ADEGUATEZZA PATRIMONIALE Informativa al pubblico Maggio 2015

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1 ADEGUATEZZA PATRIMONIALE Informativa al pubblico Maggio /75

2 SOMMARIO 1 - OBIETTIVI E POLITICHE DI GESTIONE DEL RISCHIO (ART. 435 CRR) INTRODUZIONE RISCHIO DI CREDITO E CONTROPARTE RISCHIO DI MERCATO RISCHIO OPERATIVO RISCHIO DI CONCENTRAZIONE RISCHIO DI LIQUIDITÀ RISCHIO DI TASSO D INTERESSE RISCHIO DI CAMBIO RISCHIO STRATEGICO RISCHIO REPUTAZIONALE RISCHIO RESIDUO RISCHIO DA CARTOLARIZZAZIONE GOVERNO SOCIETARIO AMBITO DI APPLICAZIONE (ART. 436 CRR) FONDI PROPRI (ART. 437 CRR) REQUISITI DI CAPITALE (ART. 438 CRR) ESPOSIZIONE AL RISCHIO DI CONTROPARTE (ART. 439 CRR) RETTIFICHE PER IL RISCHIO DI CREDITO (ART. 442 CRR) ATTIVITÀ NON VINCOLATE (ART. 443 CRR) USO DELLE ECAI (ART. 444 CRR) /75

3 9 - RISCHIO MERCATO (ART. 445 CRR) RISCHIO OPERATIVO (ART. 446 CRR) ESPOSIZIONI IN STRUMENTI DI CAPITALE NON INCLUSE NEL PORTAFOGLIO DI NEGOZIAZIONE (ART. 447 CRR) ESPOSIZIONE AL RISCHIO TASSO DI INTERESSE SU POSIZIONI NON INCLUSE NEL PORTAFOGLIO DI NEGOZIAZIONE (ART. 448 CRR) POLITICA DI REMUNERAZIONE (ART. 450 CRR) USO DI TECNICHE DI ATTENUAZIONE DEL RISCHIO DI CREDITO (ART. 453 CRR) /75

4 1 - OBIETTIVI E POLITICHE DI GESTIONE DEL RISCHIO (ART. 435 CRR) 1.1 INTRODUZIONE Con la pubblicazione del Regolamento UE n. 575/2013 del 26 giugno 2013 (Capital Requirements Regulation - CRR) e della Circolare Banca d Italia n. 285 del 17 dicembre 2013, la materia dell Informativa al pubblico (cosiddetto Terzo Pilastro o Pillar 3 della vigilanza prudenziale) è regolata dal 1 gennaio 2014 da: - CRR, Parte Otto e Parte Dieci, Titolo I, Capo 3; - regolamenti della Commissione Europea recanti le norme tecniche di regolamentazione o di attuazione. Il presente documento, con il quale BANCA CARIM adempie ai requisiti previsti dalla suddetta normativa, è riferito al 31 dicembre Le politiche per il governo dei rischi, i requisiti organizzativi e quelli patrimoniali costituiscono condizione essenziale per il perseguimento degli obiettivi aziendali e contribuiscono alla sana e prudente gestione. Per assicurare l adeguato presidio di tutti i rischi a cui può essere esposta, in linea con le disposizioni di vigilanza, BANCA CARIM nel 2014: - ha aggiornato le Politiche per il Governo dei Rischi (di seguito PGR); - ha definito il quadro di riferimento per la determinazione della propensione al rischio della banca, attraverso la stesura del documento Risk Appetite Framework (RAF). Obiettivo del RAF è quello di formalizzare ex ante gli obiettivi di rischio che BANCA CARIM intende raggiungere ed i conseguenti limiti operativi. BANCA CARIM ritiene infatti che la formalizzazione attraverso la definizione del RAF di obiettivi di rischio coerenti con il massimo rischio assumibile, il modello di business e gli indirizzi strategici perseguiti dall istituto sia elemento essenziale per improntare la politica di governo dei rischi ed il processo di gestione degli stessi ai principi della sana e prudente gestione aziendale. Il RAF fornisce quindi un quadro organico della strategia corrente della banca, dei rischi impliciti in tale strategia e della misurazione di questi rischi in termini di requisiti patrimoniali/capitale interno, di livelli ottimali di liquidità e dei valori opportuni con riferimento agli altri rischi rilevanti quantificabili. Nella tabella seguente è riportata la sintesi di alcune principali definizioni fornite nel Capitolo 7, Titolo V della Circ. 263, fondamentali per la costruzione del RAF. risk appetite framework - RAF (sistema degli obiettivi di rischio) Risk capacity (Massimo rischio assumibile) risk appetite (obiettivo di rischio o propensione al rischio) risk tolerance (soglia di tollerenza) 4/75 Definizione quadro di riferimento che definisce - in coerenza con il massimo rischio assumibile, il business model e il piano strategico - la propensione al rischio, le soglie di tolleranza, i limiti di rischio, le politiche di governo dei rischi, i processi di riferimento necessari per definirli e attuarli livello massimo di rischio che una banca è tecnicamente in grado di assumere senza violare i requisiti regolamentari o gli altri vincoli imposti dagli azionisti o dall autorità di vigilanza livello di rischio (complessivo e per tipologia) che la banca intende assumere per il perseguimento dei suoi obiettivi strategici devianza massima dal risk appetite consentita; la soglia di tolleranza è fissata in modo da assicurare in ogni caso alla banca margini sufficienti per operare, anche in condizioni di stress, entro il massimo rischio assumibile. Nel caso in cui sia consentita l assunzione di rischio oltre l obiettivo di rischio fissato, fermo

