UBS outlook Svizzera. Analisi della congiuntura Svizzera Primo trimestre 2011

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1 UBS outlook Svizzera Research Svizzera Febbraio 2 Analisi della congiuntura Svizzera Primo trimestre 2 Tema La Svizzera all ombra del protezionismo Congiuntura La ripresa congiunturale globale compensa la forza del franco Settori Moderato ottimismo grazie al maggiore giro d affari ab

2 Indice UBS outlook Svizzera primo trimestre 2 La presente pubblicazione è stata redatta da UBS SA. Capo economista e Global Head Wealth Management Research Dr. Andreas Höfert Responsabile Economic & Swiss Research Dr. Daniel Kalt Editore UBS SA, Wealth Management Research, Casella postale, CH-898 Zurigo Caporedattore Pierre Weill Redazione Viviane Vajda, Loris Centola Responsabile progetto sondaggio settoriale Sibille Duss Chiusura editoriale febbraio 2 Gestione progetto Caspar Heer Desktop Werner Kuonen, Margrit Oppliger, Linda Sutter Traduzione 24translate, San Gallo, Svizzera Stampa W. Gassmann AG, Bienna, Svizzera Lingue Pubblicato in italiano, tedesco e francese. Contatto Editoriale... 3 In sintesi... 4 Tema Libero scambio e protezionismo La Svizzera all ombra del protezionismo... 6 Intervista al Professore Rolf Weder... 9 Il libero scambio alla radice della globalizzazione... Congiuntura Quando l allievo supera il maestro... 2 La ripresa congiunturale globale compensa la forza del franco... 4 Uno sguardo d insieme sull economia... 6 Le imprese svizzere tengono più soldi in cassa... 8 Finanza Il franco diventa una questione politica... 2 Cala l accessibilità di appartamenti di proprietà Stabili i rendimenti di immobili per uffici con alcune eccezioni Settori La concorrenza anima il commercio al dettaglio svizzero Moderato ottimismo grazie al maggiore giro d affari Panorama industriale... 3 Panorama dei servizi Selezione di pubblicazioni UBS Ordinazioni UBS SA, Printed & Branded Products R4RG, casella postale, CH-898 Zurigo fax Per modifiche degli abbonamenti e variazioni di indirizzo: o telefono: Foto di copertina: UBS-Homepage: SAP No 8428I- Per un paese tradizionalmente esportatore come la Svizzera è indispensabile che le frontiere restino aperte, per agevolare la vendita di beni e servizi nei mercati di sbocco. La crisi finanziaria ha però spinto diversi partner commerciali a introdurre misure protezionistiche volte a tutelare l economia interna dalla concorrenza internazionale. 2 UBS outlook Svizzera primo trimestre 2

3 Editoriale Cara lettrice, caro lettore, globalizzazione e libero scambio non sono una possibilità ma un dato di fatto. La ripartizione internazionale del lavoro ha consentito a centinaia di milioni di persone di accedere al circolo economico globale. Negli ultimi vent anni anche l offerta ha intrapreso un processo di globalizzazione che pochi esperti e politici avevano previsto. Oggi questa globalizzazione vi accompagna nell arco dell intera giornata. La sveglia è un prodotto giapponese ma assemblato in Malesia. L etichetta è svedese ma l abito è stato realizzato in Asia. Il caffè viene dalla Bolivia e l ananas dalla Costa d Avorio. Grazie a un computer americano, assemblato in Cina, potete ascoltare un emittente radiofonica che trasmette da un remoto angolo del mondo. E questi sono solo alcuni esempi. Potremmo chiederci quanto sia utile trasportare questi prodotti in giro per il mondo, anche in considerazione delle conseguenze per l ambiente. Domande più che legittime, pur trattandosi di una tendenza incontrovertibile. Il protezionismo potrebbe avere drastiche ripercussioni sulla vita di ognuno di noi. Niente lavoro e scarso benessere: queste le possibili conseguenze. Per questo respingiamo qualsiasi tentativo politico di proteggere le economie nazionali introducendo restrizioni commerciali. Il libero scambio non garantisce a tutti una vita migliore ma fa in modo che quante più persone possibile partecipino alla globalizzazione con mezzi opportuni e senza troppe restrizioni. In questo numero di UBS Outlook Svizzera, i nostri economisti si occupano delle conseguenze del libero scambio e di un eventuale reintroduzione del protezionismo. La pubblicazione offre anche i consueti report sulla congiuntura, i mercati e i settori. Vi auguro una piacevole lettura. Christine Novakovic Responsabile Corporate & Institutional Clients UBS outlook Svizzera primo trimestre 2 3

4 In sintesi Tema: Libero scambio e protezionismo Il ritorno del protezionismo I governi tornano a ricorrere a misure protezionistiche nel tentativo di alleviare gli effetti della crisi economica nei rispettivi paesi. Con un economia fortemente esportatrice, la Svizzera è particolarmente vulnerabile alle restrizioni commerciali. Le misure protezionistiche colpiscono anche i settori chiave dell economia elvetica, come quello chimico, elettronico e meccanico, ma ad essere maggiormente esposte sono l industria alimentare e automobilistica. Pagina 6 Intervista Il Professor Rolf Weder spiega perché nazioni e governi ricorrano sovente a misure protezionistiche benché siano ormai dimostrati i vantaggi arrecati dal libero scambio a paesi, regioni e persone. Pagina 9 Il libero scambio alla radice della globalizzazione L uomo ha da sempre cercato lo scambio con i propri vicini, altre stirpi, popoli, paesi e culture. Grazie alla globalizzazione, come noi la intendiamo oggi, miliardi di persone hanno potuto accedere al circolo economico. Pagina Congiuntura Quando l allievo supera il maestro L economia è sulla via della crescita. Ma la congiuntura non è omogenea sul piano geo-politico. Gli Stati Uniti dovrebbero confermare una ripresa moderata, ma si trovano di fronte a enormi sfide di natura fiscale e politico-monetaria. L Europa resta divisa tra paesi più solidi e paesi sovraindebitati. I governi di alcuni mercati emergenti sono chiamati a controllare il rischio di surriscaldamento economico. Pagina 2 Economia interna come motore di crescita UBS Research Svizzera prevede una crescita dinamica per la Svizzera nel corso dell anno. Dal commercio estero non dovrebbe arrivare alcun impulso alla crescita, che invece nel 2 sarà sostenuta dalla solida congiuntura interna. Un eventuale indebolimento del franco potrebbe dare un netto contributo, seppur ritardato, alle esportazioni nette e quindi alla crescita. In un simile scenario la Svizzera sarebbe minacciata dal rischio di surriscaldamento economico. Pagina 4 Liquidità per periodi di incertezza Quando i tassi sono ai minimi e le prospettive commerciali incerte, le imprese preferiscono disporre di molta liquidità. Secondo il recente sondaggio trimestrale di UBS, nell ultimo triennio il 47 per cento delle aziende intervistate ha ampliato le proprie consistenze di cassa. Pagina 8 Finanza Franco costoso, tassi in rialzo La forza del franco non è solo una conseguenza dei problemi economici di Stati Uniti ed Eurozona. L economia svizzera è in forte sviluppo. Pertanto il franco non dovrebbe indebolirsi tanto presto. C è fermento anche sul fronte dei tassi, che sono aumentati nei mesi scorsi e dovrebbero continuare a salire. Pagina 2 Cala l accessibilità di appartamenti di proprietà La Svizzera va verso una bolla immobiliare? È proprio quello che teme il presidente della Banca Nazionale Svizzera Philipp Hildebrand. Pur riconoscendo qualche segnale di surriscaldamento, nel complesso UBS Research Svizzera crede nella sostenibilità di questa situazione. Pagina 22 Stabili i rendimenti di immobili per uffici con alcune eccezioni Oggi più che mai gli immobili per uffici si distinguono per la «location». I locali destinati a uso ufficio dovrebbero generare buoni rendimenti quest anno, purché non si trovino in zone periferiche. Pagina 24 Settori Accesa concorrenza nel commercio al dettaglio Dall ingresso nel mercato di aziende straniere con prezzi più convenienti, in Svizzera la concorrenza tra grandi distributori si è fatta più accesa. La concorrenza crescente spinge i commercianti al dettaglio a trasferire più velocemente ai clienti gli sconti resi possibili dal cambio favorevole e quindi da importazioni meno costose. Pagina 26 Imprese moderatamente ottimiste Nel quarto trimestre 2, l indicatore congiunturale UBS rivela una crescita robusta per l economia svizzera, pari al 3,3 per cento. Nel primo trimestre 2 UBS Research Svizzera prevede solo un impercettibile rallentamento. Pagina 27 4 UBS outlook Svizzera primo trimestre 2

