Pubblicazione Periodica del Centro Servizi Volontariato Toscana

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1 Briciole Pubblicazione Periodica del Centro Servizi Volontariato Toscana

2 Briciole Bimestrale n. 5, Dicembre 2005 reg. Tribunale di Firenze n del 21/07/2004 Direttore Responsabile Cristiana Guccinelli Redazione Francesca Giovagnoli Briciole è il nome che abbiamo dato alla Collana dedicata agli Atti dei Corsi di Formazione. Queste pubblicazioni nascono da percorsi formativi svolti per conto del Cesvot dalle associazioni di volontariato della nostra regione, i cui atti sono stati da loro stesse redatti e curati. Un modo per lasciare memoria delle migliori esperienze e per contribuire alla divulgazione delle tematiche di maggiore interesse e attualità.

3 METTERSI IN GIOCO: Incomprensioni ed equivoci tra generazioni diverse a cura di Franca Bellucci e Claudia Corti in collaborazione con le associazioni Giovani e Cittadini, Agesci Empoli1, Studenti.net, Coordinamento Genitori Scuole Empolesi

4 INDICE PRESENTAZIONE PAG. 5 INTRODUZIONE PAG. 9 CAP.1 Le incomprensioni e gli equivoci tra generazioni diverse Dr.ssa Simona Maffei PAG. 10 CAP.2 Del corpo ora sono io che mi elaboro l immagine: nel percorso di conquista della realtà le mie potenzialità, i miei contatti, i miei spazi Dr.ssa Mara Di Rienzo PAG. 31 CAP.3 Giovani e adulti tra cash e gratuità Prof. Fabio Dei PAG. 38 CAP.4 L accesso ai documenti della Pubblica amministrazione e la trasparenza Amministrativa (L.241/90) Avv. Antonio Zuccalà PAG. 42 CAP.5 L adolescenza Dr.ssa Corti Claudia, Lisa Lari PAG. 51 CAP.6 Il gruppo e il lavoro di gruppo Dr.ssa Corti Claudia, Lisa Lari PAG. 55 BIBLIOGRAFIA PAG. 68 APPENDICE A Questionario del corso METTERSI IN GIOCO a cura della Dr.ssa Corti Claudia e di Lira Lari PAG. 70 APPENDICE B al cap 4 PAG. 77

5 PRESENTAZIONE Di Franca Bellucci, Presidente dell Associazione Giovani e Cittadini Chi siamo. L Associazione Giovani e Cittadini si è formalmente costituita, dopo un periodo sperimentale, il 15 giugno 2001, a Empoli. Scopo dell'associazione è quello di stimolare tutte le iniziative che aiutano a migliorare la condizione dei giovani nella fascia d'età compresa tra i 15 e i 18 anni, per aiutarli ed orientarli nella delicata fase in cui diventano cittadini. Il nostro sito, per chi vuole saperne di più Il nostro impegno è su due fronti: da una parte creare occasioni di impegno e di studio per percorsi autogestiti dai giovani, dall altra proporre o valorizzare iniziative pubbliche e private che intervengano nell'ambito specifico della fascia suddetta. Annualmente affrontiamo un tema, che diventa riferimento di tutte le iniziative dell associazione. Mettersi in gioco- Incomprensioni, equivoci fra generazioni diverse è stato l argomento della stagione L intento è stato quello di entrare nel merito di tutti i linguaggi fra le varie generazioni: le parole: i gesti, gli sguardi, e perfino i silenzi. Il forziere di una Associazione. Il tesoro della nostra attività, sulla cui base abbiamo modellato le esperienze più recenti, va cumulando temi, approcci, valori. Per esempio, dal primo percorso del , resta aperta tuttora la verifica di quanto riflettemmo sul senso della responsabilità nella società complessa. Gli studiosi interpellati ce ne diedero un versante illuministico (la regola, il senso del limite) ed uno sociologico (se ha senso il definire, se è mai possibile giungere ad interpretazioni, come si mette a punto la giusta misura); evidenziando la crucialità del decidere fra emozione e razionalità. E ancora prezioso, per l Associazione, il tema della responsabilità, come fondamentale connettivo della società; tema intrigante anche per il volontariato in generale. La responsabilità esige risposte. Ma da quali soggetti: lo stato, l individuo, il gruppo, la coscienza? Mettersi in gioco- Incomprensioni, equivoci fra generazioni diverse : modalità del progetto. E stata un esperienza nuova essersi posti in rete. Lo abbiamo fatto con le seguenti associazioni partner: Agesci Gruppo Empoli 1, Studenti.net, Comitato Genitori Scuole Empolese. Il progetto era stato presentato per un contributo e approvato presso il CESVOT Delegazione di Empoli. E stato concesso il patrocinio del Comune di Empoli. Gli obiettivi specifici del progetto sono stati i seguenti: Essere informati e dare informazioni sui bisogni diversi nel nucleo familiare durante la giornata Esplicitare quello che si condivide, quello che si apprezza senza condividere, quello che lascia indifferenti nel nucleo familiare Esplicitare e sostenere le motivazioni delle proprie scelte ascoltando con attenzione e disponibilità le opinioni degli altri Interrogarsi esplicitamente sulla sincerità delle motivazioni addotte 5

