D EUROPA. PER LE STRADE Poste Italiane Spa - spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art.

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1 PER LE STRADE Poste Italiane Spa - spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1 - DCB) D EUROPA MENSILE DELLA UILTRASPORTI ANNO XVIII - NUMERO 6 - GIUGNO 2009 Il Comitato Centrale della Uiltrasporti riunito a Chianciano il 10 e 11 giugno ha aperto la fase pre-congressuale che si concluderà con la celebrazione dell VIII Congresso. Per un sindacato moderno, efficiente, consapevole, un arrivederci a gennaio ( )

2 EDITORIALE 1 GUIDA AL NUMERO EDITORIALE - La nostra politica e il nostro 1 Congresso di Giuseppe Caronia COMITATO CENTRALE UILT - Giuseppe Caronia alla tribuna 3 - Gli interventi di Ascenzi, Facchini, 8 Serafini, Falanga, Bartolo, Odone, Zacchei, Ottonelli, Papini, Simeone, Carcassi, Pecorari, Degni - Dal regolamento Congressuale IL TERZO CONGRESSO DELL ETF - Sindacati forti per un trasporto 25 sostenibile di Roberta Rossi LE VIE DEL CIELO - Trasporto aereo: la crisi infinita 27 di Marco Veneziani - Polo manutentivo Meridiana a Olbia 28 di Giancarlo Serafini LEGGI E DECRETI - Orari e turni di servizio 30 di Cleto Catalano - Giurisprudenza del lavoro 31 di C.C. LE RECENSIONI - I segni del destino 32 di Santino Fortino BINARI IN ROSA - Non siamo solo hostess 33 di Laura Renzi GIROGIROTONDO... - Sharm El Sheik: l integralismo 34 non abita in questa terra araba di Carola Patriarca LA UIL NEL TERRITORIO - Dalle nostre redazioni regionali 37 Luigi Chiari, (Lombardia); Tommaso Lanni (Toscana); Nello Fusaro (Piemonte); Antonio Aiello, Umberto Esposito (Campania); Gelsomina Panariello (Liguria) La nostra politica e il nostro Congresso Possiamo dire che il Comitato Centrale della UILT, nella sua ultima riunione prima delle massima Assise della nostra Organizzazione ha, di fatto, dettato l agenda del VIII Congresso Nazionale e ne ha disegnato, sia pur per sommi capi, le linee caratteristiche non esimendosi dall affrontare i temi che sono e saranno presenti nel Paese ed nell intero movimento sindacale, italiano e internazionale. Temi che dovranno necessariamente essere affrontati da un sindacato in parte diverso e meglio organizzato da quello che negli ultimi decenni ha gestito le rivendicazioni e le lotte dei lavoratori, dei pensionati, dei giovani in attesa di prima occupazione, una prima occupazione, peraltro che, al giorno d oggi ha un significato meno automatico e scontato di quanto non lo sia stato per il pas- sato. Dunque, riflettere come cambiare e in che cosa. Sono quasi venti anni, per la verità, che noi della Uiltrasporti ci siamo posti, e ci andiamo ponendo, simili quesiti. Lo abbiamo fatto, a volte con maggiore risolutezza, a volte con cautela forse eccessiva. Ma il punto fermo non lo abbiamo mai perso di vista. Quello cioè di un sindacato capace di essere nella società, di assorbire i cambiamenti, di condividere le spinte che DI GIUSEPPE CARONIA questi cambiamenti comportano. Per dirla con chiarezza: una politica dei trasporti negli anni 2000, con la globalizzazione, con le crisi anche strutturali dell economia, con le delocalizzazioni e i mutamenti istituzionali intervenuti (Europa, federalismo e via dicendo) non può essere la stessa politica che si praticava nel secolo scorso, non può essere una politica efficace nemmeno

3 2 EDITORIALE Direttore Responsabile SANDRO DEGNI Redazione: Roma - Via di Priscilla, tel Autorizzazione del Tribunale di Roma n /92 del 14/07/1992 Comitato di redazione: Enrico Cimmino, Santino Fortino, Salvatore Ottonelli, Angelo Patimo, Roberta Rossi Segreteria di redazione: Carola Patriarca Grafica e impaginazione: Franco Bottoni Studio Una copia Euro 2,00 Abbonamento annuale Euro 22,00 Abbonamento sostenitore Euro 300,00 Associato all Unione Stampa Periodica Italiana EDIZIONI SRL - PIAZZA DELLA LIBERTÀ, 10 - ROMA STAMPA: LEGALL INDUSTRIA GRAFICA SRL - VIA ASCIANO, 9 - ROMA FINITO DI STAMPARE GIUGNO 2009 se si ferma ai fondamentali di quattro o cinque anni fa, appunto agli anni dei nostri precedenti congressi. Ecco perché, con il nostro VIII Congresso dobbiamo accelerare la costruzione del nostro sindacato completando il modello di organizzazione in sintonia con la nuova realtà. Accelerare non vuol dire bruciare le tappe, ma saper usare la gradualità come elemento dinamico e non statico né stabilizzante. Cercando di valorizzare il personale umano e le professionalità degli operatori, a tutti i livelli, perché mano a mano che le tecnologie e le dimensioni dei problemi avanzano, occorre che anche conoscenza e attitudini di chi deve poter adeguatamente difendere gli interessi dei lavoratori crescano in conseguenza. La nostra attitudine è sempre stata partecipare alla crescita e allo sviluppo del Paese, dell economia della società. Ma per saper partecipare bisogna sapere : è bene non perdere di vista questo assioma. Più e meglio saremo dunque capaci di entrare nel cuore dei problemi che incombono sul mondo dei trasporti, così strettamente legati al processo di sviluppo economico e civile di ogni Paese, più virtuosa ed efficace sarà la sintesi a cui riusciremo a portare questi problemi e quindi ad essere e restare protagonisti. Protagonisti lo vogliamo restare con tutti: con le controparti, con le istituzioni del territorio, con i Governi. Con i quali abbiamo l ambizione e il dovere di confrontarci e di valutare le opportunità di migliorare le condizioni del Paese e della gente non partendo dalla seconda fila. Welfare, previdenza, sicurezza salari, diritti, sono assieme ai contratti, la nostra politica. Che l VIII Congresso della UILT dovrà definire. Giuseppe Caronia Lo svolgimento dei lavori del Comitato Centrale Nelle pagine a seguire pubblichiamo la relazione del Segretario Generale della Uiltrasporti e gli interventi alla tribuna dei partecipanti. Pubblichiamo inoltre alcuni dei principali capitoli del Regolamento Congressuale.

4 COMITATO CENTRALE UILT: LA RELAZIONE 3 Giuseppe Caronia alla tribuna Care amiche e care compagne, cari amici e cari compagni del Comitato Centrale, questa nostra riunione si presenta, per tutti noi, non di routine, ma di particolare interesse e vediamo subito il perché: In primo luogo perché è l ultima riunione del Comitato Centrale nella quale il nostro massimo organo deliberante ha pieni poteri. Una volta indetto il nostro VIII Congresso infatti, potrà svolgere solamente compiti di ordinaria amministrazione. E quindi la sede opportuna e l ultimo momento utile per fare il punto sul cammino percorso dalla Uiltrasporti da Pugnochiuso ad oggi, un percorso che, di fatto, non ha avuto una sola settimana di pausa e che non ci ha mai concesso di rompere le righe. La seconda ragione è che ci apprestiamo a svolgere questo nostro importante impegno, non solo dopo appena qualche ora dallo scrutinio delle elezioni europee, ma soprattutto perché il difficile contesto economico in cui versa, non solo il nostro Paese ma tutta l Europa e l intera comunità internazionale a causa della crisi, ci impone uno sforzo di analisi del tutto eccezionale. Ovviamente, non commenterò in alcun modo i risultati elettorali; sono certo che ognuno di voi si sia fatta un sua precisa idea e non vorrei quindi urtare nessuna suscettibilità, ma desidero esprimere, questo sì ed a gran voce, il mio grande auspicio che col voto sia stato spazzato via quello sgradevolissimo clima che ha caratterizzato la, forse, peggiore campagna elettorale che io ricordi e nel corso della quale abbiamo visto prevalere, anziché i temi che noi cittadini europei avremmo voluto ascoltare, il gossip, gli insulti ed abbiamo assistito inermi ad un vergognoso teatrino della peggiore politica che rischia di far allontanare la società civile dalla politica come dimostrano i dati sull astensionismo. Ma forse ciò che la politica, specie quella con la p davvero minuscola di questi giorni, non ha saputo o voluto fare in termini di analisi e di proposta, tocca a noi farlo. Tocca a noi come già in altre occasioni è avvenuto, dover far da collante in una società che rischia, a causa della pesante crisi, non solo economica ma anche di valori, il riaprirsi di una pericolosa lotta di classe che, a mio avviso, non porterebbe niente di buono per nessuno. E un periodo non soltanto di difficoltà ma anche e soprattutto di grandi, rapide e spesso travolgenti trasformazioni, a fronte delle quali è giocoforza adeguarsi e saperle leggere per il verso giusto se si vuole giungere alla fine di questa fase nelle migliori condizioni possibili per essere diversi e migliori. E guardate che questa non è retorica e nemmeno una frase fatta : è un imperativo che ci si pone se non vogliamo derubricare il movimento sindacale italiano, europeo se non mondiale al rango di forza residuale di un associazionismo che non ha più niente da dire e più niente su cui interloquire. Questo ci porta con evidente immediatezza a guardare in faccia senza ambiguità il terzo e non certo ultimo aspetto dell analisi che dovremo svolgere nel corso dei nostri lavori. Vedete, compagne e compagni, amiche ed amici, a ben pensarci, tutto si tiene: il cammino percorso, le difficoltà del presente, le prospettive del futuro, ma in queste prospettive non possiamo non metterci un interrogativo che esige risposta e non elusione: chi siamo, con chi stiamo, quali sono i nostri naturali partner e se siamo organizzati al meglio per affrontare i problemi. Come possiamo vincere la battaglia? Un quesito non da poco ma che è dinanzi a noi ed al quale dobbiamo comunque trovare la risposta. Abbiamo dunque tre capitoli da leggere insieme: il nostro riformismo che ci detta la legge del fare e del trattare, senza lasciarci in alcun modo condizionare dalle sirene, indipendentemente dalla parte, sinistra o destra, da cui arrivano e senza volgere le spalle ai problemi. Credo che abbiamo saputo in buona misura praticare tutto ciò specie in questi anni che sono succeduti al VII Congresso, e direi, che non ravviso risultati particolarmente negativi, anzi al contrario, a questa nostra filosofia dell essere e di fare sindacato. Dobbiamo poi leggere il secondo capitolo: nel quale si ragiona della crisi di un sistema troppo a lungo abbandonato ad una competizione senza regole dove non è stata la libera concorrenza, che ha

