MISURAZIONE E GESTIONE DEL RISCHIO DI CREDITO

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1 Quaderno 180 P. Marullo :45 Pagina 1 Associazione per lo Sviluppo degli Studi di Banca e Borsa Università Cattolica del Sacro Cuore Facoltà di Scienze Bancarie Finanziarie e Assicurative C. SANTINI - G. CAROSIO - P. MARULLO REEDTZ MISURAZIONE E GESTIONE DEL RISCHIO DI CREDITO Interventi tenuti nell'ambito del Seminario su: Credito e Risparmio: Intermediari, Mercati e Istituzioni S. Marco - Perugia, 17 Marzo 2000 Sede: Presso Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano, Largo A. Gemelli, n. 1 Segreteria: Presso Banca Popolare Commercio e Industria - Milano, Via Moscova, 33 - Tel Cassiere: Presso Banca Popolare di Milano - Milano, Piazza Meda n. 2/4 - c/c n

2 Quaderno 180 P. Marullo :45 Pagina 2 2

3 Quaderno 180 P. Marullo :45 Pagina 3 Dott. CARLO SANTINI, Direttore Centrale per la Ricerca Economica della Banca d Italia LE NORME INTERNAZIONALI SUL CAPITALE DELLE BANCHE; L ACCORDO DI BASILEA DEL 1988 E LE PROPOSTE PER UNA NUOVA REGOLAMENTAZIONE DEL RISCHIO DI CREDITO. La regolamentazione sull adeguatezza patrimoniale delle banche introdotta dal Comitato di Basilea con l Accordo sul Capitale del 1988 si proponeva un duplice obiettivo: rafforzare la stabilità del sistema bancario internazionale incoraggiando le banche ad aumentare il grado di patrimonializzazione e, tramite una applicazione uniforme delle nuove regole nei vari paesi, promuovere la competizione tra le banche internazionali. In seguito alle crisi bancarie degli anni Ottanta e ai pericoli per la stabilità derivanti dalla accresciuta competitività tra gli intermediari, si era fatta urgente l esigenza di una regolamentazione in grado di prevenire efficacemente i fallimenti bancari senza compromettere condizioni di uguaglianza competitiva. L applicazione di requisiti minimi di capitale divenne il principale strumento della regolamentazione prudenziale: una sufficiente dotazione di capitale è in grado di assorbire perdite inattese che potrebbero altrimenti causare un fallimento; al tempo stesso fornisce alle banche un incentivo a limitare i rischi della gestione. In precedenza la regolamentazione prudenziale si basava su requisiti minimi di capitale applicati uniformemente a tutte le banche, senza tenere conto della rischiosità dei singoli portafogli né delle attività fuori bilancio. 3

4 Quaderno 180 P. Marullo :45 Pagina 4 L Accordo del l988 rappresentò un importante passo avanti, introducendo una differenziazione del requisito minimo di capitale in funzione del rischio di credito di ciascuna banca. Alle banche venne richiesto di detenere un ammontare di capitale almeno pari a una certa percentuale di tutte le attività detenute in portafoglio, variabile in funzione della rischiosità delle controparti. Gli elementi costitutivi di quell Accordo appaiono ancor oggi pienamente validi: risorse patrimoniali come salvaguardia della stabilità aziendale; coefficienti patrimoniali commisurati alla rischiosità; requisiti estesi alle attività fuori bilancio (Desario, 1999). Benché originariamente diretto alle banche internazionali dei paesi del G-10, l Accordo è divenuto nel tempo il punto di riferimento per la regolamentazione del rischio di credito in quasi tutti i paesi del mondo. Nell Unione Europea e negli Stati Uniti è stato formalmente inserito nelle regolamentazioni prudenziali in vigore. La semplicità dello schema ha indubbiamente contribuito a una applicazione su vasta scala delle norme di Basilea; ne è derivata una crescita della capitalizzazione delle banche insediate nei circa 100 paesi che le hanno adottate. Nei paesi del G-10 le grandi banche hanno in media accresciuto il coefficiente di capitale dal 9,3 per cento del 1988 all 11,6 per cento del l998. L esistenza di un requisito uniforme tra i vari paesi ha inoltre permesso ai mercati di esercitare meglio la funzione di disciplina sulle banche sottocapitalizzate. Con il trascorrere degli anni tuttavia sono divenuti più evidenti i limiti impliciti di questo modello, primo tra tutti l inadeguata differenziazione dei livelli di rischio associati a 4

