IL CONTRATTO FORMATIVO

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5 IL CONTRATTO FORMATIVO Carissime Studentesse e Carissimi Studenti, Stimatissimi Genitori, nelle pagine del nostro POF troverete l idea di fondo e il senso della Programmazione e della Progettazione dell Istituto Superiore Pantanelli-Monnet di Ostuni: un idea di scuola che nella triade sapere, saper fare e saper essere realizzi la formazione globale della persona e del cittadino, nell unione di conoscenza ed esperienza, di teoria e prassi, di individualità e comunità. In questa prospettiva pedagogico-didattica il nostro Piano dell Offerta Formativa intende costruire un Progetto scuola che ponga nella dovuta attenzione il sapere teorico unito alla dimensione del lavoro. In un famoso passo dell Encyclopédie, opera dell Illuminismo francese, si sosteneva che l uomo deve al lavoro la sua salute, la sua sussistenza, la sua serenità, il suo buon senso e, forse la sua virtù. Animata da questo spirito tutta la comunità scolastica pone lo studente, i suoi bisogni e il suo progetto di vita, al centro del sistema didattico, educativo, formativo e organizzativo, promuovendo azioni di sensibilizzazione culturale, di approfondimento delle competenze linguistiche nella lingua madre e nelle lingue straniere, di educazione alla cittadinanza europea, di formazione tecnica al lavoro, di apertura degli orizzonti di crescita personale. L Istituto Pantanelli-Monnet si impegna da offrire agli studenti percorsi ricchi e rigorosi affinché i giovani possano maturare una visione strategica del futuro proprio e di tutti e sappiano rispondere alle nuove domande della società della conoscenza. Mi onoro di firmare a nome anche del corpo docente, del corpo ATA, degli Alunni e dei Genitori il seguente contratto formativo: Pantanelli - Monnet - Ostuni - BR ISTITUTO SUPERIORE DEI SETTORI ECONOMICO E TECNOLOGICO Il presente Contratto Formativo vincola le parti ad onorare gli impegni che ciascuno assume per sé. Il Dirigente Scolastico si impegna a creare le condizioni ottimali perché nella Scuola ciascuno possa esprimere il meglio di sé e perché i giovani possano essere formati per affrontare le sfide del domani ; I docenti si impegnano al dialogo educativo e a svolgere coscienziosamente tutte le attività didattiche di loro competenza; Il personale ATA si impegna a garantire servizi e prestazioni accurati, efficienti e celeri; Gli alunni si impegnano a vivere serenamente nella Scuola e a crescere umanamente e culturalmente; I genitori si impegnano a collaborare e a confrontarsi con i figli e con la Scuola. Il Dirigente Scolastico prof.ssa Anna Luisa Saladino

6 Il contratto formativo L ubicazione La mission I caratteri identificativi La certificazione del Sistema Qualità... 8 La storia dell Istituto Enrico Pantanelli, Jean Monnet L analisi dei bisogni Il quadro europeo di riferimento L intercultura Dieci obiettivi per una dimensione europea dell educazione Le finalità educative Gli indirizzi di studio L accoglienza e l orientamento Il recupero.. 39 Valutazione degli apprendimenti e comportamenti.. 41 Il Piano Integrato degli Interventi P.O.N L ampliamento dell offerta formativa Progetti internazionali L ampliamento dell offerta formativa Progetti d Istituto.. 50 Le attività integrative...58 Le attività di aggiornamento...58 L educazione permanente degli adulti..58 Le strutture Le persone I regolamenti

7 L UBICAZIONE L Istituto Pantanelli-Monnet, sorto dal 1 settembre 2012 a causa dell accorpamento dei due precedenti istituti tecnici operanti nel territorio di Ostuni, è ubicato su quattro sedi distinte. Gli indirizzi Amministrazione, Finanza e Marketing, Costruzioni, Ambiente e Territorio e Turismo nella sede di via D. Silletti, n. 1, ove è ubicata anche la Dirigenza e la Segreteria centrale; l indirizzo Agraria, Agroalimentare e Agroindustria con l articolazione Gestione dell ambiente e del territorio nella contrada San Lorenzo, mentre l articolazione Produzioni e trasformazioni opera a Torre Santa Susanna alla via per Mesagne; gli indirizzi Elettronica ed Elettrotecnica, Informatica e Telecomunicazioni nella contrada Montesarago. Tutti le sedi sono ospitate in edifici di costruzione abbastanza recente e razionale, immerse in ampie zone adibite a verde. Sono accessibili da una viabilità oltremodo scorrevole e sono dotate di ampie aree di parcheggio esclusive. LA MISSION Il Pantanelli-Monnet, ben integrato nel proprio territorio e da sempre proteso verso più vasti orizzonti europei, afferma il proprio impegno nel fornire un servizio di qualità, altamente strutturato e competitivo, ideale per chi voglia crescere come uomo e come cittadino. Attento alla formazione permanente, lifelong learning, orienta e forma figure professionali adatte alle richieste di un mercato del lavoro nazionale ed europeo oltremodo flessibile. I CARATTERI IDENTIFICATIVI Decisionalità. Per garantire la qualità dell offerta formativa, l Istituto ha sviluppato una razionalità organizzativa forte, capace di progettualità dinamica, in interazione continua con i bisogni formativi dei propri utenti e con il contesto ambientale. È in grado di gestire la complessità mediante una diffusa decisionalità che responsabilizza tutti i membri dell organizzazione. Disponibilità. È l atteggiamento che caratterizza il personale che lavora presso il Pantanelli-Monnet. Rispettando ruoli e funzioni, tutti svolgono azione di accompagnamento verso gli alunni, perché ciascuno di essi, in situazione di benessere con se stesso e con gli altri, possa costruire, con speranza, il proprio progetto personale di vita. Europa. L Istituto è sempre stato caratterizzato legami forti con l Europa. La sua azione educativa e didattica si fonda sugli obiettivi occupabilità e cittadinanza attiva, che costituiscono le finalità comuni del costruendo sistema d istruzione europeo. È stato sede di convegni internazionali, con ospiti provenienti da scuole di tutta l Europa. La Dirigenza dell Istituto ha promosso, negli anni, scambi culturali con altre scuole europee e partecipazione a progetti europei per rafforzare la padronanza delle lingue straniere e per favorire la cittadinanza europea attiva e solidale. Flessibilità. L organizzazione della Scuola adotta i principi della flessibilità organizzativa e didattica per rispondere prontamente al rapido mutare delle variabili interne ed esterne al sistema scolastico. Il Pantanelli-Monnet è sempre caratterizzato dall attitudine a recepire le esigenze espresse dal contesto in cui opera per riconfigurare tempestivamente le sue finalità, obiettivi, contenuti, metodi e mezzi. La flessibilità è costantemente monitorata da sistemi valutativi interni ed esterni alla Scuola, per evitare ogni autoreferenzialità. Il modello flessibile è stato implementato sostituendo alla tradizionale organizzazione per funzioni, di tipo verticale, una moderna organizzazione per processi che caratterizza i gruppi di lavoro multidisciplinari composti dinamicamente, al mutare delle esigenze, per raggiungere specifici obiettivi. Identità. Il senso di appartenenza, avvertito da tutti, rivela la forte identità che la Scuola esprime. Questa identificazione genera l impegno di tutti nel mantenere ed incrementare i livelli qualitativi raggiunti. Frequenti occasioni di socializzazione favoriscono la formazione dello spirito di squadra. Responsabilità. È al centro di natura e mission del Pantanelli-Monnet, elemento che permea la prassi quotidiana. Responsabile è colui che risponde delle proprie e delle altrui azioni. Il personale, nello svolgimento dei compiti di competenza, esprime l evidente senso di responsabilità, che influenza stile di lavoro, relazioni interpersonali, rapporti gerarchici ed atmosfera istituzionale. 7

