CAP 8 LE IMPRESE ITALIANE NEGLI ANNI DEL RILANCIO EUROPEO, La rincorsa frenata

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1 CAP 8 LE IMPRESE ITALIANE NEGLI ANNI DEL RILANCIO EUROPEO, La rincorsa frenata 1

2 L industria alimentare in Europa Negli anni Settanta l industria alimentare europea era molto frammentata con un numero elevato di piccole e medie imprese specializzate e poche grandi imprese a livello continentale Le imprese dominanti operavano su una vasta gamma di beni, con forte concentrazione a livello locale o focalizzate su un solo prodotto distribuito a livello nazionale Questo equilibrio si spezza a metà anni ottanta: si richiede un aumento di dimensione, investimenti in controllo del mercato (pubblicità, reti distributive), attività di R&S per immettere sempre nuovi prodotti Vi erano solo due multinazionali storiche: Nestlé e Unilever (Svizzera, Olanda); pochi leader nazionali su prodotti specifici e una moltitudine di produttori locali 2

3 Si crea una joint venture tra BSN-Gervais Danone e Agnelli-Ifil: il nuovo gruppo effettua molte acquisizioni dalle acque minerali, alla pasta, biscotti, derivati del latte, birra che ha spinto a un processo di concentrazione mercato per mercato, prodotto per prodotto. Es. derivati del latte: BNS-Danone acquista Galbani vs Unilever (Milkana), Kraft (acquista Invernizzi e Osella), Nestlé (acquista Locatelli) A questi 3 gruppi si contrappongono sui singoli mercati operatori locali specializzati in prodotti specifici quali: Parmalat Es. pasta alimentare: Barilla era leader europeo. BSN attacca acquisendo diversi marchi nazionali e diventando il secondo produttore in Italia, il primo in Germania e il secondo in Spagna 3

4 Nestlé allora acquisisce Buitoni (secondo produttore nazionale della pasta e primo nella confetteria e derivati del cioccolato attraverso Perugina) Per contrastare Buitoni e Nestlé Barilla acquista alcuni produttori locali in Italia, riposiziona la propria immagine, inserisce nuove linee di prodotti (biscotti vs BSN), riorganizza la struttura produttiva di lungo periodo Barilla con il marchio Mulino Bianco arriva a controllare il 25% del mercato italiano In questo settore l iniziativa di un produttore induce reazioni da parte di precedenti leader che stimolano nuove entrate e successive concentrazioni La struttura del mercato cambia rapidamente 4

5 Nello zucchero la crisi degli anni Settanta fa confluire gli oligopoli di Monti, Maraldi, Montesi da Eridania al gruppo Ferruzzi che acquisendo Beghin-Say diventa leader dominante europeo L autorità antitrust impedì a Ferruzzi di entrare in BSN, ma tramite Beghin-Say acquisisce Lisieur divenendo leader europeo negli oli vegetali Tra il 1989 e il 1992 il settore agroalimentare si apre alla concorrenza internazionale in cui pochi grandi gruppi si muovono a livello continentale Scompaiono molte famiglie storiche italiane: Galbani, Buitoni, Invernizzi, Motta, Alemagna le cui attività finiscono nelle mani delle multinazionali (es. Nestlé) 5

6 Emergono nuovi operatori con strategie spinte verso l innovazione del prodotto che diversificano in altri settori grazie alla liquidità accumulata in quello di origine Parmalat: latte merendine, succhi di frutta, calcio, vacanze, Ferrero: nutella cioccolate, snack, estathè, biscotti, merendine, caramelle Cremonini: carne ristoranti, gestione dei vagoni - ristorante, Zonin: vini banche 6

7 Automobile e componentistica auto Fine anni Sessanta il comparto auto appare maturo a livello europeo e consolidato su oligopoli specifici nazionali FIAT in Italia, Volkswagen e Ford in Germania, Renault e PSA in Francia Volumi di produzione, rete distributiva e controllo del mercato dell usato erano le barriere all entrata molto alte per i nuovi operatori e per entrate incrociate 7

8 qualità Lancia, Audi-Porsche (presenti in fascia bassa) e Mercedes, BMW (non presenti nella fascia bassa) Mercato di massa/utilitarie a basso costo Anni Settanta prezzo 8