5 Quaderno 180 P. Marullo :45 Pagina 5 prenditori compresi nella medesima categoria. La rigidità delle regole ha favorito il cosiddetto fenomeno del regulatory capital arbitrage. In generale tali tecniche consentono una ricomposizione del portafoglio tramite la cessione sul mercato dei crediti di più elevata qualità, alla cui rischiosità corrisponde secondo le banche un ammontare di capitale molto al di sotto dell 8 per cento; tale percentuale a sua volta potrebbe risultare insufficiente a coprire la rischiosità dei crediti che rimangono nei portafogli bancari. Si è intensificato l uso dei nuovi strumenti messi a disposizione dall innovazione finanziaria, quali la cartolarizzazione e i derivati su crediti. Soprattutto per le grandi banche internazionali rileva, oltre ai vantaggi in termini di diversificazione e riduzione del costo delle fonti di finanziamento, anche l uso di questi strumenti per pratiche di arbitraggio regolamentare. Oltre a diminuire i presidi patrimoniali a fronte del rischio di credito, gli effetti indesiderati sono quelli di rendere meno trasparenti i reali profili di rischio degli attivi bancari e di compromettere la tempestività di eventuali azioni correttive richieste dalle Autorità; dato che i coefficienti patrimoniali regolamentari rappresentano una fonte di informazione diffusa al mercato, risulta deteriorata anche la valutazione delle condizioni delle banche svolta dalle controparti e dagli investitori. D altro canto, per le banche che le hanno applicate, le tecniche di arbitraggio hanno rappresentato una possibilità di continuare a operare nei segmenti di mercato caratterizzati da più elevata qualità e minore rischio: questi segmenti possono risultare non convenienti a causa degli eccessivi livelli di capitale richiesto dalla regolamentazione, pur risultando convenienti se valutati in termini di rischio e rendimento. 5

6 Quaderno 180 P. Marullo :45 Pagina 6 In un certo senso, l arbitraggio regolamentare ha consentito alle banche di adattare alla propria taglia le dimensioni di un vestito che è stato cucito per tutto il sistema, senza tenere conto che ciascuna banca è caratterizzata da un diverso grado di rischiosità e quindi può indossare una diversa misura di quel modello di vestito. Le Autorità di vigilanza sono consapevoli della natura evolutiva della regolamentazione prudenziale, che deve adattarsi nel tempo ai cambiamenti dell attività finanziaria per trovare nuove formule alla soluzione di un vecchio problema, quello di salvaguardare la stabilità del sistema finanziario in caso di crisi. Di fronte ai rigori dell inverno occorre proteggersi dal freddo; può essere utile adattare il modello del vestito alle misure di ciascuno, ma si rivelerà dannoso rinunciare a coprirsi. L Accordo del 1988 non è stato mai considerato una norma statica, immodificabile rispetto ai cambiamenti del mercato. L emendamento del 1996 sul rischio di mercato rappresenta il tentativo di correggere una delle anomalie più criticate - l assenza di un requisito per i rischi di mercato - consentendo alle banche di usare i loro modelli interni di VaR per il calcolo del requisito patrimoniale a fronte dei rischi di mercato. Trascorsi dieci anni dal primo Accordo, il Comitato di Basilea ha avviato i lavori volti alla sua revisione; nello scorso giugno e stata diffusa una proposta di riforma dell Accordo, che si basa sul collegamento dei coefficienti di ponderazione: a) con i rating espressi da società specializzate; b) con gli internal ratings, cioè sistemi di valutazione e di classificazione dei clienti realizzati dalle banche sulla base delle informazioni disponibili al loro interno. Oltre che sul requisito minimo di capitale, la nuova proposta collega la valutazione dell'adeguatezza del capitale alla disciplina del 6

