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2 Università degli Studi Roma Tre Facoltà di Giurisprudenza TESI DI LAUREA in Scienza delle Finanze La finanza islamica e la finanza etica: due modelli alternativi al sistema finanziario convenzionale Chiar. mo Relatore: Prof. Elena Granaglia Correlatori: Prof. Bruno Bises Prof. Sergio Ginebri Laureando: Diego Marciano Anno accademico

3 A Flavia Quando oggi qualcuno mi chiede come mi siano venute tutte quelle idee innovative io rispondo che abbiamo guardato come funzionano le altre banche e abbiamo fatto il contrario. (Muhammad Yunus) 3

4 Indice Introduzione pag. 7 Capitolo I Principi e caratteristiche della finanza islamica 1.1 Genesi e diffusione della finanza islamica pag Le fonti religiose e giuridiche dell'economia islamica Il profondo connubio tra etica ed economia nella cultura islamica Il sistema bancario islamico Gli strumenti finanziari e i contratti islamici Prospettive di sviluppo della finanza islamica in Europa e in Italia 61 4

5 Capitolo II L'evoluzione dei concetti di usura e speculazione finanziaria in Occidente: le connessioni tra i divieti coranici e la filosofia medievale 2.1 Il concetto di usura nell'etica aristotelica e nei passi biblici pag L'interpretazione di Sant'Ambrogio: il prestito tra usura e carità cristiana. La commenda medievale come esempio di compartecipazione del rischio contrattuale 76 Il concetto di usura nel pensiero e nelle opere di Tommaso d'aquino. La nascita dei Monti di pietà 80 Il superamento definitivo del divieto di prestito ad interesse nella Riforma protestante e nel Code Napoleon 93 Capitolo III La finanza etica: principi e prerogative 5

6 3.1 Genesi e diffusione della finanza etica pag Principi e caratteristiche Strumenti finanziari tipici L'esempio di Banca Etica e delle MAG in Italia 130 Conclusione Le analogie e le differenze tra finanza etica e finanza islamica 137 Appendice A 143 Appendice B 146 Appendice C 147 Appendice D 151 Bibliografia 159 6

7 INTRODUZIONE Questo lavoro si pone l'obiettivo di analizzare e porre a confronto due sistemi finanziari alternativi alla finanza tradizionale, che negli ultimi anni hanno suscitato un vivo interesse tra gli operatori finanziari, le istituzioni politiche, e, più in generale, nell'opinione pubblica. Ciò che distingue in particolar modo questi due sistemi finanziari dal modello di finanza mondialmente conosciuto al giorno d'oggi è la rigorosa applicazione di principi etici in un ambito convenzionalmente ritenuto antitetico a giudizi di carattere umanistico, sociale e morale. L'esposizione di quelli che sono i tratti storici e le caratteristiche distintive alla base di questi movimenti, non può tuttavia prescindere da un breve riferimento al contesto storico ed economico che li ha riportati in auge nell'ultimo decennio. Il punto di partenza da cui è opportuno prendere le mosse è senz'ombra di dubbio il Patriot Act approvato negli Stati Uniti d'america sull'onda emotiva dell'11 settembre, su iniziativa del Presidente G. W. Bush. L'atto in questione, giudicato da molti diffamante e discriminatorio nei confronti dei cittadini di religione musulmana, nonché limitativo delle libertà individuali, prevedeva uno stretto controllo sui conti corrente e sugli investimenti dei risparmiatori islamici, considerati potenziali finanziatori del fondamentalismo e del terrorismo islamico. Molti investitori musulmani decisero in quell'occasione di trasferire altrove gran parte dei propri capitali, sottoscrivendo gli strumenti finanziari offerti dalle banche islamiche, approdo ideale dei loro ingenti capitali. La conseguenza 7

