanda estera. In Brasile, dopo un deludente 2012, + 1%, di quattro volte inferiore alla media precrisi, l economia sta risalendo: + 2,3% nel 2013 e + 2,8% nel 2014 grazie all aumento degli investimenti e della spesa pubblica. L Africa subsahariana è la regione che meno ha risentito della crisi globale, 4,9% di crescita nel 2012, meno un decimo di punto rispetto al 2011, con una prospettiva di crescita tra il 5 ed il 6% medio annuo tra il 2013 ed il 2015 sostenuta dalla solida domanda interna sospinta dagli investimenti in programmi infrastrutturali. Il Nord Africa ed il Medio Oriente subirebbero gli effetti della contrazione dell economia, dal 4,6% del 2012 al 2,1% del 2013, per la debole domanda globale e gli impedimenti interni allo sfruttamento della capacità produttiva di petrolio. Una accelerazione si verificherà nel 2014, + 3,8% di crescita, per effetto del recupero della domanda globale e dell aumento delle estrazioni di petrolio. Le previsioni del Pil per il 2014/2015 Fonte: Ocse 3

4 L AREA DELL EURO Il PIL dell area dell euro è aumentato di appena lo 0,1% congiunturale nel terzo trimestre 2013, un ritmo inferiore a quello registrato nel secondo (+ 0,3%). Molto differenziato è risultato l andamento dei maggiori paesi dell area: in Germania è continuato un percorso di crescita (+ 0,3%, dal + 0,7% del secondo trimestre); è ripartita la Spagna (+ 0,1%) dopo nove trimestri negativi; la Francia è tornata a flettere (- 0,1% dopo il + 0,5%) scontando il calo delle esportazioni e la diminuzione degli investimenti. In complesso il recupero, confortato dall innalzamento dell indice di fiducia, sta continuando a ritmi lenti ed accelererà solo a poco a poco nei prossimi trimestri. Questo grazie a politiche fiscali meno restrittive (che dovrebbero diventare leggermente espansive nel 2015), a mercati internazionali in crescita ed a bassa inflazione. La variazione del PIL, negativa nel 2013 (- 0,4%), tornerà positiva nel 2014, + 1%, e si consoliderà nel 2015 (+1,4%). Tra i paesi periferici, migliorerebbero le prospettive di Spagna, Portogallo ed Irlanda, tra i paesi core incontrerebbero maggiori difficoltà Francia ed Olanda. Pil e Indice di fiducia nell Eurozona Fonte: elaborazioni CSC su dati Eurostat e Commissione Europea Il basso profilo delle variazioni del PIL riflette il parziale recupero di competitività di molti paesi, le persistenti difficoltà di accesso al credito in particolare nei paesi periferici, la forza dell euro e l elevata disoccupazione. Le prospettive sono legate ai progressi che si riusciranno a compiere sul 4

5 piano delle decisioni politiche legate all unione bancaria. Il rischio è di vanificare i sacrifici sin qui compiuti sul fronte dell aggiustamento dei conti pubblici. Le elezioni politiche europee costituiscono poi un importante test per le politiche seguite sinora nell affrontare la crisi. Il divario tra i due maggiori paesi dell area è destinato ad ampliarsi. In Francia l incertezza delle politiche di bilancio indurrà le imprese a rinviare gli investimenti ed i consumi saranno frenati dalla debolezza del mercato del lavoro e dalla poca fiducia. In Germania i consumi dovrebbero accelerare grazie al buon andamento dell occupazione ed agli aumenti salariali. L alto utilizzo della capacità produttiva indurrà le imprese ad investire in nuovi impianti e macchinari anche se non manca la preoccupazione per eventuali revisioni in peius della regolamentazione del mercato del lavoro, adottata nei primi anni 2000 che ha consentito di migliorare la competitività del sistema produttivo tedesco rispetto ai competitori europei. Nel manifatturiero l indice di fiducia è tornato stabilmente sopra il livello di lungo periodo. Continua a migliorare in Germania ai massimi da aprile 2012, in Francia si mostra in controtendenza. L Europa emergente ha risentito degli effetti della crisi dell eurozona contraddistinta da minori esportazioni e disponibilità di credito essendo le banche locali per lo più di proprietà di istituti dell area dell euro. Dovrebbe risentire in modo positivo del lento recupero dell eurozona e del ritorno a condizioni più favorevoli di accesso al credito. La crescita accelererà dal + 1,4% del 2012 al + 2,3% del 2013, sino al + 2,7% del 2014 e + 3,3% del In Polonia il PIL ha accelerato dopo la frenata della prima metà del 2013 grazie alle esportazioni nette ed al ritorno degli investimenti. In Russia il PIL rallenterà nel 2013 a causa della debolezza della domanda estera di prodotti energetici e degli investimenti interni (+ 1,4% dal + 3,4% del 2012) per poi riaccelerare al 2,4% nel 2014 ed al 2,8% nel 2015 grazie alla ripresa dell eurozona ed al nuovo programma di investimenti pubblici. Il PIL della Turchia ha accelerato dal + 2,2% del 2012 e raggiungerà il + 3,6% a fine Pesa la solidità della domanda interna, consumi ed investimenti, mentre le esportazioni flettono. Gli investimenti continueranno a sostenere la crescita del PIL mentre il riallineamento dei consumi verrà compensato dalla ripresa della domanda di esportazioni dall Europa e dal Medio Oriente. I mercati emergenti dell Europa centrorientale Ungheria, Romania e Bulgaria) stanno sperimentando una moderata ripresa nel 2013 grazie alla fine della recessione nell eurozona e dovrebbero proseguire nei prossimi anni il trend di leggera crescita. I Balcani sono l area in cui il rilancio risulterà più graduale (la Croazia, al quinto anno di recessione, tornerà ad una crescita modesta del + 0,5% nel 2014 e del +1,2% nel 2015). Continueranno a correre le repubbliche baltiche, Lettonia e Lituania. Restano nell area dell euro asimmetrie di tendenza dovute a dinamiche differenti. Italia e Spagna sono tornate in attivo nelle partite correnti grazie alla forte riduzione delle importazioni cui si aggiunge il buon andamento delle esportazioni. Germania e Paesi Bassi mantengono un forte surplus tanto che la Commissione europea ha avviato a novembre una indagine su tale squilibrio. Per favorire una ripresa più robusta ed equilibrata nell area dell euro sarebbe auspicabile che i paesi in surplus attuino politiche espansive della domanda interna così da sostenere le importazioni dai paesi periferici. 5