5 Libero scambio e protezionismo Kilian Reber Analista Elias Hafner Economista Pierre Weill Economista «Un quarto delle misure protezionistiche reca la fi rma degli Stati membri dell UE, che con il 6 per cento rappresentano una percentuale rilevante tra le destinazioni delle esportazioni svizzere.» UBS outlook Svizzera primo trimestre 2 5

6 Tema Protezionismo e libero mercato La Svizzera all ombra del protezionismo Nel buio della crisi finanziaria il protezionismo appare una pratica ordinaria. Buchi simili a varchi nelle casse pubbliche e una stentata ripresa economica inducono molti governi a proteggere gli operatori economici nazionali. Dalla crisi finanziaria, i paesi membri del G2 hanno introdotto circa 8 misure che rischiano di pregiudicare gli interessi economici dei paesi partner. Questo è quanto indica la banca dati Global Trade Alert (GTA), che registra l introduzione di misure protezionistiche. Benché gran parte di queste misure siano state predisposte da paesi in via di sviluppo, non possiamo dimenticare che un buon 3 per cento reca la firma di governi dell Unione Europea e degli Stati Uniti. Le normative protezionistiche promulgate dagli Stati UE riguardano circa 6 settori industriali in 7 paesi, il che non sorprende affatto considerata la gravità della crisi economica e fiscale nei paesi periferici dell Eurozona. Un escalation potrebbe avere ampie ripercussioni Il protezionismo conosce varie forme. In generale, gli Stati cercano di proteggere gruppi di interesse nazionali aiutando i produttori locali od ostacolando la penetrazione della concorrenza estera. Comunemente si ricorre ai dazi su beni e servizi esteri, aumentandone così i prezzi d importazione e avvantaggiando quindi la concorrenza nazionale. È anche possibile introdurre misure restrittive sulle quantità di importazione di determinati beni, le cosiddette quote di importazione. Le istituzioni possono altresì decidere di elargire sovvenzioni alle industrie nazionali e optare per una svalutazione mirata della propria moneta. Le misure implementate agevolano tuttavia strutture di produzione inefficienti. Nel breve termine l introduzione di barriere commerciali può sembrare economicamente e politicamente vantaggiosa per determinati paesi o gruppi industriali, ma a medio e lungo termine tutte le parti coinvolte sono destinate a fare i conti con un commercio più rigido. Il protezionismo è particolarmente dannoso quando diventa strumento di lotta bilaterale tra paesi, innescando una spirale di misure limitative del commercio (si veda riquadro). Il recente conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina ha visto le prime azioni di rappresaglia reciproca. L Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) offre una piattaforma per smorzare questi conflitti, ma non dispone di mezzi giuridicamente vincolanti per imporre le proprie direttive. Qualora grandi economie politiche del calibro di Stati Uniti e Cina rifiutassero di aderire alle linee guida dell OMC, si paleserebbe un concreto rischio di escalation protezionistica tra nazioni. Benché una simile escalation non rientri nelle nostre previsioni di fondo, una spirale di misure restrittive per il commercio potrebbe avere conseguenze disastrose soprattutto per economie piccole e orientate all esportazione come quella svizzera. Il problema riguarda anche la Svizzera Con la crisi finanziaria anche le esportazioni svizzere hanno subito gli effetti di misure protezionistiche di diversi paesi. È uno sviluppo Kilian Reber Analista, UBS SA Elias Hafner Economista, UBS SA Grafico : Export come fattore principale di crescita Contributi alla crescita del prodotto interno lordo svizzero in punti percentuali Consumo privato Spesa pubblica Investimenti Esportazioni nette Scorte Fonti: Reuters EcoWin, UBS WMR 6 UBS outlook Svizzera primo trimestre 2

7 Tema Protezionismo e libero mercato «Il recente conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina ha visto le prime azioni di rappresaglia reciproca.» preoccupante se si pensa che la Svizzera presenta tradizionalmente un surplus della bilancia commerciale e che negli ultimi dieci anni ha finanziato il 6 per cento della crescita economica tramite le esportazioni. Secondo la banca dati GTA, dall ottobre 28 sono state complessivamente introdotte 43 misure politico-commerciali che potrebbero rivelarsi dannose per la competitività delle imprese svizzere. Rimangono pendenti circa 3 altre iniziative di stampo protezionistico. La nostra analisi mostra che circa un terzo di queste misure limita direttamente l importazione di merci, ma che oltre il 4 per cento riguarda le industrie locali, soprattutto il settore finanziario. Le misure restrittive all'esportazione colpiscono anche settori chiave per la Svizzera, come quello chimico, elettronico e meccanico, ma gli effetti sono particolarmente evidenti nell industria alimentare e automobilistica, che occupano solo una fetta esigua del commercio estero elvetico. Il settore finanziario è un caso a parte. Esso ha ricevuto supporto economico in molti paesi e si prevedono misure di sostegno anche in futuro. Due terzi delle misure introdotte dallo scoppio della crisi vengono da paesi in via di sviluppo, meta di solo il 3 per cento delle esportazioni svizzere. Il paese più protezionista è la Russia, con 26 provvedimenti; ma solo il 2 per cento delle esportazioni svizzere ha come destinazione la Federazione russa e quindi gli effetti sono relativamente modesti per la Svizzera. Al contrario, circa il 25 per cento delle misure protezionistiche originano da paesi membri dell UE, che rappresentano circa il 6 per cento dei mercati di sbocco delle esportazioni svizzere. Trattandosi tuttavia, se si escludono tre incentivi alle esportazioni per determinati generi alimentari, principalmente di pacchetti di salvataggio a imprese e industrie oppresse dalla crisi, in particolare del settore finanziario, anche in questo caso le misure sono relativamente ininfluenti per il commercio svizzero. Martin Wermelinger dell Università di San Gallo stima che a oggi solo l,5 per cento di tutte le esportazioni svizzere sia interessato dalle misure di limitazione dell export. Solo per quanto riguarda Cina, Francia e Stati Uniti questa percentuale supera il 5%. Grafico 2: L'avanzata del protezionismo Numero di misure protezionistiche introdotte contro i paesi del G2 e la Svizzera, in totale T contro G2 (scala a sinistra) contro Svizzera (scala a destra) Fonti: Global Trade Alert, UBS WMR Grafico 3: Il protezionismo conosce molte forme Misure protezionistiche introdotte per tipologia, dal 4 trimestre Programmi di supporto statali Misure restrittive delle importazioni 5 Misure restrittive delle esportazioni 62 Sovvenzioni alle esportazioni Svalutazione della moneta nazionale 49 Fonti: Global Trade Alert, UBS WMR Grafico 4: I mercati emergenti sono più propensi al protezionismo Misure protezionistiche introdotte per provenienza, dal 4 trimestre 28 Mercati emergenti 39 UE (27) Altri paesi industrializzati 94 Fonti: Global Trade Alert, UBS WMR UBS outlook Svizzera primo trimestre 2 7