9 Crisi anni Settanta rompe questo equilibrio e i leader nazionali per mantenere gli impianti a pieno utilizzo devono penetrare i mercati vicini scontrandosi gli uni con gli altri su tutte le fasce di mercato In ogni paese europeo la ristrutturazione degli impianti automobilistici ha comportato il coinvolgimento dei governi nazionali e locali, scontri sociali FIAT anni Settanta: gli Agnelli iniziano una riorganizzazione scontrandosi con la fascia operaia, la crisi petrolifera mette in crisi il settore, non si ha capacità di innovazione, ci sono problemi di liquidità. Si pensa di abbandonare il settore Mediobanca invia Romiti (cresciuto in area IRI) a capo del gruppo: ristruttura la holding scorporando la Iveco-veicoli industriali, Allis macchine movimento terra, Savigliano per le produzioni ferroviarie, Avio per le aeronautiche 9

10 La famiglia mantiene il controllo del gruppo automobilistico Negli anni 80 la famiglia entra in BSN, in Toro (assicurazioni), SNIA (chimica), Gemina (alimentare), Rizzoli-Corriere della sera 1993 viene fatto un aumento di capitale, per coprire pesanti perdite, sottoscritto da Mediobanca, Generali, Deutsche bank, Alcatel. La famiglia riduce il suo peso 10

11 1970: Pirelli tenta una fusione con Dunlop. Con l assistenza di Mediobanca si avvia la ristrutturazione del gruppo che deve crescere in dimensioni per poter fronteggiare il mercato internazionale tenta l acquisizione di Firestone, poi della Continental (Germania) Questi due fallimenti creano ingenti debiti e Leopoldo Pirelli cede il comando del gruppo a Marco Tronchetti Provera: ridimensiona le partecipazioni, esce da molte attività marginali, riduce la presenza nei pneumatici e investe in cavi e fibre ottiche intuendo che le telecomunicazioni sarebbero state il nuovo del settore industriale 2001: insieme a Benetton Pirelli conquista Telecom 11

12 Ultimi anni 80: Fiat raggiunge il 60% del proprio mercato nazionale (modello di base, fascia bassa, mercato di massa, volumi significativi, rete di assistenza concentrata, buona reputazione locale) Fine anni 90: Daimler rompe gli equilibri. Tradizionalmente produceva Mercedes, veicoli ferroviari, costruzioni aeronautiche e spaziali Cede prima le attività ferroviarie, poi separa le attività aerospaziali e difesa e riorganizza il settore auto acquisendo Chrysler 12

13 Questo dà avvio ad una serie di movimenti: Renault si lega con Nissan, FIAT con GM (2000): Fresco cede il controllo di FIAT in cambio del 5% di GM (Agnelli primo azionista privato di GM). Il settore auto (FIAT) attraversa una fase di declino, mentre le attività diversificate rafforzano il gruppo da un punto di vista finanziario 13

14 Elettrodomestici bianchi Alla fine degli anni Cinquanta Borghi, Zanussi e Zoppas innovano in parte il prodotto, lo semplificano rendendolo disponibile ad un pubblico vasto e aumentano la dimensione degli impianti producendo volumi per il mercato europeo Attuano politiche di prezzo aggressive in fase di espansione della domanda e di abbattimento delle tariffe Tra il 1958 e il 1964 gli italiani entrano in tutti i mercati nazionali assumendo una leadership europea Gli altri produttori reagiscono e tra la metà degli 60 e i primi anni 70 si realizzano contrazioni attorno ai singoli leader nazionali Thompson-Brand (Francia), GeHotpoint (GB) Bosch-Siemens, AEG Telefunken (Germania) Electrolux (Svezia) 14

15 Si creano nuovi assetti competitivi, la domanda stagna, si ha un eccesso di capacità produttiva, e i prodotti divengono maturi Le imprese italiane entrano in crisi: Ignis viene ceduta alla Philips (1970) e Zanussi (Rex, Naonis, Atlantic) a Electrolux (1984) a causa di una eccessiva diversificazione operata negli anni precedenti (Ducati elettronica, Cartiere Galvani ) Cresce Merloni che acquisisce SMEG, Colston (GB), Scholtés (Francia), Philco e Indesit Si scatena a livello europeo una fase di concentrazioni (acquisizioni e fusioni): tra la fine degli 60 e la fine degli 80 oltre 60 imprese si fondono fino a consolidarsi in 9 gruppi 15