5 risk profile (rischio effettivo) risk limits (limiti di rischio) Definizione restando il rispetto della soglia di tolleranza, sono individuate le azioni gestionali necessarie per ricondurre il rischio assunto entro l obiettivo prestabilito rischio effettivamente assunto, misurato in un determinato istante temporale articolazione degli obiettivi di rischio in limiti operativi, definiti, in linea con il principio di proporzionalità, per tipologie di rischio, unità e o linee di business, linee di prodotto, tipologie di clienti Nel RAF Banca CARIM dichiara la propria propensione al rischio, contestualizzandola rispetto agli indirizzi strategici che intende seguire nel corso dell esercizio, alle metodologie adottate per la definizione del capitale interno ai fini di rendicontazione ICAAP (Internal Capital Adequacy Assessment Process), ai vigenti assetti organizzativi e sistema dei controlli interni. Gli elementi ivi contenuti definiscono, a livello complessivo e a livello singolo rischio, il posizionamento che il Consiglio di Amministrazione (CdA) intende adottare alla luce del modello di business e delle linee guida strategiche contenute nel Piano Industriale In particolare Banca CARIM intende caratterizzarsi per la capacità di perseguire gli interessi aziendali in modo competitivo, ispirandosi ai principi di sana e prudente gestione allo scopo di rappresentare una istituzione solida, affidabile e trasparente, aperta alle innovazioni, interprete dei bisogni dei clienti e degli stakeholders in generale. In parallelo alle linee strategiche e agli obiettivi di budget e in coerenza con il principio di proporzionalità, il Consiglio di Amministrazione ha identificato il livello di propensione al rischio della Banca in termini sia di parametri da tempo utilizzati nelle prassi aziendali e relativi ad adeguatezza patrimoniale, posizione di liquidità di breve termine e assorbimento di capitale, sia di specifici parametri che definiscono ex ante gli obiettivi di rischio perseguiti dalla banca. In aggiunta, nel PGR la banca esprime i propri indirizzi circa la gestione dei c.d. rischi difficilmente misurabili identificandone, laddove possibile, gli obiettivi, le linee guida ed i processi di monitoraggio e gestione. La posizione rispetto ai parametri di propensione al rischio è analizzata dal CdA con cadenza trimestrale, attraverso uno specifico Tableau de Bord, che potrà riconsiderarne la coerenza rispetto all evoluzione del contesto operativo (interno ed esterno) e alle strategie aziendali. Di seguito sono illustrati i compiti degli organi aziendali in materia di gestione dei rischi. Consiglio di Amministrazione L Organo con funzione di supervisione strategica è rappresentato in BANCA CARIM dal Consiglio di Amministrazione, che definisce e approva: - il modello di business, avendo consapevolezza dei rischi cui tale modello espone la banca e comprensione delle modalità attraverso le quali i rischi sono rilevati e valutati; - gli indirizzi strategici e provvede al loro riesame periodico, in relazione all evoluzione dell attività aziendale e del contesto esterno, al fine di assicurarne l efficacia nel tempo; - gli obiettivi di rischio, la soglia di tolleranza e le politiche di governo dei rischi; - le linee di indirizzo del Sistema di Controlli Interni, verificando che esso sia coerente con il livello di rischio accettato e gli indirizzi strategici stabiliti nonché sia in grado di cogliere l evoluzione dei rischi aziendali e l interazione tra gli stessi; - i criteri per individuare le operazioni di maggiore rilievo da sottoporre al vaglio preventivo della funzione di controllo dei rischi, indicando l estensione, i limiti e le modalità di esercizio dei poteri di detta funzione, secondo quanto stabilito, tempo per tempo, dalla specifica disciplina della Banca d Italia; 5/75

6 approva: - la costituzione delle funzioni aziendali di controllo, i relativi compiti e responsabilità, le modalità di coordinamento e collaborazione, i flussi informativi tra tali funzioni e tra queste e gli organi aziendali; - il processo di gestione del rischio e ne verifica la compatibilità con gli indirizzi strategici e le politiche di governo dei rischi; - le politiche, i processi e le metodologie di valutazione delle attività aziendali, e, in particolare, degli strumenti finanziari, assicurandone la costante adeguatezza; stabilisce altresì i limiti all esposizione della Banca verso strumenti o prodotti finanziari di incerta o difficile valutazione; in materia il presente documento fa riferimento agli altri regolamenti di tempo in tempo adottati dalla Banca; - il processo per lo sviluppo e la convalida dei sistemi interni di misurazione dei rischi non utilizzati a fini regolamentari e ne verifica periodicamente il corretto funzionamento; - il processo per l approvazione di nuovi prodotti e servizi, l avvio di nuove attività, l inserimento di nuovi mercati; - approva il documento Informativa al pubblico (cosiddetto Pillar 3), ai sensi della vigente disciplina di vigilanza prudenziale; - al fine di attenuare i rischi operativi e di reputazione della banca e favorire la diffusione di una cultura dei controlli interni, un codice etico cui sono tenuti a uniformarsi i componenti degli organi aziendali e i dipendenti. Il codice definisce i principi di condotta (ad es. regole deontologiche e regole da osservare nei rapporti con i clienti) a cui deve essere improntata l attività aziendale. Tale materia non sarà trattata nel presente documento. assicura che: - la struttura della Banca sia coerente con l attività svolta e con il modello di business adottato, evitando la creazione di strutture complesse non giustificate da finalità operative; - il sistema dei controlli interni e l organizzazione aziendale siano costantemente uniformati ai principi indicati nella sez. I Cap 7 circ. 263/2006 della Banca d Italia, e che le funzioni aziendali di controllo possiedano i requisiti e rispettino le previsioni della sez. III Cap 7 delle medesima circ Nel caso emergano carenze o anomalie, promuove con tempestività l adozione di idonee misure correttive e ne valuta l efficacia; - l attuazione del RAF sia coerente con gli obiettivi di rischio e la soglia di tolleranza approvati; valuta periodicamente l adeguatezza e l efficacia del RAF e la compatibilità tra il rischio effettivo e gli obiettivi di rischio; - il piano strategico, il RAF, l ICAAP e il sistema dei controlli interni siano coerenti, avuta anche presente l evoluzione delle condizioni interne ed esterne in cui opera la banca; - la quantità e l allocazione del capitale e della liquidità detenuti siano coerenti con il livello di rischio accettato, le politiche di governo dei rischi e il processo di gestione dei rischi; - con cadenza almeno annuale, approva il programma di attività, compreso il piano di audit predisposto dalla funzione di revisione interna, ed esamina le relazioni annuali predisposte dalle funzioni aziendali di controllo. Approva il piano di Audit pluriennale. Con riferimento al processo ICAAP, definisce ed approva le linee generali del processo, ne assicura la coerenza con il RAF e l adeguamento tempestivo in relazione a modifiche significative delle linee strategiche, dell assetto organizzativo, del contesto operativo di riferimento, promuove il pieno utilizzo delle risultanze dell ICAAP a fini strategici e nelle decisioni d impresa. Riguardo ai rischi di credito e di controparte, approva le linee generali del sistema di gestione delle tecniche di attenuazione del rischio che presiede all intero processo di acquisizione, valutazione, controllo e realizzo degli strumenti di attenuazione del rischio utilizzati. Organo con funzione di gestione L organo con funzione di gestione in BANCA CARIM è rappresentato in BANCA CARIM dal CdA e dal Direttore Generale ed è responsabile dell istituzione e del mantenimento di un efficace sistema di gestione e controllo dei rischi, in attuazione degli indirizzi strategici. 6/75

