Il settore dell usato nella gestione dei rifiuti Studio a cura dell Associazione Culturale Occhio del Riciclone

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1 Assessorato alle Politiche Ambientali e Agricole Il settore dell usato nella gestione dei rifiuti Studio a cura dell Associazione Culturale Occhio del Riciclone

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3 Il riuso, una pratica sostenibile per limitare i rifiuti Per affrontare al meglio il problema della gestione dei rifiuti bisogna sviluppare il settore dell usato. Come tutte le idee semplici, quella del riuso contiene in sé una forza propria che tutti possono cogliere e condividere, contribuendo ad aumentarla. Non è infatti difficile immaginare che molti rifiuti ingombranti, fra cui vecchi mobili o elettrodomestici rotti, potrebbero evitare la discarica se solo fossero aggiustati e rivenduti attraverso una apposita filiera dell usato. Per dare corpo e vita a questa idea, l associazione L Occhio del Riciclone, in collaborazione con il Comune di Roma, ha quindi realizzato questo accurato studio che costituisce un presupposto fondamentale per una corretta impostazione della politica ambientale legata al ciclo dei rifiuti. Per diminuire la produzione dei materiali di scarto, generata dallo sviluppo dell economia e dall evoluzione dei consumi e degli stili di vita, occorre infatti mettere in moto tutte quelle leve disponibili che possano prevenire l accumulo di rifiuti e favorire invece il loro riutilizzo, riciclaggio e recupero. Questa è l impostazione che il Comune di Roma persegue ormai da tempo, in primo luogo attraverso la promozione dei sistemi di raccolta differenziata che dal 2001 ad oggi è passata dal 5% al 22%. Un obiettivo importante che vogliamo continuare a migliorare fino a raggiungere nei prossimi anni la soglia del 40% e a cui devono affiancarsi nuovi progetti sulla valorizzazione delle materie prime ricavate dai rifiuti ingombranti e nuove iniziative come quella qui di seguito descritta, che fra le altre cose presenta anche il pregio di essere nato su iniziativa dei cittadini e attraverso il coinvolgimento delle comunità locali. Dario Esposito Assessore alle Politiche Ambientali e Agricole del Comune di Roma

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5 L enorme flusso di materiali che attraversa la nostra economia è una delle principali minacce all ambiente. I prodotti che oggi acquistiamo divengono sempre più rapidamente rifiuti spesso ancor prima che la possibilità del loro utilizzo sia realmente venuta meno. Per questo in tema di rifiuti la questione della minimizzazione e della riduzione si afferma ogni giorno di più come la principale azione da intraprendere. Di fatto, quello della riduzione, è uno dei temi che spesso compaiono nei preamboli delle strategie di pianificazione sui rifiuti ma che non riescono a trovare poi applicazione e concreti interventi nella pratica. Un esempio spesso citato è quello dell allungamento della vita dei prodotti su cui però esistono poche esperienze concrete. Ci sembra che lo studio dell Occhio del Riciclone, che abbiamo volentieri contribuito a finanziare, possa fornire un utile strumento di quantificazione delle potenzialità del riuso dei prodotti conferiti presso le isole ecologiche e i punti di conferimento comunali. L attenzione alle isole ecologiche è sempre stato un punto fondamentale della strategia provinciale sui rifiuti. Infatti, oltre a rivestire il ruolo di infrastruttura della raccolta differenziata e degli ingombranti esse si pongono come possibili sedi di altri interventi. Nel corso del 2005 la Provincia di Roma ha bandito un concorso per idee, destinato ai comuni della provincia stessa, sulla raccolta differenziata e la sensibilizzazione della cittadinanza. Molte delle idee premiate riguardano appunto utilizzi non convenzionali delle isole ecologiche con mercatini dello scambio, attività culturali (teatro, mostre ecc) e altre iniziative. Nella Provincia di Roma, esclusa l Urbe, risultano regolarmente attivi circa 61 punti di conferimento (di cui però solo 42 sono isole ecologiche), in altri 23 comuni sono in fase di costruzione o progettazione. Nel corso di questa consigliatura è stata finanziata la realizzazione di 12 nuove isole ecologiche. Una infrastruttura che finalmente comincia ad essere importante. La sfida del riuso si concretizza oggi nel completare le funzioni di questa infrastruttura, fornendo l occasione del riutilizzo, con la trasformazione dei punti di raccolta in luoghi di promozione di attività culturali e di sensibilizzazione della cittadinanza. Questa sfida tocca da vicino i nostri modelli di produzione e consumo: un tema che deve coinvolgere le forze più sane ed impegnate della società civile. Per questo, recentemente, la Provincia di Roma ha attivato il Progetto Ecovolontari coinvolgendo giovani volontari del Servizio Civile.

6 I giovani avranno, tra i vari compiti previsti nel programma di sensibilizzazione della cittadinanza sul piano provinciale della raccolta differenziata porta a porta, anche quello di promuovere l uso alternativo delle isole ecologiche per attività di diffusione della cultura del riuso, del riciclaggio, del consumo critico. Infatti solo investendo sulla partecipazione attiva delle popolazioni residenti, la sfida del riuso e del riciclo può diventare realtà quotidiana. Per storia e cultura non credo nella buona riuscita di politiche dirigiste e calate dall alto, il coinvolgimento attivo e il confronto continuo con chi abita e conosce il territorio in cui vive sono la scelta che la nostra amministrazione si è data, come Vicepresidente ed Assessora alla tutela ambientale, credo di averne fatto stile precipuo delle campagne da noi proposte. Rosa Rinaldi Vice Presidente della Provincia di Roma Assessora alla Tutela ambientale