8 Tema Protezionismo e libero mercato Conseguenze per ora limitate, ma i rischi rimangono Le tendenze protezionistiche sullo sfondo della crisi economica globale danneggiano anche la Svizzera. Nel complesso, tuttavia, la quota di esportazioni interessate da tali restrizioni è relativamente modesta nel paese e i settori elvetici chiave vengono per ora risparmiati; la forza del franco produce al momento effetti ben più gravi. Ciò potrebbe finora aver attenuato l impulso a implementare misure protezionistiche contro la Svizzera, ma una svalutazione del franco rischia di spingere verso maggiori restrizioni. L inasprirsi del protezionismo potrebbe mettere a dura prova il modello macroeconomico aperto svizzero. È vero che le esportazioni sono diversificate su più settori e che la Svizzera vanta rami industriali di nicchia e di elevata qualità a cui solo pochi paesi sono in grado di contrapporre degni concorrenti locali diretti. Tuttavia, la forte dipendenza dalla domanda estera, specialmente dell UE, nasconde un rischio da non sottovalutare. Poiché nei prossimi anni ci aspettiamo una crescita debole per i paesi periferici d Europa, è probabile che la tendenza protezionistica si diffonda, ripercuotendosi anche sulla Svizzera. Non prevediamo comunque un escalation che potrebbe degenerare in una guerra commerciale; per via della sua dipendenza dall estero, la Svizzera dovrebbe continuare a promuovere accordi bilaterali di libero scambio. L industria orologiaia svizzera sotto tiro negli anni Trenta A circa otto mesi dallo scoppio della Grande Depressione, nel 93 gli Stati Uniti introdussero misure protezionistiche (Smoot-Hawley Tariff Act) su oltre 2 prodotti agricoli e industriali al fine di proteggere l economia statunitense dalla concorrenza internazionale. Una delle categorie di importazione prese di mira furono gli orologi esteri, soprattutto quelli nella fascia di prezzo inferiore. Le importazioni di questi prodotti erano più che raddoppiate tra il 92 e il 928 mentre la produzione nazionale diminuiva. Nel 93 gli Stati Uniti aumentarono le tasse sugli orologi di importazione fino al 4 per cento, dimezzando le esportazioni di orologi svizzeri verso gli Stati Uniti. Come rappresaglia, le 6 nazioni colpite, quindi anche la Svizzera, introdussero dazi e limiti all importazione di prodotti statunitensi. La Svizzera, ad esempio, aumentò i dazi su grano, ortaggi e cancelleria dagli Stati Uniti. Tra il 929 e il 934 il commercio mondiale si contrasse di circa due terzi. 8 UBS outlook Svizzera primo trimestre 2

9 Tema Protezionismo e libero mercato «Nel libero scambio vincono quasi tutti» Professore Rolf Weder, intervistato da Pierre Weill Nel corso degli ultimi 2 anni abbiamo assistito a una fase di liberalizzazione del commercio. Chi trae beneficio da questo sviluppo? Prof. Rolf Weder: In un periodo così lungo, tutti avrebbero dovuto beneficiare del libero scambio. Nell arco di venti anni ci si può e ci si deve adattare a una nuova condizione. E in un periodo più breve? La teoria commerciale distingue tra breve e medio termine. Entrambe le opzioni hanno dei vincitori e dei vinti. Nel breve termine, a soffrire maggiormente sono le imprese che operano esclusivamente sul territorio nazionale e che vengono incalzate dalla concorrenza estera perché non sono sufficientemente rapide nell assumere una nuova prospettiva di esportazione. E tra i perdenti possono figurare anche i lavoratori o gli investitori di queste società. Nel medio periodo, invece, tutti sono in grado di adeguarsi alle mutate condizioni; le imprese possono dedicarsi a nuove nicchie di mercato o potenziare la propria attività di esportazione. Naturalmente possono esserci perdenti anche a medio termine. In un paese fortemente evoluto come la Svizzera, questi sarebbero i lavoratori meno qualificati. Può citare un esempio di settore che ha inizialmente sofferto a causa del libero scambio ma che ha poi saputo riprendersi? Alla fine del XIX secolo in Svizzera il settore tessile occupava un terzo dei lavoratori del segmento industriale; oggi la percentuale è molto ridotta. Ma il settore ha adottato un nuovo orientamento. Anziché dedicarsi alla produzione di massa, l industria tessile si è specializzata, con successo, su prodotti di pregio, pur occupando oggi meno addetti che in passato. Le economie aperte, come la Svizzera, volgono l attenzione verso settori ad alta intensità di capitale, anche per quanto riguarda il capitale umano. Grazie al libero scambio, la forza lavoro qualificata è più richiesta, a medio e a lungo termine, di quella meno qualificata, e quindi trae (maggiore) vantaggio. Finora abbiamo citato vincitori e vinti all interno di un paese. Ma qual è la situazione a livello internazionale o interregionale? Sono del parere che tutti i paesi abbiano tratto dei vantaggi. È quanto viene previsto dalla teoria del commercio internazionale e più volte confermato da studi empirici. A livello di paesi e regioni non bisogna fare distinzione tra breve e medio termine. Durante la crisi economica crescono le spinte protezionistiche. Perché i governi continuano a emanare misure protezionistiche ben sapendo, come dimostra la storia, che le restrizioni commerciali non fanno che acuire una crisi? Dallo scoppio della crisi economica, i governi hanno effettivamente introdotto misure protezionistiche, in buona parte nascoste sotto forma di requisiti tecnici o restrizioni «facoltative» all esportazione. Se confrontata con gli anni Trenta, la situazione non è poi così grave. Allora, il commercio mondiale crollò a causa del protezionismo. Di norma, i politici non sono primariamente interessati al benessere economico del paese in generale ma prestano attenzione ai gruppi di interesse più influenti. Intraprendono così iniziative per impedire la chiusura immediata di fabbriche, ma che a lungo termine rischiano di produrre più danni che benefici. Il segmento delle esportazioni agisce da contrappeso: non vuole che altri paesi adottino simili misure, che potrebbero danneggiare i suoi affari. Per questo l export si oppone a misure protezionistiche nel proprio paese. Anche i consumatori avrebbero qualche motivo d interesse al libero scambio ma hanno ben poca influenza sui politici, ovvero rappresentano gli interessi del proprio datore di lavoro. L Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) ha un effetto stabilizzante, grazie alle sue regole; nessun paese vuole essere chiamato a rispondere di violazioni al diritto commerciale di fronte all OMC. Un altra possibilità per tutelare il sistema industriale nazionale sta nella svalutazione della propria moneta, così da poter esportare merci a prezzi più convenienti. Ma che successo può ottenere una simile strategia? La Cina frena da anni il valore della propria moneta: una strategia che non è destinata a durare. Impedendo alla propria moneta di guadagnare su altre divise tramite la stampa di denaro si creano infatti le premesse per l inflazione. Di conseguenza, i prodotti esportati diventano più costosi in valute locali, neutralizzando il vantaggio di esportazione. È ciò che accade in Cina. Professore Rolf Weder, Università di Basilea Rolf Weder è Professore di Commercio Internazionale e Integrazione Europea. Gli attuali lavori di ricerca sono classificabili in due categorie: «Commercio internazionale» e «Integrazione europea e la Svizzera». In primavera Rolf Weder pubblicherà un libro dal titolo «Von Rosinen und anderen Spezialitäten. Die Schweiz und die EU» (insieme a Beat Spirig) edito da NZZ- Verlag. UBS outlook Svizzera primo trimestre 2 9