8 immediata prodotta dall'emanazione del Patriot Act fu il drastico depauperamento del mercato finanziario americano, costretto a rinunciare all'ingente quantità di capitali rappresentata dagli investitori musulmani. Tale perdita fu certo decisiva nello spingere le banche d'investimento statunitensi a rivolgere maggiore attenzione ai risparmi dell'investitore medio americano, consentendo al tempo stesso ad un numero sempre crescente di mutuatari low profile di accendere quelli che nel linguaggio tecnico vengono definiti mutui subprime. La massiccia sottoscrizione di questa tipologia di mutui si rivelò letale per le banche: l'insolvenza di molti mutuatari, in parte dovuta allo spropositato aumento dei tassi di interesse, fece scoppiare nel 2008 la tristemente nota bolla del mercato immobiliare americano portando sul lastrico, fra i tanti, il celebre colosso finanziario Lehman Brothers. La crisi non rimase tuttavia confinata agli Stati Uniti poiché il crollo della Borsa di Wall Street creò immediatamente un effetto domino sui mercati finanziari di tutto il mondo occidentale. In Medio Oriente, le cose andarono diversamente. La tempesta dei mutui subprime lasciò infatti pressoché indenne le banche islamiche, strutture portanti di un sistema finanziario del tutto peculiare, guidato dai principi coranici. Sviluppatasi nei Paesi arabi a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, la finanza islamica si fonda sulla Shari'a, la legge islamica, che, per quanto concerne le pratiche finanziarie impone, fra l'altro: la proscrizione degli interessi (ribā), considerati in qualsiasi caso una forma di usura; il divieto di ogni tipologia di transazione finanziaria speculativa, che, nella pratica, esclude la possibilità di 8

9 sottoscrivere strumenti finanziari derivati, quali futures e options (maysir); il divieto di investire in attività illecite o contrarie ai precetti del Corano (haram); il divieto dell'incertezza/rischio nei termini e nelle condizioni di un contratto( gharār); un diritto contrattuale, infine, che prevede la compartecipazione di profitti e perdite fra i contraenti. Secondo i precetti del Corano, il tempo non può determinare un profitto su una somma di denaro immobile : per crescere, esso deve essere investito in attività concrete e produttive. Gli investimenti islamici, quindi, sono volti esclusivamente a favorire la crescita dell'economia reale, e solo in questo caso il profitto generato dall'investimento è ritenuto lecito. "La nostra religione vieta i prestiti basati sull'interesse o la commercializzazione dei debiti, ogni prodotto finanziario deve essere trasparente e in tutto e per tutto compatibile con i dettami del Corano" spiega Rasheed Al Maraj, governatore della banca centrale del Barhain (Il Sole 24 Ore). Secondo la legge islamica, l'investitore musulmano non potrebbe quindi acquistare prodotti complessi come le famigerate collaterized debt obligations, che sono state tra le principali cause della tempesta subprime. Le banche islamiche si distinguono dunque in modo sostanziale da quelle occidentali. Piuttosto che concedere un mutuo a una persona che vuole comprare una casa, riscuotendo in cambio un interesse sul prestito, la banca acquista direttamente la casa e poi la concede in affitto al cliente, che si impegna a versare la cifra corrispondente in più rate mensili, pagando una commissione sul servizio ottenuto. Quando avrà pagato tutte le rate, il cliente diventerà il proprietario della 9