7 Quaderno 180 P. Marullo :45 Pagina 7 mercato e al rispetto di criteri qualitativi riferiti all'organizzazione interna. È stata per il momento accantonata l'idea di permettere l'adozione dei cosiddetti modelli interni di portafoglio. Il Comitato ha ritenuto che tali modelli soffrono, ancora, di debolezze metodologiche e la loro applicabilità generalizzata richiede elevati costi e tempi lunghi. Tuttavia, i modelli interni costituiscono un filone di ricerca su cui investire, sia dal punto di vista teorico, sia da quello di applicazione pratica, per la possibilità di definire il rischio in maniera analiticamente corretta e di tenere conto dell'effetto della dversificazione sulla rischiosità complessiva, attraverso l'uso delle correlazioni tra le singole esposizioni. Dalla loro applicazione ai portafogli creditizi ne derivano guadagni in termini di efficienza dell'allocazione del credito. Non sempre grandi istituti internazionali, pur dotati di strumenti sofisticati, hanno dimostrato in recenti occasioni di apprezzare correttamente il rischio implicito nell attività di prestito, particolarmente nei mercati internazionali. La crisi asiatica del 1997 costituisce un esempio in tale senso. Tra il 1994 e la prima parte del 1997 fondi di origine bancaria hanno continuato ad affluire in quei paesi a ritmi sostenuti, nonostante continuasse a deteriorarsi la loro competitività e l'ammontare dei debiti a breve termine denominati in dollari avesse raggiunto livelli molto elevati. La repentina inversione delle aspettative degli operatori ha aperto la crisi, determinando un dimezzamento delle quotazioni azionarie e un crollo dei cambi di quelle monete. La dimensione della crisi e la sua rapida diffusione in Asia hanno richiesto alla comunità internazionale uno sforzo senza precedenti al fine di riportare la fiducia nei mercati. Sono in 7

8 Quaderno 180 P. Marullo :45 Pagina 8 corso riflessioni sulle modalità per fronteggiare le crisi di liquidità, senza offrire ai creditori privati la completa tutela dal rischio, e iniziative volte a rendere più solidi i sistemi bancari e finanziari, attraverso una più efficace azione di vigilanza. L investimento nella valutazione del merito di credito richiede quindi una riflessione profonda sulla previsione del rischio di insolvenza dei debitori, che utilizzi tutte le informazioni disponibili presso ciascun operatore e valuti con prudenza gli andamenti dei progetti finanziati e le determinanti di fondo delle economie beneficiarie. L adozione dei rating interni per il calcolo del requisito patrimoniale proposta nel nuovo schema di regolamentazione rappresenta il miglior incentivo per le banche a valorizzare il patrimonio informativo accumulato nel corso delle relazioni creditizie e a migliorare la qualità dei processi di controllo dei rischi. 8