10 Tema Protezionismo e libero mercato Il libero scambio alla radice della globalizzazione Senza il commercio internazionale non sarebbero possibili né la globalizzazione né l integrazione di miliardi di persone nell economia mondiale, e quindi ci sarebbero meno possibilità per imprese, lavoratori e consumatori. Il termine globalizzazione fu coniato negli anni Novanta. Il professore inglese John H. Dunning parla di globalizzazione quando «un unità economica tratta cospicue transazioni con numerosi partner a livello internazionale. Queste transazioni producono un valore aggiunto lungo una rete di catene di creazione di valore.» Nella natura dell uomo L uomo ha da sempre cercato lo scambio con i propri vicini, altri popoli, paesi e culture, e per farlo ha avuto a lungo mezzi molto limitati. Vari fattori indipendenti tra loro hanno contribuito ad accelerare il processo di globalizzazione. Progresso tecnologico Aeromobili a fusoliera larga, grosse navi mercantili, treni ad alta velocità e strade a scorrimento veloce hanno ridotto drasticamente i costi di trasporto (i mezzi di trasporto non si fanno però sempre interamente carico dei costi ambientali da loro generati). La comunicazione è diventata più immediata ed economica grazie a televisione, telefoni cellulari, computer e Internet. Crollo del blocco sovietico La disgregazione dell Unione Sovietica ha integrato centinaia di milioni di persone nell economia mondiale. A ciò si aggiunge la privatizzazione di buona parte dell economia della Repubblica Popolare Cinese. Uruguay Round La stipulazione dell accordo dell Uruguay Round nel 994 creò la base istituzionale per un passo decisivo verso la globalizzazione. Le trattative nel quadro dell Accordo Generale sulle Tariffe Doganali e il Commercio (Gatt) hanno condotto a una liberalizzazione di fondo del commercio internazionale e all istituzione dell Organizzazione Mondiale del Commercio, OMC. In questo retroscena, il commercio globale, misurato in termini di esportazioni internazionali di merci, è passato da 838 miliardi di dollari USA nel 983 a 2 78 miliardi di dollari USA nel 29, secondo le stime dell OMC. Parallelamente la Banca Mondiale indica una netta diminu zione del numero di poveri nel mondo. In Asia orientale la percentuale di persone che consumano un dollaro USA al giorno è scesa dal 55 per cento del 99 al 7 per cento del 25. In Cina la percentuale di popolazione estremamente povera è passata dal 65 per cento del 98 al per cento nel 24. Un miglioramento sorprendente che riguarda oltre mezzo miliardo di persone e che certo non è riconducibile unicamente al commercio, benché le possibilità di esportazione di questi paesi abbiano contribuito in misura massiccia all avanzamento economico. Un mondo nuovo Con l integrazione dell Unione Sovietica, dei suoi paesi satellite dell Europa orientale, di Cina, India e di altri paesi,,5 miliardi di lavoratori hanno avuto accesso al mercato del lavoro. Ha fatto eco una delocalizzazione della produzione verso siti produttivi a minor costo: una tendenza che ha accresciuto il reddito nei paesi produttori. Nei paesi industrializzati l inflazione è scesa grazie a prezzi d importazione minori e il reddito reale è aumentato. La dislocazione della produzione in paesi a basso costo salariale ha spinto i paesi industrializzati a concentrarsi su nuovi settori con potenziale di creazione di valore, come la tecnologia informatica e la biotecnologia. Si è così concretizzata la teoria formulata ben 2 anni fa dall economista inglese David Ricardo. Ricardo sosteneva che il commercio arreca vantaggi a un paese quando riesce a produrre tutti i beni a costi inferiori rispetto all estero. In tal senso, il paese dovrebbe concentrarsi sulle merci e sui servizi che riesce a produrre e a erogare con il maggior vantaggio di costo. Per Ricardo il commercio estero conduce a una ripartizione conveniente della produzione e contribuisce così a un impiego ottimale delle risorse. La globalizzazione e con lei il libero scambio hanno garantito lavoro e migliori prospettive di vita a miliardi di persone. Ma c è anche chi ne è stato sopraffatto. In linea di principio, la liberalizzazione del commercio ha integrato progressivamente sempre più paesi nell economia. Pierre Weill Economista, UBS SA UBS outlook Svizzera primo trimestre 2

11 Congiuntura Daniel Kalt Capo Economista Svizzera Caesar Lack Economista Sibille Duss Economista Michael Nagel Economista Finché le potenze economiche, soprattutto la Germania, avanzeranno decise, l'eurozona nel suo complesso dovrebbe segnare una crescita economica in linea con la media di lungo periodo anche nel 2.