6 ECONOMIA IN ITALIA La seconda recessione in cinque anni dovrebbe esaurirsi con il Il percorso di risalita si presenta lento e difficile. Al calo del PIL nel 2013 dell 1,8% secondo le previsioni del Centro Studi di Confindustria, seguirà nel 2014 un incremento dello 0,7% e nel 2015 dell 1,2%. Italia: le previsioni (variazioni %) Fonte: elaborazioni CSC su dati Istat e Banca d Italia Il ritorno a variazioni positive del PIL è preannunciato dall andamento dei principali indicatori congiunturali che hanno registrato progressi sempre più consistenti partendo dai livelli molto bassi tra la fine del 2012 e l inizio del In linea con il miglioramento dei dati qualitativi (indice di fiducia ed attese di produzione in particolare), il PIL ha registrato ne terzo trimestre una variazione nulla dopo il 0,3% del secondo trimestre. Gli stessi dati suggeriscono un incremento del prodotto a partire dai mesi autunnali. Quello nel quarto trimestre 2013 sarà il primo incremento dal secondo trimestre 2011, dopo una caduta cumulata del 4,8% provocata dalla riduzione senza precedenti della domanda interna, in parte compensata dai risultati ottenuti sul piano delle esportazioni. Nella prima recessione (biennio 2008/2009) il PIL era diminuito del 7,2% in sei trimestri per effetto della caduta della domanda estera. La seconda recessione ha comportato una caduta del PIL rispetto al picco precrisi, terzo trimestre 2007, del 9,1%. 6

7 Pil, divario % tra il livello del 3 trimestre 2013 e il picco nel miglior trimestre 2008/2007 Fonte: elaborazioni CSC su dati Eurostat La risalita proseguirà nei prossimi due anni ad un ritmo che resterà basso: nel 2014 la crescita media trimestrale del PIL sarà dello 0,25%, nel 2015 dello 0,33% un po più sostenuta nel secondo semestre. La distanza nel quarto trimestre 2015 rispetto al picco precrisi sarà del 6,8%. Questo è lo scenario favorevole che viene ritenuto più probabile sostenuto dalla fine del credit crunch nel 2015, dalla accelerazione del commercio internazionale con il rafforzamento delle esportazioni italiane, da politiche di bilancio meno restrittive con la riduzione dello spread sui titoli sovrani al di sotto dei 200 punti base, dalla stabilità del corso con il dollaro e dal calo del prezzo del petrolio, dalla ripresa del mercato del lavoro a partire dal Restano elementi in controtendenza quali l elevata incertezza, la dinamica del costo del lavoro per unità di prodotto che penalizza la competitività delle imprese italiane ed il processo di aggiustamento del settore immobiliare che frena gli investimenti in costruzioni. Se però le variabili si volgono in termini meno favorevoli l economia è destinata ad incepparsi. Se il credit crunch prosegue anche nel 2015, se la dinamica del commercio mondiale resta frenata, se diventa necessaria una manovra restrittiva di finanza pubblica di almeno un punto del PIL per mantenere gli impegni europei, se lo spread sui titoli sovrani resta sui livelli attuali, questo determinerebbe un impatto decelerativo tale da ridurre la crescita del PIL nel 2014 al + 0,4% con un risultato nullo nel Si tratta di una simulazione non teorica che suggerisce l indispensabilità di azioni rivolte a rimuovere le cause di incertezza interna ed assumere le decisioni che sostengano il percorso di crescita. Restano, quindi, le incognite sulle prospettive dell economia italiana, temperate per gli economisti dall avvio del recupero segnalato dagli indicatori congiunturali disponibili mentre la percezione degli imprenditori è più pessimistica. Infatti i due terzi degli imprenditori alla domanda quando finirà la crisi risponde tra oltre un anno e mezzo, il doppio rispetto al

8 La spesa delle famiglie diminuirebbe nel 2013 del 2,5% per poi tornare, dopo tre anni di cali, ad aumentare sia pure di un modesto 0,2% nel 2014 che salirebbe al + 0,8% nel La dinamica dei consumi sarà sospinta dall allentamento degli effetti restrittivi delle manovre di bilancio, specie nel 2015, dal proseguimento del rapporto di fiducia, dal miglioramento dall anno prossimo delle condizioni di credito. Agiranno da freno le necessità di ricostituire il risparmio a scopo precauzionale e la debolezza del mercato del lavoro. La riduzione dei consumi delle famiglie è stata molto marcata nel corso della seconda recessione con undici mesi consecutivi di calo, - 7,8% dal picco del quarto trimestre 2010 al terzo 2013, più forte di quello registrato nel corso de 2008/2009, - 2,9%. Il 2013 ha segnato il terzo anno di variazione negativa degli investimenti arretrati nel 2013 del 5,4%. Dovrebbero aumentare nel 2014 dell 1,6% e nel 2015 del 2,2%. La spesa in macchine e mezzi di trasporto diminuisce nel 2013 del 4,4% per recuperare il 3,4% nel 2014 ed il 3,6% nel La spesa in costruzioni continua a calare sia nel 2013, - 6,3%, che nel prossimo, - 0,2%; riprenderebbe nel 2015, + 0,5%. Nel complesso gli investimenti fissi lordi saranno inferiori del 24,4% rispetto al picco del 2007: una forte caduta che penalizza fortemente il potenziale di crescita e la dinamica della produttività. Italia: produzione industriale Fonte: elaborazioni CSC su Istat e Indagine rapida La produzione industriale è aumentata in novembre per il terzo mese consecutivo: + 0,4% su ottobre quando c è stato un incremento dello 0,5% sul mese precedente (+ 0,2% in settembre). Nel quarto trimestre 2013 la variazione acquisita è di + 0,9%; se confermata, segnerebbe il primo 8