7 In Italia, venti-venticinque anni fa, quando ho cominciato ad occuparmi di rifiuti, questi erano un argomento tabù: facevano - come fanno tuttora - schifo; e nessuno voleva parlarne. A occuparsene c erano organizzazioni specializzate - settori particolari delle amministrazioni comunali, oppure imprese municipalizzate o private - e personale ad hoc: allora si chiamavano spazzini e, solo in seguito, netturbini; per approdare infine alla denominazione politically correct di operatori ecologici; ma erano considerati - e in parte lo sono ancora - una categoria di lavoratori tra la più dequalificata: studia se no ti toccherà fare lo spazzino, ci dicevano molti dei nostri genitori. Eppure i rifiuti - l immondizia, o la spazzatura - che tutti noi producevamo trovavano comunque, grazie alle aziende, private o municipalizzate, e agli spazzini, la strada per uscire da casa nostra e raggiungere la loro destinazione finale: la discarica o qualche malandato inceneritore. Ad occuparsi del riciclaggio c era ancora - residuo di un epoca precedente - qualche straccivendolo, cartacciaio o rottamaio, ciascuno con una denominazione particolare, spesso dialettale, specifica del settore merceologico e della regione di appartenenza, che girava per le strade con un carretto o un furgone suonando a ogni porta; oppure lanciando un grido sotto casa, dove aspettava che gli venissero portati carta, stracci, pentolame e mobili di cui ci si voleva sbarazzare. E cominciavano a comparire - annuncio di una nuova epoca - le prime campane stradali per la raccolta differenziata. Nonostante lo stato di insoddisfazione che molti di noi provano per lo stato dell arte, possiamo dire che da allora la cultura dei rifiuti ha fatto parecchia strada: la raccolta differenziata è diventata legge dello stato e ha mobilitato bene o male tutte le aziende di igiene urbana; il riciclaggio ha creato nel settore degli imballaggi e in alcuni altri forti organizzazioni consortili che non si occupano che di questo; e ha fatto emergere alla luce del sole - ma anche promosso ex novo - attività e imprese che attraverso il trattamento e la re-immissione nel ciclo produttivo di una parte dei nostri rifiuti creano occupazione e ricchezza; ma soprattutto ha conquistato le menti e i cuori, se non ancora i comportamenti, della maggioranza della popolazione italiana. Tutti sanno che il riciclaggio è giusto e possibile e che chi non pratica la raccolta differenziata - o non la organizza come si deve, se è un amministrazione locale o un impresa di igiene urbana - sbaglia e va condannato. Molta strada deve ancora essere percorsa verso l obiettivo finale del rifiuti zero : chiamiamolo pure utopia; ma utopia concreta e realizzabile. Non solo in termini organizzativi e di efficacia - più raccolta differenziata, con obiettivi che oggi sono raggiunti solo dai cosiddetti comuni ricicloni: per cento - ma soprattutto in termini di approccio: passare dalla raccolta differenziata dei rifiuti alla logistica di ritorno dei prodotti - la restituzione alla catena distributiva, perché li inoltrino agli impianti di lavorazione, dei prodotti dismessi e dei residui del nostro consumo - lasciando alla raccolta dei rifiuti solo più quel ruolo residuo che la legge, ma non ancora la prassi, assegna oggi alla discarica. E passare dal servizio post-vendita all ecodesign di processo: cioè alla predisposizione di tutta la filiera del recupero per ogni nuovo prodotto che viene immesso sui mercati. La crisi ambientale, l impellenza di un riequilibrio a livello planetario nel consumo delle risorse, ma, soprattutto, il rapido esaurimento di queste risorse, a partire da quelle più essenziali, come il petrolio, ci spingeranno, volenti o nolenti, più rapidamente di quanto si possa immaginare, su questa strada. Adesso è il turno del riuso: non si tratta, anche in questo caso, di inventare cose nuove: il riuso, come il riciclaggio, è vecchio come il mondo. Bensì di fare emergere alla luce del sole, potenziandoli e diffondendoli, e di dare strutture operative efficienti e dignità economica a un attività e a un mercato già

8 oggi fiorenti. La premessa, come era già accaduto nel campo dei rifiuti, è che se ne cominci a parlare in modo documentato e sistemico. Questo studio dell associazione culturale Occhio del Riciclone, condotto sulla città di Roma, è, a mia conoscenza, il primo sforzo sistematico condotto in Italia in questa direzione e, proprio per questo, un contributo essenziale a una riorganizzazione e a un forte potenziamento, ma anche alla legittimazione, di questo settore. Un settore che non riguarda - è bene ricordarlo, e la cosa è perfettamente nota agli autori della ricerca - soltanto l ambito dei rifiuti urbani: basti pensare al mercato automobilistico dell usato, peraltro fiorente e molto ben studiato, e a quello dei macchinari e degli impianti industriali, assai meno trasparente e meno sviluppato, soprattutto se comparato con le sue potenzialità. Ma proprio come accade nella cosiddetta gestione dei rifiuti, anche nel settore del riuso il flusso degli scarti presenta il grado maggiore di complessità; perché, mentre quelli delle imprese vengono generati in pochi lotti omogenei, da un numero limitato di operatori, che producono con regolarità sempre le stesse cose, i rifiuti e gli scarti dei consumatori finali sono costituiti da migliaia e migliaia di articoli differenti; sono generati da migliaia o milioni di unità familiari diverse; e per essere avviati al riuso, più ancora di quanto succede per il riciclaggio, devono essere assemblati in lotti omogenei e incanalati verso una gamma molto ampia di destinazioni diverse. Qui sta il ruolo indispensabile dell intermediazione, che è al tempo stesso un ruolo economico - valorizza ciò che per definizione, e ancor più, per chi se ne è disfatto, non vale nulla - ma è anche il risultato di una altissima professionalità: quella di operatori che sanno orientarsi in questo oceano di scarti, riuscendo a valutare tecnicamente lo stato di integrità o di riparabilità di migliaia e migliaia di beni differenti, prodotti da aziende ignote e marche differenti, in periodi differenti; ma anche dare un prezzo e individuare le condizioni ottimali a cui ciascuno di essi può essere acquistato e rivenduto. Le ragioni che spingono verso il potenziamento e l allargamento del mercato dell usato sono le stesse che stanno alimentando le filiere del riciclaggio e del recupero dei rifiuti: non solo un processo di progressivo impoverimento di settori consistenti della popolazione, che li spinge a cercare fuori dai circuiti ufficiali l accesso a beni altrimenti per loro irraggiungibili; ma anche il progressivo esaurimento - con cui i mercati e le politiche di governo non hanno ancora cominciato a fare i conti - delle risorse che hanno permesso fino ad oggi di inondare il mondo di una quantità crescente di prodotti. Il mercato dell usato si trova oggi in mezzo a un guado, come lo era venti-venticinque anni fa la gestione dei rifiuti. È un settore vitale per il funzionamento della società, ma misconosciuto nel suo ruolo; ignorato nelle sue dimensioni e soprattutto nelle sue potenzialità; negletto e delegittimato, perché funziona come marchio di emarginazione per la maggior parte degli operatori che lo tengono in vita, relegandoli nel campo dell abusivismo se non dell illegalità. Anche se ciò vale sempre più solo per gli operatori, mentre vale sempre meno per le persone che a questo mercato si approvvigionano. La strada da percorrere è quindi ancora lunga, e investe tanto il campo organizzativo, su cui si appuntano le proposte di gestione congiunta delle riciclerie avanzate dai ricercatori dell Occhio del Riciclone, quanto il campo fiscale e quello autorizzativo - e, ovviamente, quello legislativo - su cui è indispensabile intervenire per garantire una riqualificazione e una prospettiva di espansione a tutto il settore del riuso. Questo studio rappresenta indubbiamente un passo di grande rilievo in questa direzione. Guido Viale