7 Esso deve avere la comprensione di tutti i rischi aziendali, inclusi i possibili rischi di malfunzionamento dei sistemi interni di misurazione, e, nell ambito di una gestione integrata, delle loro interrelazioni reciproche e con l evoluzione del contesto esterno. Deve inoltre essere in grado di individuare e valutare i fattori, inclusa la complessità della struttura organizzativa, da cui possono scaturire rischi per la Banca. In attuazione degli indirizzi strategici, del RAF e delle politiche di governo dei rischi definite dal CdA, è responsabile dell adozione di tutti gli interventi necessari ad assicurare l aderenza dell organizzazione e del sistema dei controlli interni ai requisiti previsti dalla normativa. In tale contesto: - coerentemente con le politiche di governo dei rischi, definisce il processo di gestione dei rischi. In particolare, stabilisce limiti operativi all assunzione delle varie tipologie di rischio, coerenti con la propensione al rischio, tenendo esplicitamente conto dei risultati delle prove di stress e dell evoluzione del quadro economico. Inoltre, nell ambito della gestione dei rischi, limita l affidamento sui rating esterni, assicurando che, per ciascuna tipologia di rischio, siano condotte adeguate e autonome analisi interne; - nella definizione del processo di gestione dei rischi, agevola lo sviluppo e la diffusione a tutti i livelli di una cultura del rischio integrata in relazione alle diverse tipologie di rischio ed estesa a tutta la Banca. In particolare, si accerta che siano sviluppati e attuati programmi di formazione per sensibilizzare i dipendenti in merito alle responsabilità in materia di rischio in modo da non confinare il processo di gestione del rischio agli specialisti o alle funzioni di controllo; - stabilisce le responsabilità delle strutture e delle funzioni aziendali coinvolte nel processo di gestione dei rischi, in modo che siano chiaramente attribuiti i relativi compiti e siano prevenuti potenziali conflitti d interessi; assicura, altresì, che le attività rilevanti siano dirette da personale qualificato, con adeguato grado di autonomia di giudizio e in possesso di esperienze e conoscenze adeguate ai compiti da svolgere; - esamina tutte le operazioni di maggior rilievo, secondo la definizione adottata dalla Banca, e, in particolare, quelle oggetto di parere negativo da parte della funzione Risk Management e, se del caso, le autorizza; di tali operazioni informa il CdA e il Collegio Sindacale; - definisce il processo (responsabili, procedure, condizioni) per approvare gli investimenti in nuovi prodotti, la distribuzione di nuovi prodotti o servizi ovvero l avvio di nuove attività o l ingresso in nuovi mercati. Il processo deve: a) assicurare che vengano pienamente valutati i rischi derivanti dalla nuova operatività, che detti rischi siano coerenti con il livello di rischio accettato e che la Banca sia in grado di gestirli; b) definire le fasce di clientela a cui si intendono distribuire nuovi prodotti o servizi in relazione alla complessità degli stessi e ad eventuali vincoli normativi esistenti; c) stimare gli impatti della nuova operatività in termini di costi e ricavi nonché di risorse umane, organizzative e informatiche; d) individuare le eventuali modifiche da apportare al sistema dei controlli interni; - definisce i flussi informativi interni volti ad assicurare agli organi aziendali e alle funzioni aziendali di controllo la piena conoscenza e governabilità dei fattori di rischio e verifica del rispetto del RAF; - nell ambito del RAF autorizza il superamento della propensione al rischio entro il limite rappresentato dalla soglia di tolleranza e provvede a darne pronta informativa al CdA individuando azioni gestionali necessarie per produrre il rischio assunto entro l obiettivo prestabilito; - pone in essere le iniziative e gli interventi necessari per garantire nel continuo la complessiva affidabilità del sistema dei controlli interni e porta a conoscenza del CdA i risultati delle verifiche effettuate. - predispone ed attua i necessari interventi correttivi o di adeguamento nel caso emergano carenze o anomalie, o a seguito dell introduzione di nuovi prodotti, attività, servizi o processi rilevanti; assicura: - la coerenza tra livello di rischio accettato, pianificazione aziendale, politiche di governo dei rischi e il processo di gestione dei rischi tenendo presente anche l evoluzione delle condizioni interne ed esterne in cui opera la Banca; - il corretto funzionamento dei processi e delle metodologie di valutazione delle attività aziendali, compresi gli strumenti finanziari, e promuove il loro costante aggiornamento; - una corretta, tempestiva e sicura gestione delle informazioni a fini contabili, gestionali e di reporting. 7/75

8 Con riferimento al processo ICAAP e al RAF, dà attuazione ai relativi processi curando che gli stessi siano rispondenti agli indirizzi strategici e che soddisfino i requisiti previsti dalla specifica disciplina. Con specifico riferimento ai rischi di credito e di controparte, in linea con gli indirizzi strategici, approva specifiche linee guida volte ad assicurare l efficacia del sistema di gestione delle tecniche di attenuazione del rischio e a garantire il rispetto dei requisiti generali e specifici di tali tecniche. Collegio Sindacale L Organo con funzione di controllo in BANCA CARIM è rappresentato dal Collegio Sindacale, che ha la responsabilità di vigilare sulla completezza, funzionalità e adeguatezza del sistema di controlli interni e del RAF. In particolare vigila sul rispetto della corretta applicazione dei principi generali del sistema di controlli interni, e del ruolo ricoperto in merito, sia dagli organi aziendali, sia dalle funzioni aziendali di controllo. Per lo svolgimento delle proprie attribuzioni, dispone di adeguati flussi informativi da parte degli altri organi aziendali e delle funzioni di controllo interno. Considerata la pluralità di funzioni aventi, all interno dell azienda, compiti e responsabilità di controllo, il Collegio Sindacale è tenuto ad accertare l adeguatezza di tutte le funzioni coinvolte nel sistema dei controlli, il corretto assolvimento dei compiti e l adeguato coordinamento delle medesime, promuovendo gli interventi correttivi delle carenze e delle irregolarità rilevate. Funzioni aziendali di controllo La Banca ha istituito le seguenti Funzioni di controllo: - Funzione Internal Audit - Funzione Risk management - Funzione Controlli e Compliance, nell ambito della quale sono presenti: Compliance e Antiriciclaggio Controlli on site/off site Monitoraggio crediti Nessuna funzione di controllo è esternalizzata. Adeguatezza delle misure di gestione del richio L attività compiuta nell anno dagli organi aziendali e dalle funzioni di controllo conduce a valutare nel complesso chiaramente identificati e quantificati i rischi aziendali. In particolare, il Consiglio di Amministrazione e il Collegio Sindacale, ricevono in materia su base periodica (prevalentemente annuale e trimestrale) relazioni sia in base a quanto previsto dalla regolamentazione sia in base ai flussi informativi autonomamente predisposti dalla struttura. Tra questi si segnala il c.d. Tableau de Bord, documento nel quale sono integrate le principali valutazioni tratte dalle relazioni delle funzioni Internal Audit, Risk Management e Compliance. 8/75