5 4 COMITATO CENTRALE UILT: LA RELAZIONE peraltro mostrato di non essere da sola la panacea di tutti i mali, ma è stata la speculazione e la mancanza di controlli, a governare i mercati. L epoca cosiddetta felice del libero mercato si è rivelata allo stato dei fatti un po meno felice. Per riportare, in una società democratica, il modello di sviluppo a livelli più accettabili di equità sarà forse necessario riscrivere slogan ed assiomi in voga negli anni passati del tipo e ad esempio privato è bello e riflettere se è davvero opportuna la demonizzazione di ogni controllo e di ogni regola di matrice pubblica e statuale. Riscriverli e non riprodurli in fotocopia o cadere negli eccessi opposti, certamente controproducenti e innaturali, ma per riportare le responsabilità, il lavoro, l ambiente, la sicurezza e la sostenibilità della vita ai posti giusti e nella giusta misura. Forse molte di queste ambizioni che certamente albergano in noi, nel movimento dei lavoratori, nella nostra Organizzazione, potrà spiegarcela la lettura del terzo capitolo che ci stiamo apprestando a sfogliare: sul frontespizio c è scritto il sindacato perché?. Noi operiamo in una realtà e in una spazio tematico tra i più sensibili ai problemi di cui abbiamo accennato sin ora. Il problema della mobilità delle persone e delle merci, in una società nella quale la produzione dei beni e la loro distribuzione non hanno tra loro alcuna soluzione di continuità, acquista una centralità che mai per il passato era stato dato di verificare. Globalizzazione, delocalizzazione, nuovi assetti istituzionali, informatica, hanno completamente rivoluzionato lo stesso concetto di mobilità. E noi, il sindacato, dobbiamo poter mettere in atto non soltanto strategie capaci di garantire in questo nuovo scenario, diritti, condizioni di vita e sicurezza dei lavoratori che rappresentiamo, ma dobbiamo costruire modelli organizzativi atti a realizzare questi obbiettivi. Se c è un concetto sempre valido, ma che da qualche tempo lo è ancora di più, questo è il concetto della intermodalità. A questo concetto dobbiamo adeguare il nostro modello organizzativo. Non certo disconoscendo, anzi migliorando e meglio e più appropriatamente individuando le specificità settoriali, ma tutto ciò in una logica più avanzata e più rispondente alle nostre necessità. L intreccio e la interdipendenza dei settori che interessano la mobilità delle persone e delle merci sono tali che risulterebbe del tutto vano elaborare e portare avanti politiche e strategie di ciascun comparto, sia esso ferroviario o marittimo, aereo o stradale, di trasporto locale o di servizi e di logistica, che non siano, queste politiche, altrettanti tasselli di un più grande mosaico globale e sistemico di quello che vorrei definire il pianeta trasporti. Questa è peraltro la ragione della esistenza stessa della nostra organizzazione, così come delle altre federazioni dei trasporti in Italia e fuori d Italia. Ed è questo soprattutto, il motivo del nostro prossimo Congresso Nazionale, la cui fase oggi di fatto apriamo e che interesserà per prima il territorio e per ultima il centro. Centro che sarà invece ed a sua volta, il primo ad essere interessato da una logica e necessaria revisione del suo modello organizzativo capace, lasciatemi passare questa terminologia che per provenienza settoriale mi è più familiare, di varare un nuovo e più avanzato modello di struttura dell esecutivo a cui dovrà seguire, negli anni immediatamente a venire identica revisione, sia pur con ogni necessario adattamento che particolari condizioni dovessero richiedere, anche della periferia. Nuovi e più avanzati modelli organizzativi quindi, costituiti per elaborare ed attuare strategie di sintesi, di omogeneizzazione e di interpretazione che diano forza e attualità alla lotta dei lavoratori dei diversi settori del trasporto, addetti al trasporto delle persone e delle merci, per realizzare obbiettivi di crescita sociale e di sviluppo economico che garantiscano insieme sicurezza, compatibilità e miglioramento delle condizioni di vita dei soggetti interessati alla erogazione e alla fruizione di questi servizi. Sono impegni complessi da affrontare, amiche ed amici, per i quali occorrono un grande pragmatismo ed una grande coerenza e che impongono, sia pur con la gradualità prima accennata, il completamento di quel processo di integrazione e razionalizzazione delle diverse realtà settoriali, iniziato ormai da circa vent anni. Il pragmatismo dunque, di chi non si sofferma a sognare piccoli paradisi settoriali più o meno artificiali, ed ha invece la coerenza di accettare e sostenere il percorso a suo tempo intrapreso per la migliore tutela degli interessi delle

6 COMITATO CENTRALE UILT: LA RELAZIONE 5 lavoratrici e dei lavoratori che noi rappresentiamo. Fuor di metafora, un serio e autentico sindacato del fare, un organizzazione autenticamente riformista come noi pensiamo di essere non può rinunciare o rimandare la realizzazione di un più adeguato modello organizzativo più pronto al dialogo e al confronto, e deve meglio attrezzarsi per fare di questo dialogo e di questo confronto la sua ragione d essere. Qualcuno dopo l enunciazione di questi propositi penserà che io stia, tra le righe ed in qualche modo, anticipando il programma del futuro quadriennio e quindi implicitamente stia avanzando la mia candidatura a ricoprire ancora l incarico di Segretario Generale della Uiltrasporti. Desidero subito precisare a quanti avessero avuto questa impressione che la loro non è affatto un impressione. Hanno invece totalmente colto nel segno. Si, amiche ed amici, compagne e compagni, Vi confermo ufficialmente la mia candidatura a questa importante ma gravosa responsabilità. Non molti anni fa, ma sembra un secolo, la Uil lanciò al Paese ed ai lavoratori italiani uno slogan che allora sembrava avveniristico, dalla protesta alla proposta. Oggi noi ne vogliamo lanciare un altro. Non al Paese, non abbiamo questa presunzione, ma ai nostri Lavoratori dei trasporti. E non è neanche uno slogan nuovo ma fa sicuramente al nostro caso: dalle parole ai fatti. Credo che tutti voi abbiate capito cosa intendo dire e credo anche che a qualcuno potrà sembrare avventuroso ed avveniristico il mio dichiarato proposito di avviare il completamento della fase finale del progetto Uiltrasporti. Non era avveniristico per la Uil che ha dato allora il segno al movimento sindacale per restare nella attualità, e, insieme, per saper leggere il futuro. Non è avveniristico per noi oggi il voler completare quanto opportunamente iniziato per voler restare nell attualità sapendo nel contempo interpretare le esigenze del futuro. Ebbene, il futuro è già oggi: oggi è nostro dovere avanzare proposte e governare il cammino in un confronto a tutto campo. Quel pianeta trasporti di cui abbiamo poc anzi parlato non può essere un arcipelago di contraddizioni: ha una sua logica che bisogna saper discernere e interpretare. Per far ciò occorre anche avere un quadro di regole chiare e non interpretabili. E questo non è un problema da poco con il quale dovremmo tutti misurarci. Non solo noi, federazioni di Categoria ma forse anche la Confederazione. E qui finisce una prima parte del discorso che dovremo sviluppare al congresso. Ce ne è poi un altra di tematica, un po meno interna della precedente, che dovremo sviluppare. Quella della politica generale del sistema trasporti che si intende fare in questo Paese ed in Europa. Investimenti, infrastrutture, formazione, normative, possono essere esclusivi di ciascun comparto senza che gli altri ne risultino indenni? Io credo proprio di no. Stato, enti locali, aziende, organizzazioni sindacali ed imprenditoriali, associazioni di consumatori, non possono come suol dirsi cantarsela e suonarsela da soli perché, come ho più volte detto poc anzi, tutto si tiene. Se per soddisfare le ambizioni di qualche sindaco si costruisce un aeroporto di troppo, o se per costruire una immagine di grandeur si eccede in elitarie linee di comunicazioni ferroviarie, marittime, autostradali a scapito dei percorsi quotidiani dei pendolari, o delle tratte interne e cosiddette minori ma che minori non sono per numero di utenti da servire, non si è risolto nessuno dei singoli problemi che stanno a cuore a chi viaggia o trasporta le merci in ferrovia, nei cieli, per mare o sulla strada. E dunque, una strategia comune, una organica politica dei trasporti, che, detto tra noi, nel nostro Paese è sempre stata carente. Ma se per il passato questa carenza poteva forse non significare in maniera così diretta ritardi allo sviluppo e alla crescita, oggi non è più così. Oggi disordine, contraddizioni, mancanza di un progetto possono fare della mobilità delle persone e delle merci la vera e propria palla al piede dell intero sistema economico, sino a produrre recessione e persino inquietudini sociali. Tutto questo va decifrato e portato a sintesi ed impone, come ho già ampiamente detto prima, anche nostre precise scelte organizzative. Ecco amici e compagni, questo è un aspetto delicato che dovremo esaminare al nostro Congresso: deve farlo invero tutta la Uil ma noi abbiamo una ragione in più.

7 6 COMITATO CENTRALE UILT: LA RELAZIONE La ragione cui accennavo prima: noi siamo tra tutte le categorie, quella che opera più di ogni altro in un libero mercato che è libero soltanto a metà. E quindi il nostro contributo alla costruzione di sane ed efficaci politiche del trasporto diventa essenziale se vogliamo sopravvivere al nostro compito che è quello di tutelare nel quadro degli interessi generali del Paese e della società, condizioni di vita, diritti, e perché no anche doveri, della nostra gente, i lavoratori addetti ai tanti comparti di quell universo trasporti di cui prima parlavo. C è un tempo nel quale andava di moda la concertazione e un tempo in cui questa parola è passata di moda. Noi diciamo: si usi il termine che più piace, ma si sappia che noi non accetteremo mai il ruolo di comparsa. Non abbiamo la presunzione di avere sempre la soluzione giusta in tasca, ma la convinzione che ogni soluzione che possa essere utile a portare benefici a tutti vada presa confrontando opinioni, idee, suggerimenti e proposte, questo fa parte del nostro DNA e non ci rinunceremo. Vedremo, al Congresso, come essere dunque partecipi e protagonisti di questa politica che ci auguriamo possa essere finalmente patrimonio del nostro Paese, e dell Europa tutta. Come restare protagonisti? E lasciatemi aggiungere con quale sindacato? Non è una domanda da poco neppure questa. Tutte quelle cose, quelle belle prospettive che ci auguriamo di perseguire e raggiungere, possono avere sostanza solo se chi le persegue è all altezza dell impegno, certamente come collettivo ma ancora di più come singolo dirigente. Dovremo allora superare alcune logiche del passato nella individuazione di chi dovrà assumere determinate responsabilità e dare alla competenza, alla professionalità ed alla voglia di fare un peso diverso da quello che queste caratteristiche hanno sino ad oggi avuto. E allora dobbiamo costruirlo noi, un sindacato così: competente, responsabile, coerente, pragmatico ma non superficiale, identitario ma non ideologico. Che abbia valori certi e non derogabili: il lavoro, la solidarietà, l equità, la libertà, la democrazia. E sono già abbastanza per costruire una cosa robusta e duratura. Misurarci caso per caso con la realtà senza peraltro dimenticare mai la meta prefissata: afferrare le opportunità e non cadere in ipnosi da utopia; non lasciarci ciecamente guidare dai nostri orientamenti politici o dai rapporti personali che intratteniamo con questo o quel manager delle nostre controparti e interpretare, al meglio, quello che succede e perché. Una ricetta con prescrizioni brevi e succinte, dunque, ma non è una ricetta leggera, è una terapia pesante a cui ci dobbiamo però assolutamente sottoporre. Dobbiamo farlo soltanto noi? Certo che no. Noi comunque dobbiamo darci questa regola. Sapendo peraltro che non ci siamo solo noi, nel Movimento. Agiamo in una società pluralistica e non siamo il solo sindacato sulla scena. Noi sappiamo bene che più il movimento sindacale, nelle sua diverse componenti agisce con comportamenti unitari, maggiori sono le possibilità per il mondo del lavoro di restare al centro delle vicende economiche e sociali e per alcuni versi anche politiche, del Paese. La nostra predisposizione all unità è dunque fuori da ogni discussione. Ma non possiamo e non vogliamo sacrificare, a questa pur importante opzione di principio, l esigenza non procrastinabile di riaffermare la nostra totale indisponibilità a sacrificare in alcun modo la nostra autonomia di pensiero e di azione o di consentire a chicchessia di porre veti o di presuntuosamente voler tentare di affermare la sua supremazia ed imporre metodi e soluzioni. Siamo disposti a discutere, a prendere la misura di una feconda collaborazione con tutte le forze che il movimento sindacale esprime, ma questo non può essere alternativo all impresa che ci siamo preposti: fare cioè del sindacato, oggi, non soltanto l interprete dei bisogni e delle attese dei lavoratori, dei pensionati e di quanti si accingono o ambiscono ad entrare nel mondo del lavoro, in modo libero ed autonomo da ogni sudditanza o appartenenza a questa o quella formazione politica, ma anche l interlocutore di tutte le forze e le fasce sociali che danno vita e carattere alla Comunità nazionale ed internazionale. Autonomia di tutte queste forze ma con esse dialoganti: non subalterni alla politica ma soggetti attivi del suo divenire. So bene che l aver, in questi anni del mio mandato, riaffermato questi principi ha attirato sulla mia persona alcune inimicizie e qualche antipatia, se così eufemisticamente vogliamo definire il clima ostile e non certo amichevole che in tutte quelle occasioni nelle quali ho forte-