12 Congiuntura globale Quando l allievo supera il maestro L economia mondiale continua la ripresa dalla recessione del 29. Il quadro è però molto frammentato: da una parte ci sono i paesi economicamente più robusti e in rapida crescita e dall altra gli stati strutturalmente deboli e sovraindebitati. Dopo il periodo di debolezza a metà dello scorso anno, la crescita economica statunitense ha spinto sull acceleratore verso la fine del 2. Da un lato i consumatori statunitensi hanno ritrovato la voglia di acquisti, dall altro il debole tasso di cambio del dollaro spinge le esportazioni americane, soprattutto verso i mercati emergenti in forte crescita. L entusiasmo non è però finora riuscito a contagiare il mercato del lavoro, dove il tasso di disoccupazione insiste da mesi attorno al per cento. La crescita occupazionale si conferma positiva, ma non abbastanza vigorosa da ridurre concretamente la disoccupazione. Il deficit di bilancio statunitense è fuori controllo Ciò costituirà probabilmente un rompicapo per il presidente Barack Obama, che ha già perso parte della sua popolarità: difficilmente riuscirà a conquistare un secondo mandato nel 22 se la situazione sul mercato del lavoro non dovesse migliorare sensibilmente. A ciò si aggiunge un altra fatica erculea per l amministrazione Obama; quella della gestione di un deficit di bilancio ormai fuori controllo. La proroga degli sgravi fiscali e dei sussidi di disoccupazione deliberata dal Congresso nel mese di dicembre stimola la crescita a breve termine, ma apre un buco di altri USD 86 miliardi nei conti pubblici americani. Visti i difficili rapporti di maggioranza all interno del Congresso non sarà facile implementare nuovi propositi di risanamento e di riforma. Intanto, la politica monetaria statunitense resta fortemente espansiva. Entro giugno, la Fed acquisterà altri titoli di Stato per USD 6 miliardi nel tentativo di contenere i tassi d interesse e sollevare gli umori di consumatori e imprenditori. Si attende con curiosità di vedere quale sarà la reazione dei mercati obbligazionari una volta che gli istituti di emissione sospenderanno gli acquisti nel mese di giugno. Un incremento all estremità lunga della curva dei tassi potrebbe essere la conseguenza di una flessione della domanda di titoli di Stato. Nel corso dell anno prevediamo una continua, seppur moderata, ripresa congiunturale, ma le sfide sul fronte sia fiscale che di politica monetaria restano enormi per gli Stati Uniti. L Europa non ha ancora superato la crisi del debito In Europa emerge un quadro congiunturale assolutamente eterogeneo. Da un lato troviamo i paesi «core» dell Eurozona, economicamente più solidi (la Germania su tutti), che oltre ad essere già molto competitivi beneficiano altresì di un euro debole. A questi si affiancano i paesi fortemente in crescita esterni all Eurozona (Svizzera e Scandinavia). Sul versante opposto ci sono i paesi periferici, quelli che nel periodo pre-crisi avevano vissuto oltre le loro possibilità e che ora vivono in perenne recessione, anche a causa dei rigorosi pacchetti di risparmio imposti dai programmi di aiuto finanziario. Nel mezzo stazionano due grandi paesi che evidenziano una crescita media, Francia e Italia. Queste tendenze congiunturali divergenti non sono destinate a cambiare tanto presto, poiché nei paesi periferici le manovre talvolta molto rigorose di politica fiscale opprimono letteralmente la crescita economica. Ad ogni modo: finché le grandi potenze economiche continueranno ad avanzare con decisione, l Eurozona nel suo complesso dovrebbe segnare una crescita economica in linea con la media di lungo periodo anche nel 2. Gli investitori nell Eurozona rivolgono naturalmente l attenzione alla crisi del debito ancora in agguato. È molto probabile che nel corso dell anno altri paesi dovranno correre al riparo sotto l ombrello di salvataggio europeo, visto che per il Portogallo, ed eventualmente anche per la Spagna, sarà piuttosto difficile evitare la spirale negativa alimentata dai programmi di risparmio, da redditi e quindi gettiti fiscali in calo e dal forte incremento dei costi di interesse per onorare il debito pubblico. A breve e medio termine in Europa continuerà a regnare una politica di «pronto soccorso». Un incremento del fondo di stabilità europeo potrebbe essere un primo passo in questa direzione. Daniel Kalt Capo economista Svizzera, UBS SA 2 UBS outlook Svizzera primo trimestre 2

13 Congiuntura globale «Diversamente dall Occidente industrializzato, molti paesi asiatici hanno superato velocemente la crisi finanziaria e congiunturale e combattono già le prime avvisaglie di surriscaldamento.» A lungo termine, solo un ulteriore scatto del processo di integrazione verso un unione fiscale e sociale, che comprenda anche un sistema di perequazione finanziaria, potrebbe dare chance di sopravvivenza all Eurozona. L altra soluzione compatibile con il mercato, e cioè una maggiore mobilità lavorativa e un ampia flessibilità salariale e dei prezzi con riduzioni degli stipendi nei paesi periferici, appare impraticabile in assenza di una vera volontà politica. La terza soluzione sarebbe la disgregazione dell unione monetaria in qualsiasi forma. In questo contesto, la Banca Centrale Europea (BCE) dovrebbe confermare la propria politica monetaria e dei tassi. Dovrà inoltre continuare a elargire liquidità alle banche dei paesi periferici, poiché molti degli istituti finanziari più colpiti di Irlanda o Spagna faticano a rifinanziarsi attraverso i depositi della clientela o sul mercato dei capitali. Finora la BCE si è anche opposta a un sostanziale incremento del proprio programma per l acquisto di titoli di Stato. Mantiene un approccio piuttosto reattivo e auspica che i problemi del debito possano essere risolti innanzitutto attraverso adeguamenti di politica fiscale e una politica monetaria ancora più espansiva, quindi ricorrendo alla stampa di denaro. L Asia lotta contro segnali di surriscaldamento Diversamente dall Occidente industrializzato, molti paesi asiatici hanno superato velocemente la crisi finanziaria e congiunturale del 28/9 e sono già alle prese con le prime avvisaglie di surriscaldamento economico e tassi d inflazione crescenti. L inflazione è alimentata da un lato dalla vivacissima congiuntura e dagli incrementi salariali, soprattutto in Cina. Dall altro lato, proprio nei mercati emergenti, il recente forte aumento dei prezzi delle materie prime e dei generi alimentari spinge oltremodo l inflazione, avendo i generi alimentari, in particolare, un peso relativamente preponderante negli indici dei prezzi al consumo di questi mercati. Le principali banche centrali asiatiche hanno già attuato strette monetarie e interventi di correzione al rialzo dei tassi. La Cina, in particolare, cercherà d ora in poi di ancorare la crescita economica non più unilateralmente alla crescita delle esportazioni bensì a una maggiore domanda nazionale e a un maggior consumo interno. La congiuntura dovrebbe rallentare leggermente anche in Asia, a seguito delle attuali manovre politico-monetarie di contenimento, ma siamo convinti che il ritmo di crescita nei paesi asiatici emergenti si manterrà complessivamente al di sopra della media. Per contro, il Giappone resta sempre ai margini con una deflazione ostinata, ulteriormente aggravata dalla forza dello yen durante la crisi. In generale, l Asia rimane comunque il blocco economico trainante della locomotiva di crescita mondiale. Tendenze globali di crescita e inflazione Tasso di crescita PIL in % Tasso di inflazione in % 29 2P 2P 22P P 22P Svizzera,9 2,6 2,3 2,,5,7,9,7 UME 4,,8,9,9,3,6,8 2, Germania 4,7 3,3 2,2 2,,2,,5 2,2 Francia 2,5,7 2,,9,,7,4 2, Italia 5,,2,6,4,8,5 2,2 2, Spagna 3,7,,5,9,2,5,7,8 Gran Bretagna 5,,8 2,3 2,2 2,2 3,2 2,8,9 USA 2,6 2,9 3,3 2,6,3,7,8 2, Giappone 6,3 4,3,6 2,,3,7,3,4 Cina 9,, 9, 9,,7 3,3 4,3 4, Asia 4,6 7,6 7, 7,,7 3,2 4, 4, America Latina 2, 6,2 4,7 4,3 5, 7, 6,6 9,2 Est Europa 4, 4,3 4,5 4,5 7, 5, 5,5 5,2 Mondo, 4,2 3,8 3,8,4 2,9 3, 3,3 Giappone escluso Fonti: Reuters EcoWin; P: previsioni UBS Nell elaborare le previsioni economiche WMR, gli economisti WMR hanno lavorato in collaborazione con alcuni economisti impiegati presso UBS Investment Research. Le previsioni e le stime sono attuali solo alla data della presente pubblicazione e potrebbero variare senza preavviso. UBS outlook Svizzera primo trimestre 2 3