6 Il progetto si è articolato in questi temi: 1 : Casistiche locali. Le incomprensioni, gli equivoci (i servizi di mediazione familiare si aggiornano con una panoramica locale). 2 : Del corpo ora sono io che mi elaboro l immagine (la conquista del senso della realtà focalizzata sul giovane: le potenzialità, i contatti, gli spazi). 3 : I regali. Giovani e adulti fra oggetti e cash (fra pretese e incomprensioni, l immagine dell accumulo in famiglia e nella società; la scoperta per i giovani del regalo come cash, per scegliere individualmente e per liquidare la dipendenza). 4 : Superare lo stato autoritario, affermare lo stato come reciprocità (Estendere le relazioni orizzontali nelle organizzazioni :il cittadino che domanda, lo stato che risponde: Pratiche di trasparenza da applicarsi alla scuola). 5 La guerra a colpi di delegittimazione reciproca fra generazioni diverse (Le sfide verbali frequenti fra generazioni diverse, per delegittimarsi reciprocamente). Nei mesi fra novembre e gennaio l Associazione si è dedicata ad indagare, mediante un questionario, i punti di vista interni alle associazioni partecipanti all esperienza, sui temi che si intendevano approfondire. L elaborazione dei dati e la messa a punto di un dossier è stato compito delle tutor, che si preparavano a collaborare anche alle azioni successive. Le operazioni di iscrizione sono state curate successivamente, mirando al numero ideale di persone. Le sessioni, in febbraio, consistevano in conferenze affidate a specialisti e successivi gruppi di lavoro assistiti dalle tutor. Si sono impegnati due sabati, a distanza di 15 giorni, nell aula del CESVOT Delegazione di Empoli, con due iniziative ogni volta, dal pomeriggio alla sera, interrompendo con un intervallo conviviale. Il terzo sabato, a marzo, l ultimo tema è stato presentato in pubblica conferenza. Gli specialisti cui sono stati affidati i temi, sono stati, nell ordine: la dott.ssa Simona Maffei (psicologa USL 11); la dott.ssa Mara Di Rienzo (Università degli Studi di Siena); il prof. Fabio Dei, antropologo (Università degli Studi di Roma e Pisa); l avv. Antonio Zuccalà; Riccardo Romiti (esperto della comunicazione). Il consuntivo. Le modalità prescelte hanno avuto un aspetto formativo, in quanto si mirava ad una ricaduta delle azioni, dai partecipanti alle varie associazioni da cui provenivano. Questo, diciamo così, movimento a onde non sarà verificato che a lunga scadenza. Per ora la riuscita è osservabile fra i frequentanti stessi, la cui partecipazione è stata costruttiva, con l attenzione prestata nel momento della conferenza, poi con i percorsi di approfondimento realizzati nei momenti interattivi, aiutati dai tutor che fornivano materiale e facilitavano la comprensione reciproca. Un limite è stato il numero esiguo di giovani: pochi e nomadi, nel senso che partecipavano per un tempo limitato, poi raggiungevano i sacri appuntamenti del sabato. Abbiamo così accertato per prova che ognuno, tanto più se giovane, ha attività vitali che colloca nel fine settimana. Come era nell intento del corso, le modalità espressive nei rapporti intergenerazionali sono state presentate secondo un ventaglio di codici. Ci hanno assistito in questa varietà professionisti e teorici provenienti da discipline diverse. Quel che si è verificato può dirsi così: l ipotesi di vie espressive diverse, negli individui di varia età, affidata a esponenti di discipline diverse, ha ricevuto un potenziamento, con un effetto abbastanza straniante. Ci siamo resi conto che ogni adulto tende, per l esperienza di vita, ma forse ancor di più per quella professionale, a far proprio 6

7 un binario particolare, liberarsi dal quale non è poi così ovvio. I partecipanti, in gran parte donne, tranne che nella sessione pubblica finale, con professioni quali insegnanti, psicologi, operatori sociali, casalinghe, hanno ricevuto un contributo utile, da questo punto di vista, dall attenzione delle tutor che risolvevano le prime difficoltà alla circolazione dei messaggi. Resta naturalmente il dubbio se queste soluzioni siano state profonde, o se, nel proprio interno soliloquio, continuino a riprodursi i condizionamenti. Insomma, gli equivoci non sono solo generazionali; tendono a cumularsi, sotto l apparenza di relazioni, in realtà solo superficiali, in prove molto diverse cui accedono in modo selettivo gli individui nella società. Se non si può garantire che diminuiranno, ad opera dei partecipanti, i conflitti generazionali, almeno è certo cresciuta la consapevolezza che è utile mettersi in gioco come esercizio frequente! La pubblicità del momento finale. Esporsi al pubblico è una consuetudine per l Associazione: non è mai un momento puramente pubblicitario, ma un momento importante del nostro volontariato, che coglie l occasione per offrire agli altri le proprie tematiche, evitando ogni rischio, per l Associazione, di autoreferenzialità. Il tema specifico conclusivo, del tutto pertinente non solo al corso, ma alle finalità stesse dell Associazione, era La guerra a colpi di delegittimazione reciproca fra generazioni diverse : un tema realistico ed accattivante, nel prendere atto delle continue, abituali, nevrotiche delegittimazioni reciproche. Questa fase finale, gestita dal relatore Riccardo Romiti, esperto in comunicazione, si è svolta sul piano tecnico della comunicazione, non su quello psicologico. Il suo approccio originale, interloquendo con i convenuti, ha mostrato sul campo quali sono le difficoltà di confronti trasversali. Nonostante l informalità voluta, il relatore ha tenuto fede allo schema annunciato, procedendo attraverso tre fasi: ha introdotto, sugli atteggiamenti (i mestieri che le figure esercitano nell ambito familiare, poiché generazioni diverse hanno atteggiamenti diversi ), poi ha mostrato le principali criticità e le tecniche che l esperto vede nelle criticità; infine le sospirate alternative: quella specie di lieto fine che il corso voleva cercare! Secondo l esperto, ragazzi e genitori sono stati considerati come in postazioni fra di loro relative: i ragazzi crescono e sperimentano di provarci, quasi venendo a vedere dove siamo noi adulti. C è fra i due campi come una linea di confine. Ecco allora le criticità. Infatti gli adulti devono dedicare manutenzione continua a quella linea, per mezzo di regole, poche, ma irrinunciabili. Non possono essere sfuggenti ma cercare davvero merito delle richieste. Non devono chiudersi nel proprio vissuto, ma aprirsi a quello dei giovani. Il relatore ha inteso quindi fornire aiuto alla manutenzione del rapporto. Non ci si esprime solo con le parole ma anche con gli atteggiamenti espressivi: parole, azioni, parole non dette, azioni non fatte, le modalità del dire e del fare; ancora: il valore pratico, il valore espressivo. Insomma, le comunicazioni che i giovani rivolgono agli adulti spesso sono da interpretare. Ciò che i giovani mostrano non è che il sintomo, oltre il quale va individuato il problema. Dietro il segnale può esserci addirittura un conflitto; o magari una richiesta di aiuto. La capacità di esplorazione degli adulti spesso è limitata. Anzi spesso sono bravi a chiudere! Al contrario, 7

8 occorre esplorare, partendo dai significati possibili, non detti. Inutili e dannose le paternali, le prediche, il tirare in lungo per parlare di sé, il fornire ricette, addirittura la profezia. Ma allora, quali sono le alternative? Sono le risposte vere alle richieste di aiuto, che non si limitino sul sintomo: il primo impegno deve essere capire, non intervenire. Ecco dunque l atteggiamento da assumere: prendere tempo, durante la risposta, per incoraggiare ad assumersi le responsabilità; ascoltare; informarsi; infine dichiarare la parzialità di quello che si è capito: questo, infatti, induce a sintonia. A qualcuno pare artificioso questo modo di svolgere la parte dell adulto? Il relatore lo ritiene senza alternativa; unico consiglio: addestrarsi alle sequenze, così si aumenta la naturalezza del dialogo. La libertà ha gradi diversi ed aumenta con l esercizio. 8