8 COMITATO CENTRALE UILT: LA RELAZIONE 7 mente sostenuto le posizioni della UIL e dalla nostra Categoria, ho riscontrato. Sappiano comunque questi amici che non indietreggerò di un solo millimetro rispetto a questi nostri convincimenti. Convincimenti, per sostenere i quali, al Congresso dovremo saper compiutamente e forse meglio definire, attraverso direttive che i delegati di tutta la Uiltrasporti ci vorranno e dovranno dare, le più opportune strategie e le migliori azioni positive da intraprendere in avvenire. Con questo spirito unitario ma non rinunciatario della nostra identità affronteremo il confronto con i colleghi della Filt e delle Fit e di tutte le organizzazioni sindacali che operano nei nostri settori. Noi sappiamo ascoltare le ragioni degli altri e rispettarle anche quando non collimano con le nostre. Non saremo appagati sino a quando non avremo costruito una linea comune che dia credito al ruolo, oggi diverso forse da ieri, ma pur sempre di importanza decisiva, che il Sindacato riveste nella Società. In questi ultimi anni abbiamo avuto la prova che quando si raggiunge l intesa su una linea comune e si perseguono insieme risultati obbiettivi comuni i risultati non mancano. Con la Filt e la Fit e sovente con altre sigle sindacali abbiamo e stiamo affrontando le maggiori vertenze contrattuali e i più importanti confronti tematici di quasi tutti i settori di nostra competenza: dal contratto della mobilità, alla vicenda Alitalia, dalle problematiche del Gruppo Tirrenia ai rinnovi contrattuali dei porti e delle autostrade, dal settore degli appalti a quello delle pulizie. Talvolta ci siamo trovati ad agire nella dimensione europea: e il discorso non è stato molto dissimile. La direttiva Bolkestein, come molti di voi ricorderanno, ha mobilitato il vasto fronte unitario del movimento sindacale europeo è si è riusciti a riportare le cose per il verso giusto: purtroppo non c è ancora, lasciatemelo dire, né una nostra piena consapevolezza circa l importanza dell attività internazionale che colpevolmente trascuriamo, né una condivisione e una cultura europea che possa fare da collante al sindacato nella U.E., ma questo è un altro dei discorsi che il nostro Congresso potrà e dovrà portare avanti, vista anche la possibile presenza tra noi in quella sede, dei Colleghi dell ETF, dell ITF e dei sindacati dei Paesi ad essi aderenti. Ed è qui amiche ed amici, compagne e compagni, che concludo questo mio intervento introduttivo. Spero di aver fornito spunti utili per un dibattito che sarà certamente di alto profilo e che sarà per me assai utile in vista del prossimo Congresso. C è un momento per parlare e c è un momento per ascoltare e adesso per me è arrivato quello per ascoltare. Pertanto, interrompendo una tradizionale ritualità, non sempre utile e non sempre necessaria, rinuncerò alla fine del dibattito al mio diritto di replica. Sarà la relazione congressuale a cogliere le vostre riflessioni e le vostre considerazioni ed a farsi carico di dare risposte alle vostre domande. Naturalmente i miei colleghi di segreteria affronteranno, se lo vorranno, le specifiche problematiche dei diversi settori, ma non si sottrarranno di certo ad un confronto sui temi, credo non di poco conto, che ho voluto portare all attenzione di questa riunione del Comitato Centrale, l ultima, come ho già detto, e forse la più importante del VII mandato e che riempiranno di sicuro l agenda dell ottavo al quale affidiamo fiduciosi la nostra attesa di uscire più forti, più maturi, più nuovi. Chiedo infine e davvero concludo, al Presidente del Comitato Centrale, Sandro Degni, di voler porre ai voti la mia formale richiesta di mandato, mandato già formalmente ricevuto dalla Segreteria, ad individuare la località nella quale si dovrà svolgere la nostra prossima e certamente importante discussione. Oggi ed ancor di più domani prepariamoci a quel dibattito.

9 8 COMITATO CENTRALE UILT: GLI INTERVENTI Antonio Ascenzi * La relazione pone questioni serie, ma assolutamente vere: è una relazione decisamente da condividere. Oggi più di ieri c è bisogno di sindacato: è quindi giusto chiedersi chi siamo e, soprattutto, se siamo attrezzati per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati. Oggi c è più bisogno di sindacato perché viviamo in una società complessa: tanta frammentazione, tanto egoismo, troppo individualismo. realizzato); pensiamo alle nostre proposte sulle forme di lotta. E corretto sostenere che l unità di azione è fondamentale e va sempre ricercata, ma solo dopo una nostra autonoma elaborazione. Noi siamo un sindacato laico fatto da donne e uomini liberi! Si tratta quindi di riaffermare i nostri valori. Da questo punto di vista è senz altro utile una revisione del modello organizzativo, ma, se posso permettermi una punta di dissenso, io dico che occorre una profonda revisione del modello organizzativo. In conclusione, credo che la relazione delinea un obiettivo ambizioso e per questo penso sia verosimile prevedere un percorso accidentato, ma si può fare. Per quel che mi riguarda, è una partita che mi piace giocare. * (Dipartimento Naz. Trasporto Aereo) in prima linea impegnata nella vicenda Alitalia, quanto e come la UIL Trasporti sia stata protagonista nella proposta e nella realizzazione dell unificazione dei contratti della viabilità e della mobilitàà, sono un riscontro evidente di un cammino che nei tempi e nei modi possibili porteràà a compimento, mese dopo mese, anno dopo anno, il processo di realizzazione della UILTrasporti. I contratti della Viabilitàà e della Mobilitàà, in linea con gli indirizzi di un nuovo modello contrattuale rappresentano una tappa importante rispetto ad un rischio grave e conclamato di una polverizzazione della contrattazione Aziendale come Rispetto a questo il sindacato è vincente se riscopre i propri valori fondativi: solidarietà, partecipazione, concretezza. Della relazione piace l idea del sindacato del fare, del sindacato riformista: è il nostro identikit. Ci vuole però più coerenza nei comportamenti, in particolare nei luoghi di lavoro. Si tratta anche qui di passare dalle parole ai fatti: non possiamo essere riformisti a parole e massimalisti nei comportamenti quotidiani. In questo modo rischiamo di non essere capiti, soprattutto dai nostri iscritti. La UIL è forte quando afferma la propria diversità: pensiamo all idea del sindacato dei cittadini (ci prendevano per matti, poi noi lo abbiamo assunto nella nostra carta intestata e gli altri lo hanno Enore Facchini * Con l apertura della fase congressuale, ci si pone l obbligo di volgere uno sguardo al recente passato per fare alcune valutazioni e considerazioni su ciò che abbiamo realizzato e su ciò che di più si poteva fare. Provando a ricordare la sensazione che l investitura di Giuseppe Caronia all ultimo congresso di Pugnochiuso, avesse le tinte e i toni della conservazione dello status quo all interno della UIL Trasporti, bisogna riconoscere che non è stato affatto così. Partendo da una situazione di 5 ex settori ciascuno dei quali aveva totale sovranitàà sul proprio e nessuno sconfinamento nel restante mondo dei trasporti e servizi, i fatti di questo triennio testimoniano come molti confini non siano piùù invalicabili e molti interventi abbiano rappresentato un avanzamento verso una integrazione che pur si muove. Sui livelli periferici questo stato di cose appare ancora piùù evidente: i fatti e le situazioni raccontano piùù delle parole. Quanto la UIL Trasporti sia stata occasione di superamento dei Contratti nazionali. Dietro l angolo del Contratto aziendale quale unico strumento di regolazione del rapporto di lavoro, c è la contrattazione individuale, la contrattazione ad personam e questa rappresenta una deriva davvero pericolosa: diritti individuali e diritti collettivi lasciano posto ad un rapporto uno a uno fra Azienda e lavoratore e all uno contro uno fra lavoratore e lavoratore. A proposito della riforma del modello contrattuale, dopo aver fatto il passo piùù importante ossia la firma di un accordo (senza la CGIL) perché ritenuto un più adeguato modo di rappresentare gli interessi dei lavoratori, non abbiamo fatto nulla, o comunque troppo poco per andare nelle assemblee dei lavoratori a raccontare le ragioni reali e realistiche di una scelta.