9 Quaderno 180 P. Marullo :45 Pagina 9 Dott. GIOVANNI CAROSIO, Capo del Servizio Vigilanza sugli Enti Creditizi della Banca d'italia MISURAZIONE E GESTIONE DEL RISCHIO DI CREDITO L EVOLUZIONE DELLA REGOLAMEN- TAZIONE IN SEDE INTERNAZIONALE Le iniziative del Comitato di Basilea sull adeguatezza patrimoniale Il perseguimento di un sistema di regole prudenziali più efficace e maggiormente in grado di cogliere i principali rischi dell attività bancaria è da diverso tempo al centro dell attenzione degli organi di vigilanza nelle varie sedi internazionali, il Comitato di Basilea e la Comunità Europea. Nel giugno del 1999 il Comitato di Basilea ha pubblicato un documento di consultazione sulla revisione dell attuale Accordo sul capitale, che contiene notevoli innovazioni, con riferimento sia alle tipologie di rischi considerati sia alle relative modalità di misurazione. Oltre al rischio di credito, il documento avanza proposte sui rischi operativi e sul rischio di tasso di interesse sul banking book. Sul piano delle metodologie, l orientamento è di prevedere, rispetto all attuale regolamentazione, una maggiore articolazione dei sistemi di misurazione, riconoscendo che nell industria bancaria coesistono intermediari caratterizzati da capacità diverse di analisi e di gestione del rischio. Per il rischio di credito del banking book vengono infatti prospettati due diversi metodi: una versione più evoluta dell attuale metodologia (approccio standardizzato); un metodo basato sull utilizzo dei rating interni. Per il rischio di tasso di interesse vengono prospettate due metodologie, analoghe a quelle già in vigore per i rischi di mercato, l una di tipo standardizzato, l altra basata sui 9

10 Quaderno 180 P. Marullo :45 Pagina 10 modelli aziendali. Per i rischi operativi, il documento prevede unicamente l applicazione di un approccio standardizzato; peraltro, non è escluso che anche per queste tipologie di rischio, come emerge anche dagli approfondimenti che si stanno effettuando nel Comitato, si possa consentire l adozione da parte degli intermediari di metodi più sofisticati di calcolo del rischio, condizionata al rispetto di alcuni requisiti di natura quantitativa e qualitativa. Il nuovo schema poggia su tre elementi che il Comitato stesso definisce pilastri : il primo è costituito dai requisiti patrimoniali minimi obbligatori. Il secondo riguarda il controllo prudenziale dell adeguatezza patrimoniale, che richiede sia l esistenza nelle banche di coerenti strategie in materia di patrimonializzazione e di assunzione di rischi sia la possibilità per le autorità di compiere tempestivi interventi correttivi in presenza di situazioni di squilibrio. Il terzo pilastro consiste nel rafforzamento della disciplina esercitata dal mercato sui comportamenti degli intermediari nel promuovere la solidità delle singole banche e del sistema nel suo complesso. Con il primo pilastro, il riconoscimento sul piano prudenziale delle best practices sui mercati internazionali deriva dalla considerazione che l innovazione finanziaria, lo sviluppo di strumenti sempre più complessi e l adozione di sofisticati modelli di pricing e di misurazione dei rischi hanno reso rapidamente obsolete per gli intermediari più attivi le regole prudenziali standardizzate; costituisce al tempo stesso una presa d atto delle potenziali distorsioni che regole prudenziali semplificate possono introdurre in settori operativi nei quali le decisioni si basano su una accurata analisi delle combinazioni di rischio/rendimento. La rapida evoluzione delle prassi di mercato verso sistemi più accurati di misurazione dei rischi rende nei fatti non più 10

