A PPENDICE. Le Grotte e l Uomo. Breve introduzione all Archeologia Preistorica. Giovanni Mannino

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1 A PPENDICE Le Grotte e l Uomo Breve introduzione all Archeologia Preistorica di Giovanni Mannino 157

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3 LE GROTTE E L UOMO Le grotte hanno avuto un importanza enorme per l uomo. Da sempre sono servite da ricovero per sè e per gli animali; talora sono state utilizzate come abitazioni occasionali o stagionali, talvolta hanno dato acqua al viandante, sono state sedi di culto, luogo di sepoltura e, nel recente passato, anche rifugio antiaereo. Attualmente il sottosuolo, sia le cavità naturali che quelle artificiali, sono sede di micidiali arsenali e di esplosioni nucleari. Si è arrivati alla progettazione di città sotterranee. Ogni grotta conserva i resti di tanti passaggi nel suo riempimento, grazie alle particolari condizioni ambientali che hanno reso possibile la lunga conservazione salvo nei casi, purtroppo ricorrenti, di parziale svuotamento per la pulizia dell ambiente, se sfruttato ad ovile o stalla. Si è arrivati anche a svuotamenti disastrosi come quelli nella Grotta di Cala Tramontana di Levanzo o della Grotta della Za Minica di Torretta per impiantarvi un night club. Nelle grotte si conservano testimonianze fra le più antiche del nostro passato, e non è per nulla esagerato chiedere al visitatore il massimo rispetto dell ambiente. Allo speleologo neofita raccomandiamo di acquisire le poche informazioni che è necessario conoscere nel caso che, nel corso di un esplorazione, ci si imbatta in reperti d interesse archeologico e non. In primo luogo è necessario conoscere la legge che regola la materia: è la n del La legge italiana fa divieto assoluto di praticare scavi, però autorizza lo scopritore di un reperto a rimuoverlo e consegnarlo alla più vicina autorità, nel caso che, una volta scoperto, rischiasse di essere distrutto o rubato. Quasi tutte le grotte, soprattutto il loro primo ambiente, hanno il piano di calpestio terroso. Questa terra proviene in parte dall esterno ed in parte deriva dall accumulo di materiali vari, in maggioranza non deperibili, abbandonati dall uomo e dalla decomposizione di materiali organici lasciati da quest ultimo e dagli animali. La terra ed i materiali in essa contenuti costituiscono il riempimento o deposito antropozoico. IL RIEMPIMENTO Il riempimento delle caverne è un archivio, in linguaggio moderno è una banca dati, che documenta il passaggio dell uomo in quella grotta. Fornisce una documentazione assolutamente unica, irripetibile, da trattare dunque col massimo rispetto. L attenzione dello studioso dovrà essere rivolta anche alle superficie rocciose perché talora sono state scelte dall uomo per disegnarvi 159

4 figure animali o simboli, che spesso sfuggono alla nostra comprensione perché di un mondo concettualmente molto distante dal nostro. Il riempimento delle grotte, quando è molto antico, può contenere anche i resti dell antica fauna pleistocenica: elefante, ippopotamo, iena, leone, bos primigenius, etc. Può anche contenere, nel caso di una grotta di origine marina, i resti di una spiaggia : sabbia e molluschi marini, del mare che scavò la grotta. Il riempimento (terra e contenuto) di una grotta è legato ad una serie di fattori di origine fisica e chimica: la roccia nella quale è scavata la cavità, la natura del suolo e del terreno vegetale circostante, il clima, l orientamento, la frequentazione, etc, ed è dunque oggetto di investigazione di diverse discipline. Riempimento di origine chimica Di origine chimica sono le eventuali concrezioni ed in generale le soluzioni carbonatiche (l acqua di stillicidio satura di carbonato di calcio) che, attraversando l eventuale