10 COMITATO CENTRALE UILT: GLI INTERVENTI 9 Dopo aver condiviso con la CGIL che l attuale modello risalente al 93, è ampiamente superato, abbiamo consentito alla CGIL di fare migliaia di assemblee per raccontare le ragioni di un non tanto imbarazzante quanto inutile. Il nuovo modello contrattuale impone una approfondita discussione a proposito dei due livelli di contrattazione: cosa resta alla Contrattazione nazionale e cosa viene rimandato alla contrattazione Aziendale o territoriale: anche in questo caso ci sono alcune questioni che vanno chiarite per tempo, pena una deriva o un naufragio di grandi proporzioni. Possono le Aziende scegliersi gli interlocutori sindacali con cui trovare le soluzioni di migliore convenienza? Possono le Aziende dietro il paravento di pseudo Piani industriali smontare e rimontare a proprio favore assetti contrattuali fissati in altre sedi dai CCNL? Possiamo sopportare indifferenti che Aziende di primaria levatura, propongano soluzioni con sacrifici per tutti e risultati per una parte, senza che i ns. trovino il tempo di denunciare come inaccettabili simili profferte, ma anzi? Possiamo assistere indifferenti a che CGIL, CISL e UIL si prodigano per costruire le RSU e poi queste non appena elette ricusano il Sindacato, invocando in via esclusiva la volontà dei lavoratori quale fonte di responsabilità? Possiamo restare indifferenti a che in omaggio alla volontàà dei lavoratori, si consumino Accordi aziendali dove si scambiano Premi di produttività o peggio premi personali con occupazione? Queste sono questioni quotidiane che debbono impegnarci in una riflessione a 360 che non ha nulla a che vedere con gli organigrammi dell Organizzazione, sono questioni che vanno affrontate a prescindere?. Ultime riflessioni a tratto generale: la Politica èè quella che vediamo tutti i giorni, si occupa dell autoconservazione, di migliaia di questioni futili e non si occupa delle questioni piùù spinose della vita quotidiana di milioni di cittadini che non ce la fanno piùù a tirare avanti. Con la situazione e qualche volta con la scusa della crisi, stiamo scivolando lentamente da una questione di stabilizzazione del lavoro a favore dei precari, ad uno scenario in cui, tranne i pensionati tutti stiamo diventando sempre più precari. Dopo il Governo Prodi che fece omaggio di 5 punti del costo del lavoro alle imprese, per un secondo tempo di sgravi fiscali a beneficio dei lavoratori che non c è mai stato, dopo gli alleggerimenti fiscali di Tremonti su straordinari e produttivitàà che non ci sono più, il Sindacato, la UIL ha l obbligo di riproporre per intero la questione fiscale come questione di dignitàà, di equità e non ultimo di sopravvivenza: se non ci occuperemo seriamente e a voce alta di queste cose, evitiamo di domandarci imbarazzati perché sempre piùù lavoratori votano Lega. * (Dipartimento Naz. Ausiliari del Traffico) Giancarlo Serafini * In piena sintonia con le sfide lanciate nella relazione del Segretario Generale Giuseppe Caronia. In particolare, vanno sottolineate le affermazioni contenute nella relazione sulla ricerca di nuovi e rinnovati modelli organizzativi. Certo, sono impegni complessi, ma con dialogo e confronto non saranno delle sfide impossibili. Baronia ha usato lo slogan: dalle parole ai fatti. Anche su questo, la nostra organizzazione, con le sue donne ed i suoi uomini, può affrontare questa sfida. Un altro passaggio importante è stato quello nel ricordare i valori, che in questo Paese sembrano dimenticati. La nostra organizzazione oggi deve impegnarsi nell intercettare quel malessere che esiste nella società e non possiamo permettere che questo venga sostenuto da qualche partito del Nord. Dobbiamo farci trovare preparati nell organizzare, ma soprattutto nel trasmettere. Un altra grande sfida che è ormai imminente riguarderà le elezioni delle rsu in Alitalia. * (Dipartimento Naz. Trasporto Aereo) Agostino Falanga * Amiche, Amici e Compagni buongiorno. Ritengo di dover dare, sulla base di quello che ho potuto cogliere dai vari passaggi della relazione di Peppino Caronia, un giudizio senz altro positivo, sia sul piano del ruolo politico che questa Organizzazione si deve dare, sia sul piano squisitamente sindacale per tutta la materia che attiene la questione organizzativa di questa struttura. Struttura che deve essere la sintesi di un patrimonio storico di tradizione e di attività, proveniente dai cinque diversi settori (Autoferrotranvieri, Ferrovieri, Ausiliari del Traffico, Marittimi e Gente dell Aria). E certamente un compito arduo ma sono del parere che le capacità che saranno messe in campo per agevolare questo processo conseguiranno i risultati che tutti auspichiamo che sono quelli comunque, di una reale responsabile e consapevole sintesi delle esigenze di attori che hanno lo scopo di rappresentare tutele ed interessi, che sono sì dei lavoratori, ma anche di una organizzazione che opera in un paese di democrazia e libertà. Tutto questo concretizzato attraverso dibattiti e confronti che fanno dei fatti la naturale consequenziale realizzazione dei dibattiti. Come si suole dire.. le parole volano, i fatti restano!.

11 10 COMITATO CENTRALE UILT: GLI INTERVENTI Fatta questa premessa, non posso evitare di fare alcune considerazioni sui temi che attengono il settore marittimo, settore che sta attraversando un momento di crisi, molto travagliato e di grandi incertezze, non solo per il momento di recessione dell economia mondiale ma anche e specialmente per una serie di problematiche che attengono il settore stesso, (nel caso specifico la privatizzazione della flotta pubblica del Gruppo Tirrenia, azienda alla quale non è stata data dallo Stato la stessa attenzione che invece ha caratterizzato la vicenda Alitalia). Questa crisi del settore coinvolge in maniera totale tutte quelle regioni che sono ad alta densità di popolazione marittima che, guarda caso, vive nel mezzogiorno d Italia coma la Puglia, la Campania, la Calabria e la Sicilia. Le citate regioni, per dichiarazione di alcuni autorevoli personaggi politici, avrebbero subito in maniera lieve la crisi economica, la recessione. E vero questo, ma solo perché, quella della recessione, cosa che gli stessi autorevoli personaggi politici hanno omesso di aggiungere, è una condizione endemica del Sud. Ancora riguardo alle citate regioni, occorre dire che non è più possibile che in Italia ci sia un Sud che corre a zero all ora mentre il Nord vola. Sappiate Amiche, Amici e Compagni, che il lavoratore del mare vive in modo ben diverso dagli altri lavoratori. Dietro le paratie delle navi si vive una vita cruda e disumana, che non si vede dall esterno, da dove invece tutto appare bello e lussuoso, ma è così solo per gli ospiti non per chi vive e lavora a bordo. Nessun giudice potrà mai capire le difficoltà che incontra il lavoratore marittimo a bordo delle navi. Lo possono capire i figli, le moglie, ossia quelle persone che vivono e subiscono questa realtà sconosciuta che impone l assenza da casa (anche per mesi) del capofamiglia. Oggi più di prima, per fare bene la nostra missione occorre andare a bordo, essere vicini ai nostri iscritti e, capire le loro esigenze, dare quello che si aspettano dal Sindacato: tutela del lavoro e dei diritti. E per fare bene il nostro lavoro di Sindacalisti dobbiamo tener sempre presente che i diritti dei Lavoratori non sono né di destra né di sinistra; il buon datore di lavoro per noi è solo quello che rispetta i patti ed i contratti, non importa il suo colore politico. A proposito del settore marittimo,infine, un argomento fra tutti, ha comunque occupato i nostri interessi e non meno le pagine dei giornali: quello assolutamente importante DELLE AUTOSTRADE DEL MARE. A tal proposito... va considerata come una anomalia quella condizione di un Paese, l Italia appunto, che pur disponendo di una particolare morfologia geografica con ottomila chilometri di costa, fa viaggiare merci, per il 66% su gomma e per l 80% su ferro. A questo proposito, le cifre parlano da sole: nel giro di 7/8 anni, il traffico merci aumenterà in Italia del 40%. Se questa crescita dovesse essere sopportata interamente dal trasporto stradale, ciò comporterebbe un aumento di circa veicoli commerciali al giorno sulle nostre strade. Ovviamente, in aggiunta ai attuali. Questa anomalia è tanto più evidente se si pensa che i costi di realizzazione delle infrastrutture a/e per il mare sono fino a dieci volte inferiori a quelli su autostrade e ferrovie. Il trasferimento sul mare di una parte di questo movimento merci, è dunque una via obbligata, una necessità non più rinviabile. Con poco sforzo, sulle navi, si potrebbe portare da subito il 10% del trasportato con distanza superiore a 500 Km. Stiamo parlando di circa veicoli pesanti che non attraverserebbero più autostrade e centri abitati. Una colonna lunga almeno 12 Km che creerebbe fra l altro nuove importanti occasioni di lavoro per il comparto del mare. Sarebbero dunque auspicabili nuovi incentivi per invogliare gli autotrasportatori a servirsi con maggiore frequenza delle navi. Il sistema economico di un Paese come l Italia non può allora prescindere da una politica basata sul trasporto cabotiero e sulle cosiddette autostrade del mare. Si deve modernizzare il sistema dei trasporti in genere, al fine di creare condizioni per un effettivo sviluppo. Allora se posto nelle adeguate condizioni operative, l armamento italiano, potrà contribuire a risolvere e ridimensionare fortemente alcuni dei fattori negativi che affliggono il paese: ridurre l inquinamento, la congestione stradale e conseguentemente il numero degli incidenti mortali. Pertanto va implementato l impegno di trasferire il trasporto dalla strada al mare, permettendo di fruire degli indubbi vantaggi (anche di natura ecologica) che ciò può offrire. La popolazione del sud in questo panorama, deve anche per la posizione geografica che possiede esercitare un ruolo preminente in queste politiche. Palermo, nel cuore del Mediterraneo, cerniera e centro di tutto il traffico marittimo, anche internazionale. Questa, la nostra speranza, atteso che ad oggi poco è stato fatto perché grandi risultati venissero raggiunti. Non è pensabile alle soglie del 2010 una nazione a due velocità. Il mezzogiorno d Italia che vuole e deve rimanere al passo con tutto il resto del paese per questo è necessario lo sforzo congiunto di tutti. * (Dipartimento Naz. Marittimi)