9 1.2 RISCHIO DI CREDITO E CONTROPARTE Informativa qualitativa Rischio che nell'ambito di un'operazione creditizia il debitore non assolva, anche solo in parte, ai suoi obblighi di rimborso del capitale e di pagamento degli interessi. Obiettivi e politiche di gestione del rischio a) Strategie e processi per la gestione del rischio Il documento di riferimento per la realizzazione delle strategie in materia di operazioni creditizie è rappresentato dalla Credit Policy Operativa 1 (di seguito CPO), che si integra con il Regolamento del Processo del Credito 2 (di seguito RdC), i manuali operativi e le normative specifiche in tema di prodotti creditizi, vigenti pro tempore. Per garantire coerenza tra progressiva crescita degli impieghi e rafforzamento patrimoniale, la Banca attua una politica creditizia attenta, basata su regole, procedure e comportamenti condivisi da tutti gli attori del processo, atti a garantire la migliore combinazione rischio/rendimento del capitale impiegato preservando l equilibrio del profilo di liquidità. La CPO della Banca costituisce quindi strumento dinamico di governo e presidio dell esposizione ai rischi creditizi, esplicitando gli indirizzi strategici, al fine di mantenere il migliore equilibrio fra composizione dell attivo, efficacia dei processi dell attività creditizia, redditività del capitale impiegato e generazione di valore nel tempo. La CPO è definita in considerazione, tra gli altri, dei seguenti elementi di contesto esterno ed interno alla Banca: - perdurante congiuntura sfavorevole, incremento dei tassi di default e degli accantonamenti patrimoniali a fronte dell accresciuto deterioramento delle esposizioni; - concentrazione del portafoglio in termini di: - singole controparti o gruppi economici (rischio di controparte), - settori o distretti particolarmente critici (rischio di concentrazione geosettoriale), - operazioni a medio lungo termine (rischio durata/tasso); - riduzione del valore dei beni immobiliari posti a garanzia da obbligati principali e/o sussidiari; - evoluzione della normativa prudenziale diretta a rafforzare i presidi patrimoniali, incluse le nuove direttive in materia di misurazione dei rischi (Basilea 3 e relative evoluzioni attese); - correlata necessità di ottimizzare l assorbimento patrimoniale delle varie forme tecniche di impiego con idonei strumenti di mitigazione del rischio; - esigenza di pervenire, per ciascun cliente affidato, ad una maggiore correlazione tra redditività e rischio (risk adjusted return). Al fine di perseguire la mission sopra indicata, valutati gli elementi di contesto, la CPO definisce una strategia articolata che riconsidera: - i limiti massimi di assunzione di rischio per singolo soggetto o gruppo economico (limite di concentrazione single name); 1 Credit Policy (aggiornamento dicembre 2014), Circolare 161/2014 del 11 dicembre Cfr. Regolamento del Credito (aggiornamento 11 dicembre 2014) 9/75

10 - la definizione su logica geografica e settoriale delle aree ed attività economiche su cui ridurre, mantenere ed incrementare la presenza, tendendo alla composizione di un portafoglio crediti ideale per durata media e differenziazione del rischio (limiti di concentrazione settoriale); - limiti su tasso e durata per il contenimento del rischio tasso connesso all attività di erogazione del credito; - l attività di erogazione ispirata al risk appetite framework, tenuto conto delle riserve di liquidità disponibili. La Credit Policy indica su quali segmenti di clientela e settori di mercato ridurre o aumentare gli impieghi, nonché quali forme tecniche e prodotti privilegiare al fine di ottimizzare la composizione del portafoglio crediti. Sulla base delle strategie riportate nel Piano Industriale e nel Budget 2015, l attività di erogazione si rivolge principalmente a forme tecniche e controparti affini alle capacità operative della Banca, in un ottica generale di riduzione dell assorbimento patrimoniale, secondo le regole prudenziali in vigore. In questo quadro, le controparti e le forme tecniche di riferimento sono le famiglie, per operazioni a medio e a lungo termine preferibilmente con garanzia ipotecaria, e le Piccole e Medie Imprese (PMI), preferibilmente con forme tecniche a breve e legate all attività commerciale. b) Struttura e organizzazione della pertinente funzione di gestione del rischio Il massimo responsabile della gestione del rischio di credito è il Consiglio di Amministrazione, ai sensi dell art. 16 dello Statuto. Le attività connesse fanno capo alle seguenti funzioni: - funzione Crediti; - funzione Recupero Crediti; - funzione Monitoraggio Crediti; - funzione Risk Management. La funzione Risk Management controlla il rischio di credito, di controparte e di concentrazione prevalentemente tramite l analisi di indicatori di sintesi e ne verifica l impatto sia sotto il profilo regolamentare (requisiti patrimoniali e patrimonio di vigilanza) sia sotto il profilo di una autonoma valutazione. L attività di erogazione del credito è disciplinata dal citato Regolamento del Credito, in base al quale il processo di analisi, proposta, concessione, gestione, controllo andamentale delle facilitazioni creditizie riguardanti la clientela e la loro gestione coinvolge, nei limiti dei poteri delegati, i seguenti soggetti e unità organizzative: - Filiali (Responsabile e Sostituto); - Capo Sede Territoriale; - Capo Area Territoriale- Funzione Crediti, con facoltà riconosciute sia al Responsabile della funzione sia ad altre figure da questo dipendenti; - Funzione Recupero Crediti, con facoltà riconosciute sia al Responsabile della funzione sia ad altre figure da questo dipendenti; - Comitato Crediti. Alla funzione Recupero Crediti compete il presidio del controllo andamentale delle posizioni anomale (di primo livello) della clientela e attribuzione/proposta della classificazione delle posizioni nei diversi gradi di rischio aggravato per quelle classificate ad incaglio, con la definizione della relativa proposta inerente l eventuale previsione di perdita analitica. 10/75