9 incremento trimestrale consecutivo dopo dieci cali trimestrali consecutivi durante i quali l attività è diminuita del 10,9% in termini cumulati. Gli indicatori congiunturali disponibili fanno prefigurare progressi nell attività nei prossimi mesi: le attese della produzione a tre mesi sono in recupero da maggio, il saldo dei giudizi è ai massimi, sono migliorate le attese sugli ordini e gli ordini sia interni che esteri stanno rafforzandosi. La crescita delle esportazioni in volume sarebbe destinata ad aumentare nel 2013 dello 0,3% per accelerare al 4,1% nel 2014 ed al 4,7% nel Le importazioni, dopo il calo del 2,1% del 2013, torneranno ad aumentare nel 2014 del 3,4% e del 4,2% nel Il ritorno alla crescita degli acquisti dall estero riflette il miglioramento della domanda interna destinato a proseguire sia pure lentamente. Buone sono le prospettive dell export. La sua dinamica dipende in linea generale da quella della domanda potenziale, cioè dalla crescita delle importazioni totali nei mercati di destinazione dei beni italiani. Tra il 2010 ed il 2012 il rallentamento dell export è dovuto a quello della domanda potenziale laddove comunque l export è aumentato più della domanda potenziale. Nel 2013 l export di beni è cresciuto del + 0,1% rispetto al + 1,4% della domanda potenziale. Negli anni successivi la domanda potenziale, grazie alla ripartenza della domanda mondiale, tornerà a crescere in misura superiore al 4% e questo favorirà la crescita delle esportazioni. Le imprese italiane hanno dimostrato di riorientare le vendite verso i mercati più promettenti tenendo alta la crescita della domanda potenziale, e di saper difendere le quote di mercato conquistate grazie ad una crescente qualità dei prodotti ed al rafforzamento della capacità di servizio, nonostante la forte penalizzazione determinata dall incremento relativo del costo del lavoro per unità di prodotto. Una componente contrattiva è rappresentata dall accesso al credito condizionato da politiche di contingentamento pesantemente selettive: i prestiti sono calati del 9,2% nei due anni tra settembre 2011 ed ottobre 2013 ad un ritmo medio destagionalizzato del 0,4% al mese. Nel manifatturiero in novembre le imprese che non ottengono prestiti bancari erano il 12,6%, un numero doppio rispetto al 6,9% registrato nella prima metà del La domanda di credito è calata ancora nel terzo trimestre 2013 ma ad un ritmo minore rispetto a quello dei trimestri precedenti. Ciò riflette l attenuazione della caduta dell attività economica: si riduce, sia pure ad un ritmo più ridotto, la richiesta di finanziamenti per nuovi investimenti fissi mentre cresce la domanda per finanziare scorte e capitale circolante e per ristrutturare il debito. Anche il calo della domanda di lavoro si sta esaurendo riprendendo a crescere dall inizio del L occupazione, calcolata sulle ULA, unità di lavoro equivalenti a tempo pieno, dopo aver toccato nel secondo trimestre 2013 un nuovo punto di minima dall inizio della crisi, - 1milione 810 mila unità rispetto a fine 2007, - 7,2%, è rimasta ferma nella seconda metà dell anno. Le variazioni congiunturali torneranno positive nel primo trimestre 2014 con una intensità di recupero, dapprima molto debole, determinando un aumento delle ULA di 222mila unità tra il quarto trimestre 2013 ed il quarto 2015, + 1%. E il settore industriale che registra la caduta dell occupazione più ampia con una forte componente strutturale. Nell industria in senso stretto le ULA nel terzo trimestre 2013, a fronte di una riduzione congiunturale del 0,3%, sono 836mila in meno rispetto alla fine del 2007, - 16,5%, riflettendo la contrazione del valore aggiunto (- 15,4%). Questa dinamica negativa appare in esaurimento. Tuttavia la ripresa della domanda di lavoro comporterà dapprima il riassorbimento dei cassintegrati e l allungamento degli orari. 9

10 L andamento dell occupazione è strettamente correlato al ricorso alla cassa integrazione in quanto il riassorbimento in azienda dei cassintegrati precede e rallenta la creazione di nuovi, mentre il mancato reintegro si traduce in disoccupazione. Ipotizzando quindi che non tutti i cassintegrati vengano riassorbiti, il numero delle persone occupate comincerà ad aumentare lievemente dalla primavera 2014 dopo essere rimasto fermo per due trimestri sui livelli del terzo trimestre 2013 (22 milioni 400mila unità, 1 milione e 51 mila in meno rispetto al picco del secondo trimestre 2008). Dopo la salita avviatasi a maggio 2011 e durata 9 trimestri, la disoccupazione ha raggiunto il massimo nell autunno 2013: le persone attivamente in cerca di lavoro a settembre/ottobre erano 3milioni 200 mila, il doppio rispetto a fine 2007 rappresentando il 12,5% della forza lavoro. Il tasso di disoccupazione non crescerà rimanendo per tutto il 2014 sul 12,3% per scendere di un decimo di punto nel Nonostante l avvio del recupero, nel 2014 la crescita delle retribuzioni di fatto per ULA rimarrà sui livelli del 2013 (+ 1,4% da + 1,3%). Continuerà ad incidere il blocco delle procedure negoziali nel settore pubblico prolungato sino alla fine del Nel 2015 le retribuzioni di fatto dovrebbero crescere del + 1,8% scontando i primi rinnovi del contratto del pubblico impiego. Nel settore privato la crisi ha inciso debolmente sul ritmo di crescita salariale dal momento che la variazione media annua delle retribuzioni per ULA è stata pari al 2,3% non molto inferiore al 2,9% di media del periodo 2001/2007. Manifatturiero: costo del lavoro diviso produttività oraria Fonte: elaborazioni CSC su dati Eurostat Dopo il + 0,8% registrato nel 2013 nel totale dell economia italiana il CLUP crescerà dello 0,6% nel 2014 e dell 1,1% nel Dal momento che il mercato del lavoro ripartirà con due trimestri di ritardo e debolmente, la produttività si rafforzerà nel 2014 (+ 0,8% da + 0,3%) e ciò favorirà il 10