9 Indice Il settore dell usato nella gestione dei rifiuti INTRODUZIONE 9 Il contesto 9 La ricerca 13 IL SETTORE DELL USATO 15 Cos è 15 GLI AMBULANTI 16 Ambulanti del gruppo I 16 Ambulanti del gruppo SB 16 Ambulanti del gruppo SA 17 Mercati e mercatini 17 Mercatini del baratto e feticismo 18 L abusivismo: un ostacolo da superare. Le richieste degli operatori di Porta Portese. 18 Gli ambulanti Rom 19 Mercatini temporanei e spontanei 20 I NEGOZIANTI DEL GRUPPO I 20 MODALITA DI APPROVVIGIONAMENTO PER I COMMERCIANTI DEL GRUPPO I 21 Modalità in ordine di importanza 21 Lo sgombero locali 22 Formule di acquisto 22 Collaborazioni tra operatori I e operatori S 22 Acquisto globale 23 I cassonetti 23 Le piattaforme di conferimento 23 Gli intermediari 24 IL RICARICO DEGLI OPERATORI I 25 L incidenza delle spese di trasporto 25 Gli spazi di immagazzinamento 25 OPERATORI IN CONTO TERZI DEL GRUPPO I 26 Il sistema dell intermediazione 26 Le grosse dimensioni 26 Gli elettrodomestici di grosse dimensioni 27 Universo 27 Il franchising 28 Il trasporto 28 IL GRUPPO S 29 Abbigliamento usato 30 CASI STUDIO 31 Emmaus 31 Officina Emmaus 32 Lapemaia 32 Mercatino Eco-solidale 33 I FLUSSI DELLE ISOLE ECOLOGICHE 35 Il monitoraggio dei flussi delle isole ecologiche 35 Criteri di classificazione dei flussi 36 Analisi dei flussi 37 Valore dell offerta 38 FATTURATO E DOMANDA POTENZIALE DEL SETTORE DELL USATO 39 Fatturato complessivo del settore dell usato 39 Domanda potenziale del settore dell usato 39 L usato nella gestione dei rifiuti: la disponibilità degli operatori 40 DUE ESPERIENZE DI PIATTAFORME DOVE SI PRATICA IL RIUSO 41 La rifiuteria di sesto Fiorentino La cooperativa Insieme a Vicenza 42 LA PROPOSTA 43 Distribuzione diretta o intermediazione? 43 Un isola ecologica sperimentale 43 Da ambulanti abusivi a operatori ambientali 45 APPENDICI 47 A Categorie di classificazione degli operatori del settore dell usato 47 B Categorie di classifcazione dei flussi osservati nelle isole ecologiche e delle merci del settore dell usato 47 I Censimento delle postazioni degli ambulanti 49 II Stima del numero totale degli operatori ambulanti I, SB, e SA presenti su Roma 51 III Censimento dei negozianti del Gruppo I 55 IV Operatori in conto terzi del Gruppo I 57 V Legenda 58 VI Note sugli operatori intervistati 60 VII Stima del reddito lordo annuo (fatturato) degli operatori del Gruppo I 69 VIII I flussi di scarti nelle isole ecologiche 74 IX Analisi dei flussi 76 X Valore dell offerta annua di un isola ecologica media 78 XI Consiglio Comunale di Roma Ordine del giorno n. 45 del 12 Maggio

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11 9 Il settore dell usato nella gestione dei rifiuti INTRODUZIONE Il contesto Il presente studio, realizzato in due fasi distinte grazie a un contributo dell Assessorato all ambiente del Comune di Roma e a un contributo dell Assessorato all ambiente della Provincia di Roma, vuole essere un primo tentativo di verificare le possibilità di una filiera del riuso. In primo luogo, dopo aver monitorato i flussi di rifiuti che attraversano i centri di smistamento intermedio di Roma, abbiamo stabilito una stima parziale della potenziale offerta di scarti riusabili verso il mercato. In secondo luogo abbiamo compiuto un approfondita indagine sul campo tra gli operatori dell usato, sommersi e non, per decodificare la loro complessa filiera e stabilire in quale misura, a Roma, essi hanno la capacità di assorbire l eventuale offerta degli scarti riusabili provenienti dalle isole ecologiche. Partendo da questi dati e comparandoli, crediamo di aver posto le basi per sviluppare in maniera fondata un ragionamento sulla fattibilità e l opportunità di avviare finalmente una filiera del riuso coinvolgendo il settore dell usato nella gestione dei rifiuti. E restituendo alla seconda delle quattro erre il suo carattere prioritario rispetto alle ultime due erre, che finora hanno dominato in ogni piano e in ogni progetto. La formula delle quattro erre parte dal presupposto che i rifiuti vadano gestiti pensando in primo luogo alla protezione dell ambiente e della salute e indica, in ordine di preferibilità, le seguenti pratiche: la Riduzione, il Riuso, il Riciclaggio e, infine, il Recupero. Secondo questa concezione lo smaltimento, ovvero la restituzione dei rifiuti all ambiente mediante discarica, va semplicemente abolito. Le quattro erre, nate come parola d ordine ambientalista, ormai da trent anni sono diventate in Europa, e con un pò di ritardo anche in Italia, un postulato riconosciuto dall intera collettività. La visione propria delle quattro erre oggi gode di un ampio riconoscimento normativo: la direttiva europea 91 / 56 nel comma 1 dell articolo 3, dopo aver indicato come prioritaria la prevenzione stabilisce in secondo luogo come misura più appropriata il recupero dei rifiuti mediante riciclo, reimpiego, riutilizzo. In attuazione delle direttive europee il Decreto Legislativo 22 / 97 (Decreto Ronchi) ribadisce tali priorità e lo fa con maggiore precisione: nel comma 1 dell articolo 4 si stabilisce che Ai fini di una corretta gestione dei rifiuti le autorita' competenti favoriscono la riduzione dello smaltimento finale dei rifiuti attraverso: a) il reimpiego ed il riciclaggio; b) le altre forme di recupero per ottenere materia prima dai rifiuti; c) l'adozione di misure economiche e la determinazione di condizioni di appalto che prevedano l'impiego dei materiali recuperati dai rifiuti al fine di favorire il mercato dei materiali medesimi; d) l'utilizzazione principale dei rifiuti come combustibile o come altro mezzo per produrre energia. La stessa Legge Delega 308 / 04, che potrebbe in futuro dare impulso a un intera ridefinizione della normativa sull ambiente e sui rifiuti, nonostante accordi all incenerimento dei rifiuti e alle cosiddette bonifiche una parte privilegiata, nel comma 9 dell articolo 1 non si può astenere dall indicare che i prossimi decreti legislativi sul tema rifiuti debbano promuovere il riciclo e il riuso dei rifiuti aggiungendo infine nonché il recupero di energia. Oggi in Italia non esistono forze politiche o personalità pubbliche che, almeno in linea di principio, mettano in discussione le priorità indicate dalle quattro erre. Partendo idealmente dal comune presupposto che occorra sviluppare politiche di riduzione, riuso e riciclaggio, il dibattito, che a volte arriva a essere scontro, verte sul residuo. Una visione immagina come realizzabili obiettivi di raccolta differenziata e riciclaggio limitati e dai quali avanzerebbe la grande maggioranza dei rifiuti, che poi andrebbe inevitabilmente recuperata energeticamente mediante incenerimento. L altra visione confida invece nella possibilità di raggiungere livelli di raccolta differenziata e riciclaggio molto alti, per