11 La funzione Monitoraggio Crediti rileva segnali di anomalia e deterioramento dei rapporti in essere con la clientela affidata, predispone azioni su categorie di anomalie croniche e ne verifica i risultati. In aggiunta alle funzioni sopra citate, alla funzione Bilancio compete il calcolo del capitale assorbito per tale rischio per le segnalazioni di vigilanza. c) Ambito di applicazione e caratteristiche dei sistemi di misurazione e reporting del rischio La Banca dispone, della procedura MC Monitoraggio Crediti, che opera: - rilevando quotidianamente operazioni ed eventi andamentali indicatori di anomalia; - esprimendo una valutazione di tali anomalie, espressa per singolo cliente in termini di punteggio; - registrando e storicizzando anche gli interventi gestionali condotti dalle strutture competenti sulle posizioni anomale. La funzione Risk Management cura la gestione, ad ulteriore presidio del rischio di credito della clientela, di un sistema di rating interno, a fini non regolamentari. Inoltre, a partire dalla base dati utilizzata per le Segnalazioni di Vigilanza Prudenziale (Base Y) è in essere un controllo, secondo differenziate tipologie di analisi (aree territoriali, filiali, portafoglio regolamentare, ecc..), del rischio di credito inteso come assorbimento patrimoniale complessivo della Banca. Inoltre, la Banca si avvale da tempo di banche dati e Sistemi di Informazione Creditizia, quali la Centrale dei Rischi della Banca d Italia, la Centrale dei Rischi CRIF, l archivio dei bilanci aziendali gestito da Centrale dei Bilanci e l archivio di informazioni societarie gestito da CERVED. Si ricorda infine che, a partire dal 1 gennaio 2014, sono entrate in vigore nuove istruzioni di vigilanza, che hanno recepito la Direttiva e il Regolamento europei sui requisiti patrimoniali, che, a loro volta sono in applicazione delle nuove linee guida del Comitato di Basilea del dicembre 2010 (c.d. Basilea 3). Le prime segnalazioni da elaborare sulla base di tali normative sono state riferite ai dati al 31 marzo d) Politiche di copertura e di attenuazione del rischio, strategie e processi per la verifica continuativa della loro efficacia La concessione del credito presso la Banca, in gran parte dei casi, è supportata dall acquisizione di idonee garanzie rilasciate dalla clientela, ad integrazione e supporto delle valutazioni positive circa il merito di credito del richiedente. Tali garanzie, rientrando nell insieme di contratti accessori al credito, costituiscono un importante elemento di base per la mitigazione dei rischi assunti. Le garanzie reali sono rappresentate principalmente da ipoteche e da strumenti finanziari oggetto di pegno. In tale contesto, la gestione da parte della Banca, in termini di rischi assunti, si concretizza anche nel rispetto del rapporto tra ammontare del prestito concesso e valore corrente di mercato del bene offerto in garanzia, assicurando, nell iter deliberativo, un rapporto loan to value più prudenziale rispetto ai limiti fissati dall Organo di Vigilanza. Rivestono inoltre particolare rilevanza, ai fini gestionali, le garanzie personali rilasciate sia da soggetti privati sia dai Consorzi Fidi. BANCA CARIM, ha determinato sistemi di misurazione e reporting con riferimento sia ai requisiti regolamentari, sia a parametri gestionali interni, prodotti con frequenza mensile o trimestrale, che sono oggetto di costante aggiornamento in base alle esigenze aziendali. 11/75

12 1.3 RISCHIO DI MERCATO Informativa qualitativa Rischio derivante dalla fluttuazione di valore degli strumenti finanziari negoziati sui mercati (azioni, obbligazioni, derivati, titoli in valuta) e degli strumenti finanziari il cui valore è collegato a variabili di mercato (crediti a clientela per la componente di tasso, depositi in euro e valuta ecc.). Obiettivi e politiche di gestione del rischio a) Strategie e processi per la gestione del rischio Le politiche di gestione del portafoglio di proprietà sono illustrate nel regolamento della funzione Finanza : Regolamento portafoglio titoli di proprietà, sistema delle deleghe, limiti e autonomie 3. Il portafoglio titoli della Banca, in coerenza con i principi contabili e con le Disposizioni di Vigilanza Prudenziale è così strutturato: 1. Portafoglio di negoziazione: comprende strumenti detenuti con l obiettivo di beneficiare nel breve periodo di variazioni positive tra prezzi di acquisto e prezzi di vendita; in tale aggregato vengono inclusi gli strumenti finanziari allocati nel portafoglio IAS HFT Held for Trading secondo le regole ed i criteri stabiliti nei principi IAS 39; 2. Portafoglio Bancario finanziario che si compone di: - AFS Available for Sale - strumenti finanziari disponibili per la vendita; - HTM Held to Maturity attività finanziarie detenute fino alla scadenza; - FVTPL Fair Value to profit and loss attività valutate a conto economico in esercizio della fair value option, intendendo per tali le attività che a prescindere, dalla finalità di detenzione, sono valutate a conto economico. Le scelte di investimento sono tradizionalmente caratterizzate da un approccio rischio-rendimento prudenziale e non speculativo e sono realizzate nell ambito delle linee guida aziendali di volta in volta definite nelle riunioni periodiche con la Direzione. Il portafoglio di proprietà è principalmente orientato: - ai titoli obbligazionari, in prevalenza titoli di Stato; - al comparto azionario, con quote molto modeste e limitatamente a società quotate; - alle quote di fondi comuni di investimento non speculativi. Investimenti su strumenti o prodotti finanziari di incerta o difficile valutazione possono essere effettuati soltanto previa autorizzazione del Direttore Generale. b) Struttura e organizzazione della pertinente funzione di gestione del rischio Le unità organizzative a presidio dei rischi di mercato sono principalmente la funzione Finanza e la funzione Risk Management. La funzione Finanza svolge un controllo di primo livello relativo all esposizione dei rischi di mercato e ai risultati economici del portafoglio titoli di proprietà. La funzione Risk Management svolge attività di controllo di secondo livello attraverso il costante monitoraggio dei limiti operativi definiti nel regolamento della funzione Finanza; in maggiore dettaglio verifica il rispetto dei limiti operativi sulla composizione del portafoglio, valuta la rischiosità del portafoglio di proprietà stimando la massima perdita potenziale (Value-at-Risk - VaR giornaliero) ad un prescelto livello di confidenza (99%) dell intero portafoglio di proprietà, e controlla limiti di stop-loss sulle singole posizioni. 3 Approvato dal C.d.A. in data 8 Luglio /75