11 rallentamento del CLUP. Nel 2015, a fronte di un incremento della produttività del + 0,7%, la dinamica del CLUP è destinata ad accentuarsi di pari passo con l accelerazione del costo del lavoro (+ 1,8% da + 1,3%). La caduta della redditività delle imprese è proseguita durante la crisi ad un ritmo simile a quello del decennio precedente determinato in alcune fasi all espansione del CLUP, in altre dai rincari delle materie prime. Tra il 2008 ed il 2013 la redditività è scesa del 2% cumulato (- 0,4% in media d anno). L andamento dell economia fa centrare l obiettivo dei conti pubblici fissato per il 2014 con il deficit al 2,7%, non quello per il 2015 (2,4%). L indebitamento netto strutturale non continua ad avvicinarsi al pareggio (1% del PIL tra due anni) nonostante l ampio avanzo primario (4,5% del PIL al netto del ciclo). Questo risultato è stato ottenuto varando manovre per complessivi 109 miliardi (6,9% del PIL) dal 2009 in poi. Di cui 3 punti dovuti a maggiori entrate, 2,9 a minori spese. Il debito pubblico al netto dei sostegni europei ed in rapporto al PIL sale ancora nel 2014 al 129,8% (dal 129% del 2013) per poi flettere nel 2015 al 128,2%, una flessione tutta dovuta a un punto di privatizzazioni e dismissioni. La spesa pubblica in rapporto al PIL si attesterà nel 2013 al 51,7% (dal 51,2% del 2012), al 51,2% nel 2014 ed al 50,4% nel Dopo tre anni in diminuzione la spesa primaria torna in leggero aumento (+ 0,6%) per effetto dell incremento della spesa per prestazioni sociali e di quella in conto capitale. La pressione fiscale scende marginalmente nel 2015, 43,9% del PIL, dopo aver toccato il picco del 44,3% nel 2013 seguito dal 44,2% del L ammontare complessivo delle imposte sugli utili di impresa, il cosiddetto total tax rate, raggiunge il 65,8%, il più elevato tra i più importanti paesi avanzati. Per far ripartire l economia si deve agire attraverso un rigoroso intervento sulla spesa pubblica (revisione del perimetro dell intervento pubblico e riorganizzazione della pubblica amministrazione in modo da fornire servizi migliori, dove serve, ed a costi inferiori) riallocando risorse a favore della competitività e della domanda interna. 11

12 ECONOMIA IN FRIULI VENEZIA GIULIA La flessione dell attività economica che ha caratterizzato la seconda recessione dovrebbe arrestarsi nel 2014 anche in Friuli Venezia Giulia pur permanendo i riflessi contrattivi sul mercato del lavoro. Il PIL dovrebbe crescere, sulla base dei dati Unioncamere/Prometeia aggiornati a dicembre 2013, dello 0,8% (dal 1,7% del 2013 in rallentamento rispetto al 2,9% del 2012) poco al di sopra della media nazionale (+ 0,7%) ma leggermente al di sotto della media del nord est (+ 0,9%) e comunque in linea con la performance delle regioni migliori. Nel 2014 riprenderebbe il percorso moderatamente espansivo, + 0,8% (nel nord est + 0,9%, in Italia + 0,7%). Prodotto Interno Lordo 4% 2% 0% % -4% -6% -8% Friuli Venezia Giulia Nord Est Italia Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Confindustria Udine su dati Prometeia Le componenti della domanda aggregata spingono il ritorno alla positività del trend del prodotto. La spesa per consumi delle famiglie, che nel 2012 si è contratta del 2,9%, prosegue il trend negativo nel 2013, - 2,2%, per riposizionarsi nel 2014 al + 0,3%, superiore alla media nazionale, + 0,2%, e leggermente inferiore al nord est, + 0,4%. Tale tendenza sarà sospinta dal miglioramento relativo del reddito disponibile delle famiglie, + 0,7% nel 2014, dal 0,5% del La spesa per consumi delle pubbliche amministrazioni registra nel 2013 un calo dello 0,3% (dal 2,4% del 2012) per effetto dei tagli alla spesa pubblica in particolare negli acquisiti per iniziare un percorso di lento recupero nel 2014 (+ 0,1%). 12

13 Gli investimenti fissi lordi, che hanno scontato nel 2012 una pesante caduta del 7,9%, hanno continuato a decrescere nel 2013, - 6,2%, mentre invertiranno la tendenza nel 2014, + 1,7%, ma ad un ritmo inferiore alla media nazionale, + 2,5%, e del nord est, + 2,6%. Si invertirà nel 2014 l andamento in termini reali delle esportazioni, + 3%, dopo i cali del 2012, - 10,7%, e del 2013, - 10,5%. Quanto all occupazione nel 2013 le unità di lavoro totali sono destinate a contrarsi, - 0,3%, in misura comunque inferiore a quella del 2012, - 1,1%. Nel 2014 la tendenza dovrebbe invertirsi, + 0,5%, per consolidarsi negli anni successivi. Vi contribuiranno l industria (+ 0,4%) ed i servizi (+0,9%) mentre proseguirà il trend negativo delle costruzioni (- 4,7%). I dati del mercato del lavoro (indagini trimestrali dell Istat su occupati e disoccupati) riflettono gli effetti peggiorativi della seconda recessione che si stanno scaricando sul lavoro: le forze di lavoro tra il terzo trimestre 2012 ed il corrispondente periodo del 2013 diminuiscono da 545mila e 539mila, gli occupati scendono al di sotto della soglia di 500mila unità, da 511mila a 499mila, le persone in cerca di occupazione salgono da 33 a 40mila unità. Il tasso di attività scende dal 68,5% al 68%, il tasso di occupazione flette dal 64,3% al 62,9%, il tasso di disoccupazione sale dal 6,1% al 7,4%. Il valore aggiunto totale è stimato calare nel 2013 dell 1,2% per effetto in particolare della contrazione del settore delle costruzioni (- 6,3%) e della flessione del settore industriale (-2,3%). L industria è destinata a crescere nel 2014, per effetto del ritorno della domanda aggregata, del + 0,4% consolidando il trend positivo negli anni successivi, mentre il settore delle costruzioni continuerà a contrarsi anche se ad un ritmo inferiore (- 0,4%). Scenari di previsione per il FVG Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Confindustria Udine su dati Prometeia Il progressivo miglioramento della congiuntura (+ 1% del valore aggiunto totale nel 2014) sarà sostenuto dalla variazione positiva del settore dei servizi (+ 1,1% nel 2014 dopo il 0,6% del 2013) e dal consolidamento del trend dell agricoltura (+ 0,1% nel 2013 e nel 2014). Le previsioni dell avvio di una fase di stabilizzazione della produzione industriale trovano conferma nei dati congiunturali curati dall indagine condotta da Confindustria regionale che segnano per il terzo trimestre 2013 un rimbalzo del + 0,3% nella variazione tendenziale dopo il 7,6% del primo trimestre ed il 2,5% del secondo. 13