16 1986: Electrolux acquisisce la White da Westinghouse (3 produttore Usa), Whirlpool (1 Usa) acquisisce le attività di Philips (2 in Europa), Ge (2 Usa) acquisisce Hotpoint (1 GB), Maytag (4 Usa) acquista Hoover (2 GB) Gli italiani degli anni 90 sono più piccoli dei leader tedeschi, francesi e inglesi ma non in posizione troppo subordinata rispetto a questi 16

17 L Industria chimica Il settore che affrontò la crisi più dura degli anni 70 e un forte periodo di ristrutturazione negli anni 80 fu il chimico, in particolare Montedison Il settore di trasformazione degli idrocarburi in materie plastiche si segmentò in due sottosettori con caratteristiche strutturali e strategiche diverse: produttori di commodities e produttori di specialties Nella prima fase del processo produttivo dalla trasformazione degli idrocarburi a beni intermedi la dimensione degli impianti faceva da barriera all entrata nel settore (poche multinazionali) Il prodotto finale era un bene di massa (commodity)con prezzi fluttuanti a seconda delle quantità offerte sul mercato 17

18 C erano anche un gruppo di trasformatori che acquistavano degli intermedi dalle grandi imprese che realizzavano materiali per usi speciali (specialties). Le spese di ricerca e l assistenza nell utilizzo dei prodotti apparivano barriere all entrata di nuovi operatori La crisi petrolifera (1973) mette in evidenza le sovracapacità produttive in impianti ormai obsoleti Si satura la domanda, emergono nuovi problemi ambientali, i produttori di petrolio minacciano di entrare nella produzione degli intermedi Si va verso il ridimensionamento degli eccessi di capacità produttiva (tra il 1979 e il 1986 il numero di imprese si riduce da 109 a 79) 18

19 Le maggiori imprese multinazionali entrano nel settore delle specialties. I grandi produttori fanno investimenti in ricerca e iniziano a produrre commodities che orientano a utilizzi particolari come se fossero specialties (a maggior valore aggiunto) La produzione diventa più flessibile: in un impianto di grandi dimensioni si producono quantità definite di un bene specifico Si crea una joint venture (Hymont,1983) tra Montedison (terzo produttore mondiale) e Hercules (primo produttore mondiale) intensificano la ricerca su nuovi materiali, creando nuovi prodotti e cedendo licenze ad altri produttori sui prodotti consolidati L Italia nello scacchiere mondiale gioca un ruolo dominante per un periodo disponendo dell innovazione cruciale (polipropilene e catalizzatori, Natta Premio nobel) 19

20 Dopo le vicende Ferruzzi (progressiva diversificazione in una miriade di settori) e smembramento del comparto chimico in due settori (fibre, prodotti per l agricoltura, chimica di base da una parte e polipropilene, catalizzatori, fluorati, farmaceutica dall altro) la ricerca finisce alla Shell (Montell) e poi alla Basf (Basell) La fusione Enimont (Montedison-Eni) fallì: Montedison cedette il suo 40% all Eni per 2.800miliardi. Ne seguì tangentopoli (1993) Montedison viene salvata da un gruppo di banche creditrici che la portano fuori dalla chimica (cede Hymont e la sua ricerca a Shell, che ne taglia una parte e l altra la cede a Basf) 20

21 Montedison si concentra nell alimentare (Eridania), nella farmaceutica, nell energia elettrica e nelle telecomunicazioni Oggi restano nella chimica solo le attività di Enichem (oltre il 20 posto a livello mondiale) 21

22 Il made in Italy e l emergere dei nuovi protagonisti De Benedetti nel 1976 vende alla Fiat la Gilardini (convertitori catalitici e silenziatori per autovetture e veicoli commerciali) ottenendo il 5% in cambio e il posto da amministratore delegato Nel 1977 esce dal gruppo e con la liquidazione inizia tramite la CIR (concerie, trasformata in holding di partecipazioni varie) una serie di acquisizioni: Olivetti, Sasib con cui acquistò diverse imprese di packaging in Emilia- Romagna (poi rivendute alle stesse famiglie), il Banco Ambrosiano (ceduto rapidamente), Buitoni-Perugina (poi rivenduta alla Nestlé), la Mondadori (poi perduta a favore di Berlusconi), Cerrus e Valeo, Yves Saint Laurent, la Sabaudia e la Latina assicurazioni 22