9 INTRODUZIONE Nell estate 2003 Franca Bellucci, Presidente dell Associazione Giovani e Cittadini, ci presentò l idea di organizzare alcuni incontri di informazione sul tema delle incomprensioni generazionali. Aderimmo subito con entusiasmo perché ci sembrava un tema molto attuale; ci stimolava l idea di verificare la qualità e la quantità della comunicazione quotidiana tra le varie fasce d età di almeno una parte della popolazione empolese (la parte che si riunisce nelle associazioni di volontariato). Di seguito proponemmo noi a Franca di realizzare un breve questionario per sondare i cinque aspetti presi in esame dagli incontri previsti nel corso di formazione/informazione (le incomprensioni ed equivoci tra generazioni diverse, l immagine corporea nel percorso di crescita individuale, il rapporto tra dono e denaro, l accessibilità agli atti pubblici, le dinamiche generazionali). Il questionario è stato da noi realizzato con l aiuto fondamentale di Franca Bellucci e Laura Salvi, e distribuito a 100 volontari di associazioni empolesi (Giovani e Cittadini, Studenti.net, Agisci Empoli 1, Coordinamento Genitori Scuole Empolesi, Pubbliche Assistenze Riunite) nell inverno Quando sapemmo che poteva essere realizzata una pubblicazione con gli atti del corso, pensammo di aggiungere altri due argomenti (i gruppi di adolescenti e il lavoro di gruppo), che, anche se non trattati direttamente nel programma, avevano attraversato come motivo di base tutto il corso. Il tema de i gruppi di adolescenti ci sembrava rilevante visto che in questa fascia d età chiamata a mettersi in gioco è in questa forma che avviene un importante contributo alla formazione individuale della capacità di socializzazione. Socializzazione, tuttavia, significa anche rapportarsi a tutte le costellazioni che compongono l universo della vita di adulto. Per quanto riguarda il lavoro di gruppo volevamo soffermarci su quello che era stato il nostro personale lavoro in équipe, i cui frutti hanno consentito a persone e professionisti di lavorare apportando ognuno la propria competenza nel pieno rispetto reciproco. Il lavoro svolto in questi mesi ha prodotto un ottima rete di collaborazione che ha permesso ad associazioni con obiettivi a volte diversi di conoscersi e produrre risultati di grande valore ed interesse. Grazie a tutti. Le tutor Claudia Corti Lisa Lari 9

10 CAP 1 LE INCOMPRENSIONE ED EQUIVOCI TRA GENERAZIONI DIVERSE Dr.ssa Simona Maffei, psicologa psicoterapeuta ASL 11 Empoli (FI) Dovendo trattare e stimolare la discussione su un tema così attuale e complesso come quello delle incomprensioni e gli equivoci che si possono verificare tra generazioni diverse, è sembrato essenziale delineare gli elementi principali: a) della crisi adolescenziale, con particolare riguardo al rapporto con i genitori, b) dei processi di comunicazione interpersonale c) dei fattori che possono favorire incomprensioni ed equivoci, come gli stereotipi e i pregiudizi. INTRODUZIONE ALLA CRISI ADOLESCENZIALE L adolescenza è l età del cambiamento, come la stessa etimologia della parola implica: adolescere significa in latino crescere. L adolescenza è un passaggio tra l infanzia e l età adulta; si dice spesso, a torto, che allo stesso tempo l adolescente è un bambino ed un adulto: in realtà egli non è più un bambino e non è ancora un adulto. Questo duplice movimento, il rinnegamento della sua stessa infanzia da una parte, la ricerca di uno statuto stabile d adulto dall altra, costituisce l essenza stessa della crisi, del processo psichico che ogni adolescente attraversa. Più che ogni altra età della vita, l adolescente pone il clinico a confronto con i modelli di comprensione che egli utilizza e lo costringe ad un riesame costante che gli permette di valutare, caso per caso, la pertinenza di tale modello. Vi sono quattro modelli principali di comprensione dell adolescenza: 1. il modello fisiologico con la crisi puberale, le modificazioni somatiche conseguenti, l emergere della maturazione genitale e le tensioni che ne derivano; 2. il modello sociologico e ambientale che valorizza il ruolo essenziale svolto dall ambiente circostante nell evoluzione dell adolescente: la collocazione che ciascuna cultura altra all adolescenza, gli spazi che ciascun sottogruppo sociale lascia agli adolescenti ed infine i rapporti tra l adolescente e i suoi genitori sono gli elementi determinanti in questa prospettiva; 3. il modello psicanalitico che si interessa dei rimodellamenti interni che avvengono sulla base dei diversi processi d identificazione, dei cambiamenti nei legami con i diversi oggetti edipici (padre/madre) e dell integrazione nella personalità della pulsione genitoriale; 4. i modelli cognitivo ed educativo che affrontano le modificazioni profonde della funzione cognitiva, e della capacità intellettuale con il passaggio dal ragionamento astratto-formale. PROSPETTIVA PSICOANALITICA Nell ambito del modello psicoanalitico emergono alcuni nuclei tematici: La problematica del corpo La pubertà si manifesta con profondi cambiamenti fisiologici e fisici che hanno ripercussioni psicologiche sia a livello di realtà concrete che a livello immaginario e simbolico; la possibilità di avere rapporti sessuali e di procreare hanno un impatto fondamentale sul processo adolescenziale. Il corpo rappresenta per l adolescente un mezzo di espressione simbolica dei propri conflitti e delle proprie modalità relazionali per il modo in cui è utilizzato,valorizzato e disconosciuto, amato o detestato, vestito o travestito, fonte di invidia o di sentimento di inferiorità. Ogni adolescente manifesta prima o poi un interesse esagerato per il proprio aspetto fisico o per una parte del proprio corpo o paradossalmente, un disinteresse apparentemente totale per queste

11 cose; l attenzione che in determinati momenti l adolescente pone al proprio corpo fa parte di un contesto più generale di iperinvestimento del sé e rivela la presenza, talvolta preponderante, della dimensione narcisistica nel funzionamento mentale di questa età. Spesso nell adolescente è presente il bisogno di padroneggiare e controllare il proprio corpo, tale fenomeno è strettamente legato alla necessità di mantenere un controllo sia sui fantasmi del passato (angosce, paure, complesso edipico) sia sulle fonti di eccitamento sessuale interne. Ogni condotta centrata sul corpo comprende in se stessa una parte di agire e costituisce un freno o una parziale difesa nei confronti dell elaborazione mentale. Vi è anche una dimensione sociale del corpo legata agli scambi relazionali tra individui; l adolescente non cessa di interrogarsi per sapere se è normale e che cosa ne pensano gli altri ; la pressione sociale dell ambiente ed in particolare del gruppo dei coetanei, porta l adolescente ad utilizzare il proprio corpo come supporto per differenziarsi dall altro (soprattutto dalla generazione precedente) e cercare una rassomiglianza rassicurante con i coetanei: il fenomeno della moda o del tatuaggio ne è una dimostrazione. Le separazioni ed i lutti da elaborare Alle modificazioni pulsionali e dall immagine corporea si aggiunge un altro grande movimento intrapsichico, legato all esperienza di separazione dalle figure autorevoli dell infanzia, ad un cambiamento nelle modalità di relazione; questo movimento può essere paragonato ad un lutto da elaborare. Come la persona in lutto, l adolescente rimane in certi momenti, sommerso dal ricordo dei propri oggetti infantili perduti ed anche a lui, il pensiero della morte attraversa la mente.vi è la perdita dell oggetto primario (madre) legato alla perdita del rifugio primario ed il lutto per l oggetto edipico (madre/padre) imposta dalla maturazione sessuale e dal pericolo reale dell incesto. Parallelamente alla perdita delle figure genitoriali idealizzate, come modelli di identificazione, si assiste alla ricerca di nuovi oggetti di identificazione (amici, insegnanti, cantanti). L identità rimanda al narcisismo dell individuo ed alla qualità delle prime relazioni di cura; più queste relazioni sono state soddisfacenti più hanno permesso un sentimento del sé in continuità ed equilibrato ed il sentimento di identità sarà stabile e sicuro. In questo caso l avvento dell adolescenza contrassegnata dal suo bisogno di nuovi oggetti, non minaccerà la base narcisistica dell individuo; all opposto, il sentimento di identità è più fragile e incerto quando il bambino ha conosciuto e subito dei cedimenti eccessivi nella qualità e nella continuità del suo investimento da parte delle figure genitoriali, quando ha vissuto delle rotture traumatiche o al contrario, quando non ha mai potuto fare l esperienza di brevi e positive separazioni che gettassero le basi per la sua futura autonomia. Il risveglio pulsionale dell adolescenza ed il suo bisogno oggettuale saranno sentiti come un pericolo per la base narcisistica ed ideatoria e costringeranno l adolescente ad un atteggiamento di rifiuto e negativismo a causa dell aspetto antinarcisistico che assume l investimento oggettuale. Il gruppo La partecipazione dell adolescente ad un gruppo di coetanei, il suo inserimento in una banda, costituiscono fatti di osservazione corrente. Le relazioni stabilite tra l adolescente ed i suoi pari, al di la delle evidenti implicazioni sociologiche, giocano un ruolo di primo piano nel processo psichico in corso: il gruppo costituisce un mediatore dei modelli di identificazione e può anche essere utilizzato come luogo di esternalizzazione delle diverse parti dell adolescente che vengono distribuite e proiettate sui membri del gruppo ma può anche essere utilizzato dagli adolescenti per rendere reale la propria sintomatologia potenziale (Winnicott). Ciò spiega il fatto che un gruppo si identifichi volentieri con il suo membro più malato: se in un gruppo c è un adolescente depresso o delinquente, il gruppo intero può manifestare un umore depressivo e