12 COMITATO CENTRALE UILT: GLI INTERVENTI 11 Giuseppe Bartolo * Credo che la relazione del Segretario Generale Caronia, abbia dato a questo nostro Comitato Centrale gli strumenti necessari per aprire una grande discussione di merito che valorizzi il lavoro fin qui svolto da tutto il gruppo Dirigente della UILTrasporti e che avvii nel contempo un percorso per una nuova fase fatta di progetti e di crescita dell organizzazione. Ho apprezzato molto il richiamo al riformismo quello vero e non certo quello blaterato da chi spesso come la CGIL fa vanto ma nel momento in cui bisogna passare ai fatti alle responsabilità sa dire solo NO. I valori della UIL, il grande riformismo della UIL, mai come in questo momento, un momento di grande crisi, di grande difficoltà per il Paese, per il mondo del lavoro stanno assurgendo a principi generali per arrivare a nuove riforme che valorizzano il lavoro, la dignità ed il benessere dei nostri lavoratori. La riforma contrattuale ne è un esempio. Riforma contrattuale che personalmente condivido anche se avrei preferito che fosse completata sul segmento delle politiche fiscali che tanto a cuore stanno alla nostra UIL. Diversamente dal comune sentire il sindacato Calabrese non ha paura della contrattazione decentrata anzi ciò ci consentirà non solo quella giusta e possibile flessibilità di dialogo con le Imprese che vorranno sorgere e lavorare in Calabria ma farà si che possa finalmente emergere il diritto di migliaia di lavoratori nel campo dei trasporti di avere diritto ad un accordo integrativo che spesso e per diverse ragioni viene riposto nel cassetto. Un modello contrattuale dicevo che costringerà le imprese Calabresi ad investire di più e meglio e non attendere solo l elargizione di contributi del Governo Centrale o della Regione. La stessa relazione del Segretario Generale, traccia le difficoltà in cui versa tutto il sistema Trasporti Paese richiamando alcune esperienze in particolare come Alitalia, Tirrenia, Ferrovia. Io penso proprio che è questa la sfida che il Sindacato dei trasporti la UILTrasporti deve cogliere e rilanciare. Non possiamo solo fare analisi puntuali ed inseguire le controparti per tamponare falle ma la sfida che questo gruppo Dirigente deve raccogliere e sviluppare un forte progetto trasporti stico, delineare con chiarezza e con forza un sistema sinergico trasporti che sia il punto di svolta per la crescita e la modernizzazione del Paese. Un progetto che dia pari opportunità ad una parte del Paese quale il mezzogiorno che ancora oggi lamenta drammaticamente una carenza notevole infrastrutturale. La Calabria ha bisogno di infrastrutture ma è bene dirlo non si vive di solo ponte. Esso stesso, senza un moderno sistema ferroviario di alta velocità che approdari sotto Battipaglia, un autostrada sicura e confortevole è solo fine a se stessa, uno spreco di risorse finanziarie. Dicevo pari opportunità, non possiamo condividere con questa classe politica che basta aver dato il via al più grande porto del mediterraneo qual è Gioia Tauro e poi verificare che tutto intorno è un deserto di polvere, quella vera. Di fronte a tale realtà credo che la UIL debba, fortemente debba riscoprire la questione meridionale nelle nuove forme della società moderna. Sarebbe per noi fin troppo facile alimentare lamentele, non è questo che cerchiamo quello che vogliamo è pari opportunità, investimenti veri, sul lavoro, sulla tecnologia per fermare ed è con grande amarezza che lo rilevo, l emigrazione dei nostri giovani, le nostre intelligenze, il nostro futuro. La politica blatera, promette, bene allora lo slogan lanciato dal Segretario Generale delle parole ai fatti. Il rafforzamento della Federazione un nuovo modello organizzativo richiamato nel ragionamento del Segretario Generale non solo mi convince ma chiedo, fortemente chiedo che non sia solo un momento di discussione di innamoramento precongressuale. Quanto ad un nuovo modello organizzativo la UILTrasporti non può non prendere atto che il Paese cammina, e pure velocemente. Il federalismo piaccia o no è già una realtà soprattutto nel settore trasporti. Costruire quindi un modello interno che tenga conto di una diversa e più incisiva partecipazione e responsabilità dei territori, mi sembra un atto dovuto, ma soprattutto consentirà alla nostra O.S. una più radicata e forte presenza in ogni regione cosi come consentirà la formazione e la crescita dei gruppi Dirigenti. E con questo spirito e con i richiami eloquenti, richiamati nella relazione di Caronia che dobbiamo affrontare il nuovo i nostri Congressi * (Segr. Gen. Uilt Calabria) Marco Odone * Compagne Compagni Amiche Amici, La situazione che stiamo vivendo è per molti versi drammatica. Si continua a non vedere la luce in fondo a questo triste tunnel in cui l economia mondiale si trova. In questo scenario il nostro Paese a differenza degli altri, ha uno spazio di manovra maggiormente limitato a causa dell alto debito pubblico, il che significa rispondere con molta più fatica agli stimoli che potrebbero arrivare. Il Governo ha cercato di rispondere a questa fase con stanziamenti che risultano ancora insufficienti; altri sforzi vanno fatti aumentando i fondi per gli ammortizzatori sociali visto che nel corso del 2009 gli interessati alla cig potrebbero arrivare a mezzo milione.

13 12 COMITATO CENTRALE UILT: GLI INTERVENTI Per tentare di far fronte a questa situazione deve essere certa una concertazione tra Governo, Opposizione, Imprenditori e Sindacati, una concertazione seria con interlocutori seri, che faccia realmente gli interessi del Paese aiutando le fasce più deboli della popolazione e dando aiuti e certezze alla piccola e media industria, trovando fondi per la formazione dei lavoratori, per far si che nel momento della ripresa, si possa avere personale preparato a nuove sfide che necessariamente avranno come base lavorazioni tecnologicamente più avanzate. Questo e buona parte del prossimo anno, a detta di tutti gli esperti saranno probabilmente gli anni più tristi mai vissuti per l economia. In Europa sono andati distrutti posti di lavoro, negli USA in un anno sono spariti 2,6 milioni di posti di lavoro. Il rapporto dell ILO avverte che il numero di disoccupati a livello mondiale potrebbe aumentare nel 2009 rispetto al 2007 di una cifra compresa tra i 18 e i 30 milioni e se la situazione dovesse peggiorare il numero potrebbe arrivare ai 50 milioni. Nel nostro Paese il tasso di disoccupazione è salito al 6,1% e anche per il Fondo Monetario Internazionale il quadro è fosco, sottolineando il bisogno di riforme strutturali. Riforme e investimenti per fare partire subito i cantieri per le grandi opere già finanziate e approvate. Nella nostra Regione, la Liguria, il terzo valico ricopre una valenza importantissima e servirà a dare risposte a livello economico e occupazionale a tutte quelle Aziende siano esse Marittime, di spedizione,portuali di trasporto che occupano spazi di progresso e di interesse Nazionale ed Europeo. Sotto il profilo territoriale appaiono imprescindibili misure intese a riequilibrare i vari modi di trasporto da e per i porti nel senso di decongestionare inquinamenti e guasti ecologici, potenziando il trasporto su ferro, incrementando la professionalità di un personale che sarà chiamato ad operare in un campo di trasporto più vasto, con collegamenti diretti dal porto ai retroporti. Questo non vuol dire non dare attenzione ad altri sistemi di trasporto anche perché se il trasporto in generale verrà inserito e integrato in una rete di collegamenti dovrà per forza coinvolgere ogni mezzo a disposizione dall autotreno all aeroplano,dal treno alla nave. Ognuno di essi,infatti, trarrà benefici e risultati ineguagliabili se inseriti in un sistema che partendo da una valutazione delle diverse necessità regione per regione sia anche in grado di suggerire una risposta adeguata alle diverse domande che sorgono. Ecco quindi che se il trasporto merci viene visto come una necessità da soddisfare con la massima celerità possibile e con ragionevoli conti economici che soddisfino domanda e offerta, i diversi mezzi di trasporto diventano tanti anelli di una catena indissolubile ed essa stessa autorigenerante. Infatti in una tale prospettiva ogni mezzo integrato nel sistema incentiva l altro mezzo, superando una concorrenza che rallenta lo sviluppo invece che incrementarlo. Il sistema dei trasporti di una nazione è come la rete di arterie che nel nostro organismo trasporta il prezioso sangue che tiene vivi i diversi organi. Diventa quindi semplice intuire come la salute economica della nazione dipende grandemente dalla funzionalità del suo sistema di collegamenti ma non l uno contro l altro armati. Facciamo l esempio dei porti: Gli operatori economici nazionali hanno bisogno di porti efficienti in grado di movimentare le merci offrendo servizi rapidi ed economicamente concorrenziali e proprio questo evidenzia chiaramente la centralità del sistema portuale nel nostro sistema economico. Bisogna sfruttare questo tempo di crisi per rendere il sistema portuale pronto ad importare ed esportare tutte quelle merci che nella stragrande percentuale prendono la via del mare per raggiungere i mercati di sbocco. Gli scali italiani stanno ormai da tempo in groppa a un cavallo sfiatato e sfiancato. L industria ha un grosso bisogno di porti, ma non si può accontentare di generiche strutture, vuole servizi accurati,celeri e tariffe economicamente in linea con quelle praticate dai principali porti europei e in questo lo Stato deve intervenire in modo determinato. Ma le stesse sollecitazioni devono essere rivolte nei confronti degli imprenditori. E infatti opportuno ricordare che anche gli imprenditori dovrebbero essere protagonisti di una politica di investimenti senza limitarsi ad utilizzare le infrastrutture esistenti. E anche questa la sfida che il Sindacato e i Lavoratori devono raccogliere, consci della forza e della professionalità acquisita e su questo la uiltrasporti della liguria è pronta a fare la sua parte, insieme a chi istituzioni, forze politiche associazioni che credono nella possibilità di poter traguardare a uno sviluppo vero dell economia della nostra portualità, della logistica e dei servizi. Dobbiamo fare uno sforzo comune, per isolare i ciarlatani, isolare coloro che usano il linguaggio o per deprimere o per enfatizzare l ottimismo della ragione esaltando solo e comunque la banalità. La banalità di dare giudizi e lezioni a chiunque non la pensi come loro con un linguaggio che comunque non riesce a raggiungere la gente, non riesce a comunicare, che è fine a se stesso Ed è questa purtroppo la via e la risposta che qualcuno ha deciso di intraprendere e dare, non quella della ragione e del confronto, del rispetto di posizioni sindacali che possono si anche essere differenti, ma che debbono sempre essere portate nell alveo della dialettica quotidiana. Su questo dovremmo tutti noi meditare fermandoci un attimo a riflettere, avendo una comune certezza: che l unità dei lavoratori è un bene prezioso e irrinunciabile. * (Segr. Gen. Uilt Liguria)