11 Quaderno 180 P. Marullo :45 Pagina 11 perseguibile l obiettivo del level playing field attraverso regole prudenziali semplificate, in quanto queste ultime non tengono conto in modo adeguato delle differenze sempre più evidenti nella composizione e nella qualità dei bilanci dei singoli intermediari e nei rispettivi sistemi di gestione dei rischi. Nel nuovo contesto che si va delineando, tale obiettivo va interpretato nel senso che le norme prudenziali, riconoscendo le differenze tra intermediari, devono premiare, in termini di requisiti più bassi, gli operatori che adottano sistemi gestionali di misurazione e controllo dei rischi più sofisticati. Il concetto di level playing field viene in sostanza inteso non più come applicazione delle stesse regole a tutti gli intermediari ma come riconoscimento a questi ultimi delle medesime opportunità di poter adottare i propri sistemi gestionali per il calcolo dei requisiti patrimoniali, fermo restando il rispetto di determinate condizioni. L applicazione di regole prudenziali differenziate a seconda del grado di adeguatezza dei sistemi aziendali di gestione dei rischi rappresenta anche uno strumento di vigilanza per incentivare le banche a muovere verso metodologie e prassi gestionali più in linea con lo sviluppo dei mercati. Rispetto al passato, quindi, l adozione da parte degli intermediari di sistemi più avanzati non discende soltanto da una autonoma scelta aziendale o da una sollecitazione dell autorità di vigilanza ma dai vantaggi offerti dalla struttura della stessa regola prudenziale. Il secondo pilastro avrà un rilievo particolare nei confronti delle grandi banche, considerata la complessità dell operatività e della struttura organizzativa e l ampio spettro di attività che esse svolgono. L aspettativa è che i maggiori gruppi elaborino sistemi gestionali in grado di cogliere tutti i rischi rilevanti, anche quelli non esplicitamente inclusi nella regolamentazione, utilizzino metodologie interne aziendali per il calcolo della propria adeguatezza 11

12 Quaderno 180 P. Marullo :45 Pagina 12 patrimoniale, valutino l impatto che modifiche negli scenari esterni possono avere sul proprio profilo di rischio e le azioni da intraprendere per fronteggiarli. Per il terzo pilastro, l efficacia della disciplina dipenderà dalla disponibilità di informazioni affidabili, complete e tempestive, che consentano una valutazione adeguata delle condizioni finanziarie e reddituali delle istituzioni, dei profili di rischio e delle rispettive procedure di gestione. I livelli minimi di informazione pubblica riguarderanno in prevalenza quei fatti aziendali che hanno già formato oggetto di approfondimento nell ambito del secondo pilastro, consentendo così al mercato di condividere con le autorità di vigilanza una base comune di informazioni sulla banca. Esse si riferiranno in prevalenza alla struttura del patrimonio, all ammontare dei diversi rischi rilevanti per la valutazione dell adeguatezza patrimoniale, alle metodologie interne di valutazione dei rischi. I tre pilastri non esauriscono l impegno del Comitato sul fronte del rischio di credito; non meno rilevanti, sul piano delle conseguenze pratiche per gli operatori, sono infatti i lavori da tempo avviati sugli aspetti contabili, in particolare con la pubblicazione del documento Sound practices for loan accounting and disclosure. Ulteriori approfondimenti verranno svolti parallelamente alla definizione delle regole prudenziali, analizzando i potenziali riflessi su alcune aree specifiche, quali la valutazione dei crediti e la determinazione del patrimonio. Un aspetto specifico della nuova proposta, che può avere riflessi non trascurabili per alcuni conglomerati in termini di adeguatezza patrimoniale, riguarda il perimetro di consolidamento. I gruppi bancario-finanziari hanno nel corso del tempo diversificato l attività, attraverso l acquisizione di partecipazioni anche di controllo in soggetti, quali le imprese 12