8 LA CERTIFICAZIONE DEL SISTEMA DI GESTIONE QUALITÀ L Istituto, nella componente Monnet, dal marzo 2006 ha conseguito la Certificazione di Qualità per tutte le attività scolastiche, didattiche ed amministrative, implementando un Sistema di Gestione della Qualità secondo la norma UNI EN ISO 9001: Vision Detto sistema ha prodotto il rinnovarsi della certificazione della Qualità fino a marzo Da quella data l Istituto è uscito dal SGQ, pur mantenendo attive tutte le procedure implementate in questi anni, finalizzate al miglioramento continuo. Gli otto principi di Gestione per la Qualità presenti nella Vision 2008, che forniscono gli indirizzi per migliorare le performances delle attività, sono i seguenti. Principio 1 Organizzazione orientata all utente L Istituto dipende dai propri utenti, pertanto deve capire le loro esigenze presenti e future, ottemperare ai loro requisiti e mirare a superare le loro stesse aspettative. Principio 2 Leadership Il Dirigente scolastico stabilisce unità di intenti e di indirizzo dell organizzazione. Egli crea e mantiene l ambiente interno che coinvolge pienamente il personale nel perseguimento degli obiettivi. Principio 3 Coinvolgimento del personale Le risorse umane costituiscono l essenza dell Istituto ed il loro pieno coinvolgimento permette di porre le loro capacità al servizio dell organizzazione. Principio 4 Approccio per processi Il risultato desiderato si ottiene con efficienza quando le relative risorse e attività sono gestite come un processo. Principio 5 Approccio sistemico alla gestione Identificare, capire e gestire i processi interconnessi, mirati a determinati obiettivi, migliora l efficacia e l efficienza dell organizzazione. Principio 6 Miglioramento continuativo Il miglioramento continuo è l obiettivo permanente dell Istituto. Principio 7 Decisioni basate su dati di fatto Le decisioni efficaci si basano sull analisi di dati ed informazioni. Principio 8 Rapporti di reciproco beneficio con i fornitori L organizzazione ed i suoi fornitori sono interdipendenti, pertanto il rapporto di reciproco beneficio migliora la capacità di creare valore. Progetto AUTOVALUTAZIONE D ISTITUTO - RAV (DS, DSGA, Docenti, ATA, Studenti dell Istituto) Entro luglio 2015 le scuole produrranno il loro primo rapporto di autovalutazione con gli obiettivi di miglioramento. Dall anno prossimo gli istituti saranno sottoposti a verifica esterna. Il format che gli istituti scolastici dovranno utilizzare per produrre il loro primo Rapporto di Autovalutazione è stato elaborato dall INVALSI con il supporto e la supervisione del Gruppo Start Up (MIUR, INVALSI ed esperti esterni) costituito presso il MIUR ed è il frutto di un lungo percorso di ricerca e sperimentazione. Le scuole dovranno condurre l autovalutazione prendendo in considerazione tre dimensioni: Contesto e risorse, Esiti e Processi (suddivisi in Pratiche educative e didattiche e Pratiche gestionali e organizzative). Per ogni dimensione, si richiede alle scuole di riflettere su alcuni ambiti a cui sono associati gli indicatori per la misurazione oggettiva. Le sperimentazioni condotte dall INVALSI in questi anni, che hanno coinvolto un vasto campione di scuole, dimostrano che la cultura della valutazione è ormai diffusa. Le scuole sono pronte per questo salto culturale che introduce come prassi consolidata la riflessione sul proprio lavoro nell ottica di un continuo miglioramento. Struttura del rapporto di autovalutazione Il rapporto di autovalutazione è articolato in 5 sezioni. La prima sezione, Contesto e risorse, permette alle scuole di esaminare il loro contesto e di evidenziare i vincoli e le leve positive presenti nel territorio per agire efficacemente sugli esiti degli studenti. Gli Esiti degli studenti rappresentano la seconda sezione. La terza sezione è relativa ai Processi messi in atto dalla scuola. La quarta sezione invita a riflettere sul Processo di autovalutazione in corso e sull'eventuale integrazione con pratiche auto-valutative pregresse nella scuola. L'ultima sezione consente alle scuole l Individuazione delle priorità su cui si intende agire al fine di migliorare gli esiti, in vista della predisposizione di un piano di miglioramento. 8

9 1. Contesto e risorse 1.1. Popolazione scolastica 1.2. Territorio e capitale sociale 1.3. Risorse economiche e materiali 1.4. Risorse professionali 2. Esiti 2.1. Risultati scolastici 2.2. Risultati nelle prove standardizzate 2.3. Competenze chiave e di cittadinanza 2.4. Risultati a distanza 3. Processi > Pratiche educative e didattiche 3.1. Curricolo, progettazione, valutazione 3.2. Ambiente di apprendimento 3.3. Inclusione e differenziazione 3.4. Continuità e orientamento > Pratiche gestionali e organizzative 3.5. Orientamento strategico e organizzazione della scuola 3.6. Sviluppo e valorizzazione delle risorse umane 3.7. Integrazione con il territorio e rapporti con le famiglie 4. Il processo di autovalutazione 5. Individuazione delle priorità 5.1. Priorità e Traguardi 5.2. Obiettivi di processo Utilizzo delle domande guida Le domande poste all'inizio di ciascuna area rappresentano uno stimolo per riflettere sui risultati raggiunti dalla scuola in quello specifico settore. Partendo dalla lettura dei dati, si chiede alla scuola di riflettere su quanto realizzato in ogni ambito, focalizzandosi specificatamente sui risultati raggiunti ed individuando punti di forza e di debolezza. Successivamente sarà possibile esprimere un giudizio complessivo sull area, sintetizzato assegnando un livello. Utilizzo degli indicatori Gli indicatori messi a disposizione rappresentano un utile strumento informativo, se utilizzati all interno di una riflessione e interpretazione più ampia da parte della scuola. Gli indicatori consentono alla scuola di confrontare la propria situazione con valori di riferimento esterni. Pertanto gli indicatori contribuiscono a supportare il gruppo di autovalutazione per l'espressione del giudizio su ciascuna delle aree in cui è articolato il Rapporto di Autovalutazione. L'espressione del giudizio non dovrebbe derivare dalla semplice lettura dei valori numerici forniti dagli indicatori, ma dall interpretazione degli stessi e dalla riflessione che ne scaturisce. D'altra parte è necessario che i giudizi espressi siano esplicitamente motivati in modo da rendere chiaro il nesso con gli indicatori e i dati disponibili. Utilizzo della rubrica di valutazione Per ciascuna area degli Esiti e dei Processi la scuola dovrà esprimere un giudizio complessivo, utilizzando una scala di possibili situazioni che va da 1 a 7. Le situazioni 1 (Molto critica), 3 (Con qualche criticità), 5 (Positiva) e 7 (Eccellente) sono corredate da una descrizione analitica. Le descrizioni non hanno la pretesa di essere una fotografia della situazione di ciascuna singola scuola. Esse servono piuttosto come guida per capire dove meglio collocare la propria scuola lungo una scala. Le situazioni 2, 4 e 6 non sono descritte e permettono di posizionare le scuole che riscontrano una corrispondenza tra la descrizione e la situazione effettiva solo in relazione ad alcuni aspetti. Per esempio la scuola può scegliere di indicare 4 se ritiene che la propria situazione sia per alcuni aspetti positiva (5) mentre per altri presenti qualche criticità (3). Per ciascuna area si chiede infine di motivare brevemente le ragioni della scelta del giudizio assegnato, indicando i fattori o gli elementi che hanno determinato la collocazione della scuola in uno specifico livello della scala. Criteri per fornire una Motivazione del giudizio assegnato Al termine di ciascuna area degli Esiti e dei Processi è presente uno spazio di testo aperto, intitolato Motivazione del giudizio assegnato. In questo spazio si richiede alla scuola di argomentare il motivo per cui ha assegnato un determi- 9