14 Congiuntura Svizzera La ripresa congiunturale globale compensa la forza del franco In Svizzera la forza del franco monopolizza la discussione economica. La moneta elvetica è sopravvalutata di circa il 3 per cento. Gli effetti sulle esportazioni si manifesteranno appieno solo con un certo ritardo. La considerevole sopravvalutazione richiama alla mente gli anni Novanta, quando l apprezzamento del franco si rese responsabile di una lunga stagnazione economica. Malgrado il corso elevato della moneta elvetica, finora l economia svizzera mostra poche debolezze. Nel terzo trimestre 2 essa è cresciuta del 3 per cento su base annua, un risultato nettamente superiore alla media storica (,7 per cento) degli ultimi 3 anni. Il commercio estero ha però contribuito negativamente alla crescita economica, essendo le importazioni cresciute più delle esportazioni. Attualmente, la crescita economica è sostenuta solo dal mercato interno, che trae vantaggio dalla libera circolazione di persone e dalla conseguente immigrazione, da tassi storicamente bassi, da una vivace attività edilizia, da prezzi immobiliari in aumento e dal conseguente effetto ricchezza. Ma non dimentichiamo che la Svizzera è avvantaggiata anche per non aver partecipato direttamente agli eccessi globali di indebitamento e immobiliari dell ultimo decennio. L andamento del tasso di cambio produce effetti ritardati Il tasso di cambio è il secondo fattore determinante per le esportazioni svizzere. Di solito, però, i dati delle esportazioni riflettono le variazioni del tasso di cambio con un ritardo di circa sei mesi. Le attuali stime del prodotto interno lordo, valide fino al terzo trimestre 2, riflettono quindi solo l apprezzamento del franco fino al primo trimestre 2, quando l euro valeva ancora,46 franchi; un tasso di cambio che in termini di parità di potere d acquisto era praticamente in equilibrio. Da allora, il franco è salito del 3 per cento rispetto all euro e questo apprezzamento potrebbe danneggiare molto i dati sulle esportazioni del quarto trimestre 2 e di quest anno. Un paragone con la Germania chiarisce come le esportazioni svizzere avrebbero potuto svilupparsi con un franco più debole. Da fine 29 le esportazioni di merci tedesche sono cresciute a una velocità più che doppia rispetto a quelle svizzere. Senza l apprezzamento del franco, l anno scorso l economia svizzera sarebbe probabilmente cresciuta con una rapidità almeno pari a quella della Germania (+3,6 per cento). La forza del franco ha quindi un effetto fortemente frenante sulle esportazioni. È vero che finora la forza del franco è stata parzialmente compensata dalla ripresa economica globale, ma probabilmente gli effetti devono ancora manifestarsi. Caesar Lack Economista, UBS SA La ripresa congiunturale globale compensa parzialmente per la forza del franco Il fatto che finora la forza del franco sembra aver prodotto conseguenze relativamente modeste è dovuto a varie circostanze. Il principale fattore determinante per la domanda di esportazioni svizzere è la congiuntura globale che, dopo il tonfo della crisi, si è ripresa rapidamente: da metà 29, il commercio mondiale cresce di circa il 3 per cento su base annualizzata, un risultato considerevole. A titolo di confronto: dal 99 al 996, il commercio mondiale crebbe mediamente solo di circa il 7 per cento annuo. La rapida ripresa dopo la crisi ha finora limitato le ripercussioni della forza del franco. Eccessiva valutazione del franco Tasso di cambio effettivo reale e deviazioni dal trend In base a un trend del tasso di cambio eff ettivo reale, al momento il franco presenta una valutazione tanto eccessiva quanto quella di metà anni Novanta Deviazione Tasso di cambio effettivo reale (scala sinistra) Trend (scala sinistra) Fonti: Reuters Ecowin, UBS WMR 4 UBS outlook Svizzera primo trimestre 2

15 Congiuntura Svizzera «Per gli esportatori la politica monetaria sarà troppo restrittiva e il franco troppo forte, mentre l economia interna e i mercati immobiliari lamenteranno tassi troppo bassi.» I mercati emergenti compensano la debole domanda dall Europa Gli esportatori svizzeri approfittano inoltre fortemente del boom economico nei mercati emergenti. Benché solo l 8 per cento delle esportazioni sia destinato a paesi BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) e il 7 per cento ad altri paesi asiatici (escluso il Giappone), quasi la metà della crescita delle esportazioni dopo la crisi è attribuibile ai mercati emergenti. Contrariamente all opinione comune, la Svizzera non riesce ad approfittare in modo più che proporzionale della ripresa del suo principale partner commerciale, la Germania: meno del 2 per cento della crescita delle esportazioni è infatti riconducibile alla Germania, verso la quale è però diretto circa il 2 per cento delle esportazioni svizzere. Il Nord America, invece, contribuisce in modo più che proporzionale alla crescita delle esportazioni, mentre l export verso l Europa (esclusa la Germania), meta del 4 per cento di tutte le esportazioni svizzere, non ha finora dato significativi segnali di ripresa. Mercato interno robusto e inflazione crescente UBS Research Svizzera prevede una continua ripresa economica globale, trainata soprattutto dai mercati emergenti. La ripresa globale dovrebbe alleviare anche in futuro gli effetti negativi della forza del franco sulle esportazioni; dal commercio estero, tuttavia, non verrà praticamente alcun impulso alla crescita nel corso dell anno. La buona congiuntura interna dovrebbe però continuare a garantire una crescita economica robusta (superiore al 2%) anche nel 2. L esperienza passata dimostra che, dopo un periodo di forte sopra o sottovalutazione, il franco torna in equilibrio; se il franco dovesse tornare a indebolirsi è ragionevole attendersi un deciso contributo alla crescita da parte delle esportazioni nette, con un ritardo di sei mesi. Se fino ad allora, poi, la congiuntura interna non avrà dato segnali di raffreddamento, in Svizzera potrebbe palesarsi il rischio di surriscaldamento economico. della congiuntura interna garantiranno un inflazione in tendenziale rialzo. Nel 2 l inflazione media dovrebbe ammontare allo,9 per cento per poi salire a circa il 2 per cento nel 22. La politica monetaria deve cercare un equilibrio La politica monetaria della Banca Nazionale Svizzera (BNS) deve cercare l equilibrio tra la forza dell economia interna e la vulnerabilità del settore delle esportazioni. A causa della forza del franco, il settore delle esportazioni chiede che i tassi vengano confermati al minimo, per evitare un ulteriore apprezzamento. La solida congiuntura interna e i mercati immobiliari, al contrario, chiedono una decisa correzione dei tassi. Essendo chiamata a curare gli interessi del paese nel suo complesso, la BNS sarà costretta a trovare un compromesso, che però rischia di non soddisfare nessuno dei due gruppi di interesse. Per gli esportatori la politica monetaria sarà troppo restrittiva e il franco troppo forte, mentre l economia interna e i mercati immobiliari lamenteranno tassi troppo bassi. Alla luce del boom congiunturale interno, dell incremento dell inflazione atteso da UBS Research Svizzera e della forza del mercato immobiliare, a giugno la BNS dovrebbe annunciare un primo intervento sui tassi in occasione della riunione per la valutazione della situazione. UBS Research Svizzera non prevede un ulteriore aumento del franco (cfr. pagina 2). Quest anno quindi l inflazione non dovrebbe essere smorzata dagli effetti dell apprezzamento valutario. I crescenti prezzi delle materie prime e il boom UBS outlook Svizzera primo trimestre 2 5