12 può schierarsi a fianco del membro debole. E possibile contrapporre ciò che avviene nella banda a ciò che si osserva nella relazione con l amico/l amica del cuore: la banda suscita nell adolescente una regressione e favorisce l uso di meccanismi arcaici come la scissione e la proiezione che permette la reciprocità degli affetti. I modelli concettuali di comprensione di tutti i cambiamenti che avvengono in adolescenza si possono raggruppare in due grandi tendenze: Il processo adolescenziale La crisi adolescenziale Adolescenza come processo Intesa come seconda tappa del processo di separazione/individuazione delineato da M. Mahler nei primi anni di sviluppo del bambino. Mentre il bambino riesce a separarsi dalla madre grazie al processo di interiorizzazione della figura materna, l adolescente si distacca dagli oggetti genitoriali interiorizzati per rivolgere il proprio interesse ad oggetti esterni ed extrafamiliari. Questo passaggio è reso necessario dal risveglio del complesso edipico che con la maturazione sessuale impone il distacco dai primi oggetti d amore ed a una maturazione dell io che culminerebbe con la formazione di un proprio nucleo familiare ed un indipendenza anche economica dai genitori. In questa prospettiva vengono, in misura più o meno variabile, sottovalutati gli aspetti conflittuali dell adolescenza. PROSPETTIVA COGNITIVA Nelle strutture cognitive si verifica uno sconvolgimento paragonabile a quello delle trasformazioni puberali. Piaget ha descritto la comparsa di una nuova forma d intelligenza: lo stadio delle operazioni formali che consente di ragionare per ipotesi e probabilità; con lo stadio delle operazioni formali il rapporto con il mondo cambia completamente, il reale si subordina al possibile. Questo salto intellettivo costituisce un fattore essenziale perché l adolescente possa assumere ed integrare le modificazioni somatiche, affettive e relazionali che si verificano in lui ed intorno a lui. Crisi adolescenziale Introduciamo ai diversi punti di vista psicologici e psicopatologici sulla crisi adolescenziale. Per definizione la crisi è salutare, ci sono concezione attuali secondo cui fenomeni critici debbono manifestarsi in qualsiasi adolescenza normale. Secondo chi sostiene la concezione psicopatologica dello sviluppo, l individuo dai primi giorni di vita fino al termine dell adolescenza, ed anche oltre, passerà di crisi in crisi: crisi dell ottavo mese, crisi edipica, crisi puberale, crisi della mezza età; ciascuna di esse ha un significato maturativi e la sua assenza sarà patologica in quanto non permette una riorganizzazione alternativa dell apparato psichico e può testimoniare una qualità non sufficientemente buona dell organizzazione precedente. A fronte di concezioni contrastanti sul concetto di crisi inserito in quello di evoluzione in ambito psicopatologico, si può definire CRISI: una fase temporanea di disequilibrio e di restituzioni rapide che rimettono in questione l equilibrio naturale p patologico del soggetto. L evoluzione della crisi è aperta e variabile e dipende da fattori esterni ed interni. Crisi è diverso da conflitto, stress catastrofe, urgenza. In psicopatologia il concetto di crisi adolescenziale porta con sé il pericolo legato soprattutto alla confusione esistente tra i vari modelli di comprensione, spesso dissimili, se non divergenti, ai quali ciascuna descrizione fa riferimento. Per questi quattro modelli la crisi è una fase dello sviluppo della personalità. 12

13 1. Sistema etico-filosofico - crisi di originalità (Debesse) 2. Descrizione clinica per l intervento - crisi giovanile (Male) 3. Modello Psicosociale (Erikson) - comprensione psicosociale della crisi 4. Crisi secondo modalità dinamiche ed evolutive 1) Crisi di originalità giovanile (Debesse) La crisi designa la forma più visibile del desiderio di originalità; ha una forma fluttuante, ed ha un esordio legato ad un avvenimento peculiare (una morte, una pena d amore, un ambizione fallita, etc.). La crisi ha due aspetti: > Individuale: c è un affermazione di sé vissuta con esaltazione, una contemplazione ed una scoperta del sé; può tradursi in gusto per la solitudine, per il segreto, modi eccentrici di vestire, di comportarsi, etc. Il pensiero è avido di inediti e singolare. La passione a sconvolgere, riformare, analizzare il mondo è intensa. Ha vari gradi di intensità: dal desiderio alla certezza di essere originale. > Sociale: rivolta giovanile verso gli adulti, i valori, le idee. Gli adolescenti attribuiscono le colpe agli adulti: di non comprenderli e di attendere alla loro indipendenza, c è in effetti una rivolta interna e della percezione della differenza e della unicità. 2) La crisi giovanile (Male) L interesse maggiore è volto al riconoscimento delle forze, agli spostamenti di interesse, ai conflitti e alle manifestazioni che gli adolescenti presentano. Per l Autore la crisi giovanile semplice è una fase feconda dello sviluppo e caratterizzata da una ristrutturazione spontanea dell individuo. Questa fase adattiva potrà avere una evoluzione difficile, lunga e travagliata, ma farà emergere il soggetto dal mondo protetto dell infanzia. Si distingue tra: crisi puberale e crisi giovanile propriamente detta. - crisi puberale inizia verso i anni e termina verso i anni, le sue caratteristiche sono: il dubbio sull autenticità del sé e del proprio corpo l entrata in gioco della tensione genitale o della masturbazione. Qui l Autore fa riferimento ad Anna Freud secondo la quale ascetismo ed intellettualizzazione sono difese rigide contro il pericolo dell intrusione della genitorialità. Possono presentarsi le disarmonie dell evoluzione puberale, connotate con asincronismo: tra corpo infantile/mezzi di espressione genitale tra attività pulsionale genitale/meccanismi di difesa di strutture infantili. - crisi giovanile propriamente detta fa seguito alla crisi puberale e può arrivare fino ai 25 anni e più. Si esprime in una serie di atteggiamenti e comportamenti ma anche con una serie di disturbi. Alle caratteristiche della crisi di originalità giovanile si associano alcuni disturbi caratteristici: rifiuto della scuola nonostante una intelligenza normale fallimenti sistematici agli esami alternanza di comportamenti aggressivi e masochistici difficoltà ad esprimere contenuti che abbiano a che fare con aspetti conflittuali e critici Male fa poi una distinzione tra crisi giovanili semplici che corrispondono alla morosità (l entità clinico-psicopatologica traduzione del cattivo umore) e le crisi giovanili gravi che si trova al confine con la nevrosi. 13