13 In aggiunta alle funzioni sopra citate, alla funzione Bilancio compete il calcolo del capitale assorbito per tale rischio per le segnalazioni di vigilanza. c) Ambito di applicazione e caratteristiche dei sistemi di misurazione e di reporting del rischio I presidi adottati per il monitoraggio dei rischi di mercato degli strumenti finanziari in carico al portafoglio titoli di proprietà risultano attivati attraverso un sistema di misurazione e di reporting del rischio gestito dalla funzione Risk Management. Essa valuta giornalmente il rispetto dei limiti operativi e la rischiosità del portafoglio, utilizzando: - l applicativo ERMAS per la valutazione giornaliera del VaR di mercato; - applicativi creati internamente alla funzione, a partire dai medesimi flussi informativi del portafoglio di proprietà, che alimentano anche l applicativo ERMAS, e da informazioni reperibili da infoprovider per il monitoraggio dei limiti operativi. d) Politiche di copertura e di attenuazione del rischio, strategie e processi per la verifica continuativa della loro efficacia Stante l attuale struttura del portafoglio titoli di proprietà e l operatività corrente, il rischio prezzo è incentrato prevalentemente sul comparto obbligazionario dei titoli di Stato italiani. Obiettivo della Banca è mantenere una modesta rischiosità del portafoglio titoli; per il rischio azionario e il rischio obbligazionario corporate si persegue attraverso un ampia diversificazione. Stante questa limitazione, le politiche di attenuazione del rischio si attuano attraverso la definizione di limiti operativi e in particolare, quello basato sul VaR (giornaliero, livello di confidenza 99%, profondità storica per il calcolo delle volatilità 250 giorni) massimo consentito, formalizzati nel citato regolamento. Sono inoltre previsti limiti in termini di capitale interno. 13/75

14 1.4 RISCHIO OPERATIVO Informativa qualitativa Rischio di subire perdite derivanti dall inadeguatezza o dalla disfunzione di procedure, risorse umane e sistemi interni, oppure da eventi esogeni. Rientrano in tale tipologia, tra l altro, le perdite derivanti da frodi, errori umani, interruzioni dell operatività, indisponibilità dei sistemi, inadempienze contrattuali, catastrofi naturali. Nel rischio operativo è compreso il rischio legale, mentre non sono inclusi quelli strategici e di reputazione. Obiettivi e politiche di gestione del rischio a) Strategie e processi per la gestione del rischio Il Rischio Operativo è valutato sia in maniera qualitativa che in maniera quantitativa; per BANCA CARIM la gestione e mitigazione avvengono attraverso il ricorso a sistemi di attenuazione e controllo. In linea con tale approccio si ritengono efficaci i presidi organizzativi affidati alle singole strutture aziendali e alle policy di comportamento previste per i processi maggiormente significativi. All interno dell attività formativa, è stata posta particolare attenzione ai cosiddetti controlli di linea che sono diretti ad assicurare il corretto svolgimento delle operazioni aziendali. La fase di mappatura dei rischi per unità operativa della Banca richiede la mappatura dei processi/sottoprocessi, nella quale vengono identificate aree o sottoprocessi a maggiore rischio, per i quali verrà poi valutata e quantificata la tipologia e l entità. BANCA CARIM si è dotata dello strumento ARIS (Architecture of integrated Information Systems), tool di riferimento per la mappatura dei processi, rischi e controlli per il mercato bancario e assicurativo italiano, che consente un approccio metodologico del business process management per una gestione evoluta dei processi aziendali, al fine di: - mappare e documentare i processi in modo integrato (attività, unità organizzative/posizioni aziendali, sistemi informatici, modulistica, ecc ); - supportare la gestione dei rischi operativi e dei controlli di linea; - rilevare gli aspetti normativi e di compliance; - progettare interventi di riorganizzazione aziendale e di miglioramento dei processi. Tutte le informazioni aziendali vengono così documentate e gestite all interno di un Repository Organizzativo e Normativo (RON), unico per tutta la Banca, a supporto della Direzione o delle Aree aziendali. b) Struttura e organizzazione della pertinente funzione di gestione del rischio Il controllo sui rischi operativi coinvolge, in generale, con diversi ruoli, gli Organi Aziendali, le funzioni di controllo di secondo livello, in particolare Risk Management, Compliance e Controlli, nonché tutto il personale. La gestione e mitigazione del rischio operativo avviene sia con lo sviluppo dei progetti di formazione di tutto il personale di Banca CARIM sia con la predisposizione di opportuni presidi organizzativi. Oltre che con il requisito patrimoniale/capitale interno, il rischio operativo è presidiato anche sotto l aspetto qualitativo, disciplinato nell ambito del documento Framework del Sistema dei Controlli Interni. 14/75

15 c) Ambito di applicazione e caratteristiche dei sistemi di misurazione e di reporting del rischio. La quantificazione dei rischi operativi è stata condotta secondo la metodologia regolamentare prevista da Banca d Italia, con l utilizzo del metodo base BIA (Basic Indicator Approach) e l applicazione del coefficiente del 15% alla media dell indicatore rilevante degli ultimi tre esercizi. Secondo il regolamento CRR, (articolo 316-Capo 1-Titolo III) per le banche che applicano i principi contabili stabiliti dalla direttiva 86/635/CEE, l'indicatore rilevante è pari alla somma dei seguenti elementi: Interessi e proventi assimilati, Interessi e oneri assimilati, Proventi su azioni, quote ed altri titoli a reddito variabile/fisso, Proventi per commissioni/provvigioni, Oneri per commissioni/provvigioni, Profitto (perdita) da operazioni finanziarie, Altri proventi di gestione. Inoltre, gli enti non utilizzano i seguenti elementi nel calcolo dell'indicatore rilevante: - profitti e perdite realizzati sulla vendita di titoli non inclusi nel portafoglio di negoziazione, - proventi derivanti da partite straordinarie o irregolari, - proventi derivanti da assicurazioni. d) Politiche di copertura e di attenuazione del rischio, strategie e processi per la verifica continuativa della loro efficacia Per BANCA CARIM la gestione e la mitigazione del rischio operativo avvengono attraverso il ricorso a sistemi di attenuazione e controllo. In linea con tale approccio si ritengono efficaci i presidi organizzativi affidati alle singole strutture aziendali e alle policy di comportamento previste per i processi maggiormente significativi. I dati contabili relativi agli eventi che hanno generato in passato perdite operative (sopravvenienze passive), che rappresentano la base per l avviamento di un processo di rilevazione degli eventi che impattano su tali rischi, sono oggetto di periodica rilevazione con cadenza semestrale. A supporto dell attività di prevenzione dei rischi operativi, BANCA CARIM si è dotata nel tempo di specifiche procedure formalizzate a presidio delle aree più suscettibili di essere esposte a rischi operativi. 15/75