10 casa. Questo breve esempio di come le banche islamiche interagiscano quotidianamente con i loro clienti spiega in maniera efficace la ragione per la quale una crisi come quella scoppiata nel 2008 negli Stati Uniti difficilmente avrebbe potuto e potrebbe in futuro verificarsi nel mondo islamico. Molti dei principi alla base del sistema economico-giuridico islamico, presenti nel libro sacro dei musulmani, affondano le loro radici nella filosofia classica greca e nella tradizione giudaico-cristiana, dalle quali, nel corso dei secoli, il sistema economico occidentale è venuto pian piano distaccandosi, facendo dei principi alla base del capitalismo moderno il suo unico modello di riferimento. Simile convergenza, prodottasi nei secoli passati e venutasi a perdere in età moderna, fra due culture apparentemente lontane l'una dall'altra, mostra come i principi etici alla base della finanza islamica appartengano pienamente alla cultura occidentale. Proprio in virtù di ciò, la prima grande crisi del sistema capitalistico occidentale, prodottasi con il crollo di Wall Street del 1929, portò alla diffusione in Occidente dell'investimento socialmente responsabile, la cosiddetta finanza etica. E' questo un pensiero economico che si pone ad obiettivo l'uso del denaro come mezzo di sviluppo dell'economia reale e non come scopo di profitto individuale; l'homo oeconomicus, inoltre, non è trattato come mero fattore di produzione, ma come un essere umano in tutto e per tutto, con propri diritti e valori. Il fenomeno della finanza etica ha interessato soprattutto i Paesi anglosassoni, in particolar modo negli Anni Ottanta, con il diffondersi dei fondi d'investimento 10

11 etici. Successivamente, tuttavia, la moderna finanza etica si è espansa in tutto il mondo, ampliando il suo raggio d'azione anche in Italia, con l'emergere del risparmio autogestito e con la creazione, nel 1999, di un istituto bancario estremamente peculiare, la Banca Popolare Etica. Le caratteristiche principali della finanza etica si concretizzano in particolare, nell'escludere gli investimenti in attività ritenute contrarie al benessere dell'individuo, come la produzione di armi, tabacco, droghe e materiale pornografico, incentivando, al contrario, progetti socialmente responsabili, come ad esempio le attività volte alla tutela dell'ambiente. Inoltre, le pratiche finanziarie devono favorire la massima trasparenza nella gestione del risparmio e degli investimenti, incentivando la valorizzazione della partecipazione attiva degli stakeholders nei processi economici. Introdotte le peculiarità principali della finanza islamica e della finanza etica presentiamo di seguito la struttura della nostra trattazione. Il lavoro è suddiviso in tre capitoli: nel primo capitolo della nostra ricerca, Principi e caratteristiche della finanza islamica, delineeremo l'evoluzione storica e le prerogative della finanza islamica. Successivamente, approfondiremo lo studio delle fonti religiose sulle quali si fonda il patrimonio giuridico di questo settore finanziario, mettendo in risalto il profondo connubio esistente fra etica ed economia nel Testo Sacro dei musulmani. Infine, descriveremo le peculiarità delle banche islamiche, dei singoli contratti e degli strumenti finanziari islamici e valuteremo le prospettive future della finanza islamica in Europa. 11

12 Nel secondo capitolo, l'evoluzione dei concetti di usura e speculazione finanziaria in Occidente: le connessioni tra i divieti coranici e la filosofia medievale, esporremo come l'intenso connubio tra etica ed economia alla base del sistema finanziario islamico, affondi le sue radici culturali nei testi Sacri dell'ebraismo e del Cristianesimo e ancora, nelle trattazioni di politica economica di Platone ed Aristotele; analizzeremo, quindi, l'evoluzione del concetto di usura nei testi sacri della tradizione giudaico-cristiana e nella filosofia classica. Successivamente, approfondiremo il pensiero su questa tematica di uno dei massimi Dottori della Chiesa Cattolica, Sant'Ambrogio, e del principale esponente della filosofia scolastica, San Tommaso d'aquino. Infine, esamineremo l'incidenza della Riforma protestante nel superamento definitivo del divieto di prestito ad interesse nella cultura occidentale. Nel terzo ed ultimo capitolo della trattazione, la finanza etica: principi e prerogative, ci soffermeremo sulla genesi e la diffusione dell'approccio etico nella finanza occidentale, descrivendo le peculiarità dei fondi d'investimento etico e del microcredito. Successivamente, focalizzeremo la nostra attenzione sull attività svolta dalla Banca Etica e dalle Società di Mutua Autogestione (MAG) in Italia. Nella conclusione esporremo le analogie e le differenze tra le due tipologie di finanza oggetto della nostra ricerca. Ciò che ci interessa sottolineare è come questi due modelli di finanza, estremamente differenti da quello convenzionale, non rappresentino affatto delle 12