14 Crisi giovanili semplici: accettazione dell immagine di sé viene realizzata con sufficiente facilità ma la motivazione è carica d angoscia tendenze all insuccesso ma reversibili intelligenza non inibita Crisi giovanili gravi: solo alcuni accenni con tre quadri caratteristici nevrosi d inibizione con inibizioni multiple, difficoltà ad esprimersi, timore verso il sesso opposto, inibizione intellettuale e sociale, tratti fobico-ossessivi nevrosi d insuccesso con insuccesso scolastico, sentimentale, acting, pensiero disturbato la morosità è uno stadio vicino al tedio infantile (che dice: non so cosa fare, a cosa interessarmi, a che giocare...) é uno stadio che manifesta il rifiuto ad investire il mondo, gli oggetti, gli esseri. Questo stadio può sembrare la causa preponderante e dominante del passaggio all atto sotto le forme principali: fuga o delinquenza, droghe, suicidio. Perdita della percezione del tempo compatibile con un buon livello intellettuale. Le crisi giovanili vanno distinte da. 1. squilibrio psichico in cui l adolescente disturbato dà l impressione di essere rinchiuso nel proprio comportamento 2. aspetti dissociativi in cui l immagine di se non è accettata e si osserva una discordanza della personalità con bizzarrie che vanno oltre la semplice originalità originalità 3) Identità, gioventù e crisi (Erikson) Erikson introduce aspetti psicosociali con i concetti di identità e crisi d identità che delinea così: - crisi d identità: la crisi d identità è lo stadio particolare dello sviluppo individuale che è costituito dall adolescenza e dall inizio dell età adulta. La crisi d identità è legata alla ricerca di un nuovo vissuto di continuità e di unità che deve includere a questo punto la maturità sessuale. Questa identità finale non può insediarsi se non dopo essersi ancora una volta confrontata con le molteplici crisi di sviluppo dei primi anni. E la società ora che indica i limiti e le esigenze, non la famiglia. La crisi di identità troverà sbocco nella formazione di identità variabili, ma con caratteristiche comuni: delimitazione di un territorio di identità propria e solidarietà con gli altri. - confusione di identità: i segni di compaiono nel momento in cui l adolescente si confronta con una serie di esperienze che esigono una scelta o un impegno (scelta di una persona, per intimità fisica ed affettiva, scelta professionale, competitività, definizione psicosociale). Può completare questo quadro la scelta di una identità negativa, cioè di una identità prevalentemente costruita sulla base di tutte le identificazioni ed i ruoli, che, negli stadi critici anteriori dello sviluppo, erano stati presentati come indesiderabili o pericolosi. - 4) Crisi secondo modalità dinamiche ed evolutive L idea culturale che attraversa i molti Autori di questo orientamento è che la crisi adolescenziale rinvii a ciò che viene definito come conflitto di sviluppo. In questo l adolescenza è un momento di organizzazione psichica che inizia con un rinforzo degli elementi depressivi latenti che corrono nell apparato psichico, lunga tutta l esistenza, negli interrogativi sull identità e sulla bisessualità, da uno scompaginamento dell identificazioni anteriori e dalle idealizzazioni di questa nuova vita che nella fantasia e nell inconscio l adolescente attendeva. La crisi Le caratteristiche della crisi possono essere varie dal luogo a situazioni conflittuali a passaggi all atto e comportamenti oppositori. In se stessi, questi sintomi non significano che possa esistere una patologia: l intensità delle manifestazioni della crisi non è in relazione diretta con eventuali disturbi. A. Freud pone l enfasi sulla maturazione dell Io e sui meccanismi di difesa rivolti contro il legame con l oggetto infantile e contro le pulsioni, allorché i meccanismi 14

15 precedenti non sono più in grado di svolgere la loro funzione di controllo dell angoscia. Le oscillazioni tra accettare/combattere i propri genitori, rivolta e dipendenza, sono fluttuazioni normali in questo periodo e segno progressivo dell emergere di una struttura adulta di personalità. E. Kestemberg dà alle crisi una interpretazione in questi termini: la pubertà è sempre una sorpresa per l adolescente, egli sperimenta un momento di gloria a cui segue l angoscia ed il suo futuro dipenderà anche dalla possibilità di dare una collocazione a questa angoscia. Ma dipenderà anche dalla maniera più o meno soddisfacente in cui sarà vissuta la pubertà come coronamento di quella vita che l adolescente ha atteso nel periodo di latenza. Secondo questa teoria esistono due tappe attraverso cui si sviluppa la crisi: 1. la delusione che può arrivare fino alla disillusione rispetto a ciò che, nella fantasia, nell inconscio l adolescente si aspettava. 2. la conquista di sé attraverso un oggetto che costituirà il fondamento dell assetto narcisistico dell adulto di domani. Questo passaggio si può dire superato quando l adolescente non ha più bisogno di tutto e subito, quando è in grado di vedere un progetto come potenzialità futura e non come realizzazione immediata, quando ha ritrovato il tempo per aspettare e dunque fare delle fantasie. Gli aspetti patologici della crisi La crisi con significato patologico si osserva quando la pubertà e l adolescenza saranno state non solamente critiche bensì traumatiche ed abbiano cioè folgorato l Io ed anche lo abbiano sconvolto quanto basta perché non sia in grado di ritrovare e di far uso dei propri meccanismi di difesa delle fasi precedenti a questa nuova situazione e di ricorrere a qualche fantasia, ancorandovisi. Le forme in cui si può sviluppare: assenza apparente di una vera e propria crisi, assenza di riorganizzazione specifica una specie di iperlatenza, una specie di cancellazione della capacità di idealizzazione naturale dell adolescente (anoressia mentale, tossicomania) attivismo sessuale a volte accompagnato da inibizione dell attività intellettuale o creativa possibile dislocazione dell adolescente: diviene estraneo a se stesso e all oggetto In psicopatologia il concetto di crisi adolescenziale porta con sé il pericolo legato alla confusione tra aspetti normali e patologici, in realtà confondere le manifestazioni dell adolescenza e le entità psicopatologiche rischia di compromettere l avvenire di adolescenti profondamente disturbati minimizzando la gravità di certe manifestazioni. Laufer introduce il concetto di frattura parlando del break-down adolescenziale. Questa frattura può provocare un vero e proprio crollo psichico nel corso del quale la personalità è totalmente sommersa, incapace di funzionare, mentre l adattamento alla realtà è compromesso. La continuità psichica è rotta. Un tentativo di suicidio, una confusione di identità o uno degli stati psicotici caratteristici dell adolescenza possono dare l espressione a questo crollo che, secondo Laufer, è di per sé un vero e proprio disturbo psichico. Esso, peraltro, va tenuto distinto dalle malattie mentali come schizofrenia in cui la differenza tra dentro e il fuori non esiste più ed in cui i disturbi del funzionamento psichico, come le condotte paradossali, risultano già profondamente inscritte nella vita interna relazionale del soggetto. 15