13 Quaderno 180 P. Marullo :45 Pagina 13 di assicurazione, le cui diversità in termini di caratteristiche operative, rischi e trattamento contabile non consentono l applicazione delle regole prudenziali su base consolidata attualmente utilizzate per i gruppi bancari. Le norme attuali possono quindi comportare una sottostima dei rischi, in quanto le medesime risorse patrimoniali si trovano a fronteggiare tanto i rischi bancari quanto quelli assicurativi. Nel documento del Comitato, viene proposta, come alternativa al consolidamento, la deduzione dal patrimonio di gruppo delle partecipazioni in imprese di assicurazione. Per la rilevanza degli effetti che tale norma può comportare, sarà prevista una fase transitoria sufficientemente lunga. Dalla pubblicazione del documento, il Comitato ha intensificato i lavori per giungere in tempi brevi ad una nuova proposta che tenga conto degli ulteriori sviluppi metodologici nell industria bancaria e che copra in modo approfondito tutti gli aspetti che nel primo documento erano ancora in fase di elaborazione. Nel mio intervento, fornirò un quadro delle soluzioni che si vanno delineando, concentrandomi sugli aspetti più innovativi, che riguardano l adozione del metodo dei rating interni e le interrelazioni fra i nuovi requisiti patrimoniali e le regole contabili applicate ai crediti. Il metodo semplificato per la misurazione del rischio di credito. Prima di entrare nel dettaglio della proposta sui rating interni, è utile fare un veloce esame delle novità che verranno introdotte nel più semplice dei due metodi di misurazione del rischio di credito proposti dal Comitato. Anche il nuovo metodo standardizzato di calcolo del requisito si caratterizza per una maggiore aderenza all effettivo rischio economico sottostante, introducendo una differenziazione delle ponderazioni applicate alle diverse categorie di prenditori, 13

14 Quaderno 180 P. Marullo :45 Pagina 14 sulla base dei rating espressi dalle agenzie esterne. In pratica l applicazione di tale criterio avrà una portata rilevante per i crediti nei confronti dei debitori sovrani e di banche, molto più limitata per quelli nei confronti di imprese, anche in relazione alla effettiva disponibilità di rating esterni. Mentre per i debitori sovrani si farebbe quasi esclusivamente riferimento ai rating, per le banche la proposta di regolamentazione prevede due possibilità : il riferimento al rating individuale dell intermediario e, laddove questo non sia disponibile, una ponderazione più elevata di quella in genere attualmente applicata (50% contro il 20%); oppure una ponderazione collegata al rating del paese di insediamento, con un trattamento più favorevole per i rapporti interbancari a breve termine. Alle (poche) imprese con rating particolarmente favorevoli verrebbe applicata una ponderazione inferiore a quella attuale; alla grande maggioranza si applicherebbe l attuale peso del 100%; ponderazioni più elevate (150%) verrebbero applicate alle attività considerate ad alto rischio, in parte ancora da definire. Altri elementi di novità che verranno introdotti nel metodo semplificato, lungo la stessa linea di una più precisa misurazione del rischio, sono l introduzione di una griglia di ponderazioni apposita per le attività oggetto di operazioni di cartolarizzazione, anch esse ancorate ai giudizi delle agenzie di rating; il riconoscimento di un più ampio spettro di garanzie e di altre tecniche di attenuazione del rischio. Rispetto agli altri crediti, il trattamento delle operazioni di cartolarizzazione prevede una più articolata differenziazione delle ponderazioni sulla base dei rating esterni, con un trattamento più severo delle classi di rischio più elevate. L ampliamento delle forme di garanzia (credit risk mitigation techniques) che possono consentire una riduzione 14

15 Quaderno 180 P. Marullo :45 Pagina 15 dei requisiti patrimoniali risponde all esigenza di adeguare le regole all attività operativa e trova fondamento nell obiettivo di sollecitare gli intermediari a svolgere una gestione prudente, ma al tempo stesso più attiva, del rischio creditizio, fino ad oggi considerata una variabile poco manovrabile dalla banca. Non è un caso che il loro riconoscimento a fini prudenziali venga subordinato all esistenza di adeguati sistemi di risk management e di una attenta considerazione dei rischi di natura legale. Il più ampio riconoscimento delle tipologie di garanzia riguarda: nuovi strumenti, quali i credit derivatives, le cui complessità operative richiedono un trattamento specifico; attività finanziarie più tradizionali, quali i titoli azionari negoziati in borsa e i titoli di debito quotati di società private, fino ad ora escluse, per le quali l esistenza di una più elevata volatilità non può più costituire motivo di esclusione ma va incorporata nelle regole prudenziali attraverso un maggiore sconto rispetto al valore di mercato; strumenti di natura contrattuale, quali gli accordi di netting per le operazioni onbalance. Il metodo dei rating interni Per i rating interni, la ponderazione è strettamente collegata al grado di rischiosità del singolo prenditore così come stimato dal sistema aziendale di misurazione. Mentre per le imprese la definizione della metodologia per la determinazione del requisito è già ad uno stadio soddisfacente, per le altre tipologie di portafoglio (retail, project financing, banche, prenditori sovrani) sono ancora in corso approfondimenti sulla possibilità di estendere l approccio già disegnato per i crediti commerciali. Un sistema di rating interno riassume tutti gli elementi che consentono alla banca di effettuare una valutazione sintetica 15