deposito terroso, danno luogo alla formazione di crostoni stalagmitici, di noduli, di brecce attaccate alle pareti. Nel caso di grotte, in cui i depositi siano stati più o meno smantellati, sono le brecce a fornire, con i loro contenuti, informazioni sull occupazione della cavità. Pure di origine chimica è la terra rossa contenuta in molte grotte. È un argilla rossiccia ricca di ossidi di ferro, tipica delle nostre grotte, che si è formata per la dissoluzione del calcare in ambiente caldo umido. Riempimento di origine fisico-chimica È il riempimento formato di blocchi e frammenti di roccia caduti dalla volta per effetto delle oscillazioni termiche (schegge a margini taglienti) e blocchi di varie dimensioni caduti per effetto delle acque circolanti (superfici e margini lisciati). Riempimento di origine organica È costituito dal guano che è depositato nell interno delle cavità ordinariamente non frequentate dall uomo. Riempimento antropico È la parte del deposito che riflette la frequentazione della cavità da parte dell uomo. Esso può essere mescolato con altro tipo di riempimento, di cui si è già detto o presentarsi praticamente puro. In esso si conservano tutti quei materiali non deperibili (o non ancora deperiti) abbandonati involontariamente o volontariamente dagli uomini che hanno frequentato la grotta: sono utensili litici, frammenti e residui della lavorazione, frammenti di vasi di terracotta, resti di pasti costituiti da ossa di vari animali e da gusci di molluschi terrestri e marini, etc. La formazione di un deposito è straordinariamente lenta ed è legata ai fenomeni già ricordati. L analisi di tutti gli elementi, che vanno raccolti per mezzo di uno scavo stratigrafico, può portare a conoscere l ambiente e l uomo per un arco di parecchi millenni. 160

5 LO SCAVO STRATIGRAFICO Lo scavo di un deposito comporta la distruzione dello stesso. Uno scavo stratigrafico sarà tale soltanto se, nel corso dell esecuzione, verranno ricavate tutte quelle informazioni che la scienza più avanzata richiede. Si tratta della documentazione grafica e fotografica spinta fino a riprodurre ciascun oggetto o reperto nella propria posizione spaziale, di compiere osservazioni e raccogliere campionature riguardanti gli strati riscontrati. Ciascun pezzo, tratto direttamente dallo scavo o raccolto nel vaglio di porzioni di deposito, deve essere subito siglato od etichettato con riferimenti alla documentazione grafica e fotografica, nonché al giornale di scavo, per consentire confronti immediati con altri reperti. Il reperto privo di informazioni perde ogni interesse scientifico per acquistare interesse tipologico; in questo caso sarà uno sporadico che può assurgere, se mai, ad importanza topografica; in questo caso consentirà di aggiungere, eventualmente, un nuovo sito in una carta di distribuzione relativa all età od alla cultura dello stesso. Uno scavo stratigrafico comporta la partecipazione di un gruppo di lavoro che abbia alle spalle laboratori e tecnici per analisi, restauri, etc. Per le attuali strutture pubbliche italiane e soprattutto per la regione siciliana la realizzazione di quanto detto sopra è molto difficile, se non impossibile. Pensare a scavi privati, legge a parte, dal punto di vista scientifico è una pura utopia. Gruppi archeologici e privati cittadini possono validamente collaborare con le istituzioni. Non pensiamo d insegnare, in questa sede, le tecniche di uno scavo stratigrafico, per cui rimandiamo ad alcuni dei testi riportati in bibliografia; tentiamo invece di informare per grandi linee del problema: ci sembra il modo migliore per scongiurare scavi abusivi e razzie varie e dare cognizioni che possono agevolare la comprensione di testi specializzati. Prima di parlare dello scavo è necessario spendere