16 1.5 RISCHIO DI CONCENTRAZIONE Informativa qualitativa Rischio derivante da esposizioni verso controparti, gruppi di controparti connesse e controparti del medesimo settore economico o che esercitano la stessa attività o appartenenti alla medesima area geografica. Obiettivi e politiche di gestione del rischio a) Strategie e processi per la gestione del rischio Il rischio di concentrazione si riferisce al complesso delle attività creditizie della Banca. La CPO prevede specifiche indicazioni gestionali per contenere al concentrazione dei rischi e aumentare la diversificazione del portafoglio crediti, sia con riferimento all esposizione verso singoli nominativi o gruppi economici, sia con riferimento ai vari settori economici. La determinazione della esposizione al rischio di concentrazione, anche in termini di Capitale Interno ai fini ICAAP, è finalizzata ad una migliore quantificazione (add-on) del rischio di credito. b) Struttura e organizzazione della pertinente funzione di gestione del rischio Le funzioni coinvolte per la gestione di tale tipologia di rischio sono: - la funzione Crediti; - la funzione Bilancio (relativamente al monitoraggio periodico dei Grandi Rischi così come definiti dalle Normative di Vigilanza); - la funzione Risk Management. c) Ambito di applicazione e caratteristiche dei sistemi di misurazione e di reporting del rischio Con riferimento al rischio di concentrazione cd single name, BANCA CARIM mantiene sotto controllo due aggregati: - i Grandi Rischi secondo la definizione delle Istruzioni di Vigilanza; - i gruppi economici che presentano affidamenti accordati superiori a 5 mln. Con riferimento al rischio di concentrazione cd geosettoriale, BANCA CARIM analizza mensilmente la composizione del portafoglio crediti e dell aggregato Grand Fidi per settore economico, secondo la classificazione ISTAT (codice ATECO). Il capitale interno a fronte del rischio di concentrazione è stimato attraverso la somma di una componente single name, seguendo le indicazioni dell All. B della Circolare 285 del 2013, e di una componente geosettoriale valutata adottando la metodologia sviluppata dal Gruppo di lavoro ABI, utilizzando i parametri dell area territoriale Nord Est 4. 4 ABI, Laboratorio Rischio di concentrazione, Metodologia per la stima del rischio di concentrazione geo-settoriale e relativi risultati. 16/75

17 d) Politiche di copertura e di attenuazione del rischio, strategie e processi per la verifica continuativa della loro efficacia Le più rilevanti forme di copertura e attenuazione del rischio sono rappresentate, da una parte, dalle linee guida formulate dalla Direzione Generale e oggetto di costante riferimento per il Consiglio di Amministrazione, dall altra dall attuazione di tali linee guida nel processo di erogazione del credito, a cura della funzione Crediti e, in fase di controllo andamentale, dalla funzione Risk Management. Le politiche di attenuazione del rischio si attuano inoltre attraverso la definizione di limiti operativi sui principali aggregati e indicatori monitorati, in particolare si definiscono limiti su: - Grandi rischi; - Grandi Fidi; - Concentrazione Geo-Settoriale. 17/75

18 1.6 RISCHIO DI LIQUIDITÀ Informativa qualitativa Il rischio che la banca non sia in grado di adempiere alle proprie obbligazioni alla loro scadenza o debba comunque farvi fronte a costi non di mercato. Obiettivi e politiche di gestione del rischio a) Strategie e processi per la gestione del rischio Tenuto conto della sua natura di banca commerciale retail, BANCA CARIM intende mantenere elevato il suo livello di liquidità, sia come disponibilità sul mercato interbancario, sia come struttura del portafoglio di proprietà. La gestione del rischio di liquidità è oggetto di uno specifico manuale denominato Governo e gestione del rischio di liquidità, nel quale è compreso anche il Contingency Funding Plan (Piano di emergenza per la liquidità) per la Banca, approvato dal Consiglio di Amministrazione del 8 luglio 2014, che definisce i limiti operativi, gli obiettivi, i processi e le strategie di intervento in caso si presentino situazioni di crisi. La gestione del rischio di liquidità avviene attraverso il monitoraggio della soglia di tolleranza o risk appetite e il sistema di limiti operativi, early warning e analisi di stress test. Soglia di tolleranza, limiti ed early warning sono stati costruiti utilizzando prove di stress test. b) Struttura e organizzazione della pertinente funzione di gestione del rischio Il modello di governance definito a presidio dei processi di gestione della liquidità e di controllo del rischio di liquidità si fonda sui seguenti due principi: - separazione tra i processi di gestione della liquidità ed i processi di controllo del rischio di liquidità; - ottimizzazione di gestione e di controllo, coerentemente con la struttura organizzativa e mediante un processo di deleghe che prevede il coinvolgimento di: o Consiglio di Amministrazione, con ruolo di definire la soglia di tolleranza al rischio di liquidità, intesa come massima esposizione al rischio ritenuta accettabile, e di definire le politiche di governo e i processi di gestione del rischio; o Direttore Generale, con le principali responsabilità di definire le linee guida del processo di gestione del rischio e allocarne le funzioni all interno della struttura organizzativa; o Collegio Sindacale, che vigila sull adeguatezza e sulla rispondenza ai requisiti normativi del processo di gestione del rischio di liquidità; o Funzione Finanza, che per il tramite di un unità operativa dedicata, gestisce la liquidità operativa della Banca nell ambito delle istruzioni impartite dalla Direzione generale; o Funzione Risk Management, che assicura il controllo indipendente del rischio di liquidità, definendo le metodologie e i processi da adottare. c) Ambito di applicazione e caratteristiche dei sistemi di misurazione e di reporting del rischio Relativamente alla gestione della liquidità e al fine di strutturare in modo efficace ed efficiente i propri presidi organizzativi, BANCA CARIM ha suddiviso la gestione della liquidità in due macro aree: Liquidità Operativa e Liquidità Strutturale. 18/75