16 Congiuntura Svizzera Uno sguardo d insieme sull economia Le esport. nette danno un contributo negativo alla crescita Contributi alla crescita del prodotto interno lordo, in punti percentuali L Europa è il partner commerciale principale della Svizzera Esportazioni svizzere di beni per destinazione, ripartite su 2 mesi, in miliardi di CHF/mese Consumo privato Stato Fonti: Reuters EcoWin, UBS WMR Investimenti Esportazioni nette Depositi PIL A/A Se dopo la crisi la ripresa fu inizialmente trainata dalle esportazioni, nel 3 trimestre 2 le esportazioni nette hanno invece contribuito negativamente alla crescita economica. BRIC Asia (ex GiaCinIn) Fonti: Reuters EcoWin, UBS WMR Na a Germania Resto d Europa Resto Le esportazioni verso paesi BRIC e altri paesi asiatici rappresentano solo una minima parte delle esportazioni totali. Esportazioni svizzere trainate dal commercio mondiale Tassi di crescita rispetto all'anno precedente Esportazioni svizzere di beni Fonti: Reuters EcoWin, OCSE, UBS WMR Commercio mondiale Negli anni Novanta, la forza del franco frenò molto le esportazioni svizzere rispetto al commercio mondiale. Crescita delle esport. soprattutto verso i mercati emergenti Crescita delle esportazioni di beni rispetto a novembre 29, ripartita su 2 mesi, in milioni di CHF/mese Nov. 9 Gen. Marzo BRIC Asia (ex GiaCinIn) Fonti: Reuters EcoWin, UBS WMR Na a Germania Mag. Giu. Set. Resto d Europa Resto Ai paesi BRIC e ad altri paesi asiatici è attribuibile circa la metà della crescita delle esportazioni. Le esportazioni tedesche battono quelle svizzere Esportazioni di beni (mensili, ripartite su 2 mesi, indicizzate, novembre 29=) Nov. 9 Gen. Svizzera Fonti: Reuters EcoWin, UBS WMR Marzo Mag Lug. Set. Nov. Germania A causa della forza del franco, le esportazioni svizzere restano nettamente indietro rispetto a quelle tedesche. Previsioni UBS Variazioni reali rispetto all anno precedente in % Sul sito trovate previsioni aggiornate per l economia svizzera Previsioni UBS Livello* P 2P 22P Prodotto interno lordo 535,3,9,9 2,6 2,3 2, Consumi privati 3,5,3,,8,7 2, Consumi pubblici 6,6,7,6,,,4 Investimenti 8,2,5 4,9 3,9 3,2 2,3 Edilizia 5,, 3, 3,2,3,8 Beni strumentali 58,2,8,8 4,3 4,6 5, Esportazioni 276,6 3,3 8,7 9,3 4,2 3,8 Importazioni 28,,3 5,4 7,9 3,8 3,6 *anno 29 (in miliardi di CHF a prezzi correnti); P: Previsioni UBS Fonte: SECO, UBS 6 UBS outlook Svizzera primo trimestre 2

17 Congiuntura globale Crescita Variazioni reali del PIL in % rispetto all anno precedente P 2P 22P Svizzera 3,6,9,9 2,6 2,3 2, UME 2,8,3 4,,8,9,9 Germania 2,8,7 4,7 3,6 2,2 2, Francia 2,3, 2,5,7 2,,9 Italia,4,3 5,,2,6,4 Gran Bretagna 2,7, 5,,8 2,3 2,2 USA,9, 2,6 2,9 3,3 2,6 Giappone 2,4,2 6,3 4,3,6 2, Svizzera UME USA Giappone Inflazione Variazioni dei prezzi al consumo in % rispetto all anno precedente: media annuale (tabella) e valori mensili (grafico) P 2P 22P Svizzera,7 2,4,5,7,9,7 UME 2, 3,3,3,6,8 2, Germania 2,3 2,8,2,,5 2,2 Francia,6 3,2,,7,4 2, Italia 2, 3,5,8,5 2,2 2, Gran Bretagna 2,3 3,6 2,2 3,2 2,8,9 USA 2,9 3,8,3,7,8 2, Giappone,,4,3,7,3,4 Tasso di disoccupazione in %: media annuale (tabella) e valori mensili (grafico) P 2P 22P Svizzera 2,8 2,6 3,7 3,9 3,4 3, UME 7,5 7,5 9,4 9,8 9,4 8,9 Germania 9, 7,8 8,2 7,7 7,3 7, Francia 8, 7,4 9, 9,3 8,7 7,9 Italia 6,2 6,7 7,8 8,5 8,5 8, Gran Bretagna 2,6 3,4 5, 4,6 4,6 4,7 USA 4,6 5,8 9,3 9,7 9, 8,9 Giappone 3,8 4, 5, 5, 4,6 4, ,, 8, 6, 4, 2, Svizzera UME USA Giappone Svizzera UME USA Giappone Tassi di rendimento di obbligazioni della Confederazione a anni in % a fine anno (tabella) e medie mensili (grafico) P 2P 22P Svizzera 3, 2,,9,7 2,2 3, UME 4,3 3, 3,4 3, 3,8 4, Germania 4,3 3, 3,4 3, 3,8 4, Francia 4,4 3,4 3,6 3,4 4, 4,3 Italia 4,7 4,4 4, 4,8 5,4 5,5 Gran Bretagna 4,5 3, 4, 3,4 3,8 4,5 USA 4, 2,2 3,8 3,3 4, 4,6 Giappone,5,2,3,,7 2, 6, 5, 4, 3, 2,, Svizzera Germania USA GB Corsi di cambio CHF a fine anno (tabella) e medie mensili (grafico) P PPA* EUR,65,49,48,25,33,45 USD,3,7,4,93,96,5 GBP 2,25,53,67,46,59,92 JPY,,6,3,6,8,34 Fonte: Reuters EcoWin, Thomson Financial; P = previsioni UBS e UBS WMR; *Parità di potere di acquisto,9 Nell elaborare le previsioni economiche WMR, gli economisti WMR hanno lavorato in collaborazione con alcuni economisti impiegati presso UBS Investment Research. Le previsioni e le stime sono attuali solo alla data della presente pubblicazione e potrebbero variare senza preavviso.,7,5,3, CHF/EUR CHF/USD CHF/JPY UBS outlook Svizzera primo trimestre 2 7