16 LA FAMIGLIA In un suo recente libro, Gustavo Pietropolli Charmet ha sottolineato come la famiglia da cui provengono gli adolescenti di oggi sia molto diversa da quella nei cui confronti si levava la contestazione degli anni 60 e 70, e come la nuova declinazione della paternità e della maternità determini nuove forme nel processo di individuazione adolescenziale, nuove ansietà e disagi. Gli uomini adulti che si sono trovati, nel corso degli ultimi vent anni, a ricoprire il ruolo di padre hanno avvertito e sperimentato sulla loro pelle la crisi dell autorità del padre ; il cambiamento è dipeso dal nuovo contesto relazionale e formativo in cui sono cresciuti i nuovi padri: a far loro da maestri non sono stati i loro padri, che per la maggior parte aderivano al ruolo del padre autoritario e forte. I nuovi padri sono stati addestrati nell esercizio della loro funzione dalle compagne, mogli e madri dei loro figli e, soprattutto, dai figli stessi, cercando di capirne i bisogni. Potremmo dire che il padre si e maternizzato, nella misura in cui ha riconosciuto alla madre una maggiore competenza nella gestione del mondo affettivo del figlio; inoltre la vicinanza emozionale al figlio, anche piccolissimo, lo ha indotto a divenire empatico, cioè esperto nel sostenere la crescita affettiva e relazionale del figlio, e non solo quella etica e normativa. Altri modelli genitoriali nella società attuale: 1) il padre assente e disertore Il nostro contesto socio-culturale è ancora molto tollerante nei confronti degli uomini adulti che delegano in toto l accudimento dei propri figli alla madre, senza occuparsene se non per gli irrilevanti, dal punto di vista educativo ed identificatorio, aspetti economici. In questo caso, il modello di rappresentazione della adolescenza del figlio da parte del padre è che essa non sia di sua competenza e perciò non è tenuto ad interessarsene. Il padre diserta, cioè vive mentalmente altrove, e non nella quotidianità del figlio; per diversi motivi, non conosce il figlio, come se nessuno glielo avesse mai presentato; vive nella stessa casa ma il figlio è della madre e non ha nulla a che vedere con il padre, che per questo si sente autorizzato ad assentarsi dalla scena educativa ed affettiva. Di solito all origine della fuga del padre non ci sono solo motivazioni di coppia o elementi culturali; frequentemente c e stata, fin dall inizio della relazione con il figlio, una consistente difficoltà personale e soggettiva ad entrare nella parte e ad assumersi i doveri della paternità. A volte 1 assenza del padre testimonia l espressione di un conflitto non risolto con il padre e la paternità. 2) il padre debole E la risposta più frequente agli eccessi del padre forte di un tempo. Il padre debole è ampiamente presente sulla scena relazionale ed educativa dei figli, si occupa delle vicende domestiche, commenta gli eventi ed esprime opinioni: appare quindi come un padre accudente, scorrevole, interessato: ma non è così. Il padre debole ha bisogno dei figli, della loro approvazione, del consenso della loro madre, cerca di rendersi interessante poichè non è interessato, recita la parte ma non ha 1 ispirazione poichè non è in grado di affrontare il conflitto e restare emotivamente solo; perciò non può prendere decisioni, punire, contraddire, indicare con fermezza incorruttibile la strada da percorrere. Il padre debole è un falso padre: in realtà è quasi un fratellino dei figli. E debole perchè veste i panni del padre, ma ha paura della potenza del ruolo che occupa e ne teme gli effetti. La sua debolezza consiste nell essere in conflitto con la paternità, nel temere il padre, la norma, la legge: la sua ambiguità consiste nel recitare la parte del padre contemporaneamente disdicendo il valore di ciò che è e che dice, indicando ai figli la possibilità molto concreta che ciò che dice è detto per scherzo oppure per dover d ufficio ma che non va presa su1 serio. Il messaggio che giunge ai figli è che il padre ha quasi sempre torto nella sostanza anche se finge di voler aver ragione. I figli sentono cosi di essere invitati a disobbedire a delle sollecitazioni paterne estremamente ambigue ed incapaci di indicare la direzione e di aggiungere senso 16