14 Mostrano di recuperare le vendite totali, + 2%, spinte dal ritorno della domanda interna, + 3,5%, che si incrementa più delle vendite all estero, + 0,9%., mentre gli ordini restano in un contesto ancora negativo, - 1,9%. Il miglior assetto della produzione industriale è confermato dal grado di utilizzo degli impianti cresciuto dal 76,1% del primo trimestre al 77,9% del terzo. 14

15 ECONOMIA IN PROVINCIA DI UDINE Le dinamiche della struttura produttiva I riflessi della seconda recessione trovano riscontro nelle dinamiche contrattive della struttura produttiva sulla scorta dei dati ricavati dal movimento delle imprese curato dalla Camera di commercio. Complessivamente il numero delle imprese attive mostra un calo tra il terzo trimestre 2012 ed il trimestre corrispondente del 2013 dell 1,8%, più del doppio (- 0,8%) con riferimento alla variazione tendenziale di dodici mesi prima, da imprese attive a L agricoltura presenta un andamento riflessivo, da unità a 9.182, - 5,3%, il manifatturiero si ridimensiona da unità a 4.773, - 2,1%, le costruzioni scendono da a 7.353, - 2,8%. Nell ambito del terziario il commercio si ridimensiona da unità a 9.907, -1,3%, il trasporto e magazzinaggio flette da unità a 1.002, - 3,2%. Crescono invece le attività dei servizi di alloggio e di ristorazione, da a unità, + 1,1%. I servizi tradizionali risultano penalizzati mentre quelli rari si consolidano: i servizi di informazione e comunicazione passano da a unità, + 0,9%; le attività finanziarie ed assicurative si consolidano, da 884 unità a 899, + 1,7%; le attività professionali, scientifiche e tecniche mantengono sostanzialmente il peso dimensionale, da unità a 1.800, +0,1%, così come le attività di noleggio, agenzie di viaggio ed i servizi di supporto alle imprese, da 989 unità a ,2%; le attività immobiliari si rafforzano passando da a unità, + 1,8%. Nel manifatturiero le imprese industriali propriamente dette (al netto delle imprese artigiane) sono scese in un anno, tra il terzo trimestre 2012 ed il corrispondente periodo del 2013, da unità a 1.421, - 13 unità pari a 0,9%, mentre le imprese artigiane risultano calate da unità a 3.352, - 91 unità pari a 2,6%. Se si ha riguardo alla specializzazione merceologica del manifatturiero friulano (al netto delle imprese artigiane), rileva come i più consistenti ridimensionamenti riguardino i settori maggiori dal punto di vista dimensionale: la fabbricazione di prodotti in metallo con un calo da 262 a 250 unità, - 4,6%, la fabbricazione di mobili da 248 unità a 242, - 2,4%, la fabbricazione di macchinari ed apparecchiature, da 178 a 175 unità, - 1,7%, l industria del legno da 113 a 108 unità, - 4,4%. Rilevano altresì settori che presentano un trend in controtendenza: le industrie alimentari consolidano la struttura dimensionale da 113 a 115 unità, + 1,8%, il settore della riparazione, installazione e manutenzione di macchine si rafforza, da 69 a 73 unità, + 5,8%, la fabbricazione di altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi cresce da 56 a 58 unità, + 3,6%, così come la fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, da 41 a 46 unità. + 12,2%, e la metallurgia, da 29 a 31 unità, + 6,9%. La quantificazione degli effetti della crisi sulla struttura dimensionale del manifatturiero friulano è ricavabile dalla confronto tra i dati riferiti al terzo trimestre 2009 e quelli del terzo trimestre 2013 che risultano omogeneamente comparabili. Le industrie propriamente dette sono diminuite da unità a 1.421, - 81 unità pari a -5,4%, le imprese artigiane da unità a 3.352, unità pari a 8,1%. 15

16 Il ridimensionamento ha interessato i settori dimensionalmente più significativi: la fabbricazione di mobili, da 301 unità a 242, - 19,6%, la fabbricazione di prodotti in metallo, da 285 unità a 250, - 12,3%, l industria del legno, da 119 a 108 unità, - 9,2%, l industria alimentare, da 119 a 115 unità, - 3,4%. Di rilievo la crescita del settore della riparazione, manutenzione ed installazione di macchine, da 49 unità a 73, + 49%. Imprese manifatturiere Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Confindustria Udine su dati Infocamere La produzione industriale 1. Tendenze evolutive Dopo cinque trimestri consecutivi di segno negativo nella variazione tendenziale, anno su anno, della produzione industriale, dal secondo trimestre 2012 (- 5%), il trend si è invertito nel terzo trimestre 2013, segnando + 3,4% (dopo il 6,8% del primo trimestre dell anno ed il 2% del secondo). A questo risultato hanno contribuito sia agli ordini che le vendite. Gli ordini sono cresciuti del + 2,8% (- 7,6% nel primo trimestre 2013, - 2,4% nel secondo) dopo nove trimestri consecutivi di calo, dal secondo trimestre 2011 (- 0,8%). Le vendite sono complessivamente migliorate segnando nel terzo trimestre un incremento del + 2,1% (dal 9% del primo trimestre e 2,4% del secondo): le vendite in Italia mostrano un recupero 16