19 Liquidità operativa La gestione del rischio di liquidità operativa ha l obiettivo di garantire che la Banca sia in grado di soddisfare gli impegni di pagamento, attesi ed inattesi, in modo da non compromettere il normale svolgimento dell attività bancaria, sull orizzonte temporale non superiore a 3 mesi. Il principale indicatore regolamentare è l LCR, Liquidity Covered Ratio. Liquidità strutturale La gestione della liquidità strutturale è finalizzata a garantire l equilibrio e la stabilità del profilo di liquidità sull orizzonte temporale superiore ai tre mesi e il raccordo con la gestione della liquidità operativa. La funzione Risk Management identifica e misura il rischio di liquidità strutturale con riferimento ad un numero di scadenze pari a quelle utilizzate per la valutazione del rischio tasso d interesse. I principali indicatori utilizzati sono: - tempo di sopravvivenza che indica l orizzonte temporale in cui la Banca riesce a far fronte al proprio fabbisogno ipotizzando una situazione inerziale alla data di analisi; - NSFR, Net Stable Funding Ratio. d) Politiche di copertura e di attenuazione del rischio, strategie e processi per la verifica continuativa della loro efficacia Il principale presidio di tale rischio è rappresentato dal mantenimento di un elevato livello di attività prontamente liquidabili sia depositate presso banche centrali o altre primarie banche sia attraverso la detenzione nel portafoglio di titoli prontamente negoziabili con perdite economiche ridotte. BANCA CARIM, ha inoltre definito un piano di emergenza (Contingency Funding Plan - CFP). La principale finalità del piano di emergenza è quella di proteggere il patrimonio della Banca in situazioni di drenaggio di liquidità, attraverso la predisposizione di strategie di gestione delle crisi e procedure per il reperimento di fonti di finanziamento in caso di emergenza. BANCA CARIM, in linea con la normativa emanata dalla Banca d Italia in materia, ha definito il proprio piano di emergenza attraverso: - la classificazione delle diverse tipologie di tensione di liquidità al fine di identificarne la natura (sistemica o idiosincratica); - l individuazione delle competenze e delle responsabilità di organi e funzioni aziendali in caso di emergenza; - la stima di back-up liquidity che, in presenza di scenari avversi, sia in grado di determinare con sufficiente attendibilità l ammontare massimo drenabile dalle diverse fonti di finanziamento. Il CFP è oggetto di revisione da parte del Consiglio di Amministrazione, insieme alle linee guida per la misurazione, il monitoraggio e la gestione del rischio di liquidità, quindi quanto meno annualmente e comunque in occasione di eventi riferibili alla Banca o a scenari esterni di particolare rilevanza. La rilevazione della posizione finanziaria netta e del piano di emergenza elaborato da BANCA CARIM, trovano riscontro, con aggiornamento almeno annuale, nel resoconto ICAAP. I limiti operativi costituiscono il principale presidio organizzativo perl attenuazione del rischio di liquidità; sono determinati anche attraverso risultati di prove di stress test e sono aggiornati costantemente per tener conto dei mutamenti della strategia e dell operatività della Banca. 19/75

20 1.7 RISCHIO DI TASSO D INTERESSE Informativa qualitativa Rischio inteso come potenziale diminuzione del valore economico delle poste in conseguenza di mutamenti del livello dei tassi di mercato, derivanti dal mismatch di scadenze e/o di pricing tra le attività e le passività del portafoglio bancario. Obiettivi e politiche di gestione del rischio a) Strategie e processi per la gestione del rischio Le scelte gestionali e strategiche della Banca sono volte a minimizzare la volatilità del valore economico complessivo al variare delle strutture dei tassi. La gestione del rischio di tasso d interesse avviene attraverso il rispetto del limite di Risk Appetite, e dei limiti operativi; sono inoltre effettuate analisi qualitative attraverso monitoraggi; in caso di superamento dei limiti sono previsti interventi di rientro. Trimestralmente viene inoltre effettuata una stima del capitale interno a fronte di tale rischio. b) Struttura e organizzazione della pertinente funzione di gestione del rischio La gestione del rischio di tasso di interesse è affidata alla funzione Risk Management, che, sulla base delle risultanze prodotte, elabora specifici report. c) Ambito di applicazione e caratteristiche dei sistemi di misurazione e di reporting del rischio. Tutte le poste attive e passive di bilancio, l operatività di tesoreria e i derivati di copertura, sono monitorati con metodologie Asset&Liability Management mediante l applicativo ERMAS, della società Prometeia. La reportistica attualmente prodotta riguarda i seguenti ambiti: - analisi di struttura patrimoniale attiva e passiva; - analisi di gap con posizionamento delle attività e passività per valuta nelle fasce temporali di scadenza e/o riprezzamento; - analisi liquidità strutturale delle attività e delle passività per valuta nelle fasce temporali di scadenza e/o riprezzamento; - analisi di margine di interesse finalizzata a quantificare l impatto sul margine di interesse di variazioni della curva dei tassi di interesse; - analisi del valore economico, che attraverso tecniche di duration gap, quantifica l impatto sul fair value dell attivo e del passivo (con riferimento sempre ad una predeterminata variazioni della curva dei tassi di interesse), - analisi dello spread commerciale delle attività e delle passività per valuta nelle fasce temporali di scadenza e/o riprezzamento; - analisi per business unit contrattuale e comportamentale al variare della curva dei tassi di interesse. In ottemperanza alle Nuove Disposizioni di Vigilanza Prudenziale per le Banche, la banca ha provveduto ad adeguare norme, processi e strumenti in base alle linee guida metodologiche - coerenti con le indicazioni fornite dal Comitato di Basilea - per la realizzazione di un sistema semplificato per la misurazione del capitale interno a fronte del rischio di tasso del portafoglio Bancario, escludendo quindi il trading book (cfr. Circ 285/2013, All. C, Cap. 1). 20/75

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