23 Alla fine si concentrò sul gruppo editoriale Repubblical Espresso Fra la metà degli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta si afferma un nuovo ceto imprenditoriale Il massimo della crescita fu nei settori tradizionali (tessile-abbigliamento, meccanico strumentale, mobili, piastrelle usciti dai distretti) I settori del Made in Italy sono riconducibili a 3 ambiti: sistema moda-tempo libero, sistema arredo-casa, sistema apparecchi e meccanica strumentale A questi ambiti partecipano le imprese che sono cresciute nei distretti industriali degli anni Ottanta: 23

24 Luciano Benetton fondò una piccola impresa di abbigliamento (negli anni Cinquanta con i fratelli) cresce grazie: l esplosione della domanda di prodotti non tradizionali, l organizzazione di una rete di laboratori autonomi con una logistica accentrata, prodotti con forte contenuto moda, rete distributiva dedicata (metà anni Novanta fattura 3000miliardi ) Il Made in Italy agisce sui servizi alla produzione, su prodotti tradizionali ma innovati dal fattore moda, puntando su un marchio che diventa stile di vita Sullo stesso schema Leonardo Del Vecchio fonda Luxottica (montature per occhiali), cresce fino ad acquisire negli Usa la principale catena di distribuzione di occhiali 24

25 Analogamente Natuzzi nei divani Catelli inventa Artsana, poi Chicco, Lycia (articoli sanitari per infanzia e igiene femminile) Grassi fonda Omsa e Golden Lady Elementi comuni e nuovo approccio all imprenditoria: 1. Rapporto stretto fra impresa familiare e territorio di origine in cui si sviluppa un rapporto di subfornitura con altre aziende familiari 2. Orientamento verso il mercato internazionale, anche oltre Europa 3. Innovatori di prodotti tradizionali 4. Capacità di agire sulle fasi precedenti e successive a quella manifatturiera, demandata a subfornitori specializzati: le imprese diventano società di servizi centrate sulla logistica di produzione e di distribuzione (in franchising), sulla gestione del brand, della pubblicità, sulla presenza nel mercato del consumatore finale 25

26 Gli intangible assets su cui si basano determinano il valore dell azienda: nome, stile, capacità di gestire flussi di produzioni e informazioni in un contesto globale Ricorso ad una nova finanza: fuori dal circuito di Mediobanca (Luxottica e Natuzzi si quotano a Wall Street) La produzione va verso paesi a basso costo del lavoro (Oriente, Balcani, Maghreb), mentre le funzioni strategiche restano in Italia I leader dei vecchi distretti industriali si internazionalizzano sia nella produzione che nella finanza Le imprese locali di subfornitura dei vecchi distretti entrano in una crisi molto profonda non potendo competere sui costi del lavoro con la manodopera straniera sia all estero che in Italia 26

27 Si ha una crescita del nord-est che raggiunge livelli di industrializzazione pari a quelli del nord-ovest: 1951: Italia contadina con concentrazione industriale nel nordovest 1991: industrializzazione diffusa. Nel nord-ovest l industria incide meno, lascia spazio ad attività terziarie. Il nord-est cresce rapidamente, il centro a sua volta cresce, il sud resta con bassi tassi di crescita Si creano diverse Italie : nord progressivo invecchiamento della popolazione e forte immigrazione, sud forte disoccupazione 27

28 Le privatizzazioni dell Iri e le dismissioni bancarie Anche il settore pubblico cambia tra gli anni 80 e 90 Nel 1992 viene avviata una effettiva politica di privatizzazioni Diventa più stringente a livello europeo la disciplina sulle imprese pubbliche: coperture, ripiani di perdite, garanzie offerte a fronte di perdite perduranti divenivano materia di aiuto, dunque lesive della concorrenza La legge 359/1992 trasforma l Iri, l Eni, l Ina e l Enel da enti pubblici in società per azioni, permettendone la privatizzazione: il 100% delle azioni era però posseduta dal Tesoro Le holding pubbliche vennero sottoposte alla disciplina comunitaria in materia di aiuti pubblici e concorrenza 28