14 COMITATO CENTRALE UILT: GLI INTERVENTI 13 Brunero Zacchei * Nell occasione del Comitato Centrale Nazionale di una importante Categoria come la ns, se pur convocato con un odg ben preciso ed orientato alle dinamiche interne (a pensare e ripensare se stesso il proprio futuro la struttura), il pensiero di noi tutti non può non andare oltre le dinamiche interne e sconfinare anche nel mondo esterno. Un pensiero dominante x tutti noi (come è ovvio e naturale che sia) che va alla crisi, alla crisi mondiale. Una onda, un effetto domino che sta avanzando, indebolendo anche le strutture che sembravano più sane della ns economia. Una crisi vera, diversa dal passato, che si è estesa velocemente ed è giunta a bussare sin alle nostre case. Baipasso i numeri e la situazione veneta (drammatica), che varia e in peggio al passare dei giorni: cassa integrazione, mobilità, chiusura di fabbriche, dismissione di licenze. E una angoscia che da mesi ci portiamo dentro come cittadini e soprattutto come sindacalisti. Siamo giornalmente impegnati a parare, tamponare gli effetti devastanti e nel contempo, intenti a pensare ad interventi strutturali di rilancio. Il tema ricorrente: non sappiamo quanto durerà e che dimensioni assumerà questa crisi. Abbiamo però una certezza: - quando sarà passata, certamente molte delle nostre abitudini, molte delle nostre attuali certezze, saranno cambiate. Coltiviamo altresì una forte speranza: - che facendo tesoro delle esperienze passate e degli errori commessi, si possa ripartire da un mondo migliore. Una società che poggi su tre pilastri fondamentali: - economia ( quella reale, produttiva), ambiente ( dovremmo imparare ad essere un po meno spreconi di risorse e meno inquinanti) e dimensione sociale. Noi tutti lo sappiamo bene, per la costruzione di questi tre pilastri, il mondo dei trasporti e delle infrastrutture riveste una importanza trasversale straordinaria e strategica. Da sempre i traspoirti rappresentano il Caronte, sono i globuli rossi che ossigenano l economia.. Lo sviluppo ed il grado di civiltà di un paese si misurano anche dalla quantità e qualità del trasporto. Ecco, amici e compagni UILT, perché oggi, il guardare contestualmente dentro a noi stessi, dentro alla Uiltrasporti, ma anche a ciò che succede all esterno, non rappresenta una strabica azione diversiva ma altresì una irrinunciabile azione sinergica. Il mondo dei trasporti e delle infrastrutture può veramente rappresentare il vettore trainante per la ripartenza e per la definizione di una nuova società economica e civile. Ma ci vengono d obbligo due domande. La prima: - il settore trasporti, le sue infrastrutture, sono adeguate alla bisogna? Da addetti ai lavori baipasso la scontata risposta. La seconda: - come sindacato ed in particolare come Uiltrasporti siamo preparati? Siamo strutturati a recitare un ruolo importante che ci richiede questo momento? E qui, si ripresenta un vecchio dilemma, tutto nostro! Venticinque anni fa partimmo da una semplice considerazione: - si può predicare e pretendere l integrazione tra i vettori dei trasporti, se come UIL non siamo capaci di integrare i nostri settori? E siccome dovevamo essere coerenti e allo stesso tempo credibili, ci dotammo di una Categoria. Partimmo con diverse velocità, accelerazioni e frenate, con diverse convinzioni e motivazioni, ma partimmo. Coniammo una lingua comune, imparata e parlata però in maniera non omogenea nelle diverse realtà territoriali e/o settoriali. Aspiranti leghisti hanno di volta in volta fatto richiamo ai dialetti settoriali. Alla bisogna sono sempre riemerse spinte dialettali e questo, per noi, per la Uiltrasporti, ha sempre rappresentato un evidente limite ed una debolezza. Io, assieme ai colleghi del Veneto, posso sostenere, senza essere smentiti, di essere Uiltrasporti, sin dal primo momento. Per le motivazioni che dicevo. La Uiltrasporti Veneto è stata impostata e costruita nel pieno concetto della orizzontalità, rispettando e facendo tesoreo, ovviamente, del valore delle specificità. Mi ha fatto quandi piacere sentire, in tutti gli interventi di ieri, questi stessi convincimenti che, certamente, consolidano il fronte UILT e garantiranno il risultato certo. Ma ieri, mi ha fatto piacere soprattutto, anzi mi ha tranquillizzato (devo dere la verità, di questo ne ero più che convinto, non ho mai avuto dubbi), l impostazione, la determinazione del Segretario Generale: - di andare avanti in maniera irreversibile, di attuare l ultimo Step per la Uiltrasporti. Ce lo chiede il nostro senso di responsabilità. Quandi Beppino (Segretario Generale attuale e futuro) avanti tutta, senza ripensamenti alcuni, io ed i miei colleghi ed amici veneti siamo con te. Chiudo con un altro apprezzamento alla relazione, all impostazione di Beppino, altrettanto chiara ed importante: - è vero, noi gruppo dirigente di adesso dobbiamo iniziare a pensare veramente ( ed abbiamo 4 anni a disposizione) alla Uiltrasporti che verrà a prescindere da noi. E importante che questo gruppo dirigente garantisca la continuità e guidi il rinnovamento. Abbiamo il dovere di garantire il futuro della nostra categoria. * (Segreteria Regionale Uilt Veneto)

15 14 COMITATO CENTRALE UILT: GLI INTERVENTI Salvatore Ottonelli * La riunione del nostro massimo Organismo, che apre la stagione congressuale, a ridosso del risultato elettorale sulle elezioni del Parlamento Europee non può prescindere dalla contestualizzazione della nostra attualità e degli obiettivi che ci prefiggiamo. Ed è innegabile che il risultato, forse previsto, certamente è andato oltre ogni analisi. L asse politico spostato a destra pone esigenze specifiche al Sindacato. In un Parlamento Europeo in cui il partito di maggioranza relativa diventa il Ppe, sostituendo nel ruolo e nel risultato il PSE, e nel quale sono possibili maggioranze di destra\centro-destra, sposta l equilibrio della legislazione e degli obiettivi. Non è un fatto neutro. In tale contesto potremmo chiederci se sarebbe stato possibile attenuare gli obiettivi della direttiva Bolkenstein. Ovvero se non dobbiamo tenere la guardia alta per contrapporci sul nascere a tentativi di ripresentazione e riscrittura delle norme che azzerano i diritti dei lavoratori per consentire il massimo delle speculazioni sulla forza lavoro in un teatro, peraltro, allargato ai 27 paesi. Ma per non andare lontano, in questo Parlamento sarà possibile costruire una nuova legislazione sul lavoro che punti alla tutela ed alle garanzie universali in tutti i paesi della UE? Il tentativo della Commissione e dei Governi nazionali è stato quello di deregolamentare e perfino prevedere la possibilità di prestazioni fino a 65 ore settimanali sulla base di intese dirette ed esclusive. Il Parlamento uscente ha impedito tali passaggi, sarà così nel nuovo? Nel momento in cui avviamo la stagione congressuale, questi temi non possono restare fuori della nostra agenda e la valenza strategica delle nostre azioni dovrà misurarsi con uno scenario che se non ci sarà ostile sicuramente non sarà allineato ai nostri stessi obiettivi. Il problema della rappresentanza e degli interessi diventa, quindi, molto forte. Tanto più che lo scenario europeo è il consolidamento di uno scenario nazionale che già si è posto in tale logica. Abbiamo già vissuto la stagione degli accordi separati che hanno puntato a dividere il mondo del lavoro per affondare la revisione di diritti e rafforzare flessibilità e precarietà a favore della rendita e della finanziarizzazione dell economia, ed oggi tutti piangiamo la scarsa vigilanza e la benevola attenzione verso quei fenomeni che hanno determinato il nucleo della crisi economica e sociale che stiamo attraversando. Probabilmente si fondano due interessi contrapposti ma convergenti: chi punta ad escludere e chi massimizza l essere escluso. E questo avviene su temi e modifiche di modelli come il contrattuale che in sé non rappresentano un particolare avanzamento delle tutele del lavoro ma neanche un arretramento dei medesimi. Si riforma il modello contrattuale, ma non si guadagna sulla contrattazione integrativa che rimane ancora possibile eludere in cambio di una penale. Intanto si introduce la possibilità di degradare le condizioni di lavoro in presenza di grave crisi, ma una azione veramente di sinistra dovrebbe piuttosto che degradare rafforzare diritti e spostare sui più forti l asse ed il peso delle solidarietà. Sicuramente è un modo di ragionare per il quale sinistra è ancora giustizia e tutela. È declinare diritti e libertà con impegno e bisogno. È garanzie per gli ultimi ma anche professionalità riconosciute e valorizzate. È sviluppo ma anche solidarietà. Sul tema della riforma organizzativa. Leggeremo meglio la relazione e, soprattutto, rifletteremo con attenzione e profondità le ipotesi che si prospetteranno. Sin d ora però anticipiamo una chiave di lettura. Quale obiettivo e a cosa serve. È innegabile che il mondo produttivo delle nostre categorie non ha più i confini invalicabili e definiti di qualche tempo fa. Tutto è più sovrapponibile ed integrabile. Rimanere nel recinto di una organizzazione che punta a conservare se stessa diventa il modo di estinguersi.

16 COMITATO CENTRALE UILT: GLI INTERVENTI 15 Occorre invece lavorare per costruire maggiori ed efficaci trasversalità in grado di cogliere e valorizzare le differenze in un quadro di maggiore e consolidata omogeneità. Tutto ciò prescinde da atteggiamenti punitivi o di fagocitazioni quasi fossero fusioni per incorporazione. Qualche tentativo lo abbiamo già fatto. Su due temi delicatissimi. Sicurezza e salute e riforma dell esercizio del diritto di sciopero. Dobbiamo evidenziare, però, che se da un lato queste esperienze hanno valorizzato il lavoro comune e dato una indicazione di categoria unica, dall altro c è da chiedersi quale efficacia e quale riscontro hanno avuto. Penso in particolare al lavoro sullo sciopero. Abbiamo messo insieme le nostre esperienze, valutato i punti di caduta, esaminato le negatività e individuato i punti irrinunciabili. È diventato un lavoro di tutti in cui tutti ci siamo riconosciuti al punto che la Segreteria e il Segretario Generale lo hanno trasformato in un documento proposto alla Confederazione. Il risultato è stato che, in presenza di un documento governativo di dubbia accettabilità e non condivisibile, la nostra elaborazione è stata ignorata e in alcune parti addirittura superata a destra. Non è nel nostro sistema lo sciopero virtuale o l obbligo di dichiarazione preventiva di adesione. La nostra tesi non è il referendum preventivo ma la misurazione della rappresentatività attraverso sistemi certi e verificabili (elezioni rsu e dati associativi) sul modello del pubblico impiego e in applicazione del dettato costituzionale. Nelle prime valutazioni, però, non c è traccia della nostra comune elaborazione. Allora, la stessa riforma organizzativa ha un senso se rende efficaci le nostre elaborazioni e rafforza le nostre identità. Se fosse un semplice esercizio di nuove gerarchie sarebbe solo un modo di perseguire potere destinato a rimanere fine a se stesso. * (Dipartimento Naz. Ferrovieri) Arturo Papini * Il preoccupante spostamento a destra nelle ultime elezioni europee evidenzia l inconsistenza del progetto di unificazione che non ha mai coinvolto le popolazioni degli stati aderenti per una carta dei diritti riguardanti il lavoro, l ambiente, la cultura per una reale integrazione. Viceversa l Europa si è fermata agli interessi economici, spesso bottegai della cioccolata senza cacao e l aranciata senza aver mai visto le arance, come se l unica reale motivazione era rappresentata da un mercato di 250 mln di potenziali compratori soggiogati alle esigenze delle lobby industriali. In realtà nessuna protezione della qualità e del prodotto europeo, cancellando l eccellenza del localismo a favore del maggior guadagno a qualsiasi condizione. In queste condizioni l euroscettico ha avuto il sopravvento nel proteggersi dall invasione di lavoro extracomunitario impaurito da una crisi mondiale scatenata da un sistema finanziario gestito in modo delinquenziale dove il sistema economico e imprenditoriale è divenuto secondario e poco remunerativo rispetto ai titoli diventati poi spazzatura. In questo marasma il nostro paese ha seguito l onda lunga del conservatorismo, con una sinistra sempre più agonizzante e soprattutto incapace di proporre un modello alternativo. La crisi che, al contrario di quanto afferma in presidente del consiglio Berlusconi, non ha ancora raggiunto il suo apice, sta falcidiando l occupazione e la solidità delle imprese, in particolare quelle medio-piccole. Nei trasporti l effetto s incomincia a sentire ora ed è conseguente alle difficoltà della produzione dell industria e ai chiari segnali di recessione che investono il mercato italiano. Il governo e le regioni stanno intervenendo pesantemente per la salvaguardia del lavoro anche con la cassa integrazione in deroga per le imprese che non ne hanno diritto innescando, così, un meccanismo perverso che ha innalzato le ore di CIG in Toscana da circa ore nel primo quadrimestre 2008 alle attuali con un incremento del 400% circa. L impressione che se ne trae è il sospetto che si cerca di risanare le imprese o meglio di trarre profitto da sistemi di sostegno al lavoro che, anziché rilanciare con la ricerca il sistema industriale e la produzione, producano guadagni diminuendo i posti di