13 mere ipotesi concettuali, prive di attuabilità, ma delle effettive e concrete alternative, dalle quali occorrerebbe ripartire per mettere fine alla crisi economica e produttiva degli ultimi anni. A nostro giudizio, infatti, la diffusione della finanza islamica in ambito europeo garantirebbe l'apporto di nuovi capitali da investire in attività direttamente connesse all'economia reale, mentre l'evoluzione dello screening e del rating etico delle imprese sottrarrebbe la finanza convenzionale al giogo della speculazione e dell'arricchimento spregiudicato di pochi individui, restituendole il ruolo di strumento atto a massimizzare il benessere di tutta la comunità mondiale. 13

14 Capitolo primo Principi e caratteristiche della finanza islamica Premessa In questo capitolo descriveremo innanzi tutto l'evoluzione storica e le caratteristiche principali della finanza islamica. Successivamente, analizzeremo le fonti religiose dalle quali scaturiscono le basi giuridiche di questo settore, mettendo in risalto il connubio indissolubile esistente fra etica ed economia nel Testo Sacro dei musulmani. Infine, esporremo le peculiarità dei singoli contratti e degli strumenti finanziari islamici e valuteremo l'incidenza e le prospettive future della finanza islamica in ambito europeo. 1.1 Genesi e sviluppo della finanza islamica La finanza islamica rappresenta un nuovo settore dell'economia mondiale, in netta espansione. Con il termine finanza islamica intendiamo l'insieme delle transazioni commerciali, dei servizi bancari e più in generale di tutti gli aspetti di un sistema finanziario conforme ai precetti della shari'a, ovvero la giurisprudenza musulmana. Nonostante la finanza islamica venga ancora valutato come un fenomeno regionale e di nicchia (circa l'1% della finanza mondiale), le previsioni del rapporto di Ernst & Young (2011) indicano nei prossimi cinque anni una crescita ad un tasso medio annuale del 20%, con il 9% scarso del banking tradizionale. 14

15 Una crescita importante per un mercato in espansione che nel 2010 rappresentava il 17,5% degli asset finanziari all'interno dell'area Middle East and North Africa (MENA). La genesi di questo sistema risale agli anni cinquanta dello scorso Secolo, quando molti Paesi del Medio Oriente e dell'asia, a maggioranza musulmana, divennero Nazioni indipendenti dai dominatori occidentali, che fino a quel momento esercitavano il controllo politico sulle risorse e, quindi, sull'economia delle colonie orientali. Nel 1963 venne costituito il primo istituto finanziario islamico in Egitto: la Cassa di risparmio rurale di Mit Ghamr 1 ad opera di Ahmad al-najjar 2, il quale si era direttamente ispirato alle banche cooperative tedesche. Come descriveremo nel dettaglio nel corso della nostra ricerca, ai risparmiatori era riconosciuto lo status di soci della banca e compartecipavano agli utili e alle perdite derivanti dall'attività economica di gestione secondo i dettami dell'etica musulmana 3 ; il tutto avveniva sotto l'egida di un consiglio di supervisori esperti di legge coranica: il c.d. Shari'a board, ancora oggi elemento peculiare delle banche islamiche 4. L'esperienza di questo istituto bancario fu decisiva e portò, nel 1970, alla creazione del primo ente internazionale islamico di carattere economico: l' 1 Mit Ghamr è un piccolo villaggio sulle rive del Nilo. 2 Ahmad al-najjar, economista egiziano. Studiò in Germania specializzandosi in economia sociale. 3 L'attività di questa piccola cassa di risparmio prevedeva la concessione di microcrediti che ridussero in breve tempo la disoccupazione nell'area del delta del Nilo. L'istituto fu chiuso nel 1968 per volontà del governo Nasser. L'esperienza di Ahmad al-najjar è stata fonte d'ispirazione per il premio Nobel Yunus in Bangladesh. 4 Le banche islamiche si affidano ad un sistema di doppia governance: da un lato c'è il consiglio di amministrazione e dall'altro il consiglio dei supervisori religiosi. 15