12 10 poi affrontare il problema del residuo, che sarebbe significativamente più modesto, con politiche di riduzione a medio e lungo termine. La seconda delle due visioni, nel caso del Comune di Roma, è stata caldeggiata da una Commissione di esperti nominata dal Sindaco di Roma con l Ordinanza n.81 del 19 Marzo Gli accademici della Commissione Veltroni, dopo aver indicato la percorribilità di politiche di prevenzione, riciclaggio e compostaggio, concludono il loro rapporto con questa considerazione: Dal momento che gli scenari proposti prevedono una profonda revisione delle modalità di raccolta e di gestione dei rifiuti, è ovvio che il processo di ottimizzazione debba essere lasciato libero di evolversi, senza vincoli, per consentire progressivi interventi di affinamento e di ri-modulazione degli obiettivi. Ciò sconsiglia assolutamente in questa fase la realizzazione di impianti di incenerimento, che invece introdurrebbero una rigidità nel sistema, ostacolando il processo di ottimizzazione stesso. Gli obiettivi di riciclaggio proposti fanno infatti riferimento a situazioni medie riscontrate in Italia, facendo presupporre la possibilità di ulteriori miglioramenti, ben oltre il 50% ipotizzato. Il Professor Paul Connett, noto accademico della St Lawrence University (Canton, NY, USA) è tra i più prestigiosi promotori della politica Zero Waste (Rifiuti Zero) e, a partire dal 2004, si interessa delle evoluzioni della gestione dei rifiuti nel Lazio. A proposito dell ipotesi di nuovi inceneritori nella Regione ha dichiarato che l incenerimento è un approccio vecchio, superato. Non è così che si può affrontare e risolvere il problema dei materiali post-consumo. Tanto è vero che negli Stati Uniti, per esempio, nessun nuovo inceneritore è stato costruito dopo il 1995!. La riduzione drastica dei rifiuti è un obiettivo strategico. Ma nell immediato, e fino a che tale obiettivo non sarà raggiunto, piuttosto che costruire inceneritori, avrà molto più senso combinare riciclaggio e compostaggio con discariche dalle dimensioni ridotte e qualitativamente migliorate, che si potranno progressivamente eliminare. E ciò essenzialmente perché un inceneritore rappresenta un investimento di capitale per almeno 25 anni, ed è estremamente difficile ridurre la massa dei rifiuti per la quale l inceneritore è stato dimensionato. Strutturalmente un inceneritore non nasce per essere provvisorio, e l ipotesi della sua permanenza è criticata da molti fronti per due ordini di ragioni: l inquinamento e la scarsa sostenibilità economica. L inquinamento è rappresentato in primo luogo dalla dispersione nell atmosfera di diossine o particelle chimiche affini, in secondo luogo dalla produzione di ceneri tossiche che vanno smaltite in discariche speciali, e infine dall incremento dell effetto serra, responsabile della destabilizzazione del clima mondiale. E poi c è l aspetto economico. Come puntualizza il Prof. Marino Ruzzenenti nel suo libro L Italia sotto i rifiuti (Jaca Book 2004), l impianto di incenerimento di Brescia (considerato dai sostenitori della termovalorizzazione un modello da imitare) non vivrebbe se non ricevesse cospicui fondi a carico dei cittadini: 2 milioni di euro sborsati ogni anno dai contribuenti come pagamento del servizio e accesso alle sovvenzioni per le energie rinnovabili che gli consentono di vendere all Enel l energia che produce a un prezzo pressoché tre volte superiore a quello di mercato (prezzo poi pagato dagli utenti con le bollette). A fronte di una scarsa sostenibilità ambientale ed economica, gli inceneritori non producono indotto ed occupazione comparabili a quelli assicurati da una filiera del riciclaggio industriale in buona salute. Il riciclaggio è più conveniente anche in termini puramente monetari, e dove raccolta differenziata e filiere funzionano correttamente i contributi versati dai consorzi obbligatori ai Comuni in cambio dei materiali da riciclare rappresentano un importantissima risorsa. Ma ancor più conveniente del riciclaggio, sotto tutti i punti di vista, è il riuso. Dato lo scarso o nullo impatto ambientale di questa pratica, nella gerarchia delle erre essa viene immediatamente dopo la riduzione e precede riciclaggio e recupero. La preferibilità dal punto di vista ambientale è evidente: nessun trattamento industriale prima di tornare in circolazione, impiego di energia nullo o insignificante (igienizzazione, eventuale riparazione o restauro,ecc..) e nessuna produzione di residui.