16 Quaderno 180 P. Marullo :45 Pagina 16 del rischio connesso con un singolo credito, con l obiettivo di pervenire ad una stima della perdita attesa. A tal fine, gli elementi di base sono essenzialmente due : la probabilità di insolvenza e il tasso di perdita in caso di insolvenza. Per la prima componente, la valutazione si fonda su una suddivisione della clientela in classi di rating, a ciascuna delle quali è associata una diversa probabilità di insolvenza a un anno. Tutti i crediti sono poi classificati in fasce di tassi di perdita in caso di insolvenza, stabiliti in base alle forme tecniche e alle garanzie. Dalla combinazione di questi due elementi si ottengono le classi di rischio, a ciascuna delle quali è associato un tasso di perdita attesa. La perdita attesa relativa al singolo credito è data dal prodotto del tasso di perdita per l esposizione al momento dell insolvenza. Quest ultima può non corrispondere ad un valore nominale predefinito al momento dell erogazione quando le operazioni generano esposizioni variabili nel tempo (ad es., margini disponibili, crediti di firma) ; in questi casi l esposizione al momento dell insolvenza andrà determinata facendo ricorso a stime della variazione del grado di utilizzo del credito accordato in relazione alle caratteristiche tecnico-contrattuali del finanziamento e al grado di rischiosità del prenditore. Per passare dalla misurazione della perdita attesa al requisito patrimoniale occorre infine determinare la perdita inattesa, cioè la volatilità delle perdite attorno al valore medio. Data la distribuzione di probabilità delle perdite, si vuole che il requisito patrimoniale sia di ammontare tale da coprire le perdite in una percentuale elevata di casi (pari ad esempio al 99 per cento). La stima della volatilità delle perdite e la determinazione del requisito patrimoniale associabile ad ogni classe di rating saranno effettuate dal Comitato. A questo fine vengono 16

17 Quaderno 180 P. Marullo :45 Pagina 17 utilizzate le basi dati fornite da alcuni paesi, tra cui l Italia, per le quali occorrerà valutare anche l effettivo livello di comparabilità in termini di periodo storico considerato, tipologia di imprese a cui si riferiscono le statistiche, diversa definizione di insolvenza. E in corso un analisi volta a verificare che i requisiti desumibili da queste stime siano sufficientemente coerenti con quelli implicitamente considerati da primari intermediari nei rispettivi sistemi di allocazione del capitale. La ricerca di una coerenza di fondo tra le due misure è necessaria, per evitare che l esistenza di divergenze sistematiche comporti nuove forme di arbitraggio regolamentare; nel contempo, questi raffronti consentono di avere una prima importante verifica sulla validità dei sistemi aziendali di allocazione del capitale, valutando, ad esempio, se le ipotesi ad essi sottostanti siano sufficientemente robuste. Alcuni esercizi empirici sono stati effettuati; i risultati sono ancora parziali, dato anche il ristretto numero di soggetti interessati all esercizio. Approfondimenti sono stati avviati per valutare la rilevanza di altri fattori nella determinazione dei pesi, quali la durata residua dei crediti e il grado di concentrazione del portafoglio. Per quel che riguarda la scadenza, la letteratura economica e l industria bancaria sostengono che essa sia un fattore rilevante nel determinare la rischiosità delle operazioni; vi sono tuttavia alcuni problemi da risolvere: di definizione (scadenza effettiva o contrattuale), di modi per evitare arbitraggi regolamentari. Per la concentrazione, la stima dei pesi è stata inizialmente effettuata ipotizzando portafogli con posizioni distribuite in modo omogeneo all interno di ogni classe di rating. Anche qui sono in corso approfondimenti per valutare se i portafogli bancari si discostino in misura significativa da tale ipotesi teorica e se le differenze tra banche siano tali da richiedere aggiustamenti specifici per ciascuna banca. 17