10 nato livello di giudizio nella scala di valutazione. Per la compilazione di questa parte si suggerisce di tenere conto dei seguenti criteri generali: Completezza - utilizzo dei dati e degli indicatori messi a disposizione centralmente (MIUR, INVALSI, ecc.) e capacità di supportare il giudizio individuando ulteriori evidenze e dati disponibili a scuola. Accuratezza - lettura dei dati e degli indicatori in un'ottica comparativa, confrontando la situazione della scuola con i valori di riferimento forniti (medie nazionali o regionali, andamento generale delle scuole di riferimento, ecc.). Qualità dell analisi - approfondimento e articolazione della riflessione a partire dall analisi dei dati disponibili. L'analisi è articolata quando non ci si limita a elencare i dati o a descrivere ciò che la scuola fa, ma i dati vengono interpretati tenendo conto della specificità del contesto, oppure si evidenziano i punti di forza e di debolezza dell'azione della scuola, o si individuano aspetti strategici. Articolazione del Quadro di riferimento per l autovalutazione delle scuole Di seguito è presentato il modello teorico delle relazioni tra le dimensioni degli Esiti, dei Processi (suddivisi in Pratiche educative e didattiche e Pratiche gestionali e organizzative) e del Contesto e Risorse Contesto Il contesto è inteso come struttura sociale in cui si colloca un intervento educativo. Se in generale il contesto rappresenta un dato strutturale, non direttamente modificabile dall azione educativa, una suddivisione ulteriore individua da un lato delle condizioni di contesto che possono essere definite malleabili, in quanto è comunque possibile modificarle, dall altro delle condizioni date, più difficilmente modificabili, che rappresentano dei vincoli o delle risorse da tenere in considerazione per l'interpretazione dei risultati o per la definizione di interventi educativi Popolazione scolastica Definizione dell'area - Provenienza socio economica e culturale degli studenti e caratteristiche della popolazione che insiste sulla scuola (es. occupati, disoccupati, tassi di immigrazione) Territorio e capitale sociale Definizione dell'area - Caratteristiche economiche del territorio e sua vocazione produttiva. Risorse e competenze presenti nella comunità per la cooperazione, la partecipazione e l interazione sociale. Istituzioni rilevanti nel territorio (es. per l integrazione degli stranieri, l inclusione, la lotta alla dispersione scolastica, l orientamento, la programmazione dell offerta formativa) Risorse economiche e materiali Definizione dell'area - Livello e grado di diversificazione delle fonti di finanziamento della scuola (es. sostegno delle famiglie e dei privati alle attività scolastiche, impegno finanziario degli enti pubblici territoriali). Qualità delle strutture e delle infrastrutture scolastiche Risorse professionali Definizione dell'area - Quantità e qualità del personale della scuola (es. conoscenze e competenze disponibili) Esiti Pur nella loro molteplicità, gli esiti finali, lasciati all autonomia responsabile delle scuole nella loro concreta articolazione, sono riferibili al successo formativo di ogni alunno, da perseguire nel quadro di uno sviluppo armonico e integrale della persona. Attraverso gli apprendimenti sviluppati a scuola, così come nello studio personale, nelle esperienze educative vissute in famiglia e nella comunità, ogni studente dovrebbe essere in grado di iniziare ad affrontare in autonomia e con responsabilità la vita sociale e professionale, riflettendo ed esprimendo la propria personalità in tutti i suoi aspetti Risultati scolastici Criterio di qualità: La scuola garantisce il successo formativo degli studenti. Definizione dell'area - Il concetto di successo formativo rimanda agli esiti degli studenti nel breve e medio periodo. E' importante che la scuola sostenga il percorso scolastico degli studenti, prestando particolare attenzione agli studenti in ritardo, con debiti formativi, promossi con il minimo dei voti, e riducendo al minimo l'incidenza dei trasferimenti e degli abbandoni Risultati nelle prove standardizzate nazionali 10

11 Criterio di qualità: La scuola assicura l acquisizione dei livelli essenziali di competenze (misurate con le prove nazionali) per tutti gli studenti. Definizione dell'area - Le prove standardizzate nazionali rilevano le competenze cognitive di tipo generale, trasferibili a differenti compiti, rilevanti per la formazione e la preparazione generale della persona. Queste competenze fanno riferimento alla dimensione culturale generale di un individuo e riguardano nello specifico le competenze linguistiche e quelle matematiche. L analisi dei risultati conseguiti nelle prove standardizzate nazionali persegue la finalità di far riflettere sul livello di competenze raggiunto dalla scuola in relazione alle scuole del territorio, a quelle con background socio-economico simile e al valore medio nazionale. Tuttavia, con riferimento al criterio dell equità degli esiti che riguarda tutti i risultati prodotti dalla scuola, tale analisi deve permettere anche di valutare la capacità della scuola di assicurare a tutti gli studenti il raggiungimento di alcuni livelli essenziali di competenza. L azione della scuola dovrebbe quindi essere volta a ridurre l incidenza numerica e la dimensione del gap formativo degli studenti con livelli di apprendimento sotto una determinata soglia, considerando la variabilità di risultati interna alla scuola (tra le classi, tra le sedi, tra gli indirizzi), così come la distribuzione degli studenti nei diversi livelli di rendimento Competenze chiave e di cittadinanza Criterio di qualità: La scuola assicura l acquisizione delle competenze chiave e di cittadinanza degli studenti. Definizione dell'area - Si parla di competenze chiave per indicare un insieme di competenze, anche di natura trasversale, ritenute fondamentali per una piena cittadinanza. Tra queste rientrano ad esempio le competenze sociali e civiche (rispetto delle regole, capacità di creare rapporti positivi con gli altri, costruzione del senso di legalità, sviluppo dell etica della responsabilità e di valori in linea con i principi costituzionali) e le competenze personali legate alla capacità di orientarsi e di agire efficacemente nelle diverse situazioni. Appare inoltre importate considerare la capacità degli studenti di autoregolarsi nella gestione dei compiti scolastici e dello studio Risultati a distanza Criterio di qualità: La scuola favorisce il successo degli studenti nei successivi percorsi di studio e di lavoro. Definizione dell'area - L azione della scuola può definirsi efficace quando assicura il successo degli studenti nei successivi percorsi di studio o di lavoro. E' pertanto importante conoscere i percorsi formativi degli studenti usciti dalla scuola del primo e del secondo ciclo ad un anno o due di distanza e monitorare inoltre i risultati a distanza all'interno del I ciclo, nel passaggio dalla scuola primaria alla secondaria Processi Le ricerche sulle scuole efficaci (school effectiveness) hanno negli anni contribuito ad individuare quei processi che risultano maggiormente collegati ai risultati, e quindi ai livelli degli apprendimenti degli studenti ed alla loro riuscita scolastica. Si considerano sia i processi connessi all'insegnamento / apprendimento (Pratiche educative e didattiche), sia i processi che avvengono ad un livello più generale di scuola, compresi quelli che si realizzano in sinergia con il territorio e le famiglie (Pratiche gestionali e organizzative). A. Pratiche educative e didattiche Curricolo, progettazione e valutazione Criterio di qualità: La scuola propone un curricolo aderente alle esigenze del contesto, progetta attività didattiche coerenti con il curricolo, valuta gli studenti utilizzando criteri e strumenti condivisi. Definizione dell'area - Individuazione del curricolo fondamentale a livello di istituto e capacità di rispondere alle attese educative e formative provenienti dalla comunità di appartenenza. Definizione di obiettivi e traguardi di apprendimento per le varie classi e anni di corso. Attività opzionali ed elettive che arricchiscono l offerta curricolare. Modalità di progettazione didattica, monitoraggio e revisione delle scelte progettuali impiegate dagli insegnanti. Modalità impiegate per valutare le conoscenze e le competenze degli allievi. L area è articolata al suo interno in tre sottoaree: Curricolo e offerta formativa - definizione e articolazione del curricolo e delle attività di ampliamento dell offerta 11