16 Organization of the Islamic Conference (OIC) 5. Fu proprio questa conferenza nel 1973 a determinare la fondazione della Islamic Development Bank con sede a Jeddah, in Arabia Saudita 6 ; l'economia dei Paesi musulmani, grazie agli ingenti guadagni dovuti alla crisi petrolifera, aveva ormai acquisito forza e autonomia rispetto alle grandi potenze occidentali, tanto da costringere l'europa e gli Stati Uniti a volgere lo sguardo verso questo nuovo mercato finanziario 7. Nel 1995 vennero istituiti i primi indici di borsa riservati agli strumenti finanziari islamici shari'a- compliant in territorio americano e anglosassone: il Dow Jones Islamic Index e il Financial Times Islamic Index. Nel 1997 la Malaysia costituì un sistema finanziario innovativo, sintesi tra il modello convenzionale e quello shar'iatico, dal quale sono scaturiti i primi titoli obbligazionari conformi alla giurisprudenza islamica: i sukuk. Lo sviluppo di questo settore ha subito una forte crescita a seguito dell' emanazione del Patriot Act, negli Stati Uniti d'america. L'atto prevedeva un controllo stringente sui risparmi degli investitori islamici, considerati potenziali finanziatori del fondamentalismo e del terrorismo islamico. Molti investitori decisero di trasferire le proprie risorse, sottoscrivendo gli strumenti finanziari offerti dalle banche islamiche, che rappresentarono l'approdo ideale di questi ingenti capitali. Oggi i servizi finanziari islamici vengono offerti in più di 60 Paesi del mondo, anche non musulmani, tramite i c.d. Sportelli islamici delle banche convenzionali. 5 La prima banca islamica privata risale invece al 1975: la UAE di Dubai. 6 L'IDB è una banca sovranazionale partecipata dai membri dell'oic che ha lo scopo di valutare il rispetto dei principi coranici da parte delle istituzioni islamiche nelle loro attività d'investimento e gestione. 7 Negli anni '90 fu istituito presso l'università di Harvard un forum sulla finanza islamica. 16

17 Per sportello islamico si intende la costituzione di un servizio riservato ai risparmiatori di fede islamica presso le banche convenzionali, nel quale vengono emessi solo strumenti finanziari Shari'a Compliant; gli intermediari di questi strumenti gestiscono fondi pari a 750 miliardi di dollari 8, sotto il controllo dell'islamic Financial Services Board (IFSB) 9 con sede a in Malaysia, ente di coordinamento paragonabile al Comitato di Basilea per il sistema bancario convenzionale. Secondo quanto sostenuto dalla Banca d Indonesia, entro soli 4 anni, il giro d affari della finanza islamica si aggirerà intorno ai 5 trilioni di dollari, rispetto agli 895 miliardi di dollari del 2010 e ai 137 miliardi di dollari del La convergenza tra il sistema finanziario islamico e il modello convenzionale si fa sempre più netta: In altre parole l'economia e la finanza islamica nascono come il prodotto di una fecondazione incrociata fra la cultura economica occidentale e la cultura religiosa islamica. (Hamaui-Mauri, 2009 pag.52). 8 La Banca Mondiale ha emesso un prestito obbligazionario rispettoso dei precetti della Shari'a di 100 milioni di dollari. 9 Questo istituto fa seguito alla costituzione dell' Auditing Organisation for Islamic Institutions (AAOIFI) nel 1991 con sede in Bahrein, organismo sovranazionale il cui obiettivo è quello di sviluppare norme contabili e di governance compatibili con i dettami coranici. 17