qualche parola sulla stratigrafia. Abbiamo accennato prima alla formazione di un deposito o del riempimento di una grotta. È facile immaginare che un deposito si forma per sovrapposizione di materiali. Fin quando i materiali sono omogenei e le condizioni di sovrapposizione non mutano, non vi sarà differenza apprezzabile tra la parte superiore e la parte inferiore del riempimento. Osservando il deposito in sezione non si noteranno variazioni stratigrafiche; si può dire che non v è stratigrafia. Poiché l immissione di materiale in una grotta, ma anche in un deposito all esterno di una grotta, avviene attraverso una serie di veicoli diversi: l uomo, gli animali, i fenomeni fisici e chimici, etc. e dunque la natura dei materiali ha matrici disparate, si constata che un deposito non è per nulla omogeneo. 161

6 Un deposito differisce per matrice (terra, sabbia,argilla, etc.) e contenuti (frammenti fittili e litici, ossa, pietrisco, etc.), i quali concorrono a dare al deposito consistenza, compattezza, colorazione, etc. Componenti sono anche la velocità dell apporto, e quindi della frequentazione, l habitat (ambiente esterno) ed altri fenomeni già accennati prima. Per quanto detto sopra un deposito si presenta come una serie di fasce di terreno sovrapposte dette più propriamente strati. Gli strati hanno consistenza e colorazione diversa, contenuti diversi, spessore diverso. Poiché i fattori che concorrono alla formazione di un deposito sono molteplici, come s è visto, è impossibile riscontrare colonne stratigrafiche eguali, cioè una successione di strati eguali. L abilità di chi dirige uno scavo consiste nell indirizzare chi scava manualmente a non commettere il grave errore di compiere inquinamenti, non deve cioè accadere che materiali di uno strato finiscano tra quelli di un altro strato. Se ciò dovesse avvenire per colpa dell operatore o si constatasse già avvenuto per la presenza di una tana di roditori (fenomeno piuttosto comune nelle grotte), si dovranno isolare i materiali e considerarli sporadici, a meno che non si tratti di frammenti fittili che combacino con altri dello stesso tipo la cui posizione stratigrafica è sicura. A complicare il lavoro concorre, oltre alle tane, anche la presenza di frane e di grossi macigni, non tanto perché possono aver spostato verticalmente il deposito col loro considerevole peso ma, soprattutto, perché vengono a sminuzzare eccessivamente l area di scavo. Ulteriore complicazione, non trascurabile, è prodotta dall inclinazione del deposito che può essere generale, parziale e variabile in uno stesso strato. Altri grossi problemi vengono creati dalla scarsa luminosità dell ambiente, dalla presenza di terra sempre umida se non bagnata, da porzioni di deposito cementato dallo stillicidio di acque carbonatiche. Tutti questi problemi rendono molto complicato uno scavo e quasi impossibile seguire la stratigrafia naturale del deposito. In presenza di tante difficoltà è giustificabile far ricorso alla stratigrafia artificiale, della quale però oggi si fa largo uso, se non addirittura abuso, essendo diventata una ricorrente pratica di scavo. STRATIGRAFIA ARTIFICIALE La stratigrafia artificiale, o scavo a tagli, consiste nel prelevare porzioni di deposito la cui potenza (spessore) è determinata dall operatore. I tagli, di norma, variano da alcuni centimetri fino ad una decina per volta. Si può procedere per tagli di eguale spessore o variandoli, e qualche volta esso può coincidere con uno strato naturale. Ove il terreno lo consente è preferibile partire 162