17 fornendo una nuova e coraggiosa interpretazione del reale. 3) il padre geloso Ci sono uomini adulti che diventano padri naturali ma che non possono e non sanno diventare padri dei loro figli. Rimangono uomini e basta, uomini adulti e non padri. Non sono disertori e tanto meno deboli: peggio ancora, sono estranei travestiti da padri. I motivi per cui il maschio non diventa padre neppure se i figli lo stimolano in tutti i modi, sono naturalmente molteplici. In linea di massima l impotenza ad assumere il ruolo paterno può essere considerata come un eventualità, frequente poichè concorrono a determinarla moltissimi fattori spesso interagenti fra loro: la causa più frequente è probabilmente una forma specifica di depressione legata all esercizio del ruolo genitoriale che appare al maschio come la tomba della giovinezza, della prestanza, della libertà, dell avventura e di tanti altri valori di riferimento del codice virile. Per il maschio, accettare di diventare padre affettivo e simbolico è una scelta forse più libera di quella che induce una donna ad assumere il ruolo materno, e c è forse più discrezionalità e maggiore possibilità di valutare appieno il peso delle rinunce da fare. Ciò fa sì che spesso fra virilità e paternità si stabilisca un conflitto, quasi fossero incompatibili. In fondo al tunnel di questa gestione pseudopaterna della relazione con i bambini e i figli adolescenti c è spazio per ogni tipo di abuso e sopraffazione, dal maltrattamento del cucciolo maschio, vissuto come un rivale che intrude nel propria territorio e nel letto della propria donna, alla molestia sessuale della bambina e figlia adolescente, nei confronti della quale può scattare la molla del desiderio non inibito dalla griglia del codice paterno. Ciò da cui viene irradiato il figlio adolescente è un affetto di fondo proveniente da parte del maschio adulto che fa le veci del padre: la gelosia. Giunti all adolescenza, i figli del maschio incapace a diventare padre dopo anni di mortificazioni narcisistiche, dopo essere stati oggetto di scherno e puniti per essere ancora bambini incapaci e non riuscire a diventare grandi in fretta presentano il conto al padre usurpatore e sono conti salatissimi: 1 adolescenza serve appunto anche a questo, a vendicare i soprusi patiti durante 1 infanzia e denunciarli pubblicamente. 4) la madre nella preadolescenza Nel contesto attuale, la metamorfosi biologica e morfologica del corpo del figlio introdotta dall evento pubertario e le contemporanee trasformazioni dei modelli di funzionamento mentale, unitamente allo sviluppo tumultuoso di competenze affettive e relazionali, comportano una grave crisi dell assetto relazionale che la madre aveva messo a punto durante la prima e seconda infanzia del figlio. La pubertà del figlio è un evento lungamente atteso. E notevole 1 analogia fra 1 universo affettivo e simbolico nel quale si immerge la madre negli ultimi mesi di gravidanza e la qualità delle fantasie consapevoli ed inconsapevoli che l accompagnano lungo il processo di riassetto affettivo ed educativo che caratterizza la trasformazione del contratto della coppia madre figlio durante la metamorfosi del figlio in adolescente. La preoccupazione materna prevalente in questa fase consiste in ciò che può essere definita angoscia genetica. La madre è cioè profondamente preoccupata che il processo di trasformazione del figlio possa avere un esito aleatorio e concludersi con la nascita di un mostro sessuale e sociale. Inoltre sul processo di trasformazione giocano potentemente fattori estrinseci alla relazione madre figlio. La madre è palesemente turbata dalla fame di relazioni amicali, di gruppo e spesso di coppia che caratterizzano la nascita del nuovo soggetto sociale e sessuale, e non può negare la propria pressochè assoluta impotenza a controllare le influenze dei contesti in cui l adolescente cresce, tanto sono investiti di motivazioni e affetti da parte del figlio che le sta voltando le spalle. La madre è costretta a decidere quali siano la distanza e la qualità della relazione che possono tutelare il figlio durante la metamorfosi adolescenziale 17

18 consentendogli di realizzare l obiettivo della separazione senza correre troppi rischi. La madre avverte cioè la necessità di riformulare i piani di comportamento educativo, in modo che possano essere funzionali alla realizzazione degli obiettivi di crescita del figlio. E forse il momento più delicato e complesso della ricontrattazione dei rapporti affettivi e anche di potere fra madre e figlio. E una fase della vita della coppia madre figlio in cui possono più facilmente emergere aspetti di fragilità narcisistica della donna impegnata nell esercizio del ruolo materno. La relazione madre figlio preadolescente è sicuramente caratterizzata da un tasso di frustrazione e mortificazione narcisistica della madre estremamente alto ma inevitabile, poichè gli strappi che il figlio adolescente è costretto ad effettuare per svincolarsi dal dominio e dalla profonda dipendenza dalla madre lo costringono ad attaccare e a realizzare caricaturali e beffarde monumentalizzazioni delle preoccupazioni materne. Un aspetto che può avere delle ripercussioni assai negative sulla qualità del processo relazionale madre figlio consiste nell eventualità che la madre venga in contatto con un proprio nucleo depressivo, precedentemente coperto dall intensità della gratificazione narcisistica erogata dalla massiccia dipendenza del figlio ancora bambino. La drammatica e imprevedibile separazione è in grado di suscitare nella madre un grave sentimento di perdita ed un vera e propria sentimento di svuotamento, che per certi versi ha delle somiglianze con la percezione del propria corpo che caratterizza un puerperio ed e spesso uno dei fattori che favoriscono l insorgenza della depressione post partum. Analogamente, durante la preadolescenza, la madre vive un emorragia di valore per la perdita d importanza dell esercizio del proprio ruolo, ed e costretta ad elaborare un grave lutto che può comportare qualche caduta depressiva. Se la madre non riesce ad elaborare creativamente 1 intensità della propria depressione rispetto all esito aleatorio del processo adolescenziale, e lascia troppo spazio alla rappresentazione degli avvenimenti in corso caricandoli di angosce depressive o persecutorie, inevitabilmente le condotte assunte non potranno che essere o esageratamente restrittive, e pertanto tali da ostacolare il processo di crescita e soggettivazione del figlio, o caratterizzate da un tasso di negazione dell importanza degli avvenimenti in corso o addirittura comportare la precoce ed immotivata dimissione dal ruolo e dalla competenza materna. La situazione socioculturale attuale e i modelli prevalenti di declinazione del ruolo materno in adolescenza, la nuova contrattualità e la nuova ridistribuzione del potere fra genitori e figli, già ampiamente realizzate in ogni classe sociale, tendono a favorire da parte della donna madre un compromesso fra il bisogno di controllo e 1 obbligo di favorire la nascita di un nuovo soggetto sociale e sessuato. Si tratta di un insieme di condotte orientate ad organizzare, assieme ad altre agenzie educative parafamiliari, una rete d occasioni di socializzazione e d utilizzazione sociale delle nuove competenze che istituiscono una simulazione sociale del distacco dell area materna. 5) la madre in adolescenza Dopo le turbolenze della complessa ricontrattazione della fase preadolescenziale, l ingresso del figlio nelle problematiche adolescenziali comporta un riassetto della posizione della madre nei confronti della declinazione dei propri compiti di ruolo. Se nel corso della preadolescenza il processo decisionale riguardava prevalentemente 1 elaborazione delle angosce genetiche, nell adolescenza la problematica principale riguarda 1 elaborazione delle angosce relative alla socializzazione del figlio che ha acquisito la propria definitiva identità di genere, e che riformula con la madre un livello di autonomia maggiore rispetto alle fasi precedenti della sviluppo. La trama affettiva che il figlio tesse nella progressiva costruzione di legami sociali che finiranno per comportare la sua inclusione in un gruppo di tipo parafamiliare, qual e il gruppo delle relazioni amicali, favorisce da parte della madre un atteggiamento favorevole ad una socializzazione controllata e ad una cauta diminuzione della dipendenza dalla famiglia, in vista di un maggiore appoggio da parte del gruppo. Se la metamorfosi corporea comporta da parte 18