13 11 Il settore dell usato nella gestione dei rifiuti Ma per quanto riguarda il riuso anche la convenienza economica, al pari di quella ambientale, è smarcatamente superiore a ogni altra ipotesi. Come dimostreremo esaurientemente nelle pagine che seguono, tra i flussi di rifiuti solidi urbani della città di Roma sono presenti quantità ingenti di scarti riusabili che hanno un potenziale valore di mercato. Il settore in grado di assorbire l eventuale offerta di materiali riusabili è quello dell usato. E, come vedremo, la possibilità di coinvolgere il settore dell usato nella gestione dei rifiuti non è data solo dall identicità delle merci trattate, ma dall effettiva disponibilità degli operatori ad acquistare gli scarti riusabili raccolti dall azienda di igiene urbana. Considerati i ricarichi abituali degli operatori del settore, la vendita all ingrosso di merci usate può essere fatta a prezzi superiori, a seconda dei casi, di decine o centinaia di volte rispetto ai contributi dati dai consorzi obbligatori per i materiali da riciclare, quantificabili generalmente in qualche decina di centesimi di euro per chilo, e ulteriormente superiori rispetto ai pochi centesimi ricavabili, tolti contributi e sovvenzioni, dalla termovalorizzazione. Come mai, se il riuso conviene da tutti i punti di vista, e persino la legge lo considera prioritario, in Italia finora non sono state progettate e strutturate filiere del riuso? Per rispondere a questa domanda i fattori che si dovrebbero analizzare sono molteplici, non ultimo fra questi quello culturale. Il riuso, tra i settori più popolari e disagiati della città di Roma, è una pratica quotidiana. Abitanti di case popolari e studenti fuori sede, netturbini, occupanti di case, baraccati, nomadi, migranti clandestini, curatori di orti urbani... migliaia di persone che ogni giorno raccolgono e riusano scarti per arredare (o costruire) le proprie abitazioni e per soddisfare le più elementari esigenze. E poi c è l esercito dei rigattieri abusivi: migliaia di persone ogni giorno, nella Capitale, frugano nei cassonetti e si appostano di fronte ai centri di smistamento intermedi in cerca di oggetti da prendere e poi rivendere, a lato di un mercato rionale o in uno dei tanti mercatini dell usato. Migliaia di persone che svuotano cantine e anziché gettare indiscriminatamente selezionano il riusabile per poi rivenderlo. Oltre a un enorme zoccolo duro di sommerso, ci sono i rigattieri che possiedono un negozio e i negozi che fanno il conto vendita, che sono in pieno boom in tutta Italia. Al pari dei rigattieri abusivi, i negozianti dell usato si approvvigionano di rifiuti e di quelli che abbiamo definito rifiuti in potenza, ovvero che sono stati preventivamente sottratti dal flusso quando virtualmente erano già stati scartati dall originale proprietario. I protagonisti del riuso popolare, professionisti e non, sanno molto bene, e da sempre, che nei flussi di RSU si celano grandi ricchezze sotto forma di merci capaci di soddisfare i propri bisogni o permutabili nel denaro necessario alla sopravvivenza. E quotidianamente si comportano di conseguenza. La stessa consapevolezza non appartiene ai settori sociali che esprimono la maggior parte delle figure professionali coinvolte nelle decisioni sulla gestione dei rifiuti. Gli amministratori, gli ingegneri ambientali, gli accademici, i giornalisti e gli ambientalisti militanti, sono generalmente espressione di settori della società più benestanti, e difficilmente nella loro vita o nella vita delle loro famiglie il fattore determinante per la soddisfazione dei propri bisogni è stata l opzione cassonetto.

14 12 Al fattore culturale si aggiunge, in maniera determinante, la disgregazione dei settori che normalmente usufruiscono della risorsa rifiuto ai fini del riuso. La frammentazione e la debolezza insita nella propria condizione sociale ai margini hanno finora impedito a migliaia di commercianti abusivi e piccoli raccoglitori di alzare la voce per far conoscere il valore della loro attività e, di conseguenza, di fare pressioni nei confronti delle amministrazioni locali. L Occhio del Riciclone nasce con l obiettivo di esplorare, valorizzare, elaborare e portare avanti il punto di vista dei raccoglitori informali. Il 16 Marzo del 2003, a conclusione di un lungo viaggio tra i protagonisti del riuso popolare, un primo gruppo di baraccati, rigattieri abusivi, occupanti di case e svuotacantine si sono riuniti per la prima volta sforzandosi, provocatoriamente, di individuare una soluzione all emergenza rifiuti nella città di Roma, dichiarata nel 1999, successivamente estesa a tutta la Regione Lazio e non ancora ritirata. Dopo la prima riunione è scattato spontaneamente un tam-tam che nei mesi successivi ha portato complessivamente un centinaio di piccoli recuperatori a partecipare a una vera e propria consulta sulla gestione dei rifiuti nella città. Per chi fruga tutti i giorni nei cassonetti il primo passo per ridurre il volume dei rifiuti non può essere che uno: recuperare ai fini del riuso le immense quantità di merci in buone condizioni che sotto gli occhi di tutti coloro che sanno vedere vengono insopportabilmente sprecate e distrutte. La richiesta principale emersa dalla consulta è quindi una: praticare il riuso in maniera estesa e sistematica, individuando tutti gli interlocutori capaci di assorbire l offerta delle differenti tipologie di merce e di materiale. Il luogo ideale per lo smistamento e la distribuzione degli scarti ai molteplici attori del riuso è l isola ecologica (centro di smistamento intermedio), dove vengono conferiti i rifiuti urbani di grosse dimensioni e dove, in presenza di un sistema di porta a porta spinta, confluirà l intero flusso degli RSU. Nell isola ecologica fondata sul riuso saranno presenti, oltre a spazi per l immagazzinamento e la vendita all ingrosso, laboratori per lo smontaggio, la riparazione, il restauro e la sperimentazione. Le filiere possibili sono tante e i possibili interlocutori sono i rigattieri, gli antiquari, i negozi in conto terzi, gli smorzi, le imprese edili interessate a riusare materiali, i negozi dell informatica usata, gli artisti, gli artigiani e tutti gli altri soggetti capaci di riusare. Ogni possibile filiera va esplorata e studiata nel dettaglio. Preso atto degli interessantissimi risultati della consulta popolare, dove quelli che a tutti gli effetti possiamo definire esperti del settore hanno individuato le azioni prioritarie dal loro punto di vista per uscire dall emergenza rifiuti, l Occhio del Riciclone ha iniziato il lavoro di elaborazione, studio e verifica. Il presente studio ha l obiettivo di indicare le potenzialità di quella che finora appare come la filiera del riuso più semplice da mettere in piedi: quella del settore dell usato tradizionale. Ci siamo resi ben presto conto di quanto il nostro ambito di indagine fosse inesplorato e così, nel monitorare i flussi di rifiuti e nello studiare e sondare la filiera dell usato, abbiamo dovuto immaginare metodologie nuove e individuare sistemi di classificazione e categorie inediti. Naturalmente, data l unicità del contesto di ricerca, non abbiamo potuto riferirci, se non raramente, a lavori precedenti e quindi la bibliografia di questo studio è pressoché assente. Tutto si fonda su un lungo e approfondito lavoro sul campo.