12 formativa; Progettazione didattica - modalità di progettazione; Valutazione degli studenti - modalità di valutazione e utilizzo dei risultati della valutazione Ambiente di apprendimento Criterio di qualità: La scuola offre un ambiente di apprendimento innovativo, curando gli aspetti organizzativi, metodologici e relazionali del lavoro d'aula. Definizione dell'area - Capacità della scuola di creare un ambiente di apprendimento per lo sviluppo delle competenze degli studenti. La cura dell'ambiente di apprendimento riguarda sia la dimensione materiale e organizzativa (gestione degli spazi, delle attrezzature, degli orari e dei tempi), sia la dimensione didattica (diffusione di metodologie didattiche innovative), sia infine la dimensione relazionale (attenzione allo sviluppo di un clima di apprendimento positivo e trasmissione di regole di comportamento condivise). Le tre sottoaree sono così definite: Dimensione organizzativa - flessibilità nell'utilizzo di spazi e tempi in funzione della didattica (laboratori, orario scolastico, ecc.); Dimensione metodologica - promozione e sostegno all utilizzo di metodologie didattiche innovative (gruppi di livello, classi aperte, ecc.); Dimensione relazionale - definizione e rispetto di regole di comportamento a scuola e in classe, gestione dei conflitti con gli studenti Inclusione e differenziazione Criterio di qualità: La scuola cura l'inclusione degli studenti con bisogni educativi speciali, valorizza le differenze culturali, adegua l'insegnamento ai bisogni formativi di ciascun allievo attraverso percorsi di recupero e potenziamento. Definizione dell'area - Strategie di gestione delle diverse forme di diversità, adeguamento dei processi di insegnamento e apprendimento ai bisogni formativi di ciascun allievo nel lavoro d aula e nelle altre situazioni educative. L area è suddivisa in due sottoaree: Inclusione - modalità di inclusione degli studenti con BES e di valorizzazione e gestione delle differenze; Recupero e Potenziamento - modalità di adeguamento dei processi di insegnamento ai bisogni formativi di ciascun allievo Continuità e orientamento Criterio di qualità: La scuola garantisce la continuità dei percorsi scolastici e cura l'orientamento personale, scolastico e professionale degli studenti. Definizione dell'area - Attività per garantire la continuità dei percorsi scolastici. Attività finalizzate all orientamento personale, scolastico e professionale degli allievi. L area è articolata al suo interno in due sottoaree: Continuità - azioni intraprese dalla scuola per assicurare la continuità educativa nel passaggio da un ordine di scuola all altro; Orientamento - azioni intraprese dalla scuola per orientare gli studenti alla conoscenza del sé e alla scelta degli indirizzi di studio successivi. B. Pratiche gestionali e organizzative Orientamento strategico e organizzazione della scuola Criterio di qualità: La scuola individua le priorità da raggiungere e le persegue dotandosi di sistemi di controllo e monitoraggio, individuando ruoli di responsabilità e compiti per il personale, convogliando le risorse economiche sulle azioni ritenute prioritarie. Definizione dell'area - Identificazione e condivisione della missione, dei valori e della visione di sviluppo dell istituto. Capacità della scuola di indirizzare allineare le risorse verso le priorità, catalizzando le energie intellettuali interne, i contributi e le risorse del territorio, le risorse finanziarie e strumentali disponibili verso il perseguimento degli obiettivi prioritari d istituto. L area è articolata al suo interno in quattro sottoaree: Missione e obiettivi prioritari - individuazione della missione, scelta delle priorità e loro condivisione intera e esterna; Controllo dei processi - uso di forme di controllo strategico e monitoraggio dell'azione intrapresa dalla scuola per il conseguimento degli obiettivi individuati (es. pianificazione strategica, misurazione delle performance, strumenti di autovalutazione); Organizzazione delle risorse umane - individuazione di ruoli e compiti per il personale; Gestione delle risorse economiche - assegnazione delle risorse per la realizzazione delle priorità Sviluppo e valorizzazione delle risorse umane Criterio di qualità: La scuola valorizza le risorse professionali tenendo conto delle competenze per l'assegnazione degli incarichi, promuovendo percorsi formativi di qualità, incentivando la collaborazione tra pari. 12