17 I 05 II 05 III 05 IV 05 I 06 II 06 III 06 IV 06 I 07 II 07 III 07 IV 07 I 08 II 08 III 08 IV 08 I 09 II 09 III 09 IV 09 I 10 II 10 III 10 IV 10 I 11 II 11 III 11 IV 11 I 12 II 12 III 12 IV 12 I 13 II 13 III 13 più forte, + 3,6% (dal 7,2% del primo trimestre e 2,5% del secondo), rispetto a quelle all estero, + 0,7% (dal 10,4% del primo trimestre e 2,2% del secondo). Sul piano congiunturale nel terzo trimestre risulta ridimensionato l aggiustamento positivo registrato nel secondo: la produzione risulta calata del 8,8% (+ 3,2% nel secondo), gli ordini si riposizionano, - 11,7% (+ 1% nel secondo), le vendite si flettono, - 8,4% (+ 4,2% nel secondo). La asimmetria tra le variazioni tendenziali e quelle congiunturali evidenzia il miglioramento relativo rispetto ad un anno fa esprimendo l avvio dell inversione di tendenza mentre permangono elementi di volatilità legati alle oscillazioni congiunturali. Un indice di miglioramento è costituito dal grado di utilizzo degli impianti salito dal 77,7% del primo trimestre 2013 al 78,4% del terzo. Le tendenze dell industria Produzione Ordini Vendite Fonte ed elaborazioni Ufficio Studi Confindustria Udine 2. Andamenti settoriali Gli andamenti settoriali evidenziano la compresenza di andamenti opposti, di avvio di una fase di recupero (meccanica, siderurgia, carta e materie plastiche) e di consolidamento, per un altro verso, di situazioni di criticità (in particolare materiali da costruzione e legno e mobile). La meccanica con il terzo trimestre 2013 ha invertito la fase riflessiva durata per sette trimestri consecutivi, dal quarto 2011, riportandosi ad un valore positivo della produzione del + 3,3% grazie 17

18 I 05 II 05 III 05 IV 05 I 06 II 06 III 06 IV 06 I 07 II 07 III 07 IV 07 I 08 II 08 III 08 IV 08 I 09 II 09 III 09 IV 09 I 10 II 10 III 10 IV 10 I 11 II 11 III 11 IV 11 I 12 II 12 III 12 IV 12 I 13 II 13 III 13 al recupero degli ordini, + 1,7%, ed alla tonificazione della domanda sia interna, + 2,4%, che estera, + 0,8% Cartarie Siderurgiche Meccaniche Legno Fonte ed elaborazioni Ufficio Studi Confindustria Udine Il maggior contributo al recupero è fornito dalla produzione di materiale elettrico ed elettronico, + 8,2% nel terzo trimestre, dopo il 1,4% del primo trimestre e la variazione nulla del secondo, con il rafforzamento della domanda estera, + 16%, e degli ordini, + 24,7%. Il comparto dei prodotti in metallo ha mantenuto nel corso dell anno un andamento costantemente positivo, + 4% nel primo trimestre, + 4,6% nel secondo, + 1% nel terzo, sostenuto in particolare dalla domanda estera. Il comparto della costruzione di macchine ed impianti ha incontrato una prima parte dell anno difficile, - 6,4% nel primo trimestre, - 3,4% nel secondo, per riprendersi nel terzo, + 3,5%, sotto la spinta della domanda interna, + 5,5%, mentre mostra fatica la domanda esterna, - 0,7%, con un andamento più disteso degli ordini, + 0,9%. Il settore della prima trasformazione dei metalli, dopo un inizio d anno problematico, - 10,8% nel primo trimestre e 3,9% nel secondo, mostra di recuperare nel terzo, + 8,1%, per effetto della spinta delle componenti della domanda e degli ordini. Il settore della lavorazione dei minerali non metalliferi riflette le difficoltà dell edilizia con andamenti pesantemente riflessivi, - 31,3% nel primo trimestre, - 19,2% nel secondo, - 34% nel terzo. Mostrano di soffrire anche le industrie chimiche, - 6,3% nel primo trimestre, - 5% nel secondo, - 6,1% nel terzo. 18

19 I 05 II 05 III 05 IV 05 I 06 II 06 III 06 IV 06 I 07 II 07 III 07 IV 07 I 08 II 08 III 08 IV 08 I 09 II 09 III 09 IV 09 I 10 II 10 III 10 IV 10 I 11 II 11 III 11 IV 11 I 12 II 12 III 12 IV 12 I 13 II 13 III 13 La congiuntura riflessiva ha investito anche il settore degli alimentari, - 3% nel primo trimestre, - 0,5% nel secondo, - 1,4% nel terzo, con un andamento riflessivo condizionato sia dalla domanda totale che dagli ordini. Il settore del legno e dei mobili ha proseguito nel trend decelerativo, - 6% nel primo trimestre, - 3% nel secondo, - 4,5% nel terzo. Indicatori di una possibile inversione sono dati dal recupero nel terzo trimestre della domanda interna, + 5%, e degli ordini, + 1,9%. Carta e stampa, dopo un inizio d anno negativo, - 7,9% nel primo trimestre, mostrano di recuperare successivamente, + 1,6% nel secondo e + 8,2% nel terzo, sotto la spinta in particolare della domanda estera e degli ordini. La produzione di gomma e materie plastiche ha iniziato l anno positivamente, + 12,1% nel primo trimestre sotto la spinta della domanda interna, per avvitarsi nel secondo, - 1% a seguito della caduta della domanda interna non compensata da quella estera, mentre con il terzo si è registrato il ritorno ad un andamento positivo, + 3,3% spinto in questo caso dalla domanda estera e dagli ordini Materiali da costruzione Alimentari Chimiche Gomma e plastica Fonte ed elaborazioni Ufficio Studi Confindustria Udine 3. Previsioni Le previsioni indicano il permanere di una situazione di vischiosità dal momento che se si intravvede una modesta inversione nelle attese di produzione, mentre sul piano della domanda sia interna che estera le prospettive non sono considerate favorevoli. Lo stato dell occupazione resta caratterizzato dall invarianza. Nelle attese di produzione il saldo da negativo, - 1 con riguardo alla precedente rilevazione trimestrale, diventa positivo, + 1, in un contesto in cui la quota di coloro che prevedono un incremento di produzione sale dall 8 al 17% ma parimenti sale la quota di coloro che pronosticano 19