29 1992 la Comunità apre un contenzioso nei confronti dell Iri: il forte deficit dell Iri controgarantito dallo stato era visto come un aiuto distorsivo della concorrenza Andreatta (min. bilancio) negoziò di cedere parte delle partecipazioni a terzi per evitare la proprietà totale da parte del Tesoro Si scorporò la Telecom dall Iri (poi il Tesoro la vendette) Nel secondo mandato all Iri Prodi privatizza: Banca commerciale, Credito italiano, Banco di Roma, Ilva- Finsider (le società che furono alla base della costituzione dell Iri nel 1933) Si trasforma il sistema bancario Italiano 29

30 La struttura bancaria dei primi anni Novanta aveva tre maggiori istituti: Iri 1993 si avvia la vendita Banca commerciale italiana Credito italiano Mediobanca Banco di Roma Con la legge Amato e con quella del 1992 l Iri può iniziare la dismissione 30

31 Banche di interesse pubblico: San Paolo di Torino, Monte dei Paschi di Siena, Banco di Napoli, Banco di Sicilia, Banco di Sardegna Tesoro 1993 si avvia la vendita Banca nazionale del lavoro Mediocredito centrale Istituto mobiliare italiano Principali istituti di credito mobiliare Lo stato controllava i vertici delle Casse di Risparmio 31

32 banche cattoliche, popolari, cooperative e altri istituti minori : le banche pubbliche controllavano il 70/75% del totale delle attività bancarie 1985: si recepisce la direttiva comunitaria (12 anni in ritardo) in materia creditizia Si inverte la tendenza nel 1988: l Iri perde il controllo di Mediobanca, cede il Banco di Santo Spirito e nel 1989 cede la maggioranza assoluta del Banco di Roma 1990 Amato trasforma gli enti bancari in Società per azioni delineando norme sulla concorrenza degli istituti 32

33 1992: viene recepita una seconda direttiva (liberalizzazione del mercato europeo dei capitali): può entrare nel mercato creditizio chiunque ne abbia i requisiti Si supera la separazione tra banche ordinarie e banche di investimento Dopo il 1992 le banche di interesse pubblico e le casse vengono attribuite a fondazioni che assumono la proprietà delle società per azioni bancarie con l obbligo di cedere quote e traendo rendite per svolgere funzioni benefiche su base locale 33

34 1993 si avvia la vendita di Credito italiano, Commerciale e IMI; Mediobanca tenta di acquisire il controllo delle tre ex controllanti, ma la legge impone un vincolo del 5% agli acquisti individuali Si creano una serie di alleanze per l acquisto di Mediobanca sotto un unica regia aggirando il vincolo del 5% 1997: Banco di Roma e Banco di Napoli vengono posti in vendita dall Iri 1998: BNL (posta in vendita dal Tesoro) 1999 Mediocredito centrale (Tesoro) 34

35 Le fondazioni di Torino, Verona e Cassamarca cedono le loro banche in una fusione con la Credit creando il gruppo Unicredit (che acquisì il controllo della Rolo 1473, la quale aveva fuso Credito romagnolo e Carimonte) L altro grande consolidamento fu quello fra Cariplo e Ambroveneto (Ambrosiano di Calvi + Cattolica del Veneto) Intesa, a cui si aggiungono: la finanza cattolica, CariParma, Commerzbank, Banca Lombarda e Comit Questa forte concentrazione presenta alcune caratteristiche: 35

36 Le fondazioni mantengono un ruolo maggioritario senza interferire con la gestione garantendosi una rendita da utilizzare a livello locale Essendo espressione di realtà locali non sono scalabili e non essendo rivolte alla crescita ma solo alla rendita finiscono per essere autoreferenziali L intreccio societario che si crea fa sì che ognuno dei 5 principali gruppi (+ IFI e Generali) partecipa all azionariato di tutti gli altri gruppi Le partecipazioni di gruppi bancari stranieri in quelli italiani hanno un ruolo passivo e non trainano il sistema bancario italiano in quello finanziario internazionale 36

37 Nonostante si siano azzerate le proprietà dirette e indirette del Tesoro il sistema non si è tradotto in una struttura più trasparente e più efficiente Il sistema bancario italiano non è più nelle mani dello stato centrale ma di soggetti locali, nuovo incrocio tra pubblico e privato tipico del sistema produttivo e finanziario nazionale che cerca di proteggersi dall esterno 37

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