13 Definizione dell'area - Capacità della scuola di prendersi cura delle competenze del personale, investendo nella formazione e promuovendo un ambiente organizzativo per far crescere il capitale professionale dell istituto. L area è articolata al suo interno in tre sottoaree: Formazione - azioni intraprese, finanziate dalla scuola o da altri soggetti, per l aggiornamento professionale del personale; Valorizzazione delle competenze - raccolta delle competenze del personale e loro utilizzo (l'assegnazione di incarichi, formazione tra pari, ecc.); Collaborazione tra docenti - attività in gruppi di lavoro e condivisione di strumenti e materiali didattici Integrazione con il territorio e rapporti con le famiglie Criterio di qualità: La scuola svolge un ruolo propositivo nella promozione di politiche formative territoriali e coinvolge le famiglie nella definizione dell'offerta formativa. Definizione dell'area - Capacità della scuola di proporsi come partner strategico di reti territoriali e di coordinare i diversi soggetti che hanno responsabilità per le politiche dell istruzione nel territorio. Capacità di coinvolgere le famiglie nel progetto formativo. L area è articolata al suo interno in due sottoaree: Collaborazione con il territorio - promozione di reti e accordi con il territorio a fini formativi; Coinvolgimento delle famiglie - capacità di confrontarsi con le famiglie per la definizione dell offerta formativa. LA STORIA DELL ISTITUTO Storia del Monnet L ITC nasce in Ostuni nell a.s. 1982/83, come sezione staccata dell ITC Marconi di Brindisi, con due prime classi ad indirizzo amministrativo. Nell a.s. 1983/84 viene Istituto a Brindisi l ITC II, come sdoppiamento del Marconi, poi Flacco. La sede di Ostuni, sua sezione staccata, nell a.s. 1987/88 consegue l autonomia e nasce l ITC di Ostuni, preside il prof. Silvano Marseglia. Dall a.s. 1992/93 viene aggregata all ITC di Ostuni la sezione staccata di Ceglie Messapica; viene istituita la sezione Geometri. Il 9 aprile 1993, con decreto del Provveditore agli Studi, l Istituto è intitolato a Jean Monnet, uno dei padri fondatori dell Europa. Si realizzano progetti di portata internazionale, che diverranno sempre più complessi, articolati ed estesi. Dal 1997 inizia la collaborazione con i Licei di Posio in Lapponia (Finlandia) e Kungsbaka (Svezia) e lo scambio di delegazioni di alunni e docenti al fine di confrontare le rispettive attività didattiche. Queste collaborazioni verranno implementate, negli anni seguenti, con scambi di studenti e docenti con il liceo Alighieri di Praga( Repubblica Ceca) il Könyves Kálmán Gimnázium di Budapest (Ungheria). Nume- 13

14 rosi anche i progetti europei a cui l Istituto ha partecipato nell ambito dei Leonardo, Comenius e Grundtvig. Nell ambito del progetto scuola-lavoro, da giugno 1999, si realizzano stages aziendali estivi presso prestigiose strutture ricettive dislocate sul territorio nazionale;. in esperienze lavorative nel settore amministrativo. Dal 1 settembre 1999 l Istituto Jean Monnet si trasferisce nell attuale sede tra via Silletti e via Berlinguer. Dal 1 settembre 2000 per effetto della razionalizzazione scolastica l Istituto perde la sezione di Ceglie Messapica. Dall a.s. 2002/03 ha inizio il corso ITER per periti turistici. Dal 1 settembre 2009 ad oggi, tranne una breve interruzione di un anno, il Dirigente scolastico è la prof.ssa Anna Luisa Saladino. Storia del Pantanelli - sezione Agraria L Istituto Tecnico Agrario di Ostuni inizia l attività nell a.s. 1951/52 con l istituzione della terza classe parificata, per dare maggiore preparazione e professionalità agli studenti che frequentano la scuola di Avviamento professionale a tipo agrario e il biennio della Scuola Tecnica Agraria. Il decreto del 18/8/52, legalmente riconosciuto il 22/5/53, autorizza il triennio dell Istituto che rilascia il diploma di Perito Agrario. Il 30/9/58 viene soppressa la Scuola Tecnica Agraria ed istituito il corso completo di Istituto Tecnico Agrario Statale, come sezione staccata dell Istituto di Cerignola. Dall 1/10/59 l Istituto diviene autonomo. Nei primi anni è ubicato in diverse sedi tra abitazione e porzioni di edifici scolastici in condominio con altre Scuole. Utilizza un azienda presa in affitto, distante dal paese e con limitazione d uso. Nel 1960 l Amministrazione Provinciale di Brindisi, alla quale compete fornire agli istituti tecnici i locali e attrezzature necessarie al loro funzionamento, interpretando le aspettative del territorio brindisino, a spiccata vocazione agricola, acquista un azienda di 13 ha, specializzata in olivicoltura, nei pressi di Ostuni, su cui sorge l attuale edificio scolastico, realizzato in tre tempi e terminato nel L Istituto viene dotato di attrezzature necessarie ad un razionale funzionamento, sono allestiti i laboratori, attrezzato l osservatorio meteorologico, viene costruita una serra e arredato lo spazio adiacente con piante ornamentali e da frutto. L Istituto, inaugurato nel 1968, viene intestato all illustre prof. Enrico Pantanelli. Nell a.s. 1985/86 ottiene l autorizzazione ad avviare il corso sperimentale Cerere e successivamente aderisce al progetto Cerere unitario che determina l attuale corso di studi in due moduli: agro-ambientale ed agroindustriale. A partire dall 1/9/2003 è stata istituita una sede staccata a Torre Santa Susanna per rispondere alle esigenze di quel territorio a vocazione prevalentemente agricola. Storia del Pantanelli - sezione Industriale L Istituto Tecnico Industriale di Ostuni, della cui necessità il territorio avverte l importanza fin dagli anni Sessanta, diviene realtà operante nel 1963, quando viene attivata una prima classe, quale sezione staccata dell ITIS Giorgi di Brindisi. Negli anni 80, sulla scia dei progressi tecnologici connessi alla creazione di nuovi profili professionali, la sede di Ostuni si arricchì della terza classe di specializzazione in Elettronica Industriale per approdare nel 1984 all autonomia, che coincise con l intitolazione dell Istituto a Galileo Galilei. La fine degli anni 90 è caratterizzata da profondi mutamenti nella politica scolastica che portano alla riorganizzazione degli Istituti compresi all interno di una rete. Di conseguenza, nel 1997 l ITIS Galileo Galilei viene aggregato al Majorana di Brindisi fino al 2000, quando il piano di ristrutturazione regionale lo accorpa all ITA di Ostuni. Seguono gli anni della de-industrializzazione e del sempre maggiore progresso dell Elettronica e dell Informatica, che vedono la sede di Ostuni flessibile al cambiamento, per cui nell a.s. 2006/07 all indirizzo Elettronica e Telecomunicazioni si aggiunge l indirizzo Informatico. I NUMERI COMPLESSIVI DEL PANTANELLI - MONNET Nel corrente anno 2013/14 la popolazione scolastica è di 1032 alunni. Le classi sono: 12 indirizzo Amministrazione, Finanza e Marketing (ex Igea), 10 indirizzo Turismo (ex ITER), 5 indirizzo Costruzioni, Ambiente e Territorio (ex Geometra), 7 indirizzo Agraria, Agroalimentare e Agroindustria (articolazione Gestione dell ambiente e del territorio), 4 indirizzo Elettronica ed Elettrotecnica, 6 indirizzo Informatica e Telecomunicazioni. Quest anno non è stato attivato il progetto SIRIO (nell indirizzo ex-igea) per gli adulti. Il corpo docente è composto da circa 140 unità, il personale ATA da 36 unità. 14