20 un andamento riflessivo, dal 9 al 16%. Dall 83 al 68% scende la quota di coloro che prevedono un andamento stabile. Con riferimento all andamento della domanda interna il saldo da + 3 scende a 21: coloro che prevedono un andamento incrementale della domanda interna scendono dal 15 all 8% mentre salgono dal 12 al 29% coloro che stimano una diminuzione. Sintomatico è il calo di coloro che prevedono un andamento stabile, dal 73 al 63%. Si rafforza il saldo negativo anche per le previsioni sulla domanda estera, da 28 a 38: coloro che prevedono un incremento della domanda estera crescono dal 7 al 10% ma questo dato viene bilanciato dal rafforzamento della quota di coloro che stimano il trend inverso, dal 35 al 48%. Di conseguenza la quota di coloro che stimano un andamento stabile scende dal 58 al 43%. Per quanto riguarda l occupazione il saldo resta negativo anche se mostra di ridursi da 16 a 13 per effetto dell incremento marginale di coloro che stimano un aumento dell occupazione, dall 1 al 3%. La quota di coloro che pronosticano il calo dell occupazione scende leggermente dal 17 al 16%, mentre chi stima invarianza nell occupazione si riposiziona dall 83 all 81%. Le previsioni per l inizio del 2014 Diminuzione Stabilità Crescita Vendite Estero Diminuzione Stabilità Crescita Vendite Italia Diminuzione Stabilità Crescita Produzione Fonte ed elaborazioni Ufficio Studi Confindustria Udine 20

21 Il mercato del lavoro Il mercato del lavoro riflette la tendenza al riposizionamento ribassista le cui dinamiche vengono esaminate dal punto di vista della consistenza dell occupazione dipendente utilizzando i dati Inps, delle caratteristiche delle forze di lavoro (dati Istat) e dei flussi di ingresso nel mercato del lavoro elaborati dalla Provincia di Udine. Gli occupati in provincia di Udine, sulla base dei dati Inps (che riguardano i lavoratori dipendenti non agricoli con esclusione dei lavoratori domestici, compresi i cassintegrati, assicurati presso l INPS e calcolati secondo le medie annuali su dati mensili), sono diminuiti tra il 2011 ed il 2012 da 122,7mila unità a 121,4 1,1% (nel 2008 raggiungevano le 128mila unità, quindi la perdita di lungo periodo è stata di unità pari a 5,2%). Al saldo negativo tra il 2011 ed il 2012 hanno contribuito in particolare il settore delle costruzioni, unità pari a -7,2%, e quello dei servizi, unità pari a 1,3%, mentre l industria in senso stretto risulta leggermente cresciuta, da 43,6mila, unità a 43,8, unità pari a + 0,4%. La comparazione dei dati sull occupazione tra il 2008 ed il 2012 dà l evidenza dei riflessi sul piano occupazionale della doppia recessione: dei posti di lavoro in meno, derivano dall industria in senso stretto, - 11,8% (da 49,7 mila unità a 43,8), dalle costruzioni, - 16,6% da 10,6mila unità a 8,8 mila). I servizi hanno invece migliorato leggermente, + 0,5%, da 56,5 mila unità a 56,8. Occupati nel manifatturiero Udine FVG Nord Est Italia Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Confindustria Udine su dati Inps 21

22 Il restringimento del mercato del lavoro è evidenziato, sulla scorta dei dati Istat, dall andamento del tasso di occupazione sceso tra il 2011 ed il 2012 dal 63,9% al 62,4% (nel 2008 era al 64,9%): colpisce l abbassamento del tasso di occupazione della classe di età tra 15 e 24 anni dal 21,8% del 2011 al 14,8% del 2012 (con una caduta di 18 punti dal 2008 in cui il tasso di occupazione relativo è stato pari a 32,9%). Inoltre il tasso di attività, leggermente sceso tra il 2011 ed il 2012 dal 49,95% a 49,94%, ha perso circa un punto e mezzo rispetto al 2008 in cui ha raggiunto il livello apicale del 51,3%. E la risultante della diminuzione delle forze di lavoro scese da 239,6 mila unità del 2008 a 235,2mila del 2012 (nel 2011 erano 235,1mila). Gli inattivi (che comprendono coloro che non cercano un lavoro o che si sono ritirati dal mercato del lavoro pur essendo disponibili a lavorare), con riferimento alla classe di età dai 15 ai 64 anni, sono cresciuti dal 2008 da 227,2mila unità a 235,6mila del 2012 (nel 2011 erano calcolati in 235,5 mila unità). Le persone in cerca di occupazione sono salite da 11,5mila unità a 16,4, + 42,6%, tra il 2011 ed il 2012, 8,2mila unità in più rispetto al 2008, in cui ammontavano a 9,6mila unità, praticamente raddoppiate. Di conseguenza il tasso di disoccupazione è salito dal 4,9% del 2011 al 6,9%, mentre nel 2008 era posizionato sul 4%. Rileva la criticità della disoccupazione giovanile: la classe di età da 15 a 24 anni incrementa il tasso di disoccupazione tra il 2011 ed il 2012 dal 18,2% al 36,9%; nel 2008 raggiungeva l 8,9%. Tasso di disoccupazione 14,0% 12,0% 10,0% 8,0% Udine 6,0% 4,0% Friuli Venezia Giulia Italia 2,0% 0,0% Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Confindustria Udine su dati Istat 22

23 II trimestre III trimestre IV trimestre I trimestre II trimestre III trimestre IV trimestre I trimestre II trimestre III trimestre IV trimestre I trimestre II trimestre III trimestre IV trimestre I trimestre II trimestre III trimestre IV trimestre I trimestre II trimestre III trimestre Le forze attive si contraggono nel lungo periodo per effetto della riduzione dell occupazione mentre cresce la componente rappresentata dalla quota delle persone in cerca di occupazione. Parimenti sale la componente degli inattivi, di coloro che si ritirano dal mercato del lavoro e degli scoraggiati, quale effetto indotto della contrazione della base produttiva. Un ulteriore indicatore sulla contrazione del mercato del lavoro è fornito dall andamento delle assunzioni e delle cessazioni dal lavoro. Le assunzioni nell industria in senso stretto scendono nel confronto annuale (dal IV trimestre 2012 al III 2013 nei confronti del periodo precedente) da unità a , 2,4% (il settore delle costruzioni ha registrato un calo delle assunzioni da unità a 3.182, - 3,1%, quello dei servizi da unità a , - 15,1%). La cessazioni nell industria in senso stretto sono calate da unità a , - 4,3%, di conseguenza il rapporto assunti/licenziati si è leggermente rafforzato da 0,90 a 0,92 (nelle costruzioni le cessazioni sono rimaste sostanzialmente inalterate, da unità a 4.137, - 0,8%, con un rapporto assunti licenziati passato da 0,78 a 0,77; nei servizi le cessazioni sono calate da unità a , - 12,5%, con un rapporto assunti licenziati sceso da 0,98 a 0,95). Assunzioni e cessazioni nel manifatturiero (valori numerici) Assunzioni Cessazioni Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Confindustria Udine su dati Istat 23