7 dalla superficie di uno strato naturale e cercare di far coincidere, di tanto in tanto, la superficie di uno strato artificiale con quella di uno strato naturale. Completato lo scavo, dopo il lavaggio, la siglatura, la selezione per materia ed il restauro dei materiali, in fase di studio è possibile unificare due o più tagli - che presentino in tutto le medesime peculiarità - per ricavarne uno strato cioè: una entità fisica omogenea alla quale corrisponde un entità culturale omogenea. STATO DEI RIEMPIMENTI DELLE GROTTE Per quanta riguarda le grotte siciliane non ci risulta che si sia trovato un deposito con una sezione stratigrafica completa, cioè contenente una serie ininterrotta di testimonianze risalenti al primo riempimento della cavità: dalla fauna marina presente nell eventuale spiaggia di un mare che scavò la grotta, poi del Paleolitico e via via fino ai nostri giorni. Per la conoscenza che abbiamo delle grotte, le lacune non ci sorprendono affatto perché abbiamo constatato, nella nostra lunga esperienza, che tutti i depositi hanno subito più o meno consistenti smantellamenti ed asportazioni fino a raggiungere, talvolta, il fondo roccioso della cavità. I motivi sono diversi: in parte ha avuto un peso determinate la scoperta di ossa di giganti : primi abitanti della Sicilia!, in parte lo svuotamento è da attribuire alla pulitura del piano di calpestio della grotta, quando questa era utilizzata a stalla ed il letame veniva raccolto per fertilizzare i campi. Le ossa dei giganti, chiamate così per la loro smisurata grandezza, erano nella realtà i resti scheletrici fossili di pachidermi vissuti durante il Pleistocene nella nostra isola: elefanti ed ippopotami. La massa del deposito mancante è variabile da grotta a grotta ed è sempre notevole; il più delle volte è di alcuni metri di altezza ma può raggiungere cinque e più metri, ed arrivare ad una decina come nel caso della Grotta dell Uzzo. In alcuni casi sono state asportate masse che talvolta possono raggiungere un centinaio di metri cubi ma anche alcune migliaia, come è agevole stimare nella grotta dell Addaura Caprara del Monte Pellegrino, in alcune grotte del Monte Gallo, nella già ricordata Grotta dell Uzzo e nella grotta dei Cavalli a S. Vito lo Capo, etc. L unica cavità, sia nella provincia di Palermo che nella provincia di Trapani, che a nostra conoscenza conserva il suo deposito antropozoico intatto, è la Grotta della Molara di Palermo, grazie anche alla particolare morfologia dell antegrotta. 163

8 ESEMPIO DI SCAVO: LA STRATIGRAFIA DELLA GROTTA DELLA CHIUSAZZA Come esempio di scavo facciamo riferimento ad un caso reale: il lavoro eseguito nella grotta della Chiusazza di Canicattini Bagni in provincia di Siracusa da Santo Tinè, dal quale riprendiamo integralmente. (Tav. II) La trincea di m. 5x4 venne suddivisa in quadrati di circa un metro per lato: venti settori. I settori vennero scavati separatamente. I materiali di ciascun settore vennero tenuti separati durante la fase di scavo e di lavaggio. In seguito vennero riuniti nei singoli tagli tutti i materiali provenienti da quei settori che, in base a quanto visto nello scavo stesso ed a quanto era possibile osservare dalla tipologia dei materiali in essi recuperati, non presentavano inquinamenti o sospetti errori di scavo. I materiali provenienti da settori sospetti invece furono tenuti a parte e di essi furono presi in considerazione solo quei frammenti che servivano per il restauro. Il deposito apparve così costituito dall alto in basso: alla superficie giacevano alcune grosse pietre rotolate dall ingresso prima che esso si ostruisse completamente. In seguito l infiltrazione di terra aveva raggiunto solo la parte Est della trincea creandovi un interro di circa 30 cm. completamente sterile, mentre nella restante parte lo strato archeologico era quasi affiorante. I STRATO - Taglio 1 (lato Sud della trincea da m. 0,30 a m. 0,70; lato Nord da m. 0,00 a m. 0,15) Terreno sciolto di colore marrone, privo di pietre e di focolari, contenenti