15 13 Il settore dell usato nella gestione dei rifiuti La ricerca Dal presente studio emergono dati importanti dei quali finalmente si può prendere atto per impostare un ragionamento sulle potenzialità del riuso. Dal monitoraggio dei flussi di scarti che attraversano le isole ecologiche abbiamo stabilito che, in un isola ecologica media, il 52,1% degli scarti è riusabile perché in buone condizioni o perché facilmente riparabile o restaurabile. Gli scarti che possono essere rimessi in circolazione mediante una filiera certa e sperimentata, quella dell usato tradizionale, sono il 34,2%. In questa seconda quota sono presenti in misura significativa anche merci pregiate, di antiquariato, di modernariato o di valore collezionistico. Senza prendere in considerazione l esistenza della frazione pregiata abbiamo potuto stimare che per un isola ecologica media il valore monetario sul mercato del 34,2% annuo di beni riusabili e con un mercato di riferimento certo è pari a euro l anno. Abbiamo poi valutato la potenziale domanda degli operatori dell usato in poco meno di 17 milioni di euro annui. È infatti questa la cifra che, complessivamente, gli operatori dell usato destinano per l approvvigionamento delle loro merci. E infine disponiamo di un dato imprescindibile: la disponibilità degli operatori a rifornirsi presso le isole ecologiche. Dal nostro sondaggio risulta che il 100% degli ambulanti e negozianti dell usato, e il 78% dei negozianti in conto terzi ha interesse ad acquistare i beni in buone condizioni conferiti presso le isole. A Roma il settore dell usato coinvolge migliaia di operatori e fattura quasi 50 milioni di euro all anno. Prendendo atto di queste cifre acquisisce una forte concretezza l ipotesi di isole ecologiche dove, (come stabilito nell Ordine del Giorno 45, votato all unanimità dal Consiglio Comunale di Roma il 12-5 del 2005), vengano selezionati a monte i tutti i beni riusabili per creare vendite all ingrosso per gli operatori dell usato. Gli alti ricavi di un riuso praticato in maniera sistematica consentiranno non solo l autosostentamento delle isole ecologiche funzionanti in tale maniera ma potrebbero contribuire significativamente a finanziare l introduzione di forme più accurate di raccolta differenziata nei territori. La presente ricerca inizia con un ampia descrizione del settore dell usato, il mercato di riferimento per qualsiasi ipotesi di riuso. La categorie che animano il settore, le dimensioni di ogni categoria, e poi le dinamiche di vendita e di approvvigionamento con l intento di sviscerare tutti i principali meccanismi di una filiera in buona parte semi-occulta e latitante dagli studi e dalle stime economiche. Si passa poi all analisi dei flussi di scarti che attraversano le isole ecologiche: la quantità, la qualità, e infine il calcolo del valore dei beni riusabili partendo dai parametri del mercato dell usato. Segue poi una stima del fatturato complessivo del settore dell usato e un ipotesi di domanda potenziale rispetto all eventuale offerta di scarti. Da questi dati prende corpo la proposta, illustrata nell ultimo capitolo, di coinvolgere il settore dell usato nella gestione dei rifiuti.

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17 15 Il settore dell usato nella gestione dei rifiuti IL SETTORE DELL USATO Cos è (vedi appendice A) Il settore dell usato è un macrocosmo che comprende tutte le attività che assicurano il ritorno in circolazione di prodotti finiti i quali, dopo una prima fase di utilizzo a disposizione di un proprietario, nel momento in cui questo decide di disfarsene continuano a svolgere la loro funzione o una funzione differente nelle mani di un altro proprietario. Nella maggior parte dei casi la transazione avviene grazie al lavoro di un commerciante o di un agenzia di intermediazione tra privati. L aggettivo usato non è applicato agli immobili ma è determinante nello stabilire il valore di quasi tutti gli altri beni di consumo durevoli quando questi non sono più nuovi e cambiano di proprietario. Di conseguenza, l intermediazione di beni usati coinvolge una quantità vastissima di categorie. In questo studio abbiamo scelto di focalizzare la nostra attenzione ai beni usati (e ai rispettivi settori) più riconducibili alla gestione dei rifiuti solidi urbani. La quale, lo ricordiamo, comprende anche la prevenzione. Eviteremo quindi di analizzare settori importanti come ad esempio quello degli autoveicoli, dei motoveicoli e dei ciclomotori usati, o quello dei macchinari e degli utensili industriali o semindustriali usati, perché queste categorie non sono le più rilevanti ai fini della nostra ricerca. Privilegeremo l analisi delle filiere alla cui origine esiste la sottrazione di un bene dal flusso degli scarti; la sottrazione può avvenire quando il bene già è stato conferito tra gli scarti o quando l operazione di conferimento viene prevenuta. Se nel primo caso i beni riusabili prima di essere recuperati erano già stati, temporaneamente, sviliti alla condizione di rifiuti prima di tornare in circolazione, nel secondo caso possiamo parlare di rifiuti in potenza. Il contesto più classico per il rifiuto in potenza è rappresentato dai locali che necessitano di essere sgomberati; se non esistessero intermediari capaci di dirottare gli scarti in potenza verso il mercato l insieme dei materiali presenti nei locali da svuotare verrebbe sistematicamente conferito tra i rifiuti (come d altronde spessissimo succede). Tra rifiuti e rifiuti in potenza possiamo individuare, in maniera consistente, materiali classificabili in macrocategorie merceologiche quali l oggettistica, l arredamento e gli articoli per la casa, gli elettrodomestici e gli accessori d ufficio, l elettronica (con una netta prevalenza di tv e computers), il cartaceo (libri, fumetti e riviste), musica e video (cd, audiocassette e videocassette, dvd), l abbigliamento, i materiali e gli accessori per l edilizia, la falegnameria e gli interni. All interno di queste categorie è presente una quota significativa di pezzi di antiquariato, modernariato e collezionismo. Il settore che assorbe queste tipologie di beni usati è variegato e composito: abbiamo scelto di dividerlo in tre grandi gruppi: 1)Operatori che trattano beni indifferenziati a basso costo (I) 2)Operatori che trattano beni specifici a basso costo (SB) 3)Operatori che trattano beni specifici ad alto costo (SA) Gli operatori I sono quelli che maggiormente hanno contatto con il flusso dei rifiuti e con i rifiuti in potenza, e spesso sono la fonte di approvvigionamento per le altre due categorie di operatori, gli SB e i SA. In seguito a questa considerazione e in armonia con gli obiettivi del presente studio, abbiamo scelto di dare un importanza prioritaria all analisi del settore degli operatori I. Gli operatori I si distinguono dagli altri due gruppi perché non sono monomerce. Nella categoria I rientrano tutti gli operatori che trattano oggetti non d epoca ma anche merci specifiche (abbigliamento, libri usati, antiquariato, modernariato, collezionismo, ecc...), che però vengono esposte e vendute assieme ad altre merci. Gli SB e i SA si distinguono tra loro fondamentalmente per il prezzo che attribuiscono alla merce che vendono. Il maggiore prezzo della merce venduta dagli operatori SA, come avremo modo di vedere, non necessariamente comporta una maggiore qualità rispetto a quella trattata dagli SB. Frequentemente l unica differenza tra le merci è data dal luogo dove esse vengono vendute.