24 gen-09 feb-09 mar-09 apr-09 mag-09 giu-09 lug-09 ago-09 set-09 ott-09 nov-09 dic-09 gen-10 feb-10 mar-10 apr-10 mag-10 giu-10 lug-10 ago-10 set-10 ott-10 nov-10 dic-10 gen-11 feb-11 mar-11 apr-11 mag-11 giu-11 lug-11 ago-11 set-11 ott-11 nov-11 dic-11 gen-12 feb-12 mar-12 apr-12 mag-12 giu-12 lug-12 ago-12 set-12 ott-12 nov-12 dic-12 gen-13 feb-13 mar-13 apr-13 mag-13 giu-13 lug-13 ago-13 set-13 ott-13 nov-13 Nel comparto dell industria in senso stretto i rapporti di lavoro sono stati regolati prevalentemente da contratti a tempo determinato, l 86,2%, (nell anno precedente sono stati 9.851, + 1,3%) su , mentre quelli a tempo indeterminato incidono per una quota del 13,8%, contratti (nell anno precedente 2.019, - 21%). Nella categoria dei rapporti a tempo determinato netta prevalenza presentano i contratti a tempo determinato propriamente detti, con un incremento del 3,9% rispetto al periodo precedente (in cui si contavano in 8.600) ed una incidenza sul totale dell 89,5%. Cresce la quota dei rapporti di tirocinio che raggiungono quota 426 (da 312), + 36,5% rispetto al periodo precedente, il 4,3% del totale. Calano anche i contratti a progetto e di collaborazione coordinata e continuativa, da 543 a 344, - 36,6%, il 3,4% del totale. Tra i rapporti a tempo indeterminato, in calo per più di un quinto rispetto al periodo precedente, i contratti a tempo indeterminato propriamente detti si contano in 1.150, il 24,5% rispetto al periodo precedente (1.523), il 72,1% del totale, mentre la quota dei contratti di apprendistato, se cala del 3,3% a 407 contratti (da 421), cresce in caratura dal 20,9% al 25,5%. Il ricorso alla cassa integrazione guadagni nel periodo gennaio novembre mostra una flessione, per quanto riguarda l industria manifatturiera, del 21,4%, da ore a , dovuta al calo del peso della cassa integrazione straordinaria (- 23,7%, da ore a ) ed all aggiustamento della cassa integrazione ordinaria (- 5,4%, da ore a ). Ore autorizzate di Cassa Integrazione ORDINARIA STRAORDINARIA Fonte: elaborazioni Ufficio Studi Confindustria Udine su dati Inps I settori maggiormente interessati in termini di variazione percentuale ed in assoluto sono gli alimentari (da ore a , + 160,6%), lavorazione dei minerali non metalliferi (da 24

25 ore a , + 41,2%), produzione di carta (da a ore, + 54%), pelli e cuoio (da ore a , + 217,9%). In calo risultano il legno (da ore a , - 55,2%) e la meccanica (da ore a , - 20,1%). La cassa integrazione in deroga diminuisce da ore a (concentrata su tre settori: chimica e materie plastiche per ore, la meccanica per ore ed il legno per ore), Rilevante è invece l incremento del ricorso alla cassa integrazione in edilizia, da ore a , + 34,1%, dovuto in particolare all incremento della cassa integrazione straordinaria nell industria edile, da ore a , + 38,7%. Lo stock dei lavoratori in mobilità scende al 30 settembre 2013 a unità, inferiore al picco registrato al 31 dicembre 2012 pari a unità (la componente riguardante la L 223/1991, le procedure di mobilità collettive, sale a unità, il picco degli ultimi cinque anni). Gli inserimenti nelle liste di mobilità nel settore dell industria in senso stretto con riferimento ai lavoratori domiciliati in provincia di Udine, per quanto riguarda le procedure collettive, mostrano nei primi nove mesi del 2013, un decremento del 30,9%, da 636 unità del 2012 a 440 del 2013, il livello più basso a partire dal Il comparto delle costruzioni mostra un andamento opposto con inserimenti pari a 190 unità nei primi nove mesi del 2013, in misura tre volte superiore rispetto alla media del precedente quadriennio. Se si considerano invece i dati relativi alle aziende con sede in provincia di Udine, nei primi nove mesi del 2013 gli inserimenti in mobilità con riferimento alle procedure collettive, si contano nell industria in senso stretto in 342 unità (nel , - 43,6%), inferiore del 36,3% rispetto alla medi di 537 del quadriennio precedente. Il settore delle costruzioni anche in questo caso rileva l innalzamento degli inserimenti in mobilità nel 2013, 174 unità, tre volte tanto rispetto alla media di 43 unità del quadriennio precedente. Se complessivamente gli inserimenti in mobilità, i flussi, mostrano di rallentare, rileva come la consistenza continui a non cedere. La tendenza decelerativa degli ammortizzatori sociali riflette il raffreddamento dell economia accompagnata dal restringimento della base produttiva, non l allentamento delle situazioni di tensione, con una stabilizzazione a livelli bassi. Il credito alle imprese Un aspetto del raffreddamento complessivo dell economia è rappresentato dal rapporto banca impresa come dimostra il calo dei prestiti alle imprese. In provincia di Udine gli impieghi vivi al settore produttivo, al netto delle sofferenze, a fine ottobre hanno segnato una flessione rispetto a dodici mesi prima del 7,1% in totale (da 7.927,6milioni a 7.365,29, per le attività industriali del 9,7% (da 2.833,5milioni a 2.557,2), in misura inferiore a quanto è risultato a livello regionale, - 8,1%% per il totale dei prestiti alle imprese, - 10,9% per le attività industriali. 25

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