19 della madre un complicato processo di risignificazione della corporeità del figlio, la comparsa nella mente del figlio di nuovi valori non allineati con le tradizioni educative e le esperienze relazionali realizzate dal figlio in famiglia, impone alla madre una riformulazione del propria mandato educativo. La nuova madre sembra orientarsi verso 1 assunzione di atteggiamenti curiosi e tolleranti nei confronti delle mode e degli idoli dei figli. I genitori nella mente degli adolescenti L adolescente attuale tende ad avere una rappresentazione mentale spesso sovrapposta della madre e del padre, un immagine combinata che sfuma i contorni dei personaggi e dei ruoli regalando loro una coesione, un intenzionalità comune ed una progettualità che il più delle volte non ha che un vago riscontro nella realtà effettiva della coppia genitoriale. Nella mente dell adolescente però la coppia genitoriale esiste e non è molto differenziata: il linguaggio, le proposte e le rampogne della madre sono sovrapposte e fanno eco ad un analogo dialetto domestico del padre che condivide, s associa, sottolinea, ripete o fa da copione. L adolescente si sente comunque autorizzato a parlare dei due come fossero una coppia coesa all interno della quale ci sia condivisione ed elaborazione dei valori educativi, ma soprattutto analoghe intenzioni affettive, sia pure declinate con intonazioni diversificate e sfumature retoriche legate alla diversa identità di genere. Egli perciò a buon diritto dice loro, intendendo riferirsi a ciò che di lui dicono o pensano i genitori assieme ed è con i loro atteggiamenti e proposte più o meno minacciose che si appresta a misurarsi. Poichè è dalla casa, dallo spazio domestico, dai valori interiorizzati ma ben documentati di ambedue i genitori che s appresta a prendere le distanze, è possibile ipotizzare che tenda a sovrapporre le due immagini e senta più il peso della loro coalizione nei suoi confronti che le diversità anche profonde che spesso riguardano propria lui e i conflitti educativi fra genitori. Silvia Vegetti Finzi nel suo libro L età incerta riflette sul fatto che viviamo in un epoca per molti aspetti adolescenziale, in perenne fase di passaggio e trasformazione, che sembra assumere come modello la stesso modo egocentrico, narcisistico di vivere e di pensare dei ragazzi. Come loro, anche la società in cui siamo immersi e concentrata sul presente, sulla soddisfazione immediata dei bisogni, senza un passato, una storia da trasmettere e senza futuro da immaginare, da sognare, dominata com è dalla precarietà e dall incertezza. La necessità di fermare il tempo, di non invecchiare per non essere espulsi non solo dal mercato del lavoro ma dal flusso della vita, rafforza il mito dell eterna giovinezza, attraverso un culto del corpo che tende a restringere il divario fra adolescenti e adulti, anche sul piano dell immagine. Il sogno di abolire le differenze fra generazioni si riflette nella tendenza di molti genitori a vestire allo stesso modo dei figli, parlare lo stesso linguaggio, ascoltare la stessa musica, appassionarsi agli stessi libri e agli stessi film. E a conservare una aspetto quasi adolescenziale nonostante i quaranta, quarantacinque anni compiuti. Certo, può far piacere alla madre essere scambiata per la sorella della figlia o per la fidanzata un po matura del figlio, come può inorgoglire il padre essere scambiato per 1 uomo dell una o per il fratello maggiore dell altro. Ma, per quanta scherzosa, divertente, questa confusione di ruoli contribuisce a rendere la distanza tra genitori e figli sempre più fluida, ravvicinata. Per gli adolescenti che si trovano di fronte non un padre e una madre, ma una sorella e un fratello maggiori, la scontro fra generazioni perde significato, mentre si instaura una sorta di rapporto alla pari, in cui i genitori, invece di arginare le inquietudini dei figli, tendono spesso a rispecchiarle. A quaranta, cinquant anni è naturale che la vita continui. Ma non c e da stupirsi se i figli adolescenti si sentono sbarrare la strada dalla seconda giovinezza dei genitori, che spesso appare loro tanto più smagliante, più seducente della propria, da provocare non solo 19

20 ammirazione e orgoglio per un padre e una madre sempre sulla cresta della vita, ma anche un senso di inferiorità e di invidia. La depressione della mezza età Se ci sono genitori che reagiscono alla crisi della mezza età adottando uno stile euforico che accentua la voglia di vivere, di cogliere l attimo fuggente, di non rinunciare alle occasioni di trasformazione e di rinascita, altri invece sono più inclini ad uno stile depressivo. E con un vela di malinconia che guardano al passato, mentre sul presente si addensano ansie e timori che tendono ad annebbiare la prospettiva del futuro. Si accentua cosi una tendenza depressiva latente, oppure già emersa in passato in situazioni critiche, che si riflette come un ombra sui figli. In modo diverso dall euforia, anche le forme di depressione più o meno lievi dei genitori tendono a oscurare 1 adolescenza dei figli: mentre cercano di prendere il loro posto sulla scena della vita si sentono costretti a rimanere dietro le quinte non dall eccessivo protagonismo del padre e della madre, ma dal dramma silenzioso che si consuma dietro di loro e di cui sono spettatori. Invece di invidia provano così una specie di sordo risentimento per la sofferenza dei genitori, che sembra mettere in secondo piano la propria. In un età in cui è naturale oscillare fra manifestazioni eclatanti di malinconia e di euforia, 1 adolescente tende ad inibire in famiglia i propri sentimenti. Come dimostrarsi triste, disperato, bisognoso di consolazione di fronte a un genitore depresso? E come esprimere la propria aggressività verso un padre o una madre che appaiono già così deboli, vulnerabili, sconfitti? Anche gli scoppi di gioia, allegria, vitalità, finiscono per essere soffocati dalla scarsa rispondenza che trovano i genitori, troppo immersi nei loro problemi per poter condividere gli imprevedibili soprassalti di euforia dei loro ragazzi. Per evitare che il malessere dei genitori in crisi entri in collisione con quello adolescenziale dei figli è importante che la madre o il padre che stanno male trovino un adeguato sostegno di una persona adulta, coinvolgendo il meno possibile i ragazzi e risparmiando loro sfoghi, confidenze, lamentele. E richieste di aiuto. Se la famiglia è unita, sarà il genitore dalla personalità più forte, più solida a sostenere 1 altro, scaricando cosi il figlio da una responsabilità che non è ancora in grado di accollarsi. LA COMUNICAZIONE La comunicazione intepersonale I processi comunicativi sono una parte essenziale della vita e dell esistenza umana. Gli scambi comunicativi tra la madre e il bambino iniziano ancora prima della nascita ed è ormai certo che è essenziale per lo sviluppo psicologico del bambino che gli adulti che se ne prendono cura riescano a dare significato ai segnali che egli usa per comunicare. All inizio il bambino utilizza il pianto, la sguardo, il contatto fisico, per poi passare ai gesti (l indicare richiestivo e dichiarativo che comprende 1 attenzione condivisa) ed alle parole. Il processo di comunicazione Vi è comunicazione quando Q1 dice qualcosa a Q2, ma si tratta solo della fase iniziale del processo di comunicazione. Quest ultima si realizza davvero quando Q2, che ha ricevuto un informazione, la decodifica, la comprende, la valuta e da, comunque, una risposta a Ql. Un qualunque tipo di risposta, magari anche solo un cenno del capo per esprimere dissenso o consenso. Solo dopo la risposta di Q2 si può parlare effettivamente processo di comunicazione. Altrimenti 20

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