18 16 I tre grandi gruppi di operatori che abbiamo elencato sono a loro volta suddivisi in gruppi che hanno dinamiche spesso molto differenti tra loro. Non solo: l estrema disomogeneità delle filiere dell usato consentirebbe all interno dei vari gruppi che compongono ognuno dei tre grandi gruppi che abbiamo identificato l individuazione di ulteriori sottogruppi caratterizzati da un ingente numero di sottodinamiche. Il seguente schema indica le principali categorie di operatori che compongono ciascuno dei tre gruppi. Gruppo I Gruppo SB Gruppo SA - Ambulanti - Ambulanti - Ambulanti - Ambulanti abusivi - Ambulanti abusivi - Negozianti - Negozianti - Negozianti - Negozianti in conto terzi GLI AMBULANTI Ambulanti del gruppo I (vedi appendice I e appendice II) Gli ambulanti del gruppo I sono prevalentemente abusivi e lavorano, secondo le nostre stime, per oltre il 70% a lato dei mercati rionali. Il rimanente 30% è stato censito presso i mercatini che abbiamo definito low cost (che comprendono, oltre lo storico mercato di Porta Portese, i mercatini dell usato spontanei, i mercatini dell usato Rom e i mercatini del baratto ) e presso i mercatini che abbiamo chiamato high cost, che ospitano soprattutto operatori del gruppo SA ma che spesso hanno quote di operatori I. Compiendo una stima prudenziale, abbiamo valutato che il numero degli ambulanti del gruppo I presenti nella città di Roma è di Di questo totale stimiamo che 1639 operatori lavorino a lato dei mercati rionali e che i rimanenti 564 operino nei mercatini. Esiste poi una quota significativa di ambulanti I che non abbiamo potuto inserire nella stima e che lavora nei mercatini spontanei che nascono in seno alle comunità nazionali di migranti. L estrema precarietà e mobilità di questi operatori rende estremamente difficoltosa la realizzazione di una fotografia dell esistente. Mancando quindi un intero settore tra i dati utilizzati per realizzare la stima generale degli ambulanti del gruppo I a Roma, questa ultima può essere considerata una stima prudenziale e in forte difetto. Ambulanti del gruppo SB Gli ambulanti del gruppo SB sono presenti esclusivamente nei mercatini che abbiamo definito low cost. A Roma abbiamo stimato la presenza di 804 operatori di questo gruppo, 750 dei quali lavorano in abusività presso il mercato di Porta Portese. Gli ambulanti SB, anche se in misura nettamente inferiore agli operatori I, praticano in misura significativa l approvvigionamento diretto ai flussi di rifiuti o ai rifiuti in potenza, ma l accesso a queste fonti di approvvigionamento avviene più di frequente attraverso intermediari del gruppo I.