15 ENRICO PANTANELLI Enrico Pantanelli nacque a Siena il 18 agosto 1881; si trasferì presto a Modena dove compì i suoi studi, dimostrando la sua grande passione per la ricerca scientifica, pasticciando, come egli soleva dire, nel laboratorio del padre Dante, insigne geologo e professore universitario. A 21 anni conseguì a Modena la laurea in Scienze naturali e poi con una borsa di studio del MPI frequentò nel triennio 1902/1905 diversi laboratori stranieri, dove si perfezionò sotto la guida di illustri maestri di fama mondiale, quali Pfeffer, Ostwald, Beckmann, Schulze, Fischer, Sorauer. In questi anni frequentò la Scuola superiore di agricoltura di Berlino e la Scuola di pomologia e viticoltura di Geisenheim sul Reno, interessandosi dei problemi agricoli. Al ritorno, nel 1905, conseguì la libera docenza in Botanica e nel 1908, si laureò in Chimica sotto Cannizzaro e Paternò. Nel 1906 era stato assunto quale assistente presso la Stazione di Patologia vegetale di Roma, diretta da Cuboni, ufficio che mantenne fino al 1913, quando fu chiamato da Cavara a Napoli per ricoprire il posto di aiuto presso l Istituto di Botanica di quella Università. Appartengono a questo primo periodo le sue ricerche più significative di fisiologia e patologia vegetale, lo posero all attenzione del mondo scientifico internazionale. Dal 1914 a tutto il 1921 prestò la sua opera, in qualità di Ispettore, presso il Ministero dell Agricoltura, provvedendo alla riorganizzazione del servizio fitopatologico. Sono di questi anni le numerose ricerche applicate ai sistemi e mezzi di lotta dei parassiti animali e vegetali, a cui si affiancò una profonda esperienza pratica nelle problematiche dell agricoltura italiana, con particolare attenzione al Mezzogiorno. In Puglia, regione che ben conosceva avendola frequentata assiduamente, giunse nel 1922 avendo vinto il concorso per Direttore della Stazione sperimentale agraria di Bari, in seguito alla prematura morte di Celso Ulpiani. Fino ad allora Pantanelli non aveva fatto professione di Agronomo, ma l immenso bagaglio di conoscenze teoriche in campo biologico, l esperienza ministeriale e la passione per la sperimentazione in breve lo fecero un grande Agronomo, il più grande per i suoi tempi, poveri di mezzi e di strutture. Si occupò del miglioramento colturale di numerose specie, dell introduzione di nuove colture, della concimazione, delle lavorazioni del terreno, delle tecniche di aridocoltura e della nascente tecnica irrigua. I contributi di studio per la profondità dell indagine sperimentale e l interesse dei risultati acquisiti, sono ancora di grande validità. Sue pubblicazioni sui terreni agrari del Tavoliere e della provincia di Bari e la raccolta Problemi agronomici del Mezzogiorno sono ancora di frequente consultazione per l ampiezza delle informazioni e la profonda conoscenza del Mezzogiorno. Nel 1938 prestò la sua preziosa opera nella realizzazione della Facoltà di Agraria di Bari. Nel 1941 fu nominato professore ordinario di Agronomia generale e Coltivazioni erbacee, conservando la direzione della Stazione agraria fino al Nel 1944 fu eletto, e poi confermato, Preside della Facoltà di Agraria. Si accingeva a portare a termine la sua ennesima fatica nella realizzazione dell attuale sede della Facoltà, alla quale con immenso amore ed impegno si era dedicato, ormai settantenne, quando la morte lo colse, il 5 dicembre JEAN MONNET risoluti a sostituire alle rivalità secolari una fusione dei loro interessi essenziali. A fondare con l instaurazione di una comunità economica la prima assise d una comunità più vasta e più profonda tra popoli per lungo tempo avversi per divisioni sanguinose e a porre i fondamenti d istituzioni capaci d indirizzare un destino oramai condiviso Jean Monnet - dal preambolo del Trattato CECA Jean Omer Marie Gabriel Monnet (Cognac - Francia, Parigi, 1979), tra i padri fondatori dell Europa, nacque da una famiglia di produttori di cognac. Da giovane aiutò il padre nel commercio; allo scoppio della 1 a guerra mondiale risolse il formidabile problema di organizzare gli approvvigionamenti degli Alleati con una programmazione comune tra Francia e Inghilterra. Nel 1919 fu nominato segretario generale aggiunto della Società delle Nazioni. Pensava 15

16 che questa'organizzazione internazionale potesse imporsi per la sua forza morale, per gli appelli all opinione pubblica e grazie alle abitudini che finirebbero col prevalere. Ma presto riconobbe che la Società delle Nazioni non poteva realizzare gli obiettivi di pace proposti. Le decisioni erano prese solo all unanimità. Il veto - così Monnet commentò l esperienza - è la causa profonda e nello stesso tempo il simbolo dell impossibilità di superare gli egoismi nazionali. Nessuna volontà comune e nessun bene comune potevano essere conseguiti su questa base. Inviato negli Stati Uniti nel 1940 a negoziare una commessa militare inglese, affermò che l America doveva diventare l arsenale delle democrazie. Il 5 agosto 1943 ad Algeri, divenuto membro di Francia Libera, dichiarò: Non ci sarà mai pace in Europa, se gli stati si ricostituiranno su una base di sovranità nazionale. I paesi d Europa sono troppo piccoli per garantire ai loro popoli la prosperità e l evoluzione sociale indispensabili. È necessario che gli stati europei si costituiscano in federazione avente una comune base economica. Dopo la liberazione operò per modernizzare l economia francese. Nel 1950, al risorgere di nuove tensioni internazionali, decise fosse il momento fare un passo irreversibile verso l unione europea: la messa in comune, sotto il controllo di un governo europeo, delle risorse franco-tedesche di carbone e acciaio. Preparò il testo che poi divenne la Dichiarazione Schuman: Accomunando le produzioni di base e istituendo un nuova Alta Autorità, le cui decisioni vincoleranno la Francia, la Germania e i paesi che vi aderiranno, questa proposta getterà le prime fondamenta concrete di una federazione europea indispensabile per preservare la pace. Nel 1952 fu il primo presidente dell Alta Autorità della CECA, avviò la pacificazione franco-tedesca che ancora rappresenta il sentimento profondo su cui si regge il processo di unificazione europea. Nel 1976 il Consiglio dell UE gli assegnò il titolo Cittadino d onore dell Europa. Nel 1988 il presidente Mitterand fece tumulare le sue ceneri al Pantheon di Parigi. L ANALISI DEI BISOGNI L Istituto opera da anni sui bisogni formativi reali degli alunni, recepisce le innovazioni dal mondo produttivo e concretizza le sollecitazioni provenienti dal territorio. È ubicato a Ostuni (223,84 km 2 con ab. a 218 m.), uno dei maggiori centri della provincia di Brindisi, 35 Km circa a nord del capoluogo, in un incantevole posizione panoramica sul mare Adriatico, lungo la Murgia Costiera. Osservando l intera provincia, essa è caratterizzata da uno sviluppo economico medio-basso, improntato per lo più sull agricoltura, l artigianato, le telecomunicazioni e il turismo concentrato nella stagione estiva. Gli elementi caratterizzanti la situazione socio-economica sono l elevato tasso di disoccupazione, circa il 23%, superiore al dato nazionale, e il reddito pro-capite molto inferiore alla media nazionale e regionale. Rispetto alle altre province la scola- 16