18 1.2 Le fonti giuridiche e religiose dell'economia islamica Lo studio della finanza islamica non può prescindere dalla conoscenza, seppur minima, di cosa si intenda per Islam. Pertanto, per cogliere il significato di questo settore economico 10 è fondamentale comprendere la forte influenza che la religione esercita sulla vita sociale di un credente musulmano, imponendo ferree regole di condotta. Il termine Muslim è il participio del verbo arabo Salima, il cui significato letterale è sottomettersi. Islam significa dedizione a Dio e fu scelto per denominare il nuovo culto religioso dal vate Muhammad, l'ultimo dei Profeti mandato sulla Terra da Allah per concludere la Rivelazione della fede musulmana. L'Islam è una dottrina che va oltre l'aspetto religioso 11,non prevede separazioni semantiche o funzionali tra le sfere politiche, sociali e religiose ed interviene in ogni aspetto dell'esistenza umana: La religione di Muhammad si richiama alla giustizia, all'uguaglianza sociale e richiede ai ricchi di essere generosi utilizzando una parte della loro ricchezza per aiutare i più poveri, i malati e gli orfani (Siagh, 2008, p.5). Il Qur'an è il Libro sacro dei seguaci di Maometto e custodisce i principi e i dettami del culto islamico: è suddiviso in 114 capitoli o sure, ciascuno dei quali formato da un numero variabile di versetti riferibili alle due città sacre: le sure della Mecca ( d.c.) e le sure della Medina ( d.c.) 12. La differenza 10 Il mondo musulmano rappresenta il 25% della popolazione mondiale e il 10% del PIL. 11 In arabo si dice Din Wa- Dunya, è una fede che trascende la religione e permea ogni aspetto della vita dei credenti. 12 Le sure della Mecca sono le rivelazioni ricevute dal profeta nel periodo meccano, mentre le sure della Medina sono riferite alle rivelazioni successiva all'esilio di Maometto nella città Mdina. 18

19 tra i vari capitoli non è di poco conto; se le sure meccane tramandano principalmente concetti morali, quelle di Medina rivelano un contenuto più giuridico e normativo: i principi cardine del sistema economico islamico fanno riferimento a questi ultimi capitoli rivelati a Mdina. La Kalam Allah (Parola di Dio) riguarda tre temi fondamentali: l'unicità di Dio o Tawhid, i racconti dei profeti precedenti a Maometto o Akhbar e le regole e le leggi o Dyanat. Vi è poi la Tradizione (Sunna) 13 ovvero la rappresentazione delle consuetudini e delle azioni del Profeta ispirate dalla divinità che fungono da esempi di comportamento individuali e sociali dei fedeli islamici. L'Ijmà è la prima delle due fonti orali presenti nella tradizione musulmana e con essa si indica il consenso dei dottori della legge in merito a determinate questioni di natura religiosa; alcune interpretazioni dei massimi rappresentanti della comunità possono produrre diritto positivo in base ad una massima del Profeta 14. L'altra fonte orale è il Qiyās 15, se possibile ancora più controversa di quella precedente. Con questo termine si intende la produzione di norme giuridiche mediante procedimento analogico, operazione logica non prevista dal testo sacro e quindi priva di approvazione divina diretta e sempre soggetta ad errore, come qualsiasi altra attività razionale dell'uomo. Accanto a queste fonti non possiamo dimenticare l'importanza delle consuetudini come ulteriore elemento produttivo di 13 La sunna è suddivisa in cinque libri, scritti tra l'870 e il 915 d.c, dopo un'accurata verifica della veridicità dei racconti narrati tre secoli prima. Non c'è concordia tra gli studiosi sulla possibilità di considerare come parte della Sunna un ulteriore libro. 14 Il detto del profeta recita: la mia comunità non si troverà mai d'accordo su un errore. Tuttavia gli sciiti non riconoscono la minima valenza a questa fonte potenzialmente normativa. 15 L'idea di dedurre una regola da casi simili e, più in generale, l'ammissibilità di questo procedimento è fonte di scontro tra le quattro scuole giuridiche. 19