frammenti di vasi di età greco-arcaica, testine di terracotta del tipo Demetra o Kore con modio (V sec.a.c.), vasi ellenistici e di età romana. È verosimile che la grotta sia divenuta, dopo l arrivo dei coloni greci, sede di culto alle divinità connesse con l agricoltura come le statuette votive, soprattutto, farebbero supporre. II STRATO - Tagli 2-4 (lato Sud della trincea da m. 0,70 a m. 1,30; lato Nord da m. 0,15 a m. 0,55). Il colore del terreno per tutto lo Strato II è di un marrone meno cupo rispetto a quello dello Strato I, e continua ad essere poco compatto e quasi privo di pietre. Tracce di fuochi si notano per tutto lo strato ma solo alla base di esso è stato possibile isolare due ampi focolari. I materiali in esso recuperati appartengono allo stile della necropoli di Thapsos e fra essi alcuni frammenti si riferiscono a quella caratteristica classe ceramica che è stata trovata in maggiore quantità nella necropoli di Cozzo del Pantano che è tipica dello stile di Borg-en-Nadur di Malta. L intervallo di almeno sei secoli (dal XIII al VI sec.a.c.) quanti ne passano fra la fine della ceramica dello stile di Thapsos interessanti questo strato e quelle greco-arcaiche rinvenute nello strato I, è rappresentato nel deposito da 164

9 brevi chiazze di concrezioni e lenti argillose e dalla presenza di qualche pietra che si adagia sulla superficie dello strato II. III STRATO - Tagli 5-7 (lato Sud della trincea da m. 1,30 a m. 2,10; lato Nord da m. 0,50 a m. 0,90). Immediatamente sotto i focolari dello strato II il terreno diviene pietroso, asciutto e zolloso. In esso si raccolgono, in discreta quantità, frammenti di vasi dipinti nello stile di Castelluccio associati ad un maggior numero di frammenti di impasto bruno e superficie liscia, ma senza tracce di levigatura a stecca. IV STRATO, livello superiore - Tagli 8-11 (lato Sud della trincea da m. 2,10 a m. 2,65; lato Nord da m. 0,90 a m. 1,75). Il terreno differisce dallo strato precedente per la totale scomparsa delle pietre e per la sua compattezza. Cominciano ad affiorare, però, in mezzo ad esso, la sommità di due grossi macigni che risulteranno poggiare direttamente sul fondo di frana e che pertanto ci accompagneranno per tutti i livelli sottostanti. La ceramica dominante è quella rosso monocroma dello stile di Malpasso-Chiusazza, caratterizzata da particolari forme di vasi con bocche ovali ed anse ad anello apicato. Ad essi si associano frammenti della fase finale dello stile di Serraferlicchio, quello caratterizzato dall aggiunta del colore bianco nella classica ornamentazione in nero su fondo rosso cupo. Si distinguono anche alcuni frammenti decorati in nero su fondo chiaro del tutto simili a quelli dello stile di Adrano. IV STRATO, livello medio -Tagli (lato Sud della trincea da m. 2,65 a m. 3,50; lato Nord da m. 1,75 a m. 2,50). Il terreno è della stessa natura del livello superiore: Le ceramiche più caratteristiche sono quelle dipinte nello stile del Conzo e incise degli stili di Grotta Chiusazza e di Piano Notaro. Ma ciò che caratterizza quel livello è la presenza di ceramiche dipinte nello stile proprio di Serraferlicchio. IV STRATO, livello inferiore - Tagli (nel lato Sud della trincea lo scavo è interrotto in quanto l area è quasi completamente occupata da uno dei grossi macigni; lato Nord da m. 2,50 a m. 2,85). Il terreno è della stessa natura dei due livelli superiori; le ceramiche recuperate sono tutte dello stile del Conzo a cui si associano frammenti incisi degli stili Calafarina e Piano Notaro. Elemento caratterizzante di questo livello è quindi l assenza dello stile di Serraferlicchio. V STRATO - Tagli (lato Nord della trincea da m. 2,85 a m. 3,10). Terreno non ben caratterizzabile, data la ristrettezza dell area a cui si è ridotto lo scavo. Le ceramiche, tranne due o tre frammenti dipinti dello stile del Conzo, che possono considerarsi infiltrati dallo strato superiore, sono quelle caratterizzate dalle anse a rocchetto dello stile di Diana. 165