18 Congiuntura Svizzera Le imprese svizzere tengono più soldi in cassa Quando i tassi d interesse sono bassi e le prospettive commerciali incerte, le aziende cercano di tenere più liquidità a disposizione. Nel recente sondaggio trimestrale condotto da UBS il 47 per cento delle imprese intervistate dichiara di aver ampliato i propri portafogli cash nell ultimo triennio. Le disponibilità liquide dovrebbero aumentare anche in futuro. Il timore di una stretta creditizia e le incerte prospettive economiche durante la crisi hanno spinto molte imprese ad accumulare liquidità. Molte di loro hanno anche approfittato della convenienza dei tassi per negoziare rifinanziamenti a lungo termine e incrementare le proprie posizioni di cassa. L industria, tradizionalmente orientata all esportazione, si è affrettata ad accumulare mezzi liquidi soprattutto nell ultimo anno, quando l andamento dei tassi di cambio ha destato particolari preoccupazioni e spinto verso misure precauzionali. Il settore dei servizi, invece, ha costantemente aumentato le proprie posizioni di cassa nell arco degli ultimi tre anni (cfr. grafico). È quanto emerge dal sondaggio trimestrale condotto da UBS dal dicembre 2 al gennaio 2 presso 557 aziende. aziendali. I cash flow operativi riflettono in media la suddivisione valutaria dei portafogli cash. Nel caso di società che generano la maggior parte del fatturato all estero, solo il 54 per cento del flusso di liquidità in entrata è in franchi svizzeri. Il 37 per cento di questa liquidità è denominata in euro, ma questa quota è nettamente minore per i fondi in uscita. L andamento del tasso di cambio dovrebbe influire in modo determinante sull amministrazione della liquidità delle aziende esportatrici anche nel corso dei prossimi mesi. In molte aziende il ruolo del Cash Management ha guadagnato importanza durante gli anni della crisi. La gestione e la pianificazione attiva della liquidità può giovare all impresa, anche in situazioni economiche complesse, e dovrebbe avere come obiettivo primario la garanzia della disponibilità di pagamento e l ottimizzazione della redditività. A fronte di un eventuale rialzo dei tassi e di prospettive commerciali più stabili, le posizioni di cassa delle imprese dovrebbero diminuire. Situazione di liquidità rispetto a oggi Michael Nagel Economista, UBS SA Le imprese intendono aumentare il proprio cuscinetto di liquidità anche in futuro. Le società intervistate vogliono destinare la liquidità eccedente soprattutto a investimenti aziendali e quindi anche al rimborso di capitale di credito. L impiego della liquidità in eccesso per rimborsi di capitale proprio e distribuzioni di dividendi o per fusioni e acquisizioni (mergers and acquisitions, M&A) è invece un opzione che pochi partecipanti prendono in considerazione. Notiamo comunque come le società industriali siano più propense ad avviare operazioni di M&A rispetto alle società di servizi. L euro come principale moneta estera Lo stretto legame tra l economia svizzera e l area valutaria europea si riflette anche nella composizione dei portafogli cash. Le disponibilità liquide delle imprese svizzere sono mediamente denominate in franchi per l 85 per cento, in euro per il 2 per cento e in altre valute per la restante percentuale, laddove la quota in euro tende ad aumentare con le dimensioni più liquidità meno liquidità 3 anni fa anno fa Settore dei servizi Industria Fonte: Sondaggio UBS primo trimestre 2 Le imprese potevano indicare su una scala a cinque livelli se, nel momento richiesto, il portafoglio cash era/sarà (nettamente) superiore, uguale o (nettamente) inferiore rispetto a oggi. Il grafi co riassume le risposte in un indice di diffusione (cfr. pagine 3 33) compreso tra i valori estremi di e -. oggi Fra 3 anni UBS offre soluzioni di Cash Management & Operazioni di pagamento aziendali: 8 UBS outlook Svizzera primo trimestre 2

19 Finanza Thomas Flury Analista Dirk Effenberger Analista Pierre Weill Economista Gli investitori a lungo termine dovrebbero prepararsi sin d'ora a un contesto di rendimenti crescenti in Svizzera. UBS outlook Svizzera primo trimestre 2 9

20 Finanza Il franco diventa una questione politica L apprezzamento del franco accende gli animi. I nostri modelli sulla parità del potere d acquisto rivelano che la valutazione del franco è eccessiva; ma che dovrebbe rimanere tale. Gli investitori non devono dimenticare che anche nei titoli di Stato svizzeri si annidano dei rischi. Per buona parte dell ultimo decennio, la Svizzera si era piacevolmente abituata a un tasso di cambio molto conveniente rispetto all euro. In molti casi gli investitori usavano la moneta elvetica, che presentava un tasso tradizionalmente basso, come veicolo di credito per finanziare investimenti ad alto rendimento. Si trattava di posizioni rischiose, ma a quel tempo era la cupidigia a tenere le redini dei mercati finanziari di tutto il mondo. Nel frattempo, l avidità ha ceduto il posto alla paura: due dei sentimenti di fondo che determinano l asset allocation. Il modello svizzero ottiene valori record Quando, durante la crisi finanziaria, la paura ha preso il sopravvento, il franco non ha potuto far altro che rafforzarsi. Da tempo noi lanciavamo grida d allarme in questa pubblicazione. Non si può dire che l economia fosse impreparata alla forza del franco nel 2. Crescita, occupazione, inflazione ed esportazioni hanno impressionato positivamente. Malgrado il corso del franco, il modello svizzero ha ottenuto valori da sogno inviando segnali incoraggianti a investitori nazionali ed esteri. Temendo eventuali perdite, gli investitori internazionali in cerca di sicurezza investivano nelle economie che meglio avevano superato la crisi. E in questa classifica la Svizzera è al primo posto. Sembra ingiusto che il franco sia destinato ad apprezzarsi mentre il mondo cade in disgrazia. Ma questa caratteristica dopotutto dimostra che nemmeno la Svizzera, malgrado la sua autonomia politica, può sottrarsi al destino europeo. Crediamo che la forza del franco sia inevitabile. Finché la Svizzera godrà di una crescita stabile e finché il timore di una disgregazione del sistema euro graverà sull Unione Monetaria Europea, il franco non potrà svalutarsi da solo. Tutti i provvedimenti normativi che potrebbero essere presi dalla Banca Nazionale Svizzera o dal Consiglio federale per frenare il franco, come tassi negativi o restrizioni alla circolazione di capitali, finirebbero per indebolire ulteriormente la competitività svizzera. Nemmeno i titoli di Stato svizzeri sono privi di rischio Basta un breve sguardo per accorgersi che di recente il tasso d interesse delle obbligazioni in franchi è rapidamente aumentato. I rendimenti dei titoli della Confederazione a dieci anni sono aumentati dal punto minimo dell, per cento, ad agosto 2, all,8 per cento di inizio 2. Quindi: un investitore che a metà 2 aveva acquistato un titolo di Stato svizzero a dieci anni (spesso considerato privo di rischio) con rendimento dell, per cento, solo sei mesi più tardi ottiene il 6 per cento in meno per la sua obbligazione a basso tasso d interesse. Fattori globali guidano il mercato Citare la situazione economica svizzera come unico motivo all origine di questo sviluppo sarebbe scorretto. Le ragioni si trovano oltre confine e agiscono sostenendo i rendimenti anche altrove. Citiamo a proposito i dati economici internazionali migliori del previsto, che suggeriscono una continua ripresa economica anche nel 2. Anche la proroga delle agevolazioni fiscali negli Stati Uniti ha portato a un incremento dei rendimenti a livello globale. In linea di principio occorre constatare che il recente andamento è anche una logica correzione di un mercato sovracquistato. È soprat- Thomas Flury Analista, UBS SA Dirk Effenberger Analista, UBS SA Raccomandazione: Prepararsi a un franco forte Consigliamo agli investitori di prepararsi a un franco forte che potrebbe indebolirsi solo nei prossimi anni, a condizione di un miglioramento della situazione economica mondiale e di una stabilizzazione in Europa. Alla luce dell elevato apprezzamento del franco è plausibile domandarsi se siano ancora necessarie operazioni di copertura. Crediamo che i rischi di cattive notizie dall Europa e dagli Stati Uniti siano sempre in agguato e quindi sarebbe bene cercare una copertura nonostante la notevole forza del franco. Consigliamo tuttavia di optare per coperture di tipo assicurativo con opzioni anziché fissare l attuale corso attraverso operazioni a termine. Il vantaggio della copertura assicurativa è che l investitore o l imprenditore beneficia anche in caso di svalutazione del franco, cosa impossibile con un contratto a termine vincolato. 2 UBS outlook Svizzera primo trimestre 2

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