20 norme. Il Qur'an e la Sunna sono gli elementi imprescindibili della Ash-Shari'a al- Islamiyya, ovvero, dell'interpretazione della dottrina religiosa effettuata dai dottori della legge o Ulema.Nonostante non possa essere considerata come una raccolta di norme codificate, il termine Shari'a viene tradotto anche come sinonimo di Ahkam (legge in arabo). Gli Ulema suddividono la legge in due unità: la Shari'a 'Ibadat, riguardante le norme sulla devozione e la Shari'a Mu'amalat, inerente le attività economiche, giuridiche e sociali. Le azioni umane sono distinte in cinque categorie: Fard (atti obbligatori); Mansūh ( atti consigliati); Makrūh (sconsigliati); Haram (proibiti); Halāl ( leciti). Vi è poi il Fiqh, ovvero la conoscenza della legge religiosa, il diritto positivo che scaturisce dall'interpretazione shari'atica 16. Nel Fiqh Al'ibadat troviamo i celebri cinque pilastri della religione musulmana, che corrispondono agli atti obbligatori. 1) Shadada - la professione di fede: non c'è altro Dio all'infuori di Allah e il profeta Muhammad è il suo messaggero. 2) Salawat il compimento delle cinque preghiere giornaliere. 3) Sawn l'obbligo di astenersi dal mangiare, dal bere, dal fumare e 16 La shari'a è immodificabile, in quanto direttamente rivelata da Dio. La sua difficile interpretazione ha dato vita a 4 diverse correnti di pensiero, ciascuna di esse portate avanti da una scuola giuridica. 20

21 dall'avere rapporti sessuali dall'alba al tramonto durante il mese di Ramadan. 4) Hajj il pellegrinaggio, almeno una volta nella vita, alla Mecca. Sono esentati coloro che non abbiano le condizioni di salute ed economiche per effettuare il viaggio. 5) Zakat tassa annuale imposta a ciascun musulmano per aiutare i poveri. Il Fiqh Al Mu'amalat è la parte della Shari'a che più ci interessa. E' la giurisprudenza commerciale islamica che tratta delle attività economiche lecite e illecite, della distribuzione della ricchezza, della produzione e del diritto di proprietà. L'interpretazione del fiqh varia in ognuna delle scuole giuridiche esistenti (ne contiamo quattro sunnite e due sciite). Alle scuole giuridiche, di cui parleremo più approfonditamente nell'appendice A, si aggiunge l'islamic Fiqh Academy, con sede a Jeddah e attiva dal 1981 a seguito della deliberazione dell'oic. I membri dell'accademia si riuniscono periodicamente con l'obiettivo di ricercare soluzioni di compromesso tra le norme e i differenti contesti sociopolitici nei quali i dettami stessi esplicano la loro influenza. I Paesi musulmani si differenziano in funzione del modello legislativo adottato dai vari governi. Vi sono realtà nelle quali la Shari'a convive con sistemi di common law e customary law e altre dove, invece, si sceglie il modello islamico puro Cfr, Appendice B. 21

22 1.3 Il profondo connubio tra etica ed economia nella cultura islamica Nel paragrafo precedente ci siamo soffermati sul rapporto formale che intercorre tra le fonti religiose e quelle giuridiche. Ora passeremo ad un'analisi più approfondita delle sure medinesi e del Fiqh Al Mu'amalat, ove sono racchiuse le linee-guida e i principi etici dell'economia musulmana. Vedremo come il mondo islamico miri ad un sistema di welfare state in cui regni una giustizia sociale improntata su principi come solidarietà e stabilità e che abbia come obiettivo principale la garanzia del benessere economico per la comunità degli umma 18. E' doveroso premettere che i precetti coranici non sono presentati in modo sistematico e ogni tentativo di sintesi degli stessi non può essere considerata esaustiva. Uomini, temete Dio, il quale vi creò da una persona sola. Ne creò la compagna e da essi suscitò molti uomini, e donne. Temete quel Dio nel nome del quale vi chiedete favori l'un l'altro e rispettate il grembo che vi ha portato, Dio è sopra di voi che vi osserva (An-Nisâ',1). (Cfr, Ventura, 2010). L'economia islamica si basa sul principio della fratellanza o tawhid. La massimizzazione del profitto e la distribuzione della ricchezza non possono prescindere dal rispetto di un'equa giustizia sociale; Dio non ha creato solo l'individuo, bensì l'intera comunità dei fratelli: proteggerla e sostenerla è dovere 18 Umma: Con questo nome si indicò fin dall'inizio la prima organizzazione politica dei fedeli musulmani che a Medina (all'epoca Yathrib) nel 622 d. C., vide la luce grazie all'azione del profeta Muhammad. 22