18 Quaderno 180 P. Marullo :45 Pagina 18 Nella proposta del giugno scorso il sistema dei rating interni era stato concepito per consentire a poche banche sofisticate di misurare il rischio di credito con tecniche evolute utilizzate già al proprio interno a fini gestionali. Dal momento della pubblicazione, peraltro, si è assistito ad un mutamento dello scenario, che ha visto una rapida diffusione delle conoscenze sulle tecniche di misurazione del rischio; le stesse autorità di vigilanza hanno percepito che un numero più consistente di banche poteva accedere a queste nuove tecnologie con appropriati investimenti, favorendo, quindi, nelle riflessioni successive, una rilettura di tale approccio in chiave meno esclusiva. Già l analoga proposta di consultazione della Commissione Europea, del novembre 99, riflette questo mutato clima, laddove auspica che il metodo basato sui rating interni possa applicarsi anche a banche di non grandi dimensioni. Tale considerazione ha condotto a considerare la possibilità di stadi diversi di evoluzione dei sistemi di rating, partendo da un livello base in cui alla banca viene delegata esclusivamente la facoltà di modellare la probabilità di insolvenza. Negli stadi successivi, che ipotizzano gradi crescenti di sofisticazione dei metodi aziendali, verrebbe consentito alle banche, sulla base di una specifica validazione della vigilanza, di utilizzare proprie valutazioni di altri parametri rilevanti per la determinazione del requisito patrimoniale, quali ad esempio la perdita e l esposizione al momento dell insolvenza, la durata dei prestiti, il grado di concentrazione del portafoglio. 18

19 Quaderno 180 P. Marullo :45 Pagina 19 Problemi di coerenza tra il metodo standardizzato e quello dei rating interni. Pur con alcune importanti innovazioni, il metodo semplificato resta nella sua concezione sostanzialmente vicino a quello attuale, nel quale viene privilegiato l obiettivo della facilità di applicazione, perseguito attraverso l adozione di criteri convenzionali nella misurazione del rischio. La possibilità di applicare una metodologia relativamente semplice è indispensabile per le banche minori e i sistemi finanziari meno evoluti. Tuttavia, la coesistenza di due metodi di calcolo dei requisiti patrimoniali per il rischio di credito crea problemi di coerenza regolamentare, quantitativamente molto più rilevanti di quelli che si sono manifestati con la doppia metodologia per i rischi di mercato. Il problema della coerenza investe sia questioni di principio riguardanti il mantenimento del level playing field sia la definizione di un sistema di incentivi che favorisca il passaggio a più sofisticati sistemi di misurazione e gestione dei rischi. Il confronto tra i due metodi e le relative varianti non è solo un confronto tra regole ma anche tra sistemi. Infatti, un approccio standardizzato fondato sui rating esterni avvantaggia i sistemi finanziari nei quali è più diffusa la prassi di assoggettare le imprese o singole operazioni alla valutazione di un agenzia specializzata. La previsione di diversi gradi di sofisticazione nel metodo dei rating interni avvantaggia i sistemi le cui banche dispongono di tecniche di calcolo più avanzate. Nel confronto tra le regole, occorrerà in linea di principio assicurare un livello minimo di coerenza tra i due metodi di calcolo dei requisiti patrimoniali, in modo da assicurare un certo grado di comparabilità anche sul piano quantitativo. 19

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