10 IL GIORNALE DI SCAVO Il giornale di scavo è un quaderno di appunti nel quale si annotano, a mano a mano che si svolgono, tutte le operazioni relative ad uno scavo archeologico: 1) La scelta e la descrizione del sito ove verrà praticato il saggio di scavo. Nome del proprietario, riferimenti cartografici. 2) Lo schizzo del sito con indicazione del saggio già delimitato con picchetti nei suoi vertici ed in quelli dei settori (suddivisione dell area). Le dimensioni di un saggio variano in relazione al tipo ed all ampiezza del monumento. In una grotta sarà di m. 2x2 con settori di m. 0,50. In un centro urbano di misure doppie. 3) La quota 0,00. Al picchetto più alto si attribuisce il valore 0,00 e da questo verranno misurate tutte le distanze altimetriche: la profondità dei vertici dei tagli, fino alla profondità di qualche reperto particolare. 4) Il settore d inizio dello scavo (si preferisce dal più alto e poi in senso orario) e la successione per ciascun taglio. 5) Osservazione sullo stato del deposito: sconvolto, in posto, colore, compattezza, presenza o meno di ossa, fittili, industria litica, tane di roditori. 6) Sigle adoperate nella conservazione dei reperti sottoposti al setaccio via via raccolto il terriccio, separatamente per settori e tagli. Così la prima etichetta sarà: Data. Nome del sito. Saggio I, Settore 1/a, Taglio 1. 7) All inizio di ciascun taglio nel giornale si annota la quota (sempre negativa) dei vertici. Per ciascun taglio vanno annotate le osservazioni di cui al punto 5. 8) Alla fine della giornata si annota un consuntivo con un elenco dei tagli effettuati ed a lato il numero dei sacchetti di materiale raccolto nonchè eventuali riferimenti a sezioni del terreno ed a fotografie. In conclusione, come prima è stato detto, le annotazioni e la documentazione grafica e fotografica debbono consentire in qualunque momento ed a chiunque una ricostruzione spaziale dello stato dei reperti. 166

11 II PARTE LA PREISTORIA Col termine Preistoria si indica comunemente quell arco di tempo interessato dalle vicende umane che non trovano riscontro in testi scritti. La preistoria è una scienza che tenta la ricostruzione della storia dell uomo attraverso lo studio di una serie di testimonianze raccolte negli antichi depositi. La preistoria non si conclude con l avvento della scrittura nello stesso tempo in tutti i luoghi. A nessuno sfugge che sul nostro pianeta, in paesi come l Amazzonia o l Australia, ad esempio, attualmente vivono popolazioni che ignorano la scrittura e si trovano ad un livello culturale indubbiamente preistorico. In Egitto i primi testi, in caratteri geroglifici, datano a circa il a.c. In Italia dobbiamo attendere la colonizzazione greca (VIII sec.a.c.). Proprio nel Museo Archeologico di Palermo, per una casuale donazione, si conserva la pietra nera, un frammento di una iscrizione proveniente dal Cairo in caratteri geroglifici che si data all incirca intorno al a.c., periodo in cui gli abitanti di Palermo e della Sicilia vivevano in pieno Eneolitico. Il racconto della preistoria risulterebbe poco comprensibile se si prescindesse dalla conoscenza dell ambiente in cui gli avvenimenti ebbero luogo. Ed è superfluo insistere sull apporto determinante che l ambiente ha avuto sull uomo, ove per ambiente s intenda in primo luogo la natura geologica ed il clima. IL QUATERNARIO La storia geologia della terra è divisa in cinque Ere, a sua volta suddivise in periodi: Archeozoica. Nella storia della terra rappresenta i primordi della vita lontani da noi oltre 3000 milioni di anni. Le