17 16 COMITATO CENTRALE UILT: GLI INTERVENTI lavoro e sostenendoli in modo surrettizio con la cassa integrazione. La UIL, a tutti i livelli, dovrà intraprendere un percorso di riflessione attorno a questi temi e che nei trasporti delinei una strategia sull integrazione dei sistemi di trasporto ed i suoi epocali cambiamenti. La privatizzazione delle più grandi imprese pubbliche come Alitalia, Tirrenia, Ferrovie dello Stato e TPL esigono chiarezza da parte del sindacato sui futuri asset industriali affinché siano salvaguardate le garanzie di un trasporto accessibile e tutti sia da un punto di vista economico che qualitativo. Non ho assolutamente condiviso l assenza di giudizio sulle scelte dell A.D. delle ferrovie che privilegiando l alta velocità subordinando il paese a scelte elitarie sempre più care per le falcidiate tasche dei cittadini, penalizzando il servizio universale ed ancor più il trasporto pubblico locale. Il sindacato ha il dovere di intervenire su temi di interesse sociale adottando tutte le forme di proposta e di protesta consentite dalla legge per garantire un servizio ferroviario efficiente a tutti oltre che l occupazione. Abdicare a queste funzioni significa porre limiti alle nostre capacità di proposta subordinandole alle esigenze di amministratori delegati arroganti ed invadenti. In questo senso, le proposte nella relazione del segretario generale per una Uiltrasporti interoperativa nel suo funzionamento, capace di esprimere le qualità migliori dei propri quadri e dirigenti, diventano la naturale conclusione di un processo di integrazione iniziato 20 anni fa e che ha saputo fondere esperienze e conoscenze di settori simili e nello stesso tempo specifici per la loro settorialità. Un salto di qualità indispensabile in un momento difficile per tutto il movimento sindacale, diviso come non mai, in cui la UIL saprà esprimere la propria forza di sindacato libero e pronto ad affrontare le riforme necessarie. * (Segr. Gen. Uilt Toscana) Luigi Simeone * La relazione del Segretario Generale ha aperto nei fatti una fase congressuale, che, contrariamente a quanto era stato trasferito dalle convinzioni più diffuse nella UIL, non sarà un passaggio considerato un po di prassi e pertanto di riconferma tu court degli assetti organizzativi esistenti, bensì una discussione che dovrà necessariamente - e noi diciamo finalmente - affrontare, definire ed implementare a tutti i livelli (anche nazionale) della nostra categoria il progetto Uiltrasporti, troppe volte annunciato e altrettante volte procrastinato. Ormai appare evidente come in ogni parte d Italia l orizzontalità nella nostra esperienza quotidiana sia diventata una risorsa, piuttosto che una scelta d apparato calata sui territori; l azione intercategoriale non è percepita quasi più da nessuna parte come un invasione di campo, ma è diffusamente riconosciuta come un arricchimento che porta la Uiltrasporti nel suo insieme iniscindibile a sempre migliori e più alti traguardi. La relazione offre spunti importanti sul ruolo di un sindacato Riformista e noi dobbiamo fare un operazione di coerenza e di verità; troppe volte si è abusato di questo termine soprattutto, quando si è volutamente dimenticato che esso è, e deve essere, sinonimo di teorizzazione ed attuazione di riforme. In questi anni abbiamo visto il filo conduttore a cui riferirsi per le riforme della Uiltrasporti, come un elemento utile a cui si tendeva alla bisogna per poi allontanarsene a piacimento, quando non tornava più utile, sfiorando quindi la gestione autocratica che è esattamente il contrario del riformismo. È ora quindi di afferrare il filo a due mani e non mollarlo più, esattamente com è esplicitato chiaramente dalla relazione. Il processo federativo della nostra categoria non si sposa più con gli angusti spazi settoriali, ambiti che ormai sono diventati sempre meno definiti, fatti di confini sempre meno marcati ed identificabili, ma, vedete, proprio mentre dico questo, sento esatta la percezione di ripetere cose che in molte realtà, e sicuramente in Campania, abbiamo sostenuto per tanto tempo; le abbiamo praticate con i risultati che conosciamo; le abbiamo più volte offerte ad una discussione comune, ma che non siamo stati capaci di estendere nella realtà di tutti giorni, segnando così non già la negatività di un progetto, ma forse il limite di un gruppo dirigente attardato come è stato alla valutazione del particolare, fuggendo le occasioni del totale che erano poste alle opportunità generali. Vedete, la riforma degli assetti contrattuali, con la volontà di semplificazione contrattuale di aree dette omogenee, ha definito o comunque possiamo dire ha ripercorso esattamente quanto contenuto nella strategia già avviata organizzativamente nella Uiltrasporti 15 anni or sono, quando già era chiaro che il Federalismo, la Sussidarietà ed il decentramento dei poteri dello Stato avrebbero messo il sindacato di fronte a nuove oggettività, a nuove e diverse sfide che non avrebbero potuto trovare congrue risposte dentro la logica di appartenenza ad un settore merceologico, ormai contagiato da quelli più vicini fino ad esserne permeato e contaminato. Sapevamo che con il nuovo ruolo

18 COMITATO CENTRALE UILT: GLI INTERVENTI 17 delle Regioni in materia di Trasporti sarebbe cambiato molto: trasporto su ferro, su gomma, via mare, gestione delle strade e viabilità, solo per fare alcuni esempi, prima nelle competenze dello Stato, avrebbero modificato il sistema delle relazioni industriali, e quindi la nostra risposta sarebbe dovuta essere eclettica, interdisciplinare e complessa e pertanto non riconducibile alle sole singole esperienze, importanti e valide ma, in ogni caso, limitate ai singoli comparti. Purtroppo così non è sempre stato, abbiamo avuto grosse difficoltà per non aver potuto e saputo cogliere le occasioni di modernizzazione che ci venivano poste di fronte, ma ciononostante la nostra rappresentanza è stata sempre efficace ed i successi nei vari momenti elettorali della RSU lo stanno a dimostrare. Io sono stato sempre abbastanza critico di fronte a scelte che in qualche modo tentavano di rallentare un processo che ritenevo tanto virtuoso quanto ineludibile (vedi anche la posizione della delegazione della Campania al congresso di Pugnochiuso) e quindi sotto quest aspetto ritengo di poter essere insospettabile se dico che sono completamente d accordo con in contenuti della relazione del Segretario Generale. Penso che sia effettivamente una strada obbligata quella tracciata dalla relazione, che non disegna più scenari incerti, che non offre più vie di fuga alternative, che, secondo me, coglie finalmente le sollecitazioni, che vengono da più parti, a sentirci tutti insieme parte di un progetto ambizioso, che affondi le sue fondamenta nelle competenze dei diversi comparti costituenti la Uiltrasporti, ma che vengono esaltate dal sentire comune, che non può più essere tralasciato sull altare di spazi di gestione e nostalgiche strumentali appartenenze, figlie di vecchie logiche che pure ancora albergano in qualche isolata ed originale mente, anche in Campania. È chiaro che in un rinnovato spirito di andare avanti decisi e precisi ci deve essere spazio per tutti e per tutte le specificità, sapendo e dovendo cogliere il meglio di quanto prodotto in questi anni. Bisogna quindi ricercare il meglio non accontentandosi di quello che si ha, non sprecando l occasione di vedere se nella stanza adiacente albergano migliori opportunità per il disegno comune, di quante non se n è potute determinare nel proprio per quest angusto spazio di settore. La rinnovata sfida del Segretario Generale pone tutti di fronte ad un bivio nuovo, anche se su una strada che abbiamo intravisto già in passato, la novità adesso è che il Segretario Generale l ha illuminata, quindi ne è chiara la direzione, il verso ed i tempi di percorrenza, quindi difficilmente ci si potrà fermare nelle penombre, perché con la luce che si è voluta offrire si viene scoperti ad attardarsi, dopo averne condiviso lo spirito, come troppo spesso è successo in questi anni. In Campania, siamo in definitiva convinti che questo congresso possa e debba determinare scelte chiare, esigibili ed inequivocabili per la stabilizzazione degli assetti che dovranno guardare al futuro, e non solo prossimo, della categoria dei Trasporti, per offrire anche alla Confederazione un coerente modello organizzativo che sposi perfettamente anche i contenuti della Riforma del gennaio 2009, anzi, se è possibile, l anticipi e la sostanzi ancor più! * (Segr. Gen. Uilt Campania) L intervento di Paolo Carcassi * Cari amici e compagni, questa riunione che da inizio al cammino congressuale della UIL Trasporti si svolge subito dopo una prova elettorale europea che ha impegnato centinaia di milioni di persone nei 27 Paesi della Comunità. Ecco voglio iniziare i miei ragionamenti da questo tema perché proprio la vicenda elettorale ha messo in evidenza la crisi profonda in cui si dibatte la tematica Europea. L obiettivo di una Europa sempre più unita che non sia solo una zona di libero scambio o al più di reciproco aiuto economico, ma che riesca a diventare anche un ambito sociale comune, in cui i migliori concetti di giustizia, di partecipazione e di democrazia si possano affermare in direzione di una coesione politica sempre più stretta, ebbene questo obiettivo sembra sempre più lontano e le recenti elezioni non lo hanno avvicinato. Anzi semmai il contrario. La campagna elettorale nel nostro Paese, ma lo stesso è avvenuto negli altri, si è svolta esclusivamente su tematiche nazionali. Non ci sono stati programmi europei che si sono messi a confronto e su cui si è richiesta l adesione dell elettorato. Non è esistita la prospettazione di una idea di Europa contrapposta ad un altra, sui cui si sia potuto discutere, approfondire e scegliere alla fine. No! Siamo stati invischiati per settimane sui fatti di casa nostra, tutti neppure particolarmente edificanti, con l ambito Europeo sullo sfondo, sbiadito e poco interessante perché non autonomo, debole, incapace di delineare una prospettiva precisa su cui impegnare le intelligenze e le coscienze. C è una linea per una Europa progressista avanzata, che si contrapponga ad un altra moderata e più conservativa, su cui sia possibile immaginare un futuro diverso per l area economicamente e civilmente più progredita del Pianeta?? Il fatto è che probabilmente la spinta propulsiva dell idea europea si è indebolita in modo irreparabile, annacquata da una estensione geografica ampliata con troppa fretta e che ha prodotto il convivere di anime, di storie, di situazioni economiche e sociali troppo, troppo diverse che rischiano di essere inconciliabili e portano ad accordi ed intese al livello minimo, per salvaguardare la diversità di tutti. Il fatto stesso che il Consiglio, composto dai Capi di Governo, abbia sempre maggiore preponderanza, ma anche il fatto