19 17 Il settore dell usato nella gestione dei rifiuti Ambulanti del gruppo SA Nei mercatini high cost che abbiamo censito nella città di Roma (a fronte di quasi 2000 postazioni) abbiamo valutato l esistenza di un numero di ambulanti SA compreso tra i 565 e i Solo raramente questi operatori attingono in maniera diretta ai flussi di rifiuti o ai rifiuti in potenza ma spesso acquistano beni provenienti da tali fonti avvalendosi dell intermediazione di altri operatori. Gli ambulanti SA si distinguono dai negozianti della stessa categoria prevalentemente per le dimensioni delle merci che espongono. Mentre l ambulante SA espone fondamentalmente oggettistica di piccole e medie dimensioni, il negoziante SA espone anche mobili e oggetti di grandi dimensioni. Mercati e mercatini Roma è caratterizzata da una particolare densità di mercati e mercatini dove gli ambulanti dell usato proliferano. Oltre ai 115 mercati rionali presso i quali, abusivamente, lavorano la maggior parte degli ambulanti del gruppo I, esistono i mercatini che abbiamo chiamato low cost e quelli che abbiamo definito high cost. I mercati rionali sono una tradizione storica della città, e altrettanto storica in numerosi di essi è la presenza al margine di ambulanti dell usato. I più organizzati sono muniti di banchi, gli altri forniti semplicemente di lenzuoli. Gli operatori che lavorano in queste postazioni sfruttano l affluenza ai mercati, che sono aperti tutte le mattine tranne la domenica. Mentre gli operatori che lavorano presso Porta Portese o gli altri mercatini reputano sufficiente nella maggior parte dei casi vendere le loro merci la Domenica, gli ambulanti dell usato che si trovano presso i rionali espongono le loro merci mediamente per tre giorni a settimana. Il mercatino low cost più noto è quello di Porta Portese, che è frequentato da persone appartenenti a ogni fascia sociale e di reddito. Gli altri low cost, con pochissime eccezioni, sono frequentati prevalentemente da settori con fascia di reddito bassa e non a caso si trovano nei quartieri più popolari della città. Dei 14 mercatini a basso costo che siamo riusciti a censire ben 10 si trovano nelle periferie, e un undicesimo si trova in una zona semi-periferica da riqualificare (Lungotevere Dante) che fino alla fine del 2005 ha ospitato uno dei più grandi e degradati campi nomadi della città. Troviamo ben tre mercatini nelle vicinanze di Via Collatina (compreso quello abusivo sorto a lato di Porta Portese 2), due mercatini a Torrevecchia, uno a Primavalle, uno a Capannelle, uno a Casal Bertone, uno a S.Basilio e infine uno al Pigneto. Il più centrale dei mercatini low cost (che ha prezzi leggermente più alti dello standard degli altri low cost ) si trova comunque sotto i portici di Piazza Vittorio, che è l epicentro di una delle zone di Roma con più alta densità di migranti. I mercatini high cost, al contrario dei low cost, sono frequentati prevalentemente da persone che appartengono a una fascia di reddito alta o medio-alta. Specularmente ai low cost, gli high cost sono ubicati nei quartieri più notoriamente agiati della città. Dei 23 mercatini ad alto costo che abbiamo censito ben quattro si trovano nella zona d elite compresa tra Salario e Parioli, due si trovano a Prati, tre tra Piazzale Clodio e Ponte Milvio, tre nel centro storico (due a Campo de Fiori e uno a Piazza Augusto Imperatore, vicinissima a Prati), due all Eur, due a Balduina, due a Testaccio (che pur mantenendo un connnotato popolare, al pari di Trastevere sta diventando un quartiere d elite) uno nel quartiere Flaminio e uno a Monteverde vecchio. Ce n è poi uno a Piazza S.Giovanni Battista de La Salle (che si trova al confine tra i quartieri medio-alti di Gregorio VII e Baldo e degli Ubaldi e la periferia nordovest) e infine uno a V.le Kant, nella periferia Est, a coprire da solo l enorme quadrante est della città compreso tra Roma Nord e Roma Sud, dove vive ben oltre la metà dei romani. L apertura dei mercatini high cost avviene generalmente a cadenza mensile o bimensile. Spesso mercatini dal nome differente sono gestiti dalle medesime organizzazioni e composti dai medesimi operatori,

20 18 che ogni settimana ruotano, assieme ai mercatini, in differenti luoghi della città. L unica, significativa, eccezione al sistema di frequenza e rotazione proprio dei mercatini high cost è il Garage Sale a Borghetto Flaminio, che apre tutte le domeniche e, a differenza degli altri, chiede un biglietto di ingresso di un euro e sessanta centesimi. Dei 14 mercatini low cost dei quali siamo a conoscenza otto hanno cadenza settimanale e uno, quello di Viale Andersen a Primavalle, è addirittura aperto tutti i giorni. I rimanenti cinque hanno cadenza mensile, ma tre di questi, pur assumendo tre nomi differenti a seconda del luogo e della settimana del mese in cui aprono, sono organizzati dalla medesima organizzazione (Ars Ludica), ospitano gli stessi operatori e sono ubicati nella zona del Municipio VI compresa tra Pigneto, Casal Bertone e Collatino. La volontà di Ars Ludica di aprire un quarto mercatino ad occupare l unica settimana scoperta dalle proprie iniziative continuando a utilizzare gli stessi operatori conferisce ancora più chiaramente ai suoi mercatini il carattere di un unico mercatino itinerante e di zona. Mercatini del baratto e feticismo Gli organizzatori non abusivi di mercatini low cost e high cost adottano spesso strumenti come le delibere del Consiglio Comunale di Roma 138/97 ( del baratto ) o 13/2000 (per le manifestazioni socio culturali commerciali ) per avere agevolazioni e semplificazioni dal punto di vista fiscale e autorizzativo. L adozione della delibera 138/97 o di altri strumenti analoghi prevede il rispetto di alcuni vincoli mirati a garantire l esclusiva partecipazione di operatori non professionisti i quali dovrebbero vendere solo gli oggetti di loro proprietà e dei quali vogliono disfarsi. In realtà la prevalenza degli operatori presenti in questi mercatini è professionista o semi-professionista. Se così non fosse probabilmente l intero sistema mercatini, che ha il merito di arricchire e caratterizzare la città, collasserebbe su sé stesso. Va però rilevata, in misure diverse a seconda del mercatino, e non solo nei mercatini vincolati alla partecipazione di privati, la presenza di una quota variabile di operatori per i quali effettivamente l attività nei mercatini non costituisce né la principale fonte di reddito né una fonte di arrotondamento significativa. Per gli operatori amatoriali o semiamatoriali prevalgono moventi differenti dal guadagno, quali il desiderio di partecipare alla socialità propria dei mercatini o il desiderio di farsi intermediatori di categorie di oggetti per i quali nutrono un autentica passione. Il lavoro di intermediazione compiuto dagli amatori, anche quando non garantisce entrate degne di nota, consente all operatore di visionare, possedere e toccare, anche se temporaneamente, grandi quantità di oggetti che appartengono alle tipologie che solleticano la propria forma di eccitazione feticista. L abusivismo: un ostacolo da superare. Le richieste degli operatori di Porta Portese. Come risulta chiaro dai dati riportati nell appendice II l abusivismo è un fenomeno che caratterizza in maniera determinante l intero universo degli ambulanti dell usato romani. Delle 6010 postazioni di ambulanti del gruppo I che abbiamo censito ben 5506 sono abusive. Tra le 814 postazioni censite di ambulanti SB le abusive sono 750. Le percentuali di abusivismo sono quindi del 91,5% per le postazioni degli ambulanti I e del 92% per quelle degli ambulanti SB. Due percentuali assolutamente analoghe che danno un idea della dimensione del problema. Siamo di fronte a una filiera quasi del tutto sommersa. E la sommersione rasenta il 100% se si considera sommerso il settore di coloro che fingono di essere amatori mentre in realtà sono professionisti. Gli ambulanti dell usato vivono l abusivismo come un impedimento e un ossessione. L incubo delle multe (sempre più salate), degli sgomberi e del sequestro delle merci inculca negli operatori un senso di clandestinità che per molti di essi, in assenza di alternative e spazi di legalità, si è tramutato ormai da tempo in frustrazione, disperazione e totale sfiducia nelle istituzioni.

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