terre che emergevano da uno sconfinato oceano, erano una mezza dozzina e ciascuna di queste, piccole e grandi (zolle o scudi), hanno vagato fino a formare gli attuali continenti (teoria della tettonica a zolle o deriva dei continenti) ancora oggi in movimento. Paleozoica o primaria. (da 600 a 220 milioni di anni). La vita animale e soprattutto quella vegetale ebbero un notevole rigoglio. Nel periodo carbonifero, intorno a 325 milioni di anni fa le enormi foreste diedero origine ai depositi di carbon fossile. La vita animale è nei mari; per la larga presenza 167

12 di vertebrati si può considerare come la 1ª Era dei Pesci. Sono ancora assenti gli Uccelli ed i Mammiferi. Mesozoica o secondaria. (da 220 a 70 milioni di anni). È l era del gigantismo, marino e terrestre. Fra i vertebrati ricordiamo i famosi Dinosauri, Ittiosauri, Plesiosauri e Plerosauri (enormi volatili) e nel mondo degli invertebrati le Rudiste e le Ammoniti: conchiglie che hanno raggiunto anche il diametro di 2 metri. Cenozoica o terziaria. (da 70 a 2 milioni di anni). Le zolle terrestri nei loro spostamenti e trasformazioni hanno quasi raggiunto l assetto degli attuali continenti. La vita nelle sue diverse forme è largamente presente e si assiste ad una moltiplicazione e differenziazione delle specie. Si potrebbe chiamare l Era dei Mammiferi, ma grande sviluppo ebbero anche i Pesci e gli Uccelli. Neozoica o Quaternaria. È l era in cui viviamo e si può definire l Era dell Uomo. Il Quaternario si divide ulteriormente in Pleistocene ed Olocene. Il Pleistocene copre in pratica quasi tutta l era quaternaria, valutata in 2 milioni di anni, e si conclude con la fine della glaciazione Würmiana; l Olocene, definito anche post glaciale, interessa all incirca gli ultimi anni. (Tav. I) Il Quaternario ebbe inizio con un notevole abbassamento della temperatura che portò ad una avanzata dei ghiacciai; questi si spinsero addirittura fin sulle cime del Pollino, di m tra la Basilicata e la Calabria e, secondo alcuni autori, anche sull Etna. L Europa era in una morsa di ghiaccio e molte dovevano essere le terre emerse, dal momento che ad un aumento dei ghiacciai corrisponde un abbassamento del livello del mare. (Tav. I) L avanzata dei ghiacciai fu detta glaciazione ed il loro regresso interglaciale. Si sono succedute diverse glaciazioni il cui numero è ancora controverso. Almeno quattro sono considerate le principali e prendono il nome dalle località germaniche dove furono studiate per la prima volta: 1] Glaciazione GUNZIANA 2] MINDELLIANA 3] RISSIANA 4] WÜRMIANA Il fenomeno delle glaciazioni è attribuito principalmente a cause astronomiche; tra le altre allo spostamento dell asse terrestre. 168

13 PERIODI PREISTORICI IL PALEOLITICO In questa sede dobbiamo limitarci alle informazioni essenziali e per maggiori notizie rimandiamo quindi il lettore alle opere consigliate. La preistoria è stata divisa in periodi od età in ragione della cultura espressa dai manufatti rinvenuti nei depositi. Ciascun periodo è a sua volta suddiviso in intervalli di tempo più brevi a mano a mano che aumenta l età assoluta, cioè ci si avvicina ai nostri giorni. Il Paleolitico è diviso in tre fasce, le quali complessivamente coprono all incirca mezzo milione di anni. PALEOLITICO INFERIORE Economia: caccia e raccolta dei frutti spontanei. Industria (utensili): su ciottolo, di quarzite e selce. Cultura: Peble culture (circa anni ed oltre), Abevilliano-Acheuliano, Protolevallosiano (inizio circa anni). (Tav. III) PALEOLITICO MEDIO Economia: caccia e raccolta. Industria: su schegge di quarzite e selce. Cultura: Levallosiano, Pontiniano, Musteriano ( anni). Dall interglaciale Riss alla fine della glaciazione Würmiana. (Tav. IV) PALEOLITICO SUPERIORE Nel Paleolitico superiore si racchiude l