19 18 COMITATO CENTRALE UILT: GLI INTERVENTI che la stessa Commissione sia bipartisan, espressione dell intero Parlamento e non della sua maggioranza, indicano un assetto della istituzione europea sempre più bloccato e sempre meno dinamico. Ciò avviene nonostante, dall altra parte, sia sempre più evidente l aumento della incidenza delle decisione Europee nella vita di ognuno di noi. La gran parte della legislazione nazionale è direttamente influenzata da quanto viene deciso a Bruxelles o a Strasburgo. Sempre maggiore influenza dell Europa sulla nostra vita e sempre minore partecipazione dei cittadini europei alla dialettica politica europea ed al futuro della Istituzione. Questo è quello a cui ci troviamo di fronte. Questo contrasto profondo è forse la contraddizione più evidente che appare da queste elezioni che, se non affrontata con decisione e risolta, porterà fatalmente ad identificare l Europa come una sovrastruttura, come un insieme di lacci e laccioli che bloccano, senza essere invece un motore di crescita, sia dal punto di vista economico, ma anche sociale e politico. Ed anche dal punto di vista sindacale la situazione in Europa è assolutamente inadeguata alla portata dei problemi che abbiamo di fronte; il Sindacato Europeo non ha un vero e proprio potere di contrattazione, si muove per lo più come lobby, alla stregua delle altre che operano in ambito europeo, senza reali capacità di incidenza sulle decisioni. L ambito di operatività e di iniziativa delle Organizzazioni Sindacali, prime tra tutte quelle italiane, è strettamente nazionale; non si coglie l importanza di quanto avviene in Europa, non c è un reale dibattito tra i Sindacati dei diversi Paesi, non c è la disponibilità a nessun contemperamento della propria autonomia con quella degli altri e meno ancora in favore della CES. Quanto avvenuto in queste ore sul caso Fiat ne è un esempio lampante, i Sindacati italiano e tedesco si sono mossi senza nessun coordinamento e meno che mai è stata tentata una sintesi in sede di sindacato europeo. Ma anche questo è un problema di non poco conto; non esiste più una politica monetaria nazionale, le politiche economiche risentono sempre più delle decisioni europee, le stesse decisioni aziendali travalicano i confini di oggi singolo Paese e, in questa situazione, il soggetto di coagulo degli interessi dei lavoratori è diviso e debole, con un ruolo incerto e poteri dimezzati. Anche su questo tema, quello dell Europa e in essa del ruolo dei lavoratori, sarà necessario che ci interroghiamo in questa fase congressuale, per capire se vogliamo svolgere un ruolo e quale vogliamo sia, anche in considerazione del Congresso del 2011 della CES. Ma l elemento di maggiore incidenza nel nostro futuro, nel momento in cui siamo impegnati in questa fase congressuale, è senza dubbio questa gravissima situazione di crisi che sta interessando tutta l economia mondiale. E senz altro una cosa che non abbiamo mai visto prima. Nessuno di noi è in grado di ricordarsi del 1929 e neppure le ricorrenti fasi di difficoltà economica, che pure abbiamo vissuto nei decenni scorsi, hanno avuto le caratteristiche di qualità e quantità che stiamo vivendo in questo momento. Il guaio più grande è che ancora non si ha esatta la percezione di quanto sia esattamente esteso il default finanziario complessivo, che è stato tamponato ma che può tornare a galla in qualsiasi momento. Si fanno ipotesi di cifre superiori ai 4 mila miliardi di euro, una dimensione vicina a tre volte il bilancio annuo del nostro Paese; sono state tamponate le falle più evidenti, impedendo al sistema bancario di tracollare, ma ancora non si sa quanti fondi tossici siano ancora nei patrimoni degli istituti finanziari, né tantomeno si è sicuri che siano stato bonificati. Di più, nei fatti, al di là dei provvedimenti tampone di sostegno, non si è realmente fatto nulla per impedire che quanto è avvenuto possa riproporsi tra qualche mese o tra qualche anno. La finanziarizzazione senza limiti e senza controllo della economia, passato lo shock, non ha avuto nessun concreto correttivo. Si sta discutendo da parte di alcuni (il Presidente americano Obama, ma da noi anche il Ministro Tremonti) della esigenza di una governance della finanza, di un sistema di regole a livello mondiale che costituisca una rete di protezione dai fenomeni speculativi sinora incontrollati, ma questo non sembra fare breccia nella generalità del mondo economico e politico. Si è presa una bella botta, si sono nascosti i cocci sotto il tappeto e si ha una gran voglia di dire che la crisi è finita e di ricominciare da capo la corsa di prima. Non credo siano fondate e che siano pericolosissime le illusioni di chi sostiene

20 COMITATO CENTRALE UILT: GLI INTERVENTI 19 che la crisi sia alle nostre spalle e che si sia all inizio della ripresa, ma registro che c è una gran voglia di ripresa e la borsa negli ultimi quattro mesi è cresciuta di più del 40%. Credo invece che il futuro sia ancora molto grigio, la crisi ha investito l economia reale, per l Europa si prevede una diminuzione della crescita tra il 4,1% ed il 5,1% e l Italia potrebbe essere al di sotto del punto più basso della forchetta, al 5,3%. Come abbiamo affrontato nel nostro Paese la crisi? Anzitutto attraverso gli ammortizzatori sociali, cercando di impedire che venissero distrutti in modo indiscriminato i posti di lavoro. Sono state determinate le risorse per finanziare la Cassa integrazione, quella Straordinaria e quella Ordinaria, ma soprattutto quella in deroga per più di otto miliardi, da attivare per tutte quelle realtà che sono al di fuori degli istituti previsti dalla legge. E indispensabile che ci attiviamo per tutte le imprese che non possono usufruire della applicazione degli istituti normali, per tutte le aziende piccole, per quanto riguarda i trasporti anche per le cooperative, con l utilizzo della cassa integrazione in deroga, le cui procedure sono state semplificate. Ad oggi dall inizio dell anno risulta un aumento di persone che usufruiscono degli ammortizzatori sociali, di quasi unità, circa il 4% della forza lavoro, ma temiamo che tutto ciò non basterà, che dovremo registrare, affianco a questa fascia che comunque resta al lavoro, anche una diminuzione secca della occupazione nei prossimi mesi. Infatti soprattutto quelli che hanno lavori cosiddetti atipici i tempi determinati, ma anche i contratti a progetto o le collaborazioni coordinate e continuative, sono le realtà maggiormente a rischio e sono soprattutto giovani ed in gran parte al Sud, aumentando in modo tragico gli squilibri del nostro Paese. Dobbiamo tentare di impedire in tutti i modi che si interrompa il rapporto dei lavoratori con l impresa, di incentivare le imprese a tenere i lavoratori, anche attraverso sgravi previdenziali che siano immediatamente esigibili e costituiscano un serio incentivo. La UIL ha concretamente proposto un bonus per le imprese che rinnovano i contratti a termine e che non licenziano, evidenziando il pericolo maggiore che oggi corriamo, che la perdita di occupazione prosegua e tocchi principalmente le fasce più deboli, determinando una drammaticità sociale difficile da affrontare. Ma accanto a questo tema fondamentale c è l esigenza di impedire che il sistema produttivo si deteriori e si laceri in modo irreparabile. Il Governo deve intervenire con politiche di sostegno che sinora sono mancate e aggredire le realtà a maggiore rischio per impedire che si disperdano settori produttivi fondamentali per molte realtà del Paese. E non basta stanziare risorse se queste non vengono spese; ad esempio mi interessa poco se sono tanti o pochi i sedici miliardi che sono stati stanziati per le Infrastrutture. Il fatto vero è che, al di la degli stanziamenti, le risorse non vengono mai realmente utilizzate, per cui si continua a fare annunci che poi non producono nessun risultato. Il problema della effettività e della efficacia della spesa è oggi forse più importante della stessa dotazione delle risorse; è necessario spendere subito, non fra qualche anno, cercando di attivare l economia e di sostenere le realtà maggiormente a rischio. I temi delle procedure, dei rapporti interistituzionali, della eliminazione degli ostacoli inutili, del coinvolgimento della collettività senza veti insuperabili, di un confronto col Sindacato che evidenzi le priorità produttive, sono tutti punti che vanno affrontati immediatamente, se non si vuole che il 2009, ma anche l anno successivo, siano particolarmente cupi. Ecco, in questo quadro affrontiamo il momento più importante nella vita di un Sindacato, quello del Congresso che scandisce il tempo di una Organizzazione, più dei compleanni della vita umana. Mai come in questo momento il Congresso deve essere una ricerca collettiva di tutta l Organizzazione per definire il proprio modo di essere, le proprie linee e strategie, nella consapevolezza di assumere una funzione fondante proprio perché tutto intorno a noi è cambiato e non è più possibile rispondere con la stessa cassetta degli attrezzi di ieri. Questo è stato anche il motivo del perché si è voluta confermare la scadenza del 2010, anticipandola solo di qualche settimana per farla coincidere con il 60 anniversario della nascita della UIL. Nel dibattito che si è tenuto nella Segreteria e nel gruppo dirigente si era posta anche la possibilità di spostare all anno successivo l assise congressuale, proprio in considerazione della situazione di profonda instabilità economica, sociale e politica che stiamo vivendo in questo momento. Ma è stata molto più forte e condivisa l opzione contraria. Non possiamo aspettare a registrare quello che saremo; potrebbe essere troppo tardi ritrovarsi con una situazione profondamente cambiata senza aver provato a mutare non solo la pelle ma anche la struttura e l anima della nostra Organizzazione. E importante provare ad anticipare il cambiamento, cercare di delineare un assetto diverso della nostra UIL che ci consenta di essere all altezza delle nuove sfide che il mondo che sarà uscito dalla tempesta perfetta avrà di fronte. Sindacato perchè? c è scritto nel frontespizio della relazione di Caronia ed è stato questo interrogativo che il mutare di tutte le condizioni intorno a noi ci ha portato a voler affrontare con una discussione collettiva che trova nel Congresso il suo punto più alto di espressione. Per trattare di noi, anzitutto, come sono andate queste elezioni per il Sindacato, per la UIL, nella quale noi militiamo. Al di là delle idee politiche di ognuno di noi, per cui c è chi ha vinto e chi ha perso, a seconda dei risultati specifici nei comuni, nelle province e per i candidati, credo che complessivamente per noi che militiamo in una Organizzazio-

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