17 rizzazione è al di sotto della media, mentre l analfabetismo è circa il doppio del dato nazionale; i laureati sono la metà della media italiana. Buona è la presenza di macro-infrastrutture: aeroporto, porto, assi viari e ferroviari, mentre sono insufficienti le zone industriali e artigianali a supporto dell economia dei singoli centri. Il sistema economico provinciale è legato a ben definiti poli, alcuni da tempo affermati e altri in via di sviluppo. I settori aeronautico, avio-motoristico, chimico-farmaceutico, energetico, meccanico e navale sono tradizionalmente presenti nel capoluogo. Notevoli sono le potenzialità per quello che concerne i servizi per lo sviluppo delle nuove tecnologie applicate all informatica, alla telefonia, alla tutela dei beni culturali, alla sanità, quasi a sancire un ciclo virtuoso che lega la tradizione contadina alle nuove sfide di una regione europea. I settori agro-ambientale e agro-industriale, per favorevoli condizioni climatiche e territoriali, per tradizioni colturali e produttive (soprattutto olivicoltura e viticoltura), per recenti iniziative imprenditoriali nei surgelati, nella pasta fresca e nella trasformazione-conservazione di prodotti ittico-agricoli, costituiscono alcuni dei principali settori di sviluppo dell area. Il settore turistico è legato alla valorizzazione del sistema del turismo termale, congressuale, d affari, culturale, sportivo e da diporto, nonché alla realizzazione di infrastrutture. Il suo territorio di riferimento è costituito dall area costiera con integrazione delle zone panoramiche e climatiche della Valle d Itria. Si inizia a delineare un sistema turistico provinciale integrato che valorizza i centri storici, le risorse naturali, culturali, archeologiche e antropologiche: infatti sono stati ritrovati resti fossili di una donna con feto, che risalgono a circa anni fa. Nel contempo si sta arricchendo l offerta di nuovi servizi di ospitalità e del tempo libero, con un offerta più destagionalizzata in strutture idonee. Il settore tessile e dell abbigliamento, sviluppatosi negli ultimi anni, rappresenta un potenziale significativo, in grado di generare ricadute positive in termini di reddito e di occupazione. Negli ultimi anni la situazione socio-economica e culturale è molto cambiata. Si sono molto sviluppati l artigianato, la piccola e media indu- 17

18 stria e soprattutto il commercio e il turismo. Quest ultimo è divenuto una delle principali risorse economiche, incrementando lo sviluppo di strutture ricettive del tipo villaggio turistico, alberghiero e agro-turistico. Il Centro Storico è stato di recente valorizzato sia dal punto di vista architettonico che economico e culturale. Il terziario ha notevolmente incremento i servizi con l apertura di numerosi sportelli bancari, assicurativi ed immobiliari. Il contesto economico della città, quindi, ha bisogno di diplomati nei settori legati all agricoltura (Agriturismo e Industrie Alimentari), del commercio e dei servizi, del turismo (Ragioneria e Turismo), delle costruzioni (Ambiente e Territorio), delle telecomunicazioni e dei servizi informatici alle imprese (Elettronica, Telecomunicazioni e Informatica). La città è ben collegata con i maggiori centri di studio universitario della regione (Bari, Brindisi, Lecce e Taranto); è quindi facile il prosieguo degli studi nei settori di specifica competenza (Giurisprudenza, Economia, Commercio Estero, Ingegneria, Architettura, Beni Culturali). L utenza dell Istituto, ben scolarizzata, proviene sia da famiglie medioborghesi che da classi sociali più umili, tutte però animate da forti spinte verso offerte formative innovative. Ad Ostuni, oltre ai vari tipi di scuole, operano svariati centri sociali, disponibili a collaborare con esse. Vi sono numerose associazioni sportive e culturali che coinvolgono soprattutto i giovani, per limitare la diffusione delle tossicodipendenze e della microcriminalità. IL QUADRO EUROPEO DI RIFERIMENTO Il Consiglio Europeo di Lisbona del 2000, approvando l obiettivo strategico di trasformare l Unione, entro il 2010, ne l economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, punta sull istruzione per lo sviluppo economico e sociale dell Europa. Il primo programma di attività risale al Le aree di intervento individuate allora segnarono le linee di azione su cui si è fondata la cooperazione educativa nel successivo ventennio. Esse furono: il miglioramento della corrispondenza tra i sistemi di istruzione (raccolta dati, cooperazione e scambi); l interazione con il mercato del lavoro e la formazione professionale; le pari opportunità educative. Trasversalmente alle tre aree, veniva individuato il settore delle lingue straniere con i programmi Eurydice (rete informativa sull istruzione), Arion (formazione dei funzionari amministrativi), Lingua (insegnamento delle lingue), Erasmus (istruzione superiore), Petra ed EuroTecnet (istruzione tecnica e professionale). L art. 126 del trattato di Maastricht del 1992 chiude la fase sperimentale e inizia quella legale. Si estende la cooperazione comunitaria a tutti i livelli, con l attivazione dei programmi Socrates (istruzione), Leonardo (formazione professionale) e Gioventù. Nel campo dell istruzione, l azione comunitaria incentiva la cooperazione tra gli Stati membri ed integra la loro azione, rispettando l autonomia nei contenuti dell insegnamento, nell organizzazione dei sistemi educativi, nelle diversità culturali e linguistiche, con gli obiettivi: lo sviluppo della dimensione europea dell istruzione; la mobilità di studenti ed insegnanti; la cooperazione tra gli istituti scolastici; lo scambio di informazioni e di esperienze sui problemi comuni dei sistemi d istruzione; lo scambio di giovani e di animatori di attività socio-educative; lo sviluppo dell istruzione a distanza e-learning. I successivi Consigli, da Stoccolma 2001 a Barcellona 2002, focalizzano l esigenza di garantire una serie di diritti individuali per tutelare la mobilità, la consapevolezza politica del ruolo dell istruzione-formazione, il suo rilievo quale variabile topica del processo di sviluppo economico e sociale, nodale per il futuro dell Unione Europea. I tre obiettivi strategici sono: migliorare la qualità e 18