ultimo lasso di tempo di una trentina di millenni. La grande evoluzione della tecnica per la fabbricazione degli utensili, grazie alla specializzazione in questo settore, ha portato a differenziazioni formali fra luoghi relativamente lontani tra loro; gli studiosi le classificano culture: uluzziano, aurignaciano, circeiano, gravettiano, epigravettiano, bertoniano, romanelliano, etc. (dal nome di omonime località francesi ed italiane). (Tav. V) L economia è sempre basata sulla caccia e la raccolta dei frutti che spontaneamente produce la terra, ivi compresa una pesca rudimentale e la raccolta di molluschi marini (Patelle ferruginee, Patelle Cerulee, etc.) e terrestri (Helix). Vengono cacciati sistematicamente il cervo, il cavallo, il bue, il cinghiale ed altri mammiferi come l estinto Equus hidruntinus, un quadrupede che doveva apparire simile alla zebra. L industria litica si sviluppa soprattutto sulle lame, ritoccate ai margini per accentuare la capacità di taglio, di raschiare, di penetrare. Si lavora anche l osso producendo spatole, punteruoli ed oggetti d ornamento. Gli utensili litici, altamente specializzati, vengono diversificati per i vari usi: grattare, raschiare, tagliare, incidere, etc. Così si hanno: grattatoi, raschiatoi, lame, bulini,punte, etc., di diverse forme e dimensioni. La sepoltura avviene in fosse scavate nel suolo della grotta, rivestite tal- 169

14 volta di pietre, dove il cadavere veniva posto supino. Il seppellimento doveva essere accompagnato da riti, e ciò si intuisce dalla scarnificazione e dalla colorazione con ocra rossa delle ossa. Arte. Il Paleolitico superiore segna l inizio dell arte, ma il termine sembra improprio se è vero, com è sostenuto da diversi studiosi, che non si tratta di arte nel senso moderno del termine ma si tratta, invece, di raffigurazioni a scopo magico-rituale, in sostanza di immagini utilitaristiche. La rappresentazione di un animale, graffito o dipinto, sulle pareti di una grotta e persino l atto della rappresentazione, secondo alcuni studiosi, serviva a propiziarsi nella battuta di caccia la cattura dell animale rappresentato. L ipotesi ci lascia però perplessi perché, se avesse riscontro nella realtà, dovremmo trovare sulle pareti delle grotte un numero notevolmente maggiore di immagini, con una presenza praticamente in ogni grotta. Ci sembra più verosimile l ipotesi che, come atto propiziatorio, venissero svolte cerimonie davanti l effigie della preda. L uomo del Paleolitico superiore riprodusse con pitture ed incisioni, sulle pareti delle grotte, figure di cervi, buoi, cavalli, cinghiali, in Francia anche il mammut, etc., anche su ciottoli; più raramente produsse sculture a tutto tondo, altorilievi e bassorilievi. Per l Italia le maggiori rappresentazioni sono in Sicilia. Nella Grotta del Genovese di Levanzo predomina largamente la figura animale: cervi, buoi e cavalli. Nella Grotta Addaura a Palermo sono presenti alcune figure di cervi, buoi e cavalli, i più grossi mammiferi oggetto di caccia, ma soprattutto sono raffigurate una ventina di figure umane di straordinaria potenza espressiva, che denotano una perfetta conoscenza dell anatomia e che rimangono uniche nel mondo dell arte preistorica. Nella Grotta Niscemi sono caratteristiche due figure di equidi nei quali, fatto poco comune, è rappresentata la criniera, e tre figure di bovidi che hanno una gibbosità che ricorda il bisonte. Altre figure animali sono incise nella Grotta e Riparo della Zà Minica di Torretta, nella Grotta dei Puntali e di Carburangeli di Carini, e nella Grotta Racchio di S. Vito Lo Capo. (Tav. VI) Abitazioni. L abitazione del Paleolitico era soprattutto la grotta, ma l uomo utilizzò anche anfratti e rudimentali capanne. 170

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