23 di ciascun Umma. Nessun membro della comunità deve essere lasciato in condizioni di indigenza. Questo precetto può essere assolto solo collaborando alla creazione di un sistema che eviti l'accumulazione della ricchezza nelle mani di pochi. E assolvete all'orazione, pagate la zakat e inchinatevi con coloro che si inchinano (Al-Baqara, 43). In verità coloro che avranno creduto e avranno compiuto il bene, avranno assolto l'orazione e versato la zakat, avranno la ricompensa presso il loro Signore. Non avranno nulla da temere e non saranno afflitti. ( Al-Baqara, 277). Preleva un'ammenda dalle loro ricchezze per purificarli e renderli puliti, e prega per loro, le tue preghiere portano loro la quiete, Dio conosce e ascolta (At-Tawba, 103). In questi passi della seconda e nona sura troviamo i principali riferimenti al pagamento della tassa sul benessere eccedente o Zakat. 19 E' doveroso per ciascun musulmano contribuire economicamente al sostentamento dei meno fortunati, in quanto: Appartiene ad Allah tutto quello che è nei cieli e tutto quello che è sulla terra (Ash-Shura, 43). L'uomo è solo il vicario di Dio sulla Terra (Khalifa fi al 19 Il termine Zakat significa purificazione o crescita. Come abbiamo ricordato in precedenza, rappresenta uno dei cinque pilastri della religione musulmana. 23

24 Ard) e per svolgere al meglio questo delicato ruolo dovrà gestire le risorse in modo che tutta la comunità sia in grado di vivere dignitosamente; donare parte delle proprie ricchezze è la soluzione ideale per assolvere a questo dovere sociale. Questa imposta annuale rappresenta, quindi, una forma di raccolta di una piccola parte di ricchezza di ciascun credente musulmano avente una determinata capacità contributiva, a titolo di assistenza pubblica. Non si tratta di una contribuzione volontaria ma di un obbligazione coranica nei confronti della quale si è direttamente responsabili dinanzi alla propria fede. La base imponibile viene calcolata sull'eccedenza del livello minimo di benessere pro capite (Nisaab). Il Nisaab è stato fissato dal Profeta in 20 mithqaal d'oro o 200 dirham d'argento, pari rispettivamente al valore di 87,48 grammi d'oro e 612,36 di grammi d'argento oltre il quale scatta l'aliquota. I principali beni sui quali viene effettuato il calcolo del Nisaab sono: possedimenti d'oro, d'argento, assets liquidi ed investimenti, nonché terre agricole e bestiame. La percentuale d'imposta per i possedimenti d'oro, d'argento e il denaro contante è costituita dal prelievo del 2,5% del valore dei cespiti patrimoniali. Per quanto riguarda le terre agricole l'aliquota è pari al 10% del valore mentre le terre non irrigate subiscono un prelievo del 5%; i beni devono essere posseduti da almeno un anno islamico o Hijiri. Il prelievo non è previsto sui beni necessari al sostentamento (cibo, casa, ecc.). I beneficiari e le finalità dell'imposta annuale sono individuati direttamente dal Sacro Testo 20 : i poveri, i bisognosi, le vedove, gli orfani, i pellegrini e i debitori, ovviamente solo se di fede musulmana, per la liberazione dalla schiavitù e dalla 20 Cfr, Sura 9 versetto 60 24

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