19 l efficacia dei sistemi di istruzione e formazione; agevolarne l accesso a tutti; facilitare l apertura dei sistemi di istruzione e formazione al resto del mondo. Il Consiglio Istruzione del 5 maggio 2003 approva cinque livelli di riferimento del rendimento medio europeo da raggiungere entro il 2010 che non definiscono obiettivi tassativi né prescrivono decisioni vincolanti per i Governi dei singoli Stati. La cooperazione viene indirizzata verso l analisi e lo sviluppo dei fattori di employability (valorizzazione delle risorse umane ai fini della crescita economica e dell occupabilità) e di citizenship (coesione sociale e sviluppo delle potenzialità delle singole persone). Gli studenti sono collocati al centro delle riforme orientate al miglioramento della qualità dei processi di insegnamento-apprendimento. L art ex 126- dei trattati, relativo alle varie azioni comunitarie che direttamente o indirettamente riguardano i giovani nei settori dell istruzione, mobilità, occupazione, formazione professionale e accesso alle tecnologie della formazione, è stato recepito integralmente nella nuova Costituzione Europea. Questo articolo prospetta enormi potenzialità di sviluppo della cooperazione, soprattutto per quanto concerne il primo obiettivo dell Azione comunitaria, ovvero lo sviluppo di una dimensione europea dell educazione. La dimensione europea dell educazione è un processo continuo di interazione alla cui base ci sono la coscienza e il rispetto del pluralismo e delle diversità. L educazione può giocare un ruolo vitale per riconoscere e valorizzare un comune sentire europeo, per recuperare, accanto alla dimensione economica, le ragioni sociali e le motivazioni culturali del processo di integrazione. I popoli europei, nel creare tra loro un unione sempre più stretta, hanno deciso di condividere un futuro di pace fondato su valori comuni, indivisibili e universali. Essi sono: la dignità umana, la libertà, la democrazia, l uguaglianza, lo stato di diritto ed il rispetto dei diritti umani, in una società fondata sul pluralismo, sulla tolleranza, sulla giustizia, sulla solidarietà e sulla non discriminazione. L Unione Europea, ispirandosi alle sue radici storiche, culturali e umanistiche, pone la persona al centro della sua azione ed istituisce il diritto di cittadinanza. L INTERCULTURA L educazione interculturale promuove il dialogo e la convivenza tra soggetti appartenenti a culture diverse. Si conviene che i valori che danno senso alla vita non sono tutti nella nostra cultura, ma neppure tutti nelle culture degli altri: non tutti nel passato, ma neppure tutti nel presente o nel futuro. Essi consentono di valorizzare le diverse culture, ma insieme ne rivelano i limiti, e cioè le relativizzano, rendendo in tal modo possibile e utile il dialogo e la creazione della comune disponibilità a superare i propri limiti e a dare i propri contributi in condizioni di relativa sicurezza CNPI 1/3/92. L educazione interculturale si impernia, appunto, sui motivi dell unità, della diversità e della loro conciliazione dialettica e costruttiva nella società multiculturale. Educazione interculturale e società multiculturale. Nelle sue articolazioni costituisce la risposta educativa alle esigenze delle società multiculturali. Anche se la critica scientifica ha dimostrato l irrilevanza del concetto di razza, una persistente mentalità razzista induce all insofferenza nei confronti delle etnie e delle culture diverse. Pertanto l educazione interculturale costituisce la risposta più alta e globale a tale fenomeno. La prevenzione dell antisemitismo comporta una riflessione sulle radici storiche e ideologiche del fenomeno e sull enormità del genocidio, nonché una migliore conoscenza dell ebraismo e dell apporto dei cittadini italiani di religione e cultura ebraica al progresso civile e scientifico della nostra società. In una prospettiva allargata, si disegna come società multiculturale l Europa. Nell ambito della Comunità europea, al concetto di migrazione subentra quello di mobilità. Il sistema educativo assume così il compito di promuovere la disponibilità e la capacità di lavorare con operatori di altri Paesi a tutti i livelli e anche al di fuori del contesto nazionale. In una dimensione europea dell insegnamento, sono patrimonio comune europeo da salvaguardare i principi dei diritti dell uomo, della democrazia pluralista, della giustizia sociale, della solidarietà e della preminenza del diritto. La reciproca conoscenza, alimentata a tutti i livelli, consente di avvicinare le istituzioni, le formule organizzative e i modi di vita, senza porsi come fine ultimo l uniformità. 19

20 Clima relazionale e attivazione del dialogo. L impegno interculturale si alimenta nella scuola in un clima relazionale di apertura e dialogo che coinvolge tutta la comunità educativa. L attenzione degli insegnanti e la loro testimonianza personale sono determinanti per attivare l interazione positiva; la loro disponibilità professionale si avvale del contributo degli studi sulle dinamiche relazionali e delle relative tecniche, attraverso le quali l intenzionalità progettuale diviene attività didattica. Discipline e intercultura. Alcuni approfondimenti mettono in evidenza gli apporti di ciascuna disciplina al progetto interculturale, partendo dei programmi scolastici e avvalendosi della loro lettura verticale. La storia riconosce gli apporti e i valori autonomi delle diverse culture, liberandosi da rigide impostazioni a carattere etnocentrico o eurocentrico, per un analisi obiettiva dei momenti di incontro e di scontro tra popoli e civiltà. Allo stesso tempo si apre alle problematiche della pacifica convivenza tra i popoli e affronta il tema del razzismo e il tema delle migrazioni, come vicenda storica ricorrente. L italiano consente l interculturalità delle vicende della lingua, un approccio alle altre culture, europee ed extraeuropee, e una riflessione sui loro rapporti. Le lingue straniere offrirono gli strumenti di comunicazione e promuovono la disponibilità ad altri apprendimenti linguistici, avvicinano a un diverso modo di organizzare il pensiero e alla cultura che in ciascuna lingua si esprime. La geografia ha una forte valenza interculturale per la progressiva apertura dal vicino al lontano e coglie le implicanze degli interventi dell uomo sull ambiente. Le discipline scientificomatematiche forniscono un contributo fondante all educazione interculturale, promuovendo la capacità di ragionamento coerente e argomentato, l apprezzamento del confronto di idee, l atteggiamento critico. Il riferimento al contributo di studiosi di varie nazioni al progresso scientifico dimostra il debito di ogni Paese nei confronti degli apporti esterni. Le scienze biologiche sottopongono ad analisi il concetto di razza e smentiscono i pregiudizi correnti. Le ore di educazione civica e del diritto consentono l illustrazione dei principi della Costituzione, in armonia con la Dichiarazione universale dei diritti dell uomo e la presentazione delle istituzioni comunitarie e internazionali. Attività interdisciplinari. Si seguono i fili conduttori dei diritti dell uomo, della pace, della collaborazione internazionale, del rapporto con i Paesi in via di sviluppo, dell equilibrio ecologico. Attività integrative. La comprensione delle altre culture e dei problemi della società multiculturale è agevolata da interventi svolti ad integrazione delle attività curricolari: mass media, teatro e cinema; viaggi e scambi di insegnanti ed alunni; gemellaggi e corrispondenza interscolastica; risorse del territorio (presenza di comunità di immigrati con cui si attivano dibattiti). Alunni stranieri. La loro presenza pone il tema dell accoglienza. Si considerano le condizioni di disagio delle famiglie di provenienza e i problemi creati dallo sradicamento dell alunno dall ambiente originario. Il rapporto con le famiglie e con le comunità ospitanti consente la conoscenza della cultura e dei modi di vita del Paese di provenienza, le sue condizioni socio-economiche e le particolarità di ciascun caso. Cultura di rete. La complessità dei fenomeni della società multiculturale e le responsabilità educative esigono l impegno progettuale e intenzionale dell Istituto. La progettualità si realizza con elaborazioni diversificate per livello, competenze e ruoli nella prospettiva di una cultura di rete in grado di offrire un organico, razionale ed efficace impiego delle risorse. Tutte le risorse di cui può usufruire l attività educativo-didattica sono prese in considerazione per promuovere e realizzare gli specifici progetti di Istituto e di territorio. I gemellaggi e il mondo della scuola. Il gemellaggio è un modo per partecipare concretamente alla vita delle scuole e dei ragazzi di un paese; se ne conoscono necessità e aspirazioni attraverso la lingua, gli interessi, le abitudini, le tradizioni, le musiche, i cibi. In questo quadro possono essere affrontati i temi della società multietnica e multiculturale alla luce di un esperienza reale: fare intercultura significa allora produrre interazione e comprensione, in un reciproco arricchimento umano e culturale. A tal fine i partner gemellati s impegnano allo scambio periodico di materiale vario, con una scadenza da definire in base alle disponibilità di accesso alla rete Internet e alle concrete possibilità logistiche del paese gemellato. 20

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